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Posts Tagged ‘quorum’

Roma: Sturni (M5S), Approvato il Referendum propositivo, consultivo e abrogativo Zero Quorum

Posted by fidest press agency su sabato, 1 maggio 2021

“Oggi in Assemblea Capitolina abbiamo approvato la proposta di delibera, a mia prima firma, che aggiorna il regolamento attuativo del 1994, allineandolo alla riforma dello Statuto approvata nel 2018 dall’Assemblea Capitolina in relazione ai referendum capitolini.Le principali novità di questa ultima delibera riguardano l’introduzione del referendum propositivo senza quorum e la possibilità, ove attivata e nei limiti delle risorse tecnologiche ed economiche disponibili, di consentire la raccolta di firme con modalità digitali e ricorrere al voto elettronico.Di fatto poniamo anche le basi per i referendum digitali nella città di Roma.Un passaggio che chiude un lungo percorso durato cinque anni ed avviato con la riforma dello Statuto di Roma Capitale e l’approvazione delle successive delibere attuative da parte dell’Assemblea Capitolina, con le quali abbiamo introdotto nell’ordinamento di Roma Capitale nuovi strumenti di democrazia diretta e partecipata. Tra queste, appunto, il referendum propositivo, abrogativo e consultivo senza quorum, le proposte di delibera di iniziativa popolare digitali, le petizioni popolari elettroniche, il bilancio partecipativo anche digitale, con il fine di avvicinare i cittadini alla vita politica e ridurre le distanze con l’Amministrazione.Con questa riforma sulla democrazia digitale abbiamo rafforzato e posto al centro dell’azione amministrativa le piattaforme digitali istituzionali. I romani, attraverso gli strumenti di democrazia partecipata digitale, potranno autonomamente promuovere una o più decisioni importanti che riguardano la loro città, almeno una volta l’anno. Si tratta di un tema fondamentale per il futuro della democrazia nella capitale d’Italia che ho seguiti fin da inizio consiliatura per allinearla alle grandi esperienze internazionali.Voglio ringraziare l’Assemblea Capitolina tutta, sia maggioranza che opposizione, i Municipi, l’ex Assessora Flavia Marzano con la quale abbiamo iniziato questo iter, i dirigenti e i dipendenti di Roma Capitale che per me sono i migliori in Italia rispetto a chi continua a buttarli fango, e tutte le persone di buona volontà che hanno contribuito a portare avanti questa riforma.Si apre adesso una nuova fase volta al consolidamento, promozione e alla valorizzazione degli istituti di partecipazione popolare, con almeno una sessione referendaria all’anno, in contrapposizione ad ogni forma di tecnocrazia e di accentramento dei poteri in capo ad un uomo solo al comando.Ritengo che sia importante far conoscere anche in ambito scolastico ed accademico questi strumenti, affinché siano utilizzati dalla città e diventino parte integrante della cultura partecipativa dei romani”.Lo dichiara in una nota stampa il consigliere capitolino Angelo Sturni (M5S), presidente della Commissione Roma Capitale.

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Quorum Health Corporation Receives NYSE Continued Listing Standard Notice

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 dicembre 2019

Quorum Health Corporation (NYSE: QHC) (the “Company”) today announced that it was notified (the “December Notice”) on December 3, 2019 by the New York Stock Exchange (the “NYSE”) that it was not in compliance with the NYSE’s continued listing standards as a result of the average closing price of the Company’s common stock being less than $1.00 per share over a consecutive 30 trading-day period. As set forth in the December Notice, as of December 3, 2019, the 30 trading-day average closing share price of the Company’s common stock was $0.90. In accordance with the NYSE rules, the Company has a period of six months following the receipt of the December Notice to regain compliance with the minimum share price requirement. The Company plans to notify the NYSE within 10 business days of its intent to cure the deficiency. The Company can regain compliance with the minimum share price requirement at any time during the six month cure period if, on the last trading day of any calendar month during the cure period or on the last day of the cure period, the Company has a closing share price of at least $1.00 and (ii) an average closing share price of at least $1.00 over the 30 trading-day period ending on such date.As previously announced on May 3, 2019, the Company received notice on April 30, 2019 that it was not in compliance with the continued listing standard set forth in Section 802.01B of the NYSE’s Listed Company Manual because the Company’s average market capitalization was less than $50 million over a consecutive 30 trading-day period and the most recently reported stockholders’ equity of the Company was also less than $50 million. In connection with the April notice, the Company developed a plan, which it is currently implementing and which was accepted by the NYSE on June 10, 2019, to return to conformity with the relevant standards required in Section 802.01B within the 18-month period allowed by the NYSE.The Company’s common stock will continue to trade under the symbol “QHC”, but will continue to have the designation of “.BC” to indicate the status of the common stock as being “below compliance”. The December Notice does not affect the Company’s business operations or its Securities and Exchange Commission reporting requirements, nor does it conflict with or cause an event of default under any of the Company’s debt agreements.

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Greepeace: “Niente quoroum ma dagli italiani segnale importante contro le lobby fossili”

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 aprile 2016

trivelle1Greenpeace ringrazia tutti gli elettori che oggi hanno deciso di esprimersi sul futuro delle politiche energetiche del nostro Paese, finalmente al centro del dibattito pubblico. Greenpeace prende atto del mancato quorum, osservando però che a determinare questo risultato hanno contribuito i tempi contratti della campagna referendaria, il rifiuto del governo di indire un Election Day e una strategia politico-mediatica che a lungo ha tenuto sotto silenzio il tema del referendum sulle trivelle. Greenpeace ritiene comunque che la partecipazione alla consultazione non debba essere ignorata.«Non siamo riusciti a raggiungere il quorum, ma non tutti hanno giocato pulito in questa partita. L’invito all’astensione venuto dal governo rimane una brutta pagina nella storia della nostra democrazia», commenta Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace. «Crediamo che Renzi e il suo governo dovrebbero invece ascoltare il segnale che viene dalle urne. Hanno votato, infatti, circa 15-16 milioni di italiani, quasi il doppio di quanti votarono nel 2013 per il PD e – come emerge dai primi dati – in maniera massiccia contro le trivelle. Parliamo dunque di una maggioranza nettissima rispetto al voto che ancor oggi legittima la premiership di Renzi”.Greenpeace chiede al governo di prendere onestamente atto che un gran numero di italiani ha partecipato a questa consultazione per chiedere un futuro energetico diverso e una politica indipendente dalle lobby fossili. Un governo attento alla democrazia, all’indomani di un esito referendario come questo, aprirebbe un serio dibattito pubblico sul futuro energetico del Paese.Greenpeace, inoltre, ha deciso di dare immediato seguito all’impegno referendario. La norma che assegna ai petrolieri concessioni senza una precisa scadenza, infatti, viola lo spirito e la lettera della Direttiva 94/22/CE, recepita dall’Italia con D.Lgsl. 625/96, secondo la quale “l’estensione delle aree costituenti oggetto di autorizzazioni e la durata di quest’ultime devono essere limitate”. Greenpeace si appresta quindi a inviare un atto di denuncia alla Commissione Europea per segnalare questa e altre violazioni che denotano sistematici aggiustamenti delle norme e dei principi del Diritto comunitario a favore degli interessi dei petrolieri. L’impegno di Greenpeace per la tutela dei mari e la rivoluzione sostenibile del sistema energetico non si ferma dunque qui. Si tratta solo di una battuta d’arresto sulla strada verso l’eliminazione dei combustibili fossili, obiettivo irrinunciabile se si vuole proteggere il clima e garantire alle prossime generazioni un Pianeta ospitale.

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Referendum: non raggiunge il quorum

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 aprile 2016

urne-vote“L’esito della consultazione conferma che la maggioranza assoluta degli italiani non ha ‘sentito’ il quesito proposto, o perchè troppo specialistico o perchè troppo poco influente. E’ una situazione di cui il Pd aveva consapevolezza e su cui ha preso posizione”. Lo ha affermato la vicesegretaria dem Debora Serracchiani. “Quando i cittadini sono stati chiamati a decidere su temi chiari e direttamente efficaci – ha continuato – la risposta e’ stata diversa, come abbiamo visto anche nel recente passato. Oggi, evidentemente, non si e’ verificato l’incontro tra lo strumento del referendum popolare e il corpo elettorale”. Per Serracchiani “l’esito del voto non avrà conseguenze su alcun piano, anche se le opposizioni se lo auguravano”.

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Manovra, spariscono quorum e concorsi sanità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 dicembre 2011

La Manovra cambia ancora. E il velo di ottimismo che lunedì sera si leggeva negli occhi di molti titolari lascia di nuovo il posto alla preoccupazione. Colpa delle novità che il decreto “salva Italia”, ieri in Gazzetta ufficiale, ha tirato fuori dal cilindro in zona Cesarini: dall’articolo 32, infatti, spariscono d’un botto quorum e concorsi, spunta un decreto del ministero della Salute (d’intesa con le Regioni) che detterà i «requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi» di cui dovranno disporre gli esercizi di vicinato per dispensare i farmaci di fascia C e infine arriva la possibilità di una scontistica in stile “Storace” (vedi articolo sotto). A parte quest’ultimo punto, ci sarebbe in apparenza da gioire ma in Federfarma gli umori ricalcano fedelmente l’altalena della borsa e ieri segnavano rosso a ragion veduta. La sensazione, infatti, è che lo stralcio delle norme su quorum e concorsi non significhi il definitivo accantonamento della questione ma soltanto un rinvio, magari alla riforma delle professioni promessa dalla Manovra stessa oppure a un tavolo al quale ricominciare a discutere di ammodernamento delle farmacie assieme agli altri soggetti coinvolti. Ma senza l’ala protettrice di un governo amico, com’era fino al mese scorso. Invitano a tale ipotesi le voci di queste ultime ore: innanzitutto quelle che raccontano della frettolosa convocazione al capezzale del governo di un tecnico del dicastero Salute, che sul filo di lana avrebbe ritoccato alcuni passaggi del testo e “consigliato” a Catricalà e colleghi di rimandare la Pianta organica a un provvedimento più organico; e poi quelle secondo le quali Monti avrebbe fatto sapere (attraverso intermediari) che se i farmacisti si fossero presentati con una proposta di riforma seria e coraggiosa sarebbero stati ascoltati. Anche per queste voci, sono in parecchi oggi in Federfarma a rimpiangere la versione di lunedì della Manovra, quella con il quorum a quattromila più duemila per la seconda farmacia. Si sarebbero aperte non più di 1.700 nuove sedi e di Pianta organica non si sarebbe più parlato per parecchio tempo. Pure le parafarmacie, d’altronde, in questi giorni hanno dimostrato di essere più attente alle sorti della fascia C a quelle di quorum e concorsi. E non è neanche difficile intuirne i motivi: con gli etici non rimborsati fuori, le sigle che rappresentano le “para” (proprio in questi giorni al lavoro per confluire in una organizzazione unitaria) faranno meno fatica a imporre una riorganizzazione totale dei meccanismi di accesso all’esercizio professionale e alla titolarità. (fonte farmacista33)

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Rimborsi elettorali: è una truffa?

Posted by fidest press agency su martedì, 19 luglio 2011

Una denuncia/querela è stata presentata alla Procura della Repubblica di Roma dalla CVDP (Commissione di Vigilanza per la Democrazia Partecipativa – movimento astensionista politico per il rilancio della sovranità popolare), contro i partiti beneficiari dei rimborsi elettorali percepiti per le elezioni Politiche 2008, Europee 2009 e Regionali 2010. La specificità della querela fa riferimento all’autentica truffa che fa sì che i partiti politici italiani superanti i quorum incamerino quote cospicue di finanziamenti sotto la falsa voce dei “rimborsi elettorali”, permettendo loro di spartirsi invece quote di fondi pubblici ampiamente sovradimensionati rispetto alle spese effettivamente sostenute nel corso delle campagne elettorali. Inoltre, nel calderone della vergognosa spartizione tipicamente italiana finiscono anche quegli ammontari determinati dalle quote astensionistiche o del non-voto (per diserzione dalle urne, schede bianche, nulle o non attribuibili), prive cioè di qualsiasi indicazione elettorale/sovrana, che per contro dovrebbero invece rimanere nelle casse dello Stato, se non altro in ottemperanza a una buona prassi etica che proprio i partiti dovrebbero osservare dando l’esempio. E’ l’epilogo di una lunga battaglia portata avanti fin dal 2007 dalla Commissione di Vigilanza per la Democrazia Partecipativa, unico movimento astensionista politico riconosciuto dalle più alte Cariche dello Stato, protagonista di innumerevoli appelli lanciati ai partiti politici e purtroppo rimasti nel vuoto per indurli a rinunciare spontaneamente dall’appropriazione sia dei fondi eccedenti le spese elettorali effettivamente sostenute che delle stesse quote astensionistiche. Oltre a una più efficace individuazione dei “tagli” ai costi della politica, la denuncia presentata intende evidenziare, per le conseguenze della sua esposizione, che gli astensionisti politici non sono cittadini “meno” sovrani né tantomeno di serie “B”. Ai giudici di Roma sarà quindi richiesta, in via incidentale, anche l’investitura della Consulta per una verifica della legittimità costituzionale della legge sui rimborsi elettorali, consolidata dalle successive integrazioni “bipartisan”, e impiantata come si ricorderà subito dopo il Referendum popolare abrogativo del ’93 che bocciò il finanziamento pubblico ai partiti. Con ciò si vuole affermare che l’azione determinata della CVDP, che non è per regolamento un partito politico, è indirizzata esclusivamente verso la stimolazione di una maggiore responsabilità da parte dei partiti politici nei confronti della società civile e del popolo sovrano. Tra l’altro favorendo, in definitiva, anche la ripresa di quel tradizionale “appeal” partecipativo elettorale, tipicamente elevato negli italiani, che secondo gli astensionisti politici è venuto meno proprio a causa dell’attuale degenerazione antidemocratica e truffaldina dei partiti italiani. (Antonio Forcillo)

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Franco Ceccuzzi sul referendum

Posted by fidest press agency su martedì, 14 giugno 2011

Dopo sedici anni l’istituto del referendum torna ad essere utilizzato dalla maggioranza degli italiani, il che dimostra che quando si vota per materie importanti i cittadini esercitano il loro diritto al voto anche in pieno giugno. Siena ha dato ancora una volta prova di grande senso civico e di partecipazione, superando il quorum di oltre 12 punti percentuali”. E’ questo il commento di Franco Ceccuzzi al risultato dei referendum. “Il successo del referendum – prosegue Ceccuzzi – dovrebbe essere anche una lezione per chi, come i Radicali, in questi anni ha abusato nel ricorrere a questo importante strumento, rischiando di indebolirlo. Gli elettori oggi hanno bocciato il governo sul fronte della politica energetica e della privatizzazione senza regole dei servizi pubblici, visto che questo esecutivo oltre al decreto Ronchi ha anche soppresso le autorità di ambito, limitando di fatto il coinvolgimento dei cittadini sui processi decisionali per servizi essenziali come quello dell’acqua o dei rifiuti. Gli italiani, inoltre, hanno bocciato la politica delle leggi ad personam, dicendo chiaramente che l’articolo 3 della Costituzione non si tocca e che la legge è uguale per tutti. Sono stati, dunque, sconfessati i comportamenti dissennati del premier ed escono rafforzate le istituzioni di garanzia come la Presidenza della Repubblica e la Corte Costitizionale che, con sapienza politica, hanno retto le sorti del Paese e consentito agli italiani di votare di fronte all’irresponsabilità di Berlusconi. Nel giro di poche settimane il governo è stato sfiduciato due volte, con le amministrative e con i referendum, e il parlamento, oggi, è retto da un gruppo di deputati trasformisti. Il Paese chiede un cambiamento, sta al Pd e al centrosinistra costruire un nuovo progetto di governo per gli italiani”.

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Referendum: 4 si e 4 firme per cambiare l’Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 giugno 2011

Domenica 12 e lunedì 13 giugno le elettrici e gli elettori italiani sono chiamati alle urne per rispondere a quattro quesiti referendari che possono rappresentare, con il raggiungimento del quorum e la vittoria dei Sì, un ulteriore avviso di sfratto, dopo il chiaro segnale venuto dalle recenti elezioni amministrative, per il governo Berlusconi e la precaria maggioranza parlamentare che ancora lo sostiene. I socialisti invitano dunque a recarsi ai seggi e a votare quattro Sì. I temi oggetto del referendum sono infatti da anni al centro delle nostre battaglie. In particolare è necessario sventare il tentativo del governo volto a perseguire una politica energetica basata sulla costruzione di nuove centrali nucleari, tema già sollevato nel 1987 dal Psi che fu tra i promotori di un analogo e vittorioso referendum, garantire che la giustizia sia davvero uguale per tutti, cancellando l’iniqua legge sul legittimo impedimento e rendere l’acqua un bene fruibile per tutti i cittadini pur nella consapevolezza che, su questa questione, occorrerà adottare interventi legislativi atti ad evitare che il monopolio delle aziende pubbliche sia assoluto non essendoci imprese collocate sul mercato che potrebbero invece favorire maggiore efficienza delle reti idriche con un costante monitoraggio e manutenzione degli impianti e, in virtù della concorrenza, ad un costo più basso per i cittadini. Sarà inoltre necessario modificare l’attuale normativa che, in tema di gestione dell’ acqua, consente ai comuni di ricoprire la doppia veste di controllori e controllati. L’occasione data dalla consultazione referendaria dimostra una volta di più quanto sia indispensabile cambiare l’Italia. Muovendo da codesta convinzione abbiamo proposto all’attenzione dei cittadini quattro petizioni popolari per modificare l’attuale legge elettorale, cambiare il finanziamento pubblico ai partiti, per istituire una tassa equa sulle transazioni finanziarie e per innovare la legislazione sul lavoro, allo scopo di eliminare la precarietà e dare parità vera a uomini e donne. Prosegue in tutta Italia la raccolta firme già avviata. Chiediamo ai cittadini di aderire apponendo una firma su ciascuna delle petizioni. Lo potranno fare recandosi presso i gazebo che i socialisti allestiscono in tutti i capoluoghi di provincia. (Riccardo Nencini)

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“il no di Maroni contro i referendum”

Posted by fidest press agency su sabato, 5 marzo 2011

Il Ministro Roberto Maroni ha comunicato la decisione di non accorpare l’elezioni amministrative del 15 e 16 maggio con i referendum che verranno spostati a giugno. In merito è intervenuto Vincenzo Galizia Presidente nazionale del Fronte Verde Ecologisti Indipendenti che ha dichiarato: «Maroni con questa decisione farà perdere agli italiani circa 350 milioni di euro, un sperpero inutile in un periodo di grave crisi economica, solo per paura che i referendum ottengano il superamento del quorum e di conseguenza la giusta vittoria di chi si oppone per i bene dei cittadini alle sciagurate scelte in politica ambientale e sul legittimo impedimento di questo governo» conclude il leader del movimento ecologista. http://www.fronteverde.net

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Berlusconi non si dimetterà mai

Posted by fidest press agency su sabato, 22 gennaio 2011

Perché sta dove sta perché gli serve per risolvere i suoi problemi, ed evitare la galera. Sta a palazzo Chigi sì perché è stato eletto, ma si è candidato per motivi giudiziari non per sistemare il Paese. Infatti, in questi anni si è occupato soltanto dei suoi interessi privati. Per mandarlo via, ovviamente non ci può essere la presa della Bastiglia: dobbiamo farlo democraticamente, sfiduciandolo in Parlamento. Io sarò tra quei dieci milioni che, secondo Bersani, firmeranno per le dimissioni di Berlusconi. Ma, ahimè, credo che se ne fregherà anche di loro. Quindi penso che le strade migliori siano: o raggiungere un quorum di 316 deputati che lo mandano a casa, oppure, a maggio, chiamiamo i cittadini a votare il referendum per il legittimo impedimento e chiediamo di scegliere se vogliono Berlusconi, con tutto quello che fa – anche se quello che succede a casa sua non mi interessa, penso piuttosto a quello che non fa per il Paese o che fa male -, o se non lo vogliono più.  Noi abbiamo il dovere di far sapere chi sono quei deputati che non contribuiscono a mandare a casa il presidente del Consiglio e quindi si rendono complici, tra i quali ci sono anche quelli eletti con i voti del centrosinistra che poi si sono venduti per trenta denari. C’è stato un mercato delle vacche che io ho denunciato pubblicamente, denuncia che ho portato anche alla Procura della Repubblica di Roma.
Sul Caso Ruby, penso che la Procura di Milano fa quello che deve fare di fronte a una notizia di reato: svolge l’obbligo dell’azione penale nel momento in cui c’è un’ipotesi di favoreggiamento della prostituzione minorile e di concussione. Un cittadino normale si deve presentare davanti al giudice e deve far valere le proprie ragioni. È questo che chiediamo anche a Berlusconi, nessuno gli chiede di dichiararsi colpevole. Il problema principale, però, è politico. Possiamo tenere il Paese in questa condizione di disagio etico, morale, di non credibilità istituzionale, di derisione da parte di tutto il mondo? Possiamo tenere il Parlamento fermo da giorni a discutere soltanto di alcuni politici? In questi mesi, anzi in questi anni, non si sta facendo nulla per l’Italia ma soltanto per una piccola parte di essa, diciamo per una cricca piduista, per essere buono.
Per gli italiani è  più importante avere riforme che servano davvero al Paese, mentre quelle della Lega sono utili soltanto a far vedere agli elettori leghisti che sono stati accontentati. Noi abbiamo il dovere di fare un federalismo per tutto il Paese, non per Bossi.  Per me prima si va al voto e meglio è, e credo che alla Lega non resti altro da fare che andare al voto su un argomento politico, piuttosto che farlo sulle serate di Arcore. Personalmente non ho paura che Berlusconi possa ri-vincere le elezioni, tanto sta già lì. Per batterlo però bisogna andare alle urne: se poi gli italiani si accontentano di uno che anziché lavorare di giorno, lavora di notte a casa sua, bhè, ognuno alla fine si fa governare come vuole! (Antonio Di Pietro)

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L’assemblea condominiale e i raduni politici

Posted by fidest press agency su sabato, 15 agosto 2009

Le riunioni condominiali sono quelle che più cerco d’evitare. Capita, tuttavia, che vi partecipi e a volte colgo l’occasione per osservare il suo andamento per comprendere meglio la ragione della mia ostilità a presenziarvi. Prima di tutto è più facile che si arrivi con qualche stratagemma per raggiungere il numero legale. Il mio condominio è composto di 126 appartamenti suddivisi in cinque scale, di garage e numerosi negozi. Questo spiega il motivo che per quanto si è pochi, per raggiungere il quorum, in effetti sembriamo in tanti. La spiegazione è anche un’altra poiché il condomino che vi partecipa non sempre arriva solo. Sovente è accompagnato dal coniuge, dagli anziani della famiglia e da qualche figlio o nipote che sia. La prima nota di demerito è data dallo scarso rispetto dell’orario di inizio. Di solito il ritardo è di qualche ora e qui parliamo di riunioni serali. Vi è un primo aspetto “tecnico” in quanto si deve procedere alla conta dei condomini presenti e al calcolo dei millesimi, poi alla scelta del presidente e del segretario verbalizzante. Nel frattempo il cicalecci di fondo non cessa poiché le signore presenti hanno sempre tanto da dirsi e i signori uomini di parlare di sport, di coppe, ecc. Quando, finalmente, si incominciano ad affrontare i punti all’o.d.g. il coro sommesso diventa di colpo rombante. Si urla, si sbraia, si rischia di correre alle mani, ma nel bel mezzo della contesa dove si dice tutto e il contrario di tutto io mi alzo e me ne vado sconsolato. La spiegazione perché non amo frequentare tali assemblee sembra abbastanza ovvia. Lo stesso mi accade alle riunioni politiche. Anche lì l’attesa per l’inizio dei lavori è lunga e anche lì i presenti si distraggono chiacchierando tra loro. Ma poi lo scenario muta rispetto alle assemblee condominiali appena si presenta il primo relatore. Tutti, o quasi, tacciono e ascoltano. Qui incomincia la noia e di sottecchi osservo che è ampiamente condivisa. Cala drasticamente il livello di attenzione e si passa agli sbadigli ripetuti e al modo più ingegno per tenere gli occhi aperti. Se poi riesco a resistere sino alla fine della riunione colgo tra le persone in libera uscita una nota di scetticismo e persino rassegnazione e persino del travisamento delle cose dette a dimostrazione, se non altro, che si è stati poco attenti. Alla fine trovo più soddisfazione dialogando con i miei interlocutori usuali o appena conosciuti del blog e dei vari messaggini che ci scambiamo e mi chiedo se non è questa la nuova strada da intraprendere per farci meglio partecipare alla vita condominiale e a quella della politica. Ci stiamo estremizzando: o i grandi raduni o la strada dei meeting virtuali. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Sette motivi e sette consigli per votare alle prossime elezioni

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 giugno 2009

I consigli di Aduc: “Le elezioni sono sempre un fatto importante nella nostra vita. Siamo liberi di parteciparvi o meno, ma con la consapevolezza che se non decidiamo, sono altri che lo faranno per noi e, a meno che non optiamo per una vita da clandestini, dobbiamo adeguarci alle indicazioni di chi ha partecipato prima e di chi ha vinto dopo. Quelle del prossimo 6-7 giugno sono di duplice valenza, amministrativa ed europea. Avremmo voluto che ci si potesse esprimere anche sui referendum elettorali perche’ avremmo risparmiato diverse centinaia di milioni di euro da devolvere anche ai terremotati d’Abruzzo, ma il Governo ha deciso che la ragion politica (l’auspicio che il referendum fallisca per mancanza del quorum dei partecipanti 50%+1 degli aventi diritto) e’ superiore anche alla vita delle persone: incassiamo e facciamone tesoro. Le elezioni amministrative sono abbastanza sentite; i candidati in lizza parlano di problemi specifici del loro territorio e propongono le varie soluzioni di continuita’ o di alternativa. La campagna sulle elezioni europee e’ praticamente inesistente. Dovrebbe essere al centro del dibattito politico non amministrativo, ma sembra piu’ che altro un sondaggio sul gradimento (politico, etico, economico, sociale e personale) dell’attuale maggioranza del Governo nazionale: ci sono piccole eccezioni, guardatele con maggiore interesse. Cerchiamo di capire se esiste un metodo per farsi meno male e ridurre il danno, anche in questo contesto in cui il “conoscere per deliberare” sembra appartenere solo ai libri di storia e a Paesi diversi dal nostro. Ecco alcune valutazioni che speriamo siano prese in considerazione da chi voglia marcare il proprio voto e non affidarlo ad altri:
1 – ricordatevi che siete essenzialmente consumatori di prodotti e utenti di servizi: usate il naso per puntare chi ha argomenti in materia; 2 – non fidatevi delle promesse; 3 – guardate a cosa e come hanno fatto coloro che amministravano o facevano opposizione prima: gli uomini e le donne nuovi sono talmente rari che non siamo riusciti a vederne uno; 4 – diffidate di tutti coloro che imbrattano le strade e i cartelloni con manifesti affissi dove non dovrebbero essere: se non rispettano queste piccole regole della gara, perche’ dovrebbero essere i nostri rappresentanti li’ dove le regole sono fondamentali? 5 – non seguite le ideologie: sono morte anche in chi le evoca per convincervi; 6 – diffidate di chi, per convincervi, fa leva su sentimenti e sensazioni che sono altro rispetto al voto che dovete esprimere: * per amministrare una citta’ con servizi efficienti, fruibili, economici, umani non bisogna, per esempio, essere a favore o contro la pena di morte, oppure amici o nemici del neo-presidente Usa; * per votare a Strasburgo sulle direttive in materia di liberalizzazioni, o sul diritto di asilo o sui costi delle telecomunicazioni, o sulle regole agricolo-alimentari non bisogna necessariamente appartenere ad uno o ad un altro schieramento. Dopo le note posizioni del presidente della Camera Gianfranco Fini su varie questioni che sembravano patrimonio di schieramenti diversi dal suo, il voto ad personam, considerando anche i punti esposti sopra, e’ quello che conta; 7 – diffidate di chi vi si presenta solo perche’ amico di qualcuno importante, vuol dire che ha poco da offrire di se stesso”.

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