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Posts Tagged ‘protesi’

Sì all’utilizzo delle protesi/reti (mesh) per il trattamento conservativo del prolasso

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 agosto 2019

Questi dispositivi medici non devono essere banditi e, se usati correttamente, rappresentano un’opportunità positiva per le pazienti sottoposte a intervento chirurgico vaginale”. E’ quanto sostiene un documento ufficiale dal titolo “Statement Opinion sull’uso delle Mesh Sintetiche nella Chirurgia Riparativa Transvaginale del Prolasso Genitale Femminile” pubblicato dall’Associazione Italiana di Urologia Ginecologica (AIUG). La Società Scientifica prende così posizione su un argomento così controverso, che sta dividendo e facendo discutere la comunità scientifica nazionale e internazionale. “Abbiamo analizzato a fondo le più recenti posizioni, in merito alla questione, delle più autorevoli società e istituti scientifici a livello internazionale nel campo dell’uroginecologia – afferma Mauro Cervigni, Segretario Scientifico AIUG e Presidente della Commissione Scientifica che ha prodotto il documento -. Ci siamo inoltre basati sulla grande esperienza sul campo dei membri della commissione e sul confronto con la letteratura scientifica più recente. E’ stato così espresso un orientamento basato non su un’esclusione delle protesi ma su un loro corretto utilizzo. Siamo, infatti, convinti che questi dispositivi medici siano sicuri per le migliaia di pazienti che devono subire questo genere di trattamento chirurgico”. I contenuti del documento verranno presentati dettagliatamente durante l’evento organizzato da AIUG dal titolo “Mesh Implant – Future Visions” che si terrà a Firenze il prossimo 9 novembre. “Parleremo dell’attualità delle linee guida nel campo protesico e, a fornire il loro punto di vista sulla situazione, saranno invitati esponenti del Ministero della Salute e della Magistratura oltre che delle aziende del settore protesico, delle assicurazione, di Confindustria e dell’Università Bocconi” conclude Gian Luca Bracco, presidente nazionale dell’AIUG.

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Protesi valvolare mitralica

Posted by fidest press agency su domenica, 4 febbraio 2018

torre 6Non sempre la scelta ‘bio’ è la più indicata. Il team cardiochirurgico dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo in collaborazione con l’Università di Bristol (UK), il Royal Brompton Hospital (UK), il Quebec Heart and Lung Institute (Canada) e l’ospedale Dupuytren di Limoges (Francia), ha presentato i risultati di uno studio che evidenzia una migliore performance delle protesi meccaniche rispetto a quelle biologiche. Le valvole meccaniche impiantate nei pazienti osservati nello studio in questione hanno dimostrato essere superiori rispetto alle bioprotesi, sia sotto il profilo emodinamico, cioè del comportamento del sangue nei vasi sanguigni a seguito dell’impianto, sia in termini di capacità funzionale e quindi di qualità della vita dei pazienti stessi. Da anni, in assenza di linee-guida ben definite, gli specialisti dibattono intensamente sulla scelta migliore, tra protesi meccaniche o biologiche, per i pazienti da sottoporre ad intervento di sostituzione valvolare mitralica. Le prime offrono il vantaggio della durata, praticamente illimitata, ma necessitano di terapia anticoagulante per evitare fenomeni trombo embolici. Al contrario, le protesi biologiche (costituite cioè da tessuti di origine animale, in genere bovini o suini) sono ben tollerate dall’organismo umano, ma la loro deteriorabilità aumenta il rischio di un secondo intervento chirurgico già dopo 10 o 15 anni. Per anni comunque era convinzione comune, al di là dei vantaggi e degli svantaggi delle due protesi, che le loro performance fossero paragonabili.
Ma ecco che, a mettere in dubbio questa supposizione, arrivano i risultati della ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Circulation: Heart Failure. Il lavoro, che porta la firma di Carlo Fino, Maurizio Merlo, Lorenzo Galletti, Diego Cugola per il team cardiochirurgico dell’ospedale bergamasco e di Attilio Iacovoni, Paolo Ferrero e Michele Senni per quello cardiologico, ha impegnato i medici per diversi anni. I risultati dello studio confermano i dati preliminari presentati al congresso internazionale dell’American Heart Association nel 2014 che, per la prima volta, evidenziavano una differenza di performance tra i due tipi di protesi valvolari. La pubblicazione definitiva, a gennaio 2018, fa seguito al lavoro di attenta verifica dei dati, viste le importanti implicazioni cliniche dello studio. “La scelta del tipo di protesi valvolare più efficiente per il paziente è da tempo al centro del dibattito tra specialisti. Le linee-guida esistenti non sono esaustive, lasciando ampio margine di scelta per pazienti di età compresa tra 50 e 69 anni – spiega Carlo Fino, cardiochirurgo dell’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo e primo autore del lavoro I risultati pubblicati dal nostro team di ricerca rappresentano un ulteriore passo in avanti. Siamo certi che studi più ampi e randomizzati potranno analizzare meglio cuore umanoimportanti parametri che aiutano nella scelta della protesi: emodinamica, qualità di vita del paziente, mortalità. Questo studio rappresenta inoltre un contributo a questo importante argomento ed induce a riflettere su una possibile rivalutazione delle linee guida attualmente esistenti”.Lo studio sopra menzionato del team euro-canadese non è infatti l’unico studio di rilievo internazionale che evidenzia una migliore performance delle protesi meccaniche su quelle biologiche. Un recente articolo pubblicato dai ricercatori americani della Standford University sul New England Journal of Medicine (Novembre 2017), una delle riviste scientifiche più prestigiose e di maggiore impatto nella comunità scientifica, evidenzia, nei pazienti sottoposti a sostituzione valvolare mitralica, benefici in termini di mortalità a lungo termine delle protesi meccaniche, quando comparate con le bioprotesi. La superiorità delle protesi meccaniche si prolungherebbe, secondo il team di ricercatori guidati dal cardiochirurgo Joseph Woo, sino a pazienti di 70 anni di età. L’insufficienza della valvola mitralica è la patologia valvolare cardiaca di più frequente riscontro nel mondo occidentale, con un’incidenza di 250.000 nuovi casi ogni anno in Europa, ed è al secondo posto nel vecchio continente tra le malattie delle valvole cardiache che necessitano di intervento chirurgico. In particolare per l’insufficienza di tipo ischemico, il trattamento prevede, in casi selezionati, la riparazione della valvola o la sua sostituzione con una protesi. (foto: cuore umano, torre 6)

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Protesi, artrosi e cisti ovariche le malattie più cercate dagli italiani secondo MioDottore

Posted by fidest press agency su domenica, 28 gennaio 2018

medico-pazienteLa tecnologia e in particolare Internet sono sempre più pervasivi della vita degli italiani, anche nell’ambito della salute, soprattutto quando si parla di sanare dubbi e informarsi su sintomi e malattie. Ma cosa ha catalizzato i pensieri degli italiani nel 2017 e quali sono state le patologie più cercate? Per scoprirlo MioDottore – una delle più grandi piattaforme al mondo specializzata nella prenotazione online di visite mediche – ha analizzato le ricerche realizzate sulla sua piattaforma dagli utenti del Bel Paese nel corso dell’anno appena concluso.
Pare siano le donne le più attente alla propria salute e le più tecnologiche nel trovare le risposte che cercano: lo dimostra il fatto che oltre i due terzi delle ricerche (67%) effettuate nel 2017 su MioDottore sono di rappresentanti del gentil sesso. In particolare, le donne tra i 35 e i 44 anni (26%) sono le più attive. Non stupisce, quindi, che spesso le ricerche siano associate a tematiche femminili, come la menopausa – al primo posto nel 2017 (5%) – e che, a livello nazionale, tre delle dieci patologie più cliccate in rete siano legate a problematiche ginecologiche: cisti ovariche e cistite sono rispettivamente al quarto e sesto posto di questa particolare classifica e, sommate ai disturbi della menopausa, vanno a coprire il 13% delle ricerche totali effettuate lo scorso anno.
Tra le prime dieci patologie più cercate nel 2017 troviamo anche due problematiche che richiedono il supporto di ortopedici: protesi e scogliosi, infatti, sono rispettivamente al settimo e nono gradino della top 10. Interessante notare però che ampliando la classifica alle prime trenta malattie più monitorate, si vedrebbero aumentare di molto le ricerche nell’ambito dell’ortopedia, trovando parole chiave quali osteoporosi, ernia del disco, frattura meccanica e alluce valgo – per un totale del 14% sulle ricerche nazionali – con un interesse addirittura superiore a quello delle questioni ginecologiche.Considerando le prime trenta malattie più cercate nel 2017, è possibile identificare altre aree di interesse medico che hanno catalizzato l’interesse degli italiani lo scorso anno: in particolare, la dermatologia (6,3%) – con un focus su acne e verruche – e psicologia (4,4%). Curioso quindi notare che per gli italiani il benessere non passa solo dalla salute fisica ma sempre di più anche da un buon equilibrio psicologico, tanto da ritrovare ben tre patologie relative a quest’area tra le prime trenta più ricercate in Italia: depressione (13° posizione), ansia (22°) e stress (29°).
Altre aree di forte interesse per gli italiani sono l’oculistica (3,3%) – con cataratta e retinopatia tra le parole chiave più popolari lo scorso anno e la salute dentale (2,6%), con protagoniste carie e gengivite.
L’obesità si conferma un tema sensibile per gli italiani, anche alla luce dell’elevata presenza di soggetti in sovrappeso (circa il 35% della popolazione adulta)*, posizionandosi a chiusura della top 10 dei termini più cercati su MioDottore a livello nazionale. Questa patologia ha un forte riscontro anche a livello locale, rientrando all’interno delle ricerche effettuale in ben quindici regioni, e con volumi rilevanti sulle città di Roma e Torino, dove rientra addirittura tra le prime tre.
Da nord a sud dello Stivale, invece, l’acne è un pensiero comune che coinvolge tutte le regioni italiane, posizionandosi infatti al terzo gradino del podio delle patologie più cercate a livello nazionale (4%), sul podio di ben undici regioni.

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Artrosi al ginocchio

Posted by fidest press agency su domenica, 9 aprile 2017

Ginocchio-sano-e-artrosicoPadova. L’artrosi del ginocchio è a tutt’oggi una malattia senza una cura efficace: il trattamento attuale prevede misure generali sostanzialmente sintomatiche ed infine la protesi totale. L’uso di cellule staminali del proprio organismo è sempre più frequentemente utilizzato per il trattamento di patologie cronico-degenerative.
L’Università degli Studi di Padova (UOC di Reumatologia) collabora con un gruppo di esperti europei nel trattamento dell’artrosi di ginocchio con cellule staminali. UOC di Reumatologia partecipa ad una sperimentazione finanziata dall’Unione Europea che prevede l’utilizzo di cellule staminali, come terapia per l’ artrosi del ginocchio. Le cellule staminali sono cellule primitive, non specializzate, dotate della capacità di trasformarsi in diversi altri tipi di cellule del corpo attraverso un processo di differenziazione. L’uso di questo particolare tipo di cellule del proprio organismo è sempre più frequentemente utilizzato per il trattamento di patologie come l’artrosi, che hanno scarsa tendenza alla guarigione e che tendono a peggiorare nel corso del tempo.
Tale studio prevede la raccolta delle proprie cellule staminali dal grasso periombelicale tramite liposuzione e, in seguito a moltiplicazione ed attivazione delle medesime cellule, la loro successiva iniezione all’interno dell’articolazione del ginocchio.
L’obiettivo dello studio è di valutare la sicurezza e l’efficacia di questa singola iniezione. I pazienti verranno quindi monitorati e visitati periodicamente per i due anni successivi al trattamento. Condizione necessaria alla partecipazione a questo studio è la presenza di un’artrosi lieve o moderata del ginocchio, NON in fase pre-protesica.
I pazienti potranno partecipare allo studio se di età compresa tra i 45 e i 70 anni.
L’eleggibilità per la sperimentazione sarà valutata e definita per ogni paziente secondo criteri clinici ben delineati dal protocollo di studio.
Ciascun paziente arruolato riceverà o un’iniezione di cellule staminali o di un placebo (preparazione a base di sostanze che non hanno nessun effetto terapeutico, usato come confronto con il medicamento attivo, ma che presenta lo stesso aspetto di quest’ultimo).
Gli esami clinici e radiologici saranno eseguiti presso questo istituto.
Pertanto chiunque fosse interessato può rivolgersi al seguente numero 340/1128616 dal lunedì al venerdì dalle ore 14.00 alle 15.00.
Si precisa che la risposta all’avviso da parte dei potenziali pazienti non sarà intesa come un’adesione alla partecipazione, ma solo come un interesse ad ottenere ulteriori informazioni.Nel caso in cui un soggetto fosse ritenuto non idoneo a partecipare allo studio continuerà ad essere seguito secondo normale pratica clinica e riceverà tutte le cure previste per la patologia di cui è affetto senza alcuna limitazione e con la dovuta attenzione.

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Addio protesi acustiche

Posted by fidest press agency su sabato, 17 ottobre 2015

protesi acusticaOggi le protesi, domani i farmaci. Il futuro dell’otorinolaringologia si giocherà sempre meno sulla chirurgia e sugli interventi, grazie all’uso crescente di medicinali. Ad anticiparlo è Roberto Filipo, presidente della Società italiana di otorinolaringologia e chirurgia cervico-facciale (SIOeChCF), che ha spiegato quali saranno le nuove frontiere per gli specialisti di orecchie, naso e gola. “Tutta la chirurgia tenderà a terapie meno invasive e nel giro di dieci anni si affermerà sempre più una neorofarmacologia mirata al trattamento delle patologie uditive con farmaci iniettati direttamente nell’orecchio per escludere la via sistemica e diminuire di conseguenza l’entita del farmaco”.Ma non solo. Saranno possibili trattamenti terapeutici “anche attraverso vettori virali modificati che possono intervenire sulle strutture dell’orecchio interno. Il nostro settore sta cambiando e la stessa cosa potrà avvenire con le patologie laringee o nei tumori della testa e del collo: oggi l’integrazione tra trattamenti combinati prevale su quelli esclusivamente chirurgici, come invece avveniva in passato”. Secondo il presidente della Sio il futuro della categoria non deve confrontarsi solo con le nuove tecnologie e le conoscenze in campo medico. Anzi, “bisogna ricominciare a valorizzare le competenze cliniche e scientifiche dei medici”, puntando su “una selezione dal punto di vista della qualità”. Altrimenti a pagare il prezzo saranno ancora “i molti giovani preparati nella nostra materia”, che “tendono a emigrare in altri Paesi dove la loro professionalità viene premiata”. E per Filipo a parlare sono i numeri: “Dei sei specialisti che hanno studiato con me l’anno scorso, quattro si sono trasferiti in Francia. E’ un fatto estremamente grave che dimostra anche in questo settore quanto trasferirsi all’estero sia più attrattivo”, perché “noi siamo penalizzati dalle difficoltà di attuazione di alcuni protocolli che ormai invece tutti i Paesi d’Europa portano avanti”.
La soluzione? “La strada del turnover e dei controlli di qualità generale sulle prestazioni del singolo operatore sanitario: un discorso non ancora affrontato- conclude Filipo- dalle varie dirigenze regionali”

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Chirurgia plastica, in Italia la nuova generazione di protesi al seno

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 ottobre 2015

protesi senoPiù tecnologiche, più sicure e più performanti. Sono una novità per l’Italia le protesi al seno con carta d’identità incorporata Motiva presentate durante il corso “World Symposium on Ergonomic Implants” che si è tenuto venerdì 25 e sabato 26 settembre alla clinica Villa Bella di Salò (Brescia), a cui hanno partecipato specialisti di tutto il mondo.«Queste protesi di nuova generazione sono le prime a contenere un microchip che racchiude una carta d’identità che il medico potrà “leggere” grazie a un apposito scanner. Si evita così il cartellino di riconoscimento cartaceo che, in precedenza, si consegnava alla paziente perché lo conservasse, con tutti i limiti che questo sistema presentava. Ma le novità non finiscono qui: il materiale utilizzato è innovativo e, oltre a offrire un risultato esteticamente migliore, ha anche più garanzie di sicurezza per la paziente, che può vedere come sarà il risultato finale in anteprima grazie a una simulazione in 3D» dicono Antonio Cella e Chiara Botti, chirurghi plastici a Villa Bella.Villa Bella è stata la prima clinica in Italia a utilizzare le protesi hi tech: «Da due anni utilizziamo le protesi Motiva: ne abbiamo impiantate circa un centinaio con ottimi risultati e soddisfazione da parte delle pazienti. Oggi realizziamo la maggior parte delle mastoplastiche additive con queste protesi» affermano i chirurghi plastici.Utilizzate all’estero già da qualche anno, le protesi Motiva hanno ottenuto tutte le approvazioni per il mercato europeo e sono state oggetto di diversi studi scientifici che ne assicurano la sicurezza.La nuova generazione di protesi al seno presenta sostanziali novità rispetto a quelle già in commercio: «La prima è che a sono le prime e uniche al mondo ad avere internamente un microchip che contiene una sorta di carta d’identità delle protesi – spiegano Cella e Botti -. Grazie a uno scanner sarà possibile in qualsiasi momento il riconoscimento della protesi dall’esterno e si potranno avere subito tutte le informazioni necessarie, come numero di serie, marca, volume e modello evitando cosi il cartellino di riconoscimento». Fino a oggi, infatti, quando una paziente si operava di mastoplastica additiva, riceveva dal medico un tagliando identificativo, con tutte le caratteristiche delle protesi impiantate, che doveva conservare. «Capita spesso però che, con il passare degli anni, la paziente perda il tagliando – dicono i medici -. Avere subito tutte le informazioni necessarie è invece molto utile sia per i controlli successivi, sia nel caso in cui insorgano eventuali problemi: quando scoppiò lo scandalo delle protesi francesi Pip, riempite in modo fraudolento con silicone industriale, molte donne avevano perso la documentazione ed era stato difficile sapere a distanza di anni che marca di protesi la paziente avesse dentro il corpo. Grazie al microchip questo problema è superato».Un’altra novità riguarda il materiale: le protesi sono riempite con un particolare gel di silicone che ha la caratteristica di dare una forma molto naturale e che, nell’ipotesi di rottura della protesi, resta localizzato senza il rischio di dispersione dei tessuti.
Terza innovazione, il fatto di essere ergonomiche pur essendo protesi rotonde: «Le protesi Motiva condensano in un unico modello le caratteristiche positive dei due tipi di protesi di solito utilizzati, quelle rotonde e quelle anatomiche – affermano i chirurghi di Villa Bella -. Pur appartenendo alla categoria di quelle rotonde sono ergonomiche, una caratteristica che di solito contraddistingue le protesi anatomiche. Questo significa che, una volta inserite dietro al muscolo, grazie al particolare gel che contengono, assumono una forma naturale. Allo stesso tempo non presentano alcuni “difetti” tipici delle protesi anatomiche, come la rotazione».Un altro elemento di novità è costituito dal fatto che le nuove protesi hanno un rivestimento che è più delicato e morbido al tatto rispetto alle tradizionali. Una caratteristica che ha come effetto quello di essere meno irritante per il corpo.Inoltre è possibile fare per la prima volta in Italia, una simulazione 3D con queste protesi e vedere il risultato immediatamente. «Grazie a un software e a una fotocamera per la simulazione 3D del risultato disponibili a Villa Bella, è possibile calcolare esattamente le misure e l’ammontare dell’eventuale asimmetria. In questo modo il chirurgo lavora più accuratamente e la paziente può subito avere un’idea concreta del risultato».Insomma, si tratta di un prodotto sicuro, che rappresenta il futuro delle protesi al seno. A conferma di questo, la ditta produttrice ha attuato forme assicurative e di garanzia più estese rispetto alle altre case di produzione. E il prezzo è allineato a quello delle protesi tradizionali.

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Protesi stampata in 3D per sostituire parte di scatola cranica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 giugno 2015

protesiAlta chirurgia e innovazione tecnologica: è questo il mix messo in protesi1campo all’Ospedale “SS. Annunziata” di Chieti per curare una donna 40enne abruzzese colpita da un tumore osseo del distretto cranio-maxillo-facciale.Il caso assai complesso, per una neoformazione ossea neoplastica che si era sviluppata sulla teca cranica e nella regione orbitaria, con aderenze fino alla dura madre, è stato trattato a quattro mani dal chirurgo maxillo-facciale Lanfranco D’Archivio e dal neurochirurgo Vincenzo Magliani. E’ stata messa in campo una tecnica chirurgica altamente innovativa, divisa in due fasi: nella prima è stata asportata la massa tumorale, mentre nella successiva è stata eseguita la ricostruzione con il posizionamento di una protesi personalizzata, progettata e realizzata digitalmente in 3D in materiale polichetonico (PEEK). Questa veloce e sicura metodica chirurgica rappresenta la nuova frontiera nel campo della chirurgia ricostruttiva successiva a quella demolitiva in oncochirurgia cranio-maxillo-facciale, e permette di superare la tecnica tradizionale, basata sull’impiego di materiale osseo prelevato da altri distretti anatomici del paziente, sicuramente più complessa, lunga e impegnativa nel decorso post operatorio.
La realizzazione della protesi è avvenuta in Germania presso laboratori specializzati, che sulla base di una Tac della paziente hanno elaborato un modello tridimensionale della parte cranica affetta da tumore, e realizzato una protesi perfettamente sovrapponibile con l’area ossea oggetto dell’asportazione chirurgica. La progettazione avviene sui dati protesi2protesi3del malato estrapolati dalle immagini diagnostiche, così da realizzare un “pezzo” perfettamente compatibile con la parte da rimuovere chirurgicamente. La stampa in 3D, poi, permette di realizzare una protesi che va a incastrarsi, con precisione millimetrica, nel vuoto creato sulla superficie della scatola cranica. L’intervento è perfettamente riuscito e la paziente è tornata a casa in buone condizioni dopo pochi giorni di degenza nell’Unità Operativa di Chirurgia ad alta complessità Multidisciplinare del “SS. Annunziata”. «L’attività chirurgica intrapresa a Chieti vanta già una casistica significativa per una patologia rara come questa – sottolinea D’Archivio –, oltre alle altre tipologie di intervento, come quella sulle malformazioni del massiccio facciale, dei traumi e delle neoplasie dei tessuti molli del viso. E’ un’attività resa possibile dall’alto livello di specializzazione offerto dall’unità operativa Multidisciplinare, che permette a questo ospedale di affrontare con mezzi e professionalità di stampo “nordamericano” casi chirurgici complessi, come anche quelli delle neoplasie del rene e del pancreas. Una risposta efficace ai problemi di salute di tanti pazienti che hanno così la possibilità di curarsi in Abruzzo, evitando migrazioni, e per la nostra Azienda un punto di forza saldato al percorso di innovazione avviato ormai da tempo». (foto: protesi)

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Protesi al seno e rischio di cancro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 marzo 2015

mario pelle ceravolo«Le protesi mammarie continuano a essere considerate sicure. Non si ravvisano rischi per la salute». Esordisce con le parole della recente circolare del Ministero della Salute il presidente dell’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica (Aicpe), Mario Pelle Ceravolo, commentando la notizia della presunta relazione tra l’insorgere di una patologia tumorale, il linfoma a grandi cellule, e le protesi al seno.«Come già accaduto con lo scandalo delle protesi Pip, anche in questo caso vogliamo tranquillizzare sia le pazienti che aspirano a un seno nuovo, sia quelle che lo hanno già: non esiste nessuna correlazione tra protesi al seno e cancro». Il Ministero della Salute, nella circolare che ha diffuso, cita 173 casi in tutto il mondo a fronte di milioni di protesi al seno impiantate: «Il numero di casi è estremamente basso e non offre dati statisticamente significativi che possano mettere in correlazione la presenza dell’impianto con questa nuova patologia» scrive il Ministero.Il linfoma a grandi cellule è stato al centro di una tavola rotonda che si è svolta nelle scorse settimane al Ministero della Salute a Roma, a cui hanno preso parte il direttore generale del servizio dispositivi medici, Marcella Marletta, e le principali società scientifiche del campo, tra cui Aicpe con il presidente Mario Pelle Ceravolo e il presidente onorario Giovanni Botti, Sicpre e Sis, e la collaborazione di altri esperti come Fabio Santanelli direttore della scuola di specializzazione in Chirugia Plastica presso l’Università La Sapienza di Roma. Il problema è stato affrontato in ambito multidisciplinare e il Ministero della Salute ha concluso che«le protesi mammarie continuano a esser considerate sicure e sotto questo aspetto non si ravvisano rischi per la salute».«L’obiettivo delle autorità italiane è informare le pazienti sul fenomeno e tranquillizzarle, prevenendo paure ingiustificate che potrebbero nascere in seguito a notizie allarmistiche che dovessero essere diffuse in futuro – afferma Pelle Ceravolo -. Il Ministero raccomanda il monitoraggio della situazione. Sono sempre consigliati controlli periodici e un’attenzione a eventuali alterazioni, soprattutto gonfiore. Tutte le donne portatrici di protesi mammarie dovrebbero essere controllate una volta all’anno dal chirurgo che le ha operate per verificare lo stato delle protesi. Bisogna anche prestare attenzione a fenomeni di importante cambiamento di forma e in special modo di gonfiore di una o ambedue le mammelle, anche se sopraggiunto a distanza di tempo dall’intervento stesso. In questo caso bisogna sottoporsi ai dovuti controlli per accertare la natura del problema».Il linfoma a grandi cellule è una patologia rarissima che, nella stragrande maggioranza dei pazienti, si limita ad una patologia infiammatoria localizzata alla cicatrice interna che si forma intorno alla protesi e che viene, nella maggior parte dei casi, completamente curata attraverso la rimozione della stessa cicatrice. «Sono rarissimi i casi in cui questa patologia può evolvere e presentare indicazione a vere e proprie terapie oncologiche» conclude il presidente Aicpe.Si vuole insomma evitare un altro caso PIP, che creò grande scompiglio nel mondo medico e terrore fra molte pazienti. «In Francia, paese dove queste protesi venivano prodotte, il Ministero della Salute, forse anche per un senso di colpa nazionalistico, consigliò di asportare tutte le protesi incriminate; ciò spinse molti chirurghi a rimuovere e sostituire un gran numero di protesi, sottoponendo tante pazienti a un ulteriore e spesso ingiustificato intervento chirurgico – ricorda il presidente Aicpe -. Recentemente vari articoli scientifici, dopo attenti studi, hanno provato ciò che noi di Aicpe abbiamo sostenuto all’epoca e cioè che le protesi PIP presentavano un rischio di rottura leggermente superiore a quello delle altre protesi ma che nessun pericolo di cancro al seno o di altre gravi complicanze poteva addebitarsi a queste protesi che fosse diverso da quelli relativi agli altri impianti. Il Ministero della Salute italiano, diretto allora dal Ministro Renato Balduzzi e dalla dottoressa Marcella Marletta, recepì perfettamente la verità ed emise circolari informative precise e tranquillizzanti che hanno portato ad una saggia gestione del fenomeno nel rispetto dei principi scientifici di salvaguardia della salute fisica e psicologica di tutte le pazienti italiane».
AICPE: L’Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica (www.aicpe.org), la prima in Italia dedicata esclusivamente all’aspetto estetico della chirurgia, è nata nel settembre 2011 per dare risposte concrete in termini di servizi, tutela, aggiornamento e rappresentanza. Ad AICPE, che è gemellata con l’American Society for Aesthetic Plastic Surgery (ASAPS), la più importante società di chirurgia estetica al mondo, hanno aderito oltre 200 chirurghi in tutta Italia. Membri di Aicpe possono essere esclusivamente professionisti con una specifica e comprovata formazione in chirurgia plastica estetica, che aderiscono a un codice etico e di comportamento da seguire fuori e dentro la sala operatoria. L’associazione ha elaborato e pubblicato le prime linee guida del settore, consultabili sul sito internet, in cui si descrive il modus operandi dei principali interventi. Scopo di AICPE è tutelare pazienti e chirurghi plastici in diversi modi: disciplinando l’attività professionale sia per l’attività sanitaria, sia per le norme etiche di comportamento; rappresentando i chirurghi plastici estetici nelle sedi istituzionali, scientifiche, tecniche e politiche per tutelare la categoria e il ruolo; promuovendo la preparazione culturale e scientifica.

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Ricostruzioni mammarie: addio protesi

Posted by fidest press agency su domenica, 23 febbraio 2014

ricostruzioni mammarieE’ un epocale cambio di direzione quello che sta avvenendo negli Stati Uniti, secondo un recente studio infatti il 70% dei chirurghi plastici americani ha usato qualche forma di impianto di grasso della paziente per gli interventi al seno (sia ricostruttivi che estetici). “Il grasso ‘autologo’ viene prelevato dall’addome o dalle cosce della paziente stessa con una piccola cannula da liposuzione, il grasso viene poi trattato, purificato e reinserito utilizzandolo alla stregua di un filler riempitivo” spiega il Dottor Carlo Macro Specialista in Chirurgia Plastica, dirigente medico Divisione Chirurgia Maxillo Facciale Ospedale San Camillo di Roma. “La tecnica sta spopolando in tutto il mondo per molti motivi e diversi utilizzi, il risultato infatti è più naturale e meno soggetto a rischi di rigetto o effetti collaterali. Il grasso viene usato per aumentare i volumi del viso (zigomi, mento) riempire depressioni cutanee e rughe profonde (come solchi naso-genieni) come forma suprema della medicina estetica detta ‘rigenerativa’ ma si sta spostando verso il corpo. In particolare nella chirurgia del seno il grasso può essere usato come complemento e perfezionamento di un intervento di protesi per rendere più morbidi i contorni, riempire svuotamenti della parte superiore del seno e riempire zone delimitate come l’asportazione di quadranti della mammella a causa di un tumore”.
Dall’Università di Pittsburg però alcuni colleghi hanno misurato il fenomeno e hanno calcolato come la tendenza più in auge negli USA sia quella di sostituire la ricostruzione con protesi unicamente con il grasso. Per perfezionare la ricerca è stato somministrato un questionario a 156 chirurghi plastici della prestigiosa ASPS (American Society of Plastic Surgery), la metà dei quali ha risposto che utilizza regolarmente il ‘fat grafting’ sia come tecnica ricostruttiva sia per perfezionare i contorni di un impianto di protesi in un intervento estetico. I tre quarti dei medici preferiscono utilizzare cellule di grasso prelevate dalla zona dell’addome grazie alla facilità di prelievo. Ma il dato davvero interessante è che i rispondenti hanno indicato che scelgono questa tecnica nel 90% dei casi di ricostruzione mammaria post-cancro, in parte perché le esigenze estetiche sono diverse e così le possibilità tecniche. Commenta il chirurgo: “in presenza di una mastectomia radicale il seno viene completamente rimosso insieme alla pelle che lo ricopriva, questo significa che per la ricostruzione sono necessarie due fasi successive: l’inserimento di un ‘espansore’ ossia un dispositivo che viene periodicamente riempito di soluzione salina ed ha il compito di sfruttare l’elasticità della pelle per aumentarne la dimensione e permettere, in terza fase, l’inserimento di una protesi mammaria. Ora va da sé che in una paziente che ha già subito un intervento massivo e traumatico come l’asportazione di un tumore e della mammella (o entrambe) la decisione di operarsi di nuovo altre due volte deve essere sostenuta da una forte motivazione. Alcune donne sono talmente provate e traumatizzate da entrare in un meccanismo chiamato ‘evitamento’ che le porta a non ricostruire il seno mai più e in fondo, sopportare un corpo che vivono, comprensibilmente come menomato. Ecco allora che un impianto di grasso autologo diventa una procedura molto meno invasiva: il grasso può essere prelevato con sottili cannule, trattato e impiantato per via iniettiva nell’arco della stessa giornata. Le donne che hanno subito un intervento per cancro hanno esigenze psicologiche e meno ‘estetiche’. Sanno che non potranno avere il seno ‘di prima’, ma spesso desiderano tornare a sentirsi donne complete, cosa che passa anche dal riconoscimento e dall’accettazione dell’immagine corporea. Per se stesse ma anche per i loro partner, i figli. E’ una sorta di rito di passaggio per celebrare il ritorno alla vita, il fatto di aver sconfitto la paura.
L’unico limite attuale al ‘fat grafting’ è una certa quota di riassorbimento del grasso, la percentuale di perdita dell’impianto dipende principalmente dalla tecnica di processamento delle cellule adipose. Ne esistono diverse e ciascun centro medico sceglie il proprio. Certamente un riassorbimento elevato costituisce una fonte di insoddisfazione per la paziente che potrebbe scegliere un ulteriore intervento e attualmente uno degli approcci usati per limitare questo rischio è l’over treatment, ossia inserire una percentuale di grasso in più in modo che quando si sarà riassorbito sarà possibile apprezzare il risultato finale. Ovviamente si tratta di una criticità che va discussa con la paziente che deve scegliere l’approccio più adatto a lei.
Va detto comunque che le differenze tra chirurghi europei e americani non si fermano qui: non solo differiscono nell’approccio chirurgico estetico (periareolare negli Usa, dal solco sotto mammario da noi), ma anche nella forma e proiezione (più tonde negli Usa dove la chirurgia plastica è ancora considerata uno status da esibire, anatomiche e meno proiettate da noi dove prevale ormai l’approccio naturale), ma soprattutto nelle misure. “La media di aumento richiesta italiana è di 250 cc, mentre negli Stati Uniti 350 cc è il livello di partenza!” racconta il Dottor Macro “Va specificato che simili quantità sono ingestibili con il grasso e che gli aumenti ideali con questo straordinario ma delicato materiale biologico si aggirano intorno ai 180-220 cc. Il grasso autologo quindi come le altre tecniche ha vantaggi e limiti ma nel caso della ricostruzione ha il vantaggio di non presentare alcun rischio di rigetto e nemmeno di reazione capsulare, quindi di rappresentare una alternativa molto sicura che, per essere gradevole, deve essere eseguita da specialisti esperti in questo tipo di impianto. Ritengo comunque che in pochi anni sarà possibile rendere il ‘fat grafting’ una tecnica ancora più raffinata che spopolerà anche nelle pazienti che cercano un risultato in termini di bellezza”.

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Protesi mammarie e rischi

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 gennaio 2012

Secondo i dati diffusi dall’Afssaps, l’agenzia francese per la sicurezza dei farmaci, il numero delle nuove vittime delle protesi PIP difettose è pesante. Nell’ultimo comunicato diramato ieri da questa istituzione, ha aggiunto che sono stati segnalati 20 casi di cancro in donne con questi impianti. Per il momento comunque, non è provato il nesso tra protesi e queste patologie. In dettaglio, sono 3 casi di linfoma, quindici casi di adenocarcinoma mammario (la forma più comune di cancro al seno), un caso di adenocarcinoma polmonare e uno di leucemia mieloide acuta.
L’Afssaps ha così identificato, in totale, sedici casi di tumori maligni del seno, tra cui un caso di linfoma del seno estremamente raro e quattro casi di tumori maligni che non pregiudicano il seno. Secondo questo nuovo bollettino, sono stati segnalati all’agenzia 1.143 interruzioni di impianti, nonché 495 casi di reazioni infiammatorie. Espiantate 672 protesi, di cui ventitré fallimenti sono stati scoperti nell’espianto oltre quattordici casi di “traspirazione” del gel. Colpite tra 400.000 e 500.000 donne. In totale, circa 30.000 donne avevano in Francia degli impianti del var Poly Implant protesi (PIP), società che utilizzava fraudolentemente gel di silicone non autorizzato. E’ probabile che queste protesi sono state vendute anche all’estero, a volte sotto un’altra marca e tra 400.000 e 500.000 donne sarebbero coinvolti nel mondo, tra cui da 40.000 a 50.000 nel Regno Unito, mentre secondo le prime stime sarebbero tra i 4.000 ed i 4.300 gli impianti di questo tipo effettuati in Italia.. Secondo Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” in Italia il vero problema è, ora, quello di riuscire a risalire a tutte le donne con tale impianto. La difficoltà deriva principalmente dalla mancanza di un Registro nazionale degli impianti protesici, anche se un ddl per la sua istituzione è attualmente all’esame del Senato. Essendo le Pip protesi “a basso costo”, é inoltre ‘‘probabile che siano state utilizzate per scopi di chirurgia estetica specie in strutture non altamente qualificate o ambulatori chirurgici che non rilasciavano cartelle cliniche. Ma, rilevano gli esperti del Consiglio Superiore di Sanità, c‘è la possibilità che siano state impiantate anche in centri del Sistema sanitario nazionale per la ricostruzione mammaria a seguito di cancro.

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I ricoveri ortopedici dell’Istituto Galeazzi

Posted by fidest press agency su domenica, 22 agosto 2010

Milano. Un paziente su cinque viene da altre Regioni e il 6% del totale degli interventi di chirurgia protesica effettuati in Lombardia si svolge proprio nell’ospedale meneghino. Un dato rilevante se si considera che la Lombardia è la Regione in cui si esegue ogni anno il maggior numero di interventi di protesi d’anca: 16.000 in rapporto ai 70.000 realizzati complessivamente in Italia. E sempre l’Istituto Ortopedico Galeazzi è sede del Registro Ortopedico Protesico Lombardo (ROLP), che consente di monitorare le protesi d’anca e di ginocchio impiantate e gli esiti dei relativi interventi. Solo altre due Regioni (Puglia ed Emilia Romagna) dispongono di un registro simile, ma l’esperienza lombarda è stata adottata dall’Istituto Superiore di Sanità per dar vita ad un registro nazionale. A dimostrazione dell’eccellenza raggiunta dall’Istituto Ortopedico Galeazzi IRCCS di Milano, l’EFORT (Federazione delle Società europee di Ortopedia e Traumatologia) ha scelto il centro milanese come sede del  corso internazionale “Prevention and treatment of complications in total hip arthroplasty”. “Ogni anno – spiega il dott. Luigi Zagra, specialista in Ortopedia e Traumatologia all’Istituto Ortopedico Galeazzi IRCCS di Milano e direttore del corso insieme a K.G. Thorngren, svedese, Presidente EFORT,– nel nostro centro vengono eseguiti circa 800 interventi di protesi d’anca e 850 di ginocchio. Siamo uno dei punti di riferimento in Italia per questo tipo di chirurgia. Ma tra i nostri compiti vi è anche la formazione del medico e l’attività di ricerca, da tre anni infatti siamo un IRCCS. Con questo corso vogliamo fornire ai 150 partecipanti un aggiornamento sulla profilassi e sul trattamento delle complicanze negli interventi di protesi d’anca. La ‘live surgery’ rappresenta un importante strumento didattico perché i partecipanti hanno la possibilità di confrontarsi in diretta dall’aula con il chirurgo che sta eseguendo l’intervento. Inoltre vengono trattati casi clinici ed i partecipanti sono invitati a portare i loro casi da tutta Europa, per discutere le possibili soluzioni insieme al gruppo di esperti internazionali”. “Anche se praticati in condizioni di sempre maggiore sicurezza – afferma il dott. Filippo Randelli, del Centro di Chirurgia dell’Anca del Policlinico San Donato, altro centro di eccellenza lombardo in chirurgia protesica dell’anca e relatore al corso – questi tipi di chirurgia sono associati ad una elevata incidenza di trombosi venosa profonda, una condizione molto pericolosa perché può portare all’embolia polmonare, causata dal distacco di un frammento del trombo, l’embolo, che raggiunge i polmoni, ostacola la circolazione e può causare la morte. Da qui l’assoluta necessità di una profilassi farmacologica”. Il trattamento standard per prevenire la trombosi venosa profonda è rappresentato dalle eparine, molecole efficaci che però presentano lo svantaggio per il paziente di dover essere somministrate con un’iniezione sottocutanea nell’addome. “La rivoluzione a cui stiamo assistendo – continua il dott. Randelli – è rappresentata da formulazioni più maneggevoli, come quelle orali, che aumentano la ‘compliance’ del paziente, ossia la disponibilità di accettare e seguire la terapia proposta dal medico. Una di queste nuove molecole, il rivaroxaban, non solo ha dimostrato in importanti trial clinici internazionali di avere un’efficacia uguale o superiore alle eparine, ma, a differenza di queste ultime, è facilmente monitorizzabile: un semplice esame del sangue, eseguibile in qualsiasi laboratorio d’ospedale, ne determina in modo indiretto l’efficacia”. Tra le altre complicanze al centro del dibattito “milanese” ci sono le infezioni, le fratture periprotesiche, la lussazione dell’anca: nonostante tutte le accortezze adottabili in sala operatoria, i ritrovati tecnici ed i nuovi farmaci, le complicanze infettive in tutto il mondo in un primo impianto di protesi d’anca oscillano dall’ 1 al 2% e, per ora,  nessun centro che tratti un gran numero di pazienti è stato in grado di eradicare completamente il problema. “Per quanto riguarda la lussazione dell’anca – afferma il dott. Zagra – il Galeazzi vanta una tradizione unica. È stato il primo centro già nel 2001, su intuizione del Prof. Giacometti ed in collaborazione con importanti aziende italiane e straniere, ad utilizzare testine protesiche di ceramica di diametro maggiore, di 36 mm, per prevenire la lussazione e per aumentare il movimento articolare senza provocare un aumento significativo dell’usura dei materiali. Questo accorgimento si è diffuso successivamente in moltissimi altri centri. L’attenzione ai singoli casi emerge con forza dal meeting: è importante utilizzare i biomateriali più adeguati, porre attenzione alla prevenzione e alla soluzione dei problemi che possano emergere da ogni intervento e rispondere alle esigenze di ogni paziente. Inoltre stiamo studiando un sistema di emostasi intraoperatoria per ridurre le perdite ematiche del paziente, che sarà utilizzato all’interno della live surgery”. “Il ROLP – conclude il dott. Zagra, che è anche Direttore Operativo del Registro – è nato cinque anni fa per iniziativa della Regione Lombardia, con la collaborazione dell’Istituto Ortopedico Galeazzi e dell’Università degli Studi di Milano. Vi sono solo altre due esperienze di registro ortopedico in Italia: in Emilia Romagna in particolare ed in Puglia. Il tipo di registrazione adottata in Lombardia rappresenta il modello per il costituendo registro nazionale che si sta sviluppando sotto la guida dell’Istituto Superiore di Sanità e che intende coinvolgere poi tutte le regioni italiane”.

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Controllo gratuito protesi dentarie

Posted by fidest press agency su sabato, 17 luglio 2010

Dall’1 al 21 settembre telefonando al numero 848 000 200 sarà possibile prenotare, presso gli studi dei Soci ANDI aderenti all’iniziativa, un controllo gratuito della propria protesi mobile, parziale o totale.Così parte la prima Campagna di controllo gratuito della protesi dentale. Un’iniziativa che non ha precedenti, e che è nata dalla collaborazione fra Polident e ANDI (Associazione Nazionale Dentisti Italiani). Per la prima volta, nel nostro Paese, in sei città (si parte con Bergamo, Brindisi, Lucca, Vercelli, Verona, Viterbo),  Le analogie con la protesi dentale sono tante e sottolineano un concetto fondamentale: il controllo, nel tempo, di tutto ciò che rende praticabili le nostre normali attività, è irrinunciabile.  Pensate ai problemi della vista, con l’arrivo della presbiopia dopo i 40 anni. Quando non si riesce a leggere più bene il giornale o le indicazioni sulle confezioni dei prodotti della spesa, molte persone fanno la loro prima conoscenza con gli occhiali.  Ma, anche in questo caso, la “protesi” che permette di vederci di nuovo bene non sarà “per sempre”. Gli occhi continueranno a invecchiare, e le lenti andranno cambiate. Occorrerà riacquistare o riparare anche la montatura, che non può reggere all’usura quotidiana più di tanto tempo. E, probabilmente, si dovrà aggiungere alla manutenzione quotidiana le cosiddette lacrime artificiali, per lubrificare l’occhio quando è troppo sotto stress, a causa per esempio di prolungate ore passate al video o semplicemente, nella donna, in occasione della menopausa, che spesso porta anche una maggiore secchezza oculare.  Tornare ad avere un sorriso piacevole, ma anche sano e solido, grazie alla Campagna Polident/ANDI “Primo controllo gratuito della protesi dentale”, è ora una realtà aperta a tutti. E ha un sito di riferimento, attivo dal 23 agosto: http://www.lamiadentiera.it.

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Toscana: sinergie universitarie

Posted by fidest press agency su sabato, 26 giugno 2010

E’ stata creata una partnership tra i Corsi di laurea in Odontoiatria delle Università di Firenze e di Siena. Così si è creato il terzo corso di laurea più numeroso in Odontoiatria in Italia, dopo quelli della Sapienza di Roma e della Statale di Milano, nonché uno dei poli universitari di maggiore produttività scientifica del mondo. Un risultato così brillante ha già comportato eccellenti ricadute sull’industria congressuale fiorentina, che nei prossimi tre anni si è assicurata i due principali eventi italiani ed europei di categoria. Dal 14 al 16 aprile 2011 si terrà infatti tra Firenze (la prima giornata) e Siena (le altre due) il Congresso nazionale del Collegio Docenti di Odontoiatria, unitamente alla Conferenza dei Presidenti dei Corsi di Laurea Magistrale in Odontoiatria e Protesi Dentaria. Sedi dell’evento, che radunerà circa 1500 persone, saranno il Polo Biomedico della Facoltà di Medicina e Chirurgia di Firenze, il Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio (FI) per l’inaugurazione ufficiale e le due Lectio Magistralis che ne seguiranno, e infine il Policlinico di Siena.  Nel 2013 invece, nella seconda metà di settembre, si svolgerà al Palazzo dei Congressi di Firenze il Congresso Europeo della International Academy of Dental Research, che torna in Italia dopo essersi svolto a Roma circa 20 anni fa. Anche per questo evento si prevedono 1500 partecipanti, se non di più. Con queste acquisizioni, inoltre, inizia di fatto a svilupparsi il programma ambassador, uno dei focus del nuovo programma del Firenze Convention Bureau.

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Seno più grande senza protesi?

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 Mag 2010

È la scoperta più eccitante della chirurgia estetica degli ultimi anni: tutte le donne che hanno sempre desiderato passare da una seconda ad una bella terza abbondante senza ricorrere al silicone ora possono farlo eliminando anche il grasso in eccesso, avendo così due benefici con un solo intervento. L’operazione prevede il prelievo del grasso in eccesso sui fianchi, sulla pancia o sui glutei per “spostarlo” sul seno, senza ricorrere a nessun materiale artificiale e dando al seno un certo turgore pur mantenendo un aspetto naturale. In questo modo si evitano tutte le complicazioni che possono derivare dall’uso di sostanze artificiali e nello stesso tempo avere un risultato duraturo senza dover sottoporsi a nuovi interventi per il cambio delle protesi.
“La lipostruttura o lipofilling della mammella è un intervento molto semplice che è possibile utilizzare sia per ricostruire  parte di una mammella danneggiata dopo interventi demolitivi per patologie tumorali, sia per dare volume al seno senza l’utilizzo di protesi. Il grasso viene prelevato attraverso una semplice aspirazione con siringa, effettuata in anestesia locale, trattato con una particolare forza di centrifugazione, eventualmente arricchito con fattori di crescita tissutali provenienti dalle piastrine e con una concentrazione di cellule staminali dello stesso paziente e poi reiniettato nel seno. E’ chiaro che necessitano più trattamenti per completare il processo di riempimento, ma alla fine dopo 6-8 mesi l’aumento di volume sarà “stabile” ed estremamente naturale.” “Non è un intervento – continua il Dottor Borriello – Che presenta “rischi” particolari ed anche i successivi controlli radiografici e mammografici sono possibili. I costi? Paragonabili a quelli di una mastoplastica additiva. L’unico problema, al momento, è che è possibile assicurare aumenti di taglia “moderati” e che nei pazienti magri, dove abbiamo scarsi accumuli  adiposi da prelevare è una tecnica poco utilizzabile. In quel caso ci avvaliamo di materiale allo plastico, vedi acido ialuronico macromolecolare, che ci assicura un buon riempimento, però “temporaneo” (circa un anno). “ Insomma- conclude il Dott. Borriello – nel futuro ci sarà sempre meno spazio per le “protesi” al silicone nella chirurgia del seno.

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Dl sulle protesi mammarie

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 marzo 2010

Divieto di intervento di plastica mammaria per soli fini estetici alle minorenni, ma anche un Registro nazionale, e uno per ogni Regione, sugli interventi di protesi al seno. È quanto prevede il disegno di legge approvato dal Governo il 19 marzo scorso. Da ricerche effettuate è emerso che il ricorso ad impianti protesici mammari comporta delle conseguenze sulla salute della donna, che variano a seconda della tecnica utilizzata e del materiale di riempimento impiegato. Si è perciò resa necessaria l’istituzione di un registro nazionale e di registri regionali per la prevenzione, diagnosi e cura dei soggetti sottoposti all’impianto. I Registri raccoglieranno i dati relativi agli impianti protesici, con particolare riguardo alle informazioni concernenti la durata degli impianti, gli effetti collaterali ad essi connessi nonché l’incidenza dei tumori mammari e delle malattie autoimmuni. I dati personali oggetto di trattamento saranno raccolti rispettando la normativa vigente in materia di protezione di dati personali, in conformità ai principi di liceità, proporzionalità, necessità e indispensabilità del trattamento dei dati personali. A comunicare i dati saranno i responsabili delle strutture sanitarie pubbliche e private accreditate ove vengono effettuati interventi di plastica mammaria, mediante l’attribuzione di un codice identificativo univoco del soggetto sottoposto all’impianto che non consenta l’identificazione diretta dell’interessato.

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