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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 318

Posts Tagged ‘progetto’

Le ottobrate romane

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 ottobre 2018

Roma. Con buona pace delle previsioni meteorologiche, anche quest’anno Roma avrà la sua Ottobrata con temperature miti, giornate soleggiate e tante opportunità per una gita fuori porta come tradizione comanda.Gradevolissimo e atteso prolungamento dell’estate, l’ottobrata affonda le sue radici storiche nel secolo XIX quando – in occasione della fine del periodo di vendemmia – si organizzavano scanzonate gite fuori porta, in cui nobili e poveri facevano festa insieme con canti, balli, giochi popolari, abbuffate e vestiti eccentrici. Direttamente collegata all’antica tradizione latina dei baccanali e delle feste dionisiache, l’ottobrata veniva generalmente festeggiata a Monte Testaccio, nelle campagne intorno a Ponte Milvio, nelle vigne di Porta San Pancrazio o nella campagna di Porta San Giovanni. La tradizione delle Ottobrate, sopravvissuta alla fine del governo papale, è rimasta viva fino ai primi anni del Novecento. Anche se oggi il termine ha acquisito un significato prevalentemente meteorologico, la sua memoria non si è persa: rassegne musicali, visite guidate ed eventi culturali vengono organizzati un po’ in tutta la città. Così, gli ultimi weekend soleggiati prima dell’arrivo delle perturbazioni invernali diventano per molti l’occasione giusta per una scampagnata in compagnia.Roma offre a residenti e turisti numerosi parchi, giardini e aree verdi per ospitare queste gite e da oggi, grazie alla mappa metropolitana di Giulia sotto la metro, sarà ancora più semplice capire dove scendere per raggiungerli senza dover utilizzare macchine e motorini. Per ogni fermata della metro, infatti, la mappa indica l’area verde più vicina nel raggio di circa due km.La mappa metropolitana dei parchi di Roma è stata ideata da Giulia Soi, autrice televisiva e giornalista che dal 2016 cura il progetto Giulia sotto la metro, ed è scaricabile gratuitamente qui: http://bit.ly/MappaParchiRoma Mappa scaricabile da: http://www.facebook.com/giuliasottolametrooriginale (fonte: http://www.giuliasoi.com)

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Progetto “Brain Wellness”

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 settembre 2018

E’ partita la nuova release di Brainzone.it, sulla piattaforma web di Novartis https://www.brainzone.it/dedicata alla sensibilizzazione sull’importanza della cura del cervello e sulle patologie neurologiche, giunto quest’anno alla sua quarta edizione con tantissime novità.
Uno spazio on-line dove stimolare e potenziare le proprie funzionalità cognitive utili nella vita di tutti i giorni. Con gli audio tool per il rilassamento guidato, indicati per chi è in continuo movimento, sarà possibile favorire il rilassamento mentale, semplicemente indossando un paio di cuffiette.Un’altra grande novità è la sezione “Brain Challenge”, il test per tenere in allenamento il cervello. Un vero e proprio percorso di training mentale, sviluppato da un team di esperti, al termine del quale ognuno riceverà la valutazione sui propri progressi e i suggerimenti per poter mantenere attiva la funzione cerebrale e mentale ad ogni età.

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“Progetto Mediterraneo” come nasce e il suo fine

Posted by fidest press agency su domenica, 29 luglio 2018

Esso intende costituire un valido supporto operativo, con l’apertura di nuovi mercati nell’area del bacino Mediterraneo, con una formula di franchising e d’intese operative con le realtà economiche dei paesi che vi si affacciano. Il tema l’ho proposto in più occasioni e per ultimo parlando di consorzi d’imprese. E’ un genere di collegamento, quest’ultimo, che può consentire indubbi vantaggi nel superare i costi d’insediamenti ex novo in paesi poco o nulla noti. Vi sono, inoltre, fattori d’economicità congiunti a quelli logistici facilmente individuabili e già citati.
D’altra parte il rapporto può considerarsi interessante non solo in termini di evoluzione del mercato (struttura della clientela, potenziale di vendita, reti di vendita), ma anche per il suo valore aggiunto in termini di gestione delle materie prime, del controllo della qualità, dei sistemi di elaborazione dati e degli stessi scenari nel loro complesso.
E’ uno scambio che può essere configurato a 360 gradi. Può coinvolgere altre risorse e potenzialità aziendali ed extra aziendali dalla formazione all’istruzione, dalla ricerca di nuove formule lavorative alla comunicazione. Va poi considerato l’interscambio a livello di gestione aziendale vera e propria.
Per quanto riguarda direttamente l’Italia essa si distingue per l’essere il Paese, dove in talune zone del suo territorio, esiste, ed è prevalente, una imprenditorialità piccola e media ben radicata. Penso a Biella, a Prato, a Cusio, a Vigevano, ecc. Ora mi chiedo, con l’avvento della moneta unica e ciò che comporta sotto il profilo economico, della libera circolazione di beni e servizi e della concorrenza, cosa è cambiato. D’altro canto non è un mistero per nessuno costatare che le piccole imprese stanno attraversando difficoltà strutturali di non lieve entità. Anche sotto quest’aspetto annoto alcune affinità con le imprese agricole. Diciamo che la loro ridotta dimensione non consente economie ed economicità soddisfacenti. La mancanza funzionale e organizzativa, la scarsità di propri mezzi finanziari, il dover ricorrere spesso al credito e subire il peso del costo maggiore, rispetto alle consorelle più grandi, per via del rischio che presentano per gli istituti di credito, sono tutti elementi che compongono un mosaico non esaltante. Inoltre la loro incapacità di pensare e perseguire strategie ben definite e tali da essere considerate gradite alle attese dei mercati e di gareggiare con successo, data la loro maggiore ampiezza e livello di competitività e di aggressività, gioca un ruolo non certo positivo. Tutto questo per non parlare delle esistenti difficoltà strutturali e di durabilità d’imprese che affrontano il quotidiano con notevole determinazione, ma anche con crescenti limiti sui quali pesa una grossa ipoteca.
Il primo errore, a mio avviso, è quello di voler restare rinserrati nel proprio territorio. Più salutare ed efficace sarebbe una politica d’aggregazione tra imprese poste in territori e nazioni diverse.
Tale criterio consentirebbe due benefici immediati: Il primo è legato all’espansione del mercato per il quale esporsi da soli significherebbe caricarsi di costi aggiuntivi, che diventerebbero proibitivi, e il secondo di sviluppare una cultura dello stare insieme a livello di micro-imprenditorialità.
E’ essenziale superare difficoltà culturali, di saper pensare e agire in comune e non è cosa da poco. Eppure i ritorni sono indubbi. Esaminiamone taluni:
• Consente di assumere maggiori dimensioni con l’acquisizione di nuove commesse.
• Favorisce sbocchi commerciali in aree limitrofe o esterne e di porsi nelle condizioni di maggiore concorrenzialità con le imprese maggiori.
• Riduce l’onerosità di certi costi di approvvigionamento, di ricerca e sviluppo, di promozione ecc.
• Evita lo sperpero di patrimoni tangibili e intangibili in caso di cessazione, perché tali patrimoni potrebbero trovare agevole collocazione o recupero nella stessa aggregazione. (Riccardo Alfonso)

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Un progetto di crescita localizzato nell’area mediterranea?

Posted by fidest press agency su domenica, 29 luglio 2018

E’ uno studio da me condotto e messo nero su bianco in un corposo libro. Senza voler avere la pretesa, in questa sede, di dilungarmi più del dovuto posso dire che il fine che mi era proposto era quello di considerare la fattibilità, in un’area non facilmente gestibile in termini politici ma anche religiosi e sociali, di insediarvi adeguati investimenti alternativi sia per dare forza e contenuti all’imprenditoria locale sia per stimolare nuove attività. E’ un aspetto di certo non agevole poiché vanno superati diversi ostacoli, prima di raggiungere la meta. Nel dettaglio la situazione si può riassumere in due punti:
1. Il primo è culturale per la conoscenza e la comprensione delle varie civiltà che albergano lungo le sponde del Mediterraneo. Dobbiamo creare fiducia e certezze.
2. Il secondo è volto alla ricerca di un’identità politica comune per realizzare su di essa intese di portata economica, finanziaria e commerciale. Non potendo, in questa sede, esporre per esteso l’ampia gamma dei vantaggi che potrebbero presentarsi mi limito nel considerare l’opportunità di sviluppare rapporti attraverso uno strumento particolare: quello della coordinazione consortile, ossia la costituzione di un consorzio di imprese.
Strumento non nuovo per altri versi, ma nello specifico oltremodo valido se diamo a esso la capacità di poter mettere insieme più esperienze e più risorse per un progetto di ampio respiro che travalichi i confini del territorio e si apra a un mercato per molti versi nuovo e nello stesso tempo da “inventare”. Prima di tutto chiariamoci le idee.
Il Consorzio può essere composto non solo da aziende costituenti la parte economica, ma anche da altri istituti come le famiglie o gli enti della pubblica amministrazione. Tale raggruppamento, in forma consortile, può diventare uno degli strumenti per potenziare le piccole e medie imprese, favorendone lo sviluppo a livello nazionale e internazionale.
In proposito non mi nascondo i rischi. Manca in primis, nei diversi paesi che si affacciano sul Mediterraneo, una sostanziale scarsità d’iniziative di formazione per dare mezzi, modelli e competenze a un management che poi sia in grado di soddisfare le specifiche esigenze che esprimono i consorzi. Vi è poi, da non sottovalutare, una realtà caratterizzata, indubbiamente, da benefici sbilanciati. Fattori che possono dipendere sia da una cattiva progettazione dei sistemi operativi, sia dai comportamenti di chi dirige, sia dalle debolezze delle singole aziende partner e sia da fattori ambientali.
Un’altra considerazione può essere quella che, la singola azienda partner, non vede prodotti risultati soddisfacenti e, quindi, non è più disponibile a investire e a dedicare energie per la realizzazione della sua coordinazione. In tale circostanza potrebbero essere messi in atto comportamenti opportunistici che possono tradursi in resistenze rispetto agli eventuali cambiamenti da introdurre nei regolamenti interni e nei confronti di riorientamenti, per meglio ponderare i benefici tra le aziende partner. Fatte tutte queste doverose premesse, per intendere meglio la portata e il ruolo di un sistema operativo che reputo, quanto mai, azzeccato per la realizzazione del mio “progetto”, considero, sia pure brevemente, le ricadute, in positivo, di tale rapporto. Il suo primo aspetto è la sua specificità che posso così riassumere:
• Aggregare una molteplicità di attività che fanno capo a più aziende partner tra di loro.
• Costituire forti interdipendenze tra i risultati della coordinazione e quelli dei singoli partner.
• Sviluppare soluzioni economicistiche.
• Favorire i contributi, i finanziamenti e le sinergie operative.
Una forma di gestione che, ovviamente, non può prescindere dalla definizione di regole interne al consorzio per disporre i rapporti tra i partner.
Tali precetti sono volti a fissare i criteri per l’ammissione di nuovi consorziati, le condizioni di uscita, la disciplina della concorrenza, delle collaborazioni e la possibilità di accesso del consorzio a fornitori diversi dai consorziati. In questo senso il consorzio può essere molto simile a un’azienda gestita in funzione del gruppo, cui appartiene, e ciò non è un dato del tutto positivo poiché si possono riverberare condizionamenti nella definizione delle proprie strategie e politiche aziendali.
Un percorso alternativo è nel ricorrere a risorse esterne, rispetto a quelle che potrebbero fornire i consorziati (finanziamenti pubblici, offerta di servizi a terzi, ecc.).

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Progetto School Factor

Posted by fidest press agency su sabato, 28 luglio 2018

Sono pronti a lavorare in 70 scuole di tutta Italia per trasmettere ai ragazzi competenze legate al mondo digitale e alle nuove tecnologie i tutor dell’innovazione del progetto School Factor, ideato da Giffoni Innovation Hub e realizzato in collaborazione con Medaarch, Knowledge for Business, Campania NewSteel e Fondazione Cultura e Innovazione. Il format è stato presentato in conferenza stampa da Luca Tesauro (CEO Giffoni Innovation Hub), Valeria Fascione (assessore Startup, Innovazione e Internazionalizzazione della Regione Campania), Amleto Picerno Ceraso (fondatore Medaarch), Riccardo Iuzzolino (presidente Fondazione Cultura e Innovazione), Annamaria Capodanno (responsabile marketing e comunicazione Knowledge for Business), Mariangela Contursi (direttore generale Campania NewSteel). Obiettivo di School Factor: diffondere tra i più giovani le conoscenze necessarie a destreggiarsi in un mondo del lavoro sempre più complesso e tecnologico. Tanti i temi: modellazione 3D, fabbricazione digitale, arduino, robotica, intelligenza artificiale tra arte e scienza, digital storytelling, visione d’impresa, business plan, narrazione digitale e social media. A formare i tutor, selezionati tra le migliori risorse, la School Factor Academy che prepara in primis i docenti a entrare nelle scuole, portando programmi di didattica innovativa. Durante la rassegna di innovazione Next Generation 2018 – nell’ambito del Giffoni Film Festival, fino al 28 luglio – è in corso un ciclo di workshop destinati proprio a chi vuol diventare un formatore all’innovazione, un “next education tutor” (info e prenotazioni: https://www.schoolfactor.it/academy/).

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Progetto “Long Life Welfare”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 giugno 2018

Al via il portale del progetto “Long Life Welfare”, attuato da Anolf, Anteas e Centro Studi e Ricerche Idos con il finanziamento della Fondazione con il Sud, in sei regioni Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia.
Sul portale saranno disponibili i materiali formativi sulla previdenza sociale destinati ai corsisti che si sono iscritti alla Formazione a Distanza (FAD), le schede socio-statistiche riguardanti le regioni interessate dal progetto e alcuni approfondimenti in materia di immigrazione in Italia.
Saranno pubblicate 12 schede dedicate agli aspetti più importanti del sistema italiano di sicurezza sociale: dalla contribuzione e dalle prestazioni pensionistiche, contributive e a carattere assistenziale, alle numerose prestazioni a carattere temporaneo (malattia, maternità, disoccupazione, cassa integrazione), al caso specifico degli addetti ai servizi familiari, la categoria più numerosa tra gli immigrati.
La metodologia didattica prevede più livelli: ciascuna scheda verrà presentata anche attraverso una video-lezione e un percorso semplificato in power point.
Tra i materiali a disposizione degli utenti, anche un ricco indirizzario delle organizzazioni (pubbliche e/o del privato sociale) presenti in ciascuna regione affinché i volontari interessati sappiano a chi rivolgersi sul territorio per ulteriori approfondimenti.
Ha richiamato apprezzamento l’intento di unire la conoscenza teorica con la dimensione pratica.
Gli iscritti al corso a fruizione gratuita ed esteso anche a persone non necessariamente residenti nelle regioni indicate, riceveranno una parola chiave per l’accesso al portale con la possibilità di scaricare la documentazione. Potranno, inoltre, rivolgere domande di approfondimento o chiedere suggerimenti operativi tramite un apposito help-desk formativo.
A conclusione del percorso formativo, le diverse centinaia di “volontari della previdenza” potranno acquisire una piccola biblioteca specializzata e ricevere un attestato di partecipazione.Conoscere per meglio tutelare i propri interessi ed essere anche in grado di aiutare gli altri a districarsi nell’ambito della sicurezza sociale: questo l’obiettivo del progetto “Long Life Welfare”.

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Progetto Smart Wheat

Posted by fidest press agency su domenica, 10 giugno 2018

Parma Mercoledì 13 giugno, dalle ore 14.30 alle ore 16.30, al Centro Sant’Elisabetta (Campus Scienze e Tecnologie dell’Università di Parma), si svolgerà l’evento finale del progetto Smart Wheat Individuazione di varietà di frumento a basso impatto su soggetti geneticamente predisposti alla celiachia per lo sviluppo di prodotti alimentari in grado di prevenirne l’insorgenza, di cui è Responsabile Scientifico il prof. Stefano Sforza del Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco dell’Università di Parma.
Smart Wheat è un progetto di Ricerca Industriale – cofinanziato dalla Regione Emilia-Romagna tramite il Programma Operativo Regionale–Fondo Europeo di Sviluppo Regionale POR FESR 2014-2020 – gestito da SITEIA.PARMA-Centro Interdipartimentale Sicurezza, Tecnologie e Innovazione Agroalimentare dell’Università di Parma in partenariato con Biopharmanet-Tec dell’Università di Parma, Ciri Agroalimentare dell’Università di Bologna e Biogest – SITEIA dell’Università di Modena e Reggio Emilia, con la collaborazione di Barilla Spa, Reire Spa e REI – Reggio Emilia Innovazione.Il Workshop sarà l’occasione di presentare alle aziende, agli enti di ricerca e a tutti gli interessati i risultati ottenuti nel corso di due anni di sperimentazioni in campo, in laboratorio, e cliniche, e di discutere le potenziali ricadute per la salute pubblica e per le aziende alimentari.

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Lo stato dell’arte: Il nuovo progetto di C.RE.S.CO

Posted by fidest press agency su sabato, 9 giugno 2018

La prima tappa sarà a Sansepolcro, a Kilowatt Festival, lunedì 16 e martedì 17 luglio e vedrà la presenza di Oscar De Summa, Babilonia Teatri, Simona Bertozzi, Fanny & Alexander e, come testimone interessato, Umberto Angelini. Si continua a Troia Festival a Troia, il 2 e 3 agosto, con Deflorian – Tagliarini, Motus, Michele Sinisi, Kinkaleri e testimone interessato Franco D’Ippolito. Il 24 e 25 settembre, a Contemporanea Festival a Prato, Sotterraneo, Silvia Gribaudi, Anna Maria Ajmone avranno come testimone interessato Carlo Mangolini. Si conclude il percorso per quest’anno con Michele Abbondanza, Enzo Cosimi, Licia Lanera, Anagoor accompagnati da Barbara Boninsegna e Dino Sommadossi a Wonderland Festival a Brescia il 23 e 24 novembre.
Per questo primo ciclo hanno dato la loro disponibilità: Kilowatt Festival a Sansepolcro AR (luglio 2018), Troia Festival a Troia FG (agosto 2018), Contemporanea Festival a Prato (settembre 2018) Wonderland Festival a Brescia (novembre 2018). Sono già in preparazione altrettante tappe nel 2019, tra le quali una in Veneto e l’altra in Basilicata, a Matera Capitale Europea della Cultura.
Il progetto è articolato in 4 incontri nel corso di ogni anno, a partire dal 2018. A ciascuno di questi 4 incontri saranno invitati 4 registi e/o coreografi italiani che, nel corso della prima giornata discuteranno tra loro, in una zona protetta, alla quale avranno accesso soltanto a 1 o 2 testimoni interessati – curatori o direttori di teatri e festival – e 1 o 2 narratori – ovvero critici teatrali che possano moderare la discussione. A questo incontro sarà possibile portare differenti materiali cartacei o cross-mediali, testi completi o ancora non finiti, immagini fotografiche, suoni, forse anche video di prove, e comunque tutto ciò che sta nutrendo la creazione della sua nuova opera. Il secondo giorno questo racconto collettivo si aprirà all’ingresso di spettatori e osservatori esterni che sono interessate al lavoro degli artisti coinvolti e alla narrazione che questi intendono fare dei loro processi in corso, con l’unico scopo di far si che questo tipo di processo possa nutrire i percorsi creativi degli artisti italiani, possa arricchirli, possa farli maturare in un clima di mutuale fiducia con altri colleghi e dentro un humus di pensiero più ricco e complesso.
La creazione è un patrimonio sensibile, del quale prendersi cura collettivamente. In questa prospettiva, C.Re.S.Co. – Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea – vuole lanciare un nuovo progetto di indagine e approfondimento chiamato LO STATO DELL’ARTE, con lo scopo di far dialogare tra loro le voci più significative della creazione contemporanea italiana negli ambiti del teatro e della danza.
Alla base del progetto è l’idea che gli artisti possano ritrovarsi a condividere i processi in fieri che stanno tracciando in quel momento, cioè tutto quell’insieme di idee, pensieri, visioni che permettono il passaggio dall’idea all’opera “Vogliamo invitare gli artisti a condividere quella fase estremamente delicata della creazione dove prendono forma le utopie e le immaginazioni e dove la verifica della scena restituisce ancora segnali contrastanti. Lì si annida quello che è più vitale dell’arte, lì – secondo noi – ha senso potenziare i meccanismi di incontro per rafforzare l’idea che la creazione appartiene collettivamente a un sistema, e che è prezioso averne cura”, afferma Luca Ricci, coordinatore del Tavolo delle idee che ha ideato il progetto.I venti componenti del Tavolo delle Idee di CreSCo hanno selezionato i 16 artisti invitati, i testimoni interessati e i narratori, coinvolti nel primo anno del progetto, e le sedi degli incontri.

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Progetto EasyExport

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 giugno 2018

Co.Mark (Gruppo Tecnoinvestimenti), azienda specializzata in servizi di Temporary Export Management, e Unioncamere annunciano che ha preso il via il progetto EasyExport nell’ambito dell’accordo siglato a novembre 2017 per offrire alle PMI italiane un sostegno concreto al loro processo di internazionalizzazione. L’iniziativa, della durata di sei mesi, coinvolge ventuno Camere di Commercio distribuite sul territorio italiano: 6 nel Nord Italia (Valdostana, Torino, Genova, Riviere della Liguria, Treviso- Belluno e Udine), 7 nel Centro (oltre all’Unione Regionale della Toscana, si tratta delle CCIAA di Bologna, Perugia, Terni, Ascoli, Fermo e Roma) e 8 nel Sud (oltre all’UR della Campania, sono Molise, Bari, Potenza, Matera, Reggio Calabria, Cagliari e Messina).Presso la Camera di commercio, i Temporary Export Specialist® (TES®) di Co.Mark favoriranno l’individuazione e l’erogazione dei servizi innovativi per l’export da affiancare ai servizi attualmente erogati dalle strutture camerali, supportandone anche le attività di comunicazione e le azioni di marketing.I TES opereranno a titolo gratuito per mezza giornata alla settimana e, contemporaneamente, formeranno gli operatori del sistema camerale trasferendo loro le conoscenze necessarie per poi poter assistere le imprese che si rivolgeranno alle CCIAA per una consulenza in tema di export.
“Stimiamo ci siano in Italia almeno 45mila imprese che hanno i numeri per esportare stabilmente ma che non lo fanno, per mancanza di competenze interne o perché non trovano soggetti che sui territori le assistono nel muovere i passi giusti” ha sottolineato il presidente di Unioncamere, Ivan Lo Bello. “Il sistema delle Camere di commercio è oggi fortemente impegnato a rafforzare la presenza all’estero delle nostre imprese, realizzando – anche attraverso progetti come EasyExport – iniziative innovative per assistere i potenziali esportatori nel loro sforzo di raggiungere i mercati esteri di interesse”.“Da oltre vent’anni affianchiamo gli imprenditori nello sviluppo della loro strategia commerciale all’estero. I risultati ottenuti ci consentono di affermare che le PMI italiane possono non solo gareggiare a testa alta nell’arena internazionale, ma anche ottenere grandi risultati e sbaragliare la concorrenza purché possano disporre delle competenze e degli strumenti idonei – commenta Massimo Lentsch, Amministratore Delegato di Co.Mark, Gruppo Tecnoinvestimenti – La nostra collaborazione con Unioncamere consentirà a un numero sempre crescente di PMI in tutta Italia di cogliere nel modo migliore le opportunità offerte dai mercati esteri.” La partnership prevede che – a progetto concluso – i professionisti di Co.Mark potranno anche continuare a operare presso le sedi camerali per un ulteriore periodo, grazie a uno specifico accordo commerciale. Infine, allo scopo di diffondere la cultura dell’internazionalizzazione tra le aziende del territorio, Co.Mark e le CCIAA organizzeranno una serie di seminari gratuiti sul tema.

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Eleonora Cecere presenta il suo ultimo progetto

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 maggio 2018

Roma 26 maggio: “Let’s Bubble” Let’s Bubble c/o Centro Commerciale Tiberinus Via Tiberina 91 ore 19:00. Let’s Bubble è il brand ideato dalla neo-imprenditrice Federica Panicucci, che direttamente da Mattino Cinque, ha deciso di cimentarsi in questa grande impresa che, in soli due anni, sta conquistando il mondo del web e non solo!
Eleonora Cecere, volto storico del programma più famoso degli anni ’90 “Non è la Rai” e programmi tv come“Tappeto Volante”, “Domenica In”, “Stasera mi butto”, diretta dai più grandi registi tra cui Federico Fellini, incontra quasi per caso Federica Panicucci, e immediatamente nasce un feeling che le porta a collaborare in questo grande progetto!
“Sono sempre stata attenta alle nuove tendenze – asserisce Eleonora – e navigando sui social sono stata colpita da questo brand! Da qui ho deciso di chiamare Federica ed incontrarla…è nata subito una sintonia”.Il primo negozio è stato aperto a Milano nel 2016: si tratta di un vero e proprio flagship store, vale a dire uno store monomarca che, attraverso le sue caratteristiche rappresenta una sorta di modello che propone il mood e lo stile del brand.Il brand proprone t-shirt coloratissime, ironiche e irriverenti con l’immagine di personaggi della storia e del cinema e non solo: la regina Elisabetta, Marylin Monroe, James Dean, Fonzie e Jocker: tutti con l’immancabile bolla rosa della gomma da masticare, il riconoscibile leit motiv dell’intera collezione.
Ma i soggetti delle t-shirt Let’s Bubble non sono soltanto i miti del cinema e le icone pop, ma anche animali, personaggi dei cartoni animati, pin up ammiccanti e sensuali, fantasie tribali, teschi e per frasi ironiche a effetto.Eleonora decide di cimentarsi in questa meravigliosa avventura, soprattutto per mettersi alla prova come imprenditrice e ci sta riuscendo alla grande! Noi tutti la ricordiamo per aver fatto ballare più di una generazione, con dei brani che muovono ricordi e sentimenti di un periodo straordinario, vissuto dai fan, che attendevano per ore e ore, il suo passaggio, sfidando il freddo e la pioggia. Ma ad oggi, tutti i suoi fan la potranno ritrovare più determinata di prima e decisa a vincere questa sfida con se stessa al Centro Commerciale Tiberinvs!Eleonora però non dimentica il suo passato ricordandoci, proprio in questa occasione, il suo importante progetto artistico: uno spettacolo scritto appositamente per lei e diretto dal noto regista, nonché compagno di vita, Luigi Galdiero.

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380 studenti presentano i loro progetti di impresa sotto il porticato della Cciaa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 maggio 2018

Udine. Giovedì 24 maggio ore 10 il porticato esterno alla Camera di Commercio di Udine, in piazza Venerio, sarà popolato da una ventina di stand in cui circa 380 studenti di Licei, Istituti tecnici e professionali di tutta la regione presenteranno i loro inediti progetti d’impresa, in lizza per la premiazione finale. Sarà questa la Fiera “Impresa in Azione”, nome del percorso Junior Achievement che porta l’imprenditorialità, concretamente, all’interno del mondo della scuola, aiutando gli studenti – affiancati da tutor e insegnanti – a creare progetti d’impresa e startup con tutte le carte in regola per essere pronti ad affrontare il mercato. Da quest’anno, partner di Junior Achievement per il territorio è la Camera di Commercio di Udine, da anni attenta nel promuovere e favorire il contatto degli studenti con il mondo imprenditoriale. E lo è ancor più oggi, in seguito alla recente riforma degli enti camerali, in cui proprio alle Camere è stata affidata esplicitamente la funzione dell’orientamento al lavoro e alle professioni legata all’attività di alternanza scuola-lavoro.
Gli stand “apriranno” attorno alle 10 e i progetti delle classi saranno visionati da una giuria che, a fine della mattinata, incontrerà singolarmente le classi e quindi si riunirà per decidere chi saranno i vincitori dell’edizione. La premiazione avverrà alle 15.30, al termine di una giornata in cui ci saranno anche due approfondimenti, uno sul lavoro ai tempi dei social, con Gianpiero Riva, dalle 11 alle 12 e uno sulla presentazione del programma “Impresa in azione” per l’anno 2018-2019 (entrambi in Sala Valduga) alle 14.30, subito prima delle premiazioni. I primi classificati avranno diritto di partecipare anche alla selezione nazionale di Impresa in azione e avranno la possibilità, magari, di vincere anche quella, com’è accaduto lo scorso anno con il progetto presentato dai ragazzi del Malignani. Le classi delle scuole presenti quest’anno sono dell’Isis Galilei di Gorizia, dell’Iis Flora e Itst Kennedy di Pordenone, del Liceo scientifico Oberdan di Trieste, dell’Educandato Uccellis, dell’Isis Malignani, degli It Zanon e Deganutti di Udine, dell’Isis Linussio di Codroipo, dell’Itaf Mattei e Itc di Latisana.

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Progetto “Remote Educational Gaming: imparare giocando insieme tra paesi diversi

Posted by fidest press agency su domenica, 20 maggio 2018

Napoli 30 maggio presso Città della Scienza di Napoli sarà presentato il progetto “Remote Educational Gaming: imparare giocando insieme tra paesi diversi. EvoQuest: avventure digitali d’aula”, estensione di un progetto sviluppato nell’ambito del percorso di dottorato di ricerca Unicam sulla didattica delle Scienze denominato “UnicamEarth”, da Sabina Maraffi sotto la supervisione della professoressa Eleonora Paris, docente della sezione di Geologia della Scuola di Scienze e Tecnologie di Unicam. Gli alunni di un liceo napoletano giocheranno ad un gioco didattico digitale insieme agli alunni di una scuola islandese e agli alunni di Passo di Treia (MC)… restando ognuno nel proprio Paese!
Ogni scuola ha realizzato un’avventura ideata e scritta interamente dai ragazzi, creando il soggetto, lo storytelling, la sceneggiatura, i materiali illustrativi di vario genere, le musiche ad altro.
Ognuna di queste “avventure” verrà condivisa con studenti di altre scuole, di altre città, di altre nazioni, senza che si muovano dal loro banco: potranno sfidarsi giocando allo stesso gioco, collegati via web! “EvoQuest nasce dopo la positiva esperienza di GeoQuest, un gioco di ruolo d’aula al computer per la Science Education – ha sottolineato la prof.ssa Paris. Il percorso del gioco, creato dai ragazzi stessi, ne aumenta il valore didattico: i gruppi di paesi diversi interagiscono da remoto, conoscono realtà diverse, collaborano; l’uso degli smartphone e del gioco via web costituisce un’attrattiva insuperabile; l’esperienza è facilmente ripetibile ovunque e in qualsiasi momento”.

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Gli italiani sottovalutano le malattie reumatiche

Posted by fidest press agency su domenica, 20 maggio 2018

Roma, 22 maggio 2018 ore 11.30 Ministero della Salute (Auditorium), Lungotevere Ripa 1 la Società Italiana di Reumatologia (SIR) ha promosso nei mesi scorsi la campagna itinerante, in 11 città, #ReumaDays la SIR incontra i cittadini. L’obiettivo del progetto è aumentare il livello di consapevolezza e conoscenza degli italiani su malattie troppo spesso sottovalutate.
I risultati del progetto sono illustrati in una conferenza stampa presso il Ministero della Salute. In particolare saranno presentati i dati di un sondaggio condotto tra la popolazione durante la campagna. Parteciperanno, tra gli altri, il prof. Mauro Galeazzi (presidente nazionale SIR), il prof. Luigi di Matteo (vice presidente SIR), la dott.ssa Silvia Tonolo (Presidente Nazionale ANMAR Onlus Associazione nazionale malati reumatici) e la dott.ssa Antonella Celano (Presidente Nazionale APMAR Associazione Nazionale per Persone con Malattie Reumatologiche e Rare).

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Progetto “Désirée sings Bacharac”

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 maggio 2018

Roma Venerdì 18 maggio, ore 20.30, ristorante “Linea” MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo Via Guido Reni 4-8. Désirée Petrocchi presenta il progetto “Désirée sings Bacharac”, all’interno dello spazio “Linea” del MAXXI. La cantante è accompagnata da Aidan Zammit al pianoforte, Lorenzo Feliciati al basso e Pierpaolo Ferrone alla batteria.Il progetto “Désiré sings Bacharach” nasce nel 2004 con l’intento di rendere omaggio a Burt Bacharach, reinterpretando in acustico e con nuovi arrangiamenti i grandi classici della sua produzione discografica. Da I say a little prayer a I never fall in love again, da Raindrops keep falling on my head a Alfie, Désirée Petrocchi e la sua formazione ripercorrono 50 anni di storia del grande musicista americano.L’album dedicato a questo progetto uscirà nel 2019 per la Rarenoise UK, che vedrà la partecipazione straordinaria di Robben Ford alla chitarra, Robbie Dupree e Niccolò Fabi alla voce e Tollak Ollested all’armonica.
Cantante, autrice, arrangiatrice, Nella sua lunga carriera Désirée Petrocchi ha sperimentato diversi generi musicali, dal Jazz-Fusion al Soul, dalla Dance al Rhythm & Blues, dal Rock al Gospel. Ha calcato le scene di palchi prestigiosi con a varie formazioni, dalla Talent Scout Band agli Emporium, dai Soul System alle Unforgettables, dagli OMP di Carolina Brandes ai Fluido Rosa, dal gruppo vocale Vocintransito al duo Fade. Tra le esibizioni più importanti, si ricordano il concertone del Primo Maggio a Piazza San Giovanni insieme a Robben Ford, la partecipazione ad Amici 2011 nell’orchestra di Beppe Vessicchio, al Roma Fiction Fest 2009 a Castel Sant’Angelo e al Jazz for Children all’Auditorium Parco della Musica di Roma, i concerti al Teatro Sistina di Roma per Le Città del Jazz, alla Casa del Jazz di Roma, alle Scuderie Papali del Quirinale e in Campidoglio. Ha collaborato a diverse colonne sonore per il cinema e per la tv, tra cui la versione italiana del Premio Oscar Shrek, Baby Looney Tunes (Warner Bros), Il Postino Pat (BBC e SkyTV) e Le Superchicche, (RaiSat Ragazzi e SKY TV). Ha collaborato con Enrico Montesano (tour teatrale 2014-2015), con Mario Biondi (2008) e Tony Esposito (1996) e partecipato a numerose produzioni dance, come lead vocalist, arrangiatrice ed autrice (Irma Records, Expanded Music, Ala Bianca, Flying Records..).
Jazzin’ Linea è una nuova rassegna di jazz sotto la direzione artistica di Susanna Stivali, in corso ogni venerdì di marzo, aprile e maggio all’interno di “Linea”, il nuovo AMERICAN BAR del MAXXI. La rassegna descrive le linee che raccontano il migliore Jazz italiano contemporaneo, le linee degli incontri tra grandi musicisti, quelle dei nuovi progetti e presentazioni di cd.Jazzin’ Linea è organizzato da Linea e da Muovileidee Associazione Culturale. Concerto e prima consumazione: 15 euro.

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Progetto “Ri-Generation Lab”

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 maggio 2018

Torino Lunedì 21 maggio 2018, alle ore 18.00 presso i locali della Parrocchia Santi Pietro e Paolo, in Via Saluzzo, 39 angolo Via Giacosa si terrà L’inaugurazione del progetto “Ri-Generation Lab”. L’Associazione Cnos-Fap, la Pastorale Giovanile Salesiana, la Parrocchia Santi Pietro e Paolo di Torino, in collaborazione con l’impresa Astelav Srl, avvieranno la sperimentazione di un nuovo format educativo-formativo rivolto a minori e adolescenti in situazioni di svantaggio e con maggiori difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro. Si chiama “Ri-Generation Lab” e vuole offrire l’opportunità, mediante un corso per “Riparazioni e rigenerazione di elettrodomestici”, di “mettere in pratica valori che si basano sull’economia circolare: creare lavoro per chi è in difficoltà e rimettere sul mercato elettrodomestici che erano destinati alla rottamazione, quindi salvaguardare le persone e l’ambiente. Astelav, forte di una pluriennale esperienza maturata nel campo degli elettrodomestici e dei ricambi, mette a disposizione i propri tecnici, le proprie competenze e capacità per insegnare ai ragazzi le prime buone pratiche per effettuare la riparazione di elettrodomestici e dare così a loro una prospettiva di inserimento sociale e di futuro lavorativo”, come sottolinea Giorgio Bertolino, amministratore delegato di Astelav Srl.
Per l’occasione, oltre ai rappresentanti dei diversi Enti coinvolti, sarà presente il Rettor Maggiore, don Ángel Fernández Artime, X successore di Don Bosco, che presiederà la cerimonia del taglio del nastro, perchè per i salesiani “la prima preoccupazione è che i giovani, in particolare i più poveri e bisognosi, possano avere delle opportunità per dare dignità alla propria vita. Papa Francesco dice: “Il lavoro è una priorità umana. E, pertanto, è una priorità cristiana”. Così con questo nuovo progetto vogliamo continuare a ripercorrere le orme del nostro fondatore San Giovanni Bosco” afferma don Enrico Stasi, ispettore dei Salesiani del Piemonte e della Valle d’Aosta. Tale iniziativa, anche alla luce dell’eterogeneità degli enti attuatori, si propone di realizzare nuove pratiche inclusive, concorrendo alla sperimentazione di spazi di welfare comunitario, coniugando lavoro, formazione, educazione.

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Come la Blockchain cambia il Digital

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 maggio 2018

Fidelity House, il social content network di proprietà della digital agency padovana Horizon Group di Francesco Fasanaro, punta a tutelare gli utenti online di tutto il mondo e a sanitizzare il mercato Digital grazie alla tecnologia Blockchain. Dopo applicazioni nell’Industria 4.0 e il Manufacturing, la Blockchain trova da oggi un nuovo impiego nel comparto Digital in forza dell’ambizioso quanto puntuale progetto di internazionalizzazione avviato da una società tutta italiana, che da oltre 10 anni collabora in maniera diretta con gli utenti nella creazione e condivisione online di contenuti informativi di qualità, fornendo loro anche una possibilità di monetizzazione per le visualizzazioni raggiunte.
“Il modello di e-business di Fidelity House è il nostro fiore all’occhiello che oggi intendiamo estendere su scala globale con un’attenzione particolare alla sicurezza dei dati condivisi e alla garanzia delle transazioni economiche a favore di quanti partecipano attivamente alla vita della community, possibile grazie al ‘libro mastro’ della Blockchain aperto a tutti e immutabile senza il consenso di ciascuno” dichiara il Presidente di Horizon Group, Francesco Fasanaro.Blockchain che, in forza dei suo algoritmi matematici, rappresenta un sistema di garanzia e Trust per gli utenti, in quanto privilegia le decisioni della maggior parte degli utenti senza poter essere sfruttato da interessi di singoli o di colossi centralizzati. La decentralizzazione dei nodi della stessa rete, la gestione di transazioni condivisibili tra questi e l’immutabilità e memorizzazione nel tempo applicati all’ambito Digitale, che come noto è chiamato quotidianamente a gestire una quantità elevata di dati sia personali sia pubblici, è quanto consente l’ulteriore evoluzione di un sistema articolato come quello digitale.“La Blockchain è una tecnologia che definirei democratica così come lo era il principio alla base di Internet ai suoi esordi: un ambiente che permetteva a tutti di accedere alle informazioni contribuendo alla loro creazione, senza distinzioni di ceto, formazione, cultura. Forti della nostra esperienza di successo, intendiamo portare il Digital a un livello superiore e soprattutto più sicuro e scalabile su un modello certificato come quello di Fidelity House” afferma Alessandro Benini, Chief Marketing Officer di Horizon Group. “Crediamo fortemente nella necessità di dare al mercato Digital un segno forte di affidabilità, in particolare dopo le recenti incresciose vicende (ndr fake news, bufale etc) che hanno minato la credibilità di Internet e di quanti, tra operatori del settore e creatori di contenuti, vi operano. Il sostegno fino ad oggi raccolto è un indicatore significativo di quanto questa volontà sia condivisa da parte di professionisti affermati che come noi vogliono vedere garantita la qualità e il rispetto online”.Se il Digital ha consentito negli anni l’emergere di nuove figure professionali (basti pensare a blogger e influencer), rappresentando un bacino sempre più rilevante per i brand che vi hanno nel tempo indirizzato in misura crescente i propri investimenti, il settore ha più di altri favorito la creazione di community di liberi utenti, accomunati dai medesimi interessi, che proprio qui hanno potuto esprimere i propri talenti e gusti.Questa peculiarità, unica nel suo genere, ha richiesto nel tempo una attenzione crescente a temi quali la sicurezza, la generazione e mantenimento di valori reali quali la fiducia, il rispetto, la trasparenza a cui gli operatori hanno risposto con soluzioni tecnologiche e strategie aziendali dedicate. Dai sistemi di monitoraggio e tracciamento delle attività e delle transazioni, a quelli preposti all’ottimizzazione delle attività e delle performance, il Digitale ha messo a disposizione degli utenti strumenti raffinati capaci di incontrare esattamente le loro esigenze. Oggi, con la Blockchain, si apre per il Digitale un nuovo modo di approcciarsi alle informazioni e ai dati, che punta a ‘democratizzare’ una volta di più processi e sistemi.

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San Nicola e l’Onda – Mostra/Progetto

Posted by fidest press agency su domenica, 22 aprile 2018

Mercoledì 2 maggio, alle ore 10.30, presso la Galleria Comunale “Spaziogiovani”, in Via Venezia 41 a Bari, si terrà, a cura dell’Assessorato alle Politiche Educative Giovanili del capoluogo pugliese, la giornata conclusiva del progetto scolastico “San Nicola e l’Onda” dell’artista barese, triestino d’adozione, Fedele Boffoli (https://www.youtube.com/watch?v=nP7jOY8dGn4), rivolto ai frequentatori delle Scuole della Città Bari; per la circostanza saranno esposti, fino al 4.5 (con orario 10-12 e per la sola giornata del 3.5 anche 15.30 – 17.30), gli elaborati artistici prodotti dai giovani studenti che hanno aderito al progetto. Presenteranno l’evento conclusivo, in attesa della seconda festività barese del Santo, Fedele Boffoli e la scrittrice Adriana Ostuni, attiva al Progetto.
Coniuga gli aspetti calendariali, simbolici e trasformativi, del Santo e delle sue Festività annuali, con quelli dell’Onda, speciale fenomeno della fisica, che racchiude in sé, in un tempo circoscritto e in ordine al modello sferico, un ciclo, completo, di manifestazione, di vita-morte-rinascita, contemplando il movimento e la sua stessa assenza. Così ne scrive, nella presentazione alla mostra, lo stesso autore:
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Amos Gitai e il nuovo progetto cinematografico

Posted by fidest press agency su martedì, 17 aprile 2018

Ferrara 18/4/2018 alle 17 al MEISHOP appuntamento con Gitai (Via Piangipane 81, ingresso gratuito), mentre alle 21, al Cinema Boldini (Via Previati 18, ingresso 5 €), si terrà la proiezione del film Tsili (2014), che sarà introdotto dallo stesso autore. A conversare con lui, il Direttore del MEIS Simonetta Della Seta e lo scrittore Alain Elkann (è prevista una traduzione dall’inglese). Durante la sua permanenza a Ferrara, il cineasta farà inoltre dei sopralluoghi, in vista delle riprese su Doña Gracia Nasi.
Gitai, che da oltre quarant’anni indaga con la macchina da presa la complessità dell’identità ebraica e israeliana nelle sue radici umane, culturali, filosofiche ed economiche, arriva a Ferrara da Israele per illustrare i motivi che lo hanno spinto a puntare i riflettori sulla vita di Doña Gracia, uno straordinario personaggio femminile che, all’inizio del 1500, animò anche la vita ferrarese. Qui, grazie all’apertura dei Duchi d’Este, ebbe il coraggio di tornare all’ebraismo, religione che la sua famiglia – di antico casato ebraico e proveniente dalla Spagna e poi dal Portogallo – aveva dovuto abbandonare dopo l’editto di espulsione degli ebrei, firmato da Isabella e Ferdinando di Castiglia nel 1492.
Nata probabilmente nel 1510 a Lisbona, Gracia Nasi fu tra le figure più formidabili del mondo sefardita, ed ebraico in generale, dell’epoca. A seguito della conversione forzata, i Nasi mutarono il nome in De Luna e Gracia divenne Beatrice, anche se fu educata occultamente al giudaismo e si sentì sempre ebrea. A 18 anni sposò Francisco Mendes, un ricco mercante che commerciava spezie nelle Indie Orientali, e da lui ebbe la figlia Ana. Prima di morire, nel 1535, Francisco dispose che l’amministrazione della sua fortuna fosse equamente divisa tra la moglie, della quale aveva evidentemente colto l’intelligenza e l’intraprendenza, e il fratello (e socio) Diogo, che viveva ad Anversa. E fu proprio lì che Beatrice si trasferì insieme ad Ana e alla sorella minore Brianda, dopo l’istituzione, nel 1536, di un’Inquisizione portoghese sul modello di quella spagnola. La permanenza ad Anversa, allora principale centro finanziario d’Europa, non poteva tuttavia che essere temporanea, ricadendo la città sotto il dominio spagnolo e, dunque, all’interno della giurisdizione dell’Inquisizione. I legami tra i Mendes e i de Luna si rafforzarono nel 1539, quando Brianda sposò Diogo e dai due nacque una figlia. Alla morte di Diogo, nel 1543, Beatrice (Gracia) si vide affidare dal testamento del cognato la gestione di metà del suo patrimonio e questo portò a una frattura con Brianda.Intanto, Beatrice riuscì a fronteggiare i tentativi di chi, infangando la memoria del suo defunto marito o chiedendo in sposa la piccola Ana, mirava alle sue enormi sostanze. E nel 1544, con l’aiuto del nipote Joseph, organizzò la fuga a Venezia, dove lei e i familiari mantennero una facciata cattolica per ragioni strategiche, considerato anche che gli ebrei, dal 1516, erano confinati in un ghetto affollato e insalubre.
Il governo imperiale si vendicò accusando le sorelle Mendes di apostasia e ponendo un embargo sulle loro proprietà e crediti ad Anversa, che però Joseph riuscì in buona parte a recuperare. Anche a Venezia, tuttavia, c’era chi voleva mettere le mani sulle loro ricchezze: non appena la disputa tra Brianda e Beatrice per il controllo dei beni si riaccese, fu portata davanti al tribunale veneziano, che stabilì che metà del patrimonio fosse controllato dal tesoriere pubblico di Venezia fino a quando la nipote di Beatrice non avesse compiuto diciotto anni.
La Mendes, però, si era già organizzata per spostare famiglia e capitali a Ferrara, dove il Duca d’Este Ercole II la accolse con onore nel 1549, ansioso di ospitarne le floride attività. Qui, per la prima volta, i Mendes poterono tornare a vivere apertamente come ebrei e Beatrice ridiventò Doña Gracia Nasi, distinguendosi non solo per la sapiente gestione della propria azienda, ma soprattutto per il ruolo propulsivo delle attività letterarie e tipografiche tra gli ebrei della città, che divenne il fulcro della produzione editoriale marrana. L’opera più influente del periodo fu la Bibbia di Ferrara (1553), una traduzione in spagnolo volgare della Bibbia ebraica di Abraham Usque e Yom Tov ben Levi Athias. La versione destinata all’uso ebraico fu dedicata proprio a Doña Gracia, a riprova della sua autorevolezza. Così come lo fu l’opera epica in portoghese di Samuel Usque Consolazione per le tribolazioni di Israele, che in un lungo brano descrive gli sforzi economici e organizzativi di Gracia per aiutare i conversi in fuga dal Portogallo e il loro insediamento in Italia o nell’impero ottomano.
Ma l’atmosfera della controriforma stava ormai rendendo anche Ferrara un luogo sempre più ostile e nel 1552 Gracia Nasi partì per Costantinopoli, insieme alla figlia e a una consistente quota dei propri averi. Nella capitale ottomana, dove continuò a condurre gli affari di famiglia, Gracia viveva in grande stile ed era devotamente chiamata “La Senora”. Eppure non smise mai di impegnarsi profondamente nella vita ebraica e assunse, anzi, un ruolo di guida nel mondo sefardita, dispensando carità (si diceva che ogni giorno facesse posto alla sua tavola a un’ottantina di indigenti), aiutando i fuggiaschi dalla penisola iberica, dando sollievo agli ebrei prigionieri e in difficoltà, sostenendo rabbini, studiosi e ospedali in tutto l’impero, e fondando una yeshiva (collegio rabbinico) e diverse sinagoghe.
Tra le ultime vicende note di Gracia si segnala l’audace e lungimirante progetto promosso nel 1560 col nipote: la creazione di un insediamento ebraico autosufficiente sul sito dell’antica Tiberiade, in Terra Santa, come rifugio per i conversos giunti da Spagna e Portogallo. Pare che Joseph ottenne dal sultano le rovine di Tiberiade con sette villaggi circostanti e che nel 1566 il piano fu reso operativo, anche se una generazione dopo non era rimasta che una manciata di famiglie. Quando Gracia morì, nel 1569, venne meno una donna influente e rispettata, combattiva e mai rassegnata di fronte alle avversità, consapevole dei propri privilegi eppure intensamente devota, un’imprenditrice ante litteram abile e piena di risorse, leader della diaspora sefardita e generosa benefattrice delle imprese ebraiche, vera incarnazione della solidarietà appassionata tra gli esuli.
Un’altra donna ebrea è al centro del film Tsili, di cui Gitai presenterà la visione alle 21, al Cinema Boldini (versione originale, sottotitoli in italiano) via Previati 18 Ferrara. Tsili è il nome della giovane che, negli anni Quaranta del secolo scorso, si nasconde in un bosco alla periferia di Czernovicz, dopo che i suoi parenti sono stati deportati nei campi di concentramento. Con l’istinto di un animale, si costruisce un nido in piena zona di combattimento e sopravvive. Poi arriva Marek, che scopre il suo nascondiglio. Si rivolge a lei in yiddish e, quando capisce che anche lei è ebrea, si trasferisce nel rifugio di Tsili. Un giorno Marek va al villaggio in cerca di cibo, ma non torna più. All’improvviso, senza alcun preavviso, la guerra finisce e la ragazza lascia la sua tana. Incontra i sopravvissuti dei campi e insieme si dirigono verso una barca, che li porterà in un’altra terra.

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Raccolta fondi progetto umanitario sezione Italiana World Food Programme (WFP / PAM)

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 aprile 2018

Lo scorso luglio, il Consiglio europeo ha adottato una dichiarazione comune per la lotta alle carestie, sottolineando che queste emergenze umanitarie hanno raggiunto livelli senza precedenti nel corso del 2017.In tale occasione, i Paesi membri Ue hanno denunciato l’estrema gravità delle crisi alimentari in corso in Nigeria, Yemen, Somalia e Sud Sudan, dove, complessivamente, oltre 20 milioni di persone soffrono la fame.Nel 2017, l’Ue e i suoi Stati membri hanno erogato oltre 1,2 miliardi di euro per finanziare progetti di assistenza umanitaria nei Paesi a rischio carestia.Ma questo non basta. Per affrontare carestie e fame serve una strategia che vada oltre pur fondamentale l’assistenza umanitaria.Serve un vero sviluppo economico e sociale. Bastano alcuni dati per cogliere la gravità della situazione: 1/3 degli africani resta sotto la soglia di povertà; 1/6 è indigente e necessita assistenza umanitaria; nelle zone rurali, il 60% vive con meno di 1 euro al giorno.Nell’Africa Sub-Sahariana 1 bambino su 5 non va a scuola, quasi il 60% degli adolescenti non frequenta corsi.Entro il 2050, la popolazione africana raddoppierà, superando i 2,5 miliardi. E’ urgente offrire prospettive concrete ai giovani africani, affinché contribuiscano a risollevare la loro terra.Non possiamo stupirci se i giovani africani rischiano la vita per venire in Europa, o se si fanno sedurre da chi predica violenza, in nome di Dio.
Il problema va affrontato alla radice. Senza prospettive di benessere e stabilità, a lasciare la loro terra non saranno più decine di migliaia, ma milioni.L’ONU stima che, nel breve termine, oltre mezzo milione di persone l’anno cercheranno miglior destino in Europa.
Molti problemi si potrebbero risolvere con investimenti in educazione, infrastrutture e agricoltura moderne. Eppure, l’Africa resta il continente che attira meno investimenti: appena 80 miliardi l’anno, solo il 3% del PIL.Per questo, in occasione del vertice tra Unione africana e Unione europea, tenuto sul finire dello scorso novembre ad Abidjan, in Costa d’Avorio, ho presentato un progetto per rilanciare e rafforzare questo partenariato.Il piano d’investimenti per l’Africa di 3,4 miliardi di euro, è un passo nella giusta direzione. Ma non basta.
Gli sforzi del continente verso una base industriale sostenibile, un’agricoltura efficiente, fonti rinnovabili, infrastrutture adeguate per acqua, energia, mobilità, logistica o digitale, necessitano un “Piano Marshall”.Sulla base delle conclusioni del summit di Abidjan, dobbiamo lavorare affinché, nel prossimo bilancio pluriennale Ue, il fondo d’investimenti per l’Africa sia dotato di almeno 40 miliardi. Grazie all’effetto leva, si potrebbero mobilizzare investimenti pubblici e privati per circa 500 miliardi.L’obiettivo è creare un contesto favorevole allo sviluppo di una base manifatturiera, al lavoro per i giovani. Per questo sono utili strumenti come l’Erasmus per giovani imprenditori, che va esteso all’Africa.Serve anche una diplomazia accademica e culturale che consenta a un numero maggiore di africani di studiare da noi, rafforzando Erasmus plus e la cooperazione tra università su progetti di ricerca e mobilità.Al tempo stesso, dobbiamo sostenere e promuovere il ruolo delle donne africane, in quanto rappresentano la vera base dell’economia informale.Per questo sono necessarie più risorse nel prossimo bilancio europeo. Che non gravino su cittadini e imprese, giù ampiamente tartassati, ma su chi le tasse non le paga: paradisi fiscali, giganti del web, transazioni finanziarie.Negli ultimi mesi, il Parlamento europeo si è impegnato fermamente a svolgere un ruolo centrale per un nuovo Partenariato con l’Africa.L’anno scorso, abbiamo adottato due dossier legislativi, in linea con gli obiettivi e l’agenda delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile:il nuovo “consenso” Ue in materia di sviluppo; e il Fondo europeo per lo Sviluppo sostenibile (EFSD).Per questo, posizioni convergenti nel quadro del dialogo Ue-Ua possono favorire un’agenda comune, globale, anche in seno al network delle Nazioni Unite, del Programma Alimentare Mondiale (PAM) e delle altre organizzazioni internazionali.

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Fondazione Deutsche Bank Italia con gli studenti di Milano Fuoriclasse per una cittadinanza attiva

Posted by fidest press agency su sabato, 14 aprile 2018

Fondazione Deutsche Bank Italia sostiene Milano Fuoriclasse, il progetto dell’Associazione Polis Fuoriclasse operativo dal 2014 nella promozione di valori e pratiche di buona cittadinanza nelle scuole milanesi, con l’obiettivo di creare un legame significativo tra gli studenti e il territorio in cui vivono.
Nell’ambito del piano di iniziative previste per l’anno scolastico 2017-2018, che vede 12 classi di scuole secondarie di primo grado e un totale di circa 300 studenti coinvolti da Milano Fuoriclasse su tutto il territorio milanese, Fondazione Deutsche Bank Italia ha “adottato” 5 classi in 4 scuole medie: Toscanini, Borsi, Ciresola e Fara.
L’innovativo percorso formativo di Milano Fuoriclasse, che parte dal programma scolastico nazionale di “Cittadinanza e Costituzione”, ha l’obiettivo di far (ri)scoprire Milano ai ragazzi, sviluppando e promuovendo la conoscenza del patrimonio artistico e culturale locale, il rispetto e la tutela dell’ambiente, il senso di appartenenza al territorio, la responsabilizzazione nella gestione dei beni comuni e l’integrazione dei giovani stranieri nella città. Gli studenti saranno quindi impegnati in due principali filoni di attività, declinati in maniera differente a seconda delle classi coinvolte:
· una serie di incontri tematici itineranti alla scoperta dei segreti della città di Milano in diverse epoche storiche (medievale, rinascimentale, contemporanea), con la guida di giovani tutor volontari;
· un piano di “cittadinanza attiva” dedicato alla riqualificazione e valorizzazione del territorio e del suo patrimonio (pulizia dei parchi, rimozione dei graffiti, volontariato culturale, attività in ambito sociale).
Il sostegno al progetto “Milano Fuoriclasse” si inserisce nel più ampio impegno di Fondazione Deutsche Bank Italia nella promozione, realizzazione e gestione di progetti di responsabilità sociale in grado di produrre un impatto positivo sul territorio e sulle persone. In particolare, il progetto “Milano Fuoriclasse” è parte del programma globale Born to Be di Deutsche Bank, che incoraggia i giovani a sviluppare le proprie competenze e perseguire le proprie aspirazioni. Nel corso del 2017 Fondazione Deutsche Bank Italia ha destinato circa 500mila Euro a progetti di responsabilità sociale nel Paese, di cui oltre il 40% per Born to Be.

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