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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘promesse’

Carceri: Su Como promesse non mantenute

Posted by fidest press agency su sabato, 17 novembre 2018

“Il “mal comune mezzo gaudio” per cui al carcere del Bassone di Como gli agenti della Penitenziaria dovrebbero essere felici perché di poco al di sotto della media organico nazionale, suona come una presa in giro. Quello di Como è un carcere di frontiera, con tutto ciò che ne consegue. La situazione è divenuta intollerabile e alla carenza di personale e al degrado gestionale si aggiunge un elevato indice di sovraffollamento della popolazione detenuta che si stima arrivi al 186%”.Così il deputato di Fratelli d’Italia Alessio Butti in una interrogazione al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.“In una struttura che ha circa 35 anni portati molto male – aggiunge il deputato di FDI – e che vede operativi meno di 200 agenti della Polizia penitenziaria, sono ospitate circa 450 persone di cui oltre il 50% sono stranieri. I livelli di sicurezza sono molto bassi e la direzione del penitenziario ha recentemente segnalato come per gli agenti sia particolarmente difficile intervenire per disciplinare la convivenza tra i troppi detenuti. Inoltre, gli automezzi in dotazione al nucleo traduzioni e piantonamenti risultano spesso inidonei: alcuni di questi hanno dai 300 ai 500 mila chilometri e diversi altri risultano addirittura privi del collaudo”.
“Non è più accettabile – conclude Butti – questa indifferenza da parte degli organi istituzionali così come le promesse che non sono state mantenute, anche da parte di quegli stessi esponenti di governo che recentemente hanno fatto visita al carcere. Gli agenti della Penitenziaria infatti, non solo non hanno partecipato alla sperimentazione del Taser ma nemmeno in futuro potranno utilizzarlo. Il problema è serio e il mio accorato invito al governo è quello di considerare gli agenti della Polizia penitenziaria come dei lavoratori che mettono a rischio la propria vita per un servizio importante sia per noi che per la rieducazione del reo”.

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Risorse scarse per contratti Pa, Governo non mantiene promesse

Posted by fidest press agency su martedì, 6 novembre 2018

“Dalla lettura della legge di Bilancio appare ormai chiaro che per il prossimo contratto le risorse sono insufficienti”. Così la segretaria generale della Funzione Pubblica Cgil, Serena Sorrentino, commenta le risorse stanziate per i contratti pubblici in manovra, osservando che: “I conti sono presto fatti: il passato contratto, relativo al triennio 16/18, sanciva un aumento del 3,48%, pari a 85 euro al mese; per il prossimo triennio 19/21 il governo per adesso ha stanziato meno dell’Ipca, che dovrebbe essere 1,4%. Morale della favola: alla fine ai dipendenti pubblici si prevede di dare 50 euro nel triennio”.“Davvero un ‘bel cambiamento’, meno del governo precedente – osserva Sorrentino -. Insieme per altro alle criticità sul Fondo sanitario nazionale e alla non previsione di risorse per il contratto della Sanità e delle Funzioni Locali. Ragion per cui, se questi sono i presupposti per la trattativa da avviare il prossimo anno, saremo sicuramente di fronte ad un percorso che ci porterà al confronto con le lavoratrici e lavoratori sulle piattaforme e alla mobilitazione perché i lavoratori pubblici hanno già pagato un prezzo alto con nove anni di blocco contrattuale. Inoltre, con queste cifre, di fatto si depotenzia la funzione del contratto nazionale a fronte di scarse risorse previste sulla contrattazione decentrata e al tetto posto al loro utilizzo. Abbiamo già chiesto al ministro Bongiorno di cancellare il tetto ai fondi sulla contrattazione decentrata, che tiene bloccata anche la leva del salario di produttività e la rivalutazione delle indennità”. Per queste ragioni, aggiunge la segretaria generale della Fp Cgil, “occorre subito liberare la contrattazione aziendale e bisogna prevedere più risorse per il prossimo triennio, anche per finanziare il nuovo sistema di classificazione. Facciamo una domanda al ministro della Pubblica amministrazione: quanto costerà far installare gli impianti per la rilevazione biometrica in tutte le pubbliche amministrazioni? Stanziamo quei soldi sulla contrattazione e vedremo come la qualità del lavoro aumenterà, anziché agitare sempre lo spettro dei furbetti. Questi ultimi vanno sì colpiti ma non a detrimento della maggioranza dei lavoratori che ogni giorno, come queste drammatiche ore dimostrano, compie regolarmente il proprio dovere”, conclude Sorrentino.

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Scuola – Pensioni, dopo le promesse elettorali torna il silenzio assordante

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 marzo 2018

Dopo le promesse elettorali, a distanza di poco più di due settimane dalle elezioni politiche, già non si parla più di tornare ad una soglia pensionistica equa. Nelle dichiarazioni dei politici che tra qualche giorno saliranno in Parlamento, sono altri i temi a tenere banco. Solo i sindacati ricordano che per cancellare la riforma Fornero servirebbero circa 80 miliardi che vanno recuperati a copertura di un’eventuale controriforma. Anche per questi motivi, venerdì prossimo, mentre si nomineranno gli uffici di presidenza e di commissione delle Camere, per l’avvio della XVIII legislatura, inizierà la protesta: a Roma, sono attesi migliaia di maestre e di maestri, di insegnanti e Ata che andranno in corteo dalle 9 alle 14 da Piazzale Ostiense a Viale Trastevere, per manifestare sotto il Miur.Il presidente nazionale Anief Marcello Pacifico ricorda che con l’approvazione della riforma Monti-Fornero, l’iter che porta al pensionamento dei dipendenti della scuola è diventato un percorso ad ostacoli, con l’arrivo spostato sempre più avanti. Così, mentre ancora grida vendetta il blocco di migliaia di docenti e Ata per via della Quota 96, comprendente età anagrafica e anni di contributi riconoscibili, innalzata oltre ogni modo, abbiamo assistito allo slittamento dell’accesso alla pensione di vecchiaia a 67 anni, con effetto 1° gennaio 2019. Mentre l’Ape Social l’anticipo pensionistico, fino a circa 3 anni e mezzo, finanziato con un prestito pagato non da banche ed assicurazioni (come nel caso dell’Ape normale), ma direttamente dallo Stato, è rimasto relegato ad una quindicina di professioni, inglobando, nel settore più esposto al rischio burnout, solo i maestri della scuola dell’infanzia. È giunto il momento che la politica si occupi di scuola e dei suoi lavoratori, i quali non possono dedicarsi alla formazione alle soglie dei 70 anni, mentre i giovani che vogliono lavorare, invece, sono costretti a loro volta ad invecchiare nelle vesti di precari, perché lasciati inopinatamente fuori del circuito occupazionale e utilizzati con la filosofia del cottimo.

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Almeno 5 milioni di italiani votano Berlusconi

Posted by fidest press agency su domenica, 11 febbraio 2018

Lo dice il diretto interessato e l’affermazione è stata ripresa da “Il fatto quotidiano”. Ora mi chiedo: Chi sono questi italiani? Immagino lo siano i ricchi e i benestanti calamitati all’idea che vi sarà un’imposta unica al 23% il che vuol dire che chi percepisce ventimila euro all’anno pagherà la stessa percentuale di tasse di chi ne guadagna 200mila. Al seguito vi saranno i candidati alle elezioni con il codazzo di amici e parenti. Si aggiungeranno gli gnoccoloni di turno e le vittime dei soliti imbonitori che nelle fiere paesane sono adusi vendere l’elisir di lunga vita e che questa volta ambiscono attaccarsi al carro del mastro pifferaio per raccogliere i resti dalla sua lauta libagione.
Non crediamo che possano farlo i disoccupati, i cassa integrati, i precari, i percettori di retribuzioni medio basse, i pensionati anche se per costoro vi è pronta una grossa chicca con la promessa di portare le pensioni minime a mille euro al mese. A questo punto di Berlusconi abbiamo dimenticato tutto: il suo passato, le leggi ad personam, gli intrighi politici, le promesse mancate, e via di questo passo. E’ proprio vero. Il passato è un gran medico: cura tutti i mali e oggi ci fa sentire più giovani di prima. Ma possiamo permetterci tutto questo e molto altro uscito dalla bocca dei nostri leader dimentichi che ci troviamo in un paese dove la carta che serve per scrivere le leggi esistenti potrebbe tappezzare tutta l’Italia dimenticando che il male oscuro è un altro: ci siamo abituati a trasgredirle e chi la fa più grossa se proprio gli va male farà qualche mesetto in carcere prima di svernare nei paradisi fiscali. Che possiamo farci? Siamo, dopotutto, nel paese di Pinocchio o del Bengodi che a dir si voglia. (A.R)

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Il patto del bugiardo

Posted by fidest press agency su martedì, 23 gennaio 2018

camera deputatiIn 20 anni, gli italiani, di “promesse truffa” fatte da Silvio Berlusconi ne hanno sentite tante, a partire da quel taglio delle tasse sempre annunciato e mai realizzato. Alle elezioni del 2013 il condannato per frode fiscale lanciò addirittura un “Patto del parlamentare” rimasto lettera morta. Delle promesse che conteneva, non ne è stata mantenuta nemmeno una. Era solo il Patto del Bugiardo. La credibilità delle promesse di Berlusconi è pari a zero. Queste le promesse del Patto del Parlamentare mai mantenute né da Berlusconi né dai suoi parlamentari:
1) “Impegnarmi al servizio del Paese per non più di due legislature a partire da questa”. Una autentica truffa dal momento che gran parte dei parlamentari aveva già diversi mandati elettivi prima del 2013. E ad oggi l’89% dei parlamentari uscenti di Forza Italia ha più di 2 mandati elettivi come dimostra questo studio, a conferma che quei ‘professionisti della politica’ che a Berlusconi fanno tanto schifo (parole sue) sono proprio i suoi parlamentari. Nel MoVimento 5 Stelle, invece, si fanno due mandati e poi si va a casa.
2) “Votare il dimezzamento degli emolumenti dei parlamentari”. Nessun parlamentare berlusconiano si è mai tagliato lo stipendio. Al contrario dei portavoce del Movimento 5 Stelle, che ad oggi si sono tagliati gli stipendi e hanno rendicontato le spese restituendo 24.795.190 euro di cui 23,1 milioni di euro finiti nel fondo per il microcredito, grazie al quale sono state finanziate 7.250 piccole imprese ed esercizi commerciali e sono stati generati 17.000 posti di lavoro. Tutto questo lo abbiamo fatto senza aspettare che ci fosse una legge.
3) “Approvare la riforma della Costituzione con il dimezzamento dei parlamentari”. Una truffa anche questa, a Silvio Berlusconi del dimezzamento del numero dei parlamentari non è mai importato un fico secco.
4) “Votare una legge che azzeri il finanziamento pubblico ai partiti”. Una truffa anche questa. Forza Italia ha votato a favore del 2 x mille ai partiti (che il M5S rifiuta), dal 2013 al 2017 si è intascata 38 milioni di euro di rimborsi elettorali ed ha votato la legge Boccadutri per intascarli senza alcuna trasparenza. In 20 anni si è intascata 784 milioni di euro di finanziamento pubblico ai partiti. Il Movimento 5 Stelle è l’unica forza politica che ha rinunciato a 42,7 milioni di euro di rimborsi elettorali, a cui si aggiungono 4,7 milioni di euro di rimborsi nelle Regioni.
5) “Non tradire il mandato degli elettori passando ad altro gruppo parlamentare”. Qui siamo alle comiche. Berlusconi è stato implicato in processi per “compravendita di parlamentari” dove solo la prescrizione lo ha salvato dall’accusa di corruzione. In questa legislatura, sono stati decine i parlamentari di Forza Italia che sono andati in altre formazioni politiche e che hanno sostenuto governi del Pd (NCD, poi Area Popolare, per poi magari fare ritorno in FI a fine legislatura…). Forza Italia ha accolto nel suo gruppo addirittura degli ex Pd (si trovano in perfetta simbiosi).
6) “Impegnarmi alla totale trasparenza sulla mia attività e sui miei redditi”. Anche qui zero assoluto. Non risulta che i parlamentari di Forza Italia rendicontino le loro spese come invece fanno tutti i portavoce del Movimento 5 Stelle. (fonte il Blog delle stelle)

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Elezioni 2018: Promesse suggestive e impegni reali

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 gennaio 2018

elezioni1In vista delle elezioni del 4 marzo prossimo si iniziano a fare promesse, per lo più suggestive, che hanno come motivo principale l’aumento della spesa pubblica: diminuzione delle tasse e aumento della spesa sociale. Siamo tutti d’accordo nel ritenere che la tassazione sia eccessiva e che gli interventi di carattere sociale debbano essere più incisivi. Una diminuzione e rimodulazione delle tasse (es. tassa forfettaria o flax tax) si trasformerebbe in maggiore spesa e quindi in un aumento del gettito fiscale? Su questo argomento la Fed, la banca centrale americana, ha espresso dubbi proprio sui benefici economici della riforma fiscale (diminuzione della tasse) del presidente Donald Trump. Sostenere le fasce economicamente più deboli (es. reddito di cittadinanza, reddito di dignità, ecc.) è doveroso se non si trasforma in un’assegnazione dai costi insostenibili.
Ci sono, invece, gli impegni reali, per esempio i 12 miliardi che occorre trovare per sterilizzare le clausole di salvaguardia del prossimo anno e la predisposizione, ad aprile, del Documento di programmazione economica e finanziaria. Da ricordare, infine, che abbiamo un debito pubblico di circa 2300 miliardi. Attenzione ai pifferai! (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Le promesse di Padoan e gli impegni non mantenuti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 ottobre 2017

“Durante la sua audizione sulla Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanze, davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, il ministro dell’economia Padoan si è lanciato in un autentico discorso autocelebrativo sui risultati raggiunti, a suo dire, dal Governo Gentiloni”. ministero-finanzeLo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.“Il ministro ha parlato di un milione di posti di lavoro creati in soli 4 anni e che questo risultato è destinato anche ad aumentare; ha parlato di un forte consolidamento della crescita economica, che guadagna robustezza giorno dopo giorno; ha detto che l’aumento dei tassi d’interesse previsto da parte della Banca Centrale Europea non produrrà alcun effetto sull’economia e sulla finanza pubblica italiana, e via di balla in balla.
Il ministro ha poi affermato, dopo che per giorni ha continuato a ripetere che “il sentiero dei conti pubblici è stretto”, che la prossima Legge di bilancio avrà un impatto significativo sulla crescita, grazie alle misure “selettive” intraprese dal Governo, come gli investimenti pubblici e privati e le misure di promozione sociale, soprattutto per i giovani. Ma attenzione, ha chiosato infine il Ministro, “non c’è spazio per i compiacimenti, c’è ancora molto da fare”.Ci chiediamo, in quale paese vive il ministro Padoan? Crede davvero alla rappresentazione del quadro economico che ha raccontato in Parlamento, che stride enormemente con le difficoltà che vivono gli italiani ogni giorno?Ricordiamo al ministro, che evidentemente ha perso il contatto con la realtà, che l’Italia è, secondo le ultime stime ufficiali, alle ultimissime posizioni in Europa quanto a crescita economica e tra le primissime posizioni per quanto riguarda il tasso di disoccupazione, in particolare quella giovanile, nonché per la percentuale di poveri assoluti nella popolazione.Quanto agli effetti della manovra che il governo si appresta a varare, va ricordato al ministro Padoan che questa verrà fatta ancora una volta in deficit, ovvero facendo ricorso nuovamente al debito pubblico, che sotto il suo operato ha raggiunto lo straordinario record storico di 2.300 miliardi di euro. Stando alle sue promesse, questo avrebbe dovuto scendere già da diversi anni, mentre, invece, ha continuato inesorabilmente a crescere.Quindi, piuttosto che bearsi di un futuro glorioso che non ci sarà, pensi piuttosto, il ministro Padoan, a riflettere su quanto ha promesso, e non mantenuto, in passato: dalla totale assenza di privatizzazioni e dismissioni del patrimonio pubblico, alla mancata attuazione di qualsiasi piano di spending review, alle misure di contrasto all’evasione fiscale che si sono rivelate clamorosi flop e buchi di bilancio”.

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Privatizzazioni promesse dal governo: che fine hanno fatto?

Posted by fidest press agency su sabato, 5 agosto 2017

pil il fattoDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Siamo stupefatti di venire a sapere che il ministro dell’Economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, in una sua intervista al ‘Sole 24 Ore’, ha dichiarato che il processo di privatizzazioni, da lui stesso sempre sostenuto, ‘si è interrotto nell’ultima legge di bilancio e ora valuteremo se ci sono le condizioni per riprenderlo’.
Non ci dovrebbe essere nulla da valutare, solo vendere asset pubblici. Eravamo rimasti che il nostro ministro avrebbe mantenuto fede a quanto scritto nel Documento di Economia e Finanza dello scorso aprile, allorché aveva messo nero su bianco che dalle privatizzazioni sarebbero entrate, nel quadriennio 2017-2020, risorse pari allo 0,3% del Pil (circa 5 miliardi di euro) ogni anno, per complessivi 20 miliardi, come impegno, preso ufficialmente davanti alla Commissione Europea, per ridurre la montagna da 2.300 miliardi di euro di debito pubblico che sta affossando l’Italia. Si era parlato di collocare sul mercato le partecipazioni del Tesoro in Poste Italiane, Trenitalia. E ora, il ministro Padoan ha la spudoratezza di dirci che ‘gli importi sono sempre inferiori a quanto si dice’.Si rende conto, il ministro Padoan, che se entro i prossimi 5 mesi non incasserà i 5 miliardi promessi avrà creato un buco nel bilancio dello Stato che mette a repentaglio il programma di riduzione del debito concordato con Bruxelles, con la quasi certa apertura della procedura di infrazione che esporrebbe l’Italia ad una nuova crisi dello spread?”. (fonte grafico: Il Fatto quotidiano)

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Scuola: Tutti contro la riforma fallita e le promesse impossibili della Ministra

Posted by fidest press agency su domenica, 23 luglio 2017

scuolaA settembre scuole in bilico, ancora 100mila supplenze di cui la metà su sostegno. Tra poche settimane, subito dopo Ferragosto, l’eccessivo numero di posti lasciati in organico di fatto, l’ottuso blocco delle GaE e la mancanza di candidati nelle graduatorie di merito gonfieranno il già alto numero di supplenze annuali fino a quota 100mila. Producendo l’effetto mediatico opposto a quello avviato spavaldamente dalla titolare dell’Istruzione Valeria Fedeli che non si comprende su quali basi continui a parlare di inizio della fine della supplentite e di sicura copertura delle cattedre in tempi rapidi. Della distanza abissale tra teoria e realtà asserisce con insistenza anche la stampa specializzata e non che parla di ‘dilettantismo’ da parte di chi ‘si è messo a scrivere prima la legge e poi i decreti delegati attuativi’.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): spostare poco più di 15mila posti dall’organico di fatto a quello di diritto è stato uno specchietto per le allodole. I posti da assegnare ai vincitori di concorso, a chi sta nelle GaE e alle immissioni in ruolo dovevano essere molti ma molti di più. Le cattedre di sostegno rappresentano al meglio questa politica dell’apparenza, poiché quest’anno si potrebbero sfiorare i 50mila contratti annuali, di cui quasi 5mila solo in Sicilia. Anche sulle discipline ci saranno diversi problemi: molte delle 52mila immissioni in ruolo andranno vacanti, proprio laddove le GaE sono prive di candidati. E siccome il personale inserito nelle graduatorie d’istituto non può essere reclutato, pure quei posti andranno a supplenza. Il deficit di assunzioni non risparmia il personale Ata, le cui immissioni in ruolo sono congelate da anni. Per non parlare dei 1.900 posti da preside e 1.700 da Dsga che andranno in reggenza. La conclusione è che tanto è stato fatto, con la riforma Renzi sbandierata ai quattro venti come epocale e salvifica, per rimanere tutto così com’era prima. Anief, consapevole di quanto fosse caotica e difficile la situazione della copertura delle cattedre, comunica che nelle prossime settimane fornirà assistenza ai neo-immessi in ruolo durante convocazioni e anche ai precari interessati alla stipula di un contratto annuale: contatta la sede territoriale più vicina.

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Terremotati: il tempo delle promesse è finito ora c’è l’abbandono

Posted by fidest press agency su sabato, 4 febbraio 2017

fabio_rampelli_daticameraIl capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli ha incontrato una delegazione del comitato dei terremotati della regione Marche, impegnata oggi in un ciclo di visite istituzionali. La delegazione ha rappresentato al capogruppo lo stato di gravissima difficoltà nella quale i cittadini sono costretti a vivere, i ritardi per l’arrivo dei container abitativi, il collasso economico e produttivo dei Comuni colpiti dal sisma, dal maltempo e dalle lungaggini burocratiche. “Ci spiace- ha detto il capogruppo- essere costretti, nuovamente, a segnalare al Governo e al Commissario Errani le titaniche difficoltà in cui sono costrette a vivere decine di migliaia di persone. Lo smantellamento della Protezione civile attraverso la sua regionalizzazione, la mancanza di una filiera corta di comando e di assunzione di responsabilità, la sovrapposizione di competenze tra Commissario, sub commissari, Protezione Civile Regione, Comuni, stanno completamente desertificando il centro Italia. Se il terremoto lo ha distrutto, la gestione del terremoto lo sta cancellando dalla geografia politica della nostra Nazione”.“Ribadiamo a Gentiloni – ha aggiunto Rampelli- l’assoluta necessità e urgenza di istituire un tavolo interistituzionale Governo-Parlamento sul sisma”. “Noi – ha puntualizzato Rampelli – ci stiamo mettendo la faccia dimostrando responsabilità e senso dello Stato. Ma non possiamo accettare, accogliendo queste persone, di sentirci sul banco degli imputati per inadempienze che sono tutte del Governo e del Commissario”. “Si diano – ha concluso Rampelli- ai sindaci i pieni poteri. Altrimenti, la stagione della ricostruzione, che ancora non c’è, che si è aperta dal 24 agosto, sarà peggio molto peggio della mala gestio di tutti terremoti della storia della Repubblica italiana. Non vorremmo dover cominciare a fare esposti alla magistratura”.

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Senza Imu sulle prime case l’Italia potrebbe diventare il Paese ideale dove comprare… un castello

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 ottobre 2015

derutaSe le promesse del Governo Renzi dovessero diventare realtà e l’Imu sulle prime case venisse abolita del tutto, l’Italia diventerebbe il luogo ideale per chi sogna di vivere in un castello grazie al totale azzeramento di ogni imposta di proprietà. LuxuryEstate.com (www.luxuryestate.com), portale dedicato agli immobili di lusso e partner di Immobiliare.it, ha analizzato la pressione fiscale che grava sui castelli in alcune delle principali nazioni europee (Spagna, Regno Unito, Francia e Germania) confrontandola con lo scenario che va delineandosi nel nostro Paese.
In Italia i castelli rientrano nella categoria catastale A9 (castelli e palazzi di eminenti pregi artistici e storici) e, stando alla possibile riforma in vista, saranno quelli che più di ogni altro immobile beneficeranno di consistenti tagli fiscali; se registrati come residenza principale del proprietario, si parla di circa 1.800 euro l’anno di riduzione sulle imposte. Ad oggi la tassa è ancora in vigore e chi acquista un castello come prima casa non può beneficiare degli sgravi fiscali ai fini dell’Iva. Se finora gli alti costi di manutenzione e la pressione fiscale hanno spinto le famiglie proprietarie a valutare seriamente opportunità di vendita ad acquirenti stranieri (al momento i principali interessati), con il taglio delle tasse, questa tendenza potrebbe invertirsi e il numero delle vendite ridursi. La situazione fiscale è diversa per i castelli del Regno Unito, dove è più comune vengano questi utilizzati come abitazioni, essendo anche presenti in maggior numero e su tutto il territorio. Per i costi di mantenimento, esistono delle società che aiutano i proprietari a sostenere le spese purché aprano al pubblico una parte delle loro dimore di interesse storico. Ma comprare un castello nel Regno Unito non è un’impresa accessibile a tutti, dato che per gli acquirenti stranieri sono previste diverse imposte aggiuntive e la pressione fiscale su questo tipo di immobili non sembra tendere al ribasso, anzi: in Scozia, per esempio, la Land and Buildings Transaction Tax è salita da poco dal 7% al 12%. Potrebbe essere più fortunato, invece, chi decide di comprare un castello in Spagna: qui, se il comune in cui si trova l’immobile riconosce il suo valore e lo dichiara monumento storico di interesse culturale, scatta l’abolizione della tassa di proprietà. Dall’analisi del portale, però, è risultato che molti dei castelli in vendita sul territorio spagnolo necessitano di importanti interventi di ristrutturazione.
Cambia del tutto la situazione in Francia, dove non esiste la categoria immobiliare “chateau” e, di conseguenza, i castelli sono equiparati a tutti gli altri immobili, portando i proprietari a spendere mediamente tra i 4.500 e gli 8.500 euro l’anno.
La Germania riserva una pressione fiscale più ridotta a chi decide di vivere in uno dei meravigliosi castelli che si trovano sul suo territorio; qui le tasse sulla proprietà oscillano tra il 3,5% e il 5% del valore dell’immobile. Se, però, il castello viene acquistato per uso privato, si applica un’IVA sulla compravendita pari al 19%. L’unico vantaggio, vista l’età dei castelli tedeschi, è l’esenzione dall’obbligo di redigere un certificato sulla prestazione energetica della dimora.
I prezzi dei castelli subiscono, chiaramente, delle forti oscillazioni sulla base delle loro dimensioni ma anche e soprattutto dello stato di conservazione. In ogni caso, si parla di cifre che partono dal milione fino ad arrivare a 15-20 milioni di euro.
In Italia, Spagna e Regno Unito questo tipo di dimore è diffuso più o meno su tutto il territorio nazionale – va detto che, per l’Italia, Toscana e Umbria rimangono le regioni con la più alta offerta di castelli in vendita; mentre in Germania e Francia si concentrano solo in alcune aree. Durante l’analisi effettuata da LuxuryEstate.com, in collaborazione con Immobiliare.it, sono emerse alcune differenze estetiche tra i castelli europei. Nel Regno Unito, essendo più comune la vita in un castello, si trovano soluzioni di design moderne e gli interni, dalle immagini, appaiono di gran lunga più vissuti che altrove.
In Germania la maggior parte dei castelli ancora in piedi è di tipo asburgico, quindi molto riconoscibile, mentre in Italia vantiamo una varietà piuttosto ampia: dalle antiche torri merlate alle dimore ottocentesche, più simili a palazzi e spesso inglobati nei centri urbani.
Dalle immagini a corredo degli annunci è sempre molto facile intuire il Paese in cui si trova il castello: armature, pesanti mobili in legno e colori scuri portano subito alla Spagna, dove rimane forte l’impronta classica; giardini ed enormi spazi esterni sono invece tipici dei castelli francesi. Ricche tappezzerie e arredi austeri sono riconoscibili nella maggior parte degli annunci in Germania, mentre in Italia emerge la tendenza a lasciare intatte pareti con pietre a vista. Nel Regno Unito la modernizzazione la fa da padrona, nonostante i camini originali rimangano al centro di molte soluzioni abitative. (foto: deruta)

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Cuneo fiscale

Posted by fidest press agency su sabato, 27 luglio 2013

Roma, 25 Luglio 2013. Diminuire le imposte sui costi del lavoro per dare maggior respiro alle aziende e aumentare il reddito dei lavoratori. In questo modo si rilancia l’economia: le imprese sono meno oberate da contributi, al pari del lavoratore che puo’ disporre di maggiori entrate. Sono tutti d’accordo, ma come fare o meglio come si e’ fatto nel passato? Rimandiamo alla memoria di quel che e’ successo nel 2007 (governo Prodi). Fu approvato un taglio al cuneo fiscale del 5%, del quale il 3% a favore delle imprese e il 2% per i lavoratori. Le imprese risparmiarono (circa 7 miliardi per le annualita’ 2007 e 2008), i lavoratori no. Perche’? Semplice: per i lavoratori i tagli del cuneo coincisero con la riforma dell’Irpef. Un bilanciamento perfetto che vide su un piatto la riduzione del cuneo fiscale per i lavoratori e sull’altro la rimodulazione delle aliquote, la trasformazione delle deduzioni in detrazioni e l’aumento degli assegni familiari per tutti i contribuenti. Insomma, si
e’ tagliato da una parte e aumentato dall’altra. Risultato? Niente aumento in busta paga.Sarebbe bene che l’attuale governo non riproponesse analoga manovra.(Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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La manovra: E’ scandalosa

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 settembre 2011

Nei documenti presentati alle autorità europee, il Governo si era impegnato a un aggiustamento prevalentemente sul lato della spesa. La manovra approvata al Senato mercoled 7 settembre si muove in direzione opposta poichè si basa sull’aumento delle tasse, innanzitutto sull’inasprimento Iva, che vale a regime più di 4 miliardi; bruscolini verranno dal contributo di solidarietà sui redditi superiori a 300 mila euro: circa 140 milioni a regime. Complessivamente il contributo delle tasse salirà al 73 per cento nel 2012, anzi di più considerando le nuove tasse degli enti locali che si rifaranno dei tagli ai trasferimenti aumentando le addizionali Irpef, come loro consentito già nel 2012. Il risultato finale è che per ogni euro generato (alla luce del sole e non in nero), metà andrà all’erario. E i tagli ai costi della politica? Spariti; un emendamento del governo in zona cesarini ha ridotto il taglio delle indennità dei membri di Camera e Senato, almeno sei volte di meno rispetto a quanto previsto nel testo originario, e ammorbidito l’incompatibilità del loro mandato con gli altri incarichi pubblici. Per taglio province e dimezzamento parlamentari siamo sempre a livello di promesse. Riassumendo: settimane di annunci per partorire una “geniale” manovra fatta del solito inasprimento delle tasse, a carico ovviamente di chi già le paga. Equità? Ignorata.
La domanda viene spontanea: giusto far fatica a tirare la fine del mese per permettere a questi signori di continuare il loro avido gioco? “i mercati finanziari non sono qualcosa di imparziale e neutrale, ma sono espressione di una precisa gerarchia: lungi dallessere concorrenziali, si confermano come fortemente concentrati: una piramide che vede al vertice pochi operatori finanziari in grado di controllare il 70% dei flussi finanziari globali e, alla base, una miriade di piccoli risparmiatori che svolgono una funzione meramente passiva”. (Andrea Fumagalli).
Limitandoci al settore energia, la manovra si rivela assurda poichè non ha compreso alcuna misura di sviluppo del settore green, fra i pochi che nel biennio abbia prodotto lavoro e reddito, nessuna misura semplificativa (vero motore di sviluppo, non i soliti incentivi) o sgravi fiscali (perchè non un annuncio dell’estensione della detrazione del 55% stabile per i prossimi cinque anni per interventi di efficienza energetica? Tremonti non ha provato a pensare a quanta Iva avrebbe incamerato? Ha calcolato quanta ne ha recuperata solo lo scorso anno grazie a un fotovoltaico che ha superato i 10.000 MW ?). Ora le nuove norme, come le ha riassunte l’Autorità per l’energia elettrica ed il gas:
• ampliano il novero delle attività energetiche cui si applica la citata maggiorazione includendovi anche le attività di trasmissione e dispacciamento dell’energia elettrica,
• trasporto del gas e le attività di distribuzione sia del gas che dellenergia elettrica;
• eliminano l’esenzione precedentemente prevista per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (biomasse, solare-fotovoltaica, eolica);
• incrementano dal 6,5% al 10,5% l’addizionale, da applicarsi nei tre esercizi finanziari successivi a quello in corso al 31 dicembre 2010.
Colpendo poi il settore delle reti, si rischia di ridurre gli investimenti che sono urgenti per migliorare la rete elettrica e permettere l’utilizzo della produzione rinnovabile, quanto all’estensione dell’Ires a questo comparto, che dire di uno Stato che da un lato si fa carico di incentivarne la produzione e dall’altro stabilisce una tassa su di essa?
Questo governo aveva varato un piano nucleare con l’obiettivo, fra gli altri, di ridurre il costo dell’energia, ma nei fatti continua a considerare il settore (accise benzina compresa) come un paniere a cui attingere a richiesta. Ottima cosa se l’obiettivo è quello di tirare a avanti il più possibile sulle spalle dei contribuenti, pessima se si ha a cuore le persone che abitano il Paese. (Roberto Meregalli)

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Lampedusa e le promesse della ministra

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 luglio 2011

Michela Vittoria Brambilla

Image by G.M.Belli via Flickr

“Sono passati più di due mesi dalla conferenza stampa del ministro del turismo Michela Vittoria Brambilla nella quale ha annunciato un maxi pacchetto-turismo che avrebbe dovuto rilanciare Lampedusa dopo l’emergenza profughi. Tuttavia, tra gli operatori del settore turistico dell’isola siciliana serpeggia molto malumore: scarse presenze, prenotazioni diminuite, volume degli affari ridotto, prospettive pessime per l’alta stagione estiva. Le maggiori criticità riguardano i collegamenti aerei, con orari e tariffe a dir poco proibitivi”. Questo il tema dell’inchiesta pubblicata dal nuovo quotidiano on line di Forza del Sud. Comparando le diverse offerte della compagnie aeree, forzadelsud.itha scoperto che “che per raggiungere Lampedusa da Roma e trascorrevi il prossimo fine settimana ogni singolo viaggiatore dovrebbe spendere, tra andata e ritorno con le compagnie Alitalia o Meridiana, da un minimo di 510 euro fino a un massimo di 1.140 euro (fonteexpedia.it, ricerca effettuate oggi alle 11). Tariffe leggermente inferiori per chi parte da Milano. Se a questi costi – prosegue l’inchiesta condotta dal quotidiano on line del movimento arancione – si aggiungono anche quelli del vitto e dell’alloggio e’ facile comprendere che un italiano medio non prenderebbe nemmeno in considerazione l’ipotesi di trascorrere un weekend o parte delle proprie vacanze estive a Lampedusa”. Discorso a parte per la compagnia aerea Blu Panorama, che su richiesta del Governo, così come annunciato sempre nella conferenza stampa del 29 aprile scorso, ha predisposto un articolato “Piano a supporto del rilancio turistico di Lampedusa” in raccordo con tour operator e agenzie di viaggio, con tariffe particolarmente scontate per la stagione estiva (da 39,98 euro). “Ebbene – si legge suforzadelsud.it – a parte l’esiguità dell’offerta – sono pochi, infatti, i posti disponibili rimasti – e lo stupore di tutte le agenzie di viaggio contattate – che a precisa richiesta di informazioni sulle tariffe agevolate per raggiungere l’isola siciliana, non sapevano nemmeno di cosa stessimo parlando – per raggiungere Lampedusa da Roma il prossimo fine settimana la tariffa e’ di circa 275 euro, pero’ con partenza non il venerdì pomeriggio, ma sabato alle 6 del mattino e ritorno alle 13.30 della domenica. Insomma, un mini weekend ad un prezzo di viaggio conveniente (sic) solo dal punto di vista economico. Discorso non molto diverso se si parte da Milano. Per il weekend del 22 – 24 luglio – continua forzadelsud.it – Lampedusa non e’ raggiungibile, a meno che non si scelga di partire giovedì 21 alle 11.30 del mattino. E comunque l’unico volo Lampedusa-Milano di domenica 24 parte alle 8.25 del mattino. Questa combinazione costerebbe circa 290 euro (fonte bluexpress.com, ricerca effettuata effettuata oggi alle 11)”. In definitiva per il quotidiano on line del movimento arancione “appare evidente che i propositi del governo e del ministro Brambilla sul rilancio turistico di Lampedusa sono destinati a rimanere tali. E come sempre a farne le spese sono i cittadini della più bella isola del Sud”.

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Le false promesse di Maroni e La Russa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 giugno 2011

“Il ministro Maroni promette l’assunzione di cinquemila poliziotti in due anni. Il ministro La Russa promette l’assunzione di quattromila carabinieri in due anni. A parole sembrano dei sindacalisti di Polizia; con i fatti questi ministri di lotta e di governo hanno condotto un’azione politica devastante contro le Forze dell’Ordine, portando al collasso l’intero comparto Sicurezza-Difesa”. Lo afferma Franco Maccari, Segretario Generale del COISP – il Sindacato Indipendente di Polizia. “I due ministri – continua Maccari – durante le feste di Polizia e Carabinieri hanno vaneggiato di ingenti investimenti del Governo sulle Forze dell’Ordine: dichiarazioni probabilmente dettate dal clima festoso o da qualche brindisi di troppo, ma che rappresentano una situazione diametralmente opposta a quella reale. La realtà, infatti, sono i tagli da tre miliardi di euro al comparto Sicurezza che stanno gravemente limitando la capacità operativa delle Forze dell’Ordine, la riduzione di 40 mila unità degli organici, il mancato effettivo riconoscimento della specificità degli Operatori e i ritardi rispetto al riordino delle carriere. Il Governo, al di là dei proclami e delle incredibili promesse, sta disattendendo tutti gli impegni assunti sul fronte della sicurezza: i risultati nella lotta al crimine e nella difesa della legalità sono ottenuti esclusivamente grazie al sacrificio delle Forze di Polizia, che svolgono il proprio lavoro con professionalità, dedizione, senso del dovere, spirito di sacrificio. Per questo meriterebbero maggiore rispetto da parte dei rappresentanti del Governo”.

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La partita dei veleni: Pdl-Pd 4 a 1

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 giugno 2011

Bruno Vespa e Silvio Berlusconi

Image by Hytok via Flickr

Berlusconi: “Siamo ancora in partita”. Se ci rifacciamo alle dichiarazioni del nostro presidente del consiglio intervistato subito dopo i risultati delle amministrative dobbiamo rilevare che la debacle elettorale non lo ha scosso più di tanto. Per lui la partita è iniziata con quattro risultati elettorali positivi, nel corso di questi ultimi anni, e aver perso oggi significa che lui è ancora “in partita”. I suoi avversari devono ancora rimontare la china. Gli altri incontri “calcistico-politici” potrebbero essere la prossima tornata referendaria e poi ancora le politiche. E saremmo, comunque, se perde anche questi appuntamenti con gli elettori, a 4 a 3 a suo favore. Nel frattempo dovremmo restare incollati al televisore per pendere dalle labbra di chi per anni non ha fatto che farci promesse irrealizzate:
Ricordate il contratto con gli italiani firmato durante la trasmissione televisiva “Porta a porta” condotta da Bruno Vespa nell’aprile 2001, cioè 10 anni fa? Vediamone i punti che dovevano essere realizzati in cinque anni (2001-2006).
• Tasse: riduzione delle aliquote a due, 23% fino a 100mila euro e 33% oltre i 100mila euro. Obiettivo non raggiunto.
• Disoccupazione: dimezzamento del tasso di disoccupazione. Si doveva raggiungere il 4,8%, oggi siamo all’8,5%. Obiettivo non raggiunto.
• Pensioni: la minima a 520 euro mensili. Oggi e’ 467 euro mensili. Obiettivo non raggiunto.
• Criminalità: diminuzione dei reati. In dieci anni i reati sono aumentati del 21%. Obiettivo non raggiunto.
• Grandi opere: apertura per il 40% delle opere finanziate. Oggi le opere realizzate e cantierate arrivano al 23%. Obiettivo non raggiunto.
E non finisce qui. Abbiamo avuto la riforma della scuola: e come è finita? Molto male e lo ricordano i precari, gli insegnati di ruolo, gli studenti, le famiglie perché sono mancati i fondi per realizzarla e si sa che le nozze non si fanno con i fichi secchi. E la riforma della giustizia? Non si va oltre le leggi ad personam. E la disoccupazione giovanile? Cresce perché manca una seria politica di rilancio e d’investimenti nell’industria, nel terziario e nelle infrastrutture. Cosa si inventerà ora il nostro presidente? Un altro contratto con gli italiani? Nulla di tutto questo: un altro “fumus” con la nomina del segretario del suo partito, come di solito fa un presidente scegliendo il suo segretario tutto fare. Ma siamo sempre a 4 a 1 ed è quello che conta per lui e dovrebbe contare anche per noi. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Promesse premiate dalla Bcc Bassa Friulana

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 maggio 2011

Sono 9 i brillanti laureati, figli di soci, che la Banca di Credito Cooperativo della Bassa Friulana ha voluto premiare per gli ottimi risultati conseguiti nel percorso accademico. A consegnare le borse di studio (che sono andate a Carlo Zamparo, Valentina Vida, Marta Mancin per la sezione laurea triennale e a Massimo Cignolini, Alice Paulitti, Silvia D’Ambrosio, Fabio Valentinuzzi, Silvia Venuti e Alberto Della Mora per la specialistica), nella suggestiva location di Villa Manin, il presidente della Bcc, Valter Vecchiato e il direttore Giancarlo Diminutto, affiancati per l’occasione da un ospite speciale: la campionessa olimpica Chiara Cainero. «La nostra Banca – ha commentato il presidente Vecchiato – ha voluto introdurre questo appuntamento, che diventerà annuale, per premiare il sacrificio e la bravura di questi giovani, che sono il nostro futuro». Un riconoscimento speciale, frutto di una raccolta fondi a cui hanno partecipato soci, clienti, amministratori e dipenedenti della Bcc, è andato anche alla Onlus “La Pannocchia”, che da anni opera sul territorio a favore delle persone disabili.

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Stragi: restano le promesse

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 maggio 2011

Sul sito del Governo-Presidenza del Consiglio dei Ministri-il 9 maggio in occasione della “giornata della Memoria delle Vittime del Terrorismo e delle Stragi di tale matrice”,sono apparse delle dichiarazioni ufficiali del Presidente del Consiglio On. Silvio Berlusconi che tra l’altro dicono testualmente: ” Queste ferite non sono ancora completamente rimarginate perché per molti atti di terrorismo manca ancora il sigillo della verità. Il giusto obiettivo di una pacificazione nazionale e di un adeguato risarcimento morale per i familiari delle vittime, non può dunque prescindere da uno sforzo comune per definire un percorso di verità su quegli anni. Per questo diciamo basta alle tribune mediatiche e universitarie concesse con disinvoltura ai terroristi che sono stati protagonisti feroci e criminali di quegli anni. Per questo diciamo basta all’umiliazione delle vittime e dei loro parenti. Per questo dichiaro oggi l’impegno del Governo a contribuire ad aprire tutti gli armadi della vergogna perché nessuna strage rimanga più avvolta nel mistero. Dobbiamo colmare una grande sete di giustizia e di verità, in modo concreto, senza retorica. Lo faremo. E sarà il modo migliore per onorare la memoria delle oltre 400 vittime innocenti della sanguinosa ideologia del terrorismo”.
Apprezziamo le promesse del Presidente del Consiglio , il risultato sarà che ogni ostacolo sarà rimosso e verranno messi immediatamente a disposizione degli inquirenti tutti i documenti relativi ad eventi di terrorismo e stragi e alle persone ad essi collegati in possesso degli archivi di tutti i servizi della polizia dei carabinieri e dei vari Ministreri, iniziando da quelli della Presidenza del Consiglio, permettendo così di fare piena luce su quegli avvenimenti. Vogliamo far notare che da molti anni chiediamo che avvenga il deposito di questi documenti, ma fino ad oggi non abbiamo ricevuto risposte. Quando nelle dichiarazioni si parla di risarcimenti morali alle vittime, dobbiamo rilevare che nonostante le promesse fatte il 9 Maggio del 2008 dallo stesso Presidente del Consiglio dei Ministri On.Silvio Berlusconi, sulla definizione di ogni problematica relativa alla legge 206/2004 “Nuove norme a favore delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice”queste promesse non sono state mantenute e il Sottosegretario Gianni Letta è letteralmente scomparso non trovando più il tempo di rispondere degli impegni presi. Non vorremmo che queste dichiarazioni fossero l’ennesimo spot elettorale giocato sulla pelle delle vittime. Sarà presto verificato ed eventualmente metodicamente denunciato. (Il Presidente Paolo Bolognesi)

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Promemoria per gli amici di Lampedusa

Posted by fidest press agency su sabato, 2 aprile 2011

Mi auguro che gli amici “sicilianissimi” di Lampedusa si siano ripresi dallo tsunami Berlusconi, giunto nell’isola come una valanga, investendo gli attoniti isolani con una montagna di promesse, mentre il sindaco Bernardino De Rubeis  aveva provveduto a eliminare la protesta libera e civile, imponendo di eliminare “sta m… di cartelli”; mentre il vice-sindaco leghista Angela Maraventano inneggiava al premier come un capo claque. Così desidero porgere ai lampedusani  un promemoria da spuntare  per ogni promessa mantenuta e giunta a normale scadenza.  (in corsivo le parole testuali pronunciate dal presidente del consiglio   n.d.r.)
1)      Lampedusa sarà restituita ai lampedusani  entro  48 max 60 ore.
2)       Mi sono chiesto: come posso dare ai lampedusani la sicurezza che tutti questi piani saranno messi in pratica? Risposta: devo diventare lampedusano anch’io. Così mi sono attaccato a internet e ho scovato una casa bellissima a Cala francese: si chiama due palme e l’ho comprata. Adesso avete nel governo un interlocutore assolutamente interessato’.  (per pudore non dico a cosa si devono attaccare i lampedusani  che hanno creduto a quelle promesse).
3)      Sarà realizzato un casinò  (il cavaliere ha insistito su quell’accento sulla  “ò” per evitare facili fraintendimenti.
4)      Candidatura al premio Nobel per la pace per tutti i lampedusani.
5)      Realizzazione di un campo di golf.
6)      Rifacimento del piano regolatore e ritinteggiatura delle abitazioni secondo i colori che detterà a suo tempo.
7)      Stiamo cercando di comprare i pescherecci nordafricani per evitare che vengano usati dai trafficanti di migranti.
8)      Abbiamo incaricato Rai e Mediaset di confezionare dei servizi per far sì che gli italiani vengano in questo paradiso.
9)      Vi concederemo una moratoria fiscale, bancaria e finanziaria per il disagio che avete patito
10)    Non ci siamo dimenticati neppure dei pescatori: siamo in contatto con l’Eni che fornirà benzina a basso prezzo e faremo in modo che il primo carico sia gratuito’.
11)   Lampedusa diventerà una zona a burocrazia zero e chiederemo a Bruxelles l’istituzione di una zona franca nella quale non si paghino tasse per i prodotti importati ed esportati.
Il tutto in poche ore di permanenza, attirando l’attenzione dei media  per evitare che tale attenzione potesse dedicarsi ai lavori in  Parlamento, dove con un colpo di mano è stato alterato l’ordine del giorno per discutere e votare con urgenza quel processo breve che rappresenta l’ultima spiaggia  dove rifugiarsi per evitare le condanne penali che pendono sul suo capo. (Rosario Amico Roxas)

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Italiani: me li gioco come voglio

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 marzo 2011

Senza andare molto lontano nel tempo bastano alcuni episodi di questi ultimi giorni per capire quanto sia facile governare il nostro paese e trarne lauti profitti. Ci rifilano di tutto a colpi di promesse, mistificazione della realtà, show mediatici con imbonitori da strapazzo e quel che ne segue. C’è da chiedersi, a questo punto, se abbiamo toccato il fondo o ci resta ancora un tratto da percorrere anche se è arduo solo immaginare che si possa fare di più dopo i limiti che stiamo toccando. Certo che se qualche buontempone avesse messo in giro la voce che il nostro presidente del consiglio si fosse presentato a Lampedusa per informarli che vi aveva comprato casa pagandola due milioni di euro, che si riprometteva di aprire un casinò e che avrebbe presentato la candidatura a premio Nobel per la Pace al comune disastrato dall’emergenza migratoria e fossimo al primo aprile non credo che i giornali ne avrebbero parlato anche in presenza di telecamere. Ed invece è tutto vero. E’ tanto vero che anche la notizia che le 40 vichinghe del rais Gheddafi si trovano a Milano in attesa di ricongiungersi con il loro patron e che per l’occasione sono state ordinate 40 divise di poliziotte (a spese del Ministero degli interni) non sembra tanto strana, anzi potrebbe essere classificata verosimile a tutti gli effetti. Ciò che intendo dire è che siamo giunti ad un punto nel quale tutto diventa accettabile e digeribile dagli italiani tanto che chi le dice e ancor più chi le fa sa che in ogni caso può farla franca, anzi se si presenta alle elezioni diventa il più gettonato. Questi italiani, pare dire: “me li gioco come voglio” tanto sono…. E’ proprio così? Ma. Certo che è strano… (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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