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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

Posts Tagged ‘prospettive’

Nuove prospettive nella terapia dei tumori

Posted by fidest press agency su sabato, 26 ottobre 2019

Lo studio di un team di ricerca della Sapienza, in collaborazione con la Michigan State University statunitense, la University of Technology di Graz in Austria e il Center for Life Nano Science dell’Istituto Italiano di Tecnologia, rivela che rivestire i nanovettori di farmaci con una corona proteica artificiale fatta di proteine plasmatiche umane permette loro di evadere il sistema immunitario e permanere a lungo nell’organismo. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature Communications In campo biomedico l’ultima frontiera delle nanotecnologie è costituita dai liposomi, microsfere cave formate da uno o più doppi strati lipidici, utilizzate per la veicolazione e il trasporto di farmaci per le terapie antitumorali. Il loro impiego offre numerosi vantaggi rispetto alle tecnologie tradizionali come la possibilità di ridurre le dosi dei medicinali aumentandone l’efficacia terapeutica o di trasportare un farmaco in un organo specifico, evitando effetti collaterali potenzialmente dannosi. Tuttavia, nonostante questi enormi vantaggi solo un numero esiguo di formulazioni liposomiali è entrata stabilmente nella pratica clinica.Il team internazionale, guidato da Giulio Caracciolo in collaborazione con Alessandra Zingoni e Isabella Screpanti del Dipartimento di Medicina Molecolare, ha stabilito che il limitato successo clinico dei liposomi è dovuto principalmente ai cambiamenti a cui essi vanno incontro non appena entrano in contatto con il sangue. Introducendosi nel liquido organico le vescicole lipidiche si ricoprono infatti di proteine plasmatiche che formano intorno a esse un rivestimento proteico detto “corona proteica”. Pertanto non è la superfice del liposoma, come ritenuto da decenni dalla comunità scientifica, a interagire con i sistemi biologici dell’organismo ma è lo strato proteico ad avere un ruolo centrale nel regolare l’attività all’interno delle cellule. Quello che il sistema immunitario combatte quindi non è il liposoma in se stesso, ma il suo rivestimento proteico.Da questa osservazione i ricercatori hanno individuato un procedimento per ingannare il sistema immunitario e “fargli accettare” i nanovettori che contengono la terapia farmacologica.“Rivestire i liposomi con una corona proteica artificiale fatta di proteine plasmatiche umane– spiega Giulio Caracciolo – permette di ridurre drasticamente la captazione da parte dei leucociti e di prolungare la circolazione delle vescicole lipidiche nell’organismo, aumentando così l’efficacia terapeutica del trattamento farmacologico.Numerose sono le applicazioni di questa scoperta, la più rilevante è sicuramente nell’ambito della immunoterapia dei tumori, ma possono interessare altri campi di natura biomedica.Lo studio, che si avvale della collaborazione dei ricercatori della Michigan State University statunitense, della University of Technology di Graz in Austria e del Center for Life Nano Science dell’Istituto Italiano di Tecnologia, è pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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“La Chioma e dintorni. Un bilancio e nuove prospettive di ricerca”

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 ottobre 2019

Parma Venerdì 11 ottobre, alle ore 9.30 nell’Aula K13 del Polo Didattico di via Kennedy dell’Università di Parma (via Kennedy 71, angolo via Santa Maria), avrà inizio il seminario foscoliano “La Chioma e dintorni. Un bilancio e nuove prospettive di ricerca”, organizzato da Donatella Martinelli, docente di “Storia della lingua italiana” del Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali. Sono previsti interventi di Arnaldo Bruni (Università di Firenze), Paolo Borsa (Università di Friburgo), Chiara Pioli Caselli (Università di Perugia), Ilaria Mangiavacchi (Università di Firenze), Giulia Ravera (Università di Milano), Daniela Shalom Vagata (Università di Bologna) e Rosa Necchi (Università di Parma).
Seguirà nel pomeriggio, con inizio alle ore 15, la tavola rotonda “Il progetto di edizione commentata e il portale foscoliano”.

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“Prospettive per il mercato azionario europeo”

Posted by fidest press agency su sabato, 3 agosto 2019

A cura di Frédéric Jeanmaire – European Equities Portfolio Manager di Columbia Threadneedle Investments.L’Europa è stata colpita da un rallentamento della crescita globale che a sua volta ha ridotto le aspettative di crescita europee, nel Regno Unito (in relazione alla Brexit) ma anche in Germania. I livelli di crescita ribassati sembrano ora realistici e le delusioni si sono riflesse in una performance relativa più bassa (in particolare rispetto agli Stati Uniti).Anche la situazione politica ha destato qualche preoccupazione, dalla mancanza di risultati chiari sulla Brexit alle relazioni instabili tra Roma e Bruxelles. Anche in questo caso, riteniamo che questo clima si possa riflettere in valutazioni interessanti e, nei nostri portafogli deteniamo pochi titoli che sono direttamente influenzabili da queste dinamiche potenzialmente problematiche.Nel breve termine, i tassi d’interesse negli Stati Uniti stanno nuovamente scendendo e l’approccio più probabile è quello di rimanere accomodanti in tutti i principali mercati. Resta da vedere se questo poi potrà anche stimolare una crescita del PIL a livello globale.A oggi, nei nostri fondi investiamo con un orientamento alla crescita qualitativa, privilegiando imprese caratterizzate da business a crescita secolare che dovrebbero scambiare a premio proprio nei momenti di poca crescita generale.
I nostri portafogli sono quindi sovrappesati nel settore industriale e dei beni di lusso e sottopesati nel settore finanziario poiché stanno soffrendo a causa di eccesso di risorse e di prospettive macroeconomiche sfavorevoli (bassa crescita, bassa inflazione e bassi tassi d’interesse).Il calo della crescita del PIL, in generale, ci spinge costantemente a ricercare settori e aziende in grado di crescere nelle loro nicchie di mercato.Pertanto, la sfida si articola su vari livelli:
– essere metodici nella selezione e valutazione dei titoli in portafoglio
– individuare i prossimi titoli di qualità e con buone propositive di crescita fra quelli che non sono ancora stati valorizzati e rivalutati dal mercato
– identificare quei titoli di qualità, fra quelli ciclici, che sono stati eccessivamente puniti dal mercato e che possono riottenere, quindi, un valore interessante.
Rispetto ai titoli statunitensi le azioni europee sono sostenute da una redditività incoraggiante, da una crescita economica in rallentamento, ma ancora positiva e da valutazioni interessanti. La volatilità dei mercati osservata negli ultimi mesi offre interessanti opportunità di investimento.Ci vorrà del tempo prima che i pieni effetti della Brexit diventino chiari; lo stesso vale per la situazione politica italiana, dove si sono viste delle criticità con Bruxelles sul vincolo di bilancio. Altri rischi sono rappresentati sicuramente dalle tensioni con la Russia, la minaccia di una guerra commerciale globale e una crescita mondiale più lenta, mentre l’economia cinese rallenta e gli Stati Uniti si avvicinano alla fine del ciclo economico.

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Mercati azionari: Prospettive per il secondo semestre 2019

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 luglio 2019

Contributo a cura di Roberto Magnatantini, gestore del fondo OYSTER Global High Dividend di SYZ AM. Se nella prima metà del 2019 i mercati azionari sono stati sostenuti dal relativo miglioramento sul fronte della guerra commerciale USA-Cina e dall’atteggiamento più favorevole delle banche centrali occidentali, nella seconda parte dell’anno è probabile che macroeconomia e geopolitica influiranno notevolmente: quasi nessuno crede più ad un’accelerazione economica.Guardando oltre oceano, in molti prevedono una recessione americana imminente, mentre noi non siamo di questo avviso e vediamo ancora del potenziale, benché limitato. Da un lato, è infatti vero che una guerra commerciale su larga scala sarebbe dannosa tanto per la Cina – fino ad ora il soggetto più colpito dalla lotta a colpi di dazi – quanto per gli Stati Uniti. D’altra parte, però, crediamo fortemente che proprio per questo si raggiungerà un accordo. In caso contrario, l’impatto sui mercati azionari sarebbe decisamente negativo.
Sul fronte europeo, la decisione della BCE di prolungare il QE avrà un duplice ordine di conseguenze sul mercato azionario. In primo luogo, sosterrà il mercato nel suo insieme mantenendo dei livelli di tassi d’interesse bassi, il che aritmeticamente aumenta la valorizzazione degli attivi a duration lunga come le azioni. In secondo luogo, continuerà a influenzare settori e stili d’investimento, per esempio a favore delle utilities e altri bond proxies.L’Italia rimane un mercato azionario poco attraente in ottica globale, sul lungo termine. A influire su questo giudizio non è tanto la situazione politica interna, quanto l’incertezza che ne consegue, fattore che gli investitori globali detestano. I discorsi politici interni non hanno molto peso, conta invece la stabilità e il rigore finanziario. Per il momento c’è ancora molto scetticismo su questo ultimo aspetto, sarà importante che si evitino decisioni o anche solo dichiarazioni stravaganti per riportare fiducia sui mercati italiani. Questo non esclude naturalmente possibilità più tattiche di breve termine e – ancora di più – non implica che ogni società italiana sia da evitare. Esistono opportunità d’investimento di grande qualità in Italia, in settori come le utilities o il lusso in particolare.In generale, considerando le opportunità più interessanti nel breve termine, da un punto di vista geografico siamo sovrappesati in Svizzera e Scandinavia, mentre apprezziamo la Russia, ma restiamo cauti per ragioni di controllo del rischio. In termini di settori, restiamo esposti su Food e Utilities, che possono sembrare storicamente cari, ma offrono sempre un’alternativa attraente al Fixed Income. Per ragioni di valorizzazione siamo anche esposti ad alcune società industriali e di tecnologia hardware e software. Siamo inoltre sovrappesati nel segmento industriale: in parte per le ragioni di valorizzazione già menzionate (ad esempio nei settori transportation e capital goods) ma anche per via di società redditizie e poco cicliche come Roper o Airbus.

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CINA 2019 Presentazione X edizione Rapporto annuale

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 luglio 2019

Roma lunedì 8 luglio sarà presentata nella Sala delle Conferenze Internazionali della Farnesina la decima edizione del nostro Rapporto annuale “Cina 2019. Scenari e prospettive per le imprese”. Il Rapporto elaborato dal Centro Studi per l’Impresa della Fondazione Italia Cina (CeSIF) è il più importante outlook sulla Cina attualmente esistente in Italia: presenta gli scenari politici, economici e di accesso al business in Cina, con un approfondimento sui settori di maggior interesse per le imprese italiane in Cina e lo stato attuale degli investimenti cinesi nel nostro Paese. L’evento è organizzato in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

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“Le società di mutuo soccorso. Radici di mutualismo e prospettive di futuro”

Posted by fidest press agency su sabato, 22 giugno 2019

Milano Giovedì 27 giugno, alle ore 16.30 alla Biblioteca dei trasporti e della mutualità Cesare Pozzo, via San Gregorio 48, la Fondazione Cesare Pozzo per la mutualità presenta il libro “Le società di mutuo soccorso. Radici di mutualismo e prospettive di futuro” di Daniele Viotti e Ilda Curti.Il volume ripercorre la storia delle società di mutuo soccorso, inclusa quella della Mutua sanitaria Cesare Pozzo, per ragionare sulla loro attualità e sul loro importante ruolo nel futuro.Con l’autore Daniele Viotti, europarlamentare dal 2014 al 2019, ne discutono il prof. Guido Bonfante, presidente della Fondazione centro per lo studio delle società di mutuo soccorso, e Mario Giaccone, vicepresidente della Fondazione Cesare Pozzo per la mutualità. Coordina l’incontro Francesco Cancellato, direttore del quotidiano online Linkiesta.

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Bilancio e prospettive delle risorse idriche nelle politiche comunitarie

Posted by fidest press agency su martedì, 28 Mag 2019

Roma venerdì 31 Maggio p.v. alle ore 10.30,nella sede ANBI, (via Santa Teresa 23) all’indomani delle elezioni per il Parlamento Europeo, ANBI organizzerà una conferenza stampa su bilancio e prospettive delle risorse idriche nelle politiche comunitarie. Il significativo appuntamento, cui saranno invitati i neoeletti parlamentari europei nella circoscrizione centrale, si terrà e presenterà il bilancio delle attività del progetto PAC 2014/2020.
Nell’occasione sarà anche presentato il libro “Consorzi di bonifica italiani ed Irrigants d’Europe rilanciano le sfide sulle risorse idriche”.Oltre ai vertici di ANBI, l’incontro vedrà, come relatori, ricercatori e docenti universitari.

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Nuove Prospettive per i Tumori Rari

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 Mag 2019

Roma Mercoledì, 22 maggio 2019 Ore 9.00 – 13.00 Piazza della Minerva, 38 Senato della Repubblica Sala degli Atti Parlamentari – Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini” L’Associazione Giuseppe Dossetti: i Valori accende i riflettori sul tema “Tumori Rari”, definiti dalla Commissione Europea “entità con un tasso di incidenza inferiore a 6 ogni 100.000 persone ogni anno”. Tumori, i rari, che costituiscono il 20% di tutte le neoplasie e che sono stati identificati in un numero di circa 200 e raggruppati, da RARECAREnet, in 14 grandi gruppi sulla base delle caratteristiche cliniche.I tumori rari rappresentano un notevole problema medico e sociale a causa della necessità di gestire, in maniera diversa, ogni tipo di tumore e della difficoltà, per i pazienti, di identificare i centri di riferimento sul territorio adatti alla loro patologia. A ciò si aggiunge la frammentarietà del Sistema Sanitario Nazionale, con le disparità tra Regione e Regione per l’accesso alle cure, da cui deriva, inoltre, la conseguente lievitazione dei costi per lo Stato dovuti a prestazioni improprie e migrazione sanitaria.Tre i punti all’ordine del giorno del Workshop:
– fornire un adeguato inquadramento della tematica “tumori rari”
– confrontare le esperienze sull’inquadramento diagnostico-terapeutico in generale e sull’accesso rapido ed equo alle cure
– aprire il dibattito sulla modalità di inserimento dei tumori rari nella Rete Nazionale dei Registri dei Tumori e dei Sistemi di Sorveglianza e del Referto Epidemiologico per il Controllo Sanitario della Popolazione.

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Italia: prospettive dell’economia domestica

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 febbraio 2019

Al sondaggio, svolto da CFA Italy in collaborazione con Il Sole 24 Ore Radiocor presso i suoi soci tra il 21 gennaio ed il 1°febbraio 2019, hanno partecipato 40 intervistati. Il 73% circa degli operatori finanziari ritengono negativa la situazione attuale dell’economia Italiana, mentre il 27% ritiene che la situazione sia sostanzialmente stabile rispetto al mese scorso.In termini di aspettative sui prossimi sei mesi, si riduce di cinque punti la percentuale di coloro che si attendono un peggioramento delle condizioni macroeconomiche, pari al 50% del totale, mentre il 42,3% stima condizioni invariate (+12,3% rispetto al mese di gennaio) ed un 7,7% si attende un miglioramento (-7,3% rispetto al mese scorso). La differenza tra coloro che risultano ottimisti sulle prospettive dell’economia italiana, rispetto ai pessimisti, è pari a -42,3, un valore che rappresenta il “CFA Italy Radiocor Sentiment Index” per il mese di febbraio 2019. Il dato di sintesi scende leggermente rispetto al -40 di gennaio, ma lontano dal minimo storico di novembre 2018 (-55). I partecipanti prevedono un peggioramento delle condizioni economiche anche in Area Euro e per l’economia USA.Per la prima volta da febbraio 2015, i rischi di inflazione sono visti al ribasso in Italia ed Europa mentre solo negli Stati Uniti si attende stabilità dei prezzi, sebbene anche in Nord America, fino al mese scorso, le aspettative fossero per un incremento dei prezzi al consumo. Nonostante questo, la normalizzazione della politica monetaria comporta il mantenimento di aspettative di incremento dei tassi di interesse a breve ed a medio-lungo termine, sebbene le attese siano di minore entità rispetto al mese scorso.
Sui mercati azionari, sono previsti ribassi dagli attuali livelli per tutti i listini, aspettative che risultano anche in peggioramento rispetto alla passata previsione.Sulle valute, gli operatori stimano un deprezzamento del dollaro USA contro Euro, una repentina variazione rispetto a gennaio, mentre lo Yen potrebbe apprezzarsi, probabilmente per il suo aspetto di “valuta rifugio”. Sul petrolio, infine, si attende che i prezzi rimangano sostanzialmente invariati tra sei mesi, rispetto alle quotazioni attuali.

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Giappone: prospettive 2019

Posted by fidest press agency su martedì, 15 gennaio 2019

Joël Le Saux, Head of Japanese Equities e Portfolio Manager per SYZ Asset Management. Dopo un prolungato periodo di crescita, in questo inizio di 2019 il tasso di crescita dell’economia giapponese sta rallentando, come accade in larga parte delle principali economie mondiali. Il rallentamento globale avrà probabilmente un impatto negativo sugli esportatori giapponesi e in particolare sui titoli ciclici come quelli dell’automazione industriale con ampia esposizione all’economia cinese. I consumatori dovranno confrontarsi con un rialzo delle tasse sui consumi a ottobre 2019 – dall’8% al 10%. Questi venti contrari, comunque, dovrebbero impattare l’economia nazionale meno di quanto accaduto nell’aprile 2014 con un picco di 3 punti percentuali. Questa volta il Paese non deve far fronte a pressioni deflazionistiche e i lavoratori dipendenti hanno goduto di un aumento degli stipendi all’anno di oltre il 2% negli ultimi cinque anni; l’umore è decisamente migliore.Una delle maggiori incognite è nuovamente la policy della Banca del Giappone per il 2019 e oltre. Dopo aver modificato la banda di oscillazione dei bond governativi la scorsa estate, il sentiment sembra condurre verso una normalizzazione delle politiche monetarie fin qui non convenzionali. Considerando la tassa sui consumi autunnale e il rallentamento economico globale, è difficile immaginare cambiamenti importanti delle politiche nel 2019, ma a nostro avviso, è probabile un’eliminazione dell’inutile NIRP – Negative Interest Rate Policy.Dopo aver ripristinato i loro bilanci durante gli anni dell’Abenomics, le società quotate si trovano ora in una condizione di bassa leva e godono di margini e ROE elevati su base storica. Oltre a migliorare la propria governance aziendale, le società si stanno impegnando in modo significativo nella ristrutturazione di strutture di produzione obsolete, nella costruzione di nuovi centri di ricerca e sviluppo e nel miglioramento della produttività. Per superare gli storici problemi demografici, le aziende stanno anche cercando nuove possibilità di crescita tramite acquisizioni e fusioni in Giappone o oltremare. Riteniamo che le incertezze globali siano già state prezzate, con il P/E (rapporto prezzo/guadagni delle azioni di una società) dell’indice Topix inferiore a 11x – il minimo in 6 anni – mentre il P/B (prive to book, rapporto tra prezzo dell’azione e valore di bilancio) è appena inferiore a 1,1x e il RoE ad alta cifra. Anche il rendimento attuale dei dividendi (2,5%) è vicino a un massimo storico. Le basse valutazioni odierne ci consentono di cogliere opportunità interessanti, in particolare nell’ambito delle mid-cap a livello nazionale.

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Prospettive per il 2019 sui mercati azionari

Posted by fidest press agency su martedì, 4 dicembre 2018

LONDRA – Si tratta di 3 diversi outlook redatti da altrettanti gestori: Steve Frost, Kim Catechis e Zehrid Osmani, ognuno con un focus diverso (Europa, emergenti e mercati globali).
Crescita dell’Eurozona, Brexit, ciclo di rialzi della Fed, guerra commerciale, ritorno della volatilità: per gli investitori globali il 2018 ha portato con sé tante preoccupazioni che sembrano destinate a restare attuali anche nel 2019. Ecco cosa ne pensano tre gestori di alcune delle principali strategie azionarie di Martin Currie, affiliata Legg Mason: Steve Frost, co manager del Legg Mason Martin Currie GF European Absolute Alpha Fund; Kim Catechis, Head of Global Emerging Markets; Zehrid Osmani, Head of Global Long-Term Unconstrained.
Steve Frost: “Tanto pessimismo sui mercati europei. Forse troppo” Ci avviciniamo al 2019 in un modo molto diverso da quanto era avvenuto per il 2018. Dodici mesi fa, con i mercati globali ai massimi storici, le aspettative verso l’azionario europeo erano ottimistiche. In effetti, forse più ottimistiche di quanto ritenessimo opportuno. In questo momento c’è sicuramente un po’ più di realismo nelle aspettative sugli utili e sui prezzi delle azioni, anche a causa di un certo grado di incertezza da parte degli investitori.Le quattro preoccupazioni macro che si sono affacciate alla fine del 2018 saranno probabilmente ancora significative all’inizio del nuovo anno. Ci riferiamo al rialzo dei tassi da parte della Fed; al rallentamento dell’economia cinese causato dai dazi statunitensi; all’insistenza del governo italiano per lo sforamento del deficit, con conseguente aumento dei tassi di interesse a livelli potenzialmente insostenibili; infine, alla Brexit, giunta ad una fase cruciale.Detto questo, l’impatto negativo di un euro più forte è ormai superato, e il successivo aggiustamento dovrebbe continuare ad essere un fattore favorevole per i profitti e per la competitività almeno nella prima metà del 2019. L’inflazione europea si situa ampiamente all’interno del range obiettivo, il che dovrebbe a breve stimolare la fine dell’era dei tassi negativi, con un chiaro beneficio per le banche.Ci saranno anche altre aree che presenteranno buone opportunità. Nello specifico, nei prossimi dodici mesi dovrebbe assistere ad un rimbalzo nel ciclo del settore delle tecnologie hardware; anche il settore automobilistico sembra vicino alla fine dei problemi legati alle emissioni che ne hanno distorto notevolmente i risultati per quest’anno. In termini di posizionamento degli investitori, molto dipenderà dai dati economici che vedremo arrivare all’inizio dell’anno. Certamente i mercati prezzano al momento una generosa dose di pessimismo, quindi ci sembra corretto dire che i mercati europei, andando verso il 2019, siano convenienti, anche se avranno bisogno di una spinta dalla crescita economica.
Kim Catechis: “Guerra commerciale potrebbe essere alle ultime battute” Mi aspetto che nel 2019 si chiudano alcune partite legate una serie di fattori top-down che hanno inciso sui ritorni degli investimenti. Nello specifico mi riferisco all’esaurirsi delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, e all’impatto di nuovi accordi commerciali multilaterali – riguardanti soprattutto i mercati emergenti – che serviranno a sostenere la crescita nel prossimo decennio. In questo contesto siamo focalizzati su diversi interessanti temi di investimento nei mercati emergenti, come la tecnologia, i consumi domestici, la penetrazione dei servizi finanziari e l’evoluzione del mix energetico. Questi temi sono sostenuti da fattori come la crescita dell’urbanizzazione, la crescente dimensione del ceto medio e l’aumento degli scambi infra mercati emergenti, grazie ai nuovi accordi commerciali come il Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) e il Trans-Pacific Partnership (TPP).Ci saranno ancora dei rischi, certamente. La guerra commerciale in atto tra Cina e Stati Uniti, la parabola ascendente dei tassi di interesse statunitensi e la conseguente forza del dollaro USA rimangono preoccupazioni concrete per le aziende e gli investitori, ma siamo abbastanza ottimisti sul fatto che l’impatto di questi fattori sarà limitato, o possa comunque gradualmente dissiparsi. Ad esempio, per quanto riguarda gli attriti commerciali, un riavvicinamento tra Cina e Stati Uniti è molto più probabile di quanto si pensi ora: difficilmente infatti la Cina cederà, mentre gli Stati Uniti potrebbero tornare indietro sui dazi e salvare la faccia dichiarando di aver ‘vinto’ questa guerra. Nel frattempo, i rialzi dei tassi statunitensi dovrebbero continuare a seguire la stessa traiettoria nel 2019, ma la forza del dollaro è certamente meno problematica rispetto al passato per la maggior parte dei paesi emergenti.Credo fermamente che nel 2019 i mercati emergenti rappresenteranno una buona opportunità nel settore dell’azionario internazionale. Il ROE è abbastanza sincronizzato con i mercati sviluppati, come mostrato dall’indice MSCI World. Tuttavia, è importante notare che i valori del rapporto price-to-book e del price-to-equity rimangono bassi sia rispetto alle medie storiche che a confronto coi paesi sviluppati.
Zehrid Osmani: “Puntare su aziende che hanno potere di determinazione dei prezzi”Le preoccupazioni del mercato per i crescenti rischi di una recessione potrebbero restare un tema importante anche nel 2019. Siamo nelle fasi avanzate di quello che è stato il più lungo ciclo di crescita economica nella storia: è dunque molto probabile che prima o poi, nei prossimi anni, una recessione arriverà. Questo sicuramente ci sta portando verso uno scenario di maggiore volatilità. Tuttavia, riteniamo che l’aumento della volatilità nel 2019 offrirà agli investitori a lungo termine buone opportunità per inserirsi in alcune aree interessanti, che offrono prospettive sostenibili e attraenti a lungo termine, facendo leva su fattori come la crescita del ceto medio dei mercati emergenti, i trend della robotizzazione, o le aziende esposte sul mercato dei veicoli elettrici.Crediamo che nel 2019, con l’aumento delle pressioni inflazionistiche, sarà sempre più importante concentrarsi sulle aziende con un forte potere di determinazione dei prezzi. In questo contesto, il nostro obiettivo sarà individuare e valutare la capacità delle aziende di continuare ad aumentare i prezzi e dunque a mantenere i margini di profitto. Inoltre, nonostante l’attività di M&A nel 2018 abbia raggiunto livelli record (sia per il numero di operazioni che per le dimensioni delle stesse), riteniamo che il mercato potrebbe sottovalutare il potenziale di ulteriore accelerazione di queste attività nel 2019. Ciò potrebbe portare sul mercato alcuni periodi di euforia, come abbiamo visto in passato in questa fase avanzata del ciclo.Dal nostro punto di vista, al di là di quali saranno i movimenti a breve termine dei mercati nel 2019 (e sicuramente ce ne saranno molti), continueremo a impiegare le nostre risorse per analizzare diversi temi interessanti per il lungo termine, ossia i cambiamenti demografici, il futuro della tecnologia in tutti i settori e la scarsità delle risorse.

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La tassazione dell’economia digitale tra sviluppi recenti e prospettive future

Posted by fidest press agency su martedì, 27 novembre 2018

Roma Giovedì 29 novembre 2018, dalle 9.30 alle 17.30, presso l’Istituto della Enciclopedia Italiana, Sala Igea – Palazzo Mattei Di Paganica, piazza della Enciclopedia Italiana 4, si terrà un convegno organizzato dall’Università Europea di Roma e da Treccani, sul tema “La tassazione dell’economia digitale tra sviluppi recenti e prospettive future”.L’incontro sarà aperto da un saluto del Prof. Alberto Gambino, Pro-Rettore dell’Università Europea di Roma e del Prof. Emanuele Bilotti, Coordinatore del Corso di Laurea in Giurisprudenza dell’Università Europea di Roma.Il convegno intende approfondire le tematiche legate alla fiscalità dell’economia digitale avendo riguardo sia al versante interno sia a quelli europeo ed internazionale. Dopo gli indirizzi di saluto da parte delle autorità accademiche, verrà presentato ai partecipanti il profilo di “Diritto e gestione delle nuove tecnologie” recentemente attivato nell’ambito del Corso di Laurea in Giurisprudenza dell’Università Europea di Roma, a testimonianza dell’attenzione che l’Università riserva al settore della digital economy.In seguito si apriranno i lavori del convegno, organizzati in due sessioni, una mattutina ed una pomeridiana. Nella sessione mattutina, dopo un’analisi della tassazione dell’economia digitale dal punto di vista economico, verranno esaminate le elaborazioni in materia condotte in sede OCSE e le recenti proposte di direttiva europea sulla digital services tax e sulla tassazione fondata sulla stabile organizzazione virtuale.
Nella sessione pomeridiana, organizzata in forma di tavola rotonda, verranno affrontati i temi delle modifiche alla nozione di stabile organizzazione prevista nell’ordinamento tributario nazionale, delle diverse misure adottate dal legislatore italiano negli ultimi anni per tentare di assoggettare ad imposizione il settore della digital economy e dell’inquadramento nel nostro ordinamento tributario delle criptovalute.Nel convegno verranno approfondite anche le strategie fiscali attualmente applicate nel settore dell’economia digitale, con importanti testimonianze provenienti dal mondo imprenditoriale e, più precisamente, da persone che ricoprono ruoli di responsabilità con riferimento alle strategie fiscali di gruppi multinazionali attivi nel settore dell’economia digitale.

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Prospettive del factoring alla luce dell’innovazione tecnologica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 ottobre 2018

Milano, 22 ottobre 2018 Unicredit Tower Hall – Via F.lli Castiglioni, 12. L’era fintech è iniziata anche per il mercato del factoring e in generale della monetizzazione delle fatture e dei crediti commerciali delle aziende. Nuove realtà, molte ancora allo stadio di start up, entrano nel settore offrendo soluzioni totalmente digitali. Alla luce dell’innovazione tecnologica che vede anche in Italia il rapido sviluppo del business dell’invoice financing, quali sono le prospettive del factoring, il cui giro d’affari vale oggi circa il 13% del Pil? La risposta viene data da un workshop organizzato con il Politecnico di Milano da Assifact, l’Associazione italiana per il factoring che riunisce gli operatori del settore, nel corso del quale vengono presentati i risultati della prima ricerca sulle prospettive di sviluppo dell’industria del factoring in chiave fintech. L’appuntamento è per il 22 ottobre prossimo a Milano, nella Unicredit Tower Hall di via F.lli Castiglioni 12, con inizio dei lavori alle ore 16.45. Viene disegnata per la prima volta la mappa delle start up di invoice fintech attive in Italia e vengono analizzati i modelli di sviluppo del business, l’evoluzione della tecnologia e gli aspetti regolamentari e contrattuali. Segue una tavola rotonda che rappresenta il punto di partenza di un percorso di conoscenza reciproca e confronto che coinvolge gli operatori tradizionali e le nuove realtà che si affacciano sul settore (a seguire il programma).Il nuovo business dell’invoice finance si sviluppa con piattaforme digitali attraverso le quali le aziende possono monetizzare i loro crediti cedendoli ad investitori professionali. La tecnologia agevola lo scambio informativo fra le parti e consente l’automatizzazione dei processi, incrementando l’efficienza e la velocità nella gestione del rapporto con la clientela. Agli operatori e ai servizi tradizionali si affiancano così nuovi operatori emergenti e nuovi prodotti, la cui struttura sfrutta le funzionalità delle nuove tecnologie. Le soglie minime di ingresso si riducono: anche le aziende di minori dimensioni possono accedere al vantaggio economico e operativo delle soluzioni al servizio del capitale circolante, ampliando così il bacino di utenza.

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“Prospettive della professione giornalistica e qualità dell’informazione”

Posted by fidest press agency su sabato, 13 ottobre 2018

Roma Giovedì 25 ottobre, alle ore 10, presso l’Ordine dei Giornalisti (via Sommacampagna 19), in un incontro dal titolo “Prospettive della professione giornalistica e qualità dell’informazione”, il prof. Razzante discuterà dei contenuti del libro con:
– Emilio Carelli (deputato Movimento Cinque Stelle)
– Pasquale D’Innella Capano (fondatore Telpress Italia srl)
– Antonello Giacomelli (deputato Pd e vicepresidente Commissione parlamentare di vigilanza Rai)
– Giorgio Mulè (deputato e portavoce Forza Italia)
– Sandro Neri (direttore de “Il Giorno”)
– Antonio Nicita (commissario Agcom)
– Carlo Verna (presidente Ordine nazionale giornalisti)
Ruben Razzante, docente di Diritto dell’informazione all’Università Cattolica di Milano e alla Lumsa di Roma, scrive così ne “L’informazione che vorrei. La Rete, le sfide attuali, le priorità future”, edito da FrancoAngeli, di cui ha curato la pubblicazione e che include scritti di: Marcello Cardani, Elio Catania, Maurizio Costa, Carlo D’Asaro Biondo, Pasquale D’Innella Capano, Luciano Fontana, Giovanni Pitruzzella, Lorenzo Sassoli de Bianchi, Franco Siddi, Antonello Soro e Carlo Verna. “L’informazione che vorrei” intende essere una sorta di manifesto programmatico che spieghi a un pubblico generalista, dal punto di vista degli addetti ai lavori (authority, motori di ricerca, editori, giornalisti, professionisti della comunicazione, manager del settore, esperti), quali saranno gli impegni che Parlamento e Governo dovranno prendere in questi ambiti e quali saranno le sfide più impegnative e avvincenti che attendono l’Europa multimediale e digitalizzata. Nel suo corposo saggio introduttivo e in quello conclusivo, Ruben Razzante analizza le prospettive e gli sviluppi possibili dei media tradizionali e affronta i temi della diffusione in Rete di disinformazione e fake news, della protezione dei diritti in Rete, della valorizzazione della professione giornalistica e della riforma della governance Rai.

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“Prospettive di crescita delle PMI: Riforme pubbliche, garanzie e accesso al credito come volano di sviluppo”

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 settembre 2018

Roma 21 settembre 2018 alle 9.45 alla Camera dei Deputati, palazzo San Macuto, in via del Seminario,76, l’Asso112-Associazione Confidi Italiani organizza il convegno “Prospettive di crescita delle PMI: riforme pubbliche, garanzie e accesso al credito come volano di sviluppo”. Partecipano l’on. Carla Ruocco, Presidente della Commissione VI (Finanze) della Camera dei Deputati, la dr.ssa Donatella Visconti, Presidente di ASSO112, l’on. Francesca Gerardi della Commissione VI (Finanze) della Camera dei Deputati, l’avv. Savatore Vescina, dell’Agenzia per la Coesione Territoriale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il dr. Nicola Buonfiglio, Esperto della Divisione VI del MISE, il dr. Vito Antonio Furio di CRIF e Alberto Rodeghiero, Vice Presidente di ASSO112. Il convegno approfondirà le prospettive di crescita delle PMI con il contributo delle istituzioni, dei civil servants e delle imprese.

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“Prospettive globali sui Mercati Emergenti”

Posted by fidest press agency su domenica, 12 agosto 2018

A cura di Krishan Selva, Client portfolio manager, Mercati Emergenti di Columbia Threadneedle Investments. Per le azioni dei mercati emergenti sono stati sei mesi ricchi di avvenimenti. Nel 2017 questa classe di attivi ha messo a segno una performance annua tra le migliori del decennio. Gli investitori hanno pertanto inaugurato il 2018 con un atteggiamento positivo, sostenuto dall’apparente solidità dei mercati globali. L’iniziale euforia è però lentamente andata scemando alla luce della prospettiva di una guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina che ha penalizzato tutti i mercati globali. Di conseguenza, gli investitori mettono ora in discussione le stime di crescita in molte economie. Ne consegue che difficilmente l’eccellente performance dello scorso anno potrà ripetersi anche nel 2018. I primi sei mesi dell’anno sono stati contraddistinti dalla volatilità, che ha interessato sia l’economia globale nel suo insieme sia i mercati emergenti nello specifico. Tuttavia, c’è più di un elemento che fa ben sperare. Tradizionalmente, i mercati emergenti sono stati contagiati molto facilmente dalla volatilità dei mercati sviluppati. Si ritiene pertanto che, in caso di rallentamento dei mercati sviluppati, li seguirebbero a ruota anche quelli emergenti. Inoltre, in passato era opinione diffusa credere che se il dollaro USA si rafforza, i mercati emergenti subiscono un deflusso di capitali. A fronte di un incremento dei tassi d’interesse negli Stati Uniti, generalmente il denaro degli investitori tornava ad affluire nell’economia a stelle e strisce.
Tuttavia, i mercati emergenti hanno dato prova di una tenuta molto maggiore rispetto a quella che avrebbero esibito in condizioni analoghe 10 anni fa. In passato, le economie delle piazze emergenti facevano affidamento sul capitale di investitori esteri, mentre oggi sono autosufficienti. Ciò appare evidente dalla robustezza e profondità dei mercati obbligazionari locali, dai flussi di fondi nazionali, dal miglioramento dei saldi delle partite correnti e dagli ottimi dati sugli utili societari. L’aumento dei tassi d’interesse – e il conseguente apprezzamento del dollaro USA – non hanno innescato un esodo dai mercati emergenti. Ciò dimostra che le economie in via di sviluppo sono ora molto più solide.I mercati emergenti sono sostenuti anche dalle tendenze di lungo periodo. La massiccia produttività e la crescita della popolazione continueranno a tradursi in un rafforzamento dell’espansione economica. Le società beneficiano dell’incremento dei consumi interni. Per esempio, Alibaba, il colosso dell’e-commerce, vanta utili straordinariamente robusti. Se 10 anni fa i mercati fossero stati alle prese con timori di inflazione su scala globale, rallentamento della crescita mondiale, preoccupazioni relative al settore tecnologico (per quanto riguarda la riservatezza dei dati), una potenziale guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina e un rialzo dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve statunitense, sarebbe stato logico attendersi correzioni anche violente dei mercati emergenti. È invece rassicurante notare che, alla luce del rafforzamento delle nostre economie in questo stesso contesto, la correzione che ha interessato i mercati emergenti non è stata più marcata di quella verificatasi, ad esempio, in Europa. Eliminare i pregiudizi comportamentali ricopre un ruolo importante per noi investitori, che ci prefiggiamo inoltre di aiutare i nostri clienti a superare i loro preconcetti. A titolo esemplificativo, un’altra percezione comune è che le tecnologie siano più avanzate nei mercati sviluppati rispetto agli omologhi emergenti. Tutt’altro: in molte aree geografiche i mercati emergenti procedono a un ritmo molto più rapido.
WeChat, l’equivalente cinese di WhatsApp, ad esempio, vanta molte più funzioni dell’applicazione americana. WeChat Shake consente agli utenti che si sentono annoiati o soli di scuotere il cellulare e rilevare altre persone che stanno facendo lo stesso gesto nelle vicinanze per iniziare una chat con loro. WeChat Moments è invece una combinazione fra Twitter e Facebook, che permette agli utenti di condividere fotografie e aggiornamenti con gli amici. WeChat Pay, la funzione di pagamento dell’app, semplifica molti aspetti dei pagamenti online, dalla divisione fra amici di un conto al ristorante al pagamento di una bolletta.Se guardiamo al prosieguo del 2018, la volatilità macroeconomica appare destinata a perdurare. Qualora Donald Trump dovesse continuare ad applicare rigidi dazi doganali sulle importazioni nel tentativo di ridurre il disavanzo commerciale del paese, ciò avrà ripercussioni di enorme portata sui mercati globali. Il presidente statunitense ha inoltre minacciato di imporre tariffe anche all’industria automobilistica europea. Sono in corso discussioni dall’esito tuttora incerto con il Messico e altri paesi in merito alla rinegoziazione dell’Accordo nordamericano di libero scambio (North American Free Trade Agreement, NAFTA).Anche il settore lattiero-caseario del Canada è ora nel mirino di Trump. Se si continuerà a proseguire sulla strada del protezionismo commerciale, ciò sarà fonte di preoccupazione non soltanto per i mercati emergenti ma anche per quelli sviluppati.L’impatto della rinegoziazione dei trattati commerciali causerà un aumento della volatilità di mercato a breve termine. Su un orizzonte di più lungo periodo si prospettano cambiamenti di natura strutturale. Gli Stati Uniti perseguono una politica di protezionismo, rinunciando di conseguenza alla posizione di leader e arbitro del mondo libero che da tempo detenevano. Ciò sortirà effetti a più lungo termine sull’economia americana e su quella globale nel suo insieme.
Se, da un lato, gli Stati Uniti si sono ritirati dall’Accordo di Parigi, dall’altro lato la Cina si sta dimostrando più attenta all’ambiente. Infrastrutture, trasporti ed energia sono tutti settori che stanno beneficiando dell’iniziativa cinese ad ampio spettro “One Belt One Road”. Altre nazioni reagiscono ricalibrando i propri rapporti con Cina e Stati Uniti, come ad esempio le Filippine: mentre in passato erano strettamente allineate agli Stati Uniti, ora il paese appare maggiormente orientato verso la Cina.Per quanto concerne l’America Latina, man mano che avanzerà il ciclo elettorale si avrà anche maggiore chiarezza a livello politico. Tra i paesi dove di recente si sono svolte elezioni figurano Messico e Colombia, mentre in Brasile l’appuntamento alle urne è fissato per ottobre 2018. Nell’attuale fase di incertezza, per avere successo è fondamentale che gli investitori sappiano individuare società solide in fase di crescita e in grado di rimanere flessibili. Se gli Stati Uniti proseguiranno sulla strada del protezionismo, Europa e Asia potrebbero intensificare la collaborazione reciproca e promuovere una più libera circolazione delle merci tra i due continenti.Quali saranno le principali opportunità e sfide per gli investitori nella seconda metà del 2018?
Nella seconda metà dell’anno, la sfida primaria per gli investitori consisterà nel mantenere i nervi ben saldi dopo la volatilità del primo semestre. Sebbene i mercati emergenti abbiano accusato una flessione, i timori di conflitti commerciali risultano però ormai in gran parte scontati dal mercato. Anziché investire in un mercato ai massimi, adesso è invece il momento di mettersi alla ricerca di opportunità. In questo caso la via più difficile è allo stesso tempo quella potenzialmente più remunerativa.Come strategia per contrastare l’incertezza, abbiamo scelto per il nostro portafoglio di allontanarci dalle società cicliche e stiamo investendo in aziende meno esposte al tema del protezionismo commerciale che siano al contempo ben posizionate per trarre vantaggio dai consumi interni. Ricerchiamo, ad esempio, aziende che producono latticini e bevande.In termini fondamentali, la dinamica dei mercati emergenti resta intatta, con buoni risultati sul fronte delle aziende e degli utili. L’arretramento osservato è imputabile a timori di ordine macroeconomico, il che significa a nostro avviso che ci sono opportunità d’acquisto. Come sempre resterà essenziale selezionare gli investimenti in modo estremamente attivo.

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Focus su EUR-USD: prospettive con il test dei discorsi opposti

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 agosto 2018

A cura di Antonio Cesarano, Chief Global Strategist, Intermonte SIM. Il tanto discusso tema dei dazi che in questi giorni si sta riacuendo tra Cina ed USA, in vista della scadenza del 5 settembre, sta avendo impatti a volte contrapposti sul fronte cambi.
Proviamo a fare due opposti ragionamenti sul tema dei potenziali impatti sul cambio, emulando (per gli amanti del genere) il metodo dei cosiddetti “discorsi opposti” (“dissoi lògoi” si direbbe in greco antico) , tanto amato dai sofisti nell’antica Grecia. In particolare, all’epoca veniva insegnato come sostenere due tesi opposte sullo stesso argomento (in questo caso il dollaro), con uguale enfasi e convinzione, una sorta di allenamento all’ars oratoria.
Primo ragionamento: l’intensificazione dell’ipotesi dazi potrebbe impattare sulla crescita globale, riducendola sensibilmente, riducendo allo stesso tempo anche i possibili rialzi futuri della FED. Se così fosse, l’impatto finale sarebbe quello di favorire un deprezzamento del dollaro;
Secondo ragionamento: i dazi applicati con un’aliquota molto elevata (al momento l’ipotesi è al 25% su tutti i 250Mld$ di beni presi in considerazione dagli USA), in ultima istanza si risolverebbe in un marcato incremento dell’inflazione, aumentando pertanto le spinte affinché la Fed innalzi i tassi come finora dichiarato. In questo secondo caso sarebbe pertanto favorito un apprezzamento del dollaro. Come si può vedere, la differenza base tra i due ragionamenti non è tanto nell’imposizione di dazi su vasta scala (ipotesi 250Mld$ di beni), quanto piuttosto nell’aliquota applicata. Se l’aliquota diventa molto alta, allora il timore dell’impatto sulla crescita si trasferisce a quello sul possibile rialzo dell’’inflazione. Non a caso in questi giorni, l’avanzata dell’ipotesi aliquota al 25% si sta verificando in un contesto di tassi in rialzo soprattutto sul lungo termine (Treasury 10 anni nuovamente al 3%) e dollaro in apprezzamento.L’emblema dell’intensificazione dello scontro è diventato lo yuan, che continua a deprezzarsi, o meglio continua ad essere deprezzato, dal momento che il movimento appare molto stimolato e controllato dalla Cina in chiave di ritorsione contro i ventilati dazi. Come già segnalato in altra sede, per poter controbilanciare il danno di circa 60Mld$ derivante da dazi al 25% su 250Mld$ di beni, occorre uno yuan intorno a 7/7,10, per avere un ritorno di pari importo da parte della Cina sui circa 500Mld$ di export complessivo vs gli USA.In ultima istanza, pertanto, il deprezzamento dello yuan diventa un innesco anche dell’appezzamento del dollaro verso le principali valute tra cui l’euro, dal momento che diventa segnaletico del livello di tensione USA Cina e quindi della probabilità attribuita al rischio che davvero le minacce di Trump si traducano in fatti, alias inflazione globale.
Il tempo “concesso” da Trump per le trattative scade il 5 settembre. In questo gioco negoziale è possibile che i toni siano molto più forti nella fase iniziale, quando ciascuna delle controparti cerca di mettere sul tavolo il livello massimo di minaccia potenziale. Pertanto, se fosse corretta l’ipotesi di yuna in area 7 vs dollaro, questo significherebbe che il dollaro potrebbe apprezzarsi vs euro fino a quando non si raggiungerà quel livelo di yuan. Allo stesso tempo occorre però anche mettere in conto i possibili “twitt avversi” di Trump, ossia twitt che segnalano la contrarietà del presidente ad un dollaro troppo forte. In questo caso il movimento in apprezzamento del dollaro potrebbe essere frenato.Altro elemento importante è anche la dinamica salariale di cui avremo oggi l’aggiornamento di luglio (ore 14:30): se fosse in accelerazione, potrebbe accelerare anche l’apprezzamento del dollaro.
In sintesi, la fase negoziale sull’ipotesi dazi al 25% tende a far apprezzare il dollaro nelle fasi più acute. L’area 1,145/1,15 in questa fase (soprattutto fino a metà mese ossia circa a metà della tempistica concessa da Trump fino al 5 settembre) diventa un supporto importante. Da tenere sotto occhio il livello raggiunto giorno per giorno dallo yuan vs usd come indice del livello di tensioni Usa Cina.
Trump potrebbe di tanto in tanto far deprezzare il dollaro con twitt ad hoc, come già fatto in passato. L’avvicinarsi della scadenza del 5 settembre, nell’ipotesi che alla fine si arriverà ad una tregua/accordo (Trump ha necessità di “vendere” una vittoria ai suoi elettori in vista delle mid term elections del 6 novembre), i timori inflattivi svanirebbero ed il dollaro potrebbe registrare un rapido deprezzamento vs area 1,18/1,19 vs euro. Trump ha molto bisogno di recuperare in termini di consensi: ieri si è vantato del 50% di approvazione registrato da uno degli innumerevoli sondaggi, ma a ben vedere la media dei sondaggi delle ultime settimane è ferma intorno al 43%.

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Gli investitori professionali italiani sono moderatamente positivi sulle prospettive dell’economia domestica

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 Mag 2018

Al sondaggio, svolto da CFA Italy in collaborazione con Il Sole 24 Ore Radiocor presso i suoi soci tra il 20 ed il 30 aprile 2018, hanno partecipato 40 intervistati. Il 46% degli operatori finanziari ritengono sostanzialmente stabile, rispetto al mese passato, la situazione attuale dell’economia Italiana, mentre il 41% considera la congiuntura positiva.In termini di aspettative sui prossimi sei mesi, aumenta di otto punti la percentuale di coloro che si attendono una situazione stabile rispetto alla situazione attuale, pari al 59% del totale, mentre scende di sette punti la percentuale degli intervistati che si attende un peggioramento delle condizioni macroeconomiche, al 15,4%. La differenza tra coloro che risultano ottimisti sulle prospettive dell’economia italiana (25,6%), rispetto ai pessimisti (15,4%), è pari a 10,3, un valore che rappresenta il “CFA Italy Radiocor Sentiment Index” per il mese di aprile 2017. Il dato di sintesi sale di circa sei punti rispetto al minimo assoluto degli ultimi 18 mesi, a 4,4 punti, segnato il mese scorso.I partecipanti vedono un miglioramento delle condizioni economiche nell’Area Euro, mentre prevedono una sostanziale stabilità dell’economia USA.L’inflazione è vista in rialzo in tutte le regioni, in particolare negli Stati Uniti. Di conseguenza, sono attesi rialzi dei tassi di interesse, in particolare negli USA.
Sui mercati azionari, sono previsti rialzi dagli attuali livelli per i listini europei e, in maniera più contenuta, per la borsa americana, aspettative sostanzialmente stabili rispetto alla passata previsione. Relativamente al mercato italiano, gli operatori si attendono un miglioramento della redditività in tutti i settori, in particolare per il segmento petrolifero e bancario, ad eccezione di Utilities e Telecomunicazioni, dove prevalgono attese improntate a maggior cautela.Sulle valute permane l’attesa per un apprezzamento del dollaro USA contro l’Euro mentre sul petrolio dovrebbe realizzarsi un ulteriore aumento dei prezzi.

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Prospettive per gli USA

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 gennaio 2018

by Cormac Weldon gestore di fondi di Artemis, offre il suo punto di vista sul 2018. I dati pubblicati nel secondo semestre del 2017 indicano il persistere di una crescita solida dell’economia USA nel 2018, con gli indicatori di fiducia a livelli record, un basso tasso di disoccupazione e una robusta attività manifatturiera. Nel frattempo, le aziende americane si aspettano una crescita degli utili pari a circa il 10% per il 2017. Dati il protrarsi delle tendenze economiche positive e la spinta dalla prevista riforma fiscale, gli utili dovrebbero mettere a segno un rialzo simile nel 2018. D’altro canto, la generazione dei flussi di cassa è stata stagnante negli ultimi anni e questo è un fattore da tener presente. È vero che ci sono preoccupazioni sulle quotazioni del mercato azionario USA ma gli attuali livelli di valutazione non ci creano allarmi, poiché riteniamo che siano giustificati dalla forte crescita degli utili e da una buona redditività. Inoltre, a favorire tale andamento sono anche i bassi rendimenti obbligazionari.Uno dei maggiori rischi per la performance del mercato azionario sarà il costante ritiro di liquidità da parte delle banche centrali. Se si mette a confronto l’andamento dei mercati azionari a partire dalla crisi e l’iniezione di liquidità da parte di tutte le banche centrali si nota una forte correlazione. Pertanto, è probabile che il processo di riduzione di liquidità nel sistema da parte della Fed avrà un impatto sulla performance del mercato.La Fed ha già affermato che i tassi di interesse continueranno a salire nel 2018. In quel contesto si deve fare attenzione al livello di indebitamento delle imprese. Siamo in una situazione di debito a basso costo da molto tempo ormai, ma un aumento dei tassi di interesse si tradurrà in maggiori oneri finanziari per le aziende. D’altro canto, un mercato del lavoro in tensione avrà conseguenze in termini di incrementi salariali. L’inflazione salariale è, ovviamente, positiva per la spesa per consumi ma mette sotto pressione i margini dei settori ad elevata intensità di lavoro, dato l’aumento del costo dello stesso.La spesa per investimenti dovrebbe aumentare. L’assenza di progressi da parte dell’amministrazione Trump ha lasciato le cose in sospeso per quest’anno ma i progetti dovrebbero cominciare a prendere forma nel 2018. Vista l’importanza attribuita al rimpatrio delle attività negli USA, questa spesa per investimenti potrebbe esser il propellente per un vero e proprio rinascimento del settore manifatturiero USA. È possibile anche un incremento dell’automazione, specialmente in un contesto di piena occupazione e di aumenti salariali, messo in atto dalle aziende per difendersi da un aumento dei costi e per proteggere i loro margini. (foto: Cormac Weldon)

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Alla scoperta di prospettive al di là della semplice tolleranza

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 dicembre 2017

Abu Dhabi Emirati Arabi Uniti, 16 dicembre 2017 (BWNS) — Hoda Mahmoudi, titolare della Cattedra baha’i per la pace nel mondo presso l’Università del Maryland, ha recentemente partecipato con altri cinque studiosi internazionali e vari rappresentanti religiosi a un seminario dedicato all’esame critico del concetto di “tolleranza” nelle società socialmente e religiosamente diverse. Il luogo era l’Istituto della New York University di Abu Dhabi negli Emirati Arabi.Intitolato “Tolleranza negli Emirati Arabi Uniti: storie e riflessioni sulla tolleranza religiosa e il moderno stato-nazionale”, il workshop ha esaminato come e in che modo la tolleranza è presente negli stati moderni e come ciò si riflette nelle esperienze vissute delle minoranze religiose.
«La tradizionale idea di tolleranza non è una soluzione alle questioni sempre più complesse del nostro tempo», ha detto la professoressa Mahmoudi nella sua conferenza. Ella ha sottolineato la necessità di nuove teorie e idee su come la società dovrebbe essere organizzata e come le relazioni interpersonali dovrebbero essere concepite per costruire basi più profonde e più solide per la pace.«La globalizzazione sembra accantonare vecchie istituzioni che non sono più in grado di rispondere a un mondo che cambia rapidamente. Occorre un nuovo paradigma per esaminare le linee che ci dividono e trovare aree comuni di comprensione che ci uniscano», ha spiegato. «Questo approccio consente la condivisione delle caratteristiche comuni tra le società, pur accettando che la modernità possa assumere molteplici forme e modelli di istituzionalizzazione».La professoressa Mahmoudi ha anche discusso la posizione della religione nelle trasformazioni globali in corso. «La teoria della secolarizzazione che era popolare nel discorso accademico occidentale negli anni 1960 e 1970 – l’idea che la religione sarebbe scomparsa con la modernizzazione delle società – è stata respinta. È chiaro che la religione è ancora un elemento centrale della vita di molte persone nella società moderna e che la diversità religiosa è in aumento.«La questione non è semplicemente quale posto abbia la religione nelle sempre più controverse e mutevoli configurazioni istituzionali degli Stati e delle culture nazionali, ma in che modo la religione possa contribuire a costruire e integrare una società globale interconnessa», ha concluso.
Justin Stearns della New York University di Abu Dhabi, che ha partecipato all’organizzazione dell’evento, ha osservato che «il seminario ha riunito rappresentanti di diverse comunità religiose negli Emirati Arabi con gli accademici che studiano il ruolo della religione e della tolleranza religiosa nello stato moderno.«Il workshop è riuscito a fare in modo che queste due comunità distinte avessero una vivace conversazione e chiarissero i vari percorsi storici delle comunità religiose presenti negli Emirati Arabi. Inoltre, gli esempi comparativi che sono stati discussi hanno aiutato a contestualizzare le potenzialità e i limiti del concetto di tolleranza».

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