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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 330

Posts Tagged ‘prostata’

Ipertrofia prostatica benigna

Posted by fidest press agency su martedì, 26 novembre 2019

In Italia vivono circa 5 milioni e 995mila uomini over 65. Di questi, l’80%, quasi 4 milioni e 800 mila cittadini (4.795.900), è colpito da ipertrofia prostatica benigna. Ma troppi, almeno il 70%, evitano le cure e considerano i sintomi della malattia come conseguenze inevitabili legate all’età. Ne parlano poco anche con il medico di famiglia oppure ricorrono al ‘fai da te’. Un atteggiamento che accomuna i più anziani con i giovani adulti, perché la malattia è sottostimata e sottotrattata anche negli under 50. Si tratta di un “sommerso” preoccupante, perché i sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna sono simili a quelli di altre malattie, tra cui il cancro alla prostata. Spetta al medico il compito di escluderle e, di fronte ai primi sintomi, è necessario rivolgersi al clinico. L’allarme per la “terra di nessuno” in cui sono lasciati gli anziani colpiti da ipertrofia prostatica benigna viene da CosmoSenior in corso a Rimini, il più grande appuntamento dedicato ai cittadini over 65, giunto alla settima edizione e organizzato da Senior Italia FederAnziani.
“Oggi vi sono farmaci in grado di controllare in modo efficace la patologia – afferma Vincenzo Mirone, Direttore della Scuola di Specializzazione in Urologia dell’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’ -. In particolare, l’estratto esanico di Serenoa repens agisce con un potente effetto anti infiammatorio: ha dimostrato di ridurre in maniera statisticamente significativa, di circa il 30%, l’infiammazione all’origine della malattia. Il farmaco, che deve essere prescritto dal medico, ha efficacia nella gestione di sintomi e disturbi urinari di origine prostatica, comprovata da numerose pubblicazioni in letteratura e certificata da enti come l’agenzia regolatoria europea (EMA). Il punto di forza dell’estratto esanico di Serenoa repens, soprattutto nel paziente over 70, è l’ottimo profilo di tollerabilità. Al contrario degli alfa litici e degli inibitori della 5-alfareduttasi, non impatta negativamente sulla sfera sessuale (desiderio, erezione ed eiaculazione). Inoltre, non provoca un eccessivo abbassamento della pressione, in persone spesso già in trattamento farmacologico per ipertensione. Infine, non alterando i valori di PSA, permette lo screening e la diagnosi precoce del tumore della prostata”.“L’ipertrofia prostatica benigna colpisce più di sei milioni di cittadini over 50 – sottolinea Antonio Magi, Segretario Generale SUMAI (Sindacato Unico Medicina Ambulatoriale Italiana e Professionalità dell’Area Sanitaria) -. Ma almeno 3 milioni e 357mila over 65 non la curano. Nell’immaginario comune, l’anziano deve rassegnarsi a soffrire di problematiche urinarie legate all’invecchiamento. Al contrario, oggi esistono numerose terapie mediche e chirurgiche. Se non trattata in modo tempestivo e appropriato, l’ipertrofia prostatica benigna può causare seri disturbi, ad esempio ritenzione urinaria acuta, una condizione che richiede l’intervento di cateterizzazione, fino all’asportazione chirurgica della prostata. Ciononostante, la maggior parte degli uomini richiede un consulto medico solo quando manifesta già da tempo i sintomi”. La malattia colpisce anche i più giovani (circa l’8% dei 31-40enni), interessa il 50% dei 51-60enni, il 70% dei 61-70enni per arrivare al 90% negli over 80.“Nei pazienti al di sotto dei 50 anni, i sintomi e disturbi legati alla prostata sono spesso ascritti ad un quadro non meglio specificato di ‘prostatite’, che si ritiene erroneamente dovuta ad un’infezione di origine batterica – spiega il prof. Mirone -. Molti giovani con disturbi urinari vengono pertanto sottoposti a numerosi cicli di antibioticoterapia, senza risolvere il quadro clinico. Le terapie comportamentali e mediche in molti casi non vengono prescritte. Da qui il ‘sommerso’ che riguarda anche i quarantenni”.
I sintomi più frequenti della malattia sono rappresentati dai disturbi minzionali (sintomi delle basse vie urinarie, “LUTS” in inglese: lower urinary tract symptoms), distinti in due categorie. Sintomi urinari ostruttivi, causati dall’ingrandimento della prostata, che determina compressione e ostruzione delle vie urinarie. Tipici sintomi urinari ostruttivi sono il getto urinario rallentato, la minzione in più tempi e la sensazione di mancato svuotamento vescicale (“tenesmo”). I sintomi urinari irritativi sono legati prevalentemente ad alterazioni della vescica, che avvengono come conseguenza della malattia. Sono rappresentati dalla necessità di urinare spesso durante la giornata (“pollachiuria”), dalla necessità di alzarsi più volte durante la notte per urinare (“nicturia”), dall’urgenza minzionale fino all’incontinenza urinaria da urgenza.Numerose evidenze in letteratura suggeriscono che un’attività fisica moderata e regolare (ad esempio camminare, nuotare, giocare a tennis, andare in bicicletta o fare ginnastica in palestra almeno tre volte a settimana) possa ridurre significativamente i disturbi urinari legati alla malattia. Gli anziani, però, sono poco propensi a seguire le regole della prevenzione. In Italia, il 36,1% degli uomini over 65 è completamente sedentario, il 48,2% è in sovrappeso, il 13,4% obeso, e il 32,6% consuma alcol in quantità che possono danneggiare la salute.“L’ipertrofia prostatica benigna colpisce una percentuale significativa di over 65, ma troppi non la curano – conclude Roberto Messina, Presidente Senior Italia FederAnziani -. È importante sensibilizzare tutti i cittadini, in particolare gli anziani, sulle terapie efficaci a disposizione, invitandoli a rivolgersi subito al medico di fronte ai primi sintomi. La continuità e la fiducia nel rapporto medico-paziente sono essenziali per affrontare una malattia cronica come l’ipertrofia prostatica benigna. Dall’altro lato, è necessario avviare campagne per informare tutti i cittadini sul ruolo della prevenzione grazie agli stili di vita sani, garantendo così consistenti risparmi al servizio sanitario nazionale”.

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Cancro della prostata, una web sitcom per abbattere i tabù

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 novembre 2019

Milano. Consapevolezza e prevenzione, le armi per battere sul tempo il cancro della prostata, il tumore più diffuso tra i maschi adulti italiani con 37.000 nuove diagnosi nel 2019, che se diagnosticato in fase precoce può essere curato in maniera efficace.Europa Uomo Italia Onlus insieme a Fondazione ONDA, con il patrocinio di Fondazione AIOM, SIU – Società Italiana di Urologia, SIUrO – Società Italiana di Urologia Oncologica, AIRO – Associazione Italiana Radioterapia e Oncologia clinica, AURO – Associazione Urologi Italiana, FFO – Fondazione per la Formazione Oncologica e il contributo incondizionato di Astellas, promuove la campagna “QUI PRO QUO – Salute della prostata: stop agli equivoci, sì alla prevenzione”, per sensibilizzare uomini over 50, le donne compagne di vita e i giovani maschi sull’importanza di superare i pregiudizi e sottoporsi a periodici controlli della prostata.Da oggi un cambio di rotta culturale è possibile grazie a una web sitcom con Francesco Paolantoni ed Emanuela Rossi, che racconta in 5 puntate con un linguaggio semplice e scherzoso come affrontare il delicato argomento della prostata e dei suoi problemi all’interno della coppia.Su prostataquiproquo.it la web sitcom e le informazioni sulla campagna.Il termine per partecipare al contest musicale scade il 30 giugno: tutte le informazioni sono disponibili sul sito http://www.voltatiguardaascolta.it

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Salute della prostata

Posted by fidest press agency su martedì, 12 novembre 2019

Milano venerdì 15 novembre alle ore 11.30 allo Spazio Gessi, in Via Manzoni 16A conferenza stampa di presentazione della web sit-com QUI PRO QUO Salute della prostata: stop agli equivoci, sì alla prevenzione è una campagna promossa da Europa Uomo e ONDA con la sponsorizzazione non condizionante di Astellas per sensibilizzare su prevenzione e diagnosi precoce del cancro della prostata.

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Europa: un sondaggio per indagare quanto gli uomini conoscano la prostata

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 ottobre 2019

Nello specifico per fare il punto su conoscenza e prevenzione della ipertrofia prostatica benigna, una patologia molto diffusa dopo i 50 anni ma spesso sottovalutata. In Italia AURO.it, l’Associazione Urologi italiani, da sempre impegnata a favore della prevenzione e cura delle patologie urologiche, ha aderito alla campagna e divulgato il questionario.
Cosa è emerso dalle risposte? Interessante notare innanzitutto una differenza sostanziale tra i risultati del sondaggio diffuso da EAU nel Regno Unito, Germania e Francia, e quelli del sondaggio AURO.it tra gli italiani.Nel campione estero solo un uomo over 50 su quattro ha risposto correttamente alla domanda sulla funzione principale della prostata. Nel campione italiano invece questo dato è sensibilmente più alto, perché ben il 60% ha risposto in maniera corretta, dimostrando di saperne molto di più degli omologhi stranieri.Altro dato confortante è che in presenza di possibili sintomi della malattia, gli italiani si rivolgerebbero per il 60% all’urologo, riconoscendo dunque l’importanza di rivolgersi ad uno specialista. Il 30% chiederebbe informazioni al medico curante e solo il 10% cercherebbe risposte sul web al fantomatico “Dottor Google” che tanti problemi sta causando sia nel rapporto medico-paziente ma soprattutto nella corretta interpretazione delle informazioni in ambito medico.Un dato generale e comune sia in Italia che all’estero è invece la sottovalutazione dell’ipertrofia prostatica benigna, che per oltre il 60% viene considerata come un “normale segno di invecchiamento” sopra i 40 anni.In effetti, pur essendo estremamente frequente la comparsa, col passare degli anni di vita, di sintomi legati alla ipertrofia prostatica (debolezza del flusso di urina alla minzione, necessità di risvegli notturni per mingere, urgenza minzionale, …) è sbagliato da parte dei Pazienti pensare ai disturbi prostatici come a qualcosa che rientri nella “normalità” e che pertanto possa essere trascurata.Grazie a quanto suggerito dal sondaggio dobbiamo quindi prendere l’impegno di dare una “corretta” informazione su quali sintomi rilevare e sul fatto che anticipando una visita urologica al momento dell’esordio della malattia possiamo evitare o rallentarne la progressione con l’obbiettivo di migliorare la qualità di vita e di evitare, attraverso terapie mediche e suggerimenti sulla dieta ed attività fisica, un possibile trattamento chirurgico.Un altro impegno che nasce da quanto espresso dai Pazienti nel sondaggio AURO.it è quello di dare sempre più peso, durante le visite, all’informazione da parte del Medico sulla possibilità dei diversi trattamenti possibili, in modo da mettere il Paziente nella possibilità di essere più coinvolto e poter prendere una decisione informata sull’opzione terapeutica, in accordo con lo specialista.Confrontarsi con le esigenze dei Pazienti attraverso un questionario di facile lettura ed interpretazione si è dimostrato uno strumento efficace ed utile sia per i Pazienti, che in tal modo vengono resi partecipi della volontà di dare una qualità sempre più alta all’assistenza medica, che agli Urologi che possono indirizzare nella maniera migliore la propria pratica clinica.

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Cancro alla prostata: dalla Thailandia un nuovo esame del sangue per rilevare il carcinoma prostatico cattivo

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 settembre 2019

Un team di ricerca internazionale dell’Università Mahidol di Bangkok, in Thailandia, ha sviluppato un nuovo esame del sangue in grado di rilevare il carcinoma prostatico clinicamente significativo nei pazienti ad alto rischio.Secondo il principale scienziato, il dott. Sebastian Bhakdi, il test è in grado di isolare e visualizzare cellule endoteliali circolanti associate al tumore (tCEC) da un piccolo campione di sangue da 10 ml.Le cellule endoteliali circolanti associate al tumore sono biomarcatori altamente promettenti per la rilevazione di tumori in fase precoce perché si pensa che derivino direttamente dai vasi sanguigni di un tumore.Sfortunatamente, tuttavia, sono estremamente rari e quasi indiscernibili dalle normali cellule del sangue, motivo per cui sono stati finora considerati non rilevabili nei laboratori di routine.“Mentre i tumori maligni iniziano a crescere i vasi sanguigni quando hanno una dimensione di appena 1 mm, ma i tumori dormienti non si comportano allo stesso modo. Di conseguenza, il tCEC è il primo tipo di cellule associate al tumore a diffondere nella circolazione dell’ospite e può indicare se la malattia danneggerà o meno il paziente” spiega il Dr Andrea Militello, Urologo e Andrologo di Roma, eletto Miglior Andrologo d’Italia 2018.
“Non tutti i tumori hanno bisogno di cure. Non è solo importante rilevare precocemente la malattia, ma anche valutare se è di natura aggressiva o meno. I test per tCEC potrebbero risolvere entrambi i problemi allo stesso tempo” spiega ancora il dottore.In collaborazione con partner privati, il dott. Bhakdi e il suo team hanno sviluppato una serie di nuove tecnologie che operano a temperature sotto lo zero che consentono loro di isolare tCEC dal sangue intero in appena 6 ore e visualizzarle al microscopio.I colleghi sviluppato il primo test di screening al mondo basato su tCEC in grado di rilevare sistematicamente queste cellule molto rare in campioni di sangue standard. Lo studio suggerisce che il test serve a distinguere tra uomini con e senza carcinoma prostatico clinicamente significativo.Secondo il medico thailandese-tedesco, che ora sta lavorando a Singapore, il nuovo test tCEC non è stato progettato come un test autonomo, ma come un componente aggiuntivo per lo screening dell’antigene prostatico specifico (PSA) in modo da adattarsi perfettamente nei percorsi diagnostici esistenti.”Lo screening del PSA è un argomento molto dibattuto nell’urologia moderna. In oltre il 75% di tutti i casi in cui i test del PSA hanno portato a una biopsia multi-core della prostata, è risultato negativo. Il che significa che il paziente è stato sottoposto a una procedura altamente invasiva per ragione a tutti”, ha detto il Dr. Militello, che da anni si occupa della diagnostica non invasiva del carcinoma prostatico.”Il test tCEC ora può colmare il divario tra lo screening del PSA e la biopsia, assicurando solo quei pazienti che hanno davvero bisogno di sottoporsi all’operazione. Con questo, speriamo di creare un reale beneficio clinico senza dover scuotere i percorsi diagnostici esistenti” dice ancora l’urologo romano.I risultati, ora pubblicati su Cancers, una delle riviste di oncologia di più alto livello nel mondo, indicano che i test tCEC potrebbero evitare oltre il 70% delle biopsie innescate dalle letture del PSA nella cosiddetta “zona grigia diagnostica” (4-20 ng / mL).Secondo il Dr Militello l’alto valore predittivo negativo del test (probabilità che i soggetti con un test di screening negativo non presentino la malattia) del 93%, sarebbe la chiave per escludere con sicurezza risultati falsi negativi, e con esso, ulteriore esame del paziente.”Esistono diversi test promettenti per governare il carcinoma prostatico, in particolare il PSA e la risonanza magnetica multiparametrica (mpMRI). Il problema è che nessuno di loro è in grado di escludere con sicurezza la malattia, che è la chiave per evitare test di follow-up potenzialmente dannosi. In combinazione con PSA come test di regole, l’alto valore predittivo negativo del nostro test potrebbe finalmente colmare il gap” conclude l’andrologo Militello.

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Salute: il caffè aiuta a prevenire il cancro alla prostata?

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 agosto 2019

La notizia è stata presentata al congresso dell’Associazione europea di urologia a Barcellona, dopo la pubblicazione sulla rivista The Prostate (https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1002/pros.23753).Il caffè è una complessa miscela di composti che ha dimostrato di influenzare la salute umana sia in modo positivo che negativo.E vi sono ormai prove crescenti che l’assunzione di alcuni tipi di caffè sia associata a una riduzione dell’incidenza di alcuni tumori, inclusi i tumori della prostata.
Ora gli scienziati giapponesi hanno studiato gli effetti di due composti trovati nel caffè, il kahweol acetato e il cafestol, sulle cellule tumorali della prostata e negli animali, dove sono stati in grado di inibire la crescita delle cellule resistenti ai comuni farmaci anticancro come il Cabazitaxel.Kahweol acetato e cafestol sono idrocarburi, naturalmente presenti nel caffè arabico e si è scoperto che il processo di preparazione del caffè influenza se questi composti rimangono nel caffè dopo la preparazione (come con l’espresso) o se vengono rimossi (come quando vengono filtrati).I ricercatori hanno inizialmente testato sei composti, naturalmente presenti nel caffè, sulla proliferazione delle cellule tumorali della prostata umana in vitro (cioè in una capsula di Petri).Hanno scoperto che le cellule trattate con kahweol acetato e cafestol sono cresciute più lentamente dei controlli. Hanno quindi testato questi composti su cellule tumorali della prostata che erano state trapiantate in 16 topi: 4 topi erano controlli, 4 sono stati trattati con acetato di kahweol, 4 con cafestol, mentre i topi rimanenti sono stati trattati con una combinazione di acetato di kahweol e cafestol.
“In questo interessante studio l’acetato di kahweol e il cafestol hanno inibito la crescita delle cellule tumorali nei topi, ma la combinazione sembrava funzionare sinergicamente, portando a una crescita tumorale significativamente più lenta rispetto ai topi non trattati. Dopo 11 giorni, i tumori non trattati erano cresciuti di circa 3 e mezzo volte il volume originale (342%), mentre i tumori nei topi trattati con entrambi i composti erano cresciuti di poco più di una volta e mezzo (167%) volte le dimensioni originali” ci dice l’andrologo e urologo Dr. Andrea Militello (www.urologia-andrologia.net). “È importante mantenere questi risultati in prospettiva. Questo è uno studio pilota, quindi questo lavoro mostra che l’uso di questi composti è scientificamente fattibile, ma necessita di ulteriori approfondimenti; non significa che i risultati possano ancora essere applicati agli esseri umani. E’ stata anche riscontrata la riduzione della crescita nelle cellule tumorali trapiantate, piuttosto che nelle cellule tumorali native. Ciò che mostra è che questi composti sembrano avere un effetto sulle cellule resistenti ai farmaci nelle cellule del carcinoma della prostata nelle giuste circostanze e che anche loro hanno bisogno di ulteriori indagini. Attualmente si sta valutando come si potrebbero testare questi risultati in un campione più ampio, e quindi nell’uomo” spiega ancora il professore.
“Questi sono risultati promettenti ma non dovrebbero far sì che le persone cambino il loro consumo di caffè. Il caffè può avere effetti sia positivi che negativi (ad esempio può aumentare l’ipertensione), quindi dobbiamo scoprire di più sui meccanismi alla base di questi risultati prima di poter pensare alle applicazioni cliniche. Tuttavia, se possiamo confermare questi risultati, potremmo avere candidati per il trattamento del carcinoma della prostata resistente ai farmaci” conclude il Dr Andrea Militello.

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Epilobio: una pianta per i disturbi prostatici

Posted by fidest press agency su martedì, 16 luglio 2019

Erbe annue o perenni, le piante appartenenti al genere Epilobium sono più di 100. Tra queste, la specie più studiata ed utilizzata è l’angustifolium che presenta interessanti proprietà contro IPB e un interessante corredo di flavonoidi. Infatti, i flavonoidi sembrano I responsabili delle attività antiossidante, anti-proliferativa, anti-infiammatoria, antibatterica ed anti-aging della pianta.
Conosciuta anche con il nome di camenèrio, epilobio a foglie strette o garofanino di montagna, il genere è diffuso in tutte le latitudini temperate e fredde di entrambi gli emisferi. Tra gli usi tradizionali, particolari sono quelli della medicina popolare siberiana, dove l’infuso fino al XIX secolo era la bevanda più consumata dalla popolazione. Curioso è il trattamento che veniva riservato alle foglie prima di essere infuse. Una volte raccolte, si lasciavano appassire, quindi si sminuzzavano e si lasciavano riposare per alcuni giorni in ambiente riscaldato. Questo dava origine a processi fermentativi che in un secondo momento venivano interrotti dall’essiccazione delle foglie.La tisana risultante, veniva impiegata per il trattamento di patologie infiammatorie del tratto gastro-intestinale e per coadiuvare il riposo notturno. Recenti studi scientifici hanno confermato le intuizioni di un’erborista austriaca: Maria Straben. Infatti, a metà del XX° secolo, in Austria si ipotizzava l’utilizzo dell’Epilobio per il trattamento di casi di prostatite. È il caso di uno studio apparso su Journal of Ethnopharmacology a Marzo, dove gli autori si interrogavano sull’utilità di un estratto di E. angustiolium per trattare i primi sintomi e stadi di ipertrofia prostatica benigna o infiammazione a uretra e prostata. In particolare, gli autori evidenziano nell’oenoteina B il metabolita responsabile dell’attività farmacologica della pianta. Lo studio in vivo ha dimostrato interessanti attività, correlata alla down-regulation dei livelli di androgeni, alla soppressione dell’espressione di NF-kB e alla riduzione della risposta infiammatoria.
Un precedente studio polacco aveva già suggerito l’importanza dell’effetto contro patologie che colpiscono la prostata, confrontando l’epilobio con la Serenoa repens. Anche in questo caso si tratta di uno studio in vivo, che però considerava ratti affetti da cancro prostatico ormone-dipendente. I risultati hanno indicato un possibile effetto delle piante (statisticamente equivalente ed interessante) nelle vie di segnale coinvolte nella crescita tumorale.In questo periodo estivo, non possiamo non citare lo studio di Kubala e Ruszova. Questo studio ha valutato in vitro l’effetto dell’estratto ei epilobio su fibroblasti ed in vivo l’azione fotoprotettrice. In particolare, si è osservato che dopo l’applicazione di epilobio la pelle era protetta dalla formazione di eritema dopo l’esposizione a raggi UV. In vitro, I fibroblasti se trattati con estratto di epilobio, non riducevano la loro proliferazione anche se colpiti da agenti soppressivi. (by Luca Guizzon Farmacista territoriale, esperto di fitoterapia Farmacia Campedello (VI) – fitoterapia33)

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Cancro alla prostata, nuovo test per identificarlo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 luglio 2019

Un esame delle urine può diagnosticare il cancro aggressivo della prostata e prevede se i pazienti avranno bisogno di un trattamento nei 5 anni successivi. Inoltre, grazie a questo test, dal nome PUR (Prostate Urine Risk), sviluppato dai ricercatori della University of East Anglia (UEA) e della Norfolk and Norwich University Hospital, in Inghilterra, possono essere identificati anche coloro con una probabilità più bassa di aver bisogno del trattamento, evitando così gli esami invasivi per i pazienti a basso rischio. «Il cancro della prostata si sviluppa lentamente e non è causa di morte per la maggior parte degli uomini colpiti, ma sfortunatamente, al momento non abbiamo la capacità di dire in quali sarà necessario un trattamento radicale e in quali no» spiega Shea Connell, della UEA. Spesso le indagini attuali non sono sufficienti, basti pensare che fino al 75% degli uomini è negativo al cancro nonostante un livello elevato nel sangue di antigene prostatico specifico (PSA), uno degli esami svolti per l’indagine insieme a risonanza magnetica, biopsia e esplorazione rettale digitale. Al contrario il 15% tra coloro con un valore di PSA nella norma hanno il cancro, in alcuni casi (15%) di tipo aggressivo. Di conseguenza è stata istaurata una “politica di sorveglianza” che richiede esami di follow-up costanti e invasi, a cui circa il 50% degli uomini non aderisce. «Questo test ha il potenziale per migliorare il processo decisionale clinico aiutando a identificare gli individui senza cancro, quelli con malattia ma a basso rischio e quelli che dovrebbero essere trattati» spiega Robert Mills, del Norfolk and Norwich University Hospital. PUR è stato sviluppato a partire dall’esame dell’espressione di 167 geni nei campioni di urina di 537 uomini. I ricercatori hanno trovato una combinazione matematica di 35 geni differenti che possono essere utilizzati per calcolare il rischio. Il test fornisce una valutazione simultanea del tessuto non-canceroso e dei gruppi di rischio (basso, intermedio e alto) e mostra quanto il cancro sia aggressivo. Il test quindi può essere utilizzato non solo per la diagnosi di cancro senza procedure invasive, ma anche per identificare il rischio dei pazienti, riuscendo a prevedere se quelli che ne sono affetti o sotto sorveglianza attiva richiedono un trattamento. «PUR ha un enorme potenziale per trasformare la diagnosi e il trattamento del cancro alla prostata» conclude Mark Buzza, della Movember Foundation, che ha finanziato lo studio. BJU Int. 2019 May 20. doi: 10.1111/bju.14811. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31106513 – fonte:doctor33)

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Tumore della prostata: nuove cure dall’epigenetica

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 giugno 2019

Roma. Novità importanti sulla cura del tumore alla prostata grazie all’epigenetica, il meccanismo principale che controlla la trascrizione di geni specifici senza cambiamenti nelle sequenze del DNA sottostanti. Le alterazioni epigenetiche portano a modelli anormali di espressione genica che contribuiscono alla carcinogenesi e persistono durante la progressione della malattia.“A causa della natura reversibile le modificazioni epigenetiche emergono come promettenti bersagli farmacologici antitumorali. Diversi composti sono stati sviluppati per invertire le attività aberranti degli enzimi coinvolti nella regolazione epigenetica, e alcuni di essi mostrano risultati incoraggianti in studi preclinici e clinici” – spiega il Dr. Andrea Militello, eletto come miglior andrologo e urologo nel 2018 e già libero docente presso l’Università Federiciana di Cosenza.“Negli ultimi tempi i nostri studi, cercano di interpretare in modo completo i ruoli aggiornati dell’epigenetica nello sviluppo e nella progressione del cancro alla prostata. Ci concentriamo soprattutto su tre meccanismi epigenetici: metilazione del DNA, modificazioni dell’istone e RNA non codificanti. Elaboriamo gli attuali modelli / teorie che spiegano la necessità di questi programmi epigenetici nel guidare i fenotipi maligni delle cellule tumorali della prostata” racconta ancora l’urologo.
In particolare, si cerca di far chiarezza in che modo alcuni regolatori epigenetici incrociano con percorsi biologici critici, come la segnalazione del recettore degli androgeni (AR), e come la cooperazione controlli dinamicamente i profili trascrizionali orientati al cancro.Il ripristino di un paesaggio epigenetico “normale” è promettente come cura per il cancro alla prostata.”Potremmo in futuro prossimo, evidenziare particolari modificazioni epigenetiche come biomarcatori diagnostici e prognostici o nuovi bersagli terapeutici per il trattamento della malattia”, conclude il dott. Militello.

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Nuove armi contro il cancro alla prostata

Posted by fidest press agency su domenica, 24 marzo 2019

Farmaci, certo, ma anche nuove realtà di intervento chirurgico e di microscopica verifica del risultato ottenuto, grazie anche all’impiego del robot. Questo accade all’ospedale di Baggiovara, presso Modena. Si tratta di due “strumenti” che vedono protagonista il professor Bernardo Rocco, primario presso l’ospedale e direttore della Struttura complessa di Urologia, un punto d’eccellenza. Dice il professore: “Nel 2006 introdussi la chirurgia robotica multidisciplinare allo IEO di Umberto Veronesi a Milano, sviluppando in particolare l’approccio al tumore alla prostata. Fu il mio momento magico”. Rocco è stato negli USA per anni come assistente del professor Vitul Patel, uno dei grandi padri fondatori della robotica medica, diventando clinical instructor proprio per quello specifico settore del quali è oggi leader conosciuto e riconosciuto a livello mondiale.
Prima novità: il PrECE, (Predicting Extra Capsula Extension of Prostate cancer) un sistema predittivo, basato su nomogramma che indica lo stato di aggressività locale del tumore, messo a punto proprio dal professor Rocco in collaborazione con il più grande centro di prostectomia robotica degli States quello di Celebration, in Florida. “PrECE”, spiega il professor Rocco, “sviluppato su basi statistiche per ogni paziente guida il chirurgo nell’individuare il piano di intervento sulla ghiandola malata. Se il nomogramma prevede la presenza di un tumore confinato alla ghiandola prostatica si potrà effettuare un intervento nerve sparing, cioè con risparmio dei nervi deputati all’erezione; in caso di neoplasia più avanzata si procederà invece a una più ampia resezione chirurgica per garantire la sicurezza oncologica. Il sistema predittivo consente inoltre di sfruttare e incrementare al massimo i numerosi e vantaggi della chirurgia robotica, tra i quali spicca la maggior precisione dell’intervento chirurgico, e questo si ottiene grazie anche alla visualizzazione tridimensionale in diretta”.Presso l’urologia di Baggiovara non è solo all’ordine del giorno il PrECE, ma anche la microscopia confocale ex vivo (eseguita su tessuto asportato) introdotta dal professor Giampaolo Bianchi, ex direttore dell’urologia del policlinico di Modena può consentire una diagnosi immediata del tumore della prostata. Prosegue il professor Rocco :”utilizzata in campo urologico per la prima volta al mondo dall’università di Modena, consente di ottenere l’analisi istologica sul tessuto asportato in un minuto contro i 30 del classico esame. Permette così di effettuare un maggior numero di biopsie intraoperatorie volte a confermare la totale asportazione di tutto il tumore fino all’ultima cellula malata . La microscopia confocale si effettua con un particolare microscopio a riflettanza e fluorescenza posizionato in sala operatoria. Ciò che il microscopio “vede” viene trasferito su un pc e le immagini digitalizzate possono essere così condivise con qualunque patologo ovunque si trovi nel mondo, abolendo la necessità di disporre di in ospedale di un laboratorio e del personale addetto. I risultati preliminari del suo utilizzo presso l’università di Modena e Reggio Emilia e l’ospedale di Baggiovara sono stati pubblicati sul prestigioso British Journal of Urology International”.Miglioramento della diagnostica microscopica tecnologie e tecniche chirurgiche sempre più innovative, focalizzate con precisione sul paziente e sulla sua malattia: questa è la missione che la Clinica di Urologia di Modena intende perseguire.

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Tumore della prostata

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 marzo 2019

Un nuovo antiandrogeno non steroideo, darolutamide, ha ridotto del 59% il rischio di metastasi o morte in pazienti colpiti da carcinoma prostatico resistente alla castrazione non metastatico (nmCRPC). Lo dimostrano i risultati dello studio di fase III ARAMIS che hanno evidenziato un miglioramento della sopravvivenza libera da metastasi (MFS) con darolutamide associato a terapia di deprivazione androgenica (ADT) rispetto al placebo associato ad ADT. La sopravvivenza libera da metastasi mediana è stata di 40,4 mesi nel braccio darolutamide e di 18,4 mesi nel braccio placebo, con un miglioramento complessivo mediano di 22 mesi. È stato osservato anche un trend positivo nella sopravvivenza globale (OS) e in tutti gli altri endpoint secondari è stato evidenziato un beneficio in favore di darolutamide. È importante sottolineare che l’incidenza di eventi avversi (AE) associati al trattamento con frequenza pari o superiore al 5% o di grado 3–5 è risultata paragonabile tra il braccio darolutamide e il braccio placebo; soltanto la fatigue è stata riscontrata in più del 10% dei pazienti. Gli esiti in termini di qualità della vita sono risultati simili tra i gruppi di trattamento. Questi dati sono stati presentati al congresso internazionale sui tumori genitourinari (American Society of Clinical Oncology Genitourinary Cancers Symposium, ASCO GU) che si è svolto recentemente a San Francisco e contemporaneamente sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine.”Oltre a un beneficio in termini di MFS, nei pazienti affetti da carcinoma prostatico resistente alla castrazione non metastatico, che sono nella maggior parte asintomatici, è fondamentale avere a disposizione farmaci con un profilo di sicurezza favorevole, perchè le decisioni terapeutiche possono influire sul loro benessere generale, sulla prognosi e sull’aderenza al trattamento, nonché sulle possibili interazioni con gli altri medicinali generalmente utilizzati in questa popolazione di pazienti. Questi dati sono entusiasmanti per la comunità di pazienti affetti da carcinoma prostatico; non dimostrano soltanto la notevole efficacia di darolutamide nel prevenire la diffusione del carcinoma prostatico, ma anche il suo profilo di tollerabilità favorevole che, in seguito all’approvazione, potrebbe consentire ai pazienti di proseguire la propria vita quotidiana senza incorrere in alcun peggioramento della qualità di vita”, ha dichiarato Karim Fizazi, M.D., Ph.D., Professore di Medicina presso l’Institut Gustave Roussy, Università di Paris Sud (Francia).
“Sebbene negli ultimi anni siano state sviluppate numerose nuove opzioni terapeutiche nell’ambito del carcinoma prostatico, ci sono ancora dei bisogni non soddisfatti, in particolare per quanto riguarda la necessità di fornire ai pazienti trattamenti efficaci e al tempo stesso caratterizzati da un profilo di sicurezza che non comporti un peggioramento della loro qualità di vita” ha dichiarato Scott Z. Fields, M.D., Vice President senior e Responsabile dello Sviluppo oncologico nella Divisione Pharmaceuticals di Bayer. “Bayer sta lavorando con impegno per riuscire a offrire trattamenti innovativi, con un buon profilo di efficacia e tollerabilità”. Bayer, che prevede di discutere i dati dello studio ARAMIS con le autorità regolatorie, ha ricevuto dall’ente regolatorio statunitense (Food and Drug Administration, FDA) la designazione “Fast Track” per darolutamide nei pazienti affetti da nmCRPC. Darolutamide viene sviluppato in maniera congiunta da Bayer e Orion Corporation, un’azienda farmaceutica finlandese operante su scala mondiale.

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La prostata aumenta di dimensioni

Posted by fidest press agency su martedì, 4 dicembre 2018

Il risultato è che comprime l’uretra e ostacola la fuoriuscita dell’urina. E’ l’iperplasia prostatica benigna, conosciuta anche come adenoma prostatico, patologia tra le più diffuse negli uomini, seconda solo all’ipertensione arteriosa. La sua prevalenza nella popolazione maschile è del 50% per la fascia 51-60 anni, e del 90% per quella 81-90. Quando diventa sintomatica (in circa la metà dei casi), compromette la qualità di vita del paziente e rappresenta un disturbo da curare. Se la terapia farmacologica non è sufficiente, metodiche d’intervento innovative, basate sull’impiego di laser come Tulio e Olmio, permettono di rimuovere per via endoscopica in modo mininvasivo anche adenomi voluminosi, riducendo la durata del decorso post-operatorio, le perdite di sangue e le giornate di cateterizzazione.
Su questo faranno il punto, esperti di chirurgia urologica provenienti da tutt’Italia, nell’ambito di un corso ultraspecialistico promosso dall’ASST dei Sette Laghi, con il patrocinio dell’Università dell’Insubria. Con una casistica di oltre 700 interventi condotti impiegando la tecnica ThuLEP (Enucleazione Prostatica mediante Thulium Laser), l’Ospedale di Circolo di Varese è un centro d’eccellenza, attivo nella pubblicazione di numerosi studi scientifici e punto di riferimento per la laseristica d’avanguardia: ogni anno, nell’ambito di diversi eventi formativi, ‘fa scuola’ a centinaia di chirurghi provenienti da tutto il mondo.
“Nell’uomo l’operazione per iperplasia prostatica benigna, dopo quella per cataratta, è la più frequente”, spiega il dottor Giovanni Saredi, Responsabile dell’Urologia dell’Ospedale varesino e responsabile scientifico del corso. “L’indicazione all’intervento non è legata tanto alle dimensioni dell’adenoma, quanto all’impatto effettivo che la patologia ha sulla quotidianità del paziente. Uomini in piena età lavorativa, con uno stile di vita attivo, sono potenziali candidati, soprattutto all’intervento con laser che, rispetto alla chirurgia tradizionale, consente di diminuire i giorni di degenza e di cateterizzazione, nonché i rischi di sanguinamento. Oggi a Varese, quando eseguiamo un’enucleazione della prostata, siamo in grado di togliere il catetere al paziente il giorno successivo all’operazione e di dimetterlo il giorno dopo ancora: un totale di 3 giorni contro i 4-6 delle metodiche tradizionali. Anche soggetti in terapia con anticoagulanti o i cardiopatici possono trarre beneficio dall’intervento con laser, date le minori perdite ematiche che comporta”. Grazie alla dotazione sia del laser Tulio Cyber TM 200 Watt (che offre la maneggevolezza necessaria ad operare qualsiasi adenoma, indipendentemente dalla dimensione) sia dell’Olmio Cyber Ho 105 Watt (che permette anche di frantumare i calcoli vescicali), all’Urologia dell’Ospedale di Circolo tutti i pazienti con iperplasia prostatica benigna possono essere trattati esclusivamente per via endoscopica. A Varese arrivano, infatti, molti pazienti, provenienti anche da altre Regioni, e i casi riguardano spesso adenomi particolarmente voluminosi che in altre strutture verrebbero operati con chirurgia a cielo aperto. Ogni settimana vengono eseguiti dai 3 ai 4 interventi, per un totale di circa 150 in un anno.

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Tumori della prostata, rene e vescica

Posted by fidest press agency su sabato, 6 ottobre 2018

Fare il punto sulle conoscenze e le ultime novità relative ai tumori della prostata, rene e vescica. E’ questo l’obiettivo che si pongono gli oltre 80 specialisti che oggi danno il via alla settima edizione del convegno internazionale Controversies in Genitourinary Tumors. L’evento si svolge all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. “Queste malattie oncologiche rappresentano il 20% di tutte le neoplasie registrate nel nostro Paese ogni anno – afferma il prof. Giuseppe Procopio, Responsabile dell’Oncologia Medica Genitourinaria dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano -. Sono patologie molto complesse e che interessano diversi specialisti. L’approccio deve quindi essere integrato e prevedere il continuo confronto tra i vari camici bianchi che prendono in cura il paziente. Con il convegno di Milano vogliamo creare un dibattito costruttivo circa le principali controversie sorte negli ultimi mesi sulle strategie di trattamento”. L’evento, dell’Istituto lombardo, prevede quattro sessioni per un totale di 22 interventi su diagnosi e terapie dei tumori genito-urinari. “In uro-oncologia l’evoluzione nella pratica clinica è estremamente veloce, molto di più che in altre branche dell’oncologia medica – aggiunge il prof. Filippo de Braud, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano -. E’ necessario un aggiornamento continuo. L’Italia è senza dubbio all’avanguardia nel mondo e nei nostri ospedali lavorano alcuni tra i migliori specialisti in circolazione. In particolare l’Istituto Tumori di Milano è da anni in prima linea nella ricerca medico-scientifica. Partecipiamo e collaboriamo a network internazionali e a studi svolti in tutto il Pianeta”. Al convegno ampio spazio è riservato al tema delle nuove cure. “Oggi contro il cancro alla prostata, al rene e alla vescica abbiamo a disposizione diversi approcci terapeutici – conclude Procopio -. Per quanto riguarda i farmaci le novità sono rappresentate dagli immuno-terapici e dagli agenti biologici a bersaglio molecolare. A questi vanno aggiunti nuovi ormoni che utilizziamo nella patologia prostatica e che hanno cambiato le prospettive, anche per la fase metastatica. Grazie a tutte queste cure innovative oggi otto pazienti su dieci, interessati da un tumore urogenitale, riescono a sopravvivere alla malattia. Tuttavia non bisogna abbandonarsi a facili ottimismi. Solo il tumore delle prostata, infatti, provoca ogni anno oltre 7.000 decessi. Bisogna quindi promuovere e coordinare maggiormente la ricerca medica sia dentro che fuori i confini nazionali”.

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Diagnosi precoce della prostata

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 agosto 2018

Salvare vite umane si può. “Non è la fortuna che batte il tumore della prostata”. È la prevenzione. «Nel nostro Paese ogni anno si registrano oltre 30.000 nuovi casi di cancro della prostata e 8.000 decessi legati a questa patologia, e tali numeri sono destinati ad aumentare in futuro. Preoccupante quindi il fatto che, secondo recenti dati Istat, in Italia solo il 25% della popolazione maschile si sottopone a una visita specialistica a carattere esclusivamente preventivo. Di questo 25%, solo il 3.5% ha effettuato una visita specialistica urologica.
Non esiste a oggi, alcun esame che da solo consenta di diagnosticare con certezza un cancro della prostata. Perché si possa riconoscere precocemente una neoplasia prostatica è necessario avere in mano tre elementi: il dosaggio del PSA, l’esplorazione digito-rettale della prostata e una valutazione ecografica della ghiandola. Ciascuno di questi elementi è parte essenziale del processo diagnostico e non può prescindere dagli altri due: solo la combinazione di queste tre informazioni potrà guidare la decisione clinica finale, individuare le forme più aggressive di tumore e scegliere le terapie salvaguardando la qualità di vita del paziente. «Naturalmente, sarà compito dell’urologo – spiega Mirone – valutare se un eventuale innalzamento dei valori del PSA sia legato all’aumento di volume della prostata, a una patologia infiammatoria o a un tumore della ghiandola. È tuttavia di grande importanza rilevare che eseguire periodicamente, sempre su consiglio del proprio medico, il dosaggio del PSA consente di ridurre la mortalità cancro-specifica del 30-50%, al pari di altri test la cui efficacia è universalmente accettata, quali la mammografia per il cancro del seno e la ricerca del sangue occulto nelle feci per il cancro del colon-retto.». (Redazione Fidest)

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Tumori urologici in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 17 aprile 2018

Nel nostro Paese ogni anno a 38.000 italiani, con più di 70 anni, viene diagnosticato un tumore urologico. Il più frequente è quello alla prostata che tuttavia ha un minor impatto clinico di altri tumori perché in una percentuale non trascurabile dei casi risulta in forma latente asintomatica, soprattutto negli over 80. Il carcinoma del rene e, in maggior misura, quello della vescica invece hanno una notevole espressione clinica. Questi tumori inoltre negli ultimi anni hanno manifestato un aumento di incidenza, in particolare nelle persone d’età avanzata. Il numero di casi di tumore del rene è aumentato del 7% nell’ultimo quinquennio. E per quello della vescica per il 2020 sono previste oltre 30.300 nuove diagnosi l’anno contro le attuali 27.000. Da questi dati incontrovertibili nasce l’esigenza di intensificare la collaborazione tra urologi, oncologi e geriatri che insieme ad altri specialisti devono elaborare nuovi percorsi di assistenza e cura a misura del paziente anziano. La multidisciplinarità al servizio della terza età è uno dei temi al centro del XXVIII Congresso Nazionale della Società Italiana di Urologia Oncologica (SIUrO) che si apre oggi a Milano. Fino a sabato la città lombarda ospiterà oltre 600 esperti provenienti da tutta la Penisola. “Le neoplasie uro-genitali rappresentano un quinto di tutte le diagnosi di cancro registrate nel nostro Paese – afferma il prof. Riccardo Valdagni, Presidente Nazionale della SIUrO -. Sono patologie tipiche degli over 70, che spesso e volentieri soffrono anche di ulteriori gravi problemi di salute come diabete, ipertensione o insufficienza renale. Per questi pazienti è ancora più importante e fondamentale che siano assistiti da un team multidisciplinare. Attraverso il ‘lavoro di squadra’ è possibile, infatti, favorire l’appropriatezza diagnostica e terapeutica, ridurre gli sprechi legati a cure ed esami superflui, garantire il tempestivo accesso a programmi di riabilitazione e supporto. La multidisciplinarità deve quindi essere considerata non più un’opzione ma una modalità di gestione necessaria. I vari specialisti devono imparare a cooperare insieme per acquisire gli uni parte degli strumenti degli altri. A questo tema, ormai imprescindibile, abbiamo dedicato il nostro appuntamento nazionale più importante”. “Negli anziani il rischio di ammalarsi di cancro è di 40 volte più alto rispetto agli under 40 – aggiunge il prof. Alberto Lapini, Presidente Eletto della SIUrO -. Secondo le ultime previsioni demografiche già nel 2025 un quarto della popolazione italiana avrà più 65 anni. Vanno quindi presi provvedimenti a livello politico e sanitario per evitare un vero e proprio boom di patologie oncologiche nei prossimi anni. Per quanto riguarda i tumori del tratto urinario esiste un problema oggettivo nell’individuarli ai primi stadi. Il cancro del rene o della vescica, per esempio, non si manifestano attraverso sintomi specifici, inoltre non abbiamo a disposizione programmi di screening efficaci. Esiste poi l’annosa e irrisolta questione dell’esame del PSA per il tumore della prostata. Il test non può essere utilizzato in maniera indiscriminata o diventare un esame di massa. Va limitato solo alle persone considerate a rischio, correttamente informate sul significato del PSA e sull’iter diagnostico che un PSA non ‘normale’ comporta. Altrimenti otterremmo come unico risultato un aumento di trattamenti eccessivi o inutili con conseguenze non indifferenti sulla qualità della vita dei pazienti”.
“Una possibile soluzione è favorire il più possibile gli stili di vita sani – sottolinea il prof. Giario Conti, Segretario Nazionale della SIUrO -. Comportamenti pericolosi come il tabagismo o i chili di troppo sono ancora eccessivamente diffusi tra gli over 65. In particolare il 57% degli anziani italiani risulta in eccesso di peso e questo determina un aumento del rischio soprattutto del tumore del rene. Dieta corretta e attività fisica vanno quindi promosse tra tutta la popolazione senza distinzione d’età”.

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Tumore della prostata

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 aprile 2018

L’impatto del tumore della prostata sulla sessualità dei pazienti è ancora sottostimato. Dopo le cure, gli uomini colpiti da questa patologia sono costretti a “subire” la nuova dimensione della sfera intima provocata dai trattamenti: il 33% accetta questa condizione, il 22% è in cerca di soluzioni, il 19% preferisce non affrontare l’argomento, per l’11% è una grande criticità, un altro 11% si definisce rassegnato e il 4% ricorre a farmaci e ad altri dispositivi (vacuum, device, protesi) per ottenere l’erezione.
I dati emergono da una ricerca condotta dalla Fondazione ISTUD supportata da Bayer e presentata al XXVII Congresso nazionale SIUrO (Società Italiana di Urologia Oncologica) in corso a Milano.
La ricerca ha utilizzato lo strumento della medicina narrativa, per ripercorrere il ‘viaggio nelle cure’ di pazienti con tumore della prostata trattati nel corso della malattia anche con il Radio 223 di Bayer.
“Dalle interviste condotte è emerso ciò che spesso non viene detto, per pudore o vergogna – spiega il dott. Giario Conti, segretario SIUrO -. Sono stati intervistati pazienti, familiari e professionisti sanitari. Uno degli ambiti più colpiti nel percorso di cura del tumore della prostata è la sessualità, tema non sempre affrontato dai professionisti sanitari. I pazienti affermano di aver ricevuto in alcuni casi informazioni poco chiare e insufficienti che li hanno portati a prendere atto in modo brusco di una sessualità troncata o differente. E’ indispensabile quindi che il paziente con tumore della prostata venga valutato con un approccio multidisciplinare, coinvolgendo anche figure come il sessuologo, lo psicologo e l’andrologo”.
Nel 2017 in Italia sono stati stimati 34.800 nuovi casi di tumore della prostata. La mortalità è in diminuzione (-2,6% per anno) da oltre un ventennio grazie alla diagnosi precoce e ai nuovi trattamenti combinati (farmaci, chirurgia, radioterapia) sempre più efficaci e meno invasivi che favoriscono la cronicizzazione della malattia.
“Nonostante questi importanti passi in avanti, l’indagine ha evidenziato che il 72% dei pazienti vive con preoccupazione la malattia e il percorso di cura – continua il dott. Conti -. Uno degli aspetti che crea più angoscia, anche se spesso non rivelato dai pazienti, è costituito proprio dalla nuova dimensione della sessualità”.
L’intervento chirurgico, la radioterapia, l’ormonoterapia incidono su diversi aspetti dell’intimità di un uomo, in particolare impattano sulla vita sessuale del paziente, compromettendone l’identità, l’autostima e il ruolo familiare e sociale. Il problema è trasversale alla maggior parte dei pazienti che hanno partecipato allo studio. Diversa la prospettiva delle donne che assistono i compagni, le quali in genere riescono ad accettare con più serenità la situazione e a scoprire un nuovo modo di vivere l’intimità.
Lo studio, realizzato fra ottobre 2016 e luglio 2017, ha coinvolto 50 pazienti con carcinoma prostatico metastatico e 50 familiari (con il contributo anche degli operatori sanitari) in quattro centri italiani.

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Infertilita’ maschile, le novita’ e le urgenze in andrologia, le patologie prostatiche

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 marzo 2018

Roma sabato 24 marzo convegno organizzato dalla Sia-Societa’ italiana di andrologia, presso l’ospedale San Camillo di Roma. Fra i relatori Pier Luigi Bartoletti, vicepresidente Omceo Roma; Giuseppe La Pera, responsabile scientifico del congresso Sia e andrologo del San Camillo; Zelinda Marianantoni, vicepresidente Aidas; Marco Gaffi, urologo del San Camillo; Marco Bitelli, rappresentante regionale Sia. Un’occasione per aggiornarsi sia sull’infertilita’ maschile e la possibilita’ di un suo trattamento che sulle ultime novita’ nel campo dell’andrologia e dell’urologia. La mattina si aprira’ con i saluti delle autorita’, poi si alterneranno gli esperti sul tema dell’infertilita’ maschile: in questo panel ci sara’ spazio anche per le testimonianze di alcune donne che hanno vissuto vicino a uomini colpiti dal carcinoma alla prostata. Nella seconda parte della mattinata si tratteranno le novita’ in andrologia. I nuovi farmaci per l’eiaculazione precoce tra cui il botulino e lo spray, quelli per la disfunzione erettile, per la malattia di La Peyronie o induratio penis plastica. Oltre queste novita’ verra’ presentato un aggiornamento in merito alla prevenzione dell’Hiv. Ci sara’ una interessante lettura della dottoressa Gabriella De Carli dell’ospedale Spallanzani su un nuovo protocollo di prevenzione primaria pre-esposizione all’Hiv, che prevede una profilassi pre-esposizione e consiste in una terapia per le persone sane da assumere prima dei rapporti a rischio con una copertura dell’85%.
Le patologie prostatiche saranno oggetto dell’ultimo confronto che si terra’ in mattinata. La Societa’ italiana di andrologia ha svolto una nuova ricerca che verra’ presentata nel corso del convegno. In questa occasione verranno riportati i risultati di uno studio fatto sulla popolazione residente di Ostia e Ladispoli, dove sono stati visitati tutti i ragazzi tra 15 e i 19 anni. L’analisi dei dati ha mostrato una preoccupante diffusione della anomalie e patologie genitali fra i giovani. Il 56% dei ragazzi visitati di questi territori ha una patologia piu’ o meno grave all’apparato genitale che puo’ pregiudicare la fertilita’ futura o la vita sessuale. Patologie che nella gran parte dei casi non sono state intercettate dal Sistema sanitario nazionale. Per questa ragione il messaggio per i genitori, ma anche per i medici di famiglia, e’ quello di prevenire attraverso una visita andrologica durante il periodo adolescenziale. Oltre alla necessita’ di istituire presidi uroandrologici con autonomia di budget negli ospedali. Nel pomeriggio verranno affrontate le urgenze chirurgiche in andrologia che sono patologie tempo dipendenti, per cui i medici di famiglia ma anche quelli che lavorano nei Pronto soccorso, devono sapere che vanno trattati entro poche ore, per scongiurare il rischio della perdita della funzione dell’organo e, nei casi piu’ gravi come la sindrome di Fournier, con complicanze gravi per la vita del paziente.

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Laser verde per guarire la prostata

Posted by fidest press agency su domenica, 8 ottobre 2017

Prostata urinary_bladderIl trattamento laser della prostata con Greenlight, il laser al triborato di litio, l’unico che per la prima volta guarisce in anestesia spinale e con dimissione in 24 ore l’ipertrofia prostatica benigna (IPB) che colpisce l’80% degli italiani ultra 50enni, verrà trasmesso durante le sessioni di live surgery in diretta satellitare dalle sale operatorie del Policlinico Federico II di Napoli alla sede del 90°Congresso della Società Italiana di Urologia – SIU – (Mostra Oltremare , Napoli 7 – 10 ottobre ) che riunisce oltre 600 urologi provenienti da tutta Italia.
Un recente studio italiano pubblicato sulla prestigiosa rivista International Urology and Nephrology ha dimostrato che il “laser verde” è stato promosso da 99 pazienti su 100 operati e guariti. Altri dati clinici indicano un miglioramento della soddisfazione sessuale e della funzione erettile . La “luce verde” guarisce quindi la prostata ingrossata, salva il sesso e tutela il cuore, in quanto non richiede la sospensione di farmaci fluidificanti del sangue.
“La tecnica laser”, spiega il dottor Maurizio Carrino, direttore della divisione di andrologia del Cardarelli di Napoli dove il laser è in uso, “si effettua in endoscopia (senza alcuna incisione cutanea) e vaporizza o vapo-enuclea con precisione millimetrica solo l’eccesso di tessuto prostatico, ristabilendo una normale minzione. L’istantanea coagulazione dei vasi che evita il sanguinamento, fa del laser verde lo strumento d’elezione per l’oltre 1milione di pazienti con gravi malattie cardiovascolari in cura con anticoagulanti e/o antiaggreganti, che ora possono essere operati in tutta sicurezza senza mai sospendere la terapia salvavita (come invece avviene con la chirurgia tradizionale. La metodica (a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale) è attiva nel nostro Paese in 30 centri per un totale di 3mila interventi. Greenlight grazie all’evoluzione della tecnica, è ora in grado di operare maxi prostate di grosso volume, finora trattabili solo con la chirurgia open (quella con l’incisione cutanea ) invasiva e con inevitabili complicanze. Non solo la sicurezza è assoluta, ma il progresso tecnologico consente oggi di effettuare biopsie durante l’intervento per escludere la presenza di cellule cancerose”.“Per l’ipertrofia prostatica benigna con Greenlight siamo a un punto di svolta fondamentale”, sottolinea il professor Giovanni Ferrari, primario dell’urologia all‘Hesperia Hospital di Modena e tra gli autori dello studio apparso su Urology, “siamo ormai prossimi alla totale abolizione dell’intervento a cielo aperto, quello con il bisturi. Ben 99 pazienti operati su 100 si sono dischiarati soddisfatti sia dell’intervento in sé sia della scomparsa dei sintomi causati dalla patologia (difficoltà a urinare, insopprimibile urgenza e frequenza minzionale anche notturna, sensazione di incompleto svuotamento della vescica, ritenzione urinaria, bruciore alla minzione )”.“Lo studio”, precisa il professor Giovanni Ferrari che è anche responsabile del tutor group in Italia, “evidenzia anche l’evoluzione della tecnica Greenlight, che ha reso possibile l’intervento laser su prostate di notevoli dimensioni, fino a 250 grammi ( la prostata sana pesa 15-20 grammi) finora operabili solo con la chirurgia open invasiva e con complicazioni (fino al 20% di rischio emorragico). Greenlight consente infatti di asportare adenomi prostatici ostruenti anche molto voluminosi senza ricorrere al bisturi. L’intervento si svolge per via endoscopica transuretrale (seguendo le vie naturali del corpo umano e quindi senza alcuna incisione della pelle ). La fibra laser introdotta dal pene nell’uretra attraverso un sottile cistoscopio effettua la vapo- enucleazione e cioè la rimozione completa dell’adenoma che viene ridotto in piccoli che vengono estratti dalla vescica e poi sottoposti all’esame istopatologico per escludere con la massima certezza l’eventuale presenza di tessuto canceroso. L’intervento si svolge in anestesia spinale dura da tre quarti d’ora a un’ora e mezza (secondo le dimensioni dell’adenoma).Durante l’operazione il controllo del sanguinamento è ottimale e i numerosi vasi prostatici vengono coagulati in modo mirato e selettivo. Greenlight risolve l’ostruzione urinaria in modo efficace e permanente, ristabilendo una minzione normale. Rispetto agli interventi invasivi del passato la percentuale di sanguinamento con il laser verde è scesa dal 15-20% all’1-2 %. Questo ci consente di trattare anche pazienti affetti da gravi patologie cardiovascolari in terapia anticoagulante o antiaggregante, e quindi ad alto rischio in caso di chirurgia tradizionale. La durata di ricovero si riduce da 1 settimana a 1-2 giorni”. Questo impiego del laser verde elimina in modo completo e radicale tutto il tessuto dell’adenoma evitando così il rischio di recidive e di sintomi irritativi (bruciore e urgenza post operatori) risolvendo definitivamente l’IPB”. Greenlight non causa danni ai nervi dell’erezione e della continenza urinaria in quanto agisce all’interno della ghiandola prostatica non toccando la superficie (è come svuotare un’arancia lasciando inalterata la buccia), là dove scorrono i nervi deputati alla funzione erettile e a regolare la continenza. Il laser verde offre un’immediata risoluzione dei sintomi e della minzione con un ricorso al catetere inferiore alle 24 ore. La maggior parte dei pazienti dopo una notte di ricovero e riprende le normali attività di una settimana”. “L’ipertrofia prostatica benigna (IPB), che consiste nell’ingrossamento della prostata”, conclude il professor Ferrari “è la malattia urologica maschile più diffusa interessando l’80% degli ultra 50enni italiani. Si contano 400mila interventi all’anno, è quindi secondo solo all’intervento di cataratta (500mila ), che però colpisce entrambi i sessi mentre l’IPB interessa solo i maschi, con 14.854 ricoveri, una spesa per la terapia farmacologica di quasi 328 milioni di euro e 74.834 giornate di assenza dal lavoro. L’IPB incide pesantemente sulla qualità di vita con difficoltà a urinare, insopprimibile urgenza e aumentata frequenza minzionale anche notturna, e nei casi più gravi ritenzione urinaria che richiede il ricorso al catetere per svuotare la vescica”. Quando la prostata si ingrossa e ostruisce il passaggio dell’urina e i farmaci non sono più efficaci, bisogna asportare il tessuto in eccesso (adenoma ) con un intervento chirurgico, che oggi conosce la sua espressione più aggiornata nella tecnica mininvasiva del laser “a raggio verde” Greenlight, al triborato di litio”.

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Cancro prostata, screening Psa riduce la mortalità. I risultati di un nuovo studio

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 settembre 2017

prostata cancroLo screening per il cancro della prostata ne riduce la mortalità. Ecco quanto emerge da uno studio pubblicato su Annals of Internal Medicine che analizza i risultati di due importanti trial sulla diagnosi precoce del tumore prostatico. «I due studi controllati e randomizzati, che sono l’attuale riferimento sullo screening per la neoplasia alla prostata, sono stati realizzati nel 2009 e pubblicati su New England Journal of Medicine. Il primo, Erspc (European Randomized Study of Screening for Prostate Cancer) concludeva che la diagnosi precoce riduce la mortalità, mentre dall’altro, Plco (Prostate, Lung, Colorectal, and Ovarian Cancer Screening Trial) emergeva l’esatto contrario» esordisce la coautrice Ruth Etzioni, della Division of Public Health Sciences al Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle. Gli autori sottolineano che, alla luce di questi nuovi risultati, le linee guida contrarie allo screening basato sull’antigene prostatico specifico (Psa), tra cui quelle della United States Preventive Services Task Force (Uspstf) e basate appunto sui risultati conflittuali dell’Erspc e del Plco, potrebbero essere riviste. Nella nuova analisi i ricercatori dell’Università del Michigan e del National Cancer Institute, utilizzando un modello matematico, non hanno trovato differenze tra Erspc e Plco in termini di effetti positivi dello screening rispetto al non uso, concludendo che la diagnosi precoce potrebbe ridurre in modo significativo le morti per cancro prostatico. Ma in un editoriale di commento Andrew Vickers, del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, sottolinea piuttosto la necessità di capire come attuare lo screening in modo che i benefici superino i danni derivati dall’eccesso diagnostico e terapeutico dovuto ai falsi positivi. In altre parole, le forme poco aggressive di tumore prostatico restano silenti per anni senza dare disturbi, e la diagnosi precoce porterebbe a cure di cui probabilmente non ci sarebbe stato bisogno. Non troppo convinti sembrano anche altri ricercatori tra cui Kenneth Lin dell’Università di Georgetown, ex membro dell’Uspstf. «I modelli matematici, per quanto sofisticati, restano modelli, e pare azzardato giungere a conclusioni definitive usandoli per estrapolare dati da persone reali che hanno partecipato a studi clinici randomizzati». (fonte: doctor33)

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La prostata

Posted by fidest press agency su martedì, 25 luglio 2017

la prostata(medicina sociale Vol. 2) (Italian Edition) Kindle Edition. Scrive l’autore: “Ho suddiviso questo lavoro in tre distinte parti. La prima compie una panoramica delle funzioni che attengono quest’organo, la seconda riguarda i lanci d’agenzia che dal 2009 a oggi hanno rilevato l’interesse mediatico degli addetti ai lavori sull’argomento e, segnatamente, le novità curative nelle terapie mediche e chirurgiche. La terza e ultima trattazione si rivolge sia a un interlocutore considerato “privilegiato”, tra i tanti che hanno dato lustro alla loro professione e che, ad avviso dello scrivente, merita una citazione particolare, sia nel seguire un paziente dal ricovero, per un’ipertrofia prostatica, al suo andamento post-operatorio. (foto: la prostata)

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