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Italia-Libia: Le priorità italiane sulla questione libica

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 novembre 2019

Tobruk. Una delegazione di parlamentari di Fratelli d’Italia, guidata dal vicepresidente del Senato Ignazio La Russa, ha incontrato una rappresentanza del governo di Tobruk capitanata dal ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale, Abdulahdi Ibrahim Lahweej. E’ stata l’occasione per FdI per ribadire, come già fatto altre volte con gli esponenti del governo Al Serraj, quali siano considerate le priorità per l’Italia nella questione libica. Fratelli d’Italia ha rimarcato quanto sia stata sbagliata la linea politica tenuta dai governi a guida Pd dal 2013, poi proseguita con i governi Conte, che hanno deciso di dialogare quasi esclusivamente con il governo di Tripoli guidato da Al Serraj. Una scelta che ha portato quasi ad azzerare le relazioni con il governo della Cirenaica, di cui il generale Haftar è capo di Stato maggiore. FdI ha riconosciuto il grande merito del governo di Tobruk nel controllare in modo serio l’immigrazione illegale, al punto che nessun barcone con immigrati illegali parte dalle zone costiere da loro controllate. La delegazione di FdI ha ricordato che reputa le principali priorità, oltre al contrasto dell’immigrazione illegale, anche la lotta al terrorismo islamico e la tutela degli interessi strategici italiani sul piano dell’approvvigionamento energetico e della tutela delle aziende nazionali che investono e lavorano in Libia, Eni in testa. Quindi, l’auspicio di Fratelli d’Italia è che si possa giungere in Libia a una veloce pacificazione con una risoluzione dei conflitti che attualmente attraversano e segnano profondamente la Libia. Lo rende noto l’ufficio stampa di Fratelli d’Italia al Senato.

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Gheddafi cerca salvacondotto

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 marzo 2011

Continua la controffensiva del Colonnello. Nella notte i fedellissimi del rais hanno riconquistato Zawiya. Un migliaio di sostenitori di Gheddafi ha festeggiato il ritorno della città sotto il controllo dell’esercito con una vera e propria festa in uno stadio di calcio cittadino, costellata dai fuochi di artificio. E’ sempre piu’intricata la questione libica e Gheddafi si sta rivelando un osso duro.A prevederlo è stato 15 giorni fa in un’intervista al Clandestinoweb l’onorevole Bobo Craxi, dirigente del Partito Socialista Italiano come responsabile Esteri. E adesso cosa accadra’ in Libia. Abbiamo chiesto il parere dell’onorevole Craxi. La situazione libica si complica giorno dopo giorno. Cosa crede che avverra’ adesso? “In questo momento c’è in piedi una trattaTiva e la situazione è in empasse, non si fanno ne’ passi avanti ne’ indietro. Era chiaro che la vicenda libica fosse diversa sia da quella egiziana che da quella tunisina, perche’ quella di Gheddafi era una dittatura vera. Non si è smosso nulla nella capitale e la battaglia si è spostata sul controllo dei pozzi petroliferi”. Quale sara’ a suo parere il destino del Colonnello? “Se sotto l’aspetto politico Gheddafi non potra’ più essere accolto nella comunità internazionale, è probabile che sia alla ricerca di un salvacondotto, ponendo però l’occidente mediterraneo davanti ai rischi cui va incontro: un infiltrazione ancora più massiccia di Al Quaeda all’interno della fascia nord mediterranea e una presenza significativa di forze ostili a lui e all’occidente. Del resto Gheddafi ha parlato chiaro. L’Italia è ancora quella dell’8 settembre, dell’abbandono dell’interesse nazionale, con Frattini in prima fila nella veste di ventriloquo della politica americana”. Che ruolo crede che avra’ l’Italia nei confronti della risoluzione del problema libico? “Ieri si è anticipata una decisione che non è stata ancora assunta: si è riunito il Consiglio supremo della Difesa Nazionale che ha deciso di appoggiare la Nato. Per una presa di posizione di questa portata bisogna passare per il Parlamento, dove probabilmente non ci saranno forze che si opporranno. La cosa davvero incredibile è che abbiamo rovesciato di 360 gradi la nostra posizione politica nel giro di qualche mese con un realismo che ha tenuto in conto solo un’opzione: la caduta di Gheddafi. Se il Colonnello dovesse cavarsela, Berlusconi resterebbe l’unico ancora in grado di interloquire con lui: non a caso si è tenuto abbastanza sobrio nel rivolgergli delle accuse”.

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