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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

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Italia: prospettive dell’economia domestica

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 febbraio 2019

Al sondaggio, svolto da CFA Italy in collaborazione con Il Sole 24 Ore Radiocor presso i suoi soci tra il 21 gennaio ed il 1°febbraio 2019, hanno partecipato 40 intervistati. Il 73% circa degli operatori finanziari ritengono negativa la situazione attuale dell’economia Italiana, mentre il 27% ritiene che la situazione sia sostanzialmente stabile rispetto al mese scorso.In termini di aspettative sui prossimi sei mesi, si riduce di cinque punti la percentuale di coloro che si attendono un peggioramento delle condizioni macroeconomiche, pari al 50% del totale, mentre il 42,3% stima condizioni invariate (+12,3% rispetto al mese di gennaio) ed un 7,7% si attende un miglioramento (-7,3% rispetto al mese scorso). La differenza tra coloro che risultano ottimisti sulle prospettive dell’economia italiana, rispetto ai pessimisti, è pari a -42,3, un valore che rappresenta il “CFA Italy Radiocor Sentiment Index” per il mese di febbraio 2019. Il dato di sintesi scende leggermente rispetto al -40 di gennaio, ma lontano dal minimo storico di novembre 2018 (-55). I partecipanti prevedono un peggioramento delle condizioni economiche anche in Area Euro e per l’economia USA.Per la prima volta da febbraio 2015, i rischi di inflazione sono visti al ribasso in Italia ed Europa mentre solo negli Stati Uniti si attende stabilità dei prezzi, sebbene anche in Nord America, fino al mese scorso, le aspettative fossero per un incremento dei prezzi al consumo. Nonostante questo, la normalizzazione della politica monetaria comporta il mantenimento di aspettative di incremento dei tassi di interesse a breve ed a medio-lungo termine, sebbene le attese siano di minore entità rispetto al mese scorso.
Sui mercati azionari, sono previsti ribassi dagli attuali livelli per tutti i listini, aspettative che risultano anche in peggioramento rispetto alla passata previsione.Sulle valute, gli operatori stimano un deprezzamento del dollaro USA contro Euro, una repentina variazione rispetto a gennaio, mentre lo Yen potrebbe apprezzarsi, probabilmente per il suo aspetto di “valuta rifugio”. Sul petrolio, infine, si attende che i prezzi rimangano sostanzialmente invariati tra sei mesi, rispetto alle quotazioni attuali.

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Giappone: prospettive 2019

Posted by fidest press agency su martedì, 15 gennaio 2019

Joël Le Saux, Head of Japanese Equities e Portfolio Manager per SYZ Asset Management. Dopo un prolungato periodo di crescita, in questo inizio di 2019 il tasso di crescita dell’economia giapponese sta rallentando, come accade in larga parte delle principali economie mondiali. Il rallentamento globale avrà probabilmente un impatto negativo sugli esportatori giapponesi e in particolare sui titoli ciclici come quelli dell’automazione industriale con ampia esposizione all’economia cinese. I consumatori dovranno confrontarsi con un rialzo delle tasse sui consumi a ottobre 2019 – dall’8% al 10%. Questi venti contrari, comunque, dovrebbero impattare l’economia nazionale meno di quanto accaduto nell’aprile 2014 con un picco di 3 punti percentuali. Questa volta il Paese non deve far fronte a pressioni deflazionistiche e i lavoratori dipendenti hanno goduto di un aumento degli stipendi all’anno di oltre il 2% negli ultimi cinque anni; l’umore è decisamente migliore.Una delle maggiori incognite è nuovamente la policy della Banca del Giappone per il 2019 e oltre. Dopo aver modificato la banda di oscillazione dei bond governativi la scorsa estate, il sentiment sembra condurre verso una normalizzazione delle politiche monetarie fin qui non convenzionali. Considerando la tassa sui consumi autunnale e il rallentamento economico globale, è difficile immaginare cambiamenti importanti delle politiche nel 2019, ma a nostro avviso, è probabile un’eliminazione dell’inutile NIRP – Negative Interest Rate Policy.Dopo aver ripristinato i loro bilanci durante gli anni dell’Abenomics, le società quotate si trovano ora in una condizione di bassa leva e godono di margini e ROE elevati su base storica. Oltre a migliorare la propria governance aziendale, le società si stanno impegnando in modo significativo nella ristrutturazione di strutture di produzione obsolete, nella costruzione di nuovi centri di ricerca e sviluppo e nel miglioramento della produttività. Per superare gli storici problemi demografici, le aziende stanno anche cercando nuove possibilità di crescita tramite acquisizioni e fusioni in Giappone o oltremare. Riteniamo che le incertezze globali siano già state prezzate, con il P/E (rapporto prezzo/guadagni delle azioni di una società) dell’indice Topix inferiore a 11x – il minimo in 6 anni – mentre il P/B (prive to book, rapporto tra prezzo dell’azione e valore di bilancio) è appena inferiore a 1,1x e il RoE ad alta cifra. Anche il rendimento attuale dei dividendi (2,5%) è vicino a un massimo storico. Le basse valutazioni odierne ci consentono di cogliere opportunità interessanti, in particolare nell’ambito delle mid-cap a livello nazionale.

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Prospettive per il 2019 sui mercati azionari

Posted by fidest press agency su martedì, 4 dicembre 2018

LONDRA – Si tratta di 3 diversi outlook redatti da altrettanti gestori: Steve Frost, Kim Catechis e Zehrid Osmani, ognuno con un focus diverso (Europa, emergenti e mercati globali).
Crescita dell’Eurozona, Brexit, ciclo di rialzi della Fed, guerra commerciale, ritorno della volatilità: per gli investitori globali il 2018 ha portato con sé tante preoccupazioni che sembrano destinate a restare attuali anche nel 2019. Ecco cosa ne pensano tre gestori di alcune delle principali strategie azionarie di Martin Currie, affiliata Legg Mason: Steve Frost, co manager del Legg Mason Martin Currie GF European Absolute Alpha Fund; Kim Catechis, Head of Global Emerging Markets; Zehrid Osmani, Head of Global Long-Term Unconstrained.
Steve Frost: “Tanto pessimismo sui mercati europei. Forse troppo” Ci avviciniamo al 2019 in un modo molto diverso da quanto era avvenuto per il 2018. Dodici mesi fa, con i mercati globali ai massimi storici, le aspettative verso l’azionario europeo erano ottimistiche. In effetti, forse più ottimistiche di quanto ritenessimo opportuno. In questo momento c’è sicuramente un po’ più di realismo nelle aspettative sugli utili e sui prezzi delle azioni, anche a causa di un certo grado di incertezza da parte degli investitori.Le quattro preoccupazioni macro che si sono affacciate alla fine del 2018 saranno probabilmente ancora significative all’inizio del nuovo anno. Ci riferiamo al rialzo dei tassi da parte della Fed; al rallentamento dell’economia cinese causato dai dazi statunitensi; all’insistenza del governo italiano per lo sforamento del deficit, con conseguente aumento dei tassi di interesse a livelli potenzialmente insostenibili; infine, alla Brexit, giunta ad una fase cruciale.Detto questo, l’impatto negativo di un euro più forte è ormai superato, e il successivo aggiustamento dovrebbe continuare ad essere un fattore favorevole per i profitti e per la competitività almeno nella prima metà del 2019. L’inflazione europea si situa ampiamente all’interno del range obiettivo, il che dovrebbe a breve stimolare la fine dell’era dei tassi negativi, con un chiaro beneficio per le banche.Ci saranno anche altre aree che presenteranno buone opportunità. Nello specifico, nei prossimi dodici mesi dovrebbe assistere ad un rimbalzo nel ciclo del settore delle tecnologie hardware; anche il settore automobilistico sembra vicino alla fine dei problemi legati alle emissioni che ne hanno distorto notevolmente i risultati per quest’anno. In termini di posizionamento degli investitori, molto dipenderà dai dati economici che vedremo arrivare all’inizio dell’anno. Certamente i mercati prezzano al momento una generosa dose di pessimismo, quindi ci sembra corretto dire che i mercati europei, andando verso il 2019, siano convenienti, anche se avranno bisogno di una spinta dalla crescita economica.
Kim Catechis: “Guerra commerciale potrebbe essere alle ultime battute” Mi aspetto che nel 2019 si chiudano alcune partite legate una serie di fattori top-down che hanno inciso sui ritorni degli investimenti. Nello specifico mi riferisco all’esaurirsi delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, e all’impatto di nuovi accordi commerciali multilaterali – riguardanti soprattutto i mercati emergenti – che serviranno a sostenere la crescita nel prossimo decennio. In questo contesto siamo focalizzati su diversi interessanti temi di investimento nei mercati emergenti, come la tecnologia, i consumi domestici, la penetrazione dei servizi finanziari e l’evoluzione del mix energetico. Questi temi sono sostenuti da fattori come la crescita dell’urbanizzazione, la crescente dimensione del ceto medio e l’aumento degli scambi infra mercati emergenti, grazie ai nuovi accordi commerciali come il Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) e il Trans-Pacific Partnership (TPP).Ci saranno ancora dei rischi, certamente. La guerra commerciale in atto tra Cina e Stati Uniti, la parabola ascendente dei tassi di interesse statunitensi e la conseguente forza del dollaro USA rimangono preoccupazioni concrete per le aziende e gli investitori, ma siamo abbastanza ottimisti sul fatto che l’impatto di questi fattori sarà limitato, o possa comunque gradualmente dissiparsi. Ad esempio, per quanto riguarda gli attriti commerciali, un riavvicinamento tra Cina e Stati Uniti è molto più probabile di quanto si pensi ora: difficilmente infatti la Cina cederà, mentre gli Stati Uniti potrebbero tornare indietro sui dazi e salvare la faccia dichiarando di aver ‘vinto’ questa guerra. Nel frattempo, i rialzi dei tassi statunitensi dovrebbero continuare a seguire la stessa traiettoria nel 2019, ma la forza del dollaro è certamente meno problematica rispetto al passato per la maggior parte dei paesi emergenti.Credo fermamente che nel 2019 i mercati emergenti rappresenteranno una buona opportunità nel settore dell’azionario internazionale. Il ROE è abbastanza sincronizzato con i mercati sviluppati, come mostrato dall’indice MSCI World. Tuttavia, è importante notare che i valori del rapporto price-to-book e del price-to-equity rimangono bassi sia rispetto alle medie storiche che a confronto coi paesi sviluppati.
Zehrid Osmani: “Puntare su aziende che hanno potere di determinazione dei prezzi”Le preoccupazioni del mercato per i crescenti rischi di una recessione potrebbero restare un tema importante anche nel 2019. Siamo nelle fasi avanzate di quello che è stato il più lungo ciclo di crescita economica nella storia: è dunque molto probabile che prima o poi, nei prossimi anni, una recessione arriverà. Questo sicuramente ci sta portando verso uno scenario di maggiore volatilità. Tuttavia, riteniamo che l’aumento della volatilità nel 2019 offrirà agli investitori a lungo termine buone opportunità per inserirsi in alcune aree interessanti, che offrono prospettive sostenibili e attraenti a lungo termine, facendo leva su fattori come la crescita del ceto medio dei mercati emergenti, i trend della robotizzazione, o le aziende esposte sul mercato dei veicoli elettrici.Crediamo che nel 2019, con l’aumento delle pressioni inflazionistiche, sarà sempre più importante concentrarsi sulle aziende con un forte potere di determinazione dei prezzi. In questo contesto, il nostro obiettivo sarà individuare e valutare la capacità delle aziende di continuare ad aumentare i prezzi e dunque a mantenere i margini di profitto. Inoltre, nonostante l’attività di M&A nel 2018 abbia raggiunto livelli record (sia per il numero di operazioni che per le dimensioni delle stesse), riteniamo che il mercato potrebbe sottovalutare il potenziale di ulteriore accelerazione di queste attività nel 2019. Ciò potrebbe portare sul mercato alcuni periodi di euforia, come abbiamo visto in passato in questa fase avanzata del ciclo.Dal nostro punto di vista, al di là di quali saranno i movimenti a breve termine dei mercati nel 2019 (e sicuramente ce ne saranno molti), continueremo a impiegare le nostre risorse per analizzare diversi temi interessanti per il lungo termine, ossia i cambiamenti demografici, il futuro della tecnologia in tutti i settori e la scarsità delle risorse.

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La tassazione dell’economia digitale tra sviluppi recenti e prospettive future

Posted by fidest press agency su martedì, 27 novembre 2018

Roma Giovedì 29 novembre 2018, dalle 9.30 alle 17.30, presso l’Istituto della Enciclopedia Italiana, Sala Igea – Palazzo Mattei Di Paganica, piazza della Enciclopedia Italiana 4, si terrà un convegno organizzato dall’Università Europea di Roma e da Treccani, sul tema “La tassazione dell’economia digitale tra sviluppi recenti e prospettive future”.L’incontro sarà aperto da un saluto del Prof. Alberto Gambino, Pro-Rettore dell’Università Europea di Roma e del Prof. Emanuele Bilotti, Coordinatore del Corso di Laurea in Giurisprudenza dell’Università Europea di Roma.Il convegno intende approfondire le tematiche legate alla fiscalità dell’economia digitale avendo riguardo sia al versante interno sia a quelli europeo ed internazionale. Dopo gli indirizzi di saluto da parte delle autorità accademiche, verrà presentato ai partecipanti il profilo di “Diritto e gestione delle nuove tecnologie” recentemente attivato nell’ambito del Corso di Laurea in Giurisprudenza dell’Università Europea di Roma, a testimonianza dell’attenzione che l’Università riserva al settore della digital economy.In seguito si apriranno i lavori del convegno, organizzati in due sessioni, una mattutina ed una pomeridiana. Nella sessione mattutina, dopo un’analisi della tassazione dell’economia digitale dal punto di vista economico, verranno esaminate le elaborazioni in materia condotte in sede OCSE e le recenti proposte di direttiva europea sulla digital services tax e sulla tassazione fondata sulla stabile organizzazione virtuale.
Nella sessione pomeridiana, organizzata in forma di tavola rotonda, verranno affrontati i temi delle modifiche alla nozione di stabile organizzazione prevista nell’ordinamento tributario nazionale, delle diverse misure adottate dal legislatore italiano negli ultimi anni per tentare di assoggettare ad imposizione il settore della digital economy e dell’inquadramento nel nostro ordinamento tributario delle criptovalute.Nel convegno verranno approfondite anche le strategie fiscali attualmente applicate nel settore dell’economia digitale, con importanti testimonianze provenienti dal mondo imprenditoriale e, più precisamente, da persone che ricoprono ruoli di responsabilità con riferimento alle strategie fiscali di gruppi multinazionali attivi nel settore dell’economia digitale.

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Prospettive del factoring alla luce dell’innovazione tecnologica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 ottobre 2018

Milano, 22 ottobre 2018 Unicredit Tower Hall – Via F.lli Castiglioni, 12. L’era fintech è iniziata anche per il mercato del factoring e in generale della monetizzazione delle fatture e dei crediti commerciali delle aziende. Nuove realtà, molte ancora allo stadio di start up, entrano nel settore offrendo soluzioni totalmente digitali. Alla luce dell’innovazione tecnologica che vede anche in Italia il rapido sviluppo del business dell’invoice financing, quali sono le prospettive del factoring, il cui giro d’affari vale oggi circa il 13% del Pil? La risposta viene data da un workshop organizzato con il Politecnico di Milano da Assifact, l’Associazione italiana per il factoring che riunisce gli operatori del settore, nel corso del quale vengono presentati i risultati della prima ricerca sulle prospettive di sviluppo dell’industria del factoring in chiave fintech. L’appuntamento è per il 22 ottobre prossimo a Milano, nella Unicredit Tower Hall di via F.lli Castiglioni 12, con inizio dei lavori alle ore 16.45. Viene disegnata per la prima volta la mappa delle start up di invoice fintech attive in Italia e vengono analizzati i modelli di sviluppo del business, l’evoluzione della tecnologia e gli aspetti regolamentari e contrattuali. Segue una tavola rotonda che rappresenta il punto di partenza di un percorso di conoscenza reciproca e confronto che coinvolge gli operatori tradizionali e le nuove realtà che si affacciano sul settore (a seguire il programma).Il nuovo business dell’invoice finance si sviluppa con piattaforme digitali attraverso le quali le aziende possono monetizzare i loro crediti cedendoli ad investitori professionali. La tecnologia agevola lo scambio informativo fra le parti e consente l’automatizzazione dei processi, incrementando l’efficienza e la velocità nella gestione del rapporto con la clientela. Agli operatori e ai servizi tradizionali si affiancano così nuovi operatori emergenti e nuovi prodotti, la cui struttura sfrutta le funzionalità delle nuove tecnologie. Le soglie minime di ingresso si riducono: anche le aziende di minori dimensioni possono accedere al vantaggio economico e operativo delle soluzioni al servizio del capitale circolante, ampliando così il bacino di utenza.

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“Prospettive della professione giornalistica e qualità dell’informazione”

Posted by fidest press agency su sabato, 13 ottobre 2018

Roma Giovedì 25 ottobre, alle ore 10, presso l’Ordine dei Giornalisti (via Sommacampagna 19), in un incontro dal titolo “Prospettive della professione giornalistica e qualità dell’informazione”, il prof. Razzante discuterà dei contenuti del libro con:
– Emilio Carelli (deputato Movimento Cinque Stelle)
– Pasquale D’Innella Capano (fondatore Telpress Italia srl)
– Antonello Giacomelli (deputato Pd e vicepresidente Commissione parlamentare di vigilanza Rai)
– Giorgio Mulè (deputato e portavoce Forza Italia)
– Sandro Neri (direttore de “Il Giorno”)
– Antonio Nicita (commissario Agcom)
– Carlo Verna (presidente Ordine nazionale giornalisti)
Ruben Razzante, docente di Diritto dell’informazione all’Università Cattolica di Milano e alla Lumsa di Roma, scrive così ne “L’informazione che vorrei. La Rete, le sfide attuali, le priorità future”, edito da FrancoAngeli, di cui ha curato la pubblicazione e che include scritti di: Marcello Cardani, Elio Catania, Maurizio Costa, Carlo D’Asaro Biondo, Pasquale D’Innella Capano, Luciano Fontana, Giovanni Pitruzzella, Lorenzo Sassoli de Bianchi, Franco Siddi, Antonello Soro e Carlo Verna. “L’informazione che vorrei” intende essere una sorta di manifesto programmatico che spieghi a un pubblico generalista, dal punto di vista degli addetti ai lavori (authority, motori di ricerca, editori, giornalisti, professionisti della comunicazione, manager del settore, esperti), quali saranno gli impegni che Parlamento e Governo dovranno prendere in questi ambiti e quali saranno le sfide più impegnative e avvincenti che attendono l’Europa multimediale e digitalizzata. Nel suo corposo saggio introduttivo e in quello conclusivo, Ruben Razzante analizza le prospettive e gli sviluppi possibili dei media tradizionali e affronta i temi della diffusione in Rete di disinformazione e fake news, della protezione dei diritti in Rete, della valorizzazione della professione giornalistica e della riforma della governance Rai.

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“Prospettive di crescita delle PMI: Riforme pubbliche, garanzie e accesso al credito come volano di sviluppo”

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 settembre 2018

Roma 21 settembre 2018 alle 9.45 alla Camera dei Deputati, palazzo San Macuto, in via del Seminario,76, l’Asso112-Associazione Confidi Italiani organizza il convegno “Prospettive di crescita delle PMI: riforme pubbliche, garanzie e accesso al credito come volano di sviluppo”. Partecipano l’on. Carla Ruocco, Presidente della Commissione VI (Finanze) della Camera dei Deputati, la dr.ssa Donatella Visconti, Presidente di ASSO112, l’on. Francesca Gerardi della Commissione VI (Finanze) della Camera dei Deputati, l’avv. Savatore Vescina, dell’Agenzia per la Coesione Territoriale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il dr. Nicola Buonfiglio, Esperto della Divisione VI del MISE, il dr. Vito Antonio Furio di CRIF e Alberto Rodeghiero, Vice Presidente di ASSO112. Il convegno approfondirà le prospettive di crescita delle PMI con il contributo delle istituzioni, dei civil servants e delle imprese.

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“Prospettive globali sui Mercati Emergenti”

Posted by fidest press agency su domenica, 12 agosto 2018

A cura di Krishan Selva, Client portfolio manager, Mercati Emergenti di Columbia Threadneedle Investments. Per le azioni dei mercati emergenti sono stati sei mesi ricchi di avvenimenti. Nel 2017 questa classe di attivi ha messo a segno una performance annua tra le migliori del decennio. Gli investitori hanno pertanto inaugurato il 2018 con un atteggiamento positivo, sostenuto dall’apparente solidità dei mercati globali. L’iniziale euforia è però lentamente andata scemando alla luce della prospettiva di una guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina che ha penalizzato tutti i mercati globali. Di conseguenza, gli investitori mettono ora in discussione le stime di crescita in molte economie. Ne consegue che difficilmente l’eccellente performance dello scorso anno potrà ripetersi anche nel 2018. I primi sei mesi dell’anno sono stati contraddistinti dalla volatilità, che ha interessato sia l’economia globale nel suo insieme sia i mercati emergenti nello specifico. Tuttavia, c’è più di un elemento che fa ben sperare. Tradizionalmente, i mercati emergenti sono stati contagiati molto facilmente dalla volatilità dei mercati sviluppati. Si ritiene pertanto che, in caso di rallentamento dei mercati sviluppati, li seguirebbero a ruota anche quelli emergenti. Inoltre, in passato era opinione diffusa credere che se il dollaro USA si rafforza, i mercati emergenti subiscono un deflusso di capitali. A fronte di un incremento dei tassi d’interesse negli Stati Uniti, generalmente il denaro degli investitori tornava ad affluire nell’economia a stelle e strisce.
Tuttavia, i mercati emergenti hanno dato prova di una tenuta molto maggiore rispetto a quella che avrebbero esibito in condizioni analoghe 10 anni fa. In passato, le economie delle piazze emergenti facevano affidamento sul capitale di investitori esteri, mentre oggi sono autosufficienti. Ciò appare evidente dalla robustezza e profondità dei mercati obbligazionari locali, dai flussi di fondi nazionali, dal miglioramento dei saldi delle partite correnti e dagli ottimi dati sugli utili societari. L’aumento dei tassi d’interesse – e il conseguente apprezzamento del dollaro USA – non hanno innescato un esodo dai mercati emergenti. Ciò dimostra che le economie in via di sviluppo sono ora molto più solide.I mercati emergenti sono sostenuti anche dalle tendenze di lungo periodo. La massiccia produttività e la crescita della popolazione continueranno a tradursi in un rafforzamento dell’espansione economica. Le società beneficiano dell’incremento dei consumi interni. Per esempio, Alibaba, il colosso dell’e-commerce, vanta utili straordinariamente robusti. Se 10 anni fa i mercati fossero stati alle prese con timori di inflazione su scala globale, rallentamento della crescita mondiale, preoccupazioni relative al settore tecnologico (per quanto riguarda la riservatezza dei dati), una potenziale guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina e un rialzo dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve statunitense, sarebbe stato logico attendersi correzioni anche violente dei mercati emergenti. È invece rassicurante notare che, alla luce del rafforzamento delle nostre economie in questo stesso contesto, la correzione che ha interessato i mercati emergenti non è stata più marcata di quella verificatasi, ad esempio, in Europa. Eliminare i pregiudizi comportamentali ricopre un ruolo importante per noi investitori, che ci prefiggiamo inoltre di aiutare i nostri clienti a superare i loro preconcetti. A titolo esemplificativo, un’altra percezione comune è che le tecnologie siano più avanzate nei mercati sviluppati rispetto agli omologhi emergenti. Tutt’altro: in molte aree geografiche i mercati emergenti procedono a un ritmo molto più rapido.
WeChat, l’equivalente cinese di WhatsApp, ad esempio, vanta molte più funzioni dell’applicazione americana. WeChat Shake consente agli utenti che si sentono annoiati o soli di scuotere il cellulare e rilevare altre persone che stanno facendo lo stesso gesto nelle vicinanze per iniziare una chat con loro. WeChat Moments è invece una combinazione fra Twitter e Facebook, che permette agli utenti di condividere fotografie e aggiornamenti con gli amici. WeChat Pay, la funzione di pagamento dell’app, semplifica molti aspetti dei pagamenti online, dalla divisione fra amici di un conto al ristorante al pagamento di una bolletta.Se guardiamo al prosieguo del 2018, la volatilità macroeconomica appare destinata a perdurare. Qualora Donald Trump dovesse continuare ad applicare rigidi dazi doganali sulle importazioni nel tentativo di ridurre il disavanzo commerciale del paese, ciò avrà ripercussioni di enorme portata sui mercati globali. Il presidente statunitense ha inoltre minacciato di imporre tariffe anche all’industria automobilistica europea. Sono in corso discussioni dall’esito tuttora incerto con il Messico e altri paesi in merito alla rinegoziazione dell’Accordo nordamericano di libero scambio (North American Free Trade Agreement, NAFTA).Anche il settore lattiero-caseario del Canada è ora nel mirino di Trump. Se si continuerà a proseguire sulla strada del protezionismo commerciale, ciò sarà fonte di preoccupazione non soltanto per i mercati emergenti ma anche per quelli sviluppati.L’impatto della rinegoziazione dei trattati commerciali causerà un aumento della volatilità di mercato a breve termine. Su un orizzonte di più lungo periodo si prospettano cambiamenti di natura strutturale. Gli Stati Uniti perseguono una politica di protezionismo, rinunciando di conseguenza alla posizione di leader e arbitro del mondo libero che da tempo detenevano. Ciò sortirà effetti a più lungo termine sull’economia americana e su quella globale nel suo insieme.
Se, da un lato, gli Stati Uniti si sono ritirati dall’Accordo di Parigi, dall’altro lato la Cina si sta dimostrando più attenta all’ambiente. Infrastrutture, trasporti ed energia sono tutti settori che stanno beneficiando dell’iniziativa cinese ad ampio spettro “One Belt One Road”. Altre nazioni reagiscono ricalibrando i propri rapporti con Cina e Stati Uniti, come ad esempio le Filippine: mentre in passato erano strettamente allineate agli Stati Uniti, ora il paese appare maggiormente orientato verso la Cina.Per quanto concerne l’America Latina, man mano che avanzerà il ciclo elettorale si avrà anche maggiore chiarezza a livello politico. Tra i paesi dove di recente si sono svolte elezioni figurano Messico e Colombia, mentre in Brasile l’appuntamento alle urne è fissato per ottobre 2018. Nell’attuale fase di incertezza, per avere successo è fondamentale che gli investitori sappiano individuare società solide in fase di crescita e in grado di rimanere flessibili. Se gli Stati Uniti proseguiranno sulla strada del protezionismo, Europa e Asia potrebbero intensificare la collaborazione reciproca e promuovere una più libera circolazione delle merci tra i due continenti.Quali saranno le principali opportunità e sfide per gli investitori nella seconda metà del 2018?
Nella seconda metà dell’anno, la sfida primaria per gli investitori consisterà nel mantenere i nervi ben saldi dopo la volatilità del primo semestre. Sebbene i mercati emergenti abbiano accusato una flessione, i timori di conflitti commerciali risultano però ormai in gran parte scontati dal mercato. Anziché investire in un mercato ai massimi, adesso è invece il momento di mettersi alla ricerca di opportunità. In questo caso la via più difficile è allo stesso tempo quella potenzialmente più remunerativa.Come strategia per contrastare l’incertezza, abbiamo scelto per il nostro portafoglio di allontanarci dalle società cicliche e stiamo investendo in aziende meno esposte al tema del protezionismo commerciale che siano al contempo ben posizionate per trarre vantaggio dai consumi interni. Ricerchiamo, ad esempio, aziende che producono latticini e bevande.In termini fondamentali, la dinamica dei mercati emergenti resta intatta, con buoni risultati sul fronte delle aziende e degli utili. L’arretramento osservato è imputabile a timori di ordine macroeconomico, il che significa a nostro avviso che ci sono opportunità d’acquisto. Come sempre resterà essenziale selezionare gli investimenti in modo estremamente attivo.

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Focus su EUR-USD: prospettive con il test dei discorsi opposti

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 agosto 2018

A cura di Antonio Cesarano, Chief Global Strategist, Intermonte SIM. Il tanto discusso tema dei dazi che in questi giorni si sta riacuendo tra Cina ed USA, in vista della scadenza del 5 settembre, sta avendo impatti a volte contrapposti sul fronte cambi.
Proviamo a fare due opposti ragionamenti sul tema dei potenziali impatti sul cambio, emulando (per gli amanti del genere) il metodo dei cosiddetti “discorsi opposti” (“dissoi lògoi” si direbbe in greco antico) , tanto amato dai sofisti nell’antica Grecia. In particolare, all’epoca veniva insegnato come sostenere due tesi opposte sullo stesso argomento (in questo caso il dollaro), con uguale enfasi e convinzione, una sorta di allenamento all’ars oratoria.
Primo ragionamento: l’intensificazione dell’ipotesi dazi potrebbe impattare sulla crescita globale, riducendola sensibilmente, riducendo allo stesso tempo anche i possibili rialzi futuri della FED. Se così fosse, l’impatto finale sarebbe quello di favorire un deprezzamento del dollaro;
Secondo ragionamento: i dazi applicati con un’aliquota molto elevata (al momento l’ipotesi è al 25% su tutti i 250Mld$ di beni presi in considerazione dagli USA), in ultima istanza si risolverebbe in un marcato incremento dell’inflazione, aumentando pertanto le spinte affinché la Fed innalzi i tassi come finora dichiarato. In questo secondo caso sarebbe pertanto favorito un apprezzamento del dollaro. Come si può vedere, la differenza base tra i due ragionamenti non è tanto nell’imposizione di dazi su vasta scala (ipotesi 250Mld$ di beni), quanto piuttosto nell’aliquota applicata. Se l’aliquota diventa molto alta, allora il timore dell’impatto sulla crescita si trasferisce a quello sul possibile rialzo dell’’inflazione. Non a caso in questi giorni, l’avanzata dell’ipotesi aliquota al 25% si sta verificando in un contesto di tassi in rialzo soprattutto sul lungo termine (Treasury 10 anni nuovamente al 3%) e dollaro in apprezzamento.L’emblema dell’intensificazione dello scontro è diventato lo yuan, che continua a deprezzarsi, o meglio continua ad essere deprezzato, dal momento che il movimento appare molto stimolato e controllato dalla Cina in chiave di ritorsione contro i ventilati dazi. Come già segnalato in altra sede, per poter controbilanciare il danno di circa 60Mld$ derivante da dazi al 25% su 250Mld$ di beni, occorre uno yuan intorno a 7/7,10, per avere un ritorno di pari importo da parte della Cina sui circa 500Mld$ di export complessivo vs gli USA.In ultima istanza, pertanto, il deprezzamento dello yuan diventa un innesco anche dell’appezzamento del dollaro verso le principali valute tra cui l’euro, dal momento che diventa segnaletico del livello di tensione USA Cina e quindi della probabilità attribuita al rischio che davvero le minacce di Trump si traducano in fatti, alias inflazione globale.
Il tempo “concesso” da Trump per le trattative scade il 5 settembre. In questo gioco negoziale è possibile che i toni siano molto più forti nella fase iniziale, quando ciascuna delle controparti cerca di mettere sul tavolo il livello massimo di minaccia potenziale. Pertanto, se fosse corretta l’ipotesi di yuna in area 7 vs dollaro, questo significherebbe che il dollaro potrebbe apprezzarsi vs euro fino a quando non si raggiungerà quel livelo di yuan. Allo stesso tempo occorre però anche mettere in conto i possibili “twitt avversi” di Trump, ossia twitt che segnalano la contrarietà del presidente ad un dollaro troppo forte. In questo caso il movimento in apprezzamento del dollaro potrebbe essere frenato.Altro elemento importante è anche la dinamica salariale di cui avremo oggi l’aggiornamento di luglio (ore 14:30): se fosse in accelerazione, potrebbe accelerare anche l’apprezzamento del dollaro.
In sintesi, la fase negoziale sull’ipotesi dazi al 25% tende a far apprezzare il dollaro nelle fasi più acute. L’area 1,145/1,15 in questa fase (soprattutto fino a metà mese ossia circa a metà della tempistica concessa da Trump fino al 5 settembre) diventa un supporto importante. Da tenere sotto occhio il livello raggiunto giorno per giorno dallo yuan vs usd come indice del livello di tensioni Usa Cina.
Trump potrebbe di tanto in tanto far deprezzare il dollaro con twitt ad hoc, come già fatto in passato. L’avvicinarsi della scadenza del 5 settembre, nell’ipotesi che alla fine si arriverà ad una tregua/accordo (Trump ha necessità di “vendere” una vittoria ai suoi elettori in vista delle mid term elections del 6 novembre), i timori inflattivi svanirebbero ed il dollaro potrebbe registrare un rapido deprezzamento vs area 1,18/1,19 vs euro. Trump ha molto bisogno di recuperare in termini di consensi: ieri si è vantato del 50% di approvazione registrato da uno degli innumerevoli sondaggi, ma a ben vedere la media dei sondaggi delle ultime settimane è ferma intorno al 43%.

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Gli investitori professionali italiani sono moderatamente positivi sulle prospettive dell’economia domestica

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 maggio 2018

Al sondaggio, svolto da CFA Italy in collaborazione con Il Sole 24 Ore Radiocor presso i suoi soci tra il 20 ed il 30 aprile 2018, hanno partecipato 40 intervistati. Il 46% degli operatori finanziari ritengono sostanzialmente stabile, rispetto al mese passato, la situazione attuale dell’economia Italiana, mentre il 41% considera la congiuntura positiva.In termini di aspettative sui prossimi sei mesi, aumenta di otto punti la percentuale di coloro che si attendono una situazione stabile rispetto alla situazione attuale, pari al 59% del totale, mentre scende di sette punti la percentuale degli intervistati che si attende un peggioramento delle condizioni macroeconomiche, al 15,4%. La differenza tra coloro che risultano ottimisti sulle prospettive dell’economia italiana (25,6%), rispetto ai pessimisti (15,4%), è pari a 10,3, un valore che rappresenta il “CFA Italy Radiocor Sentiment Index” per il mese di aprile 2017. Il dato di sintesi sale di circa sei punti rispetto al minimo assoluto degli ultimi 18 mesi, a 4,4 punti, segnato il mese scorso.I partecipanti vedono un miglioramento delle condizioni economiche nell’Area Euro, mentre prevedono una sostanziale stabilità dell’economia USA.L’inflazione è vista in rialzo in tutte le regioni, in particolare negli Stati Uniti. Di conseguenza, sono attesi rialzi dei tassi di interesse, in particolare negli USA.
Sui mercati azionari, sono previsti rialzi dagli attuali livelli per i listini europei e, in maniera più contenuta, per la borsa americana, aspettative sostanzialmente stabili rispetto alla passata previsione. Relativamente al mercato italiano, gli operatori si attendono un miglioramento della redditività in tutti i settori, in particolare per il segmento petrolifero e bancario, ad eccezione di Utilities e Telecomunicazioni, dove prevalgono attese improntate a maggior cautela.Sulle valute permane l’attesa per un apprezzamento del dollaro USA contro l’Euro mentre sul petrolio dovrebbe realizzarsi un ulteriore aumento dei prezzi.

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Prospettive per gli USA

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 gennaio 2018

by Cormac Weldon gestore di fondi di Artemis, offre il suo punto di vista sul 2018. I dati pubblicati nel secondo semestre del 2017 indicano il persistere di una crescita solida dell’economia USA nel 2018, con gli indicatori di fiducia a livelli record, un basso tasso di disoccupazione e una robusta attività manifatturiera. Nel frattempo, le aziende americane si aspettano una crescita degli utili pari a circa il 10% per il 2017. Dati il protrarsi delle tendenze economiche positive e la spinta dalla prevista riforma fiscale, gli utili dovrebbero mettere a segno un rialzo simile nel 2018. D’altro canto, la generazione dei flussi di cassa è stata stagnante negli ultimi anni e questo è un fattore da tener presente. È vero che ci sono preoccupazioni sulle quotazioni del mercato azionario USA ma gli attuali livelli di valutazione non ci creano allarmi, poiché riteniamo che siano giustificati dalla forte crescita degli utili e da una buona redditività. Inoltre, a favorire tale andamento sono anche i bassi rendimenti obbligazionari.Uno dei maggiori rischi per la performance del mercato azionario sarà il costante ritiro di liquidità da parte delle banche centrali. Se si mette a confronto l’andamento dei mercati azionari a partire dalla crisi e l’iniezione di liquidità da parte di tutte le banche centrali si nota una forte correlazione. Pertanto, è probabile che il processo di riduzione di liquidità nel sistema da parte della Fed avrà un impatto sulla performance del mercato.La Fed ha già affermato che i tassi di interesse continueranno a salire nel 2018. In quel contesto si deve fare attenzione al livello di indebitamento delle imprese. Siamo in una situazione di debito a basso costo da molto tempo ormai, ma un aumento dei tassi di interesse si tradurrà in maggiori oneri finanziari per le aziende. D’altro canto, un mercato del lavoro in tensione avrà conseguenze in termini di incrementi salariali. L’inflazione salariale è, ovviamente, positiva per la spesa per consumi ma mette sotto pressione i margini dei settori ad elevata intensità di lavoro, dato l’aumento del costo dello stesso.La spesa per investimenti dovrebbe aumentare. L’assenza di progressi da parte dell’amministrazione Trump ha lasciato le cose in sospeso per quest’anno ma i progetti dovrebbero cominciare a prendere forma nel 2018. Vista l’importanza attribuita al rimpatrio delle attività negli USA, questa spesa per investimenti potrebbe esser il propellente per un vero e proprio rinascimento del settore manifatturiero USA. È possibile anche un incremento dell’automazione, specialmente in un contesto di piena occupazione e di aumenti salariali, messo in atto dalle aziende per difendersi da un aumento dei costi e per proteggere i loro margini. (foto: Cormac Weldon)

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Alla scoperta di prospettive al di là della semplice tolleranza

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 dicembre 2017

Abu Dhabi Emirati Arabi Uniti, 16 dicembre 2017 (BWNS) — Hoda Mahmoudi, titolare della Cattedra baha’i per la pace nel mondo presso l’Università del Maryland, ha recentemente partecipato con altri cinque studiosi internazionali e vari rappresentanti religiosi a un seminario dedicato all’esame critico del concetto di “tolleranza” nelle società socialmente e religiosamente diverse. Il luogo era l’Istituto della New York University di Abu Dhabi negli Emirati Arabi.Intitolato “Tolleranza negli Emirati Arabi Uniti: storie e riflessioni sulla tolleranza religiosa e il moderno stato-nazionale”, il workshop ha esaminato come e in che modo la tolleranza è presente negli stati moderni e come ciò si riflette nelle esperienze vissute delle minoranze religiose.
«La tradizionale idea di tolleranza non è una soluzione alle questioni sempre più complesse del nostro tempo», ha detto la professoressa Mahmoudi nella sua conferenza. Ella ha sottolineato la necessità di nuove teorie e idee su come la società dovrebbe essere organizzata e come le relazioni interpersonali dovrebbero essere concepite per costruire basi più profonde e più solide per la pace.«La globalizzazione sembra accantonare vecchie istituzioni che non sono più in grado di rispondere a un mondo che cambia rapidamente. Occorre un nuovo paradigma per esaminare le linee che ci dividono e trovare aree comuni di comprensione che ci uniscano», ha spiegato. «Questo approccio consente la condivisione delle caratteristiche comuni tra le società, pur accettando che la modernità possa assumere molteplici forme e modelli di istituzionalizzazione».La professoressa Mahmoudi ha anche discusso la posizione della religione nelle trasformazioni globali in corso. «La teoria della secolarizzazione che era popolare nel discorso accademico occidentale negli anni 1960 e 1970 – l’idea che la religione sarebbe scomparsa con la modernizzazione delle società – è stata respinta. È chiaro che la religione è ancora un elemento centrale della vita di molte persone nella società moderna e che la diversità religiosa è in aumento.«La questione non è semplicemente quale posto abbia la religione nelle sempre più controverse e mutevoli configurazioni istituzionali degli Stati e delle culture nazionali, ma in che modo la religione possa contribuire a costruire e integrare una società globale interconnessa», ha concluso.
Justin Stearns della New York University di Abu Dhabi, che ha partecipato all’organizzazione dell’evento, ha osservato che «il seminario ha riunito rappresentanti di diverse comunità religiose negli Emirati Arabi con gli accademici che studiano il ruolo della religione e della tolleranza religiosa nello stato moderno.«Il workshop è riuscito a fare in modo che queste due comunità distinte avessero una vivace conversazione e chiarissero i vari percorsi storici delle comunità religiose presenti negli Emirati Arabi. Inoltre, gli esempi comparativi che sono stati discussi hanno aiutato a contestualizzare le potenzialità e i limiti del concetto di tolleranza».

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Workshop internazionale. ‘Individuale e Collettivo. Prospettive e proposte’

Posted by fidest press agency su martedì, 12 dicembre 2017

Roma Venerdì 15 Dicembre 2017, ore 9:30 Dipartimento di Filosofia Comunicazione e Spettacolo – Aula 7 Via Ostiense 234 si terrà il workshop internazionale “Individuale e Collettivo. Prospettive e proposte”. Programma ​Sessione I – 9:30/11:15 Céline Henne (ENS, Lyon) Al di là dell’opposizione tra individuo e sociale: l’analisi dei conflitti sociali di Dewey Olivier Gaudin (CEMS-EHESS, Paris)Dopo l’individualismo: il controllo sociale degli individui, tra ecologia umana, psicologia sociale e pragmatismo Federica Castelli (Università Roma Tre)
Collettivo, individuale, plurale. Dalla sociologia della folla alle rivolte globali Sessione II – 11:30/12:45Federica Giardini (Università Roma Tre) La relazione costitutiva. Tra femminismi e neomaterialismo Tiziana Terranova (Università di Napoli L’Orientale) Computazione sociale e (neo)monadologie delle reti digitali
Sessione III – 15:00/17.00 Mariannina Failla (Università Roma Tre) L’amicizia in Leibniz tra individuo e comunità Lorenzo Bruni (Università di Perugia) e Matteo Santarelli (Università del Molise)
Da Simondon a Mead. Il preindividuale tra filosofia e sociologia
Paolo Virno (Università Roma Tre) La mente come sfera pubblica
Comitato scientifico Guido Baggio, Federica Castelli, Matteo Santarelli

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Convegno internazionale ‘Analisi e prospettive delle politiche del lavoro’

Posted by fidest press agency su martedì, 12 dicembre 2017

Roma Giovedì 14 Dicembre 2017, ore 11:00 / 15 Dicembre 2017 Scuola di Economia e Studi Aziendali – Aula 17 – 20 – 21 – 22 Via Silvio D’Amico, 77 Convegno internazionale “Analisi e prospettive delle politche del lavoro” “Rearssessment and perspectives of labour policies” Scuola di Economia e Studi Aziendali – Via Silvio d’Amico,77 – 00145 Roma *Il programma dettagliato delle sessioni è disponibile sul sito http://www.astril.org *La partecipazione è aperta a tutti gli interessati. Prenotazione obbligatoria.

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Convegno internazionale “Neuroscienze e diritto: implicazioni e prospettive”

Posted by fidest press agency su sabato, 30 settembre 2017

parma universitàParma. Da giovedì 5 a sabato 7 ottobre si terrà nel Palazzo Centrale dell’Università di Parma (Aula dei Filosofi, via Università 12) il Convegno internazionale “Neuroscienze e diritto: implicazioni e prospettive”, organizzato dal Centro Universitario di Bioetica (UCB), dal Centro Studi in Affari Europei e Internazionali (CSEIA) e dal Dipartimento di Giurisprudenza, Studî Politici e Internazionali dell’Ateneo. Il campo delle neuroscienze ha conosciuto negli ultimi tempi una straordinaria evoluzione, che ha suscitato diversi spunti di riflessione per gli operatori del mondo giuridico. L’idea di comprendere l’essere umano e i suoi comportamenti attraverso lo studio dei meccanismi cerebrali rappresenta una sfida estremamente difficile e, al contempo, particolarmente affascinante, rispetto alla quale il diritto non può di certo restare indifferente. Il Convegno ha come oggetto lo studio delle diverse interazioni che si instaurano fra il settore delle neuroscienze e il mondo del diritto, cercando di comprendere come le scoperte neuroscientifiche possano incidere su alcune fondamentali categorie giuridiche e in che modo il diritto debba comportarsi davanti a queste innovazioni.
Ad aprire i lavori, giovedì 5 ottobre alle ore 18, sarà l’incontro “Dimensioni della mente”, dialogo fra il Prof Giacomo Rizzolatti dell’Università di Parma, coordinatore del gruppo che ha scoperto i “neuroni specchio”, e il Prof Amedeo Santosuosso dell’Università di Pavia, magistrato e Presidente del Centro di Ricerca Interdipartimentale European Centre for Law, Science and New Technologies della stessa Università. L’intento è quello di presentare e introdurre, in chiave divulgativa, le questioni che saranno approfondite più tecnicamente nelle sessioni del convegno del 6 e 7 ottobre. L’incontro sarà moderato da Enrica Battifoglia, giornalista scientifica dell’agenzia ANSA.
Nel convegno l’analisi sarà condotta secondo un’ottica interdisciplinare (parteciperanno giuristi, filosofi, neuroscienziati e medici) e sarà articolata in tre sessioni: le prime due venerdì 6 ottobre e la terza sabato 7.
Venerdì 6 ottobre alle 9 la mattinata sarà aperta dai saluti introduttivi di Giovanni Franceschini, Rettore Vicario dell’Università di Parma, di Laura Pineschi, Presidente del Centro Studi in Affari Europei e Internazionali (CSEIA), e di Antonio D’Aloia, Direttore del Centro Universitario di Bioetica (UCB). A seguire La prima sessione, “Neuroscienze e diritto: profili generali”, dedicata al rapporto fra neuroscienze e scienze sociali, con particolare riferimento al diritto. L’intento è quello di individuare, secondo una prospettiva comparata, i campi di intersezione fra neuroscienze e diritto, sottolineando l’importanza di questo nuovo campo di dialogo.
La seconda sessione, “Neuroscienze e tutela della salute”, in programma a partire dalle 15, intende approfondire gli effetti delle conoscenze neuroscientifiche con riguardo all’ambito della tutela della salute e alla autodeterminazione dell’individuo. Si pensi, in particolare, a coloro che si trovano in stato vegetativo o di minima coscienza, a chi è affetto dalla cosiddetta sindrome Locked-in e alle opportunità offerte dai macchinari delle Brain Computer Interface. Il panel si occuperà, inoltre, dei problemi sociali, etici e giuridici legati al tema del cosiddetto potenziamento cognitivo o “enhancement”, ossia l’utilizzo di particolari farmaci o altri strumenti specifici, utilizzati da soggetti “sani” e finalizzati ad accrescere le capacità cognitive umane. Come, dunque, regolamentare l’utilizzo di queste nuove tecnologie? Quali le ricadute sul concetto di salute e di identità individuale?
La terza sessione, “Le Neuroscienze in Tribunale”, in programma sabato 7 ottobre alle 9, riguarderà l’impiego delle risultanze neuroscientifiche all’interno del processo. La casistica giurisprudenziale in materia appare sempre più consistente. Proprio per questo si cercherà di valutare l’idoneità di tali tecnologie a costituire valida prova scientifica e in che misura le scoperte neuroscientifiche possano incidere sulla definizione e sull’accertamento della responsabilità personale dell’individuo.

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Epatite C: emergono nuove prospettive

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 maggio 2017

epatite CNon è solo questione di genotipo, gli specifici bisogni terapeutici che caratterizzano le diverse popolazioni di pazienti con epatite C costituiscono un vero e proprio “mare magnum”. Cirrosi, co-infezione HCV-HIV, comorbidità di differenti entità, precedenti fallimenti del trattamento: sono moltissime le condizioni che possono complicare ulteriormente il quadro clinico di un paziente con HCV e richiedere una cautela particolare nella definizione della terapia. Le persone con Epatite C, infatti, non sono tutte uguali e, proprio nell’ottica di una gestione ottimale del paziente, queste differenze devono emergere e diventare centrali nella scelta terapeutica, secondo un approccio personalizzato. La personalizzazione del trattamento rappresenta il fulcro del percorso verso l’eliminazione dell’epatite C, un percorso sempre più vicino all’obiettivo, anche grazie all’introduzione di antivirali diretti (DAAs) ancora più potenti ed efficaci; tra questi Zepatier®, combinazione di elbasvir, inibitore della proteasi NS5A del virus HCV, e grazoprevir, inibitore della proteasi NS3/4A, recente invenzione innovativa di MSD che ha ottenuto l’autorizzazione dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), con decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale, per il trattamento del virus dell’epatite C cronica Genotipo (GT) 1 o 4. La sicurezza e l’efficacia di elbasvir/grazoprevir sono state valutate in un vasto e robusto programma di studi clinici su più di 2.300 soggetti con epatite C cronica. Il programma di sviluppo clinico ha incluso differenti tipologie di pazienti con epatite C, compresi quelli più difficili da trattare. La combinazione elbasvir/grazoprevir ha dimostrato efficacia in una ampia popolazione di soggetti con infezione da HCV, anche in quelli più difficili da trattare: sono stati ottenuti, negli studi clinici, tassi di risposta SVR12 superiori al 90% in pazienti naive e pretrattati, con cirrosi compensata e senza cirrosi, con insufficienza renale e/o emodialisi, con co-infezione HIV/HCV e in terapia sostitutiva con oppioidi. Lo schema terapeutico del farmaco è semplice: una pillola, una volta al giorno, senza restrizioni di cibo, per 12 settimane di trattamento nella maggior parte dei pazienti, senza ribavirina. Non si evidenzia alcuna interazione farmacologica clinicamente significativa con i più comuni farmaci utilizzati (es. inibitori di pompa protonica). Inoltre, il regime di trattamento non richiede aggiustamento del dosaggio nei casi di insufficienza renale. «I risultati ottenuti con i DAAs contro il virus HCV sono in generale molto buoni. Il risultato può tuttavia essere sempre meglio garantito da una terapia “personalizzata”, più adatta al singolo caso, il che rende utile poter disporre del maggior numero possibile di opzioni terapeutiche – dichiara Massimo Galli, Professore ordinario di Malattie infettive all’Università degli Studi di Milano – negli studi clinici su pazienti mai trattati prima, indipendentemente dal fatto che fossero cirrotici o meno, dodici settimane di assunzione di elbasvir/grazoprevir una volta al giorno hanno consentito di eradicare il virus nel 95,8% dei casi; un identico risultato è stato raggiunto nelle persone coinfettate con HIV (96%), nei pazienti trattati con antagonisti degli oppiacei (94%) e nei pazienti con danno renale (99%). Anche il sottotipo 1b, il più “difficile”, è stato debellato in oltre il 93% dei casi. Una performance che conferma l’efficacia di questo trattamento in molte tipologie di pazienti con infezione da HCV 1 e 4, e anche con condizioni di base complesse». In Italia, si stima che siano oltre un milione le persone con infezione da HCV, delle quali appena 300.000 diagnosticate. L’epatite C è pertanto considerata una questione prioritaria di salute pubblica e, come tale, richiede un approccio sinergico che associ trattamento dei pazienti e attività per promuovere la prevenzione e la diagnosi del sommerso. «L’epatite C colpisce circa l’1-2% della popolazione mondiale: circa 150 milioni di individui infetti – dichiara Stefano Fagiuoli, Direttore Unità Complessa di Gastroenterologia, Epatologia e Trapiantologia – ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo – alcune stime indicano come possano essere circa un milione i soggetti infetti dal virus HCV in Italia; tuttavia il dato reale risulta difficile da quantificare per mancanza di dati epidemiologici validi. L’unico dato verificato riporta che i pazienti formalmente seguiti e registrati dai Centri specializzati di cura siano circa 300.000, dei quali 75.000 già trattati; mentre non è possibile quantificare il sommerso. Ogni anno si verificano nel nostro Paese quasi 1.000 nuovi casi di infezione HCV. L’obiettivo dell’eliminazione dell’epatite C potrà essere raggiunto solo associando l’azione di trattamento di tutti i casi conosciuti con l’azione di “case finding” per individuare quanto possibile i casi di infezione sommersa». In merito al trattamento, in Italia è stato recentemente compiuto un ulteriore passo avanti: l’AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco, ha ridefinito i criteri di rimborsabilità dei farmaci innovativi per l’epatite C cronica, ampliando così le possibilità di accesso alle terapie di ultima generazione e attivando i Registri per il monitoraggio. «Con l’ampliamento dei criteri di accesso ai farmaci innovativi cambia tutto – dichiara Ivan Gardini, Presidente EpaC Onlus – se prima avevamo barriere di accesso e i farmaci venivano offerti e rimborsati dal SSN solo a metà dei pazienti con epatite C che ne avevano diritto, da un mese a questa parte tutti i pazienti possono aver accesso alla loro terapia e ottenere dal proprio medico curante l’indicazione su quando verranno messi in trattamento, grazie alle liste d’attesa nelle quali saranno inseriti, liste d’attesa più o meno lunghe a seconda del centro di cura. Questo è il primo passo verso la normalità. Quanto tale cambiamento influirà sullo scenario futuro lo vedremo, così come vedremo se l’eliminazione dell’epatite C è un obiettivo primario per le Regioni nei loro Piani sanitari. Noi non possiamo che auspicare che le Regioni ripensino alle strutture ricettive che possono prendere in cura i pazienti, i modi per farlo sono di diverso tipo: rinforzare i Centri esistenti, nominare nuovi Centri o ripensare a tutta la rete di cura secondo il modello hub&spoke. Per adesso siamo all’anno zero di un vero piano di eliminazione dell’epatite C». L’obiettivo eliminazione è dunque sempre più vicino, ma potrà essere raggiunto solo attraverso la partnership tra tutti i portatori di interesse coinvolti nella lotta all’HCV. Tra questi, le aziende. MSD, che da quasi un trentennio è impegnata in questa battaglia contro l’epatite C, e da oltre 125 anni nella lotta alle malattie infettive, ha fatto della partnership a tutti i livelli un tratto distintivo: non solo con Istituzioni, pazienti e medici, ma anche con team di scienziati internazionali che per anni hanno lavorato all’implementazione di elbasvir/grazoprevir. Tutto questo lavoro è stato oggi premiato. L’ultimo riconoscimento in ordine temporale è stato insignito dall’American Chemical Society – la Società scientifica più vasta al mondo – proprio agli scienziati che hanno sviluppato la combinazione elbasvir/grazoprevir, premiati come Heroes of Chemistry, in virtù del fatto che, con la loro invenzione, avrebbero “determinato significativi miglioramenti nella vita delle persone”. «Nel settore farmaceutico, il valore di un’azienda si misura anche con l’impatto che i suoi prodotti e servizi hanno nella vita delle persone – dichiara Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratore Delegato MSD Italia – sa anni lavoriamo per questo, supportando la ricerca e condividendo gli sforzi con istituzioni, pazienti e comunità scientifica, con l’obiettivo di mettere a disposizione soluzioni terapeutiche efficaci, semplici e sostenibili. È il nostro compito ed è quello per cui continueremo a lavorare».

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“La funzione pubblica della digitalizzazione: scenari e prospettive”

Posted by fidest press agency su domenica, 30 aprile 2017

camera deputati2Roma martedì 2 maggio, a partire dalle ore 17, presso la Biblioteca della Camera dei deputati (Palazzo San Macuto, Sala del Refettorio) in via del Seminario 76.
L’incontro, organizzato dall’associazione Italian Digital Revolution con la partnership di “Echopress”, “Service-Tech”, “Sielte”, “Venice.com” e il patrocinio dell’Agenzia per l’Italia digitale, dell’assessorato alla Roma semplice e della fondazione “I Sud del mondo”, si propone di analizzare i mutamenti che stanno rivoluzionando i rapporti fra cittadini e pubblica amministrazione, il nuovo quadro normativo, il Codice dell’amministrazione digitale, i progetti contenuti nell’Agenda digitale italiana, l’avvento della banda larga, l’anagrafe unica e la dematerializzazione.
Negli ultimi anni si è infatti assistito a un processo di definizione dell’assetto della PA digitale anche se, secondo gli ultimi dati elaborati dal DESI (il Digital economy and society index, l’indice elaborato dalla Commissione europea per valutare il livello di avanzamento degli Stati membri dell’UE verso un’economia e una società digitali), l’Italia in questo ambito è ancora in ritardo rispetto alla media dell’Unione, insieme a Polonia, Croazia, Grecia, Bulgaria e Romania. Così, se da un lato si registrano “buoni risultati per quanto riguarda l’erogazione online dei servizi pubblici e gli open data”, da un altro il nostro paese “presenta uno dei livelli più bassi di utilizzo dei servizi di e-government”. Difatti solo il 16% degli utenti entra in contatto con la pubblica amministrazione tramite piattaforme digitali. Una percentuale dimezzata rispetto alla media continentale e addirittura in calo rispetto al 2015 (quando era al 18%).
Al dibattito, moderato da Carlo Mochi Sismondi, presidente di Forum PA, interverranno Federica Chiavaroli, sottosegretario alla Giustizia; Gianpiero D’Alia, presidente della Commissione parlamentare per le Questioni regionali; Stefano Graziano, consigliere regionale della Campania; Flavia Marzano, assessore alla Roma semplice; Francesco Verbaro, presidente di Formatemp (il Fondo per la formazione dei lavoratori temporanei); Carlo Flamment, CEO Lattanzio ICT Lab (società del gruppo Lattanzio per i servizi di consulenza nel settore informatico); Alessandro Bacci, direttore Affari istituzionali, Personale e Sistemi informatici della Regione Lazio; Gianluca Maria Esposito, professore ordinario di diritto amministrativo dell’università di Salerno; Davide D’Amico, dirigente del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e Arturo Siniscalchi, dirigente area produzione di Formez PA.

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La riabilitazione nel paziente emiplegico nuove prospettive

Posted by fidest press agency su domenica, 26 marzo 2017

manoMilano fino ad ieri presso il Centro Congressi Stelline 15° edizione della Giornata Milanese di Chirurgia della Mano “Riabilitazione e chirurgia funzionale nello stroke: nuove sfide, nuovi obiettivi”. All’evento, organizzato dall’Ospedale San Giuseppe, Gruppo MultiMedica, Università degli Studi di Milano, parteciperanno fisiatri, neurologi, fisioterapisti e chirurghi, italiani e stranieri, per fare il punto sulle principali tecniche di cura e sulle nuove frontiere di trattamento delle spasticità, in seguito a ictus cerebrale o colpo apoplettico. La terza causa di morte e di invalidità permanente o disabilità nei Paesi industrializzati, dopo le patologie cardiovascolari e i tumori.
«Lo scopo è mettere a confronto i diversi strumenti terapeutici a nostra disposizione nel trattamento dello stroke, discuterne l’efficacia e confrontare l’esperienza delle diverse scuole di pensiero italiane – spiega il dottor Paolo Zerbinati, Responsabile del Servizio di Neuro-ortopedia di chirurgia della mano del Gruppo MultiMedica e Presidente del Congresso insieme al Professor Giorgio Pajardi -. Particolare attenzione andrà alla chirurgia funzionale che, grazie al perfezionamento dell’esame multifattoriale del movimento e alle procedure terapeutiche oggi a nostra disposizione, permette di ottenere obiettivi funzionali importanti con interventi mirati e sempre più mininvasivi».Ampio spazio verrà dedicato ai diversi approcci regionali alla gestione di questi pazienti. Gli specialisti racconteranno le proprie esperienze, difficoltà e gli eventuali punti di miglioramento. «Purtroppo, non è sempre possibile intervenire, spesso, a causa di situazioni di abbandono sociale e lavorativo che queste persone soffrono in seguito all’ictus cerebrale. Un grande errore, considerando che esiste una disciplina, la chirurgia funzionale, dedicata proprio alla loro riabilitazione motoria» – afferma ancora Zerbinati. «Si parla di emiplegia quando il paziente ha subito una paralisi che interessa la metà del corpo e compromette la normale attività motoria – prosegue il professor Pajardi, direttore dell’UOC di Chirurgia e Riabilitazione della Mano dell’Ospedale San Giuseppe, Gruppo MultiMedica -. Il paziente emiplegico è solitamente colpito da deformità agli arti, ma presenta diversi gruppi muscolari ancora attivi. Il fisiatria, il fisioterapista e il neuro-ortopedico lavorano insieme, ricorrendo alla rieducazione motoria, per evitare il peggioramento delle spasticità. Il ruolo della chirurgia, invece, è correggerle intervenendo sui muscoli».
In occasione dei due giorni di convegno sarà organizzata anche una “Consensus Conference” sull’utilizzo della collagenasi nel trattamento della malattia di Dupuytren. In particolare, su questa terapia non chirurgica, a soli tre anni dalla sua commercializzazione in Italia, gli specialisti riuniti a Milano si confronteranno per stilare le Linee Guida ufficiali della Società Italiana di Chirurgia della Mano – SICM, sul suo impiego.La malattia di Dupuytren è una patologia cronica e progressiva che provoca la comparsa di noduli sottocutanei nella fascia palmare. Questi, progressivamente, formano un cordone fibromatoso sottocutaneo, che si dispone sopra i tendini, causando la flessione permanente e progressiva di una o più dita, con conseguente rigidità articolare.«Fino a qualche anno fa l’unica soluzione era l’intervento chirurgico, che richiede ampie incisioni esponendo il paziente a tutte quelle complicanze che possono insorgere quando si interviene in aperto – conclude Pajardi -. Oggi, invece, il “gold standard” terapeutico è la collagenasi di Clostridium histolyticum, un enzima di origine batterica che permette, tramite una sola iniezione, di rompere la membrana di collagene provocata dalla patologia, ripristinando la funzionalità della mano in tempi rapidi».

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Si aprono nuove prospettive all’utilizzo di organi provenienti da donatori in età avanzata

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 gennaio 2017

trapianto-fegatoIl fegato rallenta il processo di invecchiamento se trapiantato in una persona più giovane del donatore sulla base di nuovi marcatori molecolari. Lo affermano i ricercatori dell’Università di Bologna e dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma. Il fegato ha delle enormi proprietà di rigenerazione, che consentono di eseguire interventi chirurgici di asportazione fino al 70% dell’organo in presenza di alcune malattie o di particolari tumori. Contrariamente ad altri organi, il fegato può però essere utilizzato con successo per il trapianto, indipendentemente dall’età di chi lo dona. Lo studio ha identificato nuovi marcatori di invecchiamento nel fegato umano, il loro ruolo tra donatore-ricevente nel caso di trapianto e soprattutto offre nuove prospettive all’utilizzo di organi provenienti da donatori anziani. Questa originale ricerca sull’invecchiamento del fegato è stata condotta, per la prima volta, impiegando il modello del trapianto di fegato nell’uomo. In precedenza ricercatori americani avevano valutato analoghe problematiche solo su modelli animali.
“Abbiamo analizzato – illustrano Miriam Capri e Claudio Franceschi del Dipartimento di Medicina Sperimentale Diagnostica e Specialistica dell’Università di Bologna – biopsie del fegato provenienti da donatori d’organo di età da 12 a 92 anni, campioni di sangue da soggetti riceventi pre e post-trapianto, ed anche biopsie di fegato pre-post-trapianto, provenienti da persone in cui la differenza di età con il donatore del fegato era particolarmente marcata. Lo studio ha portato alla luce, con un approccio molecolare e bioinformatico, nuovi marcatori di invecchiamento e l’incremento di alcune piccole molecole di RNA (microRNAs) attive nella regolazione dell’espressione dei nostri geni. Questo incremento si riduce molto in riceventi più giovani mentre è decisamente elevato in riceventi più anziani dei donatori. Inoltre, l’analisi dei profili di alcuni carboidrati complessi presenti nelle proteine del sangue periferico e che in parte sono prodotte da tessuto epatico, ha confermato come questo organo sia effettivamente funzionale dopo il trapianto e come vi siano alcuni segni molecolari di ringiovanimento indipendentemente dall’età del donatore, proprio tramite l’analisi di questi carboidrati.”
“Lo studio – evidenzia Gian Luca Grazi, direttore della Chirurgia EpatoBilioPancreatica dell’Istituto Tumori Regina Elena – rappresenta un importante passo in avanti nell’acquisizione di marcatori molecolari capaci di descrivere i processi di invecchiamento del fegato. Ma apre anche le porte ad ulteriori filoni di ricerca nella valutazione dell’invecchiamento dell’organo, con e senza patologia, e le relative modificazioni dell’espressione dei geni che possono contribuire al rischio dello sviluppo di tumori.”
Nel campo del trapianto giustifica, per la prima volta su basi biologiche, l’utilizzo degli organi che vengono donati da persone in età avanzata a scopo di trapianto. Lo studio è stato condotto nell’ambito di un Progetto di Ricerca di Interesse Nazionale (PRIN) vinto dai ricercatori. Rif. Articolo : Identification of miR-31-5p, miR-141-3p, miR-200c-3p, and GLT1 as human liver aging markers sensitive to donor-recipient age-mismatch in transplants.

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Rapporto Immigrazione e Imprenditoria – Scenario e prospettive

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 dicembre 2016

immigratiDal Censimento del 2001 la presenza immigrata ha conosciuto un incremento straordinario. Non meno sorprendente è l’aumento delle imprese immigrate, arrivate a superare le 550mila unità. Nel corso della crisi, altresì, le imprese immigrate sono aumentate, in controtendenza con il dato generale. Rimane vero, dunque, che gli immigrati hanno dimostrato, e continuano a dimostrare, una maggiore capacità di “resilienza”. Inoltre, sono stati fatti molti passi in avanti e diversi imprenditori di origine straniera si distinguono per numero di dipendenti e per lavorazioni innovative ad alta tecnologia, come pure vengono maggiormente curati i rapporti con l’estero, a partire dai Paesi di origine.
Probabilmente sono ancora incipienti gli indicatori delle potenzialità che si legano alla crescente presenza immigrata nel mondo imprenditoriale, delle quali bisogna farsi carico, non essendo conseguibili automaticamente.
Le difficoltà che si presentano nel contesto imprenditoriale italiano riguardano tanto gli italiani quanto gli immigrati, e anzi su questi ultimi pesano maggiormente diversi fattori: adempimenti burocratici, assistenza, credito, rapporti con la burocrazia. Ne deriva la necessità di fare di più per superare queste difficoltà, che rendono l’Italia meno incentivante rispetto ad altri contesti nazionali, dove essere imprenditori è più facile e anche più redditizio. I limiti che riscontriamo nell’imprenditoria a gestione immigrata rimandano a quelli che caratterizzano in linea generale il “Sistema Italia”. Non si può fare a meno di ricordare che da noi gli investimenti per lo sviluppo ammontano all’1,9 % del Pil, mentre nell’Ue l’incidenza è del 2,3% (dati del 2014). Stando così le cose, non desta sorpresa che per numero di brevetti l’Italia venga dopo non solo dopo i grandi Stati membri, ma dopo Stati molto più piccoli. Questo svantaggio va a detrimento della competitività, ma può essere superato, con conseguente beneficio sia degli imprenditori italiani che di quelli immigrati.
Il Rapporto Immigrazione e Imprenditoria 2016, giunto alla terza edizione, è un sussidio utile perché offre uno spaccato preciso della realtà imprenditoriale immigrata. Non si tratta solo di numeri ma anche di considerazioni incentivanti, che aiutano a conferire a questo comparto la dovuta attenzione.

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