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Un punto di non ritorno?

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 agosto 2016

african_migrants.jpg.crop_displayAl punto in cui siamo, credo proprio che la situazione italiana non meriti nemmeno commenti critici, visto che non servono a nulla. Siamo circondati e assediati da una o più bande criminali che ossessionano il vivere civile, rendendolo vittima e succube di interessi personali, addebitati all’intera nazione.
Non siamo più nella condizione di decidere del nostro futuro, perché gli inventori di leggi assurde hanno definito il loro personale delirio di onnipotenza, decidendo in proprio che dovrà rappresentare questo popolo ridotto ad un belante gregge di pecore. Non si può nemmeno cercare di mantenersi informati attraverso le notizie stampa e i vari media delle comunicazioni, perché anche loro selezionano le informazioni.
Gli scandali si susseguono con cadenza quotidiana, mentre i corrotti, i corruttori, i corruttibili, i pubblici ladroni, i mafiosi di tutte le targhe,si dichiarano “sereni”, perché sanno bene che nel loro orizzonte già brilla la tanto sospirata prescrizione, che cancellerà i loro reati e permetterà loro di ripresentarsi come immacolate verginelle alla pubblica raccolta di consensi.
Criticare l’andazzo attuale diventa un fatto scontato che “non fa notizia”; sarebbe notizia da prima pagina l’esordio a caratteri cubitali che annuncia, per quel giorno, l’assenza di un nuovo scandalo, con nuove corruzioni, nuovi corrotti, eterni corruttori.
Cosa manca come elemento di fondo tale da favorire una ripresa, non economica e produttiva, ma, innanzitutto morale? Manca il convincimento circa l’adeguamento paritario ai diritti e ai doveri, attribuiti a tutti i cittadini; accade questo perché esiste una sparuta minoranza di privilegiati per i quali i diritti prevalgono sui doveri, mentre la stragrande maggioranza della nazione subisce, e deve subire, il carico di doveri per compensare gli assurdi privilegi di cui godono i pubblici ladroni.
Ciò avviene nel piccolo centro di provincia, nella grande città, nella ricca regione, ma anche nei rapporti fra nazioni.
Viaggiando per l’Africa del Nord, parte dell’Africa Centrale e alcuni paesi del Vicino Oriente, non come turista distratto, ma per ragioni di lavoro, ho sempre avuto la curiosità di conoscere l’ambiente nel quale mi trovavo, per cercare di capire la cultura di base di quei popoli. Ho cercato di conoscere la gente, per comprenderne i bisogni reali e quelli latenti; ovunque mi sono ritrovato a fare i conti con persone deluse e amareggiate. Conoscono, attraverso la televisione e i mezzi di comunicazione di massa, il livello medio della vita in Occidente e toccano con mano l’enorme differenza che li penalizza. Si passa dalla delusione per non poter disporre del vestitino alla moda, alla mancanza di beni di prima necessità, ma anche al potenziale operativo, all’istruzione, all’utilizzazione razionale delle capacità di ciascun individuo e all’utilizzazione in proprio delle loro risorse, che, invece, vengono regolarmente trafugate in nome della civiltà Occidentale.
Si tocca con mano lo spreco delle intelligenze e delle capacità, non messe nella condizione di potersi esprimere e realizzare.
Questo senso di aspirazione frustrata aleggia nel comportamento della gran massa della popolazione, ma specialmente negli studenti e nelle donne, costretti alla disoccupazione o alla sottoccupazione per mancanza degli sbocchi naturali.
L’Europa ha questo grande compito per cultura, per la propria storia, per il proprio futuro, per la propria posizione geografica: aiutare l’integrazione non fra i paesi ricchi, sarebbe troppo comodo e facile, ma fra paesi ricchi e paesi bisognosi, per livellare sempre più il divario tra il superfluo e l’indispensabile.
Solo la strada dell’equa distribuzione delle risorse planetarie potrà condurre, nel tempo, alla stabilità mondiale.
Emerge così il mondo dei diritti negati, che in genere è composto dal popolo dei vinti; si dilata la forbice tra ricchezza e povertà, tra privilegi pretesi e diritti negati. Come sempre accade, sono i più deboli a pagare il prezzo più elevato: vecchi, donne e bambini. Particolarmente esecrabile è la situazione dei bambini: bambini schiavi, bambini-soldati, bambini da strada, affidati alla carità dei passanti. Assistiamo impotenti o indifferenti ad uno spaccato della società futura per la quale il mondo Occidentale prevede occasioni di sviluppo destinati a moltiplicarsi all’infinito. L’utopia di un mondo così rassicurante, si scontra frontalmente con una realtà ogni giorno più tragica. Lo sfruttamento delle fasce deboli della popolazione planetaria ha assunto dimensioni globali: possiamo con certezza parlare di una globalizzazione dello sfruttamento, stante la generalità della geografia di tale sfruttamento.
Si prosegue imperterriti verso la globalizzazione, senza aver minimamente pensato di mettervi dentro anche la dimensione sociale e umana, c’è solo l’ansia del maggior arricchimento possibile, a qualunque condizione.
La contrapposizione tra questo tipo di Occidente e il resto del mondo nasce proprio dalla incapacità di capire le altrui esigenze, ma di sostenere solamente il personale egoismo legato all’arricchimento; questa contrapposizione è all’origine di tutti i drammi che stiamo vivendo e che ancora ci attendono dietro l’angolo.
Un solo esempio desidero citare, molto significativo per valutare il livello di attenzione umana che dedichiamo a così larga parte dell’Umanità che patisce i rigori della fame.
L’UE eroga agli allevatori italiani di vacche da latte un contributo di due euro al giorno per compensarli delle quote di produzione restrittive, che impongono all’Italia di importare latte e derivati; a fronte di queste restrizioni l’Italia ha ottenuto un maggiore spazio nei campi della tecnologia avanzata, ma non è questo il punto sul quale desidero insistere. Bisogna pensare bene a quei due euro al giorno per ogni mucca da latte, che possono essere considerati il contributo per aiutare l’allevatore a migliorare le condizioni di vita della mucca in questione, per fornirle cibo migliore. Due euro al giorno rappresentano un montante annuale di 730 euro; ebbene oltre il 50% della popolazione mondiale vive con un reddito pro capite inferiore a tale somma. Si passa dal 120 usd dello Yemen ai 60 usd annui pro-capite di talune zone del centro Africa, per un totale di oltre 840 milioni di esseri umani che vivono al di sotto della soglia minima della sopravvivenza. Elaborando e dilatando la media arriviamo a superare il 50% della popolazione mondiale che dovrebbe vivere con la somma analoga a quella elargita come contributo a fondo perduto per ogni mucca da latte in allevamento.Tanti nostri simili, molti dei quali migliori di noi, vengono considerati, dalla Tribù Bianca dell’Occidente, meno di una mucca, sia pure di razza pregiata.(Rosario Amico Roxas)

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Governo: facciamo il punto della situazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 aprile 2013

Le recenti elezioni politiche ci hanno dato un esito in pratica “interlocutorio” nel senso che non ha sancito un vincitore ma, semmai, tre mezze vittorie, mentre il partito di Monti si è fermato al 10%. La logica avrebbe voluto che si sarebbe potuto uscire dall’attuale impasse se due dei tre partiti si fosse alleato. Lo ha chiesto il Pdl pensando al Pd ma quest’ultimo lo ha chiesto al M5S ritenendolo più affine. Ora con il rifiuto del M5S d’unire le sue forze con il Pd non per motivi d’incompatibilità di programmi ma per ragioni di fiducia la situazione si è complicata. Taluni osservatori politici, per lo più adusi a ragionare con la logica dei vecchi schemi, intravedono, in questa mossa del M5S, un “irragionevole irrigidimento.” In questo modo di esprimere la loro contrarietà si potrebbe persino percepire una sorta di malafede poiché non si può pensare che hanno ignorato la ragione di fondo che ha animato da anni il movimento di Grillo e condiviso oggi da milioni d’italiani. E’ il frutto, semmai, che sta andando a maturazione di un disagio crescente di quanti non riescono più a identificarsi con la politica che danni parla di riforme e regolarmente le disattende. Partiti che hanno avuto bisogno di un governo extraparlamentare per uscire dalla profonda crisi di sistema e che ancora oggi annaspano nel buio assoluto. Basterebbe che il Pd lo riconoscesse pubblicamente e affidasse al M5S il governo del Paese offrendogli la fiducia. Errare umanum est ma “perseverare” est diabolicum. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Il punto vendita è l’elemento chiave

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2009

Sterling Commerce, azienda di AT&T Inc (NYSE: T), ha annunciato i risultati della ricerca, commissionata all’Istituto Ipsos MORI, che analizza le abitudini dei consumatori nei diversi canali retail. Lo studio realizzato online, e che ha coinvolto Gran Bretagna, Francia, Germania e Svezia, ha evidenziato che i punti vendita continuano a svolgere un ruolo fondamentale nella soddisfazione del cliente e costituiscono un’allettante opportunità per incrementare le vendite.  Secondo la ricerca, i retailer hanno anche altre opportunità per attirare i clienti in negozio. Ad esempio: Quando acquista online, il 16% dei consumatori intervistati predilige la modalità “click-and-collect”: la possibilità di ordinare online e di ritirare la merce in negozio. Il settore dell’abbigliamento ha ottenuto il punteggio più elevato, con una media del 24% di acquirenti che desidera ordinare il prodotto online e ritirarlo comodamente presso il retailer. Un terzo dei consumatori (33%) che sceglie di acquistare online ha dichiarato che la modalità più conveniente per restituire qualsiasi tipo di prodotto acquistato, sia perché difettoso, sia perché diverso da quello atteso, è la possibilità di portarlo direttamente in negozio dove potrà sostituirlo e continuare a fare altri acquisti. “Oggi la maggior parte dei retailer è in grado di offrire ai consumatori una piattaforma multi canale. Per un approccio di tipo cross channel, risulta però importante essere a conoscenza delle tendenze alla base dei comportamenti di acquisto e delle modalità di restituzione,” continua David Hogg. “Lo shopping online sta crescendo, ma le opportunità di profitto risiedono ancora nel punto vendita, in quanto il personale del negozio può convertire i resi in acquisti direttamente sul posto, oppure rimborsare o sostituire quei prodotti che online risultano out-of-stock.”

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