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Posts Tagged ‘prospettive’

PGIM RE: Prospettive per l’Europa, il repricing offre opportunità di guadagno a lungo termine che saranno interessanti per gli investitori

Posted by fidest press agency su martedì, 27 settembre 2022

A cura di Greg Kane, Head of European Investment Research di PGIM Real Estatel . L’aumento dei prezzi dell’energia e dei costi di finanziamento sta colpendo duramente le famiglie e sta minando la modesta ripresa economica post-pandemia. Ciò si ripercuote direttamente sui mercati degli spazi per logistica e retail, mentre l’impatto sul sentiment e la pressione sugli utili aziendali si ripercuotono sull’indebolimento della domanda di spazi nel mercato degli uffici. All’inizio dell’anno, gli effetti dell’aumento dell’inflazione si sono tradotti in un aumento dei tassi di interesse di mercato, con un impatto sui valori dei mercati finanziari. Sapevamo già che il volume delle transazioni aveva iniziato a diminuire e che i rendimenti immobiliari avevano iniziato ad aumentare. Tuttavia, i mercati dei capitali reagiscono rapidamente e possono dare falsi segnali. Ma le recenti indicazioni provenienti dall’economia reale e dall’andamento della domanda confermano che è in corso una flessione e che i valori reali in capitale non stanno reagendo solo allo stress dei mercati finanziari.In termini reali, il valore del capitale immobiliare è sceso del 2% nel secondo trimestre del 2022, un declino modesto, ma che di solito si verifica solo quando è in corso o è imminente un’ampia flessione. Ciò che colpisce è la rapidità con cui la performance positiva si è trasformata in negativa, dato che fino a poco tempo fa la crescita del valore del capitale reale era in accelerazione. Sebbene le previsioni più diffuse collochino l’imminente recessione a metà strada, con un calo del valore reale del capitale del -20% nei prossimi anni, un rapido sguardo alle correzioni passate mostra che le flessioni tendono a rientrare in due grandi categorie: rapide e poco profonde o durature e profonde. Al momento il sentiment sta calando rapidamente, le previsioni vengono riviste al ribasso e vi sono rischi significativi derivanti da fattori come l’approvvigionamento energetico che potrebbero spingere al ribasso la crescita, il che fa temere che possa tradursi in una recessione lunga e prolungata. Uno scenario di questo tipo condivide diverse caratteristiche con l’esperienza del Regno Unito negli anni ’70, quando, in particolare, gli shock dei prezzi del petrolio e l’inflazione elevata portarono a un lungo periodo di performance economiche deboli, a tensioni più ampie sui mercati finanziari e a un mercato immobiliare in difficoltà. Quello che sappiamo è che il sentiment è in calo, il che suggerisce che il mercato si sta riprezzando rapidamente. Poiché i rischi rimangono elevati, investire nei prossimi trimestri è azzardato, ma allo stesso tempo abbiamo iniziato a pensare a cosa dobbiamo vedere in termini di repricing per sentirci più tranquilli nel ricominciare a guardare alle opportunità. Il rischio di perdita di capitale nel breve termine rimane elevato, anche se il repricing offre opportunità di guadagno a lungo termine che saranno interessanti per gli investitori.

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Prospettive per l’Europa e sui titoli più interessanti dell’area

Posted by fidest press agency su martedì, 28 giugno 2022

A cura di Franz Weis, Managing Director e Co-Responsabile delle strategie azionarie europee di Comgest. A maggio il mercato europeo ha registrato un andamento sostanzialmente piatto come rileva l’indice MSCI Europe. Nel corso del mese i titoli a media capitalizzazione (indice MSCI Europe Mid Cap) hanno sottoperformato le large cap (indice MSCI Europe) dell’1,6% in EUR, in un contesto dominato dalle notizie relative agli elevati livelli d’inflazione e all’annuncio del rialzo dei tassi d’interesse da parte della Banca centrale europea. Alfen, nonostante le problematiche legate alla catena di fornitura, ha registrato un incremento dei ricavi su base annua (a/a) del 77% nel 1° trimestre 2022 e un aumento più che proporzionale degli utili grazie alla leva operativa. La crescita dei ricavi è stata in gran parte alimentata dal buon andamento dei sistemi di ricarica per veicoli elettrici (VE), in progressione del 185% a/a. Ciò rispecchia la crescente diffusione dei VE sui mercati strategici di Alfen e il successo dell’espansione internazionale del gruppo. L’ottimo avvio d’anno ha indotto il management a rivedere al rialzo le prospettive dei ricavi per il 2022 del 10%, a metà della fascia di previsione.SimCorp ha acquisito un discreto portafoglio ordini nel 1° trimestre 2022, ma ha avuto un avvio lento in termini di crescita organica e margine EBIT (utile al lordo di interessi e tasse), avendo investito in nuovi servizi pur continuando ad avvertire l’impatto di un ciclo di vendita più lungo a causa delle restrizioni anti-Covid. La società ha confermato le previsioni di crescita organica pari al 7-12% e del margine EBIT del 23-26% per il 2022 in base ad aspettative di un’accelerazione della crescita nel 2° semestre, sostenuta da un miglioramento dell’offerta in Nord America e dalla progressiva normalizzazione delle condizioni di lavoro man mano che le restrizioni anti-Covid saranno revocate.Equasens (Pharmagest) ha diffuso solidi dati di vendita per il 1° trimestre dell’anno, con ricavi “like-for-like” in rialzo del 7%. Il management prevede che la dinamica di crescita proseguirà e ha pertanto confermato i relativi obiettivi per il 2022.Netcompany ha messo a segno una crescita organica trimestrale del 13%, anche grazie al forte sviluppo nel Regno Unito. Le prospettive per la trasformazione digitale sono incoraggianti in tutti i mercati e il management è stato rassicurante in merito alla sua capacità di continuare a reclutare talenti in un contesto caratterizzato dall’aumento degli abbandoni, pur continuando a mantenere un buon controllo dei costi a fronte dell’inflazione salariale. In ultimo, una menzione per Moncler che ha presentato dati solidi al “capital markets day”, mettendo in evidenza le numerose vie di crescita per i marchi Moncler e Stone Island.

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Romacereali: le aspettative produttive e i mercati internazionali

Posted by fidest press agency su sabato, 4 giugno 2022

La XV edizione di Romacereali è stata l’occasione per discutere di un tema di grande attualità: la produzione mondiale dei cereali, le aspettative per il prossimo anno e l’andamento dei prezzi internazionali.Le relazioni presentate hanno mostrato uno scenario di incertezza con una proiezione di riduzione della produzione mondiale di frumento dell’1.6%, che determina una diminuzione complessiva degli stock disponibili a fine campagna del 4%. Anche la produzione maidicola mondiale registra un decremento del 2.5%, con una conseguente calo degli stock del 5%. Queste evoluzioni hanno portato un aumento dei prezzi più che proporzionale sui mercati internazionali con valori, nell’ultimo periodo, superiori al 24%.In questo ambito, il CREA ha messo in evidenza la situazione nazionale e la forte incidenza economica e sociale della filiera cerealicola. Basti pensare che a fronte di 3 miliardi di importazione di cereali, esportiamo 6,5 miliardi di euro di trasformati e derivati dei cereali.La guerra in Ucraina ha determinato un’impennata dei costi di produzione, dagli energetici ai fertilizzanti e i dati della RICA (Rete d’Informazione Contabile Agricola, gestita dal CREA Politiche e Bioeconomia, fonte ufficiale UE, che monitora il reddito e le attività delle imprese) mostrano un incremento medio aziendale del 60%, con il rischio di far uscire un’azienda su 10 dal circuito produttivo. In particolare, per il settore cerealicolo, c’è stato un incremento dei costi di produzioni tra 17.000-20.000 €, aggravando un quadro di struttura dei costi di produzioni aziendali pari o leggermente superiori alle remunerazioni dei prodotti. Il sostegno del I pilastro della PAC aiuta a compensare questo squilibrio, ma le riforme degli aiuti accoppiati attualmente in discussione, potrebbero compromettere le rendite attese. Gli effetti della guerra e della crisi energetica sul comparto, quindi, si traduce nelle stime in un valore aggiunto negativo per la maggior parte delle imprese. In UE si è varato un primo pacchetto di aiuti alle imprese più in difficoltà, ma con un budget molto limitato.

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Convegno su Prospettive giuridico-pedagogiche per la scuola inclusiva

Posted by fidest press agency su sabato, 4 giugno 2022

Si è concluso il convegno “Prospettive giuridico-pedagogiche per la scuola inclusiva, a cinque anni dall’entrata in vigore del D.Lgs 66/2017” organizzato dall’Università degli studi della Basilicata – Corso di Laurea Magistrale in Scienze della Formazione Primaria e Corso di specializzazione per insegnanti di sostegno – ed Eurosofia – ente accreditato dal Ministero dell’Istruzione per la formazione del personale scolastico -.L’incontro, svoltosi presso l’Aula Magna dell’Università della Basilicata a Potenza, ha visto la partecipazione di illustri componenti del mondo della scuola e dell’università.Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e presidente Accademia Cesi, durante il suo intervento ha affermato che “è importante vedere oggi ministero dell’istruzione e ministero dell’università di nuovo riuniti. Il tema di oggi, la formazione iniziale degli insegnanti sul sostegno, è particolarmente importante e lega le competenze di entrambi i ministeri. C’è sicuramente necessità di risorse, ma c’è anche il problema di avere molti insenanti di sostegno senza specializzazione. L’argomento oggi ha messo a confronto pedagogisti e giuristi. Certamente i nuovi insegnanti devono accompagnare gli alunni in un percorso che dovrebbe essere di vita; ci si interroga, sempre più, infatti sul rapporto tra scuola e società più in generale”. Rispetto al fatto che, come ci dicono i dati Istat, ogni anno aumentano gli studenti con certificazione di disabilità, “lo stato dovrebbe garantire la copertura – ha continuato il prof Pacifico – ma invece cambia le regole della certificazione ma senza cambiarle. Se non è inclusiva non è scuola, siamo nella non scuola? il legislatore deve ascoltare i pedagogisti, i giuristi e la parte sociale. Il ruolo del docente di sostegno deve essere valorizzato. Ci deve essere dialogo tra la ricerca e l’amministrazione, che non può ignorare i dati”.

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PIMCO: Prospettive di crescita della Cina considerato il costo delle chiusure

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 aprile 2022

A cura di Carol Liao, China Economist di PIMCO. Dopo un inizio d’anno promettente, l’economia cinese sta ora affrontando la peggiore perturbazione dall’inizio della pandemia. Sia l’indice sull’attività manifatturiera Purchasing Managers’ Indices (PMI) che quello dei servizi a marzo sono scesi sotto i 50 punti – il livello che distingue la crescita dalla contrazione – per la prima volta dal febbraio 2020. Le misure per contenere i focolai di COVID concentrati a Shanghai, Shenzhen e Jilin hanno causato forti cali di mobilità e interruzioni della produzione, danneggiando ulteriormente i consumi e i servizi. La logistica interna affronta l’attrito causato dalle restrizioni di movimento dei camionisti e i severi controlli pandemici nei principali porti cinesi possono aggravare i problemi della catena di approvvigionamento globale, mentre la congestione dei porti peggiora in tutto il mondo.Con la Cina che difficilmente abbandonerà la politica zero-COVID, ci aspettiamo un altro mese di perturbazioni prima che la situazione si normalizzi a maggio. Dati i significativi venti contrari alla crescita economica della nazione nella prima metà di quest’anno, abbiamo rivisto al ribasso la nostra previsione di base del PIL per il 2022 intorno al 4,5%, con un intervallo di previsione più ampio per tenere conto delle maggiori incertezze sia nell’economia cinese che globale.Al Congresso Nazionale del Popolo (NPC) all’inizio di marzo – circa una settimana prima che i 17,5 milioni di residenti di Shenzhen fossero messi in isolamento per una settimana – Pechino aveva annunciato un obiettivo di crescita di “circa il 5,5%” per il 2022, battendo le aspettative del mercato. Anche se questa cifra rappresenterebbe la più bassa crescita anno su anno del PIL della Cina in più di tre decenni (con l’eccezione del 2020), si trova di fronte a sfide come l’incertezza geopolitica ed economica globale, la pandemia in corso, un mercato immobiliare interno in difficoltà e consumi poco brillanti.Insieme a questo obiettivo, Pechino ha anche rivelato un piano di stimolo fiscale che ha sorpreso al rialzo, con tagli fiscali e spese fiscali su progetti infrastrutturali, i principali approcci per stimolare la crescita. Nonostante l’abbassamento del rapporto deficit/Pil della Cina al 2,8% per il 2022 dal 3,2% del 2021 (un calo di oltre 200 miliardi di yuan), la spesa fiscale in bilancio dovrebbe aumentare di oltre 2 mila miliardi di yuan rispetto all’anno scorso, grazie al significativo riporto fiscale dal 2021. Inoltre, circa 1,2 mila miliardi di yuan di proventi di titoli obbligazionari speciali delle amministrazioni locali (LGSB) inutilizzati nel 2021 potrebbero offrire un sostegno extra alla spesa per le infrastrutture quest’anno, anche se le entrate derivanti dalla vendita dei terreni dovessero essere limitate. (abstract)

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PIMCO: L’elevata incertezza sulle prospettive macro porterà la BCE a concentrarsi sull’opzionalità della politica

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 marzo 2022

A cura di Konstantin Veit, Portfolio Manager European Rates di PIMCO. L’andamento dell’inflazione dopo la riunione di dicembre è stato considerevolmente superiore alle aspettative, e le nuove proiezioni macroeconomiche di marzo saranno certamente caratterizzate da un’inflazione più alta rispetto a dicembre. Inoltre, il programma relativo all’esercizio delle proiezioni di marzo è stato rivisto per tenere conto delle implicazioni degli ultimi sviluppi geopolitici, e questo significa anche che la stima flash sull’inflazione di febbraio sarà incorporata nelle proiezioni. A dicembre, la BCE ha previsto un’inflazione del 3,2% per il 2022 e dell’1,8% per il 2023 e il 2024. Il dato del 2022 vedrà certamente una significativa revisione al rialzo, il dato del 2023 potrebbe arrivare leggermente al di sopra del 2%, e la proiezione del 2024 probabilmente resterà sostanzialmente invariata. L’inflazione core alla fine dell’orizzonte di previsione rimarrà probabilmente al di sotto del 2%, e i rischi per le prospettive sull’inflazione saranno inclinati al rialzo. A causa dei maggiori rischi geopolitici, la BCE abbasserà anche sensibilmente le proiezioni di crescita e probabilmente definirà i rischi per le prospettive economiche come al ribasso, invece che ampiamente bilanciati. Ci aspettiamo che la BCE mantenga l’apertura a una fine anticipata degli acquisti netti di asset rispetto al piano delineato a dicembre, una volta che la crisi attuale si sarà ridimensionata, ma non ci aspettiamo che la BCE annunci formalmente una data di fine definitiva o cambiamenti materiali all’APP alla riunione di marzo. Sulla linea del recupero dell’opzionalità della politica, la BCE potrebbe decidere di rimuovere la parola “a breve” dalla forward guidance dell’APP, per rompere il legame temporale quasi automatico tra i due strumenti. L’opzionalità qui implica che il rialzo del tasso di politica monetaria potrebbe eventualmente richiedere più tempo dopo la fine degli acquisti netti di asset, se giustificato. La BCE potrebbe anche rimuovere il riferimento a tassi di politica monetaria più bassi nella forward guidance sui tassi d’interesse, anche se questo potrebbe arrivare un po’ più tardi, quando la BCE si avvicinerà all’aumento dei tassi d’interesse.Nel medio termine, crediamo che la BCE punterà certamente a terminare gli acquisti netti di asset e a tornare a un tasso di riferimento neutrale, con poche ambizioni al di là di questo. A lungo termine, rimane una notevole incertezza su dove potrebbe collocarsi un tasso di politica neutrale per la zona euro, ma qualsiasi livello tra lo 0% e l’1% sembra ragionevole in confronto alle altre aree.

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Prospettive economiche 2022 per l’Area Euro

Posted by fidest press agency su martedì, 15 febbraio 2022

A cura di Nicola Mai, Portfolio Manager, Sovereign Credit Analyst di PIMCO. L’Area Euro verosimilmente continuerà a crescere a un ritmo superiore al tendenziale e complessivamente intorno al 4% nel 2022, seppure probabilmente più sottotono nella parte iniziale dell’anno per le persistenti strozzature sul lato dell’offerta, gli elevati prezzi dell’energia e le limitazioni alla vita sociale dovute alla circolazione del virus. È probabile un’accelerazione piuttosto vivace in primavera quando l’economia dovrebbe proseguire nel processo di normalizzazione, avanzando verso il ritorno ai livelli pre-crisi. I rischi per le prospettive appaiono alquanto bilanciati: l’eccesso di risparmio e il potenziale di maggiore domanda accumulata pongono rischi al rialzo, mentre i rischi al ribasso derivano principalmente dall’andamento del virus e dalle strozzature sul lato dell’offerta.Nell’Area Euro l’inflazione pare destinata a collocarsi al di sopra dell’obiettivo, con un’inflazione complessiva media intorno al 3% in generale per il 2022. La tendenza dell’inflazione tuttavia sembra essere nettamente al ribasso, in discesa dal 5% su base annua (a/a) di fine 2021 a circa l’1,5% a/a per la fine del 2022. Al rallentamento dell’inflazione dovrebbero contribuire significativi effetti base negativi per i prezzi energetici nonché l’attenuarsi sia dei colli di bottiglia sul versante dell’offerta che degli effetti delle riaperture sui prezzi. La modesta crescita dei salari, uno storico di inflazione al sotto dell’obiettivo e l’impulso fiscale più moderato in risposta alla crisi contribuiscono a spiegare i motivi per cui l’inflazione nell’Area Euro si è rivelata in generale inferiore a quella registrata nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Le prospettive di inflazione moderata inducono a ritenere che la Banca Centrale Europea (BCE) si dimostrerà paziente rispetto al ritiro degli stimoli monetari, mantenendo il tasso di riferimento a −0,50% e continuando a effettuare acquisti netti di titoli, benché progressivamente ridotti, nell’orizzonte ciclico. Riguardo alla politica fiscale, un certo consolidamento è atteso nel 2022, benché in larga misura dovuto alla decadenza delle misure d’emergenza piuttosto che a interventi fiscali restrittivi veri e propri.

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Asset Allocation 2021/22: analisi e prospettive

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 gennaio 2022

A cura di Toby Nangle, Responsabile globale asset allocation di Columbia Threadneedle Investments. I rendimenti azionari sono il risultato di diversi elementi: dividendi, aspettative sulla futura capacità di generazione degli utili e variazioni del prezzo che gli investitori sono disposti a pagare per un dato livello di potenziale di generazione di utili (o evoluzione delle valutazioni). Quest’ultimo fattore tende a dominare i rendimenti sul breve termine ma sul lungo periodo è la capacità di generare utili delle imprese che conta. I titoli in impennata che offrono rendimenti stellari senza essere accompagnati da una percettibile variazione del potere di generazione degli utili tendono a lasciarmi perplesso, mentre gli aumenti significativi della capacità di generare utili non premiati dal mercato mi intrigano. Come possiamo suddividere il periodo del Covid-19? I listini di tutte le principali regioni del mondo hanno visto la loro capacità di generazione degli utili prevista crescere ad un tasso del 5-9%, tranne negli Stati Uniti, dove tale ritmo è stato quasi di due volte superiore. Da un’analisi un po’ più approfondita emerge che i titoli value USA hanno registrato performance sostanzialmente analoghe a quelle di altre regioni del mondo e solo le azioni growth si sono distinte in maniera eccezionale. Molto di tutto questo suonerà familiare; in effetti, il 2020 è stato interessato da molti di questi sviluppi. Il 2020 si è concluso all’insegna di valutazioni estremamente elevate e utili ridotti in gran parte del mondo. All’inizio del 2021 mi aspettavo un netto rimbalzo degli utili ma anche una significativa svalutazione dei mercati, uno scenario che si è verificato in diversi mercati. Ad esempio, il rapporto P/E (Price/Earning) prospettico del mercato giapponese è sceso da 18x a 14x tra dicembre 2020 e novembre 2021, erodendo del 22% i rendimenti azionari e limitando i rendimenti totali in valuta locale al 10% per il periodo nonostante un incremento del 38% delle aspettative sugli utili. La valutazione del P/E prospettico del mercato giapponese è tornata su livelli inferiori alla media a 15 anni. Le valutazioni elevate rappresentano chiaramente un ostacolo a medio termine per le performance di alcuni mercati. La sfida delle valutazioni azionarie rappresenta una delle tre prove principali cui sono alle prese i mercati globali (in assenza di sconvolgimenti politici); le altre due sono la transitorietà o meno dell’inflazione e il modo in cui il Covid-19 continua a cambiare la natura dell’attività economica. Tutte queste sfide sono interconnesse. Cosa implica tutto ciò? Ravvisiamo un chiaro rischio di ribasso qualora l’inflazione dovesse rivelarsi persistentemente elevata tanto da richiedere un aumento concertato dei tassi d’interesse delle banche centrali per frenarla. In uno scenario di ribasso di questo tipo i più penalizzati sarebbero verosimilmente le obbligazioni e le azioni a lunga scadenza. Riconosciamo che le incertezze sono significative e che l’entità dei ribassi che potrebbero derivare da scenari diversi dal nostro (calo dell’inflazione) potrebbe essere considerevole. Ma la prospettiva di guadagni solidi e un contesto di rendimenti contenuti giustificano le valutazioni di molti mercati azionari e mi inducono a rimanere investito. La combinazione di un’espansione degli utili modesta e valutazioni contenute in alcuni mercati, oltre a una crescita strutturalmente elevata per le aziende che stanno apportando cambiamenti dirompenti nel panorama economico, anche se con valutazioni più impegnative, fa sì che le prospettive siano discrete.

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L’Europa sta entrando nel 2022 con ottime prospettive in termini di crescita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 dicembre 2021

La crescita economica quest’anno è stata particolarmente robusta in Europa e le previsioni stimano un aumento dei profitti aziendali di circa il 50% su base annua per il 2021. Grazie al forte incremento della domanda, molte aziende sono state finora in grado di scaricare sui prezzi gli aumenti delle materie prime e mantenere invariati i margini. Se le pressioni inflattive dovessero attenuarsi, come nelle previsioni della Bce, potremmo avere nuovamente tassi di crescita molto interessanti, nell’ordine del 8- 9%, nel 2022. Questo permetterebbe alla Banca Centrale di accompagnare il pieno recupero dell’economia con una politica monetaria ancora accomodante, a differenza della Fed che sembra ormai orientata ad una stretta sui tassi a partire dal secondo semestre del prossimo anno. L’Europa è inoltre ben posizionata per beneficiare della tendenza alla riorganizzazione delle catene di approvvigionamento, che molti paesi stanno riconfigurando a causa sia della pandemia che delle tensioni geopolitiche. In particolare, le società di macchinari e strumenti utilizzati nei processi di produttivi dovrebbero beneficiarne, così come le aziende di attrezzature per semiconduttori. Per non parlare della possibile ripresa dell’area asiatica, con la Cina in testa, che farebbe da traino all’industria automobilistica e dei beni di lusso. Anche i consumi interni potrebbero essere di supporto; a differenza di quanto visto negli Stati Uniti, dove lo stock di risparmio dei privati è tornato ai livelli pre-pandemia, nell’Area Euro la situazione è ben diversa. Seppur in discesa dai picchi del 2020, resta ampiamente superiore ai livelli precedenti ma dovrebbe normalizzarsi nel corso del 2022. C’è infine un ulteriore stimolo a supporto delle aziende Europee: il Multilateral Facility Framework (MFF) e il Next Generation EU fund metteranno a disposizione circa 1800 miliardi di euro da qui al 2027. Una buona parte di questa spesa sarà indirizzata a progetti destinati mitigare il cambiamento climatico. L’Europa ha molte aziende leader di mercato nelle tecnologie sostenibili che potrebbero beneficiare di una maggiore attenzione alle questioni climatiche in tutto il mondo. Se andiamo poi a guardare le valutazioni, il divario in termini di multipli fra i listini europei e quelli americani si è ulteriormente ampliato nel corso del 2021, quindi in termini relativi l’investimento in azioni europee potrebbe risultare interessante per gli investitori d’oltre oceano. A fronte di un quadro macro incoraggiante, ci sono ovviamente fattori di rischio che non possono essere sottovalutati. L’Europa ha visto un costante aumento delle infezioni dalla fine dell’estate e si sono resi necessari nuovi lockdown in alcuni paesi. Sebbene le conseguenze della nuova variante Omicron sembrino meno gravi del previsto, il Covid resta comunque un rischio che dovrà essere monitorato costantemente. Da ultimo, il fattore che oggi è maggiormente osservato dagli operatori è sicuramente il trend dell’inflazione. Se dovesse perdurare sugli attuali livelli più del previsto, metterebbe in discussione le politiche espansive della Bce, con gravi ripercussioni sui listini.

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Prospettive di mercato 2022 di Columbia Threadneedle

Posted by fidest press agency su martedì, 7 dicembre 2021

Londra. “Prospettive di mercato 2022 di Columbia Threadneedle – L’evoluzione del quadro monetario prefigura il 2022 come l’anno del cambiamento” relativo all’outlook 2022 su andamento dei mercati e asset allocation a cura di William Davies, Vice Chief Investment Officer Globale presso Columbia Threadneedle Investments. I tassi d’interesse sono sui minimi storici da più di un decennio, compressi dall’abbondanza di stimoli monetari introdotti all’indomani della crisi finanziaria globale. Ci aspettiamo che questo stato di cose cambi nel 2022. Con l’entrata nel vivo della ripresa economica dopo la pandemia di Covid-19, l’anno prossimo sarà all’insegna di un’inversione dei ruoli nel campo della politica monetaria: il supporto, gli stimoli e la spesa pubblica anticrisi verranno sostituiti dalla ripresa, dalle attività di risanamento, dalla riduzione degli stimoli fiscali e dal ritorno alla “normalità”. Con i governi impegnati nella transizione, il compromesso politico sarà fondamentale, anche negli Stati Uniti. Venendo meno il supporto per i prezzi degli asset finanziari, la gestione attiva – ossia la capacità di scovare le società con qualità durature e in grado di affrontare efficacemente il contesto volatile – sarà cruciale per il successo degli investimenti nel 2022. Nella prima parte del 2021 avevamo previsto che il tema delle riaperture, unito ai problemi lungo le catene di distribuzione, avrebbe creato un contesto inflazionistico, e così è stato. Benché questo periodo transitorio stia durando più del previsto, restiamo dell’idea che l’inflazione sarà moderata nel corso del prossimo anno. Finora ha aiutato il fatto che le banche centrali continuano a guardare oltre le pressioni inflazionistiche. La Federal Reserve statunitense, ad esempio, non è parsa eccessivamente preoccupata dall’inflazione più elevata e persistente negli Stati Uniti, che nei cicli precedenti sarebbe stata vista come un ostacolo non da poco. Anche gli investitori e i mercati sono alquanto ottimisti. I mercati azionari sono sui massimi, sospinti in alcune aree dalla vivacità delle operazioni di fusione e acquisizione (soprattutto nel Regno Unito), mentre l’irripidimento e l’appiattimento delle curve dei rendimenti sono stati un fenomeno interessante da osservare avendo causato timori ben inferiori a quanto ci si saremmo aspettati. Ciò è in netto contrasto con le precedenti discussioni intorno all’inversione delle politiche monetarie del 2013 e del 2018, che avevano innescato reazioni negative nei mercati, non da ultimo il famoso “taper tantrum”, ossia il malumore da tapering. Dopo aver aspettato così a lungo una maggiore chiarezza, oggi i mercati si sentono più tranquilli. Questo ci rende più fiduciosi rispetto al 2022, seppure in un contesto di rallentamento della crescita. Il 2022 sarà un anno di cambiamenti. Veniamo da un periodo protratto di stimoli fiscali e monetari, e finché i rubinetti rimangono aperti gli investitori non si preoccupano di quanto i governi e le banche centrali spendano o delle dimensioni del deficit pubblico. Ma il cambiamento sta arrivando, che lo si voglia o meno, e andiamo incontro a una fase di risanamento economico in cui i mercati e gli investitori dovranno fare i conti con l’impatto della riduzione degli stimoli fiscali. In quanto gestori attivi, siamo ben attrezzati per navigare questo contesto in evoluzione. La nostra competenza articolata coniuga diverse prospettive globali condivise da più di 650 professionisti dell’investimento in tutte le principali classi di attivi e mercati. Sono queste competenze, la nostra cultura della collaborazione e la nostra enfasi sull’intensità della ricerca a consentirci di preservare performance solide nel lungo termine. Tutto ciò non cambierà nel 2022. (abstract)

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“Il meeting BCE e le prospettive dei mercati”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 settembre 2021

A cura di Adrian Hilton, Head of Global Rates and Emerging Market Debt di Columbia Threadneedle Investments. Alla luce del recente aumento dell’inflazione e delle dichiarazioni di alcuni falchi del consiglio (Holzmann, Weidmann), si può prevedere una diminuzione nel ritmo degli acquisti di obbligazioni se la BCE vuole evitare di utilizzare l’intera dotazione del PEPP molto prima della data prevista per la fine del programma. Farlo in questa riunione è ragionevole: il ritmo è stato aumentato a marzo in risposta a un inasprimento indesiderato delle condizioni di finanziamento. E mentre il rumore dei falchi ha contribuito a un leggero aumento dei rendimenti nell’ultima settimana, le condizioni sono molto più favorevoli di sei mesi fa. Inoltre, la BCE in questa riunione farà quasi certamente alcune revisioni al rialzo delle sue previsioni di crescita e di inflazione, il che aiuterebbe a spiegare un ritmo di acquisto ridotto. La nuova enfasi sulla forward guidance e la permanenza del QE come parte dello strumentario politico rendono molto probabile che il PEPP venga esteso oltre marzo, anche se pensiamo sia troppo presto per la BCE annunciarlo in questa riunione, o che l’Asset Purchase Programme venga potenziato e ampliato al punto da permettergli di assumersi più peso politico. Per quanto riguarda il mercato obbligazionario, nei prossimi mesi prevediamo che i titoli di Stato europei scambieranno in intervalli di rendimento abbastanza stretti nei prossimi mesi. Un rischio chiave sarà l’esito delle elezioni tedesche: non è il nostro scenario di base ma una coalizione di sinistra che promette una politica fiscale permanentemente più espansiva o che cerca di sfidare il “freno al debito” costituzionale potrebbe spingere al rialzo i rendimenti. Per i paesi più indebitati, pensiamo che l’impegno della BCE a mantenere condizioni di finanziamento favorevoli in tutta l’Eurozona continuerà ad essere una protezione contro un aumento significativo degli spread, anche se il ritmo degli acquisti di PEPP sarà ridotto.

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BCE: il meeting di settembre e le prospettive dei mercati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 settembre 2021

A cura di Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGR Alla luce degli ultimi commenti, è probabile che la BCE indicherà nella riunione di giovedì una riduzione del ritmo di acquisti del PEPP. Il quadro macroeconomico appare favorevole e le condizioni finanziarie sono diventate più espansive nelle ultime settimane. Ne consegue, quindi, che la BCE abbia, al momento, un minor bisogno di supportare il mercato di quanto avesse indicato in precedenza. Chiaramente, questo non equivale al tapering di cui si parla per la Fed, in quanto non si tratta di un processo lineare ed è possibile – qualora le condizioni del mercato lo richiedano – che la BCE torni ad incrementare il ritmo degli acquisti nel Q1 2022. In generale, mi sembra probabile che il PEPP si concluda a marzo, visto che non vedo margini per un accordo sulla sua estensione. È tuttavia palese che la BCE dovrà aumentare il suo programma di acquisti principale – l’APP – e trovare un compromesso per trasferire alcune delle flessibilità del PEPP all’APP. In generale, i rendimenti in Europa appaiono destinati a salire, ma chiaramente la BCE vigilerà affinché questo non metta a rischio la ripresa.

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AIPB presenta i dati sui flussi e le prospettive 2021

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 giugno 2021

AIPB, Associazione Italiana Private Banking, presenta i dati sui flussi di ricchezza finanziaria investita delle famiglie private e le prospettive per fine 2021. Anche nell’anno della pandemia il Private Banking ha registato una crescita positiva del +5,1% recuperando velocemente il profondo effetto mercato negativo generato dalle prime fasi della crisi. La nuova raccolta netta è rimasta positiva in tutti i trimestri dell’anno (totale annuo 4,1%) raggiungendo un massimo storico di circa 36 miliardi di euro e masse attestate a 932 miliardi, al 31 dicembre 2020. La previsione per il 2021, in base all’attuale scenario economico finanziario, stima un’ulteriore crescita del 5% per il settore, che potrebbe raggiungere i 978 miliardi di masse in gestione entro fine anno. L’andamento effettivo del mercato ha addirittura superato le attese: la previsione fatta nel 2018 (basata su uno scenario economico finanziario che non poteva certo prevedere gli eventi eccezionali dell’ultimo biennio) stimava che il PB sarebbe arrivato a 893 miliardi di euro entro la fine del 2020. Il settore ha, invece, consolidato una crescita superiore alle previsioni, raggiungendo 932 miliardi di euro a fine 2020. La quota di ricchezza delle famiglie benestanti (famiglie italiane con ricchezza finanziaria investibile superiore a 500mila euro) servita dal private banking è cresciuta costantemente arrivando nel 2020 al 63% (si attestava intorno al 60% tra il 2016 e il 2018), segno che l’Industria ha saputo intercettare sempre meglio le esigenze della sua clientela target. Negli ultimi 5 anni, il valore della ricchezza finanziaria affidata dalle famiglie benestanti al Private Banking ha mostrato un tasso di crescita medio annuo del 4,4%, pari al doppio del tasso di crescita delle famiglie che non si sono rivolte agli operatori Private per la gestione dei propri investimenti (2,0%).

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L’eredità del 2020 ed il 2021 nelle prospettive di Stati Uniti e Cina

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 giugno 2021

Di Giancarlo Elia Valori Honorable de l’Académie des Sciences de l’Institut de France. Il 2020 è stato un anno cruciale a causa del Covid-19 che ha sconvolto l’evoluzione dell’ordine mondiale nella direzione di differenziazione e trasformazione. Questa è la crisi più grave che il mondo umano abbia dovuto affrontare dalla seconda guerra mondiale. Al 10 maggio 2021, secondo il Global New Crown Epidemic Statistics Report della Hopkins University, ci sono stati 158.993.826 casi confermati in tutto il mondo e 3.305.018 decessi. La pandemia è come un esiziale esperimento sociale globale. Sulla base di un ordine mondiale che è già entrato in crisi, essa non solo ha causato una pausa e quindi la decelerazione dello sviluppo economico, ma ha anche premuto l’accelerazione della divisione sociale e del trasferimento di potere dal politico al tecnico. Al momento, sebbene gli analisti più esperti e le principali istituzioni di ricerca abbiano pubblicato vari rapporti di ricerca, nessuno di loro può prevedere con precisione e in dettaglio l’enorme impatto della pandemia sulla storia del XXI secolo. Tuttavia la pandemia apporterà grandi cambiamenti in quattro aree. In primo luogo, essa accelererà il trend generale di recessione e differenziazione economica globale. Ciò è dovuto alle politiche di sovremissione di valuta adottate da vari Paesi e all’intensificata polarizzazione sociale interna. La crisi economica e finanziaria mondiale dal 2008 non ancora è stata risolta. Al contrario, la crisi è stata nascosta solo dalla risposta a breve termine della politica monetaria. In secondo luogo, la pandemia velocizzerò i cambiamenti interni e la riorganizzazione dell’ordine politico ed economico internazionale dovuti appunto dalla differenziazione sociale interna. A causa dell’influenza turbolenta della politica interna e internazionale, i rischi politici ed economici nelle fragili regioni del il mondo si intensificheranno o avranno effetti a catena. In terzo luogo, la pandemia promuoverà il rafforzamento della società digitale e la concorrenza tra i Paesi nella costruzione di nuove tecnologie diventerà più intensa. L’impatto più significativo della società digitale è l’arrivo silenzioso di una società trasparente che esiste ma non ha contatti umani. In quarto luogo, la pandemia favorisce l’ascesa del nazionalismo dei vaccini e accelera la rinascita del valore della comunità dei Paesi dell’Asia orientale, il che ha un significato epocale dal punto di vista della storia della civiltà mondiale. Per ciò che riguarda lo scorso anno l’evento politico ed economico più influente nel 2020 sono state le elezioni statunitensi e il relativo cambio di amministrazione. Le elezioni statunitensi hanno rappresentato il cambio più netto ma anche il più frustrante nella storia degli Usa. Sebbene Trump abbia perso le elezioni, 74.216.154 cittadini hanno votato per il presidente uscente. Per gli Usa, il mutamento di direzione non può essere considerato l’avvento di una politica determinata in una direzione, in quanto la realtà di base della società americana altamente divisa non è stata cambiata, ma è stata rafforzata a causa delle elezioni generali. L’enorme impatto ha promosso la diffusione della violenza politica e delle manifestazioni di protesta negli Usa.

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“Prospettive per i dividendi: nel 2021 la composizione dei rendimenti sarà cruciale”

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 marzo 2021

A cura di Jonathan Crown, Gestore azionario globale di Columbia Threadneedle Investments. Dopo un 2020 difficile per i dividendi, le prospettive per il 2021 sono positive. Molti dei settori più colpiti nel 2020, come quello automobilistico, dovrebbero beneficiare di una netta risalita dei dividendi. Ma vanno fatti dei distinguo, perché alcuni settori, come l’intrattenimento e l’aerospazio, potrebbero continuare ad arrancare per tutto il 2021. Mai come ora in un simile contesto è importante concentrarsi sulla sostenibilità dei dividendi e della redditività del capitale. Occorrerà però analizzare con attenzione anche la composizione dei rendimenti del capitale visto che le aziende e le autorità di regolamentazione sono intente a ponderare la flessibilità offerta dai riacquisti azionari e dai dividendi speciali. Le prospettive per i dividendi globali nel 2021 sono positive. Si prevede infatti un aumento del 10% nonostante la crisi pandemica ancora in corso. I settori più colpiti nel 2020 stanno registrando una buona ripresa nel 2021, ma anche il settore dei materiali dovrebbe archiviare una forte crescita dei dividendi (oltre il 15%) grazie ai rincari dei prezzi delle materie prime. Tra le società che avevano deciso di non corrispondere i dividendi nel 2020 per prudenza o per salvaguardare la propria reputazione, molte hanno ripreso i versamenti (a volte accompagnandoli con dividendi speciali) e prevediamo che tale tendenza continuerà. Tuttavia, le aziende che non hanno potuto pagare dividendi nel 2020 a causa del peggioramento dei flussi di cassa e quelle che operano in settori ancora in sofferenza, come l’intrattenimento e il settore aerospaziale, non pagheranno i dividendi nemmeno nel 2021. Quelle invece che hanno tagliato i dividendi ma operano in settori in fase di ripresa, come l’energia e le auto, dovrebbero assistere a una prima ripresa dei dividendi o almeno ad un miglioramento dell’indice di copertura dei flussi di cassa. Due lezioni importanti della pandemia sul tema dei dividendi:Innanzitutto, nel campo degli investimenti orientati al reddito la sostenibilità dei rendimenti è cruciale, e lo è ancor di più in tempi di crisi. Le società che operano in settori interessati da sfide strutturali o ciclici, con bilanci fortemente indebitati, sono le più esposte. Questo non fa che rafforzare la nostra preferenza per società che offrono redditi e crescita sostenibili, convinti come siamo che questo sia l’approccio migliore per ottenere un rendimento totale lungo tutto il ciclo. Di fatto, la pandemia potrebbe indurre gli investitori ad apprezzare di più la sostenibilità autentica dei dividendi in un mondo che ha cambiato completamente faccia. Inoltre, il nostro ventaglio di opportunità globali e il modo in cui costruiamo un’esposizione bilanciata a varie fonti di dividendi e settori differenti favoriscono un profilo reddituale stabile in tutti i cicli di mercato.
La seconda lezione, un po’ meno netta, è che la pandemia potrebbe modificare la composizione dei rendimenti del capitale nei prossimi anni. Molte società hanno colto l’occasione per ricalibrare i dividendi e riconoscono la flessibilità offerta dai riacquisti azionari e dai dividendi speciali. Lo stesso dicasi per le autorità regolamentari UE del settore banche e assicurazioni, che hanno potuto appurare la maggiore flessibilità di cui hanno beneficiato le loro omologhe statunitensi nell’interrompere i riacquisti azionari, una misura più incisiva in questo mercato caratterizzato da minori quote di utili distribuiti.Malgrado le precondizioni favorevoli ad un aumento dei dividendi e della redditività del capitale nel 2021, è importante considerare la composizione dei rendimenti del capitale, e questo potrebbe essere un lascito duraturo della pandemia.

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“Quali sono le prospettive per le azioni e i mercati statunitensi?”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 gennaio 2021

A cura di Nicolas Janvier, Responsabile azionario USA, EMEA di Columbia Threadneedle Investments. Oggi a mezzogiorno, come previsto dalla Costituzione degli Stati Uniti, Joseph Robinette Biden Jr, presterà giuramento come 46° presidente degli Stati Uniti. Ogni elezione presidenziale americana è controversa; tuttavia, la straordinaria faziosità della stagione elettorale ha portato a quello che di solito è un periodo di “buoni rapporti”, in quanto il potere passa da un’amministrazione all’altra. Mentre i Democratici hanno ora il controllo effettivo sia della Camera dei Rappresentanti sia del Senato, la debole maggioranza della Camera, insieme ad un Senato diviso, metterà probabilmente alla prova l’abilità politica del nuovo Presidente nel mettere in atto il suo programma.
Naturalmente, l’amministrazione statunitense entrante influenzerà anche il mondo del business. La nostra ricerca indica che ci saranno chiari vincitori e perdenti di settore in una presidenza Biden. Tuttavia, i cambiamenti nelle amministrazioni presidenziali raramente portano a cambiamenti sostanziali e radicali nell’economia statunitense, anche quando si passa da un’amministrazione conservatrice a una liberale, o viceversa. In termini di performance complessiva del mercato, abbiamo visto i mercati performare bene sia sotto i presidenti repubblicani sia sotto quelli democratici. Tuttavia, ci sono aspetti su cui gli investitori potrebbero voler rivolgere la loro attenzione.Il percorso dell’introduzione del vaccino Covid-19 sarà probabilmente al centro dei primi giorni di lavoro di Biden, che si è impegnato ad effettuare 100 milioni di vaccinazioni nei suoi primi 100 giorni. Per mitigare l’impatto della pandemia, prevediamo un nuovo ciclo di stimoli, un pacchetto che comprende una combinazione di sostegno aggiuntivo alle piccole imprese e pagamenti diretti alle famiglie, tra le altre cose, che sarà il primo ordine del giorno per la nuova amministrazione e il Congresso. Questo impegno potrebbe fare la differenza, poiché lo stimolo fiscale a breve termine è un ponte importante che potrebbe aiutare a superare il baratro dell’economia derivante dall’attuale crisi sanitaria.Nel corso del 2020, l’S&P 500 ha prodotto un rendimento totale di oltre il 18%, un risultato notevole se si considera che ha sopportato la più rapida discesa in un bear market della storia; utilizzando solo 16 sessioni di trading per scendere del 20% a marzo, e scendendo di oltre il 30% dal punto di massimo. Ma con le azioni che ora sono di nuovo vicine ai massimi storici, trainate da stimoli fiscali e monetari e dall’accesso a vaccini efficaci sempre più forti, la domanda principale per gli investitori dei mercati azionari statunitensi è come posizionare i loro portafogli per un’economia che torna alla normalità dopo lo shock del Covid-19? In questo contesto, crediamo che un approccio attivo e disciplinato, alimentato da una profonda ricerca di base, abbia senso.Per quanto riguarda i settori, è probabile che ci saranno vincitori e vinti a causa dei cambiamenti di politica, mentre gran parte del contesto politico ed economico continuerà a essere in evoluzione. Pertanto, il nostro team di US Equity sta lavorando a stretto contatto con il nostro team di Ricerca Fondamentale per analizzare i temi principali che guideranno il nostro posizionamento di settore e la selezione dei titoli nei mesi e negli anni a venire. Con l’aumento della volatilità e la crescente dispersione dei rendimenti azionari, è più importante che mai contenere il fenomeno. Capire come le singole aziende si comporteranno probabilmente in un ambiente dominato dai principali temi che abbiamo identificato, è probabile che si presentino opportunità significative nei prossimi trimestri e anni. Si tratta di una situazione che favorisce fortemente un approccio attivo e bottom up alla selezione dei titoli basato sulla ricerca fondamentale.
La transizione pacifica del potere in America risale al 1797, quando George Washington passò le responsabilità dell’Ufficio del Presidente degli Stati Uniti a John Adams. Dato il divario politico che il Paese sta conoscendo in questo momento, sarà importante che gli investitori superino una tendenza a reagire in maniera emotiva. La storia ci dice che l’economia e i mercati andranno avanti. Rimarremo impegnati a sostenere i nostri clienti e a mantenere il loro successo come nostra priorità.

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Giustizia-lumaca. Funzionamento e affidabilità a livello zero. Prospettive?

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 gennaio 2021

E’ di ieri la sentenza di Cassazione sulla strage di Viareggio: 11 anni di procedimenti, ora torna in Appello. Le informazioni in materia sono abbondanti. Colpisce non che ci sia un reo o meno, ma la prescrizione delle accuse di omicidio colposo. La prescrizione, tipico risultato dei processi-lumaca, è la legittima impossibilità di giudicare. Che è bene ci sia e che (al contrario del ministro di Giustizia) non deve essere merce di scambio per far finta che non esistano i processi-lumaca. Notizie di questi giorni: – dopo 14 anni, per un genitore di Torino (oggi 80enne) accusato di violenza sessuale, il processo è ancora in corso. – a Napoli dopo 31 anni, lo Stato ha risarcito per una trasfusione sbagliata una signora che, 37 anni all’epoca, oggi di anni ne ha 68. 26 anni per la sentenza, 5 anni per costringere lo Stato a pagare. Attualità e due notizie di questi giorni che non ci devono far dimenticare le tante vicende simili non note. E’ questa la giustizia di un Paese civile? Non ci rende affidabili: – per gli amministrati, rei o innocenti o desiderosi di giustizia che siano; – per gli investitori che se finiscono in un giudizio, civile o penale, devono rinunciare, e se non capitolano andare oltre confine. Come mai il capitolo giustizia è stato assente dai discorsi di fine anno del presidente Mattarella, così come è praticamente assente dai “ricoveri” e recuperi di qualche tipo? In questi giorni, 100 anni fa, nasceva Leonardo Sciascia, uno dei massimi denunciatori del sistema giustizia. Quando era in vita – scrittore, politico e deputato – quasi tutti lo emarginavano. Oggi viene decantato anche da chi all’epoca lo denigrava. E’ un fenomeno del passato o un esempio vivo da cui trarre lezione e passare ai fatti? Vincenzo Donvito, presidente Aduc,

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Prospettive globali per il 2021

Posted by fidest press agency su sabato, 12 dicembre 2020

A cura di Columbia Threadneedle Investments by Gene Tannuzzo Vice responsabile reddito fisso globale,Ricercare reddito negli strumenti di credito. La risposta aggressiva della Federal Reserve statunitense alla pandemia di coronavirus ha spinto i rendimenti dei titoli di debito rifugio vicino allo zero, rendendo i portafogli “a basso rischio” sempre più vulnerabili alla volatilità dei prezzi ascrivibile ai tassi d’interesse. A nostro avviso la Fed manterrà questo orientamento accomodante per diversi anni, il che potrebbe impedire un netto aumento dei rendimenti. Tuttavia, ciò non implica necessariamente un calo dei rendimenti, e il rischio appare asimmetrico dato che i bassi rendimenti non riescono a proteggere da un incremento anche solo modesto dei tassi. Di conseguenza, gli investitori dovrebbero considerare la possibilità di bilanciare il rischio di tasso d’interesse concentrandosi su aree del mercato obbligazionario maggiormente incentrate sul credito. Gli sforzi della Fed per spingere al ribasso i rendimenti dei titoli di Stato di alta qualità stimolano notevolmente la domanda di strumenti creditizi, in quanto obbligano gli investitori ad assumere posizionamenti più rischiosi al fine di generare reddito. Questa domanda, unita alle prospettive di un’ulteriore crescita economica, depone complessivamente a favore degli strumenti creditizi. Rimanere flessibili e continuare a diversificare. Dopo un sostanzioso rally durante il quale i prezzi hanno recuperato il 20% o più, attualmente nella maggior parte dei segmenti del reddito fisso la compensazione del rischio è inferiore alla media di lungo periodo. Anche in termini di valore relativo il quadro appare equo, a suggerire che un approccio diversificato all’allocazione settoriale può produrre risultati corretti per il rischio migliori di quelli ottenuti con un’allocazione più concentrata. Ravvisiamo l’opportunità di diversificare il rischio di credito ripartendolo tra debito societario, debito pubblico e debito al consumo, aree che hanno tutte registrato un notevole miglioramento dopo la fase acuta della crisi. Altrettanto importante è che gli investitori rimangano flessibili e pronti a ribilanciare i portafogli in caso di variazioni sul fronte del valore relativo. L’agilità sarà probabilmente un fattore chiave per massimizzare i rendimenti nel 2021, in quanto consentirà agli investitori di preservare l’equilibrio tra il reddito e la protezione del capitale. La selezione dei titoli dovrebbe rivelarsi un significativo driver di sovraperformance. Secondo il nostro scenario di riferimento, l’economia continuerà a recuperare terreno per tutto il 2021, anche se con una maggiore differenziazione tra i vincitori e i vinti della pandemia. Il cambiamento delle dinamiche della domanda e la prospettiva di una ripresa disomogenea influiranno sui settori e sugli emittenti in modi radicalmente diversi. Riteniamo che anziché essere passivamente esposti al rischio di mercato, gli investitori debbano concentrarsi sulla selezione dei titoli per evitare potenziali scenari negativi che possano ridurre notevolmente le opportunità di reddito e di rendimento totale.Un’efficace ricerca sul credito in grado di individuare le tendenze potenzialmente più durature (soprattutto quelle che si traducono in un calo permanente della domanda) costituisce uno strumento indispensabile nell’odierno contesto di bassi rendimenti. Nel 2021 la selezione dei titoli potrebbe rivelarsi lo strumento di gestione del rischio più valido nel reddito fisso.

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Prospettive di mercato 2021 di Columbia Threadneedle Investments

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 dicembre 2020

“Fattori noti e incognite al termine di un anno turbolento”, a cura di William Davies, Chief Investment Officer, EMEA presso Columbia Threadneedle Investments. Tre temi domineranno il panorama d’investimento nel 2021: lo sviluppo di un vaccino contro il Covid-19, il quadro politico negli Stati Uniti dopo le elezioni di novembre e la Brexit. Data l’entità senza precedenti degli stimoli e degli interventi dei governi, il livello di indebitamento sarà persino superiore a quello registrato dopo il 2009; ci troveremo quindi in un contesto di bassa inflazione, bassa crescita e bassi tassi d’interesse in cui sarà improbabile che gli investimenti value tradizionali sovraperformino nel più lungo termine. Tale contesto favorirà invece le tipologie d’investimento privilegiate da Columbia Threadneedle Investments: attivi a lungo termine e società caratterizzate da una crescita duratura che continuano ad apprezzarsi, in quanto dotate di tutte le caratteristiche che ricerchiamo in un’impresa: rendimenti sostenibili trainati da un considerevole “economic moat”, un ottimo profilo nell’ottica delle cinque forze di Porter, solide credenziali ambientali, sociali e di governance e un vantaggio competitivo sostenibile. Per quanto riguarda specifici mercati azionari, è necessario confrontare le prospettive a breve con quelle a lungo termine. Le azioni britanniche sono chiaramente più convenienti rispetto a quelle di altri mercati e potrebbero risultare avvantaggiate qualora la ripresa che prevediamo nei prossimi 9-12 mesi dovesse concretizzarsi; l’Europa si trova in una posizione simile, come anche il Giappone. Nel più lungo periodo ravvisiamo un maggior potenziale negli Stati Uniti e nei mercati asiatici/emergenti.Vediamo con favore un certo livello di rischio nel credito, ma crediamo che sia meglio cercarlo nel segmento investment grade piuttosto che in quello high yield, più esposto a nostro avviso ai rischi legati a una maggiore leva finanziaria, che diviene particolarmente pericolosa se abbinata a un’elevata leva operativa. In qualità di gestori attivi, abbiamo ottenuto ottimi risultati durante la crisi sanitaria facendo affidamento sulle nostre conoscenze e competenze, sul nostro spirito collaborativo e sulle nostre capacità di ricerca, che ci hanno aiutato a mantenere la calma. Anche nel 2021 continueremo a perseguire questo approccio coerente, che ci consentirà di individuare tendenze e opportunità d’investimento a prescindere dagli sviluppi che ci attendono nel nuovo anno.

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Oro e azioni aurifere: le prospettive restano brillanti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 ottobre 2020

Commento di George Cheveley, Portfolio manager della strategia Global Gold di Ninety One. L’oro ha ricevuto sostegno dall’incertezza legata alla pandemia. Fino a questo momento, il 2020 è stato pesantemente condizionato dalla pandemia di Coronavirus, che ha portato sofferenze sia a livello umano che economico, con la maggior parte delle economie che hanno registrato una battuta d’arresto a causa dei vari lockdown. Una delle conseguenze è stata che gli Stati Uniti sono entrati in recessione, mettendo fine al più lungo periodo di espansione economica ininterrotta (128 mesi consecutivi) della loro storia. In risposta, abbiamo assistito a un allentamento delle politiche monetarie e a stimoli fiscali senza precedenti. Prima ancora che il Covid-19 si trasformasse in un’epidemia mondiale vera e propria, una serie di eventi avevano già colpito i mercati nel 2020, e tra questi: l’aumento delle tensioni in Medio Oriente, gli incendi in Australia, la guerra del prezzo del petrolio tra i suoi maggiori produttori e la crescente polarizzazione della politica americana in vista delle elezioni di novembre. Le tensioni tra USA e Cina non sembrano volersi allentare, considerando anche l’ultima escalation legata alla questione dei social network TikTok e WeChat, ed è possibile che queste tensioni si inaspriscano ulteriormente visto che Donald Trump sta cercando di ottenere un secondo mandato alla Casa Bianca.Dopo un calo iniziale, l’oro e le azioni aurifere sono decisamente risalitiDa inizio anno, il prezzo dell’oro è cresciuto del 24% (a fine settembre), abbattendo la barriera dei 2.000 dollari l’oncia (seppur per un breve periodo) e duplicando il suo valore di mercato rispetto a cinque anni fa; tutto questo per la preoccupazione degli investitori legata al Covid-19, alle tensioni geopolitiche e per l’indebolimento del dollaro.Nonostante sia rimasto intrappolato nell’ondata di vendite registrata a marzo, l’oro si è riconquistato il suo ruolo di porto sicuro, grazie a una robusta ripresa nel mese di aprile. Tutto ciò è simile a quanto visto durante la crisi del 2008, con l’oro che è stato fortemente venduto durante la fase di “corsa al contante”, per poi recuperare velocemente quando gli investitori hanno cercato di diversificare la liquidità che avevano acquisito. Le azioni aurifere sono state colpite più duramente dalla crisi a causa della minore liquidità e delle preoccupazioni dovute alla riduzione della domanda causata dalla pandemia, tuttavia hanno registrato un forte rimbalzo ad aprile e a fine mese il loro valore era cresciuto dell’11%, in linea con l’oro.Dopo un periodo di calma tra maggio e quasi tutto giugno, l’oro e le azioni aurifere sono tornati a crescere a un ritmo sostenuto tra la fine di giugno e tutto il mese di luglio. Per noi, questa non è stata una sorpresa: questo metallo prezioso diventa molto attraente se inserito in uno scenario di trilioni di dollari di liquidità iniettata nei mercati e con il recente spostamento a rialzo del tasso medio di inflazione (non più un semplice 2%) che non porterà altro che tassi d’interesse reali (cioè al netto dell’inflazione) ancora più negativi. Un altro elemento di supporto per questa commodity è stato l’indebolimento del dollaro, che a sua volta era considerato un bene rifugio, ma la persistente incertezza dovuta al Coronavirus e le politiche monetarie e fiscali espansive hanno ribaltato le percezioni degli investitori sulla valuta statunitense. Il dollaro debole è una buona notizia per il prezzo dell’oro, perché viene considerato come un investimento più stabile.

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