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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

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Soldi pubblici e banche private

Posted by fidest press agency su domenica, 14 giugno 2020

By Mario Lettieri, già sottosegretario all’Economia  e Paolo economista. Nelle poche settimane dominate dai lockdown per il Covid-19 il bilancio della Federal Reserve è passato da 4.000 a 7.000 miliardi di dollari. E’ l’effetto della disponibilità illimitata di liquidità annunciata dalla Banca centrale e dalla decisione del Congresso americano di stanziare circa 3.000 miliardi di dollari, pari al 14% del Pil, per sostenere vari settori economici.
Il debito pubblico inevitabilmente aumenta. Molti economisti, però, concordano sulla necessità che, durante la crisi, le spese pubbliche debbano rimpiazzare quelle private in netta diminuzione. Pochi altri, tra cui il Washington Post, restano, tuttavia, sempre dell’idea che l’austerità sia la soluzione migliore. Le scelte e i comportamenti economici adottati negli Usa meritano grande attenzione poiché, in fin dei conti, sono sempre, purtroppo, “copiati” dall’Europa. Infatti, la Bce ha aumentato il suo bilancio dai 4.600 miliardi di euro di fine 2019 ai 5.500 miliardi dell’inizio di giugno. Adesso ha aggiunto altri 600 miliardi di euro per acquistare la stessa tipologia di titoli che sta comprando la Fed. Fermare la spesa pubblica sarebbe un grave errore. Il vero dibattito negli Stati Uniti riguarda, però, alcuni punti cruciali. Lasciare che i nuovi fondi siano “sequestrati” dalla finanza più speculativa oppure orientarli con forza verso i settori dell’economia reale? Tappare soltanto i buchi creati dalla crisi oppure ritornare alle politiche di Franklin Delano Roosevelt e in particolare al suo New Deal fatto di grandi investimenti, infrastrutture e innovazioni? Ma, quali saranno i tempi di decisione e di realizzazione? Per il momento le prime mosse sono state della grande finanza e del sistema bancario. Essi erano in una situazione di grande crisi, di quasi bancarotta, già prima della pandemia. Come in passato la liquidità della Fed è stata finalizzata all’acquisto di titoli del debito pubblico e in particolare degli asset backed security. Anche quelli di dubbia validità e consistenza, in possesso delle stesse banche e delle altre strutture finanziarie non bancarie che fanno parte del cosiddetto shadow banking. Questi “alleggerimenti” dei bilanci delle banche dovrebbero essere controbilanciati, in misura uguale se non superiore, attraverso l’emissione di nuovi crediti verso i settori produttivi in difficoltà e verso nuovi investimenti. Come in passato, però, questo “travaso” è fatto in modo estremamente lento e limitato. La gran parte dei fondi va a coprire i loro pericolosi buchi finanziari oppure rimane semplicemente parcheggiata nelle banche. E’ la stessa cosa che stiamo sperimentando in Europa. Purtroppo anche in Italia. Si tratta di un comportamento che prescinde dalle responsabilità dirette dei governi di qualsiasi orientamento politico siano. Ha, invece, a che fare con la loro debolezza.
Negli Usa, questo processo sta già avvenendo con i private equity fund operanti in vari settori. A livello mondiale gestiscono attivi per 6.000 miliardi di dollari. Sono fondi d’investimento che acquistano azioni o partecipazioni in imprese produttive spesso al solo scopo di estrarne il massimo profitto nel breve periodo. Se poi dette imprese rischiano il fallimento, si può sempre chiedere il bail out con i soldi pubblici. Secondo il Financial Times, il semplice fatto che la Fed abbia detto di voler acquistare anche titoli in grande difficoltà, avrebbe grandemente galvanizzato il mercato degli junk bond. Anzitutto il settore della distribuzione al dettaglio. Dopo avere distribuito lauti dividendi per un decennio, le catene di negozi di abbigliamento e fashion di media e alta fascia, come la J. Crew, la texana Neiman Marcus e i grandi magazzini della Jc Penney, durante la pandemia hanno dichiarato bancarotta, appellandosi al Chapter 11. In passato i private equity li avevano enormemente indebitati attraverso operazioni di leverage buyouts, che sono complesse operazioni di acquisizione di un’impresa attraverso la sua capacità di indebitamento. La perdita di clienti e la diminuzione degli acquisti hanno ridotto il flusso di cassa e mandato velocemente in tilt il sistema. Un altro settore in grave affanno è quello degli immobili in affitto. Grandi fondi hanno acquistato un numero enorme di appartamenti negli Stati Uniti, ma anche in Europa, scommettendo sull’aumento degli affitti per la classe medio-alta. Per esempio, il più grande private equity fund, il Blackstone Group, è diventato il proprietario numero uno al mondo. Quando, però, il valore degli immobili scende, il sistema scricchiola.Lo stesso dicasi per la bolla del credito al consumo. Nel 2020 il debito delle carte di credito negli Usa ha raggiunto i mille miliardi di dollari. Il Covid-19 ha ridotto drasticamente il reddito di almeno un terzo dei lavoratori americani. Di conseguenza, anche i programmi di sostegno dei debiti accesi dai fondi, basati su un flusso continuo e crescente di introiti, crollano. Non è molto rassicurante vedere come i governi siano stati capaci di imporre il lockdown all’economia reale ma che lascino la finanza operare as usual. Ancora una volta dobbiamo sottolineare che è intollerabile tollerare che i fondi pubblici per il rilancio e la liquidità delle banche centrali siano fatti fluire nell’economia reale attraverso il sistema bancario privato. Senza condizioni e controlli puntuali, stringenti e rigorosi! Problema enorme e serio. Non solo in Italia, ma in tutto il mondo.

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Per il rilancio dei pubblici esercizi

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 giugno 2020

Contributi a fondo perduto subito e riduzione del peso fiscale fino a tutto il 2021. Ecco la strada indicata da Maurizio Pasca, Vicepresidente di Fipe – Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, in un intervento che guarda sia al presente che al futuro tenuto oggi di fronte alla X Commissione del Senato della Repubblica. Un messaggio alla politica affinché intervenga per sostenere e rilanciare un settore composto da centinaia di migliaia di micro imprese, in molti casi a conduzione familiare, che con il loro giro d’affari da 90 miliardi di euro rappresentano una delle componenti essenziali dell’offerta turistica nazionale. “Il settore dei pubblici esercizi come nessun’altro si basa sulla socialità, ad oggi negata. Ecco perché è indispensabile incentivare il delivery e il take away anche attraverso una politica fiscale mirata – afferma Pasca – Così come è necessario abbattere il cuneo fiscale a carico delle imprese per cercare di tutelare le professionalità presenti nel settore. Parallelamente il legislatore deve adottare regole comuni per tutti coloro che fanno ristorazione nel nostro Paese: criteri di ingresso e permanenza minimi nel mercato, parametri minimi di solidità finanziaria, qualificazioni professionali reali per un settore che identifica più di ogni altro il Made in Italy. Servono, insomma, standard uniformi di qualità per tenere il mercato al riparo dagli improvvisati e dalla concorrenza sleale”.Indicazioni precise anche in materia fiscale: “Chiediamo l’esenzione dal pagamento dell’Imu per tutte le attività di ristorazione e intrattenimento per l’intero 2020, la distribuzione di finanziamenti a fondo perduto ai locali, come le discoteche, tutt’oggi impossibilitati a riaprire, la riduzione del peso fiscale delle imposte locali, Tosap, Cosap e Tari, per quest’anno e per il 2021 a tutti i pubblici esercizi. Si tratta di Interventi necessari per accompagnare l’intero settore nella ripresa dopo il disastro determinato dal Covid 19”.“Senza un intervento poderoso – conclude Pasca – lo Stato si ritroverà a fare i conti con una sensibile riduzione del gettito fiscale, determinato dalla morte di decine di migliaia di imprese. Oltre a un salvagente immediato da lanciare agli imprenditori, ribadiamo quanto sia necessario un ripensamento ad ampio raggio che tenga conto del deterioramento economico e di una ridotta capacità di spesa da parte dei cittadini”.

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Raggi mantenga la promessa: valorizzi i nidi pubblici comunali

Posted by fidest press agency su domenica, 19 marzo 2017

campidoglio“Come ogni anno la Giunta è chiamata a deliberare sul nuovo bando di iscrizione ai nidi comunali per l’anno educativo 2017-2018. Nelle settimane scorse l’Assessora Baldassare aveva dichiarato un cambio di rotta rispetto alle precedenti amministrazioni, stabilendo che il nuovo bando avrebbe contenuto il presupposto di valorizzazione e ottimizzazione del servizio pubblico, dando alle famiglie 6 opzioni di scelta tra cui 5 nidi comunali ed uno convenzionato, mantenendo l’ordine di scelta obbligatoriamente partendo dai nidi comunali.
Questo presupposto determinerebbe la garanzia che l’amministrazione capitolina è intenzionata a mantenere gli impegni assunti nella campagna elettorale, dove la nostra Sindaca si era eretta a difesa e a rilancio delle scuole e dei servizi educativi pubblici e di qualità. Ciò ha scatenato il malcontento fra le centrali cooperative e voci di corridoio affermano che, dopo le proteste dei giorni scorsi, qualcuno ci stia ripensando e voglia continuare ad alimentare i soggetti privati che in nome del “dio” profitto mettono da parte i diritti delle operatrici dei nidi convenzionati che si trovano a lavorare con scarsi diritti e stipendi da fame. L’obbligatorietà di scelta dei nidi comunali, a parità di costi per l’amministrazione garantirebbe un’offerta educativa di maggior livello rispetto al privato e darebbe la possibilità di stabilizzare quelle centinaia di precarie che da anni garantisco l’esistenza stessa dei nidi capitolini.
In più, si aprirebbero spazi di internalizzazione del personale oggi occupato presso i nidi convenzionati grazie anche alla prossima uscita dei nuovi bandi per le supplenze.
La Raggi mostri coraggio e non si faccia intimidire alle pressioni del privato che altro interesse non ha se non quello del profitto. La giunta non retroceda di un millimetro sui bandi per le iscrizione ai nidi,mantenga le promesse fatte qualche mese fa, investa nei nidi e scuole pubbliche e di qualità perché altrimenti a perdere non saranno solo le migliaia precarie comunali ma tutti i cittadini romani.” – dichiarazione di Guido Lutrario – Federazione USB di Roma.

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Rinnovo del contratto, per i dipendenti pubblici si va verso 85 euro di aumento-miseria

Posted by fidest press agency su sabato, 26 novembre 2016

palazzo chigiLa Legge di Stabilità prevede 1,48 miliardi di euro per il 2017 e 1,39 a decorrere dal 2018, mentre di miliardi ne servirebbero ben 11 e, per un incremento equo, servirebbero 170 euro. Questi ultimi da corrispondere dal 1° settembre 2015: esattamente il doppio di quanto propongono ora amministrazione pubblica e sindacati. Se si volessero adeguare, poi, le buste paga dei lavoratori pubblici a quelle dei privati, la somma dovrebbe lievitare del 20 per cento: si tradurrebbe, quindi, in 340 euro di aumento per una copertura di 44 miliardi complessivi. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): si sta chiudendo su un accordo che prevede l’assegnazione di un salario che non copre nemmeno l’inflazione, come certificato nelle scorse settimane dalla Corte dei Conti. E si aggira pure la sentenza della Consulta (sulle pensioni quali retribuzioni differite), di un anno e mezzo fa, che ne impone, per analogia, la perequazione automatica al di là della firma del contratto: come indicato anche dalla Consulta, un anno fa, che ha reputato illegittimo il blocco dei contratti e degli stipendi pubblici.

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Contratto lavoratori pubblici: E’ sciopero

Posted by fidest press agency su martedì, 11 ottobre 2016

21 ottobre sciopero generale e manifestazione nazionale del 22 ottobre per un aumento contrattuale vero, per cacciare Renzi e per uno stato che sia più sociale! “Novecento milioni in tre anni, questa la stratosferica cifra che il Governo intende stanziare per il rinnovo del contratto di tre milioni di dipendenti pubblici. Stiamo parlando di una ventina di euro di aumento, a regime, che arriverebbero nelle tasche dei lavoratori dopo che le stesse sono state svuotate da sette anni di blocco contrattuale.” dichiara Cristiano Fiorentini dell’Esecutivo Nazionale di USB Pubblico Impiego “Seicento milioni che si sommano ai trecento dello scorso anno, aggiungendo così alla provocazione l’umiliazione. Perchè se la cifra stanziata con la passata legge di stabilità era stata definita dal Governo come un atto simbolico, un’attestazione di buona volontà, quella di quest’anno dovrebbe rappresentare la reale intenzione del Governo, dovrebbe quantificare il peso che il Presidente Renzi attribuisce a quei tre milioni di lavoratori che ogni giorno rappresentano lo Stato, in tutte le sue articolazioni Scuola, Sanità, etc., nel rapporto più stretto con il cittadino. E, come se non bastasse, buona parte di quello stanziamento andrà a finanziare la meritocrazia di Brunetta e sarà quindi destinato solo al 25% dei dipendenti.” “Dalla Buona Scuola alle elemosine contrattuali, passando per la riforma della dirigenza, la misura è colma e, se per il sindacato complice il rinnovo del contratto è un altro modo per cercare di riconquistare il proprio ruolo nella concertazione, per noi è già sciopero!” conclude il dirigente USB “Ormai i lavoratori pubblici hanno capito bene che con questo Governo e con questa Unione Europea non c’è spazio per i loro diritti e saranno protagonisti sia nello ”

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Dipendenti pubblici: mediatori si, mediatori no

Posted by fidest press agency su domenica, 20 maggio 2012

Ci son voluti due anni per il dipartimento della funzione pubblica per dire che i mediatori appartenenti alla pubblica amministrazione possono, nel rispetto di determinati principi, offrire la propria disponibilità a mediare al fine di essere designati per la risoluzione di controversie in materie civili e commerciali. E’ da due anni che il ministero di Giustizia ha risolto il quesito posto dall’A.N.P.A.R. ed ha autorizzato i cancellieri dei tribunali e dipendenti ad esercitare l’attività di mediatore.
Il dipartimento della funzione pubblica infatti dice la medesima cosa dell’autorizzazione rilasciata dal ministero di Giustizia a suo tempo. Dice infatti che “l’autorizzazione allo svolgimento dell’attività di mediatore civile e commerciale per il pubblico dipendente può essere concessa solo nel caso in cui questa non generi incompatibilità con la funzione pubblica (ovvero quando sussiste un conflitto di interesse) né quando implichi una vera e propria attività professionale. E’ pertanto auspicabile che, al fine di assicurare una certa omogeneità di trattamento e per conferire il massimo grado di trasparenza, ogni amministrazione adotti dei criteri generali per il rilascio delle autorizzazioni. E’ quanto stabilito dalla nota n.3357/2012 del dipartimento della Funzione pubblica, che fornisce indicazioni in merito al regime autorizzatorio per lo svolgimento di attività di mediatore civile e com! merciale da parte dei pubblici dipendenti. Nel silenzio delle disposizioni legislative in materia, il dlgs n.28/2010 e il dm n.180 del 18.10.2010, la Funzione pubblica precisa che occorre richiamare i principi sull’incompatibilità previsti all’articolo 53 del dlgs n.165/2001. Norma che non consente al dipendente pubblico lo svolgimento di incarichi retribuiti, anche se occasionali, che non sono compresi nei compiti e doveri d’ufficio, senza la preventiva autorizzazione dell’amministrazione di appartenenza.
Onde procedere all’autorizzazione, l’amministrazione, in sede di istruttoria, dovrà dunque verificare la natura dell’incarico che dovrà essere caratterizzato dall’occasionalità e non dovrà presentare alcun profilo di conflitto di interesse rispetto all’attività istituzionale. Inoltre, l’eventuale autorizzazione dovrà contenere espressamente la “clausola” che l’incarico dovrà svolgersi al di fuori dell’orario di lavoro, eventualmente utilizzando gli strumenti oggi vigenti (ferie, permessi personali), sempre che questi siano compatibili con le esigenze dell’amministrazione.

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Inefficaci gli aiuti pubblici alle imprese

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 maggio 2012

Eravamo gia’ intervenuti sull’argomento lo scorso anno, quando infuriava la polemica sullo “stipendio” dei parlamentari che assommavano a qualche decina di milioni di euro mentre gli aiuti pubblici alle imprese ammontavano a qualche decina di miliardi di euro. Facile la polemica e altrettanto difficile far ragionare. Ora si comincia a delineare un quadro piu’ chiaro: i contributi pubblici complessivi arrivati alle imprese nel 2010, secondo la Banca d’Italia, sono di 36,4 miliardi di euro. La stessa Banca si era gia’ espressa sugli aiuti alle imprese, affermando che “i contributi pubblici non sono stati in grado di produrre effetti duraturi sulla performance delle imprese sussidiate”. La Commissione europea per la valutazione dei progetti regionali (2) e’ arrivata sostanzialmente alla stesso giudizio.
Ora il presidente del Consiglio, Mario Monti, vuole rivedere il sistema dei contributi “inutili”. Il contribuente ringraziera’. (Comunicato Aduc)

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Conferenza europea “Child in the City”

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 ottobre 2010

Firenze dal 27 al 29 ottobre 2010, presso il Palazzo dei Congressi a Firenze (Piazza Adua, 1)  le “Città amiche dei bambini” di tutta Europa si tiene la V Conferenza “Child in the City”, appuntamento biennale dei coordinatori delle “Città amiche dei bambini” di tutto il continente. L’evento è promosso dallo European Network of Child-Friendly Cities (la Rete europea delle Città amiche dei bambini), in collaborazione con l’UNICEF, la Child in the City Foundation e l’Istituto degli Innocenti di Firenze per incoraggiare le città europee a creare degli spazi pubblici
“amici dei bambini”. Dopo gli appuntamenti di Bruges, Londra, Stoccarda e Rotterdam, è questa la prima volta che la Conferenza viene ospitata nell’Europa meridionale. L’edizione di quest’anno sarà un’occasione per rinnovare anche l’attenzione dell’opinione pubblica italiana su temi cruciali per il benessere dei suoi cittadini più piccoli, grazie a occasioni di scambio, condivisione e confronto di esperienze con altre realtà europee e non solo. La  Conferenza è articolata in sessioni plenarie e panel di approfondimento sull’attuazione  dei diritti dell’infanzia nelle città, con riferimento, in particolare,   a   quattro   principali  aree  tematiche:  i  diritti  alla partecipazione e al gioco; la povertà e l’esclusione nelle città; i bambini e  i cambiamenti climatici; gli strumenti di valutazione e auto-valutazione per le “Città Amiche dei Bambini”. Sono  attesi  circa  500 tra amministratori locali, operatori e ricercatori internazionali,rappresentanti   di   associazioni   e   organizzazioni  non governative per presentare esperienze, studi e ricerche, confrontarsi sulle buone  pratiche  realizzate  in  tanti paesi del mondo, oltre che sui molti passi ancora da fare per rendere le città più vivibili e attente ai bisogni e ai diritti dei bambini. Tutte le informazioni sulla conferenza ed il programma sono disponibili nel sito http://www.childinthecity.com/

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Concorsi pubblici al Comune di Crotone

Posted by fidest press agency su domenica, 29 agosto 2010

In merito ai bandi per la copertura di posti in organico al Comune di Crotone, ritengo doveroso un mio intervento, preso atto in questi giorni delle tantissime persone che  mi interrogano sulla vicenda,   per domandare  se questo concorso   potrà dare  concretamente la possibilità ai partecipanti, in caso positivo, di  ottenere   un  posto di lavoro o sia un escamotage  per  creare solo speranze e vane aspettative. Un bando pubblicato alla vigilia delle prossime elezioni comunali  da un Ente che certo non si è distinto per dinamismo ed operosità, crea speranze inimmaginabili  in un momento così particolare della vita sociale di questa Città. La notizia del  concorso  ha già creato uno straordinario  fermento tra i tanti nostri giovani disoccupati e relative famiglie, sicuramente perverranno migliaia  di domande. A questo proposito, mi permetto porre  qualche domanda  al Sindaco Vallone per dar modo ai potenziali partecipanti di avere le idee più chiare e  concorrere  in modo più consapevole.
a) I concorsi verranno completati prima delle prossime elezioni comunali?
b) Tecnicamente riteniamo non ci sia il tempo necessario quantomeno per  tutte  le prove previste o mì sbaglio?
c) E’ possibile assumere nel 2011 in base alle leggi vigenti per gli Enti locali? il Comune quale iter seguirà?
Queste semplicissime domande, che per un certo verso vogliono sopperire ad una carenza di informazione da parte del Sindaco, sono i quesiti che i cittadini si pongono e a cui Vallone ha il dovere di rispondere in modo netto e chiaro. Auspico  che  sia in grado di dare risposte esaustive, in caso contrario non tollereremo la politica del bisogno sulle spalle di inconsapevoli concittadini. (Salvatore Lucà)

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Deputati: rendere pubblici dati patrimoniali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 luglio 2010

I deputati Rita Bernardini, della delegazione radicale nel gruppo del PD, Roberto Giachetti del Partito Democratico e Benedetto Della Vedova del Popolo della Libertà, hanno scritto una lettera a tutti i colleghi proponendo loro di firmare una liberatoria che autorizza la pubblicazione sul sito internet della Camera dei propri dati patrimoniali. In questo modo si supererebbero i problemi interpretativi della legge che finora hanno impedito di dare seguito all’ordine del giorno, approvato da oltre un anno, che impegna il Collegio dei questori e a rendere fruibili sul sito internet della Camera tutte le informazioni relative all’attività e alla condizione patrimoniale dei deputati compatibilmente con il rispetto della legge e del regolamento. Lo scorso febbraio il Segretario generale della Camera ha spiegato così, in una lettera, le ragioni del parere negativo del Collegio dei Questori alla pubblicazione online dell’anagrafe patrimoniale dei deputati: “… il Collegio dei Questori ha preso atto che, per procedere alla pubblicazione sul sito Internet della Camera della documentazione patrimoniale depositata dai deputati ai sensi della legge n. 441 del 1982, occorre modificare il regime di pubblicità di tale documentazione previsto dalla stessa legge, la quale, al riguardo, riserva il diritto di conoscere le dichiarazioni patrimoniali a “tutti i cittadini iscritti nelle liste elettorali per l’elezione della Camera dei deputati”. Il Collegio ha, pertanto, rilevato che in assenza di una previa modifica legislativa risultano precluse, allo stato, forme di pubblicità generalizzata quale quella della diffusione tramite il sito Internet”. Dunque, come spiegano, Bernardini, Giachetti e Della Vedova, secondo questa interpretazione, i dati patrimoniali che ogni parlamentare deposita ogni anno ai sensi della legge non potrebbero essere pubblicati sul sito delle Camera perché la legge limita il diritto alla conoscenza “solo” a 50.276.247 elettori. “Per non indugiare oltre e superare i problemi “interpretativi” della legge sopra descritti –  scrivono ai colleghi i tre deputati – ti proponiamo di firmare la liberatoria sottostante affinché non ci siano più ostacoli, per i deputati che lo vogliano, alla pubblicazione sul sito della Camera dei propri dati patrimoniali.

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Siti web pubblici: una direttiva per ridurli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 gennaio 2010

Razionalizzare e ridurre in maniera consistente il numero dei siti web pubblici per offrire ai cittadini un’informazione aggiornata, chiara e riconoscibile: è questo l’obiettivo della direttiva n. 8/2009 del Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’innovazione. Lo strumento individuato per raggiungere tale obiettivo è la registrazione del dominio “.gov.it” per tutti quei siti che le Pubbliche Amministrazioni vorranno mantenere attivi. Negli ultimi anni è cresciuta la tendenza delle P.A. di veicolare le informazioni ai cittadini attraverso la creazione di siti web specifici, legati a progetti e iniziative dell’ente stesso. Sono quindi proliferati in rete molti siti web, in cui il cittadino/utente ha difficoltà a districarsi a causa di motivi diversi. La necessità di rendere omogenei i servizi offerti, comporta che l’iscrizione al dominio è condizionata ad alcuni criteri essenziali finalizzati ad assicurare che le informazioni e i servizi offerti siano chiaramente presentati, raggruppati in modo organico, e facilmente raggiungibili dalla homepage. Tali criteri saranno contenuti nelle “Linee guida per i siti web della PA” e nel “Vademecum”. Entrambi i documenti, saranno redatti, entro novanta giorni dall’emanazione della direttiva, dai Dipartimenti della funzione pubblica e per la digitalizzazione e l’innovazione tecnologica con il supporto del Formez per i contenuti e del CNIPA per le caratteristiche tecnologiche, e illustreranno i criteri e gli strumenti per assicurare la riduzione dei siti pubblici obsoleti ed il miglioramento di quelli attivi. Per tutti i siti registrati con il dominio .gov.it di propria competenza, le Pubbliche Amministrazioni dovranno inoltre individuare un responsabile del procedimento di pubblicazione di contenuti, i cui dati, completi di indirizzo e-mail, dovranno essere presenti in una pagina dedicata del sito, raggiungibile all’indirizzo “www.nomesito.gov.it/responsabile” e presente nel menu di coda del sito stesso.

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