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Posts Tagged ‘psicologi’

Psicologi in piazza contro il ministro Manfredi: “Non ha rispettato le promesse”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

Il sit-it di protesta si è tenuto oggi (mercoledi 30 settembre*) davanti al Miur: “Il governo da mesi finge di ascoltarci e darci ragione ma non modifica la normativa vigente: ci sentiamo presi in giro” Sono scesi in piazza oggi, davanti al Miur a Roma, gli psicologi in protesta contro il ministro dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi, da mesi “presi in giro dal governo” spiega Davide Pirrone, portavoce del Movimento spontaneo nato per riunire i circa 10mila abilitandi in Psicologia. “Siamo qui – ha spiegato a margine del sit-in – per chiedere al ministro la riformulazione dell’esame di Stato per l’abilitazione alla professione di psicologo. Ad oggi infatti, a poco più di un mese dalla prossima sessione d’esame la cui data d’inizio è prevista per novembre, non sono ancora chiare le modalità di esaminazione e le tempistiche di svolgimento per tutti coloro che aspettano l’abilitazione”. A causa dell’emergenza covid, infatti, le modalità di svolgimento dell’esame sono state modificate. Prima della pandemia consisteva in tre prove scritte più un colloquio orale: una prima prova incentrata sulla psicologia generale, una seconda dedicata alla progettazione di un intervento e una terza riguardante l’analisi di un caso clinico reale e per potervi accedere era necessario un tirocinio professionalizzante di mille ore distribuite in due semestri. Alle prove seguivano poi un colloquio orale sull’analisi del tirocinio e uno sulla conoscenza e sulle capacità di applicazione del codice deontologico. “Allo stato attuale invece – continua Pirrone – tutte le prove sono state sostituite da un colloquio telematico di cui continuano a non essere chiare né le modalità né i tempi: sostanzialmente, quindi, ci apprestiamo ad affrontare un esame che risente di una serie di criticità non indifferenti, prima su tutte quella inerente le modalità di valutazione, che risultano essere diverse da ateneo ad ateneo nonostante si tratti sulla carta di un esame ‘di Stato’”. Non solo, spiega il portavoce del movimento: “Sembra quasi uno scherzo di cattivo gusto, ma nel caso in cui durante la prova d’esame dovesse ‘cadere’ la connessione… il candidato viene automaticamente bocciato. Non è pazzesco?”.La manifestazione di oggi è avvenuta esattamente tre mesi dopo l’ultima protesta, che si è tenuta davanti a Montecitorio lo scorso 12 giugno, durante la quale gli abilitandi chiedevano incontri esaustivi con il ministro Manfredi e con i rappresentanti del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli psicologi: “Sì – ha proseguito Pirrone – abbiamo incontrato sia il ministro che i rappresentanti dell’Ordine, ma da quegli incontri non è cambiato praticamente nulla: le linee guida emesse non sono vincolanti e danno comunque agli atenei universitari piena discrezionalità sulle modalità di svolgimento e di valutazione. In ogni occasione di incontro con le istituioni ci è stata ribadita la volontà del governo ad attuare le modifiche necessarie al fine di accogliere le nostre richieste ma nei fatti, e nonostante tutti i proclami e le dichiarazioni a mezzo stampa fatte dal ministro, finora è rimasto tutto lettera morta. Siamo scesi in piazza oggi rispettando tutte le regole anti-contagio, ma non possiamo proprio più aspettare: Manfredi deve ascoltarci e rispettare le promesse”.

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I psicologi per gestire lo stress da coronavirus

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 marzo 2020

La situazione di emergenza sanitaria che stiamo vivendo coinvolge tutta la comunità ad ogni livello.Teniamo presente che durante le condizioni di emergenze la maggior parte delle persone sono soggette a stress e possono sviluppare sintomi transitori di tipo emotivo o psicosomatico. Tali disagi vengono solitamente superati spontaneamente nel tempo, grazie alle proprie risorse interne, alle strategie personali ed al supporto della comunità in cui si vive. In qualche caso, possono invece non risolversi nel tempo e rimanere oltre l’emergenza. Solo in questi casi sarà necessario eventualmente chiedere aiuto e rivolgersi ad un professionista.
Più in generale per la gestione dello stress ed il mantenimento del tono dell’umore è utile mantenere uno stile di vita sano: dieta bilanciata, sonno regolare ed esercizio fisico.
In particolare in presenza di minori è importante non stravolgere le normali consuetudini nell’ascoltare i mezzi d’informazione, in quanto i bambini sono maggiormente sensibili ai cambiamenti e alle preoccupazioni di chi gli sta vicino. Nel raccogliere le informazioni è importante utilizzare fonti attendibili che ci possano aiutare a determinare con precisione il reale, in modo da poter prendere precauzioni ragionevoli. E’ importante all’interno del contesto abitativo essere disponibili all’ascolto ed al confronto, in particolare sui temi legati al momento. E’ infatti necessario non rendere il Coronavirus, o le preoccupazioni ad esso correlate un “tabù”, permettendo ad ognuno di potersi informare ed esprimere liberamente. Al contempo tale argomento non dovrebbe monopolizzare la comunicazione occupando la centralità di tutte le nostre conversazioni. I bambini possono rispondere allo stress in diversi modi, come essere più insistenti, ansiosi, arrendevoli, arrabbiati, oppure essere agitati, bagnare il letto ecc. In questi casi, ed in particolare nei momenti difficili, è importante rispondere alle loro reazioni confortandoli, ascoltando le loro preoccupazioni. In caso di separazione (ad es. ricovero in ospedale) è fondamentale stabilire contatti regolari (ad es. via telefono) e rassicurali. Visto il grande cambiamento nella propria routine affrontato sia dai bambini che dagli adolescenti in questo momento, è importante parlare di ciò che è accaduto, spiegare cosa sta succedendo e fornire loro chiare informazioni e rassicurazioni utilizzando parole che siano in grado di capire a seconda dell’età. Dare indicazioni su come ridurre il rischio di essere contagiati e fornire informazioni, in modo rassicurante, su cosa potrebbe accadere, può essere di grande aiuto nel prevenire stati di panico e paura. Infine, seguire regolarmente una routine giornaliera nell’ambiente domestico (scuola virtuale/apprendimento e tempo per giocare/passare il tempo) può aiutare sia gli adulti che bambini a rilassarsi e sentirsi più al sicuro. Questo stravolgimento delle nostre attività quotidiane determina indubbiamente una necessità di adattamento alla nuova situazione che può comportare difficoltà e disagi, tuttavia l’entrare in relazione più stretta con i nostri cari, avere maggior disponibilità temporale per i nostri interessi ed infine trovarsi nella anomala situazione di stare da soli con noi stessi, sono anche opportunità rare che ognuno di noi ha l’occasione di cogliere.

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Dalla disoccupazione allo scoraggiamento

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 agosto 2018

Al primo trimestre 2018, le persone inattive che ritengono di non riuscire a trovare lavoro e quindi non lo cercano – gli scoraggiati – in Italia sono 1.489.000 (dati Istat). Come il lavoro è una parte essenziale dell’identità e del ruolo sociale, così, in modo complementare, la disoccupazione agisce profondamente sulla vita delle persone, colpendone non solo la dimensione professionale ma anche quella psicologica ed esistenziale. Dalla disoccupazione si rischia di scivolare in una condizione di scoraggiamento, in una spirale negativa che porta alla perdita di speranza e motivazione che rende ancora più difficile il rientro nel mondo del lavoro. L’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna vuole suonare un campanello di allarme perché, con la consapevolezza e gli interventi mirati, si spezzi il circolo vizioso. (fonte: Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna)

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Incontri pensati per Pediatri, Neuropsichiatri Infantili, Psichiatri, Psicologi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 maggio 2017

gasliniGenova mercoledì 24 e giovedì 25 maggio Palazzo Ducale, piazza Matteotti 9 il Direttore dalla UO di Neuropsichiatria dell’Istituto G. Gaslini di Genova, organizza due incontri, promossi dalla Fondazione Internazionale Menarini e pensati per Pediatri, Neuropsichiatri Infantili, Psichiatri, Psicologi, TNPEE (Terapia della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva), Infermieri, Logopedisti, Educatori, ma anche insegnanti e famiglie, finalizzati ad analizzare lo stato dell’arte ma anche gli aspetti più pratici legati a queste due importanti problematiche.
La prima giornata, mercoledì 24 maggio, sarà dedicata all’Autismo, ad approfondire le prospettive dalla ricerca clinica, le problematiche cliniche e il percorso dalla diagnosi precoce alla presa in carico e, durante il pomeriggio, verranno trattate le innovazioni tecnologiche e dei sistemi educativi e la delicata situazione della transizione all’età adulta.
Giovedì 25 maggio inizierà con un update sulla realtà italiana e sugli interventi farmacologici. Verranno trattate la comorbidità con il Disturbo dello Spettro dell’Autismo e le novità sugli interventi terapeutici e sulle terapie complementari.
Nel pomeriggio saranno affrontati altri argomenti come L’ADHD nei bambini superdotati, Il Disturbo Ipercinetico-Disattentivo nella Disabilità Intellettiva, la transizione all’età adulta, il trattamento farmacologico e non.

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“Stessa strada per crescere insieme”

Posted by fidest press agency su domenica, 14 maggio 2017

psicologheE’ il progetto del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP) e dell’Unione italiana Ciechi ed Ipovedenti (UICI), nato per rispondere alle esigenze di quelle famiglie che si trovano a vivere situazioni difficili per la nascita di un bambino con patologie della vista nel nucleo familiare.
È proprio quando avviene l’incontro il figlio immaginato e quello reale che, per i genitori, comincia un lungo e doloroso processo di accettazione, di fronte al quale è meglio non essere mai soli.
“Ed è proprio per supportare i genitori e i fratelli in questo tipo di situazioni che nasce il progetto di UICI e CNOP – spiega la psicologa Elisabetta Torchio, coordinatrice del progetto in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta – l’obiettivo è quello di aiutare le famiglie a comprendere che la perdita della funzionalità visiva, seppur importante in una società basata sull’immagine e sull’apparenza, non pregiudica la conduzione di una vita piena e appagante da parte del soggetto disabile”.
Per il progetto sono stati formati, in tutta Italia, ben 150 psicologi e psicoterapeuti (nella foto il team di psicologhe piemontesi). I professionisti, coadiuvati dalle Unioni Ciechi regionali e dagli Ordini degli Psicologi sono in grado di fornire un sostegno psicologico alle famiglie e di creare rete con gli ospedali, in particolare con le neonatologie, le neuropsichiatrie infantili, i centri di riabilitazione, i medici di base e i pediatri. “Lo scopo – spiega ancora Elisabetta Torchio – è innanzitutto quello di informare, al fine di effettuare una diagnosi precoce che porti a prognosi più favorevoli e, al tempo stesso, consenta al disabile di vivere una vita indipendente e serena”. Il progetto ha come obiettivo anche quello di offrire consulenza psicologica specialistica a singoli, coppie e gruppi, in regime di convenzione o di compartecipazione da parte delle sezioni provinciali e regionali dell’UICI, alle quali le famiglie possono rivolgersi direttamente per ogni informazione e per richiedere il servizio. “Vogliamo creare una rete che sostenga i genitori – conclude Torchio – ma l’obiettivo finale è quello di aiutare il minore a vivere una vita il più possibile autonoma e soddisfacente”. (foto: Nella foto il gruppo di psicologhe attive in Piemonte, insieme al presidente dell’Unione Ciechi regionale Adriano Gilberti (al centro, accanto a Elisabetta Torchio, con la giacca rossa)

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Nel Giorno della Memoria, l’invito degli psicologi a diffidare dal conformismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 gennaio 2017

Il 27 gennaio, Giorno della Memoria, si ricorda non solo il genocidio degli ebrei, ma anche tutte le altre vittime dell’atrocità nazista: 15 milioni di persone condannate a morte perché ebree, omosessuali, disabili, zingare, portatori di handicap. “Quelli che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo”. Questa frase si trova incisa in trenta lingue su un monumento nel campo di concentramento di Dachau.Padre Theodor Schwake OSB, deportato a Dachau_ ivi compose la Dachau Messe
Soprattutto oggi, la giornata della memoria non vuol dire solo commemorare il passato, ma anche pensare al presente e al futuro. In questo momento storico, in cui si alzano muri e si tira il filo spinato sui confini, in cui crescono i movimenti razzisti, sorti anche sotto la pressione dell’attuale fenomeno migratorio, ripensare il passato e le premesse storiche, sociali e psicologiche che li hanno resi possibili è indispensabile per evitare il ripetersi di una catastrofe umana come la Shoah e impedire di giustificare gli atteggiamenti odierni di rifiuto dell’accoglienza di persone in fuga, richiedenti asilo.
Anche chi appare psicologicamente equilibrato può disumanizzarsi al punto da diventare persecutore? È possibile – si è domandata Hannah Arendt, filosofa e giornalista tedesca ebrea – che individui apparentemente normali possano rivelarsi criminali senza alcun senso di colpa? Sembrerebbe di sì, dagli studi di psicologia sociale di Stanley Milgram e Philip Zimbardo: l’obbedienza cieca può trasformare una persona normale in carnefice. È un rischio insito nella tendenza umana a conformarsi alle richieste dell’autorità. Il male può essere anche “banale”, nel senso che in particolari circostanze anche persone del tutto normali possono finire per collaborare alle peggiori atrocità non percependone la responsabilità.
Recentemente, gli psicologi Alexander Haslam e Stephen D. Reicher hanno effettuato un riesame di quegli studi, scoprendo qualcosa in più: chi compie atti feroci e spietati, in sottomissione e in conformità a una autorità, non si uniforma in modo passivo. Questi esecutori, infatti, tendono ad adattarsi agli ordini in modo attivo e partecipato, mettendo in atto un processo di identificazione con chi esercita il potere che spaccia azioni atroci e disumane per atti virtuosi, arrivando a credere che quello che stanno facendo è giusto.
Chi ordina o compie delle atrocità ha svolto un lungo lavoro di elaborazione mentale, più o meno consapevole. L’operazione mentale che ha compiuto gli ha permesso di “negare” la persona perseguitata, eliminandone l’identità. L’altro, attraverso un processo psicologico di reificazione, viene spogliato dell’umanità e reso un oggetto, un simbolo da distruggere, un numero da cancellare da una lista.
Per non cadere nella trappola della banalità del male – diceva Hannah Arendt – si ha il dovere di pensare. E di pensare in modo critico e produttivo: arricchendolo con nuove domande e lasciando spazio al dubbio. Dare valore alla memoria, intesa come strumento per dare risposta ai bisogni umanitari del presente, vuol dire assumersi la responsabilità della cultura, anche psicologica, da trasmettere alle nuove generazioni, ispirata alla pace e alla convivenza civile. Vuol dire favorire l’esercizio del pensiero creativo, divergente, aperto alla cooperazione e alla solidarietà come possibile ostacolo a un conformismo totalitario. Il Giorno della Memoria, dunque, racchiude l’invito e la necessità ad avvicinarci allo stato d’animo dell’altro e al suo vissuto, a educarci psicologicamente all’ascolto, alla consapevolezza e alla comprensione del dolore e dei bisogni altrui, nel rispetto dei diritti fondamentali, della dignità e del valore di tutte le persone. (fonte: Ufficio Stampa Ordine degli Psicologi dell’Emilia Romagna a cura di Rizoma Studio Giornalistico Associato)

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L’allarme degli psicologi: la crisi incide sulla salute

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2013

La crisi economica, che colpisce sia i singoli sia le istituzioni, con le incertezze che ne derivano, non può non impattare anche sulla salute, in particolare quella psicologica. A sollevare l’allarme Paolo Campanini, psicologo del lavoro, dell’Ordine degli psicologi della Lombardia, che ricorda come ci sia un legame diretto tra «la perdita del posto di lavoro e un aumento di disturbi mentali come ansia, depressione, attacchi di panico; è un fatto noto e dimostrato da molte ricerche». A questo si aggiungono gli effetti indiretti generati dalla crisi economica sugli ambienti di lavoro: &l aquo;ogni cambiamento interno a un’azienda provoca stress in tutte le persone che vi lavorano e infatti», continua Campanini, «quello che stiamo osservando è un incremento delle richieste di assistenza psicologica all’interno delle aziende. Dallo sportello psicologico, per consulenze individuali ai dipendenti, ai programmi di sostegno per manager e dirigenti per gestire le fasi di passaggio e la pressione generata dai tagli occupazionali». Un chiaro segno di sofferenza del sistema, cui potrebbe seguire un incremento della domanda di assistenza psicologica nelle strutture pubbliche, anche se il primo interlocutore che raccoglie ansie e preoccupazioni è in genere il medico di famiglia. «Il disagio dilagante è bene percepito nei nostri ambulatori» conferma Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale (Simg) «che sono il primo presidio sul territorio, la frontline con la società civi le». Come spettatore privilegiato anche del disagio sociale il «Mmg svolge un ruolo preventivo nei confronti di certe patologie» spiega Cricelli «potendo intervenire prima che il disturbo diventi problema sanitario, soprattutto nei confronti dei pazienti più deboli come gli anziani. Sono pazienti fragili che temono di perdere le tutele sanitarie, oltre che le sicurezze economiche, e nei quali sono meno efficaci i fisiologici meccanismi di adattamento reattivo ai mutamenti della società».(Elisabetta Lucchesini)

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“Promuoviamo la cultura della prevenzione”

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 marzo 2012

Uno stile di vita attivo, sicuro e accessibile a tutti, e scelte alimentari corrette sono la ricetta dell’Italian Wellness Alliance. Il Progetto, nato in accordo con la strategia globale dell’OMS e, in particolare, della NCD Alliance (Non-Communicable Diseases), istituzione operativa a livello internazionale, ha come obiettivo quello di contrastare la diffusione di alcune malattie come il diabete, malattie cardiovascolari, cancro e malattie respiratorie croniche. Ideare e realizzare interventi, con sostenibilità economica, che supportino l’adozione di corrette abitudini alimentari e la riduzione della sedentarietà, sono il fine ultimo per favorire e mantenere lo stato di benessere del singolo individuo, della collettività e dell’ambiente. Già in età infantile, un eccesso di peso può essere associato ad una serie di comorbidità (si può anche parlare di diabete di tipo 2) e soprattutto può costituire un fattore di rischio precoce per morbilità e mortalità nella vita adulta. A maggior ragione nel 2012, anno designato dall’Unione Europea come l’anno dell’Invecchiamento Attivo e della Solidarietà Intergenerazionale, dove la popolazione anziana predomina su quella giovanile e si contraddistingue per un’aspettativa di vita allungata: non auspicabile nella società moderna se non si associa a un concomitante miglioramento della qualità di vita. “Con la creazione dell’Italian Wellness Alliance, finalmente, anche l’Italia contribuirà alla crescita e alla diffusione della cultura della prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili (NCD), contrastandone la ormai ben nota diffusione epidemica e il significativo impatto sociale ed economico.” Ha spiegato il prof. Pierpaolo De Feo, Direttore Centro Universitario Ricerca Interdipartimentale Attività Motoria dell’ Università degli Studi di Perugia e Presidente dell’Italian Wellness Alliance. “La creazione dei presupposti per una valida collaborazione tra medici di medicina generale, diabetologi, nutrizionisti, psicologi, laureati in scienze motorie, pediatri, istituzioni scolastiche, servizi territoriali ed associazioni è alla base per la promozione di corretti stili di vita.” Ha concluso De Feo.

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Psicologi, per libera professione

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 agosto 2010

Il Consiglio nazionale degli psicologi (Cnop) ha ribadito la propria posizione circa la non obbligatorietà dei corsi Ecm per i liberi professionisti, espressa per altro, con delibera del Cnop del 23 aprile 2005. E in un comunicato ha sottolineato che «l’obbligo di aggiornamento per tutti gli psicologi deriva innanzitutto dal Codice deontologico, Art.5 “Lo psicologo è tenuto a mantenere un livello adeguato di preparazione professionale e ad aggiornarsi nella propria disciplina specificatamente nel settore in cui opera…” le modalità di come ottemperare sono a responsabilità e libera scelta del professionista». Inoltre viene specificato che «per i dipendenti e/o convenzionati del Ssn e/o della Sanità privata accreditata, l’obbligo deriva anche dagli artt. 16 bis e 16 ter del decreto legislativo 501/92 e s.m.i.». (fonte doctor news)

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Contro i tumori femminili

Posted by fidest press agency su sabato, 6 marzo 2010

Quest’anno, in occasione dell’8 marzo, per la prima volta tre grandi centri di Oncologia italiani – l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, il Policlinico Gemelli di Roma e l’Istituto Nazionale Tumori di Napoli – promuovono un meeting parallelo dedicato a tutti i fattori che contribuiscono alla qualità di vita delle donne colpite da tumore: dalle terapie farmacologiche, con ridotti effetti collaterali, alla cura della propria immagine. Perché si è ormai capito che questi aspetti sono centrali e aiutano le pazienti a stare bene con se stesse e a migliorare i risultati dei trattamenti. Da alcuni anni in oncologia si assiste a una vera e propria “rivoluzione rosa”, con una crescente attenzione alle ricadute al femminile della terapia: il supporto psicologico si affianca a terapie mediche e radiologiche sempre meno aggressive, a una chirurgia sempre meno demolitiva e ad altre risorse, con un’attenzione tutta particolare alla cosmesi come elemento fondamentale per la tutela e l’esaltazione della femminilità, che mai deve essere sopraffatta dalla malattia. Oggi sono numerose le risorse che aiutano le pazienti a superare l’esperienza della malattia. A partire dalla diagnostica, che permette di programmare l’intervento più indicato per una determinata paziente e su una determinata patologia. O la chirurgia mininvasiva, che consente una grande tutela della qualità di vita, sia in termini di ripresa post operatoria, sia in termini di assenza di cicatrice, il ricordo permanente di un problema importante. Altra componente fondamentale del percorso terapeutico è sicuramente la chemioterapia. “Mentre in passato avevamo pochi farmaci e piuttosto tossici, oggi abbiamo a disposizione farmaci che raggiungono risultati migliori con una tossicità molto scarsa, molecole che colpiscono il tumore risparmiando le cellule sane” – afferma Sandro Pignata, Direttore Oncologia Medica Dipartimento Uro-Ginecologico, Istituto Nazionale Tumori Fondazione G. Pascale, Napoli – “e la tendenza è sempre più quella di privilegiare le terapie meno aggressive. Per esempio, nel trattamento del carcinoma ovarico oggi disponiamo di protocolli che vanno nella direzione di una migliore qualità di vita e abbinano all’efficacia una significativa riduzione degli effetti collaterali. Doxorubicina liposomiale peghilata, utilizzata come alternativa a taxolo, in associazione con carboplatino, rende minimi effetti collaterali come la perdita dei capelli e la neurotossicità”. In Italia oggi sono oltre 38mila le donne colpite ogni anno da tumore alla mammella; circa quattromila quelle che ricevono una diagnosi di carcinoma dell’ovaio. I progressi delle terapie hanno aumentato le percentuali di sopravvivenza, soprattutto nel tumore alla mammella, ma l’impatto della malattia e dei trattamenti, chirurgici, radiologici e farmacologici, sulla qualità di vita della donna è ancora forte.All’Istituto Nazionale Tumori di Napoli è attivato un Dipartimento di Qualità di Vita in cui si svolgono tra l’altro attività di riabilitazione fisica, a cura di personale specializzato, e attività di rilassamento psico-fisico, come i massaggi shiatsu. All’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, oltre a percorsi di terapia individuale e di gruppo, sono disponibili per le pazienti delle lezioni di cura del proprio benessere e della propria immagine, come per esempio le lezioni all’uso del trucco con dei professionisti volontari.   Il Policlinico Universitario “A. Gemelli” di Roma, a sostegno della qualità di vita delle pazienti oncologiche, promuove numerose iniziative in partnership con l’Associazione onlus IRIS (Insieme per Realizzare Iniziative di Solidarietà), un’associazione di volontariato a cui partecipano varie figure professionali, tra cui psiconcologi.

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Protesta psicologi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2009

Roma. I 39 psicologi vincitori di concorso continuano a vedersi negare l’assunzione dal Ministero della giustizia, nonostante la disastrosa situazione delle carceri italiane, nelle quali, purtroppo, continua a salire vertiginosamente il numero dei suicidi e dei gesti autolesionistici, segno evidente di grave disagio psicologico dei detenuti . Il Ministero della giustizia – DAP – sin dal 2004 aveva avviato un concorso per l´assunzione di 39 psicologi per coprire almeno parzialmente la totale carenza in organico di tali figure professionali (previste in totale 70) e aveva quindi approvato la graduatoria nel 2006 (B.U. Min. della Giustizia n.17 del 15.09.2006). Da allora, sorprendentemente, l´Amministrazione non ha proceduto ad alcuna assunzione, pur in presenza di tutte le condizioni economiche (disponibilità di risorse per assicurare tali prestazioni essenziali) e giuridiche e pur a fronte dell´aggravarsi della situazione nel sistema  penitenziario, preferendo, invece, affidarsi ad un sistema di frammentate collaborazioni precarie e insufficienti. Non si riesce, a questo punto, a capire come sia possibile che autorevoli rappresentanti di Governo e gli stessi Dirigenti dell´Amministrazione continuino a dichiararsi attenti e sensibili a quanto sta accadendo nelle carceri e poi non si attivino concretamente e seriamente ad affrontare tale stato di crisi, opponendosi addirittura, con pretestuose argomentazioni, all´assunzione degli psicologi vincitori di concorso, ledendone in modo così palese i diritti. L’Amministrazione Penitenziaria, infatti, sostiene che le prestazioni svolte dagli psicologi sarebbero state trasferite al Servizio Sanitario Nazionale in base alla recente riforma sulla sanità penitenziaria attuata con il D.P.C.M. 1° aprile 2008, quando poi contraddittoriamente afferma che le prestazioni psicologiche trattamentali e dell´osservazione sarebbero rimaste di sua competenza. D’altro canto il Servizio Sanitario Nazionale pare non curarsi dell’assistenza psicologica dei detenuti, tant’è che in Italia gli psicologi che si occupano di sanità penitenziaria sono solo 16 per 65.000 detenuti (in base alle tabelle allegate al D.P.C.M. 1° aprile 2008 ) e nessuna Regione ha neanche lontanamente pensato di aumentare il numero dei professionisti in organico assumendo i 39 psicologi vincitori di  concorso, pur potendolo fare. Considerata la situazione critica nelle carceri, sarebbero necessari psicologi a tempo pieno per ogni Istituto Penitenziario e per ogni Ufficio di Esecuzione Penale Esterna , ma oggi addirittura non vengono assunti neppure i 39 vincitori del primo e unico concorso a psicologo su scala nazionale, che rappresenterebbero, quanto meno, il primo concreto segnale positivo.

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Psicologi nelle carceri italiane

Posted by fidest press agency su domenica, 4 ottobre 2009

Interrogazione on.le Susanna Cenni (Pd): sulla “diminuzione degli psicologi nelle carceri e il peggioramento della vivibilità nelle strutture penitenziarie” Lo afferma Susanna Cenni, parlamentare del Partito democratico, in un’interrogazione presentata nei giorni scorsi insieme a Donatella Ferranti, capogruppo del Pd nella Commissione giustizia della Camera, e indirizzata al Ministro della giustizia e al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. “Al governo – spiega Cenni – chiediamo quali iniziative urgenti intenda assumere per consentire il passaggio al Servizio sanitario nazionale degli “esperti psicologi”, riconoscendo l’attività sanitaria anche nei confronti dei detenuti non tossicodipendenti, ma ugualmente bisognosi di terapie adeguate.  “Il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 1 aprile 2008 – ricostruisce la vicenda Susanna Cenni – ha definitivamente sancito il passaggio della funzione sanitaria penitenziaria alle Asl, escludendo, però, gli psicologi che non si occupano di tossicodipendenza e che lavorano nelle carceri dal 1978. Questa scelta è stata motivata dal fatto che tali professionisti non svolgono attività sanitaria. In realtà, la natura sanitaria della professione è sancita dall’Ordinamento degli psicologi e riconosciuta dalla stesso Ministero della giustizia, che riconosce le prestazioni degli “esperti psicologi” come sanitarie sotto il profilo fiscale. Ne risulta una situazione paradossale, in cui i tossicodipendenti hanno diritto al sostegno psicologico, mentre restano senza accesso a interventi di prevenzione e assistenza tutti gli altri. In più, questa linea, ha determinato di fatto, molti lavoratori precari da oltre trent’anni”. “Secondo gli ultimi dati forniti dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria – continua la parlamentare – ad agosto scorso i detenuti nelle nostre carceri erano 63.587. Il problema del sovraffollamento è reale e porta con sé ulteriori difficoltà: quelle legate alla convivenza, alla qualità della detenzione, alla sicurezza sia di chi lavora nei penitenziari, che dei detenuti, verso gli altri e verso se stessi. L’obiettivo è quello di arrivare a un sistema penale in cui lo psicologo diventi parte integrante dell’istituzione penitenziaria, anche dal punto di vista della stabilizzazione lavorativa e di una retribuzione congrua e dignitosa delle professionalità e delle competenze acquisite, ma anche delle difficoltà e della delicatezza delle attività svolte”.

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Gli psicologi e l’Antitrust

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2009

“Gli Psicologi respingono le accuse di corporativismo che arrivano dall’Antitrust. Trattare le professioni e gli Ordini in questo modo non fa bene a nessuno: non tutela l’utenza, non stimola il cambiamento ma costringe alla difesa”. Questa è la prima reazione di Giuseppe Luigi Palma, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, all’indagine conoscitiva realizzata dall’Antitrust.  “La Legge Bersani per gli psicologi? Liberalizzava la pubblicità e gli psicologi hanno riposto va bene ed hanno approvato l’atto di indirizzo sulla pubblicità nel pieno rispetto della normativa vigente. Abolizione tariffe minime? Niente di più facile: gli psicologi non hanno un tariffario approvato con decreto, quindi nulla da abrogare. Ma forse è pure il caso di entrare nel merito: vogliamo dire che la tariffa minima ‘consigliata’ per un colloquio di 45 minuti (altre professioni hanno possibilità di fare interventi anche in 5 minuti, uno psicologo NO) è di 30/35 euro? E forse è appena il caso di aggiungere che si tratta di un intervento professionale che anche nella tariffa deve rispondere a criteri di dignità”, prosegue Palma. “Per quanto riguarda l’Accesso alla professione ed il presunto ruolo ostativo degli Ordini, abbiamo già dimostrato, dati alla mano – afferma il presidente Palma – che nel caso degli psicologi la percentuale di superamento dell’esame di stato – già al primo tentativo – è di circa l’80%”, quindi in Italia chi decide di diventare psicologo ha 80 possibilità su 100 di farcela. Dal confronto con l’Europa risulta che uno psicologo europeo su tre è italiano. Riteniamo,  inoltre – conclude Palma – che da parte nostra sono stati fatti tutti gli sforzi necessari per adeguare norme e comportamenti alle esigenze dell’utenza. Con questo obiettivo negli anni sono state realizzate iniziative importanti, come la ‘Carta dei Diritti del Consumatore-Utente delle prestazioni psicologiche’, realizzata in collaborazione con le Associazioni dei Consumatori, al fine di stabilire le regole, i diritti e le tutele del cittadino”.

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