Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘profitti’

Gli investimenti pubblicitari lo scorso anno in Italia hanno superato 8.200.000 euro

Posted by fidest press agency su domenica, 24 marzo 2019

Milano 26 marzo a partire dalle ore 9 in Unione Confcommercio in Corso Venezia 47 a Milano per la nuova sfida che Asseprim vuole raccogliere per aiutare le piccole e media imprese ad approcciare correttamente l’influencer marketing, organizzando questo convegno. E il web rappresenta ormai quasi un terzo degli investimenti. Il valore di mercato degli influencer marketing viene stimato da alcuni analisti intorno al 7% del totale del digital advertising. Secondo i dati dell’Asseprim Focus, l’Osservatorio economico sulle imprese di servizi professionali, 2 aziende su 3 sono ormai stabilmente attive sui social e sempre di più ricorrono al video come mezzo di comunicazione aziendale (+12% in 6 mesi). Tutta questa attività si riflette naturalmente sui fatturati: oltre un quinto deriva dall’attività sul proprio sito o sui social network, con un incremento del 2,1% negli ultimi 6 mesi. Questa nuova forma di comunicazione si sta guadagnando sempre di più una voce ben distinta nel budget marketing delle aziende italiane, grandi, piccole e persino start up. La recente indagine “Influencer Marketing Report 2018” dello IED di Milano, ha evidenziato che ben il 57% di PMI e un 50% di star up hanno investito negli influencer.
Un’occasione di confronto e analisi con esperti di comunicazione, marketing e legali per approfondire questo fenomeno, ma soprattutto cercare di comprendere quale opportunità reale costituisce per le nostre imprese. Dalle definizioni alla mappatura delle diverse figure professionali, i ruoli che ricoprono e a quali dinamiche rispondono, come e quanto investono le aziende e, soprattutto, perché lo fanno. Senza comunque dimenticare le regole necessarie per non rischiare di incappare nelle sanzioni che, pur in un panorama non ancora normato, già esistono anche in Italia anche in materia di tutela della privacy, come spiegheranno nei loro interventi gli avvocati Paolina Testa e Marco Vincenti. Hoopygang, l’agenzia con piattaforma che raccoglie il più grande database di influencer d’Italia con oltre 8000 contatti, illustrerà diverse case history aziendali di successo e non. Stefano Guerrera, ideatore della pagina Facebook “Se i quadri potessero parlare” che oggi ha più di 1.200.000 follower, racconterà come è riuscito a costruire la sua credibilità professionale e, infine Kornelia Kwidzinska Digital Media Manager di Filmsnews, il più grande canale YouTube dedicato all’entertainment, parlerà di gestione e promozione dei contenuti video online.
“L’influencer marketing è un argomento di interesse per molte aziende, anche piccole e media imprese, che lo vivono come alternativa al metodo tradizionale di fare pubblicità, – dichiara Umberto Bellini Presidente Asseprim – Questo convegno intende analizzare e approfondire questo fenomeno che se ben applicato può diventare uno strumento di marketing e pubblicità di grande efficacia e arrivare in modo più diretto al target desiderato”.
Il convegno, moderato da Simona Lavagnini, partner Studio Legale LGV è accreditato all’ordine degli avvocati e vedrà anche la partecipazione di Silvia Pittatore – della Direzione Generale Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. (by Encanto Comunicazione)

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Apple avrà un futuro?

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 gennaio 2016

apple”Apple può anche aver registrato i maggiori profitti trimestrali della storia, ma attenzione, potrebbe andare tutto a rotoli nel giro di pochi anni, come è già accaduto a Nokia nel passato. La strategia Apple basata sul fornire una gamma limitata di prodotti a prezzi elevati potrebbe ritorcersi contro l’azienda. Gli smartphone sono sempre più considerati merci indifferenziate, la gente inizierà presto a chiedersi perché pagare tali somme per uno smartphone e Apple potrebbe trovarsi intrappolata.Le vendite dell’Apple watch non sono ancora decollate, Apple sta quindi cercando di compensare la carenza di vendite del suo prodotto faro spostandosi in altri mercati come la sanità, i servizi finanziari e le auto. Il grande ostacolo è che questi sono settori molto diversi, complessi ed estremamente regolati, con attori ben consolidati. Non è chiaro come le competenze di Apple nel produrre smartphone trendy si tradurranno in competenze nel settore bancario. Mi sembra pertanto facile predirre uno scenario catastrofico. Ciò che a mio avviso è molto probabile è che Apple passerà dall’eccezionalità alla normalità, e quando ciò accadrà, molte delle abitudini delle tradizionali aziende di mezza età si manifesteranno: taglio dei costi, processi di cambiamento inutili e ripetitivi, ecc. È probabile che gli azionisti metteranno più pressione sulla società per i dividendi e si impegneranno in un mega programma di sostegno finanziario. Alcuni investitori addocchieranno il mucchio di soldi di Apple, sperando di vederlselo restituito piuttosto che reinvestito per rilanciare l’azienda. Se ciò accadrà, probabilmente sarà il primo chiodo nella bara di Apple” (foto: apple)

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Mario Staderini sulle droghe

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 giugno 2011

La sentenza della Cassazione introduce un elemento di buon senso ed un principio liberale: non c’è reato se non c’è vittima. L’autocoltivazione, poi, andrebbe promossa, perchè garantisce al consumatore la qualità del prodotto, lo libera dal mercato criminale eriduce i profitti delle mafie.
La legge Fini-Giovanardi deve essere superata innanzitutto perchè è una legge stupida e crimonogena, tanto che sono 28 mila le persone detenute per averla violata. In attesa che sia possibile al popolo italiano di conoscere gli enormi costi sociali del proibizionismo e dibattere le sue alternative, chiediamo che venga calendarizzata la proposta di legge Radicale, prima firma Rita Bernardini, per legalizzare l’autocoltivazione della marjuana.

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Soffocare la “parola”

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 giugno 2011

Non è solo il primato delle dittature quello di perseguire la libertà di parola con il reato d’opinione. Lo fanno anche le democrazie cosiddette compiute anche se al posto delle carceri e delle torture si adottano metodi più “raffinati e subdoli” come la calunnia, la disinformazione, il bavaglio all’informazione tramite il controllo dei mass-media e via di questo passo. Tutto ciò parte da un atto di presunzione: io solo sono il portatore della verità. Ma è anche dovuto a calcoli di più basso profilo come la possibilità di accedere a lauti profitti con il celare notizie che possono svelare manovre truffaldine. Alla fine la “parola” come testimone di verità diventa un’arma a doppio taglio: veritas odium parit. Da una parte ci apre gli occhi alla conoscenza senza veli o per lo meno ci fa meditare sulla faccia meno nota del fatto oggetto della nostra attenzione e, dall’altra, squarcia un velo, sottile ma tenace, intorno al quale si avviluppa la ricerca di soluzioni appaganti legate ad interessi partigiani.
Questa “parola” legata al bene comune è la più odiata e al tempo stesso la più amata dal genere umano. Sembra una contraddizione nei termini, ma non lo è. Quanto ad esempio affermiamo che il diritto alla vita vada assicurato, diciamo una cosa giusta ma non è tutta la verità. Che senso, infatti, ha difendere una nascita se la stessa nel corso della sua esistenza è esposta a vessazioni di tutti i generi impedendole il diritto all’istruzione, ad alimentarsi, ad avere un tetto sotto cui ripararsi, ad un lavoro. Vi pare logico che oltre tre milioni di italiani siano senza lavoro? Che lo siano centinaia di milioni in tutto il mondo? Che la povertà estrema colpisca altrettanti milioni di esseri umani? Che le malattie ogni anno falcidiano milioni di bambini e di mamme per il solo peccato di essere nati poveri e non avere i mezzi per comprare le medicine mentre i loro governanti si arricchiscono con sordidi traffici e preferiscono comprare armi e armare eserciti mercenari? Tutto questo che senso ha se a monte pretendiamo che il diritto alla vita vada garantito? Ebbene la parola ci insegna a ragionare, a confrontarci, a misurarci con la realtà e tutto questo diventa il nemico dichiarato della verità che è il bene mentre si privilegia la menzogna e l’inganno che non è la parola ma il sibilo di un serpente velenoso. Se non impariamo a rispettare la parola e a richiamarla con contenuti nobili e fonti di saggezza, non ci sarà futuro per il genere umano, perché avremo perso il senso della conoscenza e della ragione. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Tremonti e gli omicidi sul lavoro

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 agosto 2010

“E’ sorprendente la dichiarazione di Tremonti riguardo al lusso della normativa sulla salute e sicurezza dei lavoratori, specie in questa Italia da primato europeo per gli omicidi sul lavoro e disabili permanenti, che produce terribili conseguenze umane e sociali con costi annuali di circa 30 miliardi di Euro”, così Luigi Marinelli, dell’Esecutivo USB Lavoro Privato, su quanto affermato dal Ministro dell’Economia al Meeting di CL. “In questo modo – prosegue Marinelli – Tremonti esprime la pura essenza del pensiero padronale, che vede nei diritti dei lavoratori una palla al piede per la competitività delle imprese e per i profitti e considera gli obblighi di tutela della salute e della vita dei lavoratori come uno spreco antieconomico e anticompetitivo”. “Liberarsi di lacci e laccioli, dai Contratti Nazionali alle norme sulla sicurezza, è la evidente priorità di Confindustria e padronato. E’ necessario, invece, che le attuali normative vengano migliorate ed applicate e che si aumentino i controlli nei luoghi di lavoro: invertire l’attuale tendenza al sistematico smantellamento e boicottaggio dei servizi ispettivi”, conclude il responsabile USB Lavoro Privato.

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Delticom AG: ricavi e profitti

Posted by fidest press agency su domenica, 25 luglio 2010

Hannover Delticom AG leader europeo nell’e-commerce di pneumatici, ha fatto registrare ricavi totali pari a 177 milioni di euro nel primo semestre dell’anno fiscale 2010. Il risultato è conforme ai risultati preliminari e corrisponde a una crescita del 27% rispetto al primo semestre del 2009 (139,2 milioni di euro). L’EBIT è cresciuto, nel primo semestre, del 62%, raggiungendo i 16,5 milioni di euro (primo semestre 2009: 10,2 milioni di euro), con margine EBIT del 9.3% (primo semestre 2009: 7.3%). Nel secondo trimestre, Delticom ha fatto registrare ricavi pari a circa 102 milioni di euro (secondo trimestre 2009: 88,1 milioni di euro, crescita del 16%), dopo i ricavi pari a 74,5 milioni di euro nel primo trimestre (primo quadrimestre 2009: 51,0 milioni di euro, crescita del 45,9%). Grazie alle lunghe settimane caratterizzate da precipitazioni nevose all’inizio dell’anno e all’inizio anticipato a marzo della stagione degli pneumatici estivi, i risultati di vendita nel primo trimestre sono stati superiori alle previsioni. Nonostante un clima in proporzione meno caldo durante il secondo trimestre i risultati sono stati in linea con le previsioni. Delticom AG pubblicherà il report finanziario definitivo per il primo semestre il 10 agosto 2010. Il documento sarà scaricabile sul sito http://www.delti.com nella sezione “Investor Relations” http://www.delti.com

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F.M.I.: Tassazione delle attività finanziarie

Posted by fidest press agency su domenica, 25 aprile 2010

Il Fondo Monetario Internazionale dà il via libera alla tassazione delle attività finanziarie. Nel rapporto presentato al G20 finanze, il Fmi propone due nuove tasse sulle banche e le istituzioni finanziarie. Una svolta cruciale che non potrà lasciare indifferenti i leader e i delegati di tutto il mondo presenti questo fine settimana a Washington per il G20 e il G7 finanze e per le sessioni primaverili della Banca Mondiale e del Fmi. La prima misura proposta dal Fondo è un contributo alla stabilità finanziaria per prevenire future crisi. La seconda è una tassa sulle attività finanziarie (Taf), che inciderebbe sui profitti delle banche per ripagare i costi della crisi attuale. Il Fmi ha così smentito una volta per tutte la tesi secondo cui una tassa sulle attività finanziarie è impossibile da applicare. Secondo il Fondo, la tassa è una soluzione praticabile e molti paesi l’hanno già adottata.  Il rapporto del Fondo presenta però tre lacune. In primo luogo, l’ammontare di fondi che la sola tassa sulle attività finanziarie raccoglierebbe non è abbastanza elevato: 11 miliardi di dollari l’anno, una somma insufficiente se paragonata ai danni che la crisi ha prodotto e che a malapena intaccherebbe i profitti delle banche. In secondo luogo, il rapporto non fa alcun accenno al fatto che i fondi raccolti dovrebbero essere usati per aiutare i paesi poveri e combattere i cambiamenti climatici. In terzo luogo, la tassa sulle attività finanziarie non colpisce i movimenti speculativi, ad alto rischio per l’economia.  “La tassa sulle attività finanziarie non basta”, spiega la Bacciotti. “C’è bisogno anche di una tassa sulle transazioni finanziarie che limiterebbe le speculazioni e renderebbe le nostre economie più sicure”. E’ sufficiente un prelievo molto contenuto, compreso tra lo 0,01 e lo 0,1 per cento. In questo modo, sarebbe possibile raccogliere decine di miliardi nei paesi ricchi per colmare i loro deficit fiscali, ma anche centinaia di miliardi per combattere la povertà e i cambiamenti climatici. “Non c’è dubbio che le banche possono permettersi di pagare”, conclude la Bacciotti. “Il settore bancario mondiale ha fatto registrare lo scorso anno – nel pieno della crisi economica mondiale – profitti per 700 miliardi di dollari”.

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Riforme istituzionali. A chi servono?

Posted by fidest press agency su martedì, 13 aprile 2010

Il nostro Paese ha bisogno di riforme, si dice e si scrive. Quali? Quelle istituzionali! Quelle, cioe’, che riguardano il sistema di elezione delle varie cariche dello Stato e dei parlamentari. Per garantire governabilita’, si dice. Gia’, qualcuno dimentica che nelle legislature 2001-2006 e 2008 fino ai giorni nostri, i governi Berlusconi avevano, nel primo caso, 148 parlamentari in piu’ rispetto alla opposizione e oggi ne hanno un centinaio. C’erano, e ci sono, tutte le condizioni per governare il Paese ma le riforme non si sono fatte. E per riforme intendiamo, almeno noi, quelle che interessano i cittadini. Ad iniziare dalle tasse, visto che l’aliquota marginale sul reddito e’ del 33% mentre quella europea e’ al 23,5%, la pressione fiscale media sui profitti e’ del 22,9% contro il 12% europea. Per i contribuenti italiani l’aliquota massima e’ del 43%  mentre per quelli comunitari e’ del 35,7%. La riforma fiscale, dunque, che ha come presupposto quello di far pagare le tasse a tutti, il che significa un maggior introito di 103 miliardi di euro l’anno. Ricordiamo, ancora una volta, che nel 2001 il candidato alla presidenza, Silvio Berlusconi, si impegno’ per iscritto a limitare la tassazione al 23% per i redditi sotto i 100mila euro e al 33% per quelli superiori. Come mai, in 5 anni di governo continuativo, cosa unica nella storia della Repubblica Italiana, con una strabordante maggioranza parlamentare, il presidente Silvio Berlusconi, non e’ riuscito a mantenere la promessa? C’erano, e ci sono, anche altre riforme per i cittadini che dovrebbero essere fatte. Torneremo sull’argomento. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Risparmiare si può e si deve

Posted by fidest press agency su martedì, 23 marzo 2010

Editoriale Fidest. Prendo lo spunto da una lettera pubblica inviata da una associazione di consumatori (l’Aduc) ai prossimi governatori delle regioni per indicare loro come si può risparmiare sulla spesa farmaceutica, se solo si vuole, per ampliare il discorso sul tema del risparmio. E’ un discorso che dentro e fuori la sanità potremmo fare senza nulla togliere alla qualità del servizio. La verità è che vi sono fin troppi “conflitti d’interesse” che finiscono con il dilatare la spesa surrettiziamente. Cosa significa per una società farmaceutica avere delle “regioni virtuose” che riducono di fatto il consumo dei prodotti farmaceutici? Vorrebbe dire minori introiti per le case farmaceutiche, alias ridotti profitti. Cosa significa rendere ottimali i servizi ambulatoriale ed ospedalieri pubblici? Ridurre il margine di guadagno dei privati, dei medici e del paramedico che fanno il doppio lavoro, ecc. Cosa significa, per passare ad altro, dare eccellenza alla scuola pubblica? Vorrebbe dire diminuire la presenza della scuola privata. Cosa significa avere un’amministrazione pubblica efficiente? Avremmo come ricaduta un calo netto delle consulenze private, delle agenzie di servizi, ecc. Il tutto ci farebbe dire che se davvero potessimo disporre di un amministratore capace di spezzare questa spirale di “interessi clientelari e lobbistici” noi avremmo la possibilità di vivere meglio e di godere i frutti del nostro benessere in una società più organizzata, e più capace di garantire un’equa ridistribuzione delle risorse. Ma entreremmo, al tempo stesso, nel regno delle utopie. Usciremmo dalle logiche di una società capitalistica che fonda i suoi presupposti sul consumismo, e se esasperato meglio ancora. Ci tocca, invece, convivere con gli sprechi perché è il sistema che lo impone. Se non fosse così ben oliato non avremmo milioni di persone che muoiono di fame e di  sete ogni anno, non avremmo milioni di persone che sono private dell’assistenza sanitaria, che non hanno un’istruzione decente, una giustizia severa e tempestiva, una classe politica sensibile e attenta al bene comune. Eppure nel nostro intimo sappiamo bene che questa stagione degli sprechi non può durare più a lungo senza provocare danni irreversibili e che dobbiamo pensare e agire per un cambiamento radicale se vogliamo dare un futuro ai nostri figli e nipoti. Finché non entriamo in quest’ordine d’idee i buoni propositi sono come i pifferi di montagna: andarono per suonare e furono suonati. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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La politica di un passo avanti e due indietro

Posted by fidest press agency su martedì, 22 settembre 2009

E’ l’impressione che traiamo seguendo i dibattiti parlamentari e quelli nell’ambito dei partiti e nell’azione di governo. E’ una politica che si regge soprattutto sulle parole. Se ne dicono tante che sovente si perde il filo del discorso e si finisce con il fare una grande confusione. E’ un modo, se non altro, per evitare di risolvere i reali problemi del paese e di rimandarli, possibilmente, sine die. Pensiamo alle riforme strutturali. Esse, non si sa perché sono viste solo in chiave di ulteriori sacrifici da imporre agli italiani. Noi le vediamo, invece, come un modo intelligente di mettere ordine ad una sorta di colabrodo dove il denaro pubblico è speso con una finanza a dir poco allegra. La verità è che l’attuale sistema permette lauti guadagni ai soliti comitati di affari, alle imprese che non hanno mercato, ai gruppi lobbistici rappresentanti di quelle società che solo nel torbido sguazzano a meraviglia. Nessun politico ci dice, ad esempio, che bisogna farla finita, e di essere conseguente con i fatti, con un sistema dei trasporti su ruota oltremodo costoso, su un apparato distributivo delle merci che è appesantito oltre ogni misura dai troppi passaggi dal produttore al consumatore finale. Sappiamo tutti molto bene, ad esempio, come è possibile risparmiare con le spese sanitarie adottando un rapporto tecnologico avanzato, ma i signori del palazzo si guardano bene dal praticarlo per non urtare la sensibilità delle varie caste che traggono lauti profitti da un complesso non riformato. Ora ci fasciamo la testa con la concorrenza cinese, nello specifico e dell’estremo oriente più in generale, e non ci chiediamo il perché ci siamo avvitati in un giro vorticoso di costi e di consumi così alterato dalla speculazione e da alti profitti. Non sono, di certo, gli agricoltori a guadagnarci così come non lo sono i lavoratori dipendenti. E meno che mai i pensionati. Il guadagno maggiore, e con minore fatica, lo traggono gli intermediari ed un sistema distributivo da paese del terzo mondo. Se diciamo che tutto questo non va ed organizziamo dei forum, delle tavole rotonde, nominiamo delle commissioni di esperti, mettiamo a punto studi comparati, significa che ci prendiamo semplicemente in giro e che alla fine è il solito “pantalone” a pagarla per tutti. Come sempre.

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Tirrenia

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2009

Adiconsum: “La vendita di Tirrenia garantisca il non aumento delle tariffe e salvaguardi la qualità del servizio ai passeggeri” Adiconsum chiede al Governo: che fine ha fatto il piano integrato dei trasporti? I consumatori, in linea di principio, non sono contrari alle liberalizzazioni, purché queste avvengano: •garantendo il servizio universale •prevedendo investimenti per migliorare la qualità del servizio •non aumentando le tariffe •non tagliando il servizio. Adiconsum non intende assistere a ciò che sta avvenendo col trasporto ferroviario e aereo: privatizzazione delle tratte più remunerative come la Salerno-Milano per l’alta velocità o la tratta Roma-Milano-Roma per il trasporto aereo e al contempo taglio dei vagoni e delle tratte che portano meno profitti o abbandono degli aeroporti meno appetibili. Adiconsum chiede al Governo che fine ha fatto il piano integrato dei trasporti e per questo chiede un incontro al Ministero dei Trasporti unitamente a tutti i soggetti coinvolti.

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Socializzare le perdite, privatizzare i profitti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 agosto 2009

Riprendo una riflessione formulata da un’associazione consumatori (Aduc) sulla strategia già adottata con Alitalia e che potrà ripetersi nel pubblico impiego.  Esistono, infatti, servizi e prestazioni che producono profitti a costi limitati e che Questo permette ai privati che per la nota crisi economica internazionale si vedono ridotta la loro quota di esportazioni e di mercato interno, per mancanza di liquidità da parte dei consumatori, di recuperare le perdite e di fare cassa. Si sa, infatti, che certe “spese” diventano indispensabili se si pensa, ad esempio, alla salute. Quante volte chi ha bisogno di una visita urgente o di un’alanisi rinuncia alle liste d’attesa che richiedono spesso mesi d’attesa e si accolla la prestazione “privata” e lo stesso fa con taluni farmaci che sono a pagamento e rimborsabili solo dietro procedure complesse e soprattutto lente?  Accade di frequente.  Lo stesso accadrà per i servizi nel pubblico impiego. E io pago… direbbe Totò. In queste cose, ovviamente, un governo guidato da un imprenditore e da una classe politica in prevalenza formata da uomini d’affari, liberisti e capitalisti, si trova nel suo elemento. Non lo sono, ovviamente, la maggioranza degli italiani che vive con redditi dipendenti, risicati all’osso per il caro vita, per i pensionati, per i precari, ecc. Ma oramai il mercato è diventato “razzista”. Da una parte i prodotti scadenti e a basso costo che solo i poveri si possono permettere e, dall’altra, i beni più protetti che sono disponibili ad una fascia alta di redditi. La beffa è che milioni di italiani continuano ad illudersi e a credere alla befana mentre gli altri fanno affari d’oro ridendo delle credulità altrui. D’altra parte che dire? Li abbiamo voluti? E ora ce li teniamo. (Riccardo Alfonso   fidest@gmail.com)

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Nuovi rischi per l’economia reale

Posted by fidest press agency su sabato, 1 agosto 2009

Si dice che il pessimista è un ottimista ben informato, perciò bisogna saper guardare in faccia la cruda  realtà per poter proporre delle soluzioni realizzabili. Purtroppo dobbiamo riconoscere che alcuni tra i più importanti ma troppo poco considerati sviluppi globali indicano che è in arrivo una seconda e più pericolosa fase della crisi globale, quella che andrà ad intaccare a fondo l’economia reale e la stabilità sociale.  I grandi media, soprattutto negli USA, riportano che i recenti profitti monetari registrati da 4 grandi banche americane proverebbero che la ripresa è incominciata. E Larry Summers, direttore del Consiglio Economico della Casa Bianca, ha sintetizzato che “la crisi è finita”.   Ma un recente rapporto della Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea sottolinea che la “drastica riduzione dei movimenti finanziari internazionali in corso è senza precedenti e potrebbe porre dei rischi seri al commercio e alla finanzia internazionale”. Da ottobre a fine marzo, cioè in sei mesi, i flussi finanziari internazionali (cross-border) sono diminuiti di oltre 2.600 miliardi di dollari, invertendo una tendenza che nei passati decenni era sempre stata in crescita. In altre parole, a seguito della crisi finanziaria ed economica globale le grandi banche, in disperata ricerca di liquidità e con continui tentativi di limitare i rischi, stanno vendendo o abbandonando le loro posizioni estere  per concentrarsi sul cosiddetto core business.  Questo radicale cambiamento delle banche è poco legato alla decisione di chiudere le loro operazioni meramente speculative, quanto piuttosto alla scelta di operare dentro i confini nazionali al fine di usufruire degli aiuti stanziati dai governi per le megaoperazioni di salvataggio.   Ciò forse potrà aiutare le banche a muoversi sui mercati dove il credito scarseggia, ma è senz’altro certo che impatterà negativamente l’economia globale facendo mancare liquidità all’industria e al commercio e minando la tanto attesa ripresa economica. La gravità di questa situazione ha portato persino The Wall Street Journal del 24 luglio a titolare: “Le banche potrebbero creare una minaccia globale”.  Infatti il commercio mondiale non sta migliorando. A fine maggio i container che muovono beni di consumo, prodotti lavorati e semi lavorati tra l’Europa e l’Asia  erano il 20% in meno rispetto all’anno precedente. I dati parlano di un 24% in meno di movimento di container per il 2009, mentre gli armatori praticano già un prezzo per i noli pari alla metà di quello applicato nel 2008. In autunno c’è il rischio che la crisi colpisca ancor più forte le fabbriche, i servizi sociali e i redditi delle famiglie.  La Cina resiste in quanto ha messo in campo investimenti importanti per lo sviluppo della sua economia interna, mentre la Russia sembra debba prepararsi a nuove emergenze economiche. Autorevoli fonti industriali russe denunciano l’arrivo di una seconda e più devastante fase della crisi economica che colpirà i settori produttivi e l’occupazione.  L’aumento del debito estero dei paesi in via di sviluppo, ma anche dei paesi dell’Europa dell’Est, avrà un ulteriore grave effetto negativo sui loro bilanci e sulle loro economie.  Per la prima volta dal 1933, negli Stati Uniti la disoccupazione ha superato la quota del 10%. Nello stato del Michigan, un tempo il centro della produzione dell’auto, il tasso è del 14,1% e nella California, che barcolla sul baratro della bancarotta, è dell’11,5%.  Lo stesso vale per l’Europa e per il nostro paese. La CONFAPI parla di una perdita di 350-450.000 posti di lavoro e la chiusura certa del 2% delle PMI e di un altro 8% a rischio di fallimento. Alcune banche operanti in Lombardia paventano il rischio di fallimento di una percentuale significativa di PMI. Per non parlare del Sud dove, oltre alla difficoltà di accedere al credito, la carenza e l’inadeguatezza delle reti ferroviarie, viarie, telematiche, aeroportuali e portuali, accentuano la crisi e le difficoltà delle imprese. Al di là di ogni polemica, dobbiamo riconoscere che per l’economia reale non c’è più tempo da perdere e che è stato fatto troppo poco per sostenere l’occupazione. Gli stimoli non funzionano automaticamente e non nei tempi desiderati. Occorre che lo stato appronti nuovi strumenti per accelerare la concessione del credito necessario e la realizzazione degli investimenti pubblici.  Occorre riscoprire non solo lo spirito keynesiano ma anche un ruolo più incisivo dello stato, come ai tempi di Enrico Mattei, per indirizzare e sostenere le strategie di sviluppo industriale e tecnologico sia sul mercato interno che su quello internazionale. (Mario Lettieri, sottosegretario all’Economia nel governo Prodi Paolo Raimondi, economista)

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