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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘prostatico’

Pubblicato su Nature Scientific Reports uno studio sulle valutazioni diagnostiche del tumore prostatico

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 aprile 2021

E’ stato pubblicato sulla rivista scientifica Nature Scientific Reports uno studio che analizza le potenzialità della microscopia virtuale messa in campo dal CRS4 attraverso la piattaforma di patologia digitale, per le valutazioni diagnostiche di vetrini istologici appartenenti a pazienti affetti da tumore alla prostata.Il CRS4, che opera all’interno del Parco scientifico e tecnologico della Sardegna, gestito da Sardegna Ricerche, da tempo è impegnato nelle attività di ricerca nell’ambito della diagnostica in anatomia patologica, grazie alla sua piattaforma di patologia digitale è in grado di gestire, esaminare e annotare campioni istologici virtuali in un processo completamente digitalizzato. La piattaforma è un sistema che combina un microscopio virtuale, che consente un’agevole navigazione e un esame visivo dei dettagli delle immagini istologiche, con strumenti per l’annotazione clinica dei vetrini, per definire le regioni di interesse sulle immagini ed eseguire misurazioni quantitative delle caratteristiche dei tessuti.La diffusione di sistemi di questo tipo contribuisce al miglioramento della qualità della cura perché, ad esempio, permetterà al paziente di ricevere un secondo parere, da remoto, da altri specialisti che potranno procedere alle relative valutazioni analizzando le immagini ad altissima risoluzione dei vetrini scansionati. Inoltre, sarà possibile effettuare ulteriori studi sulle immagini sviluppando e applicando sistemi di intelligenza artificiale in grado di rilevare automaticamente gruppi di cellule con caratteristiche particolari che permetteranno un intervento medico più mirato.Tra gli autori di questa pubblicazione oltre ai ricercatori Luca Lianas e Cecilia Mascia del settore Informatica visuale e ad alta intensità di dati del CRS4, anche specialisti clinici svedesi del Karolinska Institutet e del dipartimento di urologia dell’Università di Örebro, come pure dell’azienda Ospedaliero-Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino, del Centro di riferimento per l’epidemiologia e la prevenzione oncologica in Piemonte e dell’Ospedale Sant’Orsola-Malpighi di Bologna. In questa collaborazione la piattaforma del CRS4 è stata perfezionata per le valutazioni sul tumore prostatico e nel contempo, si è riusciti a creare una delle raccolte di vetrini digitali annotati con informazioni cliniche su questa patologia più accurate d’Europa.

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Apalutamide migliora sopravvivenza nel carcinoma prostatico metastatico sensibile agli ormoni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 febbraio 2021

Janssen ha presentato all’American Society of Clinical Oncology’s Genitourinary Cancers Symposium (ASCO GU), appena conclusosi, i risultati dell’analisi finale dello studio di fase 3 TITAN che hanno dimostrato un beneficio statisticamente significativo nella sopravvivenza complessiva (OS) dei pazienti con carcinoma prostatico metastatico sensibile agli ormoni (mHSPC), di apalutamide in combinazione con la terapia di deprivazione androgenica (ADT) in confronto a placebo più ADT 1. Al follow-up mediano di quasi quattro anni, il trattamento con apalutamide più ADT ha ridotto del 35 per cento il rischio di morte rispetto alla sola ADT (HR 0,65; p<0,0001)1.Questo risultato conferma quanto rilevato durante la prima analisi dello studio TITAN nonostante il fatto che quasi il 40 per cento dei pazienti siano passati dal braccio con placebo a quello con apalutamide dopo l’apertura del cieco.1 Applicando la correzione per il crossover dei pazienti nel braccio placebo, il miglioramento del tasso di sopravvivenza complessiva aumenta ulteriormente, portando la riduzione del rischio di morte al 48 per cento (HR 0,52; p<0,0001). “Janssen è molto impegnata nell’individuare nuove soluzioni terapeutiche per i pazienti con carcinoma prostatico metastatico sensibile agli ormoni”,2 ha dichiarato Catherine Taylor, Vice President, Medical Affairs, Therapeutic Area Strategy for Europe, Middle East and Africa, Johnson & Johnson Middle East FZ-LLC. “I risultati finali di TITAN dimostrano che apalutamide in combinazione con ADT rappresenta una reale nuova opportunità per la cura di questi pazienti”. I risultati preliminari dello studio TITAN, presentati al congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) 2019 e contemporaneamente pubblicati su The New England Journal of Medicine, hanno dimostrato che la combinazione di apalutamide con ADT ha migliorato significativamente, rispetto al placebo più ADT, il duplice endpoint primario di OS e sopravvivenza libera da progressione radiografica (rPFS) in pazienti con questo carcinoma

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Nel 2020 sono previste in Italia 36mila nuove diagnosi di tumore prostatico

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 ottobre 2020

“Nel nostro Paese l’età media al momento della diagnosi è di 72 anni – aggiunge il prof. Corrado Franzese, Presidente Nazionale della Società Italiana Urologia Territoriale (SIUT). Nella grande maggioranza dei casi sono quindi uomini anziani interessati da altre malattie, spesso croniche, come diabete, obesità o ipertensione. È una tipologia di pazienti difficile da trattare e che necessita di particolare attenzione da parte dell’intero Sistema sanitario. L’assistenza è stata decisamente complicata dalla pandemia e il Covid-19 può avere effetti pesanti su pazienti non più giovanissimi, immunodepressi e polipatologici. Con questa nuova campagna vogliamo ribadire anche l’importanza, per chi vive con tumore alla prostata, di seguire le nuove regole imposte dal nuovo Coronavirus. Quindi invitiamo i malati, e i loro familiari, a rispettare con particolare attenzione le norme per il distanziamento sociale, indossare quando previsto la mascherina e lavarsi spesso le mani. Infine bisogna seguire scrupolosamente la terapia anticancro prescritta dal proprio medico curante”. “Dall’inizio della pandemia si parla sempre più spesso di Telemedicina – conclude il prof. Giuseppe Ludovico, Presidente Nazionale Urologi Ospedalità Gestione Privata (UrOP) -. Si tratta di uno strumento prezioso che, in ogni caso, potrà affiancarsi al rapporto medico-paziente in presenza. Quest’ultimo è necessario senz’altro nella prima fase della diagnosi della malattia oncologica e in alcuni momenti del follow-up. Le strutture sanitarie italiane, sia territoriali che ospedaliere, sono sicure e presentano percorsi separati che riducono al minimo il rischio di contagio. Dobbiamo riuscire a superare le paure e imparare a convivere con questo terribile virus. Bisogna proseguire con tutte le attività d’assistenza che il nostro Servizio Sanitario Nazionale mette in campo contro patologie di grande diffusione come il carcinoma prostatico”.

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Sorveglianza attiva o attesa vigile per il tumore prostatico

Posted by fidest press agency su martedì, 24 aprile 2012

Italiano: Tessuto della prostata normale (A) e...

Italiano: Tessuto della prostata normale (A) e colpita da tumore (B) (Photo credit: Wikipedia)

Secondo una revisione sistematica della letteratura condotta da Issa J. Dahabreh e colleghi del Tufts medical center di Boston (Usa), le evidenze scientifiche disponibili non sono sufficienti per determinare se la sorveglianza attiva sia da considerarsi un’opzione appropriata per gli uomini con tumore localizzato della prostata. Attesa vigile (watchful waiting) e sorveglianza attiva sono state proposte come strategie per quei pazienti che hanno ricevuto una diagnosi di tumore localizzato alla prostata a basso rischio di evoluzione. Diversamente da quanto avviene per la vigile attesa, durante la sorveglianza attiva il paziente è seguito nel tempo con controlli regolari. Gli studiosi americani hanno esaminato la letteratura scientifica alla ricerca di lavori che mettessero a confronto questi approcci rispetto a trattamenti terapeutici. Emerge innanzitutto che la decisione dei medici di proporre ai pazienti la sorveglianza attiva è presa sulla base della stadiazione tumorale, dello score di Gleason, dei livelli dell’antigene prostatico specifico e dal numero di biopsie positive. Oltre al basso rischio appurato grazie a questi parametri, anche l’età avanzata e la presenza di altre condizioni patologiche spingono più spesso i medici a preferire attesa e monitoraggio all’intervento diretto. L’efficacia delle diverse opzioni è stata indagata pochissimo. Non sono stati pubblicati studi che confrontassero direttamente la sorveglianza attiva con il trattamento immediato, mentre gli autori riferiscono che «la vigile attesa è risultata generalmente meno efficace del trattamento terapeutico». Ann Intern Med, 2012; 156(8):582-90 (fonte: doctornews33)

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Dutasteride, rischio di ca prostatico ridotto del 23%

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 aprile 2010

La somministrazione di dutasteride, inibitore della 5-alfa-reduttasi, riduce il rischio di cancro prostatico tra i soggetti a maggiore pericolo di sviluppare la malattia. Lo dimostra uno studio, appena pubblicato sul New England journal of medicine, multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, a gruppi paralleli e della durata di 4 anni, in cui i ricercatori hanno paragonato l’effetto della dutasteride, al dosaggio di 0,5 mg al giorno, con un placebo. Criteri di inclusione: età compresa tra 50 e 75 anni, livelli di antigene prostatico specifico (Psa) tra 2,5 e 10,0 ng per millilitro e negatività alla biopsia prostatica entro 6 mesi dall’arruolamento. Tra i 6.729 uomini sottoposti a biopsia o chirurgia prostatica, si è riscontrato un cancro in 659 dei 3.305 soggetti del gruppo dutasteride, rispetto agli 858 dei 3.424 di quello placebo: una riduzione relativa di rischio con dutasteride del 22,8% per il periodo di 4 anni dello studio (P<0,001). Nel complesso, tra i 6.706 uomini sottoposti a biopsia con ago, si sono avuti 220 tumori con un punteggio Gleason da 7 a 10 tra i 3.299 soggetti nel gruppo dutasteride e 233 tra i 3.407 uomini di quello placebo. Quanto agli eventi avversi, va detto che l’incidenza di scompenso cardiaco è stata più alta nel gruppo dutasteride rispetto al placebo. Ricapitolando: la dutasteride in 4 anni ha ridotto il rischio di cancro prostatico (principalmente di tumori con punteggio Gleason 5 o 6) e ha migliorato gli esiti correlati all’iperplasia prostatica benigna. (fonte doctor news)

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Cancro prostatico correlato al peso corporeo

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2009

L’aumento di peso nei giovani adulti può determinare un accresciuto rischio di sviluppare un cancro prostatico, eventualità influenzata anche dall’appartenenza etnica. Lo sostiene uno studio condotto dall’Università delle Hawaii, pubblicato su Cancer epidemiology, biomarkers & prevention. Si è valutata la correlazione tra peso e incidenza di cancro prostatico in una popolazione comprendente soggetti neri, giapponesi, ispanici, nativi Hawaiani e bianchi, tutti coinvolti in uno studio a lungo termine denominato “la coorte multietnica”. Sono stati raccolti dati relativi ad almeno 84mila uomini e in tutto sono stati diagnosticati 5.500 casi di tumore prostatico. Un eccessivo aumento di peso nei giovani adulti bianchi e nativi hawaiani si associa a un rischio maggiore di cancro prostatico, mentre tale rischio risulta diminuito nei giapponesi. Sempre nei giovani bianchi il forte aumento di peso innalza il rischio di cancro di alto grado, mentre nei neri aumenta quello di forme meno pericolose, localizzate e di basso grado. “La correlazione tra peso e rischio neoplastico nelle varie etnie può risentire dall’influsso combinato dell’attività dei geni e degli stili di vita” concludono gli autori. (A.Z.)

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