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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 15

Posts Tagged ‘raccomandazioni’

Consumo di proteine. Ecco le raccomandazioni della Sipps

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 dicembre 2019

In tema di proteine, essenziali nella crescita dei bambini ma anche potenzialmente nocive specie per i più piccoli, arrivano nell’ambito del progetto nutrizionale Nutripiatto http://www.nutripiatto.nestle.it le raccomandazioni della SIPPS (Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale). Fondamentali in tutte le fasi della vita, ma soprattutto in età pediatrica, le proteine sono i mattoni necessari a costruire nuovi tessuti e a riparare quelli danneggiati. Ricordando le 5 categorie alimentari considerate fonte primaria di proteine (carne, uova, pesce, legumi, latte e derivati), la SIPPS sottolinea che i bambini di età inferiore ai 3 anni non devono superare il 12% di apporto proteico giornaliero. Gli esperti precisano inoltre che la giusta ripartizione nell’arco di una settimana sono 4 porzioni di legumi, 4 di pesce, 1 uovo a settimana, 1 porzione di carne rossa, 2 porzioni di carne bianca e 2 porzioni di formaggio. Tuttavia, le proteine sono contenute, in quantità inferiori, anche in altri alimenti: pasta, cereali, orzo, farro, avena, frutta secca, castagne, persino alcuni frutti e ortaggi. Basti pensare che una porzione di crusca di frumento ha lo stesso contenuto proteico di un vasetto di yogurt. «È importante prestare attenzione al nostro introito proteico e consumare una sola fonte primaria di proteine a ogni pasto da scegliere tra legumi, carne, pesce, uova o latte e derivati, mai combinandole nello stesso pasto» spiega Giuseppe Di Mauro, presidente SIPPS. E Lisa Mariotti, nutrizionista pediatrica presso il Dipartimento medicina dell’infanzia e dell’età evolutiva dell’ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano, aggiunge: «Dai 3 anni in poi, sulla base delle indicazioni del LARN (Livelli di assunzione di riferimento per la popolazione italiana, 2014) per l’apporto proteico, è bene rimanere nell’intervallo di riferimento 12-18% sulle calorie giornaliere, in quanto un consumo eccessivo può portare a complicanze renali, a sovrappeso/obesità e a modifiche dell’appetito». Conclude Leo Venturelli, Responsabile comunicazione SIPPS: «Le proteine non sono tutte uguali: quelle di origine animale si definiscono complete, dato che una singola porzione dell’alimento che le veicola soddisfa il fabbisogno proteico dell’organismo. Al contrario, quelle vegetali quali i legumi sono definite incomplete, ossia una singola porzione non copre il fabbisogno proteico dell’organismo; per raggiungerlo è necessario un’altra fonte alimentare. Il classico esempio è la pasta e fagioli: combinando legumi e cereali la qualità proteica migliora grazie alla reciproca integrazione, raggiungendo il fabbisogno ideale». (fonte Doctor33)

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Cancro collo utero, dagli Usa aggiornamento raccomandazioni su screening

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 settembre 2017

citologia cervicaleSul suo sito istituzionale la US Preventive Services Task Force ha pubblicato una raccomandazione in bozza in cui propone che le donne fino ai trent’anni siano sottoposte a screening triennale per il cancro del collo dell’utero con la sola citologia cervicale. Nel quadro di un aggiornamento delle linee guida emesse nel 2012, l’USPSTF propone inoltre che le donne di età compresa tra i 30 e i 65 anni siano sottoposte a screening con citologia cervicale ogni tre anni oppure siano sottoposte ogni cinque anni a un test per il DNA del papilloma virus umano ad alto rischio (HPV-DNA). Rispetto al Pap-test questo esame è in grado di rilevare un maggior numero di positivi, quindi è considerato più sensibile, ma espone a un rischio più elevato di falsi positivi causa di preoccupazione e di approfondimenti non necessari. In precedenza, l’USPSTF consigliava il Pap-test triennale alle donne tra 21 e 65 anni e a quelle fra 30 e 65 sia il Pap-test sia l’HPV-DNA ogni cinque anni. Poiché nelle ragazze giovani le infezioni da HPV sono particolarmente diffuse, ma di norma regrediscono spontaneamente senza complicazioni, la maggior parte delle società scientifiche consigliano di sottoporsi all’esame HPV-DNA solo dopo i 30-35 anni. Il resto delle raccomandazioni della task force statunitense non è cambiato. In particolare, le donne di età tra 21 e 29 anni andrebbero sottoposte a screening triennale con il solo Pap-test, mentre la diagnosi precoce non viene consigliato nelle ragazze con meno di 21 anni, nelle donne sopra i 65 già sottoposte a screening in passato e in chi ha subito l’asportazione del collo dell’utero durante l’isterectomia. Le raccomandazioni dell’USPSTF si applicano alle donne a medio rischio, ossia nessuna storia di lesioni precancerose di alto grado, indipendentemente dalla loro vita sessuale o dalla precedente vaccinazione anti-HPV. (fonte: doctor33) (foto: citologia cervicale)

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Post ictus, statine poco prescritte nonostante le raccomandazioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 settembre 2017

Male doctor writing medical prescription or certificateA meno della metà dei pazienti dimessi dall’ospedale dopo un ictus vengono prescritte statine, nonostante la raccomandazione riportata nelle linee guida per l’utilità di tali farmaci nella riduzione delle ricadute della patologia; inoltre, la probabilità della prescrizione varia a seconda della posizione geografica, del sesso, dell’età e della razza dei pazienti, secondo un nuovo studio pubblicato sul Journal of the American Heart Association. «Rispetto ad altre aree, la morte da ictus è più comune negli Stati Uniti sudorientali, nella cosiddetta Stroke Belt, che comprende Alabama, Arkansas, Georgia, Indiana, Kentucky, Louisiana, Mississippi, Carolina del Nord, Carolina del Sud, Tennessee e Virginia. Precedenti studi hanno dimostrato, tuttavia, che le prescrizioni di statine sono inferiori nei pazienti affetti da ictus dimessi nel sud e tra le persone di colore, le donne e i pazienti più anziani» spiega Karen Albright, del Geriatric Research, Education and Clinical Center, presso il Birmingham VA Medical Center a Birmingham, Alabama, autrice principale dello studio. Per valutare la grandezza di queste differenze per età, sesso e razza, i ricercatori hanno confrontato l’uso di statine in diversi gruppi di pazienti con ictus ischemico, sia all’interno che all’esterno della Stroke Belt. Lo studio ha riscontrato che il 49% dei pazienti affetti da ictus, nel complesso, ha ricevuto una prescrizione di statine alla dimissione dell’ospedale e che la percentuale di pazienti che hanno ricevuto la prescrizione è aumentata nel corso di dieci anni durante lo studio. A differenza della precedente letteratura, questo lavoro non ha riscontrato che i pazienti neri avessero meno probabilità dei bianchi di ricevere le statine; infatti, secondo i ricercatori, al di fuori della Stroke Belt i pazienti neri avevano anzi più probabilità dei pazienti bianchi di ricevere la prescrizione. Lo studio si è basato sulle registrazioni mediche per l’uso delle statine, il che potrebbe avere portato a stime non corrette del numero reale di utilizzatori del farmaco. Un’altra limitazione dello studio riguarda l’inclusione di soli pazienti che hanno riferito di non assumere una statina quando sono stati ricoverati in ospedale. (fonte Doctor33)

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Infezioni chirurgiche, dall’Oms le raccomandazioni per ridurle

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 novembre 2016

Surgeons operating patient in operation theaterSono ben 29 le raccomandazioni pratiche dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per evitare le infezioni chirurgiche e contrastare il diffondersi dell’antibiotico-resistenza e alcune possono apparire sorprendenti. Dal documento Global Guidelines for the Prevention of Surgical Site Infection, redatto da venti esperti internazionali, si apprende infatti che, prima di affrontare un intervento chirurgico, i pazienti dovrebbero farsi una doccia ma non radersi e che gli antibiotici dovrebbero essere usati per prevenire le infezioni prima e durante l’intervento, ma non dopo. Queste guide hanno un valore inestimabile per proteggere i pazienti, afferma Marie-Paule Kieny, vicedirettrice generale dei Sistemi di salute e innovazione dell’Oms: «prevenire le infezioni chirurgiche non è mai stato così importante, ma è complesso e richiede tutta una serie di misure preventive». Di queste misure, 13 devono essere adottate prima della chirurgia e 16 dopo e spaziano da misure igieniche ad accorgimenti sul tipo di sutura da effettuare e quali disinfettanti usare. Quella di non utilizzare gli antibiotici dopo l’intervento chirurgico è una raccomandazione particolarmente importante, dato lo sviluppo sempre più frequente di forme batteriche resistenti ai farmaci, che mettono a rischio alcuni tra i principali risultati della medicina moderna, dai trapianti, alla chemioterapia, fino agli stessi interventi chirurgici. Le infezioni al sito chirurgico sono dovute a batteri che penetrano attraverso le incisioni praticate dal chirurgo e ogni anno minacciano la vita di milioni di pazienti. Nei Paesi a basso e medio reddito, più di un paziente chirurgico su dieci contrae un’infezione e in Africa le infezioni colpiscono una donna su cinque tra quelle che hanno un parto cesareo. Eppure, proprio uno studio pilota condotto in quattro Paesi africani ha mostrato che, mettendo in atto una selezione delle misure raccomandate dall’Oms, le infezioni al sito chirurgico si sono ridotte del 39%. Confortata da questi successi, l’Oms sta sviluppando una guida e un kit di strumenti che aiuteranno le autorità nazionali e locali a mettere in pratica le 29 raccomandazioni. (foto: sala operatoria) (fonte: doctornews33)

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Diritti fondamentali in Polonia: il PE esorta a seguire raccomandazioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 settembre 2016

poloniaI deputati hanno chiesto al governo polacco di risolvere la crisi costituzionale del Paese entro il termine di tre mesi fissato dalla Commissione il 27 luglio scorso. La soluzione dovrebbe portare a un compromesso fra tutti i partiti parlamentari ed essere in linea con le raccomandazioni della Commissione di Venezia e della Commissione europea.Nel testo della risoluzione, approvata mercoledì dal Parlamento con 510 voti favorevoli, 160 contrari e 29 astensioni, si ricorda al governo della Polonia che “l’UE si fonda sui valori … approvati dal popolo polacco con il referendum del 2003″ e che “l’azione dell’UE poggia sulla fiducia reciproca e sulla presunzione del rispetto, da parte degli Stati membri, della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali”.
Riferendosi in particolare alla Carta dei Diritti fondamentali, i deputati hanno affermato che la paralisi del Tribunale costituzionale e il rifiuto del governo polacco di pubblicare tutte le sentenze mettono “a repentaglio la democrazia, i diritti fondamentali e lo Stato di diritto in Polonia”.Sostengono inoltre la determinazione della Commissione europea nel trovare una via d’uscita alla situazione attuale, attraverso un dialogo con le autorità polacche nell’ambito del “nuovo quadro dell’UE per rafforzare lo Stato di diritto”, in vigore dal 13 gennaio. I deputati invitano le autorità polacche a collaborare con la Commissione, che ha adottato un parere sullo Stato di diritto lo scorso giugno e una raccomandazione a luglio e invitano la Commissione a monitorare l’attuazione di queste raccomandazioni da parte delle autorità polacche.Oltre alla crisi costituzionale, il Parlamento è anche preoccupato dai “recenti e rapidi sviluppi legislativi” in altri settori, in particolare per quanto riguarda:
l’indipendenza e l’imparzialità dei media del servizio pubblico;
il diritto alla libertà d’espressione;
il diritto alla privacy;
i diritti procedurali, nonché il diritto fondamentale ad un processo equo;
l’imparzialità politica dell’amministrazione, e
i diritti umani fondamentali, compresi i diritti delle donne.

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Vaccino influenzale, pubblicate le nuove raccomandazioni dei pediatri Usa

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 settembre 2016

Doctor giving a child an intramuscular injection in arm, shallow DOF

Doctor giving a child an intramuscular injection in arm, shallow DOF

A causa di studi recenti che ne dimostrano la scarsa efficacia, l’Aap – Accademia americana di pediatria – non raccomanda l’uso del vaccino spray nasale nella prossima stagione influenzale, ma consiglia dopo i sei mesi di età la consueta vaccinazione intramuscolare, che resta la migliore misura preventiva disponibile contro l’influenza. Il documento, dal titolo Raccomandazioni per la prevenzione e il controllo dell’influenza nei bambini, 2016-2017, pubblicato su Pediatrics di settembre, sconsiglia l’uso del Laiv, il vaccino influenzale vivo attenuato per via intranasale, in quanto non protegge contro alcuni ceppi virali che hanno giocato un ruolo prominente nelle ultime tre stagioni.«L’efficacia del vaccino spray tra i bambini da 2 a 17 anni è stata del 3% nella stagione 2015-2016, rispetto al 63% dell’iniettivo» esordisce Henry Bernstein, uno dei coautori dell’articolo, affermando che la vaccinazione obbligatoria di tutto il personale sanitario sarebbe un provvedimento etico e necessario per migliorare la sicurezza del paziente, e che uno sforzo particolare dovrebbe essere fatto per vaccinare bambini e adolescenti con malattie che potrebbero aumentare il rischio di complicanze da influenza. Per la prossima stagione il documento suggerisce di immunizzare anche le donne incinte o che allattano, spiegando che il vaccino può essere somministrato in qualsiasi momento durante la gestazione per proteggere dal rischio di complicanze non solo il feto, ma anche il neonato nei primi sei mesi dal parto grazie al trasferimento transplacentare di anticorpi.Riprende Bernstein: «La vaccinazione intramuscolare annuale è essenziale per bambini e adolescenti, e nella stagione 2016-2017 può essere usato senza preferenze in entrambe le formulazioni, trivalente e quadrivalente». L’esperto dell’Aap spiega che, sebbene il quadrivalente contenga un ceppo in più, entrambi sono progettati per una protezione ottimale. Infine, l’allergia alle uova. «Uno studio di revisione pubblicato nel 2012 dimostra che la quantità di proteine dell’uovo contenuta nel vaccino non aumenta il rischio di anafilassi tra i pazienti allergici alle uova» precisa l’autore. E conclude: «Immunizzare il bambino con il consueto vaccino iniettivo è il modo migliore per prevenire l’influenza e le sue complicanze». (fonte doctor33) (foto: vaccino)

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Tumore all’ovaio

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 luglio 2015

carcinoma ovaioLe donne colpite da carcinoma dell’ovaio non mucinoso o borderline che devono affrontare un trattamento antiblastico, subito dopo la diagnosi, devono svolgere un test genetico per valutare la presenza di mutazioni del gene BRCA. L’esame deve essere prescritto solo ed esclusivamente da un oncologo, genetista o dal ginecologo con specifiche competenze. I risultati di questo test forniscono informazioni sia per la scelta terapeutica che per individuare un rischio nei familiari di sviluppare un altro tumore. Per un’adeguata esecuzione del test è necessaria per i laboratori una comprovata validazione ed un controllo di qualità esterno del test proposto. E’ ancora indispensabile definire percorsi aziendali in cui vengano indicate, in modo chiaro per le pazienti ed i loro familiari, le funzioni e le responsabilità dell’equipe oncologica, del laboratorio e dell’équipe di genetica clinica oncologica nelle varie fasi del percorso individuato. Questi percorsi devono sempre prevedere per il rischio familiare la disponibilità di un counselling genetico. Sono queste le principali raccomandazioni contenute in un documento sull’uso dei test genetico BRCA nella cura del carcinoma ovarico stilato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) insieme alla Società Italiana di Genetica Umana (SIGU), Società Italiana di Biochimica e Biologia Molecolare Clinica (SIBIOC) e la Società Italiana di Anatomia Patologica e Citologia diagnostica (SIAPEC-IAP). “Quello dell’ovaio rappresenta il 3% di tutti i tumori femminili e lo scorso anno ha colpito 4.900 italiane – afferma il prof. Carmine Pinto presidente nazionale AIOM -. Otto diagnosi su 10 arrivano quando il cancro è ormai in fase avanzata e, in questi casi, la sopravvivenza a 5 anni delle pazienti è solo del 35%. I test genetici rappresentano un’arma in più a nostra disposizione per sconfiggere la malattia. Attraverso un semplice prelievo di sangue è possibile sapere se una donna è predisposta ad ammalarsi di cancro e se risponderà positivamente o meno ad alcuni farmaci. L’esame deve però essere svolto seguendo specifici criteri stabiliti dai vari specialisti. Con questo nostro documento vogliamo favorire l’implementazione del test BRCA nei percorsi assistenziali e terapeutici delle donne colpite dalla neoplasia. Una paziente con mutazioni del gene BRCA può essere curata con una particolare categoria di farmaci, i PARP inibitori, il primo dei quali l’olaparib è stato recentemente registrato dall’Agenzia Regolatoria Europea (EMA) come terapia di mantenimento nelle pazienti con recidiva platino-sensibile di carcinoma ovarico epiteliale sieroso di alto grado, di carcinoma delle tube di Fallopio e di carcinoma primitivo del peritoneo. In questo modo – prosegue il presidente AIOM – è possibile personalizzare la terapia e garantire una maggiore efficacia del trattamento. L’esame influisce sulla decisione del tipo di terapia e quindi deve essere facilmente accessibile per tutte le donne e i risultati disponibili in tempi compatibili con le necessità cliniche. L’esito del test richiama ancora l’importante problematica nei BRCA mutati in merito alla comunicazione e informazione dei familiari della paziente per il rischio di sviluppo di neoplasia, e quindi dell’organizzazione di adeguati e specifici percorsi. Il 25% delle portatrici di una variante patogenetica di BRCA ha una diagnosi di tumore dell’ovaio dopo i 60 anni”. “Queste raccomandazioni sono le ultime che abbiamo prodotto – conclude il prof. Pinto -In questi anni, insieme alla SIAPEC-IAP, abbiamo stabilito criteri condivisi che permettono di definire con precisione le caratteristiche biologiche ed i test patologici e molecolari richiesti in funzione della personalizzazione delle terapie in neoplasie ad importante impatto epidemiologico, quali i tumori della mammella, del colon-retto, del polmone, dello stomaco ed il melanoma”.

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Influenza: raccomandazioni Oms

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 ottobre 2010

L’Ufficio regionale per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha rilasciato le raccomandazioni per la vaccinazione antinfluenzale per la stagione invernale 1010/2011. Il documento informa i 53 stati membri sui gruppi a rischio che devono essere inclusi nella campagna vaccinale, sui virus influenzali da includere nella vaccinazione e sulla sicurezza del vaccino. La definizione dei gruppi a rischio dipende da quale ceppo virale sarà dominante nella stagione che sta per iniziare. Dal momento che, i dati sulla stagione invernale dell’emisfero Sud (Australia, Nuove Zelanda, Sud America e Sud Africa) indicano che i virus dell’influenza stagionale A(H3N2) e l’influenza B sono attualmente in circolazione con il virus pandemico H1N1, i gruppi a rischio per la stagione influenzale 2010/2011 nell’emisfero Nord, devono includere persone a rischio di esiti gravi causati sia dall’influenza stagionale sia dalla pandemica. Stando quindi a questi dati, suscettibili di aggiornamento, l’Oms include tra i gruppi da considerare prioritari nella campagna vaccinale, soggetti di sei mesi di età o più con patologie croniche cardiache o polmonari, patologie metaboliche o renali, epatopatie croniche, malattie neurologiche croniche, immunodeficienze; persone anziane, indipendentemente da altri fattori di rischio; donne in gravidanza; operatori sanitari inclusi quelli che lavorano nelle istituzioni per persone anziane o con altre disabilità; residenti in istituti per anziani o per persone disabili; altri gruppi definiti in base a dati nazionali. Per quanto riguarda la strategia vaccinale, il vaccino trivalente che include i tre virus raccomandati dall’Oms rappresenta la soluzione logistica per evitare iniezioni multiple e per affrontare l’impatto dell’influenza nella popolazione anziana. (S.Z.)

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Gravi le raccomandazioni per i ricoveri

Posted by fidest press agency su martedì, 20 aprile 2010

Per accelerare il ricovero in ospedale, il 21,4% dei pazienti è dovuto ricorrere alla raccomandazione. Al Centro e al Sud Italia, ben il 30% ha dovuto scomodare le proprie conoscenze personali. “É un dato preoccupante, che ci porterà ad avviare una riflessione sugli strumenti specifici da adottare per evitare questo fenomeno in futuro”, afferma il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, commentando il dato emerso dalla ricerca Censis su aspettative, opinioni e valutazioni dei cittadini sulla sanità presentata venerdì scoro al Ministero. Nonostante il ricovero sia programmato, e si disponga della necessaria indicazione del medico, il percorso che porta in ospedale si rivela, in molti casi, fatto di burocrazia, ostacoli vari e “spintarelle” per superarli. Un paziente su tre deve prima sottoporsi a una visita a pagamento o in intramoenia dal medico dell’ospedale. “Il dato – prosegue il ministro – non è mai emerso in maniera così chiara. Indica che ci sono ancora grossissimi problemi sul meccanismo dell’intramoenia”, l’attività libero professionale svolta dai medici nel servizio sanitario nazionale. Un meccanismo, evidenzia Fazio, “ben lontano dall’essere di per sé perfetto. L’intramoenia può funzionare, ma deve avere come pilastro la misurazione del numero delle prestazioni, in modo che i medici siano obbligati a svolgerne un certo numero durante l’orario di lavoro, prima della libera professione”, come prevede il Ddl sul governo clinico all’esame della Commissione Affari sociali della Camera. (fonte farmacista33)

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L’influenza suina è in calo

Posted by fidest press agency su sabato, 28 novembre 2009

Sono stati 682.000 gli italiani colpiti dal virus A/H1N1 nell’ultima settimana, rispetto agli oltre 750.000 della precedente rilevazione. Stiamo affrontando la seconda ondata pandemica che terminerà a fine dicembre e farà registrare in totale 6 milioni di casi. A fine anno, invece, comincerà l’influenza  stagionale, che, prevedibilmente, colpirà altri due milioni di persone. Con un totale di 8 milioni di casi, la stagione influenzale 2009/2010 si preannuncia quindi come la più aggressiva degli ultimi 10 anni. Ma finora il sistema ha retto. Oltre alla vaccinazione, secondo le raccomandazioni internazionali e nazionali, i farmaci antivirali devono essere somministrati ai pazienti ad elevato rischio di sviluppare le complicanze (donne incinte, ai bambini di età inferiore a 2 anni e ai pazienti con patologie croniche concomitanti) o alle persone con quadro clinico severo. La somministrazione deve avvenire in tempi rapidi (entro 48 ore dalla comparsa dei primi sintomi e senza attendere i risultati delle analisi di laboratorio). Queste persone infatti, se contraggono l’influenza, hanno un rischio di sviluppare complicanze gravi più elevato”. I medici di famiglia della SIMG hanno risposto concretamente all’ondata di panico, dando per primi l’esempio: 7 su 10 si sono vaccinati contro l’influenza A/H1N1. Un vero e proprio record, se si pensa che nelle precedenti stagioni influenzali solo il 40% degli operatori della sanità si è  sottoposto a misure preventive. Ecco nel dettaglio i dati del bollettino settimanale sull’influenza a cura della SIMG: le tre Regioni con maggior incidenza sono state Marche, Abruzzo ed Emilia Romagna  rispettivamente con 36.98, 23.00 e 18.66 casi per mille abitanti. Le tre regioni con minor incidenza sono state Toscana, Provincia Autonoma di Bolzano e Calabria rispettivamente con 5.50, 6.15 e 6.47 casi per mille abitanti.  La curva di incidenza è rallentata in tutte le fasce di età. La tendenza al calo della diffusione del virus pandemico si registra anche nel resto d Europa. Per la prima volta in sette Paesi europei (Belgio, Bulgaria, Islanda, Irlanda, Lussemburgo, Norvegia e Regno Unito) l’incidenza sta diminuendo. Dei 1745 tamponi raccolti da parte dei medici sentinella il 45% era positivo per il virus dell’influenza e di questi tutti erano positivi per il virus A/H1N1.  “È importante seguire alcuni consigli pratici: coprirsi la bocca e il naso quando si tossisce e starnutisce; lavarsi spesso le mani; non stare nei luoghi affollati; quando si è ammalati stare a casa fino alla risoluzione dei sintomi – conclude il dott. Alessandro Rossi, responsabile dell’area infettivologica della SIMG -. Sono suggerimenti molto semplici, ma efficaci per ridurre la diffusione del virus”.

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