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Cancro prostatico, studio italiano mette a punto nuovo test su Psa

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 agosto 2017

Prostata urinary_bladderI valori di antigene prostatico specifico (Psa) espressi dagli esosomi, vescicole extracellulari di diametro tra 30 e 150 nanometri secrete dalla maggior parte delle cellule, permettono di distinguere il cancro della prostata da tutte le altre condizioni, compresa l’iperplasia prostatica benigna. Ecco quanto emerge da uno studio pubblicato su Cancer Letters e svolto in collaborazione tra l’Unità di Neuroimmunologia dell’Irccs Santa Lucia e il Dipartimento di scienze urologiche del Policlinico Umberto I di Roma, che descrive una nuova tecnica, brevettata dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss) e contraddistinta da meno falsi positivi e diagnosi più accurate. «L’alto numero di falsi positivi dato dall’attuale esame per il cancro prostatico, basato sul Psa sierico, comporta problemi sia nelle reazioni dei pazienti sia nei costi per le analisi che necessariamente seguono un’indagine con esito positivo» afferma Stefano Fais del Dipartimento di Oncologia e medicina molecolare dell’Iss, precisando che la determinazione dei livelli plasmatici di esosomi esprimenti Psa potrebbe consentire sia diagnosi più precise e tempestive, sia studi di screening a livello globale. I dati clinici su Cancer Letters riguardano 45 campioni di plasma, ma è in corso uno studio clinico di validazione della metodica su 250 campioni, approvato dai Comitati Etici di policlinico Umberto I e dall’Iss. (fonte Doctor33)

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Cancro alla prostata, Psa sconsigliato da esperti Usa

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 maggio 2012

English: Prostate ultrasound Deutsch: Herkömml...

English: Prostate ultrasound Deutsch: Herkömmliches Querschnittbild der Prostata (Rohdatenwiedergabe) ohne auffälligen Befund. (Photo credit: Wikipedia)

Lo Us Preventive Services Task Force ha ufficialmente bocciato il test del Psa per lo screening del cancro della prostata, come esame di routine negli uomini sani di mezza età. Una raccomandazione, destinata a sollevare polemiche, determinata, dicono le conclusioni della task force governativa statunitense, «dalle scarse evidenze che i benefici siano superiori ai rischi». Viene così esteso un provvedimento già preso per gli uomini di età superiore ai 75 anni. L’unica concessione riguarda casi individuali, laddove il clinico, riconosciuta l’evidenza, possa applicare la decisione del test al singolo paziente. La raccomandazione restrittiva ha suscitato l’immediata replica dell’American Urological Association che si è detta «oltraggiata» dal parere. «Gli uomini che sono in buona salute» aggiungono gli urologi statunitensi «e hanno più di 10-15 anni di aspettativa di vita dovrebbero poter scegliere di fare il test e non essere scoraggiati». E in Italia? «La scelta assolutista è criticabile» secondo Riccardo Valdagni, Direttore del Programma Prostata dell’Istituto dei Tumori di Milano, «se è vero che il Psa non può essere adottato come screening di popolazione a livello nazionale, lo stesso discorso non può essere trasferito in modo indiscutibile sul singolo. E questo» secondo Valdagni «vale fino a che non ci saranno conclusioni definitive in questo senso prodotte dai 3 studi randomizzati in corso». Il rischio, spiega il vicepresidente Siuro, è la sovradiagnosi e il conseguente eccesso di terapia «ma al paziente con una buona aspettativa di vita che desiderasse sottoporsi al test, se adeguatamente informato sui rischi, il test non va negato» conclude. (Marco Malagutti fonte fonte doctornews33)

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Tumore alla prostata

Posted by fidest press agency su sabato, 9 aprile 2011

L’esame del PSA (antigene prostatico specifico) non può essere utilizzato in maniera indiscriminata come strumento di screening del tumore della prostata, la più frequente neoplasia maschile che ogni anno in Italia fa registrare circa 23.500 nuovi casi e 7000 decessi. La sensibilità del test varia dal 70 all’80%, questo significa che il 20-30% delle neoplasie non viene individuato quando il PSA viene utilizzato come unico mezzo diagnostico. Va eseguito solo quando è necessario, cioè dopo i 50 anni, se vi è familiarità diretta per questo tumore e quando si soffre di disturbi urinari. L’importanza di un uso “mirato” del PSA viene sottolineata dalla XIX Conferenza Nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), dedicata ai tumori urologici (della prostata, del rene, del testicolo e della vescica), in corso fino a domani a Torino (Centro Congressi Unione Industriale). “Non è stabilita una soglia standard in questo esame che indichi con certezza la presenza di un carcinoma – sottolinea il prof. Carmelo Iacono, presidente nazionale AIOM – e valori elevati possono essere dovuti a un’infiammazione o a un’infezione. In questi casi sono necessari ulteriori accertamenti, in particolare attraverso la biopsia, per arrivare a una diagnosi più precisa. Al tradizionale test di partenza (PSA) si affiancano oggi due nuovi marcatori (PHI e PCA3) che consentono di ottenere risultati più specifici e quindi di maggiore, anche se non totale, affidabilità. Non vi sono evidenze scientifiche che stabiliscano l’opportunità di utilizzare lo screening in maniera diffusa sulla popolazione generale, tendenza che aumenterebbe il rischio di sovradiagnosi ed uno scarso vantaggio in termini di riduzione di mortalità. È importante, anche per la sostenibilità del sistema, che venga operato un bilancio tra costi e benefici”. “Vogliamo trattare il tumore della prostata seguendo il modello organizzativo ormai consolidato per il cancro del seno con le ‘Breast Unit’ – spiega Luigi Dogliotti, professore di oncologia medica dell’Università di Torino, A.O.U. San Luigi di Orbassano (TO), e presidente della XIX Conferenza Nazionale AIOM -. La creazione di ‘Prostate Unit’, in cui lavorino in stretta sinergia urologi, oncologi, radioterapisti e anatomopatologi, consentirebbe infatti di ridurre ulteriormente la mortalità di questa neoplasia”. Negli ultimi 5 anni ci sono stati cambiamenti epocali nel trattamento del tumore della prostata e del rene. “La sopravvivenza media del carcinoma della prostata ormonoresistente – afferma il prof. Massimo Aglietta, direttore della Divisione di Oncologia Medica dell’Istituto per la Ricerca e la Cura del Cancro di Candiolo (TO) –  infatti è passata da uno a quasi  5 anni. Il carcinoma prostatico, infatti, un tempo poteva essere trattato solo con la terapia antiormonale, oggi nuovi farmaci chemioterapici e target antiandrogeni hanno cambiato radicalmente le prospettive, anche per la fase metastatica. Nelle neoplasie renali, che ogni anno colpiscono circa 8000 persone nel nostro Paese, grazie all’identificazione di specifici bersagli molecolari, da un bagaglio di farmaci molto limitato e di modesta attività, siamo passati ad un vero boom di opzioni terapeutiche, in continuo sviluppo, con risultati molto incoraggianti anche in fase avanzata”.I due nuovi marcatori che si affiancano al PSA sono l’indice PHI (Prostate Health Index) e il PCA3. “Il primo – afferma il prof. Iacono – si effettua con un semplice prelievo del sangue  e consente, contrariamente al passato, di misurare il PSA in tutte le sue frazioni: PSA totale, PSA libero più una nuova sottounità ([-2]proPSA), individuata di recente. Un’equazione aritmetica di tutte queste componenti permette di ottenere un valore, l’indice di salute prostatica, che, se inferiore a 28, indica un minore rischio di presenza tumorale. Il marcatore PCA3 è un antigene tumorale, rilevabile nelle urine dopo che il medico, nel corso della visita, ha effettuato un massaggio prostatico per via rettale. Entrambi i test non sostituiscono il PSA, ma si affiancano a questo per offrire al medico un ventaglio più ampio di elementi di valutazione”. I valori soglia del PSA attualmente consigliati sono convenzionali e hanno un basso valore predittivo, sia positivo che negativo. È altrettanto vero che l’adozione di valori più bassi tenderebbe ad aumentare i costi, la morbilità, il numero di biopsie e di neoplasie non aggressive sovradiagnosticate. “Sono stati proposti numerosi metodi per migliorare la specificità del test – continua il prof. Dogliotti -, in modo da ridurre le biopsie non necessarie. Uno è rappresentato dall’aggiustamento del valore soglia per fascia di età: l’impiego di indicatori più elevati per pazienti più anziani consente infatti di diminuire le biopsie diagnostiche. Un altro strumento è rappresentato dalla cosiddetta PSA density, che esprime il rapporto tra PSA circolante e dimensioni della ghiandola prostatica misurate con l’ecografia. L’interpretazione di questa relazione è tuttavia condizionata da diverse variabili che ne limitano l’impiego”.Una sessione della Conferenza nazionale AIOM è dedicata al trattamento del cancro del testicolo. Rappresenta solo l’1% dei tumori maschili con circa 1000 nuovi casi all’anno e colpisce soprattutto giovani di età compresa tra i 20 e i 40 anni. Nell’ultimo trentennio sono stati compiuti passi in avanti straordinari, se pensiamo che la guarigione supera il 90% dei casi. Uno degli obiettivi principali oggi è diminuire gli effetti collaterali delle terapie. Durante il Convegno per la prima volta l’AIOM ha previsto, nella parte introduttiva, un incontro con l’AIRTUM (Associazione italiana dei registri tumori) per valutare l’incidenza e la mortalità negli ultimi 30 anni di queste neoplasie. E verrà illustrato, in una sessione speciale, il modello della Regione Piemonte nella prevenzione del cancro della vescica, che ogni anno fa registrare circa 19000 nuovi casi nel nostro Paese (quasi 16000 tra gli uomini e più di 3000 tra le donne). Questo sistema, unico in Italia, prevede l’obbligatorietà della trasmissione all’autorità giudiziaria da parte degli anatomopatologi dei referti relativi ai nuovi casi. Un modello che, in 25 anni, ha permesso di individuare i fattori di rischio professionale dovuti all’esposizione a sostanze chimiche, presenti in alcune fabbriche, contribuendo a eliminarli prima che causassero ulteriori danni. Questa forma di collaborazione tra medici e magistrati ha definito una nuova categoria di malattie professionali. Il dott. Raffaele Guariniello, pubblico ministero della Procura di Torino, uno degli ideatori del sistema, interverrà nel corso della Conferenza.

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Ambiguo PSA nell’obesità

Posted by fidest press agency su martedì, 4 gennaio 2011

L’obesità potrebbe distorcere i risultati del test per il tumore della prostata. E’ quanto emerge da uno studio, pubblicato su Jama, che ha coinvolto oltre 14000 pazienti. I pazienti obesi, infatti, spiegano i ricercatori, hanno più sangue, sicché la concentrazione dell’antigene, marker della malattia oncologica, potrebbe risultare inferiore. Si spiegherebbe così, perché i soggetti obesi sembrano avere tumori particolarmente aggressivi, visto che inizialmente la malattia potrebbe essere trascurata. Un’ulteriore conferma, spiegano i ricercatori, della non assoluta affidabilità del test del PSA. Nei casi più estremi i soggetti più obesi arrivano ad avere una concentrazione di PSA fino al 21% inferiore rispetto agli uomini di peso normale.

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Mortalità per ca prostatico dimezzata da Psa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 luglio 2010

Nell’arco di 14 anni, grazie allo screening del Psa (prostate-specific antigen), è stato possibile abbattere di quasi la metà la mortalità per cancro prostatico. Il risultato, scaturito dall’esperienza di Göteborg, si affianca all’osservazione di un rischio sostanziale di sovra-diagnosi e di un alto numero di persone da trattare, simile a quello dei programmi di screening per il cancro mammario. Il beneficio della strategia, comunque, è confrontabile con altri programmi di screening oncologici. Lo studio di popolazione svedese, firmato da Jonas Hugosson dell’Accademia Sahlgrenska dell’Università di Göteborg, e collaboratori, ha previsto la randomizzazione, nel 1994, di uomini nati tra il 1930 e il 1944 in un gruppo avviato a screening del Psa ogni due anni e in un gruppo di controllo non invitato allo screening. Dei 9.952 soggetti randomizzati per lo screening, 7.578 si sono sottoposti alla misurazione del Psa almeno una volta. Durante un follow-up mediano di 14 anni, la diagnosi di cancro prostatico è stata posta in 1.138 uomini del gruppo screenato (incidenza cumulativa 12,7%) e in 718 persone del gruppo di controllo (8,2%), per una hazard ratio pari a 1,64. Al quattordicesimo anno, la riduzione del rischio assoluto di morte per cancro della prostata si è attestata sullo 0,40% (dallo 0,90% nel gruppo di controllo allo 0,50% nel gruppo sottoposto a screening). Il rapporto tra tassi (rate ratio) di morte per tumore prostatico, rispetto al gruppo di controllo, era pari a 0,56 e 0,44 rispettivamente nel gruppo screening e in coloro che si sono effettivamente sottoposti al test. In totale, per prevenire una morte per cancro prostatico, è stato necessario invitare allo screening 293 uomini e porre 12 diagnosi. (fonte doctor news)

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Superare polemiche su test Psa

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 maggio 2010

Guardare oltre i dubbi e le controversie e tornare a considerare il test del Psa come uno strumento prezioso contro il cancro della prostata. L’invito, rivolto a tutti gli uomini dopo i quarant’anni e ai loro medici, è frutto del lavoro di un panel di esperti riunitosi a Washington per conto dell’americana Prostate cancer foundation (Pcf). L’esame del Psa – convengono gli specialisti – resta uno dei migliori strumenti per la diagnosi precoce di un tumore che colpisce, in America, un uomo su sei: sono state 192mila le nuove diagnosi nel 2009 e si sono contati 27mila decessi. Il panel rileva che grandi studi clinici hanno prodotto informazioni tra loro in conflitto sull’efficacia dello screening del Psa, al punto che si è diffusa l’idea che l’esame non sia necessario. Ma è una posizione errata. Secondo la Pcf «gli uomini ad alto rischio – per appartenenza etnica, storia familiare e stato di salute – dovrebbero discutere con i loro medici sull’eventualità di effettuare uno screening di base a 40 anni». Gli esperti americani si dicono convinti che in un futuro prossimo si renderanno disponibili test delle urine e del sangue che agevoleranno la diagnosi precoce e aiuteranno a distinguere tra le forme tumorali a lenta crescita e quelle aggressive. Grandi attese sono riposte in particolare sul Department of defense congressionally directed medical research program (Cdmrp), sponsorizzato dal governo federale. Prostate cancer foundation, online 22 aprile 2010 (fonte doctor news)

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Test del Psa, spesso poche informazioni ai pazienti

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 ottobre 2009

Pochi pazienti, nell’imminenza di un test del Psa, possono effettuare una scelta realmente informata sull’adesione allo screening del cancro prostatico,  perché i medici sono incapaci di trasmettere i controversi pro e contro dell’esame, di cui non esistono evidenze convincenti che riduca la morbilità e la mortalità connesse alla malattia. È la tesi sostenuta in un lavoro svolto dall’Università del New Mexico (Albuquerque) mediante un’indagine telefonica su un campione rappresentativo di 3.010 soggetti di età pari o superiore a 40 anni. Di questi, un gruppo di 375 uomini si è informato o è stato sottoposto a test del Psa. Il 69,9% degli intervistati ha discusso lo screening prima di decidere se sottoporsi al test (14,4% effettivamente poi non lo ha eseguito). I medici hanno più spesso enfatizzato i vantaggi del test (71,4%), rispetto agli aspetti negativi (32,0%). Solo il 54,8% di soggetti ha affermato di essere stato richiesto di esprimere il proprio parere. “La maggior parte delle decisioni relative allo screening del cancro prostatico non ha soddisfatto i criteri per un processo decisionale condiviso in quanto i soggetti non avevano ricevuto informazioni sulle conseguenze delle scelte, avevano limitate conoscenze della patologia e non era loro richiesto routinariamente di esprimere il proprio parere” concludono gli autori. (A.Z.)

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