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Posts Tagged ‘raddoppio’

Il crowdinvesting raddoppia

Posted by fidest press agency su domenica, 21 luglio 2019

Presentato il quarto Report Italiano sul Crowdinvesting realizzato dall’omonimo Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano (In sintesi). Lo scorso 30 giugno l’equity crowdfunding ha superato la soglia degli 82 milioni di euro raccolti (un anno fa erano assai meno della metà), mentre il lending è arrivato a ben 435 milioni, circa due volte la cifra alla stessa data del 2018. La raccolta nell’ultimo anno è stata rispettivamente di 49 milioni (170 campagne censite, quasi una ogni 2 giorni, con un tasso di successo del 75% nei primi 6 mesi quando la media dell’intero campione dal 2014 è del 71,7%) e di 207 milioni, con un tasso di crescita relativo che non fa sfigurare l’Italia rispetto ad altri Stati europei, anche se il gap sui volumi si mantiene consistente.Sono le principali evidenze emerse dal quarto Report italiano sul Crowdinvesting realizzato dall’Osservatorio omonimo della School of Management del Politecnico di Milano, presentato questa mattina. L’Osservatorio sul Crowdinvesting studia quel sottoinsieme del crowdfunding che permette a persone fisiche, ma anche investitori istituzionali e professionali, di aderire direttamente attraverso una piattaforma Internet abilitante a un appello per raccogliere risorse destinate a un progetto imprenditoriale, concedendo un prestito (lending-based model) oppure sottoscrivendo quote del capitale di rischio della società (equity-based model). Negli ultimi 12 mesi si sono registrate le prime exit, attraverso IPO o acquisizioni, ma anche i primi write-off. L’Italian Equity Crowdfunding Index, ideato dall’Osservatorio, ha calcolato al 30 giugno un apprezzamento complessivo del valore di portafoglio pari al 9,43%. Molto attiva poi l’industria del real estate crowdfunding: in un anno le piattaforme sono passate da 2 a 6 e altre sono in partenza.
Al 30 giugno 2019 risultavano autorizzati in Italia 35 portali, ma un buon numero di questi non si era ancora attivato. Le campagne di raccolta sono state finora 401 organizzate da 369 imprese diverse, 170 solo negli ultimi 12 mesi, quasi una ogni 2 giorni. Il tasso di successo continua a mantenersi elevato: 75% nei primi 6 mesi del 2019, quando la media generale dell’intero campione dal 2014 è 71,7%.
Fra le emittenti guadagnano spazio le PMI, ma il mercato è ancora dominato dalle startup innovative (72% dei casi nell’ultimo anno) soprattutto di Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna, che operano nei servizi di informazione e comunicazione. Gli obiettivi principali correlati alla raccolta di capitale sono investire nel marketing e nel brand (55% dei casi) e nello sviluppo della piattaforma ICT (33%). La valutazione pre-money media e mediana si aggira intorno a 1,5 milioni di euro.

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Il debito Usa più che raddoppiato

Posted by fidest press agency su sabato, 27 ottobre 2018

Il decennale anniversario del fallimento della banca d’affari americana Lehman Brothers, che ha dato il via alla più grande crisi finanziaria ed economica della storia, è appena stato celebrato come un semplice «fatto del passato». Per molti è un evento da dimenticare, per alcuni qualcosa su cui riflettere e da cui imparare.Secondo noi, invece, dovrebbe essere il momento per guardare con maggiore attenzione alla realtà odierna. Sono troppi i segnali, purtroppo ignorati nelle sedi competenti, dei crescenti rischi di una nuova e più grave crisi globale. E che proprio ieri sono esplosi un po’ ovunque nel mondo. Non si tratta di pessimismo. Occorre avere la lucidità di capire quanto sta accadendo e la volontà di non ripetere gli stessi errori di omissione del passato.L’attenta e precisa analisi del The New York Post, pubblicata il 23 settembre scorso, ci rivela che il debito aggregato mondiale ha raggiunto la vetta di 247 mila miliardi di dollari. Nel 2008 era di 177 miliardi di dollari. Già il titolo dell’importante giornale è eloquente e preoccupante: «Ci potrebbe essere un crac finanziario prima della fine del mandato di Trump».L’analisi evidenzia in particolare la situazione degli Usa. In dieci anni il debito pubblico americano è più che raddoppiato. Ha raggiunto il picco di 21 mila miliardi e potrebbe determinare una brusca frenata dell’attuale pretesa ripresa economica. Secondo il Congressional Budget Office, quest’anno Washington dovrà sborsare 390 miliardi di dollari soltanto per pagare gli interessi sul debito pubblico.
Si stima che in un decennio tale quota annuale potrebbe essere di 900 miliardi di dollari, superando l’enorme budget militare. Il debito delle famiglie americane ha raggiunto i 13.300 miliardi di dollari. Ciò è dovuto al fatto che le ipoteche immobiliari sono pari a 9.000 miliardi, superando il livello del 2008.I debiti fatti per finanziare i prestiti agli studenti sono passati dai 611 miliardi del 2008 ai 1.500 di oggi. Quelli per l’acquisto di auto sono cresciuti moltissimo fino a 1.250 miliardi. Anche il debito totale sulle carte di credito è ritornato ai livelli di dieci anni fa. Si teme che il finanziamento dei prestiti per gli studenti, che in tre anni dovrebbero raggiungere i 2.000 miliardi di dollari, possa diventare il detonatore della prossima crisi. Si ricordi che la bolla dei mutui subprime, che fu una delle principali cause del crac, nel marzo 2007 era pari a circa 1.300 miliardi di dollari.L’aumento del debito aggregato negli Usa è l’inevitabile conseguenza della politica dei tassi d’interesse zero e dell’immissione di massiccia liquidità attraverso il quantitative easing. Adesso la Federal Reserve sta cambiando rotta e aumenta i tassi. Occorrerà vedere gli effetti sul mercato azionario di Wall Street, che è nel frattempo cresciuto a dismisura. Anche nelle economie emergenti gli effetti sono, purtroppo, già visibili e hanno generato fughe di capitali che stanno destabilizzando vari paesi, tra cui l’Argentina, l’Indonesia e la Turchia.Anche lo shadow banking è cresciuto enormemente: si è passati dai 28mila miliardi del 2010 ai 45mila di oggi. Sheila Bair, ex presidente della Federal Deposit Insurance Corporation (Fdic), l’importantissima agenzia governativa che fornisce la garanzia pubblica ai risparmi dei cittadini, torna a paventare rischi di nuove crisi. «Siamo in una bolla», e aggiunge che in una tale situazione è assurdo che le regole e i requisiti di capitale delle banche siano stati annacquati. Non è vero, afferma, che le bolle sono riconoscibili soltanto in retrospettiva, cioè dopo che sono scoppiate. Non è possibile indicare solo il momento dello scoppio. Ma la politica della Fed ha fatto di tutto per sostenere la crescita della bolla finanziaria. Altri moniti sono venuti da ex capi di governo, come l’inglese Gordon Brown, al potere a Londra allo scoppio della grande crisi, che evidenziano che si sta camminando ciecamente verso un futuro crac.Anche Jean-Claude Trichet, governatore della Bce dal 2003 al 2011, vede nella crescita del debito il pericolo di una nuova grande crisi.Ancora una volta riteniamo che non si possa sfuggire all’impellente necessità di sedersi intorno al tavolo per definire una nuova Bretton Woods, una nuova architettura condivisa che regoli il sistema economico, finanziario e monetario internazionale (di Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Fratelli d’Italia raddoppia i voti

Posted by fidest press agency su martedì, 7 giugno 2016

giorgia meloni“Grazie alla straordinaria performance di Giorgia Meloni a Roma, Fratelli d’Italia raggiunge da solo, su tutto il territorio nazionale, il 6,27% dei consensi nelle realtà in cui si è votato. Un dato a cui va sommato il risultato delle liste civiche di nostra diretta espressione e che portano il partito al 7,94%”. E’ quanto afferma il coordinatore dell’esecutivo nazionale di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, commentando i risultati delle elezioni amministrative. “Si tratta di un risultato eccezionale, in netta crescita rispetto al 4% ottenuto alle europee del 2014 – sottolinea Donzelli – adesso dobbiamo saper unire il consenso raccolto dalla leader di Fratelli d’Italia al lavoro sul territorio che nella tornata di ieri ha prodotto ottimi risultati in vari capoluoghi, da Grosseto a Latina, passando per Novara e Pordenone. Solo così – conclude Donzelli – il centrodestra del rinnovamento può crescere e consolidarsi, riuscendo ad aggregare tutte le forze realmente alternative alla sinistra per far ripartire l’Italia”.

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Raddoppio aeroporto Fiumicino

Posted by fidest press agency su martedì, 1 febbraio 2011

“Da oggi al 2020 13 kmq di aree verdi e agricole del Lazio, attualmente sottoposte a vari vincoli, sono destinate a sparire, ricoperte dal cemento e dall’asfalto di Fiumicino 2, il progetto di ampliamento abnorme dell’aeroporto Leonardo Da Vinci che la Aeroporti di Roma Spa ha intenzione di attuare”. Lo denunciano i senatori del Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, che hanno presentato un’interrogazione parlamentare ai ministri dell’Ambiente e delle Infrastrutture. “Secondo il mega progetto l’aeroporto – spiegano i due senatori del Pd – raddoppierebbe la sua superficie, con la costruzione non solo di un nuovo molo passeggeri ma soprattutto di alberghi,  centri  commerciali  e direzionali  per  più di  un milione di metri cubi, con uno stravolgimento del territorio e dell’ambiente, oltre che il peggioramento dell’inquinamento  acustico per le migliaia di persone che vivono nella zona. L’operazione è destinata ad arricchire i proprietari delle aree su cui sorgeranno le nuove costruzioni, cancellate imprese e abitazioni. La finalità apparente è di portare in dieci anni quasi a raddoppiare il numero dei passeggeri in transito per l’aeroporto di Fiumicino, e il masterplan di Adr prevede che per raggiungere questo obiettivo, a dire poco ottimistico, si utilizzi la Riserva Statale del Litorale Romano, dove vige il divieto di ‘realizzare interventi di trasformazione e ulteriore urbanizzazione del territorio. Su questo punto, in particolare, occorre che i ministri dell’Ambiente e delle Infrastrutture facciano chiarezza: in alcune interrogazioni hanno riferito che il progetto di espansione  comporterà l’utilizzo di circa 140 ettari, dei quali solo uno ricadente nell’area della Riserva, mentre il masterplan  prevede l’utilizzo di un’ area dieci volte maggiore di quella dichiarata dai ministri. Stando ai dati attuali – concludono i parlamentari –  Fiumicino 2 appare una  mega operazione immobiliare e speculativa su cui occorre fare la massima chiarezza, e per la quale, data la vastità e l’impatto dell’intervento, sarebbe necessario l’avvio della Vas, la valutazione ambientale strategica prevista dalla legge italiana ed europea per interventi di questa complessità e rilevanza”.

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Somalia: nuove forniture di armi

Posted by fidest press agency su martedì, 11 agosto 2009

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha fortemente criticato il progetto USA di fornire nuove armi alla Somalia. Nel corso del suo recente viaggio in Africa, la Ministra degli esteri USA Hillary Clinton ha promesso al governo di transizione somalo il raddoppio della fornitura di armi e di munizioni da parte degli USA. Secondo l’APM, la Somalia non ha bisogno di nuove armi ma di aiuti per la ricostruzione e di mediazione tra le parti in guerra. Da maggio 2009 oltre 280.000 abitanti di Mogadiscio sono fuggiti dalla capitale. Negli scorsi tre mesi almeno 448 civili sono morti negli scontri e oltre 1.950 persone sono state ferite. Le nuove forniture di armi rischiano di fomentare ulteriormente la guerra civile in corso e di aggravare quindi il dramma dei profughi. La Clinton ha anche minacciato l’Eritrea, contribuendo così non alla soluzione del conflitto ma molto più probabilmente a un indurimento delle posizioni dei due paesi africani. La Clinton ha anche minacciato sanzioni contro l’Eritrea se questa dovesse continuare a fornire armi ai gruppi islamici somali che combattono il governo di transizione. L’unico modo per fermare la guerra che l’Eritrea combatte in Somalia contro l’Etiopia è quello di attenuare e risolvere le tensioni tra Eritrea e Etiopia. Il governo USA però non sembra intenzionato ad assumere il ruolo di mediatore tra i due paesi africani e si schiera invece dalla parte dell’Etiopia. Gli USA infatti hanno anche sostenuto militarmente il fallito intervento etiope in Somalia nel dicembre 2006. Dopo 18 anni di guerra civile la Somalia ha un urgente bisogno di aiuti alla ricostruzione. La stessa UE mette a disposizione più mezzi finanziari per la sicurezza che per la ricostruzione. L’operazione Atlanta pensata per combattere la pirateria al largo delle coste del Corno d’Africa costa 450 milioni di dollari all’anno mentre per i prossimi cinque anni l’UE prevede una spesa di soli 212 milioni di dollari per gli aiuti allo sviluppo in Somalia. Nel frattempo il governo di transizione somalo continua a perdere influenza rispetto al crescente movimento islamista. Se si vuole davvero evitare una radicalizzazione islamica del paese africano bisogna investire molto più nella ricostruzione del paese e nel dialogo tra le fazioni in lotta. La Somalia non ha bisogno di nuovi interventi militari provenienti dall’estero ma di più dialogo nel proprio paese.

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