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Fondazione Finanza Etica, azionista critica di ACEA: “L’acqua di Roma sacrificata in nome del profitto”

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 agosto 2017

aceaLa Fondazione Finanza Etica (FFE – Gruppo Banca Etica) è intervenuta come azionista critica all’assemblea generale di Acea spa del 27 aprile scorso, e in quella sede aveva già evidenziato che nei bilanci della società del periodo 2012-2015 mancano all’appello investimenti in manutenzione, condotte idriche e fognarie e altre infrastrutture per circa 375 milioni di euro da parte di Acea Ato 2 (la controllata di Acea che gestisce la distribuzione dell’acqua a Roma e in altri 110 Comuni).Le domande poste da FFE durante l’assemblea non hanno ancora ricevuto risposte, mentre le drammatiche conseguenze della scelta di remunerare azionisti pubblici e privati invece di investire nel miglioramento della rete sono ora sotto gli occhi di tutti: il razionamento dell’acqua a Roma è stato scongiurato, con un compromesso trovato in extremis ai danni dell’ecosistema del lago di Bracciano, già messo duramente alla prova dalla siccità, dall’evaporazione causata dal sole e dai prelievi operati da Acea per rifornire di acqua la capitale.Una lettura affrettata dei fatti potrebbe far pensare che Acea sia vittima di eventi climatici che non può influenzare, ma in realtà la faccenda è più seria e va al di là pure del semplice scontro politico tra Regione Lazio e Comune di Roma.Acea spa gestisce il sistema idrico della capitale ed è controllata al 51% dal Comune di Roma e al 49% da investitori privati, i principali dei quali sono il gruppo francese Suez (23%) e la famiglia Caltagirone (5%). La multiutility si è ridotta ad essere dipendente dal lago di Bracciano, che doveva servire solo per le emergenze, perché non ha investito abbastanza nell’approvvigionamento da fonti alternative, ma soprattutto perché non ha investito per diminuire le perdite della rete romana, che sono pari al 40% del volume di acqua distribuita.
Nel triennio 2012-2017, mentre Acea tagliava le risorse destinate alla manutenzione della rete, gli utili di Acea Ato 2 sono progressivamente aumentati: dai 48,37 milioni di euro di fine 2011 ai 70,70 milioni di euro del 2015. Visto che si tratta di un business completamente regolamentato, l’aumento dei ricavi e degli utili si spiega quasi esclusivamente con un aumento del costo dell’acqua in bolletta per i cittadini. Un aumento che non è stato però accompagnato dagli investimenti promessi e ha quindi inciso positivamente solo sui profitti dell’impresa e dei suoi azionisti. Nel 2016 l’utile netto di Acea Ato 2 è salito ancora, toccando gli 89,85 milioni di euro (+86% rispetto al 2011), grazie soprattutto a un aumento nelle tariffe giustificato da un “premio di qualità contrattuale” per 23,06 milioni di euro.“Non solo Acea non fa gli investimenti previsti per il miglioramento della rete idrica ma si paga anche un premio per la qualità dei servizi erogati. Oltre al danno la beffa. I maggiori utili di Acea Ato 2, ottenuti grazie ad aumenti tariffari che non si accompagnano agli aumenti previsti degli investimenti, sono poi quasi interamente distribuiti ad Acea SpA, e quindi al Comune di Roma, ai francesi di Suez e a Caltagirone, che non si limitano a incassare i dividendi ma li reintroducono in Acea Ato 2 come crediti, su cui la controllata paga poi interessi di mercato. Pagare interessi sui propri utili è una perversione. Una delle tante che stanno strozzando Acea Ato 2 e l’acqua di Roma. Con o senza i cambiamenti climatici”, dice Andrea Baranes, presidente della Fondazione Finanza Etica.

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Referendum del 12/13 Giugno 2011

Posted by fidest press agency su domenica, 5 giugno 2011

Appello della chiesa cattolica agli uomini e alle donne di buona volontà. Vota SI se ritieni di dire NO!!!
Primo quesito (Acqua) Vuoi eliminare la legge che dà l’affidamento a soggetti privati o privati/pubblici la gestione del servizio idrico? Se voti SI stai dicendo che vuoi che l’acqua sia un bene per tutti.
Secondo quesito (Acqua) Vuoi eliminare la legge che consente al gestore di avere un profitto proprio sulla tariffa dell’acqua, indipendente da un reinvestimento per la riqualificazione della rete idrica? Se voti SI stai dicendo che non vuoi la speculazione economica sull’acqua. La gestione dell’acqua, bene pubblico, ha bisogno di un controllo democratico, partecipato. Ciò che alle volte gli Stati non riescono a fare va promosso tramite una cittadinanza attiva, in un confronto serrato con le stesse istituzioni pubbliche.
(Mons. Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace) E’ stato lo stesso Papa Benedetto XVI ad affermare nella sua enciclica sociale Caritas in veritate che l’acqua è un diritto fondamentale.
Terzo quesito (Centrali nucleari) Vuoi eliminare la legge che permette la costruzione di centrali nucleari sul territorio italiano? Se voti SI stai dicendo che non vuoi le centrali nucleari sul territorio italiano. Se vuoi coltivare la Pace custodisci il creato. La Chiesa ha una responsabilità per il creato e sente di doverla esercitare, anche in ambito pubblico, per difendere la terra, l’acqua e l’aria, doni di Dio Creatore per tutti, e, anzitutto, per proteggere l’uomo contro il pericolo della distruzione di se stesso.
Quarto quesito: E la giustizia? Non sono gli uomini e le donne tutti uguali dinanzi alle leggi? Se sei convinto di ciò vota si.
Come per ogni referendum, perché il risultato abbia effetto bisognerà raggiungere il quorum. 25 milioni di persone, il 50% degli aventi diritto, dovrà recarsi alle urne per rendere il referendum valido.

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Popolazione scolastica in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 24 ottobre 2010

L’11,3% della popolazione scolastica lombarda è straniera (dati 2008-2009). Dal 2001 il numero degli studenti stranieri sono cresciuti del  238%. Di questi il 47% è costituito da studentesse che mostrano di studiare con più profitto. La maggior parte dei ragazzi stranieri sceglie percorsi formativi più orientati al mondo del lavoro (Istituti professionali e tecnici).  Le scuole più multiculturali? A Milano, Mantova, Brescia, Cremona e Lodi. Gli studenti stranieri provengono principalmente da Marocco, Albania e Romania. Questi sono i dati che emergono dal Rapporto di ricerca “Gli alunni stranieri nella realtà lombarda” che sarà presentato, lunedì 25 ottobre ore 15, Sala Assemblee Intesa San Paolo, piazza Belgioioso, 1 a Milano. Alla presenza della senatrice Germontani e del Presidente Guzzetti. Sarà presentata lunedì 25 ottobre, alle ore 15, presso la Sala Assemblee di Intesa San Paolo in piazza Belgioioso a Milano, la Ricerca sugli alunni stranieri nella realtà lombarda realizzata dal Comitato Equilatero, un comitato nato con l’impegno precipuo di promuovere in Lombardia le pari opportunità per il superamento delle disparità sociali, dalla Fondazione Ismu, con il supporto di Fondazione Cariplo, già da tempo attiva sul fronte dell’integrazione multiculturale, impegnata con progetti e bandi proprio su questo tema. La ricerca scatta una fotografia del fenomeno con dati interessanti: in Lombardia vivono un milione e 170 mila stranieri (circa il 23,7% del totale presenti in Italia). Di questi circa un quarto è costituito da minorenni residenti (219mila), dato che registra un aumento di oltre il 138%, dal 2002. Ai primi posti tra le province lombarde a più alta incidenza di minorenni stranieri -rispetto alla popolazione minorile complessiva- si collocano quelle di Mantova (19%) e di Brescia (18%) seguite da Cremona e Lodi (16-17%). Marocco, Albania e Romania seguite da Egitto, Cina, India e Filippine costituiscono le principali nazionalità di appartenenza. La maggior parte degli stranieri vive nella provincia di Milano (il 20% nel capoluogo lombardo), e dai dati emerge  come siano soprattutto le altre province lombarde a segnalare un progressivo forte incremento delle presenze straniere rispetto al totale regionale. La componente straniera della popolazione scolastica sta assumendo un peso sempre maggiore nelle scuole lombarde dove gli alunni con cittadinanza non italiana costituiscono l’11,3% della popolazione scolastica complessiva, dato superiore alla media nazionale (7%).  L’incidenza è più alta nelle scuole primarie dove sono stranieri 13 alunni su 100 mentre è più bassa nelle scuole secondarie di secondo grado (7,1%). La concentrazione degli alunni stranieri in alcune tipologie di istruzione superiore determina incidenze molto significative negli istituti professionali (16,4%) e al contrario poco rilevanti nei licei (2,7%). Le seconde generazioni a scuola sono ancora molto giovani, oltre il 78% degli alunni stranieri nelle scuole dell’infanzia è nato il Italia. Complessivamente nelle scuole lombarde 43 alunni con cittadinanza non italiana su 100 sono nati in Italia, un dato superiore alla media italiana (37%). In Lombardia inoltre i nuovi ingressi a scuola costituiscono il 7,4% della popolazione scolastica straniera,e evidenzia una maggiore stabilità dei flussi migratori in Lombardia.

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Ospedali del Sud: immagine rovinata

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 settembre 2010

“Malgrado i recenti, gravissimi accadimenti di Messina (un neonato in coma per ischemia), è bene precisare che il personale sanitario operante nel Sud, nella stragrande maggioranza, è fatto di persone competenti, serie e preparate”. E’ questo il commento  dell’On. Scilipoti (IDV), in riferimento alla visione distorta della sanità nel Meridione. “I professionisti della sanità devono comunque essere scelti per merito, e non per logica di partito e di lottizzazione – continua il deputato di Italia dei Valori – e gli ospedali non possono percorrere la strada della logica del profitto, che costringe, per risparmiare, a non fare un cesareo, o a dimettere un paziente un giorno prima. Perchè l’assurdo è – conclude l’On. Scilipoti (IDV)  – che i soldi risparmiati sul badget non vengono riutilizzati per migliorare servizio e prestazioni, ma per pagare bonus e superincentivi economici a dirigenti che hanno contenuto il tetto delle spese”.

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Editoriale: La politica del fai da te

Posted by fidest press agency su martedì, 17 agosto 2010

Editoriale fidest. Ognuno di noi guardando la televisione, leggendo i giornali, navigando nel web si interfaccia spesso con gli argomenti che riguardano le relazioni che intercorrono con i nostri simili e i contrasti o le intese che ne derivano. E’ un genere di comportamento che nasce dall’esigenza di dare una compatibilità ai vari conflitti d’interesse che possono nascere, ad esempio, tra chi produce un bene, chi vi concorre a renderlo prodotto finito e il beneficiario finale. Tra costoro vi è chi pensa al profitto, chi a sbarcare il lunario, chi a risparmiare tenendo alto, al tempo stesso, il rapporto costo-benefici-qualità. Ma anche il mediatore classico che noi individuiamo con il termine “politica” può entrare in fibrillazione e determinare delle incompatibilità tra ciò che si intende amministrare e la rispondenza che si trae dagli amministrati in quanto non sono un corpo omogeneo ma rappresentativo di gruppi e interessi di varia natura. Se, a questo punto, la politica vuole tenere alto il suo rapporto super partes per guardare in faccia solo e comunque l’interesse generale che ci consente di subordinare le nostre esigenze a quelle dell’intera comunità, occorre che non si trasformi, o anche si faccia percepire, con un particolare livello di partigianeria. Se ciò accade declassa il suo ruolo e spinge taluni a ricercare un’alternativa creando nuovi soggetti politici e ricercando, per essi, coloro che per affinità si possono riconoscere. E’ la politica del fai da te. Se vogliamo, come dicono i legulei, scendere nella fattispecie pratica, lo registriamo con la nascita di tanti partitini e movimenti che si agitano nelle periferie delle piccole e grandi città e cercano visibilità in tutti i modi possibili. Questa scelta non è auspicabile perché denota un malessere che sta nella incapacità della politica d’uscire dal ghetto degli interessi particolari e di farsi individuare come titolare di una ideologia di vita che rifugge dagli intrighi e dagli intrallazzi e ricerca la sua identità nella legalità e nel rispetto delle regole che a monte le costituzioni hanno sancito. Si cerca quindi una strada secondaria per la propria incapacità di percorrere quella primaria. Il tutto si complica poiché i partiti che, per consenso elettorale, vanno per la maggiore cercano voti non per rappresentare chi da loro fiducia ma per assecondare i cosiddetti poteri forti. Costoro sono partigiani del loro benessere che di certo non si può identificare con quello degli altri e il loro primato tende ad essere assoluto in forza di una risorsa di cui si sentono esclusivi: quella del dominus inteso come dominio delle menti prima ancora di quello fisico. Per il dominus gli altri non sono altro che un sottoprodotto della società e come tali devono essere trattati. E la stessa politica del fai da te denota l’inadeguatezza di una forza di contrasto che se da una parte è ritenuta valida dall’altra è resa evanescente e finisce con il fare il gioco dei poteri forti che si avvalgono del divide et impera. E’ questa diventa una vera e propria trappola per chi pensa di battersi per una causa giusta. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Pericolo trivellazioni in Sicilia

Posted by fidest press agency su sabato, 31 luglio 2010

“La BP (per inteso, quella British Petroleum del disastro del Golfo del Messico), farà attività di ricerca, quindi trivellazioni, a 100 km da Lampedusa (ma in territorio libico)”. Così l’On. Scilipoti (IDV), in riferimento all’avanzamento del pericolo di trivellazioni. “In Italia ci sono 24 permessi di ricerca rilasciati a mare e 71 a terra; le ricerche si concentrano nelle zone dell’Adriatico centro-meridionale e nel mare intorno alla Sicilia. Questo precipitarsi alla nuova corsa all’oro nero – continua il deputato di Italia dei Valori – si localizza soprattutto nelle zone marine del Sud Italia: non è per fare allarmismo, ma cosa accadrà se si apre una falla nei pozzi e 10 milioni di litri di petrolio, al giorno, si riverserà sui pesci, le spiagge e le isole del piccolo Mediterraneo? E i parchi marini, le oasi naturalistiche, il turismo, la pesca, l’ambiente in generale? Quali sono i criteri di messa in sicurezza di queste trivellazioni? Questa è la prima domanda che dovremmo porre!”. “Inaspriamo le procedure di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) a tutela di mare e coste – conclude l’On. Scilipoti (IDV) – intervengano le Regioni, le Province, i Comuni: l’Ambiente e la Natura vengono prima del profitto.”

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Oms, smontare i falsi miti sui vaccini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 aprile 2010

È l’obiettivo della quinta Settimana europea dell’immunizzazione, iniziativa promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità fino al 1 maggio, che quest’anno si focalizzerà sulla vaccinazione anti-morbillo e rosolia.  In Italia – informa una nota – si terranno tre seminari con il patrocinio dell’Unicef e del Moige, che avranno come tema Il valore della vaccinazione: gli incontri sono in programma all’università Cattolica del Sacro Cuore di Roma (26 aprile), all’università degli studi di Palermo (27 aprile) e di Cassino (28 aprile) e sono destinati ai futuri professionisti sanitari, come gli studenti in Medicina e chirurgia e in Scienze infermieristiche, ma anche ai cittadini. L’obiettivo è diffondere il messaggio del vaccino come tecnologia creatrice di valore e non mero strumento di profitto, come dimostrano robuste evidenze scientifiche. Grazie alle vaccinazioni, infatti, è stato e sarà possibile sconfiggere e ridurre considerevolmente gravi patologie infettive, abbattendo in maniera drastica mortalità e morbilità a esse associate. (fonte doctor news)

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Inflazione sulle materie prime

Posted by fidest press agency su martedì, 6 aprile 2010

Stupirsi per la nuova ondata di aumenti dei prezzi delle materie prime dimostra che, dal fallimento della Lehman Borthers in poi, si è sognato ad occhi aperti. Giustificare la recente impennata inflazionistica con una fantomatica “ripresa” o con la corsa e la sete del cavallo cinese vuol dire perseverare nell’irresponsabilità.   L’impennata dei prezzi delle materie prime ha solo un nome: speculazione. Come a vecchi tempi. Dovrebbe essere chiaro che se il sistema viene inondato di liquidità senza che nel frattempo si siano costruiti argini forti per incanalarla, essa prima o poi si riverserà dove può determinare alti ritorni di profitto, anche a spese dell’intera economia.  Il solo costo del salvataggio bancario in America è costato 2.500 miliardi di dollari. Il costo totale della crisi per Washington oscilla tra i 3.500 e i 5.000 miliardi di dollari. Quanto la seconda guerra mondiale in dollari attuali!. Allora quei soldi andarono nella produzione bellica, oggi questa bomba-carta di liquidità è rimasta nei mercati della finanza e nel sistema bancario. Nel contempo si sono registrati il crollo del commercio mondiale che oggi varia tra il 16 e il 20% e il crollo della produzione industriale di tre, quattro volte superiore in misura percentuale alla riduzione del Pil.
A nostro avviso la recente spinta speculativa sulle materie prime non è il risultato della “magia del mercato” ma la decisione della finanza di sfidare in anticipo il sistema politico che continua a parlare di riforme globali ma fatica a realizzarle.   La stessa amministrazione Obama ne è consapevole e denuncia le grandi banche e le finanziarie americane che stanno spendendo 1,4 milioni di dollari al giorno per operazioni di lobbying al fine di  “spegnere la volontà politica di cambiamento”.  Per deragliare il treno delle riforme si tenta di provocare  preventivamente un’ondata di inflazione che crei una situazione di emergenza e quindi la possibilità di ricatto, come nella crisi bancaria.   Giocare adesso con l’inflazione dei prezzi delle materie prime significa innescare una nuova crisi, forse peggiore di quella che abbiamo sperimentato, perché va a stravolgere il sistema produttivo e la precaria stabilità sociale.   Recentemente in Messico al Forum Internazionale dell’Energia il segretario generale dell’OPEC, Abdallah Salem el-Badri ha dichiarato:” Alla fine del 2008 i prezzi del petrolio sono sfuggiti a ogni controllo a causa della speculazione, oggi dobbiamo lavorare duramente per ridurre la volatilità dei mercati”.
Infatti il prezzo del petrolio non è sospinto in alto da un aumento di domanda di barili reali ma dalla crescita del mercato dei “barili di carta”. Petrolio virtuale viene scambiato nella forma di “futures” che, scommettendo sul rialzo del prezzo, ne determinano l’aumento vero.  Ma la speculazione sta generando volatilità anche sui prezzi dell’acciaio, del rame, del nickel, ecc.  Per l’economia italiana ciò potrebbe essere devastante. L’aumento medio dei costi di approvvigionamento di materie prime nel 2010 si calcola in un  più 17%, senza contare gli effetti perversi della speculazione.
Per fronteggiare “i nuovi rischi emergenti”, Obama, Sarkozy e i capi del  governo inglese, canadese e sud coreano, in quanto ospitanti passati e futuri dei summit del G20, hanno indirizzato una lettera a tutti i governi al fine di stabilire le nuove regole internazionali. Ma, mentre i tempi della loro entrata in vigore sono lontani, nel 2012, la situazione economica potrebbe precipitare ulteriormente.  Negli Usa la Commodity Futures Trading Commission  starebbe per imporre limiti ai volumi di petrolio e di altre materie prime che possono essere oggetto di operazioni finanziarie al fine di ridurre gli effetti speculativi. Il “cuore” del problema, come abbiamo da tempo evidenziato, sta però nel meccanismo dei derivati OTC che sono negoziati tra  banche e hedge fund fuori dai mercati regolamentati e quindi sottratti a ogni forma di controllo.   E’ tempo di agire. La lettera dell’ex presidente della Commissione Europea Jacques Delors  “Per un rinnovo del partenariato euro-americano” indica una strada che si può percorrere insieme.  (Di Mario Lettieri  Sottosegretario all’Economia nel governo Prodi  Paolo Raimondi Economista)

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Paradisi fiscali e fuga di capitali

Posted by fidest press agency su martedì, 16 febbraio 2010

Potenziare l’azione dell’UE e adottare misure concrete e immediate, incluse sanzioni, contro i paradisi fiscali, l’evasione fiscale e la fuga illecita di capitali. E’ quanto chiede il Parlamento auspicando l’applicazione dello scambio automatico delle informazioni nell’UE e con i paesi terzi e la promozione di accordi antifrode. Raccomanda anche la creazione di un sistema di incentivi per recuperare i crediti fiscali transfrontalieri e di una base imponibile comune per i gruppi industriali.  Approvando con 554 voti favorevoli, 46 contrari e 71 astensioni la relazione di Leonardo Domenici (S&D, IT), il Parlamento “condanna fermamente il ruolo svolto dai paradisi fiscali nell’incoraggiare e nel trarre profitto dall’evasione fiscale, dall’elusione fiscale e dalla fuga di capitali”. Esortando pertanto gli Stati membri “a considerare prioritaria” la lotta contro questi fenomeni, invita l’UE “a potenziare la sua azione e ad adottare misure concrete e immediate, ad esempio sanzioni, contro i paradisi fiscali, l’evasione fiscale e la fuga illecita di capitali”.   Propone anche l’istituzione di un registro pubblico dell’UE “che elenchi i nomi delle persone e delle imprese che hanno creato società e aperto conti in paradisi fiscali”, con lo scopo di svelare i veri beneficiari celati dietro alle società off-shore. Esorta inoltre l’Unione europea ad adottare misure che impediscano l’abuso del “principio di residenza” mediante regimi di domicilio e proprietà fittizi che consentono alle holding senza attività o alle società di comodo di evitare ai loro proprietari effettivi di pagare le tasse nel loro paese di domiciliazione. L’UE dovrebbe inoltre adottare un approccio comune all’applicazione di misure anti-abuso, che sia “efficace, equo e coerente con il concetto di costruzione di puro artificio”.

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Anche la BCE contro il gioco d’azzardo finanziario

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 ottobre 2009

E’ di qualche giorno fa la notizia che alcune tra le maggiori banche americane hanno fatto registrare grandi profitti nel terzo trimestre del 2009. La JP Morgan ha annunciato un surplus di 3,6 miliardi di dollari, mentre la  Goldman Sachs ha fatto registrare un profitto di 3,19 miliardi. Già all’inizio dell’anno, mentre il sistema bancario annaspava, la Goldman Sachs aveva sorpreso con un presunto profitto di 1,8 miliardi ottenuto rilanciandosi a capofitto nei mercati dei derivati finanziari.   La Bank of America, che aveva riportato un profitto di 3,2 miliardi nel secondo trimestre realizzato attraverso la vendita di partecipazioni in un banca cinese, è ricaduta in rosso per 2, 24 miliardi.   La Citi Bank, la seconda banca americana, è invece sempre mantenuta attiva attraverso le flebo di liquidità statale. Si ricordi comunque che, secondo la Federal Deposit Insurance Corporation creata dal Congresso USA, le banche americane fallite nel 2009 sono già 99.  Wall Street comunque esulta e il Dow Jones è risalito a oltre 10.000 punti, come a bei tempi della “bonanza” speculativa quando i lobbysti delle grandi banche pasteggiavano a ostriche e champagne.   Molti analisti adesso si arrovellano a sostenere che, se la crisi è iniziata oltre atlantico, è proprio da lì che sta ripartendo l’ottimismo della ripresa.  C’è da rallegrarsi veramente o è il caso di preoccuparsi per questi esaltanti resoconti finanziari?  Essi in verità contraddicono tutti gli altri dati.  A costo di essere tacciati come degli incorreggibili pessimisti, non vorremmo trovarci dinanzi a false aspettative e pericolose illusioni.   L’economia reale americana è profondamente malata.   Da 21 mesi a questa parte ci sono stati 7,6 milioni di nuovi disoccupati, di cui cinque da quando il presidente Obama è entrato nella Casa Bianca già assediata dalla crisi finanziaria lasciatagli in eredità.   L’ultimo ritocco statistico non è riuscito a nascondere il deficit di bilancio annuale che comunque ha raggiunto 1.400 miliardi di dollari, pari al 10% del PIL.  Non sembra che le banche possano fare grandi profitti dai settori produttivi che attualmente sono a dir poco allo sbando. Infatti il centro studi americano “Market Watch” riporta i dati della Fed che indicano come nell’ultimo trimestre ci sia stata una caduta del 19% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente nei crediti concessi dalle banche commerciali e un meno 28% nei crediti specificamente emessi alle attività produttive.   Un simile calo si registra anche per le carte di credito e i mutui immobiliari. Gli stessi titoli di stato, pur garantendo una maggior sicurezza, viaggiano con rendite misurate agli attuali bassi tassi di interesse. I T-bond, le obbligazioni del Tesoro a tre mesi, per esempio, a settembre hanno dato lo 0,12% di interesse, mentre la media è stata del 0,25% nei passati 10 mesi.  L’unica spiegazione per i profitti miliardari delle grandi banche americane sta in un loro ritorno al “tavolo verde” della vecchia speculazione in titoli tossici, in derivati e in quel sottobosco di “operazioni innovative” e “obbligazioni strutturate” che l’anno scorso hanno fatto saltare il banco della finanza globale.  Va quindi apprezzato che Jean-Claude Trichet, il presidente della Banca Centrale Europea, abbia in merito usato toni eccezionalmente forti alla conferenza di Francoforte organizzata dalla potente associazione delle Banche Popolari e Cooperative della Germania.  Ha accusato le banche di aver troppo praticato una “speculazione senza freni e il gioco d’azzardo finanziario“.  “La crisi globale è esplosa perché le banche hanno sottostimato i rischi sistemici, ha detto, e guardando davanti, il settore finanziario deve ritornare al suo ruolo tradizionale di fornitore di un servizio all’economia reale.”  E’ necessario un cambiamento di mentalità all’interno del mondo finanziario. Non sarà facile.Le banche europee e italiane non dovrebbero imitare il comportamento poco virtuoso delle “sorelle” americane. Se è vero che il sistema bancario è globale e che le regole per i mercati devono essere generali, è altrettanto vero che l’avvio di una corretta politica di crescita e di sviluppo successivamente potrà garantire all’Europa e all’Italia un solido sistema finanziario e una robusta struttura economica. (Mario Lettieri, sottosegretario all’Economia nel governo Prodi Paolo Raimondi, economista)

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