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Radiazione ultravioletta solare e COVID-19: c’è una relazione?

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 novembre 2020

Da questa domanda ha preso spunto uno studio italiano, in pubblicazione sulla rivista “Science of the Total Environment” (Link), coordinato da Giancarlo Isaia, Professore di Geriatria all’Università di Torino e Presidente dell’Accademia di Medicina, e da Henri Diémoz, Ricercatore dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Valle d’Aosta. Al lavoro hanno partecipato ricercatori dell’Università di Bologna e di Sapienza Università di Roma, dell’ENEA (Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie, l’Energia e lo Sviluppo Economico Sostenibile), della Città della Salute e della Scienza di Torino e delle Agenzie per la Protezione dell’Ambiente di Alto Adige,Veneto, Piemonte e Puglia. Lo studio ha esplorato la possibilità che l’evoluzione dell’epidemia COVID-19 veda coinvolti, tra i molteplici meccanismi di trasmissione, non solo l’interazione tra le persone, ma anche alcuni fattori ambientali: per questo, è stata valutata la diffusione spaziale dell’epidemia in Italia durante il periodo della sua prima ondata (febbraio-maggio 2020), caratterizzata da un maggior impatto nelle regioni settentrionali, ed è stata evidenziata una correlazione statisticamente molto significativa fra il numero di decessi e di pazienti affetti da COVID-19 in ciascuna regione italiana e l’intensità della radiazione ultravioletta (UV) solare, valutata alla superficie terrestre, in tutte le regioni, mediante rilevazioni sia satellitari che al suolo. Sono, inoltre, emerse correlazioni, sebbene meno significative rispetto a quella con la radiazione UV, anche con altre variabili, ambientali (la temperatura dell’aria), sociali (il numero di residenti in RSA) e cliniche (la mortalità media per malattie cardiovascolari e diabete). I risultati di questo studio statistico sono coerenti con i possibili effetti benefici, descritti nella recente letteratura scientifica, della radiazione UV solare sulla diffusione del virus SARS-CoV-2 e sulle sue manifestazioni cliniche: risulta infatti, che la radiazione UV è in grado sia di neutralizzare direttamente il virus, sia di favorire la sintesi di vitamina D che, per le sue proprietà immunomodulatorie, potrebbe svolgere un ruolo antagonista dell’infezione e delle sue complicanze cliniche. Di conseguenza, gli autori suggeriscono l’opportunità di approfondire lo studio di queste tematiche con ulteriori ricerche di tipo clinico, e sottolineano l’importanza di disporre di una rete di misure coordinate della radiazione ultravioletta sul territorio italiano. Auspicano, inoltre, che vengano organizzate campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sugli effetti sia positivi che negativi dell’esposizione alla radiazione solare e sul consumo alimentare di cibi contenenti la vitamina D, oppure la sua supplementazione farmacologica, sempre sotto controllo medico. Compensare l’ipovitaminosi D, molto diffusa nel nostro Paese, potrebbe infatti contribuire al contenimento della pandemia, soprattutto nei soggetti anziani e fragili, come peraltro già sostenuto (Link) da Giancarlo Isaia e da Enzo Medico dell’Università e dell’Accademia di Medicina di Torino.

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Vaccini, l’Ordine di Milano radia il medico no vax

Posted by fidest press agency su sabato, 27 maggio 2017

vaccinazioniMilano. Dopo il medico legale Roberto Gava, radiato dall’Ordine dei Medici di Treviso per le sue posizioni no-vax, è il turno di Dario Miedico, radiato dall’Ordine di Milano. La notizia, resa nota da fonti esterne all’Omceo, è confermata dal presidente Roberto Carlo Rossi: «Si tratta di una decisione unanime, ora si dovrà attendere il tempo per il ricorso. Non abbiamo ancora inviato le motivazioni e logicamente sono oggetto di riserbo assoluto».
Medico, epidemiologo del Comilva, movimento italiano per la libertà di vaccinazione, è noto per le posizioni critiche sui vaccini obbligatori e pro-libertà di scelta per famiglie e cittadini. L’anno scorso, all’indomani della pubblicazione del documento della Federazione degli Ordini dei Medici, aveva definito le posizioni ordinistiche antiscientifiche (per “falsi elementi tranquillizzanti” riportati) e tendenti a influenzare la magistratura. Procedimenti ora sono aperti all’Ordine dei Medici di Firenze (Massimo Montinari, per un protocollo di cura per l’autismo mai convalidato da alcuna ricerca scientifica) e di Venezia. E a Milano ombre si levano sui 150 firmatari di una lettera inviata al presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi che sull’efficacia dell’obbligo vaccinale chiedevano un confronto pubblico. A Milano è sotto esame la posizione di 17 iscritti firmatari ma qui Rossi sottolinea che occorre cautela nel giudicare: prima il confronto con gli interessati, ribadisce a DoctorNews, poi chiarire e solo dopo valutare. Ove si aprisse un’istruttoria, il rischio è di un processo pubblico collettivo al posto del confronto: uno spettro che nella lettera era evocato. I firmatari della missiva affermano di constatare direttamente l’esistenza di “reazioni avverse” “migliaia all’anno”.E pur ammettendo che “un qualsiasi medico dotato di buon senso e di un minimo di conoscenza scientifica non può essere contro le vaccinazioni pediatriche”, pongono dubbi sul fatto che i bambini vaccinati siano più sani dei non vaccinati, anzi, e si dicono pronti a partecipare a un’indagine ISS che confronti “nel modo più rigoroso” lo stato di salute delle due categorie. Affermano che meglio sarebbe eseguire solo le 4 vaccinazioni obbligatorie e in certi casi singole. In più, espongono dubbi sul tetto minimo del 95% di copertura per ottenere l’immunizzazione di una popolazione, sull’efficacia del trivalente MPR e dell’HPV, e fanno confronti con un’Europa che ha alte coperture senza porre obblighi. Il recente boom del morbillo fa pesare però la bilancia dalla parte delle posizioni del Ministero della Salute, promotore del recente decreto legge che lega l’iscrizione alle materne all’immunizzazione del bambino, e di FnomCeo. Il Codice Deontologico all’articolo 15 impone all’iscritto di “non sottrarre la persona assistita a trattamenti scientificamente fondati e di comprovata efficacia”. Cosa rischia chi ha firmato la lettera? «A un presidente d’Ordine interessa innanzi tutto che i medici sappiano comunicare con le famiglie e con i pazienti», dice Antonio Panti presidente Omceo Firenze e artefice della Carta di Firenze del 2005, sulla comunicazione tra medici e al paziente. «Se qualcuno dice che i vaccini fanno male e sottrae medico-famiglia3persone alla prevenzione di malattie gravi va sanzionato, ma al di là di questo il medico deve dare una corretta informazione alle famiglie sulla base delle informazioni che ha. Il rapporto con il paziente è essenzialmente di comunicazione, e quando le osservazioni su una materia nascono nell’ambito di tale rapporto il primo errore, dall’esterno, è supporle come frutto di una divisione tra due schieramenti, pro-vax e anti-vax in questo caso. Per fortuna i media non si sono fin qui quasi mai prestati a questo gioco come un po’ avvenne per il caso Di Bella». Il confronto va rasserenato? «Sì, ripeto, a meno non si dissuada il cittadino dal vaccinarsi. E tenendo presente che la scienza medica ha argomenti molto forti per proporre i vaccini, i quali -con anestesia ed antibiotici – sono grandi vittorie della medicina. Le rassicurazioni sugli eventi avversi sono nei manuali, nel sito del Ministero, nelle pubblicazioni periodiche; non mancano aggiornamenti, e un sistema efficiente di monitoraggio. Dall’altra parte i cittadini si pongono domande, legittimamente amplificano angosce, pensano “se capitasse a me?” Se il medico fa sua l’angoscia altrui al punto da mettere in discussione assunti validati, occorre riflettere prima di tutto sulla formazione alla comunicazione che abbiamo offerto ai colleghi in questi anni e su come migliorarla». (Mauro Miserendino) (fonte doctornews33)

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