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Posts Tagged ‘protesta’

Sicurezza a scuola: La protesta continua

Posted by fidest press agency su domenica, 20 ottobre 2019

Non si arresta il malcontento dei dd.ss. per la questione della sicurezza strutturale degli edifici scolastici: il 30 ottobre 2019 si sono dati appuntamento all’Istituto Da Vinci di Roma per raggiungere il Miur per un sit-in che dovrebbe portarli ad incontrare se non il Ministro Lorenzo Fioramonti almeno uno o più sottosegretari. Marcello Pacifico (Udir): Samo solidali coi dd.ss. e li appoggiamo in questa protesta che vuole essere soprattutto una manifestazione di impotenza di fronte alla situazione che si è venuta a creare. Non è possibile rischiare una condanna penale mentre si sta svolgendo il proprio compito. Il ruolo del ds, anche se carico di oneri, è pur sempre un lavoro che compie chi è profondamente interessato all’istruzione e al rapporto col corpo docente e coi discenti: non perdiamo ciò di vista. Si stanno portando i dirigenti scolastici a essere molto più preoccupati delle condanne piuttosto che della formazione dei nostri studenti e delle ottimali condizioni lavorative di docenti e Ata. Italia, Francia e Portogallo tra i Paesi europei con maggiore carenza di docenti qualificati
Questo si evince dal rapporto “Education and Training Monitor 2019”, per le competenze di insegnamento in un ambiente multiculturale o multilingue, nell’insegnamento a studenti che appartengono a realtà svantaggiate dal punto di vista socio-economico e con esigenze particolari. Tra le cause figura anche il progressivo invecchiamento della popolazione del corpo insegnante. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “la ricerca conferma la necessità di intervenire con urgenza nel sistema di formazione iniziale in servizio degli insegnanti, ma anche nel reclutamento e nella valorizzazione delle competenze nei diversi contesti educativi con organici legati al territorio”. Anief aggiunge al quadro delineato i numeri: quasi 300 mila studenti hanno un handicap certificato, 500 mila presentano bisogni educativi speciali, 800 mila sono alloglotti, in migliaia si ritrovano a studiare in zone economicamente depresse, ad alto rischio sociale o tasso di dispersione. A questi dati bisogna dare una risposta che passa da una maggiore specializzazione degli insegnanti in base alle esigenze degli alunni per garantire una società più giusta, equa e solidale e il diritto costituzionale all’istruzione. Bisogna intervenire per cambiare o attuare la normativa vigente, cambiarla quando definisce lo stesso rapporto tra studenti e insegnanti in tutte le parti del Paese ignorando il tessuto sociale in cui è inserita la scuola, applicarla quando prevede una specifica formazione per affrontare i BES, innovarla quando si ha davanti una prima classe con 25 alunni su 30 di lingua non italiana.
Sul sostegno poi, bisogna trasformare i posti in deroga in organico di diritto e ampliare la formazione specialistica visto che otto supplenti su dieci non hanno una formazione specifica nella didattica speciale. Piuttosto che concorsi-lumaca, si dia il via all’utilizzo delle professionalità esistente con corsi di specializzazioni ordinari e reclutamento immediato grazie alle nuove graduatorie del salva-precari e di merito.

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Greenpeace: Continua la protesta nel porto di Danzica

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 settembre 2019

GP0STTURXDove da oltre 48 ore gli attivisti di Greenpeace sono in azione contro il carbone e i cambiamenti climatici. Ieri la nave Rainbow Warrior è stata allontanata dal porto dalle autorità polacche, mentre uomini della Guardia di Frontiera, armati e col volto coperto, hanno fatto irruzione di notte spaccando i vetri con delle mazze. Ieri mattina, però, una nuova azione di protesta: un gruppo di attivisti di Greenpeace provenienti da sette Paesi diversi, si è arrampicato sulle gru del porto, impedendo nuovamente lo scarico del carbone proveniente dal Mozambico. «Ci resta poco tempo per evitare un disastro climatico, e la dipendenza del governo polacco dal carbone, oltre ad inquinare l’aria che tutti noi respiriamo, sta mettendo a rischio le nostre speranze per un futuro sicuro e rinnovabile» dichiara Luca Iacoboni, responsabile della campagna clima Greenpeace Italia. «Ecco perché gli attivisti sono costretti ad agire». (foto copyright greenpeace)

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La protesta di Fratelli d’Italia all’ambasciata francese a Roma: “Altro che Liberte’, Egalite’, Fraternite’. Sfruttate gli africani, pagate i negrieri”

Posted by fidest press agency su sabato, 13 luglio 2019

fratelli d'italia farneseRoma Fratelli d’Italia scende in piazza per protestare contro le decisioni del comune di Parigi di insignire Carola Rakete di una medaglia Grand Vermeil, la massima onorificenza del Comune di Parigi e di destinare 100 mila euro alle ONG che portano in Italia gli immigrati. Una delegazione del partito guidato Giorgia Meloni si è ritrovata questo pomeriggio di fronte all’ambasciata francese a Roma dove è in corso il ricevimento per la festa del 14 luglio, data in cui ricorre l’anniversario della presa della bastiglia, esponendo lo striscione: “Altro che Liberte’, Egalite’, Fraternite’: sfruttate gli africani, pagate i negrieri”. Presenti diversi parlamentari di FdI tras i quali: Francesco Lollobrigida, Isabella Rauti, Giovanbattista Fazzolari, Maria Teresa Baldini; i consiglieri regionali del Lazio di FdI, Chiara Colosimo e Giancarlo Righini; gli esponenti FdI tra cui Roberta Angelilli e Fabio Sabbatani Schiuma. In piazza anche i ragazzi di Gioventù nazionale, il movimento giovanile di Fratelli d’Italia.“Siamo qui per dimostrare il nostro dissenso sia nei confronti della Francia di Macron, che continua a provocare la nostra Nazione sulle politiche di contenimento dell’immigrazione clandestina, che contro il comune di Parigi, che ha voluto conferire a Carola Rackete, indagata per immigrazione clandestina, la sua massima onorificenza e addirittura vuole dare 100.000 euro alle ONG perché continuino a trasbordare clandestini in Italia. L’Italia è uno Stato sovrano e va rispettata: i francesi ricordino quello che hanno fatto in questi secoli nei confronti dell’Africa e degli africani”. È quanto ha detto in piazza Farnese il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Francesco Lollobrigida.Il capogruppo di FdI in Senato, Luca Ciriani ha annunciato che “Martedì in Aula chiederò ufficialmente al governo di convocare l’ambasciatore francese perché sia fatta chiarezza. La Francia si è chiaramente schierata a favore degli scafisti e dei trafficanti di esseri umani. È gravissima la decisione di premiare il comandante della Sea Watch, e donare 100mila euro alla Ong Sos Mediterranée per ‘nuovi missioni di salvataggio’. È un attacco alla nostra Nazione. Perciò la Francia deve darci spiegazioni”.Nel pomeriggio Giorgia Meloni aveva annunciato la scelta di Fratelli d’Italia di declinare l’invito a partecipare al ricevimento, spiegando che “Da giorni la nostra Nazione subisce provocazioni inaccettabili ed è necessario dare un segnale forte e deciso”. (foto copyright fratelli d’Italia)

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Difesa: Sindacati a Trenta, lavoratori stanchi, al via protesta

Posted by fidest press agency su sabato, 18 Mag 2019

Roma. “I lavoratori civili del Ministero della Difesa sono stanchi di assistere al teatrino messo su dal Ministro Trenta. Avviamo quindi da subito iniziative nazionali di protesta”. Ad annunciarlo sono Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Pa e Confsal Unsa, nel sottolineare come: “Ieri sera al dicastero della Difesa è stata nostro malgrado registrata l’ennesima imbarazzante puntata nella quale gli attori protagonisti, dopo mesi di chiacchiere e presunte disponibilità al dialogo che non hanno prodotto alcuna soluzione tangibile agli annosi problemi denunciati dalle rappresentanze sindacali dei lavoratori civili, hanno finalmente gettato la maschera, rivelando la propria reale ed inconsistente natura”.
Per i quattro sindacati, che insieme rappresentano quasi l’85% del personale civile della difesa, “l’aver consapevolmente scelto di caratterizzare, prima di abbandonare nuovamente e per l’ennesima volta i lavori, l’apertura della riunione con un vero e proprio tentativo di forzatura delle regole stabilite dalle norme di legge vigenti e dai contratti collettivi nazionali di lavoro sulla titolarità della rappresentanza sindacale ammessa al tavolo, che per i sindacati è certificata dall’adesione volontaria e dai voti espressi dai lavoratori, cercando addirittura di legittimare e ammettere nella discussione la posizione scritta assunta da presunti componenti di un ignoto comitato in violazione delle più elementari regole democratiche, introducendo ulteriori elementi di divisione tra le parti, costituisce il segno per noi invalicabile di una inadeguatezza istituzionale del Ministro Trenta e che dovrebbe far molto riflettere il Presidente del Consiglio”.”Abbiamo atteso per quasi un anno che alle parole spesso abusate seguissero i fatti, perché da allora non una delle criticità più volte denunciate dalle rappresentanze sindacali dei lavoratori ad oggi è stata ancora risolta, e sono tante. È tempo che il Ministro della Difesa assuma per intero le responsabilità che derivano dall’esercizio del ruolo istituzionale affidato di fronte ai propri 27.000 dipendenti e alle loro famiglie. Per quanto ci riguarda la misura è colma e, nel dichiarare l’immediato avvio delle stato di agitazione nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori civili della difesa, ci riserviamo di comunicare già a partire dai prossimi giorni le forme di protesta e manifestazione di pubblico dissenso che insieme decideremo di attuare a Roma e su tutto il territorio nazionale”, concludono Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Pa e Confsal Unsa.

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I pensionati italiani indossano i “gilet bianchi”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 febbraio 2019

Napoli 15 febbraio p.v., alle ore 10,00, in Via Toledo, (altezza Staz. Funicolare Centrale, Piazzetta Teatro Augusteo) il partito Pensionati d’Europa presenterà alla stampa l’iniziativa dei #GiletBianchi. I presenti, insieme al Coordinatore nazionale del Partito, Fortunato Sommella, sosteranno nella “Piazzetta” per circa un’ora, Flash Mob, per poi recarsi presso la Prefettura di Napoli, in Piazza del Plebiscito, allo scopo di consegnare al Signor Prefetto di Napoli un documento esplicativo della protesta.

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Francia: Protesta dei “Gilet Gialli”

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 dicembre 2018

Dal 17 novembre, primo giorno della mobilitazione dei “gilet gialli”, oltre la metà dei 3.275 autovelox automatici in Francia sono stati messi fuori servizio. Una vera e propria ecatombe di apparecchiature elettroniche per la rilevazione delle infrazioni: coperti, rotti, vandalizzati o comunque resi inutilizzabili, i radar, così vengono comunemente chiamati oltralpe, non hanno davvero un bell’aspetto dal 17 novembre, coinciso con l’inizio del movimento dei cosiddetti “gilet gialli”. Se il Ministero dell’Interno si rifiuta di fornire le cifre per “evitare un’eccedenza”, il sito Radars-auto.com garantisce che il 65% delle telecamere fisse per il controllo della velocità siano state interessate. Nel paese, i numeri parlano da soli, anche se non possono essere esaurienti: la situazione cambia da un giorno all’altro, a volte da un minuto all’altro. In pratica una vera e propria epidemia della protesta nella protesta. I dati seguenti sono stati registrati dal quotidiano “La Dépêche du Midi”, diffuso nella regione Midi-Pirenei e nei dipartimenti di Aude e Alta Garonna. Mentre nessuna cifra ufficiale comunicata dalle prefetture. Nel Tarn, 23 radar su 33 sono fuori servizio. Quasi il 67% dei dispositivi. Nel Tarn-et-Garonne: 25 radar non funzionano sul 34 che conta il dipartimento. Nell’Aveyron, 13 dei 19 radar sono etichettati o coperti oggi. Non è molto meglio in Ariège: 8 radar sono stati danneggiati in 11. Cinque dei radar degradati sono stati anche dati alle fiamme la stessa notte da mercoledì a giovedì. Gli Hautes-Pyrénées non sono esclusi: 10 dei 13 radar sono stati vandalizzati. Su 12 radar, 3 sono ora fuori servizio nel Lot ma tutti sono stati danneggiati. La situazione è eccezionale nel Gers. Lì, 21 radar su 22 erano fuori servizio il 13 dicembre. Da allora, quelli di Isle-Jourdain, Gimont e Jegun sono stati rilasciati e riavviati. La prefettura di Gers n ‘ non desiderava comunicare sul danno di questi degradi, ma si può già garantire che la perdita di profitto sia colossale. Il radar di L’Isle-Jourdain, il dipartimento più “redditizio”, ad esempio ha lampeggiato quasi 30.000 volte nel 2017. Per trovare i colpevoli di questo danneggiamento di massa, la polizia ha dispiegato i mezzi principali: videosorveglianza, sondaggi, campioni di DNA … Alla fine di novembre, il Tribunale penale di Tolosa ha condannato tre gilet gialli che avevano incendiato i radar automatici a Saint-Jory, Haute-Garonne e Pompignan, nel Tarn-et-Garonne, tra i tre mesi di prigione e le 105 ore di servizio alla comunità. Lo stato, quindi dovrà mettersi le “mani in tasca” per sopperire alle conseguenze di quella che per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, al netto della censurabilità delle modalità, costituisce anche una presa di coscienza di massa sulla reale funzione di queste macchinette infernali e sulla loro utilizzazione a fini di cassa per gli enti accertatori. Basti pensare che solo per riparare un vetro rotto si spende 500 euro e ci vuole circa una settimana per cambiarlo. Circa 75.000 euro per una postazione distrutta e un mese per sostituirla, oltre al necessario lavoro di ingegneria civile. Ed anche se le sanzioni per il danneggiamento di questi beni pubblici siano severe con pene che possono arrivare fino a sette anni di carcere e multe di 100.000 euro, pare che non abbiano scoraggiato i centinaia, forse migliaia di cittadini, che hanno così voluto esprimere il loro dissenso di fronte a questa che appare essere una fonte indiretta di tassazione che contribuisce ad esasperare il clima già teso in Francia, sul possibile inasprimento dei carichi fiscali. In tal senso, sembra assurdo che in Italia dove il peso delle tasse, imposte e balzelli è anche superiore, nessuna protesta pubblica sia ancora scoppiata nel corso degli ultimi anni. Ma i francesi, si sa, sono i francesi. Evidentemente.

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Università: Scatta la protesta dei ricercatori

Posted by fidest press agency su domenica, 18 novembre 2018

Sono passati due lustri da quando, con la Legge 1/09, il governo iniziava l’anno con l’impegno di assumere nei ruoli dello Stato 6 mila ricercatori, per poi giungere alla messa ad esaurimento degli stessi (Legge 240/09) per ragioni di bilancio. Il risultato di tali disposizioni legislative è che oggi i ricercatori precari superano per numero i colleghi di ruolo. Il 17 novembre prenderà il via la protesta: la misura è colma e già si parla di sciopero della categoria, che bloccherebbe le università visto che la maggior parte dei corsi sono tenuti proprio da questa figura professionale, tanto importante per i nostri atenei ma allo stesso tempo sempre più bistrattata e senza diritti. Ora, però, un emendamento proposto da Anief potrebbe riaprire i giochi e dare speranza a quei 20 mila ricercatori che dopo anni di ricerca, studio, formazione e insegnamento si aspettano di essere riconosciuti tali e assunti per rilanciare la cultura e la ricerca del Paese.

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Cavalcare la protesta per arrivare al governo e poi esserne disarcionati

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 agosto 2018

Negli anni del secondo dopoguerra del XX secolo gli italiani hanno perso la magica occasione di ricostruire il Paese con un’idea nuova e diversa di sviluppo industriale, sociale e culturale. Hanno lasciato che il passato riverberasse in quel presente e hanno rincorso i diritti dei cittadini sull’onda della protesta del qualunquismo di Giannini e dei comunisti a seguire. Sono stati anche gli anni dei comitati d’affari che non hanno avuto scrupoli a corrompere, inquinare e dilapidare i beni pubblici pur d’ottenere grossi profitti. E intanto le diverse riforme auspicate si sono fermate. Parliamo di giustizia, d’istruzione, di welfare, di opere infrastrutturali intermodali (tra percorsi autostradali, marittimi, lagunari e aerei) e nell’ammodernamento della filiera distributiva per i prodotti agricoli e altri generi di prima necessità. E’ parsa una convenienza per chi fa politica e di chi si cimenta nelle attività imprenditoriali e nella ricerca di facili guadagni potendo avere uno stato gravido di leggi a fronte di una giustizia e di una burocrazia lenta e farraginosa. E soprattutto riducendo all’osso l’efficacia degli organismi di controllo e ove è indispensabile di affidarli agli stessi controllati. E con questo procedere i partiti tradizionali hanno finito con il lasciare nell’opinione pubblica la percezione della loro incapacità d’agire se non quella di esserne conniventi. Incominciarono così i primi malesseri individuali e collettivi e la voglia di dar vita a nuovi movimenti politici che sapessero cavalcare la protesta e diventare forza politica di rinnovamento. Così sono nati i pentastellati e la Lega. Ora sono al governo ma il loro vero nemico è il tempo se vogliono gestire al meglio il successo elettorale ottenuto. E’ che troppi nodi sono giunti al pettine e la gente li considera tanto odiosi che vorrebbe scioglierli subito e non si fa più governare dalla pazienza nell’attesa. Le anime della conservazione lo sanno e fanno di tutto per rallentare la marcia dei novatori convinti che i loro proseliti alla fine li abbandoneranno certi di essere stati ancora una volta traditi. Ciò sta accadendo in Italia con i partiti che hanno perso consenso e ora sperano di recuperarlo invertendo le loro posizioni e la stessa Europa, che si sta preparando alle prossime elezioni parlamentari, lo sta facendo nell’intento di frenare l’onda popolare impropriamente definita populista alias anarchica mentre considera salvifico solo l’interesse proprietario del chi ha e vuol restare non solo tale ma anche per aprire nuovi fronti di profitto. (Riccardo Alfonso)

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Manifestazione di protesta degli indiani in Italia contro Sterlite

Posted by fidest press agency su martedì, 5 giugno 2018

Roma 6 giugno 2018 dalle 14 alle 17 in Piazza della Repubblica manifestazione di protesta contro la compagnia Sterlite at Thuthukudi, Tamil Nadu, India dove il 22 maggio 2018 furono uccise 13 persone e molti altre ferite per aver difeso i diritti umani, a seguito di una sparatoria della Polizia dello Stato. Sterlite è un’impresa controllata di Vedanta Resources con sede a Londra e produce metalli e possiede miniere. Ha una propria sede distaccata a Mumbai, in India. L’azienda è stata avviata in India, e successivamente acquisita da Vedanta e quotata sulla London Stock Exchange. L’azienda gestisce un impianto di produzione di rame a Thoothukudi, Tamil Nadu, in India. L’impianto comprende anche una raffineria, un impianto di acido fosforico e uno di acido solforico. L’impianto di fusione del rame di Thoothukudi è stato a lungo osteggiato dai residenti locali per aver inquinato il loro ambiente oltre a causare una serie di problemi di salute ed è stato oggetto di numerose chiusure, per motivi di violazione delle norme ambientali.
La Corte Suprema, nell’aprile 2013, ha multato Sterlite (Rs 100 crore) per inquinamento dell’ambiente e per aver fatto funzionare l’impianto senza un rinnovo dei consensi da parte di TNPCB. Dopo una sentenza favorevole da parte del National Green Tribunal, l’impianto però è stato presto riaperto. Nel frattempo, il comitato per il controllo dell’inquinamento del Tamil Nadu, nel marzo 2013, ha riordinato la chiusura dell’impianto di fusione del rame di Thoothukudi per perdita di gas, che provocava nausea e irritazione della pelle tra gli abitanti locali.
Nel marzo e nell’aprile 2018, vi sono state nuove proteste di massa contro i piani della compagnia di creare un secondo complesso di fusione, finalizzate anche alla chiusura degli stabilimenti di fusione di Thoothukudi, per violazione delle norme ambientali.

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A Parigi i ferrovieri francesi contro il neoliberismo di Macron

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 aprile 2018

“Convergence des luttes” è la parola d’ordine con la quale la CGT ha organizzato una giornata di scioperi, proteste e cortei in tutta la Francia contro le politiche e le strategie neoliberiste di Macron, con ben 133 manifestazioni che hanno punteggiato il paese dal Nord al Sud. A trascinare la lotta sono i ferrovieri della SNCF – i primi entrati nel mirino degli ardori privatizzatori dell’Eliseo – giunti già all’ottavo giorno di sciopero dei 36 indetti da tutte le sigle sindacali contro le riforme di Macron, ma la giornata della rabbia ha portato in piazza tra gli altri anche i dipendenti della Sanità e delle Poste. L’Unione Sindacale di Base su invito della CGT è presente oggi alla manifestazione partita alle 14 dalla stazione di Montparnasse con destinazione Place d’Italie, per portare la solidarietà in prima persona ai lavoratori francesi esposti ai diktat neoliberisti di Macron e dei suoi sodali.
Altissima è stata l’adesione allo sciopero degli “cheminots”: viaggiano un solo Tgv su tre e due soli convogli regionali su cinque. Alla giornata di mobilitazione si sono aggiunti anche gli studenti, mentre i lavoratori del comparto energetico stanno pianificanzo azioni di appoggio allo sciopero dei ferrovieri.

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Pisa, dura contestazione dei precari CNR alla ministra Fedeli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 febbraio 2018

Stamani, a Pisa, durante un’iniziativa elettorale promossa da ANDU (Associazione nazionale Docenti Universitari) su Università e Ricerca, USB e i lavoratori precari del CNR hanno duramente contestato la Ministra Fedeli, candidata a Pisa per il PD.
Non è la prima volta che, a Pisa, i precari del CNR contestano la Ministra a capo del MIUR, facendo presente che rispetto agli 8800 precari degli enti di ricerca non ha speso un euro, stanziando invece 200 milioni per i dirigenti scolastici. La ministra che, con orgoglio, parla della firma di un contratto collettivo del pubblico impiego, come un importante risultato: 80 euro medi di aumento dopo 8 anni di blocco contrattuale. Contratto che USB che non ha sottoscritto e che contesta radicalmente.Il precariato caratterizza la condizione lavorativa di questo secolo, e gli ENTI pubblici di ricerca oramai funzionano grazie all’utilizzo massiccio di questa nuova “peste” che infesta il mondo del lavoro.
Le responsabilità sono chiare, della politica, dei governi e di alcuni presidenti degli enti. La nostra lotta non si fermerà fino a che gli 8800 precari di tutti gli Enti non saranno stabilizzati.

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Giornalisti: Articolo21, testate e schiaffi

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 febbraio 2018

“Le spinte ai cronisti, le testate, gli schiaffi (come avvenuto ieri alla collega di FanPage) o le scene per cui le redazioni vengono invase da uomini delle forze dell’ordine per effettuare perquisizioni, sono sempre sbagliate e da condannare senza se e senza ma.
Non ci possono essere ammiccamenti rispetto alla libertà d’informazione, non ci possono essere fazioni per difendere questo o quel partito”.Lo affermano il presidente e la portavoce di Articolo21, Paolo Borrometi ed Elisa Marincola.”L’attacco ai giornalisti in questo periodo sta assumendo contorni gravissimi, è un vero e proprio “tiro al piccione”, da Daniele Piervincenzi a Maria Grazia Mazzola, fino a Gaia Bozza ed al ritorno alle liste di proscrizione e noi, come Articolo21, non ci arrenderemo mai a questo andazzo, non dimenticandoci che non possiamo risolvere il “problema” italiano se non partiamo dal raccogliere le denunce dei colleghi turchi, in galera per aver fatto solo ed unicamente il proprio dovere. Ed è per queste ragioni che abbiamo promosso con Fnsi e Non Bavaglio il sit-in al Tribunale di Roma per manifestare con la presenza fisica la solidarietà a Federica Angeli, così come nei confronti di tutti i colleghi chiamati a testimoniare in processi per minacce di morte”. (n.r. e non finisce qui, purtroppo. Vi sono anche iniziative in rete che in una forma più insidiosa limitano, di fatto, la libertà d’informazione)

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Diplomati magistrale: si allarga la protesta

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 gennaio 2018

ministero-pubblica-istruzioneIn vista dello sciopero dell’8 gennaio anche la Flc-Cgil pronta alla mobilitazione, decisivo l’incontro al Miur. Mentre l’Anief ha organizzato uno sciopero specifico della categoria insieme a Saese e Cub, con la partecipazione di Cobas e Unicobas con manifestazione nazionale presso Viale Trastevere, i sindacati rappresentativi sono stati invitati a un primo tavolo politico sulla questione: se la proposta dell’amministrazione non sarà soddisfacente, la contestazione assumerà dimensioni sempre maggiori. Nel frattempo, tutte le RSU delle scuole italiane confermano lo stato di agitazione. Parallelamente, vanno avanti tutte le iniziative giudiziarie avviate dall’Anief presso le corti europee e nazionali per superare la sentenza della plenaria.Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): Domani le organizzazioni sindacali rappresentative non dovranno accontentarsi di una possibile fase transitoria da introdurre anche per il personale dell’infanzia e della primaria: sarebbe comunque un’ingiustizia, perché l’unica strada percorribile è che tutti i diplomati magistrale iscritti con riserva nelle GaE siano confermati nei ruoli, subito, a tempo indeterminato e determinato, anche attraverso la riapertura delle GaE per tutto il personale in possesso di abilitazione. Qualora non siano raggiunti questi obiettivi minimi, invitiamo tutti i sindacati rappresentativi a convergere unitariamente sullo sciopero dell’8 gennaio e a continuare le battaglie giudiziarie, attraverso un coordinamento dei nostri studi legali.

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Pensioni, è ora di tornare nelle piazze

Posted by fidest press agency su martedì, 21 novembre 2017

inpsNon ci si riesce ad abituare al livello del dibattito politico/sindacale del nostro paese. Se uno non leggesse qualche giornale ogni giorno, non vedesse qualche TG o non navigasse per internet non potrebbe mai credere che si stia davvero discutendo, ai massimi livelli, da qualche mese, cinque per la precisione, per l’uscita dal lavoro.La cosa è ormai risaputa, la legge Fornero ha introdotto, nella individuazione dell’età “giusta” per andare in pensione, anche il calcolo della speranza di vita costruendo un meccanismo che, collegandosi all’aumento della vita media, aumenta di pari passo l’età del pensionamento.La cosa viene rappresentata come una scelta equa e irrinunciabile. Equa perché secondo lor signori bisogna spaccarsi la schiena fino alla soglia della morte, irrinunciabile perché i conti dell’INPS e la sostenibilità del sistema dipendono direttamente anche dall’introduzione di questo mefistofelico meccanismo di continuo aumento dell’età pensionabile.
Ora che l’intero impianto della legge Fornero e di quelle che l’hanno preceduta a partire dalla Riforma Dini del ‘95 – la madre di tutte riforme pensionistiche – siano inique e sbagliate è dato ormai consolidato per tutti gli oltre 60 milioni di italiani, ad eccezione di tre: Camusso, Furlan e Barbagallo.Che i conti dell’INPS e la sostenibilità del sistema siano a rischio è invece cosa di cui andrebbe discusso approfonditamente, ad esempio valutando quanto incidano su di essi i continui sgravi contributivi alle imprese che comunque non hanno creato e non creano occupazione stabile e duratura per i nostri giovani; quanto abbia inciso l’aver l’INPS assorbito Enti previdenziali che erogavano ricchissime pensioni ai professionisti e ai dirigenti d’azienda e che, ad un passo dal crack, sono stati inglobati dal maggiore ente previdenziale italiano che così si è dovuto far carico di pagare pensioni onerosissime senza però averne incamerato i contributi.
Oppure quanto abbia pesato e pesi la fusione con l’INPDAP, l’ente previdenziale dei lavoratori pubblici, ora che si è scoperto che le Amministrazioni pubbliche – i Ministeri, gli enti locali ecc. – si guardavano bene dal versare nelle sue casse i contributi regolarmente prelevati dalle buste paga dei propri dipendenti, provocando così una voragine di enorme valore e mettendo a rischio le pensioni dei lavoratori.Bisognerebbe cancellare venti anni di riforme delle pensioni, costruite al fine di smantellare pezzo a pezzo la previdenza pubblica per ingrassare i fondi previdenziali privati gestiti dai sindacati confederali, per poter mettere le mani davvero al rilancio dell’ente pubblico oggi in mano ad una ditta di demolitori professionisti capeggiata da Boeri. Questo è quello che TUTTI gli Italiani chiedono e si aspettano che accada.
Invece no. Ad un tavolo a cui nessuno li ha delegati, i tre segretari generali di cgilcisluil, i maggiori sindacati gialli d’Europa, stanno a discutere – e qualcuno minaccia scioperi e sfracelli! – di cinque mesi di distanza tra 66 anni e 7 mesi e 67 anni per andare in pensione, e soprattutto se sia sufficiente individuare 15 categorie definite gravose a cui fare la grazia di lasciarle andare in pensione a 66 anni e 7 mesi invece che a 67.In altri tempi si sarebbe chiamata la Croce Rossa. Oggi invece c’è da tornare nelle piazze per impedire che qualcuno si rifaccia una verginità persa da tempo difendendo i cinque mesi di anticipo per qualcuno.
Noi vogliamo andare in pensione a 60 anni, con 40 anni di contributi. Vogliamo una pensione dignitosa che ci consenta di vivere dignitosamente, vogliamo che i giovani abbiano la possibilità di costruirsi anch’essi un futuro con il lavoro buono e di qualità e quindi di avere anche loro la possibilità, di andare in pensione.Di altro non vogliamo nemmeno discutere.

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USB Pensionati, martedì 3 ottobre presidi di protesta alle sedi nazionale e provinciali INPS

Posted by fidest press agency su sabato, 30 settembre 2017

inpsL’Usb Pensionati, unitamente all’Usb Confederale, alla Federazione del Sociale, alla struttura Usb dell’Inps, nell’ambito della Giornata Nazionale di lotta dei Pensionati e della Giornata Mondiale dei Migranti, indicono un presidio di protesta presso la sede Inps di Roma in via Ciro il Grande e presso le sedi provinciali dell’Istituto, per protestare contro la politica governativa sulla previdenza pubblica.
La mancata perequazione delle pensioni al costo della vita, la beffa della pensione ai giovani senza reddito, l’esproprio di contributi ai migranti, la ristrutturazione dell’Inps, sono episodi di un’unica strategia volta a cancellare la Previdenza Pubblica e con essa il ruolo e la funzione dell’Inps. È stato richiesto un incontro al Presidente Inps Boeri.
Con questa prima giornata di lotta poniamo al centro dell’attenzione la questione previdenziale con la campagna ” ASPETTANDO LA CONSULTA E NON SOLO “. Partendo dalla prossima pronuncia della Consulta sulla mancata perequazione, l’Usb intende aprire il confronto politico e sociale sulla questione previdenziale con l’obiettivo di garantire pensioni dignitose per tutti e un Istituto previdenziale trasparente e al servizio di pensionati e lavoratori.

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Roma: migranti aggrediscono agenti durante sgombero

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 agosto 2017

Roma dopo lo sgombero (Foto da Twitter@EleonoraCamilli)A Roma agenti aggrediti durante sgombero, il Coisp: “Migranti armati e pericolosi, e questo fa parte dell’accoglienza? Con questo fenomeno fuori controllo i problemi per la sicurezza interna si moltiplicano a ogni giorno che passa” “L’entità di un fenomeno epocale e fuori controllo come la massiccia immigrazione di questi anni, e l’insufficienza e inadeguatezza di un sistema interno che ha ormai superato di molto il limite della propria resistenza ma in cui si insiste con dannosi interventi tampone privi di ogni vera efficacia, stanno mettendo a dura prova la sicurezza interna del Paese, rispetto alla quale i problemi si moltiplicano ad ogni giorno che passa, e soprattutto stanno mettendo a serio ed ulteriore rischio l’incolumità degli appartenenti alle Forze dell’ordine lasciati soli a fronteggiare ogni aspetto ed ogni risvolto di questa situazione, compresi quelli più violenti e pericolosi. Che a Roma un folto gruppo di migranti aggrediscano gli agenti impegnati in uno sgombero, armati di tutto punto con bombole, bottiglie incendiarie e quant’altro è gravissimo e intollerabile. Ci chiediamo, anche questo fa parte dell’accoglienza di cui certa politica si vanta tanto?”.
E’ il commento di Domenico Pianese, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, dopo quanto avvenuto al centro di Roma all’alba, dove le Forze dell’Ordine sono state inviate a effettuare lo sgombero di un centinaio di migranti che da giorni erano accampati nelle aiuole di piazza Indipendenza, dopo essere stati sgomberati dal vicino palazzo di via Curtatone ed aver rifiutato una sistemazione alloggiativa alternativa offerta dal Comune. Contro gli agenti sono stati lanciati sassi, bottiglie e bombole di gas, tanto che si è reso necessario utilizzare gli idranti per sedare la rivolta neutralizzando il rischio di scoppi o incendi per via di liquidi infiammabili. “Protestare perché si pretende una casa al centro della Capitale alle condizioni che più aggradano non ha nulla a che fare con le richieste di aiuto di chi fugge da fame e miseria – insiste Pianese -. Moltissimi italiani non hanno un tetto sulla testa né, meno che mai, possono scegliere come essere aiutati perché sono quasi ‘invisibili’. E comunque, qualsiasi sia la richiesta da fare a un Paese che tenta di accogliere, aggredire le Forze dell’Ordine rischiando di ammazzare qualcuno non è certamente un modo giustificabile o tollerabile, è piuttosto un comportamento illecito gravissimo, senza se e senza ma. Se in quella piazza affollata, in mezzo ai colleghi, fosse scoppiata una bombola di gas o fosse divampato un incendio a causa di una bottiglia colma di liquido infiammabile, saremmo qui a esprimere solidarietà per morti e feriti. Questo scempio deve finire. Servono soluzioni sostanziali e non di pura apparenza, che ci sottraggano dall’obbligo, troppo comodo per qualcuno, di dover arginare con le nostre sole mani situazioni non solo metaforicamente esplosive”. (fonte foto:  da Twitter@EleonoraCamilli) (n.r. Questa, a nostro avviso, è la punta dell’iceberg. Far entrare in due anni seicentomila immigrati senza valutare le conseguenze derivanti dalla loro permanenza, allocazione di tipo duraturo e una prospettiva di lavoro significa tenere sotto pressione una pentola che può esplodere da un momento all’altro. Ora andando di male in peggio si vuole correre ai ripari con dei palliativi. Ci auguriamo soltanto che non si finisca dalla padella alla brace.)

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Protesta Kurda contro attacchi esercito turco

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 luglio 2017

turchiaBruxelles 20.7.2017, dalle 13:30 alle 16:30, Rond-point Robert Schuman, 20.7.2017, dalle 13:30 alle 16:30, Rond-point Robert Schuman, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) sostiene e si unisce alla protesta organizzata da un gruppo di Kurdi siriani contro i continui attacchi dell’esercito turco alla regione di Afrin, abitata prevalentemente da Kurdi, nel nordovest della Siria. Da diverse settimane la Turchia sta radunando veicoli militari e armamenti pesanti lungo i confini del cantone di Afrin e assieme a gruppi radical-islamici siriani opera quasi quotidianamente attacchi con artiglieria pesante contro la zona liberata situata nella regione del Rojava/Siria del Nord. La popolazione di Afrin, prevalentemente kurda, teme che la Turchia stia preparando una grande offensiva contro la loro regione, da anni completamente isolata dal resto del mondo e nella quale molti profughi di guerra hanno trovato riparo.Secondo l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani con sede in Gran Bretagna, lo scorso 16 luglio l’esercito turco e gruppi radical-islamici avrebbero attaccato i villaggi yezidi di Kastal Jendo, Basufan e Katma. Alcuni colpi di artiglieria sarebbero arrivati fino ai confini est della città di Afrin. La notizia è stata confermata dai contatti in loco dell’APM, che raccontano anche del ferimento di quattro civili.Una grande offensiva su Afrin porterebbe alla destabilizzazione dell’intera regione e alla fuga di centinaia di migliaia di Kurdi e di decine di migliaia di Arabi che hanno trovato rifugio lì per anni. Ai primi di luglio una delegazione di Kurdi di Afrin si era rivolta all’APM perché si facesse portavoce presso il governo tedesco e l’UE con la richiesta di fare tutto il possibile per evitare una “guerra ingiustificata” di Recep Tayyip Erdogan contro la popolazione civile di Afrin.Nella regione di Afrin vivono quasi un milione di persone. La metà di loro sono rifugiati, provenienti soprattutto dalla città di Aleppo che dista solamente 55 chilometri. La città di Afrin, che prima della guerra civile aveva fino a 80.000 abitanti, si trova sul fiume omonimo 25 chilometri a sud e ad est del confine turco-siriano. La regione Afrin comprende 366 villaggi e sette città più piccole. La maggior parte dei Kurdi nella regione di Afrin sono musulmani sunniti. Tuttavia, vi abitano anche migliaia di Kurdi yezidi e alawiti. Dal 2011 al 2017 ad Afrin sono stati uccisi dai militari turchi 30 civili e almeno 44 sono stati feriti. Circa 15.000 alberi di ulivo sono stati distrutti. Inoltre nei mesi estivi vengono regolarmente dati alle fiamme i campi di grano.

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Dirigenti scolastici: la protesta continua

Posted by fidest press agency su martedì, 30 Mag 2017

scuolaLa categoria chiede compatta di cancellare immediatamente il Decreto n. 106 e la conseguente Nota Miur 9936 del 2017, prima di riaprire i Contratti Integrativi Regionali. Se lo sciopero proclamato da Udir ha convinto l’amministrazione a ripristinare i 10 milioni di euro tagliati al Fondo Unico Nazionale, è evidente che devono essere rideterminati tutti i finanziamenti regionali, e recuperati con ilricorso Udirtutti gli arretrati. Nessun contratto può essere firmato, se non si ottiene la perequazione interna (RIA) ed esterna alle altre aree dirigenziali degli enti locali e centrali. E nemmeno se non sirecuperail costo dell’inflazione (nel frattempo salita del 14%). Ma la mobilitazione continua anche perché sulla sicurezza (D.lgs. 81/08) e sulla valutazione (L. 107/15) deve essere cambiata la legge. In caso contrario, siano i presidi a scegliere con un referendum. Il 17 giugno a Palermo nuovo incontro tra DD. SS. di tutta Italia per determinare le ulteriori azioni di Udir.Marcello Pacifico (Confedir-Udir): oggi in Italia ci sono 11mila dirigenti pubblici delle funzioni centrali e locali che percepiscono 517 milioni di Fondo Unico Nazionale, a discapito di 8 mila dirigenti scolastici che hanno avuto 150 milioni di FUN. Oltre alla perequazione degli stipendi, ci sono tutti gli altri problemi, fatti di reggenze impraticabili e sottopagate, di segreterie ridotte all’osso, di rischi civili e penali sempre maggiori, di competenze allargate a dismisura senza nessun riscontro o supporto adeguato.

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Etiopia: forze dell’ordine uccidono 104 persone

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 agosto 2016

etiopiaIn seguito al bagno di sangue commesso dalle forze dell’ordine etiopi durante una protesta pacifica, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) è indignata per il totale silenzio dell’Unione Europea di fronte alle gravi violenze e accusa l’Europa di rendersi in tal modo complice delle violenze e di istigare così nuove gravi violazioni dei diritti umani. Per l’APM, è vergognoso che a quattro giorni dal massacro compiuto in Etiopia l’Europa non si sia ancora espressa in merito ed è evidente che il rispetto dei diritti umani è per l’Europa una questione molto relativa e variamente adattabile. I molti interessi europei in Etiopia, a partire dagli interessi strategici, di politica economica e dello sviluppo e di controllo dei migranti non possono giustificare un silenzio che per il governo e le autorità etiopi equivale a un lasciapassare per altre e ulteriori violenze nei confronti delle minoranze e dei manifestanti.Lo scorso fine settimana migliaia di persone erano scese in piazza nelle regioni di Oromia e Amara per protestare contro la corruzione del governo e gli espropri forzati di terra e per chiedere riforme politiche, uno stato di diritto e la liberazione dei prigionieri politici. La maggior parte dei manifestanti erano persone appartenenti ai popoli degli Oromo e degli Amhara. Le forze di sicurezza etiopi hanno risposto alle proteste con estrema violenza, almeno 67 Oromo sono stati uccisi in 49 città delle regione di Oromo, 30 Amhara sono stati uccisi nella città di Bahir Dar e altri sette sono morti durante le proteste a Gonder. Centinaia di persone sono rimaste ferite. Fino a stamattina, 10 agosto, a quattro giorni dalle violenze, il Consiglio per gli Affari Esteri dell’Unione Europea non ha ancora reagito ufficialmente al bagno di sangue commesso nel paese africano.L’APM chiede all’Alto Commissariato per i Diritti Umani dell’ONU di indagare sulle molte testimonianze oculari secondo cui a molti feriti è stato negato l’accesso agli ospedali e l’utilizzo come carceri illegali di magazzini di proprietà statale nella capitale Addis Abeba. Inoltre si chiede di indagare sulle ondate di arresti arbitrari avvenuti prima e soprattutto dopo le proteste nella regione di Oromo. In alcune città come ad esempio ad Ambo la polizia ha perquisito sistematicamente tutte le case di interi quartieri della città arrestando presunti manifestanti.Da novembre 2015 ad oggi più di 20.000 persone appartenenti al popolo degli Oromo sono state arrestate per motivi politici. La maggior parte delle persone arrestate sono state poste in isolamento e senza alcun contatto con il mondo esterno in isolati magazzini militari. Da anni l’Etiopia è accusata di utilizzare con regolarità carceri illegali in cui non è possibile avere alcun controllo sul trattamento e lo stato di salute dei detenuti. Per una triste ironia della sorte, gli Oromo arrestati potrebbero risultare detenuti in magazzini usati come carceri illegali costruiti proprio su terreni che erano stati loro espropriati per avviare grandi cantieri industriali. L’APM chiede con urgenza all’Europa di rivedere i termini della sua cooperazione economica con il paese africano.

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Vigili del fuoco Usb: sciopero nazionale

Posted by fidest press agency su domenica, 5 giugno 2016

SCIOPERO_NAZIONALE_11_GIUGNO11 giugno sciopero. La solita burocrazia ci fa fissare definitivamente la data dello sciopero nazionale di USB nella data dell’11 giugno 2016. Ecco un chiaro esempio di come in questo paese, al contrario della vicina Francia, la burocrazia svilisce il sistema di protesta. Ma USB vuole l’apertura del contratto di lavoro e l’assunzione dei precari punti estremamente importanti per poter far fronte allo stato attuale di degrado del corpo nazionale. Il riordino, firmato da tutti escluso USB, ha di fatto “massacrato la macchina del soccorso” rendendoci schiavi della produttività. Mancano unità, mezzi, attrezzature. I lavoratori del corpo nazionale non sono riconosciuti come categoria particolarmente ed altamente usurante, non godono di quelle rassicurazioni normative che solidificano le economie stabili.Siamo sotto la scure del recupero crediti da parte di una amministrazione che in base ad una interpretazione dell’avvocatura di stato, parere richiesto direttamente dalla direzione centrale delle risorse economiche e finanziarie, impone che tutte le voci (anche contrattuali, quindi l’indennità di rischio) che sono contenute dentro la parola “indennità” devono essere valutate dall’amministrazione ed in caso “non erogate” ai lavoratori. L’applicazione di tale condizione è possibile per l’amministrazione con retroattività di 10 ANNI.Come USB stiamo contrastando in solitudine questo fenomeno con denunce e vertenze contro l’amministrazione in difesa di tutta la categoria. Siamo ancora in attesa che l’amministrazione ci fornisca la documentazione per poterla divulgare ai lavoratori. Ci dispiace dover notare come il dipartimento (il capo per la fattispecie) non voglia rendere i lavoratori a conoscenza di questa scellerata manovra di recupero crediti verso i lavoratori…
USB l’11 GIUGNO sarà in sciopero nazionale per difendere il diritto di tutti al contratto di lavoro e alle economie stabili. Vogliamo una giusta costruzione del diritto di tutti i lavoratori del corpo nazionale. Basta legge 252 e pseudo riforme, a ribasso, dei decreti legislativi 217 e 139. Adesso è tempo di riprenderci i nostri diritti e i nostri arretrati…
600€ di aumento subito (per i due contratti già scaduti) con relativi arretrati e apertura del terzo contratto in corso per fissare un ulteriore aumento sostanziale delle nostre economie e diritti.

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