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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 338

Posts Tagged ‘proteste’

Proteste a Napoli: “La camorra è in cerca di consenso sociale”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 ottobre 2020

“La procura di Napoli sta sviluppando approfondimenti e dalle indicazioni che provengono si evince la partecipazione di soggetti di organizzazioni di tipo camorrista poiché sono quelle più interessate alla vicinanza alle parti più sofferenti della società per riceverne consenso sociale per infiltrarsi attraverso le attività economiche. Nei momenti di emergenza è la camorra a trarre maggiore vantaggio a Napoli, come le mafie negli altri territori”. Lo ha detto il Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho a 24Mattino di Simone Spetia su Radio 24. “La camorra e le altre mafie si rendono riferimenti della popolazione che soffre, sostenendo le manifestazioni evidenziano vicinanza alle parti sociali in sofferenza, poco importa l’obiettivo che si consegue, l’importante è farsi riconoscere a sostegno di coloro che soffrono così da averne il consenso sociale e su ciò fondano la loro forza e capacità di infiltrazione”. Continua il Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho a Radio 24: “Un sostegno che si manifesta non solo alle manifestazioni ma con la solidarietà economica con le parti più deboli insieme al circuito della piccola criminalità, parcheggiatori abusivi, manovali in nero, illegalità che però danno sostegno a molte persone che in momenti di lockdown non possono trovare attuazione. La solidarietà nei confronti di queste ampie fette della società disagiate evidenzia un apprezzamento e un?avvicinamento, il consenso sociale che è obiettivo primario delle mafie”. Indennizzi e aiuti, Cafiero De Raho (Procuratore nazionale antimafia) a 24Mattino su Radio 24: “Più lo Stato ritarda, più la criminalità interviene”

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Inaccettabili attacchi a Colombo durante proteste in USA

Posted by fidest press agency su sabato, 13 giugno 2020

“Come segnalato da Umberto Mucci di We the Italians, l’ondata di proteste negli Stati Uniti ha visto anche attacchi violenti contro Cristoforo Colombo e le sue effigi. A Boston, è stata decapitata una statua del navigatore, mentre a Richmond una statua è stata buttata in un lago. Riteniamo inaccettabile l’associazione di “razzista” a Colombo, simbolo italiano. La nostra completa solidarietà alle comunità italo-americane. Chiediamo urgentemente al ministro Di Maio di intervenire a tutelare di un simbolo nazionale, che nulla ha a che vedere con la ragione delle proteste. Più volte siamo, infatti, intervenuti chiedendo il rispetto per Colombo e il contrasto a questa iconoclastia che nulla ha a che vedere con i diritti dei nativi o delle altre minoranze ma che è sempre stato simbolo di unione fra le comunità italo-americane e fra la nazione italiana e quella americana.” Così il deputato FDI Federico Mollicone, componente dell’Unione Interparlamentare Italia-Stati Uniti.

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Scuola apertura anno scolastico e proteste sindacali

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 giugno 2020

In teleconferenza si tiene l’incontro, richiesto anche dall’Anief, con il presidente del Consiglio al tavolo coordinato con la protezione civile, Upi e Anci per la ripresa delle attività scolastiche a settembre. Il giovane sindacato chiede un impegno di 10 miliardi, tanti quanti sottratti alla scuola negli ultimi dieci anni in tema di organici (- 150 mila posti Ata e docenti), classi pollaio (in media con più di 20 alunni contro le norme sul distanziamento sociale), precariato (+100 mila contratti termine negli ultimi cinque anni). Marcello Pacifico presenterà delle proposte da tradurre in emendamenti al decreto Rilancio (D.L. 34/2020) all’esame della V commissione bilancio della camera. Il ministero dell’Istruzione ha comunicato che per il giorno 4 giugno 2020, alle ore 17.30, è stata fissata una riunione di coordinamento, presieduta dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, per l’esame delle problematiche organizzative e gestionali concernenti l’avvio dell’anno scolastico 2020- 2021. All’incontro, che si svolgerà in videoconferenza, parteciperanno, si legge nella convocazione, “i rappresentanti delle Regioni e degli Enti locali, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, il Coordinatore del CTS, i Coordinatori dei Forum nazionali delle associazioni studentesche, dei genitori, degli istituti dipendenti dall’autorità ecclesiastica e della Federazione italiana per il superamento dell’handicap”. Anief, che ha proclamato lo stato di agitazione del personale, ricorda che – come indicato nel documento prodotto dal Comitato tecnico-scientifico consegnato allo stesso ministero dell’Istruzione – il ritorno in classe in presenza, senza più didattica a distanza, riguarda 42.258 classi nell’infanzia statale, a cui vanno aggiunte circa 28 mila paritarie o comunali, altre 128.143 classi di primaria, più circa 9 mila non statali, 77.976 collocate nelle superiori, a cui aggiungere oltre 3 mila classi afferenti alle paritarie. Sulla base di questi numeri, al ministero dell’Istruzione spetta ora trovare il modo per dare anche seguito a quanto comunicato pochi giorni fa dalla task force, presieduta dal professore Patrizio Bianchi, che ha indicato l’esigenza di svolgere didattica in presenza fino alla secondaria di primo grado compresa, perché “i bambini della scuola dell’infanzia, elementare e media devono poter essere in un contesto di socialità”.Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, guarda alle misure introdotte negli altri Paesi UE sono state introdotte per il ritorno a scuola in presenza, si dice preoccupato per un eventuale proseguimento della didattica a distanza per via del digital divide, e dichiara: “Bisogna finanziare subito un organico maggiorato di almeno 160 mila docenti e 40 mila Ata, che corrispondono a 15 mila docenti aggiuntivi e 5 mila Ata, indispensabili per rafforzare pulizia, controlli e segreterie, da assegnare agli istituti per ogni anno scolastico partendo dal primo dell’infanzia al terzo delle medie. In assenza di questo supporto umano, qualsiasi protocollo di prevenzione del contagio sarebbe impraticabile”.

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Allarme nelle carceri: Possibili nuove proteste

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 maggio 2020

Condividiamo la decisione di utilizzare l’esercito per presidiare il perimetro del carcere di Sulmona e auspichiamo utilizzo anche in altre strutture carcerarie Italiane. A dichiararlo il segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria Aldo Di Giacomo:
“una scelta condivisa e sicuramente da estendere ad altri carceri della penisola. I Ministeri della Giustizia e degli Interni di concerto con le Prefetture e gli Istituti di Pena potrebbero utilizzare gli uomini dell’esercito impegnati in strade sicure per presidiare tutte quelle strutture penitenziarie come quello di Sulmona con tutti detenuti di alta sicurezza e 41 bis. Nelle carceri della penisola attualmente ci sono 727 detenuti al 41 bis ed 8862 in alta sicurezza. Le regioni con maggiore presenza di 41 bis sono Lazio e Abruzzo con 244 presenze, mentre la regione con più alta sicurezza è la Campania con 1725 detenuti, seguita dalla Sicilia e dalla Calabria rispettivamente con 1282 e 1106. Gli istituti di queste regioni sono sicuramente quelli più a rischi proteste che a nostro avviso sono sempre nascoste dietro l’angolo. Nel mese di giugno molti detenuti di alta sicurezza usciti a causa del coronavirus torneranno in carcere e questo potrebbe costituire motivo di nuove tensioni cambiando uno scenario già molto teso”. Continua Di Giacomo: “in molte carceri italiane lo Stato non ha il pieno controllo, questo è sicuramente un elemento di forza per chi volesse fomentare nuove violenze. L’aiuto dell‘esercito da solo non basta per riportare l’ordine e la disciplina all’interno delle carceri Italiane, bisogna mettere in discussione il principio della fiducia a tutti ed a tutti i costi. Interrompere la sorveglianza dinamica ossia le celle aperte che è stata sicuramente la madre di tutti i mali concedendola solo a chi la merita. Fornire strumenti normativi che vadano ad incidere pesantemente su chi introduce o cerca di introdurre ed utilizza telefonini negli istituti penitenziari, con l’introduzione di un reato specifico la cui pena sia non inferiore a 4 anni nel minimo. Aumentare le pene a chi introduce o staccia droga negli istituti. Ultimo ma non ultimo punire in modo esemplare chi approfitta della propria forza fisica e/o mentale per fare violenza nei
confronti dei detenuti più deboli. Introdurre una norma specifica per chi osa violenza nei confronti della polizia penitenziaria la cui pena minima sia superiore a 4 anni nel minimo ed eliminando ogni forma di premialità ai detenuti che si rendono partecipi
delle violenze”, conclude Di Giacomo.

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S.O.S. Amazzonia

Posted by fidest press agency su sabato, 24 agosto 2019

Roma. Il movimento internazionale giovanile Fridays For Future si è mobilitato in molti paesi del mondo per denunciare il disinteresse del governo brasiliano davanti al problema gravissimo degli incendi nelle foreste in Amazzonia, un dramma ambientale che riguarda il mondo intero anche se è localizzato solo in territorio brasiliano.Da una velocissima ricerca su internet si vede immediatamente che si sono svolte manifestazioni a Londra e Parigi sotto le ambasciate del Brasile, in Belgio la mobilitazione avverrà lunedì prossimo, e che in Italia i giovani si sono ritrovati a Milano, Torino, Firenze, Bologna, Roma e in alcuni centri minori.A Roma però non è stato dato il permesso di manifestare sotto l’ Ambasciata brasiliana che si trova nella centralissima Piazza Navona. Da qualche mese le manifestazioni ambientaliste sono un occasione per rapidi confronti tra le politiche securitarie dei diversi paesi europei. A fine giugno un caso emblematico era stato l’ uso dello spray al peperoncino, spruzzato da poliziotti, da distanza ravvicina, contro attivisti di Extinction Rebellion che a Parigi bloccavano un centrale ponte sulla Senna. Le immagini erano state riprese da alcuni giornalisti ma un servizio video è riuscito ad avere una diffusione particolarmente capillare, anche oltre i confini francesi, e manifestazioni di solidarietà con gli attivisti francesi si svolsero sotto ambasciate e consolati francesi di molti paesi europei.Talvolta sono curiosi anche i comportamenti diversi che si verificano nello stesso paese a seconda della particolare situazione. Per esempio a Bruxelles una ventina di persone si sono sdraiate tra enormi striscioni per almeno 30 minuti all’ interno dell’ aeroporto . Nessuno li ha costretti ad alzarsi, ma, quando alcune settimane dopo 70 giovani volevano contestare con una colorata iniziativa i saldi dei negozi della moda, la metà di questi sono stati fermati immediatamente dalla polizia e trattenuti per alcune ore.Così oggi i giovani romani non sono stati autorizzati a manifestare davanti all’ Ambasciata del Brasile, ma non si sono persi d’ animo. Mentre davanti al Pantheon si alternavano gli interventi di giovani e meno giovani, seguiti con grande interesse da tutti coloro che si trovavano nella famosa piazza, ha iniziato a circolare la voce che dopo la fine del sit in era possibile recarsi, senza farsi notare troppo, davanti all’ Ambasciata del Brasile. Così, alla spicciolata ma non troppo, i giovani sono arrivati in Piazza Navona ed hanno potuto lanciare il loro S.O.S. per la foresta amazzonica davanti alla sede diplomatica brasiliana.Questo è solo l’ inizio delle numerose mobilitazioni per la difesa dell’ ambiente che si svolgeranno prima della fine del 2019, ma, se l’ impegno sarà sempre così deciso e così composto, queste campagne saranno una boccata di ossigeno per tutto il confronto e conflitto, politico e sociale, almeno dei paesi europei, uno spettacolo che negli ultimi anni è stato invece particolarmente brutto. (Marco P.)

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Codici: cittadini ostaggio della protesta dei pullman turistici

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 dicembre 2018

Una giornata di ordinaria follia quella che si è vissuta ieri nel centro di Roma. La protesta messa in atto da alcune decine di pullman turistici in piazza Venezia ha creato forti disagi.“I cittadini si sono ritrovati ostaggio della protesta – commenta il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – quanto accaduto in piazza Venezia è qualcosa di grave. Va bene manifestare, ma non in questo modo, senza autorizzazione e mettendo in difficoltà chi doveva andare a lavoro e non è riuscito ad arrivare in ufficio a causa del traffico in tilt”.
L’Associazione Codici critica non solo nel metodo, ma anche nel merito la manifestazione messa in atto dai pullman turistici.“Siamo dalla parte del Comune di Roma – afferma il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – il centro della capitale non può essere attraversato in maniera indiscriminata dai pullman turistici, perché le conseguenze negative poi le abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni. Il traffico è un caos, l’inquinamento è sempre in agguato e la vivibilità continua a peggiorare. La mobilità sostenibile è la strada da seguire, nel rispetto di tutti, operatori turistici compresi”.

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Proteste contro la costruzione di due nuove piste d’atterraggio

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 novembre 2015

People of Okinawa protesting and trying to block the planned expansion of a U.S. military at in front of Camp Schwab, Nago, Okinawa, Japan.

People of Okinawa protesting and trying to block the planned expansion of a U.S. military at in front of Camp Schwab, Nago, Okinawa, Japan.

OKINAWA, Le autorità giapponesi hanno rifiutato alla nave di Greenpeace Rainbow Warrior il permesso di unirsi alle proteste contro la costruzione di due nuove piste d’atterraggio della base militare statunitense nella baia di Henoko/Oura, un paradiso di biodiversità che ospita l’ultima popolazione di dugonghi del Giappone.La Rainbow Warrior è arrivata a Okinawa su invito di politici e attivisti locali per sostenere le proteste dei cittadini contro l’allargamento della base militare. A seguito del rifiuto delle autorità giapponesi la nave di Greenpeace resta ormeggiata a Naha, capoluogo dell’Isola di Okinawa. A bordo ci sono attivisti di numerose nazionalità, compresi due italiani.
“Nel 2005 e nel 2007 le navi di Greenpeace hanno avuto il permesso di visitare la baia di Henoko/Oura, ma questa volta il governo centrale ha deciso di rallentare in modo deliberato le procedure per impedirci di unirci ai cittadini di Okinawa e testimoniare la loro lotta contro la distruzione della baia” ha dichiarato Mike Fincken, capitano della Rainbow Warrior.Greenpeace ha recentemente presentato i risultati di ricerche effettuate nei fondali della baia, che dimostrano come a soli tre chilometri di distanza dalla base siano evidenti tracce di pascolo dei dugonghi. Al tempo stesso,

Greenpeace Japan activist holds underwater banner over coral reef at Oura Bay reading: "Save the Dugong" (English) and  "Make Henoko and Oura Bay a Marine Protected Area" (Japanese)

Greenpeace Japan activist holds underwater banner over coral reef at Oura Bay reading: “Save the Dugong” (English) and “Make Henoko and Oura Bay a Marine Protected Area” (Japanese)

Short video for social media use to explain the issue around the expansion of the US base at Henoko Bay

Short video for social media use to explain the issue around the expansion of the US base at Henoko Bay

attorno l’area di esclusione della base, sui fondali sono stati rinvenuti blocchi di cemento che hanno schiacciato i coralli. Nella baia di Henoko/Oura vivono 5.600 specie marine, di cui 262 sono in pericolo. Oltre ai dugonghi, tra le specie a rischio ci sono tre specie di tartarughe marine, varie specie di pesci pagliaccio e la più grande prateria di fanerogame marine dell’isola di Okinawa. Queste piante, simili alla posidonia del Mediterraneo, sono l’alimento del dugongo e non a caso in Giappone sono chiamate “jangusa”, che vuol dire appunto “erba dei dugonghi”.“Ovviamente, le praterie nei dintorni della base statunitense sono un habitat critico per gli ultimi dugonghi. Tutto l’ecosistema della baia rischia di collassare a meno che il governo non fermi subito la costruzione delle piste per creare piuttosto una Riserva Marina per proteggere i tesori naturali di Okinawa” commenta Kazue Komatsubara, campaigner Oceani di Greenpeace Giappone.Le proteste a Okinawa contro la base statunitense durano da 19 anni. Quasi l’80 per cento della popolazione si oppone all’allargamento della base e il governatore di Okinawa (eletto con un programma di netta opposizione al progetto) ha tentato di bloccarlo con un apposito decreto. Tuttavia, lo scorso 27 ottobre il governo ha dichiarato nulla l’opposizione del governatore di Okinawa. Questa è stata la scintilla di proteste ancora in corso: centinaia di locali, tra cui molti anziani, hanno deciso di porsi tra le ruspe e il mare che vogliono difendere.Greenpeace ha avviato le procedure per la visita della baia lo scorso 28 ottobre ma ieri le autorità hanno rifiutato il permesso. Greenpeace intende appellarsi contro questa decisione e attende risposta alla richiesta di poter fare rotta su Nago, un’altra località dell’Isola di Okinawa. (foto: pista atterraggio)

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“Primo settembre davanti al Senato”

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 agosto 2011

Roma 1/9/2011 “L’Ugl sarà il primo settembre davanti al Senato, insieme a Cisl e Uil, per far sentire la propria voce sulla manovra e per chiedere maggiore equità negli interventi all’esame del Parlamento”. Lo rende noto Giovanni Centrella, segretario generale dell’Ugl, evidenziando come “con questa iniziativa vogliamo dimostrare che è possibile tutelare le fasce più deboli anche senza ricorrere a proteste eclatanti, restando nei binari del confronto responsabile, senza il quale non si può raggiungere nessun traguardo concreto. Non c’è più tempo né spazio per le divisioni – conclude – , le priorità del Paese sono altre”.

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Manovra e sciopero generale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 agosto 2011

“Pur rispettando l’autonomia di ogni sindacato, l’Ugl ritiene dannoso proclamare uno sciopero generale in una fase storica alquanto debole e critica per l’economia del nostro Paese”. Lo dichiara Giovanni Centrella, segretario generale dell’Ugl, commentando la notizia dello sciopero di otto ore indetto dalla Cgil. Per il sindacalista “è necessario che le forze sociali combattano insieme ogni forma di ingiustizia e, soprattutto di divisionismo, lasciando spazio ad una voce unanime sempre a favore delle classi sociali più deboli e dei lavoratori”. “Per questo – conclude – è giusto incentivare il Governo e le opposizioni sui temi dell’economia senza effettuare proteste traumatiche, come gli scioperi, ma alimentando il confronto dialettico attraverso tavoli e incontri tra Istituzioni centrali e parti sociali”.

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Al via ticket tra disservizi e proteste

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 luglio 2011

Sia pure a rilento, è partito il pagamento del ticket (10 euro per la specialistica e 25 per i codici bianchi di pronto soccorso) nella maggior parte delle sei regioni (Lazio, Liguria, Lombardia, Calabria, Sicilia e Basilicata) che ne avevano annunciato l’applicazione. La prima a partire è stata la Basilicata, unica regione a non avere il ticket per il pronto soccorso, dove la riscossione è cominciata regolarmente, con qualche lamentela dei cittadini. Ticket al via anche in Liguria, dove i cittadini rischiano di pagare fino a 50 euro per un esame del sangue, stante il ticket esistente che può arrivare a 36,12 euro. Il ticket sui codici bianchi era invece già in vigore. Nel Lazio il mancato aggiornamento dei sistemi informatici ha fatto ritardare l’entrata in vigore dei ticket. «Ma sappiamo che durerà poco, ci hanno detto che prima o poi si adegueranno», hanno detto alcuni pazienti all’uscita del Cup di Santo Spirito. La questione principale sarà quella di aggiornare i sistemi informatici con la maggiorazione e stabilire le specifiche modalità di riscossione dei ticket. Quanto al ticket sui codici bianchi, è già in vigore dal 2006. In Sicilia, la Regione, ha detto l’assessore regionale alla Salute, Massimo Russo, si sta «verificando la possibilità di rimodulare diversamente o addirittura non applicare del tutto il ticket sanitario da 10 euro». Invece il pagamento sui ticket per i codici bianchi e’ già in vigore dal 2002. In Lombardia, infine, il ticket contenuto nella manovra è aggiornato in automatico ai nuovi importi, in tutti gli ospedali. Anche se la Regione sta lavorando per trovare un sistema per compensare questo aggravio, e non lasciarlo a carico dei cittadini. Ieri sono state intanto convocate riunioni in alcune regioni (Marche, Umbria, Piemonte e Campania) per decidere quanto e come adeguarsi alle nuove norme o studiare delle alternative. (fonte farmacia33)

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Manovra economica e professioni

Posted by fidest press agency su sabato, 2 luglio 2011

Ormai è certo che gli articoli relativi alle (inutili, perché prive di qualunque effetto) liberalizzazioni delle professioni saranno stralciate dal testo del decreto che sarà licenziato dal Consiglio dei Ministri, in particolare grazie all’intervento del Ministro Angelino Alfano. Dunque sono servite le proteste del mondo ordinistico, che aveva coralmente denunciato il “tradimento” degli impegni a suo tempo presi dal Governo, al quale non resta ora che archiviare la brutta figura fatta. Nel comportamento dell’Esecutivo nessuna persona di buon senso è riuscito a trovare una logica; infatti, nel testo iniziale del provvedimento, ci si proponeva di “eliminare entro 4 mesi le restrizioni in materia di accesso” alle professioni, dimenticando che già ora restrizioni non ve ne sono in quanto l’accesso alle professioni è libero ed illimitato ed il sistema tariffario da tempo smantellato. A meno che non si volesse eliminare l’esame di Stato abilitante, ma per farlo occorre una legge costituzionale, trovando detto esame diretto riferimento all’art. 33 della Costituzione! Dunque il primo testo del Governo conteneva norme inutili, prive di effetti concreti ma pericolose, perché assimilavano attività ad elevato contenuto intellettuale (come sono quelle rese dai professionisti ordinistici) ad attività commerciali od artigianali, assolutamente rispettabili ma che sono una cosa diversa. “Il comportamento del Governo Berlusconi-Tremonti -ha detto Roberto Orlandi, Presidente del Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati e Capogruppo al CNEL per le Libere professioni- mi ha ricordato quello che ebbe il precedente Governo Prodi-Visco: molti inutili incontri, molte promesse rinviate e poi, all’improvviso, un intervento per decreto-legge, scritto malissimo e senza alcuna consultazione preventiva. Allora, nel 2006, fermammo quel Governo con una imponente manifestazione di 40.000 professionisti ai Fori Imperiali e con noi sfilarono molti esponenti di questo Governo e di questa maggioranza, venuti a portarci nell’occasione la loro solidarietà ma, evidentemente, di memoria corta”. Resta il fatto che fra i 2.500.000 professionisti italiani (tanti sono, compresi i praticanti) e l’attuale maggioranza che regge il Paese si è arrivati ai ferri cortissimi.

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Precari abilitati al Miur

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 giugno 2011

Lettera al direttore. siamo un gruppo di studenti universitari, iscritti ai corsi di laurea in Scienze della formazione primaria e ai corsi per l’abilitazione in strumento musicale e didattica della musica: ci siamo immatricolati negli anni accademici 2008/2009, 2009/2010, 2010/2011. Scriviamo questa lettera per portare all’attenzione dell’opinione pubblica una situazione davvero grave che ci riguarda e che in questi anni ha continuato a passare pressoché inosservata, nonostante le nostre continue proteste, fino a culminare in questi giorni. Noi siamo 20000 insegnanti abilitati e abilitandi, ma ci troviamo esclusi dall’unico canale di reclutamento esistente per poter accedere alla professione: la graduatoria ad esaurimento. Nonostante frequentiamo il medesimo corso di specializzazione dei colleghi immatricolati fino al 2007/2008, loro hanno avuto accesso alle graduatorie, mentre a noi questo accesso continua ad essere negato, senza che esista, però, un nuovo sistema di reclutamento, nonostante sia una promessa ormai talmente vecchia da essere ammuffita. Ci troviamo in questa situazione ormai da due anni, ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la presa in giro che si è consumata nei nostri confronti in Parlamento nei giorni scorsi. Il Decreto Sviluppo, infatti, doveva, tra gli emendamenti approvati, contenerne uno che finalmente ci consentiva la sospirata entrata in graduatoria, dopo anni di lotta; i parlamentari sostenitori della causa ci avevano ormai rassicurati sulla pressoché certezza di vittoria, supportata anche dal fatto che la proposta era stata trasversalmente accolta da deputati di entrambi gli schieramenti politici. Ma la mattina del 20 giugno, poche ore prima che il governo ponesse la fiducia, l’emendamento è stato eliminato in extremis, lasciandoci di nuovo senza nessuna speranza nel domani. È proprio il caso di dirlo: oltre al danno, la beffa. A questo punto noi ci sentiamo di dire “basta”. Siamo stanchi di subire questa continua lesione dei nostri diritti! È inutile che in così tanti, dai Presidenti di Corso di laurea, ai docenti, al Ministero dell’Istruzione stesso, ci ripetano che i nostri corsi di laurea sono abilitanti all’insegnamento, se poi non esiste un modo in cui possiamo spendere questa abilitazione; paradossalmente risultiamo formalmente uguali agli altri venuti prima di noi, ma sostanzialmente diversi nelle opportunità: questa non è vera uguaglianza. E quale unica colpa abbiamo? Quella di essere più giovani, perché nati dopo. Ennesima conferma, questa, del fatto che l’Italia non è un Paese per giovani. Il Governo continua, giustamente, a pensare alla stabilizzazione dei precari di lunga data, ma non si cura minimamente dei nuovi precari che sta creando, che si stanno già abilitando con enormi sacrifici ad una professione che però viene loro di fatto negata. È giustizia questa? No. È la tanto sbandierata meritocrazia del Ministro Gelmini? Nemmeno. Noi rivendichiamo il diritto di esercitare la professione dell’insegnante, per la quale ci stiamo formando con impegno e dedizione. È stato il Ministro Gelmini ad attivare i corsi di laurea in questi anni e noi abbiamo superato una selezione per riuscire ad ottenere un posto al loro interno; ora il Ministro stesso deve assolutamente predisporre procedure di reclutamento alle quali possiamo accedere. Che siano le graduatorie ad esaurimento o un nuovo canale poco importa, ma ci devono essere date delle garanzie. Vogliamo avere la possibilità di dimostrare che siamo insegnanti bravi e preparati, che meritano di stare all’interno della Scuola. Vogliamo avere la possibilità di contribuire al futuro del nostro Paese. Ma vogliamo anche poter vedere il nostro futuro. Perché vogliamo lavorare. Vogliamo sposarci. Vogliamo poter mettere al mondo dei figli sapendo di poterli mantenere. Vogliamo anche noi un futuro. Coordinamento Nazionale Abilitati e Abilitandi per le GaE.

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Fincantieri: proteste dei lavoratori

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 maggio 2011

“Basta osservare lo stato in cui sono ridotti il Palazzo di città di Castellamare e l’aula consiliare per capire quello che sta accadendo a Castellamare di Stabia. È uno spettacolo triste, indecoroso e dal sapore di un monito pericoloso. Occorre che i vertici del governo nazionale e regionale si sveglino e che facciano capire, insieme a Fincantieri, che occorre mettere in campo soluzioni alternative e di prospettiva, attraverso un negoziato responsabile, senza il quale la scelta di chiudere un cantiere che dà lavoro diretto e indiretto a oltre tremila persone è gravemente lesiva delle aspettative di soluzione finora annunciate e mai realizzate. La città e l’intero comprensorio, che versano già in condizioni di gravi difficoltà non sono nella condizione di affrontare l’ennesimo insostenibile trauma. Questo pomeriggio i gruppi parlamentari del PD campano si riuniranno per valutare le azioni di solidarietà alle sole forme civili di protesta che i lavoratori e i sindacato promuoveranno. In giornata depositeremo un question time urgente sulla vicenda, per capire come il governo intenda intervenire nella sua qualità di unico azionista di Fincantieri)”. Lo afferma Guglielmo Vaccaro, deputato campano del PD, a margine di un incontro con il presidio degli operai al Palazzo di Città di Castellammare di Stabia.

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Libia: 1 milione di bambini a rischio

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2011

Più di 1 milione di bambini nell’ovest della Libia sono in grave pericolo a seguito degli scontri fra le forze governative e gli oppositori, per il controllo di città chiave, compresa la capitale Tripoli, denuncia Save the Children. L’ong ha raccolto le testimonianze di famiglie e bambini a Tripoli e in città vicine, che descrivono la loro paura di morire, di essere feriti e arrestati poiché le forze di sicurezza libiche continuano a reprimere le proteste degli oppositori. Si stima che più di 1 milione di bambini vivano in quest’area teatro degli scontri.Un ragazzino di 13 anni di Tripoli intevistato da Save the Children descrive così il clima di paura in città: “Sono terrorizzato, mi sento insicuro e ho paura di rimanere orfano. Ho saputo che i padri di alcuni miei amici sono stati presi e sono spariti”. Si stimano in 700.000 i bambini che vivono a Tripoli dove la situazione umanitaria resta confusa per la difficoltà di avere informazioni e contatti indipendenti con la popolazione. Resoconti dalla città riferiscono che le scuole sono chiuse e che la maggior parte delle persone sono chiuse in casa. Nel frattempo nella città di Zawiya controllata dagli oppositori, alcune madri hanno raccontato a Save the Children la paura che i propri familiari e bambini finiscano vittime delle violenze e degli scontri con le forze governative che al momento hanno circondato la città nel tentativo di riprenderne il controllo.Save the Children ha inviato un proprio team di operatori nell’est della Libia per una prima valutazione dei bisogni della popolazione nelle aree controllate dagli oppositori, al fine di garantire aiuti di prima emergenza – acqua, medicine, kit igienici, cliniche mobili  – e supporto-psico sociale ai bambini e alle famiglie;  un team di specialisti in emergenze è inoltre giunto al confine fra Libia e Tunisia, per dare supporto ai rifugiati che varcano la frontiera.

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Libia: Save the Children

Posted by fidest press agency su sabato, 26 febbraio 2011

Save the Children è fortemente preoccupata per la sorte dei bambini in Libia che potrebbero   essere tra le vittime delle violente repressioni in atto da parte delle forze di sicurezza contro le proteste anti-governative. Decine di migliaia potrebbero inoltre essere sfollati se gli scontri  dovessero moltiplicarsi nell’escalation in corso. Testimoni oculari interpellati dai media hanno dichiarato che bambini sono stati uccisi nelle violenze in atto nella città orientale di Bengasi.Save the Children sta mobilitando un team di emergenza  per portare  i primi soccorsi ai rifugiati che raggiungono i paesi confinanti con la Libia. L’Organizzazione sottolinea che se le violenze in atto non dovessero cessare sarebbero migliaia le famiglie costrette a lasciare le loro case con un grave pericolo per i bambini coinvolti. In questi casi i bambini corrono enormi rischi di ritrovarsi separati dalle propri cari, divenire vittime di violenza o sfruttamento, e interrompere per un lungo periodo o anche definitivamente il percorso scolastico. A questo si aggiungono le conseguenze psicologiche legate al trauma e alla perdita della casa, dei famigliari e dei coetanei In Italia, Save the Children sta predisponendo il potenziamento dello staff impegnato da settimane nelle attività di supporto e protezione dei minori arrivati dalla Tunisia con gli sbarchi a Lampedusa e poi trasferiti nelle strutture di accoglienza in Sicilia e Puglia. Qualora flussi migratori massicci dovessero riprendere è fondamentale intervenire tempestivamente per garantire che nessun minore rimanga senza protezione o diventi “invisibile”. Infatti, secondo Save the Children, già molti dei 160 minori tunisini non accompagnati collocati nelle comunità di accoglienza in Sicilia nei giorni scorsi sono fuggiti. Da una prima rilevazione dell’organizzazione, sono 34 i minori che si sono allontanati e tutti avevano dichiarato agli operatori delle comunità di voler raggiungere in qualche modo i parenti in Francia. Per quanto riguarda la Puglia, su 20 minori non accompagnati collocati sono 6 quelli che si sono allontanati. Ancora nessuna traccia dei 6 minori scomparsi il 13 febbraio dal Centro per Migranti di Bari ancor prima di essere collocati.

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Proteste e vecchi merletti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 gennaio 2011

In questi giorni di proteste, di scontri in piazza, di bombe carta e vecchi merletti, mi sono chiesto cos’è la libertà, se esistono davvero uomini liberi. Osservo i vecchi ribelli, i giovani in cammino, gli slogans, gli ordini impartiti, le grida di gioia, le urla di dolore, i giusti e gli ingiusti, mi chiedo dove sta la libertà di non condividere né accettare deleghe in bianco, dove sta la libertà di dissentire, di sottrarsi dall’effetto di mille politiche confutate o che potranno esserlo in futuro. Libertà  di manifestare, libertà di protestare, libertà  di non accettare, libertà di parola, e poi ancora libertà  di prenderle e di darle, libertà  di morire in nome dei più alti ideali, eppure in loro nome sono state commesse le nefandezze più inenarrabili. Questa non è la trama di un film già  visto altre volte, come qualcuno si ostina a raccontare, è  una punteggiatura nuova di zecca, dell’era digitale, e sebbene nulla del passato potrà mai ritornare, qui non c’è la possibilità di gridare: “ehi regista fammi uscire dalla trama del film, mi sono stancato. voglio ritornarmene a casa”. Con la mente ripercorro uno sceneggiato di tanti anni addietro, dove utopie e romanticismi sociali sconvolsero drammaticamente il paese, finchè  si perse il conto dei morti e dei feriti. Ma quella fu una degenerazione sociale fisiologica al sistema di allora, che reclamava il giusto cambiamento, eppure pochi uomini condussero alla eliminazione non solo di tante persone, ma addirittura di una intera generazione. Oggi lo scenario investe una libertà  che non è quella invocata ieri, perché  coinvolge confini, terre, mondi, uomini e politiche; non ci sono più  quegli slogans né quei compartimenti stagni. In questo presente dove le parole e gli stili di vita sono di per sé diga insormontabile per qualunque ritorno al passato, perchè non posseggono propri colori e brevetti, tanti uomini grandi per autorevolezza hanno ribadito di non cadere nella trappola della violenza, di non riesumare pagine di un libro ingiallito dal tempo.  Ma non è un’arma a fare di un uomo un rivoluzionario, so che una pistola fa di un uomo un futuro assassino, e quando questo accade, non ci sono giustificazioni né attenuanti: c’è il baratro, da cui risalire è assai difficile. So che la  pace rappresenta il mondo umano senza bisogno di tessere o bandiere, essa è una canzone che ha note di evidenza reale che appartengono a tutti, potenti e non. L’impressione che si ricava dalle lentezze e devastazioni interiori, è che non solo è difficile ben operare a causa della marea di disagio dilagante, ma lo è soprattutto per l’avanzare di nuove forme di malessere, che non hanno più l’etichetta protestataria di un tempo. E’ un inverso ipnoticamente diritto che assale generazioni diverse, che si insinua più facilmente in chi non ha strutture mentali formate, in chi nell’evoluzione intellettuale ha ceduto sotto il peso di una libertà inconsciamente percepita come una condanna, per l’incapacità ad onorare reciprocamente le proprie responsabilità. Non è con il bastone, con le bottiglie incendiarie, o peggio con il fucile, che  le richieste di giustizia, di solidarietà, di democrazia possono transitare da una istanza politica a una scelta morale, ma con la fede della ragione, della mia, della tua, dell’altro: questo può avvicinare a un’idea di imparzialità e giustizia. (Vincenzo Andraous)

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Università: basta proteste politiche

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 novembre 2010

“Siamo stanchi di vedere le nostre università trasformate in centri sociali, dove ogni giorno con la scusa di protestare contro il ddl Gelmini si mettono in scena spettacoli indecorosi” è l’accusa di Andrea Volpi Coordinatore Nazionale di Azione Universitaria in merito alle continue proteste degli ultimi giorni negli atenei italiani.  “Ci chiediamo – continua la nota – ora che i fondi sono sufficienti, che l’assunzione dei ricercatori sembra essere più fattibile, che gli atenei, i docenti e il personale verranno valutati in base a criteri meritocratici, quali siano i veri motivi alla base delle proteste” “Entrare in questi giorno nelle nostre facoltà, ove sia concesso, vuol dire trovarsi di fronte a spettacoli da circo, per non parlare delle lezioni saltate, dello studio inibito dal chiasso e della difficoltà di usufruire degli spazi dedicati agli studenti.” “ saremmo tanto curiosi di sapere – conclude Volpi – dove sono i rettori e i presidi che dovrebbero garantire a tutti il diritto allo studio, come possono accettare passivamente che i collettivi utilizzino gli atenei come fosse casa loro. Ci viene da pensare che la protesta di questi ultimi faccia più comodo ai baroni che agli studenti”.

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Avetrana: Le proteste che lasciano il segno

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 ottobre 2010

Lettera al direttore. Forse devo ricredermi sull’efficacia delle lettere ai giornali. Questa volta forse a qualcosa sono servite. Se non altro sono servite a far parlare del problema. Sin dal giorno dopo la puntata di “Chi l’ha visto”, durante la quale la vicenda di Avetrana ebbe uno sviluppo inaspettato, cominciarono ad arrivare valanghe di proteste ai giornali da parte dei lettori. E già il 9 ottobre il direttore di Avvenire ne pubblicava una serie, intitolando: “Lo strazio di Sara, indignazione e pena”, e commentando: “Le vostre lettere, cari amici, sono ovviamente solo alcune di quelle piovute in redazione…Un fiume in piena gonfio di lacrime e di indignazione, di sgomento e di ribellione…Si dia spazio alla buona tv e al buon giornalismo…Ma soprattutto, prima ancora dello stile e dei contenuti, si ritrovi il senso della pietà umana”. Se non altro, la valanga di proteste delle persone che hanno il senso della pietà umana, sono servite mettere in imbarazzo qualche giornalista e qualche conduttore televisivo. Il 25 ottobre La Repubblica.it metteva a disposizione del lettori gli audio degli interrogatori dei presunti assassini di Avetrana, e immediatamente partiva la lettera indignata della sottoscritta, ed immagino di molti altri lettori. La Repubblica si guardava bene dal pubblicare, però il giorno dopo (26 ottobre) ritirava gli audio. Lo stesso giorno Mario Calabresi, riguardo agli audio,  scriveva: “Ne abbiamo discusso e abbiamo deciso di buttarli, perché non aggiungevano nulla a quello che avete già letto fino a oggi, perché non servivano a chiarire nulla e perché potevano essere utili solo a solleticare le morbosità, a infilare la testa più in fondo nel pozzo.” I lettori hanno anticipato i giornalisti. A qualcosa le loro lettere sono servite. Ieri sera, 26 ottobre, a Linea notte (Rai 3) c’era Lamberto Sposini, il quale, in evidente imbarazzo, ha dichiarato che lui continuerà ad occuparsi del caso perché c’è modo e modo di fare informazione, vale a dire di fare spettacolo con le disgrazie altrui. Sul primo canale, intanto imperversava l’irriducibile Vespa, con le orecchie rosse, l’espressione grave. E c’era l’esperto della psiche Crepet, con una faccia tra l’annoiatissimo e il sofferente. Non credo che continueranno a lungo le trasmissioni degli amanti del pozzo e del fango. Peccato sia mancata la voce di qualche cardinale, a ricordare ai giornalisti cattolici il dovere di rispettare i morti. (Miriam Della Croce)

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Roma: proteste per caro libri

Posted by fidest press agency su sabato, 2 ottobre 2010

Testi scolastici troppo cari. Al liceo scientifico Righi di via Campania, numerosi studenti si sono radunati per protestare contro il caro-libri che in alcune scuole capitoline costringe le famiglie a versare centinaia di euro per il materiale didattico. Infatti per legge, il tetto di spesa per i libri imposto classe per classe dal Ministero dell’Istruzione non dovrebbe superare i trecento euro. In merito alla vicenda ha espresso un parere Roberto Soldà, vicepresidente dell’Italia dei Diritti: “Ogni anno si presenta sempre la stessa situazione che ormai non fa più notizia. La politica ministeriale non fa nulla per abbattere i costo dei libri  e i limiti del tetto di spesa vanno rispettati visto che c’è  una legge ad hoc che delimita le spese scolastiche”.

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Coisp polizia: veglia sotto Montecitorio

Posted by fidest press agency su martedì, 27 luglio 2010

Roma 27/7/2010. “Se qualcuno ci chiederà il perché di una veglia sotto il Palazzo di Montecitorio sapremo cosa rispondere. Perché questo Governo ha ucciso la “sicurezza”, che con una pugnalata ha trafitto la funzionalità di tutte le Forze di Polizia, e noi stiamo vegliando su di essa”. E’ questa l’ultima provocazione di lotta e di protesta che lancia Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp – il Sindacato Indipendente di Polizia.
“Un Governo che vive di apparenza, parole, che getta fumo negli occhi e che non riesce a stabilire quali siano le vere priorità per un intero Paese. Un Governo che necessariamente deve essere smascherato – continua il Segretario Generale del Coisp – ed al quale non smetteremo di far sentire il nostro fiato sul collo. Quindi, chi pensa che le nostre proteste terminino qui, si sbaglia. E di grosso!! La pausa estiva servirà solo per rigenerarci, per segnare un nuovo punto di partenza e per organizzare nuove forme di lotta da mettere in atto in autunno. Annunciamo già da ora un autunno caldo e di piazza del Sindacato di Polizia per continuare a sbugiardare il Governo Berlusconi con un vero e proprio braccio di ferro per far capire concretamente ai cittadini che Ci hanno pugnalato alle spalle!”.  “Se qualcuno ha pensato con la sicurezza e la legalità di poter fare il gioco delle tre carte – conclude  Franco Maccari – si sbaglia: noi i bari siamo abituati a scoprirli ed a smascherare il loro gioco falso. E lo faremo anche questa volta”.

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