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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘pronto soccorso’

Cambiano i codici del pronto soccorso

Posted by fidest press agency su martedì, 6 agosto 2019

Saranno distinti da cinque colori: rosso, arancione, azzurro, verde e bianco. Inoltre, il tempo di permanenza per un paziente destinato al ricovero non deve superare le 8 ore dal momento della presa in carico. E’ questo il frutto dell’accordo fra Stato e Regioni, come annuncia il presidente Stefano Bonaccini al termine della Conferenza delle Regioni. Una rivoluzione mirata a ridurre i ricoveri inappropriati, i tempi d’attesa e ad aumentare la sicurezza delle dimissioni. Ecco i principali contenuti.Dal testo si evidenzia come sia emersa “progressivamente la necessità di differenziare ulteriormente il sistema di codifica attualmente in uso, basato su quattro codici colore. Ciò è in linea anche con le attuali principali evidenze scientifiche internazionali. Nel modello proposto si adotta un sistema di codifica a 5 codici numerici di priorità, con valori da 1 a 5, ove 1 indica il massimo livello di gravità. Le Regioni possono associare al codice numerico anche il codice colore”. Al numero 1 corrisponde il colore rosso, un’emergenza che necessità di accesso immediato; al numero 2 corrisponde il colore arancione, un’urgenza quindi accesso entro 15 minuti; al 3 il colore azzurro, quindi urgenza differibile con accesso entro 60′; al 4 il colore verde, urgenza minore con accesso entro 120′; al 5 corrisponde il bianco, non urgente quindi accesso entro 240′.”La nuova codifica – secondo gli esperti del ministero della Salute – consente di focalizzare l’attenzione sulle condizioni cliniche “che rientrano nell’ambito dell’urgenza differibile, individuando l’ambito delle patologie da definire come urgenza minore. L’implementazione della nuova codifica dovrà avvenire progressivamente, entro 18 mesi dalla pubblicazione del documento”. Nel caso dei ‘codici colore’, la scelta dei colori ‘arancione’ e ‘azzurro’ ha lo scopo di evitare la confusione con altri (rosa, argento) “non indicativi di una priorità d’accesso, ma di un percorso dedicato. Inoltre, per quanto riguarda il numero di livelli, ci si allinea alla maggior parte degli altri Paesi a livello internazionale”.
Secondo gli esperti del ministero della Salute “le conseguenze attese sono rappresentate dal miglioramento dell’appropriatezza dei ricoveri e da una maggiore sicurezza nelle dimissioni dal pronto soccorso”. Le nuove linee guida puntano anche a migliorare la gestione dei conflitti che possono nascere nei pronto soccorso tra operatori e i familiari dei pazienti. “La presenza di un referente per la gestione dei conflitti con utenti in attesa può contribuire a migliorare la fase della comunicazione delle informazioni relative alla gestione dell’evento; ad esso si può fare riferimento per questioni relazionali che non riescono a trovare ristoro nella relazione con gli infermieri di triage – evidenzia il documento – Analogamente, la figura dell’assistente di sala attesa, da reperire nell’ambito delle associazioni di volontariato accreditate a livello nazionale o regionale, può svolgere il ruolo di mediatore delle relazioni tra il personale sanitario e i cittadini”.Nelle conclusioni il documento rimarca che il “triage è l’inizio del percorso in pronto soccorso e ha due obiettivi: individuare le priorità di accesso alle cure; indirizzare il paziente all’approccio percorso diagnostico-terapeutico”. Inoltre si ribadisce che “il triage in pronto soccorso è una funzione infermieristica, svolta da personale con appropriate competenze e attuata sulla base di linee guida e protocolli in continuo aggiornamento”. (fonte doctor33)

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Niente più code al Pronto Soccorso, con CODICE VERDE

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 aprile 2019

Milano. Lunghe ed estenuanti code al Pronto Soccorso? Non più, grazie a Codice Verde, il primo e unico poliambulatorio di Milano organizzato come un Pronto Soccorso privato, dedicato esclusivamente ai codici bianco e verde.Secondo il Triage, ovvero la procedura internazionale che consente di suddividere i soggetti in base alla gravità delle lesioni riportate e del loro quadro clinico, i codici di colore bianco e verde comprendono quei casi potenzialmente invalidanti ma di minore urgenza che possono essere trattati dal medico di base o da uno specialista.Nato da un’intuizione del Dottor Carlo Zampori, medico specializzato in Chirurgia d’urgenza e Pronto Soccorso, e dalla determinazione di Angela Masserini, Codice Verde propone un modello sanitario innovativo che permette di mettere subito tutti i pazienti al centro dell’attenzione e delle cure e, allo stesso tempo, di contribuire a snellire le affollate liste di attesa nei P.S. pubblici. Stando alle ultime statistiche, infatti, le richieste di aiuto per casi non gravi a Milano in un anno sfiorano il 91% del totale, con punte, per lo più di lunedì, di oltre 67mila codici bianco e verde.
Con Codice Verde, il Triage, ovvero la procedura per la corretta definizione della patologia e la sua gravità, viene eseguito telefonicamente, così da poter indirizzare il paziente verso il giusto specialista, e con un appuntamento in tempi brevissimi.
Con Codice Verde, è possibile ottenere le migliori cure nel minor tempo possibile, offrire al paziente un supporto fin dalla prima telefonata, una visita approfondita con lo specialista più idoneo, ed eventualmente organizzare un intervento ambulatoriale in tutta sicurezza se necessario, seguito dai relativi controlli medici.Tutti i medici e gli specialisti di Codice Verde parlano perfettamente l’Inglese, così da poter svolgere le consulenze in lingua straniera. Gli addetti al triage parlano anche tedesco, spagnolo e francese.In una città sempre più cosmopolita, che accoglie turisti, studenti stranieri e lavoratori dall’estero, Codice Verde offre un servizio essenziale.
«Durante il Salone del Mobile e le fiere, capita spesso che qualche espositore si ferisca accidentalmente o accusi qualche malessere. E spesso, dopo aver aspettato alcune ore in ospedale, ci contatti», racconta il direttore sanitario Carlo Zampori. «Sono innumerevoli le visite ortopediche per traumi da incidente, le dermatiti curate, le coliche addominali che trattiamo e molte altre patologie che costringerebbero gli stranieri, così come gli italiani, a faticose ricerche di un medico prontamente disponibile. La soluzione? Codice Verde»Codice Verde risponde al numero 0258319874 dal lunedì al venerdì, 9-19. Si trova in Via Carlo Crivelli 15/A, Milano. http://www.codiceverde.it

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Risultati Survey ANEU su importanza neurologo in pronto soccorso

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 aprile 2019

Venezia Si apre l’11 aprile a Venezia il Congresso Nazionale della Associazione di Neurologia d’Emergenza-Urgenza (ANEU), la società aderente alla SIN – Società Italiana di Neurologia – che lavora attivamente per definire ruoli e strategie del neurologo nell’approccio alle Emergenze-Urgenze Neurologiche in Pronto Soccorso.All’evento verranno presentati i dati raccolti al NEUday, la giornata di rilevazione delle prestazioni erogate dal neurologo in pronto soccorso, su tutto il territorio nazionale, realizzata con l’obiettivo di definire l’entità e la qualità dell’assistenza erogata dallo specialista al PS/DEA (Pronto Soccorso con dipartimenti di emergenza e accettazione) nella giornata del 21 Novembre 2018.Dai dati raccolti in 93 neurologie sulle 176 identificate come aperte all’urgenza, gli accessi totali in Pronto Soccorso sono stati 4.609, nel corso della giornata, e 683 le consulenze neurologiche effettuate, circa il 15% di tutti gli accessi, a dimostrazione di una richiesta comunque elevata in un ambito spesso difficoltoso e nel quale l’expertise del neurologo è di autentico supporto al medico d’urgenza.Dei pazienti valutati dal neurologo in questa survey, la maggior parte era stata identificata al triage con codice verde o giallo (gravità medio-elevata), trattandosi infatti di quelle patologie più frequenti come le malattie cerebrovascolari acute (23,6%), le cefalee (12,1%), i traumi cranici (8,6%) le vertigini (7,7%) le crisi epilettiche (6,6%), i disturbi di coscienza (4,3%) e, a seguire, sintomi psichici, stati confusionali, la preesistenza di una patologia neurologica in anamnesi. Una valutazione neurologica normale era osservata nel 44,9% dei casi.In merito all’approccio diagnostico, soprattutto strumentale, va sottolineato che un’indagine “specifica” come la TAC cerebrale era già stata effettuata in PS prima della consulenza del neurologo in ben il 61,3% dei casi, restando comunque l’indagine più richiesta anche dallo specialista dopo la visita (22,7% dei casi).A conclusione dell’iter diagnostico sono state identificate ischemie/emorragie cerebrali nel 24,1% dei casi, altre malattie del sistema nervoso (9,3%), epilessia (11,0%), stato confusionale (2,0), vertigini (4,7%), traumi cranici lievi (6,1%) e gravi (1,4%).I pazienti valutati sono stati giudicati dimissibili al domicilio senza ulteriori valutazioni diagnostiche nel 30,1% dei casi o con ulteriori valutazioni diagnostiche nel 21,4%, mentre il ricovero era richiesto per il 14,6% in neurologia, per il 7,6% nelle stroke unit, per l’1% in neurochirurgia, e per il 10,4% nel reparto medico o chirurgico.

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20 milioni di italiani aspettano troppo tempo per prestazioni e servizi sanitari

Posted by fidest press agency su domenica, 20 gennaio 2019

Roma Nell’ultimo anno, circa 20 milioni di italiani (il 38,7% della popolazione adulta) hanno sperimentato la criticità delle liste d’attesa per accedere a prestazioni specialistiche, oppure per un ricovero in ospedale. Un “fenomeno” talmente ampio da poter essere definito una vera e propria “esperienza sociale allargata”.È uno dei principali problemi che i cittadini registrano nel nostro Servizio Sanitario Nazionale, che emerge dal 16° Rapporto annuale “Ospedali & Salute 2018”. Il Rapporto analizza l’andamento del sistema ospedaliero italiano, in una duplice ottica: quella degli utenti, in relazione alla domanda di prestazioni sanitarie e la qualità dell’assistenza, e quella delle strutture sanitarie che, a fronte delle risorse disponibili, devono organizzarsi per rispondere in maniera efficace ad una domanda di salute che aumenta e che si diversifica.
Nell’ultimo anno, le liste d’attesa più lunghe – oltre i 60 e fino a 120 giorni – hanno interessato il 35,6% degli utenti per le visite specialistiche, il 31,1% per i piccoli interventi ambulatoriali, il 22,7% per gli accertamenti diagnostici e il 15% per i ricoveri in ospedale pubblico per interventi più gravi.Sono significative anche le attese tra i 30 e i 60 giorni, in particolar modo per l’accesso a visite specialistiche, accertamenti diagnostici e ricoveri, che hanno riguardato rispettivamente il 22,6%, 20% e 18,3% degli utenti.Le liste d’attesa rappresentano, per i cittadini, una rilevante inefficienza del SSN, non solo perché generano ansie e disagi ai pazienti e alle loro famiglie, ma soprattutto, perché sono la prima causa di rinuncia alle cure (51,7%, +4,1 punti rispetto al 2017), e concorrono ad alimentare, da un lato la spesa out-of-pocket, dall’altro la mobilità sanitaria, aumentando, ulteriormente, le diseguaglianze tra regioni.Oltre il 30% degli utenti, infatti, per accedere più rapidamente a una visita o a un esame, sceglie di rivolgersi ad altre strutture, di pagare privatamente le prestazioni o ricorrere ad ospedali in altre regioni.La ricerca contiene altre informazioni, che rendono necessaria l’individuazione di soluzioni, in tempi rapidi, rispetto alle esigenze dei cittadini.
Oltre la metà degli italiani in lista d’attesa (10,6 milioni), infatti, ha vissuto almeno un’esperienza di accesso al Pronto Soccorso – che, in generale, ha riguardato quasi un terzo della popolazione adulta, pari a 14,5 milioni di persone –, registrando, nel 20,7% dei casi, ulteriori attese, in media tra le 3 e le 10 ore prima di essere visitati.Concorre ad alimentare questo fenomeno, l’uso improprio del Pronto Soccorso, diventato un escamotage per accedere più rapidamente alle prestazioni sanitarie.
Oltre il 50% degli italiani, infatti, ricorre ai dipartimenti di emergenza quando non trova una risposta dalla medicina territoriale; mentre, in più di 1 caso su 4, tenta, direttamente, la strada del Pronto Soccorso come soluzione per ridurre i tempi di accesso a visite, accertamenti diagnostici e ricoveri, con tutte le conseguenze negative che ne derivano rispetto all’affollamento degli ospedali, costretti a far fronte a un numero crescente di pazienti, in molti casi senza avere le risorse e gli strumenti adeguati.
A causa dell’afflusso eccessivo e delle attese che ne derivano, il 24,4% degli utenti lamenta una scarsa soddisfazione del servizio di Pronto Soccorso, percentuale che sale al 36% nel Mezzogiorno. Non sorprende, allora, che più di un terzo dei cittadini (34,5%) ritenga necessario individuare soluzioni per limitare le attese nei Pronto Soccorso situati negli ospedali pubblici, anche tramite il ricorso alle strutture private accreditate, che potrebbero offrire tale servizio, se incluse nella Rete regionale di emergenza/urgenza.
In generale, un italiano su tre, tra coloro che hanno avuto esperienze di liste d’attesa e/o di Pronto Soccorso, si dichiara insoddisfatto del Servizio Sanitario della propria regione, soprattutto degli ospedali pubblici (32,6%) e delle strutture delle ASL (28,6%), in percentuale minore, invece, degli ospedali privati accreditati (18,3%) e delle cliniche a pagamento (14,3%).Per migliorare la gestione delle liste d’attesa, oltre l’80% degli utenti suggerisce di ampliare gli orari di visita degli ambulatori di medicina generale e un utilizzo integrato di altri ospedali pubblici di zona. Si rileva, inoltre, che più del 50% degli utenti, pur di arginare il fenomeno, sarebbe disposto a pagare un ticket più alto, misura ritenuta utile a organizzare meglio la domanda di servizi degli utenti.

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Continua l’emergenza Pronto Soccorso a Roma

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 gennaio 2019

Passa il tempo ma l’emergenza Pronto Soccorso della Capitale non cambia e, puntualmente, come ogni anno ci troviamo difronte ad una situazione a dir poco imbarazzante oltre che pericolosa per utenti e professionisti.Alle h 13.41 di ieri (dati Regione Lazio) ci troviamo ancora una volta in grave difficoltà nella gestione dei pazienti all’interno dei pronto soccorso maggiori della capitale con punte di 135 pazienti al Policlinico Umberto I° di cui 30 in attesa di ricovero, 137 a Tor Vergata di cui 46 in attesa, 133 al Gemelli di cui 57 in attesa di ricovero, 95 al San Camillo-Forlanini con 50 in attesa di ricovero, 111 al Sant’Andrea con 42 utenti in attesa di ricovero, al Policlinico Casilino 135 con 30 in attesa di ricovero e 102 al Pertini con 46 pazienti in attesa di posti letto. nei nosocomi romani abbiamo circa 1100 pazienti in trattamento di cui circa 400 in attesa di posto letto! A tutto questo aggiungiamo le 30-40 ambulanze ARES 118 che quotidianamente restano bloccate per ore all’ingresso dei nosocomi della Capitale, in attesa che si liberi la barella oramai tramutata in un “confortevole” posto letto, mettendo così a serio rischio sia l’incolumità dei cittadini e sia la pronta risposta del sistema di emergenza-urgenza verso le necessità richieste dalla cittadinanza. Sono anni che oramai denunciamo il disastro della sanità romana, le cui polveri sono state spesso nascoste sotto il tappeto da una giunta regionale che è stata capace solo di tagli indiscriminati, in nome di una rigidità dettata da una mera regola economica contrapponendosi in maniera tangibile ad un diritto sancito costituzionalmente. Questi tagli hanno avuto come normale conseguenza il blocco del turn over che ha sbarrato per 10 anni le assunzioni del personale del Comparto portandolo ai minimi storici e con una età superiore ai 51 anni di media. Da diverso tempo NurSind sta segnalando in tutti gli incontri istituzionali la cronica mancanza degli infermieri, ovvero la scarsità in primis di coloro che prestano la prima assistenza in caso di bisogno, e tutto ciò avviene senza che la Regione preveda delle soluzioni efficaci che non sia il solo magnificarsi con i proclami inutili nel fallimentare tentativo di risolvere questa spinosa situazione. Ed è cosi che per tirare a campare si accorpano o si chiudono le Unità Operative riducendo i posti letto (si dice razionalizzare…) costringendo inevitabilmente gli utenti alla sosta per diversi giorni nel pronto soccorso in situazioni promiscue dove la privacy e la dignità vengono in taluni casi calpestate. QUESTA NON È LA SANITA’ CHE VOGLIAMO. Soluzioni caro Zingaretti? Ad oggi il sistema è al collasso come gli operatori che ci lavorano. Quando si rimanda il raccolto, i frutti marciscono; ma quando si rimandano i problemi, essi non cessano di crescere. (Paulo Coelho) (Segretario Provinciale Stefano Barone)

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Scompenso cardiaco, ecco come migliorare la sopravvivenza in Pronto soccorso

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 gennaio 2019

Nei pazienti trattati in Pronto Soccorso (Ps) per uno scompenso cardiaco, la prima visita da un medico entro sette giorni dalla dimissione si associa a una riduzione sia della mortalità sia di nuovi ricoveri in ospedale, secondo quanto conclude uno studio pubblicato sul Canadian Medical Association Journal (CMAJ), prima autrice Clare Atzema, della Divisione di medicina di emergenza all’Università di Toronto. Ma dai dati raccolti emerge che meno della metà dei 34.519 partecipanti allo studio sono stati visitati entro una settimana dalla dimissione dal PS. «A differenza dei pazienti ricoverati in ospedale, quelli dimessi dal PS non ricevono valutazioni e analisi giornaliere da parte di medici e infermieri» precisano i ricercatori, aggiungendo che questi soggetti sono lasciati a se stessi nell’organizzare le cure successive.«In Canada, i costi diretti dello scompenso cardiaco sono di 2,8 miliardi di dollari l’anno» spiega l’autrice, sottolineando che negli Stati Uniti gli accessi in PS per scompenso cardiaco superano il milione l’anno. E poiché i ricoveri ospedalieri sono l’aspetto più costoso dell’assistenza, i sistemi sanitari si stanno gradualmente spostando verso una gestione ambulatoriale, quando possibile, dei pazienti scompensati. «Su un totale di 34.519 soggetti con insufficienza cardiaca dimessi dal PS in questo studio, il 47% ha visto un medico entro una settimana, mentre l’83,6% ha ricevuto cure entro 30 giorni» riprendono gli autori, spiegando che il 23,5% dei pazienti è deceduto entro un anno dalla visita del pronto soccorso, con il più basso tasso di mortalità, ossia il 21,7%, in quelli sottoposti a visita di controllo entro una settimana dalla dimissione dal PS. «Questi dati suggeriscono che gli appuntamenti di follow-up programmati per i pazienti scompensati visti in pronto soccorso dovrebbero essere un obiettivo prioritario» afferma Atzema. E conclude: «Il modo più efficiente per garantire un follow-up tempestivo è quello di fornire un appuntamento prima che lascino il pronto soccorso». CMAJ. 2018. doi: 10.1503/cmaj.180786
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30559279 by doctor33)

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Il ventre molle del pronto soccorso

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 agosto 2018

Occorrono medici esperti, forse meno specialistici ma più generici ma alle spalle una lunga esperienza professionale.
Lo dico pensando a ciò che mi è capitato allorché maldestramente mi sono infilato la punta di un coltello nella mano e mi sono recato in tassì al pronto soccorso per far medicare la ferita alla quale riuscivo a stento a frenare la fuoriuscita del sangue. Il medico di guardia non seppe gestire la mia emergenza e m’inviò, in barella, al reparto chirurgia per un intervento ad hoc. Mentre mi somministravano un anestetico locale sentii il chirurgo di turno prendersela con il me-dico del pronto soccorso che invece d’esaminare personalmente la mia ferita aveva preferito farlo fare da altri. Capii che si trattava per lo specialista di una banalità e che non avrebbe dovuto scomodarlo.
E già allora mi chiesi: ma la colpa è di chi? Non certo del medico del pronto soccorso che è stato assegnato a tale compito ma di quelli che hanno deciso per comodità e convenienza di lasciarlo a gestire, senza adeguata preparazione, le emergenze. Lo stesso discorso dovrebbe valere per il medico generico alias medico della mutua o di famiglia che è chiamato ad affrontare innumerevoli casi di pazienti per patologie di varia natura e ha per costoro l’onere della prima diagnosi. Per giunta si aggiunge la circostanza che la mutua gli assegna troppi assistiti e il risultato che non può, materialmente, seguirli in misura adeguata né disporre per costoro una adeguata anamnesi e conseguenti aggiornamenti. (Servizio Fidest)

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Servizio di Pronto Soccorso: tra sovraffollamento e ritardi il bilancio, è negativo

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

Il Pronto Soccorso, il primo servizio d’emergenza a cui va incontro il cittadino che necessita di cure tempestive, è in uno stato di disorganizzazione tale che, da nord a sud della Penisola, la situazione non cambia, specie nel periodo estivo, e si moltiplicano le storie e casi di mancata assistenza sanitaria.L’allarme per la situazione cresce e nei Pronto Soccorso italiani a volte degenera in attacchi al personale medico. Di fronte a queste vicende il Ministro della Salute Grillo, invece di assicurare una migliore qualità del servizio, annuncia un ddl per impegnare le Forze Armate nel controllo degli Ospedali, per contrastare il fenomeno delle aggressioni a infermieri e medici, soprattutto per le ore di attesa nei pronto soccorso che alimentano rabbia di pazienti e operatori.Il Ministro Grillo promette un rafforzamento delle “front line” degli ospedali con l’invio di medici generici. Nel frattempo l’accesso alle cure risulta una battaglia senza fine, tra persone che aspettano fino a dieci ore per poi sentirsi dire di tornare a casa perché il personale è impossibilitato a garantire le cure e situazioni limite di caos, causato dalla mancanza di personaleI pazienti in attesa di cure al Pronto Soccorso lamentano spesso l’insorgenza o l’aggravamento delle piaghe da decubito, una problematica che spesso viene trascurata. C’è mancanza di comunicazione tra i medici sulla necessità di trattamento della lesione e la fornitura del letto adeguato al caso. Talvolta, queste problematiche, trascurate per troppo tempo, sono causa di morte tra i pazienti.“Segnaliamo un progressivo peggioramento della qualità del Servizio Sanitario Nazionale, un tempo fiore all’occhiello italiano, ma ad oggi giunto completamente allo sfascio – afferma il Segretario Nazionale di CODICI Ivano Giacomelli – Occorre restituire credibilità agli ospedali territoriali, garantendo i servizi necessari per dare un’adeguata risposta ai cittadini che si rivolgono a tali strutture, e ritrovare il rapporto medico di base- paziente, che potrebbe portare ad “alleggerire” il numero di persone che si rivolgono al Pronto Soccorso”.Una migliore comunicazione sulle diagnosi tra struttura ospedaliera e medico di base, eviterebbe inoltre ricoveri non necessari. L’ospedale territoriale deve tornare ad essere un punto di primo servizio al malato che possa garantire risposte ed interventi tempestivi, adeguati ed ottimali alle persone di ogni età che giungono in Ospedale per problematiche di urgenza ed emergenza, facendo fronte alle necessità del cittadino ammalato o anziano. CODICI, oltre ad assistere i cittadini con le varie campagne sulla sanità “Indignamoci”, “Riprendiamoci la salute”, “Piaghe da decubito”, ha aperto uno sportello dedicato alla malasanità dove gli utenti si potranno recare e presentare il loro caso. Pertanto i cittadini possono contattarci allo 06.5571996

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Sicilia: 47 milioni di euro per pronto soccorso e aree emergenza

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 dicembre 2017

sicilia-regione-default-120718100156_bigPalermo. Un piano di investimenti per quasi 50 milioni di euro é stato approvato dall’assessore regionale alla Salute della Regione Siciliana, Ruggero Razza, nell’ambito del contributo per il ripiano delle perdite della GSA. Si tratta di interventi mirati principalmente all’emergenza e urgenza, che rispondono ai criteri individuati dal Dipartimento Pianificazione Strategica dell’Assessorato tra le diverse progettualità e richieste delle Aziende del sistema sanitario regionale.
I fondi assegnati, per complessivi 47.603.000,00 euro, sono nella loro quasi totalità destinati alle unità operative di Pronto Soccorso ed all’emergenza-urgenza e consentiranno un primo piano di interventi previsti in questi delicatissimi settori Le aree interessate sono: Sciacca, Canicattì, Caltanissetta, Gela, Acireale, Paternò, Bronte, Militello V. C., Catania, Enna, Nicosia, Leonforte, Sant’Agata di Militello, Milazzo, Palermo, Vittoria, Ragusa, Avola, Siracusa, Trapani e Alcamo-Castelvetrano.Sono altresì finanziati, tra gli altri, il centro amianto di Augusta e l’unità spinale unipolare dell’Irccs Bonino Pulejo presso l’azienda Cannizzaro di Catania.”Per il governo Musumeci – ha dichiarato l’assessore alla Salute, Ruggero Razza – le unità di pronto soccorso e tutta l’area emergenza-urgenza rappresentano una priorità. Desidero rivolgere il compiacimento mio personale e dell’intero governo alla Direzione programmazione per il lavoro svolto, grazie al quale potranno essere avviate iniziative attese nel territorio. Va detto che la procedura é iniziata nei mesi scorsi e il governo ha condiviso e stimolato un criterio di selezione che partisse dalle aree di crisi”.
Razza ha inoltre evidenziato come “la difficile gestione delle unità di pronto soccorso sarà, assieme alla Rete ospedaliera, al centro dell’incontro con i direttori generali ed i commissari che si è tenuto oggi a Palermo”.

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Roma: Emergenza pronto soccorso

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 agosto 2017

pronto soccorso tor vergata“L’emergenza Pronto soccorso che denunciamo da mesi sta raggiungendo in questo periodo estivo il suo massimo picco di allarme. La nota ufficiale dell’Azienda ospedaliera San Camillo Forlanini che istituisce un’unità di crisi per grave sovraffollamento è sconcertante già nella premessa in cui si profila un pregiudizio della qualità e sicurezza dell’assistenza. Ciò che allarma di più, inoltre, è che potrebbe essere la traccia da seguire un po’ in tutti i nosocomi romani. Com’è possibile che, per far fronte all’ormai conclamata mancanza di posti letto, si disponga d’imperio, l’accoglienza in tutti i reparti di degenza anche dei pazienti in sovrannumero? Che vuol dire, letti nei corridoi? O che i reparti di degenza accettino i pazienti anche se non di stretta competenza specialistica? La situazione della sanità laziale sta ormai sfuggendo di mano, e se non bastassero i report negativi come quelli redatti dal Censis-Rbm dei giorni scorsi, a certificare il tracollo di un intero sistema ci sono i racconti quotidiani di cittadini e operatori allo stremo tra sopportazione e turni massacranti. Per non parlare del gravissimo episodio di Albano laziale collegato al numero unico per le emergenze.
Disposizioni come quelle lette nel documento del San Camillo sono l’anticamera della catastrofe, e il principale responsabile di questa rovina è il presidente Zingaretti assolutamente incapace in quasi cinque anni di evitare un’emergenza ormai strutturale. Il Ministro Lorenzin mandi gli ispettori direttamente a via Cristoforo Colombo per rimuovere il commissario ad acta Zingaretti e tutti i suoi nominati incompetenti in Asl e Ospedali ormai al collasso” E’ quanto dichiara Fabrizio Santori, consigliere regionale del Lazio di Fratelli d’Italia.

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Caos nei pronto soccorsi della capitale

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 gennaio 2017

ospedaleRoma “Il caos che si sta registrando nei Pronto soccorso della Capitale e della sua provincia purtroppo non ci sorprende, ma sicuramente continua a indignarci. Il fallimento sul fronte sanitario del presidente Zingaretti emerge evidente da questa condizione vergognosa, per questo rinnoviamo il nostro invito al ministro della Salute Lorenzin per un intervento concreto nei nosocomi della Regione Lazio mandando gli ispettori o i Carabinieri del Nas per una verifica preventiva dello stato dei luoghi. Promiscuità, condizioni di lavoro per il personale sanitario indegne, barelle sui corridoi e stanze sovraffollate questo è il panorama che si presenta in una qualsiasi delle strutture sanitarie d’emergenza. Serve un intervento immediato per far uscire il Lazio da questa situazione di pericolo per i propri cittadini. Le lacrime di coccodrillo a eventi consumati non potranno essere accettate” E’ quanto dichiara Fabrizio Santori, consigliere regionale del Lazio di Fratelli d’Italia.“Da mesi denunciamo l’assoluta incapacità degli ospedali regionali di garantire livelli accettabili di cure ai cittadini, a causa del sovraffollamento delle strutture e di organici insufficienti. Solo poche settimane fa avevamo segnalato oltre cento persone in attesa nei pronto soccorso di ben sei nosocomi romani, con ricoveri improvvisati su barelle e assenza di privacy. Questa situazione è intollerabile anche oggi con numeri indegni di una città civile: addirittura con una media di 150 persone in attesa al Policlinico Umberto I e picchi di 120 al Policlinico Torvergata, al Gemelli e al Santa Maria Goretti di Latina. Se poi a tutto ciò si aggiunge anche l’assurdità delle numerose ambulanze ferme e impossibilitate a fornire l’assistenza dovuta, allora il quadro dell’emergenza si definisce ancora meglio. Anche nella provincia di Roma da Subiaco fino ad Anzio e Nettuno passando per Colleferro la situazione è insostenibile e ormai l’intero sistema è al collasso” conclude Santori.

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“La politica regionale dei pronto soccorso laziali ha fallito”

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 dicembre 2016

ospedaleIl governatore del Lazio Zingaretti farebbe meglio a dimettersi”. E’ quanto dichiarato stamattina dal segretario nazionale dell’Associazione Dossetti, Claudio Giustozzi, intervenuto a seguito dei ripetuti disservizi registrati negli ultimi giorni nei pronto soccorso romani.” “Quanto avvenuto nelle sale d’aspetto di alcuni ospedali della Capitale non restituisce il riflesso di un Paese civile – ha sottolineato Giustozzi – sebbene non sia stupìto per quanto avvenuto. Per chi, come noi, da decenni è impegnato nella tutela del diritto alla Salute, dati come quelli circolati negli ultimi tempi non sono una novità. Già 4 anni fa, la nostra Associazione denunciava la bomba a orologeria dei pronto soccorso capitolini, innescata dai tempi biblici delle liste d’attesa per le prestazioni ospedaliere. Va bene il picco di accessi – ha poi aggiunto il Segretario – ma la verità è che il Sistema, ad oggi, non è in grado di supportare la richiesta del territorio”.Le notizie degli ultimi giorni riportano una situazione giunta al limite del sostenibile. “I cinque giorni d’attesa per un ricovero e la scarsità di ossigeno al San Camillo di Roma rappresentano la cartina di tornasole di Politiche sanitarie fallimentari. Dove sono la ministra Lorenzin e il Governatore Zingaretti, tra l’altro commissario ad acta della Sanità laziale? Che fine hanno fatto le loro promesse istituzionali, puntualmente pronunciate al momento dei tagli del nastro? – sono gli interrogativi del Segretario. “Qui è tutto al collasso. Basta tagli al comparto sanitario regionale, o siamo pronti a scendere in piazza con iniziative eclatanti. Oggi nei pronto soccorso di Roma si può morire. Non siamo più disposti ad assistere a tale scempio non solo del diritto alla Salute, ma dell’umana dignità del cittadino”.

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La situazione dei Pronto soccorso negli ospedali di Roma è drammatica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 dicembre 2016

Policlinico La Sapienza RomaRischia definitivamente di esplodere se non si interverrà subito. A quanto riportato dal sito internet della Regione Lazio, ci sono ben 6 ospedali con oltre 100 pazienti in attesa di essere visitati: Umberto I 124 pazienti; Sant’Andrea 114; Policlinico Casilino 111; Policlinico gemelli 109; Sandro Pertini 108; San camillo-Forlanini 102. Almeno 3 vicini alla soglia dei 100: Policlinico Tor Vergata 90, Sant’Eugenio 94, Grassi di Ostia 83. Sono numeri più vicini a quelli di una città in guerra, che a una capitale occidentale. Cifre indegne di una sanità che possa definirsi civile e vicina al cittadino. Questa situazione comporta un alto tasso di promiscuità, senza distinzione di genere, violazione o assenza della giusta privacy medica per i pazienti e gravi difficoltà per il personale sanitario. Nonostante le continue e assurde rassicurazioni del presidente Zingaretti, siamo di fronte al fallimento delle politiche sanitarie regionali, e al disastro delle Case della Salute e della medicina del territorio che avrebbe dovuto assorbire questa emergenza. Il taglio dei posti letto e l’assenza di una programmazione efficace hanno dato questo risultato allarmante. Chiediamo al Prefetto di Roma di intervenire urgentemente con la convocazione di un tavolo sulla sanità per scongiurare danni irreparabili all’intero sistema e ai cittadini, le cui cure e salute sono messe a serio rischio soprattutto durante le festività”. E’ quanto dichiara Fabrizio Santori, consigliere regionale del Lazio di Fratelli d’Italia.

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Il ruolo strategico del Neurologo al Pronto Soccorso

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 novembre 2016

ospedaleRoma. Si svolgerà il prossimo venerdì 25 novembre presso la Casa dell’Aviatore di Roma la terza Riunione Annuale della sezione laziale della Società Italiana di Neurologia (SIN) e della Società dei Neurologi Ospedalieri (SNO) con l’obiettivo di aggiornare sull’emergenza-urgenza neurologica al pronto soccorso (PS). La patologia neurologica rappresenta una considerevole quota nell’ambito delle urgenze mediche in ogni realtà ospedaliera. Per valutare, quindi, l’impatto dell’urgenza medica ospedaliera sui carichi lavorativi del neurologo, così come sulla tipologia dei ricoveri, la SIN ha realizzato il progetto NEU: si tratta di un’indagine epidemiologica sulla Neurologia Italiana nell’Emergenza-Urgenza condivisa dalla Società di Neurologi, Neurochirurghi e Neuroradiologi Ospedalieri (SNO). Dall’analisi dei dati di attività e dei carichi di lavoro emerge che più dell’80% delle Unità Ospedaliere di Neurologia presenti in Italia sono aperte all’emergenza, quindi in contatto con un Dipartimento di Emergenza-Urgenza da cui ricevono direttamente pazienti; quasi il 60% dell’attività di consulenza svolta dal neurologo è espletata per il Pronto Soccorso e la neurologia risulta essere tra le specialità mediche più richieste dai medici del Pronto Soccorso, costituendo oltre un terzo del totale delle consulenze richieste. Inoltre, sul totale dei ricoveri in ambiente neurologico, più del 70% arrivano dal Pronto Soccorso. “Nelle urgenze neurologiche – afferma il Professor Danilo Toni, Direttore Unità di Trattamento Neurovascolare del Policlinico Umberto I di Roma – la tempestività dell’inquadramento diagnostico e della impostazione terapeutica attuate nelle prime ore dall’accesso in ospedale è spesso fondamentale per il buon esito della cura del paziente. E’ evidente quindi quanto sia importante e strategica la presenza del neurologo presso il pronto soccorso degli ospedali. Questo fa la differenze in termini di appropriatezza e tempestività del percorso terapeutico”. Sicuramente, la frequenza e l’impatto delle prestazioni del neurologo in Pronto Soccorso sono ampiamente sottostimate, e non solo nel nostro Paese. La richiesta di prestazioni neurologiche nell’emergenza è in realtà molto alta; oltre alle condizioni che possono mettere a rischio la vita del paziente (come l’ictus cerebrale o l’encefalite), i motivi del ricorso alla consulenza neurologica sono costituiti spesso da quadri sintomatologici che richiedono un’attenta valutazione (vertigini, cefalee, stati di male epilettico, disturbi neuro-oftalmologi o stati confusionali).
A fronte dell’importanza epidemiologica delle urgenze neurologiche si registra invece un’ingiustificata disattenzione nei confronti dell’impegno dello specialista neurologo nella gestione dell’emergenza. Tradizionalmente, infatti, la Neurologia viene considerata come una disciplina con scarsa connotazione di urgenza.Risulta inoltre di primaria rilevanza l’apporto del neurologo nel Pronto Soccorso nella definizione della diagnosi, nell’inquadramento clinico e nell’impostazione terapeutica per quei pazienti con patologia cerebrovascolare acuta ed epilettica e, infine, nel filtrare i ricoveri consentendo il ritorno al domicilio del paziente dopo la consulenza, in una gran parte degli accessi in PS per “cefalea”, “vertigini”, “disturbo della coscienza”. Negli ospedali in cui manca l’Unità di NeuroChirurgia, l’attività del neurologo è gravata in maniera pesante anche dalle consulenze per traumatologia cranica.
Le Emergenze-Urgenze neurologiche sono quindi da valutare e gestire in un contesto assistenziale a gestione neurologica. Gli aspetti organizzativi vanno ovviamente modulati in base alle realtà locali prevedendo comunque la presa in carico rapida del paziente e garantendo la continuità nella gestione assistenziale da parte dello specialista neurologo. La Società Italiana di Neurologia conta tra i suoi soci circa 3000 specialisti neurologi ed ha lo scopo istituzionale di promuovere in Italia gli studi neurologici, finalizzati allo sviluppo della ricerca scientifica, alla formazione, all’aggiornamento degli specialisti e al miglioramento della qualità professionale nell’assistenza alle persone con malattie del sistema nervoso.

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Donati dall’Italia a ospedale militare 216 kit di pronto soccorso medico

Posted by fidest press agency su martedì, 3 novembre 2015

unifilBEIRUT.– In occasione della giornata conclusiva del primo corso svolto ”a domicilio” dalla MIBIL, presso l’Ospedale militare in Beirut, denominato “TCCCP” (Tactical Combat Casualty Care Provider), l’ambasciatore d’Italia in Libano, Massimo Marotti, ha donato all’esercito libanese 216 kit spalleggiabili di pronto soccorso medico, acquisiti con fondi del Ministero degli Esteri e della Cooperazione. Alla cerimonia hanno partecipato l’Addetto per la Difesa, generale Pietro Luigi Monteduro, il comandante della MIBIL, colonello Andrea Monti e, per la parte libanese, il generale Kiriejan, il direttore dell’Addestramento, generale. Dureid Zahreddine e altri alti ufficiali dello Stato Maggiore.
Marotti ha evidenziato come questa donazione, così come la missione MIBIL, confermi la vicinanza dell’Italia al Libano, al servizio della crescita e della stabilità di uno dei paesi più importanti per il controllo delle crisi ai confini dell’Italia e dell’Unione Europea, mettendo a sistema i tradizionali strumenti diplomatici e della Cooperazione Internazionale, con le eccellenze della Difesa e delle Forze Armate italiane, rappresentando un successo del sistema Italia. Il corso TCCCP, specificatamente sollecitato dalle Forze Armate libanesi, è stato indirizzato all’aggiornamento delle conoscenze mediche di pronto soccorso sul campo di battaglia del personale sanitario della controparte libanese, ed è stato il primo ad essere stato condotto ‘a domicilio’ nell’ambito delle attività della MIBIL. Sviluppato in linea con gli attuali standard formativi internazionali, il corso è stato condotto da istruttori appartenenti alla Scuola di Sanità dell’esercito Italiano.
La missione MIBIL, missione nazionale bilaterale, opera nel contesto generale delle iniziative connesse all’”International Support Group for Lebanon”, facente capo alle Nazioni Unite, operando nello specifico settore della formazione del personale delle forze di sicurezza, attraverso lo sviluppo di programmi di insegnamento e di formazione di livello avanzato, sia in Libano che in Italia. (foto unifil)

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SOS pronto soccorso ictus: non solo unità coronariche

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 aprile 2012

Quante morti o danni permanenti possono essere evitati in conseguenza di un ictus se si interviene tempestivamente? Secondo una sperimentazione condotta da un’equipe dell’Università del Saarland a Homburg in Germania guidata dal dott. Klaus Fassbender che si è limitata ad un numero esiguo di soggetti, molte più di quante se ne possano immaginare.La soluzione per interventi urgenti possono essere ricercate nelle stroke unit mobili utilizzate per la ricerca, ovvero autoambulanze attrezzate per la gestione dell’ictus con tomografia computerizzata, sistemi di analisi di laboratorio e attrezzature per la telemedicina che secondo lo studio possono dimezzare il tempo impiegato per la somministrazione dei fibrinolitici. L’ictus è considerato, alla stregua di un infarto cardiaco, come una vera e propria emergenza medica, con conseguenze che in molti casi possono portare alla morte o a danni permanenti. La forma più frequente di quello che viene anche chiamato “attacco apoplettico” è quella ischemica che è la conseguenza della formazione di un coagulo di sangue che interrompe il flusso sanguigno in una zona dell’encefalo. L’urgenza per tentare di porre rimedio al rischio di danni gravi o alla morte sta proprio nel fatto che al giorno d’oggi esistono delle terapie, in particolare dei farmaci che hanno efficacia solo se somministrati entro quattro ore e mezzo dall’insorgenza acuta della malattia. Per esempio, tanto più è rapida l’effettuazione della terapia fibrinolitica, tanto più alte sono le possibilità di sopravvivenza e di ridurre la disabilità a lungo termine.
Non tutti i pazienti, però, sono candidati idonei. Questi farmaci salva-vita non sono adatti per i pazienti con ictus emorragico, nei quali vi è stata la rottura di un vaso sanguigno. E’ indispensabile quindi, in una situazione critica come questa, una rapida valutazione diagnostica.
La ricerca tedesca ha riguardato solo 100 pazienti, dei quali 53 sono stati trattati in ambulanze appositamente attrezzate. In tali casi la trombolisi con tPA è stata effettuata in media entro 35 minuti dall’esordio dei sintomi. In confronto, quelli inviati in ospedale per il trattamento secondo la prassi attuale hanno atteso complessivamente 76 minuti. Per la verità, per quanto riguarda gli esiti dello studio non sono state segnalate differenze significative tra i due gruppi, ma gli stessi ricercatori hanno evidenziato come la ricerca abbia riguardato solo un limitato numero di pazienti e un periodo determinato di una settimana, e non è stato tarato per valutare questi aspetti. Ma gli studiosi sono convinti che studi clinici più rappresentativi e condotti non solo nelle aree urbane potranno in futuro chiarire meglio il ruolo delle stroke unit mobili sulla prognosi.
Alla luce di tali dati che ci lasciano sperare in più efficaci possibilità d’intervento, Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, si augura che anche in Italia parta una sperimentazione simile affinché già nel prossimo futuro le ambulanze siano dotate, oltreché delle necessarie unità coronariche, anche di attrezzature per la diagnosi e la gestione degli ictus.

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Bologna: lavori al pronto soccorso

Posted by fidest press agency su sabato, 14 aprile 2012

Bologna. Al via i lavori di ampliamento del Pronto Soccorso dell’Ospedale Maggiore. Al termine, previsto per giugno 2014, il nuovo Pronto Soccorso occuperà una superficie di 2.140 mq, a fronte degli attuali 1.695 mq, grazie alla ristrutturazione e alla riorganizzazione di spazi già esistenti. L’Azienda finanzierà questa ristrutturazione con 3 milioni e 800 mila euro, un investimento importante, tanto più rilevante in tempo di crisi. I lavori non comporteranno alcuna riduzione o sospensione delle attività sanitarie che si svolgono in Pronto Soccorso. Per garantire un accesso facilitato ai cittadini più fragili, è stata ridisegnata la viabilità dei mezzi di soccorso, pubblici e privati, che accedono da ingressi alternativi collegati direttamente al Pronto Soccorso, riservando la rampa 2 Agosto e la relativa area di sosta ai mezzi privati muniti di pass per disabili, con la possibilità anche per le auto senza pass di poter sostare temporaneamente. Sempre possibile, invece, l’ingresso pedonale al Pronto Soccorso dalla stessa rampa 2 Agosto, ma con accesso sul lato sinistro. L’ampliamento renderà il Pronto Soccorso più adeguato, confortevole e sicuro. La configurazione attuale del Pronto Soccorso risale, infatti, alla fine degli anni ’90 e rispecchia l’organizzazione dei servizi e i canoni di costruzione dell’epoca. Con la ristrutturazione saranno create aree di attesa diversificate per codice di accesso, il triage sarà sistemato in una posizione baricentrica e più funzionale, si assicurerà, infine, maggior comfort per i pazienti e più sicurezza per gli operatori sanitari.

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Caos Pronto soccorso. Caprino: ci sono anche le farmacie

Posted by fidest press agency su martedì, 28 febbraio 2012

Per sgravare i pronto soccorso di accessi impropri e sovraffollamento non ci sono solo gli ambulatori h12. Ci sono anche le farmacie del territorio e i nuovi servizi previsti dal decreto legislativo 513/2009, che per diventare realtà hanno però bisogno di una convenzione tra regioni e farmacie. Di qui l’appello del presidente di Federfarma Lazio, Franco Caprino, perché i governi locali rompano gli indugi e aprano al più presto un confronto. «Con il decreto voluto dall’allora ministro Fazio» ricorda Caprino «le farmacie sono autorizzate a erogare ai cittadini analisi di prima istanza, prestazioni di telemedicina e servizi infermieristici, anche a domicilio. Con un’offerta di questo genere, riusciremmo a intercettare una fetta consistente di quei pazienti, soprattutto anziani e cronici, che oggi affollano i pronto soccorso di Roma e delle altre città perché sul territorio non trovano ciò di cui hanno bisogno. La capillarità della rete delle farmacie consentirebbe un servizio di prossimità come nessun altro sa offrire».
Per partire, tuttavia, è necessario un accordo con le Regioni, una convenzione che stabilisca le modalità di erogazione dei servizi tramite il Ssn. «Alcune recentissime sentenze del Tar Lazio» osserva ancora Caprino «hanno confermato che le farmacie sono perfettamente qualificate per offrire prestazioni di primo livello sul territorio. Anche a dispetto di alcune vecchie interpretazioni delle Regioni sui servizi di autoanalisi». Ed ecco allora l’appello che Federfarma regionale rivolge al governatore del Lazio, Renata Polverini: «Sappiamo che è al lavoro per cercare di risolvere il problema dell’intasamento dei pronto soccorso» conclude Caprino «sappia che le farmacie sono pronte a fare la loro parte. Basta che ci sediamo attorno a un tavolo e discutiamo di come organizzare i nuovi servizi».(fonte farmacista33)

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Caos pronto soccorso: la ricetta dei medici di famiglia

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 febbraio 2012

Ospedale San Filippo Neri - Roma - Ingresso Pr...

Image via Wikipedia

“È necessario realizzare quanto prima un modello di intensità di cure e complessità assistenziale adeguato a sostenere la nuova organizzazione del lavoro, migliorando così l’efficienza e la valutabilità del Servizio Sanitario Nazionale. È questa la condizione preliminare perché si possa prevedere l’apertura degli studi dei medici di famiglia per 12 e 24 ore”. La Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) avanza proposte concrete per far fronte al problema del sovraffollamento dei pronto soccorso e si rivolge direttamente al Ministro della Salute, prof. Renato Balduzzi. “Vogliamo essere protagonisti della riorganizzazione delle cure primarie – spiega il dott. Claudio Cricelli, presidente della SIMG – e ci faremo carico delle esigenze legate alla maggiore copertura assistenziale e alle nuove responsabilità professionali. Ma siamo preoccupati perché siamo stati esclusi dal tavolo di lavoro che porterà alla stesura del nuovo Patto per la Salute, anche se negli ultimi anni abbiamo affrontato risolutamente i temi dell’efficienza, della valorizzazione delle prestazioni, della valutazione dell’outcome clinico e del pagamento a risultato per obiettivo di cura. Continua purtroppo a prevalere una visione ‘iusragionieristica’ del Servizio Sanitario Nazionale. Per compensare il minor finanziamento rispetto al fabbisogno stimato, s’ipotizzano soluzioni quasi esclusivamente a carico dei percettori delle prestazioni. In questo modo si rischia di alterare il patto sociale che costituisce la base fondante del SSN”. Secondo la SIMG la globale riorganizzazione delle cure primarie migliorerà la regolazione dell’offerta, rimodulerà i servizi e assesterà il rapporto con le prestazioni specialistiche ospedaliere, compensando così in tre anni il definanziamento ed il disavanzo strutturale del Servizio Sanitario Nazionale. “Ma devono essere affrontate in sede tecnica – conclude il dott. Cricelli -, con esclusivo riguardo e attenzione alle competenze delle parti, le proposte e le soluzioni disponibili superando una volta per tutte le attuali limitazioni ed esclusioni”.

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La sanità allo sbando

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 febbraio 2012

Potrebbe essere il titolo di un film o di un libro, purtroppo invece si tratta della triste e cruda realtà che migliaia di persone malate e i loro familiari sono costrette a subire ogni giorno. I casi portati alla luce dai controlli dei Nas e pubblicati su tutte le pagine dei quotidiani e dei siti web – dichiara Pietro Giordano, Segretario Generale Adiconsum – sono solo la punta dell’iceberg della malasanità italiana. Malasanità che va estirpata con determinazione e immediatezza. Se i Pronto Soccorso degli ospedali vengono presi d’assalto è perché manca una corretta regolamentazione del servizio svolto dai medici di famiglia. Orario ridotto di ricevimento, irreperibilità del medico di base oltre determinati orari, sono tra le principali cause di affollamento dei Pronto Soccorso e dell’errato utilizzo di queste strutture da parte dei pazienti – prosegue Giordano – Occorre una revisione delle competenze dei medici generici che devono fare da filtro alle richieste degli ammalati e un programma di informazione sul ricorso alla guardia medica. A nulla è valso introdurre il ticket sul codice bianco per evitare di intasare i Pronto Soccorso e questo perché difficilmente i medici chiamati ad assegnare i codici si prendono la responsabilità di assegnare un codice bianco.

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