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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

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Obama-Putin-Trump: La storia continua

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 gennaio 2018

putinDall’archivio della Fidest proviamo a fare una ricostruzione dei precedenti che ci hanno portato alla crisi odierna tra Federazione russa e Stati Uniti e alla quasi certezza di una sua ricomposizione con la nuova presidenza Trump dichiaratamente amica di Putin. Il tutto è iniziato sul finire degli anni novanta dello scorso secolo. Fu il giorno in cui m’incontrai con un giornalista ucraino che dietro le mie insistenze mi confidò i retroscena che portarono alla caduta del muro di Berlino e al collasso dell’Unione Sovietica. La storia,
a suo avviso, ebbe inizio alcuni anni prima dell’evento berlinese quando in una notte al Cremlino si accesero le luci di una piccola sala di riunioni dove alcuni massimi esponenti del soviet sovietico, e non dopo un’accesa discussione che durò alcune ore, presero una decisione che il mio interlocutore definì storica. Da quel momento si attese solo l’occasione propizia per provocare la caduta del sistema comunista. Perché fu deciso in tal senso? La spiegazione parve ovvia al mio confidente. La guerra fredda in atto tra i due blocchi, quello comunista e il capitalista, era giunta a un punto morto. Nessuno dei due poteva prevalere senza rendere il pianeta terra invivibile dopo una tremenda guerra atomica. Bisognava, quindi, fare una scelta diversa, più radicale ma al tempo stesso più pragmatica. L’Urss si sarebbe liberata di gran parte dei paesi, diventati troppo ricalcitranti e critici al controllo politico e anche militare della guida russa e sarebbe diventato, altresì, un buon affare lasciare all’occidente le loro disastrate economie. Al tempo stesso avrebbe dato l’impressione all’occidente della sua incapacità di nuocere mentre avrebbe avuto tutta la possibilità di riorganizzarsi e di tessere nuove alleanze e di rinforzarsi senza apparire una minaccia.
Ora a distanza di circa 20 anni da quel racconto ci troviamo con una federazione russa sotto la guida di Putin, ritenuto da molti l’unico vero leader mondiale di indiscutibile potere e levatura di statista, con una Russia che sembra ritornata alla potenza militare, politica e diplomatica del passato e per giunta con un occidente debole, poco determinato e con un capitalismo di taglio statunitense che sta mostrando tutti i suoi limiti. Su questo scenario è evidente che la leadership statunitense a livello mondiale è in declino e che altri stati ed economie stanno prendendo il suo posto: penso alla Cina, all’India e alla stessa Federazione russa. In un mio libro ho avuto modo di prefigurare tali scenari futuri e di considerare anche il declino se non il disfacimento dell’Europa comunitaria che sarà destinata a spaccarsi in due parti tra l’Europa del Nord e quella del Sud federata con i paesi del Nord Africa e dell’Asia che si affacciano sul Mediterraneo. Il 2017, quindi, posso considerarlo l’anno della svolta che avvia la fase esecutiva del processo prefigurato dagli strateghi russi degli anni ottanta del XX secolo per una nuova leadership mondiale riducendo gli Stati Uniti ad una entità regionale di secondaria importanza. E Trump in questa fattispecie ne sarà il traghettatore come lo è, del resto, l’attuale inquilino del Vaticano. (Riccardo Alfonso del Centro studi di politica internazionale della Fidest)

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Così va il mondo: Gli eredi di Lenin e Stalin

Posted by fidest press agency su domenica, 24 settembre 2017

putinMa cosa avvenne in Russia dopo il disfacimento politico ed ideologico del comunismo che fu già di Lenin e di Stalin? Il tutto incominciò nel 1992. Il tentativo fu quello di voler mantenere l’influenza globale nonostante le sue difficoltà economiche e la svolta nell’operare le necessarie riforme per adeguare il paese al superamento della propria antiquata struttura industriale. Questo processo di transizione da un’economia di tipo comunista a una simil-capitalista non fu indolore anche sotto l’aspetto della sua leadership politica e istituzionale. In questo contesto non dobbiamo dimenticare che la Russia restava e resta un paese molto sviluppato nei settori chimico, petrolchimico, militare e meccanico, aero-mobile e spaziale e se il suo gap nel settore alimentare si fece sentire, costringendola ad importare grandi quantità alimentari, restò, comunque, tra i maggiori produttori al mondo di cereali e tra i mercati ittici più abbondanti. Da qui partì la rimonta della Russia e la liberalizzazione e stabilizzazione della sua economia secondo un modello occidentale ma con stile russo e con essa il nuovo processo politico e di leadership del Paese con una nuova costituzione e una “presidenza” forte. Ma la fase che fu in grado di avviare il processo di stabilizzazione della Russia avvenne dopo la crisi finanziaria del 1998. Si susseguirono i primi ministri Evgenij Maksimovič Primakov Sergej Stepašin e per finire, si arrivò a Vladimir Putin. Questi era uomo dell’apparato, già direttore dei servizi segreti (Fsb ex Kgb) sconosciuto ai più ma capace di ricucire l’unità del paese, nel tenere a bada gli stati più recalcitranti della Federazione russa e nel tessere una solida trama di amicizie e alleanze che se in apparenza innocue, come quella con Silvio Berlusconi, si rivelò, ai più attenti osservatori, come un progetto capace di riallacciarsi alla visione che era stata abbozzata in quel lontano 1989 in un appartato ufficio di una torre del Cremlino.
Putin seppe accrescere notevolmente il suo prestigio internazionale e la sua economia riportando la Russia al rango di potenza globale. E’ stato il primo passo per far acquistare affidabilità al ruolo di un paese guida per una nuova svolta negli equilibri internazionali del potere stabilendo nuove alleanze e nel tentare di sfaldare quelle esistenti nella parte avversa per incrinare sempre di più il predominio capitalistico degli U.S.A. e dei suoi alleati, ovunque essi si trovassero. (Riccardo Alfonso)

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Russian state media is falling out of love with Donald Trump

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 febbraio 2017

putinIn the months following Donald Trump’s election, Russian media fell hard for their brash new beau. Television anchors and columnists lauded Mr Trump’s promises to rebuild relations with Russia. Dmitry Kiselev, the Kremlin’s chief propagandist, fawned over Mr Trump on his flagship Sunday-night show, declaring the new American president to be a “muzhik”, or a “real man”—a sharp shift for a programme that had spent years stoking anti-Americanism. (His praise became so effusive that a fringe nationalist group even staged a protest accusing Mr Kiselev of “Trumpomania”.) In January, Mr Trump was mentioned more often in the Russian press than Vladimir Putin himself. Yet just as suddenly as he appeared, the triumphant image of Mr Trump has largely vanished from Russian television sets. In the past week, as the Trump administration has issued increasingly conflicting signals on its policy toward Russia, the country’s news programmes have overlooked his activities, and commentators have taken up a decidedly more skeptical spirit. The firing of the Russia-friendly Michael Flynn as national security adviser may have caused some consternation in the Kremlin. So too did the White House’s statement last week that it expected Russia to “return” Crimea to Ukraine. (photo: russian media)

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A breakdown of trust between Donald Trump and America’s spy chiefs

Posted by fidest press agency su sabato, 14 gennaio 2017

trump-putin.jpg“I WON”. It is hard to overstate the psychological weight carried by those two words, offered by President-elect Donald Trump as evidence that “the American public” does not care that he has not released his tax returns. The defiant words were flung out near the start of a rowdy press conference in the marble and brass lobby of Trump Tower in Manhattan—the businessman’s first formal question-and-answer session with reporters in half a year.Many mainstream Republicans, including members of Congress or business types excited by the chance to advance a conservative agenda of tax cuts and deregulation once they control the White House and both chambers of Congress, had hoped that by this moment, nine days from his inauguration, victory might make Mr Trump more magnanimous.That was not the President-elect Trump who turned up. Instead, the man who spoke to the world on the morning of January 11th was, whether judged in terms of his character or on questions of substance, the same bullying, thin-skinned but brilliantly populist man who campaigned with such success.The press wanted, first and foremost, to ask about an extraordinary few days in which Americans learned that the country’s spy chiefs are confident that Russia’s president, Vladimir Putin, ordered an unprecedented operation to meddle in the presidential election of 2016 by hacking the emails of the Democratic National Committee and senior figures in Hillary Clinton’s campaign. Then, on January 10th , Americans learned from leaks to the press that American intelligence agencies have been weighing unverified (and perhaps wholly false) allegations that Mr Trump is vulnerable to blackmail by Russia thanks to personal indiscretions committed during a visit to Moscow.
Mr Trump offered some concessions. He accepted that Russia was behind the theft of emails from the DNC, though he blamed the Democrats for weak cyber-security and added: “But look at what we learned from the hacking.” But he mostly addressed himself to his supporters, as surely as if he was standing on a rally platform. Asked for his thoughts on intelligence findings that Mr Putin wanted him to win, he replied: “If Putin likes Donald Trump, guess what folks, that’s called an asset not a liability.” He doubled down on his insistence that Russia might be a legitimate and useful ally in the fight against the fanatics of Islamic State—though that is a suggestion that sharply divides his own party, as was proved when his nominee for secretary of state, Rex Tillerson, was sharply questioned today by Senator Marco Rubio of Florida, a Republican, about whether Russian attacks on civilians in Syria amount to war crimes.Hotly denying that he would have been foolish enough to misbehave while abroad, Mr Trump attacked intelligence agencies for leaking details of classified briefings to the press. On that he absolutely has a point, though the dossier suggesting that he has been compromised by the Russians, which was commissioned from a former British intelligence official by Republican opponents of Mr Trump during the presidential primary campaign, has been floating around newsrooms and foreign embassies in Washington for months. What was startling was the ferocity with which Mr Trump went after the spies who will soon be his eyes and ears around the globe, calling them “vital” but then calling it “disgraceful that intelligence services let out any information that turned out to be so false and fake” and comparing the leaks to “’something Nazi Germany would have done.”
That level of mistrust matters. During his Senate confirmation hearing Mr Tillerson, a former CEO of the energy giant ExxonMobil who has done much business in Russia, batted aside questions about his views of Mr Putin and whether America should maintain sanctions on his government by saying that he had not yet had classified briefings about Russian conduct. Those classified briefings, assuming that Mr Tillerson is confirmed, will be delivered by the same spy services that Mr Trump accuses of involvement in a “political witch-hunt” against him—though the new administration will have installed new agency chiefs by then. Mr Trump needs to start trusting his own government and acting like a leader for all Americans soon. A man constantly in campaign mode will struggle to make America great again. (photo: trumpputin) (font: The Economist by American politics columnist)

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Obama-Putin-Trump: La storia continua

Posted by fidest press agency su domenica, 1 gennaio 2017

putinDall’archivio della Fidest proviamo a fare una ricostruzione dei precedenti che ci hanno portato alla crisi odierna tra Federazione russa e Stati Uniti e alla quasi certezza di una sua ricomposizione con la nuova presidenza Trump, dichiaratamente amica di Putin.
Il tutto è iniziato sul finire degli anni novanta dello scorso secolo. Fu il giorno in cui m’incontrai con un giornalista ucraino che dietro le mie insistenze mi confidò i retroscena che portarono alla caduta del muro di Berlino e al collasso dell’Unione Sovietica. La storia, a suo avviso, ebbe inizio alcuni anni prima dell’evento berlinese quando in una notte al Cremlino si accesero le luci di una piccola sala di riunioni dove alcuni massimi esponenti del soviet sovietico, e non dopo un’accesa discussione che durò alcune ore, presero una decisione che il mio interlocutore definì storica. Da quel momento si attese solo l’occasione propizia per provocare la caduta del sistema comunista. Perché fu deciso in tal senso? La spiegazione parve ovvia al mio confidente. La guerra fredda in atto tra i due blocchi, quello comunista e il capitalista, era giunta a un punto morto. Nessuno dei due poteva prevalere senza rendere il pianeta terra invivibile dopo una tremenda guerra atomica. Bisognava, quindi, fare una scelta diversa, più radicale ma al tempo stesso più pragmatica. L’Urss si sarebbe liberata di gran parte dei paesi, diventati troppo ricalcitranti e critici al controllo politico e anche militare della guida russa e sarebbe diventato, altresì, un buon affare lasciare all’occidente le loro disastrate economie. Al tempo stesso avrebbe dato l’impressione all’occidente della sua incapacità di nuocere mentre avrebbe avuto tutta la possibilità di riorganizzarsi e di tessere nuove alleanze e di rinforzarsi senza apparire una minaccia.
Ora a distanza di circa 20 anni da quel racconto ci troviamo con una federazione russa sotto la guida di Putin, ritenuto da molti l’unico vero leader mondiale di indiscutibile potere e levatura di statista, con una Russia che sembra ritornata alla potenza militare, politica e diplomatica del passato e per giunta con un occidente debole, poco determinato e con un capitalismo di taglio statunitense che sta mostrando tutti i suoi limiti. Su questo scenario è evidente che la leadership statunitense a livello mondiale è in declino e che altri stati ed economie stanno prendendo il suo posto: penso alla Cina, all’India e alla stessa Federazione russa. In un mio libro ho avuto modo di prefigurare tali scenari futuri e di considerare anche il declino se non il disfacimento dell’Europa comunitaria che sarà destinata a spaccarsi in due parti tra l’Europa del Nord e quella del Sud federata con i paesi del Nord Africa e dell’Asia che si affacciano sul Mediterraneo. Il 2017, quindi, posso considerarlo l’anno della svolta che avvia la fase esecutiva del processo prefigurato dagli strateghi russi degli anni ottanta del XX secolo per una nuova leadership mondiale riducendo gli Stati Uniti ad una entità regionale di secondaria importanza. E Trump in questa fattispecie ne sarà il traghettatore come lo è, del resto, l’attuale inquilino del Vaticano. (Riccardo Alfonso del Centro studi di politica internazionale della Fidest) From the archive of Fidest we try to do a reconstruction of the precedents that have brought us to the current crisis between the Russian Federation and the United States, and the near certainty of its reconstruction with the new presidency Trump, avowedly friend of Putin.
It started in the late nineties of last century. It was the day when I met with a Ukrainian journalist behind my insistence he told me the background that led to the fall of the Berlin Wall and the collapse of the Soviet Union. The story, in his opinion, began several years before the event in Berlin when the Kremlin night the lights came from a small meeting room where some of the greatest exponents of the Soviet Soviets, and not after a heated debate that lasted some hours, took a decision that my interlocutor called historic. From that moment he waited only for an opportunity to bring about the fall of the communist system. Why was it decided to do so? The explanation seemed obvious to my confidant. The cold war between the two blocs, the communist and the capitalist, had come to a standstill. Neither he could prevail without making the planet earth unlivable after a terrible nuclear war. It was necessary, therefore, to make a different choice, more radical yet more pragmatic. The USSR would shed most countries, become too recalcitrant, and critical to the political control of the military and even Russian guide and would become, also, a good deal to leave the West to their devastated economies. At the same time the West would give the impression of his inability to harm and would have all the opportunity to regroup and weave new alliances and strengthen themselves without appearing threatening.
Now at a distance of about 20 years since that story we find ourselves with a Russian Federation under the leadership of Putin, considered by many the only true global leader of unquestionable power and stature as a statesman, with a Russia that looks back to the military, political and diplomacy of the past and, moreover, with a weak West, just determined and with a capitalism of the US cut that is showing all its limitations. Against this background it is clear that the US leadership in the world is in decline and that other states and economies are taking his place: I think China, India and the Russian Federation itself. In my book I was able to anticipate such future scenarios and also consider the decline if not the undoing of Community Europe which will be used to split into two parts between Northern Europe and South federated with northern countries Africa and Asia bordering the Mediterranean. 2017, therefore, I consider it a turning point that initiates the execution phase of the process envisioned by Russian strategists of the eighties of the twentieth century to a new global leadership by reducing the United States to a regional entity of secondary importance. And Trump in this case it will be the ferryman as is, moreover, the current Vatican tenant. (Riccardo Alfonso of International Policy Studies Center of Fidest)

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Nei prossimi mesi può capitare di tutto nel mondo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 settembre 2016

pianeta terraTra un mese avremo il prossimo presidente degli Stati Uniti e non è escluso che possa essere Trump, la Merkel sta uscendo sempre più indebolita dalle elezioni tedesche e con lei l’Europa comunitaria è a un passo dallo sfascio completo se si pensa anche alle prossime elezioni della presidenza austriaca e alla rivolta dei paesi del Nord Europa che non vogliono saperne di immigrati. Renzi sullo scacchiere internazionale è isolato e in Italia con un referendum alle porte sulla riforma costituzionale, la più improvvida e impopolare delle sue iniziative, rischia di tutto. Se vince il No è squalificato ma se vince il Si ne esce comunque con le ossa rotte e con la grossa ipoteca di una immigrazione sempre più fuori controllo.
Se poi guardiamo altrove dobbiamo constatare che nel vicino oriente i conflitti armati non danno tregua dalla Libia alla non meno lontana Siria, con la Turchia che sta diventando sempre più insofferente al suo legame con la Nato e con l’Occidente che non sembra proprio che l’Isis, con le sue trame terroristiche, stia diventando il male peggiore. Da tutto questo può benissimo emergere una nuova e incontrastata leadership mondiale nella quale la Federazione Russa di Putin ne può trarre il massimo vantaggio.
putinPutin sta rivelandosi l’uomo forte sulla scena mondiale. Lo deve al declino politico degli Usa che tende sempre più di chiudersi in se stessa implodendo. Lo deve alla sua ferrea amicizia e identità di vedute con la Cina e alla sua capacità di trascinare dalla sua parte il Giappone, l’India, il Pakistan e ora anche i paesi europei e africani che si affacciano sul Mediterraneo a partire dalla Turchia.
E’ uno scenario che è capace, senza dover scatenare un conflitto mondiale, di stravolgere gli assetti geopolitici esistenti e d’imporre la presenza di un solo uomo forte: Putin. Con lui dobbiamo incominciare a trattare e a pensare che la grande madre Russia si sta risvegliando dal suo lungo letargo che l’ha vista disfarsi con la caduta del muro di Berlino e che ora ha ritrovato se stessa, il suo orgoglio e la sua forza per suscitare negli altri lo stimolo necessario per uscire dall’impasse esistente e buttare alle ortiche le già traballanti impalcature del capitalismo mondiale, le sue logiche consumistiche e la sua sete di potere fine a se stessa. E’ con questa Russia e con questa sua leadership che dobbiamo comunque misurarci anche se Trump perderà la sua sfida con Hillary. Dobbiamo farcene una ragione. (Riccardo Alfonso direttore del Centro studi politici della Fidest)

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Nato, Putin e la Merkel

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 luglio 2016

putinmerkel angela“Le parole della cancelliera Angela Merkel di oggi sulla Russia confermano quanto da tempo affermiamo sul fatto che non si possono fare sconti a Putin nella sua politica neo imperialista e neo Sovietica. Il suo scopo ultimo è solo quello di conservare il potere proprio e della sua oligarchia. La situazione di tensione creatasi sul fronte Est dell’Alleanza Atlantica è unicamente responsabilità della Federazione Russa e delle numerose violazioni del diritto internazionale da essa attuate ormai da molti anni e sapientemente tenute vive attraverso una serie di conflitti congelati, dalla Transnistria all’Abkhazia, dal sud-Ossezia al Nagorno Karabak, per tacere di Crimea e Donbass”. A dirlo è Paolo Alli, capogruppo di Area Popolare (Ncd-Udc) in commissione Affari Esteri alla Camera e Vice Presidente dell’Assemblea Parlamentare Nato.E aggiunge: “Solo un totale rientro dentro i limiti del diritto internazionale potrà consentire una ripresa di dialogo seria, che tutti auspichiamo ma che non può vedere l’Occidente e la NATO soccombenti di fronte al potere militare e alla visione imperialista della Russia. Sono certo che il vertice di Varsavia riposizionerà adeguatamente gli equilibri, creando finalmente le condizioni per un dialogo con la Russia ad armi pari, e questo sarà l’unico modo per costringere Putin a mostrare le proprie carte anche su altri terreni, quali il sostegno al regime sanguinario e liberticida di Assad in Siria. Spiace solo che in Italia commentatori superficiali (o forse non perfettamente in buona fede) si ostinino a pensare a Putin come a una sorta di eroe, alla Federazione Russa come al regno della democrazia, della libertà e del benessere e magari a Trump come l’unica speranza per il futuro del mondo. Teniamoci strette la NATO e la Merkel (almeno sul fronte della sicurezza)”.

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Putin e la Nato

Posted by fidest press agency su domenica, 3 gennaio 2016

putin“Il documento firmato da Putin sulla sicurezza nazionale, nel quale l’espansione della Nato verso est è descritta come una violazione del diritto internazionale, è semplicemente allucinante. L’allargamento della Nato è avvenuto in base al principio di autodeterminazione dei popoli, quindi in modo perfettamente coerente con le convenzioni internazionale. Molti Paesi usciti dal crollo del blocco sovietico hanno infatti chiesto di aderire alla Alleanza Atlantica in quanto da un lato si sentono parte del mondo occidentale e dall’altro temono, giustamente, il nuovo espansionismo russo e non vogliono tornare a un passato da dimenticare”. A dirlo è Paolo Alli, Capogruppo Area Popolare (Ncd-Udc) in Commissione Affari Esteri e Vice Presidente dell’Assemblea Parlamentare Nato.“Chi, invece, ha violato ripetutamente il diritto internazionale, e continua quotidianamente a farlo, – conclude – è proprio Putin, in Georgia e in Ucraina, senza dimenticare la persistente presenza militare russa in Transnistria. Evidentemente la spregiudicatezza e la faccia tosta del presidente russo stanno superando ogni limite”. (n.r. Per obiettività informativa non dobbiamo dimenticare che la Nato è nata in chiave anti-Urss e che subito dopo la caduta del muro di Berlino si aprì un dibattito sull’opportunità o meno di mantenere tale coalizione militare visto che il “nemico” non vi era più. Ora ci chiediamo qual è il suo fine? Soprattutto perché la Federazione russa di oggi non è la stessa cosa dell’Urss di ieri)

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Renzi dice si a Putin

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 novembre 2015

Putin Views Russian Arms On Display At ExpoDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Finalmente ieri sera, meglio tardi che mai verrebbe da dire, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, intervistato da SkyTg24, ha fatto la sua prima buona dichiarazione di politica estera in un anno a mezzo a Palazzo Chigi. In due passaggi il premier ha detto: ‘molto giusta idea Putin grande coalizione’, e ‘basta guerre fredde, riportare Russia a tavolo’.
Bene, benissimo, diciamo noi. Ma adesso caro Renzi, se dici ‘sì’ a Putin allora sostieni il ‘no’, con forza, alle sanzioni contro la Federazione Russa. Proponi e imponi tu all’Europa, a nome del tuo Paese, lo stop unilaterale e immediato a questa guerra commerciale fuori dalla logica e dalla storia. ‘Come si può combattere a fianco di qualcuno, e poi farsi guerra sul fronte commerciale?’, chiede, riprendendo le nostre convinzioni, ‘Il Sole 24 Ore’. Per il quotidiano diretto da Roberto Napoletano ‘l’economia corre più velocemente della politica: e senza aspettare che le speranze di costituire una nuova alleanza contro il terrore si consolidino, già immagina l’abolizione delle sanzioni internazionali che hanno alimentato la recessione russa’. ‘L’Unione Europea – prevede ‘Il Sole 24 Ore’ – sarà chiamata a rivedere le sanzioni alla Russia nei primi mesi del prossimo anno’. E allora, caro presidente Renzi, cosa altro aspettare? Che altri segnali attendere per prendere iniziativa in Europa per un gesto di buon senso e di lungimiranza politica prima ancora che economica? Perché non dire in modo chiaro che su questa assurda vicenda aveva ragione Berlusconi e l’Ue, come spesso capita, ha sbagliato tutto?
Aspettiamo fiduciosi, e certi delle nostre buone ragioni. Il Fiorentino imiti Hollande che si è pentito e si è convertito alla realtà, almeno su questo”.

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“Forum euroasiatico delle donne”

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 settembre 2015

san pietroburgo«Ringrazio il vicepresidente Kerelova e il presidente Putin per avermi invitata a partecipare al “Forum euroasiatico delle donne”, promosso dal Consiglio della Federazione dell’Assemblea Federale della Federazione Russa, in collaborazione con l’Assemblea Interparlamentare della Comunità degli Stati Indipendenti. Oggi e domani sarò a San Pietroburgo, al Palazzo Tavrichesky, per rappresentare l’Italia a questo importante appuntamento, al quale prenderanno parte donne provenienti da molte Nazioni del mondo: senatori e deputati dei parlamenti, dirigenti delle autorità esecutive, rappresentanti del mondo imprenditoriale, della comunità scientifica, delle organizzazioni non governative degli Stati partecipanti alla Comunità degli Stati Indipendenti e degli Stati membri dell’Organizzazione di Shanghai per la cooperazione e attiviste del movimento internazionale delle donne». È quanto scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.
«Tema della due giorni – prosegue – è la partecipazione delle donne allo sviluppo delle società in questa epoca di nuove sfide e il titolo del mio intervento, di denuncia e di proposta, all’Assemblea plenaria di domani sarà “la partecipazione della donna alla crescita democratica delle nostre società”. Un intervento di denuncia perché non si può restare in silenzio di fronte ai dati del rapporto della Banca Mondiale, che rileva leggi che limitano e discriminano le donne in 100 Nazioni su 173 esaminate nel lavoro, nella vita pubblica e in quella privata (in 32 Nazioni le donne non possono ottenere il passaporto senza il consenso del marito). Parliamo di 950 i casi di diseguaglianze e secondo gli indicatori del rapporto la regione più problematica è quella del Medioriente e nord Africa. Un intervento di proposta perché io sono tra quelle che intravedono innumerevoli complementarità positive tra l’Unione Europea e quella Euroasiatica e penso si possa partire proprio da aspetti di impatto politico come la condizione femminile per sostenere la trasformazione delle società islamiche verso il moderno riconoscimento del ruolo della donna. Questa è una grande sfida di politica estera che ci attende per mettere in campo una attenta strategia per lo sviluppo e una lungimirante visione culturale. Purtroppo non potrò restare fino alla fine dei lavori dei 4 gruppi tematici che parleranno di politica, economia, rappresentanza e potere, salute, cooperazione e volontariato. Io parteciperò al gruppo su donne e politica, per portare la mia esperienza e conoscere quelle delle colleghe di altre Nazioni e per stringere nuovi rapporti e collaborazioni. Domani sera, infatti, tornerò a Roma perché venerdì alle 11.00 inizia Atreju 2015 alle Officine Farneto a Roma e non si può mancare. A proposito…vi aspetto e non accetto scuse: io torno dalla Russia per non perdermi l’inaugurazione». (foto: san pietroburgo)

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Iran: Apertura Putin?

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 luglio 2015

obamanobel1_int“Il Presidente Obama, nel commentare l’atteggiamento collaborativo di Putin nella vicenda delle trattative sul programma nucleare di Teheran, si dice sorpreso. Forse trascura che lo stesso Putin aveva in realtà tutto l’interesse che le trattative si chiudessero con esito positivo, al fine di rafforzare il triangolo tra Russia, Iran e Siria”. A dirlo è Paolo Alli, Capogruppo Area Popolare (Ncd-Udc) in Commissione Affari Esteri alla Camera e Vice Presidente dell’Assemblea Parlamentare della Nato.“Se, invece, il presidente Obama vede reali aperture da parte di Putin, allora provi a persuaderlo a cessare i conflitti in Ucraina e a restituire la Crimea, con la cui annessione ha compiuto una palese violazione del diritto di sovranità nazionale. Se davvero riuscisse a ottenere questo, potrebbe ambire al premio Nobel per la Pace”.

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La Russia e lo spazio vitale

Posted by fidest press agency su domenica, 5 luglio 2015

Putin Views Russian Arms On Display At ExpoLi KeqiangQuanto peso possa avere la Russia di Putin e la Cina sulla crisi greca e più in generale con l’attuale leadershp tedesca dell’Unione europea non è facile da quantificare. Credo che, senza voler fare necessariamente della fantapolitica come scelta prioritaria ma lasciandola ai margini del ragionamento, ci troviamo al centro di interessi che ondeggiano tra il premier cinese Li Keqiang e il russo Putin per il controllo globale delle fonti energetiche. “Non a caso a Pechino – scrive Maurizio Compagnone su La Gazzetta italo brasiliana – sta per nascere la seconda banca mondiale, la prima per capitali, la AIIB, di cui sono azionisti anche Russia e Regno Unito, quindi chi non ci dice che sarà proprio la AIIB a coprire i debiti della Grecia? Se nasce l’Asse Belgrado-Atene è sottinteso che soci occulti sono (Cina – Russia – Gran Bretagna), in 3 hanno il controllo dell’Oro mondiale e tutto porta ad una logica, ad uno sfaldamento dell’Europa per una Europa del Nord dall’Economia ricca e rigogliosa, ma povera di risorse energetiche per le sue industrie, e una Europa Euro Mediterranea, in partenza economicamente deficitaria, di cui faranno parte tutti i paesi che si affacciano nel mediterraneo, e Londra si colloca nel Mediterraneo con 3 avamposti: Malta, Gibilterra e Cipro, in quest’ultima si situa anche la Russia che sta realizzando una grande base militare. Con queste prospettive quanto il nord dell’Europa potrà continuare ad essere motore del vecchio Continente?”
E’ questa è a mio avviso la vera materia del contendere anche perché la Gazprom – ricorda ancora Compagnone – ha impiantato il primo di una serie di aree di servizio in Serbia, pensate alla Gazprom è stato proibito il South Stream, mentre potrà partecipare al nuovo oleodotto che non dovrà attraversare la Serbia, un chiaro messaggio di prepotenza dell’Europa verso la Serbia che non vuole cedere la sua regione sud, il Kosovo dal sottosuolo ricco di ogni elemento per le prossime armi del futuro. Non dimentichiamo che i giacimenti di petrolio e gas del nord Europa sono entrati in riserva e i costi per l’esplorazione per nuovi pozzi sono elevatissimi, anche per la morfologia delle crosta marina, di contro nell’Egeo non sussistono le problematiche anzi dette. Ritengo che le società incaricate all’esplorazione saranno la compagnia del Regno Unito BP e la Compagnia russa Rosneft, tra l’altro la Russia ha il controllo anche dei grandi giacimenti dell’Artico. E le esplorazioni marine lungo le coste italiane dell’adriatico e dello Ionio completano il quadro sulla possibilità che su tutti i territori che si affacciano sul Mediterraneo diventino i naturali eredi di una comunità afro-asiatica e dell’Europa del Sud che farà da contro altare all’attuale Europa comunitaria gestita dalla Germania e dai suoi soci nordisti ad esclusione della Gran Bretagna che già pensa ad un referendum che possa staccarla definitivamente dall’UE.
E allora a questo punto la Grecia potrà diventare la classica buccia di banana sulla quale far fare un grosso scivolone ai satrapi che pensano di reggere le fila dei burrattini di turno e il capitombolo potrebbe arrecare guai seri proprio alle logiche del pangermanesimo che sta rivelandosi tanto invadente in Europa. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Marò: Renzi tace

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 giugno 2015

marò“In occasione della festa della Marina Militare leggo tante dichiarazioni di solidarietà e vicinanza a favore dei nostri marò. Alcune sicuramente sincere, altre forse meno. Ne leggo tante, ma ne manca una. Quella del premier Renzi che anche oggi parla di tutto, persino di calcio e vodka con il presidente Putin, ma tace su Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Una semplice dimenticanza la sua o solo un voler evitare, almeno per una volta, delle ‘inutili’ dichiarazioni sapendo già che su questa vergognosa vicenda
non farà mai seguire fatti concreti?” Lo dichiara Ignazio La Russa, deputato di Fratelli d’Italia.

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