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I desideri degli italiani per il nuovo anno

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 gennaio 2018

sicurezza alimentareCon l’arrivo del nuovo anno tutti si augurano – con fare ottimistico – una nuova vita, ma esattamente come vorrebbero che fosse? ProntoPro l’ha chiesto a un panel di 5.000 utenti del sito ed è emerso che più di uno su dieci vuole trovare l’amore, mentre solo l’8% vuole smettere di fumare. Popolo di aspiranti innamorati, che non è preoccupato dalla disoccupazione o dal carico fiscale, ma che mette al primo posto dei propri migliori auspici la forma fisica: la perdita di peso è infatti il buon proposito che accomuna il 40% degli utenti. E se ci si sta chiedendo come vorrebbero raggiungere tale obiettivo si consideri che il 30,91% ha dichiarato di voler mangiare in maniera più consapevole e sana, il 29,09% vorrebbe curare di più la propria immagine e il 25,45% ha deciso di iscriversi in palestra. Interessante scoprire che l’attenzione per la forma fisica è anche intergenerazionale: i giovani tra i 18 e i 25 anni sono i più motivati ad iscriversi in palestra, chi ha tra i 36 e i 45 anni vuole essere più attento all’alimentazione, mentre gli utenti che hanno tra i 46 e i 60 anni vogliono curare di più non solo il proprio corpo (11%), ma anche lo spirito (8%). A proposito di obiettivi diversi a seconda delle diverse fasi della vita, dall’indagine è emerso anche che chi ha tra i 26 e i 35 anni si propone innanzitutto di risparmiare di più (15%) e in secondo luogo, a pari merito, di smettere di procrastinare e di passare più tempo in famiglia (9%). Solo gli over 60 esprimono il desiderio di leggere almeno un libro al mese (11%), secondo solo al desiderio di perdere peso (17%). Numerosi sono anche coloro che sembrerebbero afflitti dalla sindrome di Wanderlust: il 31,82% dei rispondenti all’indagine ha dichiarato di voler viaggiare di più nel 2018 rispondendo ad un nirresistibile desiderio di scoperta. A tal proposito, non è un caso che se il desiderio di viaggiare è secondo solo a quello di perdere peso, è allo stesso tempo primo tra i rimpianti del 2017: il 34,29% degli utenti ha dichiarato che il suo più grande rimpianto è quello di aver viaggiato poco. Tra i più grandi rimorsi dell’anno appena concluso, emergono inoltre: il raggiungimento di meno propositi del previsto (29,52%), l’aver dedicato poco tempo a sè stessi (28,57%) e l’aver speso troppo (23,81%).(fonte: Ufficio Stampa ProntoPro.it Giusy Palmiero)

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Gianni Morandi sabato in Tv

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 aprile 2010

Gianni Morandi ritorna in tv, sabato 3 Aprile 2010,  Rai 1  ore 21.10, per lo spettacolo Ti lascio una canzone, condotto da Antonella Clerici. Gianni proporrà i suoi cavalli di battaglia, esibendosi con i piccoli concorrenti che partecipano alla trasmissione, in onda dall’Auditorium di Napoli  ed alcune delle canzoni contenute nel suo ultimo album Canzoni da non perdere, brani fra i più belli composti da autori come  Jovanotti, Baglioni, Dalla, Battisti,  De Gregori,  Venditti, Bennato,  Concato e riproposti da Morandi nel suo inconfondibile stile. Appuntamento imperdibile, quindi, con Gianni che da circa 3 mesi e’ al lavoro per la preparazione di Canzonissima, riedizione dello storico ed indimenticabile programma Rai, andato in onda dal 1957 al 1974, di cui ancora oggi si ricordano le sfide fra veri e propri miti della musica italiana come Claudio Villa, Massimo Ranieri e lo stesso Morandi, vincitore di ben 3 edizioni nel 65-66 con “Non son degno di te”, 68-69 con “Scende la pioggia”, 69-70 con “Ma chi se ne importa” e che ha vantato negli anni conduttori come Manfredi, Mina, Panelli, Walter Chiari, Tognazzi, Nino Taranto, Mondaini, Dario Fo, Franca Rame, Corrado, Raffaella Carrà. Working  in  progress quindi per Gianni che, da noi raggiunto telefonicamente, ha confermato la sua volontà di riproporre lo show e di far rivivere uno storico marchio, ancora adesso vivo nei ricordi della gran parte dei telespettatori italiani. Per il momento sono state pubblicate, in proposito, notizie non confermate e, in alcuni casi, prive di fondamento, Morandi ufficializzerà tutte le informazioni reali che riguarderanno Canzonissima 2010 non appena ci sarà la conferma da parte della Rai e della produzione Ballandi.

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Il finanziamento pubblico ai partiti

Posted by fidest press agency su sabato, 15 agosto 2009

Perché non ne riparliamo? (dagli atti di un dibattito organizzato in questi giorni dai centri Studio della Fidest) Dobbiamo partire dal dato storico per avere chiare le idee. Il tutto, a nostro avviso, è iniziato con il Referendum popolare dell’11 giugno 1978 che riguardava l’Abrogazione della legge del 3 maggio del 1974 n° 195, concernente contributo dello Stato al finanziamento dei partiti politici. La percentuale dei votanti fu dell’81,2% con il 6,2% di voti non validi. Contro il finanziamento pubblico, tra gli otto referendum proposti agli elettori, vi fu la partecipazione più alta, totalizzando il 90,3% delle risposte affermative. Il voto espresso dagli italiani molti lo interpretarono come una presa di posizione critica nei confronti dei partiti e sul loro ruolo di “soggetti del pluralismo” secondo una interpretazione data da  A. Pizzorno (I soggetti del pluralismo. Classi, partiti e sindacati, Bologna, Il Mulino, 1980). In effetti i partiti non furono molto amati dagli italiani. Non erano, probabilmente, convinti sia della loro struttura organizzativa, della loro governance interna, sia per il modo come si erano inseriti nelle principali istituzioni. Da qui la logica conclusione che il male migliore era quello di non aggiungere, ai loro profitti, considerati ambigui, altri derivati dai fondi pubblici ufficializzati da una legge. Questo “rapporto” incompreso ha trovato un forte riscontro con la stagione di mani pulite negli anni Novanta. Clientelismi, voti di scambio, connivenze con ambienti malavitosi, fondi neri, ecc. emersero a valanga ed interessarono molte Procure nazionali oltre quella ben più nota di Milano. In alcuni casi i fatti contestati si rivelarono infondati, in altri mancò la prova definitiva, in altri si arrivò alla prescrizione per decorrenza dei termini ed in altri ad una sentenza definitiva, ma furono ben pochi, e ciò invece di tranquillizzare l’opinione pubblica finì con il generare il sospetto di una rivincita della partitocrazia. Così procedendo siamo arrivati, quest’anno, ad una nuova forma di “finanziamento dello Stato ai partiti” che ha aggirato la volontà popolare. Pur condividendo le ragioni che hanno portato a questa decisione del Parlamento, non condividiamo il metodo adottato. Esso richiedeva più trasparenza. Occorreva aprire un dibattito pubblico, chiarire meglio le regioni di tale iniziativa e non renderla semi-clandestina. Ciò finisce con l’allontanare maggiormente i partiti dai cittadini e a favorire quel grande partito degli astensionisti che ad ogni tornata elettorale s’ingrossa sempre di più. Dobbiamo, invece, convincerci che non esiste solo il Parlamento, come rappresentante della volontà popolare, ma che ad esso si affiancano molte altre realtà del Paese: le associazioni, i sindacati, i movimenti spontanei e gli stessi partiti non rappresentati in Parlamento.

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