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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 338

Posts Tagged ‘provvidenza’

Provvidenza di Dio e destino dell’uomo

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 novembre 2020

Roma 12 novembre 2020, ore 15:30 – Facoltà di Filosofia Pontificia Università Gregoriana Piazza della Pilotta 4 Provvidenza di Dio e destino dell’uomo Live streaming su bit.ly/provvidenzaDio La Facoltà di Filosofia della Gregoriana e l’Associazione Italiana di Filosofia della Religione (AIFR) organizzano il convegno “Provvidenza di Dio e destino dell’uomo”. La storia umana ha senso o è un non-senso? La questione della Provvidenza si può comprendere nei limiti della sola ragione? Su questo argomento interverrà il Prof. Francesco Paolo Ciglia (Università di Chieti-Pescara). A rispondergli l’intervento del Prof. Giacomo Canobbio (Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale) che affronterà l’esperienza del male da una prospettiva teologica. Per partecipare la sola partecipazione al successivo dibattito, moderato dal Prof. Andrea Aguti (Presidente AIFR), è necessario registrarsi all’evento sul sito http://www.unigre.it.

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Mussolini l’uomo della provvidenza

Posted by fidest press agency su martedì, 18 luglio 2017

HD-SN-99-02405Lo show mediatico in uno stabilimento balneare del Nord Italia di un nostalgico del fascismo ha riaperto per qualche settimana il dibattito su ciò che è stato il periodo della dittatura in Italia. Mussolini è stato per 20 anni osannato. Per 20 anni il prezzo pagato dai suoi oppositori è stato, nella migliore delle ipotesi, il confino per non parlare del delitto Matteotti e delle leggi antirazziali. Oggi a distanza di tanti anni si cerca di capire se la sua dittatura sia stata del tutto negativa o se ha prodotto qualcosa di buono. C’è chi in questi giorni ha espresso dei giudizi positivi sul periodo fascista e sul suo leader. Probabilmente in buona fede e pensa in questo modo di sentirsi al di sopra le parti e di saper giudicare con “obiettività” facendo da calmieratore dei vari giudizi storici che nel frattempo sono stati espressi in Italia e all’estero ritenendoli ora troppo severi e ora troppo blandi. A questo punto non dobbiamo dimenticare che Mussolini è il risultato di una classe politica litigiosa e diffidente che non riusciva a governare e che era incline a favorire poteri forti rappresentati dal mondo imprenditoriale, dagli ambienti militari e dalla borghesia uscita dalla guerra con le ossa rotte e beffeggiata nelle piazze dai comunisti e dagli anarchici. I nostri padri erano sotto il tiro di due “rivoluzioni” quella bolscevica e quella dei sostenitori di un governo autoritario del Paese. Vinsero questi ultimi, ma non si poteva governare senza mandare alle ortiche ogni idea di libertà, di giustizia, di democrazia. Sarebbe stato un contro senso per una dittatura. Lo stesso accadde in Russia, in

shoah-iSpagna con Franco e in Germania con Hitler. Ma non è tanto il discorso sul passato che oggi può preoccuparci quanto le possibili analogie che possono essere elaborate come se la storia potesse ripetersi pedissequamente. Oggi i partiti in Italia continuano a litigare e a dividersi e c’è anche chi pensa che la “formula mussoliniana” potrebbe essere riesumata per meglio governare e mettere tutti in riga anche se non proprio con il “passo fascista”. Per queste stesse persone i tempi sono maturi se si prende atto dell’insofferenza degli italiani per i politici, per le decisioni che si rinviano di continuo, per le lungaggini degli iter parlamentari, per la corruzione, per l’ordine pubblico compromesso, per le tante cose che non funzionano e che non si correggono per via dei numerosi veti incrociati di ordine clientelare, lobbistico, affaristico, ecc. Ancora una volta la risposta democratica è quella di sempre: mettere da parte le rivalità personali e mettersi intorno a un tavolo per costruire una società nei valori e nella giustizia nei contenuti e non solo a parole. Ogni altro avventurismo diventerebbe il rimedio peggiore allo sfascio esistente. (Riccardo Alfonso centro studi politici e sociali della Fidest)

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Il Mezzogiorno e le due Europe

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 agosto 2011

Molti autorevoli consulenti e terapeuti si sono avvicendati in questi ultimi anni al capezzale del malato di riguardo che per la circostanza si chiama Mezzogiorno. Da tutto ciò emerge una riflessione ed è che se non vogliamo che l’ammalato diventi incurabile, non dovremmo limitarci solo a inviare e sollecitare inviti al coraggio, a rinunciare al mito dello Stato Provvidenza, a fare tutto da sé, per superare quelle rigidità strutturali, che frenano l’avvento della flessibilità e della competitività nel mercato. Tutto questo è lodevole pensarlo se ci rifacciamo ai vecchi toccasana degli investimenti pubblici per sostenere una occupazione virtuosa, in nome di un nuovo Keynesismo. E nemmeno i modelli luccicanti, in questo caso, possono essere omologati per il Mezzogiorno che possono essere ora la Spagna, ora il Gallese ed ora gli U.S.A, il Canada e l’Australia, ecc. Per avere competitività occorre anche e prioritariamente un ambiente sicuro, ricettivo alla modernità, capace di governare le risorse, occorre una cultura locale, una vocazione alla impresa, soprattutto occorrono le infrastrutture, a cominciare da quelle formative e specialistiche, che garantiscono i presupposti di una valida competitività, anche tecnologica nel mercato. E soprattutto possiamo averlo con le speculazioni che svuotano il risparmio del Sud? Certo, mitica è diventata la speranza del posto fisso, ma mitica è anche quella competitività, che non ha alle spalle una forte consapevolezza dei mezzi e delle condizioni per razionalizzarla e realizzarla nel proprio ambiente. A chi spetta, ci chiediamo a questo punto, dare questa consapevolezza? Considerata la situazione l’interrogativo non solo è d’obbligo mentre la risposta resta, ovviamente, ancora in lista d’attesa.(Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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“Previdenza non Provvidenza”

Posted by fidest press agency su domenica, 22 maggio 2011

Italy - Abano Terme

Image via Wikipedia

Abano Terme 22 – 24 maggio 2011 Centro Congressi dell’Hotel Alexande. “Previdenza non Provvidenza”: è lo slogan del 48° Congresso della FEDER.S.P.EV. (Federazione Sanitari Pensionati e Vedove) che si terrà  ad Abano Terme. La relazione del presidente Eumenio Miscetti è incentrata sulla storia della Federspev che quest’anno compie 50 anni, preceduta dal Saluto delle Autorità. Per l’occasione saranno presenti autorevoli rappresentanti del mondo sanitario, politico e istituzionale. E’ quanto i medici, farmacisti e veterinari pensionati, che affluiranno nel centro termale da tutte le province italiane in rappresentanza degli oltre 20.000 iscritti alla Federazione, ribadiscono con forza sottolineando l’inadeguatezza dell’assegno previdenziale rispetto ai (lauti) contributi a valore reale versati nel corso della vita lavorativa. Sul tappeto congressuale i problemi (insoluti) di sempre: recupero del potere d’acquisto delle pensioni, ormai dimezzato, l’assurda decurtazione delle pensioni di reversibilità, l’adeguamento Istat al 100% della rendita previdenziale per ogni fascia d’importo.

Lunedì 23 alle ore 17, Alberto Lalli, direttore del Centro Studi termali Pietro D’Abano e Michele Poerio, primario otorinolaringoiatra, membro del Consiglio Superiore di Sanità, nonché segretario nazionale della Federspev terranno la Conferenza scientifica sui molteplici aspetti de “Il Termalismo oggi”, quale veicolo di salute e benessere.
Lunedì 23 alle 11.00 Eumenio Miscetti, Marco Perelli Ercolini e Michele Poerio, rispettivamente presidente, vice presidente e segretario nazionale della Federspev incontreranno la Stampa.
Le spinose problematiche dei pensionati saranno altresì oggetto di riflessione e confronto nella Tavola Rotonda “Previdenza non assistenza”in programma martedì 24 maggio dalle ore 9 alle 11.30. Introduce il dibattito Eumenio Miscetti, presidente nazionale della Federspev. Relatori: Marco Perelli Ercolini, vice presidente vicario nazionale della Federspev, Stefano Biasioli, segretario generale della ConfedirMit-P.A. (Confederazione dei Sindacati dei Dirigenti, Funzionari, Quadri e Professionisti della Pubblica Amministrazione), Carlo Sizia past president della Cimo-A.S.M.D. (Associazione sindacale medici dirigenti) e direttore della rivista “Medico ospedaliero e del Territorio”, Oriana Venturi, responsabile nazionale CIL (Confederazione Intercategoriale Lavoratori) Pensionati. Modera Franco Abruzzo, giornalista, esperto in materia previdenziale. http://www.federspev.it

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Letture de I Promessi Sposi

Posted by fidest press agency su martedì, 17 agosto 2010

Oropa 21 agosto, alle ore 21.00, nella Basilica Antica del Santuario di Oropa, Giancorrado Peluso e Giorgio Bonino interpreteranno alcuni brani de “I promessi Sposi”. La lettura drammatica di alcuni celebri passi del celebre romanzo manzoniano, profondamente cristiano, ripercorre la storia e il dramma delle vicende umane che si snodano senza mai perdere la fede nella Provvidenza. L’evoluzione dei protagonisti verrà narrata attraverso i passi del celebre Addio Monti, emotivamente intenso e altamente poetico. La Conversione dell’Innominato, dove la coscienza di un uomo “che nessuno aveva potuto umiliare e che s’era umiliato da sé”, spinta dall’inquietudine, insorge ad accusare la propria esistenza determinando l’inizio della crisi interiore e, dopo una lotta atroce con l’uomo vecchio, si ribella al male e aspira verso il bene. La peste, una delle peggiori piaghe dell’umanità, descritta meticolosamente nelle sue prime manifestazioni e nelle reazioni suscitate, fino alla pioggia purificatrice, promessa della speranza e della serenità, che chiude il racconto. La sceneggiatura, scritta da Flora Crescini e Giorgio Bonino, sarà interpretata da Giorgio Bonino, diplomato al Piccolo Teatro di Milano, doppiatore e attore attivo negli studi di Milano, e da Gian Corrado Peluso, professore di letteratura italiana, già preside della facoltà di Scienze dell’educazione dell’Università di Lima, collaboratore del Centro Culturale di Milano

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“Dio, mio Dio, ne valeva la pena?”

Posted by fidest press agency su domenica, 3 gennaio 2010

Lettera al direttore. Io credo che il teologo Vito Mancuso sia sulla via dell’ateismo. Nel nuovo libro “La vita autentica” torna a ripetere la sua idea del Principio Ordinatore impersonale. Così scrive a pag. 163: “La legge che presiede al farsi del mondo non è pensabile come provvidenza personale, bensì come logica impersonale che nel tendere all’armonia non si cura dei singoli. So bene che per qualcuno, abituato a pensare in termini di provvidenza personale, questa concezione può risultare fredda e inaccettabile, ma non se la deve prendere con me, bensì con chi ha stabilito che le cose del mondo debbano andare così. E che vadano così non ci sono dubbi: basta aprire gli occhi e guardare, a partire dagli oltre ottomila bambini che ogni giorno vengono al mondo segnati da una delle migliaia di malattie genetiche, fino a incidenti, fatalità, malattie, sciagure naturali che colpiscono come capita, senza guardare in faccia nessuno”. Quando Vito Mancuso comincerà seriamente a chiedersi per quale motivo il Creatore avrebbe “stabilito che le cose del mondo debbano andare così”; per quale motivo questo sarebbe l’unico dei mondi possibili; e se lo è, perché non abbia fatto a meno di crearlo, quando si farà seriamente queste domande, allora diventerà ateo. All’origine di tutto, anche del male di questo povero mondo, ci sarebbe sempre Dio, e quindi la sua responsabilità.

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Il senso della ragione

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 agosto 2009

Editoriale fidest. Credo che il più grande impulso alla conoscenza sia venuto dalla filosofia greca ai tempi di Platone, Socrate e Aristotele. Da allora tutto si è tinto con i colori della cultura greca e persino i dottori della chiesa di Cristo ne hanno assorbito l’essenza volgendola a loro favore. Se ci limitiamo a considerare solo l’aspetto politico del governo della cosa pubblica da ciò che ci è stato tramandato emerge inevitabile l’assillo di sempre: avere la possibilità d’essere governati da uomini giusti e saggi. Non a caso tutte le volte che per un segno degli eventi, pur casuale, noi abbiamo sperato di imbatterci nell’uomo della provvidenza, abbiamo finito di ritrovarci  con l’amaro in bocca. Ci è mancata la consapevolezza che non è possibile immaginare che si possa trovare in un solo essere umano la quintessenza della perfezione. Pretendiamo troppo dal nostro simile e da noi stessi. Alla fine corriamo il rischio di vedere il male anche dove non vi è. Altre volte ci comportiamo come colui che vede la pagliuzza nell’occhio del nostro vicino e non la trave nel nostro. A mio avviso queste pretese e queste “sviste” non ci permettono di capire che esiste un altro aspetto che abbiamo trascurato e che è molto importante. Quanti onesti circolano nel mondo? Sono sicuro che sono tanti eppure si parla poco di loro. Sono gli altri ad essere citati, a riempire le pagine dei giornali, a suscitare in noi emozioni e persino ammirazione per le loro gesta pur deprecabili, dal punto di vista morale, se non di rilevanza penale. Questo accade, a mio avviso, perché due sono i punti deboli dell’ingranaggio dei buoni: il loro spirito gregario e la loro tendenza ad affidare ad altri il compito del battistrada. Per essi la politica va praticata da persone smaliziate, senza molti scrupoli morali. Essi non vedono nella politica ciò che è più importante poiché è la proiezione della loro vita domestica, del loro lavoro, dei loro rapporti sociali e culturali. Non si può affidare ad un ladro la chiave della propria casa e pensare che prima o poi non venga svaligiata. Bisogna, invece, battersi per una “cultura del cambiamento” che sappia far emergere la parte retta della società. Una parte trasversale alle professioni, alle arti e alla stessa cultura e politica e a farlo con gli strumenti che oggi internet ci offre favorendo le conoscenze, lo scambio di opinioni, la ricerca del buono che c’è in noi e per affinare la nostra stessa capacità di riconoscere le virtù degli altri e nell’isolare i masnadieri di turno. Se operiamo in questo modo non avremo, di certo, l’uomo perfetto, ma probabilmente l’uomo più sincero e fondamentalmente onesto. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.ti)

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L’uomo della provvidenza

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 luglio 2009

lettera al direttore. Da alcuni anni a questa parte gli elettori da una parte e i politici dall’altra cercano d’individuare il carsmatico protagonista che definiamo l’uomo della provvedenza. Se vogliamo il grande mattatore, ovvero colui che con il suo carisma è capace di saldare le fratture esistenti nella nostra società tra coloro che tutto vorrebbero cambiare e chi diffida della strada nuova e preferisce quella vecchia, brutta ma riconoscibile ad occhi chiusi. Ma in questa ricerca non si rende conto di restare un immaturo della politica o ancora della democrazia. Stiamo avvicinandoci a grandi passi verso una cultura della responsabilità che dilata i nostri impegni verso quelli pubblici da privati che erano. Significa che come abbiamo cura della vita della famiglia allo stesso modo dovremmo averne per la comunità che si racchiude nel quartiere dove si abita e poi si estende sempre di più a livello provinciale, regionale e mondiale. Oggi lo possiamo constatare con quanto sia facile con la televisione e internet superare le distanze e violare i segreti o i camuffamenti di chi non vorrebbe farci vedere certe cose e di poter parlare “in tempo reale” ovunque nel mondo. Tutto questo ci fa assumere una grande responsabilità. Non possiamo dire non lo sapevamo. Non possiamo tapparci le orecchie. Ecco perché qeusto sogno un po’ romantico e po’ obsoleto dell’uomo della provvidenza dovrebbe far posto all’uomo della ragione, della giustizia e della libertà che è dentro di noi e che noi possiamo gestire nel solo modo che ci è possibile nel partecipare attivamente agli eventi esterni alla nostra famiglia e darvi il nostro contributo. (A.R.)

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