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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 229

Posts Tagged ‘prostata’

Nuove armi contro il cancro alla prostata

Posted by fidest press agency su domenica, 24 marzo 2019

Farmaci, certo, ma anche nuove realtà di intervento chirurgico e di microscopica verifica del risultato ottenuto, grazie anche all’impiego del robot. Questo accade all’ospedale di Baggiovara, presso Modena. Si tratta di due “strumenti” che vedono protagonista il professor Bernardo Rocco, primario presso l’ospedale e direttore della Struttura complessa di Urologia, un punto d’eccellenza. Dice il professore: “Nel 2006 introdussi la chirurgia robotica multidisciplinare allo IEO di Umberto Veronesi a Milano, sviluppando in particolare l’approccio al tumore alla prostata. Fu il mio momento magico”. Rocco è stato negli USA per anni come assistente del professor Vitul Patel, uno dei grandi padri fondatori della robotica medica, diventando clinical instructor proprio per quello specifico settore del quali è oggi leader conosciuto e riconosciuto a livello mondiale.
Prima novità: il PrECE, (Predicting Extra Capsula Extension of Prostate cancer) un sistema predittivo, basato su nomogramma che indica lo stato di aggressività locale del tumore, messo a punto proprio dal professor Rocco in collaborazione con il più grande centro di prostectomia robotica degli States quello di Celebration, in Florida. “PrECE”, spiega il professor Rocco, “sviluppato su basi statistiche per ogni paziente guida il chirurgo nell’individuare il piano di intervento sulla ghiandola malata. Se il nomogramma prevede la presenza di un tumore confinato alla ghiandola prostatica si potrà effettuare un intervento nerve sparing, cioè con risparmio dei nervi deputati all’erezione; in caso di neoplasia più avanzata si procederà invece a una più ampia resezione chirurgica per garantire la sicurezza oncologica. Il sistema predittivo consente inoltre di sfruttare e incrementare al massimo i numerosi e vantaggi della chirurgia robotica, tra i quali spicca la maggior precisione dell’intervento chirurgico, e questo si ottiene grazie anche alla visualizzazione tridimensionale in diretta”.Presso l’urologia di Baggiovara non è solo all’ordine del giorno il PrECE, ma anche la microscopia confocale ex vivo (eseguita su tessuto asportato) introdotta dal professor Giampaolo Bianchi, ex direttore dell’urologia del policlinico di Modena può consentire una diagnosi immediata del tumore della prostata. Prosegue il professor Rocco :”utilizzata in campo urologico per la prima volta al mondo dall’università di Modena, consente di ottenere l’analisi istologica sul tessuto asportato in un minuto contro i 30 del classico esame. Permette così di effettuare un maggior numero di biopsie intraoperatorie volte a confermare la totale asportazione di tutto il tumore fino all’ultima cellula malata . La microscopia confocale si effettua con un particolare microscopio a riflettanza e fluorescenza posizionato in sala operatoria. Ciò che il microscopio “vede” viene trasferito su un pc e le immagini digitalizzate possono essere così condivise con qualunque patologo ovunque si trovi nel mondo, abolendo la necessità di disporre di in ospedale di un laboratorio e del personale addetto. I risultati preliminari del suo utilizzo presso l’università di Modena e Reggio Emilia e l’ospedale di Baggiovara sono stati pubblicati sul prestigioso British Journal of Urology International”.Miglioramento della diagnostica microscopica tecnologie e tecniche chirurgiche sempre più innovative, focalizzate con precisione sul paziente e sulla sua malattia: questa è la missione che la Clinica di Urologia di Modena intende perseguire.

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Tumore della prostata

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 marzo 2019

Un nuovo antiandrogeno non steroideo, darolutamide, ha ridotto del 59% il rischio di metastasi o morte in pazienti colpiti da carcinoma prostatico resistente alla castrazione non metastatico (nmCRPC). Lo dimostrano i risultati dello studio di fase III ARAMIS che hanno evidenziato un miglioramento della sopravvivenza libera da metastasi (MFS) con darolutamide associato a terapia di deprivazione androgenica (ADT) rispetto al placebo associato ad ADT. La sopravvivenza libera da metastasi mediana è stata di 40,4 mesi nel braccio darolutamide e di 18,4 mesi nel braccio placebo, con un miglioramento complessivo mediano di 22 mesi. È stato osservato anche un trend positivo nella sopravvivenza globale (OS) e in tutti gli altri endpoint secondari è stato evidenziato un beneficio in favore di darolutamide. È importante sottolineare che l’incidenza di eventi avversi (AE) associati al trattamento con frequenza pari o superiore al 5% o di grado 3–5 è risultata paragonabile tra il braccio darolutamide e il braccio placebo; soltanto la fatigue è stata riscontrata in più del 10% dei pazienti. Gli esiti in termini di qualità della vita sono risultati simili tra i gruppi di trattamento. Questi dati sono stati presentati al congresso internazionale sui tumori genitourinari (American Society of Clinical Oncology Genitourinary Cancers Symposium, ASCO GU) che si è svolto recentemente a San Francisco e contemporaneamente sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine.”Oltre a un beneficio in termini di MFS, nei pazienti affetti da carcinoma prostatico resistente alla castrazione non metastatico, che sono nella maggior parte asintomatici, è fondamentale avere a disposizione farmaci con un profilo di sicurezza favorevole, perchè le decisioni terapeutiche possono influire sul loro benessere generale, sulla prognosi e sull’aderenza al trattamento, nonché sulle possibili interazioni con gli altri medicinali generalmente utilizzati in questa popolazione di pazienti. Questi dati sono entusiasmanti per la comunità di pazienti affetti da carcinoma prostatico; non dimostrano soltanto la notevole efficacia di darolutamide nel prevenire la diffusione del carcinoma prostatico, ma anche il suo profilo di tollerabilità favorevole che, in seguito all’approvazione, potrebbe consentire ai pazienti di proseguire la propria vita quotidiana senza incorrere in alcun peggioramento della qualità di vita”, ha dichiarato Karim Fizazi, M.D., Ph.D., Professore di Medicina presso l’Institut Gustave Roussy, Università di Paris Sud (Francia).
“Sebbene negli ultimi anni siano state sviluppate numerose nuove opzioni terapeutiche nell’ambito del carcinoma prostatico, ci sono ancora dei bisogni non soddisfatti, in particolare per quanto riguarda la necessità di fornire ai pazienti trattamenti efficaci e al tempo stesso caratterizzati da un profilo di sicurezza che non comporti un peggioramento della loro qualità di vita” ha dichiarato Scott Z. Fields, M.D., Vice President senior e Responsabile dello Sviluppo oncologico nella Divisione Pharmaceuticals di Bayer. “Bayer sta lavorando con impegno per riuscire a offrire trattamenti innovativi, con un buon profilo di efficacia e tollerabilità”. Bayer, che prevede di discutere i dati dello studio ARAMIS con le autorità regolatorie, ha ricevuto dall’ente regolatorio statunitense (Food and Drug Administration, FDA) la designazione “Fast Track” per darolutamide nei pazienti affetti da nmCRPC. Darolutamide viene sviluppato in maniera congiunta da Bayer e Orion Corporation, un’azienda farmaceutica finlandese operante su scala mondiale.

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La prostata aumenta di dimensioni

Posted by fidest press agency su martedì, 4 dicembre 2018

Il risultato è che comprime l’uretra e ostacola la fuoriuscita dell’urina. E’ l’iperplasia prostatica benigna, conosciuta anche come adenoma prostatico, patologia tra le più diffuse negli uomini, seconda solo all’ipertensione arteriosa. La sua prevalenza nella popolazione maschile è del 50% per la fascia 51-60 anni, e del 90% per quella 81-90. Quando diventa sintomatica (in circa la metà dei casi), compromette la qualità di vita del paziente e rappresenta un disturbo da curare. Se la terapia farmacologica non è sufficiente, metodiche d’intervento innovative, basate sull’impiego di laser come Tulio e Olmio, permettono di rimuovere per via endoscopica in modo mininvasivo anche adenomi voluminosi, riducendo la durata del decorso post-operatorio, le perdite di sangue e le giornate di cateterizzazione.
Su questo faranno il punto, esperti di chirurgia urologica provenienti da tutt’Italia, nell’ambito di un corso ultraspecialistico promosso dall’ASST dei Sette Laghi, con il patrocinio dell’Università dell’Insubria. Con una casistica di oltre 700 interventi condotti impiegando la tecnica ThuLEP (Enucleazione Prostatica mediante Thulium Laser), l’Ospedale di Circolo di Varese è un centro d’eccellenza, attivo nella pubblicazione di numerosi studi scientifici e punto di riferimento per la laseristica d’avanguardia: ogni anno, nell’ambito di diversi eventi formativi, ‘fa scuola’ a centinaia di chirurghi provenienti da tutto il mondo.
“Nell’uomo l’operazione per iperplasia prostatica benigna, dopo quella per cataratta, è la più frequente”, spiega il dottor Giovanni Saredi, Responsabile dell’Urologia dell’Ospedale varesino e responsabile scientifico del corso. “L’indicazione all’intervento non è legata tanto alle dimensioni dell’adenoma, quanto all’impatto effettivo che la patologia ha sulla quotidianità del paziente. Uomini in piena età lavorativa, con uno stile di vita attivo, sono potenziali candidati, soprattutto all’intervento con laser che, rispetto alla chirurgia tradizionale, consente di diminuire i giorni di degenza e di cateterizzazione, nonché i rischi di sanguinamento. Oggi a Varese, quando eseguiamo un’enucleazione della prostata, siamo in grado di togliere il catetere al paziente il giorno successivo all’operazione e di dimetterlo il giorno dopo ancora: un totale di 3 giorni contro i 4-6 delle metodiche tradizionali. Anche soggetti in terapia con anticoagulanti o i cardiopatici possono trarre beneficio dall’intervento con laser, date le minori perdite ematiche che comporta”. Grazie alla dotazione sia del laser Tulio Cyber TM 200 Watt (che offre la maneggevolezza necessaria ad operare qualsiasi adenoma, indipendentemente dalla dimensione) sia dell’Olmio Cyber Ho 105 Watt (che permette anche di frantumare i calcoli vescicali), all’Urologia dell’Ospedale di Circolo tutti i pazienti con iperplasia prostatica benigna possono essere trattati esclusivamente per via endoscopica. A Varese arrivano, infatti, molti pazienti, provenienti anche da altre Regioni, e i casi riguardano spesso adenomi particolarmente voluminosi che in altre strutture verrebbero operati con chirurgia a cielo aperto. Ogni settimana vengono eseguiti dai 3 ai 4 interventi, per un totale di circa 150 in un anno.

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Tumori della prostata, rene e vescica

Posted by fidest press agency su sabato, 6 ottobre 2018

Fare il punto sulle conoscenze e le ultime novità relative ai tumori della prostata, rene e vescica. E’ questo l’obiettivo che si pongono gli oltre 80 specialisti che oggi danno il via alla settima edizione del convegno internazionale Controversies in Genitourinary Tumors. L’evento si svolge all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. “Queste malattie oncologiche rappresentano il 20% di tutte le neoplasie registrate nel nostro Paese ogni anno – afferma il prof. Giuseppe Procopio, Responsabile dell’Oncologia Medica Genitourinaria dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano -. Sono patologie molto complesse e che interessano diversi specialisti. L’approccio deve quindi essere integrato e prevedere il continuo confronto tra i vari camici bianchi che prendono in cura il paziente. Con il convegno di Milano vogliamo creare un dibattito costruttivo circa le principali controversie sorte negli ultimi mesi sulle strategie di trattamento”. L’evento, dell’Istituto lombardo, prevede quattro sessioni per un totale di 22 interventi su diagnosi e terapie dei tumori genito-urinari. “In uro-oncologia l’evoluzione nella pratica clinica è estremamente veloce, molto di più che in altre branche dell’oncologia medica – aggiunge il prof. Filippo de Braud, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano -. E’ necessario un aggiornamento continuo. L’Italia è senza dubbio all’avanguardia nel mondo e nei nostri ospedali lavorano alcuni tra i migliori specialisti in circolazione. In particolare l’Istituto Tumori di Milano è da anni in prima linea nella ricerca medico-scientifica. Partecipiamo e collaboriamo a network internazionali e a studi svolti in tutto il Pianeta”. Al convegno ampio spazio è riservato al tema delle nuove cure. “Oggi contro il cancro alla prostata, al rene e alla vescica abbiamo a disposizione diversi approcci terapeutici – conclude Procopio -. Per quanto riguarda i farmaci le novità sono rappresentate dagli immuno-terapici e dagli agenti biologici a bersaglio molecolare. A questi vanno aggiunti nuovi ormoni che utilizziamo nella patologia prostatica e che hanno cambiato le prospettive, anche per la fase metastatica. Grazie a tutte queste cure innovative oggi otto pazienti su dieci, interessati da un tumore urogenitale, riescono a sopravvivere alla malattia. Tuttavia non bisogna abbandonarsi a facili ottimismi. Solo il tumore delle prostata, infatti, provoca ogni anno oltre 7.000 decessi. Bisogna quindi promuovere e coordinare maggiormente la ricerca medica sia dentro che fuori i confini nazionali”.

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Diagnosi precoce della prostata

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 agosto 2018

Salvare vite umane si può. “Non è la fortuna che batte il tumore della prostata”. È la prevenzione. «Nel nostro Paese ogni anno si registrano oltre 30.000 nuovi casi di cancro della prostata e 8.000 decessi legati a questa patologia, e tali numeri sono destinati ad aumentare in futuro. Preoccupante quindi il fatto che, secondo recenti dati Istat, in Italia solo il 25% della popolazione maschile si sottopone a una visita specialistica a carattere esclusivamente preventivo. Di questo 25%, solo il 3.5% ha effettuato una visita specialistica urologica.
Non esiste a oggi, alcun esame che da solo consenta di diagnosticare con certezza un cancro della prostata. Perché si possa riconoscere precocemente una neoplasia prostatica è necessario avere in mano tre elementi: il dosaggio del PSA, l’esplorazione digito-rettale della prostata e una valutazione ecografica della ghiandola. Ciascuno di questi elementi è parte essenziale del processo diagnostico e non può prescindere dagli altri due: solo la combinazione di queste tre informazioni potrà guidare la decisione clinica finale, individuare le forme più aggressive di tumore e scegliere le terapie salvaguardando la qualità di vita del paziente. «Naturalmente, sarà compito dell’urologo – spiega Mirone – valutare se un eventuale innalzamento dei valori del PSA sia legato all’aumento di volume della prostata, a una patologia infiammatoria o a un tumore della ghiandola. È tuttavia di grande importanza rilevare che eseguire periodicamente, sempre su consiglio del proprio medico, il dosaggio del PSA consente di ridurre la mortalità cancro-specifica del 30-50%, al pari di altri test la cui efficacia è universalmente accettata, quali la mammografia per il cancro del seno e la ricerca del sangue occulto nelle feci per il cancro del colon-retto.». (Redazione Fidest)

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Tumori urologici in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 17 aprile 2018

Nel nostro Paese ogni anno a 38.000 italiani, con più di 70 anni, viene diagnosticato un tumore urologico. Il più frequente è quello alla prostata che tuttavia ha un minor impatto clinico di altri tumori perché in una percentuale non trascurabile dei casi risulta in forma latente asintomatica, soprattutto negli over 80. Il carcinoma del rene e, in maggior misura, quello della vescica invece hanno una notevole espressione clinica. Questi tumori inoltre negli ultimi anni hanno manifestato un aumento di incidenza, in particolare nelle persone d’età avanzata. Il numero di casi di tumore del rene è aumentato del 7% nell’ultimo quinquennio. E per quello della vescica per il 2020 sono previste oltre 30.300 nuove diagnosi l’anno contro le attuali 27.000. Da questi dati incontrovertibili nasce l’esigenza di intensificare la collaborazione tra urologi, oncologi e geriatri che insieme ad altri specialisti devono elaborare nuovi percorsi di assistenza e cura a misura del paziente anziano. La multidisciplinarità al servizio della terza età è uno dei temi al centro del XXVIII Congresso Nazionale della Società Italiana di Urologia Oncologica (SIUrO) che si apre oggi a Milano. Fino a sabato la città lombarda ospiterà oltre 600 esperti provenienti da tutta la Penisola. “Le neoplasie uro-genitali rappresentano un quinto di tutte le diagnosi di cancro registrate nel nostro Paese – afferma il prof. Riccardo Valdagni, Presidente Nazionale della SIUrO -. Sono patologie tipiche degli over 70, che spesso e volentieri soffrono anche di ulteriori gravi problemi di salute come diabete, ipertensione o insufficienza renale. Per questi pazienti è ancora più importante e fondamentale che siano assistiti da un team multidisciplinare. Attraverso il ‘lavoro di squadra’ è possibile, infatti, favorire l’appropriatezza diagnostica e terapeutica, ridurre gli sprechi legati a cure ed esami superflui, garantire il tempestivo accesso a programmi di riabilitazione e supporto. La multidisciplinarità deve quindi essere considerata non più un’opzione ma una modalità di gestione necessaria. I vari specialisti devono imparare a cooperare insieme per acquisire gli uni parte degli strumenti degli altri. A questo tema, ormai imprescindibile, abbiamo dedicato il nostro appuntamento nazionale più importante”. “Negli anziani il rischio di ammalarsi di cancro è di 40 volte più alto rispetto agli under 40 – aggiunge il prof. Alberto Lapini, Presidente Eletto della SIUrO -. Secondo le ultime previsioni demografiche già nel 2025 un quarto della popolazione italiana avrà più 65 anni. Vanno quindi presi provvedimenti a livello politico e sanitario per evitare un vero e proprio boom di patologie oncologiche nei prossimi anni. Per quanto riguarda i tumori del tratto urinario esiste un problema oggettivo nell’individuarli ai primi stadi. Il cancro del rene o della vescica, per esempio, non si manifestano attraverso sintomi specifici, inoltre non abbiamo a disposizione programmi di screening efficaci. Esiste poi l’annosa e irrisolta questione dell’esame del PSA per il tumore della prostata. Il test non può essere utilizzato in maniera indiscriminata o diventare un esame di massa. Va limitato solo alle persone considerate a rischio, correttamente informate sul significato del PSA e sull’iter diagnostico che un PSA non ‘normale’ comporta. Altrimenti otterremmo come unico risultato un aumento di trattamenti eccessivi o inutili con conseguenze non indifferenti sulla qualità della vita dei pazienti”.
“Una possibile soluzione è favorire il più possibile gli stili di vita sani – sottolinea il prof. Giario Conti, Segretario Nazionale della SIUrO -. Comportamenti pericolosi come il tabagismo o i chili di troppo sono ancora eccessivamente diffusi tra gli over 65. In particolare il 57% degli anziani italiani risulta in eccesso di peso e questo determina un aumento del rischio soprattutto del tumore del rene. Dieta corretta e attività fisica vanno quindi promosse tra tutta la popolazione senza distinzione d’età”.

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Tumore della prostata

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 aprile 2018

L’impatto del tumore della prostata sulla sessualità dei pazienti è ancora sottostimato. Dopo le cure, gli uomini colpiti da questa patologia sono costretti a “subire” la nuova dimensione della sfera intima provocata dai trattamenti: il 33% accetta questa condizione, il 22% è in cerca di soluzioni, il 19% preferisce non affrontare l’argomento, per l’11% è una grande criticità, un altro 11% si definisce rassegnato e il 4% ricorre a farmaci e ad altri dispositivi (vacuum, device, protesi) per ottenere l’erezione.
I dati emergono da una ricerca condotta dalla Fondazione ISTUD supportata da Bayer e presentata al XXVII Congresso nazionale SIUrO (Società Italiana di Urologia Oncologica) in corso a Milano.
La ricerca ha utilizzato lo strumento della medicina narrativa, per ripercorrere il ‘viaggio nelle cure’ di pazienti con tumore della prostata trattati nel corso della malattia anche con il Radio 223 di Bayer.
“Dalle interviste condotte è emerso ciò che spesso non viene detto, per pudore o vergogna – spiega il dott. Giario Conti, segretario SIUrO -. Sono stati intervistati pazienti, familiari e professionisti sanitari. Uno degli ambiti più colpiti nel percorso di cura del tumore della prostata è la sessualità, tema non sempre affrontato dai professionisti sanitari. I pazienti affermano di aver ricevuto in alcuni casi informazioni poco chiare e insufficienti che li hanno portati a prendere atto in modo brusco di una sessualità troncata o differente. E’ indispensabile quindi che il paziente con tumore della prostata venga valutato con un approccio multidisciplinare, coinvolgendo anche figure come il sessuologo, lo psicologo e l’andrologo”.
Nel 2017 in Italia sono stati stimati 34.800 nuovi casi di tumore della prostata. La mortalità è in diminuzione (-2,6% per anno) da oltre un ventennio grazie alla diagnosi precoce e ai nuovi trattamenti combinati (farmaci, chirurgia, radioterapia) sempre più efficaci e meno invasivi che favoriscono la cronicizzazione della malattia.
“Nonostante questi importanti passi in avanti, l’indagine ha evidenziato che il 72% dei pazienti vive con preoccupazione la malattia e il percorso di cura – continua il dott. Conti -. Uno degli aspetti che crea più angoscia, anche se spesso non rivelato dai pazienti, è costituito proprio dalla nuova dimensione della sessualità”.
L’intervento chirurgico, la radioterapia, l’ormonoterapia incidono su diversi aspetti dell’intimità di un uomo, in particolare impattano sulla vita sessuale del paziente, compromettendone l’identità, l’autostima e il ruolo familiare e sociale. Il problema è trasversale alla maggior parte dei pazienti che hanno partecipato allo studio. Diversa la prospettiva delle donne che assistono i compagni, le quali in genere riescono ad accettare con più serenità la situazione e a scoprire un nuovo modo di vivere l’intimità.
Lo studio, realizzato fra ottobre 2016 e luglio 2017, ha coinvolto 50 pazienti con carcinoma prostatico metastatico e 50 familiari (con il contributo anche degli operatori sanitari) in quattro centri italiani.

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Infertilita’ maschile, le novita’ e le urgenze in andrologia, le patologie prostatiche

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 marzo 2018

Roma sabato 24 marzo convegno organizzato dalla Sia-Societa’ italiana di andrologia, presso l’ospedale San Camillo di Roma. Fra i relatori Pier Luigi Bartoletti, vicepresidente Omceo Roma; Giuseppe La Pera, responsabile scientifico del congresso Sia e andrologo del San Camillo; Zelinda Marianantoni, vicepresidente Aidas; Marco Gaffi, urologo del San Camillo; Marco Bitelli, rappresentante regionale Sia. Un’occasione per aggiornarsi sia sull’infertilita’ maschile e la possibilita’ di un suo trattamento che sulle ultime novita’ nel campo dell’andrologia e dell’urologia. La mattina si aprira’ con i saluti delle autorita’, poi si alterneranno gli esperti sul tema dell’infertilita’ maschile: in questo panel ci sara’ spazio anche per le testimonianze di alcune donne che hanno vissuto vicino a uomini colpiti dal carcinoma alla prostata. Nella seconda parte della mattinata si tratteranno le novita’ in andrologia. I nuovi farmaci per l’eiaculazione precoce tra cui il botulino e lo spray, quelli per la disfunzione erettile, per la malattia di La Peyronie o induratio penis plastica. Oltre queste novita’ verra’ presentato un aggiornamento in merito alla prevenzione dell’Hiv. Ci sara’ una interessante lettura della dottoressa Gabriella De Carli dell’ospedale Spallanzani su un nuovo protocollo di prevenzione primaria pre-esposizione all’Hiv, che prevede una profilassi pre-esposizione e consiste in una terapia per le persone sane da assumere prima dei rapporti a rischio con una copertura dell’85%.
Le patologie prostatiche saranno oggetto dell’ultimo confronto che si terra’ in mattinata. La Societa’ italiana di andrologia ha svolto una nuova ricerca che verra’ presentata nel corso del convegno. In questa occasione verranno riportati i risultati di uno studio fatto sulla popolazione residente di Ostia e Ladispoli, dove sono stati visitati tutti i ragazzi tra 15 e i 19 anni. L’analisi dei dati ha mostrato una preoccupante diffusione della anomalie e patologie genitali fra i giovani. Il 56% dei ragazzi visitati di questi territori ha una patologia piu’ o meno grave all’apparato genitale che puo’ pregiudicare la fertilita’ futura o la vita sessuale. Patologie che nella gran parte dei casi non sono state intercettate dal Sistema sanitario nazionale. Per questa ragione il messaggio per i genitori, ma anche per i medici di famiglia, e’ quello di prevenire attraverso una visita andrologica durante il periodo adolescenziale. Oltre alla necessita’ di istituire presidi uroandrologici con autonomia di budget negli ospedali. Nel pomeriggio verranno affrontate le urgenze chirurgiche in andrologia che sono patologie tempo dipendenti, per cui i medici di famiglia ma anche quelli che lavorano nei Pronto soccorso, devono sapere che vanno trattati entro poche ore, per scongiurare il rischio della perdita della funzione dell’organo e, nei casi piu’ gravi come la sindrome di Fournier, con complicanze gravi per la vita del paziente.

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Laser verde per guarire la prostata

Posted by fidest press agency su domenica, 8 ottobre 2017

Prostata urinary_bladderIl trattamento laser della prostata con Greenlight, il laser al triborato di litio, l’unico che per la prima volta guarisce in anestesia spinale e con dimissione in 24 ore l’ipertrofia prostatica benigna (IPB) che colpisce l’80% degli italiani ultra 50enni, verrà trasmesso durante le sessioni di live surgery in diretta satellitare dalle sale operatorie del Policlinico Federico II di Napoli alla sede del 90°Congresso della Società Italiana di Urologia – SIU – (Mostra Oltremare , Napoli 7 – 10 ottobre ) che riunisce oltre 600 urologi provenienti da tutta Italia.
Un recente studio italiano pubblicato sulla prestigiosa rivista International Urology and Nephrology ha dimostrato che il “laser verde” è stato promosso da 99 pazienti su 100 operati e guariti. Altri dati clinici indicano un miglioramento della soddisfazione sessuale e della funzione erettile . La “luce verde” guarisce quindi la prostata ingrossata, salva il sesso e tutela il cuore, in quanto non richiede la sospensione di farmaci fluidificanti del sangue.
“La tecnica laser”, spiega il dottor Maurizio Carrino, direttore della divisione di andrologia del Cardarelli di Napoli dove il laser è in uso, “si effettua in endoscopia (senza alcuna incisione cutanea) e vaporizza o vapo-enuclea con precisione millimetrica solo l’eccesso di tessuto prostatico, ristabilendo una normale minzione. L’istantanea coagulazione dei vasi che evita il sanguinamento, fa del laser verde lo strumento d’elezione per l’oltre 1milione di pazienti con gravi malattie cardiovascolari in cura con anticoagulanti e/o antiaggreganti, che ora possono essere operati in tutta sicurezza senza mai sospendere la terapia salvavita (come invece avviene con la chirurgia tradizionale. La metodica (a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale) è attiva nel nostro Paese in 30 centri per un totale di 3mila interventi. Greenlight grazie all’evoluzione della tecnica, è ora in grado di operare maxi prostate di grosso volume, finora trattabili solo con la chirurgia open (quella con l’incisione cutanea ) invasiva e con inevitabili complicanze. Non solo la sicurezza è assoluta, ma il progresso tecnologico consente oggi di effettuare biopsie durante l’intervento per escludere la presenza di cellule cancerose”.“Per l’ipertrofia prostatica benigna con Greenlight siamo a un punto di svolta fondamentale”, sottolinea il professor Giovanni Ferrari, primario dell’urologia all‘Hesperia Hospital di Modena e tra gli autori dello studio apparso su Urology, “siamo ormai prossimi alla totale abolizione dell’intervento a cielo aperto, quello con il bisturi. Ben 99 pazienti operati su 100 si sono dischiarati soddisfatti sia dell’intervento in sé sia della scomparsa dei sintomi causati dalla patologia (difficoltà a urinare, insopprimibile urgenza e frequenza minzionale anche notturna, sensazione di incompleto svuotamento della vescica, ritenzione urinaria, bruciore alla minzione )”.“Lo studio”, precisa il professor Giovanni Ferrari che è anche responsabile del tutor group in Italia, “evidenzia anche l’evoluzione della tecnica Greenlight, che ha reso possibile l’intervento laser su prostate di notevoli dimensioni, fino a 250 grammi ( la prostata sana pesa 15-20 grammi) finora operabili solo con la chirurgia open invasiva e con complicazioni (fino al 20% di rischio emorragico). Greenlight consente infatti di asportare adenomi prostatici ostruenti anche molto voluminosi senza ricorrere al bisturi. L’intervento si svolge per via endoscopica transuretrale (seguendo le vie naturali del corpo umano e quindi senza alcuna incisione della pelle ). La fibra laser introdotta dal pene nell’uretra attraverso un sottile cistoscopio effettua la vapo- enucleazione e cioè la rimozione completa dell’adenoma che viene ridotto in piccoli che vengono estratti dalla vescica e poi sottoposti all’esame istopatologico per escludere con la massima certezza l’eventuale presenza di tessuto canceroso. L’intervento si svolge in anestesia spinale dura da tre quarti d’ora a un’ora e mezza (secondo le dimensioni dell’adenoma).Durante l’operazione il controllo del sanguinamento è ottimale e i numerosi vasi prostatici vengono coagulati in modo mirato e selettivo. Greenlight risolve l’ostruzione urinaria in modo efficace e permanente, ristabilendo una minzione normale. Rispetto agli interventi invasivi del passato la percentuale di sanguinamento con il laser verde è scesa dal 15-20% all’1-2 %. Questo ci consente di trattare anche pazienti affetti da gravi patologie cardiovascolari in terapia anticoagulante o antiaggregante, e quindi ad alto rischio in caso di chirurgia tradizionale. La durata di ricovero si riduce da 1 settimana a 1-2 giorni”. Questo impiego del laser verde elimina in modo completo e radicale tutto il tessuto dell’adenoma evitando così il rischio di recidive e di sintomi irritativi (bruciore e urgenza post operatori) risolvendo definitivamente l’IPB”. Greenlight non causa danni ai nervi dell’erezione e della continenza urinaria in quanto agisce all’interno della ghiandola prostatica non toccando la superficie (è come svuotare un’arancia lasciando inalterata la buccia), là dove scorrono i nervi deputati alla funzione erettile e a regolare la continenza. Il laser verde offre un’immediata risoluzione dei sintomi e della minzione con un ricorso al catetere inferiore alle 24 ore. La maggior parte dei pazienti dopo una notte di ricovero e riprende le normali attività di una settimana”. “L’ipertrofia prostatica benigna (IPB), che consiste nell’ingrossamento della prostata”, conclude il professor Ferrari “è la malattia urologica maschile più diffusa interessando l’80% degli ultra 50enni italiani. Si contano 400mila interventi all’anno, è quindi secondo solo all’intervento di cataratta (500mila ), che però colpisce entrambi i sessi mentre l’IPB interessa solo i maschi, con 14.854 ricoveri, una spesa per la terapia farmacologica di quasi 328 milioni di euro e 74.834 giornate di assenza dal lavoro. L’IPB incide pesantemente sulla qualità di vita con difficoltà a urinare, insopprimibile urgenza e aumentata frequenza minzionale anche notturna, e nei casi più gravi ritenzione urinaria che richiede il ricorso al catetere per svuotare la vescica”. Quando la prostata si ingrossa e ostruisce il passaggio dell’urina e i farmaci non sono più efficaci, bisogna asportare il tessuto in eccesso (adenoma ) con un intervento chirurgico, che oggi conosce la sua espressione più aggiornata nella tecnica mininvasiva del laser “a raggio verde” Greenlight, al triborato di litio”.

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Cancro prostata, screening Psa riduce la mortalità. I risultati di un nuovo studio

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 settembre 2017

prostata cancroLo screening per il cancro della prostata ne riduce la mortalità. Ecco quanto emerge da uno studio pubblicato su Annals of Internal Medicine che analizza i risultati di due importanti trial sulla diagnosi precoce del tumore prostatico. «I due studi controllati e randomizzati, che sono l’attuale riferimento sullo screening per la neoplasia alla prostata, sono stati realizzati nel 2009 e pubblicati su New England Journal of Medicine. Il primo, Erspc (European Randomized Study of Screening for Prostate Cancer) concludeva che la diagnosi precoce riduce la mortalità, mentre dall’altro, Plco (Prostate, Lung, Colorectal, and Ovarian Cancer Screening Trial) emergeva l’esatto contrario» esordisce la coautrice Ruth Etzioni, della Division of Public Health Sciences al Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle. Gli autori sottolineano che, alla luce di questi nuovi risultati, le linee guida contrarie allo screening basato sull’antigene prostatico specifico (Psa), tra cui quelle della United States Preventive Services Task Force (Uspstf) e basate appunto sui risultati conflittuali dell’Erspc e del Plco, potrebbero essere riviste. Nella nuova analisi i ricercatori dell’Università del Michigan e del National Cancer Institute, utilizzando un modello matematico, non hanno trovato differenze tra Erspc e Plco in termini di effetti positivi dello screening rispetto al non uso, concludendo che la diagnosi precoce potrebbe ridurre in modo significativo le morti per cancro prostatico. Ma in un editoriale di commento Andrew Vickers, del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, sottolinea piuttosto la necessità di capire come attuare lo screening in modo che i benefici superino i danni derivati dall’eccesso diagnostico e terapeutico dovuto ai falsi positivi. In altre parole, le forme poco aggressive di tumore prostatico restano silenti per anni senza dare disturbi, e la diagnosi precoce porterebbe a cure di cui probabilmente non ci sarebbe stato bisogno. Non troppo convinti sembrano anche altri ricercatori tra cui Kenneth Lin dell’Università di Georgetown, ex membro dell’Uspstf. «I modelli matematici, per quanto sofisticati, restano modelli, e pare azzardato giungere a conclusioni definitive usandoli per estrapolare dati da persone reali che hanno partecipato a studi clinici randomizzati». (fonte: doctor33)

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La prostata

Posted by fidest press agency su martedì, 25 luglio 2017

la prostata(medicina sociale Vol. 2) (Italian Edition) Kindle Edition. Scrive l’autore: “Ho suddiviso questo lavoro in tre distinte parti. La prima compie una panoramica delle funzioni che attengono quest’organo, la seconda riguarda i lanci d’agenzia che dal 2009 a oggi hanno rilevato l’interesse mediatico degli addetti ai lavori sull’argomento e, segnatamente, le novità curative nelle terapie mediche e chirurgiche. La terza e ultima trattazione si rivolge sia a un interlocutore considerato “privilegiato”, tra i tanti che hanno dato lustro alla loro professione e che, ad avviso dello scrivente, merita una citazione particolare, sia nel seguire un paziente dal ricovero, per un’ipertrofia prostatica, al suo andamento post-operatorio. (foto: la prostata)

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Tumore alla prostata e nuove tecnologie

Posted by fidest press agency su sabato, 27 maggio 2017

Porto AnconaAncona. Tecniche innovative in urologia. L’appuntamento è sabato 27 maggio, dalle 9:00, al congresso ‘Nuove tecnologie diagnostico-terapeutiche nelle malattie della prostata’ organizzato dall’Inrca all’Auditorium della Montagnola, con il patrocinio dell’Ordine dei Medici Chirurghi della Provincia di Ancona. Il congresso tratterà le innovazioni nella diagnosi e terapia chirurgica mini-invasiva su malattie come l’Ipertrofia prostatica benigna e il carcinoma alla prostata. Riguardo l’Ipertrofia si parlerà di terapia precoce e dell’uso del nuovo Laser a Tullio a scopo disostruttivo, anche per prostate voluminose. Sul carcinoma, che nell’uomo è il secondo tumore maligno dopo quello del polmone, verranno illustrate nuove modalità di diagnosi come risonanza magnetica nucleare multiplanare e biopsia ‘fusion’, oltre che terapie innovative tra cui gli ultrasuoni ad alta intensità Hifu, tecnologie recentemente acquisite dall’Inrca. La partecipazione al convegno è gratuita ed è aperta a tutti gli interessati. Verranno rilasciati crediti Ecm per i medici chirurghi. ‘La biopsia fusion – spiega Tiziana Pierageli, responsabile Unità di Prevenzione dei tumori prostatici Inrca – è più precisa e permette, con un minore numero di prelievi bioptici, una maggiore accuratezza diagnostica nonché una mappatura preziosa per eventuali trattamenti a ultrasuoni’.
‘Le recenti novità tecnologiche in campo urologico – aggiunge Marco Dellabella, direttore Unità di Urologia – hanno determinato un notevole miglioramento diagnostico-terapeutico rispetto alle metodiche ‘tradizionali’, mantenendo la stessa efficacia terapeutica, con personalizzazione del trattamento più adeguato al singolo caso e un miglioramento della qualità di vita dei pazienti’.

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Tumore alla prostata: AOB dona un nuovo strumento per diagnosi più rapide e precise

Posted by fidest press agency su sabato, 11 febbraio 2017

ospedale-bergamoBergamo. Grazie alla generosità dell’Associazione oncologica bergamasca, dei volontari e dei suoi numerosi sostenitori, è ora a disposizione degli specialisti del Papa Giovanni XXIII un ecografo di ultima generazione dotato di uno speciale software che consente di sovrapporre le immagini ottenute con la risonanza magnetica alle immagini ecografiche per migliorare la diagnosi dei tumori alla prostata.
Il Papa Giovanni è il primo ospedale pubblico bergamasco ad essere dotato di questa tecnologia.La macchina consentirà di introdurre la cosiddetta “fusion biopsy”, metodica che consente all’urologo di essere guidato durante la biopsia da un’immagine in 3D, delineando il tragitto che l’ago deve compiere per arrivare alla lesione sospetta. L’immagine “guida” viene creata partendo dai dati della risonanza magnetica, eseguita in precedenza, che vengono sovrapposti in tempo reale alle immagini ecografiche.“Poter unire le immagini della risonanza con quelle dell’ecografo ci consentirà di eseguire biopsie mirate sulle lesioni veramente sospette e di diagnosticare pertanto le neoplasie clinicamente significative – ha spiegato Luigi Da Pozzo, direttore dell’Unità di Urologia del Papa Giovanni XXIII -. Si stima infatti che alla biopsia prostatica, eseguita con la tecnica tradizionale con prelievi multipli, sfuggano fino al 25% dei tumori clinicamente significativi. Al contrario, l’aumento del numero di prelievi effettuati comporta la diagnosi di un maggior numero di tumori piccoli e di scarso significato clinico”.La fusion biopsy si è affermata grazie ai progressi fatti dalla risonanza magnetica nucleare negli ultimi anni, che ha dimostrato enormi potenzialità nella diagnosi del tumore della prostata.La “fusion biopsy” verrà utilizzata anche nel follow-up dei pazienti in “sorveglianza attiva”, ossia nei pazienti cui è stata diagnosticata una neoplasia prostatica a basso rischio di evoluzione, e sottoposti solo a controlli periodici.“La biopsia di fusione, aumentando l’accuratezza nel diagnosticare tumori più aggressivi, garantisce anche una miglior valutazione dei pazienti in sorveglianza attiva – ha spiegato Marco Roscigno, urologo del Papa Giovanni XXIII, team leader della Prostate Unit del Papa Giovanni XXIII e membro del gruppo di lavoro che ha steso le linee guida nazionali sulla biopsia prostatica -. Il protocollo internazionale di riferimento a cui aderiamo prevede infatti biopsie prostatiche periodiche, per valutare la stabilità della malattia e indirizzare il paziente verso il trattamento più appropriato”.Il Papa Giovanni XXIII ha già organizzato per i pazienti in sorveglianza attiva l’applicazione di un PDTA (Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale), anche con l’obiettivo di portare avanti uno studio prospettico finalizzato a validare l’efficacia della risonanza magnetica nel follow-up di questi pazienti.L’Associazione Oncologica Bergamasca Onlus è da anni vicina all’Ospedale di Bergamo e ai suoi pazienti oncologici, con iniziative che spaziano dal sostegno e sviluppo di progetti e servizi di ricerca, ascolto, assistenza e informazione, alla donazione di nuove apparecchiature, fino all’organizzazione di eventi per sensibilizzare i cittadini sull’importanza di adottare corretti stili di vita.“Con la donazione di questa apparecchiatura – ha sottolineato Nunzio Pezzotta, Presidente dell’Associazione Oncologica Bergamasca Onlus – si completa il nostro Programma attività 2016 che ha visto A.O.B. affiancare l’Ospedale di Bergamo con una complessa serie di iniziative con un impegno economico di oltre 400.000 Euro ai quali si aggiungono 180.000 € a disposizione del Ce.R.Mel – Centro di Ricerca e cura del Melanoma. Anche questo ecografo, la più moderna apparecchiatura che la tecnologia medica mette oggi a disposizione per la diagnosi del tumore alla prostata, testimonia la concretezza dell’operato di A.O.B. nel dare risposte tangibili ai bisogni delle persone toccate dal cancro. Una donazione all’Unità di Urologia che risponde pienamente alla mission dell’Associazione: evita disagi e sofferenze alle persone, consentendo accuratezza di esecuzione e una migliore valutazione con biopsie mirate e diagnosi precise, e migliora il livello di assistenza promuovendo lo sviluppo di competenze e professionalità a tutto vantaggio dei malati oncologici”.
La neoplasia prostatica è il tumore solido più frequente nell’uomo. Nel 2016 la Prostate Unit del Papa Giovanni XXIII – il gruppo multidisciplinare che gestisce i pazienti con diagnosi di neoplasia prostatica, composto da urologi, radioterapisti, oncologi e anatomopatologi – ha valutato circa 400 pazienti affetti da neoplasia prostatica. Di questi, circa 150 sono stati sottoposti a prostatectomia radicale, circa 90 sono stati sottoposti a radioterapia, circa 40 sono stati inseriti nel protocollo di sorveglianza attiva. (Nella foto da sinistra, Da Pozzo, Nicora, Pezzotta, Roscigno e Sironi)

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Col sospetto di cancro della prostata, la risonanza evita biopsie e sovradiagnosi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2017

Prostata urinary_bladderNei pazienti in cui si sospetta un cancro della prostata, la prescrizione di una risonanza magnetica multiparametrica (MP-RMI) appare efficace nel ridurre del 5% la sovrdiagnosi e in misura ancor più significativa (27%) le biopsie inutili: è questa la conclusione di un articolo appena pubblicato su Lancet dal gruppo di studio PROMIS coordinato da Hashim U Ahmed dello University College di Londra. Si stima che oggi vengano eseguite oltre 100.000 biopsie della prostata nel solo Regno Unito, che salgono a circa un milione contando l’intera Europa, sulla base del test dell’antigene prostato-specifico (Psa), la cui scarsa affidabilità in termini di specificità è nota.
«Il cancro della prostata ha forme aggressive e forme innocue. L’attuale esame basato sulla biopsia può essere inaccurato perché i campioni di tessuto sono prelevato a caso. Questo significa che non sempre può confermare se un cancro è aggressivo o no, e che può farsi sfuggire tumori aggressivi» spiega Ahmed. «Per questo alcuni uomini che non hanno il cancro o hanno una forma innocua ricevono alle volte una diagnosi sbagliata, e vengono trattati anche se questo non offre benefici in termini di sopravvivenza, e espone spesso a effetti collaterali. In aggiunta a questi errori di diagnosi, l’attuale biopsia può causare effetti collaterali come sanguinamenti, dolore e infezioni gravi». Partendo da queste osservazioni i ricercatori hanno sottoposto 576 uomini con sospetto di cancro della prostata a una risonanza multiparametrica seguita da due diversi tipi di biopsia, quella transrettale a guida ecografica (Trus), classica, seguita da una più accurata (template prostate mapping biopsy, Tpm) che è servita come controllo per confrontare l’efficacia dei due approcci. Ahmed e colleghi suggeriscono che la risonanza MP potrebbe essere prescritta per prima, per identificare i pazienti che anziché sottoporsi subito alla biopsia TRUS possono essere semplicemente seguiti nel tempo: «I nostri risultati indicano che si potrebbe ridurre la sovradiagnosi di tumori innocui del 5%, risparmiare una biopsia non necessaria a un uomo su quattro e aumentare dal 48 al 93% la rilevazione delle forme aggressive». Lo studio aveva alcune limitazioni, per esempio perché il fatto di aver eseguito due biopsie consecutive potrebbe aver inficiato la precisione della seconda, e perché non ha valutato il costo-efficacia dell’intervento, che in parte dipende dalla disponibilità di radiologi e apparecchi per la risonanza. (foto. risonanza magnetica) (fonte doctor33)

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“Movember” è il mese della prevenzione del tumore alla prostata

Posted by fidest press agency su sabato, 5 novembre 2016

meglio-prevenireFarsi crescere i baffi o scegliere di indossarne di finti durante il mese di novembre significa farsi portavoce di un’importante Campagna dove “Portare i baffi è portare un messaggio”. L’iniziativa, rientra tra quelle di Movember, campagna internazionale lanciata in Australia circa 10 anni fa con l’obiettivo di sconfiggere il tumore alla prostata. Il nome “Movember” deriva dalla fusione di “moustache” (baffi) e Novembre (mese della prevenzione) per sensibilizzare gli uomini sull’importanza della prevenzione. Per il terzo anno consecutivo la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori di Milano, aderisce a questa iniziativa al maschile e lo fa indossando i “baffi”.“In Italia il tumore alla prostata è la patologia oncologica più frequente tra i soggetti di sesso maschile e rappresenta oltre il 20% di tutti i tumori diagnosticati a partire dai 50 anni di età. Nel 2016 si stimano circa 35 mila nuovi casi in Italia e nella sola Milano nel 2015 sono stati circa 1900 gli uomini colpiti da questo tumore” – dichiara il prof. Marco Alloisio, presidente di LILT Milano -. “Questa patologia se diagnosticata in tempo può essere curata con successo: la speranza di sopravvivenza a 5 anni si avvicina al 90% e la percentuale è ancor più elevata se la diagnosi avviene in uno stadio precoce. Purtroppo, però, il numero di italiani che si sottopone a visite urologiche periodiche è ancora molto basso; – prosegue il prof. Alloisio – raramente ci si reca da uno specialista, se non già in presenza di sintomi. Proprio per dare maggiore visibilità a questo tema durante tutto il mese, gli uomini che aderiranno alla Campagna, i Mo Bro (Movember brother) dovranno farsi crescere i baffi, o indossarne di finti, diventando così dei veri e propri testimonial ambulanti. Vorremmo, inoltre, che sempre più uomini prendessero coscienza di questa patologia prendendosi maggiormente cura di sé stessi. Da parte nostra come Lilt Milano metteremo a disposizione visite gratuite per tutto il mese di novembre nei nostri Spazi Prevenzione. Il mio è un invito a telefonare per prenotare un appuntamento”. Dunque, anche gli Spazi Prevenzione di Milano, Monza, Sesto San Giovanni, Cernusco sul Naviglio e Novate Milanese per tutto il mese indosseranno i baffi e saranno a disposizione della popolazione per effettuare visite urologiche fino ad esaurimento dei posti disponibili. Per una Campagna con i baffi non poteva mancare il sostegno da parte del mondo dei Barbershop che si schiera al fianco della nostra Associazione: effettuando un trattamento di cura, barba e baffi, negli store Bullfrog di Via Dante, Via Thaon Di Revel e Piazza Gae Aulenti si potrà sostenere la salute al maschile.Inoltre, in collaborazione con Europa Uomo, è stata realizzata una t-shirt che verrà distribuita in tutti gli eventi LILT Milano in programma e che permetterà a tutti i sostenitori dell’Associazione di diffondere l’importanza della prevenzione. Anche EICMA, l’esposizione internazionale ciclo e motociclo, ha scelto di mettersi i baffi: da martedì 8 a domenica 13 novembre la nostra Associazione sarà presente all’esposizione con l’Unità Mobile e uno stand di sensibilizzazione dove sarà possibile ricevere materiale informativo sulla prevenzione dei tumori maschili ed effettuare visite urologiche gratuite e consulenze alimentari, fino ad esaurimento dei posti disponibili. (foto: meglio prevenire)

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Un uomo su 3 non si sottopone ai controlli dell’urologo per imbarazzo e vergogna

Posted by fidest press agency su sabato, 2 luglio 2016

la prostata“Sono ancora giovane per sottopormi ai controlli” (36%), “Mi vergogno troppo” (32%) o “Non lo faccio perché non voglio che si venga a sapere” (29%). Sono queste le scuse che 3 italiani su 10 (31%) utilizzano per evitare i controlli urologici raccomandati dai medici per tenere sotto controllo l’ipertrofia prostatica benigna (IPB), una condizione fisiologica caratterizzata da disturbi urinari associati all’ingrossamento della ghiandola prostatica. Una leggerezza data dal pudore di essere visitati dall’urologo o dalla vergogna che altri siano a conoscenza dei propri problemi intimi. Oggi l’innovativa tecnica per l’enucleazione della prostata ThuLEP con la tecnologia di Cyber TM, permette operazioni precise e rapide in modalità one-day-clinic. Questo sistema, è un laser al tullio ad alta potenza made in Italy creato da Quanta System, azienda italiana leader nella tecnologia laser in ambito medicale. Tra i più timidi e restii gli uomini tra i 40 e i 59 anni (64%) soprattutto del Sud (37%), principalmente impiegati (21%) e liberi professionisti (16%).
É quanto emerge da uno studio condotto da Quanta System Observatory in occasione del mese della prevenzione urologica, effettuato con metodologia WOA (Web Opinion Analysis) su circa 1200 uomini di età compresa tra i 30 e i 65 anni, attraverso un monitoraggio online sui principali social network, blog, forum e community dedicate, per scoprire perché così tanti italiani non si sottopongono ai controlli medici per il monitoraggio della prostata. “Innanzitutto tengo a precisare che fortunatamente l’ipertrofia prostatica benigna non rappresenta un vero e proprio pericolo – afferma Luca Carmignani, primario di Urologia al IRCCS Policlinico San Donato e professore associato presso l’Università degli Studi di Milano – Si tratta del fisiologico ingrossamento della prostata a cui tutti gli uomini vanno incontro a partire dai 50 anni. Benché possa procurare sintomi urinari che compromettono non poco la qualità della vita, costringendo spesso persone molto anziane, se non trattata, a ricorrere a soluzioni fastidiose come il catetere permanente, è una patologia che oggi si può curare con successo; è però vero che gli uomini temono molto i disturbi alla prostata, ma ciò perché tendono a fare confusione fra patologie benigne e maligne. Sono portati, inoltre, a ignorare qualsiasi disturbo o, più precisamente, a non voler ammettere di avere eventuali problemi”. L’ipertrofia prostatica benigna rappresenta una patologia estremamente comune nell’uomo, basti pensare che viene regolarmente diagnosticata nel 50% degli uomini over 60 e nella quasi totalità degli ottuagenari. Numeri che dovrebbero allarmare gli italiani che invece, secondo i dati presentati dalla Società Italiana di Urologia, solamente nel 10-20% dei casi si sottopongono a visite di prevenzione e che in 9 casi su 10 si recano dall’urologo solo con l’insorgenza di gravi sintomi che li motivano a superare la propria timidezza e le proprie paure.“Una soluzione che si è dimostrata molto efficace per il trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna è l’intervento chirurgico di prostatectomia transuretrale che sfrutta il laser al tullio (ThuLEP) – continua Carmignani – Il laser al tullio è idoneo al trattamento dei tessuti molli, quale è la prostata. Il raggio laser viene fortemente assorbito da tutti i tessuti, senza propagarsi in zone che non devono essere interessate dal trattamento. Per via uretrale viene introdotto uno strumento (resettoscopio) attraverso cui s’inserisce una sonda laser. Il laser asporta la porzione di prostata aumentata; essa viene quindi ridotta in frammenti più piccoli, che vengono infine aspirati. Si ottiene in questo modo un aumento della forza del getto urinario e una riduzione del residuo di urina che resta nella vescica dopo avere fatto pipì. Il paziente urinerà dunque meno spesso e il getto risulterà più potente; si ridurrà o annullerà la necessità di fare pipì di notte, così come il numero degli episodi d’infezioni alle vie urinarie, tipici e fastidiosi sintomi provocati dall’ipertrofia prostatica benigna”.L’operazione inoltre assicura il mantenimento di una normale e attiva vita sessuale. Un grande vantaggio per gli oltre 40mila uomini che ogni anno in Italia vengono operati alla prostata a causa dell’iperplasia prostatica benigna. Con questa procedura afferma il Prof. Carmignani “si ha una riduzione del sanguinamento, che permette di eseguire tale procedura anche nei pazienti con problemi di coagulazione; inoltre diminuisce il periodo in cui, dopo l’intervento, è necessario tenere il catetere, che può essere rimosso già il giorno successivo. Questi vantaggi fanno sì che questo tipo di intervento possa essere praticato anche su pazienti molto anziani (over 80), in molti casi già in terapia antiaggregante o anticoagulante, ai quali, sino ad ora, la chirurgia era spesso preclusa a favore di soluzioni ben più pesanti e rischiose e prosegue: “ai pazienti sono risparmiati i disagi e le sofferenze provocate dalla necessità di portare il catetere a permanenza, e la loro qualità di vita può migliorare significativamente”.Ma quali sono le altre motivazioni che inibiscono gli uomini a sottoporsi ai controlli medici raccomandati dagli specialisti? Se al primo posto ci sono il persistente pudore di essere visitati nelle parti intime dall’urologo (35%), e dalla vergogna che altri siano a conoscenza dei propri problemi di salute (29%), non mancano nemmeno quelli che hanno paura di doversi sottoporre a un intervento chirurgico (22%), coloro che hanno paura della possibilità che insorgano eventuali effetti collaterali dopo l’intervento (19%) e, nonostante il passare degli anni e l’arrivo dei primi sintomi, si ostina nella non accettazione del problema (15%). Una tendenza preoccupante che però non è eguale in ogni parte dello Stivale. Basti pensare che secondo quanto emerso dall’indagine al Sud la percentuale di chi non si sottopone ai controlli urologici sale al 37% mentre, al Centro (32%) e al Nord (25%) le cifre sono leggermente più positive. Tra i più timidi e restii gli uomini con età che varia nella fascia tra i 40 e i 59 anni (64% del totale), inclini a non accettare e il problema a oltranza, mentre sono il 36% quelli oltre i 60 anni. (foto  copertina del libro “La Prostata” è edito dalla Fidest e narra il percorso di un paziente e le sue problematiche prima durante e dopo l’intervento di ipertrofia prostatica benigna)

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Tumore della prostata: migliorano le prospettive con la pre-chemioterapia orale di ultima generazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 maggio 2016

Prostata urinary_bladderÈ la terza neoplasia maligna nella popolazione generale, la più frequente dei maschi adulti per i quali, dopo i 50 anni di età, rappresenta oltre il 20% di tutti i tumori diagnosticati. Sono almeno 398.000 gli uomini che convivono con una pregressa diagnosi di carcinoma prostatico che, malgrado i progressi terapeutici, in una elevata percentuale di casi evolve in una forma resistente alla terapia anti-androgenica (CRPC) e metastatizza (mCRPC). Adesso per i pazienti con cancro della prostata metastatico resistente alla terapia ormonale e non sottoposti a chemioterapia, l’AIFA autorizza l’indicazione pre-chemioterapia di enzalutamide, già utilizzato dopo fallimento del trattamento chemioterapico.
Enzalutamide è un agente ormonale orale di ultima generazione dotato di un meccanismo di azione innovativo in quanto inibisce in maniera potente il recettore degli androgeni, il testosterone, che è il “motore” di crescita del tumore prostatico, bloccando i diversi passaggi della cascata di signalling del recettore.
«Il tumore della prostata per anni e anni non ha avuto a disposizione farmaci efficaci, ad eccezione degli analoghi agonisti dell’LHRH che tuttora rappresentano la terapia standard della malattia metastatica o delle recidive dopo il trattamento con chirurgia e radioterapia. Per i pazienti non responsivi alla terapia ormonale si disponeva solo della chemioterapia con docetaxel – afferma Sergio Bracarda, Direttore U.O.C. di Oncologia Medica”, Azienda USL Toscana Sud-Est, Istituto Toscano Tumori (ITT), Ospedale “San Donato” Arezzo – in anni recenti lo scenario è cambiato grazie all’arrivo sul mercato di farmaci innovativi ed efficaci, come ad esempio enzalutamide. Si tratta di un farmaco capace di bloccare in maniera potente e duratura il recettore degli androgeni, che è una molecola chiave nel processo di crescita e metastatizzazione della cellula tumorale prostatica. Per questo enzalutamide rappresenta un importante strumento per il miglioramento della strategia terapeutica del carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione. Oltre all’efficacia, cioè ad un miglioramento della sopravvivenza, enzalutamide è caratterizzato anche da un buon profilo di tollerabilità».
Il tumore della prostata è una patologia maligna dell’età avanzata, essendo la fascia più colpita quella degli over 70, sebbene oggi si riscontri un suo aumento nelle fasce d’età più giovani tra i 55 e i 65 anni. Ogni anno in Italia si registrano circa 35.000 nuovi casi e i decessi sono attorno agli 8.000. Più del 40% degli uomini colpiti da un tumore della prostata sviluppa metastasi e molti di questi diventano resistenti al trattamento di deprivazione ormonale (castrazione). Tuttavia per il trattamento di queste forme metastatiche resistenti agli analoghi LHRH e che non necessitano ancora di chemioterapia si aprono nuove prospettive terapeutiche non solo chemioterapiche e che sono in grado di migliorare la qualità di vita dei pazienti.
«Il trattamento del carcinoma prostatico comprende diverse opzioni che vanno dalla chirurgia alla radioterapia, dall’ormonoterapia alle terapie sistemiche con chemioterapici – dichiara Giario Conti, Primario di Urologia all’Ospedale Sant’Anna di Como e Segretario Generale della Società Italiana di Urologia Oncologica – la scelta della terapia dipende dalle caratteristiche del paziente e della malattia. Tutti i trattamenti hanno subito nell’ultimo decennio un’evoluzione importante, contribuendo a ridurre la mortalità per questo tipo di neoplasia e a migliorare la qualità della vita. Quanto ai trattamenti farmacologici disponibili, il più recente ad essere registrato in fase pre-chemioterapia (oltre che post-chemioterapia) è enzalutamide, che è risultato efficace sia nei pazienti con metastasi ossee che viscerali, prolungando la sopravvivenza e riducendo gli eventi scheletrici».
La terapia ormonale è uno dei cardini del trattamento farmacologico del carcinoma prostatico perché punta a ridurre gli androgeni, in particolare il testosterone che ha un ruolo importante nella crescita e nell’evoluzione di questo tumore. Enzalutamide rappresenta un grande progresso nel trattamento dei pazienti con tumore della prostata metastatico resistente alla terapia ormonale e non ancora sottoposti a chemioterapia; legandosi in maniera potente e prolungata al recettore degli androgeni, ripristina il controllo della cellula maligna prostatica e ne può indurre la morte.
«Gli studi AFFIRM, condotto su pazienti con tumore prostatico metastatico resistente alla castrazione già trattati con chemioterapia, e PREVAIL, condotto su pazienti con tumore prostatico metastatico naive alla chemioterapia, hanno dimostrato un miglioramento della sopravvivenza globale, un buon profilo di sicurezza e tollerabilità con effetti collaterali scarsi e di poca importanza rispetto ai pazienti trattati con placebo, permettendo un miglioramento della qualità di vita dei pazienti – spiega Giacomo Cartenì, Direttore UOC di Oncologia Medica dell’Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale “Antonio Cardarelli” di Napoli – enzalutamide ha anche ridotto il rischio di fratture e compressioni del midollo spinale nei pazienti con metastasi ossee. Questo farmaco, inoltre, non necessita dell’aggiunta di cortisone. L’insieme delle evidenze ne fanno un farmaco orale estremamente maneggevole e sicuro».
Lo studio multicentrico di fase III PREVAIL, che ha arruolato pazienti non sottoposti a chemioterapia, ha dimostrato che enzalutamide riduce la crescita delle cellule neoplastiche e provoca la regressione del tumore; induce un miglioramento statisticamente significativo della sopravvivenza globale a confronto del trattamento con placebo (OS: 35,3 mesi vs 31,3) e una riduzione del 29,4% del rischio di decesso; offre inoltre un beneficio in termini di sopravvivenza libera da progressione radiografica anche nei pazienti con metastasi viscerali.
Enzalutamide, tra le terapie disponibili per il tumore prostatico metastatico resistente alla castrazione pre-chemioterapia, ha dimostrato efficacia e un buon profilo di sicurezza anche nei pazienti in cui la malattia è progredita dal trattamento con solo LHRHa, oltre a presentare un vantaggio significativo rispetto agli anti-androgeni di prima generazione. Il farmaco è prescrivibile anche ai pazienti che non sono stati sottoposti a blocco androgenico totale.
«Il lavoro di squadra e la collaborazione tra le diverse figure specialistiche sono fondamentali, perché permettono ai clinici di scegliere la terapia più idonea per il singolo caso. Per esempio, l’oncologo medico e l’urologo sono esperti nei loro rispettivi settori, ma non in quello della radioterapia o dell’anatomia patologica, discipline per le quali esistono specialisti dedicati. Siamo complementari – sottolinea Barbara Jereczek, Professore associato di Radioterapia all’Università degli Studi di Milano e Direttore della Divisione di Radioterapia all’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano – alcuni studi dimostrano che il lavoro multidisciplinare e la collaborazione tra le varie figure specialistiche migliorano del 10% i risultati clinici in oncologia. Anche in Italia, come in molti Paesi questa esigenza è stata recepita. Da qui nasce la volontà di creare delle Prostate Cancer Unit simili a quelle già esistenti per il tumore della mammella».
La nuova opportunità terapeutica per il trattamento del tumore prostatico è frutto della ricerca di Astellas Pharma, una delle prime 20 aziende farmaceutiche a livello mondiale, che ha lanciato con successo altri prodotti innovativi in aree terapeutiche importanti quali l’Urologia, i Trapianti, gli Antinfettivi e la Terapia del Dolore e che ultimamente, con enzalutamide, estende anche all’Oncologia il suo impegno orientato a migliorare la qualità di vita dei pazienti.

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Tumore alla prostata

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 marzo 2016

La prostataIn Italia vivono 398mila uomini dopo la diagnosi di tumore della prostata, che rappresenta il 20% di tutte le neoplasie individuate fra gli over 50. Oggi sono disponibili trattamenti realmente innovativi, come il Radio-223, il primo radiofarmaco efficace nei pazienti con tumore della prostata e metastasi ossee. Questa nuova terapia non solo aumenta la sopravvivenza globale, ma funziona anche nei pazienti ritrattati che hanno già ricevuto un primo trattamento con il farmaco. I dati sono stati presentati al 31° Congresso dell’Associazione europea di urologia (European Association of Urology – EAU) in corso a Monaco. Nella sessione dedicata al tumore prostatico resistente alla castrazione (CRPC), sono stati presentati anche i dati di sicurezza ed efficacia a lungo termine di uno studio di fase I/II sul derivato sperimentale BAY-1841788 (ODM-201).
“Il tumore prostatico resistente alla castrazione si diffonde quasi sempre al di fuori della sede di esordio e porta allo sviluppo di metastasi, influenzando significativamente la sopravvivenza e la qualità di vita dei pazienti”, ha spiegato il professor Fred Saad, FRCSC, Chief of Urology, Director of G-U Oncology all’Université de Montréal. “Sono disponibili terapie come il Radio-223 che possono controllare la malattia e prolungare la sopravvivenza. Per questo ci impegniamo a proseguire lo studio di queste molecole per meglio comprendere gli approcci ottimali di trattamento”.
I risultati dello studio di Fase I/II di ritrattamento con Radio-223 (Abstract 764) hanno indicato che questo radionuclide è ben tollerato e permette un controllo della progressione della malattia nel tessuto osseo, quando somministrato dopo un ciclo iniziale di trattamento. Lo studio internazionale, multicentrico, prospettico, in aperto, con Radio-223 ha incluso 44 pazienti con tumore prostatico metastatico resistente alla castrazione che avevano precedentemente completato un ciclo di sei iniezioni e che non avevano mostrato progressione durante il primo trattamento. Di questi pazienti, 29 (66%) hanno ricevuto il ciclo completo di ritrattamento con 6 iniezioni, una ogni 4 settimane. Gli eventi avversi osservati correlati al trattamento (TEAE), in questa popolazione selezionata per lo studio di ritrattamento, erano comparabili a quelli osservati nello studio di fase III ALSYMPCA con Radio-223. I risultati degli obiettivi secondari, che includevano il tempo alla progressione radiologica in sede ossea, il tempo alla progressione di fosfatasi alcalina (ALP) e antigene prostatico specifico (PSA) e la sopravvivenza libera da progressione radiologica (rPFS), basata su RM/TC e scintigrafia ossea, suggeriscono il controllo della progressione della malattia ossea in questo studio esplorativo di singolo braccio. Le caratteristiche del prodotto indicano che lo schema registrato di trattamento con Radio-223 comprende 6 iniezioni di 50 kBq/kg di peso corporeo somministrate a intervalli di 4 settimane. L’efficacia e la sicurezza del Radio-223 nella schedula di trattamento esteso e di incremento della dose (NCT02023697) verranno esaminate nello studio randomizzato di Fase II attualmente in corso.
“Il Radio-223 ha un meccanismo d’azione specifico, è caratterizzato da sicurezza e da un miglioramento significativo della sopravvivenza globale comprovati nei pazienti con tumore prostatico resistente alla castrazione che presentano metastasi ossee sintomatiche senza malattia viscerale nota”, ha affermato Volker Wagner, MD PhD, Global Clinical Development di Bayer e responsabile del programma di sviluppo di Radio-223. “Bayer continua a studiare l’utilizzo di Radio-223 in diverse popolazioni di pazienti e ambiti terapeutici allo scopo di migliorare le opzioni di trattamento per i pazienti di tutto il mondo”. Altri dati presentati all’EAU 2016 comprendono gli aggiornamenti dallo studio di fase I/II ARADES di BAY-1841788 (ODM-201) (Abstract 765), che ha mostrato l’efficacia e il favorevole profilo di sicurezza di questo agente fino a 3 anni dopo il trattamento in 77 pazienti non trattati precedentemente con inibitore di CYP17. Il tempo mediano alla progressione di PSA (incremento ≥ 25% e ≥ 5 ng/ml rispetto al basale) è stato di 109,7 settimane (IC 95%: 49,1 – 109,7) nei pazienti naïve alla chemioterapia e non è stato raggiunto (IC 95%: 24,0 – non raggiunto) in quelli pretrattati con la chemioterapia. Durante il trattamento, fatigue o astenia di ogni grado sono stati i più comuni eventi avversi riportati da 27 pazienti (35%). La maggior parte degli altri eventi avversi erano di grado 1-2. Gli eventi avversi correlati al trattamento si sono manifestati in 27 pazienti (35%); solo due sono stati osservati durante il secondo anno di trattamento, mentre nessuno si è verificato nel terzo anno di terapia. “Il cancro prostatico è la seconda più comune forma di tumore negli uomini nel mondo e nuove opzioni di trattamento sono necessarie per colpire tutti gli stadi della malattia. In Bayer il programma di sviluppo clinico sul tumore della prostata è volto a ricercare terapie anti-tumorali innovative per ottenere un beneficio ottimale nei pazienti, indipendentemente dallo stadio e dalla fase della malattia”, ha continuato il dott. Wagner. “Siamo impegnati a esplorare ulteriori usi di Radio-223 e a svelare il potenziale di BAY-1841788 (ODM-201) nei pazienti con cancro della prostata”. Il Radio-223 è stato approvato in più di 40 Paesi in tutto il mondo. BAY-1841788 (ODM-201) è un nuovo antagonista del recettore per gli androgeni a duplice azione, per uso orale, sperimentale, che non ha ancora ricevuto l’approvazione dalle Autorità sanitarie. Il cancro della prostata resistente alla castrazione (CRPC) e le metastasi osseeIl tumore prostatico è il secondo tipo di neoplasia maligna più comunemente diagnosticata negli uomini in tutto il mondo. Nel 2012, circa 1,1 milioni di maschi adulti hanno ricevuto la diagnosi di questa malattia e 307.000 sono morti nel mondo. Il tumore della prostata costituisce la quinta causa principale di morte per cancro al mondo e quello resistente alla castrazione ne rappresenta la forma avanzata. La maggioranza degli uomini con tumore prostatico resistente alla castrazione presenta metastasi ossee sintomatiche, che causano dolore, eventi scheletrici (come fratture o compressione del midollo spinale) e sono associate ad una ridotta sopravvivenza. Infatti, le metastasi ossee portano a un aumentato rischio di morbidità e morte in questi pazienti.

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Tumore alla prostata

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 febbraio 2016

Prostata urinary_bladderIn Abruzzo, il tumore della prostata colpisce ogni anno 540 persone, ma sono ben 35mila le nuove diagnosi registrate solo nel 2015 in tutta Italia. È la prima neoplasia tra gli uomini di età superiore ai 65 anni, ma tra questi cittadini, 8 su 10 non sanno che si può prevenire attraverso la conduzione di sani stili di vita. Tra gli over70 abruzzesi, ben il 43% è in sovrappeso, il 15% addirittura obeso, un terzo dei nonni (il 32%) consumano alcool in quantità rilevante, il 9% fuma e sei su dieci sono completamente sedentari. Una situazione preoccupante, che ha portato l’Associazioni Italiana di Oncologia Medica (AIOM) a lanciare il progetto Prostata: sul tumore vince chi gioca d’anticipo, un vero e proprio “Tour della prevenzione” in ventitre città, che porta gli oncologi a parlare esclusivamente agli anziani di lotta alle neoplasie nei centri ricreativi per la terza età. L’iniziativa, realizzata con successo da AIOM grazie al contributo incondizionato di Janssen, farmaceutica di Johnson & Johnson, è giunta al quindicesimo appuntamento, che si svolge oggi pomeriggio alle 16.30 presso il Centro di Ascolto e Servizi Assistenziali (Via Grappa, 176, Contrada San Martino) di Chieti Scalo. Il tour si focalizza soprattutto sui tumori della terza età, in primo luogo quello della prostata per spiegare che si deve prevenire, ma anche che quando colpisce può essere vinto e si può tornare ad una vita normale.
“Il fatto che il 79% degli anziani ritiene che modificare le proprie abitudini sbagliate arrivati alla terza età non serva a molto è preoccupante – spiega il prof. Michele De Tursi, medico chirurgo specialista in Oncologia Medica presso il Dipartimento di Scienze Orali e Mediche all’Università “G. D’Annunzio” di Chieti –. È invece ampiamente dimostrata l’azione protettiva e antitumorale della dieta mediterranea e di una regolare attività fisica, in grado di contrastare i principali processi degenerativi legati all’invecchiamento, prevenire i disturbi cardiovascolari e metabolici e diminuire anche il rischio oncologico. Basti pensare che smettere di fumare in età avanzata, come confermano recenti studi, riduce il rischio di invalidità e mortalità fino al 34%”.
“Negli anziani, il rischio di cancro è 40 volte più alto rispetto alle persone di 20-40 anni e 4 volte maggiore rispetto a quelle di 45-65 anni. Tuttavia, il 40% dei tumori può essere prevenuto attraverso uno stile di vita sano – aggiunge l’esperto –. Abbandonare comportamenti a rischio come il fumo o la sedentarietà presenta enormi vantaggi anche in un’età matura, riducendo la probabilità di sviluppare una neoplasia; una dieta sana ha importanti effetti preventivi e, anche nelle persone colpite da cancro, rallenta la progressione della malattia e aiuta il paziente a rispondere meglio alle terapie. L’oncologo ha un ruolo chiave nell’indicare al paziente non solo in cosa consiste la patologia e a quali trattamenti sarà sottoposto, ma soprattutto come gestire il tumore nel quotidiano, a partire dalla correzione di quei comportamenti scorretti come il fumo, il consumo di alcolici, alimentazione poco equilibrata e la sedentarietà”. “La maggior dei tumori nella terza età – evidenzia il prof. De Tursi – sono scoperti in fase avanzata. E spesso non tutti questi pazienti accedono ai trattamenti più innovativi. Per questo nel corso dell’incontro di oggi saranno illustrati anche i concetti di screening e di tempestività della diagnosi. Prima si intercetta la malattia, maggiori sono le possibilità di superarla con una buona qualità di vita, anche se si è ultrasettantenne. Oltre il 91% dei pazienti colpiti da tumore della prostata oggi sopravvive o convive con il cancro. Ma a differenza di altri tumori, per quello prostatico non esistono ancora programmi di screening efficaci come la mammografia e il sangue occulto nelle feci”.
Durante l’incontro sarà anche distribuito l’opuscolo informativo realizzato da AIOM, che consente a tutti i cittadini, ai malati e ai caregivers di conoscere la patologia, capire cos’è e quando può essere fatto il psa e fornisce consigli pratici su come gestire il forte impatto che la malattia ha nella quotidianità della persona.
“La nostra azienda è orgogliosa di scendere in campo al fianco degli oncologi dell’AIOM in un progetto così importante – afferma Massimo Scaccabarozzi, Managing Director di Janssen, che rende possibile il progetto –. Le campagne focalizzate sulla prevenzione e sulla creazione di cultura sui tumori rappresentano la nuova frontiera nella collaborazione tra società scientifiche e aziende farmaceutiche. Il nostro scopo non è solo fornire ai pazienti le migliori terapie possibili ma contribuire a far sì che cultura, conoscenza e prevenzione possano continuare a diventare un’arma in più a disposizione per la sconfitta di un male, che conoscendolo meglio, può in primis essere evitato e poi, quando purtroppo dovesse presentarsi, essere curato nel miglior modo possibile”.

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Conferenza stampa prostata e cuore dottor Cestari e professor Parati Auxologico MIlano

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 febbraio 2016

La prostataMilano Martedi’ 9 FEBBRAIO 2016 – ore 11 Auditorium Auxologico – Ospedale San Luca Piazzale Brescia, 20 L’urologo e il cardiologo hanno trovato nel laser “a raggio verde” il mezzo più sicuro per guarire l’ipertrofia prostatica benigna (IPB), un disturbo che colpisce fino l’80% degli italiani over 50 anni. Infatti alcuni di loro, a causa di problemi cardiocircolatori, non possono avvalersi della chirurgia urologica e sono quindi condannati al catetere anche per lunghi periodi. Si tratta di uno strumento che consente di operare in tutta sicurezza migliaia di pazienti in terapia con farmaci anticoagulanti e/o antiaggreganti – fluidificanti del sangue per la prevenzione dei trombi. L’impiego del nuovo laser al triborato di litio consente di non sospendere mai, nemmeno per un solo giorno, la terapia “salvavita” ( come invece avviene con le altre metodiche chirurgiche ) ed è indicato anche nei sempre più numerosi portatori di stent coronarci. Inoltre, salvaguarda la potenza sessuale e la continenza urinaria.Relatori:
Professor ANDREA CESTARI Direttore dell’ Unità Operativa di Urologia e del Centro Avanzato di Urotecnologie Istituto Auxologico Italiano, Milano
Professor GIANFRANCO PARATI Direttore del Dipartimento Cardio-Neuro-Metabolico e della Unità Operativa di Cardiologia – Istituto Auxologico Italiano,Università degli Studi di Milano–Bicocca
Professor PATRIZIO RIGATTI Coordinatore Scientifico dell’ Unità Operativa di Urologia e del Centro Avanzato di Urotecnologie Istituto Auxologico Italiano ,Milano

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