Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘purim’

Purim: una festa sempre attuale che ricorda l’eterna lotta del popolo ebraico contro l’antisemitismo

Posted by fidest press agency su domenica, 28 febbraio 2021

By Ugo Volli. Le feste ebraiche molto spesso hanno un doppio significato, storico/politico ed etico/religioso; e inoltre hanno della caratteristiche espressive e pedagogiche, che le rendono facili da comunicare e da ricordare. Ma non bisogna confondere questa dimensione comunicativa della festa con il suo significato o i suoi significati.A Shavuot per esempio è d’uso mangiare cibi a base di latte e di formaggio; la spiegazione che se ne dà è spesso simbolica:“Il latte è sangue raffinato; infatti in un processo complesso e meraviglioso le ghiandole mammarie trasformano il sangue in puro latte bianco. C’è qualcosa di particolarmente soprannaturale in questo processo: prendere un liquido acre e spiacevole quanto il sangue e trasformarlo in cibo nutriente e commestibile è incredibilmente miracoloso. Anche noi possiamo simulare questo miracolo nelle nostre vite. Il sangue rappresenta la passione cruda e l’istinto indomito. Mentre il latte è simbolo di un carattere puro e raffinato. Fare latte dal sangue, ovvero raffinare i nostri istinti più bassi, è lo scopo della nostra vita”.E però la festa celebra il dono della Torah, riassorbendo un’antica festa agricola.Così a Pesach con le matzot e il rituale del Seder; ma il senso della festa è la conquista della libertà collettiva del popolo ebraico e la riaffermazione del potere divino sull’oppressione umana; Chanukkà colpisce per i lumi esposti in pubblico per ricordare i miracoli, ma essi poi in sostanza sono la vittoria della resistenza ebraica sul dominio ellenistico e la sopravvivenza della cultura tradizionale di Israele in mezzo a un mondo assai più forte, insieme seducente e ostile.Così è soprattutto per Purim, la festa che inizia questo giovedì sera. C’è chi ritiene che il cuore della festa sia il mascheramento, il fracasso, il teatro e l’abbondante uso del vino – “come fosse Carnevale”. Ma queste sono semplicemente le forme che la festa ha assunto nel corso del tempo per ragioni pedagogiche. In realtà si tratta della ricorrenza più politica del calendario liturgico ebraico. Basta leggere con attenzione la Meghillà per vederlo. Segnalo a questo proposito il bellissimo libro di Yoram Hazony, oggi forse il più importante filosofo ebraico: God and Politics in Esther, purtroppo disponibile solo in ebraico e in inglese. In sostanza la storia è quella di un complotto antisemita, del progetto di eliminare tutti gli ebrei dell’impero persiano, cioè tutti gli ebrei del mondo, dato che gli insediamenti ebraici di quel tempo (Israele, Egitto, Mesoptamia, Persia vera e propria) erano compresi nel territorio dell’impero. Il complotto viene sconfitto da una contro-congiura di palazzo, in cui ha parte essenziale Esther, una fanciulla ebrea che diventa avventurosamente regina senza rivelare la sua identità nazionale. Al culmine della storia i due complotti si scontrano in un confronto teatrale davanti al sovrano, in cui ha la meglio Esther; ma dopo avviene uno scontro armato, in cui ancora prevalgono gli ebrei e gli antisemiti vengono liquidati. Il senso religioso della festa ha a che fare col suo andamento apparentemente casuale (la parola Purim viene tradotta come “le sorti”, ma non compare altrove nelle Scritture ed è probabilmente un prestito dal persiano). L’assenza del nome divino dalla versione ebraica del testo e l’aspetto profano della narrazione alludono all’azione nascosta della provvidenza. In ambienti segnati dalle persecuzioni, come gli ebrei della penisola iberica nel Cinquecento, Esther rappresenta la difficile resistenza di chi deve nascondere la propria appartenenza.Il piano politico o nazionale della festa è più chiaro. Si tratta dell’antisemitismo e della battaglia per sconfiggerlo, che si ripete continuamente nella storia, sempre con grandi difficoltà e sofferenze. Non a caso il cattivo della storia, il vicerè Haman, è presentato come un discendente del primo nemico del popolo ebraico nell’Esodo, Amalek. Per questo la considerazione del Talmud che la festa di Purim sarà celebrata anche quando tutte le altre feste saranno state abolite (in epoca messianica), non è affatto consolante, perché sembra alludere alla previsione della perennità dell’antisemitismo, come del resto si ritrova in un passaggio chiave della Haggadà di Pesach, dove si dice che tutte le generazioni future dovranno fare i conti con l’odio di chi vuole distruggere Israele.
La lezione positiva della festa di Purim è che è possibile sconfiggere l’antisemitismo, anzi che bisogna farlo, combattendo sul piano politico-diplomatico ma anche su quello della prova di forza. Non è un caso che un grande antisemita come Martin Lutero abbia dichiarato di odiare il Libro di Esther e di preferire che fosse escluso dal canone biblico. E neanche che Julius Streicher. il direttore di “Der Sturmer” e il maggiore specialista, per così dire, di antisemitismo del regime nazista, proprio prima di essere impiccato a Norimberga per i suoi crimini, abbia accostato la sua sorte a quella di Haman, esclamando come ultima parola “Purimfest!”
Come si vede non vi è nulla di infantile, nulla di “carnevalesco”, di puramente “teatrale” in questa ricorrenza che pure è celebrativa e gioiosa. Si tratta solo di uno strato superficiale, che serve a coinvolgere i bambini e magari a confondere i nemici. Sentendo recitare la storia della persecuzione fallita, com’è precetto della festa, siamo invece invitati a pensare alle vie nascoste della provvidenza ma anche alla necessità di resistere all’oppressione, ai costi richiesti dalla sopravvivenza di un piccolo popolo “separato”; facendo i doni alimentari (e non) che sono un altro obbligo della festa, siamo richiamati al legame di solidarietà e di appoggio reciproco che sono alla base dell’esistenza collettiva del popolo. Va benissimo festeggiare, mascherarsi e cantare; ma bisogna anche sapere che questa gioia deriva dalla celebrazione di una vittoria difficile e imprevista contro un progetto di “soluzione finale”. (fonte: https://www.facebook.com/FocusOnIsrael

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Purim: la festa della sconfitta anche militare dell’antisemitismo

Posted by fidest press agency su sabato, 23 marzo 2019

Gli ebrei di tutto il mondo festeggiano Purim, una delle pochissime date ebraiche che non ricordano eventi biblici ma fatti della storia ebraica relativamente recenti, cioè successive all’esilio babilonese. E’ anche una festa che non ha equivalenti nel cristianesimo ed è generalmente poco capita, scambiata a causa della sua allegria per una specie di “carnevale ebraico”. In realtà si tratta di una celebrazione importante, che ha un suo lato religioso centrato sul “nascondimento” della presenza divina (il nome adottato dell’eroina della festa, l’ebrea Hadassah che diventa regina Ester, una parola che probabilmente viene dalla lingua persiana, può essere letto come un’allusione all’ “ester panim”, il nascondimento del volto divino, che viene minacciato nel libro del Deuteronomio come punizione per i peccati collettivi del popolo). E la meghillà, il rotolo su cui obbligatoriamente dev’essere letta la storia, va completamente dispiegato, cioè aperto, reso visibile. Il senso religioso della festa verte dunque sulla presenza divina nella storia, che è segreta, nascosta dietro l’apparenza del caso (il nome Purim significa “tirare a caso”), ed è compito del fedele portarne alla luce l’azione. Numerose tracce rimandano a questa dialettica fra invisibile e rivelato, provvidenza e contingenza.
Ma è anche importante anche una lettura storico-politica della festa. Alla corte di Serse, più o meno ai tempi delle guerre fra Greci e Persiani, gli ebrei sono bene integrati e restano nella diaspora anche se qualcuno sta cercando di ricostruire uno stato ebraico in Terra di Israele, sull’esempio di Esdra e Nehemia. Al potere giunge un visir antisemita, Haman, che suggerisce al re un genocidio, usando un’argomentazione che è un classico dell’antisemitismo e che ancora si sente risuonare in questi giorni in Europa:
“«Vi è un popolo separato ma anche disseminato fra i popoli di tutte le province del tuo regno, le cui leggi sono diverse da quelle di ogni altro popolo e che non osserva le leggi del re; non conviene quindi che il re lo tolleri.” (Ester, 3: 7) Insomma gli ebrei pensano solo a loro stessi, non sono leali al paese cui appartengono, sono pericolosi, vanno eliminati. Non è solo il discorso di Hitler, ma anche quello attuale di molti antisemiti fra i democratici americani, i laburisti inglesi e molti nella sinistra di tutt’Europa. Haman ottiene dal re un decreto che lo autorizza al genocidio.Grazie a una vicenda piuttosto romanzesca, in cui agiscono i meriti dei due protagonisti ebrei, Mordechai che ha sventato un colpo di stato contro il re e Ester che ha conquistato il suo affetto nascondendo la sua identità ebraica fino al momento decisivo, la congiura viene sventata. Il re non annulla il decreto precedente, ma autorizza gli ebrei a difendersi con le armi. Essi lo fanno con successo e sconfiggono militarmente i loro persecutori, provocando gravi perdite.Questa storia è diventata un modello per la resistenza ebraica al genocidio. Ester ottiene dai saggi di Israele che la sua storia entri nelle Scritture e che la vicenda sia celebrata da una grande festa; ella poi diventerà il modello cui si ispireranno gli anusim (che di solito sono chiamati con il nome insultante dato loro dai persecutori: marrani) che resisteranno alle conversioni forzate dell’Inquisizione tenendo segreta la loro identità e fede per generazioni.Anche gli antisemiti sono consapevoli del senso di resistenza di Purim, Lutero, che voleva bruciare tutte le sinagoghe con gli ebrei dentro, disse una volta che il libro biblico che odiava di più era quello di Esther. Alla fine del processo di Norimberga, condotto all’esecuzione capitale, l’antisemita più monomaniaco fra i capi nazisti, Julius Streicher, gridò che la sua condanna era “Purim 1946”.Festeggiare Purim nei modi tradizionali, ascoltare la lettura della Meghillà rumoreggiando quando sono citati i nemici di Israele, bere fino a non riuscire a distinguere fra le parole “benedetto Mordechai” e “Maledetto Haman”, com’è prescritto nel Talmud, indossare le maschere e fare festa non è folklore, come il libro di Ester non è una favola per bambini o una commedia ellenistica, secondo quel che hanno preteso alcuni critici. La festa ha una lezione teologica profonda, ma anche una politica importante: finché dura l’antisemitismo gli ebrei devono sapersi difendere con l’intelligenza e con la forza, e soprattutto mantenendo la loro unità ed essendo solidale con chi combatte per loro. Oggi questo ruolo è dello Stato di Israele, dei suoi servizi di informazione e delle sue armi. A chi esita ad appoggiarli fino in fondo, bisogna ripetere quel che disse Mordechai a Ester quando ella esitava a prendere dei rischi per sventare la congiura di Haman.
Anche gli attuali ebrei di corte (o di partito, o dei media) “odiatori di sé” farebbero bene a capire che se non si impegnano a difendere il loro popolo e magari si mimetizzano con gli antisemiti, la salvezza pert Israele verrà senza di loro, ma non si salveranno certo grazie alla loro acquiescenza. (By Ugo Volli)

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »