Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘province’

Province: Fp Cgil, basta propaganda, risposte a cittadini e lavoratori

Posted by fidest press agency su martedì, 30 aprile 2019

“Sarebbe ora di finirla di utilizzare le Province per mera propaganda elettorale. Smettiamola con le strumentalizzazioni che da anni investono questi enti e diamo certezze ai cittadini, che rivendicano servizi adeguati, e alle lavoratrici e ai lavoratori, che meritano rispetto”. Così la Funzione Pubblica in merito al dibattito sulle Province, nell’aggiungere: “Invece di usare questo argomento, dandolo in pasto al tritacarne mediatico, il governo dovrebbe impegnarsi a trovare le risorse necessarie per consentire agli enti di chiudere i loro bilanci”.La Funzione Pubblica Cgil ricorda come “i prelievi forzosi applicati alle casse delle province, pari a oltre 4,3 miliardi dal 2013 a oggi, hanno prodotto una situazione di dissesto generalizzato, producendo danni ingenti sui lavoratori e sui cittadini. Servizi come, ad esempio, la manutenzione di strade e scuole in molte realtà non sono da tempo erogati, per non parlare poi del mancato pagamento di stipendi, così come di tantissimi enti in situazione di vero e proprio dissesto, vedi il caso delle province siciliane. È ora di smetterla di speculare su questi enti e di cominciare a dare risposte e certezze ai cittadini e ai lavoratori”, conclude.

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Le autonomie locali

Posted by fidest press agency su martedì, 15 agosto 2017

Nave_da_crocieraCi chiediamo ora che più di qualcuno tra i «signori che contano» ha la possibilità di meditare più a lungo, magari sotto un ombrellone o in una baita di montagna o in una crociera su una “barca di famiglia” dal pavimento maiolicato, se non si possa fare una riflessione in più sul modo come permettere alle esangui casse dello Stato di cambiare effettivamente logica di prelievo che non sia il solito andazzo con le manovre grandi e piccole che siano di aggiustamento, a mezza stagione, dei conti pubblici. L’unica possibilità sarebbe quella di porre mano alla più logica ed opportuna riforma strutturale nel sistema di organizzazione dello Stato e delle sue rappresentatività. Pensiamo, ad esempio, a due riforme tra tutte le possibili: quella di abolire le province (rammentiamo che il pateracchio che è stato creato non ha abolito le province ma ha generato una sua mutazione nel peggiore dei modi) e l’altra le Asl. Per entrambe sappiamo bene che a tenerle in piedi non vi sono ragioni di altro motivo se non politiche e di poteri clientelari. Non si tratta, ovviamente, di licenziare gli addetti a tali servizi ma, semmai, di trasferirli in altri settori potenziandoli (regioni, comuni, ospedali, centri assistenziali di varia natura e di primo intervento). Tutto questo è possibile perché in tali ambiti abbiamo uno sviluppo tecnologico molto basso ed elevarlo significa automatizzare servizi che oggi richiedono l’impiego di molte unità il cui utilizzo sarebbe prezioso altrove. Pensiamo alla mancanza di personale infermieristico nei nosocomi. Pensiamo, inoltre, alle mancate potenzialità di utilizzo di quella massa di ex-lavoratori che possono agevolmente e sia pure in part-time assolvere compiti delegati dalle amministrazioni locali per il controllo del territorio, per i rilievi dei prezzi al consumo, per presidiare le scuole, per rendere, tutto sommato, più agevole la vita dei cittadini in quelle aree di maggiore intensità abitativa e che notoriamente sono carenti di servizi. Perché quelli che contano nel “Palazzo” non incominciano a pensarci, almeno un poco? Forse ci vuole proprio un colpo di sole o una doccia ghiacciato per scuotere una indifferenza così marcata verso le soluzioni più logiche anche se è necessario dover pestare qualche callo di troppo? (Riccardo Alfonso direttore Centro studi sociali e politici della Fidest da “Lezioni di politica”)

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Province: La commedia dell’ipocrisia

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 maggio 2017

del rio grazianoSul salvataggio di Province e Città Metropolitane, in questi giorni, stiamo assistendo alla messa in scena di una vera e propria “commedia dell’ipocrisia”. 33 parlamentari del PD hanno presentato una serie di emendamenti alla “manovrina 2017”, per aumentare il finanziamento alle funzioni fondamentali di questi Enti, dimenticandosi che sono stati proprio loro, votando la legge Delrio prima, e tutte le leggi di stabilità dopo, ad affossare Province e Città Metropolitane – dichiara l’Esecutivo nazionale di USB P.I. -Enti Locali. Addirittura si è scomodato anche l’ex premier Renzi, che a caccia di voti e consensi, ha dichiarato che le Province vanno aiutate. Piuttosto che fare dichiarazioni di comodo, farebbe bene a ricordarsi della sonora sconfitta ricevuta il 4 dicembre 2016 al referendum da lui stesso promosso, anche per cancellare definitivamente gli Enti di area vasta dalla Costituzione – continua l’Esecutivo. Attori di rilievo nella “commedia”, anche i sindacati complici che proclamano iniziative nazionali a sostegno di Province e Città Metropolitane. Per fortuna i lavoratori non hanno la memoria corta e ricordano benissimo l’accordo siglato dalle tre Confederazioni nel 2013 a Genova con Confindustria, dove si prevedeva in maniera esplicita l’abolizione delle Province.Tornando sul referendum, non va inoltre dimenticato che questi sindacati hanno avuto un atteggiamento molto ambiguo, con la UIL e la CGIL che non hanno preso posizione, mentre la CISL si è apertamente schierata per il “SI”, che significava appunto l’abolizione delle Province. Ci vuole proprio una faccia di bronzo, a presentarsi oggi davanti ai lavoratori e dichiarare di fare i loro interessi!.L’USB aveva da subito preannunciato il disastro che avrebbe travolto questi importanti Enti istituzionali e che è sotto gli occhi di tutti. La vertenza delle Province è tutt’altro che conclusa e necessita di una lotta coerente e continua a sostegno dei lavoratori e dei servizi pubblici essenziali per i territori da esse erogati. Oggi presenteremo alla V Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione della camera una nostra proposta articolata a modifica ed integrazione della c.d. “manovrina 2017” all’interno della quale sono ricompresi anche gli interventi per Province e Città Metropolitane– conclude l’Esecutivo nazionale.

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Manovra economica: Più risorse alle province

Posted by fidest press agency su sabato, 20 maggio 2017

renato-brunettaIl presidente dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta, e il parlamentare azzurro Roberto Occhiuto, hanno ricevuto questo pomeriggio, presso i propri uffici a Montecitorio, una delegazione dell’Unione delle Province Italiane – accompagnata dal responsabile Enti locali di Forza Italia, Marcello Fiori –, in merito al cosiddetto decreto manovrina che stanzia risorse ridicole per le Province, assolutamente insufficienti per garantire servizi alla collettività.All’incontro hanno partecipato: Achille Variati, Sindaco e Presidente Provincia di Vicenza, Presidente UPI; Marco Filippeschi, Sindaco e Presidente Provincia di Pisa, Vicepresidente UPI; Carlo Riva Vercellotti, Presidente Provincia di Vercelli, Vicepresidente UPI; Nicola Valluzzi, Presidente Provincia di Potenza, Sindaco di Castelmezzano; Eleonora Della Penna, Presidente Provincia di Latina, Sindaco di Cisterna di Latina; Antonfrancesco Vivarelli Colonna, Sindaco e Presidente della Provincia di Grosseto; Nicola Giorgino, Presidente Provincia Barletta-A-T, sindaco Andria; Antonio Pettinari, Presidente Provincia di Macerata, Presidente UPI Marche; Antonio Di Marco, Presidente Provincia di Pescara, Presidente UPI Abruzzo.“Forza Italia è dalla parte delle Province – afferma Brunetta – e giudica assurdo il comportamento del governo. Negli ultimi anni abbiamo denunciato dapprima l’assurda riforma Delrio e nei mesi scorsi la cattiva riforma Costituzionale di Renzi, poi bocciata dai cittadini al referendum. Provvedimenti miopi, contro il territorio, contro gli amministratori.Già dai prossimi mesi si dovrà ragionare su una futura riorganizzazione degli enti locali, Renzi ha fallito e il prossimo Parlamento dovrà intervenire per correggere le atroci storture introdotte durante i suoi mille giorni.Per tentare di risolvere, in parte e a stretto giro, alcuni dei problemi sul tavolo, chiederemo un incontro, per i primissimi giorni della prossima settimana, al presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, per rappresentargli il grido di dolore che viene dai territori e per fare in modo che il cosiddetto decreto manovrina sia modificato per dare alle Province le risolse necessarie per far fronte alle primarie emergenze da affrontare da qui alla fine dell’anno”, conclude Brunetta.

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Lavoro e finta abolizione delle Province

Posted by fidest press agency su domenica, 4 settembre 2016

abolizione provincieChe la riforma “Delrio” con la quale si paventava trionfalisticamente l’abolizione delle Province fosse una truffa a danno degli italiani si era visto non appena si è dato attuazione, con le amministrazioni provinciali tuttora in piedi con compiti e funzioni in parte rimaste ed in parte non del tutto chiare per salvare qualche poltrona lì e là, a discapito di migliaia di dipendenti che oggi sono stati costretti a lasciare le loro mansioni e le proprie competenze accumulate – per molti – negli anni, per spostarsi, se gli va bene, in altri enti o amministrazioni dello Stato. Se va bene, dicevamo, perché proprio in data odierna, fissata quale start day per il passaggio alle nuove amministrazioni, molti dei dipendenti che provenivano dalle province si sono visti rifiutare letteralmente l’assegnazione al nuovo incarico presso le amministrazioni riceventi. Non dimentichiamo, infatti, che il pasticciaccio brutto è stato proprio determinato dalla riforma stessa e dai suoi provvedimenti attuativi a partire da quello emanato dal Dipartimento della Funzione Pubblica, che con decreto del Direttore dell’Ufficio per l’organizzazione ed il lavoro pubblico n. 11)-14647299 del 10.08.2016, pubblicato sul portale “mobilità.gov”, a conclusione della prima fase di mobilità disciplinata dal D.M. 14.09.2015, emanato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri — Dipartimento della Funzione Pubblica “Criteri per la mobilità del personale dipendente a tempo indeterminato degli enti di area vasta dichiarato in soprannumero, della Croce Rossa italiana, nonché dei corpi e servizi di polizia provinciale per lo svolgimento delle funzioni di polizia municipale”, ha assegnato i dipendenti delle province a determinate amministrazioni senza però un’effettiva e puntuale verifica delle singole professionalità e dell’effettivo bisogno delle stesse presso i nuovi incarichi. A segnalarci la gravissima questione che coinvolgerebbe migliaia di dipendenti delle province e degli enti indicati nel su citato decreto, due lavoratrici della provincia di Lecce le quali, destinate ai Comune di Lequile e Presicce (Le), si sono viste rifiutare l’assegnazione in data odierna non prima di aver comunque diffidato l’amministrazione comunale, in assenza di apposita convocazione, a renderle loro possibile l’esecuzione della prestazione lavorativa. Insomma, moltissimi lavoratori si troverebbero in un limbo giuridico, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, che deve essere immediatamente sostituito dalla certezza del diritto al proprio posto di lavoro. Che il governo batta un colpo!

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Global Day of Action for the climate

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 settembre 2015

attivisti greenpeace1Greenpeace activists and supporters around the world, from South East Asia to northern Europe, from India to South America, are joining a worldwide day of action on Saturday, to urge their governments to tackle climate change.Their actions, from street theatre to demonstrations, are highlighting the need for the world to phase out fossil fuels and move to 100% renewable energy for all.In some countries, these #ActionsforClimate have already begun. Banksy-style street art appeared overnight in Belgium, naming and shaming the politicians who are refusing to tackle climate change. In Indonesia, activists are holding a renewable energy festival in Jogjakarta province, which is over-shadowed by several coal-fired power plants. http://www.Actionsforclimate.org This is the second Global Day of Action, timed to coincide with the UN summit on the Sustainable Development Goals. Three of the goals directly address the need to combat climate change, conserve the oceans and manage forests in a sustainable way. There will be more #ActionsforClimate on the eve of the Paris climate conference, on November 29th, when Greenpeace will be joined by other environmental groups, united in our demand for action on climate change, with a strong binding agreement setting a long term goal of the phasing out of fossils fuels and the phasing in of 100% renewable energy for all. It’s a goal which Greenpeace has demonstrated is achievable by 2050, given the political will of the world’s leaders.

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Province: abolizione solo a parole

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 aprile 2012

Massimo Donadi, Italian politician (Italia dei...

Massimo Donadi, Italian politician (Italia dei Valori) (Photo credit: Wikipedia)

“Sulle province è in atto un vergognoso inciucio tra Pd e Pdl. A parole dicono di volerle razionalizzare, in realtà vogliono lasciare le cose come stanno. Insomma, dopo quella sul finanziamento pubblico ai partiti, è in arrivo un’altra riforma targata Gattopardo” lo dichiarano in una nota congiunta Massimo Donadi, capogruppo IDV alla Camera e David Favia, capogruppo IDV in commissione Affari costituzionali, commentando l’audizione informale del ministro Patroni Griffi di oggi in I° commissione. “Le province rimangono enti di secondo livello, con le stesse competenze di prima, ad esclusione dell’edilizia scolastica e lavoro. L’unica cosa che cambia è il sistema elettorale che, di fatto, peggiora le cose, poiché riserva l’elettorato attivo ai soli consiglieri comunali, cancellando il requisito di rappresentanza democratica. E’ chiaro il progetto: vogliono trasformare le province in terreno di spartizione, una vera e propria vergogna” sostengono Donadi e Favia.
“Una riforma di questo tipo non sta in piedi, è grave e inaccettabile: le province vanno abolite, non trasformate in enti che rispondono a logiche spartitorie. Sono enti inutili, dai costi eccessivi e per questo vanno cancellate. Ancora una volta, i partiti della maggioranza mostrano di avere più a cuore i propri interessi di bottega che quelli di razionalizzare e ridurre i costi della pubblica amministrazione. Questa è una riforma che grida vendetta alla quale ci opporremo in tutte le sedi e con tutte le nostre forze” concludono.

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Province: astuzie per non cambiare

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 febbraio 2012

“In parlamento c’è chi parla con lingua biforcuta. A parole, tutti si dicono favorevoli all’abolizione delle province ma poi, nelle commissioni, si ripropongono vecchi giochini gattopardeschi affinché nulla cambi” lo dichiarano, in una nota congiunta Massimo Donadi, presidente dei deputati di IDV e David Favia, capogruppo IDV in Commissione Affari costituzionali. “Ieri, alla prima riunione del Comitato ristretto della I commissione, siamo stati gli unici a insistere per l’abolizione delle province. Gli altri partiti, invece, Pd e Pdl in testa, continuano a proporre soluzioni pasticciate che, di fatto, mirano a lasciare le cose così come stanno. Questo in barba alle promesse fatte in campagna elettorale e alle 400 mila firme di cittadini che, con una proposta di iniziativa popolare, hanno chiesto l’abolizione delle province” spiegano Donadi e Favia. “La proposta del Pd di creare, al posto delle province, le cosiddette “aree vaste” è un’astuzia costituzionale, un modo come un altro per non abolirle. Così come quella del Pdl che vuole trasformare le province in enti di secondo livello ma che di fatto non le cancella” spiegano Donadi e Favia. “Noi chiediamo una misura draconiana. Le province vanno abolite perché sono inutili e costose e andremo avanti nella nostra battaglia” concludono i parlamentari IDV.

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Aiccre su abolizione province

Posted by fidest press agency su domenica, 11 settembre 2011

Italian Senate

Image via Wikipedia

L’AICCRE ribadisce il suo pieno appoggio alle proteste di ANCI, UPI e Conferenza delle Regioni che in una lettera al Governo hanno definito insostenibile la manovra economica ed invita anch’essa il Governo a riprendere il dialogo con tutti i livelli dei poteri territoriali. “Gli Enti locali e regionali e le Associazioni che le rappresentano hanno dimostrato non solo un alto senso di responsabilità ma anche una capacità propositiva: il loro sforzo va premiato”. Lo hanno detto Vincenzo Menna ed Emilio Verrengia, rispettivamente Segretario generale e Segretario generale aggiunto dell’AICCRE. “La manovra del Governo che investe gli Enti locali e regionali avrà pesanti ripercussioni sui servizi essenziali per i cittadini ed inoltre appare confusa sotto il profilo delle riforme istituzionali e non centra nemmeno lo scopo della riduzione della spesa pubblica”. Anzi, continuano i Dirigenti AICCRE: “la cancellazione delle Province rischia solo di far aumentare gli Enti territoriali di gestione e le spese conseguenti”. L’AICCRE, in particolare, sostiene “che il dibattito sull’abolizione delle Province non deve essere collocato sul piano del risparmio della spesa pubblica ma su quello squisitamente politico: l’abolizione significherebbe un grave ridimensionamento della rappresentanza politica dei territori”. Menna e Verrengia precisano: “non si tratta di salvaguardare questo o quell’altro livello di Ente locale, ma di organizzare il discorso in un quadro più ampio di Riforme strutturali che preveda finalmente anche nel nostro Paese un federalismo autentico, solidale e cooperativo. L’autentico federalismo si avrà soltanto con un rinnovato Senato che sia espressione delle Autonomie e delle Regioni. All’interno delle Regioni deve essere inoltre istituito il Consiglio delle Autonomie locali, in modo da non sostituire al centralismo dello stato quello regionale”.

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Province: gioco delle tre carte

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 agosto 2011

L’Aduc, associazione dei consumatori in una sua nota ci ricorda ciò che la memoria, sembra in tutti noi, politici compresi ovviamente, far difetto. Si tratta di una legge che aveva già previsto 21 anni fa l’abolizione delle grandi province. E questa “chicca” si aggiunge a quanto risulta ampiamente documentato dalle promesse dei politici all’alba dell’introduzione delle regioni nel lontano 1970. Allora si disse che avrebbero sostituito le province dando un nuovo assetto istituzionale al sistema paese modernizzandolo e armonizzando i costi della politica per renderli più funzionali alle attese dei cittadini. Parole, ancora parole. Promesse e ancora promesse. Più gli anni passano e più appaiono profetiche le parole del principe nel Gattopardo che alla calata dei garibaldini e alla sconfitta dei borboni aveva commentato laconicamente: tutto cambiare per nulla cambiare.
Oggi è un vergognoso rincorrersi di proposte e di suggerimenti, notizie e smentite sdegnate alle stesse salvo riproporle in altri modi e maniere. E’ un enorme “fumus” per farci digerire come male minore ciò che appare sempre più evidente: far pagare il prezzo maggiore ai soliti tartassati cittadini. E questi cittadini sembrano cascarci come pere cotte. Già si diffonde la tendenza all’adattamento, alla rassegnazione e alla ricerca del meno peggio cercando ognuno per conto suo di ammortizzare i maggiori costi con qualche piccolo stratagemma considerato salvifico anche se alla prova dei fatti diventerà illusorio. Ma nel momento che i poveri cristi se ne accorgeranno sarà troppo tardi. E il giochetto è fatto. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Il futuro delle province

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 luglio 2011

Torino 22 luglio alle ore 18 presso la sede di via Stampatori 6. Il dibattito sul ruolo e l’utilità delle Province si è riacceso ed esasperato dopo che la Camera ha pochi giorni fa respinto la proposta di legge per abolirle. C’è il rischio che superficialità e demagogia possano distruggere l’equilibrato sistema di autonomie locali previsto dalla Costituzione, che assegna alla Provincia il fondamentale compito amministrativo di area vasta. I Popolari piemontesi – che credono nelle autonomie locali, in continuità con il pensiero di Luigi Sturzo – intendono ragionare con cittadini e amministratori locali su come rendere più efficiente ed economico il governo del territorio, senza regredire sul piano del controllo democratico. Come base di discussione si partirà dai due articoli pubblicati su Rinascita popolare on-line (www.associazionepopolari.it) dal direttore Alessandro Risso, che hanno indotto significativi commenti.

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Ridurre costi politica

Posted by fidest press agency su martedì, 12 luglio 2011

È considerazione largamente condivisa tra i cittadini italiani che le Provincie siano diventate ormai un ente inutile; un ente intermedio, stretto tra le competenze dei Comuni e quelle delle Regioni, che non risponde al principio della sussidiarietà e, molto spesso, serve solo ad elargire stipendi, pagando soprattutto una classe di politici che là si assestano e vivacchiano. Molti, in fase di campagna elettorale, ne avevano promesso la soppressione, Pdl e Lega in testa. Il Parlamento, nei giorni scorsi, ha discusso della proposta di legge sull’abolizione delle Province, che è stata insabbiata proprio dal voto contrario di Lega e Pdl, con l’astensione determinante del Pd. FLI ha ribadito, sin dalla sua nascita, di essere, per davvero, a favore della riduzione dei costi della politica, interpretando così le esigenze e le richieste dei cittadini. Riteniamo prioritario, quindi, condurre una campagna che miri realmente all’abolizione delle Province e per questo abbiamo lanciato una raccolta firme sul sito http://www.aboliamole.it e, a partire dal 20 di luglio, saremo in tutte le piazze per raccogliere le adesioni. Lo dichiara l’on. Roberto Menia.

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Soppressione Province

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 luglio 2011

Il voto che ha mandato in cantina la “soppressione delle Province” contenuta in una legge proposta da Italia dei Valori continua a far discutere. Il Pd, che con il suo voto di astensione ne ha impedita l’approvazione, è stato invaso dall proteste dei suoi elettori enon ha trovato di meglio che attaccare oggi sull’Unità Italia dei Valori, sostenendo che si trattava di una legge inutile.
Dal Capitolo “Il costo delle province” di Andrea Giuricin (docente Università di Milano) e contenuto nel volume “Abolire le Province”, Rubettino Editore, 2010, si possono trarre i dati seguenti. Le province hanno una spesa complessiva di circa 16 miliardi di euro (2005). Di essi il costo complessivo del personale ammonta a circa 2 miliardi di euro. 4 miliardi (compreso il personale dedicato) sono classificati nella funzione “Amministrazione, gestione e controllo”: si tratta in larga parte degli uffici di supporto al funzionamento della struttura politica (cioè Consiglio provinciale, Giunta e Presidente). Le indennità e gettoni di presenza corrisposti a consiglieri, assessori e presidente costano tra 100-200 milioni di euro all’anno. Tra le suddette indennità ed i costi degli uffici di supporto si possono prudenzialmente quantificare in 1,5-2 miliardi di euro all’anno i risparmi conseguibili con la soppressione delle province (secondo altri si arriverebbe a 3 miliardi mentre Confesercenti si spinge a parlare di 7). La manovra 2012-2014 dell’Italia dei Valori ha previsto prudenzialmente un periodo di transizione con 0 risparmi nel 2012, 1,2 miliardi nel 2013 e 2 miliardi, a regime, a partire dal 2014. Le competenze più significative attuali delle province sono:
1. Gestione del territorio (strade provinciali) (3,5 miliardi nel 2005): in molte regioni sono state istituite società regionali, di cui sono socie le province, che di fatto non svolgono più direttamente il lavoro (es. Regione Veneto con Veneto Strade). Dunque non cambierebbe praticamente nulla.
2. Trasporti. Molte province gestiscono il trasporto pubblico extra-urbano (1,2 miliardi di euro), ma lo fanno con società partecipate e dunque ancora non cambierebbe nulla
3. Scuole superiori (2,5 miliardi), spesso in larga parte concentrate nei comuni capoluogo. Pertanto la loro gestione sarebbe facilmente trasferibile ai comuni (che già gestiscono scuole elementari e medie)
4. Controlli e autorizzazioni in materia ecologica (circa 1 miliardo). Ma ogni regione ha già un organismo denominato ARPA (Agenzia Regionale Protezione Ambientale), al quale potrebbero essere affidate tutte le competenze già in capo alle province
5. Approvazione Piani urbanistici comunali. Solo poche regioni ne hanno trasferito la competenza alle province. Potrebbero rifarsene carico
Per quanto riguarda il personale delle province, si tratta solo di riassorbire quella parte che oggi è di supporto all’apparato politico delle province, ciò che potrebbe avvenire nel giro di qualche anno attraverso il turnover. Il vero imbroglio è proprio nella proposta del Pd ed è la soppressione delle province nelle Aree Metropolitane, cioè la sostituzione della provincia con un altro ente: cioè risparmio zero.

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Firme contro Privilegi Casta e Abolizione Province

Posted by fidest press agency su domenica, 10 luglio 2011

“La nostra Associazione Assotutela.net ha deciso di iniziare la raccolta firme per un disegno di legge di iniziativa popolare contro l’abolizione dei Privilegi della Casta e contro l’Abolizione delle Province”. Lo dichiara in una nota il Segretario Nazionale dell’Associazione dei Cittadini Assotutela.net. Pietro Bardoscia. Ci fa enormemente piacere la notizia che anche l’Italia dei Valori procederà ad autunno nella raccolta firme contro l’abolizione delle Provincie. Assotutela lancia un appello all’On. Antonio Di Pietro per procedere insieme in questa raccolta firme, ma non solo per un disegno di legge di iniziativa popolare per l’abolizione delle Provincie ma anche per l’abolizione delle Pensioni d’Oro dei Parlamentari e delle Rendite Vitalizie dei Consiglieri Regionali.
La nostra Associazione si pone come Alternativa all’attuale classe politica incapace di recepire i reali bisogni del paese. I cittadini – prosegue Bardoscia – devono essere assistiti contro l’usura bancaria, contro l’ anatocismo, contro la malasanità, contro le ingiustizie sociali; i cittadini richiedono più lavoro e meno precariato, un maggior sostegno alla famiglia e la possibilità di crescere i propri figli in una società onesta. Assotutela.net – conclude Bardoscia – rinnova l’invito a tutti cittadini di scendere direttamente in campo, insieme alla nostra associazione, e diventare protagonisti attivi della propria vita e soprattutto del proprio futuro.

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Aboliamo le province: voto popolare

Posted by fidest press agency su sabato, 9 luglio 2011

In un comunicato l’Idv dichiara: “Dopo il voto di martedì 5 luglio, con cui una maggioranza trasversale portatrice di interessi di casta ha bocciato la nostra proposta di abolizione delle Province, noi non ci arrendiamo. Entro settembre, torneremo a raccogliere le firme tra la gente per un disegno di legge di iniziativa popolare: tutti insieme dobbiamo cancellare la parola ‘Province’ dalla Costituzione. Servono 50mila firme, ma siamo sicuri che in tanti ci darete una mano e alla fine saranno molte di più. E’ giunto il tempo di un nuovo patto, una rappresentanza reale, tra politica e cittadini, in cui quest’ultimi si muovono in prima persona.
C’è una parte della politica che vuole rimanere Casta e farà di tutto per mantenere i suoi vecchi e assurdi privilegi. Però, c’è anche chi immagina una nuova e diversa architettura dello Stato. Siamo convinti che non si debba rinunciare alle battaglie giuste, anche se difficili. Quella contro gli sprechi è una di queste. Il nostro lavoro di opposizione in Parlamento va in tale direzione: dopo la mozione per abolire le Province, proporremo di dimezzare le auto blu, il numero di parlamentari e cancellare i vitalizi di deputati, senatori e consiglieri regionali. Ma l’avventura dei referendum ci ha insegnato, se mai ce ne fosse stato bisogno, che l’azione in Parlamento non basta. La strada maestra è quella che passa attraverso i cittadini, fuori dai palazzi. Per questo, dobbiamo organizzare tutti insieme la raccolta di firme. In tanti direte: “Perché non facciamo altri referendum?”. Purtroppo lo strumento referendario, in questo caso, non si può utilizzare, perché per abolire le Province bisogna agire sulla Costituzione e non si possono sottoporre a referendum abrogativi le norme della Carta. Ma la raccolta firme sarà solo l’inizio. Sono convinto che quest’iniziativa, come è successo con i referendum, sarà la battaglia di un’intera società civile e non solo di una forza politica. E, grazie alla mobilitazione della cittadinanza attiva, che ha segnato i momenti più significativi della nostra storia recente, vincerà tutta l’Italia. Da qui partiremo, con chi ci vorrà stare, con altre proposte e altri referendum perabbattere finalmente i costi della Casta. La raccolta di firme ufficiale, tra documenti da presentare e gazebo da organizzare, partirà in autunno”.

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La Casta ha detto no all’abolizione delle province

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 luglio 2011

Ma noi non ci perdiamo d’animo e partiamo di nuovo all’attacco. Per colpa del riflesso “condizionato” della Casta si è persa una straordinaria occasione. Il messaggio al Paese è devastante: quando si tratta di rinunciare davvero ai privilegi, anche di fronte ad una manovra di 50 miliardi di euro, chiesti ai soliti noti, lavoratori dipendenti, famiglie e piccoli risparmiatori, non sa fare un passo indietro. Chi ha votato contro se ne assumerà le responsabilità davanti ai cittadini. Noi non ci arrendiamo e andiamo avanti perché siamo convinti, e gli italiani lo devono sapere, che un’altra finanziaria era possibile ed ancora oggi è possibile. Per questo, da qui fino all’approvazione della manovra finanziaria, ogni settimana, presenteremo una mozione per inchiodare il governo, proponendo precisi tagli ai costi della politica e delle inefficienze dello stato burocratico. Nelle nostre mozioni, che presenteremo ogni settimana, indichiamo un taglio preciso ai costi della politica e quale taglio invece non fare ai diritti dei cittadini.
1) Si parte con la mozione che chiede l’obbligo per i comuni con meno di 5mila abitanti di consorziare i servizi fondamentali. Si avrebbe un risparmio di 3 miliardi di euro che consentirebbe la cancellazione dei ticket, per cui si prevede un’entrata di 70 milioni, e il ripristino delle indicizzazioni delle pensioni, da 1,6 miliardi.
2) La seconda mozione riguarda la riduzione di auto e voli blu. Con i risparmi di 4 miliardi si sopprimerebbero i bolli per i depositi bancari.
3) La terza mozione e’ sul blocco delle consulenze inutili e la soppressione degli enti inutili, per un risparmio di 2 miliardi da destinare all’eliminazione del turn over nel pubblico impiego e alla riduzione del numero degli insegnanti di sostegno.
4) Infine, una mozione e un ordine del giorno sull’eliminazione dei vitalizi parlamentari e il taglio dei rimborsi elettorali da 2 miliardi.
Noi sappiamo dove trovare i soldi senza prenderli dalle tasche dei cittadini e facciamo sul seri (Massimo Donadi parlamentare Idv)

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Le province viste dal Pd

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 luglio 2011

Dichiarazione dell’On. Giorgio MERLO (PD) “L’abolizione delle Province non può rispondere solo ad un disegno populista, demagogico e di pura propaganda. Perché se quella logica dovesse prevalere, non capisco il perché non debbano essere eliminati anche tutti i Comuni al di sotto dei 15 mila abitanti, e poi accorpare alcune Regioni e infine ridurre il Parlamento a 100 deputati e 50 senatori. E magari anche abolire una Camera. Visto che, come diceva il vecchio Nenni, c’è “sempre un puro più puro che ti epura”, anche sul superamento delle Province la posizione responsabile, equilibrata e realistica del PD non può essere venduta come conservatrice. Fuorché qualcuno pensi che la democrazia sia ormai un lusso di cui si può fare tranquillamente a meno. Colpire gli sprechi sì, quindi, ma senza ridicole e grottesche parole d’ordine”.(n.r. i tanti scrupoli di cui si sono fatti oggetto i parlamentari del Pd sono oggi fuori tempo massimo. La verità è che 51 anni fa si introdusse l’istituto regionale con il solenne impegno d’abolire le province. Allora funzionavano molto bene eppure furono sacrificate sull’altare dell’idea regionale. Dopo qualche anno ci si rese conto che erano diventate superflue eppure non furono capaci di abolirle. Ora altri pretesti si aggiungono a quelli del passato per continuare a tenerle in piedi. Ebbene oggi più di ieri vi sono 15 miliardi di ragioni per chiudere loro i battenti. Siamo alla ricerca disperata di risorse e 15 miliardi non si possono buttare dalla finestra per degli scrupoli da certosini. La verità è, ovviamente un’altra. La provincia è una fabbrica di clientele politiche e perderle significa alienarsi taluni potentati. Ma qui i partiti non ci dicono che vogliono fare gli interessi del popolo? E gli interessi del popolo vanno proprio per l’abolizione di un istituto superfluo. E’ durato fin troppo a lungo: oltre 50 anni.)

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Abolizioni delle province: la figuraccia del Pd

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 luglio 2011

Davide Zoggia, responsabile Enti Locali Pd scrive: “Il PD alla Camera si è astenuto sulla proposta di cancellazione delle Province perché non è cancellando una parola che si risolve il problema dei costi della politica. Esiste una nostra proposta per quanto riguarda il riordino complessivo del sistema delle autonomie locali e delle regioni e in questa si colloca anche quella specifica relativa alle province. Un riordino che non deve e non può avvenire indipendentemente da una nuova e più snella visione dello Stato, per fornire così servizi efficienti e non duplicazioni burocratiche. Ecco perché non è sufficiente dire che si aboliscono le province. E’ facile demagogia tracciare un segno sulla parola province, sarebbe una operazione identica a quella fatta da Berlusconi con le grandi opere, con i famosi cartelloni pieni di segni che, da inchiostro, non si sono mai trasformati in infrastrutture. La nostra proposta è concreta e riorganizza il settore con veri tagli e grandi possibilità di risparmio, essa è già depositata in parlamento ed è visibile sul nostro sito internet all’indirizzo partitodemocratico.it/leggeprovince Se si vuole fare serio bisogna quindi dire a chi, una volta abolite , vanno le funzioni delle province, almeno quelle essenziali, come verrà dislocato il personale che oggi vi lavora. Altrimenti, parlare di costi della politica solo per le province diventa un modo per eludere il problema, per non affrontarlo mai sul serio. E i tempi di questa nostra riforma saranno brevissimi. Il paese va riformato e riavvicinato alle esigenze dei cittadini e in questo ci stiamo impegnando”. (n.r. tutto chiaro? Dopo 51 anni ci vengono a dire che non hanno ancora le idee chiare sull’abolizione delle province. Ma chi credono di prendere in giro? Queste panzane le possono raccontare agli ingenui e non certo a chi ha seguito queste vicende sin dalle dichiarazioni ufficiale dei politici di allora e sino ad oggi)

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Abolire le Province che costano 16 miliardi

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 luglio 2011

Costano 16 miliardi di lire, dovevano essere abolite dal 1970 (51 anni fa) in concomitanza con l’istituzione delle Regioni, poi dovevano essere accorpate e sostituite, almeno 14, dalle Aree Metropolitane previste da una legge del 1990 (21 anni fa), poi con la manovra economica-finanziaria dello scorso anno dovevano sparire quelle che avevano meno di 220mila abitanti. Nel programma elettorale del 2008 del PDL-Lega e del PD ne era prevista la abolizione o l’accorpamento. Con il voto di ieri si e’ rinviato tutto in attesa del Codice delle Autonomie e delle proposte parlamentari. Il motivo e’ evidente: 40 poltrone di presidente al PD, 36 al PDL e 13 alla Lega(!). Le competenze delle Province sono praticamente nulle e possono essere tranquillamente assorbite dalle Regioni e dai Comuni. Ovvio che non si risparmiano da subito 16 miliardi ma entro il 2014 si possono risparmiare ben 7 miliardi di euro (non milioni) che e’ l’equivalente dei tagli alla sanita’ previsti con l’attuale manovra economica. E questo l’arrosto dei costi della politica, altroche’ il fumo degli stipendi dei parlamentari. Insomma, abolire le Province e’ dura, perciò lunga vita ai Bostikiani (dalla nota colla superadesiva) che resteranno incollati alle loro poltrone provinciali. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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La politica del dire e non fare

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 luglio 2011

“Premesso che possiamo essere d’accordo con il ministro dell’Economia Tremonti che lo sviluppo non si fa con una legge e che i tagli ai costi della politica si fanno nel tempo, ci chiediamo per quale motivo la sua maggioranza, ieri, abbia votato contro la soppressione delle province, che certo sarebbe stato un importante e significativo primo passo in quell’azione di tagli ai costi della politica che tanti perseguono a parole e pochi nei fatti” lo dichiara in una nota, l’on. Antonio Borghesi, vicepresidente del gruppo IDV alla Camera.

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