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Scarico nell’Oceano Pacifico di acqua radioattiva

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 aprile 2021

Tokyo. Greenpeace Giappone condanna con forza la decisione del governo guidato dal Primo ministro Suga di disporre lo scarico nell’Oceano Pacifico di oltre 1,23 milioni di tonnellate di acqua reflua radioattiva stoccata in cisterne della centrale nucleare di Fukushima Daiichi. Questa decisione ignora completamente i diritti umani e gli interessi della gente di Fukushima e in generale del Giappone e della parte di Asia che si affaccia sul Pacifico.La Tokyo Electric Power Company (TEPCO) può dunque avviare lo scarico di rifiuti radioattivi dalla sua centrale nucleare in mare. Secondo quanto è stato anticipato, ci vorranno due anni per preparare lo scarico.«Il governo giapponese ha ancora una volta deluso i cittadini di Fukushima», dichiara Kazue Suzuki della campagna clima ed energia di Greenpeace Giappone. «Il governo ha preso la decisione del tutto ingiustificata di contaminare deliberatamente l’Oceano Pacifico con acqua radioattiva. Ha ignorato sia i rischi legati all’esposizione alle radiazioni che l’evidenza della sufficiente disponibilità di stoccaggio dell’acqua contaminata nel sito nucleare e nei distretti circostanti. Invece di usare la migliore tecnologia esistente per minimizzare i rischi di esposizione a radiazioni immagazzinando l’acqua a lungo termine e trattandola adeguatamente per ridurre la contaminazione, si è deciso di optare per l’opzione più economica, scaricando l’acqua nell’Oceano Pacifico. Quanto deciso dal governo non proteggerà di certo l’ambiente e trascura l’opposizione su larga scala e le preoccupazioni di cittadini e cittadine di Fukushima, al pari di chi abita in tutto il Giappone. Greenpeace è al fianco della gente di Fukushima, comprese le comunità di pescatori, nei loro sforzi per fermare questi piani. Secondo sondaggi effettuati da Greenpeace Giappone, la maggioranza dei residenti di Fukushima e in generale del Giappone si oppone allo scarico di queste acque reflue radioattive nel Pacifico. Inoltre, la federazione nazionale delle cooperative di pesca del Giappone ha continuato a esprimere la sua completa opposizione a questa operazione.I relatori speciali delle Nazioni Unite per i diritti umani – sia nel giugno 2020 che a marzo 2021 – hanno avvertito il governo giapponese che lo scarico dell’acqua nell’ambiente viola i diritti dei cittadini giapponesi e dei suoi vicini, compresa la Corea. Hanno chiesto al governo giapponese di ritardare qualsiasi decisione sullo scarico in mare dell’acqua contaminata fino a quando non sarà finita la crisi del COVID-19 e non si terranno opportune consultazioni internazionali.Sin dal 2012 Greenpeace ha condotto una campagna contro i piani di scarico dell’acqua contaminata di Fukushima, presentando analisi tecniche alle agenzie delle Nazioni Unite, tenendo seminari con i residenti locali di Fukushima insieme ad altre ONG. E avviando petizioni contro gli scarichi sottoposte agli organi competenti del governo giapponese.

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Giappone: Contaminazione radioattiva

Posted by fidest press agency su sabato, 5 marzo 2016

Grizzly

A Grizzly Bear catches a fish in a river in the Great Bear Rainforest in British Columbia, Canada.

TOKYO (GIAPPONE) Gli impatti ambientali del disastro nucleare di Fukushima Daiichi avranno effetti per secoli su foreste, fiumi ed estuari. È quanto emerge da “Radiation reloaded”, nuovo rapporto diffuso oggi da Greenpeace Giappone, secondo cui gli elementi radioattivi a lunga vita sono stati assorbiti da piante e animali, riconcentrati tramite le catene alimentari, e trascinati a valle verso l’Oceano Pacifico da tifoni, da inondazioni e dallo scioglimento della neve.«Il Programma di decontaminazione del governo giapponese non avrà quasi nessun impatto sulla riduzione del rischio ecologico legato all’enorme quantità di radioattività emessa nel disastro nucleare di Fukushima», afferma Kendra Ulrich, senior campaigner nucleare di Greenpeace Giappone. «Già oltre 9 milioni di metri cubi di scorie nucleari sono sparsi su almeno 113 mila siti nella Prefettura di Fukushima. Questo mentre il governo Abe vuol far passare la favola che cinque anni dopo l’incidente nucleare la situazione stia tornando alla normalità. E, purtroppo per le vittime, ciò significa che gli viene raccontato che possono tornare in sicurezza in ambienti in cui i livelli di radiazione sono spesso ancora troppo elevati e circondati dalla una pesante contaminazione».Con

foresta

Great Bear Rainforest in Canada. Creek in the woods. Great Bear Regenwald in Kanada. Ein Bach flisst durch einen Wald.

il rapporto lanciato oggi, basato su un grande volume di ricerche scientifiche indipendenti effettuate nelle zone colpite nell’area di Fukushima, l’organizzazione ambientalista denuncia anche la posizione profondamente sbagliata dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica e del governo Abe, sia in termini di rischi di decontaminazione che di rischi per l’ecosistema. Lo studio si basa inoltre sulle analisi dell’impatto ambientale della catastrofe nucleare di Cernobyl, per trarre un’indicazione del possibile futuro delle aree contaminate in Giappone.Le analisi mostrano come evidenti i seguenti impatti ambientali:
· Elevate concentrazioni di radioelementi riscontrate nelle nuove foglie e, almeno nel caso del cedro, anche nel polline;
· Aumento di mutazioni nella crescita degli abeti con l’aumento dei livelli di radioattività;
· Mutazioni ereditarie riscontrate nelle farfalle tipo Pseudozizeria maha, Dna danneggiato nei vermi nelle zone altamente contaminate e riduzione della fertilità nella rondine comune;
· Diminuzione dell’abbondanza di 57 specie di uccelli nelle aree a maggiore contaminazione, evidenziata da uno studio di quattro anni;
· Elevati livelli di contaminazione da cesio riscontrati nei pesci d’acqua dolce di importanza commerciale;
· Contaminazione radiologica degli estuari che rappresentano uno degli ecosistemi più importanti.
«Ancora non si vede la fine di questa drammatica vicenda per le comunità di Fukushima», continua Ulrich. «Quasi 100 mila persone non sono tornate a casa e molti non saranno mai in grado di farlo. La maggior parte dei cittadini si oppone al riavvio dei reattori nucleari, e molti di essi chiedono lo sviluppo delle fonti rinnovabili, le uniche opzioni sicure e pulite in grado di soddisfare le esigenze del Giappone. Il governo giapponese dovrebbe mettere gli interessi dei suoi cittadini prima di ogni altro», conclude.
Dal marzo 2011 ad oggi Greenpeace ha condotto 25 indagini radiologiche su Fukushima. Nel 2015, si è concentrata sulla contaminazione delle montagne boscose nel distretto di Iitate, a nord-ovest della centrale nucleare di Fukushima Daiichi. Sia le analisi di Greenpeace che ricerche indipendenti hanno dimostrato come la radioattività si muova dai bacini montani contaminati, fino a entrare negli ecosistemi costieri. Il fiume Abukuma, uno dei più grandi del Giappone, che scorre in gran parte attraverso prefettura di Fukushima, nei primi cento anni dopo l’incidente potrebbe scaricare in mare 111 TBq di Cesio-137 e 44 TBq di Cesio-134.Attualmente un team di ricercatori di Greenpeace Giappone sta studiando la contaminazione radioattiva dei sedimenti oceanici e alla foce del fiume sulla costa di Fukushima. L’indagine sottomarina è condotta da una nave di ricerca giapponese, con l’appoggio della Rainbow Warrior. Il disastro di Fukushima rappresenta il più grande rilascio di radioattività nell’oceano. Insieme all’incidente nucleare di Cernobyl è l’unico di livello 7 mai verificatosi sinora. (foto: foresta, Grizzly)

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La tragedia di Cernobyl

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 aprile 2010

Greenpeace ricorda oggi il ventiquattresimo anniversario del disastro di Cernobyl. Questa mattina dieci attivisti di Greenpeace, di cui alcuni con tute bianche e maschere antigas, portano una mostra fotografica davanti alla Camera dei Deputati a Montecitorio, per sottolineare le conseguenze dell’incidente di Cernobyl, esponendo uno striscione con la scritta “Stop follia nucleare”. Il 26 aprile 1986 a Cernobyl si verificò il più grave incidente nucleare della storia, con una violenta esplosione che rilasciò in atmosfera cento volte la radioattività sprigionata dalle bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki. La nube radioattiva arrivò fino in Europa Centrale e in Italia. «A ventiquattro anni da Cernobyl, la propaganda filo-nucleare continua a sottostimare gli effetti della tragedia di Cernobyl e il numero dei morti causati dall’incidente- spiega Andrea Lepore, responsabile campagna nucleare di Greenpeace- Purtroppo la stima dei morti causati dall’incidente è di oltre duecentomila e nessuno di loro deve essere dimenticato». La propaganda filo-nucleare parla infatti di soli 65 morti, riferendosi a malapena al numero dei lavoratori e soccorritori morti in seguito all’esplosione. Ma l’Accademia Russa delle Scienze dimostra che anche le stime del Cernobyl Forum, che indicavano novemila morti, erano state troppo caute e che i morti dovuti all’incidente di Cernobyl sono oltre duecentomila. Nel 1987, l’anno dopo Cernobyl, oltre l’80% dei cittadini italiani ha votato contro il nucleare. In seguito all’esito dei tre referendum proposti, tutte le centrali nucleari in Italia furono chiuse. «Il governo intende imporre all’Italia il nucleare e si prepara a una campagna di disinformazione sui rischi e i costi di questa pericolosa tecnologia. Così, non solo dimostra di non curarsi della volontà espressa dai cittadini, ma anche di non avere imparato nulla dagli errori passati» conclude Lepore. Le centrali francesi EPR che il governo vorrebbe far costruire in Italia sono state dichiarate carenti nel sistema di controllo dalle autorità di sicurezza francese, britannica e finlandese. Inoltre, secondo i documenti resi noti dall’associazione francese “Sortir du nucleaire”, potrebbero essere pericolose quanto quella di Cernobyl, perché sottoposte al rischio di analoghi incidenti

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