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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

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“L’IMF spinge per ulteriore stimolo pubblico: cosa significa?”

Posted by fidest press agency su martedì, 13 ottobre 2020

A cura di Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGR. Il Fondo Monetario ha pubblicato il Chapter 2 del suo fiscal outlook. Ci sono riflessioni importanti sugli investimenti pubblici, con potenziali ripercussioni, a mio avviso, sulle politiche verso i mercati emergenti. Cosa dice il Fondo? Lungi dal predicare il ritorno all’austerità fiscale, il Fondo Monetario chiede espressamente ai governi dei paesi avanzati di aumentare gli investimenti pubblici, avvalendosi dei tassi bassi e approfittando del momento per preparare la transizione alla digital/green economy. Per quelli che ricordano l’enfasi che il Fondo metteva sul consolidamento del debito, è un cambio di linea epocale. Chiaramente è avvenuto in maniera graduale negli anni, ma oggi ha raggiunto nuove vette. Ecco perché. Qual è l’analisi dietro questa tesi? Il Fondo sostiene che in situazioni di incertezza come quella attuale i “fiscal multipliers” degli investimenti pubblici sono molto più alti del normale. Questo perché un intervento dello Stato nell’economia, in un periodo di forte incertezza e con ampie risorse inutilizzate, può essere particolarmente incisivo. Qui sotto una chart su come cambiano le stime dei “fiscal multipliers”. Un 1% di GDP di investimenti pubblici può creare fino a 2.7% punti di crescita del PIL in periodi di forte incertezza. E In termini di posti di lavoro creati, gli investimenti pubblici possono creare tra 2 e 8 posti di lavoro per ogni milione di USD spesi in infrastrutture, con un impatto particolarmente marcato nei settori della ricerca e della green economy. Da notare che, in generale, i posti di lavoro creati negli emergenti sono maggiori, dati i salari più bassi e un uno dei fattori produttivi maggiormente focalizzato sul lavoro rispetto al capitale in EM. Cosa vuol dire tutto questo per gli emergenti? Alcune considerazioni personali. Il Fondo è chiarissimo nel sostenere che gli investimenti pubblici non sono una panacea. Negli emergenti possono portare ad aumenti dei tassi di interesse, preoccupazione sulla tenuta del debito e uso poco efficiente delle risorse. C’è inoltre il rischio (comune a tutti i paesi) di creare posti di lavoro di “bassa qualità”. Ciò detto, è palese a mio avviso che i paesi ricchi hanno avuto un accesso alla leva fiscale (tramite l’ausilio del QE delle banche centrali) che gli emergenti non hanno avuto. Questo è parte dell’extraordinary privilege di cui godono i paesi che emettono reserve currencies (US, Euro Area, Giappone, UK). Gli emergenti possono beneficiare di questo stimolo in maniera indiretta, certo. Ma non hanno lo stesso spazio. Questo non cambia dall’oggi al domani. Ma non è pensabile che il Fondo Monetario sostenga così apertamente la linea della spesa pubblica per investimenti nei paesi che se lo possono permettere e adotti la linea del rigore verso gli emergenti. Non solo non sarebbe giusto, ma sarebbe anche una linea impresentabile. Mi sembra quindi più che ragionevole non solo che l’IMF continui a perorare la causa della debt suspension per i paesi più poveri, ma soprattutto che adotti criteri estremamente flessibili al momento di negoziare nuovi programmi. L’optimum sarebbe un’emissione di SDR (Special Drawing Rights) nuove, che un’elezione di Biden alla Casa Bianca renderebbe più plausibile visto che cadrebbe il veto US. Ma ci sarà da aspettare. Per adesso il Fondo continua la sua lenta, inesorabile trasformazione verso una linea più soft e meno incentrata al consolidamento rapido del debito a tutti i costi.

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La Galleria dell’Accademia di Firenze riapre al pubblico

Posted by fidest press agency su martedì, 29 settembre 2020

Firenze Galleria dell’Accademia di Firenze Via Ricasoli, 58-60 la sala di Giotto e della sua scuola e la sala di Giovanni da Milano e degli Orcagna. La Galleria dell’Accademia di Firenze apre nuovamente al pubblico le sale al piano terra dedicate alla pittura del Duecento e Trecento, sempre nel pieno rispetto delle norme di sicurezza, dovute all’emergenza Covid-19. I visitatori potranno tornare ad ammirare, da vicino, nella sala di destra, i capolavori di Giotto e della sua scuola mentre, in quella di sinistra, le opere di Giovanni da Milano e dei fratelli Orcagna. Tra i dipinti di questi grandi maestri toscani, qui conservati, troviamo un prezioso frammento di affresco di Giotto raffigurante una testa di pastore e armenti, accompagnato da preziose opere dei suoi diretti seguaci, come le numerose formelle polilobate di Taddeo Gaddi, raffiguranti storie di Cristo e di San Francesco, provenienti dalla sagrestia della Basilica di Santa Croce di Firenze, oppure la grande croce dipinta di Bernardo Daddi.Nell’altra sala sono esposti altrettanti capolavori di cui ricordiamo la splendida Deposizione di Giovanni da Milano, datata 1365, e la monumentale Incoronazione della Vergine di Jacopo di Cione, fratello di Nardo e Andrea Orcagna, nota coma la Pala della Zecca, così denominata per essere stata commissionata dalla zecca fiorentina, intorno al 1373 circa. In questa sezione della Galleria dell’Accademia, si trova anche il trittico della Pentecoste, realizzata da Andrea Orcagna, opera tra le più rappresentative della straordinaria collezione di fondi oro del museo, che è stata soggetto di un importante restauro terminato proprio l’anno scorso.Orario di apertura al pubblico: Dal martedì alla domenica, dalle ore 9.00 alle ore 18.00 Lunedì chiuso.L’ultimo ingresso consentito sarà 30 minuti prima della chiusura.È raccomandata la prenotazione (€ 4,00) tramite Firenze Musei, tel. +39 055 294883, oppure acquistando il biglietto tramite la piattaforma B-Ticket http://www.galleriaaccademiafirenze.beniculturali.it/galleria/1/visita/Si ricorda inoltre la diminuzione del costo del biglietto intero da € 12,00 a € 8,00, ferme restando le gratuità di legge e le riduzioni già in atto.

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Necessità di rinegoziare i canoni di locazione per i locali adibiti a pubblico esercizio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 settembre 2020

Come più volte sottolineato dalla Federazione in tutte le sedi istituzionali, l’enorme crisi che ha colpito l’economia del nostro paese, e in particolare il settore dei pubblici esercizi, ha reso insostenibili le spese a cui gli imprenditori devono far fronte per tenere in vita le proprie attività. Tra queste, una delle principali, è certamente quella che riguarda gli affitti. “Il contesto sociale ed economico è cambiato in maniera drastica a causa della pandemia e non si può non tenere in considerazione questo aspetto. La nostra Federazione denuncia ormai da mesi la necessità di ridefinire gli accordi sui canoni di locazione affinché possano essere sostenibili tenendo in considerazione il calo dei fatturati, in media di circa il 40%, con cui devono fare i conti i nostri imprenditori”. Dichiara Roberto Calugi, Direttore Generale di Fipe-Confcommercio, Federazione Italiana Pubblici Esercizi.

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La gestione della salute tra pubblico e privato

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2020

La salute, a questo punto, diventa non più un aspetto privato ma, per i suoi risvolti sociali, si colloca tra gli interessi primari dello Stato. Il suo obiettivo consiste allora nella promozione e nella protezione della salute attraverso un programma di sviluppo di azione a livello di comunità che, assunto nel suo insieme, consenta una riduzione delle malattie e della mortalità causate dai fattori che ho in precedenza illustrati. Ma sarà lo stesso per la sanità privata? In generale possiamo dire che le linee d’indirizzo sono le seguenti:
• Riduzione dei fattori di rischio delle malattie non trasmissibili che derivano dall’alimentazione scorretta;
• Aumento nella popolazione della consapevolezza del ruolo dell’alimentazione e dell’attività fisica a partire dalle scuole, nelle varie forme di associazionismo e nel lavoro obbligando il datore di lavoro di tutelare la salute dei propri dipendenti;
• Monitoraggio scientifico dei dati e sviluppo dell’attività di ricerca.
Significa, quindi, che la promozione della salute va perseguita costruendo una cultura pubblica volta a tutelarla in ogni manifestazione della vita civile, dalla famiglia, alla scuola, dal lavoro, alla condizione di pensionato. In questo senso vanno creati ambienti di vita e di lavoro favorevoli per ridurre tutti quei fattori di rischio che tendono ad instaurare patologie croniche e invalidanti (malattie cardiovascolari, diabete di tipo II, alcuni tipi di tumore), che sono l’ipertensione, l’ipercolesterolemia, l’obesità, la sedentarietà, l’abitudine al fumo e alla scarsa attività fisica. È questa una tematica caratterizzata da forte valenza sociale e civi-le, in quanto rispetto ad altre malattie anche più gravi, più problematiche e di più elevato impatto quantitativo, gli infortuni e le malattie professionali costituiscono accadimenti evitabili solo se tutti i soggetti istituzionali e sociali coinvolti assumono le responsabilità loro proprie.
Non vi è dubbio che una più ampia rete d’assistenza e di tutela della salute richiede maggiori risorse ma esse possono anche essere ricercate con opportune economie di gestione tese a ridurre se non a eliminare del tutto gli sperperi, la malasanità, la duplicazione di analisi e forme di accertamenti, e visite specialistiche superflue. (Riccardo Alfonso)

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Dibattito pubblico su rete unica

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2020

“La rete italiana di telecomunicazioni è un’infrastruttura strategica che deve essere unica, di proprietà pubblica e wholesale only, ovvero rispettosa della concorrenza e sulla quale gli operatori di TLC possono offrire i loro servizi con condizioni uguali. Questa è la visione di Fratelli d’Italia contenuta nella mozione approvata dal Parlamento, che ha permesso di aprire e orientare il dibattito su un tema così cruciale per il futuro e lo sviluppo della nostra Nazione. È solo grazie a FdI se oggi questo confronto è pubblico e sta prendendo una direzione diversa da quella che all’inizio il Governo aveva indicato. Continueremo ad essere protagonisti di questo dibattito così importante per l’Italia e ad offrire il nostro contributo per difendere i nostri interessi nazionali, che non possono essere condizionati da quelli di aziende estere, potenti operatori e fondi speculativi”. Lo dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Tempio di San Biagio: Riapertura al pubblico

Posted by fidest press agency su martedì, 9 giugno 2020

Il prossimo 13 giugno il Tempio di San Biagio a Montepulciano riapre le sue porte ai pellegrini e ai visitatori, in conformità ai protocolli di sicurezza. Il magnifico Tempio situato appena fuori la città è posto al centro di un prato pianeggiante là dove la Val d’Orcia s’innesta nella Val di Chiana e la sua posizione solitaria, fuori del contesto urbano, in mezzo a un paesaggio straordinario, ne evidenzia la grandiosità. Il fondale paesistico è dunque assai suggestivo, muta e varia di colori a seconda dell’ora del giorno e del susseguirsi delle stagioni. I volumi architettonici si legano e si confondono con l’ambiente circostante in una maniera armonica.
Capolavoro dell’artista che lo concepì, Antonio da Sangallo detto il Vecchio, San Biagio è considerato uno dei massimi esempi dell’architettura italiana del Cinquecento. La costruzione del Tempio, a pianta centrale, fu avviata nel 1518 per venerare una più antica immagine miracolosa mariana, La Madonna col Bambino e San Francesco, attribuita al Maestro di Badia Isola, un artista di scuola senese vicino ai modi di Duccio di Buoninsegna.Nel complesso la chiesa costituisce una sintesi perfetta tra arte e fede, ambiente naturale e opera dell’uomo – misura e centro dell’Universo – devozione popolare e ingegno. Un monumento mirabile che contribuisce significativamente alla definizione di Montepulciano, “perla del Cinquecento”, in quanto palazzi, chiese, decori riflettono il Rinascimento maturo e si susseguono in una sorta di museo a cielo aperto.L’invito ai visitatori è quello di calpestare quel prato, sagrato naturale, dove si erge il Tempio e varcare la soglia in travertino della Chiesa: come ha rilevato don Domenico Zafarana turisti o pellegrini, credenti o non credenti, entrando “gustino la soavità e la linearità di un edificio sacro, molto caro alla tradizione cristiana, che nei cinque secoli della sua storia non è stato soggetto se non a poche e rare modifiche che ne hanno conservate la bellezza estetica e l’efficacia stilistica. Non a caso – nel grande e centrale altare marmoreo, attorno al quale si sviluppa il complesso sacro – è iscritta quella frase cara ai Padri della Chiesa dei primissimi secoli dell’era cristiana: ‘Hinc Deus homo et homo Deus’. Qui, in questo luogo, grazie alla bellezza, Dio può diventare uomo”.
L’orario di ingresso è tutti i giorni dalle 11.00 alle 13.30 e dalle 14.00 alle 18.00. La domenica dalle 12.00 alle 19.00, dopo la Santa Messa, che si celebra alle ore 11.00.

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Perché portare la mascherina in pubblico

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 aprile 2020

Un articolo sull’importanza dell’utilizzo delle mascherine in pubblico, a cura di William A. Eaton, laureato ad honorem in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche all’Università di Parma nel 2018, è stato pubblicato da Huffington Post. Il prof. Eaton, MD & PhD Bethesda, Usa, socio straniero dell’Accademia dei Lincei, e il prof. Maurizio Brunori, docente emerito di Chimica e Biochimica, Università di Roma La Sapienza, presidente emerito della Classe di Scienze FMN dell’Accademia dei Lincei, spiegano come un recente studio dimostri quanto le goccioline emesse nel parlare siano un vettore significativo del Covid-19. E l’abitudine ad utilizzare costantemente mascherine per coprire naso e bocca ha consentito ricadute enormemente più contenute in luoghi diversi del pianeta.Secondo l’articolo, “il fatto che a Taiwan la maggioranza dei cittadini abbia usato fin dall’inizio del contagio una mascherina – fornita dal Governo- ha probabilmente contribuito, assieme a una strategia di contenimento intelligente, immediata ed efficace, a contenere il numero di morti che ad oggi sono sei. Uno straordinario risultato se si considera che a fronte di una popolazione leggermente inferiore a quella di Taiwan, nello stato di New York sono stati purtroppo registrati oltre 10.000 decessi. Una drammatica differenza che potrebbe essere a sostegno di una decisione del Governo di chiedere a tutti i cittadini di indossare sempre una mascherina, quando in pubblico.”

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Despar chiude il 2019 in crescita con 3,6 miliardi di fatturato al pubblico

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 aprile 2020

Bologna. Despar Italia presenta i risultati 2019 che confermano i trend positivi registrati negli ultimi anni posizionando stabilmente l’Insegna tra le prime dieci nel panorama della distribuzione italiana.Con un fatturato di vendita al pubblico di 3,615 miliardi di euro, il Consorzio infatti cresce del 3% rispetto all’esercizio precedente. Incremento significativo anche nel fatturato in acquisto per i prodotti a marchio Despar che nel il 2019 è stato di 353,8 milioni di euro, registrando un +5,7% rispetto al 2018.Questo risultato porta la quota MDD sul totale grocery al 19,8% con un avanzamento di 0,6 punti percentuali in linea con le performance positive riscontrate negli ultimi anni.L’attuale stima di crescita per l’anno in corso, riferita al valore di acquisto destinato ai prodotti MDD, si attesta nell’ordine del 3%.Con l’ingresso del Gruppo 3 A nel Consorzio a partire dal 1° gennaio 2020, ai 1.240 punti vendita operativi nel 2019, tra diretti ed affiliati, si aggiungono ulteriori 149 esercizi.Despar, attraverso questa operazione, è oggi presente anche in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta.Dal punto di vista dello sviluppo della rete, nel 2019 le società del Consorzio hanno investito complessivamente oltre 95 milioni di euro, impiegati prevalentemente per l’apertura di nuovi punti vendita e per interventi di ristrutturazione.A fine 2019 il personale impiegato dalle sei aziende del Consorzio ammontava a 13.000 collaboratori, considerando punti vendita, sedi e piattaforme logistiche.Per quanto riguarda le stime per l’anno in corso, è evidente che l’attuale stato emergenziale causato dall’epidemia ha modificato drasticamente gli scenari, condizionando i protagonisti della distribuzione nella revisione delle proprie strategie future.In questa direzione, Despar si è attivata immediatamente sia per accrescere la propria rapidità nel reagire ai cambiamenti, alcuni dei quali diventeranno strutturali come per esempio il ricorso alla spesa on line, sia per tutelare il potere d’acquisto dei consumatori.Proseguirà e si consoliderà nell’anno in corso il focus di Despar nell’instaurare partnership di lungo periodo con produttori italiani, che già oggi rappresentano oltre il 98% dei fornitori del Consorzio. La valorizzazione del prodotto a marchio è un secondo tema strategico che l’Insegna si impegna a sviluppare, seguendo i propri valori legati alla tutela della salute, al rispetto dell’ambiente e al supporto di territori e comunità.Si continuerà naturalmente a riservare grande attenzione alla sicurezza nei punti vendita e nelle piattaforme logistiche al fine di tutelare clienti e lavoratori.
Per quanto riguarda le fasi cruciali di approvvigionamento, l’Insegna sta lavorando per rafforzare ulteriormente il coordinamento con i fornitori al fine di garantirsi un network solido e affidabile che assicuri la continuità di rifornimento in un contesto instabile che, come per esempio nel caso del trasporto internazionale, potrebbe subire delle limitazioni.“Le nostre strategie future si orienteranno su alcuni principi strategici, il primo dei quali è certamente relativo alla sicurezza che sarà un fattore sempre più decisivo che orienterà le scelte consumatori. Accanto a questo continueremo a puntare sulla qualità dei nostri prodotti, investendo in particolare sulle linee salutistiche e sulla riduzione delle quantità di sale, zuccheri e grassi nelle referenze a marchio Despar. L’attenzione alla sostenibilità ambientale, con la progressiva riduzione dei pack di plastica, e il supporto a iniziative e progetti sociali, come nel caso della partnership con la Comunità di San Patrignano, sono ulteriori temi che ci stanno particolarmente a cuore e che ci vedranno ancora fortemente impegnati. Infine, proseguiremo nel percorso di valorizzazione di territori e fornitori locali, in modo da contribuire concretamente allo sviluppo di un’economia circolare e al sostegno della filiera agroalimentare italiana”, ha dichiarato Lucio Fochesato, Direttore Generale di Despar Italia.

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Lombardia: “In fase 2 il servizio di trasporto pubblico deve riprendere al 100 per cento

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 aprile 2020

Qualunque ipotesi ventilata dalla Lombardia di servizi ferroviari al 60 per cento è del tutto incompatibile con le misure di distanziamento sociale che garantiscono la sicurezza dei passeggeri. Non dimentichiamo che già prima dell’emergenza coronavirus il trasporto ferroviario regionale era ampiamente insufficiente e inefficiente. Mantenere un numero di corse ridotto è sinonimo di affollamento”, così Nicola Di Marco, consigliere regionale del M5S Lombardia.
“Attendiamo un piano complessivo da Trenord con l’obiettivo di tutelare passeggeri e personale viaggiante e capace di garantire totale sicurezza dei lavoratori e trasporti efficienti. L’invito alla giunta regionale è quello di non diffondere ipotesi quotidiane, ma di fare un lavoro serio nell’interesse dei lombardi, e non dei dividenti delle aziende di trasporto”.

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La gestione della salute tra pubblico e privato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

La salute, a questo punto, diventa non più un aspetto privato ma, per i suoi risvolti sociali, si colloca tra gli interessi primari dello Stato. Il suo obiettivo consiste allora nella promozione e nella protezione della salute attraverso un programma di sviluppo di azione a livello di comunità che, assunto nel suo insieme, consenta una riduzione delle malattie e della mortalità causate dai fattori che ho in precedenza illustrati. Ma sarà lo stesso per la sanità privata? In generale possiamo dire che le linee d’indirizzo sono le seguenti:
• Riduzione dei fattori di rischio delle malattie non trasmissibili che derivano dall’alimentazione scorretta;
• Aumento nella popolazione della consapevolezza del ruolo dell’alimentazione e dell’attività fisica a partire dalle scuole, nelle varie forme di associazionismo e nel lavoro obbligando il datore di lavoro di tutelare la salute dei propri dipendenti;
• Monitoraggio scientifico dei dati e sviluppo dell’attività di ricerca.
Significa, quindi, che la promozione della salute va perseguita costruendo una cultura pubblica volta a tutelarla in ogni manifestazione della vita civile, dalla famiglia, alla scuola, dal lavoro, alla condizione di pensionato. In questo senso vanno creati ambienti di vita e di lavoro favorevoli per ridurre tutti quei fattori di rischio che tendono ad instaurare patologie croniche e invalidanti (malattie cardiovascolari, diabete di tipo II, alcuni tipi di tumore), che sono l’ipertensione, l’ipercolesterolemia, l’obesità, la sedentarietà, l’abitudine al fumo e alla scarsa attività fisica. È questa una tematica caratterizzata da forte valenza sociale e civi-le, in quanto rispetto ad altre malattie anche più gravi, più problematiche e di più elevato impatto quantitativo, gli infortuni e le malattie professionali costituiscono accadimenti evitabili solo se tutti i soggetti istituzionali e sociali coinvolti assumono le responsabilità loro proprie.
Non vi è dubbio che una più ampia rete d’assistenza e di tutela della salute richiede maggiori risorse ma esse possono anche essere ricercate con opportune economie di gestione tese a ridurre se non a eliminare del tutto gli sperperi, la malasanità, la duplicazione di analisi e forme di accertamenti, e visite specialistiche superflue. (Riccardo Alfonso)

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Firma digitale: tra il pubblico e il privato

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 febbraio 2020

“A quattro anni dall’istituzione dello Spid, il Sistema pubblico di identità digitale, sono state erogate solo 5 milioni e 700mila identità digitali con una spesa di 30 milioni di euro su 60 milioni di cittadini. Il sistema è indietro essenzialmente perché pochi conoscono lo Spid e quali potrebbero essere i benefici per tutti i cittadini. Ad oggi lo Spid è distribuito in Italia da 9 operatori, di cui 7 sono privati e 2 pubblici. Fratelli d’Italia ritiene sia indispensabile attuare il passaggio dei dati dai privati al pubblico entro il 2020 al fine di proteggere la privacy dei cittadini italiani. È, inoltre, meglio assegnare il servizio alla Presidenza del Consiglio.
Sappiamo anche che Spid e Carta d’Identità elettronica debbano andare di pari passo magari sfruttando anche la presenza capillare di Poste nei comuni. Questi dati devono essere custoditi in Cloud che rispondano ai requisiti di criteri già esistenti dei cosiddetti poli strategici nazionali e su questo presenteremo una risoluzione in commissione”.
Lo ha dichiarato il deputato e responsabile del dipartimento Tlc e Media di Fratelli d’Italia, Alessio Butti, illustrando un ordine del giorno a sua firma al decreto Milleproroghe.

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Un’Agenzia nazionale per gestire il debito pubblico

Posted by fidest press agency su domenica, 2 febbraio 2020

“L’Italia potrebbe dotarsi di un’agenzia per il debito pubblico nazionale, come accade in Germania con la ‘Finanzagentur’ per rendere più efficiente la gestione del debito e garantirsi dai movimenti dello spread, che risultano particolarmente penalizzanti nei momenti di turbolenza finanziaria”. A lanciare la proposta il senatore di Fratelli d’Italia, Andrea de Bertoldi, segretario della Commissione finanze e tesoro, nel corso del convegno “Il debito pubblico e la sostenibilità”, organizzato dall’Università Federiciana presso la Camera dei Deputati.”Nel valutare il debito pubblico italiano, continua de Bertoldi, è imprescindibile la considerazione che esso vada rapportato pure con il debito, il risparmio ed il patrimonio privato degli italiani. Solamente valutando tutti questi parametri è possibile una corretta analisi del sistema Italia nell’ambito dell’unità europea. Ovviamente la politica dovrebbe impegnarsi per contenere il deficit, in particolare rinunciando ad ogni ricorso al debito nel finanziamento della spesa corrente, mentre in sede europea è invece essenziale che l’Italia si batta perché gli investimenti -Green-, cioè gli investimenti ambientali, siano esclusi dal calcolo del rapporto deficit/Pil”.”Occorre, inoltre, che si ponga con chiarezza il tema del MES, in modo tale che sia escluso, e ad oggi non è purtroppo così, il rischio di ristrutturazione del debito per poter accedere allo strumento salva Stati, ovvero salva banche. Analogamente ai fini del perseguimento dell’unione bancaria è necessario che venga chiaramente esclusa qualsivoglia penalizzazione per la detenzione di titoli sovrani da parte delle banche” conclude il senatore di FdI.

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La Fonte Aretusa apre al pubblico

Posted by fidest press agency su martedì, 3 settembre 2019

Siracusa. la Fonte Aretusa Largo Aretusa ha aperto al pubblico con un percorso di visita che consente di ammirarne dall’interno la bellezza, accompagnati dalle voci italiane di Isabella Ragonese, Sergio Grasso e Stefano Starna. L’audioguida è disponibile anche in lingua inglese, francese, spagnola e cinese.Il percorso di visita restituisce l’emozione di un “viaggio” accanto allo specchio di acqua dolce popolato dai papiri nilotici e da animali acquatici, donati dai siracusani come devozione a una mitologia lontana dalle moderne religioni, superando le difficoltà di accedervi e permettendo di compiere una specie di percorso devozionale in piena sicurezza.È il primo risultato del progetto di valorizzazione elaborato da Civita Sicilia come concessionario del Comune di Siracusa con la collaborazione della Fondazione per l’Arte e la Cultura Lauro Chiazzese. Il progetto, elaborato e diretto per la parte architettonica da Francesco Santalucia, Viviana Russello e Domenico Forcellini, ha visto la collaborazione della Struttura Didattica Speciale di Architettura di Siracusa e si è avvalso della consulenza scientifica di Corrado Basile, Presidente dell’Istituto Internazionale del papiro – Museo del Papiro.Da oltre duemila anni, la Fonte Aretusa è uno dei simboli della città di Siracusa. Le acque che scorrono nel sottosuolo di Ortigia, ragione prima della sua fondazione, ritornano in superficie al suo interno, dove il mito vuole che si uniscano a quelle del fiume Alfeo in un abbraccio senza tempo. È un mito straordinario, cantato nei secoli da poeti, musicisti e drammaturghi. La storia di Aretusa e Alfeo è una storia d’amore, inizialmente non corrisposto, tra una ninfa e un fiume che inizia nella lontana Grecia e trova qui il suo epilogo, simbolo del legame che esiste tra Siracusa e la madrepatria dei suoi fondatori.Ma la Fonte Aretusa è anche il luogo nelle cui acque, nel corso dei secoli, filosofi, re, condottieri e imperatori si sono specchiati e genti venute da lontano, molto diverse tra loro, sono rimaste affascinate, anche attraverso le numerose trasformazioni del suo aspetto esteriore.La Fonte ospita da millenni branchi di pesci un tempo sacri alla dea Artemide e, da tempi più recenti, una fiorente colonia di piante di papiro e alcune simpatiche anatre che le valgono il nomignolo affettuoso con cui i Siracusani di oggi talvolta la chiamano, funtàna de’ pàpere.Dalla Fonte si gode un tramonto che Cicerone descrisse “tra i più belli al mondo” e la vista del Porto Grande dove duemila anni fa si svolsero epiche battaglie navali che videro protagonista la flotta siracusana e dove le acque di Alfeo e Aretusa si disperdono nel mare in un abbraccio eterno. Orari fino al 30 settembre 2019 Dal lunedì alla domenica ore 16.00 – 22.00 (La biglietteria chiude mezz’ora prima)

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Le banche e la fiducia del pubblico

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 luglio 2019

“Per le banche è Importante rafforzare stabilità e parità delle regole e clima di fiducia del pubblico. Il contributo della nuova Commissione Bicamerale di inchiesta può essere decisivo per promuovere nome più semplici ed efficaci senza scalfire i principi del mercato”. Lo ha affermato oggi a Milano, a margine dell’Assemblea del Centenario dell’Abi, l’economista Alessandro Carretta, docente all’Università di Roma Tor Vergata e Segretario Generale di Assifact, l’Associazione italiana per il factoring. “I rimborsi ai truffati sono utili a responsabilità accertate, ma devono essere accompagnati da un’azione di educazione finanziaria per ridurre il rischio che il problema si ripresenti. Anche qui il lavoro della Commissione Bicamerale può risultare determinante”
Alessandro Carretta Professore ordinario di Economia degli intermediari finanziari – Università Tor Vergata di Roma. Accademico onorario dell’Accademia Italiana di Economia Aziendale (AIDEA), di cui è stato Presidente dal 2011 al 2014. Membro dello Steering Committee di FINEST, Financial Intermediation Network of European Studies, e del Consiglio di amministrazione dell’Università di Roma Tor Vergata. Membro della European Association of University Teachers of Banking and Finance, con sede a Bangor, Università del Galles (UK). Collabora con la Banca d’Italia e il MEF nelle procedure di gestione delle crisi bancarie. Ricopre inoltre numerosi incarichi presso istituti di credito tra cui: componente del Comitato di sorveglianza della Banca Padovana e Membro del Consiglio di Amministrazione della Banca Popolare di Sondrio. Segretario Generale dell’Associazione Italiana per il Factoring. Membro del Consiglio Direttivo di NED Community, Associazione degli amministratori non esecutivi e indipendenti, e Presidente del Collegio dei Probiviri dell’Associazione Italiana Leasing (Assilea).

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Sanità: Report Fp Cgil, nel pubblico liste d’attesa di 60 giorni medi

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 maggio 2019

Un’attesa lunga due mesi per effettuare una visita medica nella sanità pubblica, a fronte di una sola settimana nel privato, “effetto di un progressivo definanziamento del Servizio Sanitario Nazionale”. Sono sempre più lunghi, infatti, i tempi di attesa per visite nel pubblico e costi sempre meno distanti con il privato, come emerge dal secondo Rapporto ‘Osservatorio sui tempi di attesa e sui costi delle prestazioni sanitarie nei Sistemi Sanitari Regionali’, promosso dalla Funzione Pubblica Cgil e dalla Fondazione Luoghi Comuni ed elaborato da Crea. Uno studio che prende in considerazione 11 prestazioni sanitarie (specialistiche e diagnostiche) senza esplicita indicazione di urgenza, erogate da 8 regioni e da 326 strutture sanitarie (195 private e 131 pubbliche).
Il primo dato evidente che emerge dallo studio è che i tempi medi di attesa per effettuare una visita medica attraverso il Sistema Sanitario Nazionale sono nettamente maggiori rispetto a quelli dell’offerta privata: 60 giorni nel pubblico (due mesi) a fronte di 9 nell’intramoenia, 7 nel privato e 39 per il privato convenzionato. Nel dettaglio delle prestazioni, i giorni di attesa della Sanità pubblica sono estremamente lunghi: per esempio, 112 giorni per una Colonscopia (quasi quattro mesi di attesa), contro 11 giorni di attesa in intra-moenia, 79 nel privato convenzionato e appena 11 nel privato. Attese medie che risultano aumentare rispetto allo scorso anno, tranne che per il privato che si mantiene stabile.Per quanto riguarda i costi delle prestazioni sanitarie, dallo studio Fp Cgil emerge un dato sconcertante. Circa la metà delle prestazioni mediche prese in considerazione ha un costo inferiore nel privato piuttosto che in intra-moenia. È il caso, per esempio, della ecocardiografia, che in intra-moenia costa in media 109 euro, contro i 98 del privato. Insomma, non solo costi competitivi, in considerazione di tempi di attesa enormemente inferiori, ma addirittura spesso sovrapponibili o più economici dei costi sostenuti per il ticket. Questo spiega il sempre più frequente ricorso a spese ‘out of pocket’ (di tasca propria) per effettuare visite mediche private. La spesa privata dei cittadini, infatti, arriva a quasi 35 miliardi di euro, di cui ben il 92% out of pocket.
Aspetto importante e significativo, che rappresenta un valore aggiunto rispetto allo studio della Funzione Pubblica Cgil dello scorso anno, è quello che, partendo dai valori medi dei tempi di attesa per le prestazioni sanitarie pubbliche, indaga il confronto tra le regioni, scattando una fotografia della situazione della sanità pubblica in Italia. Si mostra infatti evidente il divario che intercorre tra alcune regioni del paese. La regione che eccelle, in termini di tempi di attesa per le prestazioni mediche, è l’Emilia Romagna con una media di 30 giorni di attesa, a seguire Liguria e Campania, poi il Veneto, la Sicilia, la Lombardia, il Lazio, per ultima le Marche con una media di 110 giorni di attesa per una visita nella sanità pubblica. Nello specifico delle visite specialistiche, ad esempio per una visita ortopedica sono 19 i giorni di attesa in Emilia Romagna, contro addirittura i 91 giorni delle Marche.
“Alla luce di quanto emerso, risulta evidente quanti sia urgente e non più rinviabile un investimento straordinario in termini di risorse, personale, professionalità e tecnologie in tutto il nostro Servizio Sanitario nazionale che mostra evidenti segni di collasso con gravi e profonde ripercussioni sulle sue caratteristiche di universalità”, commenta la Funzione Pubblica Cgil. “Uno dei principali obiettivi della sanità pubblica è l’universalità del servizio. Un principio che però, di fatto, si scontra con la realtà – sottolinea -: allo stato attuale il Servizio Sanitario Nazionale spesso non è in grado di garantire servizi adeguati. Assistiamo da una parte ad un incremento dei tempi di attesa per l’accesso alle prestazioni sanitarie pubbliche, dall’altra ad una progressiva dilatazione della spesa ‘out of pocket’ (di tasca propria) per visite mediche private. Il progressivo definanziamento del Servizio Sanitario nazionale – prosegue la categoria della Cgil dei servizi pubblici – ha creato inefficienze che portano ad allungare le liste di attesa e incentivano lo sviluppo di un’offerta privata spesso concorrenziale, tanto per il costo quanto per i tempi di risposta”.Altro aspetto non trascurabile, secondo la Fp Cgil è quello delle “forti disparità regionali, in termini di equità e di carenze organizzative, con il dato di eccellenza di regioni come l’Emilia Romagna, un esempio di ‘best practice’ che dimostra come sia in effetti possibile migliorare, in un tempo relativamente breve, le performance. Non è un caso – aggiunge – che l’Emilia Romagna nell’ultimo biennio abbia investito sul personale (con oltre 5mila assunzioni, di cui 1.450 precari stabilizzati) e sui sistemi di controllo informatizzati, strumento fondamentale per un governo pubblico e trasparente dei flussi di accesso alle prestazioni sanitarie. Quello delle liste di attesa rimane ad oggi un problema che si colloca in cima alla lista delle ragioni di insoddisfazione dei cittadini verso il servizio sanitario. Il caso dell’Emilia Romagna, per altro, emerge anche per il forte investimento nella qualità delle relazioni negoziali con il Sindacato su questi temi e gli esiti di questo processo ne sono il frutto”, conclude la Fp Cgil.

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Campagna nazionale per la difesa del Sistema Sanitario pubblico

Posted by fidest press agency su martedì, 7 maggio 2019

Roma venerdì 10 maggio dalle 10 alle 13 presidio al Ministero della Salute l’USB Pensionati – Federazione del Sociale apre la campagna nazionale per la difesa del Sistema Sanitario pubblico. L’iniziativa è promossa in concomitanza con lo sciopero nazionale del Pubblico Impiego, a sottolineare lo stretto legame tra stato sociale, diritti universali e condizioni di lavoro dei dipendenti pubblici per una Pubblica Amministrazione efficiente.
Al continuo processo di privatizzazione si va sostituendo la progressiva destrutturazione del sistema sanitario pubblico: definanziamento, patto per la salute e federalismo differenziato, sono gli strumenti operativi del governo per attuare questo progetto.La costruzione di un nuovo modello di sanità procede verso un’assistenza di tipo mutualistico attraverso fondi e polizze sanitarie, welfare aziendale, volti a fornire ulteriori risorse al privato. Questo determina una differenziazione territoriale dell’esercizio del diritto alla salute, tra l’altro già in atto, a cui si aggiunge una condizione economica che modula tale diritto.Sottrarre i lavoratori dipendenti, attraverso il welfare aziendale, al sistema pubblico vuol dire impoverirlo relegandolo a sistema sanitario dei poveri, di scarsa qualità e con carattere di beneficienza con volontariato e terzo settore come attori principali.
L’approvvigionamento dei farmaci è sempre più problematico e di qualità sempre più equivoca, vedi i continui ritiri o limitazione dell’uso di farmaci di larga diffusione.
Le strutture sanitarie sono sempre più inavvicinabili sia per il taglio dei posti letto e la chiusura di interi ospedali sia per la difficoltà di reperire risorse sia per la carenza strutturale di personale, tra l’altro in età avanzata o in condizioni di precarietà permanente o esternalizzazioni ormai fuori dalla legittimità.Tutto questo avviene sotto i nostri occhi, diventa indispensabile aprire una vera e propria vertenza sociale, non solo in difesa del sistema sanitario pubblico, ma per la sua ricostruzione sia delle funzioni che del livello operativo e delle strutture con personale adeguato.Per questo abbiamo promosso una campagna nazionale che proponiamo per il diritto costituzionale alla salute a all’assistenza, diritto universale per tutti e per tutte le esigenze socio – sanitarie.

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Sicurezza delle farmacie e del pubblico

Posted by fidest press agency su sabato, 2 marzo 2019

“Se le cronache riportano da tempo un aumento delle rapine ai danni delle farmacie, e non solo, segnalano anche l’intervento sempre più efficacie dei tutori dell’ordine” dice il presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, Andrea Mandelli. “Anche l’episodio riportato dai quotidiani dell’arresto in flagranza di reato eseguito dai Carabinieri a Milano testimonia il costante impegno delle forze di polizia, alle quali va il plauso e il ringraziamento di tutti i farmacisti: sapere di poter contare sulla loro presenza è fondamentale per poter svolgere al meglio la nostra professione al servizio dei cittadini”

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Sciopero generale di tutte le categorie pubbliche e private

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 febbraio 2019

L’Unione Sindacale di Base indice per venerdì 12 aprile lo sciopero generale di tutte le categorie pubbliche e private contro le politiche di austerity che l’Unione Europea impone ai Paesi del sud dell’Europa; per l’abrogazione totale della legge Fornero; per l’istituzione di un vero reddito di cittadinanza, universale e incondizionato; per la crescita dei salari e l’abbassamento delle tasse anche al lavoro dipendente.Il Coordinamento nazionale di USB ha dato il via libera alla proclamazione dello sciopero generale, mentre le modalità di effettuazione saranno decise e comunicate dalle categorie e dai territori nei prossimi giorni.Nel percorso verso la giornata di sciopero generale, USB organizza:
il 15 febbraio la manifestazione a Montecitorio, ore 11,00, contro i tentativi di secessione e di rottura della solidarietà nazionale attuati con il cosiddetto “federalismo aumentato”;
il 22 febbraio lo sciopero nazionale del settore logistica con manifestazione al Ministero del Lavoro;
il 6 marzo il Sanità Day, con iniziative di lotta, presidi, volantinaggi, flash-mob presso tutte le principali aziende sanitarie e ospedali del Paese per la difesa e il rilancio della sanità pubblica nazionale;
la consegna delle firme di Iniziativa Popolare per l’abrogazione della modifica dell’articolo 81 della Costituzione e per il diritto a pronunciarsi tramite referendum sui trattati europei;la consegna all’ ARAN della piattaforma contrattuale per il rinnovo del contratto dei lavoratori pubblici.
Queste tappe saranno accompagnate fino al 12 aprile da incontri, dibattiti, seminari e assemblee in tutti i territori e in tutti i luoghi di lavoro per discutere con i lavoratori e i cittadini la piattaforma di lotta dell’USB.

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Pensioni: Fp Cgil, con quota 100 disparità intollerabile tra pubblico e privato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 gennaio 2019

“Una disparità intollerabile. Propagandavano la riforma della legge Fornero, hanno finito col peggiorare le norme relative ai dipendenti pubblici con un trattamento differenziato rispetto ai lavoratori del privato”. Così la Fp Cgil Nazionale commenta le anticipazioni relative al provvedimento ‘quota 100’, e ai riflessi sul lavoro pubblico, che il governo dovrebbe approvare nel corso di questa settimana, annunciando che “sono già in corso verifiche sulla legittimità del provvedimento, in attesa di avere un testo definitivo, visto che il governo non discute con nessuno, tiene fuori il Parlamento e le parti sociali, agendo in maniera autoritaria”. Secondo quanto si apprende, infatti, osserva la categoria dei lavoratori dei servizi pubblici della Chil, “‘quota 100’ sarà differita per chi lavora nel pubblico, con la prima finestra disponibile a luglio e con un preavviso, per chi vorrà usufruirne, di sei mesi. Ma soprattutto ai dipendenti pubblici che andranno in pensione con ‘quota 100’ o in pensionamento anticipato, il trattamento di fine rapporto verrà corrisposto ‘al momento in cui il soggetto avrebbe maturato il diritto alla corresponsione’. Tradotto: per alcuni dei circa 140 mila dipendenti pubblici interessati dal provvedimento c’è il rischio concreto che aspettino anche fino a 8 anni per avere ciò che gli spetta, la liquidazione”.
Per la Funzione Pubblica Cgil, inoltre, “c’è poi confusione sull’intervento delle banche per l’erogazione anticipata del Tfr. Gli oneri per gli interessi saranno o meno a carico dell’interessato? Da come pare essere scritta la norma, gli interessi saranno a carico dei lavoratori. E in ogni caso ‘quota 100’, correlata alla possibilità di farsi anticipare la liquidazione dalle banche, creerà un’evidente discriminazione verso tutti coloro che andranno in pensione ordinariamente e che continueranno a dover subire gli attuali, intollerabili, termini di pagamento. Dovevano cambiare la Fornero e dovevano valorizzare il lavoro pubblico e invece, senza ascoltare chi quei lavoratori rappresenta, non faranno altro che peggiorare le norme, con l’assurdità di far pagare alle lavoratrici e ai lavoratori gli interessi su ciò che spetta loro di diritto”, conclude la Fp Cgil.

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XVII Rassegna “Cinema di servizio pubblico”

Posted by fidest press agency su martedì, 23 ottobre 2018

Roma Venerdì 26 ottobre 2018 – ore 19:00 Sala Anna Magnani Palazzo Farnese, Ambasciata di Francia in ltalia Piazza Farnese, 67 proiezione dell’anteprima del film TV di France 2
PHILHARMONIA (episodio 1e 2) di Marine Gacem e Laura Piani Regista: Louis Choquette (versione originale con sottotitoli in inglese). Hélène Barizet è una musicista prodigiosa che è diventato un direttore d’orchestra. Nominata capo della Philharmonia contro il consiglio di dirigenti e musicisti, è la prima donna a dirigere un’orchestra permanente.
La sua audacia e condotta alimentano il risentimento tanto quanto costringono all’ammirazione. Il Maestro ha una stagione per fare il suo posto e salvare l’orchestra. Può contare su Selena Rivière, una giovane violinista virtuosa che l’aiuta. Hélène ha chiamato il suo primo violino, determinato a trasmettere la sua passione e il suo genio musicale. Ma come trasmettere quando tutto ciò che vogliamo è rompere col passato?
PHILHARMONIA è un tuffo leggero intorno alla musica classica che ci immerge nel cuore delle passioni artistiche e amorose, dei sogni e degli ego sublimati dalla musica. Ma anche una serie in cui la follia e la morte vagano, dando alla storia la dimensione del thriller psicologico. Con Marie-Sophie Ferdane (Helena Barizet), Lina El Arabi (Selena River), François Vincentelli (Yvan Borowski), Laurent Bateau (Leopold Saint-Just), Jacques Weber (Giovanni Barizet), Tomer Sisley (Rafael Crozes), Charlie Bruneau (Agatha Robinson), Guillaume Dolmans (Peter Faulkner), Tom Novembre (Vladimir Gregoriu) Véronique Jannot (Martine Badiou) Audran Cattin (Matteo Borowski)

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