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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘prognosi’

Sepsi: una proteina predice prognosi e rischio di mortalità

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 giugno 2018

Da anni i ricercatori lavoravano per avere la significativa conferma del ruolo di Pentraxina3 nel rilevare il rischio di complicanze e mortalità nei pazienti con sepsi, un’infezione generalizzata a tutto l’organismo dovuta all’ingresso nel circolo sanguigno di batteri.
“Si era già vista la correlazione tra più alto rischio di mortalità e più alti livelli di PTX3 nel sangue nell’infarto – spiega Barbara Bottazzi, Principal Investigator del Laboratorio di Immunofarmacologia di Humanitas –. Questo studio, condotto su 958 pazienti ricoverati per sepsi grave in diversi reparti di Terapia Intensiva, conferma il ruolo di PTX3 come indicatore di diagnosi e prognosi. I tempi per un impiego nella vita reale saranno ancora lunghi, ma questo studio apre le porte ad un possibile utilizzo di PTX3 quale indicatore di severità nei pazienti con sepsi”.“I risultati dello studio – aggiunge Roberto Latini, Capo del Dipartimento di Ricerca Cardiovascolare dell’IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri – condotto su una parte dei pazienti dello studio ALBIOS hanno dimostrato la validità di PTX3 come indicatore prognostico. Infatti abbiamo rilevato che alti livelli di PTX3 al giorno 1 erano associati a maggiore gravità del paziente (shock settico) ed erano in grado di predire l’insorgenza di gravi complicanze a carico del sistema cardiovascolare, coagulativo e renale. Di conseguenza, una minore riduzione dei livelli di PTX3 nel tempo si associava ad un maggior rischio di mortalità del paziente.Il premio è stato ritirato dal Dott. Roberto Latini nel corso di un evento organizzato a Barcellona dall’European Society of Clinical Investigation.
La sepsi uccide 10 volte più dell’infarto e 5 volte più dell’ictus. I dati riportati in occasione della Giornata Mondiale dedicata alla Sepsi (13 settembre di ogni anno – dati http://www.estor.it/world-sepsis-day-2017), ci ricordano che le infezioni, spesso ritenute complicanze, sono la prima causa di morte per un gran numero di pazienti. Nel mondo, ogni anno sono 31milioni e 500mila le persone che sviluppano sepsi, spesso arrivando al pronto soccorso in condizioni già molto gravi, e sono 5milioni e 300mila quelle che muoiono ogni anno. Un’epidemia da non sottovalutare.

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“Chronic heart failure in 2016: prognosis”

Posted by fidest press agency su martedì, 23 febbraio 2016

università studi milanoMilano dal 25 al 27 febbraio 2016 Palazzo Clerici, in Via Clerici 5 Simposio Internazionale “Chronic heart failure in 2016″. Il Simposio è organizzato dal Centro Cardiologico Monzino di Milano e dal Dipartimento di Scienze Cliniche dell’Università di Milano, ed è promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini. Lo scompenso cardiaco è un fattore di rischio significativo per morte cardiovascolare. Ma come valutare questo rischio per ogni singolo paziente? Ci ha pensato il Centro Cardiologico Monzino di Milano, che ha realizzato il MECKI score (Metabolic Exercise, Cardiac, Kidney Index), uno strumento per la stima del rischio dello scompenso cardiaco, basato su dati ottenuti dal test cardiopolmonare e integrato con parametri ecocardiografici e di laboratorio. Sarà questo uno dei temi principali del: prognosis” in programma a Milano

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Prognosi post-infarto

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 luglio 2010

In un’ampia popolazione di soggetti colpiti da infarto del miocardio (Im), seguita per quasi trent’anni in una comunità geograficamente delimitata, si è verificato che la prevalenza della broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) è aumentata con il passare degli anni, e che questa condizione risulta associata a un aumentato rischio di morte post-infartuale, indipendentemente da età, fattori di rischio e altre comorbilità. Tutto ciò evidenzia l’importanza di questo quadro patologico e la necessità di ottimizzare l’assistenza rivolta a questi pazienti ad alto rischio. È la conclusione di uno studio condotto da Francesca Bursi, dell’Istituto di Cardiologia dell’Ospedale policlinico universitario di Modena, in collaborazione con la Divisione di Malattie cardiovascolari della Mayo Clinic di Rochester. Sono state incluse nel trial persone abitanti in una cittadina del Minnesota, colpite da Im tra il 1979 e il 2007 (n=3.438, 42% donne, età media: 68 /-15 anni), nelle quali la presenza di Bpco veniva accertata dalle cartelle cliniche. Sul totale dei pazienti studiati, 415 (12%) sono risultati affetti da Bpco, la cui prevalenza è cresciuta dal 7% del periodo 1979-1985 al 15% di quello 2000-2007 (P<0,001). La sopravvivenza è apparsa peggiore nei soggetti con Bpco  rispetto a quelli senza, con un tasso di sopravvivenza a cinque anni di 46% vs 68%, rispettivamente. L’associazione tra Bpco e morte, infine, è risultata indipendente da età e fattori di rischio (Hr aggiustata: 1,30) e non si è modificata con il passare del tempo. Am Heart J, 2010; 160(1):95-101 (fonte doctor news)

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In Abruzzo casi di melanoma

Posted by fidest press agency su sabato, 17 luglio 2010

Chieti 17 luglio, dalle ore 9 nell’Aula Magna delle Palazzine Sebi in via dei Vestini si parlerà di melanoma in occasione del primo Incontro abruzzese di Dermatologia promosso dalla Clinica Dermatologica dell’Ospedale teatino. Parteciperanno dermatologi, radiologi, medici di medicina generale, anatomopatologi che illustreranno l’epidemiologia del melanoma in Italia e in Abruzzo e le terapie più aggiornate in materia.
In Abruzzo ogni 100mila abitanti si registrano 14,1 casi di melanoma, tumore maligno che ha origine dai melanociti della cute e delle mucose: è quanto risulta dai dati di una ricerca epidemiologica, basata sui registri degli istituti di anatomia patologica, secondo la quale l’età media dei pazienti al momento della diagnosi è di 45 anni. Più colpite sono le donne (58,8%). Generalmente il tronco è la regione corporea interessata più di frequente (30.7%), seguita dagli arti inferiori (25.94%) e da viso e collo (16.42%). Il dato abruzzese è in linea con altre regioni del Centro, come la Toscana (15,8 casi ogni 100mila abitanti per gli uomini, 16,5 per le donne) e le Marche (12,4 per gli uomini e 16,8 per le donne), ma è superiore rispetto ad analoghe indagini effettuate in alcune province dell’Italia Meridionale, come Salerno (6,9 per gli uomini, 6,8 per le donne) e Napoli (rispettivamente 4,2 e 4,0). La Clinica Dermatologica di Chieti, diretta dal professor Antonello Tulli, dal 2004 a oggi ha effettuato 116 interventi per il linfonodo sentinella in pazienti affetti da melanoma. Si tratta di una tecnica fondamentale per la stadiazione del melanoma maligno avente uno spessore inferiore a un millimetro. L’eventuale positività del linfonodo sentinella, ovvero del primo linfonodo drenante dalla lesione tumorale cutanea, permette di effettuare l’asportazione precoce della catena linfonodale locoregionale con un netto miglioramento della prognosi a 5 anni.

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Prognosi: scompenso e diabete

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 luglio 2010

Nei pazienti di età pari o superiore a 70 anni con scompenso cardiaco, la presenza di diabete mellito si associa a una prognosi peggiore. Inoltre l’efficacia di un betabloccante vasodilatatore come nebivololo risulta inferiore nei soggetti con diabete e insufficienza cardiaca rispetto a pazienti con scompenso cardiaco ma senza diabete e di età pari o superiore a 70 anni. È uno dei risultati di Seniors (Study of effects of nebivolol intervention on outcomes and rehospitalization in seniors with heart failure), trial condotto in vari centri europei, tra i quali quello per la Ricerca clinica e di base dell’ospedale San Raffaele di Roma, con lo scopo di verificare se i ben noti benefici effetti dei betabloccanti nei pazienti giovani con scompenso, si mantengano in età senile. Sono stati analizzati 2.128 pazienti, 555 dei quali (26%) avevano diabete mellito. Di questi ultimi, 223 (40,2%) sono andati incontro a morte per tutte le cause o a ospedalizzazione cardiovascolare (outcome primario) contro 484 (30,8%) dei 1.573 non diabetici. Tra i pazienti senza diabete, il tasso di raggiungimento dell’outcome primario con placebo rispetto a nebivololo è stato di 33,7% e 27,8%, rispettivamente (hazard ratio: 0,78). Nella sottopopolazione con diabete, lo stesso tasso si è attestato sul 40,3% nel gruppo placebo e sul 40,1% in quello nebivololo (Hr: 1,04). I livelli basali di glucosio nei soggetti non diabetici non ha influito significativamente sugli esiti. L’effetto del diabete mellito sull’outcome è risultato indipendente dalla frazione d’eiezione ventricolare sinistra ed è apparso più pronunciato nei soggetti con scompenso cardiaco a eziologia non ischemica. (fonte doctor news)

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Certificati e diagnosi documentata

Posted by fidest press agency su martedì, 4 Mag 2010

Buone notizie per i medici. Il ministro della Pubblica amministrazione e innovazione Renato Brunetta ha firmato una circolare che allenta la morsa intorno al collo dei medici che devono certificare gli stati di malattia dei lavoratori La circolare “ritocca” infatti quanto previsto dalla riforma dello stesso Renato Brunetta sul pubblico impiego che prevede pesanti sanzioni, anche il carcere fino a 5 anni, sia per il lavoratore che presenta una falsa certificazione di malattia, sia per il medico “compiacente” che la compila. Grazie a questo documento – pubblicato sul sito web del ministero della Pubblica amministrazione innovazione – al camice bianco, per formulare la diagnosi e la prognosi, basterà infatti la presunzione sulla base di dati acquisiti durante la visita. Insomma, cade l’obbligo della diagnosi oggettivamente documentata che tanto aveva fatto arrabbiare i medici, secondo i quali per alcune malattie, ad esempio la cefalea, era impossibile fornire riscontri oggettivi. «L’applicazione della disposizione – si legge nella circolare – deve tener conto delle regole proprie della pratica medica, che consentono di formulare diagnosi e prognosi anche per presunzione sulla base di dati riscontrati o semplicemente acquisiti durante la visita. Nell’applicazione della norma, pertanto, è rilevante la circostanza che i dati clinici siano stati o meno desunti da visita. In sostanza, in base a questa norma, la responsabilità del medico, con l’applicabilità delle sanzioni indicate, ricorrerà quando lo stesso rilascia attestati o certificati attestanti dati clinici non desunti da visita in coerenza con la buona pratica medica». (fonte doctor news)

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Le cause dell’arresto cardiaco

Posted by fidest press agency su domenica, 4 ottobre 2009

Tel Aviv, Israele.  Le misurazioni non invasive della reattanza biologica eseguite durante le prove di resistenza allo sforzo fisico hanno individuato anomalie della funzione cardiovascolare e potrebbero rivelarsi utili allo scopo di indicizzare la gravità delle cardiopatie, elaborare le relative prognosi e monitorare le risposte ai trattamenti sia nella pratica clinica che nelle sperimentazioni Nel corso di questo mese, il Journal of Cardiac Failure, la rivista ufficiale della Heart Failure Society of America e della Japanese Heart Failure Society, ha pubblicato i risultati di uno studio multicentro sui protocolli di Cheetah Medical relativi alla misurazione dell’efficienza cardiaca ECO(R) (Exercise Cardiac Output) sotto sforzo in pazienti con cardiopatia cronica. Recentemente, è stato dimostrato che i picchi massimi di gittata e potenza cardiache rappresentano i migliori parametri per una valutazione prospettica della gravità dell’insufficienza cardiaca, tuttavia, l’accesso a questi metodi è limitato a un numero molto basso di pazienti cardiologici a causa del costo e della complessità della strumentazione  In questo studio, il sistema NICOM(R) di Cheetah Medical è stato impiegato per monitorare in maniera continua la gittata cardiaca, nonché la potenza, durante le prove da sforzo fisico e svariati altri parametri emodinamici in pazienti affetti da insufficienza cardiaca cronica di diverso grado;il sistema è stato inoltre messo a confronto con tradizionali metodi di misurazione del consumo di ossigeno basati sull’analisi dei gas espirati. I risultati ottenuti con entrambi i metodi mostrano un’ottima correlazione e dimostrano come l’adozione del sistema NICOM offra potenziali vantaggi per il regolare monitoraggio dei pazienti con scompenso cardiaco, senza le significative limitazioni insite nelle tecnologie per l’analisi dei gas espirati.<0}
Cheetah Medical sviluppa sistemi per la misurazione accurata e non invasiva della gittata cardiaca (CO), della pressione sanguigna (NIBP), della variazione del volume della gittata sistolica (SVV), della resistenza periferica totale (TPR) e di altri parametri vitali di monitoraggio emodinamico per fornire informazioni continue e di utilità pratica in ambito clinico per l’ottimizzazione di fluidi e farmaci in situazioni di cura ambulatoriali e di urgenza, incluse terapie intensive, di pronto soccorso, perioperative, di dialisi e di cardiologia in day hospital. Il sistema NICOM(R) (Noninvasive Cardiac Output & Hemodynamic Monitoring) utilizza la tecnologia Bioreactance(r) brevettata di Cheetah Medical, che offre precisione dei risultati e maggiore rapidità delle variazioni direzionali rispetto ai metodi invasivi per la misurazione della gittata cardiaca, riducendo potenziali costi e rischi. La sede internazionale di Cheetah Medical è a Tel Aviv, Israele, mentre la sede statunitense si trova a Portland, Oregon Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito web: http://www.cheetah-medical.com.

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Diabete, ischemia dell’arto e rischio amputazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 Mag 2009

Nei pazienti diabetici con ischemia critica degli arti, il rischio di mortalità o amputazioni maggiori è considerevole. Tuttavia, la riduzione del tasso di amputazioni nei pazienti diabetici con piede diabetico ischemico è possibile con l’uso estensivo della rivascolarizzazione tramite bypass ed angioplastica periferica. Con l’uso di entrambe le tecniche si giunge ad una rivascolarizzazione del 95 percento dei pazienti, mentre all’inizio degli anni ’90 si poteva giungere solo al 25 percento. Il tasso di amputazione peraltro è nettamente inferiore nei pazienti sottoposti a rivascolarizzazione. Nel complesso, la chiave per il trattamento efficace di questi pazienti è l’approccio multidisciplinare: la rivascolarizzazione ed una corretta cura del piede possono migliorare la prognosi del paziente e ridurre la necessità di ulteriori interventi. Le coronaropatie comunque rimangono la principale causa di morte in questi casi, e pertanto è importante prestare attenzione al cuore e ricercare eventuali casi di ischemia silente per migliorarne la sopravvivenza. (Diabetes Care 2009; 32: 822-7)

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