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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘progetto’

Progetto OLIVEMAP – task 2

Posted by fidest press agency su sabato, 4 luglio 2020

Conoscere per capire i problemi ed individuare su una solida ed univoca base di dati le soluzioni più efficaci. Questo vale anche per l’olivicoltura ed è il focus del secondo Task del progetto OLIVEMAP, coordinato dal CREA, con il suo centro di ricerca Foreste e Legno ed incentrato sullo sviluppo e l’utilizzo di metodologie innovative per la mappatura delle superfici olivetate. I risultati di questo lavoro sono stati illustrati oggi nel corso del webinar, organizzato dal CREA, Mappatura dei fabbisogni di investimento e monitoraggio dell’olivicoltura italiana.La digitalizzazione e la mappatura delle superfici olivetate ha l’obiettivo di fornire in maniera univoca i dati e le informazioni ufficiali sul settore, integrando più banche dati e utilizzando i più recenti strumenti tecnologici del telerilevamento.
Nello specifico, nel secondo task, in alcune regioni focus (Puglia, Sicilia, Calabria) per incrementare il livello di dettaglio e le informazioni desumibili, i ricercatori del CREA hanno utilizzato un approccio innovativo per la mappatura, in grado di integrare tra loro diversi strumenti tecnologici legati ai sistemi informativi geografici. Il software GIS, tradizionalmente usato per la fotointerpretazione, è stato integrato con un tool per visualizzare Google Street View, che consente di constatare la presenza di alberi di olivo anche senza la verifica di campo, riducendo notevolmente i costi per la raccolta dei dati. Grazie all’adozione di alcuni criteri prestabiliti (superficie minima di 5000 mq, larghezza minima del poligono di 20 m, densità minima di alberi e presenza di altre colture), è stato possibile giungere alla definizione univoca sia della superficie olivicola, riferimento per armonizzare i dati, sia di una unità minima cartografabile, riferimento per futuri aggiornamenti della mappatura in Italia. Tali risultati sono stati implementati in un sistema informativo geografico (SIT), integrato con altre banche dati esistenti (AGEA, SIGRIAN, SISTAN, SIAN), da cui è emerso che quasi il 90% delle superfici mappate dal CREA è congruente con quanto definito da AGEA e che le aree olivicole delle regioni focus sono potenzialmente servite da fornitura idrica (il 17% in Puglia, il 12% in Calabria, il 18% in Sicilia, secondo il SIGRIAN relativo ai distretti irrigui).I ricercatori del CREA sono, attualmente, al lavoro per implementare una piattaforma integrata di coordinamento e gestione di informazioni ufficiali univoche, fondamentale per la definizione degli interventi nel settore. Al momento tale piattaforma integra il dato della mappatura, il SIGRIAN, un modello digitale del terreno. E consente di ottenere diverse informazioni geografiche come, ad esempio, la possibilità di accedere alla rete idrica.Il primo Task del progetto, con i relativi risultati, dedicato alla definizione delle caratteristiche strutturali e socio-economiche delle aziende aderenti a Organizzazioni dei Produttori, verrà presentato il prossimo 8 luglio.

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Roma Capitale aderirà al progetto “Alleanza per Roma”

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 giugno 2020

“Le parole di Papa Francesco ci indicano la strada da seguire per non lasciare indietro chi è più in difficoltà dopo quest’emergenza sanitaria. Accogliamo con favore l’appello del Santo Padre: è fondamentale che le istituzioni collaborino per supportare, soprattutto in questo momento così delicato, le fasce più deboli e fragili. Roma dall’inizio dell’emergenza ha messo in campo diverse misure e iniziative per rimanere vicino agli ultimi. Ora, aderendo a questo progetto facciamo un ulteriore passo in questa direzione: non lasceremo indietro nessuno”. Così la Sindaca di Roma Virginia Raggi dopo l’annuncio di Papa Francesco dell’istituzione del Fondo Gesù Divino Lavoratore.
“Alleanza per Roma”, ha come obiettivo quello di lavorare insieme per aiutare le persone e i nuclei più fragili colpiti duramente dall’emergenza coronavirus. Roma Capitale alimenterà il Fondo Gesù Divino Lavoratore, voluto da Papa Francesco, con un contributo iniziale di 500mila euro.

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Progetto Rialzati Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

E’ la piattaforma digitale per l’export delle eccellenze regionali italiane del food, è già una rete che coinvolge circa 3.000 imprenditori. Si tratta soprattutto di ristoratori, albergatori e gestori di pubblici esercizi che hanno individuato e segnalato aziende e prodotti locali del Made in Italy non ancora arrivati sui mercati internazionali. Lanciato sul web in piena emergenza sanitaria, con i locali chiusi e le attività fermate dai provvedimenti anti Covid-19, il progetto ha suscitato da subito un grande interesse nel settore e un boom di adesioni.Chi è entrato a far parte della rete ha in questi giorni l’occasione del primo faccia a faccia, dopo tanti incontri virtuali in videoconferenza, con il team che ha creato e porta avanti l’iniziativa. Da mercoledì, con la riapertura delle frontiere regionali, un camper di Progetto Rialzati Italia è infatti impegnato in un tour da un capo all’altro della penisola: partito da Monza, in Lombardia, ha fatto tappa mercoledì 3 giugno a Firenze e a Firenze Sud. Ieri è stato a Roma e Roma Sud, e oggi a Salerno e poi a Ceglie Messapica, località pugliese in provincia di Brindisi che ospiterà tra alcune settimane le attività estive del Progetto. Domani sarà la volta di Ancona e infine domenica 7 giugno il camper farà l’ultima tappa del tour a Rimini.A bordo c’è Omar Bertolla, l’imprenditore digitale genovese che con Stefano Versace, artefice della maggiore catena di gelaterie italiane negli Stati Uniti, ha ideato e fondato Progetto Rialzati Italia. Con Bertolla viaggia lo staff dei responsabili strategici, organizzativi e tecnologici dell’iniziativa. Per ogni tappa sono in programma incontri con i protagonisti locali: gli “angel”, i segnalatori dei prodotti, e gli “ambassador”, che avranno anche il compito di presentarli. “Ci incontriamo per conoscerci e stare insieme – spiega Omar Bertolla – ma anche e soprattutto per condividere il progetto e approfondirne gli aspetti operativi”.La piattaforma è nata per esportare i migliori prodotti regionali italiani del food garantendone la tracciabilità dell’origine controllata. Obiettivo dell’iniziativa è creare nuove fonti di reddito, in un momento di difficoltà del settore, sia per i segnalatori dei prodotti della propria provincia, sia per le aziende produttrici che verranno selezionate per essere inserite con i loro prodotti nel catalogo digitale di Progetto Rialzati Italia su piattaforme di e-commerce e network internazionali.

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Pronti? Via! Via per dove? Non si sa

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 giugno 2020

La conferenza stampa del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, di ieri, ha aumentato i dubbi. Il presidente Conte ha annunciato, con la “fase 3”, il “Progetto di rinascita del Paese”. Quale sia non è dato di sapere.Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, del governo Conte 1, aveva dichiarato che erano disponibili 118 miliardi di euro di investimenti immediatamente attivabili. Sono passati due anni e non se ne è fatto nulla. Oggi sarebbe il caso di utilizzarli, considerato il disastro sanitario, sociale ed economico che l’Italia subisce e subirà ancor di più dall’autunno prossimo, quando verranno a mancare la cassa integrazione e il divieto di licenziamento.Ci si nasconde dietro la burocrazia che frena tutto ma, vorremmo ricordare, che la burocrazia applica le norme deliberate dal Governo e dalla sua maggiorana parlamentare. Basta cambiarle per liberare da lacci e lacciuoli tutto ciò che impedisce di rendere operativi gli investimenti.Il presidente Conte ha annunciato che valuterà diverse opzioni per il rilancio economico e, per questo vuole convocare gli “Stati Generali dell’Economia”.Non è tempo di valutazioni ma di decisioni.Vogliamo informare il presidente Conte, e anche il ministro Di Maio, che il famoso Mes, abborrito come prestito da restituire (perché i Btp non devono essere restituiti?) ha raggiunto tassi finali negativi, il che vuol dire che non pagheremo gli interessi ma li riceveremo.
Nel frattempo, il presidente Conte valuta. Deve essere un pensiero faticoso. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Riparte la settima edizione del progetto Girls Code it Better

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 maggio 2020

L’iniziativa è stata ideata e sviluppata da Officina Futuro Fondazione MAW, nata per avvicinare alla tecnologia le alunne delle scuole secondarie di primo grado attraverso laboratori di progettazione, di programmazione informatica e fabbricazione digitale.
Sono aperte infatti le candidature su http://www.girlscodeitbetter.it per tutte le scuole interessate ad aderire al progetto per l’anno scolastico 2020-2021: la didattica, alla luce dell’emergenza sanitaria Covid 19 in cui è coinvolto il nostro Paese, è stata integrata con un percorso a distanza, potenziando tutti gli strumenti digitali a disposizione per la condivisione, la collaborazione e la creazione.Lo scorso anno l’iniziativa ha visto coinvolti oltre 35 istituti italiani distribuiti tra Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino, Emilia Romagna, Lazio, Marche, Molise e Puglia. Un percorso di 45 ore, che si sta concludendo ora, durante il quale 20 ragazze in ogni laboratorio hanno affrontato un tema e l’elaborazione di un progetto che prevedeva lo sviluppo di un’area tecnica strumentale scelta tra schede elettroniche e automazione, sviluppo di siti web, app e videogiochi, percorsi di realtà virtuale e aumentata.Il tutto in una condizione di realtà inattesa e critica dalla fine di febbraio. A causa dell’emergenza sanitaria, infatti, la scuola si è inevitabilmente trovata a dover affrontare nuovi e vecchi problemi: didattica a distanza, piattaforme, strumenti di valutazione, dispositivi, reti e soprattutto l’assoluta necessità di individuare nuovi percorsi con idee efficaci.
In tale contesto Girls Code it Better si è messa in prima linea per dialogare con gli insegnanti e consentire alle ragazze di poter portare a termine il loro progetto, dando loro l’opportunità di poter esprimere il proprio pensiero e le proprie idee con cui reinventare nuovi percorsi, nuovi mondi. L’iniziativa è partita dalle stesse partecipanti che hanno chiesto di poter riprendere i Club per portare a termine i lavori, ricalibrandoli e modificandoli per farli vivere e prendere forma completamente on line, in una modalità digitale a 360 gradi.“Sono sei i pillars su cui si basa il lavoro quotidiano di GCIB che certamente possono vivere anche in un contesto anomalo come quello che viviamo oggi: le ragazze sono al centro del processo di apprendimento, l’assegnazione di problemi reali e compiti autentici, lavori a piccoli gruppi, progettazione collaborativa, riflessione condivisa, utilizzo degli strumenti come mezzi creativi e non come fine. – spiega Costanza Turrini, ideatrice e project manager di Girls Code it Better.Nei prossimi anni, in modo particolare, la scelta dei problemi e degli strumenti assegnati alle ragazze saranno gli elementi fondamentali per continuare a far fiorire, sia on line sia in presenza, le personalità e le competenze delle ragazze per la costruzione di nuovi percorsi creativi e istruttivi.Le candidature saranno accolte fino al 30 maggio 2020Per candidarsi: http://www.girlscodeitbetter.it

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Riparte la settima edizione del progetto Girls Code it Better

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 maggio 2020

E’ l’iniziativa ideata e sviluppata da Officina Futuro Fondazione MAW, nata per avvicinare alla tecnologia le alunne delle scuole secondarie di primo grado attraverso laboratori di progettazione, di programmazione informatica e fabbricazione digitale.Sono aperte infatti le candidature su http://www.girlscodeitbetter.it per tutte le scuole interessate ad aderire al progetto per l’anno scolastico 2020-2021: la didattica, alla luce dell’emergenza sanitaria Covid 19 in cui è coinvolto il nostro Paese, è stata integrata con un percorso a distanza, potenziando tutti gli strumenti digitali a disposizione per la condivisione, la collaborazione e la creazione.

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Parte il progetto di riforma delle procedure dei pagamenti dei premi ippici del Ministero delle Politiche Agricole

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2020

Grazie all’introduzione di semplificazioni e di processi informatizzati si punta a ridurre sensibilmente i tempi medi di lavorazione e della successiva liquidazione dei premi relativi alle corse ippiche. Si inizia con i premi con fatture del mese di gennaio 2020 che oggi vengono pagati a 130-140 giorni in media e che, attraverso il nuovo sistema, si mira ad erogare in 90-100 giorni. La fase successiva riguarderà la razionalizzazione dell’anagrafica e del database degli operatori per poi passare ai premi senza fattura che partiranno non appena ricominceranno le corse.“L’epidemia Covid-19 non ha bloccato il progetto di riforma che stiamo portando avanti sin dal mio ingresso al Ministero delle Politiche Agricole – dichiara il Sottosegretario con delega all’ippica, Giuseppe L’Abbate – Sui pagamenti l’obiettivo è arrivare a pagare tutti entro 80 giorni, tenendo conto che almeno 34 giorni di questi sono propri di fasi incomprimibili: penso, ad esempio, alla registrazione dei decreti di impegno e di liquidazione nonché ai tempi tecnici di erogazione della Banca d’Italia. La speranza è che ci venga concesso di ripartire quanto prima con le corse ippiche: ben cosciente del fatto che tra gli attuali allenamenti e le gare vere e proprie a porte chiuse non vi sia una grande differenza di persone coinvolte – spiega Giuseppe L’Abbate – sono il primo a voler dare avvio alla ripartenza. A tal proposito è in corso una interlocuzione ma la gestione dell’epidemia Covid-19 risponde alle direttive del Comitato Tecnico-Scientifico che nel vagliare le diverse questioni antepone, ovviamente, la salute degli italiani nell’interesse di tutti. Nel frattempo, al Ministero delle Politiche Agricole siamo pronti col protocollo di sicurezza sanitaria necessario per la ripresa delle corse ippiche”.

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Il progetto community hub della fondazione Synapsis

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2020

Nonostante il periodo del lockdown ci abbia portato a stare distanti, la Fondazione Synapsis, a poco più di un mese dalla sua creazione è già a lavoro sulla creazione di una community hub che possa avvicinare i bisogni della società alle proposte delle amministrazioni, ispirato ai modelli dei più virtuosi paesi esteri. “Abbiamo preso spunto dai modelli canadesi – ha spiegato il presidente della Fondazione, Milena Marzano -. L’innovazione che puntiamo a portare con il nostro modello di community hub sta nell’offerta di servizi che utilizza a sua volta le risorse, in uno scambio reciproco tra diversi attori sociali, dalle famiglie alle istituzioni, passando per le start up, ma anche i migranti, centri di ricerca, associazioni culturali, chi si occupa di euro progettazione e soprattutto imprese”. Sviluppate e ben consolidate all’estero le community hub sono luoghi ideali nei quali ci sono servizi per la comunità offerti dalla società stessa. Questa visione internazionale deriva proprio dalle origini stesse della Marzano, italo-canadese. Il Canada infatti è uno dei primi paesi al mondo ad aver creduto e investito nei modelli di supporto alla comunità, tanto che da una ventina d’anni sono diventati punti di riferimento consultivo per il governo o per le amministrazioni locali nella definizione di politiche necessarie alla società. Sebbene sia stata fondata nel periodo più tormentato degli ultimi 20 anni, l’organizzazione nata dai rappresentanti dell’operosa Rete Civica Urbana Picone Poggiofranco, iniziativa lanciata dal Comune di Bari, si è da subito dedicata a creare una mappatura della città, analizzandone i bisogni. La Fondazione Synapsis, il cui nome derivante dal greco antico vuol dire “unione”, si pone dunque come la prima hub di comunità in Puglia. Essa è composta da cellule dislocate sul territorio che hanno il compito di mappare servizi e bisogni presenti nel territorio stesso. Sono appunto queste cellule che creeranno le “sinapsi sociali”, spinte dal convincimento che i bisogni e le risorse non sono unidirezionali, ma vanno scambiate tra persone dotate di buona volontà.
“Un buon modo per rilanciare l’economia è proprio l’analisi dei bisogni di una comunità. La nostra fondazione, strutturata in maniera tale da cogliere tali caratteristiche del territorio, può essere utile. Ormai siamo costretti a rivedere i sistemi dell’economia e ridisegnare un dialogo stringente tra imprese e cittadini. Noi vogliamo essere un catalizzatore di questa interazione”.
In questo processo l’elemento fondamentale è rappresentato proprio dai componenti dell’hub, in gran parte i soci fondatori della Synapsis, ricercatori impegnati a vario titolo, imprenditori che operano sul campo, da tanti anni, nei contesti più svariati e società benefit che hanno preso l’impegno già nello statuto in termini di attenzione verso la propria comunità e quindi sono i primi interlocutori che si sono inseriti volentieri in questo progetto.

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Un progetto audiovisivo lanciato dall’Istituto Italiano di Cultura a Madrid

Posted by fidest press agency su martedì, 5 maggio 2020

E’ stato lanciato sul proprio sito web e sui propri social un progetto audiovisivo in cui noti autori, artisti e intellettuali italiani riflettono sulle affinità tra la cultura italiana e spagnola prendendo come punto di partenza l’isolamento globale nel quale ci troviamo da varie settimane. Dopo il lancio delle prime registrazioni di Nicola Lagioia, Annarosa Buttarelli, Andrea Tarabbia, Giovanni Solimine, Helena Janeczek, Michela Marzano, continuiamo ad arricchire il nostro progetto e il nostro “pensiero” e apriamo il mese di maggio con le riflessioni di altri dodici intellettuali.
Lo scrittore Adrián Bravi, nato in Argentina e residente da molti anni in Italia, considera lo spagnolo e l’italiano le “lingue del cuore” e la Spagna e l’Italia due gemelle eterozigote che nel corso dei secoli hanno sempre vissuto momenti di scambio e incrocio, anche dal punto di vista linguistico. Colpite ora dalla stessa pandemia, le gemelle eterozigote hanno bisogno di rafforzare il vincolo che le ha tenute insieme fin dalla nascita per avere di nuovo voce in capitolo in Europa: anche se non conoscono la strada, supereranno questo momento unite dalla fratellanza che le ha sempre caratterizzate.Successivamente, Pietro Del Soldà, saggista, autore e conduttore del programma di Rai Radio3 Tutta la città ne parla, sottolinea la stretta relazione e le affinità tra l’Italia e la Spagna, non solo in questo momento, ma nella modalità “di stare al mondo”, di vivere, di socializzare e in tutte le manifestazioni dell’arte e della cultura. Riflette soprattutto sull’unione e sul “nuovo pensiero” comune europeo nel valutare nuove modalità di fare cultura, per incontrarci di nuovo, vivere le nostre piazze e le nostre meravigliose città. Lo scrittore Mauro Covacich, ricordando il suo viaggio a Barcellona alla fine di gennaio e la sospensione di quello a Madrid per partecipare all’ultimo incontro del nostro Ciclo E3+ – Encuentros Editores Escritores Atlante dei Sentimenti programmato il 12 marzo, in questo momento di smarrimento considera necessario aggrapparsi alle poche certezze che abbiamo. A suo parere, forse, una delle poche certezze è rappresentata dai classici. E a chi chiedere? Lui, senza dubbio, chiede a Dante, a Boccaccio, a Petrarca, a Ariosto, a Tasso o anche all’anonimo Lazarillo de Tormes o a Cervantes; e, per dimostrarlo, ricorre alla spiegazione del significato di libertà che Alonso Quijano offre a Sancio nella seconda parte del Don Chisciotte. La poetessa Alessandra Carnaroli esprime la sua riflessione sul difficile momento che stiamo attraversando, la vita nelle nostre case, la famiglia, il confinamento, con la lettura della poesia inedita Telecronica. Il patriottismo e il senso di comunità sono alla base delle considerazioni della scrittrice Claudia Durastanti. In una situazione di grande “Risiko collettivo”, inevitabilmente emergono il patriottismo involontario e una sorta di competizione tra i paesi. Quello che maggiormente la identifica in questo momento è il senso di comunità e ce lo espone ricordando la traduzione del saggio Staying with the Trouble de Donna Haraway; lancia un messaggio di speranza al mondo della cultura in cui dovrà avere un ruolo importante la sfida ad approfondire quegli aspetti non considerati fino ad oggi. Leonardo Sangiorgi, fondatore di Studio Azzurro, ricorda e recita il poema mitologico Favola di Polifemo y Galatea del poeta e drammaturgo spagnolo barocco Luis de Góngora, in cui viene menzionato Capo Lilibeo –il punto più a ovest della Sicilia-, dove Studio Azzurro ha realizzato un museo mai aperto. In questi giorni di paradossi e eccessi, Capo Lilibeo, il suo museo e la immaginaria possibilità di osservare da lì le coste spagnole, è un modo per evocare la relazione, strana e paradossale, tra l’Italia e la Spagna. Federica Manzon, scrittrice e direttrice didattica della Scuola Holden di Alessandro Baricco di Torino, riflette sul ruolo della narrativa come apertura verso mondi e luoghi sconosciuti, soprattutto in situazioni complicate come quella che stiamo vivendo. A questo proposito, sottolinea il valore che ha avuto la letteratura spagnola per gli scrittori italiani e quella italiana per gli scrittori spagnoli e ringrazia i traduttori per l’importante lavoro svolto, che ha permesso, permette e permetterà il dialogo e lo scambio tra le nostre culture. La poetessa Gisella Genna ricorda la frase finale di un breve testo che ha scritto qualche mese e che, nonostante fossero momento diversi, sembra descrivere il suo attuale stato d’animo, il modo di relazionarsi e aprirsi, in questa distanza obbligata, alle paure e ai sentimenti provocati dal confinamento. Lo scrittore Alcide Pierantozzi condivide il suo augurio, che è anche una richiesta, chiedendo agli scrittori spagnoli –per molti aspetti simili agli italiani- di cercare di non eludere le domande importanti. E Giuseppe Catozzella, scrittore, affronta il confinamento che stiamo vivendo come un “dono”: da una parte abbiamo di nuovo a che fare con l’antica domanda di Diogene: chi sono io?, dall’altra sembra essere tornati a un mondo ormai sorpassato, vale a dire a un mondo di cose semplici, piccole, elementari. È il momento di utilizzare l’arte, il cinema, la letteratura e la cultura in tutte le sue manifestazioni perché è proprio questa che ci aiuta a capire chi siamo. L’arte disegna e costruisce il mondo futuro.

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Progetto di educazione ambientale

Posted by fidest press agency su domenica, 3 maggio 2020

Nell’emergenza sanitaria dà così il suo contributo anche “Nuvole a motore”, l’iniziativa di educazione ambientale realizzata dalla Fondazione OMD – Osservatorio Meteorologico Milano Duomo, in collaborazione con ADM – Associazione Didattica Museale e con il contributo di IGS – Ital Gas Storage, primo operatore indipendente nel settore dello stoccaggio del gas in Italia.
Le attività didattiche in aula sono state infatti sostituite da videolezioni, disponibili gratuitamente sul sito nuvoleamotore.it non solo per i 1500 alunni delle 73 classi (appartenenti a 27 scuole primarie e secondarie di 16 comuni del lodigiano) che hanno aderito all’edizione 2019-2020 del progetto, ma anche per tutti gli insegnanti e gli studenti d’Italia.Un prezioso supporto alla didattica a distanza che, in questo momento di grande difficoltà per tutta la scuola, risponde appieno al principio di inclusività che ha sempre caratterizzato “Nuvole a motore”. I video, nei quali gli educatori qualificati della Fondazione OMD e di ADM illustrano i concetti fondamentali dell’energia, del clima e della meteorologia e gli esperimenti che permettono di dare concretezza a queste nozioni, si aggiungono infatti agli altri strumenti già presenti sul sito del progetto e liberamente scaricabili: il booklet, i quiz, l’app e l’audiolibro.Gli studenti delle classi aderenti all’iniziativa, inoltre, saranno coinvolti in un’importante iniziativa solidale, che consentirà a ciascuno di loro di dare un piccolo ma significativo contributo per aiutare il territorio in cui vivono a far fronte alle conseguenze dell’emergenza sanitaria.
Come prova di merito finale, infatti, ogni alunno potrà inviare un elaborato individuale, di natura multimediale, letteraria, grafico-artistica o creativa, riguardante un argomento a scelta tra quelli trattati dal progetto. Grazie al supporto di Ital Gas Storage, per ogni lavoro ricevuto entro il 31 maggio 2020 “Nuvole a motore” destinerà la cifra simbolica di 10 € a un’iniziativa benefica a favore del lodigiano, che potrà essere di carattere sanitario, economico, sociale o scolastico e che verrà scelta anche sulla base dei suggerimenti ricevuti dagli stessi studenti. Allo stesso intervento sarà donato anche il budget inizialmente preventivato per i premi finali.“Nuvole a motore” si realizza in uno dei territori che sono stati più colpiti dall’emergenza sanitaria in corso – dichiara Leonardo Rosato Rossi, responsabile progetti della Fondazione OMD – Quando ci siamo trovati a ripensare il progetto di fronte alla chiusura delle scuole abbiamo quindi voluto farlo in maniera da poter dare il nostro contributo, coinvolgendo anche gli studenti. Responsabilizzare gli adulti del domani riguardo alla realtà in cui vivono è d’altronde uno degli obiettivi che ci ha spinti due anni fa ad avviare “Nuvole a motore”.

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Progetto “Carcere e scuole: educazione alla legalità”

Posted by fidest press agency su sabato, 2 maggio 2020

È un progetto complesso, che compie 18 anni e ha attraversato tempi difficili in cui nessuno avrebbe scommesso sulla sua sopravvivenza, perché un progetto con al centro le storie delle persone detenute non ha vita facile. Eppure, ce l’abbiamo fatta anche questa volta perché davvero nessuno vuole rinunciare a questo progetto, e dopo alcuni incontri di programmazione con i docenti ci siamo attivati per incontrare gli studenti a distanza. All’inizio avevamo qualche timore, perché veniva a mancare il contatto diretto, così importante quando le persone detenute portano la loro testimonianza, ma abbiamo deciso di provarci in un primo incontro, con due classi dell’Istituto Scarlcerle di Padova. E siamo veramente contenti dei risultati. Utilizzare un mezzo a distanza ci ha tolto la bellezza di leggere sui volti degli studenti l’interesse e l’emozione, ma ci ha permesso di coinvolgere persone che non abitando a Padova non avrebbero potuto partecipare: in quel primo incontro ad esempio abbiamo avuto con noi Giorgio Bazzega, figlio del maresciallo Sergio Bazzega, ucciso nel 1976 in un conflitto a fuoco con un giovanissimo brigatista negli anni tragici della lotta armata in Italia, quando lui di anni ne aveva poco più di due.“La vittima, in generale, sente di avere il monopolio del dolore”: sono parole di Giorgio Bazzega, che ha per anni convissuto con la rabbia, il rancore, la droga usata come “anestetico”, ma poi ha incontrato sulla sua strada esperienze importanti che lo hanno portato a fare la conoscenza con una idea diversa della giustizia, quella che al male sceglie di non rispondere con altro male.In giorni di scuola strani, quando le lezioni si fanno a distanza e può sembrare un modo meccanico e senza calore umano, accade invece che si riesca ad aprire tanti dialoghi altrettanto “strani”, che mettono insieme persone che dovrebbero essere “nemiche” e invece hanno scelto di parlarsi: vittime, “carnefici”, figli innocenti di genitori detenuti. E così è successo che il 20 aprile, due classi dell’Istituto Scalcerle e poi il 23 moltissime classi del Liceo Curiel hanno “incontrato” in videoconferenza Fiammetta Borsellino, figlia minore del magistrato Paolo Borsellino, ucciso dalla Mafia nella strage di via D’Amelio il 19 luglio 1992, e poi Francesca, figlia di un detenuto, ex appartenente alla criminalità organizzata, e ancora due persone che hanno finito di scontare una lunga pena.“Mio padre diceva che il vero cambiamento, la vera lotta alla mafia può essere fatta soltanto con quella rivoluzione morale e culturale che deve necessariamente coinvolgere le nuove generazioni” ha detto Fiammetta, e forse è una rivoluzione anche che una persona come lei, invece di nutrirsi di odio, scelga di rifiutare la vendetta e di privilegiare sempre il dialogo, il confronto, la mediazione.Questi incontri in videoconferenza fanno parte del progetto “Carcere e scuole: educazione alla legalità” che la redazione di Ristretti Orizzonti ha rimodulato arricchendolo, nonostante le difficoltà dell’emergenza, ed è sostenuto dal Comune di Padova e, per la parte in carcere, l’unica però ancora ferma, dalla Casa di reclusione.La richiesta che abbiamo da tempo fatto, e alla quale speriamo di avere finalmente una risposta, è che anche il personale del carcere e i detenuti della redazione interna di Ristretti Orizzonti siano coinvolti in questo progetto, che segna davvero una piccola rivoluzione culturale: l’apertura di un dialogo “permanente” per una idea diversa di Giustizia che coinvolga vittime, persone detenute, loro figli, volontari e operatori.Ma un progetto così innovativo ha bisogno di reinventare anche le parole della comunicazione: e allora il progetto si chiuderà con una videoconferenza in cui Gianrico Carofiglio, magistrato e scrittore, autore tra l’altro del testo “La manutenzione delle parole”, terrà una lezione e dialogherà sul valore delle parole.

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Parte la fase School Labs del progetto LetsApp

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 aprile 2020

Samsung e il Ministero dell’Istruzione annunciano oggi l’inizio di Samsung School Labs, la seconda fase di LetsApp – Solve for Tomorrow Edition (www.letsapp.it), la terza edizione del progetto rivolto a tutti gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado, pensato al fine di sensibilizzare i giovani ad un diverso utilizzo del digitale. Grazie a School Labs, ognuno dei 9 gruppi finalisti (di seguito lista con il dettaglio dei progetti e dei gruppi), sulla base dei progetti consegnati tra le quasi 600 proposte ricevute dalle scuole di tutta Italia tra novembre 2019 e il 31 marzo scorso, parteciperà ad un workshop da remoto, organizzato con l’obbiettivo di aiutare gli studenti nello sviluppo delle loro soluzioni. I workshop saranno suddivisi in due fasi, previste a partire da oggi 17 al 30 aprile: una sessione di design thinking sul problema che gli studenti hanno identificato, guidata dai tutor di Samsung Italia, con l’obiettivo di perfezionare il progetto in termini di fattibilità, innovazione e sostenibilità; e una seconda fase in cui, assieme ai tutor, gli studenti individueranno il giusto storytelling per raccontare la propria soluzione e verranno indirizzati su alcune tecniche di public speaking per potersi preparare al meglio in vista della selezione finale. Alla fine di Samsung School Labs, il team selezionatore di Samsung Italia e il Ministero dell’Istruzione, sceglierà i 3 progetti più meritevoli per l’hackaton finale della terza edizione di Samsung LetsApp, previsto per maggio 2020.“Da quasi 30 anni, Samsung si impegna per la diffusione della cultura del digitale in Italia, contribuendo concretamente alla causa con diversi progetti formativi rivolti a diverse fasce della popolazione. Tra le iniziative rivolte ai più giovani spicca Samsung LetsApp, che negli ultimi tre anni, insieme ai nostri partner, ci ha permesso di offrire a tutti gli studenti italiani diverse tipologie di competenze, sia soft che digital skill, che si riveleranno sicuramente utili per la formazione professionale delle nuove generazioni. In questo contesto, siamo davvero entusiasti di avviare la fase School Labs della terza edizione di LetsApp, dopo aver accompagnato migliaia di studenti in tutta Italia durante il primo segmento del progetto attraverso un percorso formativo sul digitale, strutturato in 7 diversi moduli, nei quali sono stati alternate nozioni teoriche a demo pratiche” commenta Anastasia Buda, Corporate Social Responsibility Manager di Samsung Electronics Italia.Il nuovo progetto si inserisce nell’ambito delle finalità del Protocollo d’Intesa, sottoscritto in data 1 maggio 2019, tra il Ministero dell’Istruzione e Samsung Electronics Italia per la realizzazione di azioni a supporto dell’innovazione digitale nella scuola italiana, che, tra le altre, individua proprio quella di avvicinare gli studenti al mondo dell’imprenditorialità ed alimentarne lo spirito d’iniziativa. La partecipazione al programma è anche un’occasione per acquisire competenze e maggiore consapevolezza delle proprie attitudini, grazie al confronto con i concetti di progettualità e di learn by doing. Parte integrante della formazione sono le cosiddette “Soft Skills”, competenze trasversali essenziali per un inserimento efficace nel mondo del lavoro, sempre più apprezzate e richieste perché consentono alle aziende di avere risorse in grado di adattarsi con flessibilità e velocità ai cambiamenti del mercato. Obiettivo non secondario del progetto è quello di fornire agli studenti delle conoscenze di base sull’imprenditorialità, sul marketing e sulla comunicazione e di offrire una panoramica su come la tecnologia produca innovazione creativa. Come per la scorsa edizione verranno coinvolti maggiormente anche gli insegnanti attraverso un’apposita area dedicata in modo da poter approfondire gli argomenti anche durante le normali ore di lezione.La piattaforma LetsApp è disponibile al seguente link: http://www.letsapp.it

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«Quel progetto di Guarino di rifondare la DC»

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 aprile 2020

Nel libro di Angelo Polimeno Bottai «Alto tradimento» il giornalista ha ricostruito alcune vicende fondamentali della più recente storia d’Italia partendo dall’archivio del giurista scomparso Giuseppe Guarino, già ministro delle finanze, politico DC e giurista.
«Con Giuseppe Guarino – scrive Bottai – l’Italia non perde solo uno dei suoi più grandi giuristi del Novecento, ma anche un vero patriota e un convinto europeista che si è battuto per la difesa del patrimonio industriale dello Stato e per il rispetto dei principi di democrazia nell’UE, denunciando, in punto di diritto, l’illegittimità del patto di Stabilità e del Fiscal Compact. Nel mio ultimo libro, “Alto Tradimento”, attraverso le sue testimonianze di ministro della Partecipazioni Statali nel governo Amato nel ’92, e attraverso le sue carte, molte delle quali assolutamente inedite, ho avuto modo di approfondire quanto accaduto in alcune fasi delicate della nostra vita Repubblicana: dal caso Baffi Sarchielli alla Banca d’Italia, alle privatizzazioni all’inizio degli anni Novanta, al varo del Patto di Stabilità europeo. Non solo: Guarino, dal 94 all’inizio del ’96, è stato il promotore di una grande trattativa segreta che aveva due obiettivi: rifondare la Democrazia Cristiana e riscrivere alcune parti della Costituzione. Trattativa alla quale hanno partecipato i massimi esponenti delle istituzioni e della politica, dal capo dello Stato Scalfaro al premier Dini, da Berlusconi a D’Alema ai vertici della Chiesa Cattolica. Carte che Guarino ha voluto affidarmi perché venissero pubblicate per la prima volta al fine di lasciare memoria di un altro passaggio, purtroppo concluso senza risultati, della nostra recente vita repubblicana. Ora Guarino ci lascia proprio in un momento delicato per l’Europa e per il nostro rapporto dentro l’UE. Solo una coincidenza. Ma speriamo serva a ricordarci di fare uso dei suoi preziosi insegnamenti» Attraverso un percorso storico basato su documenti e testimonianze del tutto inediti e messi a disposizione da Giuseppe Guarino, «Alto Tradimento» ricostruisce vicende cruciali della nostra storia recente. Tra queste: le privatizzazioni, la gigantesca dismissione dell’apparato industriale dello Stato contrassegnata da feroci scontri politico-economici e avvenuta con procedure e condizioni di aspra lettura; il Patto di Piazza Borghese, una trattativa segreta per far rinascere un grande partito dei moderati erede della Dc che ha coinvolto le massime autorità istituzionali, della politica ed ecclesiastiche, che interessi estranei a quelli comuni hanno fatto fallire e che viene rivelata su queste pagine per la prima volta; il via libera dell’Italia allo stravolgimento dei Trattati europei con spericolati quanto illegittimi artifizi giuridici. Tutte operazioni che recano il segno di un ristretto gruppo dirigente. Sempre lo stesso.

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Al via il progetto COVID19_l@b incubatore di idee contro il Coronavirus

Posted by fidest press agency su sabato, 18 aprile 2020

Bergamo. All’Ospedale Papa Giovanni XXIII si sono poste le basi in questi giorni di un centro catalizzatore di idee e progetti di ricerca, chiamato COVID19_l@b, per supportare clinici e ricercatori nello sviluppo di studi e proposte per rispondere ai bisogni dei pazienti con COVID-19. Il centro si occuperà, per esempio, di raccogliere e analizzare dati clinici e di laboratorio, per individuare fattori prognostici e prevedere gli esiti clinici, e di facilitare l’introduzione in corsia di nuove terapie, attraverso l’avvio di sperimentazioni cliniche nazionali e internazionali.Supporto verrà dato anche nella verifica della letteratura scientifica, nella definizione di protocolli aziendali in linea con gli standard nazionali e internazionali per la gestione della patologia e nell’osservazione epidemiologica, anche attraverso lo sviluppo di partnership per ampliare le opportunità, le competenze e le risorse disponibili. Fondamentale sarà anche la valutazione dei livelli di sicurezza dell’assistenza, dell’efficacia dei modelli organizzativi sviluppati per fronteggiare la patologia e lo sviluppo di nuove tecnologie per il contenimento dell’infezione.
In pratica un incubatore di progetti per promuovere la ricerca clinica orientata allo sviluppo e alla validazione scientifica di nuove strategie contro l’infezione da COVID19 e contemporaneamente al miglioramento di percorsi di cura e modelli organizzativi per fronteggiare la crisi.“Il problema maggiore che stiamo affrontando, sia da un punto di vista clinico che organizzativo, è l’assenza di dati ed esperienze forti rispetto alla patologia COVID19 – ha commentato Maria Beatrice Stasi, direttore generale dell’ASST Papa Giovanni XXIII -. Questa incertezza, data dal fatto che stiamo lottando contro un virus nuovo e ancora quasi sconosciuto rende più difficile fornire risposte ai numerosi quesiti clinici e gestionali su come meglio fronteggiare la pandemia. La nostra azienda ha sempre investito in innovazione e ricerca indipendente, perché queste sono le leve per perseguire la qualità e l’appropriatezza delle cure e perché siamo convinti che in un ospedale dove si fa ricerca avanzata, gli utenti ricevono cure migliori. Il momento attuale e l’incertezza di dati su cui basare scelte ragionate per fronteggiare l’infezione da coronavirus ci ha portato a pensare a un centro di coordinamento dove poter far incontrare domande e risposte, sfruttare a pieno i dati acquisiti in ambito sanitario e sviluppare collaborazioni di ricerca anche in ambito internazionale”.Uno degli ambiti al centro dell’attenzione dei ricercatori del Papa Giovanni sarà la diagnostica molecolare, che consente già da un lato l’identificazione diretta del virus e dall’altro il rilevamento di anticorpi anti-COVID-19, pilastro della sorveglianza sierologica. Ma i test diagnostici in vitro saranno fondamentali anche per valutare la gravità della malattia, per definire la prognosi, per i pazienti in follow-up, per guidare il trattamento e per il loro monitoraggio terapeutico. Ambiti nel quale ci si muove ancora senza punti di riferimento precisi, che invece è fondamentale identificare con urgenza e precisione per definire percorsi clinici efficaci senza disperdere risorse preziose.Il progetto COVID_l@b è coordinato dal Clinical Trial Center (CTC) del Papa Giovanni XXIII, in collaborazione con la Fondazione per la Ricerca Ospedale di Bergamo (FROM) con cui condivide i progetti di ricerca strategici. Il progetto COVID19_l@b durerà 36 mesi e potrà essere rinnovato in base ai risultati raggiunti.

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Partito il progetto europeo MOOD per la prevenzione dei rischi nella sanità pubblica

Posted by fidest press agency su martedì, 14 aprile 2020

Un nuovo progetto di ricerca scientifica per individuare con largo anticipo i primi segnali di epidemie, al termine del quale, nel 2023, saranno messi a disposizione di tutti i Paesi strumenti di monitoraggio ad integrazione di quelli esistenti. Sono 25 gli enti di ricerca e le agenzie di salute pubblica e veterinaria di 12 paesi al mondo impegnati in questa sfida a carattere globale. Tra questi c’è la FEM che coordina il Work Package sulla diseases intelligence e che vede come partner FBK nell’ambito della JRU Epilab, operante da un paio di anni nell’ambito dell’epidemiologia quantitativa delle malattie infettive, e l’Istituto Superiore di Sanità.
“FEM coordina in questo progetto una specifica area relativa alla intelligenza delle malattie che ci vede collaborare con FBK nella raccolta di dati a livello europeo e sviluppare modelli epidemiologici” spiega la coordinatrice della Work Package sulla diseases intelligence, Annapaola Rizzoli, dirigente del Centro Ricerca e Innovazione FEM.
Coordinato dal CIRAD, il centro francese di cooperazione internazionale nella ricerca agronomica per lo sviluppo, nel contesto del programma europeo H2020, con un budget di 14 milioni di Euro, il progetto MOOD è stato lanciato a Stoccolma, dove ha sede il Centro Europeo per il controllo delle malattie partner dell’iniziativa assieme all’Organizzazione Mondiale per la Sanità (WHO), alla FAO e all’Organizzazione Mondiale per la Salute Animale. L’inizio del progetto, nel mese di gennaio, è coinciso con la diffusione del virus Covid-19, mettendo alla prova fin da subito il team di ricerca nell’elaborazione di misure basate sulla modellizzazione della trasmissione del virus, la diagnosi precoce e lo sviluppo della pandemia.
Quali sono i rischi legati alla diffusione di nuovi patogeni in Europa? In quali zone è maggiore la probabilità che si diffondano? Queste, essenzialmente, le domande a cui i ricercatori di MOOD cercheranno di rispondere sfruttando tecniche analitiche e di estrazione dei dati provenienti da più fonti per migliorare il rilevamento, il monitoraggio e la valutazione delle malattie emergenti in Europa. L’auspicio è che MOOD possa fornire supporto pratico e metodologico alle esistenti piattaforme di monitoraggio, combinando le informazioni legate alla salute con dati legati ad altri fattori, come quelli climatici e migratori, oppure all’uso del territorio o addirittura alla deforestazione.
Il cambiamento climatico, la mobilità animale e umana, la crescita della popolazione mondiale e l’urbanizzazione hanno portato ad un aumento del rischio legato all’insorgenza di emergenze sanitarie ed alla diffusione globale di nuovi patogeni. Il mondo lo sta vivendo in questo momento a seguito della diffusione della pandemia legata al virus Covid-19. In questa situazione il fattore tempo diventa essenziale per una diagnosi precoce dei rischi.

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Progetto WOW FI alla campagna ‘Torino City Love’

Posted by fidest press agency su martedì, 14 aprile 2020

500 studenti torinesi potranno connettersi da casa propria e accedere alle lezioni online fino al termine dell’anno scolastico. Il servizio, che rientra nel programma dell’iniziativa di solidarietà digitale e di innovazione rivolta ai partner di ‘Torino City Lab’, e non solo, per offrire gratuitamente risorse, azioni e competenze a supporto di cittadini e imprese del territorio durante l’emergenza COVID-19 (https://www.torinocitylab.it/it/submit-to/challenge/torino-city-love) – prevede la donazione, tramite username e password, da parte dell’operatore di 500 accessi gratuiti con connessione illimitata della rete WOW-FI (rete wi-fi di Fastweb con più di un milione di punti di accesso in Italia) ad altrettanti allievi selezionati dal Circuito Scuole insieme all’assessorato all’Istruzione della Città.Torino è la prima città italiana ad aver attivato una simile collaborazione rivolta alla didattica digitale, formalizzata in tempi rapidi e frutto delle propositive interlocuzioni tra l’assessorato all’Innovazione e Fastweb, una delle aziende tecnologiche italiane più all’avanguardia.Il progetto WOW-FI di Fastweb si aggiunge alle azioni, ad oggi circa 60, della campagna ‘Torino City Love’, rivolte a cittadini, imprese, scuola e istituzioni locali. “Sono molto contento che con il progetto WOW-FI siamo riusciti in pochi giorni a trovare una soluzione a un bisogno significativo di una fascia di studenti della città – sottolinea Marco Pironti, Assessore all’Innovazione della Città di Torino -. Grazie al lavoro che stiamo realizzando con Torino City Lab e il suo ecosistema innovazione stiamo riscontrando una crescente attenzione da parte di importanti aziende nazionali e internazionali del mondo tecnologico. Un grazie doveroso anche a Fastweb per aver scelto Torino come prima, e unica ad ora, città in Italia per attivare questa iniziativa”.

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Un progetto per far ripartire il Paese in sicurezza

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 aprile 2020

Torino. Il Politecnico di Torino ha dato il via, insieme ad esperti tecnico-scientifici delle università piemontesi e di altre università e centri di ricerca, anche indicati dalle parti sociali e dal sistema delle imprese, ad un progetto che possa fornire un quadro di riferimento scientifico e tecnologico volto a minimizzare le probabilità di contagio tra persone che non presentano sintomi, così da consentire un rientro controllato ma pronto sui luoghi di lavoro e di aggregazione sociale, non appena i dati epidemiologici lo consentiranno.L’obiettivo del progetto è, nel concreto, di delineare le indicazioni contenute nel Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro – sottoscritto dal Primo Ministro e dai Ministri competenti in materia in data 14 marzo 2020 – in prassi e metodologie applicative che possano favorire una rapida implementazione nei contesti di riferimento. Si parla quindi di luoghi di lavoro non aperti al pubblico (aziende manifatturiere, magazzini), teatri e altri luoghi di aggregazione sociale con biglietto nominativo ed esercizi commerciali, aeroporti, cinematografi e altri luoghi ad accesso libero o comunque non completamente tracciato.La necessità di impostare rigorosamente tali procedure è data alla prospettiva temporale nella quale sarà necessario applicarle, che dipenderà dalla durata dell’emergenza sanitaria e che oggi alcuni esperti prevedono non sarà inferiore a un anno (cioè il tempo minimo necessario per la disponibilità di un eventuale vaccino).Sono quindi al lavoro cinque gruppi operativi, composti da docenti e personale del Politecnico e degli altri Atenei piemontesi, insieme a decine di soggetti qualificati pubblici e privati che hanno voluto aderire all’iniziativa, con il compito di predisporre analisi e proporre strumenti e procedure in altrettanti campi di interesse: valutazione e mitigazione del rischio di contagio nei mezzi di trasporto e nei luoghi lavorativi; definizione di politiche di welfare e di gestione della privacy dei lavoratori, che per le caratteristiche del virus COVID19 dovranno con ogni probabilità essere trattati diversamente in base alla loro età e stato di salute; definizione di adeguati protocolli e strumenti di informazione e formazione dei lavoratori, ad ogni livello (operai, quadri, manager, ecc.); definizione di adeguate misure di supporto economico e logistico alle imprese per il loro adeguamento alle prescrizioni per il contenimento del rischio di contagio; convalida della resilienza delle misure, prescrizioni e protocolli definiti dai tavoli di lavoro sopra citati, nella loro applicazione rispetto ad alcune aziende esemplari di diversi settori produttivi, merceologici, commerciali selezionate anche in modo da coprire dimensioni di organico variabili da piccole a grandi imprese.L’obiettivo è di fornire in tempi molto brevi, entro 10 giorni, un rapporto che possa supportare i decisori politici e l’Istituto Superiore di Sanità, insieme all’analisi del quadro epidemiologico aggiornato, nella definizione di strumenti tecnologici e scientifici per accelerare la ripartenza del nostro sistema economico produttivo nel suo complesso: “In questo momento di grande difficoltà, ci siamo messi, con le altre università del territorio ,a disposizione del sistema produttivo del nostro Paese, che il nostro Ateneo ha contribuito storicamente a far crescere e a innovare, perché siamo convinti che la ripartenza debba essere progettata al più presto e nella piena sicurezza deli lavoratori, mettendo a sistema tutte le conoscenze disponibili”, conclude il Rettore Guido Saracco.

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L’Università di Camerino aderisce al progetto “iorestoacasa.work”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 aprile 2020

Camerino. E’ una piattaforma informatica che consente di offrire gratuitamente strumenti di videoconferenza basati su software open. L’iniziativa è stata promossa da un gruppo di professionisti di Fabriano (AN), che tra tempo supporta lo sviluppo e l’uso di FOSS (Free and Open Source Software). Del gruppo fa parte anche Francesco Coppola, studente di Informatica dell’Università di Camerino, che ha ideato e realizzato l’iniziativa insieme al PDP Free Software User Group d Fabriano, Luca Ferroni, Riccardo Serafini e Dawid Weglarz, e la BeFair.Unicam metterà a disposizione del progetto un proprio server, che consentirà agli organizzatori di poter ampliare la piattaforma rendendola fruibile ad un sempre maggiore numero di utenti.“Si tratta di un progetto di grande utilità sociale – sottolinea il prof. Andrea Polini, docente della sezione di Informatica e delegato del rettore per lo Sviluppo delle infrastrutture digitali – che offre la possibilità a tutti di poter comunicare in questo periodo di emergenza in cui tutti dobbiamo rimanere a casa. Per questo abbiamo voluto subito rispondere positivamente alla richiesta del nostro studente ed abbiamo messo a disposizione una nostra macchina”.“Ancora una volta mi piace sottolineare – afferma il Rettore Unicam Claudio Pettinari – come Unicam sia sensibile ai temi di utilità sociale e declini la terza missione degli Atenei in azioni concrete per lo sviluppo ed il benessere della collettività. In questa occasione siamo stati doppiamente lieti di aderire al progetto sia perché offre gratuitamente uno strumento per la videoconferenza sia perché a promuoverlo è stato un nostro studente di Informatica, a dimostrazione, ancora una volta, di quanto siano importanti la scienza e la tecnologia per il nostro vivere quotidiano”. La piattaforma, (https://iorestoacasa.work/) che sta già riscuotendo notevole successo, consente agli utenti, in particolare quelli che hanno minori risorse, di effettuare videochiamate in modo immediato, semplice e gratuito e può essere utilizzata sia per esigenze lavorative che per lezioni ed attività didattiche.

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Tra arte e impresa innovativa, al via il nuovo progetto europeo ETI

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 febbraio 2020

Consapevole dell’importanza di aprire le proprie porte a nuovi pubblici, di favorire maggiori e diversificate relazioni con i visitatori, di sviluppare nella comunità un senso di appartenenza e partecipazione, di coinvolgere i cittadini nella creazione di contenuti espressivi e creativi, in linea con le sfide del XXI secolo, la Fondazione Bottari Lattes chiama a raccolta artisti che con la freschezza delle proprie idee sappiano indicare la strada verso nuovo modi di fruire l’arte e la cultura e attirare l’attenzione di nuovi spettatori, visitatori, lettori.
La Fondazione Bottari Lattes partecipa, infatti, al nuovo progetto europeo ETI (Expérimenter une Transformation Institutionnelle – Sperimentare una Trasformazione Istituzionale), che intende affrontare una sfida non procrastinabile per fare cultura nel nuovo millennio, seguendo le linee dell’audience engagement: la sfida di immaginare un’istituzione culturale sensibile alle trasformazioni della società e dell’arte, capace di guardare a innovative pratiche sociali e artistiche, che sappia aprire i propri spazi a un pubblico più ampio e nuovo rispetto a quello di riferimento. Il progetto ETI intende andare alla scoperta e far emegere azioni finora poco esplorate, capaci di favorire l’accesso libero ed egualitario all’arte e cultura a pubblci inconsueti, creare comunità attorno alla cultura e ridurre la frattura istituzionale tra l’arte e la società. Per affrontare queste sfide il progetto ETI si appella agli artisti, alla loro capacità visionaria di intercettare nuove tendenze, bisogni, direzioni e quindi alla loro forza creativa nell’immaginare innovative modalità di fruizioni dei prodotti culturali. Il tutto per avvicinare all’arte, alla letteratura, alla musica e a ogni esperienza culturale anche il pubblico meno interessato.Oltre alla Fondazione Bottari Lattes, unico partner italiano inserito nel progetto ETI, le altre tre realtà europee sono: l’ente ideatore e capofila Ecole Nationale d’Art di Parigi (Francia; http://www.enda.fr); Idensitat di Barcellona (Spagna; https://www.idensitat.net), Minitremu di Târgu Mureș (Romania; http://www.facebook.com/Minitremu). I partner accoglieranno gli artisti selezionati, che potranno mettere in campo una programmazione innovativa, che he fornisca all’istituzione le coordinate utili per trasformarsi in sintonia con il mondo del 21° secolo.Il bando del progetto ETI si rivolge ad artisti di ogni forma espressiva (arte figurativa, musica, scrittura, video arte, ecc.), a cui si chiede di proporre un progetto di riformulazione istituzionale che sperimenti l’accesso alla Fondazione Bottari Lattes da parte di nuovi pubblici.Il carattere innovativo del progetto risiede soprattutto nel coinvolgomento di privati e imprese. Per esprimere la propria candidatura l’artista, infatti, deve affiancarsi a un partner privato (persona fisica o giuridica) che sia espressione di competenze specifiche, radicato in un territorio, impegnato nello sviluppo economico e sociale. Dalla viticoltura al tessile, dall’agroalimentare all’artigianato, dall’ecologia al digitale, l’artista potrà scegliere tra diversi comparti, facendo perno sulle specificità del settore economico preso in considerazione. Non dovrà creare un’opera unica dalla classica fruizione attraverso il modello della mostra, ma dovrà ideare progetti, metodi, attività innovative che possano essere mobilitati o riutilizzati sulla stregua di un format culturale. Questa sperimentazione permetterà di combinare i modelli tradizionali con modelli operativi, economici, di visibilità e di accessibilità, favorendo così nuove vie di sviluppo dei pubblici di riferimento.Le candidature dovranno pervenire entro il 5 aprile 2020, compilando il form online: http://eti-europe.eu/it/candidatura.La selezione sarà effettuata dei quattro enti partner del Progetto ETI. Per l’artista vincitore sono previsti un contributo alla realizzazione del progetto per un massimo di 2.000 euro e la copertura delle spese di viaggio e di ospitalità. L’artista potrà sentirsi libero di ricercare in proprio cofinanziamenti per la realizzazione del suo progetto.Gli artisti selezionati parteciperanno a un insieme di azioni per una durata di due anni con un primo incontro a maggio 2020 (data da confermare) e una programmazione locale (date in funzione del Paese). Il progetto ETI si concluderà con un forum organizzato a Parigi a settembre 2021, in cui saranno presentate le sperimentazioni condotte nel corso dei due. Sarà l’occasione di proporre a livello europeo un’istanza di consultazione comune, che consenta di accompagnare le istituzioni dell’arte e della cultura nel lavoro di trasformazione dei loro modelli.

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Progetto San Lorenzo di rigenerazione urbana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 febbraio 2020

Roma Venerdì 21 febbraio alle ore 18, presso il RUFA Space, in via degli Ausoni 7, nel cuore del quartiere San Lorenzo, all’interno dell’hub culturale del Pastificio Cerere si terrà la presentazione del progetto. Interverranno, tra gli altri, il direttore RUFA – Rome University of Fine Arts arch. Fabio Mongelli, il docente Enrico Parisio che coordina le attività e gli organi di stampa. Rufa – Rome University of Fine Arts, Accademia di Belle Arti legalmente riconosciuta dal Miur, nell’ambito della programmazione della propria offerta formativa e di ricerca in ambito artistico, per l’anno accademico 2019/2020, ha deciso di concentrare le proprie risorse nella realizzazione di un progetto di rigenerazione urbana, finalizzato al miglioramento della qualità della vita del quartiere San Lorenzo di Roma. L’esperienza trova ragion d’essere nel concetto che l’identità visiva di un territorio va concepita solo attraverso l’attivazione di processi di partecipazione della cittadinanza.Sulla base di questo scenario RUFA non intende “abbellire” il quartiere attraverso un design “calato dall’alto”, ma mobilitarlo, attraverso la condivisione di specifici obiettivi, quali quelli dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile promossa dall’ONU.Il fine ultimo è unire una comunità per raggiungere importanti traguardi in tema di cultura, ambiente, innovazione sociale e produttiva: una crescita nel segno della sostenibilità per tutti gli attori in campo.Hanno già aderito al progetto sia enti istituzionali, sia enti di ricerca ed associazioni e strutture che operano nel quartiere.

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