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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

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Thanks to Putin, Germany has woken up

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 agosto 2022

We have two covers this week. In our American and Asian editions we argue that the crisis triggered by the visit of Nancy Pelosi, speaker of the House of Representatives, to Taiwan has exposed the fragility of the status quo. Since the previous stand-off in 1995-96, America, China and Taiwan have all grown uneasy with the ambiguities and contradictions on which peace precariously rests. China, especially, has bared its teeth. If the world is to avoid war, it urgently needs to strike a new balance. The danger in this is that China uses the crisis to set new boundaries for its encroachments into what Taiwan considers its airspace and territorial waters. China could also attempt to impose even stricter limits on the island’s dealings with the rest of the world. That must not happen. In our European editions we examine the new Germany. Complacent and just a little self-satisfied, Europe’s most important country was late to realise how fast the world was changing around it. Now, however, Vladimir Putin’s invasion of Ukraine has prodded it into action. A remarkable opportunity is within its grasp, as Germans experience a rare thing in a democracy: a consensus about the need for broad, sweeping change to the economy and security. Three days after the invasion, Olaf Scholz, then a new chancellor heading an untested coalition, gave his much-applauded Zeitenwende speech to the Bundestag, signalling a break with the country’s post-war tendency towards pacifism. He has set the agenda for years to come. Mr Putin’s warmongering may prove to be the catalyst that turns Germany into his own nightmare: a stronger, bolder, more determined leader of a more united Europe. Zanny Minton Beddoes Editor-In-Chief The Economist

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Per leggere la crisi politica in Italia occorre Freud e avere presente Putin

Posted by fidest press agency su sabato, 23 luglio 2022

By Enrico Cisnetto. Mettete in fila i fatti: mentre Conte si contorceva le budella, preso tra i due fuochi della componente governista (che voleva tornare sui passi incautamente compiuti) e di quella barricadera (pronta a fare la scissione se avesse votato la fiducia e a prendersi la leadership se l’avesse negata) di ciò che rimane dei 5stelle, a Draghi è apparso chiaro che il vero “nocciolo della questione” era rappresentato dalla Lega di Matteo Salvini. Ed ecco che incontra Enrico Letta, così “segretamente” che si viene a sapere subito. Gli esponenti del centro-destra di governo sbraitano e si riuniscono a casa Berlusconi (ma una sede di partito non ce l’hanno?). Gianni Letta, l’unico lucido della compagnia, esce affranto da quella riunione che, come nelle migliori tradizioni, si protrae fino a notte fonda: “mettiamo condizioni stringenti di assoluta discontinuità”, farfugliano. Il giorno dopo, nel suo discorso al Senato, Draghi avrà cura di riservare a loro, quasi esclusivamente a loro, le mazzate dialettiche che era logico aspettarsi da chi somma risentimento, fondati motivi di merito e malcelato desiderio di mettere fine ad un’esperienza che considera conclusa da gennaio, una volta chiusa (malamente) la partita del Quirinale. Si è detto: ma se Draghi avesse fatto un discorso meno spigoloso, la fiducia l’avrebbe portata a casa. A parte il fatto che non gli è ugualmente mancata – seppure spiccioli – ma l’immediato intervento del capogruppo della Lega, Romeo, quando ancora a casa Berlusconi erano all’aperitivo, dimostra che il dado era già stato tratto. E a Draghi non è parso vero di poter raggiungere il Colle e dire a Mattarella “visto, presidente? Glielo l’avevo già detto a febbraio, a minare il cammino del mio governo non erano solo i pentastellati, ma anche e soprattutto gli inaffidabili salviniani, cui al momento del redde rationem Berlusconi finisce per accodarsi”. Quanto a Salvini, ci ha pensato Elsa Fornero sulla Stampa a farne la diagnosi, pur senza citarlo, quando parla di “piccoli uomini incapaci di crescere, di comprendere la gravità dei problemi del Paese, immaturi come bambini che si sentono offesi da un rimprovero senza domandarsi se almeno un po’ se lo siano meritato e che reagiscono rompendo il giocattolo”. Per analizzare Berlusconi, invece, bisognerebbe riportare in vita Freud e forse non sarebbe sufficiente – siamo alla circonvenzione. Resta però un dubbio: è del tutto casuale che la parola fine al governo Draghi l’abbia scritta l’ineffabile trio Conte-Salvini-Berlusconi, cioè coloro che in questi anni, e persino in questi mesi di guerra scatenata non solo contro l’Ucraina ma l’intero Occidente democratico, sono stati i più ambiguamente vicini a Putin? È una pura coincidenza che il giorno delle definitive dimissioni di Draghi le consegne di gas all’Italia da parte di Gazprom siano aumentate del 70%, da 21 a 36 milioni di metri cubi al giorno? Per Carlo Nordio (ospite del mio War Room, qui il link) non ci sono prove di un diretto intervento del pur attrezzato apparato russo di ingerenza nei sistemi politici occidentali, ma le coincidenze – specie se si pensa a quanto è avvenuto a Londra a Boris Johnson, cioè il più fiero alleato di Kiev dei leader europei – sono diventati “indizi gravi, precisi e concordanti” (parola di magistrato, seppur in quiescenza). Sta di fatto che mentre Roma bruciava Draghi, a Mosca si festeggiava quella che viene considerata una vittoria, più che se avessero conquistato militarmente Kiev.Ed è difficile credere, salvo essere stolti, che questa crisi e le sue conseguenze siano avulse dal contesto internazionale, caratterizzato dal più grave squilibrio geopolitico, con epicentro l’Europa, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Possiamo domandarci se chi ha fatto saltare in aria il governo Draghi sia stato un complice consapevole dei disegni putiniani o sia solo un utile idiota. Rimane il fatto che dovrà essere chiaro a tutti gli italiani che quando a settembre si recheranno alle urne saranno chiamati ad una netta scelta di campo. Essa sarà tra chi ha considerato e considera quella subita dall’Ucraina un’ingiustificata aggressione, il che comporta di schierarsi con Kiev senza se e senza ma (fornitura di armi compresa) nell’ambito dell’alleanza europea e atlantica, e chi con nettezza o, peggio, con disprezzabile ambiguità, magari travestita da pacifismo prêt-à-porter, si è posto dall’altra parte della barricata. E a quel punto dipenderà da loro, dai cittadini elettori, decidere se restituire il Parlamento alla prevalenza delle forze euro-atlantiste, collegate alle grandi famiglie politico-culturali europee, o se riconsegnarlo, come nel 2018, a forze sovraniste con simpatie e connessioni orbaniane e lepeniste. D’altra parte, non è un caso che questa legislatura – che non esito a definire come la peggiore di tutta la storia repubblicana – dopo essersi aperta all’insegna dei populismi di 5stelle e Lega (apertamente rivendicati come tali), ora volga al termine nuovamente sotto l’egida del duo Conte-Salvini che insieme hanno consumato il nome dell’italiano più autorevole e l’unica formula politica, l’unità nazionale, in grado di affrontare emergenze come la pandemia e la guerra e le loro conseguenze economiche e sociali. Emergenze che sono ancora nel pieno della loro gravità, e che ora si pensa di poter affrontare immaginando chissà quale salvifica risposta potranno fornire le urne. Indicazione che non verrà, sia perché gli italiani, cui questo suicidio collettivo della politica non è affatto piaciuto, sono più sfiduciati che mai. Sia perché i partiti ancora una volta si acconciano a proporsi agli elettori secondo il vecchio schema bipolare, nel frattempo diventato bipopulista, già ampiamente fallito e sorretto dalla pessima legge elettorale attuale, che tutti hanno detto di voler cambiare e che per questo è rimasta tale. Quello che non si è ancora capito è che senza un radicale ripensamento del sistema politico e una strutturale riforma istituzionale, ogni sforzo, anche quello del Superman di turno, sarà vano. Insomma, l’Italia ha bisogno di entrare nella vera Terza Repubblica, evitando di commettere gli errori che caratterizzarono la fine della Prima Repubblica. Va definitivamente archiviato il bipolarismo, che per vent’anni ha prodotto il declino italiano, e che dal 2018 è diventato bipopulismo, la sua versione peggiore. Lo schema centro-destra contro centro-sinistra non ha funzionato, essendo basato sul presupposto non di aggregare forze omogenee ma di formare armate Brancaleone che hanno come unico obiettivo quello di battere elettoralmente la parte avversa. Ovviamente, di qui al 25 settembre non sarà possibile fare alcunché. Si può solo auspicare che anche questi temi siano oggetto della campagna elettorale, pur temendo invece che sarà la solita solfa inutile. Ma questo dipende un po’ anche da noi, dalla società civile che ama dileggiare i politici – ed è fin troppo facile – ma poi non va a votare il referendum sulla giustizia, che pure avrebbe potuto dare un segnale forte. Se così non sarà, allora vorrà dire che aveva ragione Charles De Gaulle, al netto dell’evidente sciovinismo, quando disse che “l’Italia non è un Paese povero, è un povero Paese!”. (abstract) Fonte Newsletter TerzaRepubblica http://www.terzarepubblica.it by Enrico Cisnetto direttore.

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Putin deve essere preso sul serio, non alla leggera

Posted by fidest press agency su martedì, 12 luglio 2022

Perché tutto quello che ha annunciato negli anni, poi lo ha fatto». Il politologo bulgaro Ivan Krastev, tra i più autorevoli nel Vecchio Continente, ha analizzato la situazione di conflitto in Europa nel corso del dibattito “La guerra della Russia in Ucraina e il futuro delle relazioni transatlantiche”, promosso dal Guarini Institute for Public Affairs della John Cabot University e dalla Temple University Rome Campus, e tenutosi nella sede della JCU. Erano presenti, oltre a Ivan Krastev, Emilia Zankina, dean e docente di scienze politiche della Temple University Rome Campus, il professor Federigo Argentieri, direttore del Guarini Institute for Public Affairs della JCU, e Costanza Hermanin, dell’Istituto Universitario Europeo, che ha moderato i lavori.«La scelta di disintegrare l’Urss fu presa a Mosca, da Eltsin, per contrastare Gorbaciov. Per l’Europa la fine del comunismo e dell’Unione Sovietica rappresentavano la stessa cosa, ma per la Russia e per i russi no: a loro andava bene solo la fine del comunismo. Nell’Urss, la Russia esercitava il suo potere, ma lo faceva in maniera invisibile. Putin ha distrutto il senso identitario che esisteva: gli ucraini di lingua russa, ad esempio, non facevano distinzioni tra il loro essere russi o ucraini», ha spiegato Ivan Krastev.«Ora, la guerra – ha proseguito – non è un tentativo di rimettere in piedi l’Unione Sovietica. Se si vuole sapere cosa farà Putin, si deve leggere il suo saggio di 7mila parole, perché fino a oggi tutto quello che ha detto, poi lo ha fatto».«Non è il messaggio migliore da dare all’Ucraina, quello di dover accettare il suo vicino aggressore», ha aggiunto Emilia Zankina, commentando le dichiarazioni di Henry Kissinger. In merito ai rapporti transatlantici, Krastev ha aggiunto: «Sarebbe stato diverso se questa guerra fosse capitata sotto la presidenza Usa di Trump, perché l’Unione Europea non avrebbe avuto fiducia in lui. Ora, però, si avvicinano le elezioni di midterm, che potrebbero rivelarsi problematiche per Biden, anche a causa dei risvolti dovuti al conflitto in Ucraina».

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Accordo tra Ue e Taiwan, per i microchip. Scoperti gli altarini di Putin e Xi

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 giugno 2022

Accordo in vista tra Ue e Taiwan per i microchip. I microchip sono fondamentali per l’industria elettronica e Taiwan produce il 90% di quelli più sofisticati. E’ il futuro. Nei mesi scorsi la Commissione europea aveva deciso di investire nel settore, con la costruzione di impianti nella Ue, in accordo con società taiwanesi. Insomma, si tratta di sviluppare un’area per la futura indipendenza scientifica. Anche la Cina è interessata al settore, visto che è il più grande consumatore mondiale di chip ma ne produce solo 16%. Il colosso cinese è indietro sia per tecnologia di produzione che di ricerca scientifica e, allora, si capisce l’interesse per Taiwan, rivendicato come parte del territorio cinese – come se non le bastassero 9,5 milioni di kmq – ma in realtà nasconde interessi commerciali. Allo stesso modo, la Russia, rivendica aree del territorio ucraino – come se non le bastassero 17 milioni di kmq – cioè il Donbass, dove si trovano le maggiori riserve in Europa di metalli e terre rare, indispensabili per l’industria dell’alta tecnologia. Altro che rivendicazioni storiche o preoccupazioni per la sicurezza nazionale. Si tratta, come nel caso della Cina, di interessi commerciali. C’è una altra attività che accomuna i due Paesi: il furto. La Cina per i segreti industriali del settore alta tecnologia e la Russia per l’acciaio e il grano ucraini. Deve essere per questo che si sono dichiarati “imperitura amicizia”.Primo Mastrantoni, Aduc http://www.aduc.it

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Ucraina: Serracchiani, Salvini alimenta brame Putin

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 giugno 2022

“Salvini fa il doppio gioco tra Occidente e Putin: è lui che allontana la pace alimentando le brame russe di conquista in Ucraina. Si guardi allo specchio e scoprirà chi sta con chi bombarda gli innocenti, toglie lavoro agli italiani e cibo al mondo. Non certo il Pd, che sta lavorando con Draghi e tutti gli alleati per costringere Putin a trattare e arrivare alla pace. Un politico italiano che lancia messaggi agli Stati Uniti davanti alla base di Aviano si è già schierato per la guerra di Putin e quelle sulla pace sono chiacchiere da campagna elettorale. Il nostro campo è quello dei Paesi liberi, quelli che accolgono i profughi bombardati dai missili russi e difendono le democrazie aggredite. Il campo di Salvini è quello di ‘Russia unita’, dei rubli misteriosi e di quelli da dare a Gazprom”. Lo afferma la presidente del gruppo Pd alla Camera Debora Serracchiani, rispondendo alle accuse del leader della Lega Matteo Salvini, secondo cui “per loro se non bombardi sei uno sfigato”.

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Marco Bertolini e Giuseppe Ghini: Guerra e pace al tempo di Putin

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 Maggio 2022

La guerra in Ucraina necessita di essere compresa mettendo a fuoco la verità di ciò che accade non troppo lontano dalle nostre case, ove viviamo più o meno tranquillamente.Occorre capire, superando il racconto virtuale, spesso artefatto, che gli accadimenti di questi ultimi tempi racchiudono nella loro concretezza la verità di una guerra fatta e subita. Occorre ripristinare quel legame necessario tra la realtà e la verità, fonte e origine di ogni libertà. Per fare ciò non è sufficiente prestare attenzione solo alle notizie filtrate dai mass-media che inondano di immagini e parole il nostro quotidiano, ma occorre comprendere quali siano state le cause remote e recenti di questo conflitto, i motivi storici, culturali, politici e militari. Occorre comprendere chi sono gli ucraini e i russi e come abbiamo interagito durante il corso della storia; che cosa è accaduto in Russia dopo la fine dell’Impero sovietico; chi è Putin e quali siano gli aspetti positivi e negativi del suo mandato presidenziale; quale sia stato il ruolo dei principali attori del teatro internazionale. Il Generale Marco Bertolini e il Professor Giuseppe Ghini ricostruiscono il percorso Geopolitico, militare, storico e culturale che ha portato allo scoppio della guerra in Ucraina con molti spunti inediti che chiariscono i veri motivi che hanno condotto ad un conflitto nel cuore dell’Europa. Ci sono delle colpe evidenti della Nato, della Russia, dell’Ucraina, degli Stati Uniti e di altri Paesi che sono state taciute e che sono le vere cause del conflitto in corso. Un evento drammatico come quello che stiamo vivendo non accade per caso e gli autori del libro con coraggio e chiarezza indicano chi sono i veri responsabili.Giuseppe Ghini Professore ordinario di Slavistica all’Università di Urbino. Generale di Corpo d’Armata, ha comandato il 9° reggimento d’assalto “Col Moschin”, il Centro addestramento di paracadutismo, la Brigata Paracadutisti “Folgore”, il Comando Interforze per le Operazioni delle Forze Speciali e il Comando Operativo di Vertice Interforze dal quale dipendono i contingenti “fuori area” nazionali. Cantagalli 2022 | pp. 288 | euro 20,00

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Marco Bertolini e Giuseppe Ghini: Guerra e pace al tempo di Putin

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 Maggio 2022

Genesi del conflitto ucraino e nuovi equilibri internazionali. Tra la Russia e l’occidente è in atto uno vero è proprio scontro di civiltà. Occorre ammettere con coraggio e chiarezza che questo è il motivo principale della Guerra che è scoppiata in Ucraina e che perciò è molto difficile aprire un tavolo di trattative serio per la pace. Chiunque, che per dovere di chiarezza, riferisca fatti che non avvallano la tesi occidentale amplificata dai Media, ovvero che la Russia e il Tiranno Putin rappresentano il male assoluto, è tacciato di intelligenza con il “Nemico”. È assolutamente intollerabile che nella culla della democrazia e della libertà venga avvalorato solo un racconto che considera unicamente alcuni aspetti di una vicenda che ha risvolti volutamente taciuti e non considerati.Cantagalli 2022 | pp. 288 | euro 20,00 In libreria dal 20 maggio 2022

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Why the world is tipping towards mass hunger

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 Maggio 2022

People have become familiar with the idea of a cost-of-living crisis, but that does not begin to capture the gravity of what may lie ahead. The war in Ukraine is battering a global food system weakened by covid-19, climate change and an energy shock. Ukraine’s exports of grain and oilseeds have mostly stopped and Russia’s are threatened. Wheat prices, up 53% since the start of the year, jumped a further 6% on May 16th, after India said it would suspend exports because of a heatwave.Together, Russia and Ukraine provide 28% of the globally traded supply of wheat, 29% of barley, 15% of maize and 75% of sunflower oil (see Briefing). Ukraine’s food exports normally feed 400m people worldwide. The high cost of staple foods has already raised the number of people who cannot be sure of getting enough to eat by 440m, to 1.6bn. Nearly 250m are on the brink of famine. If, as is likely, the war drags on and supplies from Russia and Ukraine are limited, hundreds of millions more people could fall into poverty. Political unrest will spread, children will be stunted and some people will starve. Mr Putin must not use food as a weapon. Shortages are not the inevitable outcome of war. States need to act together, starting by keeping markets open. World leaders should see hunger as a global problem urgently requiring a global solution. By Zanny Minton Beddoes Editor-in-chief The Economist

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A proposito della Guerra scatenata da Putin nel cuore dell’Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 Maggio 2022

Renato Serra così riassunse il comune sentire di quel tempo (eravamo nel lontano 1918): “La guerra non cambia niente.” Non migliora, non redime, non cancella, per sé sola. Non fa miracoli. Non paga i debiti. Non lava i peccati. […] Essa non cambia i valori artistici e non li crea. Non cambia nulla nell’universo morale. E anche nell’ordine delle cose, anche nel campo della sua azione diretta… Che cosa è che cambierà su questa terra stanca, dopo che avrà bevuto il sangue di tanta strage. “Quando i morti e i feriti, i torturati e gli abbandonati dormiranno insieme sotto le zolle e l’erba sopra sarà tenera lucida nuova, piena di silenzio e di lusso al sole di primavera che è sempre la stessa?” (dal libro di Riccardo Alfonso: Novecento. Storie del nostro tempo”)

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Carovita? Rivolgersi a Putin

Posted by fidest press agency su martedì, 3 Maggio 2022

Abbiamo tentato di dimostrare, e speriamo di esserci riusciti, che il carovita, del quale sono afflitti i consumatori, ha la sua origine principale nella guerra in corso in Ucraina. In questa guerra c’è un aggressore e un aggredito, il primo si chiama Federazione russa e il secondo Ucraina.Abbiamo dimostrato che le argomentazioni addotte dal presidente della Russia, Vladimir Putin, erano prive di consistenza, da quella storica a quella relativa alla sicurezza.E’ un dovere soccorrere l’aggredito? Si. A chi argomenta che c’è un limite alla difesa, rispondiamo con una domanda: se vostra figlia fosse aggredita cosa fareste? Lascereste fare al violentatore o interverreste? Passando dal piano personale a quello politico, o geopolitico come usa dire, si sostiene la tesi che è “bene” lasciare che la Russia acquisisca i territori che vuole, per riportare la pace che, però, è quella del violentatore: una volta consumato lo stupro si acquieterà, sicchè, diamo alla Russia ciò che vuole così si calmerà, tornerà la “pace” e tutti potranno tornare ai loro affari. Il problema è che Putin è un violentatore seriale: dopo la Cecenia, c’è stata l’Ossezia, poi l’Ucraina (Crimea), ora di nuovo l’Ucraina (Donbass, ecc.) e si preannuncia la Moldovia (Transnistria). Se qualcuno crede che il criminale Putin smetterà, ha preso un abbaglio, ed è stato un errore non averlo fermato in tempo.Se la storia serve a qualcosa, è bene studiarla, per non ripetere gli errori dei quali, oggi, stiamo pagando i prezzi. Primo Mastrantoni, Aduc

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La Russia di Putin ha chiuso i rubinetti del gas a Polonia e Bulgaria che non hanno, alla scadenza, pagato in rubli

Posted by fidest press agency su domenica, 1 Maggio 2022

In una conferenza stampa il portavoce del Cremlino: “Appena si avvicinerà la scadenza del pagamento, se alcuni consumatori si rifiutano di pagare con il nuovo sistema, il decreto presidenziale sarà, ovviamente, applicato”. La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen: “l’annuncio di Gazprom che sta interrompendo unilateralmente la consegna del gas ai clienti in Europa è l’ennesimo tentativo della Russia di utilizzare il gas come strumento di ricatto”. La situazione si fa più “incandescente” di quanto si prevedeva. Vedremo nelle prossime ore e giorni se, al di là del braccio di ferro politico, siamo in presenza di violazione di contratti e, soprattutto, se la rivendicazione di non tener fede agli impegni possa avere un qualche valore giuridico tra Paesi che ufficialmente non sono in guerra tra di loro. I consumatori qui sono di due tipi: i Paesi Ue che comprano all’ingrosso per poi distribuire sul proprio territorio, i consumatori finali che comprano dal proprio gestore. E’ evidente che, come cittadini e consumatori, i secondi non sono al momento in grado di condizionare né chi compra all’ingrosso per loro e neanche i russi che vendono. Non solo. Visto il lievitare dei prezzi che comunque era partito ad ottobre dell’anno scorso e che al momento non si è ancora aggravato per la guerra, al di là dei provvedimenti del Governo già presi e quelli ulteriori prossimi che hanno ridotto molto il peso degli aumenti… i consumatori finali hanno impossibilità di interloquire col loro diretto referente (autorità italiana ed Ue). Questi ultimi hanno paventato diversi provvedimenti perché tutti si consumi meno, alcune amministrazioni locali hanno già imposto la riduzione dei consumi tramite caldaie e condizionatori. Ma stiamo parlando di piccoli provvedimenti, più simbolici e coinvolgenti che altro. Il problema determinante è che, visto quanto accaduto oggi a Polonia e Bulgaria, sarà difficile, nel breve periodo, scongiurare altrettanto. Certo, finalmente si fa chiarezza e il palese finanziamento miliardario che stiamo dando alla Russia che invade e ammazza in Ucraina (ben presto Moldavia…), dovrebbe venir loro meno. Ma al di là che la Russia regga senza i nostri soldi, e al di là della nostra soddisfazione di non finanziare, rimane un dato di fatto: a parte l’esaurimento delle scorte che abbiamo, a parte l’attivazione di nuovi fornitori e nuove fonti (non dietro l’angolo, e siamo un Paese di 60 milioni di abitanti, non la Lituania, con abitanti pari ad una nostra grande città), E’ ALTAMENTE PROBABILE CHE RESTEREMO A BREVE SENZA GAS E, VISTO COME LO UTILIZZIAMO, ANCHE SENZA ELETTRICITA’. Se siamo consapevoli di questo, è bene muoversi subito individualmente. Abbiamo presente quando il gestore dell’acquedotto ci avvisa che per un tot di tempo non ci sarà servizio e corriamo a comprare secchi, serbatoi, etc e li riempiamo? Bene, il concetto è lo stesso, anche se la pratica è un po’ più articolata e richiede più applicazione ed ingegno. Vista anche la buona stagione e la minore necessità di gas e un clima che facilita qualunque attività, è il caso – individualmente o a livello di condominio o gruppi ad hoc – di cominciare ad informarsi, fare preventivi, organizzarsi e fare partire lavori. Le opzioni sono molteplici e adattabili a diverse situazioni: la pratica base è che deve essere energia prodotta da altre fonti che non siano gas (soprattutto) ed elettricità. Produzione con impianti di diverso tipo, dalle stufe domestiche ai pannelli solari e turbine eoliche. La cosa importante è che, specialmente per sole e vento, essere consapevoli di doversi confrontare con amministrazioni che probabilmente non saranno all’altezza di urgenza e necessità, dovendo in questo caso farsi supportare dalla politica locale e non solo. François-Marie Arouet Fonte Aduc.

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Il bersaglio di Putin e gli anticorpi dell’Occidente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 aprile 2022

By Enrico Cisnetto (abstract) Diciamoci la verità, se dopo due mesi di guerra Putin non ha ancora chiuso la partita Ucraina è perché non ha interesse a farlo. Certo, è vero che l’eroica resistenza degli ucraini è stata al di sopra di ogni aspettativa, sia come intensità che come efficacia. Ed è altrettanto vero che la qualità dell’armamento russo e lo spirito dei militari impegnati sul campo si sono rivelati decisamente al di sotto delle attese. Inoltre, l’attivismo di Zelensky, che ogni giorno parla al telefono con presidenti e capi di Stato, tiene discorsi a parlamenti di mezzo mondo e spesso incontra leader europei e occidentali che vanno a trovarlo a Kiev, ha reso difficile per Mosca sferrare un attacco letale al bunker dove si nasconde il presidente ucraino. La cui eventuale capitolazione, tuttavia, rappresenterebbe un punto di non ritorno di questa guerra, ed è difficile immaginare che Putin voglia ma non riesca a centrare questo obiettivo. Io credo che Putin voglia sfidare l’Occidente, sapendo che né la Nato né tantomeno l’Europa – intesa come comunità e come singoli paesi – non possono permettersi di “fare la guerra”, perché le opinioni pubbliche continentali, già scosse se messe di fronte alla domanda se siano disposte a rinunciare a qualche ora di elettricità o qualche grado di freddo o caldo dei loro condizionatori per aiutare l’Ucraina, non lo tollererebbero. Tanto che neppure sul piano delle sanzioni economiche si riesce ad arrivare, principalmente per responsabilità della Germania e in seconda battuta dell’Italia, alla decisione che rappresenterebbe la vera svolta, e cioè quella di rinunciare completamente e subito al gas e petrolio russo. Per Putin è molto più importante riuscire a di spostare verso Ovest il limite tra democrazie autoritarie – o, come si usa dire adesso, autocrazie o democrature – e mondo occidentale. Ciò che vuole è combattere e limitare lo sviluppo della democrazia e delle democrazie, cioè di sistemi politici che mettono in difficoltà il suo potere, la sua figura, la sua visione del mondo. Ma se questo è lo schema di gioco di Putin, come reagisce l’Occidente? L’affermarsi, in Europa come negli Stati Uniti, di partiti e leader politici populisti e sovranisti con simpatie verso paesi autoritari come Russia e Cina, dovrebbe indurci a temere che la democrazia si stia indebolendo, o addirittura che sia in recessione. Tanto più che, a ben vedere, dittature e autocrazie controllano circa due terzi della popolazione globale. E anche nella Ue ci sono paesi affetti da derive autoritarie (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovenia, Croazia). E, allora, che fare? A me sembra che oggi ci sia una sola risposta possibile all’imperialismo putiniano, e non sta (solo) nella fornitura di armi all’Ucraina e nelle sanzioni economiche alla Russia per costringerla al default. La risposta è: riguadagnare, e con gli interessi, il tempo perduto in questo trentennio nella costruzione degli Stati Uniti d’Europa. Finora si è guardato a questo traguardo con – colpevole – scetticismo, considerandolo o un romantico idealismo o, peggio, una presunzione predatoria di qualche potere forte che se ne infischia delle identità nazionali. Io ho sempre pensato, invece, che fosse una necessità dettata dalle logiche, prima di tutto dimensionali, della competizione globale, pena la marginalizzazione nelle catene del valore e il conseguente declino economico. Poi i tempi e le forme della nuova integrazione possono anche essere diversi, considerato che l’unanimismo è il primo motivo di paralisi. Ma la risposta che va data a Putin deve essere di pari forza alla sua sanguinaria, ma lucida, ambizione planetaria. (fonte: http://www.terzarepubblica.it)

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Putin: Il suo volto benevolo è una maschera

Posted by fidest press agency su sabato, 23 aprile 2022

La foto ritrae un viso dalla espressione dolente, quella del presidente della Federazione russa, Vladimir Putin, che dichiara: “Quel che sta accadendo in Ucraina è una tragedia, ma la Russia non aveva altra scelta”.Che la Russia non avesse altra scelta lo abbiamo già confutato ampiamente, a meno che Putin non abbia in mente la ricostituzione dell’Impero zarista e relativa servitù della gleba; ma in gioco ci sono anche interessi economici, infatti, l’Ucraina, in particolare la zona del Donbass, è ricca di minerali e soprattutto di litio, indispensabile per l’industria di alta tecnologia e ha il più grande giacimento di uranio europeo. Insomma, in gioco ci sono anche interessi economici, utili a un Paese che dopo vent’anni di governo putiniano è ancora povero, nonostante le immense ricchezze energetiche a disposizione.Mentre con il volto dolente ricordava la guerra in Ucraina, con la mano decorava “l’eroismo e la tenacia, la determinazione e il coraggio”, della brigata di fanteria responsabile degli eccidi di Bucha. Questo è Putin. Primo Mastrantoni, Aduc

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Oltre Putin. Ripensare i rapporti con la Russia

Posted by fidest press agency su martedì, 12 aprile 2022

Distendere la carta geografica della Federazione russa e dei Paesi confinanti per capire i motivi della insensatezza dell’invasione putiniana dell’Ucraina.La federazione russa appare un immenso territorio di 17 milioni di km quadrati, abitato da 146 milioni di persone, con una densità di soli 9 abitanti per km quadrato. Per avere un confronto, basta ricordare che l’Italia ha una densità di 189 persone per km quadrato. Il Paese invaso, l’Ucraina, ha una superficie di 600 mila km quadrati, il doppio dell’Italia, una popolazione di 40 milioni di abitanti con una densità di 72 persone a km quadrato. Dunque, non esiste il problema degli “spazi vitali” di hitleriana memoria. La Nato si è allargata, ha accerchiato la Russia e costituisce un pericolo, afferma Putin. Ricordiamo che l’adesione alla Nato è volontaria. I Paesi dell’Est Europa, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, aderirono nel 1999; Romania, Bulgaria, Slovacchia, Lituania, Estonia e Lettonia nel 2004. Dal 1949, data di nascita della Nato (ben 73 anni fa) non c’è stata nessuna occupazione di Paesi terzi, risulta, invece, che la Russia ha invaso la Cecenia (1999), la Georgia (2008), l’Ucraina (Crimea 2014) e, di nuovo, l’Ucraina (2022), oltre a intervenire, come Urss, in Ungheria (1956) e in Cecoslovacchia (1968). Se l’Ucraina entrasse nella Nato avrebbe i missili al confine con la Russia, dice Putin. Logisticamente i missili non si posizionano ai confini perché sarebbero passibili di facili incursioni, e poi, un missile intercontinentale può percorrere 13 mila km, potrebbe, cioè, essere collocato ovunque, anche in Congo.Oltretutto, è dal 2008, cioè da 14 anni, che si discetta sulla adesione dell’Ucraina alla Nato e non se ne è fatto nulla. Comunque, l’Ucraina è uno stato indipendente che decide del proprio futuro. Gli ucraini sono russi, proclama Putin. L’etnia Rus, è scandinava, ed era già presente nel mille d.C a Kyiv, dove si costruivano abitazioni e chiese cristiane, mentre a Mosca c’erano solo boschi di betulle. Semmai sarà il contrario, ma non risulta che l’Ucraina voglia invadere la Russia. Gli ucraini hanno compiuto un genocidio contro la popolazione russofona nel Donbass, afferma Putin. Il Tribunale internazionale dell’Onu smentisce. Semmai è stato Putin a compiere genocidi in Cecenia e in Georgia e ora cannoneggia abitazioni e spara sui civili ucraini. Secondo la Caritas Ucraina, sono migliaia gli ucraini deportati nell’estremo oriente russo. Le atrocità nei confronti della popolazione sono notizie di questi giorni. Bucha, purtroppo, non rimarrà un caso isolato.La forte dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia era stata considerata come garanzia di stabilità ma, evidentemente, le intenzioni del presidente Putin erano altre: tenere la briglia stretta del cavallo Europa e allargare la propria influenza politica in funzione “imperiale”. Qualcuno dovrebbe informarlo che i tempi di Pietro il Grande (1672-1725) o di Caterina la Grande (1729-1796) sono passati e che, comunque, non ne ha la stoffa, neanche quello di un lembo della giacca, difatti l’invasione della Ucraina ha avuto come risultato il rinsaldamento dell’Alleanza atlantica e la prossima adesione di Finlandia e Svezia. Putin è semplicemente un criminale che per una fortuita combinazione della storia si è trovato ai vertici di uno Stato. L’Ue sta avviando un processo di diminuzione della dipendenza energetica. Gli stati baltici hanno già deciso, la Polonia seguirà. La Germania ha ridotto del 25% gli acquisti e il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che invita gli Stati membri a interrompere le importazioni di gas, petrolio e carbone.Insomma, la Russia sta perdendo il suo principale acquirente, oltre a subire sanzioni economiche, le quali hanno una conseguenza anche indiretta: chi investirà più in uno stato canaglia?

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How to Hold Putin Accountable for War Crimes

Posted by fidest press agency su martedì, 5 aprile 2022

Russia’s vicious attacks on civilian infrastructure in Ukraine, including hospitals, are a blatant violation of international humanitarian law and should be prosecuted as such, argue Lawrence Gostin and Leonard Rubenstein in a new piece published today in the Journal of the American Medical Association, which you can read here.Gostin of Georgetown’s O’Neill Institute and Rubenstein of Johns Hopkins’ Center for Public Health and Human Rights and Bloomberg School of Public Health point out that while international humanitarian law is crystal clear on the prohibition of attacks on healthcare facilities, accountability for these war crimes has been exceedingly rare. Russia was never held accountable for previous attacks against healthcare facilities in Chechnya and Syria, and has repeatedly used its UN Security Council veto to avoid referrals of its actions to the International Criminal Court.However, Gostin and Rubenstein point out several tools that could be used to hold Russian political and military leaders accountable. A few key points are below:Prosecuting a war crime by alleging a hospital was the intended target of an attack may be difficult, but in Ukraine the strikes on hospitals came as part of attacks on broader civilian infrastructure – in which case, the only proof required would be that civilians were deliberately targeted. Individual Russian commanders, such as President Putin, could also be prosecuted, if they knew or should have known that the forces under their command were committing such crimes and failed to act to prevent it. While eliminating the UN Security Council veto would be the most powerful means of ensuring accountability for atrocities, it is unlikely to happen. Instead, countries with universal jurisdiction, including Germany and the United States, should prosecute these cases.The United Nations and its agencies could provide a vehicle for public accountability but are often undermined by political pressure. The WHO’s system for monitoring attacks on healthcare is deeply flawed, underreporting incidents and refusing to name perpetrators.According to Gostin, “President Putin’s attacks on civilians in Ukraine are war crimes, and it can be proven in a court of law. He should be prosecuted by the International Criminal Court. And if it fails to do so, domestic courts, including those in the U.S., should use their universal jurisdiction to prosecute President Putin in absentia. He should not escape accountability.” Rubenstein adds, “Russia’s vicious attacks on civilians and hospitals in Ukraine continues a decades long pattern of violence inflicted on health care in war, for which there has been complete impunity. Now there is a chance to hold the perpetrators to account.”

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Putin: le bufale per giustificare l’invasione

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 aprile 2022

Tornano le giustificazioni all’invasione dell’Ucraina, da tempo sciorinate dal presidente della Federazione russa, Vladimir Putin, e ampiamente diffuse dai social media. La Nato si è allargata e costituisce un pericolo per la Russia, afferma Putin. Ricordiamo che l’adesione alla Nato è volontaria. I Paesi dell’Est Europa – Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Romania e Bulgaria – hanno deciso di aderire alla Nato e alla Ue. Qualcuno li ha costretti? No. Non risulta che la Nato abbia occupato altri Paesi, risulta, invece, che la Russia ha invaso l’Ucraina (2022), la Cecenia (1999), la Georgia (2008) e l’Ucraina (Crimea 2014), oltre a intervenire, come Urss, in Ungheria (1956) e in Cecoslovacchia (1968) con i carri armati.Le date sono per memoria a politici e giornalisti. Se l’Ucraina entrasse nella Nato avrebbe i missili al confine con la Russia, dice Putin. Logisticamente i missili non si posizionano ai confini perché sarebbero passibili di facili incursioni, e poi, un missile intercontinentale può percorrere 13 mila km, potrebbe, cioè, essere collocato ovunque, anche in Congo. Oltretutto, è dal 2008 che si discetta sulla adesione dell’Ucraina alla Nato e non se ne è fatto nulla. Comunque, l’Ucraina è uno stato indipendente che decide del proprio futuro. Gli ucraini sono russi, proclama Putin. L’etnia Rus era già presente nel mille d.C a Kyiv, dove si costruivano chiese cristiane, mentre a Mosca c’erano boschi di betulle. Semmai sarà il contrario, ma non risulta che l’Ucraina voglia invadere la Russia. Gli ucraini hanno compiuto un genocidio contro la popolazione russofona nel Donbass, afferma Putin. Il Tribunale internazionale dell’Onu smentisce. Semmai è stato Putin a compiere genocidi in Cecenia e in Georgia e ora cannoneggia abitazioni e spara sui civili ucraini. Inoltre, secondo la Caritas Ucraina, sono migliaia gli ucraini deportati nell’estremo oriente russo. Aggiungiamo una avvertenza per coloro che vogliono che l’Ucraina si arrenda a Putin. Per porre termine al massacro, dicono. Perchè non lo dicono agli assalitori non è dato sapere. Sono i pacifisti. Comunque, quando, i pacifisti verranno assaliti da un energumeno, noi non interverremo a protezione, né forniremo armi di difesa. Non vorremo che l’aggressore si imbestialisse ancor di più. Meglio lasciarlo fare. Così l’aggressione finirà prima. Poi, passerà ad altra persona. Primo Mastrantoni, Aduc

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Putin ha perso la guerra e l’economia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 marzo 2022

“Avevamo scritto che il presidente della Federazione russa, Vladimir Putin, aveva perso la guerra. Ora perde anche in economia, trascinando il popolo russo verso una povertà maggiore. Putin riteneva che, dopo l’aggressione alla Cecenia, alla Georgia e alla Crimea, l’Occidente avrebbe accettato l’invasione dell’Ucraina senza reagire, come aveva fatto in precedenza. L’Occidente, secondo il pensiero putiniano, supportato da quello clericale del patriarca di Mosca, Kirill, è in crisi di identità, privo di valori, dedito solo agli affari e ai piaceri e quindi disinteressato a tutto quello che può avvenire al di là dei propri interessi. Non è stato così. L’Ucraina ha reagito, gli Stati Uniti e l’Unione europea hanno reagito. La Cina, oltre le parole, è solo interessata ai lucrosi affari con l’Occidente e a guadagnare posizioni egemoniche. L’altro aspetto della guerra è il crollo della economia russa perché le sanzioni funzionano, eccome! Secondo le previsioni della Banca di Finlandia, il Pil, cioè la ricchezza prodotta dalla Russia, crollerà del 10% e l’inflazione arriverà al 20%. Tradotto, significa maggiore povertà per il popolo russo che già aveva problemi (il Pil della Russia è inferiore a quello dell’Italia). Insomma, i risultati negativi di Putin si scaricheranno sul popolo che dice di amare, ma quando il popolo ha fame il risultato sono le rivoluzioni. Putin dovrebbe ricordare cosa successe nel 1917.” Primo Mastrantoni, Aduc

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Putin e il bluff sul pagamento in rubli

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 marzo 2022

Putin fa una cosa e ne sbaglia due. Non sapendo cosa fare dopo l’aggressione all’Ucraina, il presidente della Federazione russa gioca con il cambio del rublo, ridotto al valore della carta su cui è stampato.Dunque, Putin pretende il pagamento delle forniture energetiche in rubli, invece che in dollari o euro, come da contratto. Le società acquirenti dovrebbero convertire euro o dollari in rubli acquistandoli dalla Banca centrale della Federazione russa, e con quelli pagare Gazprom o altre aziende. In questo modo la Banca russa acquisirebbe valuta pregiata.C’è un particolare: Gazprom, da tempo, gira alla Banca russa l’80% degli introiti in valuta pregiata in cambio di rubli e trattiene solo il 20% dei pagamenti in euro o dollari, che le servono per saldare le scadenze sui propri bond societari. Portare al 100% le entrate di Gazprom in rubli condurrebbe al non rispetto degli obblighi finanziari e al fallimento, a meno che la Banca russa non supporti tali obblighi.Il risultato finale sarà quello di spingere la ricerca di altre fonti energetiche da parte dell’Ue e Gazprom, cioè Putin si terrà il gas a casa, non avendo i gasdotti verso l’Europa connessioni con altri Paesi.La mancata integrazione economica della Russia con l’Occidente, la porterà a ulteriore povertà e alla dipendenza dal gigante economico asiatico: la Cina. Un risultato putiniano. Primo Mastrantoni, Aduc

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An airlift for Ukrainian refugees – how Putin’s cynical plot will fail

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 marzo 2022

Four weeks into Russia’s assault, more than 3.5 million people have already fled Ukraine. If things continue as they are going, a total of 5 million Ukrainians will have fled to the EU by the end of March. It could be 10 million refugees reaching the European Union within another few weeks after that.Knowing the numbers is one thing. Understanding their importance is something else entirely. Some in Europe still find it difficult to understand their significance: what it means to experience the biggest refugee catastrophe in Europe since the end of the Second World War. However, European leaders do not have much time to adapt to this new reality. They must, immediately, act and think in ways appropriate to the scale of this humanitarian challenge.During the equally historic refugee movement in 2015, one million people crossed the Aegean from Turkey in 12 months. Since the beginning of Vladimir Putin’s attack on Ukraine on 24 February, more than 100,000 people – mainly women and children – have fled from Ukraine to the European Union and Moldova every day. That is 1 million people a week.If another 2 million people arrive in the next two to three weeks, then one million is likely to make its way to Austria and Germany by train or car. Another million, however, should be offered to board planes (or buses) to be taken directly to other counties in Europe: to Spain, Portugal, Ireland, or Sweden, but also to the UK, perhaps even to the United States and Canada. Is that realistic? If Spain and Portugal together were to agree to take in 160,000 by the end of March, and France and the UK each did the same then yes, it would be possible. This would mean: 1,500 flights with 300 people on board by the end of March to those four countries alone.Putin’s cynical goal of blackmailing Ukraine and the EU through brutal warfare leading to mass displacement, as in Syria and Chechnya, must fail and must be seen to fail. Desperate Ukrainian refugees are part of Putin’s plan of attack. His calculation is as ruthless as it is transparent: by expelling civilians, he hopes not just to demoralize Ukrainians and force them to surrender but also to make the EU turn against and betray Ukraine. This must not happen. An Airlift 2022, a Macron-Scholz-EU-G7 initiative to implement the most generous refugee reception policy worldwide in decades, would be an appropriate response. It is about helping people, as well as bolstering the authority and credibility of the West as a community of values. It would be a humane response to inhumane cynicism.

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Ucraina: Mura (Pd), no parlamentari ambigui su Putin stragista

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2022

“I criminali responsabili della peggiore sciagura umanitaria in Europa dalla Seconda guerra mondiale non trovino sostenitori nel Parlamento italiano: non c’è ideologia d’alcuna matrice che possa mettere sullo stesso piano chi si difende e chi ordina di radere al suolo città facendo strage di donne e bambini. Auspico che saranno sempre meno i colleghi parlamentari capaci di rimanere silenti o ambigui di fronte alla guerra di Putin, che minaccia l’intera Europa, inclusa l’Italia”. Lo afferma la presidente della commissione Lavoro della Camera Romina Mura (Pd), alla vigilia dell’incontro informale del Parlamento italiano con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

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