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Militari: puniti se iscritti ad un partito non gradito

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 ottobre 2010

Giuseppe Paradiso – Segretario politico PSD rende noto: “Tredici segreterie regionali, otto dipartimenti, migliaia di iscritti, questi sono i “numeri” di una ambiziosa formazione politica nata circa un anno fa, il “Partito Sicurezza e Difesa – PSD”, che ha riscosso immediatamente un largo consenso non solo nel mondo delle stellette, ma anche tra i comuni cittadini. Ma tutto ciò per le gerarchie militari è come fumo negli occhi.
La reazione inconsulta delle gerarchie militari è cominciata quando alcuni dirigenti regionali del PSD  si sono visti recapitare da parte dei rispettivi organi gerarchici un invito a recedere dalla loro carica. Per la verità, inizialmente, qualche generale che ha provato ad obbiettare ai vertici militari la liceità e la legalità dell’operato dei propri sottoposti (download delle lettere dei generali dei carabinieri Vincenzo Giuliani e Carlo Gualdi ), ma l’ordine impartito dal Gabinetto del ministro è stato perentorio: il PSD va fermato. Ed i generali hanno obbedito. E’ questo sostanzialmente il senso di una oscura circolare del Gabinetto della Difesa (download ) nella quale, con un fumoso giro di parole viene disposto che «l’iscrizione in argomento, ancorché – in sé – non vietata, è da intendersi assorbita dal divieto di esercizio di attività politica» ripresa recentemente da un alto ufficiale dei carabinieri in servizio presso l’Ufficio Legislazione del Comando Generale di Roma il quale ordina sostanzialmente, inserendo alcune infondate quanto fantasiose argomentazioni giuridiche, di dare inizio alla “persecuzione” disciplinare (download ). Ovviamente, non esiste nessun divieto all’esercizio di attività politica per i militari ai quali, liberi dal servizio ed in abiti civili, la Costituzione e leggi consentono chiaramente di partecipare alla vita politica del Paese. E’ scattata, quindi, la reazione dei vertici politici del PSD che hanno presentato una dettagliata denuncia alla magistratura ordinaria e militare, allegando una quantità di prove documentali davvero poderosa per il reato di «Attentato contro i diritti politici del cittadino», previsto dall’art. 294 del codice penale che prevede pene da uno a cinque anni per «chiunque con violenza, minaccia o inganno impedisce in tutto o in parte l’esercizio di un diritto politico, ovvero determina taluno a esercitarlo in senso difforme dalla sua volontà». (download )
La vicenda in questione è finita in Parlamento dove l’onorevole Di Stanislao (IDV) ha chiesto al ministro La Russa di adottare dei provvedimenti disciplinari e la rimozione dall’incarico nei confronti del primo generale che ha tradotto in ordine concreto la disposizione illegittima del Gabinetto della Difesa, a causa delle “gravissime affermazioni contenute nella sua missiva che, a parere dell’interrogante, mal si conciliano con il giuramento prestato che prevede di osservare «la Costituzione e le leggi»”. Il ministro, nonostante siano passati quasi tre mesi dalla data dell’interrogazione, non ha mai risposto.
Stranamente però l’organo ufficiale di stampa dello Stato maggiore della Difesa, “Informazioni della Difesa”, nell’ultimo numero (4/2010) andando di opposto avviso con quanto illegittimamente disposto dal Gabinetto della Difesa, spiega in un elaborato articolo a firma del Colonnello Antonino Lo Torto (Capo Ufficio affari giuridici) che l’iscrizione ai partiti politici e lo svolgimento di attività politica da parte de militari è del tutto legittima quando esercitata in abiti civili e fuori dalle strutture militari, così come previsto dalla Costituzione e dalle leggi. (download, pag 4 ) fonte: http://www.posd.it

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