Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘proteina’

Meccanismo di replicazione del prione

Posted by fidest press agency su domenica, 14 luglio 2019

Si tratta di una proteina tossica che a metà degli anni Novanta è diventata famosa in tutto il mondo in quanto responsabile del “morbo della mucca pazza”: a descriverlo sulle pagine di PLOS Pathogens è stato il gruppo di ricerca dell’Istituto Telethon Dulbecco presso l’Università di Trento guidato da Emiliano Biasini, in collaborazione con il gruppo di Pietro Faccioli del dipartimento di Fisica dello stesso ateneo e afferente all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.I prioni sono versioni anomale di proteine normalmente presenti nel cervello dei mammiferi (ma presenti anche in altre specie come per esempio gli uccelli) in grado di replicarsi e propagarsi in maniera simile a virus e batteri. L’esatto meccanismo è ancora sconosciuto, ma si sa che possono indurre il cambiamento della loro forma normale in quella anomala: nel tempo quest’ultima prende il sopravvento e forma degli aggregati che uccidono le cellule nervose, provocando delle gravissime patologie neurodegenerative chiamate encefalopatie spongiformi trasmissibili. Quelle che colpiscono l’uomo note finora sono la malattia di Creutzfeldt-Jakob, l’insonnia fatale familiare e la malattia di Gerstmann-Sträussler-Scheinker: si tratta di malattie spontanee, genetiche o infettive molto rare, che insorgono in genere in età adulta dopo una latenza molto lunga, ma con un’evoluzione rapida e infausta dopo la comparsa dei primi sintomi. Molto nota è anche l’encefalopatia spongiforme bovina, che ha provocato una vera e propria epidemia a partire dalla metà degli anni Ottanta nei bovini prima in Inghilterra e poi in tutta Europa e ha fatto registrare anche alcuni rari casi di trasmissione all’uomo conseguente all’ingestione di carne infetta.
«Pur essendo noti fin dagli anni Ottanta grazie al lavoro del Premio Nobel Stanley Prusiner, i prioni sono agenti tuttora molto “sfuggenti” per chi li studia, perché non si possono osservare direttamente – spiega Emiliano Biasini, scienziato Telethon e professore associato al Dipartimento CIBIO dell’Università di Trento. «La loro tendenza ad aggregare, infatti, ha reso finora impossibile applicare la cristallografia a raggi X o la risonanza magnetica nucleare, i metodi più comunemente utilizzati per caratterizzare finemente la struttura delle proteine, fino al livello atomico; d’altra parte, un modello affidabile della proteina prionica è essenziale per disegnare delle strategie terapeutiche mirate. In questo senso, un grosso aiuto è arrivato da una disciplina apparentemente distante dalla biologia e dalla chimica, ovvero la fisica subatomica».I ricercatori Telethon hanno rivisitato la struttura dei prioni e proposto un nuovo modello di conformazione in linea con i più aggiornati dati sperimentali. Grazie poi alla stretta collaborazione con il gruppo di Pietro Faccioli, hanno sfruttato un innovativo metodo di calcolo computazionale derivato da metodi matematici sviluppati in fisica delle particelle, per ricostruirne il meccanismo di replicazione. «L’interdisciplinarietà è stata la chiave vincente – spiega Giovanni Spagnolli, studente di dottorato al Dipartimento CIBIO dell’Università di Trento e primo autore del lavoro. Senza l’apporto dei colleghi fisici non saremmo stati in grado di eseguire calcoli così complessi con tempi e costi accessibili, mentre grazie a loro abbiamo trovato il modo di farlo con un grado di approssimazione affidabile ma al contempo sostenibile. Per la prima volta siamo riusciti a ricostruire il modo con cui i prioni riescono a replicarsi e contiamo di sfruttare queste informazioni per cercare o addirittura costruire razionalmente molecole in grado di bloccare la replicazione dei prioni e arrestare il processo neurodegenerativo ad oggi incurabile».
Questo studio è stato finanziato da Fondazione Telethon e ha visto la collaborazione anche dell’Università di Santiago de Compostela (Spagna) e dell’Università di Alberta (Canada).

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Tumore del polmone e la proteina hMENA

Posted by fidest press agency su domenica, 22 luglio 2018

Nel tumore del polmone la proteina hMENA può esistere in due varianti: una svolge un’azione anti-invasiva, l’altra al contrario favorisce la progressione del tumore. In questo secondo caso la chirurgia può non essere risolutiva e la cura richiede nuovi trattamenti per limitare la diffusione delle metastasi.I risultati di questo studio sono stati pubblicati sulla rivista Oncogene a firma di Francesca Di Modugno e del team di ricerca coordinato da Paola Nisticò della Unità di Immunologia dei Tumori e Immunoterapia dell’Istituto Regina Elena. I ricercatori hanno individuato un meccanismo con cui due varianti di hMENA, , svolgono rispettivamente un’azione anti-invasiva e una invece pro-invasiva in cellule tumorali del polmone. La proteina hMENA regola l’espressione e l’attivazione di un particolare recettore, l’integrina β1 che, quando presente favorisce la formazione di metastasi in diversi tipi di tumore.Una cellula tumorale interagisce con l’ambiente che la circonda e in particolare la matrice extracellulare, un’intricata rete di macromolecole in cui le cellule di un tessuto sono immerse, grazie alle integrine. “Il ruolo delle varianti di hMENA è di rilevanza clinica e traslazionale – spiega Francesca Di Modugno – dato il coinvolgimento dell’integrina β1 nella resistenza a diverse terapie anti-neoplastiche. Inoltre le due forme di hMENA influenzano in modo opposto la composizione della matrice extracellulare.” Grazie alla collaborazione tra clinici e ricercatori, punto di forza di un Istituto di ricovero e cura e carattere scientifico (IRCCS), e alla sinergia tra la Chirurgia toracica e l’Anatomia Patologica, i ricercatori hanno potuto individuare in laboratorio un sottogruppo di tumori del polmone che oltre a esprimere la variante anti-invasiva, presentano un’ambiente circostante povero di una proteina della matrice extracellulare (fibronectina), che attiva l’integrina β1. I pazienti con questo tipo di tumore sembrano avere una prognosi migliore. Viceversa i pazienti con neoplasia negativa per l’espressione di tale variante e il cui ambiente extracellulare è ricco di fibronectina, sembrano essere a maggiore rischio di ricaduta e per questo potrebbero essere candidati a una terapia post-chirurgica mirata.Lo studio, che richiederà una validazione in studi clinici più estesi, è stato sostenuto da AIRC – Associazione italiana per la ricerca sul cancro.Il numero di nuovi casi di tumore del polmone stimati nel 2017 è di circa 28.200 per i maschi e circa 13.600 per le femmine. Questo tipo di tumore continua a essere la prima causa di morte oncologica nella popolazione (19%) e risulta essere anche la prima causa di morte fra gli uomini (26%, dati AIRTUM), nonostante i grandi progressi degli ultimi anni nella diagnosi precoce, nelle terapie innovative incluse quelle che coinvolgono il sistema immunitario. La chirurgia radicale, quando è applicabile, è insufficiente alla guarigione dei pazienti in stadio iniziale di malattia a causa delle capacità metastatiche delle cellule tumorali. Comprendere i meccanismi delle metastasi è uno degli obiettivi più importanti della ricerca sul cancro. Le cellule tumorali per metastatizzare devono staccarsi dalla massa del tumore primitivo, invadere l’ambiente circostante e nuovi tessuti, modificando il proprio citoscheletro, quel complesso di filamenti proteici che costituiscono l’impalcatura che controlla la forma e la funzione delle cellule. Alcuni anni fa il gruppo di ricerca del Regina Elena, coordinato da Paola Nisticò, aveva dimostrato che il regolatore del citoscheletro hMENA produce diverse forme proteiche durante la progressione tumorale, utilizzando un meccanismo biologico chiamato “splicing alternativo”. Nei nuovi risultati pubblicati sulla rivista Oncogene, la ricercatrice Francesca Di Modugno ha individuato un meccanismo attraverso cui le due varianti di hMENA svolgono funzioni opposte. “Lo studio testimonia il continuo interesse dell’Istituto – sottolinea Gennaro Ciliberto, direttore scientifico dell’ Istituto Regina Elena – ad individuare biomarcatori che segnalano la capacità del tumore a progredire, e a mettere a punto nuovi strumenti diagnostici che possono essere di utilità clinica per i nostri pazienti”.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Sepsi: una proteina predice prognosi e rischio di mortalità

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 giugno 2018

Da anni i ricercatori lavoravano per avere la significativa conferma del ruolo di Pentraxina3 nel rilevare il rischio di complicanze e mortalità nei pazienti con sepsi, un’infezione generalizzata a tutto l’organismo dovuta all’ingresso nel circolo sanguigno di batteri.
“Si era già vista la correlazione tra più alto rischio di mortalità e più alti livelli di PTX3 nel sangue nell’infarto – spiega Barbara Bottazzi, Principal Investigator del Laboratorio di Immunofarmacologia di Humanitas –. Questo studio, condotto su 958 pazienti ricoverati per sepsi grave in diversi reparti di Terapia Intensiva, conferma il ruolo di PTX3 come indicatore di diagnosi e prognosi. I tempi per un impiego nella vita reale saranno ancora lunghi, ma questo studio apre le porte ad un possibile utilizzo di PTX3 quale indicatore di severità nei pazienti con sepsi”.“I risultati dello studio – aggiunge Roberto Latini, Capo del Dipartimento di Ricerca Cardiovascolare dell’IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri – condotto su una parte dei pazienti dello studio ALBIOS hanno dimostrato la validità di PTX3 come indicatore prognostico. Infatti abbiamo rilevato che alti livelli di PTX3 al giorno 1 erano associati a maggiore gravità del paziente (shock settico) ed erano in grado di predire l’insorgenza di gravi complicanze a carico del sistema cardiovascolare, coagulativo e renale. Di conseguenza, una minore riduzione dei livelli di PTX3 nel tempo si associava ad un maggior rischio di mortalità del paziente.Il premio è stato ritirato dal Dott. Roberto Latini nel corso di un evento organizzato a Barcellona dall’European Society of Clinical Investigation.
La sepsi uccide 10 volte più dell’infarto e 5 volte più dell’ictus. I dati riportati in occasione della Giornata Mondiale dedicata alla Sepsi (13 settembre di ogni anno – dati http://www.estor.it/world-sepsis-day-2017), ci ricordano che le infezioni, spesso ritenute complicanze, sono la prima causa di morte per un gran numero di pazienti. Nel mondo, ogni anno sono 31milioni e 500mila le persone che sviluppano sepsi, spesso arrivando al pronto soccorso in condizioni già molto gravi, e sono 5milioni e 300mila quelle che muoiono ogni anno. Un’epidemia da non sottovalutare.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Caccia aperta alla proteina che “infiamma” la malattia di Alzheimer e di Parkinson

Posted by fidest press agency su domenica, 4 febbraio 2018

alzheimer-cervelloI giovani ricercatori dell’Irccs Fatebenefratelli di Brescia tornano a caccia di proteine come potenziali target farmacologici per curare la malattia di Alzheimer e di Parkinson. Questa volta si tratta della proteina LRRK2: si cercherà di capire se e come possa essere associata alla neuroinfiammazione, caratteristica presente in entrambe le malattie neurodegenerative. L’associazione tra la proteina LRRK2 e la neuroinfiammazione è già stata studiata in modelli cellulari e animali che riproducono la malattia di Parkinson, la domanda attuale è capire se LRRK2 possa essere associata anche alla malattia di Alzheimer, spiega la dottoressa Isabella Russo, che coordinerà due giovani ricercatori presso l’unità di Genetica dell’ IRCCS Fatebenefratelli nel progetto di ricerca “LRRK2 come nuovo target farmacologico per la cura delle malattie neurodegenerative” (costo 410.000 euro). L’obiettivo è scoprire il meccanismo d’azione della proteina in queste patologie, a scopo terapeutico. «Diversi studi in letteratura – racconta – indicano eventi neuropatologici in comune tra la malattia di Alzheimer e di Parkinson. Questo progetto si pone l’obiettivo di investigare se la neuroinfiammazione mediata dalla proteina LRRK2 possa rappresentare un pathway comune alle due patologie. LRRK2 è un gene mutato nelle forme genetiche di Parkinson e, di interesse, varianti genetiche nel gene LRRK2 sono state associate ad un rischio maggiore di insorgenza di entrambe le malattie. Questo progetto ha la potenzialità in futuro di identificare LRRK2 come un target farmacologico per rallentare la progressione delle due malattie neurodegenerative».

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Una proteina “anti stress” è alleata delle cellule tumorali

Posted by fidest press agency su martedì, 3 marzo 2015

proteinaLa proteina “anti-stress” heat shock protein (HSP)H1/105, molecola prodotta dal nostro organismo per permettere alle cellule di sopravvivere in caso di stress mantenendo la corretta struttura delle proteine cellulari che altrimenti verrebbero danneggiate, nel caso dei linfomi non Hodgkin aggressivi a cellule B (B-NHL) può trasformare il suo effetto positivo in una minaccia per il malato. Secondo un recente studio condotto dal gruppo di ricerca guidato da Massimo Di Nicola, responsabile dell’Unità di Immunoterapia clinica e terapie innovative del Dipartimento di Oncologica Medica della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori di Milano, l’inibizione di questa proteina provocherebbe infatti un sostanziale rallentamento della crescita delle cellule tumorali, permettendo quindi di ridurre i livelli di oncoproteine (cioè le proteine codificate da un gene alterato, causa della trasformazione delle cellule tumorali), alla base di questo tipo di tumore.Nello studio pubblicato online sulla rivista Blood (http://www.bloodjournal.org/content/early/2015/01/08/blood-2014-07-590034) e che rientra in un progetto finanziato da AIRC, i ricercatori dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano hanno dimostrato che la proteina HSPH1/105 interagisce fisicamente con i geni c-Myc e Bcl-6 favorendo cosi l’espressione di due oncoproteine responsabili dello sviluppo del linfoma. Le cellule tumorali producono le molecole “anti-stress” con l’obiettivo di garantire un vantaggio alla propria sopravvivenza. Lo studio ha però dimostrato che inibendo l’espressione di HSPH1/105 si è osservata una significativa riduzione della proliferazione delle cellule di linfoma in vitro e dello sviluppo dei tumori in vivo. Questo risultato assume grande rilevanza scientifica dal momento che oggi non sono disponibili farmaci in grado di inibire selettivamente le due oncoproteine.Lo stesso gruppo di lavoro, in una fase di studio precedente, aveva riportato che la proteina anti-stress HSPH1/105 costituisce un nuovo antigene dei linfomi non Hodgkin aggressivi a cellule B (B-NHL), e che i pazienti in grado di rispondere a una vaccinazione anti-linfoma producevano anticorpi diretti contro questa proteina.I risultati di questo importante studio forniscono le basi per lo sviluppo di molecole in grado di inibire HSPH1/105 (anticorpi monoclonali o piccole molecole selettive) come strategia terapeutica innovativa per la cura dei linfomi non Hodgkin aggressivi a cellule B-NHL. Alla luce dei livelli più elevati di proteine anti stress nelle cellule tumorali, un farmaco che inibisca HSPH1/105 si potrebbe rivelare un vero e proprio “cavallo di Troia” che penetrando nelle cellule le colpisce selettivamente. (Marco Giorgetti, Chiara Merli) (foto fonte: Treccani)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Morte neuronale: individuata la proteina protettiva delle cellule del cervello

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 marzo 2012

Journal of Neuroscience

Journal of Neuroscience (Photo credit: Wikipedia)

Lo studio della Sapienza pubblicato sulla rivista Journal of Neuroscience. Si chiama chemochina CXCL16. È la proteina che secondo un recente studio della Sapienza proteggerebbe il cervello dalla morte delle cellule neuronali a seguito di danno eccitotossico, un evento comune nei traumi cerebrali e in diversi disturbi neurodegenerativi infiammatori e cronici, come l’ ischemia, la malattia di Alzheimer e il Morbo di Parkinson.
“Fino a oggi si riteneva che la chemochina CXCL16 avesse un ruolo funzionale solo nel sistema immunitario – sostiene Flavia Trettel, ricercatrice del team che ha condotto lo studio – La nostra ricerca ha evidenziato che la CXCL16 ha un ruolo attivo anche a livello del sistema nervoso centrale. In particolare abbiamo scoperto che la CXCL16, agendo specificamente sugli astrociti (cellule del sistema nervoso che assicurano il corretto funzionamento dei neuroni), stimola la liberazione di fattori neuro protettivi che riducono la morte neuronale. Tale meccanismo richiede l’azione sinergica dell’adenosina e in particolare l’attivazione dei recettori A3R astrocitari”. Lo studio, condotto nel laboratorio di Neurofisiologia e Neuroimmunologia cellulare e molecolare, presso il Dipartimento di Fisiologia e Farmacologia della Sapienza, è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Journal of Neuroscience. La ricerca inoltre è stata ripresa e commentata nel website dell’ Alzheimer Research Forum, ed è stata oggetto di attenzione anche da parte della SciBX (weekly publication from BioCentury and Nature that covers translational biomedical research).
Rosito M, Deflorio C, Limatola C, Trettel F. CXCL16 Orchestrates Adenosine A3 Receptor and MCP-1/CCL2 Activity to Protect Neurons from Excitotoxic Cell Death in the CNS. Journal of Neuroscience 2012 Feb 29;32(9):3154-63 http://www.jneurosci.org/content/32/9/3154.long

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science, Università/University | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Cancro al polmone

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 luglio 2010

Approvato in Italia un rivoluzionario approccio contro la forma di tumore del polmone chiamata ‘non a piccole cellule’ (NSCLC) che rappresenta circa il 75% dei casi di carcinoma polmonare, la più comune forma di cancro con la più alta incidenza in tutto il mondo e con un tasso di sopravvivenza a cinque anni di circa il 10%.  L’intervento chirurgico costituisce il trattamento preferenziale delle forme precoci, ma circa il 60-65% dei pazienti si presenta con malattia non operabile o metastatica. Questo gruppo di pazienti può beneficiare di un trattamento medico a base di chemioterapia e radioterapia. Alla progressione di malattia dopo la chemioterapia di prima linea sono disponibili trattamenti di II o III linea con inibitori della proteina tiroxina-chinasi (TKI).  Oggi è stato approvato un farmaco, Iressa (Gefitinib), che rappresenta una valida alternativa alla chemioterapia, il suo bersaglio molecolare è la mutazione di un gene, Egfr-Tk, responsabile dello sviluppo del tumore. Il corretto utilizzo di questo farmaco, nei soggetti mutati nel gene EGFR che rappresentano circa il 10% del totale, fornisce un aumento della risposta clinica fino al 70% dei casi.
La selezione dei pazienti con un chiaro algoritmo molecolare permette di ottimizzare il trattamento con l’ottenimento del controllo di malattia (risposta completa, parziale o stabilizzazione) nel 91,7% dei pazienti esposti al trattamento con Iressa e con un aumento significativo di 3,2 mesi della sopravvivenza libera da progressione (9,5 verso 6,3 mesi della chemioterapia a base di platino) in prima linea di trattamento (Mok T, NEJM 2009).
Diatech è  un’azienda a totale capitale proprio, e non si avvale di finanziamenti pubblici o derivati da case farmaceutiche. Diatech sostiene la propria ricerca grazie alla vendita dei test farmacogenetici, ed ha sviluppato anche contro le leucemie soluzioni già applicate da quasi 30 centri in Italia (Milano, Padova, Lecce, per citarne alcuni).  Ha messo a punto il test farmacogenetico più sofisticato e rapido per la personalizzazione dei trattamenti con l’Iressa. Il test permette di determinare sul tessuto tumorale, mediante il metodo Pyrosequencing, con elevata accuratezza, le più comuni mutazioni attivanti del gene EGFR associate alla sensibilità agli inibitori della tirosina-chinasi: E746-A750del nell’esone 19, L858R e L861Q nell’esone 21. Un primer set secondario fornito nel kit permette di rilevare eventuali mutazioni presenti nel codone 719 dell’esone 18 di EGFR. Per mezzo della stessa tecnologia, il test consente di identificare le principali varianti del gene EGFR correlate con la resistenza a gefitinib/erlotinib: T790M nell’esone 20 e D761Y nell’esone 19. Con i reagenti forniti nel kit è possibile rilevare anche mutazioni secondarie dell’esone 20, nella regione compresa tra il codone 768 e il 772.
Il Pyrosequencing è un metodo di sequenziamento del DNA, realizzato appositamente per studiare gli SNPs (mutazioni puntiformi o polimorfismi a singolo nucleotide). Sul DNA, composto da circa 3 miliardi di basi, basta una singola mutazione di uno dei 100.000 geni per modificare una delle proteine che danno suscettibilità a diverse malattie e/o diverse risposte ai farmaci. Più si studia in profondità e accuratezza, più si scopre l’importanza degli SNPs, che costituiscono il 90% delle mutazioni umane.  Rispetto ai metodi tradizionalmente in uso, il Pyrosequencing riesce a vedere in alta risoluzione anche i piccoli frammenti dei geni, con estrema sicurezza e in tempi decisamente ridotti.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Attivare la proteina per trattare la diabesità

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 settembre 2009

Gli studi condotti dall’Ecole Polytechnique Federale di Losanna (Svizzera), in collaborazione con l’università di Perugia e l’azienda americana Intercept Pharmaceuticals, stanno valutando il ruolo della proteina Tgr5 nel trattamento del diabete di tipo 2 e l’eccesso di peso corporeo. La ricerca, pubblicata sulla rivista Cell Metabolism, ha valutato l’efficacia di un attivatore selettivo della Tgr5, di cui gli esperti hanno caratterizzato le proprietà. L’indagine ha evidenziato che nelle cellule enteroendocrine la proteina regola la secrezione di un ormone, il Glp-1, che gioca un ruolo essenziale nel controllo della funzione pancreatica e dei livelli di zucchero nel sangue. E’ stato dimostrato che l’attivatore, un composto di sintesi battezzato Int-777, è in grado di trattare efficacemente il diabete e di ridurre la massa grassa, stimolando l’attività del Glp-1 e allo stesso tempo il consumo di energia.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science, Università/University | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »