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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘protocolli’

Vaccini: Necessari protocolli sanitari adeguati per sicurezza per chi è affetto da gravi patologie immuno-allergiche

Posted by fidest press agency su sabato, 13 marzo 2021

“Siamo consapevoli che la vaccinazione al Covid-19 rappresenti la prima arma per debellare definitivamente questo virus. Tuttavia, abbiamo constatato che il piano vaccinale predisposto fino ad ora ha mostrato fin da subito grosse lacune, nonostante la carenza dei vaccini. In particolare non si è adottato un protocollo sanitario teso a garantire la piena sicurezza della somministrazione dei vaccini e purtroppo, in queste ore, abbiamo avuto contezza di alcuni casi di reazioni allergiche agli stessi ingenerando dubbi e confusione nella popolazione. Per questo noi di FdI abbiamo presentato un’interrogazione al ministro della Salute Speranza tesa a garantire la piena sicurezza nella somministrazione dei vaccini, anche in soggetti affetti da gravi patologie immuno- allergiche, attraverso protocolli sanitari adeguati, al fine di favorire la più ampia adesione da parte della popolazione alla campagna vaccinale in condizioni di sicurezza e piena trasparenza”. Lo dichiara la senatrice di Fratelli d’Italia, Giovanna Petrenga

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Trils Clinici: per definire protocolli per risposte sempre più precise

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 gennaio 2021

Il termine trial clinico definisce uno studio clinico farmacologico, biomedico o salute-correlato, progettato secondo regole condivise e protocolli predefiniti per rispondere a precisi quesiti riguardanti l’effetto sui soggetti umani in termini di efficacia e sicurezza. Senza i trial clinici, il progresso nella lotta contro le malattie sarebbe bloccato, ma perché sia ben fatto, bisogna costruire un disegno di studio preciso, individuando con cura sia la domanda a cui si vuole dare risposta (endpoint primario) sia la popolazione di pazienti arruolati nello studio (target), assicurandosi che tutto possa dare significatività statistica ai risultati. Nel caso di trials clinici sui farmaci, devono essere esaminati attentamente e approvati da Comitati Etico-Scientifici di esperti multidisciplinari. Per approfondire il tema, con il coinvolgimento di tecnici esperti, utilizzando come esempio la patologia oncologica renale e prostatica, MOTORE SANITÀ ha organizzato 3 appuntamenti dal titolo “Trials clinici: analisi e interpretazione la farmacia incontra l’oncologia”, in Emilia-Romagna, Lombardia e Toscana, realizzati grazie al contributo incondizionato di IPSEN.
“Il trial clinico è un’opportunità per il clinico di sperimentare nuove procedure e per il paziente che in genere anticipa un trattamento innovativo. Una rete oncologica deve poter disporre di una infrastruttura dedicata che consenta di lavorare con casistica regionale secondo criteri di qualità e di equità. Occorre tuttavia non solo saper fare trials ma anche e soprattutto saperli leggere sapendo che, tra studi registrati e Real word, esistono differenze da interpretare e inserire nelle nostre scelte cliniche. Occorre anche superare ritardi burocratici e applicativi. il rapido trasferimento della ricerca alla clinica è un valore aggiunto per un sistema di qualità”, ha dichiarato Gianni Amunni, Direttore Generale Istituto per lo Studio, la Prevenzione e la Rete Oncologica (ISPRO), Regione Toscana

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Scuola: Lavoratori fragili dimenticati nei protocolli del rientro in classe, i Ministeri cercano di riparare

Posted by fidest press agency su sabato, 29 agosto 2020

Dopo la denuncia dell’Anief è scoppiato il caso dei lavoratori “fragili” della scuola – docenti e Ata con oltre 55 anni, a prescindere dalla presenza o meno di patologie o stati di malattia – non più considerati tali nel protocolli approvati delle istituzioni per il ritorno a scuola in sicurezza. A distanza di pochi giorni, da diverse province giung notizia che sono tanti gli over 55, soprattutto con patologie, che non se la sentono di rientrare a scuola e non si sentono tutelati dallo Stato.“Non si può pensare che il rientro in sicurezza a scuola di dieci milioni di persone, tra alunni, docenti e Ata – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – possa passare solo con la prevenzione. Certamente, noi siamo i primi a dire che i docenti e tutto il personale scolastico deve svolgere il test sierologico e se positivo anche il tampone, sempre se messo nelle condizioni di farlo, ma occorre anche monitorare il personale con attenzione. La scienza ci dice che un individuo dopo i 55 anni è più esposto alle conseguenze del Covid? Allora è bene tenerne conto, comunicando agli stessi docenti, Ata e dirigenti scolastici le linee di comportamento di esami diagnostici da seguire per verificare la compatibilità o meno della loro presenza nell’ambiente scolastico. Certamente, prima che dal ministero dell’Istruzione, il quadro di chiarezza deve partire da quello della Salute e della Funzione Pubblica. E bisogna farlo prima di subito”.

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Si è appena concluso l’incontro con il comitato tecnico scientifico del ministero dopo la firma dei protocolli per il rientro a scuola in sicurezza

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 agosto 2020

Fermo restando che si ritiene indispensabile che le scuole aprano regolarmente secondo i calendari regionali a partire dal 14 settembre, restano da definire numerosi dettagli non discussi nei protocolli, “dal Rapporto del ISS appare chiaro che il referente COVID per sede scolastica appaia come una figura di natura dirigenziale, visto che l’incarico ai sensi del punto 1.3.2 può essere assunto dallo stesso dirigente scolastico, ci si chiede pertanto se ci siano dei criteri per la sua individuazione o se ogni istituto ne avrà dei propri” commenta Gianmauro Nonnis “tale figura deve essere adeguatamente formata, il che significa che l’individuazione di tali figure deve avvenire prima dell’avvio dell’anno scolastico al fine di effettuare la formazione prima dell’ingresso del personale e dell’utenza, ovvero gran parte degli istituti è già in ritardo”.“Altro punto critico per cui non si trovano linee guida sono le attività convittuali” ha ribadito Nanni Saccone che con il DS Vito Lo Scrudato completano la delegazione “si potrebbero adattare le indicazioni per i dormitori e i casermaggi ma occorre agire velocemente”. Resta poi il problema legato alla valutazione del rischio biologico già sollevata in occasione del primo protocollo per gli Esami di Stato e ribadita nelle successive sedute per il riavvio in sicurezza dell’anno scolastico, espressamente indicata nel Rapporto ISS “quando di una fonte pericolo non si conoscono i contorni la valutazione del rischio collegata deve essere massima, il che significa che in questo momento tutti i DVR degli istituti d’Italia devono adeguare le valutazioni e per contro, devono prendere misure compensative che garantiscano equivalenti livelli di sicurezza” afferma Marcello Pacifico “il TU sulla sicurezza inoltre parla chiaro, laddove occorre sorveglianza sanitaria occorre individuare un Medico Competente del Lavoro, così come riportato al punto 1.4 del Rapporto ISS, appare quindi necessario in questa fase che tutti gli istituti siano posti sotto sorveglianza sanitaria e il MCL diventi obbligatorio per tutti gli istituti” conclude Marcello Pacifico “in questo momento tale obbligo è relativo solo alle misure di “sorveglianza sanitaria eccezionale” di cui al decreto 83/2020 per i lavoratori fragili”.

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I Protocolli dei Savi di Sion

Posted by fidest press agency su domenica, 27 gennaio 2019

Sono un libro antisemita scritto dalla polizia segreta russa all’inizio del ‘900, che descrive un fantomatico piano segreto degli ebrei per conquistare e controllare il mondo attraverso finanzia, massoneria e media.Venne spacciato per un verbale di una riunione svoltasi fra i capi dell’ebraismo mondiale, i Savi di Sion per l’appunto. Ovviamente la riunione non ebbe mai luogo e l’ebraismo mondiale non aveva e non ha capi che lo guidino verso chissà quale obiettivo.Il testo comparve per la prima volta in una pubblicazione delle “Centurie nere” – un gruppo della destra ultranazionalista vicino alla polizia segreta russa – nel 1903, anno in cui questa collezione di plagi unita ad altri testi antisemiti servì a giustificare le disfatte dell’Impero russo, utilizzando gli ebrei come capro espiatorio.
Negli anni successivi i Protocolli dei Savi di Sion furono la risposta alle isterie del popolo russo, preoccupato per la sconfitta con il Giappone e la successiva rivoluzione. Risposta che ben presto si tramutò in pogrom, le persecuzioni della autorità locali russe ai danni degli ebrei.Il falso travalicò i confini russi agli inizi degli Anni 20 per approdare in Regno Unito, Francia e Germania e infine negli Stati Uniti. E fu proprio negli Usa che l’industriale Henry Ford ne fece stampare mezzo milione di copie.Nel 1921 il quotidiano britannico Times dimostrò che i Protocolli dei Savi di Sion erano un falso, scoprendo, fra l’altro, che un brano citato si riferiva al “Dialogo agli inferi tra Machiavelli e Montesquieu”, nei quali i piani per dominare il mondo sono attribuiti a Napoleone III.
Nonostante questo, il testo ebbe successo nella primo dopo guerra in Germania che ne fece uso per giustificare la disfatta bellica. Alla fine del secondo conflitto mondiale, la diffusione dei Protocolli dei Savi di Sion ebbe una flessione in Occidente per poi esser riportati in “auge” da alcuni leader politici del Medio Oriente, che lo utilizzano ancora oggi per attaccare Israele, attribuendogli la falsa volontà di dominare il mondo.

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Fino al 21 ottobre “Panorama Diabete Forum”

Posted by fidest press agency su domenica, 18 ottobre 2015

diabete_21-300x224Riccione. Un ‘esercito’ di quasi 1500 professionisti al congresso ‘Panorama Diabete’ organizzato ogni due anni dalla Società Italiana di Diabetologia – SID a Riccione. E oltre ai diabetologi saranno presenti centinaia di dentisti, rappresentanti delle associazioni di volontariato, ospiti e nutriti staff di aziende del settore, che presentano decine e decine di relazioni e interventi scientifici altamente qualificati. Il congresso che si apre proprio con una serie di tavole rotonde animate da rappresentanti dell’industria, delle istituzioni e della SID, su temi di interesse per la diabetologia sarà quest’anno dedicato alla memoria di Egidio Archero, presidente eletto di Diabete Italia tragicamente scomparso due giorni fa a Roma in un incidente stradale. Incontri all’insegna di collaborazioni virtuose tra associazioni scientifiche e aziende per arrivare a definire nuovi protocolli di ricerca. In un tempo in cui si guarda con sospetto o si parla apertamente di ‘collusioni’ con le aziende del farmaco, SID a testa alta e in un’ottica di assoluta trasparenza organizza queste tavole rotonde in occasione dell’incontro biennale di ‘Panorama Diabete’ proprio a sottolineare quanto siano limpidi i rapporti della nostra società scientifica con le istituzioni da una parte e l’industria dall’altro. Lo scopo è quello di mettere a punto strategie di ricerca e protocolli di trattamento che aiutino tutti a vivere meglio.Un’occasione anche per ricordare a tutti la straordinaria eccellenza della ricerca diabetologica italiana nel panorama nazionale; prova ne sono i 500-600 lavori pubblicati annualmente da membri SID. Ricerca che però ha bisogno di fondi per essere sostenuta e per poter proseguire nel suo cammino. E’ anche per questo che è indispensabile continuare a costruire, giorno dopo giorno, rapporti virtuosi con le agenzie regolatorie, le istituzioni e naturalmente le aziende. Aziende che stanno facendo in maniera egregia la loro parte. Ne sono esempi eccellenti la MSD con i 400mila euro devoluti a favore della ricerca diabetologica e le 16 borse di ricerca assegnate ad altrettanti giovani ricercatori. Ma anche la Ely Lilly che coni i suoi travel grant ha consentito a oltre venti giovani ricercatori italiani di partecipare all’ultima edizione del congresso dell’EASD per presentare le loro ricerche.Di fronte all’assenza totale di fondi pubblici per l’attività formativa del team diabetologico, merita un plauso e va giustamente e pubblicamente riconosciuta la generosità delle aziende che con i loro contributi incondizionati consentono di mantenere queste attività.

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Accordo As Roma – Policlinico universitario campus bio-medico

Posted by fidest press agency su martedì, 27 marzo 2012

La AS Roma ha sottoscritto una convenzione con il Policlinico Universitario Campus Bio-Medico a supporto dello Staff Medico della Società, per attività sanitarie della prima squadra, del settore giovanile e del personale del club. L’accordo, che non ha vincoli di esclusività per le parti, riguarda visite specialistiche, esami diagnostici e di laboratorio. Un team multispecialistico dedicato risponderà a tutte le esigenze dei giallorossi in campo sanitario. Oltre all’attività assistenziale c’è anche la volontà di sperimentare protocolli di cura volti ad arricchire gli attuali programmi di recupero degli atleti.“Il valore legato allo stato di salute dei giocatori – ha dichiarato Paolo Sormani, Direttore Amministrativo del Campus Bio-Medico– è la migliore riprova della credibilità del nostro Policlinico Universitario. Questa convenzione è un certificato di qualità di cui siamo orgogliosi”.Struttura Ospedaliera all’avanguardia, inaugurata nel 2008, il Policlinico Universitario Campus Bio-Medico è ubicato a Trigoria, non lontano dai campi di allenamento del Centro sportivo “Fulvio Bernardini”. Ubicato al centro del campus universitario, il Policlinico copre con ventisei aree specialistiche tutti i principali ambiti di cura. Tra i più recenti programmi di sviluppo ha introdotto in ambito chirurgico l’utilizzo di tecnologia robotica.
“Questa convenzione – ha spiegato l’amministratore delegato dell’AS Roma, Claudio Fenucci – si affianca al rapporto esistente con il Policlinico Gemelli dell’Università Cattolica e completa, sia sotto il profilo professionale che sotto l’aspetto logistico, le strutture a supporto dell’attività sanitaria dello Staff medico del nostro club”.

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Infezioni ospdedaliere

Posted by fidest press agency su martedì, 13 dicembre 2011

Le infezioni urinarie sono le più frequenti, seguite da polmoniti e infezioni da ferite chirurgiche. L’80% di tutte le infezioni “in corsia” riguarda quattro sedi principali: il tratto urinario, le ferite chirurgiche, l’apparato respiratorio e le infezioni sistemiche. Quelle del tratto urinario, da sole, raggiungono il 35-40%. Negli ultimi quindici anni però si sta assistendo ad un calo di questo tipo di infezioni, e a un aumento di quelle sistemiche, tra cui le polmoniti, a causa della presenza di ceppi batterici resistenti agli antibiotici, visto il largo uso di questi farmaci a scopo preventivo o terapeutico. Le infezioni della ferita chirurgica, rappresentano dal 20 al 30% delle infezioni ospedaliere e contribuiscono fino al 57% di giorni in più di ricovero e al 42% dei costi extra per il sistema sanitario. In questo panorama, particolare attenzione la meritano i pazienti oncologici che presentano un rischio maggiore di infezione derivante principalmente dalle caratteristiche proprie della malattia tumorale e dalle terapie immunosoppressive necessarie. Oggi all’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena in occasione del “First International Conference On nosocomial infections and cancer”, esperti internazionali si riuniscono per affrontare il problema in modo interdisciplinare. Ogni anno in Europa sono circa 25.000 i decessi causati da infezioni provocate da batteri resistenti ai farmaci. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) indica che in Europa la resistenza agli antibiotici “di ultima linea” è in aumento. E’ ormai una realtà accertata in diversi paesi che la resistenza agli agenti patogeni che sono spesso all’origine di polmoniti e di infezioni delle vie urinarie in ambiente ospedaliero si va accentuando in tutta l’UE. In Italia, ad esempio, emerge come sia in preoccupante aumento la resistenza ai carpabenemi in Klebsiella pneumoniae, passata dal 1,4% del 2009 al 16% del 2010. I carbapenemi sono farmaci di “ultima generazione” utilizzati per infezioni gravi, si comprende pertanto come l’antibiotico-resistenza sia un vero rischio per la salute pubblica che necessita di sistemi di sorveglianza sempre più organizzati tra ospedali e governi regionali e nazionali.
Esperti in malattie infettive, oncologia clinica, dermatologia e oncologia chirurgica si confrontano sulla difficoltà dell’utilizzo, in ambito oncologico, delle linee-guida per prevenire le infezioni ospedaliere, per la complessità della patologia e delle terapie. “Nonostante vengano attuate tutte le procedure necessarie per ridurre il rischio infettivologico nei malati oncologici – spiega Luigi Toma, infettivologo degli Istituti Regina Elena e San Gallicano e coordinatore scientifico dell’evento – questi ultimi sono tra i pazienti a maggior rischio, non solo per la patologia tumorale ma anche per altri fattori quali l’immunodeficienza secondaria alla malattia ed ai relativi trattamenti e l’età avanzata che spesso si accompagna anche ad altre patologie come il diabete, l’anemia, l’insufficienza renale e le cardiopatie.”“Per questi motivi – prosegue Toma – le terapie anti-infettive nei pazienti oncologici sono particolarmente complesse ed ancor più difficili risultano le decisioni terapeutiche quando sono causate da germi multi-resistenti.” “Il rischio clinico e le infezioni correlate all’assistenza sanitaria – afferma il Prof. Lucio Capurso, Direttore Generale IFO – richiedono l’adozione e l’applicazione di protocolli di prevenzione in cui sono coinvolte figure professionali multidisciplinari a garanzia della sicurezza dei pazienti e per lo sviluppo di un sistema sanitario di qualità e vicino alle esigenze dei cittadini.” Secondo gli esperti è fondamentale l’organizzazione di sistemi di sorveglianza che permettano di definire le caratteristiche epidemiologiche delle diverse strutture ospedaliere e dei diversi reparti. Solo con l’analisi dei dati locali si potranno valutare le necessità specifiche dei singoli centri e l’efficacia degli interventi. Infine, nell’ambito del convegno viene presentata L’ANCIO – L’Associazione Nazionale Contro Infezioni Ospedaliere – una iniziativa nata in modo spontaneo dai pazienti sensibili al fenomeno. (Lorella Salce)

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Sostenere la ricerca sulla eds

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 dicembre 2010

“Esiste un gruppo di malattie degenerative rare, caratterizzate da difetti di struttura e di produzione dei collageni, di cui vanno caratterizzati i nuovi geni responsabili, per le quali vanno messi a punto efficaci protocolli terapeutici ”. Così l’On. Dott. Domenico Scilipoti (IDV), con riferimento all’EDS, una sindrome di origine genetica, quindi non curabile, che si presenta con affezioni a carico di ossa e legamenti. “Il Governo deve farsi carico delle terapie sintomatiche che, anche se non sono risolutive, possono migliorare la qualità della vita”. “Si pensi che i bambini affetti da EDS – continua il deputato di Italia dei Valori – hanno difficoltà ad alzarsi dal letto, a scrivere, a masticare o inghiottire, persino a giocare. Adulti e bambini sono soggetti a lussazioni spontanee a polsi, mandibole, spalle, gomiti, anche, con dolori acuti continui che richiedono stressanti terapie, fonte di sofferenza psicologica costante”. “Bisogna lottare e non demoralizzarsi – conclude l’On. Dott. Scilipoti (IDV) –  Nel frattempo, è necessario agevolare l’accesso ai centri italiani ed esteri attrezzati per le terapie lenitive dell’EDS e sostenere il programma di ricerca: nessuno sforzo, nessuna ricerca devono essere trascurati”. (Dott. Giuseppe Cuschera)

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Medicina Integrata

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 novembre 2010

Roma 11 Dicembre 2010 a partire dalle ore 9.00 presso la Sala Flajani del Museo Storico dell’Arte Sanitaria presso l’Ospedale S. Spirito in Lungotevere in Sassia 3, incontro teorico-clinico sulla: “Medicina Integrata: Ormoni omeopatizzati e organoterapici in Ginecolocia” Verranno trattati argomenti quali l’inquadramento nosologico dell’Organoterapia e Ormonterapia; Efficacia terapeutica di questi rimedi nella forma diluita e dinamizzata ed infine verranno presentati i protocolli terapeutici. Relatore dell’evento sarà il Dott. Giancarlo Balzano (Medico chirurgo, Specialista in Ginecologia e Ostetricia, Presidente dell’Associazione Nazione di Ginecologia Olistica). Il Corso è riservato a medici, farmacisti e professioni sanitarie. L’incontro è gratuito previa iscrizione entro il 4 Dicembre 2010.

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Per l’uso della pillola abortiva

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 luglio 2010

Dimissioni anticipate sconsigliate, accertamento della comprensione linguistica nelle donne straniere, divieto della Ru486 per le minorenni senza il consenso dei genitori: sono alcuni dei punti contenuti nelle linee di indirizzo elaborate dalla commissione del Ministero della Salute sul metodo farmacologico RU 486 e sulle modalità per la raccolta dei dati utili al monitoraggio del suo impiego, presentate il 20 luglio 2010. Le linee di indirizzo intendono uniformare i livelli di sicurezza nell’impiego del farmaco a livello nazionale, anche attraverso l’adozione di protocolli comuni, prevedendo, inoltre, una esaustiva informazione alla donna sulle tecniche di interruzione volontaria di gravidanza di tipo medico e chirurgico, sui relativi rischi e le possibili complicanze, per definire, conseguentemente, percorsi assistenziali omogenei. La procedura di interruzione volontaria di gravidanza farmacologica si articola in diverse fasi, con estrema variabilità circa i tempi e le modalità con cui viene completata. I criteri di ammissione della donna al trattamento si basano su: datazione ecografica – età gestazionale entro 35 giorni; – documento/certificato di richiesta Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG); – consenso informato, debitamente compilato e sottoscritto; – disponibilità al ricovero ordinario fino a completamento della procedura; – disponibilità ad effettuare il controllo a distanza, entro 14-21 giorni dalla dimissione. Devono quindi essere presi in considerazione criteri clinici, da affidare alla valutazione del singolo medico (p. es. problemi psicologici a sottoporsi ad intervento chirurgico, allergie a farmaci anestetici, difficoltà anatomiche), e criteri non clinici (in primo luogo la garanzia che la donna abbia chiaramente compreso il percorso e la possibilità che vi aderisca compiutamente). È fortemente sconsigliata la dimissione volontaria contro il parere dei medici prima del completamento di tutta la procedura, perché in tal caso l’aborto potrebbe avvenire fuori dall’ospedale e comportare rischi anche seri per la salute della donna.

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