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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

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Mio nonno racconta: La guerra che mi ha attraversato

Posted by fidest press agency su martedì, 27 agosto 2019

Avevo sei anni non ancora compiuti quando all’alba del primo settembre, mentre con molta probabilità dormivo saporitamente raggomitolato sotto le lenzuola e con la testa infossata nel cuscino, i carri armati tedeschi varcarono la frontiera polacca e nello stesso momento le bombe tedesche caddero sulle città polacche e altri bimbi della mia età ebbero un risveglio del tutto diverso dal mio.
In questo modo ebbe inizio la seconda guerra mondiale con l’attacco alla stazione radio di Gleiwitz da parte d’alcuni deportati vestiti d’uniformi polacche. Fu così inscenato l’incidente di frontiera ideato da Himmler per giustificare l’azione militare tedesca. I polacchi furono presi letteralmente alla sprovvista. L’invasione procedé come un rullo compressore annientando le deboli resistenze polacche e continuando la sua azione con rapidità. Diventò così evidente l’intenzione dei tedeschi di annettersi la Polonia che gli anglo-francesi non poterono fare altro, il 3 settembre alle quattro di mattina, d’ordinare all’ambasciatore inglese Devile Henderson di chiedere di essere ricevuto alle nove di mattina da Ribbentrop per consegnargli l’ultimatum del suo Paese per il ritiro immediato delle truppe d’invasione tedesche. Non riuscì a contattarlo tanto che l’ambasciatore britannico fu costretto a rimettere la nota diplomatica ad un funzionario di second’ordine e solo alle ore 11, ovvero dopo due ore. La Francia seguì a rimorchio. Tre ore dopo l’ambasciatore Henderson e quello francese Coulondre consegnano alla Wilhelmmstrasse la dichiarazione di guerra.
Iniziò in questo modo una delle più grandi tragedie di tutti i tempi tanto che a tutt’oggi si continua a discutere sulle sue cause profonde. La stessa leale partecipazione all’intesa della Francia e della Gran Bretagna non si può spiegare del tutto senza una valutazione rigorosa sul ruolo giocato dagli imperialismi dell’uno e dell’altro fronte conditi da egoismi geopolitici, avidità di materie prime, da ambizioni delle classi dirigenti e dai capitalismi scatenanti verso il profitto.
Tutto questo stava accadendo sulla pelle della gente e non certo in sintonia con le attese profonde dei popoli per i quali la pace, e non la guerra, era il sentimento più intimo e naturale.
Così non vissi quella data, ma lo accettai con indifferenza non cogliendo nemmeno la preoccupazione degli adulti della famiglia per un evento che avrebbe potuto, come lo fu, in effetti, allargarsi a macchia d’olio e finire con il riguardarci direttamente e nel modo più atroce.
Cosa si poteva pretendere da un bambino non avvezzo, come quelli di oggi, a vedere l’inizio delle ostilità in diretta televisiva e che la stessa radio valeva solo per le fiabe che mandava in onda e per ascoltare le canzoni? La carta stampata, poi, rappresentava per me un interesse unicamente se riproduceva fumetti.
D’altra parte avevo già vissuto, e questa volta con una partecipazione certamente più diretta, cosa voleva significare la guerra allorché tra il sette e l’otto aprile del 1939 le truppe italiane sbarcarono in Albania. Vi era anche mio padre con il suo reggimento. Allora eravamo a Pistoia da alcuni mesi. Avevamo già lasciato la nonna materna a Campobasso, da poco vedova, e ora ci separavamo da mio padre. Lo rivedemmo, di tanto in tanto, in licenza e alla fine i miei genitori decisero, dopo l’entrata in guerra dell’Italia nel giugno del 1940, che sarebbe stato meglio ritornare a Campobasso considerandola, tra l’altro, una cittadina meno esposta ai bombardamenti. In effetti, la vicinanza dell’aeroporto militare di Pisa non prometteva nulla di buono. Mio padre, intanto, restò in Albania sino alla prima metà del 1941 e al rientro in patria fu assegnato a Spoleto. Io non capivo, del resto, nemmeno cos’era il fascismo, ma mi fecero lo stesso indossare la divisa da figlio della lupa e poi da balilla e marciare impettito nei giorni solenni potando in spalla un fucile di legno. Era un gioco, un rituale, ma non mi rendevo conto che dietro si celava qualcosa d’altro perché ero un bambino.
Oggi i figli e i nipoti dei miei coetanei, si guardano bene d’indossare la divisa. Cercano, persino, di affrancarsi dal servizio militare, quand’era obbligatorio, ma se le divise sono state gettate alle ortiche, non è detto che altre non possano aver preso, in senso metaforico, il loro posto. (Riccardo Alfonso)

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Paola Zoppi in Io ti chiamo Frida. Un racconto su Frida Kahlo

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 gennaio 2019

Torino Giovedì 17 gennaio, ore 21 Circolo dei lettori, via Bogino, 9 al Circolo, Paola Zoppi dedica a Frida Kahlo un racconto intenso che prende spunto dalle pagine più importanti, i suoi diari, i racconti e i romanzi che hanno fantasticato sulla sua figura. È Io ti chiamo Frida. Un racconto su Frida Kahlo.
Alla fine degli anni Novanta, New York è tappezzata di manifesti che raffigurano i quadri di Frida Kahlo. Un suo autoritratto viene venduto da Sotheby’s per oltre un milione e mezzo di dollari e a Hollywood si girano film sulla sua vita. I giornali di tutto il mondo la chiamano «la grande Frida» o «la regina di New York». A questa stupenda artista Paola Zoppi dedica un racconto intenso che prende spunto dalle pagine più importanti, i suoi diari, i racconti e i romanzi che hanno fantasticato sulla sua figura e che hanno raccontato la storia di Frida Kahlo, della sua vita, i patimenti della sua reclusione forzata, i suoi lucidi deliri artistici, la relazione con Diego Rivera. Una donna potente, affamata di vita e allo stesso tempo attratta, quasi volesse scongiurare il momento, dalla fine di tutti i tempi. È Io ti chiamo Frida. Un racconto su Frida Kahlo, al Circolo dei lettori venerdì 18 gennaio, ore 21, di e con Paola Zoppi.
Ma chi era veramente Frida Kahlo e perché si parla ancora così tanto di lei? Nata nel 1910 a Coyoacan, in Messico, Frida sembra un personaggio uscito dalla penna di Gabriel García Márquez: piccola, fiera, sopravvissuta alla poliomielite a sei anni e a un brutto incidente stradale a diciotto che la lascerà invalida, con tremendi dolori alla schiena che la perseguiteranno fino alla morte.La vita di Frida è un viaggio che affonda nella pittura tradizionale dell’800, nei retablos messicani, in Bosch e Bruegel, ma che subisce prepotentemente il fascino degli uomini più potenti del suo secolo: come il muralista Diego Rivera (marito fedifrago che le rimarrà accanto fino alla fine) o Trockij (di cui diverrà l’amante) o Pablo Picasso (che un giorno, al cospetto del marito, disse: «né tu né io sappiamo dipingere una testa come Frida Kahlo»).

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Un racconto per bambini: I cuscini magici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 gennaio 2019

I cuscini magici di Evghenios Trivizàs traduzione di Tiziana Cavasino illustrazioni di Noemi Vola Collana I peli di gatto età consigliata: dagli 8 anni 80 pp., euro 10,90. Nel regno del malvagio Arraffone I sono vietati i divertimenti, le feste di compleanno, persino il singhiozzo. Le domeniche sono state abolite e sono diventate “prelunedì”. I sudditi di Arraffone non possono far altro che lavorare nelle miniere per estrarre diamanti destinati alle corone del re; da quando il perfido capomago Rettilio Richelieu ha inventato i “cuscini incubo”, hanno perso anche la capacità di sognare e, con questa, la forza per ribellarsi.
Solo il maestro Andonis e la sua classe potrebbero vincere il tiranno al suo stesso gioco e restituire a tutti il potere dei sogni e il desiderio di libertà.Con I cuscini magici arriva ai lettori italiani un piccolo capolavoro del celebre autore greco per bambini Evghenios Trivizàs, già tradotto in tutto il mondo, finalista all’Hans Christian Andersen Award. Una satira sul potere, rappresentato con brillante umorismo, una riflessione su come i sogni e la capacità di immaginare siano la chiave per realizzare un futuro diverso.L’edizione italiana è arricchita dalle illustrazioni originali di Noemi Vola, vincitrice del Premio Nati per Leggere 2018 per Un orso sullo stomaco.
Evghenios Trivizàs è uno dei più importanti autori greci per bambini. Ha pubblicato oltre 100 libri, tradotti in tutto il mondo, e ricevuto moltissimi premi nazionali e internazionali. Finalista all’Hans Christian Andersen Award, è stato inoltre selezionato per l’Astrid Lindgren Memorial Award 2015, 2018 e 2019. Da molti dei suoi libri sono tratte serie TV ed è l’autore teatrale per bambini più rappresentato in Grecia. Parallelamente alla carriera di scrittore, è professore di Criminology and Comparative Criminal Law all’università di Reading (UK).
Noemi Vola, illustratrice, classe 1993, si è laureata all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Cofondatrice di Blanca e MaPerò, autoproduzioni rivolte ai ragazzi, ha pubblicato con Corraini Un libro di cavalli* (*rivoluzionari) e Un orso sullo stomaco, vincitore nel 2018 del Premio Nazionale Nati per Leggere. Il suo libro Fim? Isto nao açaba assim (Planeta Tangerina) è vincitore dell’International Serpa Picturebook Prize.

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Mio nonno racconta: La guerra che mi ha attraversato

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

Avevo sei anni non ancora compiuti quando all’alba del primo settembre, mentre con molta probabilità dormivo saporitamente raggomitolato sotto le lenzuola e con la testa infossata sul cuscino, i carri armati tedeschi varcarono la frontiera polacca e nello stesso momento le bombe tedesche caddero sulle città polacche e altri bimbi della mia età ebbero un risveglio del tutto diverso dal mio.
In questo modo ebbe inizio la seconda guerra mondiale con l’attacco alla stazione radio di Gleiwitz da parte d’alcuni deportati vestiti d’uniformi polacche. Fu così inscenato l’incidente di frontiera ideato da Himmler per giustificare l’azione militare tedesca. I polacchi furono presi letteralmente alla sprovvista. L’invasione procedé come un rullo compressore annientando le deboli resistenze polacche e continuando la sua azione con rapidità. Diventò così evidente l’intenzione dei tedeschi di annettersi la Polonia che gli anglo-francesi non poterono fare altro, il 3 settembre alle quattro di mattina, d’ordinare all’ambasciatore inglese Devile Henderson di chiedere di essere ricevuto alle nove di mattina da Ribbentrop per consegnargli l’ultimatum del suo Paese per il ritiro immediato delle truppe d’invasione tedesche. Non riuscì a contattarlo tanto che l’ambasciatore britannico fu costretto a rimettere la nota diplomatica ad un funzionario di second’ordine e solo alle ore 11, ovvero dopo due ore. La Francia seguì a rimorchio. Tre ore dopo l’ambasciatore Henderson e quello francese Coulondre consegnano alla Wilhelmmstrasse la dichiarazione di guerra.
Iniziò in questo modo una delle più grandi tragedie di tutti i tempi tanto che a tutt’oggi si continua a discutere sulle sue cause profonde. La stessa leale partecipazione all’intesa della Francia e della Gran Bretagna non si può spiegare del tutto senza una valutazione rigorosa sul ruolo giocato dagli imperialismi dell’uno e dell’altro fronte conditi da egoismi geopolitici, avidità di materie prime, da ambizioni delle classi dirigenti e dai capitalismi scatenanti verso il profitto.
Tutto questo stava accadendo sulla pelle della gente e non certo in sintonia con le attese profonde dei popoli per i quali la pace, e non la guerra, era il sentimento più intimo e naturale.
Così non vissi quella data, ma lo accettai con indifferenza non cogliendo nemmeno la preoccupazione degli adulti della famiglia per un evento che avrebbe potuto, come lo fu, in effetti, allargarsi a macchia d’olio e finire con il riguardarci direttamente e nel modo più atroce.
Cosa si poteva pretendere da un bambino non avvezzo, come quelli di oggi, a vedere l’inizio delle ostilità in diretta televisiva e che la stessa radio valeva solo per le fiabe che mandava in onda e per ascoltare le canzoni? La carta stampata, poi, rappresentava per me un interesse unicamente se riproduceva fumetti.
D’altra parte avevo già vissuto, e questa volta con una partecipazione certamente più diretta, cosa voleva significare la guerra allorché tra il sette e l’otto aprile del 1939 le truppe italiane sbarcarono in Albania. Vi era anche mio padre con il suo reggimento. Allora eravamo a Pistoia da alcuni mesi. Avevamo già lasciato la nonna materna a Campobasso, da poco vedova, e ora ci separavamo da mio padre. Lo rivedemmo, di tanto in tanto, in licenza e alla fine i miei genitori decisero, dopo l’entrata in guerra dell’Italia nel giugno del 1940, che sarebbe stato meglio ritornare a Campobasso considerandola, tra l’altro, una cittadina meno esposta ai bombardamenti. In effetti, la vicinanza dell’aeroporto militare di Pisa non prometteva nulla di buono. Mio padre, intanto, restò in Albania sino alla prima metà del 1941 e al rientro in patria fu assegnato a Spoleto. Io non capivo, del resto, nemmeno cos’era il fascismo, ma mi fecero lo stesso indossare la divisa da figlio della lupa e poi da balilla e marciare impettito nei giorni solenni potando in spalla un fucile di legno. Era un gioco, un rituale, ma non mi rendevo conto che dietro si celava qualcosa d’altro perché ero un bambino.
Oggi i figli e i nipoti dei miei coetanei, si guardano bene d’indossare la divisa. Cercano, persino, di affrancarsi dal servizio militare, quand’era obbligatorio, ma se le divise sono state gettate alle ortiche, non è detto che altre non possano aver preso, in senso metaforico, il loro posto. (Riccardo Alfonso)

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Il racconto nei suoi frenetici intrecci nella letteratura spagnola e ai suoi richiami orientaleggianti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 luglio 2018

Confesso di non essere stato capace di leggere per intero Le mille e una notte per via di quell’intrecciarsi frenetico di una storia dentro un’altra e che finiva per farmi smarrire il filo iniziale del discorso. Solo il cinema e qualche rappresentazione teatrale mi ha permesso di riavvicinarmi a questa storia fantastica e a provare, sia pure a tratti, alla sua lettura. Questa premessa la faccio pensando alle origini della letteratura spagnola e a quel mix che ne è derivato tra l’elemento letterario latino e l’influenza araba.
Non vi è dubbio che il popolo musulmano, per otto secoli dominatore della penisola iberica ha influito grandemente allo sviluppo dell’arte e della scienza spagnole prevalendo con la fresca e vasta sua lirica, con l’abbondanza delle composizioni didattico-morali, con la dottrina derivata dai greci, con le ricerche filosofiche, matematiche, fisiche. Basterebbe consultare il lessico castigliano per convincerci con i molti vocaboli introdotti dall’arabo nel glossario militare, agricolo e nell’amministrazione della giustizia.
Eppure la stessa Spagna vinta dall’Islam non dimenticò la gloria che ebbe dal suo Quintiliano, il quale aveva legiferato e dominato nella prosa di Roma come critico e come oratore, dall’epica di Lucano, dalla satira di Marziale, dalla filosofia di Seneca e tutti generati dal suo suolo.
La viva tradizione romano-spagnola è derivata dal vasto e importante contributo che ancora oggi gli spagnoli portano al mondo cattolico latino. In proposito il Sanvisenti osservava: “Aquilino Juvenco rinchiude in esametri sonanti l’istoria evangelica e l’ingemma di reminiscenze virgiliane. Damaso celebra nelle epigrafi i trionfi dei martiri cristiani e primi tra gli spagnoli ascende la cattedra di San Pietro. Eugenio di Toledo ospita le muse atterrite dalla invasione dei Goti. Orosio assurge al concetto d’una filosofia della storia, soggiogando a un solo principio la svariata e affannosa successione degli eventi umani. Isidoro di Siviglia apre con la sua enciclopedica opera ampi orizzonti a tutte le genti dell’Occidente, avide di soddisfare la loro ansia di sapere infinita e tumultuosa,” Va anche precisato che i primi monumenti della letteratura spagnola risentono di una influenza venuta dalla Francia. Sulle prime manifestazioni letterarie spagnole campeggia la poesia epica rappresentata dal Poema del Cid. Il prezioso poema tratta le imprese dell’eroe spagnolo durante l’esilio, nonché il matrimonio delle sue due figlie con gli Infantes de Carriòn, dimostrando nella robusta semplicità della narrazione una felice intuizione del carattere eroico, nonché dei sentimenti spontanei dell’anima umana, e un ben delineato vivo senso di nazionalità. Inevitabile è il parallelo tra questo primo poema spagnolo e il primo francese la Chanson de Roland.
Così è possibile identificare dei tratti comuni per una ricerca appassionata nel trarre dalle esperienze vissute la vis vitale per una creazione artistica che ebbe i suoi inevitabili risvolti nel teatro e a dimostrare l’intensa simpatia per i misteriosi prodigi della sensibilità. (Riccardo Alfonso)

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La montagna nel racconto di chi l’ama

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 luglio 2018

Riprendo una bella pagina scritta da Pietro De Francisci su “La Montagna”. La ritengo in tono con entrambi i miei precedenti lavori: Vulnus e la Terra dei padri. Vi è, altresì, un richiamo alla solitudine che riecheggia il ricordo de “Le Ombre”. Nel loro insieme indicano una strada che mi è familiare. Mi accomuna, con De Francisci, l’amore per la montagna. Se avessi potuto, da giovane, avrei scelto di fare il guardaparco, pur di restare a contatto con la natura, per andare lungo i sentieri di montagna, fin sulle cime e per camminare, arrampicandomi, ma non scalando.
Avrei potuto difendere la fauna che amo, comprenderla meglio, amarla.
Avrei potuto accarezzare un petalo di fiore che si sporgeva sul dirupo, ardito e temerario.
Avrei potuto pensare e sognare ad occhi aperti mentre calpestavo l’erba e l’acciottolato, schivavo una pozzanghera e lasciavo fuggire una serpe nascosta sotto un masso e distolta, dal suo raccoglimento, dal rumore dei miei passi e da quello del mio bastone che ritmicamente appoggiavo sul terreno.
Avrei potuto rivivere lo spirito de “Le ombre” che ho visto riflesso dai fusti possenti degli alberi che svettano verso il cielo e inondano la terra con i loro rami e i loro fogliami. Avrei avvertito solo i rumori provenienti dai cespugli e dai rami degli alberi: un battere d’ali o il movimento scomposto e frettoloso degli abitatori della foresta disturbati dalla mia presenza e che si ritraevano nel sottobosco nasco-ndendosi alla mia vista ma non senza lasciare che le piccole piante, che calpestavano, si agitassero urtandosi tra loro e fino a svelarmi il loro passaggio.
Forse è questo ciò che ha stimolato la fantasia dei creatori di favole popolando i boschi e le foreste di folletti e di gnomi. Forse è questo il vero passaggio che ci porta all’eternità. (Riccardo Alfonso)

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Primarosa Cesarini Sforza: Ogni immagine un racconto

Posted by fidest press agency su sabato, 28 aprile 2018

Roma 3 maggio 2018 ore 18.00 (Orari: mercoledì/sabato 16-20) Galleria Arte e Pensieri Via Ostilia 3A Fino al 26 maggio 2018. La Galleria Arte e Pensieri presenta la mostra personale Ogni immagine un racconto di Primarosa Cesarini Sforza, con un testo critico di Claudia Terenzi.
“Un racconto lieve, intenso, a volte surreale, non sempre gioioso. Figure evanescenti, di solito infantili, appena sagomate, tra forme naturali e oggetti comuni. Con una tessitura che integra disegno, pittura e ricamo, Primarosa crea una spazialità astratta, sospesa, dove appunto convivono diversi elementi, figurativi e non. La trama narrativa, e non descrittiva, consiste nell’accostare immagini estremamente attraenti, che pur appartenendo alla realtà, fiori, animali, oggetti, sagome umane, ci trasportano in un mondo inanimato, fantastico, dove ogni cosa ha valore in sé, ci suggerisce una storia di pura invenzione.(…)
Tutta la complessità del lavoro di Primarosa appare nei dipinti in cui il ricamo, oltre a tracciare i contorni delle figure, compone alcune immagini, elementi colorati, ritoccati dalla pittura, che a volte, come i rami fioriti, si prolungano nel disegno. Quindi, una manualità applicata ai diversi interventi, ricamo, disegno, pittura, applicazioni più che collage, ritagli, tutte tecniche che richiedono la massima abilità, ma, all’origine, una idea ricca di fantasia e di sensibilità. Una elaborazione lenta, ritengo, e complessa dove ogni minimo intreccio, ogni frammento di immagine che si forma via via nel procedere del lavoro deve essere attentamente controllato ed equilibrato al fine di una visione complessiva. (…)
Infine, i libri / diari di Primarosa, la parte più personale, più intima che l’artista riempie di dettagli, di cose e di oggetti, frammenti, pensieri, figure ritagliate, disegni, accumulati in un ordine anche casuale ma con una precisa idea compositiva. Nello scorrere le pagine di questi libri in carta spessa, quasi antica, si rilegge, in modo più semplice e immediato, la sua poetica che prende dalla realtà immagini e soggetti per interiorizzarli e trasformarli in un contesto onirico.” (dal testo critico di Claudia Terenzi)

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Il racconto dell’era nuova» all’indomani delle primarie del PD

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 Mag 2017

rejzi & c.Abbiamo chiesto a Sofia Ventura, politologa e autrice per Rubbettino del libro «Renzi & Co. Il racconto dell’era nuova», un parere sulla vittoria dell’ex premier alle primarie del PD.
SOFIA VENTURA: Chiusa il 4 dicembre 2016, si apre ora per Matteo Renzi una nuova era? Per tre anni Renzi ha narrato, con accenti diversi a seconda delle contingenze, l’avvento di una Era Nuova, che si sarebbe dischiusa di fronte agli italiani, prigionieri della “palude” da decenni, grazie all’impresa condotta dal leader-eroe e dai suoi prodi compagni. Quella narrazione è proseguita sostanzialmente identica nella lunghissima campagna per il referendum costituzionale, ovvero la consacrazione suprema che Renzi aveva cercato e che invece si è tradotta nella sua più clamorosa sconfitta. Dopo essersi dimesso da Palazzo Chigi e poi dalla segreteria del Pd, il 30 aprile ha messo a segno il primo successo della sua “riconquista”: il partito è di nuovo suo e con una schiacciante maggioranza. Che narrazione ci proporrà ora, in questa sua seconda vita politica? Certo una narrazione proiettata nel futuro. Appena riconfermato ha parlato di “un nuovo inizio”. E più che da leader di partito si è espresso da pretendente al governo, anche se al momento, visti gli equilibri politici e i rapporti di forza tra i partiti, nonché le leggi elettorali al momento vigenti (ovvero Porcellum e Italicum così come ritagliati dalla Consulta), non è chiaro come ci arriverà, al governo. Ma quella è la sua cifra, Renzi conosce l’ambizione e la narrazione di governo. Così come conosce soprattutto l’ “Io” del leader-eroe. Anche se nel suo “discorso della vittoria” ha insistito sul “Noi”. Ma già lo aveva fatto all’inizio della sua avventura governativa tre anni fa, senza risultare troppo convincente. Ora non ci resta che attendere – poco in realtà, perché il personaggio Renzi tende a scoprirsi molto in fretta – per sapere se questo leader un po’ ammaccato e ridimensionato vorrà immaginare ancora per noi un mondo nuovo o percorrerà nuove vie narrative.

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XXIII Trofeo RiLL: il miglior racconto fantastico

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 marzo 2017

amazon-libriScadenza prorogata al 20 aprile 2017. Il Trofeo RiLL è un concorso letterario organizzato dal 1994 dall´associazione RiLL Riflessi di Luce Lunare, col supporto del festival internazionale Lucca Comics & Games e della Wild Boar Edizioni.
Possono partecipare al Trofeo RiLL storie fantasy, horror, di fantascienza e, in generale, ogni racconto sia (per trama e/o personaggi) “al di là del reale”.
Ogni autore può inviare una o più opere, purché inedite, originali ed in lingua Italiana.
La partecipazione è libera e aperta a tutti.I racconti partecipanti sono circa 250 a edizione, scritti da autori residenti in Italia e all´estero (Australia, Croazia, Giappone, Svizzera, USA, oltre che paesi dell´Unione Europea).Nel 2016 i racconti inviati sono stati 397.I migliori racconti del XXIII Trofeo RiLL saranno pubblicati (senza nessun costo per i rispettivi autori) nella prossima antologia del concorso (collana “Mondi Incantati”, ed. Wild Boar).Inoltre, il racconto primo classificato sarà tradotto e pubblicato, sempre gratuitamente:
– in Irlanda, sulla rivista di letteratura fantastica Albedo One;
– in Spagna, su Visiones, l´antologia dell´AEFCFT (Asociación Española de Fantasía, Ciencia Ficción y Terror).
All´autore del racconto vincitore andrà inoltre un premio di 250 euro.La selezione dei racconti finalisti sarà curata da RiLL. I racconti partecipanti saranno valutati in forma anonima (cioè senza che i lettori-selezionatori conoscano il nome degli autori), considerando in particolare l´originalità della storia e la qualità della scrittura.La giuria del Trofeo RiLL stabilirà poi, fra i racconti finalisti, quelli da premiare e pubblicare nell´antologia “Mondi Incantati” del 2017. Sono giurati del Trofeo RiLL, fra gli altri, gli scrittori Donato Altomare, Pierdomenico Baccalario, Mariangela Cerrino, Giulio Leoni, Gordiano Lupi, Massimo Pietroselli, Sergio Valzania; i professori universitari Luca Giuliano (Università “La Sapienza”, Roma) e Arielle Saiber (Bowdoin College, Boston, USA); i giornalisti ed autori di giochi Andrea Angiolino, Beniamino Sidoti e Renato Genovese (quest´ultimo anche direttore del festival internazionale Lucca Comics & Games).Ciascun partecipante al XXIII Trofeo RiLL riceverà in omaggio una copia dell´antologia “TUTTO INIZIA DA O e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni” (ed. Wild Boar, 2016, collana Mondi Incantati), che prende il nome dal racconto vincitore del XXII Trofeo RiLL, scritto dal vercellese Maurizio Ferrero.
Il volume ospita quindici storie: i migliori racconti del XXII Trofeo RiLL e di SFIDA (altro concorso curato da RiLL nel 2016) e i racconti vincitori di cinque premi letterari per storie fantastiche banditi all´estero (in Australia, Inghilterra, Irlanda, Spagna e Sud Africa).

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XXIII Trofeo RiLL: il miglior racconto fantastico

Posted by fidest press agency su sabato, 25 febbraio 2017

Sono aperte sino al 20 marzo 2017 le iscrizioni per il XXIII Trofeo RiLL per il miglior racconto fantastico, organizzato dall´associazione RiLL Riflessi di Luce Lunare in collaborazione con il festival internazionale Lucca Comics & Games e la Wild Boar Edizioni. Il Trofeo RiLL è un concorso letterario per racconti di genere fantastico: possono partecipare storie fantasy, horror, di fantascienza e, in generale, ogni racconto sia (per trama e/o personaggi) “al di là del reale”.
Ogni autore può inviare una o più opere, purché inedite, originali ed in lingua Italiana.
La partecipazione è libera e aperta a tutti.I racconti partecipanti sono circa 250 a edizione, scritti da autori residenti in Italia e all´estero (Australia, Croazia, Giappone, Svizzera, USA, oltre che paesi dell´Unione Europea).Nel 2016 i racconti inviati sono stati 397.I migliori racconti del XXIII Trofeo RiLL saranno pubblicati (senza nessun costo per i rispettivi autori) nella prossima antologia del concorso (collana “Mondi Incantati”, ed. Wild Boar).
Inoltre, il racconto primo classificato sarà tradotto e pubblicato, sempre gratuitamente:
– in Irlanda, sulla rivista di letteratura fantastica Albedo One;
– in Spagna, su Visiones, l´antologia dell´AEFCFT (Asociación Española de Fantasía, Ciencia Ficción y Terror).
All´autore del racconto vincitore andrà un premio di 250 euro.
La selezione dei racconti finalisti sarà curata da RiLL. I racconti partecipanti saranno valutati in forma anonima (cioè senza che i lettori-selezionatori conoscano il nome degli autori), considerando in particolare l´originalità della storia e la qualità della scrittura.La giuria del Trofeo RiLL stabilirà poi, fra i racconti finalisti, quelli da premiare e pubblicare nell´antologia “Mondi Incantati” del 2017.
Sono giurati del Trofeo RiLL, fra gli altri, gli scrittori Donato Altomare, Pierdomenico Baccalario, Mariangela Cerrino, Giulio Leoni, Gordiano Lupi, Massimo Pietroselli, Sergio Valzania; i professori universitari Luca Giuliano (Università “La Sapienza”, Roma) e Arielle Saiber (Bowdoin College, Boston, USA); i giornalisti ed autori di giochi Andrea Angiolino, Beniamino Sidoti e Renato Genovese (quest´ultimo anche direttore del festival internazionale Lucca Comics & Games).
Tutti i partecipanti al XXIII Trofeo RiLL riceveranno in omaggio una copia dell´antologia “TUTTO INIZIA DA O e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni” (ed. Wild Boar, 2016, collana Mondi Incantati), che prende il nome dal racconto vincitore del XXII Trofeo RiLL, scritto dal vercellese Maurizio Ferrero.
Il volume ospita quindici storie: i migliori racconti del XXII Trofeo RiLL e di SFIDA (altro concorso curato da RiLL nel 2016) e i racconti vincitori di cinque premi letterari per storie fantastiche banditi all´estero (in Australia, Inghilterra, Irlanda, Spagna e Sud Africa).Tutte le antologie “Mondi Incantati” sono disponibili su Amazon e Delos Store, oltre che presso RiLL.Nel Kindle Store di Amazon sono inoltre disponibili gli e-book della collana “Aspettando Mondi Incantati”, sempre curata da RiLL e dedicata ai racconti finalisti del Trofeo RiLL.La cerimonia di premiazione del XXIII Trofeo RiLL si svolgerà nel novembre 2017, nel corso del festival internazionale Lucca Comics & Games.
Per maggiori informazioni sul XXIII Trofeo RiLL si rimanda al bando di concorso (in attach) e al sito di RiLL, che ospita ampie sezioni sul Trofeo RiLL e la collana “Mondi Incantati”.

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Il “Racconto” di Primo Formenti arriva all’ospedale Papa Giovanni XXIII

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 Mag 2016

primo formentiBergamo. E’ stata inaugurata all’Ospedale Papa Giovanni XXIII l’opera di Primo Formenti “Racconto”, installata nei pressi dell’ingresso sud, e donata all’Ospedale di Bergamo dalla ditta Cropelli S.r.l. di Palazzolo sull’Oglio (Brescia).
L’opera è divisa in due parti: la prima è costituita da un mosaico pavimentale che descrive l’insorgere della malattia, la fase travagliata del suo decorso e la guarigione. La seconda è costituita da una grande struttura d’acciaio in blu oltremare alta più di 2 metri e mezzo, che simboleggia la speranza e la gioia che accompagnano la salute riconquistata.“Quest’opera trasmette un messaggio di speranza e di ottimismo e la scelta di posizionarla lungo una della principali vie di accesso al nostro ospedale è particolarmente significativa – ha commentato Fabio Pezzoli, direttore sanitario dell’ASST Papa Giovanni XXIII -. Avevamo fatto una scelta simile già con l’opera Fukinagashi di Francesco Pedrini, preziosa rappresentazione della fragilità della condizione umana e della sua capacità di resistere anche nelle condizioni più difficili, che abbiamo collocato nei pressi dell’ingresso est. Sono messaggi di speranza che vogliamo trasmettere alle 10 mila persone che ogni giorno transitano da qui attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea, che ha trovato nel nostro ospedale un luogo privilegiato e non scontato di visibilità ed espressione. Grazie quindi alla famiglia Cropelli per il dono così prezioso che ha voluto fare al Papa Giovanni, a Bergamo, ai malati e alle loro famiglie”.
primo formenti1“Trovare le parole per esprimere il nostro stato d’animo non è facile – ha commentato Elena Cropelli della CROPELLI s.r.l. -. Quando una famiglia viene colpita dal dolore di una malattia, come lo è stato per noi, la forza, la speranza di vincere questo male non devono mai mancare. La sofferenza di una famiglia che conosce per la prima volta la malattia, gli sforzi e tutta la forza impiegata per curarsi, la speranza e la gioia di aver lottato per vincere sul male. È questo il messaggio che ci permettiamo di trasmettere alle famiglie, attraverso questo RACCONTO di Primo Formenti. Malattia, speranza…. RACCONTO. L’arte non ha limiti, può fare anche questo, aiutare con la sua libertà a donare messaggi di speranza e magari anche un sorriso a chi lotta ogni giorno per la sua vittoria”.Con quest’opera il Papa Giovanni aggiunge un’altra tessera al prestigioso patrimonio artistico che custodisce, costituito non solo da quadri, mobili e testi antichi, ma anche da importanti opere di artisti contemporanei come l’opera di Alberto Garutti ‘Ai Nati oggi’ nelle sale parto, il quadro di Yan Pei-Ming ‘Papa Giovanni XXIII’ in Hospital street”, il progetto di arte pubblica “The TUBE-ONE”, a cura dell’artista Manuel Bonfanti, il Fukinagashi di Francesco Pedrini e il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto, in corso di fioritura, al Parco Ovest.
Primo Formenti nasce nel 1941 a Palazzolo sull’Oglio in provincia di Brescia, dove tuttora svolge la sua attività. Inizia la sua carriera artistica nell’ambiente parigino dei primi anni ‘60 dove risente del fermento culturale di quegli anni, che l’artista rielabora in una costante ricerca e trasformazione di colore e materia.

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De Rita rievoca il “suo” Molise nell’ultimo libro di Castellotti

Posted by fidest press agency su domenica, 10 aprile 2016

giuseppe de rita“Venti anni fa scrissi la prefazione di un precedente libro di Giampiero Castellotti, dedicato ad un paesino del Molise, in cui io per avventura avevo passato il terribile inverno ’43-’44, con il fronte bellico fermo a Cassino che rendeva nulla ogni prospettiva di raccordo con Roma. Era un libro di comune parallelo ricordo di quel particolare ‘luogo’, molto prima che scoppiasse la moda della contrapposizione fra spazi e luoghi; e il Molise, nel sangue di Castellotti e nel ricordo della mia adolescenza, risultava per tutti e due il luogo per antonomasia, oggetto privilegiato della nostalgia”.
Così scrive Giuseppe De Rita, tra i più stimati sociologi italiani, presidente del Censis e “firma” del Corriere della Sera, nella prefazione al libro “Piazze in piazza”, ultima fatica letteraria del giornalista Giampiero Castellotti, in uscita in questi giorni.
Il libro, in trenta capitoli, traccia la storia sociale delle piazze italiane, contenitori di umanità per eccellenza, bacini dell’evoluzione della nostra civiltà occidentale, spazi in cui per secoli si sono confrontati poteri e contropoteri. “Mi ritrovo a distanza di tempo a leggere un libro, l’attuale, che è anch’esso tutto centrato sulla nostalgia del luogo: ma questa volta il luogo non è un molisano borgo selvaggio (e civilizzato insieme), ma la piazza, cioè lo spazio che storicamente ha garantito l’espressione del nostro sentire collettivo: nelle relazioni personali, nella gestione del potere, nell’impegno politico, nelle emozioni di massa, nella rivolta delle sacche di marginalità – scrive De Rita nel suo articolato intervento. “Fa bene Castellotti a cantare, con non tacita nostalgia, l’epica potenza della piazza. Perché è nella piazza che si è fatta gran parte della storia dei popoli, dalla civiltà greca alle primavere arabe degli scorsi anni. Ma specialmente perché l’Italia è un Paese che si riconosce nelle proprie piazze, sia per i moti popolari che le percorrono ed occupano come per la volontà di regolare le istituzioni facendo riferimento alla loro eleganza architettonica. E giustamente l’autore, citando Bobbio, ricorda che lo stesso nostro linguaggio è ricco di riferimenti alla piazza (mettere in piazza, scendere in piazza, movimenti di piazza, fare piazza pulita, contrapporre la piazza) quasi a certificare che la nostra storia è fatta di una dialettica fra potere e contropotere giuocata sui territori urbani”.
Il sociologo, con padre molisano di Venafro e madre ciociara, ha trascorso una lunga fase della guerra a Frosolone, dove una sorella della madre aveva sposato un preside originario del paese molisano. Una fase, come lui stesso ha sottolineato in più occasioni, che lo ha influenzato per il futuro, dall’amore per la montagna (il sociologo trascorre le estati in Valle d’Aosta) all’adozione del rigore, tipico del popolo molisano.
Nel precedente libro, “Un paese racconta”, De Rita ricorda l’anno a Frosolone come “il più significativo della sua vita”, un inverno “con un gelo rigido che non ho mai più conosciuto”, i ricordi drammatici come “le sventagliate di mitra della motocarrozzetta tedesca che abbandonava la postazione, uccidendo un poveruomo per la strada e sforacchiando i vetri delle case” (compreso quello della sua stanza). Ammette: “Non ci sono più tornato. Credo di non aver voluto, tante sono le volte che sono passato lì vicino, le volte che sono andato oltre i cartelli per le deviazioni. Non sopporterei i cambiamenti, che mi dicono molti e significativi. I loci della memoria è giusto che rimangano fissi nel cuore, immutabili per come li si è vissuti. Irrazionalmente preferisco tenermi i ricordi, senza prender atto del cambiamento”. (fonte: Alessandro Forche Caudine – Molisani a Roma) (foto: giuseppe de rita)

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4° edizione del Blogger Contest

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 settembre 2015

In questi giorni la giuria ha iniziato ad esaminare le opere dei 56 blogger che partecipano alla 4° edizione del Blogger Contest, sfida fra blogger che scrivono di montagna in tutte le sue espressioni. I partecipanti provengono da diverse regioni italiane, alpine e non, con una significativa presenza di blogger rosa ed entro il 30 settembre si attende il nome dei tre vincitori.
“All’avventura. Ogni luogo, ogni giorno, ogni momento” era il tema di questa edizione, da sviluppare attraverso la scrittura di un racconto breve o micro-storia, accompagnato da una foto: estrema sintesi dovuta proprio alla rapidità di lettura di queste storie, destinate in particolare ad utenti che leggono su supporti digitali. La motivazione da cui nasce il Blogger Contest è diffondere e sperimentare l’uso creativo del linguaggio (o linguaggi) multimediale per raccontare la montagna e l’avventura in tutte le sue espressioni. Ora tutte le opere sono riunite in una piattaforma di consultazione dalla quale è possibile apprezzare modi e stili diversi di raccontare e vivere l’avventura.
Quest’anno la giuria oltre ad indicare i tre vincitori, che saranno premiati con materiali e soggiorni offerti dalle aziende sponsor, segnalerà anche altri blogger che si aggiudicheranno premi e/o riconoscimenti. La premiazione avverrà sabato 10 ottobre a Belluno durante uno degli appuntamenti di Oltre le Vette.
La giuria è composta da: Martina Humar (esperta in linguaggi e progetti cinematografici), Paolo Aresi (giornalista e scrittore), Mauro Varotto (docente di Teoria e Metodi della Geografia), Roberto Serafin (giornalista e curatore del sito http://www.mountcity.it), Davide Fioraso (curatore del magazine The Pill), Pietro Greppi (editore e giornalista de La Rivista della NATURA).
Il Blogger Contest è ideato da altitudini.it e si avvale della collaborazione della rivista Le Dolomiti Bellunesi, di AKU trekking & outdoor footwear e dell’Associazione Gente di Montagna.
Sono sponsor del Blogger Contest.2015: AKU trekking & outdoor footwear, CAMP, DEVOLD, MONTURA, GABEL, il PalarondaTrek con i rifugi delle Pale di San Martino, il rifugio Lagazuoi nelle Dolomiti di Ampezzo, l’agriturismo al Chersogno in alta Val Maira.

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Se sei innocente peggio per te

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 gennaio 2012

Asinara Island, view from Stintino beach

Image via Wikipedia

Il racconto del pentito Spatuzza: ecco come preparammo l’auto con il tritolo (…) Via d’Amelio, così abbiamo ucciso Borsellino. E tornano in libertà gli ergastolani condannati nel vecchio processo. (Fonte: La Repubblica, ottobre 2011). Uno di questi ergastolani, Cosimo, condannato per quella strage è uscito dal carcere di Spoleto.
Prima di uscire è passato a salutarmi. Sedici anni fa eravamo nella stessa stanza del carcere dell’Asinara (l’Isola del Diavolo, come la chiamavamo noi prigionieri) sottoposti al regime di tortura del 41 bis. L’avevo visto entrare che era un ragazzino, con i capelli neri come il carbone e con il sorriso sempre stampato sulle labbra.
E l’ho visto uscire l’altro giorno anziano, senza nessun sorriso e con tutti i capelli bianchi.
Cosimo un paio di anni fa, sapendo dei miei studi universitari di giurisprudenza, mi chiese di fargli una richiesta di permesso premio.
Dopo un paio di mesi il magistrato di sorveglianza gli rispose in questo modo:
-(…) Si dichiara inammissibile la richiesta perché il detenuto è stato condannato per reati esclusi da qualsiasi beneficio penitenziario se non collabora con la giustizia (…).
Cosimo mi venne a trovare nella mia cella e mi chiese cosa volevano dire quelle parole, ed io gli risposi in maniera semplice come ormai faccio da anni con tutti gli ergastolani ostativi:
-Vuole dire che sei destinato a morire in carcere se non metti in cella un altro al posto tuo.
Dalla sua espressione del viso notai che forse non aveva capito il concetto e allora glielo spiegai ancora meglio:
-Lo vuoi capire o no? Per uscire devi confessare i reati e fare i nomi di altri e farli condannare, solo facendo arrestare loro potrai uscire tu.
Cosimo per un attimo mi guardò con i suoi occhi da lupo bastonato, poi li abbassò e mi rispose:
-Carmelo, io per uscire farei qualsiasi cosa, ma sono innocente e quindi come faccio a confessare un reato che non ho mai commesso?
Incredulo gli replicai:
-Abbi pazienza, non è che non ti voglio credere, ma in carcere tutti dicono che sono innocenti.
Cosimo mi guardò per un lungo istante quasi con vergogna, poi sbottò:
-Carmelo, ma io sono innocente davvero.
Rassegnato scrollai le spalle e gli risposi:
-Mi dispiace Cosimo, ma non posso fare nulla! Purtroppo se sei innocente è peggio per te.
L’altro giorno quando ci siamo salutati e abbracciati, gli ho augurato di rifarsi una vita, quella poca che lo Stato italiano e le sue medievali leggi gli hanno lasciato ancora da vivere. (Carmelo Musumeci Carcere Spoleto)

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“Esame incrociato”

Posted by fidest press agency su domenica, 4 dicembre 2011

Con il legal thriller “Esame incrociato” (pp. 464, euro 19,50, ISBN: 978-88-95709-98-7 ), dell’avvocato Michele Barbera, le Edizioni La Zisa inaugurano la collana “La linea gialla” Cos’è più difficile: accettare l’uccisione del proprio migliore amico o assumere la difesa del suo assassino? Marco Billemi, giovane avvocato penalista, dovrà affrontare una lotta che non si svolgerà solo nelle aule di giustizia. Scoprirà ben presto che il processo cui partecipa come difensore lo coinvolge a livelli più profondi, sino a mettere in crisi la sua coscienza di avvocato e di uomo. L’omicidio del giudice Beppe Maisano diventa un crocevia di emozioni e di situazioni trascinanti in cui le rigide regole processuali si piegano di fronte alla ineluttabilità degli eventi ed all’impeto di forze che trascendono il singolo individuo e tentano di condizionare non solo la sentenza, ma anche l’esistenza stessa dei protagonisti. Quando il confronto tra accusa e difesa metterà a fuoco un verdetto di condanna che si preannuncia fin troppo scontato, Marco, con lucida determinatezza, affronterà ciò che un destino cinico e violento ha seminato sul suo cammino, anche a costo di perdere gli affetti e di rischiare la propria vita per salvaguardare una verità che molti preferiscono rimanga nascosta. Dalle atmosfere ovattate di un elegante studio legale sino alle aspre campagne dell’entroterra siciliano, passando per le fredde aule dei palazzi di giustizia: un legal thriller che non può che essere metafora della stessa esistenza umana, in cui la crudeltà del male può essere sconfitta solo dalla tenacia del bene. Michele Barbera è nato a Castelvetrano (TP) nel 1969, fa l’avvocato e collabora con diversi periodici e siti web con i suoi racconti noir, gialli e horror. Nel 2009 ha pubblicato Neri di Sicilia e nel 2011 ha vinto il premio nazionale NeroBrand con il racconto In punto di morte. Sempre nel 2011, il giallo Qualcosa di importante è stato pubblicato in un’antologia edita da Mondadori e dedicata alle investigazioni dell’Arma dei Carabinieri.

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Carnevale: I segreti di Venezia

Posted by fidest press agency su sabato, 12 febbraio 2011

“I segreti di Venezia” sono una delle grandi novità del Carnevale di Venezia 2011 “Ottocento, da Senso a Sissi la città delle donne”, due itinerari ricchi di magia e fascinazione, ideati dallo scrittore Alberto Toso Fei. Un attore in costume condurrà per mano tra le calli visitatori e turisti in un vero e proprio spettacolo teatrale itinerante in italiano, inglese e francese lungo due percorsi a tema, un salto nel cuore della vita della Serenissima e del suo Carnevale.Lungo gli itinerari, gli attori della compagnia teatrale Pantakin di Venezia coinvolgeranno i presenti attraverso il racconto di numerosi aneddoti legati a luoghi suggestivi e poco conosciuti della città.
Il primo percorso, dal titolo “Angeli e Demoni. Amore e seduzione”partirà da Piazza San Marco, si inoltrerà subito nel Sestiere di Castello, per procedere poi in un intreccio di storie e di luoghi che – in alcuni casi – hanno preso il nome direttamente dalla leggenda. Come la zona dell’Angelo, dove un foro sulla facciata di un palazzo cela una storia cinquecentesca legata al demonio; altra tappa tutta “carnevalesca” racconta di un Casanova inedito (sebbene non del tutto sorprendente) alle prese con una bella ragazza sposata incontrata lungo le calli una sera di carnevale del 1745.
Anche il secondo percorso “Fantasmi e misteriosi omicidi. Segreti e amori clandestini” inizia in Piazza San Marco, dove parte con una vicenda straordinaria, che racconta di una drammatica rivolta del 1310 e della nascita del temibile Consiglio dei Dieci: una rivolta sedata in una maniera che non ha eguali nella storia! poco più in là, in una Corte nascosta, avremo forse la ventura di incontrare una cortese dama bianca, il cui corpo potrebbe essere occultato in un pozzo.
Ponte dei Bareteri è invece teatro di amori proibiti e di fughe rocambolesche, mentre la facciata della chiesa della Fava cela la storia di una sposa cadavere. In corte del Milion si può ancora ascoltare il canto della principessa senza impero, moglie sfortunata di Marco Polo, e affacciandosi sulle acque del Canal Grande da corte del Remer si può scorgere, talvolta, il corpo di Fosco Loredan che affiora reggendo la testa della moglie, da lui mozzata per gelosia. Anche del Ponte di Rialto – uno degli emblemi di Venezia più conosciuti al mondo – pochi ricordano la drammatica leggendaria vicenda che rimanda alla sua edificazione… Questa originale iniziativa riprende la figura del “Còdega” un servo munito di lanterna che accompagnava i nobili e i ricchi nelle calli buie ai tempi della Serenissima. http://www.carnevale.venezia.it

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I passi di danza di Berlusconi

Posted by fidest press agency su domenica, 6 febbraio 2011

Lettera al direttore. Mi veniva da sorridere questa mattina quando, uscendo dal supermercato Coop, alcuni signori del Pd mi hanno chiesto una firma. “Per che cosa?”, ho chiesto. E loro: “Per cacciare Berlusconi”. Bersani insiste: “Il premier faccia un passo indietro”. Ho pensato ad una maestra che una volta mi raccontò di un ragazzino irrequieto, un po’ ribelle, il quale, per spirito di contraddizione, faceva sempre il contrario di ciò che gli si chiedeva. Un giorno, desiderando che uscisse assieme ai compagni dalla classe appena suonata la campanella, e poiché sapeva che lui apposta, come il solito, si sarebbe attardato restando tranquillo seduto nel banco, la maestra gl’intimò: “Tu non ti muovere, ché devi uscire per ultimo”. Fu il primo a balzare in piedi. Ora, è vero che Berlusconi non è ingenuo come il ragazzino ribelle, però, siccome dirgli di fare un passo indietro è perfettamente inutile, converrebbe provare a chiedergli di fare un passo avanti. Non si sa mai. In ogni modo la firma l’ho messa. Non si sa mai. (Veronica Tussi)

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Racconto di Natale con musica dal vivo

Posted by fidest press agency su sabato, 11 dicembre 2010

Milano 12 dicembre  Alle ore 16.00 – e in replica straordinaria alle 17.30 – sul palcoscenico di Sala Gilardi del Teatro del Buratto al Pime i bambini dai 4 ai 10 anni verranno “rapiti” dalle storie narrate da Saltello e Scintilla, i due postini di Babbo Natale. Un regalo di Natale è una produzione Teatro del Buratto.
Alle ore 16.30 in Auditorium andrà in scena La freccia azzurra. Racconto di Natale, produzione Fondazione Aida. Lo spettacolo racconta questa moderna storia di Natale scritta da Gianni Rodari, già portata in scena sul grande schermo alcuni anni fa da Enzo D’Alò. Prima dello spettacolo genitori e bambini potranno inoltre sfogliare insieme un libro, seduti su morbidi cuscini nell’angolo della lettura.  Il Teatro del Sole presenterà invece al pubblico del Teatro PAX la favola immortale Il principe schiaccianoci. Racconto di Natale con musica dal vivo. I bambini dai 3 anni saranno immersi tra proiezioni di immagini colorate e le musiche di Ciaikovski.  Prezzi: Teatro del Buratto al Pime – posto unico (bambini e adulti) € 7.00 Teatro PAX – posto unico (bambini e adulti) € 5.50

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Pazza idea Visioni di normale follia

Posted by fidest press agency su martedì, 30 novembre 2010

Cagliari, dal primo al 5 dicembre 2010 – ore 21  Centro comunale d’arte e cultura Il Ghetto.
Mercoledì  primo dicembre  Un posto nel mondo – con Alina Marazzi e Giovanna Del Giudice  La rassegna Pazza idea. Visioni di normale follia tra arte e letteratura, organizzata dall’associazione i Presìdi del libro della Sardegna, inaugura mercoledì primo dicembre alle ore 21 (ingresso gratuito), nella Sala delle Mura del Centro comunale d’arte Il Ghetto, con un incontro dal titolo Un posto nel mondo.  In questa prima serata la riflessione sul concetto di follia passerà attraverso il racconto cinematografico, con la testimonianza della regista di documentari narrativi Alina Marazzi, autrice di opere ad argomento sociale e culturale, come Per Sempre (2005), documentario sulla clausura, o Vogliamo anche le rose (2007), film sulla liberazione sessuale in Italia negli anni 60-70. A condurre il dibattito con la Marazzi, sarà la psichiatra Giovanna del Giudice, autrice di pubblicazioni sui temi della deistituzionalizzazione, del superamento dell’ospedale psichiatrico giudiziario, della riabilitazione psicosociale, dei diritti dei soggetti a bassa contrattualità sociale. Al termine dell’incontro sarà proiettato il più intimo lavoro della regista, Un’ora sola ti vorrei, film documentario del 2002 in cui ripercorre la storia drammatica di sua madre. La rassegna prosegue giovedì  2 dicembre, sempre alle 21, con l’incontro dal titolo Voci dall’oblio. Lo scrittore e musicista Marco Rovelli presenta il nuovo progetto dal titolo LibertAria, in cui fa confluire i temi affrontati nei suoi libri (Servi, Feltrinelli 2009, Lavorare uccide, BUR 2008, Lager italiani, BUR 2006) nelle storie cantate: le vite dei migranti, i morti sul lavoro, i campi rom, vecchie e nuove Resistenze. (alina marazzi)

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Raskòlnikov. Racconto di un delirio

Posted by fidest press agency su martedì, 17 agosto 2010

Bagnara Calabra-Arena Belvedere 18 agosto alle 21,30. Racconto di Valerio Strati  liberamente ispirato al romanzo Delitto e castigo di Fёdor Michajlovic Dostoevskij   E’ una nuova produzione della compagnia calabrese Carro di Tespi  Regia Ernesto Orrico e Valerio Strati Con Valerio Strati e Maria Marino Musiche originali Mario Lo Cascio  Scenografia Aldo Zucco Aiuto scenografo: Caterina Morano Scenotecnico: Antonino Alessi Foto di scena Aldo Valenti Service luci e fonica LM Recording Studio Macchinisti: Oscar Morabito e Francesco Marcianò Organizzazione generale Carro di Tespi
Dal monumentale romanzo Delitto e Castigo di Fëdor Michajlovic Dostoevskij, nasce uno spettacolo teatrale che indaga i meandri più profondi dell’animo umano. L’adattamento di Valerio Strati, attore calabrese, in quest’occasione anche nei panni di regista con Ernesto Orrico, infatti, si nutre dei pensieri, delle angosce e del conflitto interiore del protagonista Raskòlnikov.  Un ex-studente indigente che si macchia di un duplice omicidio. Quello della vecchia usuraia Aljòna Ivànovna, dalla quale ha impegnato vari oggetti per mantenersi, e di sua sorella Lizavèta. La storia si sviluppa in un luogo imprecisato e in un tempo interiore fatto di avvenimenti e di deliri dell’anima che poco hanno a che vedere con un puro avanzamento cronologico degli eventi. Due narratori, che di volta in volta entrano nei ruoli dei personaggi, alimentano il ritmo della messinscena. Le musiche originali raccontano i turbamenti d’animo del protagonista, esprimono i conflitti della vicenda, e nei momenti topici sono usate in contrappunto. Lo spettacolo diventa così un percorso delirante attraverso il lato oscuro dell’umanità, la stratificazione dell’essere e ancora attraverso quel sottile confine fra ragione e follia.

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