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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘raccontare’

Presentazione del libro Giacomo Debenedetti. Cinema: il destino di raccontare

Posted by fidest press agency su martedì, 8 gennaio 2019

Roma mercoledì 9 gennaio ore 20 Cinema Trevi, vicolo del Puttarello, 25 Presentazione del libro Giacomo Debenedetti. Cinema: il destino di raccontare Orio Caldiron dialoga con Piero Spila. Se si escludono le bellissime pagine su Charlie Chaplin, il suo attore-feticcio, nel Romanzo del Novecento, il grande affresco di Giacomo Debenedetti sulle forme narrative del secolo breve, manca un capitolo, quello sul cinema, un’esperienza ormai alle spalle. Il libro Giacomo De Benedetti. Cinema: il destino di raccontare ricompone il capitolo mancante, attingendo dalle riviste letterarie e cinematografiche e dai quotidiani, un gran numero di interventi che delineano il ritratto inedito di uno dei pochissimi scrittori di cinema in cui il rapporto fra teoria e pratica è forte e incisivo, la concretezza dei riferimenti assolutamente estranea al compiaciuto estetismo dei letterati imprestati al cinema. Il suo territorio d’elezione è il cinema americano, dove la sceneggiatura è in grado di “mettere tutto in movimento”. Se grazie alle prodigiose risorse della macchina produttiva tutto funziona, o quasi, il merito va anche agli attori e alle attrici. Sono loro che evocano le intermittenze del cuore. Soprattutto Katharine Hepburn che «ci fa toccare alcuni segni del Destino con la maiuscola. È andata lei personalmente, è andata lei per noi, così fragile e femminile e lieve, a parlare con la Sfinge. È una di quelle che si sono voltate indietro, e tuttavia ritornano a noi. Oh. Euridice!».
Giacomo Debenedetti è nato a Biella il 25 giugno 1901, e morto a Roma il 20 gennaio 1967. È stato uno dei maggiori critici letterari del Novecento, e ha insegnato all’Università di Messina e alla Sapienza di Roma. Già nella Torino della sua formazione intellettuale il cinema ha un posto di rilievo con il lavoro per Pittaluga e poi per la Cines, a cui farà seguito il notevole contributo alla nascita del doppiaggio. Nell’autunno 1936 si trasferisce a Roma su invito di Rudolf Arnheim e collabora alla rivista Cinema, dove tiene con grande autorevolezza la rubrica di critica. Costretto all’anonimato dalle leggi razziali, intensifica l’esperienza di sceneggiatore, scrivendo soprattutto con Sergio Amidei una ventina di film. Dal ’46 al ’56 è redattore dei testi parlati del cinegiornale “La Settimana Incom”, migliaia di pagine che raccontano le difficoltà e le speranze degli italiani del dopoguerra. Nel 1958 contribuisce alla nascita della casa editrice Il Saggiatore, della quale diventa direttore letterario. Studioso e traduttore di Proust e Joyce, si rivela narratore con 16 ottobre 1943, struggente memoria della deportazione degli ebrei romani. Il suo ultimo, grande saggio è Conversazione provvisoria del personaggiouomo, letto alla fine di agosto 1965 alla Mostra di Venezia. Sono apparsi postumi Il romanzo del Novecento (1971), Poesia italiana del Novecento (1974), Verga e il naturalismo (1976), Pascoli: la rivoluzione inconsapevole (1979), Proust (2005).
Durante la giornata presso il Cinema Trevi sono previste le seguenti proiezioni:
Ore 17.00 Partire di Amleto Palermi (1938, 78’)
Ore 18.30 Stasera alle 11 di Oreste Biancoli (1937, 70’)
Ore 20.30 Il cappello da prete di Ferdinando Maria Poggioli (1943, 84’)

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Scrittori al MAXXI – Come raccontare l’Africa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 giugno 2018

Roma dal 22 giugno al 19 settembre, (orario di apertura: 11.00 – 19.00 (mart, merc, ven, sab, dom) 11.00 – 22.00 (giovedì) chiuso il lunedì) organizzata in collaborazione con Comune di Roma, Biblioteche di Roma, Festival Internazionale delle Letterature alla Basilica di Massenzio e 66thand2nd, in occasione delle mostre African Metropolis e Road to justice.
In un momento storico in cui agli occhi dell’Occidente l’Africa appare come un serbatoio di conflitti e un moltiplicatore di vite umane che vagano nel Mediterraneo alla ricerca di un futuro possibile, i due intellettuali descriveranno la vitalità di un continente immenso, la sua contemporaneità sconosciuta e la grande influenza che da sempre esercita sull’Occidente. Mabanckou racconterà, da scrittore, l’intreccio tra diaspora e presenza integrata, in cui risiede il segreto della società di domani; mentre, da personaggio pubblico, svelerà perché ha detto no al presidente Macron che lo voleva nella squadra che dovrebbe rifondare l’idea stessa di francofonia.
L’incontro di venerdì 22 giugno, organizzato con il contributo dell’Institut Français, sarà moderato da Carlo Mazza Galanti, critico letterario ed esperto di letteratura francofona.
A seguire, un concerto al ritmo della suadente rumba congolese con La Symphonie Céleste, organizzato in collaborazione con il festival Ottobre Africano.Prossimo appuntamento con Scrittori al MAXXI – Come raccontare l’Africa, domenica 24 giugno con Yewande Omotoso, scrittrice di origine nigeriana naturalizzata sudafricana, che dialogherà con lo scrittore Paolo Di Paolo sui temi dell’apartheid, della riconciliazione e del futuro del Sudafrica nell’imminenza del centenario della nascita di Nelson Mandela.Il 4 luglio, giorno dell’indipendenza USA, arriverà Margo Jefferson, critica del New York Times, vincitrice del Premio Pulitzer e in Italia del Premio The Bridge con Negroland, che dialogherà con il direttore di Repubblica, Mario Calabresi. Con lei si parlerà del sofferto legame tra Africa e America dovuto alla schiavitù e ai diritti civili degli afro-americani nell’era Trump. La rassegna fa parte del programma di eventi estivi YAP FEST 2018

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La violenza che non è possibile raccontare

Posted by fidest press agency su domenica, 18 settembre 2016

violenza_stadi_2Come è possibile raccontare la morte, quando chi la mette in scena è una innocente, un’adolescente presa per il bavero dalla maleducazione, dalla violenza di qualche miserabile castrato mentale.
Una giovane “decide” di uccidersi per l’incuria delle leggi e delle persone malate dentro il cuore, obbligata alla vergogna e costretta alla paura di esistere, inebetita dai tanti e troppi storpi emozionali.
Un’altra adolescente poco più che bambina, violentata per anni, in silenzio per la vergogna, per la paura imposta da un’omertà dilagante.
Nel frattempo questi grandi uomini, protagonisti assoluti di infamie inenarrabili, divenuti disumanità dannatamente andata a male, ebbene che fanno? Camminano con le gambe larghe e le mani in tasca, come a voler significare che tanto ogni cosa permane al suo posto, soprattutto l’indifferenza e la ferocia indicibile profusa dai soliti noti sibilanti nei social network.
Invece proprio un bel niente è più al suo posto, neppure rappresentare il genere umano in queste circostanze profondamente codardiane, dove, appunto, la viltà, raggiunge devastazioni così profonde, da risultare inconoscibili a ogni più fervida immaginazione, peggio, a ogni più indegna giustificazione.
Fin troppo facile esorcizzare il fattaccio asserendo che sono episodi che investono il mondo giovanile dalla notte dei tempi, dunque il modo migliore per affrontare questo suicidio generazionale è parlarne poco e sottovoce, per non creare moltiplicazioni emulative.
Balle grandi come un grattacielo.
Non c’è giorno in cui scorrendo le pagine di un quotidiano non leggiamo di un’operazione di Polizia che riguarda reati inaccettabili come questi.
Farne perno a difesa di coscienza, conquista di coscienza, equilibrio di coscienza, è un imperativo che va portato avanti senza indugi e senza tregue di comodo in famiglia, nelle classi di ogni scuola, negli oratori, occorre farlo in maniera progettuale, preventiva, non solamente quando qualcosa sconvolge il nostro bel quieto vivere e ci ritroviamo davanti alle gabbie di partenza con le inferriate spalancate.
Per evitare qualche dispiacere domani, è meglio parlarne oggi con la determinazione di chi sa quanto dolore reca la violenza, quanta sofferenza straripa dal rimpianto che cresce per un mondo falsificato e adagiato su mille bugie.
Non è un quadro sociale inventato, è quello che accade in ogni città, in ogni periferia, un’attualità che non serve rimpicciolire e neppure ingigantire, ma trattare con interventi coerenti, per comprendere quanto diseducativo può diventare il tentativo di lenire un dolore lacerante con la divulgazione di verità contraffatte, bicipiti di cartone, confronti falsati dall’ignoranza, soprattutto nella fragilità che traspare dalle risposte da consegnare ai più giovani.(vincenzo andraous)

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Mostra: “Fino alla fine del mare” di Jacopo Di Cera

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 giugno 2016

jacopo di cera

jacopo di cera1Roma la mostra è visitabile fino a domenica 5 Giugno nelle Sale di Palazzo Velli (piazza Sant’Egidio 10 / Trastevere). E’ un progetto che indaga il tema dell’immigrazione e la realtà di Lampedusa con un linguaggio nuovo e attraverso immagini a colori dei frammenti degli scafi del cimitero delle barche di Lampedusa. Il lavoro di Jacopo Di Cera, realizzato con il supporto di alcune ONLUS per l’aiuto dei migranti, ha recentemente ricevuto il Patrocinio del Comune di Lampedusa e Linosa proprio per la capacità di raccontare quella terra del profondo sud della Sicilia fatta di contraddizioni e di sofferenza, ma anche di approdo e di speranza.
La mostra, metafora del viaggio e dell’errare dell’uomo, è anche dal punto di vista espositivo un progetto itinerante: dopo Milano e Roma, infatti, toccherà tutti i principali porti d’Italia: Napoli, Capri, Cagliari e, infine, Lampedusa. (foto: JACOPO DI CERA)

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Raccontare l’Italia al mondo

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 ottobre 2014

Roberto_Napoletano_Di Roberto Napoletano. C’è qualcosa di molto particolare che appartiene ai tratti costitutivi di un giornale, ne custodisce il senso profondo e l’anima, lo rende riconoscibile sempre a ogni ora e latitudine. Ho davanti agli occhi la faccia di Fabrizio Galimberti, uno dei vecchi di questo giornale, quando mi dice molti anni fa: nessuno può pensare di conoscere davvero l’Italia se non legge il Sole 24 Ore, il suo racconto quotidiano dell’economia e della finanza, il suo bagaglio di informazioni preziose per il ceto professionale e il mondo del lavoro autonomo, una politica di contenuti ancorata ai fatti e una proposta culturale impegnativa. Questo è il Sole 24 Ore: un modo asciutto, essenziale, di fare informazione che si sforza di garantire un racconto veritiero del Paese, si esprime con la scienza esatta dei numeri e un patrimonio mai scalfito di competenze.
Da oggi realizziamo il sogno più ambizioso: il racconto veritiero del Sole 24 Ore sull’Italia informerà il mondo, userà la lingua degli affari e i suoi canoni di sostanza e brevità, ma saremo noi (sempre noi) a spiegare il nostro Paese alla comunità internazionale degli investitori. Questo sarà Italy 24 (per dieci giorni accesso gratuito con http://www.Italy24.ilSole24Ore.com) il primo quotidiano digitale interamente in inglese interamente dedicato all’Italia. Abbiamo l’ambizione e l’orgoglio di raccontare il nostro Paese per quello che è, non per le troppe esemplificazioni e luoghi comuni che ne alterano e banalizzano la fisionomia. Abbiamo l’ambizione di raccontare questo Paese complesso senza mai sottacere nessuno dei vizi (sono tanti e duri a morire), ma anche l’unicità della sua manifattura, quel misto di innovazione e di saper fare, bellezza dei territori e talento artigianale, una certa idea made in Italy del lavoro e della vita che ha nel suo primato culturale cosmopolita la cifra più autentica e, in un cumulo di dimenticanze, la vergogna più grande. Lo faremo a modo nostro, con tutte le sezioni del Sole 24 Ore e anche qualcuna in più, lo faremo con il consueto rigore e senza mai rinunciare a quel tratto divulgativo che parte con la parola chiave nel Sole cartaceo e diventa Lexicon in Italy 24: un’enciclopedia in inglese scritta dai giornalisti e dagli esperti del giornale che offre in modo interattivo la fotografia di tutte le province italiane (pil pro capite, consumi, disoccupazione, depositi bancari, export, copertura banda larga, smaltimento cause civili e così via) ma anche luoghi da non perdere, i suoi monumenti più importanti, le aziende e i personaggi famosi; non ci sarà impresa, istituzione, società quotata, partito e leader politico, amministratore comunale o ministro, di cui Italy 24 non saprà segnalarti chi è con un semplice click. Vogliamo dirlo con chiarezza: la domanda mondiale di informazione che riguarda l’Italia spazia dalla politica alla finanza, dall’economia reale alla cultura, dal fisco alla burocrazia, investe gli equilibri della vecchia e nuova Europa (ci deve essere) e non merita di essere appannaggio totalitario dell’informazione estera. Per la prima volta ci sono un giornale italiano e la sua redazione che hanno deciso di farlo ogni giorno con contenuti propri ed esclusivi e puntano a quel primato della conoscenza che può, di fatto coincide, con l’interesse nazionale alla verità: la lingua degli affari, per spiegare ciò che spesso non si vuole capire, può essere decisiva.
Dico, spesso, che non esiste più Il Sole 24 Ore cartaceo ma il sistema multimediale del Sole con la sua filiera di quotidiani digitali verticali specializzati(Fisco, Diritto, Lavoro, Casa & Territori, Scuola, Enti locali, Finanza, Consulente finanziario, Assicurazioni già in rete, altri in arrivo: strumenti di lavoro che mettono insieme informazione, analisi tecnica, e banche dati) e, da oggi, con la stella cometa di Italy 24 che attua il disegno di internazionalizzazione di tutti i nostri contenuti, dal core business economico-finanziario e normativo alla cultura della Domenica del Sole. Vorrei, però, fosse chiaro a tutti che questo sistema multimediale è possibile ed esiste solo perché esistono prima i quattro giornali in uno (attualità, economia reale, finanza, professionisti) del vecchio Sole cartaceo, anima e bandiera di questo gruppo di informazione e di un certo modo di farla. Se ci riconosceranno in ogni parte del mondo, se riconosceranno nel racconto quotidiano dell’Italia il vecchio Sole, ne sono certo, avremo vinto la battaglia dell’innovazione più importante. (fonte foto Wikipedia)

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Un uomo venuto da lontano

Posted by fidest press agency su sabato, 23 aprile 2011

A Giovanni Paolo II. Solo i Grandi sopravvivono alla morte, per gli altri “in pulvere reverteris”, anche se hanno predisposto il proprio sacrario da trasmettere ai posteri. La vita di  Giovanni Paolo II ha riempito le pagine di numerosissimi volumi; fiumi di inchiostro non sempre utilizzati per raccontare il vero… ma non possiamo certo attribuire le responsabilità …all’inchiostro. Certo non fu tempestivo ad intervenire quando mons. Romero gli presentò la tragica realtà di San Salvador; forze occulte in Vaticano avevano predisposto la condanna della teologia della Liberazione, per cui non risultava possibile, né coerente, intervenire fosse anche solo in una omelia. Mons. Romero fu ucciso mentre celebravala Santa Messa, per segnare con l’oltraggio religioso  la violenza assassina di quei poteri forti che si sentivano ostacolati dalle predicazioni del vescovo martire. Questa morte segnò l’itinerario di Giovanni Paolo II;  preparò la grande enciclica Centesimus Annus nella quale espressamente sostenne le ragioni di quei teologi della Liberazione, che predicavano un Cristo povero, mendico, lacero, affamato, assetato, emarginato, come quei derelitti ai quali la predicazione veniva rivolta, ma era un Cristo consolatore e dispensatore di speranza colma d’Amore, quell’Amore che non attende di essere ricambiato. Nel successivo pellegrinaggio in Argentina, sconvolta da una feroce crisi economica, dove il 10 % della popolazione possedeva l’80% del patrimonio nazionale, non volle visitare gli orgogliosi palazzi del potere economico, ma si recò nelle favelas per cercare quel Cristo per il  quale mons. Romero aveva sacrificato la sua vita. Volle incontrare i bambini che bivaccavano nelle strade, laceri, affamati, vittime di ogni forma di violenza; il suo gesto fu fuori da ogni protocollo e per questo fu vero: si sfilò l’anello pastorale, dono di Paolo VI e lo diede ad un vescovo argentino perché si occupasse a trasformarlo in pane. Sull’aereo di ritorno confidò al suo segretario:  “ Come è possibile vivere una vita di fede quando non è dato poter vivere ?” Il resto della sua vita fu un intenso e continuo pellegrinare, portandosi addosso una croce appesantita dall’egoismo degli uomini; una croce che ha lasciato il segno di un itinerario umanissimo, coerente con le parole con le quali esordì al pontificato: « Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa cosa è dentro l’uomo. Solo lui lo sa! » Quelle parole hanno rappresentato il momento più alto e fondatore di una diversa cultura della Chiesa, ormai giunta a naturale maturazione, inaugurandola Sociologiadel Nuovo Umanesimo. Le contraddizioni successive non fanno altro che esaltarne e perpetuarne il ricordo. (Rosario Amico Roxas)

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Affittopoli: ai giornalisti del Messaggero

Posted by fidest press agency su domenica, 6 marzo 2011

In questi giorni si leggono molti articoli vostri su case di enti pubblici svendute o con affitti ridicoli.  E’ vero, anzi, verissimo, ma voi dovete essere testimoni e raccontare obiettivamente e minuziosamente l’universo (spesso drammatico!) che c’è intorno agli enti pubblici. Parliamo pure degli enti previdenziali privatizzati che  hanno fatto investimenti tossici (Lehman ecc) e per “coprire i buchi” stanno aumentando gli affitti del 70, dell’80, del 90, del 100%… Di questo dovete parlare se siete bravi giornalisti. se non altro perchè questo fatto riguarda 30.000 famiglie romane, non decine di privilegiati come quelli che appaiono nei vostri articoli.Per applicare questi aumenti hollywoodiani è stato necessario ottenere il sostegno delle grandi sigle sindacali.  Ad esempio, per l’ultimo rinnovo dei contratti di locazione della Fondazione ’Enpaia, che impone un 70% di aumento agli inquilini, hanno firmato il Sunia, l’Uniat, Il Sicet, La Federcasa, L’unione Inquilini. Ci domandiamo come possono i sindacati accettare aumenti iperbolici e vergognosi nei confronti di una classe media che non può pagare tra 1000 e 2000 Euro al mese? Gli inquilini delle case degli Enti privatizzati sono davanti a gravissima, fatale, colpevole superficialità:• da parte di Enti privatizzati gestiti pessimamente ma impuniti (i dirigenti, nonostante le perdite causati dagli investimenti tossici, stanno li, inchiodati alle poltrone)
• da parte di normative che non tutelano gli inquilini
• da parte di alcuni Sindacati senza scrupoli
• da parte dei Ministeri e Comuni che non vigilano e lasciano mani libere agli amministratori degli Enti privatizzati
• da parte dei politici che promettono soluzioni-miraggio come il housing sociale, che altro non è che la versione per il pubblico della prossima escalation alla cementificazione delle periferie. (Beti Piotto)

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Capire e raccontare la Chiesa

Posted by fidest press agency su martedì, 8 febbraio 2011

Roma 9 febbraio 2011, ore 18.00 Libreria Paoline Multimedia – Via del Mascherino, 94  In collaborazione con Rai Vaticano e la Libreria Paoline Multimedia, sarà presentato il libro La Chiesa di carta. I vaticanisti raccontano, di Rodolfo Lorenzoni e Ferdinando Tarsitani, pubblicato dalle Paoline con la Presentazione di Joaquin Navarro-Valls Il libro raccoglie le molte e variegate esperienze di giornalisti vaticanisti della televisione, delle agenzie e della carta stampata. Dai veterani alle nuove generazioni. Un lungo passo che racconta come si è trasformata la Chiesa in questi anni: il rapporto con i media, l’impronta data da Giovanni Paolo II e il pontificato di Benedetto XVI.  Attraverso il raccontarsi dei vaticanisti è possibile capire quanto e come sia cambiata la comunica-zione dentro e fuori la Chiesa.  Interverranno al dibattito:  Monsignor Vincenzo Paglia, Presidente della Commissione per l’Ecumenismo e il Dialogo religioso della Conferenza Episcopale Italiana e Vescovo di Terni; Marco Simeon, Direttore delle Relazioni istituzionali e internazionali della Rai-Radiotelevisione Italiana, Responsabile di Rai Vaticano; Luigi Accattoli, vaticanista del Corriere della sera: Moderatore: Aldo Maria Valli, vaticanista del Tg1.

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Capire e raccontare la Chiesa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 febbraio 2011

Roma 9 febbraio 2011, ore 18.00 Libreria Paoline Multimedia – Via del Mascherino, 94.  In collaborazione con Rai Vaticano e la Libreria Paoline Multimedia, sarà presentato il libro La Chiesa di carta. I vaticanisti raccontano, di Rodolfo Lorenzoni e Ferdinando Tarsitani, pubblicato dalle Paoline con la Presentazione di Joaquin Navarro-Valls Il libro raccoglie le molte e variegate esperienze di giornalisti vaticanisti della televisione, delle agenzie e della carta stampata. Dai veterani alle nuove generazioni. Un lungo passo che racconta come si è trasformata la Chiesa in questi anni: il rapporto con i media, l’impronta data da Giovanni Paolo II e il pontificato di Benedetto XVI.  Attraverso il raccontarsi dei vaticanisti è possibile capire quanto e come sia cambiata la comunica-zione dentro e fuori la Chiesa.  Interverranno al dibattito:  Monsignor Vincenzo Paglia, Presidente della Commissione per l’Ecumenismo e il Dialogo religioso della Conferenza Episcopale Italiana e Vescovo di Terni; Marco Simeon, Direttore delle Relazioni istituzionali e internazionali della Rai-Radiotelevisione Italiana, Responsabile di Rai Vaticano; Luigi Accattoli, vaticanista del Corriere della sera: Moderatore: Aldo Maria Valli, vaticanista del Tg1.

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Capire e raccontare la Chiesa

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 gennaio 2011

Roma 9 febbraio 2011, ore 18.00 Libreria Paoline Multimedia – Via del Mascherino, 94 In collaborazione con Rai Vaticano e la Libreria Paoline Multimedia, sarà presentato il libro La Chiesa di carta. I vaticanisti raccontano, di Rodolfo Lorenzoni e Ferdinando Tarsitani, pubblicato dalle Paoline con la Presentazione di Joaquin Navarro-Valls Il libro raccoglie le molte e variegate esperienze di giornalisti vaticanisti della televisione, delle agenzie e della carta stampata. Dai veterani alle nuove generazioni. Un lungo passo che racconta come si è trasformata la Chiesa in questi anni: il rapporto con i media, l’impronta data da Giovanni Paolo II e il pontificato di Benedetto XVI.  Attraverso il raccontarsi dei vaticanisti è possibile capire quanto e come sia cambiata la comunica-zione dentro e fuori la Chiesa.  Interverranno al dibattito:  Monsignor Vincenzo Paglia, Presidente della Commissione per l’Ecumenismo e il Dialogo religioso della Conferenza Episcopale Italiana e Vescovo di Terni; Marco Simeon, Direttore delle Relazioni istituzionali e internazionali della Rai-Radiotelevisione Italiana, Responsabile di Rai Vaticano; Luigi Accattoli, vaticanista del Corriere della sera: Moderatore: Aldo Maria Valli, vaticanista del Tg1.

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Nove Stanze Nove Secoli

Posted by fidest press agency su martedì, 7 dicembre 2010

Bologna 7 dicembre 2010, alle ore 17.00 (Via Clavature, 15 ) presso Casa Saraceni inaugurazione  della mostra  Nove Stanze Nove Secoli Nuove acquisizioni per il Museo della Città a cura di  Beatrice Buscaroli  La mostra rimarrà aperta fino al 16 gennaio 2011  Tutti i giorni dalle 10 alle 19  L’idea che ha guidato questo percorso espositivo unico nel suo genere è che un museo di nuova istituzione, oltre ad affiancarsi, integrarsi ed interagire con gli altri musei, debba anche raccontare la storia di Bologna attraverso punti di vista inediti e poco esplorati. Per questo si è cercato di percorrere anche strade meno note, affrontando argomenti che non si ritrovano altrove, per ragioni museologiche o museografiche, o per la semplice natura delle collezioni che vi sono conservate. La pietra di volta di un’antica “mansio” templare, ad esempio, consente di raccontare l’importanza di quell’Ordine nella Bologna trecentesca, la sua ricchezza e il suo potere. Una coppia di miniature trecentesche è il pretesto per ricostruire la Bologna città di Università e di copisti, di “illuminatori” e librai che proprio con le miniature sembra aprire la strada alle innovazioni pittoriche del Rinascimento, come aveva intuito Dante quando cita a fianco di Cimabue e Giotto due miniatori oggi sconosciuti ma attivi all’epoca a Bologna.  Risalendo i secoli, attraverso il Rinascimento bolognese bentivolesco qui sintetizzato dal lavoro di Lorenzo Costa, attraverso l’esperienza che vide la nascita della scienza modernamente intesa (Ulisse Aldrovandi e Carlo Sigonio), attraverso la grande stagione della pittura seicentesca bolognese (Guercino e Ginevra Cantofoli) si giunge così alle due piccole tele di Donato Creti, due notturni che rievocano il glorioso passato astronomico della città ancora simboleggiato dalla specola universitaria e da Ferdinando Marsigli che quelle tele ebbe commissionato. E l’Ottocento di stampo accademico (Giacomo de Maria), il Novecento, secolo breve dagli infiniti “ismi” (tra i tanti si è scelto come rappresentante unico Filippo De Pisis) e infine il nuovo millennio dove, nonostante tutte le innovazione tecnologiche, si scopre che si dipinge ancora, a Bologna e nel mondo, come dimostra Gian Marco Montesano.
La mostra è accompagnata dal catalogo “Nove Stanze Nove Secoli” edito da Bononia University Press, a cura di Beatrice Buscaroli. Testi di Beatrice Buscaroli e Mirko Nottoli.

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Sogni senza capo né coda

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 settembre 2010

Autrice: Maria Giuliana SalettaIllustrazioni di AdélieCollana: I libri del filo invisibile Prezzo: 10,00 € , copertina cartonata Non è sempre facile educare i bambini a parlare di emozioni, di sogni, di ciò che provano. Forse c’è talmente tanta attenzione a soddisfare i loro bisogni materiali e a controllare lo stato di salute fisica che si rischia di perdere di vista la salute emotiva. E di essere così preoccupati per un raffreddore da rischiare di non renderci conto che qualcosa li fa soffrire. Quindi è giusto abituare i bambini a raccontare le proprie emozioni, in vista anche di quando diventeranno adolescenti e paradossalmente raccontarsi diventerà ancora più difficile.   È importante farli parlare di cosa desiderano, cosa sognano, per aiutarli a comprendere che si può sempre sognare ma che ci sono sogni più realizzabili di altri. E soprattutto sogni la cui realizzazione dipende da noi e che quindi è giusto cercare di perseguire, altri che invece sono piuttosto delle chimere, come per il pesciolino nel vaso il diventare una balena libera nel mare! O anche, e questo libro ne mostra alcuni…, ci sono sogni che è giusto sognare e basta, perchè comportano delle accettazioni, ecco perché sognare aiuta anche ad accettare, ad esempio, che il fratellino appena nato debba necessariamente essere allattato dalla mamma!  Questo libro non è stato scritto per spiegare ai bimbi cosa sognano, ma per aiutarli a raccontarsi, con delle frasi o con un disegno, proprio tra le pagine di questa storia senza capo né coda, come sono a volte i sogni dei bimbi… infatti è un libro  che può essere aperto e letto da ogni lato.

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Magnani Anna, in arte Nannarella

Posted by fidest press agency su martedì, 3 agosto 2010

Ariccia, 6 agosto 2010 – ore 21 Piazza Mazzini (Belvedere) Produzione Teatroper Magnani Anna, in arte nannarella di e con Anna Mazzamauro regia: Pino Strabioli. Sarà presente alla serata Pino Strabioli  che ritirerà la targa Ariccia Città Teatro. Ingresso libero Allora eccomi a raccontare Anna Magnani: da tremare, solo al pensiero, come per raccontare, in Italia, la bandiera, toto’, la patria, la mamma… Intoccabili! Magari da strappare, da uccidere, da beffeggiare, ma sempre da difendere quando siano gli altri a toccare, a strappare, a uccidere, a beffeggiare. Io so che, se potesse, la Magnani mi chiederebbe: ”ma perche’, se proprio te va de sfotte qualcuno, nun te la prendi co’ Eleonora Duse?” Perche’ io non amo il pizzo marroncino sbiadito nel tempo. Tu invece hai ancora oggi la faccia bianca infilata per sempre nella notte. E poi la tua nuca lucida, come i tuoi gatti. Sono entrata, ho tentato di entrare nelle pieghe della tua nera sottoveste di donna (un costume? Chissa’…o forse un modo per sentire subito sulla pelle un abbraccio grande dì chi avesse saputo offrirtelo), ma con delicatezza, senza mostrare mai la presunzione di chi vuol far credere di aver fatto suoi i grandi sentimenti degli altri. Ma delicatezza non vuol dire nascondere i suoi punti esclamativi: “Nannarella”, gatta randagia e selvatica, tramuta in comicità i graffi dati e ricevuti. E allora ecco, come per magia, riascoltare, riamare la voce di Toto’ che insieme ad Anna sporca di carbone le facce dei benpensanti mentre il palcoscenico si anima per accogliere il vero avanspettacolo in tutto il suo spassoso,magro splendore di pailletes e di boa spelacchiati. Ma vicini, come ombre, Luca, il suo bimbo di dolore, l’Oscar, il suo pupazzo di stupore. E poi Visconti, De Sica, Pasolini. Tutti uniti in una cordata d’amore. E le canzoni! I musicisti accompagneranno il pubblico che vorra’ cantare insieme a me per salutare un’amica… (Mazzamauro Anna)

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Mostra: Addio Burma

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 marzo 2010

Bologna (Via Farini, 15 BO) 11 marzo alle ore 17.30 presso la Fondazione Cassa di Risparmio  verrà  inaugurata la mostra: Addio Burma Fotografie e immagini dalla Birmania di Maria Luisa Gaetani   L’inaugurazione della mostra sarà preceduta dalla conferenza:  Pensare alla Birmania oggi di Matilde Callari Galli
Maria Luisa Gaetani, figlia di Massimo Magistrati (ambasciatore d’Italia) e di Christiane Schutte Melchers (della nobile famiglia di armatori tedeschi che controllava il commercio delle spezie tra  Cina ed Europa) vive buona parte della sua infanzia all’estero. Tornata in Italia, studia fotografia a Milano nello studio di Maria Pia Vecchi, futura moglie del Senatore Amintore Fanfani. Da allora la fotografia diventa per lei un modo di raccontare stati d’animo, condizioni sociali, mondi, animali e natura.
Matilde Callari Galli, Professore Ordinario di Antropologia Culturale presso la Facoltà di Scienze della Formazione, Università degli Studi di Bologna, dal 1966 svolge ricerche sui rapporti tra cultura ed educazione nella società contemporanea. Dal 1995 le sue ricerche di tipo empirico si allargano a nuovi contesti internazionali. In particolare, opera nel Sudest asiatico, partecipando, per l’Università di Bologna, ad un progetto per la riorganizzazione di tre facoltà dell’Università di Phnom Penh, in Cambogia.  Nella X Legislatura è stata eletta al Senato della Repubblica. (addio burma)

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10 anni di cinema e fotografia

Posted by fidest press agency su sabato, 4 luglio 2009

cento passiLa stanza del figlioRoma al 1 luglio 31 agosto 2009 la Casa del Cinema di Roma ospita la mostra antologica  “CliCiak I – 1998-2003”, che raccoglie le foto vincitrici delle prime sei edizioni del concorso nazionale per fotografi di scena promosso dal Centro Cinema Città di Cesena, quest’anno alla sua 12ª edizione. In autunno una seconda mostra antologica raccoglierà le foto dalla 7ª all’11ª edizione  Sono le immagini a raccontare il volto inedito del cinema italiano. Scatti silenziosi rubati sui set dai  maggiori fotografi attivi nel panorama nazionale, che ci mostrano i protagonisti del grande schermo immortalati in pose inedite o in momenti di pausa durante le riprese, mentre si muovono sul set o dialogano con il regista.  Unica iniziativa nel suo genere, nell’arco di oltre 10 anni CliCiak ha portato alla ribalta il nome di eccellenti fotografi di scena (tra i più ricorrenti: Philippe Antonello, Angelo R. Buretta, Marina Alessi, Gianni Fiorito, Stefano C. Montesi, Umberto Montiroli, Chico De Luigi, Francesca Martino, Gianfranco Salis) che hanno saputo rinnovare una importante tradizione figurativa del cinema italiano. Insieme a loro, giovani fotografi emergenti, che ogni anno trovano in CliCiak un’importante vetrina per fare conoscere e apprezzare il loro lavoro in tutta Italia e anche all’estero. La mostra “CliCiak I – 1998-2003” è promossa dal Centro Cinema Città di Cesena, Istituzione del Comune di Cesena,  e curata dal suo direttore Antonio Maraldi. (cento passi, la stanza del figlio)

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