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Proteggere le foreste e il sistema agroalimentare

Posted by fidest press agency su domenica, 11 agosto 2019

Proteggere le foreste e proporre un nuovo paradigma per il sistema agro-alimentare: secondo il nuovo rapporto dell’IPCC (Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici) sui cambiamenti climatici e l’uso del suolo, sono queste le soluzioni alla crisi climatica ed ecologica che stiamo affrontando.Dal rapporto dell’IPCC, emerge che dal periodo preindustriale la temperatura sulle terre emerse è già aumentata di 1,53 gradi centigradi. La media globale dell’aumento è di 0,87 tenendo conto della variazione di temperatura sopra gli oceani. Più di un quarto della terra del Pianeta è soggetta al “degrado indotto dall’uomo” e la
produzione di bioenergia può rappresentare un pericolo consistente per la sicurezza alimentare e la degradazione del suolo. Il rischio infatti è quello di privarci di preziosi terreni agricoli, spostando piantagioni e pascoli per il bestiame in aree naturali di grande importanza per la conservazione della biodiversità e la salvaguardia del clima, come le foreste.«Lottare contro i cambiamenti climatici è complicato, ma le soluzioni ci sono e bisogna agire immediatamente. Chiediamo ai governi e alle multinazionali di promuovere pratiche agricole sostenibili ed ecologiche, ma nel frattempo anche noi possiamo fare la nostra parte: una dieta più sana, con meno carne e pasti più ricchi di verdure e proteine di origine vegetale, aiuterà a migliorare l’equilibrio tra ecosistemi naturali e terreni per la produzione agricola» conclude Borghi.Il rapporto dell’IPCC fornisce anche altri importanti elementi:
– Concentrarsi unicamente sull’uso del suolo non basterà per vincere la battaglia contro i cambiamenti climatici: per quello è fondamentale procedere all’eliminazione graduale dei combustibili fossili.
– Il 23 per cento delle emissioni umane di gas a effetto serra derivano proprio dalla deforestazione, dagli incendi e dall’agricoltura industriale.
– Negli ultimi 60 anni il consumo di carne è più che raddoppiato e il suolo è stato convertito a uso agricolo ad un ritmo senza precedenti nella storia umana.
– Nel mondo ci sono circa 2 miliardi di adulti in sovrappeso o obesi, mentre 821 milioni di persone sono denutrite: questi dati evidenziano la necessità di riformare l’attuale sistema alimentare.

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Proteggere i minori nelle controversie internazionali in materia di divorzio

Posted by fidest press agency su sabato, 20 gennaio 2018

europeBruxelles. Pur riconoscendo la qualità delle proposte della Commissione che mirano a migliorare il regolamento in vigore, i deputati propongono di rafforzare la tutela dei diritti dei minori durante l’intera procedura di risoluzione delle controversie tra le coppie divorziate. Ciò significherebbe in particolare garantire che il bambino abbia il diritto di esprimere la propria opinione, attraverso una procedura chiara, in cui non vengono esercitate pressioni sul bambino e l’intervistatore è un esperto appositamente formato. Se un bambino viene sequestrato in un altro Paese dell’Unione europea da uno dei suoi genitori, i deputati propongono che la questione venga affrontata da giudici che esercitano la professione e hanno acquisito esperienza in tale ambito, per garantire la priorità dell’interesse superiore del bambino.In apertura del dibattito di mercoledì, il relatore Tadeusz Zwiefka (PPE, PL) ha evidenziato l’importanza della dimensione infantile. Il fanciullo rappresenta l’anello più debole nelle controversie tra genitori e necessita quindi di tutta la protezione che possiamo offrirgli. In particolare, l’audizione del bambino rappresenta una questione fondamentale e merita disposizioni dettagliate.
Secondo le stime della Commissione, nell’UE risiedono 16 milioni di famiglie internazionali e ogni anno ci sono circa 140 000 divorzi internazionali. I casi di rapimento di minori da parte dei genitori registrati nell’UE sono circa 1.800 l’anno. Il Parlamento ha un Mediatore per i casi di sottrazione internazionale di minori. Questa funzione è attualmente svolta da Elisabeth Morin-Chartier.

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Proteggere dalla deforestazione illegale le terre della riserva indigena dell’Alto Turiaçu

Posted by fidest press agency su sabato, 12 settembre 2015

Ka'apor indigenous leaders receive training from Greenpeace activists in the use of trap cameras and satellite trackers. In late August 2015, Ka'apor leaders from the Alto Turiacu Indigenous Land, in the North of Maranhão state, started to integrate the use of technology in their autonomous activities of monitoring and protecting their traditional territory, in partnership with Greenpeace. Among the suggested tools adopted by the Ka'apor people are: more accurate maps; trap cameras aimed to document the invasion of logging trucks; and satellite trackers to monitor the routes of logging trucks in and out of the Alto Turiacu Indigenous land. Photo: Lunae Parracho / Greenpeace Na foto, indígenas Ka'apor recebem treinamento de ativistas do Greenpeace para utilização de câmeras ocultas e rastreadores via satélite. No final de agosto de 2015, lideranças Ka'apor da Terra Indígena Alto Turiaçu, no norte do Maranhão, começaram a integrar o uso de tecnologia às atividades autônomas de monitoramento e proteção do seu território tradicional, em parceria com o Greenpeace. Entre as ferramentas sugeridas e adotadas na ação pelas lideranças Ka’apor estão mapas mais precisos, armadilhas fotográficas ativadas por sensores de movimento e temperatura que podem flagrar a invasão dos caminhões madeireiros, e rastreadores via satélite, que permitem monitorar suas rotas dentro e fora da Terra Indígena. Foto: Lunae Parracho / Greenpeace

Ka’apor indigenous leaders receive training from Greenpeace activists in the use of trap cameras and satellite trackers. In late August 2015, Ka’apor leaders from the Alto Turiacu Indigenous Land, in the North of Maranhão state, started to integrate the use of technology in their autonomous activities of monitoring and protecting their traditional territory, in partnership with Greenpeace. Among the suggested tools adopted by the Ka’apor people are: more accurate maps; trap cameras aimed to document the invasion of logging trucks; and satellite trackers to monitor the routes of logging trucks in and out of the Alto Turiacu Indigenous land. Photo: Lunae Parracho / Greenpeace
Na foto, indígenas Ka’apor recebem treinamento de ativistas do Greenpeace para utilização de câmeras ocultas e rastreadores via satélite. No final de agosto de 2015, lideranças Ka’apor da Terra Indígena Alto Turiaçu, no norte do Maranhão, começaram a integrar o uso de tecnologia às atividades autônomas de monitoramento e proteção do seu território tradicional, em parceria com o Greenpeace. Entre as ferramentas sugeridas e adotadas na ação pelas lideranças Ka’apor estão mapas mais precisos, armadilhas fotográficas ativadas por sensores de movimento e temperatura que podem flagrar a invasão dos caminhões madeireiros, e rastreadores via satélite, que permitem monitorar suas rotas dentro e fora da Terra Indígena. Foto: Lunae Parracho / Greenpeace

Gli attivisti di Greenpeace Brasile hanno risposto alla richiesta di aiuto del popolo

Monitoring post created by the Ka'apor for their independent monitorig system. Between 2013 and 2015, the Ka'apor created 8 monitoring posts in Alto Turiacu indigenous land to control illegal loggers invasion. The Alto Turiacu indigenous land, from the Ka’apor people, spreads around 530 thousand hectares and is one of the last areas of Amazon forest in Maranhão state. In the last 25 years, that land has been continuously trespassed by illegal loggers – a threat not only to the forest itself, but to the Indians, victims of life threats, attempts and murders. Tired of waiting for the Brazilian government to take action even after several reports, the Ka’apor people developed an independent project to monitor and cast out trespassers Posto de vigilância criado pelos Ka’apor para seu sistema de monitoramento independente. Entre 2013 e 2015, os Ka’apor criaram 8 postos de vigilância na Alto Turiaçu para proteger seu território contra a invasão de madeireiros. Distribuída em cerca de 530 mil hectares, a Terra Indígena Alto Turiaçu, do povo Ka’apor, representa uma das últimas extensões de floresta amazônica no Maranhão. Nos últimos 25 anos, esse território tem sido continuamente invadido por madeireiros ilegais, que representam não apenas uma ameaça à floresta, mas também aos índios, vítimas frequentes de ameaças, assassinatos e atentados contra as suas lideranças. Cansados de esperar por uma atitude das autoridades brasileiras depois de inúmeras denúncias, os Ka’apor desenvolveram um projeto independente de monitoramento para expulsar os invasores de suas terras. Atendendo a um pedido de ajuda desse povo o Greenpeace auxiliou o povo Ka’apor a agregar a esse sistema de autovigilância o uso de tecnologias, como rastreadores e trap cams, que poderiam ser implementadas pelos próprios indígenas e fornecer evidências mais contundentes e pressionar ainda mais o governo brasileiro. Agosto de 2015. Foto: Fábio Nascimento / Greenpeace

Monitoring post created by the Ka’apor for their independent monitorig system. Between 2013 and 2015, the Ka’apor created 8 monitoring posts in Alto Turiacu indigenous land to control illegal loggers invasion. The Alto Turiacu indigenous land, from the Ka’apor people, spreads around 530 thousand hectares and is one of the last areas of Amazon forest in Maranhão state. In the last 25 years, that land has been continuously trespassed by illegal loggers – a threat not only to the forest itself, but to the Indians, victims of life threats, attempts and murders. Tired of waiting for the Brazilian government to take action even after several reports, the Ka’apor people developed an independent project to monitor and cast out trespassers
Posto de vigilância criado pelos Ka’apor para seu sistema de monitoramento independente. Entre 2013 e 2015, os Ka’apor criaram 8 postos de vigilância na Alto Turiaçu para proteger seu território contra a invasão de madeireiros. Distribuída em cerca de 530 mil hectares, a Terra Indígena Alto Turiaçu, do povo Ka’apor, representa uma das últimas extensões de floresta amazônica no Maranhão. Nos últimos 25 anos, esse território tem sido continuamente invadido por madeireiros ilegais, que representam não apenas uma ameaça à floresta, mas também aos índios, vítimas frequentes de ameaças, assassinatos e atentados contra as suas lideranças. Cansados de esperar por uma atitude das autoridades brasileiras depois de inúmeras denúncias, os Ka’apor desenvolveram um projeto independente de monitoramento para expulsar os invasores de suas terras. Atendendo a um pedido de ajuda desse povo o Greenpeace auxiliou o povo Ka’apor a agregar a esse sistema de autovigilância o uso de tecnologias, como rastreadores e trap cams, que poderiam ser implementadas pelos próprios indígenas e fornecer evidências mais contundentes e pressionar ainda mais o governo brasileiro. Agosto de 2015. Foto: Fábio Nascimento / Greenpeace

indigeno dei Ka’apor e stanno lavorando al loro fianco per monitorare e proteggere dalla deforestazione illegale le terre della riserva indigena dell’Alto Turiaçu nello stato di Maranhão.La scorsa settimana gli attivisti di Greenpeace hanno affiancato i Ka’apor in un accurato lavoro di mappatura della foresta, installando telecamere dotate di sensori termici e di movimento per documentare la sistematica e illegittima invasione della riserva perpetrata dalla mafia del legno. I Ka’apor potranno inoltre disporre di GPS per monitorare il passaggio dei camion usati dai taglialegna per attraversare le aree forestali dell’Alto Turiaçu.«Abbiamo deciso di intervenire perché la foresta è la nostra casa. La foresta ci assicura la vita stessa. Senza la foresta, noi non saremmo i Ka’apor: il nostro nome significa infatti “Abitanti della foresta”. Per questo dobbiamo difenderla a ogni costo», afferma uno dei leader della comunità Ka’apor, che ha chiesto di restare anonimo per motivi di sicurezza.Il Territorio Indigeno dell’Alto Turiaçu è uno degli ultimi tratti di foresta amazzonica nello stato del Maranhão, ma è sempre più vulnerabile a causa delle invasioni dei taglialegna e dei cacciatori. Secondo i dati ufficiali del DEGRAD (il sistema di mappatura dell’Istituto Nazionale di Ricerca Spaziale che misura il degrado delle foreste in Amazzonia), tra il 2007 e il 2013 ben 5.733 ettari di foresta dell’Alto Turiaçu hanno subito un serio degrado per colpa della deforestazione illegale. Alla fine del 2014, l’8 per cento della foresta all’interno del terre indigene (circa 41 mila ettari) risultava disboscato.La mafia del legno si fa strada nei territori indigeni alla ricerca di specie di legno pregiate come l’Ipé, che una volta lavorato ed esportato può essere venduto a un prezzo che arriva a 1.300 euro per metro cubo. Dal 2008 i Ka’apor chiedono pubblicamente al governo brasiliano di

Ka'apor Indians setting up trap cameras in areas used by illegal loggers to invade the indigenous territory. In late August 2015, Ka'apor leaders from the Alto Turiacu Indigenous Land, in the North of Maranhão state, started to integrate the use of technology in their autonomous activities of monitoring and protecting their traditional territory, in partnership with Greenpeace. Among the suggested tools adopted by the Ka'apor people are: more accurate maps; trap cameras aimed to document the invasion of logging trucks; and satellite trackers to monitor the routes of logging trucks in and out of the Alto Turiacu Indigenous land. Photo: Lunae Parracho / Greenpeace Indígenas Ka'apor instalam cameras ocultas em areas exploradas por madeireiros ilegais. No final de agosto de 2015, lideranças Ka'apor da Terra Indígena Alto Turiaçu, no norte do Maranhão, começaram a integrar o uso de tecnologia às atividades autônomas de monitoramento e proteção do seu território tradicional, em parceria com o Greenpeace. Entre as ferramentas sugeridas e adotadas na ação pelas lideranças Ka’apor estão mapas mais precisos, armadilhas fotográficas ativadas por sensores de movimento e temperatura que podem flagrar a invasão dos caminhões madeireiros, e rastreadores via satélite, que permitem monitorar suas rotas dentro e fora da Terra Indígena. Foto: Lunae Parracho / Greenpeace

Ka’apor Indians setting up trap cameras in areas used by illegal loggers to invade the indigenous territory. In late August 2015, Ka’apor leaders from the Alto Turiacu Indigenous Land, in the North of Maranhão state, started to integrate the use of technology in their autonomous activities of monitoring and protecting their traditional territory, in partnership with Greenpeace. Among the suggested tools adopted by the Ka’apor people are: more accurate maps; trap cameras aimed to document the invasion of logging trucks; and satellite trackers to monitor the routes of logging trucks in and out of the Alto Turiacu Indigenous land. Photo: Lunae Parracho / Greenpeace
Indígenas Ka’apor instalam cameras ocultas em areas exploradas por madeireiros ilegais. No final de agosto de 2015, lideranças Ka’apor da Terra Indígena Alto Turiaçu, no norte do Maranhão, começaram a integrar o uso de tecnologia às atividades autônomas de monitoramento e proteção do seu território tradicional, em parceria com o Greenpeace. Entre as ferramentas sugeridas e adotadas na ação pelas lideranças Ka’apor estão mapas mais precisos, armadilhas fotográficas ativadas por sensores de movimento e temperatura que podem flagrar a invasão dos caminhões madeireiros, e rastreadores via satélite, que permitem monitorar suas rotas dentro e fora da Terra Indígena. Foto: Lunae Parracho / Greenpeace

Ka'apor Indians set on fire illegal logs found near the indigenous territory. In late August 2015, Ka'apor leaders from the Alto Turiacu Indigenous Land, in the North of Maranhão state, started to integrate the use of technology in their autonomous activities of monitoring and protecting their traditional territory, in partnership with Greenpeace. Among the suggested tools adopted by the Ka'apor people are: more accurate maps; trap cameras aimed to document the invasion of logging trucks; and satellite trackers to monitor the routes of logging trucks in and out of the Alto Turiacu Indigenous land. Photo: Lunae Parracho / Greenpeace Indígenas Ka'apor queimam madeira ilegal encontrada perto do territorio indigena. No final de agosto de 2015, lideranças Ka'apor da Terra Indígena Alto Turiaçu, no norte do Maranhão, começaram a integrar o uso de tecnologia às atividades autônomas de monitoramento e proteção do seu território tradicional, em parceria com o Greenpeace. Entre as ferramentas sugeridas e adotadas na ação pelas lideranças Ka’apor estão mapas mais precisos, armadilhas fotográficas ativadas por sensores de movimento e temperatura que podem flagrar a invasão dos caminhões madeireiros, e rastreadores via satélite, que permitem monitorar suas rotas dentro e fora da Terra Indígena. Foto: Lunae Parracho / Greenpeace

Ka’apor Indians set on fire illegal logs found near the indigenous territory. In late August 2015, Ka’apor leaders from the Alto Turiacu Indigenous Land, in the North of Maranhão state, started to integrate the use of technology in their autonomous activities of monitoring and protecting their traditional territory, in partnership with Greenpeace. Among the suggested tools adopted by the Ka’apor people are: more accurate maps; trap cameras aimed to document the invasion of logging trucks; and satellite trackers to monitor the routes of logging trucks in and out of the Alto Turiacu Indigenous land. Photo: Lunae Parracho / Greenpeace
Indígenas Ka’apor queimam madeira ilegal encontrada perto do territorio indigena. No final de agosto de 2015, lideranças Ka’apor da Terra Indígena Alto Turiaçu, no norte do Maranhão, começaram a integrar o uso de tecnologia às atividades autônomas de monitoramento e proteção do seu território tradicional, em parceria com o Greenpeace. Entre as ferramentas sugeridas e adotadas na ação pelas lideranças Ka’apor estão mapas mais precisos, armadilhas fotográficas ativadas por sensores de movimento e temperatura que podem flagrar a invasão dos caminhões madeireiros, e rastreadores via satélite, que permitem monitorar suas rotas dentro e fora da Terra Indígena. Foto: Lunae Parracho / Greenpeace

prendere provvedimenti contro queste attività illegali che sono spesso causa di violenze e perfino di omicidi.Secondo i dati del Consiglio Missionario Indigeno (CIMI), negli ultimi quattro anni sono stati uccisi quattro Ka’apor, mentre quindici leader hanno subito attacchi violenti. L’ultimo omicidio è avvenuto lo scorso 26 aprile, quando è stato assassinato Eusébio Ka’apor, uno dei leader più attivi nella lotta contro la deforestazione. Un caso su cui le autorità competenti non hanno ancora svolto indagini adeguate, malgrado le evidenze di collegamenti tra gli assassini e il taglio illegale del legno.«Le tecnologie GPS aiuteranno i Ka’apor a sorvegliare in modo autonomo la foresta e a proteggere le loro terre. Ma saranno utili anche per fornire ulteriori prove a sostegno della necessità di un intervento concreto da parte delle autorità per porre fine alle violenze provocate dal taglio selvaggio e illegale perpetrato in questa regione», commenta Martina Borghi, Campagna Foreste di Greenpeace Italia. «Finora il popolo Ka’apor ha potuto contare solo sulle proprie risorse per difendere il territorio e la sua stessa sopravvivenza. Noi abbiamo offerto supporto tecnologico, ma purtroppo ancora non basta. È necessario che il governo brasiliano protegga il popolo Ka’apor, garantendogli i diritti fondamentali».
Greenpeace chiede agli operatori del mercato internazionale del legno di esigere dai loro fornitori brasiliani ulteriori garanzie, oltre ai documenti ufficiali, per assicurarsi che il legname proveniente dall’Amazzonia non derivi dal contrabbando nelle terre indigene. Il governo brasiliano deve inoltre rivedere tutti i piani di gestione forestale approvati dal 2006 in Amazzonia come primo passo per porre fine alla deforestazione illegale, assicurando al tempo stesso piena ed effettiva protezione di tutti i territori indigeni. (foto: foresta)

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Proteggere i diritti dei bambini

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 agosto 2015

Giacomo_Guerra_UnicefA New York, le Nazioni Unite, l’UNICEF, il Global Compact dell’ONU e Save the Children hanno invitato il mondo imprenditoriale a contribuire alla stesura di principi universali che porranno i diritti dei bambini al primo posto dell’agenda mondiale della responsabilità aziendale. Le campagne contro il lavoro minorile e altre violazioni dei diritti dei bambini non sono una novità, ma fino ad oggi non esistevano linee guida universali definite che permettessero alle aziende di capire le potenzialità delle loro attività, compresi i programmi di responsabilità sociale, nei confronti dei cittadini più piccoli e più vulnerabili al mondo. Le tre organizzazioni richiedono ai top manager di collaborare per sviluppare principi – chiamati Children’s Principles for Business – per evitare l’impatto negativo che le loro attività potrebbero avere sui bambini e contribuire invece ad un futuro migliore per tutti. Riconoscendo che per essere efficaci, questi principi devono soddisfare le esigenze di tutte le parti interessate e che tutti hanno qualcosa da proporre al tavolo, i tre partner hanno chiesto agli imprenditori provenienti da tutti i settori e da tutte le regioni di partecipare al processo di consultazione e, grazie alla loro esperienza, di dare un contributo per stilare i Children’s Principles for Business. I Principi serviranno come quadro unificante e come punto di riferimento per le iniziative imprenditoriali riguardanti l’infanzia. Essi contribuiranno ad elaborare i “Principles 1 e 2” del Global Compact delle Nazioni Unite, che chiedono alle imprese di rispettare e sostenere i diritti umani e di non essere complici delle violazioni dei diritti umani. I Principi saranno strumenti importanti e utili per tutte le aziende, anche se non sono membri del Global Compact. ( fonte: http://www.unicef.it)

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Da Schneider Electric alcuni suggerimenti per non perdere la connessione durante un blackout estivo

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 Mag 2015

blackout estivoSchneider Electric, lo specialista globale nella gestione dell’energia, mette in guardia a proposito delle problematiche relative all’alimentazione elettrica più frequenti nella stagione estiva, offre alcuni consigli preziosi per non perdere la Infographic APCconnessione per laptop, stampanti, tablet, smart TV, player blu-ray, console di gioco, che sono entrati nelle case degli Italiani e che sempre più sono connessi tra loro e con Internet, spesso collegati al wi-fi della propria rete domestica. Cosa succede in caso di un’interruzione improvvisa della corrente? E se si perde la connessione? Si tratta di un’eventualità più comune di quanto si immagini, basti pensare che secondo Cisco il 43% di chi ha in casa una piccola rete domestica ha subito un’interruzione della connessione almeno una volta al mese e il 17% addirittura una volta la settimana.“La nostra connessione di rete in casa è così importante per la nostra vita digitale,” dichiara Davide Zardo, vice president IT Business Schneider Electric Italia, “che ci accorgiamo di poter non essere disponibili solo nel momento in cui, improvvisamente, viene a mancare la corrente e non ci possiamo collegare, e, con l’arrivo della stagione estiva, il rischio di interruzioni dell’alimentazione elettrica dovute a temporali e sovratensioni improvvise diventa più frequente. Meglio giocare d’anticipo e proteggere i nostri dispositivi.”Con l’arrivo del caldo aumenta il rischio di cali di tensione e blackout causati dai maggiori consumi elettrici e da un più frequente verificarsi di temporali, con i conseguenti fulmini che possono causare danni alle apparecchiature connesse alla rete elettrica e alla rete dati. Per questo utilizzare un gruppo di continuità è il modo migliore per mantenere la connessione a Internet durante un’interruzione di corrente.Se non lo si è fatto, è il momento di dotarsi di un UPS (Uninterruptible Power Supply), che garantisce alimentazione tramite batteria di emergenza, e di una presa filtrata, che protegge e filtra sbalzi di tensione e sovraccarichi, che possono danneggiare seriamente le apparecchiature.Un UPS adeguato permette di salvare il proprio lavoro, mantenere router e modem domestici connessi in rete anche in assenza di corrente, chiudere correttamente applicazioni e servizi in uso; inoltre, il filtro protegge dai fulmini, ma anche dalle variazioni meno percettibili dell’energia elettrica che, a lungo andare, possono abbreviare la vita delle apparecchiature. (foto: blackout estivo)

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Come proteggere il cervello

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 aprile 2015

cervelloRoma Un gruppo di ricercatori di Sapienza e dell’Istituto Pasteur di Roma ha presentato i risultati di una ricerca che apre nuove prospettive sull’influenza delle condizioni di vita sullo sviluppo e progressione dei tumori cerebrali. Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications dimostra per la prima volta la possibilità di ridurre l’insorgenza e la crescita del glioma, un tumore cerebrale altamente invasivo e non curabile, attraverso un intervento preventivo sugli stili di vita. «L’esposizione a un ambiente arricchito da una maggiore varietà di stimoli sociali, sensoriali e motori rispetto alla norma» spiega Cristina Limatola del Dipartimento di Fisiologia e Farmacologia della Sapienza «rallenta la proliferazione delle cellule tumorali, riduce la massa del glioma e aumenta i tempi di sopravvivenza. Tali studi sono stati effettuati in un modello animale della malattia, facendo crescere topi, sin dallo svezzamento, all’interno di gabbie standard, in coppia (ambiente normale), o in gruppi di 10-15, all’interno di gabbie di dimensioni maggiori del normale, nelle quali sono presenti un gran numero di oggetti da esplorare (giochi, piccoli labirinti, carta per costruire il nido) e utilizzare per attività motoria (ruote, per correre, altalene), dove gli animali possono anche stabilire relazioni sociali complesse (ambiente arricchito).» I ricercatori hanno identificato due dei meccanismi coinvolti in questa azione inibitoria: uno dipendente dall’azione diretta del BDNF (fattore neurotrofico cerebrale) sulle cellule tumorali, dove questa neurotrofina, prodotta in misura maggiore nel cervello dei topi mantenuti in ambiente arricchito, agisce direttamente sul recettore TrkBT1, espresso dalle cellule tumorali, inibendone la migrazione e quindi l’invasione nel parenchima cerebrale sano.La somministrazione esogena di BDNF nei topi con il glioma ha effetti ampiamente sovrapponibili a quelli indotti dall’ambiente arricchito. Il secondo meccanismo descritto richiede la produzione di IL-15 da parte di una popolazione cellulare costituita dalla microglia e dai macrofagi che infiltrano la massa tumorale, e che agisce stimolando l’attivazione delle cellule Natural Killer (NK) e la loro infiltrazione nel tumore.
«Con il nostro lavoro» spiega Angela Santoni del Dipartimento di Medicina Molecolare «dimostriamo che IL-15 attiva le cellule Natural Killer (NK) che proteggono l’organismo da infezioni e tumori, uccidendo le cellule tumorali (in questo caso del glioma) o le cellule infettate e promuovendo altre risposte immunitarie. Quando le cellule NK vengono eliminate, infatti, l’esposizione a un ambiente “arricchito” e la stessa IL-15 non sono più in grado di esercitare gli effetti inibitori nei confronti del glioma».
Questo lavoro apre nuove possibilità di utilizzo del BDNF e dell’IL-15 come target terapeutici per il trattamento del glioblastoma, lasciando anche intravedere significative possibilità di intervento preventivo e curativo agendo sugli stili di vita della popolazione.
*Stefano Garofalo, Giuseppina D’Alessandro, Giuseppina Chece, Frederic Brau,Laura Maggi, Alessandro Rosa, Alessandra Porzia, Fabrizio Mainiero,Vincenzo Esposito, Clotilde Lauro, Giorgia Benigni, Giovanni Bernardini, Angela Santoni, Cristina Limatola ” Enrichedenvironmentreduces glioma growththrough immune and non immune mechanisms in mice” Nature Communications, 30 Marzo 2015 DOI 10.1038/ncomms7623

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La contraccezione d’emergenza

Posted by fidest press agency su domenica, 14 settembre 2014

ContraccezioneE’ un’importante opportunità per la donna, ma sul tema occorre più informazione. A poco più di sei mesi dalla decisione dell’Aifa di ricomprendere anche il levonorgestrel – oltre all’ulipristal acetato – nella famiglia dei contraccettivi, il past president della Società Italiana della Contraccezione (SIC), Annibale Volpe, torna a parlare della cosiddetta pillola del giorno dopo e si rivolge ai colleghi ginecologi. “Non tutte le pazienti hanno ben chiaro che il farmaco non è in grado di proteggere da eventuali rapporti sessuali non protetti avvenuti dopo l’assunzione. Anzi: secondo alcuni studi le donne che hanno rapporti non protetti dopo l’assunzione del contraccettivo d’emergenza, sono esposte a un rischio di gravidanza iindesiderata 3 volte superiore” specifica il professor Volpe. Continua: “La pillola del giorno dopo sposta infatti più avanti nel tempo l’ovulazione che comunque avrà regolarmente luogo: è un punto essenziale che i colleghi ginecologi devono spiegare con chiarezza alla paziente”. “Si può dunque” suggerisce il past president della SIC “prescrivere subito una pillola contraccettiva da assumere dopo quella d’emergenza e ricordare tuttavia che questa è in grado di mettere del tutto a riposo le ovaie dopo due settimane”. In sintesi, riassume il professor Volpe “le donne devono essere informate che la protezione contraccettiva nel corso dei primi 14 giorni dopo l’assunzione del contraccettivo d’emergenza può essere efficace solamente attraverso mezzi meccanici, quali per esempio il preservativo”.Il meccanismo è identico per entrambe i contraccettivi di emergenza attualmente presenti sul mercato, quello a base di levonorgestrel (che agisce fino a 72 ore dopo il rapporto) e quello a base di upistral acetato (fino a 120 ore dopo il rapporto). “Sia chiaro che entrambe le molecole devono essere assunte il prima possibile” aggiunge il ginecologo “e che la loro somministrazione non è in grado di proteggere dalle malattie sessualmente trasmissibili”.“Altra importante avvertenza” sottolinea il past president della SIC “è che sebbene non esista ancora un’ufficializzazione da parte dell’European Medicines Agency (EMA), recenti e autorevoli studi internazionali hanno messo in luce come il levonorgestrel possa non essere efficace sia nelle donne obese – come nel caso dell’ulipristal acetato– sia nelle pazienti con indice di massa corporea superiore a 25”.“Inoltre” precisa il professor Volpe “occorre spiegare chiaramente alla paziente che il contraccettivo di emergenza deve essere prescritto dal ginecologo e che nel caso di ulipristal acetato la prescrizione può avvenire solo in seguito a un test obbligatorio che abbia escluso una gravidanza già in atto”. “Poiché spesso le pazienti arrivano nei Pronto Soccorso con la richiesta di un contraccettivo di emergenza nel fine settimana, quando le strutture sono già molto affollate” aggiunge Volpe “è bene inoltre informare sempre la paziente che esistono anche altre strutture in grado di dispensare il farmaco e valutare le eventuali controindicazioni, come, per esempio i consultori, gli ambulatori di Medicina generale e, ovviamente, gli studi dei ginecologi”.
Conclude infine il past president della SIC: “In ogni caso, i colleghi hanno il dovere di ricordare sempre alla paziente che, come del resto indica la stessa parola “emergenza”, la pillola del giorno dopo non può essere utilizzata alla stregua di un contraccettivo ormonale a uso quotidiano”. “A tal fine” esorta il professore “il counselling è essenziale per trovare insieme alla coppia la soluzione contraccettiva più adatta e meno invasiva. A tal fine ricordiamo alcuni contraccettivi orali molto ben tollerati, anche a base di estradiolo naturale”.

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Proteggere il proprio cuore

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 settembre 2014

cuoreProteggere il proprio cuore, il proprio cervello, le proprie arterie e le proprie vene, prevenire le malattie cardiovascolari da Trombosi e preservare la propria salute: informazioni preziose contenute nel nuovo numero di SALTO, il periodico di ALT – Associazione Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari. Da leggere!
Il nuovo numero di SALTO è il 76esimo in 26 anni di lavoro di ALT: e tratterà un tema delicato e che riguarda tutti noi, a qualunque età. “Chirurgia e Trombosi”, esiste un rapporto delicato fra la coagulazione del sangue e gli atti chirurgici: il paziente non deve sanguinare, ma nemmeno coagulare troppo. Questo numero di SALTO aiuta a fare chiarezza su un argomento di interesse per molti.
L’intervento chirurgico di per sé attiva i meccanismi che portano il sangue a coagulare nelle parti del corpo sulle quali il chirurgo interviene: tagliare e cucire attiva la coagulazione del sangue, che in alcuni di noi potrebbe diventare eccessiva e causare Trombosi, soprattutto nelle vene, ma a volte anche nelle arterie. In alcuni tipi di chirurgia un paziente su due, se non venisse protetto, svilupperebbe una Trombosi o un’Embolia polmonare.I pazienti possono essere protagonisti nell’evitare trombosi legate alla chirurgia: sapendo di che cosa si tratta, quali sono i meccanismi, quali sono i fattori che aumentano la probabilità e come neutralizzarli, come prendere i farmaci antitrombotici se necessari.“I medici sono consapevoli del rischio di eventi cardio e cerebrovascolari da Trombosi nei pazienti che si sottopongono a interventi chirurgici: ALT trasmette informazioni fondamentali anche ai pazienti, in modo che possano fare squadra con il medico ed evitare incontri spiacevoli come una Trombosi venosa, un’Embolia polmonare, un infarto, un ictus cerebrale.È un lavoro di squadra che ALT condivide con i medici e con i pazienti da 27 anni, informando e stimolando persone di tutte le età ad informarsi e imparare a scegliere uno stile di vita intelligente e a correggere i fattori di rischio modificabili: anche grazie a SALTO, al sito http://www.trombosi.org e alla pagina facebook ” – ha spiegato la presidente di ALT, Lidia Rota Vender.Le malattie cardiovascolari sono conosciute con il nome di Infarto, Ictus cerebrale, Embolia polmonare, Trombosi arteriosa e venosa: possono essere evitate in un caso su tre. È moltissimo. E molto può essere fatto dai protagonisti della prevenzione: noi stessi.
Uno stie di vita intelligente, che preveda un modo di alimentarsi equilibrato, per qualità e quantità, attività fisica almeno tre volte la settimana per almeno 30-40 minuti consecutivi, controllo di colesterolo, trigliceridi, glicemia, peso, fumo, alcool: tutto questo dovrebbe far parte del nostro bagaglio di scelte quotidiane. In più, in situazioni speciali come quelle che sappiamo aumentare il rischio di Trombosi il paziente deve sapere come proteggersi, come assumere i farmaci, quali sintomi sono sospetti e che fare.
Utilizzare le calze elastiche nel periodo peri operatorio e oltre, usare in modo appropriato i farmaci antitrombotici se prescritti dal medico, senza modificare i tempi e le dosi: questo numero di SALTO affronta questi temi, spiegando con linguaggio semplice quello che il medico non sempre ha tempo di spiegare ma che il paziente ha il diritto/dovere di sapere.
ALT rappresenta in Italia EHN – European Heart Network: la sezione di SALTO “una finestra sull’Europa” aggiorna e informa sui temi in discussione a livello europeo e sulle decisioni delle Commissioni preposte alla salute dei cittadini europei, italiani compresi: temi caldi del prossimo semestre di Presidenza Italiana in Europa saranno Alimentazione, controllo del peso e tutela della privacy per l’uso dei dati necessari alla ricerca scientifica. La sezione “Lavori in corso” fa il punto sulle attività di ALT: collaborazioni con partner generosi e motivati come Gazzetta dello sport, Ecomaretona, circoli del Golf, e poi Prima edizione della giornata mondiale della Trombosi e terza edizione della Giornata Nazionale, e anticipazioni e informazioni sui prossimi eventi in programma.
SALTO è informazione e trasparenza: il lettore può leggere il nostro bilancio (certificato) e verificare quale uso ALT fa dei contributi ricevuti dai propri sostenitori e l’avanzamento dei progetti finanziati, come la “Valutazione del rischio trombotico nei bambini italiani obesi” coordinato dalla prof Paola Giordano dell’ Università di Bari, e “Ricerca sulle cause dell’Ictus nei giovani (IPSYS)” studio multicentrico coordinato dal prof. Alessandro Pezzini dell’Università di Brescia .

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Facciamo quadrato sulla sicurezza”

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 marzo 2012

Deutsch: Festung Marghera, Festungswall Espera...

Deutsch: Festung Marghera, Festungswall Esperanto: Fortikaĵo Marghera, fortikaĵa remparo Italiano: Forta Marghera, terrapieno (Photo credit: Wikipedia)

Milano 5 Aprile 2012, ore 16:30 Mondadori Multicenter, in via Marghera 28 Il leader nella sicurezza, in collaborazione con AIPSI, propone un incontro per approfondire i nuovi fenomeni della consumerizzazione e dei millennials Consumerizzazione e millennials, due fenomeni attuali che hanno molto in comune e che determinano l’evoluzione degli strumenti IT e impongono nuovi modelli di sicurezza. Trend Micro – leader globale nella sicurezza per il cloud e AIPSI, Associazione Italiana Professionisti Sicurezza Informatica – capitolo Italiano di ISSA (Information System Security Association) – propongono un momento di approfondimento:
Consumerization, Millennials, Mobile: un nuovo approccio per l’IT.
Agenda dei lavori:
17:00 Introduzione al tema – Elio Molteni, Presidente AIPSI
17:30 Mobile Strategy – Cesare Garlati, Senior Director Consumerization&Mobile, Trend Micro
18:00 Tavola rotonda
Moderatore – Gaetano Di Blasio, Cofondatore e Vice Presidente Reportec
Relatori – Susanna Simari Benigno, Vodafone
– Gabriele Faggioli, Legal Services Consultant
– Cesare Garlati, Trend Micro
– Stefano Zanero, ISSA International Board
Per ulteriori informazioni sull’evento: http://www.aipsi.org/images/stories/food/aipsi%20quad_%20mobile%205-4-2012.pdf
Trend Micro Incorporated, leader globale nella sicurezza per il cloud, crea un mondo sicuro nel quale scambiare informazioni digitali, fornendo a imprese e utenti privati soluzioni per la sicurezza dei contenuti Internet e la gestione delle minacce. Pioniere nella sicurezza server con un’esperienza ultra ventennale, Trend Micro propone un’offerta completa per la sicurezza a livello client, server e cloud in grado di soddisfare le esigenze di clienti e partner, bloccare le nuove minacce con rapidità e proteggere i dati all’interno di ambienti fisici, virtualizzati e cloud. Basati sull’infrastruttura in-the-cloud Smart Protection Network™ di Trend Micro, le tecnologie, i prodotti e servizi per la sicurezza bloccano le minacce là dove emergono, su Internet, e sono supportati da oltre 1.000 esperti di threat intelligence di tutto il mondo. Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito http://www.trendmicro.it

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Proteggere madri e figli

Posted by fidest press agency su martedì, 12 aprile 2011

Roma, dal 14 aprile al 13 maggio 2011 via Braccio da Montone 93 “Cubo Nero”, di Alvarez-Russo-Atoche: giovedì 14 aprile, ore 19.00 Orario di visita: dal martedì al venerdì ore 18.00/20.30 (o su appuntamento, tel. 334 2906204) – ingresso libero. A conclusione del 2010, proclamato Anno Europeo della Lotta alla Povertà e all’Esclusione Sociale, è partito il progetto “Il Prossimo Mio”, un ciclo di sei mostre realizzato con il contributo della Provincia di Roma, in cui 8 artisti sono stati invitati ad esprimersi con la propria arte sugli 8 Obiettivi di Sviluppo del Millennio, per gridare l’urgenza di una comune presa di coscienza e di responsabilità verso il prossimo che è mio e l’altro che mi è prossimo.  Artefice del progetto, la Galleria Whitecubealpigneto che, traendo ispirazione da Malevich, mette a disposizione il proprio spazio: un quadrato bianco e uno sfondo bianco che si lasciano modellare di volta in volta dall’opera dell’artista.  Quinta mostra del ciclo è CUBO NERO, progetto artistico collettivo con cui gli artisti Alberto Alvarez, Antonio Russo e Carlos Atoche invitano a riflettere congiuntamente su 3 Obiettivi di Sviluppo del Millennio: migliorare la salute materna, ridurre la mortalità infantile e assicurare a tutti i bambini l’istruzione primaria. Il testo critico è di Sguardo Contemporaneo. Media partner dell’inziativa sono Radio Popolare Roma, MarteLive e Iscos Cisl.  La loro opera a sei mani rappresenta un grande cubo sospeso sulle cui facce sono rappresentate diverse opere, che evocano il compito etico dell’artista e la responsabilità del suo atto creativo nei confronti dell’umanità, come creativo è l’atto di mettere al mondo un figlio, proteggerlo ed offrirgli un futuro pieno di possibilità. Oggi la sfera del mondo è diventata quadrata, ottusa, chiusa, discriminante, assurda. Ma riconoscere l’assurdo rivela che c’è ancora qualcuno capace di guardare oltre, con uno sguardo ampio, aperto, libero e responsabile. Questo cubo rappresenta la volontà dei tre artisti di tornare all’origine di un mondo sferico e infinito: la Galleria da “white cube” diventa black cube, per scatenare della sua oscurità una nuova luce. (luna bassa)

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Occhiali da sole in montagna

Posted by fidest press agency su sabato, 22 gennaio 2011

Parlare di occhiali da sole in pieno inverno sembrerebbe un controsenso, ma coloro che frequentano la montagna, e quindi la neve, sono particolarmente coinvolti,  considerato che la neve riflette i raggi del sole 4 volte più della sabbia (+400%) e l’uso di occhiali da sole, il cui scopo -e’ bene ricordarlo- e’ di proteggere gli occhi dalle radiazioni solari, diventa necessario. La tentazione di rivolgersi alla prima bancarella per un acquisto e’ forte, vista la differenza tra i prezzi praticati dal tradizionale negozio di ottica e quelli del venditore ambulante. A differenza della falsa borsetta griffata, il cui acquisto non provoca un danno alla salute, gli occhiali da sole, quando non sono conformi alle prescrizione di legge  possono causare danni alla vista, cioè cataratta, degenerazione maculare e congiuntiviti. Gli occhiali da sole fuori legge sono proprio quelli messi in vendita sulle bancarelle da improvvisati venditori. Come scegliere dunque un buon paio di occhiali? Gli occhiali da sole devono essere accompagnati dalla nota informativa, prevista tra l’altro dalla legge, dove sono indicati:
il fabbricante o mandatario;
il grado di protezione, la categoria (da 0 a 4, dal piu’ chiaro al piu’ scuro);
i limiti di impiego;
le istruzioni d’uso;
la marchiatura CE (conformita’ europea).
Certo tutto questo non basta, perchè la nota informativa può essere allegata anche ad un paio di occhiali fasulli. Allora?  Non rimane che rivolgersi ad un ottico di fiducia ricordando che, a parità di prestazioni, spesso è la marca che fa lievitare il prezzo.

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Proteggere i consumatori

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 dicembre 2010

Con la Direttiva sulle pratiche commerciali sleali del 2005 che non garantisce il giusto quadro giuridico per combattere la pubblicità ingannevole e quella aggressiva, una serie di nuove e più persuasive forme di pubblicità si sta sviluppando attraverso Internet, spiega la risoluzione non legislativa preparata da Philippe Juvin (PPE, FR). Il Parlamento esprime preoccupazione per la “banalizzazione della pubblicità comportamentale e lo sviluppo di pratiche pubblicitarie invadenti”, come la lettura del contenuto delle e-mail, l’utilizzo dei network sociali e della geolocalizzazione nonché la ripetizione del bersagliamento pubblicitario, poiché rappresentano una violazione della vita privata dei consumatori. I deputati chiedono pertanto alla Commissione di introdurre l’obbligo di inserire in modo chiaramente leggibile la dicitura “pubblicità comportamentale” nelle pubblicità on-line di questo tipo.
Per i deputati, la pubblicità comportamentale rappresenta “una grave minaccia per la protezione della vita privata” poiché è basata sulla tracciatura degli individui (cookie, costituzione di profili) e non è stata oggetto di un consenso esplicito del consumatore.
Il Parlamento vuole una pubblicità capace di promuovere “sani modelli di comportamento”, che possono avere “un’influenza positiva sulla percezione di tematiche quali ruoli di genere, immagine del corpo umano e normalità”. Pertanto, invita tutte le agenzie pubblicitarie e i professionisti dei media a “riconsiderare lo sviluppo di modelli (uomini o donne) estremamente magri, al fine di evitare la divulgazione di messaggi pericolosi sull’aspetto fisico, sulle imperfezioni del corpo, sull’età e sul peso, tenendo conto dell’influenza e dell’impatto della pubblicità sui bambini e sui giovani”.

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Proteggere il mercato verde

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 dicembre 2010

Il Sottosegretario di Stato per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Andrea Augello, la Presidente di Transparency Italia Maria Teresa Brassiolo e l’Amministratore delegato di Siemens Industry Giuliano Busetto hanno presentato oggi a Palazzo Vidoni il progetto “Sustainable Procurement – Protecting the green market sector from corruption and fraud”. Una presentazione avvenuta contestualmente alla comunicazione emessa dalla Banca Mondiale a Washington per presentare i 30 progetti selezionati e finanziati nel mondo a valere sul Siemens Integrity Fund: tra questi vi è anche quello presentato oggi, proposto dal “sistema Italia”, che ha valorizzato le sinergie già operative tra il  pubblico, il privato e la società civile.
Transparency Italia, con la collaborazione istituzionale dell’Autorità nazionale Anticorruzione – Servizio Anticorruzione e Trasparenza del Ministero per la PA e l’Innovazione, ha prevalso sulle 300 manifestazioni di interesse presentate a livello mondiale, grazie a questo progetto triennale del valore di 600 mila dollari nel settore della “Green Economy”, focalizzato su tre linee d’azione:
1.    accompagnare la crescita continua dei settori economici della cosiddetta “Green Economy”, in particolare nei segmenti delle energie rinnovabili, della mobilità e dell’innovazione tecnologica,
2.    mettere a punto e proporre agli enti pubblici un set/pacchetto di strumentazioni normative e procedure ed elaborare meccanismi culturali ed educativi che vedano attive le articolazioni della società civile promuovendo il coinvolgimento di scuole, università e “luoghi di formazione”;
3.    sviluppare una buona pratica su scala nazionale che serva da punto di riferimento sui mercati globali, durante e dopo la sua conclusione, per la definizione di legal standard internazionali specifici per i settori della Green Economy, sviluppato grazie ad una partnership, che ha valorizzato il modello hub&spoke con: RISSC-Centro Ricerche e Studi su Sicurezza e Criminalità, Legambiente, Ecomondo, Pentapolis, Acquisti e sostenibilità, Territoria, Ricerca sistema energetico, Studio Synergia, World Energy Council, STEP. Valorizzato dopo la soppressione dell‘Alto Commissario e con un taglio dei costi del 90%, il partenariato ha già dimostrato in passato di funzionare con successo. In soli due anni il Sistema Italia è stato rappresentato in Croazia (con il paritetico organismo francese in un programma biennale di 900mila euro); nell‘iniziativa europea di Transparency in materia di whistleblowing (dipendenti che denunciano illeciti, oggi recepita nel ddl anticorruzione);  in due progetti all’esame della Commissione Europea (uno in Serbia in partnerish con la Slovenia per 1,32 milioni di euro e uno allargato a Transparency Spagna in materia di Green&Clean market  per un valore di 300mila euro).

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Alcuni consigli per proteggere la pelle

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 agosto 2010

Estate, quindi mare e, soprattutto, sole. Come se non bastassero i rischi per la pelle legati a un’esposizione incontrollata ai raggi solari, ogni estate molte persone finiscono in ospedale con ustioni perché hanno usato prodotti vegetali per favorire l’abbronzatura. L’uso di erbe può infatti essere benefico, ma anche dannoso. Il dottor Fabio Firenzuoli, direttore del Centro Clinico di Medicina Naturale dell’ospedale “San Giuseppe” di Empoli, consiglia quali erbe evitare prima di stendersi al sole e quali invece usare per favorire l’abbronzatura, proteggendo la pelle. Tra le “piante cattive” occorre ricordare il fico. A scopo abbronzante viene erroneamente usato il decotto delle foglie che amplifica gli effetti dannosi dei raggi ultravioletti col risultato di eritema, edema, cioè di gonfiore, fino a stravasi di siero con formazione di vescicole e bolle. Il prurito è il sintomo più comune, fino al dolore. Il rischio è un’ustione di secondo grado. L’olio essenziale di bergamotto è stato da tempo bandito dagli abbronzanti perché contiene sostanze fotosensibilizzanti, che hanno anche un potere cancerogeno. L’olio ottenuto dal mallo di noce è molto utilizzato. Ci sono però alcuni casi in cui possono verificarsi reazioni cutanee da sensibilizzazione, anche se più rari rispetto a fico e bergamotto. Altre piante i cui oli essenziali contengono sostanze fotosensibilizzanti sono angelica finocchio e ruta. Non a caso sono utilizzate in medicina per curare la vitiligine, un’affezione cutanea che si manifesta con chiazze biancastre, prive di pigmento. Alcune piante hanno invece un effetto protettivo nei confronti del sole o, una volta che il danno è stato fatto, svolgono un’azione lenitiva e curativa. Tra le “erbe buone” ci sono tutte quelle che contengono sostanze del gruppo dei carotenoidi. Il betacarotene (contenuto in tutta la frutta e verdura arancione come carote, albicocche, melone, fiori di calendula) non si accumula, non dà problemi di tossicità e può essere assunto anche in forma di integratore. Il fabbisogno medio giornaliero è di 10 milligrammi. Anche il licopene, una sostanza tipica della buccia e della polpa dei pomodori, dà benefici effetti per l’abbronzatura. Altre sostanze con effetto protettivo sono i polifenoli, contenuti per esempio nell’uva. Hanno la capacità di ridurre la permeabilità vasale e hanno un effetto protettivo nei confronti di edemi ed eritemi da sole. L’ideale sarebbe assumere integratori un mese prima di andare al mare.  Alcune erbe possono essere usate per curare eritemi e scottature, ad esempio l’aloe: sotto forma di gel ha un effetto lenitivo, emolliente, antinfiammatorio, dovuto all’alta quantità di acqua, ma soprattutto di polisaccaridi. E’ presente in numerosi cosmetici. Comuni anche molte creme che all’aloe associano gli estratti di camomilla (principi attivi responsabili, flavonoidi e camazulene) e di liquirizia (principi attivi, saponine). Queste creme sono una valida alternativa a quelle a base di cortisone normalmente prescritte. L’olio di iperico è un altro emolliente, antinfiammatorio, antidolorifico, ed è usato per curare gli eritemi.

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Cultura in TV

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 Mag 2010

“In un’economia di libero mercato si chiudono le trasmissioni con bassi ascolti e, di conseguenza, improduttive per un’azienda. Considerati gli ottimi ascolti della trasmissione “Parla con me”, è del tutto evidente che non ci sono i presupposti per una cancellazione né tantomeno per una riduzione della sua messa in onda. La trasmissione della Dandini non fa solo satira, che per definizione indugia sul potere, ma riesce a vendere una merce rara, ormai in via di estinzione nella tv italiana, la cultura, merce rara da proteggere” lo dichiara l’on. Fabio Evangelisti, vicepresidente del gruppo IdV alla Camera. “Già la Rai, per colpa di una certa censura gretta e sciocca al servizio del Re, ha perso l’ottima Daria Bignardi, costretta a dimettersi dopo essere stata sostituita con Paperino, relegandola nella notte e regalandola di fatto alla concorrenza. Fare lo stesso errore con la Dandini sarebbe davvero imperdonabile”.

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Parlamento europeo: Maggior tutela per i turisti UE

Posted by fidest press agency su domenica, 7 marzo 2010

Il Parlamento ascolterà le proposte della Commissione europea per la revisione della direttiva del 1990 sui viaggi, volta a proteggere i diritti dei consumatori quando prenotano un pacchetto tramite un’agenzia di viaggi. Su reiterata richiesta dei deputati, il risarcimento dei passeggeri in caso di insolvenza delle compagnie aeree sarà incluso anche nella prevista modifica della legislazione, alla luce della recente serie di fallimenti delle compagnie “low cost”.

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Influenza suina: 5 gesti per “proteggere” i bambini

Posted by fidest press agency su martedì, 29 settembre 2009

Cinque semplici gesti da spiegare ai propri figli possono ridurre in maniera importante il rischio di contagio del virus H1N1. Lavarsi accuratamente le mani con acqua calda e sapone, asciugandole con cura; usare fazzolettini di carta usa e getta; starnutire, in mancanza di fazzoletti, all’interno del gomito, sui propri vestiti; non “tossire” di fronte agli altri;  non toccarsi il naso con le mani. E, in caso di malattia, usare le mascherine. Sono i consigli della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) che invita i genitori alla prevenzione con l’informazione, una corretta igiene e – ovviamente – il vaccino. “In attesa di quello specifico, che sarà disponibile solo nelle prossime settimane, vogliamo ribadire l’importanza di premunirsi anche contro l’influenza stagionale – afferma il dr. Giuseppe Di Mauro, presidente della SIPPS – una malattia che ogni inverno interessa dal 10% al 30% della popolazione pediatrica. La “suina” non deve infatti farci sottovalutare i rischi dell’influenza “classica” con una morbilità e una sintomatologia spesso ben più gravi. È fortemente raccomandabile, quindi, che tutti i bambini, particolarmente quelli di età inferiore a 5 anni, vengano vaccinati al più presto. Quelli con meno di 9 anni che non lo sono mai stati vanno sottoposti a due dosi a distanza di un mese l’una dall’altra. In ogni caso, non appena il rimedio contro l’influenza A sarà disponibile consigliamo di somministrarlo. La doppia vaccinazione, anche a distanza ravvicinata, è possibile senza alcun rischio o effetto collaterale”. La stagionale quest’anno è attesa  a partire da novembre, con un massimo di frequenza tra gennaio e febbraio. Per questo i pediatri raccomandano ai genitori di attivarsi subito per concordare un calendario di vaccinazioni adeguato e tempestivo. Il via è fissato al primo ottobre. Contro gli allarmismi, la prof.ssa Susanna Esposito, segretario SIPPS e responsabile del gruppo di lavoro della Società sull’influenza, rassicura “La grandissima parte dei bambini che soffrirà dell’H1N1 andrà incontro a una sintomatologia lieve, con qualche giorno di febbre, mal di gola e tosse. Non è quindi necessario attuare particolari modifiche della normale vita del bambino (a scuola, con gli amici, ecc.). E’ importante, invece, non dimenticare che, come spesso avviene con le malattie virali, è possibile che questa forma di influenza lasci per qualche settimana il bambino con minori difese e, quindi, che l’eventuale virus stagionale contratto subito dopo possa avere un decorso più grave”. La SIPPS ha anche attivato una pagina internet dedicata ai genitori su come “difendere” i propri figli  http://www.sipps.it/index.php?option=com_content&task=view&id=242

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