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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°105

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Pensionamenti: oltre 22mila infermieri in meno da subito

Posted by fidest press agency su sabato, 16 marzo 2019

Quota 100: il servizio pubblico potrebbe perdere di colpo oltre 22.000 infermieri, mentre almeno 75.000 rientrerebbero nei parametri per accelerare il pensionamento.Il dato, calcolato in base agli anni di anzianità lavorativa e all’età anagrafica degli infermieri dipendenti del Ssn, è stato elaborato dal Centro studi della Federazione degli Ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) – la più numerosa d’Italia con oltre 450mila iscritti – ed è riferito alla situazione a fine 2018.
“Il rapporto numerico infermieri pazienti era già ai limiti del rischio prima di ‘quota 100’ – spiega Tonino Aceti, portavoce FNOPI – ma ora con questa ulteriore emorragia di professionisti la situazione si aggrava. Se studi internazionali, Oms e Ocse hanno spiegato ampiamente che riducendo il numero di pazienti assistiti da un infermiere (il numero ideale per abbattere la mortalità del 20% sarebbe 1:6) l’assistenza migliora la sua qualità e si riduce il rischio, ora con la fuoriuscita di oltre 20mila infermieri i numeri salgono. In alcune Regioni, quelle più colpite dai piani di rientro e quindi dal blocco del turn over, il rapporto sale alle stelle: in Campania ad esempio, se con la carenza di oltre 50mila infermieri il rapporto era già 1:17, ora si rischia di sfiorare l’1:19-20. Inoltre, più del 36% delle nuove fuoriuscite dal sistema avverranno nelle Regioni in piano di rientro, già gravemente colpite dal blocco del turn over e il 61% delle nuove carenze è nelle Regioni che dal nuovo sistema di monitoraggio del Livelli essenziali di assistenza risultano inadempienti. Il combinato disposto tra l’attuazione di ‘Quota 100’, il mancato superamento del tetto di spesa per il personale sanitario e il blocco del turnover, rischia di essere la formula perfetta per “mandare in pensione” anche il Servizio sanitario pubblico.
Ovviamente non tutti opteranno per “Quota 100”: si può considerare che data la lunga permanenza in servizio e gli stipendi mediamente non alti (nel Ssn sono in media di 31-32mila euro/anno), circa il 30% medio di chi possiede i requisiti scelga questa possibilità. Si tratta quindi di 22.360 infermieri che potrebbero a breve – da subito: in un solo anno – abbandonare il servizio con un danno fortissimo per l’assistenza, aggiungendosi ai circa 11.500 che hanno raggiunto il limite di età per la pensione. Oltre a sommarsi alla carenza ormai appurata di professionisti infermieri calcolata tra 51-53mila unità, portando il totale a circa 75 mila unità (senza contare i pensionandi naturali che sarebbero comunque stati presenti), gli infermieri maggiormente interessati da “Quota 100” sono evidentemente quelli con età lavorative maggiori e, quindi, con maggiore esperienza e sono ancora quelli che le aziende inviano di preferenza sul territorio per mantenere ad alti livelli il rapporto diretto umano e clinico con il paziente, per un’assistenza domiciliare già scarsa di per se, ma che ora rischia una crisi irreversibile.

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Scuola: Quota 100, l’eccesso di burocrazia danneggia i 17 mila “quota 100”

Posted by fidest press agency su martedì, 5 marzo 2019

Da un’analisi realistica dell’iter di pensionamento anticipato, dopo la bassa adesione del comparto alla proposta per via dell’eccessiva riduzione dell’assegno di quiescenza, ora emerge il problema che l’Inps potrebbe non fare in tempo a “lavorare” le richieste. All’orizzonte poi spunta la possibilità di non poter coprire con il turn over le cessazioni del servizio, mentre in assenza della riapertura delle GaE, nonostante un esercito di 150 mila docenti abilitati alla professione, anche quest’anno andranno deserte la maggior parte delle immissioni in ruolo: a sfumare potrebbero essere ben 75 mila contratti, affidati ancora una volta ai precari, mentre la maggior parte delle 50 mila maestre estromesse dalle GaE sarà licenziata, per colpa dell’incapacità di chi amministra il Miur. Anief, pertanto, conferma lo sciopero dell’8 marzo e i ricorsi in tribunale. Anche per confermare le immissioni in ruolo ottenute con riserva pure dopo il superamento dell’anno di prova. Marcello Pacifico (Anief): la disorganizzazione sta producendo troppe incertezza, così si pregiudica il servizio.Il governo ha investito tanto sulla quota 100. Ora, però, i risultati rischiano di essere molto al di sotto delle aspettative. Prima di tutto perché, almeno nella scuola, le domande presentate sono la metà della metà di quelle che si attendevano: appena 17 mila. Adesso si scopre che l’Inps potrebbe anche non fare in tempo a “lavorare” le richieste.
L’allarme è stato lanciato in queste ore da La Repubblica, secondo cui uno slittamento dei tempi per “insegnanti, amministrativi, tecnici e ausiliari” significherebbe “saltare l’unica finestra d’uscita a loro disposizione, quella del primo settembre prossimo. E, pur avendo i requisiti quest’anno, di fatto pensionarsi solo nel settembre del 2020. Intrappolati dalla burocrazia”.
“Le motivazioni per questo allarme – scrive ancora il quotidiano – sono tutte tecniche. Figlie di una mai completata trasmigrazione delle storie contributive da Inpdap a Inps, quando i due istituti si sono fusi. Ecco dunque che chi ha potuto dare un’occhiata in questi giorni al fascicolo previdenziale sul sito Inps lo ha trovato incompleto. Non c’è traccia dei contributi versati negli anni ‘80-‘90 e precedenti. Un problema. Perché per recuperare i dati bisognerà ricorrere ai provveditorati o alle singole scuole. Senza, l’Inps non potrà accertare il possesso dei requisiti. E sarà costretta a respingere la domanda di pensionamento anticipato”.Dal Miur hanno fatto sapere in modo “chiaro che fino al 10 maggio tutti gli sforzi saranno concentrati su quanti hanno fatto domanda di pensione con i requisiti ordinari entro dicembre. Poi inizierà l’esame delle posizioni di quota 100, da ultimare sette giorni dopo, entro il 17 maggio. Un termine imposto da Inps. Ma che il ministero non si impegna ad osservare, viste le criticità. Con il rischio concreto, quindi, di far posticipare di un anno, al 1° settembre 2020, l’uscita dal lavoro di diverse migliaia di lavoratori.
Come se non bastasse, nella scuola ci sarà presto da fare anche i conti con l’emergenza precariato: “i 35 mila pensionamenti – scrive Tuttoscuola – lasceranno vacanti altrettanti posti o cattedre distribuite in vario modo sul territorio nazionale e nei diversi settori del sistema”.

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Scuola: Quota 100, solo 6 mila domande

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 febbraio 2019

Siamo molto lontani dai 50 mila attesi, perché qualche anno di anticipo comporta la percezione a vita di un assegno più basso. Marcello Pacifico (Anief): Il pre-prepensionamento è davvero troppo penalizzante. Perché ti manda in pensione a 62 anni con 38 di contributi anche con poco più di mille euro al mese. Ciò malgrado si tratti di un lavoro usurante ed il personale scolastico meriti di accedere all’Ape Social. Per comprendere i meccanismi di calcolo della riduzione dell’assegno con quota 100 è possibile rivolgersi a Cedan S.r.l.s.: c’è tempo fino alle ore 23.59 del 28 febbraio.

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Scuola: Quota 100, domani Anief e Udir presentano emendamenti in audizione all’XI commissione del Senato

Posted by fidest press agency su domenica, 3 febbraio 2019

È iniziato l’iter della conversione in legge del decreto approvato dal CdM che apre per il prossimo triennio una “finestra” per andare in pensione già a 59 anni con “Opzione Donna” e 62 per tutti. Domani, alle 19.15, i due giovani sindacati del personale docente, Ata e dirigente della scuola presenteranno alla commissione Lavoro di Palazzo Madama le proposte specifiche emendative, per la peculiare situazione dei lavoratori del comparto e dell’area dell’istruzione e della ricerca. Sempre da domani, i lavoratori dell’istruzione potranno cominciare ad inviare la propria adesione a quota 100.

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Scuola E P.A.: Pensione anticipata, 70 mila docenti e Ata potrebbero lasciare a settembre con quota 100

Posted by fidest press agency su martedì, 15 gennaio 2019

“Lo so che dobbiamo fare anche quota 41 e ve lo prometto: abbiamo iniziato con quota 100 ma abbiamo 5 anni davanti”: così il vice-premier e Ministro del Lavoro Luigi Di Maio ha risposto a chi lamentava l’esclusione dal decreto sul pre-pensionamento con maxi-finestra predisposto dal governo e che, assieme al reddito di cittadinanza, giovedì dovrebbe arrivare in Consiglio dei Ministri per l’approvazione normativa dopo quella finanziaria arrivata con la Legge di bilancio 2019 di fine dicembre. L’Esecutivo giallo-verde avrebbe anche introdotto una norma che permette al personale della scuola di accedere a quota 100 con la prossima finestra estiva: “per i lavoratori della scuola la data ultima per la presentazione della domanda, solo per il 2019, potrebbe essere il 28 febbraio”, scrive Orizzonte Scuola. Ciò “permetterebbe di non compromettere le normali operazioni di avvio dell’anno scolastico 2019/20, a partire dalla costituzione degli organici”. Infine, nella bozza in approvazione è indicato che “per il personale del comparto Scola ed AFAM si applicano le disposizioni di cui all’articolo 59, comma 9, della legge 27 dicembre 1997, n. 449”. Ovvero “che la cessazione dal servizio ha effetto dalla data di inizio dell’anno scolastico e accademico, con decorrenza dalla stessa data del relativo trattamento economico nel caso di prevista maturazione del requisito entro il 31 dicembre dell’anno”. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Certamente si apre una grande finestra per il personale della scuola, il più vecchio al mondo, ma la penalizzazione fino al 16% dell’assegno non rende merito a una categoria usurata dallo stress psico-fisico del lavoro svolto, tenuto in conto invece dal contesto europeo dove a 63 anni si va in pensione col massimo dei contributi. È possibile ricorrere con l’associazione europea Radamante per l’accertamento del credito del 2,69% per il Tfs negli anni 2011 e 2012 in favore dei dipendenti pubblici in pensione.

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Pensioni: Slitta di un anno l’insperata riforma, ancora purgatorio obbligatorio per 150 mila docenti e Ata a cui è stata negata ‘Quota 100’

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 luglio 2018

Nulla di fatto, almeno per gli insegnanti e il personale tutto della scuola, per l’inaspettata riforma delle pensioni. L’annunciata riduzione dei requisiti per accedere alla pensione, con l’introduzione di ‘Quota 100’, non ha infatti sinora trovato alcun riscontro: 150 mila docenti e Ata, che potevano andare in quiescenza, sono ancora in attesa. Il Ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca Marco Bussetti ha discusso sulla verifica dei requisiti contributivi dei docenti e ATA che hanno richiesto la cessazione dal lavoro a partire dal 1° settembre 2018. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Non è un buon trattamento quello riservato a insegnanti e Ata italiani. Abbiamo presentato da poco uno studio in cui si evince come in Europa l’età media dei pensionamenti dei docenti risulti oggi attorno ai 63 anni di età anagrafica, mentre in Italia si è già approvata quota 67, sancita dalla Circolare Inps n. 62 del 4 aprile scorso, con il lavoro di chi opera a scuola, in particolare tra gli insegnanti, che continua a non essere associato allo stress correlato al burnout. Senza dimenticare che stiamo già parlando della classe docente più vecchia al mondo, visto che oltre il 60% dei docenti italiani è over50 e l’età media di immissione in ruolo è sopra i 40 anni di età.

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