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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘pubblico impiego’

L’Italia abusa di contratti a termine nel Pubblico Impiego

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 luglio 2019

La Commissione Europea giovedì 25 luglio ha inviato all’Italia l’avviso di costituzione e messa in mora per abuso dei contratti a termine, anche con riferimento alla retribuzione di anzianità. L’Italia ha ora 60 giorni per rispondere alle osservazioni, tra le quali c’è la sollecitazione ad applicare la direttiva europea 1999/70/Ce (i lavoratori a termine godono degli stessi diritti e benefici dei loro colleghi a tempo indeterminato) a tutti i comparti della Pubblica Amministrazione, dopodiché la procedura d’infrazione passerà alla seconda fase.La legge di stabilizzazione cosiddetta Madia nasceva proprio per evitare l’azione comunitaria ma i provvedimenti presi non sono stati sufficienti. Le università non ne hanno beneficiato ed enti pubblici di ricerca come CNR, CREA, INFN, INGV e INAF, pur disponendo di fondi e strumenti normativi, vogliono applicare solo in parte l’articolo 20 Dlgs 75/2017.Troppo poco incisiva appare l’azione dei ministri Marco Bussetti e Giulia Bongiorno verso questi enti inadempienti, anzi proprio in questi giorni la Direzione Generale del Dipartimento per la Formazione e per la ricerca del MIUR ha inoltrato una richiesta agli enti vigilati che sta procurando forte allarme tra i precari e che rischia di fermare l’intero processo delle stabilizzazioni.Il MIUR richiamando la Sentenza del Consiglio di Stato del 15 luglio scorso che dà ragione all’INFN per le proprie procedure selettive, chiede agli enti di avviare nuove procedure selettive riservate a una specifica categoria di precari già stabilizzati che nel frattempo potrebbero essere licenziati.Secondo Claudio Argentini di USB PI Ricerca la sentenza non entra nell’azione amministrativa operata dagli enti e lo stesso MIUR starebbe strumentalizzando la vicenda solo per bloccare le stabilizzazioni. Anche USB PI Ricerca è tra i soggetti che hanno segnalato alla Commissione Europea gli abusi e ora la soluzione è in capo al Presidente del Consiglio Conte che con le istituzioni coinvolte deve prevedere norme specifiche volte a fermare la procedura di infrazione europea.Per USB la via maestra è quella di proseguire con la stabilizzazione dei precari che nella ricerca rafforzerebbero le funzioni che da anni essi assolvono spesso con contratti sottopagati. (fonte: Unione Sindacale di Base – Pubblico Impiego – Ricerca)
p.santonastaso@usb.it, comunicatistampa@usb.it, comunicatistampalazio@usb.it,

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Venerdì 10 maggio, sciopero generale del Pubblico Impiego

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 maggio 2019

Manifestazione al Ministero della Funzione Pubblica ore 10,30 Piazzetta Vidoni. La figura del dipendente pubblico è stata negli ultimi dieci anni letteralmente demolita da iniziative legislative persecutorie, creando un clima che ha consentito peraltro di bloccare il contratto per nove anni e, quando imposto dalla Corte Costituzionale, di rinnovarlo con aumenti ridicoli.Quei contratti oggi sono scaduti e il Governo, con la precedente legge di bilancio, ha stanziato risorse per aumenti pari all’1,95% (circa 25 euro netti mensili), ennesimo segnale di marginalizzazione del settore pubblico.Dalle impronte digitali al nuovo disegno di legge per il miglioramento della PA, il Governo “del cambiamento” continua ad alimentare l’ormai consunta retorica sui fannulloni del pubblico impiego, invece di affrontare i veri problemi della Pubblica Amministrazione.
Non c’è nessuna intenzione di far ripartire i servizi pubblici. Lo dicono i fatti. Del contratto abbiamo detto. Le assunzioni sono state bloccate. Mansionismo, carichi di lavoro, sicurezza, organizzazione del lavoro, precariato, comparti di contrattazione, democrazia sindacale, restano nodi irrisolti e, soprattutto, non sembra esserci volontà di affrontarli.Non ci resta che scioperare.
Il 10 maggio abbiamo chiamato i lavoratori del pubblico impiego allo sciopero per l’intera giornata e andremo a manifestare al ministero della Funzione Pubblica per chiedere il riconoscimento concreto della dignità della funzione che svolgono ogni giorno al servizio dei cittadini, a partire dallo stanziamento di risorse adeguate per il rinnovo dei contratti.

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Pubblico impiego: Per il ministro Bongiorno miglioramento fa rima con giuramento

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 aprile 2019

Il Disegno di Legge 1122 sul miglioramento della Pubblica Amministrazione, recentemente presentato al Senato, vuole riportare la scuola indietro di trent’anni proponendo di estendere l’obbligo del giuramento per rafforzare lo spirito di servizio del lavoratori della PA. Anief, ascoltata in audizione in XI Commissione il 9 aprile, dice no alla volontà di ripristinare il giuramento dei pubblici dipendenti, abolito nel lontano 1981 per i docenti e successivamente per gli altri lavoratori statali
Alla Pubblica Amministrazione non servono vuote formule, dal sapore vagamente reazionario, per migliorare le performance dei propri dipendenti. Quello che serve è riconoscerne il lavoro e la professionalità garantendo la libertà di insegnamento sancita dalla costituzione, oltre ad aumenti stipendiali congrui e moderni, quelli sì, al passo con i tempi e – soprattutto – con il costo della vita. Soprattutto per il personale scolastico, fanalino di coda nelle retribuzioni statali.Per Anief serve uno sguardo vigile sul presente e proiettato sul futuro, che riconosca l’impegno delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici, che gli stessi dati della funzione pubblica dipingono come rispettosi del proprio ruolo e delle proprie mansioni nella schiacciante maggioranza dei casi. A rilanciare il patto e a rinnovare fedeltà sia piuttosto lo Stato, che troppe volte ha tradito le aspettative dei suoi dipendenti e – peggio ancora – ha contribuito a tratteggiarne un profilo falsamente furbesco, generalizzando inopportunamente sporadici casi di mele marce, sui quali si deve intervenire con fermezza senza però intaccare la correttezza e la professionalità della quasi totalità di dipendenti che fa il proprio lavoro con abnegazione e onestà.

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Pa: Sorrentino (Fp Cgil), priorità sono occupazione, contratti e difesa pubblico

Posted by fidest press agency su sabato, 1 dicembre 2018

Dalla relazione di Serena Sorrentino, segretaria generale uscente della Fp Cgil Nazionale, nel corso del suo intervento introduttivo al congresso della categoria che rappresenta i lavoratori dei servizi pubblici della Cgil da oggi a sabato a Perugia sono stati toccati i seguenti aspetti: “Un piano straordinario di assunzioni che vada oltre lo sbocco del turn over al 100%. Il rinnovo dei contratti, tutti, sia pubblici che privati. La difesa del pubblico contro un arretramento sotto le spinte alle esternalizzazioni e alle privatizzazioni”. Una relazione che ha ruotato sulla centralità del pubblico, “perché non solo è meglio ma perché è di tutti”, e che ha tirato in ballo un esecutivo “che al momento si qualifica per essere il governo del meno welfare e più armi e che sui temi del lavoro non ha dato alcuna discontinuità”. A partire dal ministro della Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno, “che vuole, come ci ha detto, dipendenti saltellanti, vorremmo dire che non è stato rispettoso annunciare una riforma che porterà il suo nome, e il cui contenuto non è noto, a pochi giorni dal nostro incontro. Contestiamo l’idea di riportare alle leggi temi che avevamo riportato alla contrattazione e sottolineiamo le nostre priorità, che continuano ad essere un piano straordinario occupazione, il rinnovo dei contratti e nuovo ordinamento professionale”.
Sull’occupazione, infatti, chiamando in causa il ministro della Pa, Sorrentino ha affermato: “Siamo alla sindrome ‘annuncite’. Noi abbiamo stimato l’entità della semplice fuoriuscita: 450 mila nei prossimi tre anni, 600 mila nei prossimi cinque, senza contare gli effetti di quota 100. Ma col solo sblocco del turn over al 100% copriremo solo le carenze di organico, senza allargare il perimetro pubblico. Serve un piano straordinario per il lavoro”. Come nel caso dei Centri per l’impiego e la prossima introduzione del reddito di cittadinanza. “Al ministro del Lavoro Luigi Di Maio – ha affermato Sorrentino – vorremmo dire che vanno assunte non mille ma oltre diecimila unità nei Centri per l’impiego perché le politiche attive sono pratiche innovative sulle quali investire. Così come vorremmo che dicesse che la priorità del paese deve essere la lotta al lavoro nero e al sommerso, aprendo una discussione sul solo della vigilanza ispettiva e sull’ispettorato del lavoro”.Quanto al ministro della Salute, Giulia Grillo, Sorrentino ha sottolineato: “Aspettiamo ci convochi perché la priorità non è solo il rinnovo del contratto dei medici ma occuparsi seriamente della sanità pubblica operando per un adeguato finanziamento, così come sul piano fabbisogni che serve per dare avvio ad un’azione di reclutamento in sanità di cui abbiamo uno straordinario bisogno”. Tornando su Bongiorno, Sorrentino ha puntato il dito contro una riforma che “a dispetto di quanto da lei sostenuto, porterà il suo nome e di cui non conosciamo i contenuti se non quelli annunciati sui giornali pochi giorni dopo il nostro incontro durante il quale non aveva fatto alcun accenno. Noi contrastiamo l’idea di un ritorno alla legge di temi che abbiamo riportato alla contrattazione. A noi serve una riforma che porti competenza ed efficienza e al momento non leggiamo alcun segnale di cambiamento”. Non è mancato infine un passaggio dedicato ai settori privati, dal rinnovo del contratto della cooperazione sociale e della sanità privata, così come al tema accoglienza e integrazione all’indomani del voto sul dl sicurezza: “A Salvini diciamo il decreto va ritirato immediatamente, bisogna difendere le politiche di asilo e di accoglienza. Difendere il lavoro e i lavoratori, che in questi anni hanno garantito un’accoglienza dignitosa”, ha concluso Sorrentino.

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Contratti Pubblico Impiego

Posted by fidest press agency su domenica, 14 ottobre 2018

Nella Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza 2018, appena approvato dal parlamento, non sono previste risorse per i rinnovi dei contratti del pubblico impiego che scadranno a dicembre 2018. Sembrerebbe che in extremis siano state stanziate solo le risorse per confermare l’elemento perequativo per l’anno 2019 e per alimentare il fondo dell’indennità di vacanza contrattuale.600 milioni in totale, che sono meno di un piatto di lenticchie per gli oltre 3 milioni di lavoratori del pubblico impiego, non servono assolutamente a nulla e soprattutto non servono a compensare la perdita salariale causata non solo dal blocco dei contratti per quasi dieci anni, ma anche dai continui tagli al salario accessorio. Restituire completa dignità alla categoria è l’unica medicina per una Pubblica Amministrazione degna di questo nome, capace di soddisfare al meglio le esigenze dell’utenza. Questo ci aspettavamo dal governo del cambiamento, dal governo che aveva promesso una rivoluzione epocale anche nella pubblica amministrazione.USB, nei prossimi giorni, oltre a presentare ufficialmente la propria piattaforma per il rinnovo contrattuale, chiederà un incontro al Ministro per ribadire la necessità di avere le risorse economiche necessarie per aprire la stagione contrattuale 2019-21, rimettendo al centro della discussione le reali esigenze di una Pubblica Amministrazione al servizio dei cittadini e, in particolare, delle fasce più duramente colpite da oltre 10 anni di crisi e politiche di austerità.

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Manovra: Cgil Cisl Uil Pubblico Impiego, niente risorse nel Def, subito confronto

Posted by fidest press agency su domenica, 7 ottobre 2018

“Da quello che è possibile leggere dalla pubblicazione della nota di aggiornamento del Def non vi è previsione, né quantificazione, delle risorse necessarie per rinnovare i contratti, finanziare le assunzioni e fare investimenti nell’innovazione delle pubbliche amministrazioni. Dal momento che il ministro della Pubblica amministrazione e altri esponenti del governo in queste settimane hanno dichiarato più volte che invece le risorse ci sarebbero state, chiediamo al Ministro Bongiorno di dar conto del perché non ve ne sia traccia nel Def e di avviare subito il confronto sulla legge di Bilancio, come già chiesto da Cgil Cisl e Uil”. È quanto affermano in una nota i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa, Serena Sorrentino, Maurizio Petriccioli, Michelangelo Librandi e Nicola Turco.

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Pubblico impiego: abbiamo bisogno di atti concreti

Posted by fidest press agency su sabato, 29 settembre 2018

L’intervista rilasciata dal Ministro della Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno sul Pubblico Impiego ci fanno ben sperare, ma chiediamo atti concreti già a partire da questa legge di bilancio.Lo dichiara in una nota il Segretario Generale UIL FPL Michelangelo Librandi.La prima misura che chiediamo riguarda lo stanziamento delle somme necessarie a coprire l’elemento perequativo dei contratti del P.I. in scadenza il 31 Dicembre 2018, oltre a reperire i fondi necessari per il rinnovo degli stessi relativo triennio 2019-2021.Sollecitiamo con forza il ripristino del turnover del 100% e procedere alla totale stabilizzazione dei lavoratori precari, indispensabile per un concreto rilancio della pubblica amministrazione che ricordiamo composta da lavoratori con una età media che supera i 52 anni.
Riteniamo urgente rafforzare le relazioni sindacali, per quanto riguarda la partecipazione e la contrattazione integrativa, quale strumento necessario per costruire relazioni con l’azienda, attraverso una partecipazione consapevole, un dialogo costruttivo e trasparente, la reciproca considerazione dei rispettivi diritti ed obblighi, nonché la prevenzione e risoluzione dei conflitti, operando nell’interesse dei lavoratori e migliorando la presa di decisioni e la crescita professionale e l’aggiornamento del personale, i processi di innovazione organizzativa e di riforma della pubblica amministrazione.Ci aspettiamo dal Ministro Bongiorno un intervento concreto nei confronti dell’ARAN che ad oggi, nonostante i nostri solleciti, deve ancora istituire la Commissione paritetica, prevista all’art.11 del Contratto delle Funzioni Locali e all’art. 12 del Contratto della Sanità, per la riclassificazione del personale di entrambi i comparti”.

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Pubblico impiego: La Uil chiede Sblocco Turn Over, Stabilizzazione Precari, Rinnovo Contratti, Formazione e ruolo chiave alla contrattazione”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 agosto 2018

Nell’incontro odierno svoltosi tra i sindacati e la Ministra della Pubblica Amministrazione Bongiorno, la UIL congiuntamente con le categorie del Pubblico Impiego ha chiesto un concreto sblocco del turn over che superi i limiti di spesa permettendo l’assunzione di giovani e quindi un ricambio generazionale indispensabile nel Pubblico impiego la cui età media supera ormai i 55 anni; la necessità di ridiscutere sin d’ora il rinnovo dei contratti del P.I. in scadenza il 31.12.2018; la stabilizzazione dei precari; puntare sulla formazione del personale impiegato; ridare un ruolo centrale alla contrattazione”. Lo dichiarano in una nota il Segretario Generale della UIL FPL Michelangelo Librandi ed il Segretario Generale della UIL PA Nicola Turco.
Inoltre abbiamo sollecitato il DPCM per il trasferimento delle risorse alle Regioni a favore del personale trasferito dalle Province, già previsto d’altronde nella legge di bilancio del 2018.
Apprezziamo le aperture della Ministra Bongiorno, a partire dall’impegno per il prossimo rinnovo dei contratti del P.I. – concludono Librandi e Turco -, convinti che soltanto attraverso la piena valorizzazione dei lavoratori e una adeguata politica di investimenti si potrà conseguire un serio rilancio della macchina pubblica per consentirle di offrire ai cittadini servizi sempre più efficienti.

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La Fp Cgil si conferma primo sindacato nel pubblico impiego

Posted by fidest press agency su martedì, 15 maggio 2018

Un risultato che ad oggi, con i dati in possesso della federazione dei lavoratori dei servizi pubblici della Cgil, attesta un consenso del 28,71%, che, tenuto conto dell’alta affluenza e della presentazione di più liste rispetto alle competizioni precedenti in un contesto di rimodulazione dei comparti, rende questo risultato una conferma importante del primato della Cgil”. È quanto si legge in una nota della Funzione Pubblica Cgil in merito all’esito del voto per il rinnovo delle Rsu nel pubblico impiego del 17, 18 e 19 aprile scorsi. Queste elezioni, prosegue la nota, “segnano alcuni passaggi importanti per la democrazia nei luoghi di lavoro pubblici, a partire dalla sfida vinta della partecipazione. La nostra campagna a sostegno della democrazia partecipativa ha contribuito a registrare un’alta affluenza dei lavoratori al voto per la scelta dei loro delegati, ciò dimostra che la legge sulla rappresentanza funziona nel settore pubblico e garantisce trasparenza ai fini dell’accertamento della rappresentatività. Il sindacato confederale, e la Cgil in particolare, è scelto da centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori e nel complesso si afferma con circa il 73% dei consensi”.
Per la Fp Cgil, “il rinnovo dei contratti nazionali, l’apertura della nuova stagione di mobilitazione a sostegno del rinnovo contrattuale 2019/21, la discussione già avviata e il percorso di assemblee a sostegno del contratto e del nuovo sistema di classificazione, sono elementi che i lavoratori hanno valutato positivamente come archiviazione dell’era brunettiana, ritorno alla contrattazione, più partecipazione e innovazione. I punti di sofferenza di questi dieci anni di blocco della contrattazione, di disinvestimento nei settori pubblici e di blocco del turn over hanno trovato, grazie alla mobilitazione innanzitutto della Cgil, prime significative risposte”. “Ma proprio questi fronti, a cui si aggiungono le legittime aspettative salariali e professionali delle lavoratrici e lavoratori pubblici, sono gli elementi sui quali la Fp Cgil e le neoelette Rsu della Cgil sono già al lavoro per costruire proposte da portare, già nelle prossime settimane, nelle assemblee preparatorie alla fase di nuovo rinnovo contrattuale e da discutere e condividere con le lavoratrici e i lavoratori. Dobbiamo dare inizio – continua la Fp Cgil – alla contrattazione decentrata di cui le nuove Rsu saranno protagoniste in virtù delle prerogative date dal contratto e soprattutto preparare le piattaforme, guardando alla legge di Bilancio che deve contenere le risorse adeguate per contratto, nuovi assunzioni e investimenti nei servizi pubblici”.“Un ringraziamento per questa affermazione della Fp Cgil va innanzitutto alle quasi diecimila Rsu elette nelle nostre liste, ai candidati anche non eletti e ai militanti che hanno fatto una bella, partecipata e impegnativa campagna elettorale basata sui contenuti programmatici e sulla valorizzazione degli accordi e della contrattazione svolta e ai circa 255 mila lavoratori che hanno dato consenso alla Funzione Pubblica Cgil. Una grande responsabilità, una grande forza al sindacato dei diritti, un risultato non scontato nel quadro generale, che ci consegna il dovere di continuare a lavorare per dare Valore al Lavoro Pubblico”, conclude la Funzione Pubblica Cgil.

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Pubblico impiego, elezioni Rsu: la Cisl Fp primo sindacato nel Lazio

Posted by fidest press agency su domenica, 22 aprile 2018

“Un grande risultato: siamo il primo sindacato nel Lazio”, esulta Roberto Chierchia, segretario generale della Cisl Fp Lazio, commentando i risultati provvisori delle elezioni per il rinnovo delle Rappresentanze sindacali unitarie nel pubblico impiego. “Ci confermiamo l’organizzazione sindacale di riferimento per i dipendenti pubblici di funzioni centrali, funzioni locali e sanità pubblica della nostra regione”, spiega Chierchia. “A partire da Roma Capitale, la prima amministrazione per numero di dipendenti, dove rafforziamo il primato. Così come in tanti enti locali dei territori di Roma, Rieti, Latina, Viterbo e Frosinone e alla Regione Lazio. Importante affermazione anche nei ministeri, all’Interno la distanza dalla seconda sigla è di 10 punti, nelle agenzie fiscali e negli enti pubblici non economici. Siamo primi nelle direzioni generali di Inps e Inail, e abbiamo la maggioranza assoluta alla direzione centrale Aci e alla Croce Rossa. Straordinaria conferma nella sanità laziale, dove per numero di consensi siamo la sigla più forte: abbiamo preso la leadership alla Asl Roma 5, siamo primi primi nella Asl Roma 1, primi alla Asl di Latina. Abbiamo la maggioranza assoluta al Policlinico Tor Vergata e nella Asl Roma 6, con il 54% dei voti. E in crescita in tante strutture come il Policlinico Umberto I e la Asl di Viterbo”.”La grande partecipazione e il consenso ottenuto dai sindacati confederali nel Lazio è un segno estremamente positivo”, prosegue il segretario di categoria Cisl, “perché cancella ogni critica strumentale sulla firma dei contratti e manda un segnale forte a chi ha cercato di speculare agitando demagogia e populismo. E’ stato premiato invece chi si è presentato al voto con proposte serie, concrete, vicine ai bisogni delle persone”.
“Ringrazio tutte le lavoratrici e i lavoratori pubblici del Lazio”, prosegue il segretario di categoria Cisl. “E ringrazio tutti i candidati della Cisl Fp, una squadra formidabile di persone competenti, preparate e motivate che “ci ha messo la faccia”. Ora inizia il lavoro vero, quello per cui abbiamo chiesto e ottenuto il consenso dei dipendenti pubblici. Dobbiamo cambiare il lavoro e i servizi pubblici. E aprire nei posti di lavoro una stagione vera di contrattazione aziendale, di innovazione organizzativa, di valorizzazione delle professionalità dei lavoratori pubblici”.

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Martedì 17 aprile 2 milioni di italiani votano per elezioni di cui nessuno parla

Posted by fidest press agency su domenica, 15 aprile 2018

Da martedì 17 a giovedì 19 aprile tornano alle urne più di due milioni di italiani per elezioni di cui nessuno parla. Si tratta dei dipendenti pubblici – in realtà molti più di due milioni, esattamente 3.156.970, ma forze armate, dell’ordine e dirigenti non partecipano al voto – chiamati a rinnovare le loro RSU, le Rappresentanze sindacali unitarie, in un momento molto delicato per l’Italia e soprattutto per il pubblico impiego.Dopo otto anni di blocco contrattuale, a febbraio sono stati infatti rinnovati tutti i contratti collettivi della Pubblica Amministrazione, con una marcia a tappe forzate imposta dal governo uscente alla ricerca di consensi elettorali e accettata da Cgil-Cisl-Uil-Ugl schierati a difesa della propria riserva di caccia.I contratti si sono subito rivelati quel che i sindacati non firmatari, Unione Sindacale di Base in testa, avevano denunciato: una grande mistificazione, a partire dall’elargizione di poche decine di euro sotto forma di “elemento perequativo” che dal 1° gennaio 2019 – data di scadenza dell’accordo appena sottoscritto – scompariranno dalle buste paga.Un trucco in chiave elettorale che però non ha avuto alcun effetto sui risultati delle politiche di marzo. Anzi, ha contribuito severamente a punire il PD che aveva studiato e imposto il marchingegno varato a tappe forzate all’Aran tra gli applausi dei sindacati concertativi.Questi ultimi da martedì affronteranno dunque un test severo, nonostante abbiano cercato di blindare le proprie rendite di posizione con lacci e lacciuoli stretti intorno alle norme che regolano la rappresentatività sindacale.
L’Unione Sindacale di Base sarà largamente presente nei seggi, si tratti di scuole o ospedali, di ministeri o regioni, di enti previdenziali o di ricerca, di vigili del fuoco o autorità indipendenti affinché anche tra i dipendenti pubblici parta una nuova stagione sindacale in difesa dei diritti, per il miglioramento del trattamento economico e per una pubblica amministrazione schierata dalla parte dei cittadini.

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Contratto: il Coisp alla FP denuncia niente soldi per la parte normativa

Posted by fidest press agency su martedì, 13 marzo 2018

“L’Avevamo già detto che questo rinnovo contrattuale sarebbe stato pessimo nei modi, nei tempi e nei risultati, e che sarebbe stato un pessimo affare per il Governo che ce lo ha imposto, a soli fini elettorali, e siamo stati facili profeti visto il risultato delle urne. Oggi questa coda contrattuale ci lascia ancor più perplessi, perché ci troviamo di fronte a numeri che dimostrano quanto sia letteralmente ridicolo lo stanziamento per la parte normativa, e che ci spingono pretendere che si chiarisca chi si assume la responsabilità politica di fronte a impegni assunti evidentemente senza la minima intenzione di rispettarli”.
E’ questo, in estrema sintesi, il contenuto dell’intervento di Domenico Pianese, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, nell’ambito della riunione che si è tenuta ieri presso il ministero della Funzione pubblica.
“Ci saremmo aspettati – ha aggiunto Pianese – di sentire ministri che in conferenza stampa avessero parlato di 2 milioni e 550mila euro da destinare alla parte normativa per il rinnovo di questo contratto.
Oggi c’è una riunione programmatica, e allora diteci a cosa dovrebbero essere destinati questi 2 milioni e 550mila euro, e quindi il ministero della Funzione pubblica quale programma ha”.
“Noi – ha argomentato il Segretario generale del Coisp – abbiamo consegnato ben due piattaforme contrattuali, a luglio e a dicembre, rispetto alle quali non c’è stata data la possibilità di entrare nel merito e discutere. Siamo arrivati fin qui con una firma che ci è stata letteralmente estorta per il rinnovo e, oggi, rispetto ai contenti di questo addendum abbiamo fatto una semplice divisione: 2 milioni e 550mila euro divisi per 93.000 appartenenti alla Polizia di Stato, sottratte le ritenute, la somma che risulta è 1 euro e 24 centesimi al mese per dipendente”.
“E’ inevitabile – ha insistito Pianese – che ci domandiamo, allora, quale responsabilità politica c’è rispetto a un Governo che si è assunto la responsabilità di firmare un addendum in cui si parla di riformare indennità di missione, accessorie, di servizio, addirittura di introdurne di nuove, e poi lo stanziamento è ridicolo rispetto agli impegni dichiarati. Allora la linea del ministero della Funzione pubblica qual è rispetto a questa coda contrattuale? Noi non accettiamo che la coda contrattuale venga limitata dallo stanziamento che questo Governo ha in modo colpevolmente ridicolo destinato all’interno del contratto nazionale di lavoro. Pretendiamo che ci si assumano le responsabilità politiche rispetto a quello che si è scritto, agli impegni assunti e a quello che si vuole realizzare. Altrimenti vorrà dire che si è trattato per l’ennesima volta di un tentativo mal riuscito di fare campagna elettorale alla vigilia delle elezioni”.
“Ma noi – ha concluso Pianese – non facciamo attività elettorale in funzione del colore del Governo che ci troviamo di fronte. A noi interessano i fatti, che fino a questo momento non ci sono”.

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PA: Con la Sanità si chiude il cerchio sui contratti del pubblico impiego

Posted by fidest press agency su sabato, 24 febbraio 2018

Secondo il giovane sindacato, il rinnovo di un contratto per dei dipendenti, ancora più perché fermo da quasi dieci anni, va accolto con favore. Tuttavia, ci sono molti aspetti che vanno approfonditi. Ad iniziare dall’esiguità delle risorse che, in assoluto, continuano a mancare per i lavoratori che operano per lo Stato. Ma fa riflettere, soprattutto, la mancata assegnazione dei fondi più cospicui a chi detiene gli stipendi minori: il settore scolastico, visto che a quasi parità di aumenti, i docenti e gli Ata percepiscono in media 10mila euro in meno del comparto sanitario. Sovvertendo anche gli accordi Aran-Sindacati, dell’autunno 2016, il comparto della Scuola è giunto a questa tornata di rinnovi buono ultimo tra tutti quelli della PA. Anche dietro alle Regioni e agli Enti Locali. Ora, di fronte a certi dati ufficiali, ci si sarebbe aspettati un incremento di finanziamenti per chi detiene buste paga vicine alla soglia di povertà. Invece, con il rinnovo contrattuale della scuola, sottoscritto all’Aran il 9 febbraio, si è deciso di corrispondere una manciatina di euro netti al mese, trovando un accordo che assicura a coloro che percepiscono gli stipendi più bassi della Scuola una “copertura” per raggiungere gli 85 euro medi mensili, ma solo fino al prossimo mese di dicembre. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il personale docente e Ata rimane fortemente sottopagato rispetto al loro prezioso operato quotidiano: gli aumenti ridicoli corrisposti con il contratto del 9 febbraio rimangono due volte sotto l’inflazione, con gli arretrati dell’ultimo biennio che corrispondono ad una mancia e dopo aver dimenticato gli ultimi quattro mesi del 2015, come invece aveva detto il giudice: alla fine della fiera, il milione e 200 mila dipendenti del comparto Scuola si ritrova con 190 euro mensili in meno nel 2018, più altri quasi 3mila euro sottratti per il periodo che va dal 1° settembre 2015 al 28 febbraio 2018. Così, mentre Flc-Cgil, assieme agli altri sindacati Confederali, spende anche parole di soddisfazione per il risultato raggiunto e sottoscritto, il nostro giovane sindacato si rivolge a chi non vuole soccombere a queste ingiustizie, rimanendo impassabile alla sottrazione dei propri diritti: per costoro l’unica strada rimane quella del tribunale e dei ricorsi che continuiamo a patrocinare, a partire dallo sblocco dell’indennità di vacanza contrattuale che farebbe recuperare un bel po’ di soldi.

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22/23 febbraio 2018, Pubblico impiego in rivolta

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 febbraio 2018

La corsa ai rinnovi contrattuali del pubblico impiego, che la banda formata da Governo, ARAN e CGILCISLUIL ha intrapreso con la speranza di guadagnare consenso alle elezioni politiche del 4 marzo e quelle per le RSU del 17-19 aprile, sta dando i suoi frutti, anche se non esattamente quelli che loro si aspettavano.Il pesante arretramento sul piano dei diritti associato ad aumenti equivalenti ad un’elemosina, il tutto dopo otto anni di blocco dei contratti, sta diventando sempre più la goccia che minaccia di far traboccare il vaso. E se nelle assemblee i lavoratori delle Funzioni Centrali stanno sonoramente bocciando il contratto firmato, altri settori del Pubblico Impiego scendono in piazza unendo l’indignazione nei confronti di rinnovi contrattuali a perdere alla rivendicazione della propria funzione al servizio della cittadinanza che risulta sempre più difficile da svolgere. Nasce così questa due giorni di lotta con scioperi e manifestazioni che attraverseranno praticamente tutti i settori del Pubblico Impiego.
Ad aprire le danze sarà la Ricerca, il 22 febbraio, con un presidio al Ministero della Funzione Pubblica per rilanciare la specificità del settore, disconosciuta da un umiliante rinnovo del CCNL, e per difendere le stabilizzazioni dei precari dalle politiche baronali dei presidenti degli Enti.
Il giorno dopo, il 23 febbraio, sarà la giornata degli scioperi di Scuola, Sanità, Educatrici dei Nidi e delle Scuole per l’Infanzia e Vigili del Fuoco.
I lavoratori della Scuola, docenti e ATA, sciopereranno per un contratto vero, per la fine del precariato di maestri, professori ed Ata, per una mobilità che consenta ai colleghi vittime della 107 di tornare a casa. Il presidio che si svolgerà al MIUR vedrà partecipare anche le educatrici dei nidi e delle scuole d’infanzia, anche loro in sciopero contro la mancata stabilizzazione del personale precario e l’introduzione di nuove normative (riforma 0-6 e legge Iori), che con effetto retroattivo, penalizzano i lavoratori che giornalmente si prendono cura dei nostri figli.
Anche la Sanità rivendica la propria funzione scioperando, oltre che per aumenti contrattuali veri e contro le deroghe all’orario di lavoro previste dal nuovo CCNL, contro le croniche carenze di personale, ed i continui tagli dei servizi al cittadino, che assieme alle politiche di esternalizzazione, sono all’origine del progressivo disfacimento di quella che era una delle migliori sanità d’Europa.Infine i vigili del fuoco, quei lavoratori che ad ogni disastro, naturale e non, chiamiamo “eroi nazionali” scendono in piazza e protestano per un rinnovo contrattuale scandaloso, che non prevede aumenti adeguati e neanche il riconoscimento della specificità di lavoro usurante.
Complessivamente, le giornate del 22 e 23 febbraio si preannunciano come la rappresentazione di un pubblico impiego in rivolta, innescata da un rinnovo contrattuale scandaloso e determinato a difendere i propri diritti e la propria funzione contro l’attacco complessivo che non accenna a scemare.Ormai è chiaro che anche quando cambiano i governi il pubblico impiego rimane sempre nel mirino di un’Europa che ne chiede il sacrificio al governante di turno, e l’arrivo del fiscal compact promette di far precipitare la situazione. I rinnovi contrattuali in corso rappresentano uno spartiacque, un cambio radicale nel rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici; chi li ha firmati, o si appresta a firmare quelli che sono ancora aperti, è ormai dall’altra parte della barricata. Quella sbagliata.

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Pubblico impiego: venduti per trenta miseri denari

Posted by fidest press agency su sabato, 10 febbraio 2018

Pare che i sindacati confederali si siano fatti convincere a firmare il nuovo contratto degli statali dopo anni di rinvii e di polemiche per via delle scarse risorse messe in campo dal governo Renzi-Gentiloni. Dovremmo, quindi, farcene una ragione? Dobbiamo arguire che in nome della salvezza dei conti pubblici il dipendente pubblico, servitore dello Stato per antonomasia, ha detto signorsì e ha messo la coda fra le gambe? Eppure tutto questo non mi convince. Prima di tutto perché sulla debolezza dei nostri conti pubblici dovremmo semmai stendere un velo pietoso. Diversamente non si comprenderebbe come è stato possibile trovare trenta miliardi di euro per salvare le banche e permettere che i loro manager alla fine del loro mandato gli stessi istituti di credito erogassero decine di milioni di euro di ben servito. E dire che non si può asserire che avessero amministrato bene. Tutt’altro se hanno portato al quasi fallimento le loro aziende e fatte tante vittime tra azionisti e correntisti. Poi cosa dovremmo argomentare pensando alle centinaia di miliardi di euro persi per la mancata seria lotta all’evasione fiscale, agli sprechi, alla corruzione e via di questo passo?
Se per anni i governi che ci hanno preceduto avessero imboccata la via virtuosa non ci ritroveremmo con i loro leader o eredi che ci ripropongono la stessa ricetta come se nulla fosse e con il rischio reale di un grave e irreversibile peggioramento. Quando ci convinceremo che esiste un partito dell’avere e uno dell’essere e che quest’ultimo pur essendo una maggioranza schiacciante resta schiavo di un potere arrogante e presuntuoso convinto che si può dire di tutto ai poveri italiani perché oltre alla memoria corta sono degli allocchi? (Riccardo Alfonso)

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Rinnovo contratto nel pubblico impiego

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 dicembre 2017

ministero-finanzeVia libera per 250 mila statali, il Governo vuole fare presto il bis con la Scuola. Anief: i sindacati non cadano nella trappola. La sua sottoscrizione, almeno nelle intenzioni del Governo, dovrebbe essere man mano estesa a tutto il pubblico impiego, fatto di oltre tre milioni di lavoratori. Si tratta infatti di un contratto “apripista” che dovrebbe dettare la linea anche per gli altri comparti: enti locali, sanità e scuola. Solo che per il comparto della Conoscenza i problemi sono enormi. Le parti, sindacati e Aran, si incontreranno il prossimo 4 gennaio: in quella sede rimane impossibile riuscire a centrare le richieste dei rappresentanti dei lavoratori. A differenza degli altri comparti, innanzitutto, gli 85 euro medi a lavoratore della scuola non sono infatti garantiti, così come appare difficile che si possa superare per contratto la Legge 107/2015 che stabilisce la somministrazione dei bonus annuali del merito e dell’aggiornamento professionale; forti dubbi permangono, infine, sulla riconduzione nel contratto delle diverse materie sottratte dalle ultime riforme della PA.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Sono aumenti irrisori e che non coprono nemmeno l’inflazione degli ultimi anni. Per questo continuiamo a chiedere il recupero dell’inflazione e aumenti equi. Dai nostri calcoli, si tratta di almeno 270 euro, da suddividere in due parti uguali: la prima è relativa alla mancata assegnazione dell’indennità di vacanza contrattuale, mentre gli altri 135 euro di effettivo incremento stipendiale. Inoltre, la parte pubblica deve corrispondere 2.654 euro di arretrati, comprensivi delle quattro mensilità di fine 2015 indicate dalla Corte Costituzionale, e non certo poche centinaia di euro. Ecco perché siamo contrari alla firma nella Scuola: a queste condizioni, tra i 70 e i 75 euro medi lordi a docente e Ata, non ci siamo: serve il triplo.

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Contratto P.A.: ridotti alla miseria dirigenti statali della Scuola, Comuni, Regioni e medici

Posted by fidest press agency su martedì, 28 novembre 2017

sciopero mediciDalla percentuale di aumento ipotizzato, come descritto nella relazione tecnica allegata al disegno di legge 2960, si ricavano gli aumenti mensili lordi per dipendente pubblico per gli anni 2016-2018, nel rispetto asserito dell’intesa raggiunta tra Governo e le organizzazioni sindacali del 30 novembre scorso. Per il biennio 2016/2017, netto dell’assegno di indennità di vacanza contrattuale (IVC), bloccato dal 2008 al 2018, sono previsti appena 9 euro di aumenti mensili. E solo 54 euro per il 2018. Al netto dei ricorsi e delle diffide per sbloccare l’indicizzazione dell’Indennità di vacanza contrattuale, la firma di questo contratto farebbe perdere 4.732 euro lordi a dirigente pubblico.
Marcello Pacifico (presidente Udir): Bisogna calcolare che gli aumenti sono lordo Stato, per cui si deve dividere per 1,3838 e a sua volta detrarre il 35% di tassazione lordo dipendente. Eppure, se si sbloccasse l’indicizzazione dell’indennità di vacanza contrattuale dal 1° settembre 2015, per lo stesso triennio, lo Stato dovrebbe assegnare 4.732 euro lordi di arretrati e poi 368 euro mensili per il solo 2018. Per questo motivo, è importante inviare la diffida in attesa di una nuova pronuncia della Consulta per interrompere la prescrizione.

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Contratto pubblico impiego: Beffato personale della scuola e PA

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 novembre 2017

Marianna_MadiaIl ddl con maxi-emendamento del Governo porterà nel contratto appena 18 euro lordi per il biennio 2016-2017 e 85 euro nel 2018: persi 3.461 euro. La perdita media a lavoratore risulta al netto dell’indennità di vacanza contrattuale. La conferma arriva da un’analisi, realizzata dal sindacato Anief, del disegno di legge con maxi-emendamento del Governo appena approvato. Incrociando questi dati con quelli del disegno di legge n. 2960, risulta che le somme da destinare agli statali sono davvero esigue. Eppure la Costituzione insegna (art. 36) che un contratto si firma solo se si recupera almeno il costo della vita che, nella programmazione del MEF tra il 2008 e il 2015, è aumentato dell’8,50%, con + 0,02 nel 2016, + 0,80% nel 2017, e + 1,70% previsionale nel 2018. E se qualche sindacato si dice pronto a chiedere al nuovo Governo di mettere in contrattazione i 200 milioni di euro destinati al merito e i 300 milioni destinati alla formazione obbligatoria del personale di ruolo – idea di per sé non malsana ma comunque legata a un intervento legislativo sulla 107/15 – di fronte a un allargamento della platea al personale Ata di ruolo e al personale docente precario (da Anief reclamato al Tar Lazio), ovvero a 1,1 milioni di dipendenti, dovrebbe sapere che la suddivisione di tali risorse per 13 mensilità per il solo 2018 aumenterebbe di 36 euro la quota mensile pro capite. Quindi, l’incremento sarebbe appena superiore ai 100 euro.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Un contratto si firma se rispetta il diritto dei lavoratori, la loro dignità umana e professionale come avviene nel settore privato dove vi sono stati aumenti salariali del 20% negli ultimi dieci anni di blocco del pubblico impiego. A questo punto non possiamo che continuare la nostra battaglia in tribunale per far dichiarare incostituzionali le norme che bloccano l’indicizzazione dell’assegno di indennità di vacanza contrattuale dal settembre 2015, cioè dalla data di sblocco della contrattazione come ci dice la Consulta, al netto dei soldi che il Governo trova o concorda per la firma del contratto di cui diffidiamo, fin d’ora, le altre OO. SS. dalla firma, a queste condizioni. Se il Governo sarà disposto a cambiare la L. 107/15 e destinare alla contrattazione i 500 mln del merito e della card, si potrebbero recuperare altri 36 euro per il solo 2018, ma non 200 euro. Ecco perché Anief continua ad invitare il personale della scuola a inviare la diffida per sbloccare l’indicizzazione dell’indennità di vacanza contrattuale e ancorarla al 50% dell’inflazione programmata. Ogni lavoratore si gioca 135 euro in più dal nuovo anno e 2.817 euro di arretrati.

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Rinnovo contratti P.A: accordo lontano

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 agosto 2017

Marianna_MadiaSulla base di quanto emerso nel tavolo di oggi all’Aran USB si sente di dire che non ci sono assolutamente le condizioni per fare divenire realtà gli strombazzati annunci di un accordo in tempi brevi. Nella riunione di oggi, così come nelle precedenti, si elude il nodo per noi prioritario delle risorse complessive, rimanendo a ragionare sui tecnicismi utili ad affrontare specifiche questioni.
Vogliamo invece che si tratti sull’ammontare delle risorse che saranno a disposizione del rinnovo contrattuale sia perché noi non riconosciamo nessun valore all’accordo del 30 novembre, pertanto riteniamo largamente insufficienti i famigerati 85 euro lordi medi mensili, ma anche perché su quella miseria di aumento ci si vuole caricare la premialità, la questione del bonus degli 80 euro, il welfare aziendale e chissà cos’altro. Anche il solo recupero dell’inflazione richiederebbe più del doppio rispetto a quanto previsto finora dal Governo ma, visto che siamo convinti che i rinnovi contrattuali debbano servire a migliorare le condizioni dei lavoratori, per fare un buon contratto servono i trecento euro mensili per tutti che USB ha già inserito nella propria piattaforma contrattuale consegnata all’Aran.
Visto che tra breve il Governo inizierà a discutere la legge di stabilità è bene che sappia che in quella sede vanno trovate risorse adeguate per un rinnovo contrattuale che riguarda milioni di lavoratori al servizio del Paese che hanno avuto il contratto bloccato per otto anni. Siamo sempre più convinti che la decisione presa dal nostro congresso di andare allo sciopero generale in autunno sia giusta in particolar modo per i lavoratori pubblici che avranno in questo modo la possibilità di far sentire forte la propria voce e pretendere dal Governo quanto gli è dovuto. (Cristiano Fiorentini Esecutivo nazionale USB Pubblico Impiego)

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“L’Inps è alla frutta”

Posted by fidest press agency su sabato, 22 luglio 2017

inpsLo dichiara Luigi Romagnoli dell’esecutivo nazionale USB Pubblico Impiego – da tempo le procedure informatiche non funzionano con gravi ripercussioni sull’attività lavorativa”. “Questa mattina è il caos in tutt’Italia – prosegue il dirigente sindacale della USB – COLLEGAMENTO INTERNET NON FUNZIONANTE, PROCEDURE BLOCCATE. In Direzione Generale addirittura non funzionano neanche i tornelli d’ingresso del personale”.“E’ la conseguenza della totale esternalizzazione dell’informatica – denuncia Romagnoli della USB – ormai siamo schiavi delle società esterne. Di fronte a questo disastro e ad un ente che appare bloccato, senza governo, il presidente e il direttore generale devono immediatamente rassegnare le dimissioni. Va nominato un commissario straordinario e un nuovo management che si preoccupi di far funzionare l’Istituto”.
“Senza adeguate risposte sarà la mobilitazione generale, non escludendo il ricorso allo sciopero – conclude il sindacalista nazionale della USB”.

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