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La proposta del budget di Biden: fra aspirazione e realtà

Posted by fidest press agency su domenica, 6 giugno 2021

By Domenico Maceri. La manovra di bilancio del presidente Joe Biden è la “più spericolata e irresponsabile proposta di budget” della storia. Con queste parole Kevin McCarthy, parlamentare di Bakersfield, California, e leader della minoranza repubblicana alla Camera, ha espresso il suo giudizio di parte sull’annuncio dell’attuale presidente. Nancy Pelosi, parlamentare democratica di San Francisco e speaker della Camera, invece, ha controbattuto che si tratta di “un’evidente dichiarazione dei valori dei democratici” per i bisogni dei lavoratori e le famiglie americane. Nessuno dei due giudizi coglie appieno il piano di bilancio di Biden per il 2022 ma quello della Pelosi si avvicina molto di più.La manovra di budget per il 2022 di Biden costerebbe 6 mila miliardi di dollari e rappresenta una spesa che non si vedeva dalla Seconda Guerra Mondiale. Quando vi si aggiungono agli investimenti di 1900 miliardi dell’American Rescue Plan, legge firmata da Biden per affrontare la pandemia, si cominciano a capire le sue priorità. L’attuale inquilino della Casa Bianca interpreta il ruolo del governo in modo attivo per il bene dell’America. Si tratta anche di una ridistribuzione delle risorse che mirano a ridurre, anche se in maniera leggera, il divario creatosi fra ricchi e poveri negli ultimi decenni. La spesa della manovra corrisponde a un aumento del 35 percento in comparazione a quella prima della pandemia. Biden investirebbe su programmi che sono popolari con gli americani incluso la pubblica istruzione, la ricerca, i ponti, le strade, la banda larga, asili nido e scuole per l’infanzia per tutti i bambini e l’ampliamento della sanità per gli anziani. Include inoltre investimenti per le ricerche necessarie per affrontare il riscaldamento globale e investimenti anche per coprire le rette dei primi due anni di università. I costi verrebbero coperti in parte da prestiti come pure da aumenti alle tasse dei redditi alti e le corporation.La manovra di bilancio di Biden riflette in buona misura la sua piattaforma elettorale ma non in maniera completa. Per la sanità il candidato Biden aveva respinto le richieste di Medicare for All, il sistema governativo per gli over 65, a tutti gli americani, come insistevano i due candidati liberal Bernie Sanders (Vermont) e Elizabeth Warren (Massachusetts). Il candidato Biden aveva promesso invece una “public option”, una opzione di assicurazione pubblica da comprare, con benefici simili a quelli del Medicare. Nel suo piano di bilancio questa “public option” non è menzionata. Manca anche l’aumento del salario minimo a 15 dollari l’ora, cavallo di battaglia dei due senatori liberal, sostenuto anche da Biden anche se in maniera poco convincente.Una delle critiche sollevate è stata la questione delle spese e l’impatto al deficit che aumenterebbe a 1800 miliardi nel 2022 e poi scenderebbe a 1300 nei prossimi dieci anni. Considerando i tassi di interesse a bassissimi livelli, però, Biden ha spiegato che questa è una buonissima opportunità per investire nel futuro. Nonostante tutto, però, le spese del governo americano continuerebbero a rappresentare una percentuale del Pil inferiore a quella di altri Paesi industrializzati dell’Europa Occidentale.Secondo Biden si tratta di investimenti che stimolerebbero la prosperità per le famiglie in un’economia globale in costante e rapido cambiamento. La classe media e i poveri ci guadagnerebbero senza però avere un impatto negativo sulla crescita. L’attuale inquilino alla Casa Bianca ha continuato spiegando che più soldi nelle tasche dei consumatori alla fine aiuterebbero anche le corporation con l’aumentata richiesta di prodotti e servizi.Il piano sul bilancio annunciato tipicamente dai presidenti americani non significa che sarà necessariamente approvato dalle due Camere legislative. Si tratta di una road map sulle priorità dell’inquilino alla Casa Bianca che saranno riprese dai legislatori. Non tutte le aspirazioni del presidente verranno effettuate anche se i democratici, persino quelli di sinistra, hanno benedetto il piano di Biden. L’eccezione verte sulle spese per la difesa. Il Congressional Progressive Caucus, l’ala sinistra dei parlamentari democratici, ha criticato il bilancio americano sulla difesa considerandolo eccessivo. Difatti, i costi per le spese militari superano il totale di quelle degli altri dieci paesi che più spendono per la difesa. Come si aspettava, i repubblicani hanno dissentito, asserendo che il budget di Biden riflette tagli alla difesa.Il nodo però rimane l’arduo percorso legislativo, tenendo conto delle leggerissime maggioranze del partito del presidente sia alla Camera che al Senato. L’altro ostacolo ovviamente rimane la salita nella Camera Alta, dove, secondo la regola del filibuster, ci vogliono non 51 dei 100 voti favorevoli ma 60, permettendo alla minoranza repubblicana di dare filo da torcere ai disegni di legge approvati dai democratici.In un discorso a Tulsa in Oklahoma per commemorare l’eccidio di più di 300 afro-americani avvenuto il 31 maggio 1921, Biden ha anche toccato il tema dei progressi fatti della sua amministrazione per la giustizia razziale. Ha però anche chiarito che le sue mani sono legate dal fare di più poiché ha solo una maggioranza risicata alla Camera di solo 4 voti e al Senato solo 50 dei 100 senatori sono democratici. Inoltre, Biden ha anche rilevato che con due senatori democratici che spesso votano con i repubblicani è difficile approvare leggi che favoriscano il diritto al voto. Il 46esimo presidente si riferiva senza però citare i nomi a Joe Manchin (West Virginia) e Kyrsten Sinema (Arizona), ambedue democratici i quali con frequenza si schierano con i repubblicani e difatti sono ambedue contrari all’eliminazione del filibuster. Questa regola che richiede 60 voti al Senato per procedere ai voti dà alla minoranza in Senato il potere di bloccare leggi favorite dalla Camera, dal presidente, e spesso dalla stragrande maggioranza degli americani. L’esempio più eclatante si è visto recentemente quando la legge sulla Commissione per gli assalti al Campidoglio ha ricevuto solo 55 dei 60 voti necessari. Biden non ha esplicitamente fatto richiesta di eliminare il filibuster ma lo ha suggerito, ricordando a Manchin e Sinema che ha bisogno del loro aiuto.Fino ad adesso questi due senatori democratici provenienti da Stati conservatori sembrano non sentire le parole di Biden. In una recente intervista Sinema ha risposto che il filibuster mantiene la protezione della minoranza e protegge anche la democrazia. La sua definizione di democrazia non richiede il 51 ma il 60 percento al Senato. Una definizione anomala di democrazia che dà alla minoranza troppo potere. Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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Proposta: Un inviato speciale per la libertà religiosa

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 Maggio 2021

Secondo il Rapporto 2021 sulla libertà religiosa nel mondo di Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), 62 Paesi su un totale di 196 fanno registrare violazioni molto gravi della libertà religiosa. Il 67% circa della popolazione mondiale, pari a circa 5,2 miliardi di persone, vive in nazioni in cui tale diritto umano è seriamente minacciato. La causa principale è la progressiva radicalizzazione del jihadismo nel continente africano, specie nelle aree sub-sahariana e orientale. Violazioni della libertà religiosa si sono verificate nel 42% delle nazioni africane. Burkina Faso e Mozambico rappresentano due casi eclatanti. Questa radicalizzazione non si limita all’Africa. È infatti in atto un consolidamento di un network islamista transnazionale che si estende dal Mali al Mozambico, dalle Comore nell’Oceano Indiano alle Filippine nel Mar Cinese Meridionale, il cui scopo è creare un sedicente califfato transcontinentale. Anche la persecuzione religiosa da parte dei governi autoritari si è intensificata. La promozione della supremazia etnica e religiosa in alcune nazioni asiatiche a maggioranza indù e buddista ha contribuito a intensificare l’oppressione ai danni delle minoranze, riducendone spesso i componenti a livello di cittadini di seconda classe. L’India rappresenta il caso più eclatante, ma tali politiche vengono applicate anche in Pakistan, Nepal, Sri Lanka e Myanmar. Non si può inoltre sottovalutare il profondo impatto della pandemia da COVID-19 sul diritto alla libertà religiosa. A fronte di una tale emergenza i governi hanno imposto misure straordinarie, applicando in alcuni casi limitazioni sproporzionate al culto religioso, specie se confrontate con quelle imposte alle attività secolari. In alcuni Paesi, come ad esempio il Pakistan e l’India, gli aiuti umanitari sono stati negati alle minoranze religiose. La pandemia è stata inoltre utilizzata specie nei social network quale pretesto per stigmatizzare alcuni gruppi religiosi accusati di aver diffuso o addirittura causato la diffusione dell’infezione.La reazione delle istituzioni nazionali e internazionali appare esitante e tardiva, anche se vi sono segnali positivi. Il 28 maggio 2019 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione per istituire il 22 agosto come Giornata internazionale di commemorazione delle vittime di atti di violenza basati sul credo religioso. Tale ricorrenza è stata proposta dalla Polonia con il sostegno di Stati Uniti, Canada, Brasile, Egitto, Iraq, Giordania, Nigeria e Pakistan. A ciò si aggiunga l’Alleanza Internazionale per la Libertà Religiosa promossa dagli Stati Uniti, la creazione di un Segretariato di Stato per la Persecuzione Cristiana in Ungheria e l’istituzione o la riattivazione della carica di Ambasciatore per la libertà religiosa e la fede in un numero crescente di nazioni, quali Danimarca, Paesi Bassi, Stati Uniti, Norvegia, Finlandia, Polonia, Germania e Regno Unito. La fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre chiede dunque al Governo italiano di istituire la carica di Inviato Speciale per la libertà religiosa, sia per assumere un ruolo identificabile e incisivo a livello internazionale, sia per confermare che il diritto di professare liberamente la fede religiosa, riconosciuto dall’art. 19 della Costituzione italiana, non è circoscritto nell’ambito dei confini nazionali ma, al contrario, deve essere promosso in ogni sede internazionale, nazionale e locale, quale diritto inviolabile di ciascuno.

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Proposta carabinieri ambientali al ministero della transizione ecologica

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 aprile 2021

“Guardiamo con molta attenzione e apprensione la proposta, inserita all’interno della bozza del decreto Semplificazioni PNRR da parte del ministro Cingolani, che punta a trasferire sotto la competenza del MiTE (Ministero della Transizione ecologica) i carabinieri del CUFAA (Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari) oggi di competenza del Ministero delle Politiche Agricole”. A dichiararlo sono i deputati 5 Stelle Maurizio Cattoi, primo firmatario della proposta di legge “Istituzione della polizia forestale, ambientale e agroalimentare” e Filippo Gallinella, presidente della commissione Agricoltura della Camera. “Il cambio di denominazione del Comando carabinieri per la tutela ambientale e la transizione ecologica non è sufficiente a modificare il baricentro funzionale di quanto, in grande maggioranza e per storica missione, ancora si deve richiamare al Corpo forestale dello Stato. Resta intatta, infatti, – proseguono – la missione strategica di essere (e ritornare auspicabilmente come forza di polizia ad ordinamento civile) organo di garanzia dello Stato, di supporto alle politiche regionali per la gestione sostenibile delle foreste e delle aree montane, della prevenzione e della lotta alle emergenze ambientali”.“È necessario che qualsiasi intento di modifica di assetto del CUFAA trovi l’avallo del Parlamento attraverso un confronto proficuo e propositivo, anche alla luce delle proposte di legge sulla creazione di una polizia ambientale e forestale in discussione a Montecitorio. Prima di operare ulteriori modifiche, è bene fermarsi a comprendere l’effettivo risultato funzionale e per le casse dello Stato della dispersione delle competenze e della militarizzazione subita dal Corpo Forestale con la riforma Madia del 2016”, concludono.

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Lavoro: Serracchiani, ok a proposta di legge che riforma apprendistato

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 febbraio 2021

“Un progetto di legge per riformare lo strumento dell’apprendistato in modo da garantire più flessibilità e facilità di attivazione, limitando al contempo il ricorso improprio al sistema dei tirocini extracurricolari”. La presidente della commissione Lavoro della Camera Debora Serracchiani annuncia che apporrà la sua firma alla riforma di stage e apprendistato, elaborata dai Giovani Democratici di Milano che l’hanno resa pubblica con la petizione “Lo stage non è lavoro, vogliamo diritti!”, ed è in arrivo a Montecitorio.
“Semplificazione delle procedure burocratiche più complesse, introduzione di finestre di uscita accompagnate da una decontribuzione crescente per chi assume giovani lavoratori tramite questo contratto, miglioramento della formazione interna ed esterna, clausole di stabilizzazione e retribuzione minima crescente: sono alcune delle caratteristiche – spiega Serracchiani – di una riforma dell’apprendistato ormai improrogabile. Va condiviso anche l’obiettivo ultimo di ridurre la concorrenzialità dello strumento dello stage rispetto all’apprendistato, unificando tirocinio curriculare ed extracurriculare in un unico tirocinio legato al percorso formativo”.
Per la parlamentare “è apprezzabile l’intento con cui dai giovani democratici viene offerta questa riforma, che si auspica venga discussa con il contributo di tutte le forze politiche, sindacali e datoriali, per trovare insieme le migliori soluzioni a tutela dei giovani lavoratori e delle aziende che investono in loro”

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Proposta: “In classe non prima del 1° febbraio ma si valuti caso per caso”

Posted by fidest press agency su domenica, 20 dicembre 2020

Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato Anief, nel corso di un’intervista rilasciata alla rivista specializzata Orizzonte Scuola, sul rientro il 7 gennaio 2021 ha affermato che non è possibile. Infatti, il leader del sindacato ha detto che “regna tanta confusione. Non si può essere pronti in questa situazione”. Dunque, “l’unica proposta sensata, Anief l’ha avanzata nei giorni scorsi, è rendere obbligatorio dal 10 gennaio uno screening con tampone per tutti gli 8 milioni di studenti e il milione e mezzo di personale, docenti e ATA. E poi si dovrebbe estendere e rendere operativo non solo per i taxi ma anche per gli Ncc il sistema delle convenzioni per poter accompagnare gli studenti a scuola. Lo Stato deve utilizzare tutti i mezzi di trasporto che ha disponibili per mantenere quel 50% di distanziamento all’interno dei mezzi di trasporto pubblico. Ci risulta che già alcuni Comuni hanno fatto le convenzioni e i taxi sono stati esclusi. Quindi, sicuramente bisogna ripartire dai trasporti, ma sarà ogni istituzione scolastica a dover riaprire in base all’esito dello screening”.Per quanto riguarda la possibilità di tornare il classe tutti lo stesso giorno, Pacifico ha dichiarato che “bisogna valutare classe per classe dopo il tampone di studenti e personale. Dopo aver preso queste precauzioni e aver visto i contagi, sintomatici e asintomatici, si potrebbe prevedere il rientro a scuola per tutti il 1° febbraio. Non esistono cifre del 75% o 100%, esistono situazioni singole che devono essere verificate, che potrebbero permettere un rientro per esempio del 30 o 40%”.

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G7. Urso (FdI): governo sostenga proposta Trump su allargamento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

“Mi auguro che il governo sostenga senza ambiguità la proposta di Trump di estendere la riunione del G7 a Russia, India, Corea del Sud e Australia malgrado la riluttanza della Merkel e la ostilità della Cina. È questa la strada giusta per riprendere il dialogo con la Russia, che proprio l’Italia indicò nel vertice Nato di Pratica di mare, e arginare l’offensiva della Cina”. È quanto scrive il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso su Twitter aggiungendo che “l’incontro, anche se rinviato a settembre, rappresenterebbe in ogni caso un punto di svolta negli equilibri internazionali tanto più importante per i nostri interessi nazionali”.

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Proposta Franceschini su proroga concessioni balneari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 aprile 2020

“E’ senza dubbio positiva la proposta del ministro Franceschini di inserire nel prossimo decreto Aprile una norma di proroga delle concessioni balneari, già fino al 2033, al fine di eliminare ogni dubbio applicativo. Io stessa avevo presentato un’interrogazione al ministro proprio per sollecitare un intervento del governo. In particolare, sulla necessità di un corretto bilanciamento tra libertà individuale, libera iniziativa economica privata nell’ambito del rispetto della evidenza pubblica e dell’istituto della concessione demaniale. L’annuncio di Franceschini è un primo passo, importante, nei confronti del settore, che mi auguro sia l’inizio di ulteriori azioni protettive e di stimolo che possano fugare incognite e lenire danni economici che nella prossima stagione con ogni probabilità affliggeranno il settore, strategico per l’economia italiana e volano di introiti per un indotto molto ampi. Credo, comunque, che sia auspicabile una azione di stimolo più incisiva con l’avvio di una governance italiana più decisa e riforme strutturali che interessino tutto il settore turistico, anche nel solco dell’innovativa creazione di una piattaforma italiana che offra al mondo la cultura italiana a pagamento, realizzando una sorta di ‘Netflix della cultura’, come dichiarato dallo stesso ministro Franceschini. Questo però non deve far dimenticare che il turismo, ed in particolare quello balneare, vive di una irrinunciabile fisicità, oggi quanto mai desiderata, che va tutelata e incentivata”. Lo dichiara la senatrice di Fratelli d’Italia, Giovanna Petrenga.

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Commento sulla proposta italiana dei minibot

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

A cura di Adrian Hilton – Head of global rates & currency di Columbia Threadneedle Investments. L’idea dei minibot solleva diverse domande. Fondamentalmente, il concetto di formalizzare l’ampio inventario di arretrati non è necessariamente negativo, e l’idea di offrire titoli a breve termine ai creditori ha probabilmente un certo senso. Non è chiaro però in che modo questi titoli sarebbero trattati ai fini della misurazione del debito pubblico, ma ci aspettiamo una posizione di disaccordo da parte della Commissione Europea se l’obiettivo fosse quello di eludere, in qualche modo, le regole di bilancio della zona euro.L’Eurosistema rimane l’unico fornitore autorizzato di valuta, e i minibot non sembrerebbero una valuta parallela – certamente non in senso giuridico. Ma anche al di là di questo, il fatto che i minibot non sarebbero bancabili li renderebbe comunque una valuta imperfetta. Questa misura ci sembrerebbe quindi più vicina ad un modo di cartolarizzare i crediti futuri. Non una cattiva idea in sé, ma rimane il fatto che non sarebbero una valuta.Poi c’è l’impatto fiscale: il governo italiano dovrebbe emettere minibot a sconto (perché ci dovrebbe comunque essere un incentivo per accettarli, a meno che non diventino l’unico modo per pagare le tasse) ma riscattarli alla pari al posto delle tasse, bloccando un costo e una riserva di liquidità.Pensiamo che questa proposta sia riemersa in parte perché è stata fatta un po’ di confusione tra la proposta sensata di cartolarizzare debiti commerciali in sospeso e le intenzioni forse più maliziose di coloro che, in Italia, cercano di innescare conflitti con la Commissione Europea e gettare i semi di un’eventuale uscita dall’Eurozona. Quest’ultimo obiettivo potrebbe certamente essere raggiunto tentando di competere con l’euro attraverso l’introduzione di una valuta nazionale. Ma tale rottura – non da ultimo attraverso la fuga di capitali su larga scala – potrebbe essere così tanto dolorosa che in pochi la vorrebbero realmente sperimentare.
In questo contesto, rimaniamo, come la maggior parte degli investitori, neutrali sulle obbligazioni italiane. La nostra ipotesi di base rimane che l’uscita italiana dall’euro sia improbabile, ma l’aumento della volatilità sotto questo governo giustifica un premio di rendimento molto più alto e rimaniamo selettivi.

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La proposta alla crisi è nell’agricoltura

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 settembre 2018

Ancora una volta – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – è stato detto ai cittadini di Taranto che si sarebbe trovato un modo per interrompere quel legame di dipendenza che collegava la città all’Ilva, ma ancora una volta queste premesse sono state disattese.Quel che non si vuol proprio comprendere – continua Tiso – è che ad aver fallito non è solo il tentativo di gestione di una grande impresa dedita alla produzione e alla trasformazione dell’acciaio, ma l’attuazione di un intero modello di sviluppo basato sul ricatto e sulla contrapposizione tra il diritto al lavoro e il diritto alla salute.
Come Confeuro – prosegue Tiso – rimaniamo convinti che la vera risposta alla crisi di Taranto sia nell’agricoltura; e cioè nella riconversione degli impianti siderurgici, nell’utilizzo del porto e nello sviluppo delle tante qualità paesaggistiche ed enogastronomiche della città ionica. Per riuscire a raggiungere risultati come questi, però, è necessario investire risorse economiche, forze politiche e determinazione, solo in questo modo si può trasformare Taranto nell’emblema di un altro modello: quello proposto dall’agroecologia e dalle sue pratiche di produzione agricola.Dopo i tanti decenni nei quali i cittadini di Taranto hanno sopportato di vivere e lavorare nella città responsabile della produzione del 20% della diossina europea – conclude Tiso – meritano sicuramente molto di più di soluzioni deboli e superficiali; ed è per questo che va proposto loro di far parte di una vera e propria rivoluzione ecologica che guardi soprattutto alle tante possibilità determinate dall’abbracciare il mondo agricolo.

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Bilancio Ue: proposta irricevibili

Posted by fidest press agency su sabato, 5 Maggio 2018

La proposta della Commissione Ue per far quadrare il bilancio 2021–2027 – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – è oggettivamente irricevibile e rappresenta un clamoroso passo indietro rispetto all’idea di crescita e progresso che dovrebbe essere parte integrante delle prospettive del vecchio continente.A pesare in questa proposta è soprattutto la forte riduzione (del 5%) dei fondi Pac e l’ulteriore svalutazione del ruolo strategico del comparto agroalimentare. Sono infatti decenni che gli agricoltori vengono accecati con promesse mirabolanti che non si traducono mai in azioni tangibili.Il taglio dei fondi Pac – continua Tiso – è inaccettabile anche per due ulteriori ragioni: la crescita demografica che vedrà la popolazione mondiale sfiorare i 10 miliardi di persone nel 2050 (dati Onu) e l’utilizzo delle risorse sottratte alla Pac per voci come mobilità dell’esercito, armi e difesa che non fanno altro che agitare ancora una volta dei preoccupanti venti di guerra. Come Confeuro – conclude Tiso – utilizzeremo tutte le nostre forze per esporre la nostra forte contrarietà alla proposta di bilancio presentata dalla Commissione Ue, infatti su questa partita non ci sono in gioco solo caselle da riempire con dei numeri, ma l’idea stessa di Europa.

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Scuola – Contratto: la proposta dell’Aran è irricevibile

Posted by fidest press agency su martedì, 23 gennaio 2018

ministero-pubblica-istruzioneMettendo a confronto gli stipendi, si evidenzia che a fine carriera il gap negativo dei nostri docenti rispetto a quelli della media Ue è di circa il 20%. Eppure l’impegno in classe è quasi identico: alla primaria, ad esempio, in Italia il numero di ore annue in cattedra è solo del 5% in meno. Perché poi in Germania i compensi annui dei docenti sono quasi il doppio rispetto ai nostri? E Il nuovo contratto è a dir poco deludente, visto che non risolve nulla né sul piano stipendiale né normativo. Anzi, si rischia di peggiorare la situazione.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): L’Aran ha in serbo di inserire tra le ore obbligatorie funzionali all’insegnamento nuovi compiti, in cambio di aumenti farsa. Non va meglio per chi comincia a insegnare, il cui compenso è inferiore del 6,5% rispetto a quanto si percepisce per lo stesso lavoro nell’area Ocse. Ora, l’Aran con il nuovo contratto cerca di introdurre delle norme che tendono ad assimilare l’opera di chi insegna nella scuola ad un lavoro impiegatizio. Dalla bozza di nuovo contratto collettivo nazionale, inoltre, non si recepiscono le sentenze della Corte suprema sulla parità di trattamento tra personale precario e di ruolo, né si elimina il raffreddamento della carriera nelle ricostruzioni attuate per il personale di ruolo. Addirittura, si attribuiscono appena 220 euro netti di arretrati per il 2016 e il 2017 ed aumenti di soli 40 euro netti per il 2018: è una cifra ridicola, addirittura tre volte inferiore all’aumento del costo della vita registrato dopo il blocco decennale degli stipendi. Qualsiasi proposta di aumento dell’orario lavorativo e di mansioni senza risorse aggiuntive, va rispedita al mittente. Per questo insistiamo con i ricorsi in tribunale, confermando la mobilitazione del personale che, anche per altre motivazioni, porterà il nostro sindacato scioperare due volte nelle prossime settimane e a scendere in piazza il 23 marzo per una grande manifestazione nazionale.Anief ricorda che è ancora possibile recuperare 2.654 euro di arretrati, incrementati dei primi due mesi del 2018 indebitamente sottratti, e a partire da settembre 2015, come ha confermato due anni fa la Corte Costituzionale: basta consegnare il modello di diffida predisposto dall’Anief, attraverso cui recuperare almeno 270 euro di aumento, da suddividere in due parti uguali: la prima sulla mancata assegnazione dell’indennità di vacanza contrattuale, la seconda di effettivo incremento. Ancora per pochi giorni, infine, è possibile candidarsi come Rsu dell’Anief, compilando on line la scheda sul portale Anief.La scuola è sempre più al centro degli interessi del Paese: imperversano i numeri e anche questi ci dicono che gli stipendi sono troppo bassi. In queste ultime ore, è stato infatti riproposto l’ultimo rapporto Ocse, l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico con sede a Parigi, che ogni anno nel suo rapporto Education at a glance mette a confronto i sistemi educativi dei 35 Paesi membri. A farlo è stato il quotidiano Il Messaggero, che ha ricordato il numero di ore passate dai docenti dietro la cattedra, in classe con gli alunni, da cui emerge “un impegno leggermente inferiore a quello medio dell’area Ocse”. Ad esempio, “nella primaria il confronto è di 752 ore contro 794”.
Il disavanzo di ore si scopre che è veramente minimo: dividendo l’impegno per le 33 settimane minime di didattica annuale, emerge infatti che i nostri maestri insegnano tra una e due ore a settimana in meno. Se il gap si colloca attorno al 5%, allora è normale guadagnare meno? Niente affatto, perché la differenza economica rilevata è eccessiva: a dirlo è la stesso Ocse, che mettendo a confronto gli stipendi a fine carriera evidenzia il differenziele economico dei nostri docenti rispetti a quelli dei singoli Paesi e delle media Ue. A fronte di un impegno in classe quasi identico, a fine carriera il compenso dei nostri docenti è in media circa del 20% in meno. Con alcuni Paesi, come la Germania, dove sono quasi doppi rispetto ai nostri.“Senza contare tutte le altre ore obbligatorie funzionali all’insegnamento – incalza Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – che ora l’Aran vuole innalzare, inserendovi nuove mansioni in cambio di aumenti farsa. Non va meglio per chi comincia a insegnare, il cui compenso annuo medio è inferiore del 6,5% rispetto a quanto si percepisce per lo stesso lavoro nell’area Ocse. Invece di cercare di ridurre la forbice, con il nuovo contratto si mantiene l’attuale assetto generale. Anzi, cercando pure di introdurre delle norme che vogliono assimilare chi insegna nella scuola ad un semplice impiegato”.Anche secondo la rivista Orizzonte Scuola, “la premessa necessaria è che nel contratto di lavoro degli insegnanti italiani, a parte le 40+40 ore destinate alla partecipazione a collegi docenti e consigli di classe, non viene messo nero su bianco quante sono le ore destinate all’attività lavorativa al di fuori dell’orario di cattedra . E questo complica tantissimo le cose. Né si prevedono miglioramenti in tal senso nel nuovo Contratto, in queste settimane oggetto di trattative tra ARAN e sindacati”. Il nuovo contratto, infatti, non contiene nulla di buono.“Di fronte a queste condizioni – conclude Pacifico – il nostro sindacato si oppone senza se e senza ma: qualsiasi proposta di aumento dell’orario lavorativo e di mansioni senza risorse aggiuntive, va rispedita al mittente perché è irricevibile. Che cosa c’è da contrattare? Per tale motivo insistiamo con i ricorsi in tribunale, confermando la mobilitazione del personale che, anche per altre motivazioni, porterà il nostro sindacato scioperare due volte nelle prossime settimane e a scendere in piazza il 23 marzo per una grande manifestazione nazionale”.

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Vitalizi. La proposta Richetti è una bufala: Costerebbe di più al contribuente

Posted by fidest press agency su domenica, 24 dicembre 2017

Matteo_RichettiSembrerebbe un controsenso, poiché l’intento del proponente era di tagliare i vecchi vitalizi (i vitalizi non ci sono più dal 2012). L’occasione per ritornare sull’argomento è data dalla dichiarazione dello stesso Richetti, che lamenta “Provo vergogna nel vedere il Senato che non dà corso ad una legge già approvata dalla Camera (anche dal M5S).
La proposta Richetti, infatti, prevede il ricalcolo, con il sistema contributivo, dei vecchi vitalizi, adattandolo a quello dei lavoratori dipendenti statali.A smontare la proposta Richetti ci pensa la dott.ssa Antonietta Mundo, una delle massime esperte in sistemi previdenziali e attuariali, già ai vertici dell’Inps, coautrice del libro “L’inganno generazionale”, che nella relazione (38 pagine), depositata al Senato a settembre scorso, afferma che si “…genera un aumento degli oneri finanziari per le Camere che non sembra essere stati valutati appieno al momento della presentazione del DdL (proposta Richetti, ndr)”. Aumento degli oneri finanziari significa un ulteriore prelievo di soldi dalle casse pubbliche, cioè dalle tasche del contribuente.Da ultimo, proprio in questi giorni, è giunta una nota degli uffici del Senato che è una vera e propria tegola in testa al deputato Richetti: ricalcolare i vecchi vitalizi con il sistema contributivo, attuato per i dipendenti statali, comporterebbe una restituzione di soldi ai parlamentari per circa 300 milioni! Com’è possibile? Semplice la spiegazione: i contributi previdenziali dei lavoratori non sono tassati mentre i contributi dei parlamentari, versati per avere il vitalizio, sono stati tassati, quindi, la tassazione va restituita.Insomma, il deputato Richetti non sa far di conto. Per le festività gli regaleremo un pallottoliere.(Primo Mastrantoni, segretario Aduc) (foto: matteo richetti)

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Contratto statali: per i militari la proposta del Governo è insufficiente e irrispettosa

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 novembre 2017

Marianna_MadiaLa proposta unilaterale del Governo di destinare 85€ lordi medi mensili a tutto il pubblico impiego, compreso il personale militare del Comparto Difesa, risulta insufficiente e non rispettosa del gravoso ruolo oggi svolto da questa compagine.Il personale del Comparto Difesa attende il rinnovo del contratto dal 2010 e in questi 7 lunghi anni molte cose sono cambiate per il sistema Difesa e per la sicurezza del Paese. I militari delle FF.AA., infatti, sono sempre più impiegati in attività specifiche che esulano dal tradizionale campo di intervento. Mentre per tutto il pubblico impiego, il blocco economico ha rappresentato la stagnazione nella retribuzione di provenienza, per il personale delle FFAA, ha significato un fermo retributivo capace di minare la motivazione e lo spirito di sacrificio che questo tipo di attività richiede.L’atipicità delle attività svolte dal personale militare debbono essere quindi sostanziate anche attraverso questo contratto, il primo utile dopo l’emanazione della norma sulla specificità.Il Cocer, in una propria delibera approvata all’unanimità il 7 novembre, ha chiesto che le risorse allocate dovranno essere corrisposte in misura omogenea su un emolumento avente carattere fisso e continuativo rappresentativo delle diverse specificità del personale del Comparto Difesa anche mediante una fiscalità di vantaggio che permetterebbe al Governo di garantire più retribuzione con le stesse risorse allocate. Per dare quindi pieno valore all’impegno già assunto, è essenziale un ulteriore sforzo del Governo per trovare risorse capaci di garantire un intervento strutturale che sancisca definitivamente il riconoscimento della specificità del Comparto a giustificazione di un impiego diverso e continuo prodomo al raggiungimento degli obbietti che i Vertici Militari promettono e garantiscono al Paese.Lo dichiara Alfio Messina, Delegato Cocer Comparto Difesa. (foto: Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione)

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Una proposta di legge che fa discutere: Jus soli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 agosto 2017

camera deputati“Non è più tempo di dichiarazioni di principio, bisogna discutere in concreto del testo di legge oggi sottoposto all’esame delle Camere. In tale contesto di concretezza, è inaccettabile che, anziché ricercare l’effettività del sentimento e della cultura nazionale, la proposta della maggioranza si limiti a mappare un arido punteggio-premio che a tutto conduce fuorché ad una meritata cittadinanza”. Lo dichiara il deputato di Forza Italia Francesco Paolo Sisto che aggiunge: “Le strumentalizzazioni del governo e della sinistra, anche a prescindere dal delicatissimo momento internazionale e dalle ultime preoccupanti notizie che vorrebbero il nostro Paese come prossimo obiettivo per un attacco jihadista, appaiono frutto di un vero e proprio ‘colpo di sole politico’”.

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Legge elettorale: Proposta Forza Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 27 Maggio 2017

urne-vote“Rispetto al testo base proposto dal relatore Fiano, il Gruppo Forza Italia della Camera dei deputati – dopo un approfondito lavoro portato avanti dal sottoscritto insieme ai colleghi Occhiuto, Sisto, Fontana, Calabria, Centemero e Ravetto, in costante contatto e coordinamento con il presidente Silvio Berlusconi – ha presentato oggi in Commissione Affari costituzionali 4 proposte emendative tese a introdurre nel sistema di elezione della Camera e del Senato le caratteristiche principali che connotano il sistema di elezione tedesco, ovvero un sistema in grado di offrire agli elettori il diritto di avere corrispondenza tra il numero dei parlamentari e i voti espressi.Gli emendamenti modificano il testo base introducendo una ripartizione proporzionale dei seggi, corretta da una soglia di sbarramento al 5 per cento su base nazionale, sia alla Camera che al Senato. Il territorio è diviso in 27 circoscrizioni alla Camera e 20 al Senato; abbiamo altresì proposto la possibilità di un ulteriore ripartizione in collegi plurinominali (50 alla Camera e 30 al Senato). Il Trentino Alto Adige diventerà una circoscrizione come tutte le altre, e concorrerà al riparto proporzionale.Per le liste è previsto un duplice sistema di candidature: saranno 308 i candidati singoli che concorreranno all’interno di collegi uninominali, affiancati da un listino (con massimo 6 candidature) che vale per l’intera circoscrizione (o, in alternativa, per il collegio plurinominale). Il cittadino avrà la possibilità di esprimere un voto unico, diretto e personale in favore del candidato prescelto nel collegio uninominale e della lista, in un unico turno e su un’unica scheda.La proposta è inoltre accompagnata da ulteriori disposizioni tese all’introduzione di norme antibrogli, per garantire la regolarità del voto nelle sezioni elettorali, e alla modifica del voto all’estero, per un sistema di voto espresso non più per corrispondenza, ma direttamente all’interno di seggi predisposti nel territorio dalle rappresentanze diplomatiche e consolari. Siamo convinti che questo sia il sistema in grado di garantire in modo corretto ed equilibrato rappresentanza e governabilità”.

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La terra dove è nato Buddha: una proposta culturale e turistica

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 dicembre 2016

nepalNepal, la terra dove è nato il Buddha. Situato nel cuore dell’ Asia e protetto dalle alte vette himalayane, racchiude al suo interno quattro differenti realtà protette da Unesco come patrimonio dell’umanità. La misteriosa terra nepalese è uno scrigno di tesori naturali e architettonici. La fitta jungla del Sud, le vette aguzze del Nord e le grandi vallate dell’Est fanno da sfondo ai quattro gioielli del Nepal. Quattro realtà protette da Unesco, collegate da un’asse immaginario che attraversa il Paese. Si parte dal Sud, con l’area di Lumbini, divenuta sito Unesco nel 1997 per la sua fondamentale importanza nella storia umana. Infatti qui , nel V secolo a.C., nacque Siddhartha Gautama, figlio della regina Maya. Siddhartha prese il nome di Buddha ed oggi è considerato il fondatore del buddhismo. Ogni anno sono moltissimi i fedeli che si recano in visita nella zona, considerata una delle quattro tappe fondamentali in cui pellegrinare dai buddhisti.Spostandosi a Est nei pressi del confine meridionale si incontra un altro sito protetto da Unesco: il parco nazionale di Chitwan, un polmone verde in zona subtropicale ricco di flora e fauna: 68 specie di mammiferi, 644 tipi di uccelli, 125 di pesci e 56 piante endemiche. La direzione del parco è particolarmente attenta a proteggere animali a rischio quali il rinoceronte unicorno, tigri, gaviali tanto da debellare completamente i tentativi di incursioni dei bracconieri. Facilmente raggiungibile dai turisti, il parco è organizzato per offrire svariate possibilità di attività: safari a dorso di elefante, giri in canoa, bird watching e escursioni a piedi.A Nord Est del parco è situato l’insieme dei sette siti Unesco della valle di Kathmandu, che si sviluppa in maniera circolare intorno alla grande capitale del Nepal. Quest’area è un punto di incontro fra buddhismo e induismo ma anche tra le tradizioni del passato e le ambizioni del futuro. Secondo la leggenda questa zona un tempo era un grande lago, trasformato in una vallata dal colpo di spada di Manjushri, bodhisattva della conoscenza, cha avrebbe aperto una gola nei pressi della collina di Chobar nella quale le acque del lago sarebbero defluite permettendo alla valle di svilupparsi. Grazie alle grandi ricchezze della valle l’area si è naturalmente sviluppata attraverso i secoli come il centro politico del Nepal. Kathmandu fino al 2006 è stata la sede del Re e quindi presenta tutte quelle caratteristiche tipiche di una citta regale: templi l ussuosi e palazzi imponenti che si alternano a strette vie che brulicano di vita, mercati e tuc tuc, i tipici taxi locali. I 7 siti protetti da Unesco nella valle rappresentano la raffinata cultura artistica che le famiglie imperanti hanno incoraggiato e promosso con opere di vera bellezza estetica ma che rappresentano in straordinaria armonia una integrazione sincretica di antiche pratiche autoctone con significati simbolici.Con una solenne cerimonia si purificazione celebrata dai monaci buddhisti con una spettacolare puja, il celebre stupa di Boudhanath è stato riportato a tutto il suo splendore e completamente risanato dopo i danni del terremoto del 2015. Uno dei più grandi al mondo con una altezza di 36 metri, lo stupa di Boudhanath è stato riconosciuto patrimonio dell’umanità nel 1979 e tornerà nuovamente un sentito luogo di culto per i numerosi fedeli buddhisti del Paese e una attrattiva imperdibile per i visitatori internazionali. Gli altri 6 siti della valle sono la Durbar square di Kathmandu, la cittadina di Patan, la cittadina di Bakhtapur, il tempio buddhista di Swayambhunath e quelli induisti di Pashu Patinath e Changu Narayan.A ricordare la presenza in territorio nepalese di 8 dei 14 ‘ottomila’ del mondo, Unesco ha incluso nella lista dei patrimoni il parco del Sagarmatha – nome nepalese del Monte Everest – che sovrasta il territorio al confine settentrionale con il Tibet e che comprende decine di altre vette oltre i seimila metri disegnando uno skyline all’orizzonte di cime aguzze talvolta di facile accesso altre volte con una esposizione elegantemente imponente, snella e impervia, disegnate da una abile mano superiore. Popolato dalla forte etnia sherpa dedita ad accompagnare escursioni e ascensioni, il parco si estende dai 2900 metri del portale di entrata di Lukla agli 8848 metri della vetta dell’Everest con una natura che rapisce l ‘anima. Ogni villaggio ha il suo tempio buddhista più o meno grande e alcune sedi di cerimonie religiose che lasciano al visitatore un’emozione a cui non si resiste. Vi trovano rifugio alcune specie a rischio come i leopardi delle nevi e i panda rossi. (foto: nepal)

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Sgravi fiscali per il Sud: Ci risiamo!

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2015

padoan“La proposta del ministro Padoan di sgravi fiscali per il Sud è esattamente la ricetta più volte proposta dal Nuovo Centrodestra, in particolare anche da me. Al Sud serve più Stato e politiche che favoriscano lo sviluppo e rilanciare Infrastrutture, turismo e agricoltura”. A dirlo è Gioacchino Alfano, sottosegretario di Stato alla Difesa e coordinatore regionale in Campania del Nuovo Centrodestra. “E’ necessario, infatti, – conclude – favorire gli investimenti industriali con una riduzione del carico fiscale per le imprese e con la concessione di un credito di imposta per gli investimenti produttivi. Il Mezzogiorno, come nel dopoguerra, deve tornare a essere un fulcro dello sviluppo italiano. La condizione di arretratezza del Sud è la conseguenza di fallimentari politiche assistenzialiste e clientelari che non hanno stimolato lo sviluppo”. (n.r. Quante volte abbiamo sentito la stessa musica? Non sarebbe il momento di prima fare e poi dire? Pensiamo alle migliaia di miliardi di lire spese dalla Cassa del Mezzogiorno di antica memoria per l’industrializzazione del Meridione e oggi, più che mai, il risultato e sotto i nostri occhi. Il tutto si può sintetizzare con una sola parola: Un disastro. (foto: fonte il foglio)

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Case sfitte a migranti?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 luglio 2015

fuga migranti2Fatuzzo (PP): assurda la proposta del Presidente dell’Unione comunità islamiche d’Italia, che ha proposto l’utilizzo delle case non occupate , da parte di immigrati ed italiani, con problemi alloggiativi. Questo signore e quelli che la pensano come lui, bene farebbe a non cercare di risolvere dei problemi, con i beni altrui- così ha dichiarato il segretario nazionale del Partito Pensionati, Carlo Fatuzzo – Il nostro settore edilizio è in piena crisi, il mercato immobiliare è semplicemente “comatoso” e proposte del genere, rendono ancora più critica la situazione del “mattone”. Sino a qualche anno fa, la “casa” era una sorta di bene rifugio ed in tanti investivano, si costruiva, c’era lavoro. Oggi tutto è fermo. Tante volte gli alloggi sono sfitti, perché abbisognevoli di importanti lavori di ripristino ed il proprietario non ha le risorse necessarie, oppure non affitta l’alloggio, perché , troppo spesso vi sono affittuari che, a causa della perdita di lavoro o altra causa, non riescono più a pagare l’affitto ed il proprietario ,per tornare in possesso della sua proprietà, deve affrontare lunghi e costosi iter. Chi ha risparmiato una vita – ha rimarcato Fatuzzo – ha il sacrosanto diritto ad investire i propri risparmi, come e dove meglio crede. Il Partito Pensionati non ritiene che la proprietà sia un “furto” , ma il risultato di lavoro, sacrificio e rinunce . Facile proporre di risolvere i problemi, con le tasche degli altri, di chi, ha lavorato una vita ed ha ritenuto investire il proprio guadagno. In Italia, come in altri Paesi europei, sta prendendo piede la vergognosa pratica dell’occupazione abusiva, degli alloggi altrui . I fatti poi dimostrano che per il proprietario è difficilissimo rientrare in possesso di quanto è suo, se non dopo lungo tempo, quando è fortunato, e dopo aver speso somme considerevoli. Secondo “taluni” il proprietario di un alloggi – ha sottolineato Fatuzzo -, ha solo doveri : pagare tasse di tutti i tipi e specie, riparare gli alloggi ecc. , quasi che sacrificarsi una vita , per disporre di un capitale,piccolo o grande che sia, fosse una colpa, un grave reato.La solidarietà, il problema della casa ecc. , devono essere affrontati dalle Istituzioni, non possono essere scaricati, demagogicamente, su chi ha lavorato e sempre pagato tasse e balzelli. La proprietà-ha concluso Fatuzzo- va tutelata ed il lavoro di una vita o, addirittura, di più generazioni, va rispettato.

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Indovina chi viene a cena?

Posted by fidest press agency su domenica, 28 settembre 2014

ProfughiUna proposta per vincere l’insofferenza verso gli stranieri: ospitarli presso le famiglie romane, con rimborso di 30 euro al giorno. “Se il proponimento non fosse vero, si potrebbe pensare a una battuta umoristica, una vignetta, una boutade e invece, ministero dell’Interno e Roma capitale stanno riflettendo sul serio, cercando di mettere in atto tale insensato piano, finanziato con i soldi dei contribuenti. Non è così che si risolve il problema immigrazione, anzi si incentiva”. Lo sostiene il presidente di AssoTutela Michel Emi Maritato. “In tempi di crisi delle famiglie sembra quasi una provocazione, un invito a mantenersi dando rifugio a un immigrato, magari rifugiato, pensando di fargli del bene. E’ umiliante e vergognoso, sia per i cittadini che per i migranti. Come si può pensare di sostituire i criticati centri di accoglienza con le famiglie? – incalza Maritato – Ė pura follia. Invece di risolvere il problema alla radice, con politiche internazionali di programmazione e prevenzione, si scarica tutto sulle spalle dei cittadini, magari attratti dalla magra elargizione statale e costretti, con il ‘ricatto’ dell’obolo, ad accettare una condizione che potrebbe creare molti più problemi di quanti non ne risolva. Il ‘buonismo’ d’accatto non ha mai giovato a nessuno. Piuttosto si facciano avanti coloro che predicano bene e razzolano male, sostenendo la bontà dell’integrazione senza fornire strumenti perché questa si realizzi”, conclude il presidente di AssoTutela.

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I deputati spingono i ministri UE ad adottare la Garanzia per i giovani

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2013

Il sistema della “Garanzia per i giovani”, disegnato affinché nessun giovane nell’UE rimanga senza un lavoro, un percorso d’istruzione o un tirocinio per più di quattro mesi, ha ricevuto il forte sostegno del Parlamento mercoledì. I deputati hanno votato una risoluzione che invita i ministri del lavoro dell’UE a trovare un accordo – entro febbraio – su una raccomandazione del Consiglio che preveda l’introduzione di questo sistema in tutti gli Stati membri.”Non cerchiamo di forzare la creazione di posti di lavoro, ma di mettere in moto degli strumenti che diano ai giovani una possibilità ed evitino di perdere una generazione”, ha detto la presidente della commissione occupazione Prevenche Berès (S&D, FR), nel dibattito di lunedì.L’obiettivo dei sistemi di “garanzia per i giovani”, si legge nella risoluzione, è assicurare a tutti i cittadini legalmente residenti nell’UE sotto i 25 anni di età e ai neolaureati under-30 una buona offerta di lavoro, un nuovo percorso di studi o un periodo di apprendistato entro quattro mesi dall’inizio della disoccupazione.La risoluzione è stata adottata con 546 voti a favore, 96 contrari e 28 astensioni.Il Parlamento ha già richiesto due volte l’adozione di questi sistemi e sostiene fermamente la proposta della Commissione europea per una raccomandazione del Consiglio per introdurre questi sistemi in tutti gli Stati membri.
I sistemi di garanzia per i giovani, sostengono i deputati, dovrebbero poter accedere ai finanziamenti europei, in particolare al Fondo sociale europeo (FSE), su cui si dovrebbe quindi concentrare il 25% dei fondi strutturali dell’UE.
Il Parlamento richiede inoltre alla Commissione di aiutare quegli Stati membri in difficoltà economiche, affinché tutti possano adottare la garanzia.
La disoccupazione giovanile nell’UE ha raggiunto una media del 23,7% nel novembre 2012. In Italia, il tasso dello stesso mese era del 37,1%, mentre in Paesi come la Grecia e la Spagna supera il 50%.

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