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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

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La città della ragione e la città della Fede

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 novembre 2017

padre pioDa anni – scrive un autore di molti saggi – mancavo da S. Giovanni Rotondo ed ora che ci sono ritornato la delusione è forte. Non sono, di certo, le folle a sconcertarmi, quanto l’idea di una religione fondata sul tornaconto. Mi riferisco, in particolare, a quella mercificazione del sentimento attraverso le immagini vendute sulle bancarelle, sulle suggestioni ad effetto dei soliti mistificatori da cortile, sulla idea di un luogo di miracoli da sfornare alla prima occasione. Il tutto ci allontana dal richiamo della Fede, dalla ricerca di una riflessione nel nostro intimo che si affaccia in un’oasi di pace e di serenità tra le mura di un convento, tra i silenzi di un luogo sacro, tra gli odori della cera che brucia e degli incensi durante una messa che si celebra. E’ l’amarezza di chi ha vissuto, tramite il proprio genitore e da bimbetto, l’esperienza “magica” di un incontro con colui che oggi è salito agli onori degli altari. Quel frate brusco ma anche affettuoso, che parlava in dialetto e che si scherniva dall’abbraccio a volte soffocante delle folle, aveva più il passo pesante di un uomo che vive nella sofferenza e nel martirio, che non quello eroico ed esaltante di un personaggio, così come lo avremmo voluto nel nostro immaginario collettivo. Di Lui sono stati scritti decine di libri eppure non sembra possibile che si possano dire tante cose per chi per decenni è vissuto nell’area limitata di un convento, tra la cella e la chiesa annessa. Tutti quelli che lo hanno visto ed oggi, per ragioni anagrafiche, si assottigliano sempre di più, hanno avuto la consapevolezza, di là delle suggestioni emotive del momento, di essersi imbattuti in un uomo semplice, che ci indicava vie semplici e persino ovvie e ci spronava, innanzitutto, ad avere fede in noi stessi come per dire che il vero miracolo non era estraneo alla nostra natura e non dovevamo cercarlo al di fuori di essa. Bastava credere. Basta avere Fede. E la fede è un sentimento strettamente personale che si può condividere solo con chi si misura con noi con uguale forza. Proprio per questo motivo la mia speranza è che un domani io possa ritrovare anche a San Giovanni Rotondo i due elementi fondanti della ragione e della fede e senza che la ragione si perda nell’interesse e la fede si smarrisca nel feticismo e nel misticismo di maniera. (Quaderni di cultura religiosa della Fidest)

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Il Capriccio e la Ragione. Eleganze del Settecento europeo

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 aprile 2017

tessutoPrato Museo del Tessuto via Puccetti 3 dal 14 maggio 2017 al 29 aprile 2018 la mostra organizzata dalla Fondazione Museo del Tessuto di Prato sul tema dello sviluppo dello stile e del gusto nella cultura artistica del XVIII secolo. La mostra si avvale della determinante e prestigiosa collaborazione del Museo della moda e del costume delle Gallerie degli Uffizi, del Museo Stibbert di Firenze e del Museo Studio del Tessuto della Fondazione Ratti di Como, nonché di altre prestigiose istituzioni sia pubbliche che private, che hanno permesso la costruzione di un percorso espositivo unico ed inedito su un secolo così ricco e complesso come il Settecento.
Main sponsor dell’iniziativa è ESTRA, la holding toscana tra i primi dieci gruppi industriali per vendita di energia in Italia.
Oltre 100 reperti tra tessuti, capi d’abbigliamento femminili e maschili, porcellane, accessori moda – quali scarpe, bottoni, guanti, copricapi – dipinti e incisioni, raccontano e motivano puntualmente i continui e significativi passaggi di stile che si susseguono in questo periodo storico, dall’esotismo ai “capricci” compositivi della prima metà del secolo fino alle forme classiche austere dell’ornato neoclassico.
L’accostamento dei tessuti alle più diverse tipologie di manufatti e tecniche artistiche permetterà al visitatore di avere una visione completa di tutti gli stili che attraversano il secolo – bizarre, chinoiserie, dentelles, revel solo per citare alcuni esempi della produzione tessile settecentesca – venendo così a creare un costante dialogo sia con i capi d’abbigliamento e gli accessori moda, sia con gli altri elementi d’arredo.
I tessuti operati in seta e preziosi filati metallici del Museo del Tessuto di Prato e del Museo Studio del Tessuto della Fondazione Ratti di Como – custode di una straordinaria collezione di tessuti antichi con rarissimi esemplari in seta proprio del Settecento europeo – dialogano con i preziosi gilet e le pregiate porcellane di manifattura cinese, Ginori e Sèvres di quello scrigno di tesori che è il Museo Stibbert di Firenze, custode di un patrimonio di oltre 50.000 oggetti tra costumi, armi e armature, arazzi, oggetti di arredo e di arte applicata.
corpettoDalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze proviene un nucleo di volumi di argomento diverso, databili dalla seconda metà del XVII alla fine del XVIII secolo, fondamentali per comprendere la nascita e lo sviluppo dei diversi filoni stilistici che attraversano il secolo: dai repertori di motivi decorativi presenti nei volumi sulle ambascerie delle Compagnie delle Indie in Cina e Giappone, alla rappresentazione delle creazioni di oggetti di arte applicata di stile rocaille, fino alle incisioni con soggetti archeologici che avranno un enorme ricaduta nella nascita e sviluppo del gusto neoclassico, affermatosi nel seconda metà del secolo.
Dal Museo Salvatore Ferragamo un nucleo di calzature del XVIII secolo che rappresentano il nucleo storico della collezione avviata dallo stesso Salvatore come archivio di studio per le sue straordinarie creazioni.
La mostra si avvale della straordinaria collaborazione del Museo della moda e del costume delle Gallerie degli Uffizi, ente che detiene la più importante e ricca collezione pubblica del territorio nazionale di costumi, abiti ed accessori di moda italiani ed europei che dal Rinascimento giungono sino al XX secolo. Orari martedì – giovedì: 10 – 15 venerdì e sabato: 10 – 19 domenica: 15 – 19 giorno di chiusura: lunedì Biglietto ingresso intero: 7 euro ridotto: 5 euro. (foto: tessuto, corpetto)

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Governo: facciamo il punto della situazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 aprile 2013

Le recenti elezioni politiche ci hanno dato un esito in pratica “interlocutorio” nel senso che non ha sancito un vincitore ma, semmai, tre mezze vittorie, mentre il partito di Monti si è fermato al 10%. La logica avrebbe voluto che si sarebbe potuto uscire dall’attuale impasse se due dei tre partiti si fosse alleato. Lo ha chiesto il Pdl pensando al Pd ma quest’ultimo lo ha chiesto al M5S ritenendolo più affine. Ora con il rifiuto del M5S d’unire le sue forze con il Pd non per motivi d’incompatibilità di programmi ma per ragioni di fiducia la situazione si è complicata. Taluni osservatori politici, per lo più adusi a ragionare con la logica dei vecchi schemi, intravedono, in questa mossa del M5S, un “irragionevole irrigidimento.” In questo modo di esprimere la loro contrarietà si potrebbe persino percepire una sorta di malafede poiché non si può pensare che hanno ignorato la ragione di fondo che ha animato da anni il movimento di Grillo e condiviso oggi da milioni d’italiani. E’ il frutto, semmai, che sta andando a maturazione di un disagio crescente di quanti non riescono più a identificarsi con la politica che danni parla di riforme e regolarmente le disattende. Partiti che hanno avuto bisogno di un governo extraparlamentare per uscire dalla profonda crisi di sistema e che ancora oggi annaspano nel buio assoluto. Basterebbe che il Pd lo riconoscesse pubblicamente e affidasse al M5S il governo del Paese offrendogli la fiducia. Errare umanum est ma “perseverare” est diabolicum. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Le ragioni di una quasi sconfitta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 febbraio 2013

Per un pelo il Pd è riuscito ad acchiappare la maggioranza alla Camera mentre al Senato è stato costretto a gettare la spugna. Il Pdl, a sua volta, non si può dichiarare soddisfatto a parte i sondaggi “taroccati” che gli davano perdente con uno stacco di ben dieci punti percentuali e che ora, sappiamo, sono diventati un’inezia.
Non intendo seguire la corrente dei tanti che, con il senno di poi, hanno pontificato sugli errori degli uni e quelli degli altri e dei meriti dei rispettivi leader, ma limitarmi solo a poche osservazioni di merito.
Incomincio con il dire che se mi fossi trovato nella condizioni di stare alla finestra ad osservare le mosse degli uni e quelle degli altri, nel contesto della vita italiana in questi ultimi venti anni, sarebbe stato ovvio partire dalla caduta rovinosa del sistema partitico che vedeva in primo piano la Dc da una parte e, dall’altra, il Pci condannato ad essere opposizione non tanto e non solo per via dei numeri ma soprattutto da ragioni di politica internazionale. Una volta, però, che il Pci si liberò da questi condizionamenti, non riuscì lo a raggiungere la “meta agognata” per colpa della sua stessa ideologia che è rimasta condizionata dal suo passato tant’è che ha finito con lo spianare la strada a un outsider della politica, ma non dell’intrallazzo, e nel ritenere lo Stato una sorta di “strenna aziendale” per le sue imprese. Così sono mancate le riforme, è stato peggiorato il rapporto stato-cittadini, sono state alimentate le tendenze più scorrette con l’evasione fiscale, i contributi a fondo perduto per le imprese decotte, accresciuto a dismisura il costo della politica e via di questo passo. Alla fine il paese si è diviso su tutto ed è prevalsa la logica dell’arrembaggio, dove è stata fatta man bassa delle risorse pubbliche e portata l’economia del paese allo sfacelo. Siamo così diventati un paese di corrotti e di corruttori e su queste poco esaltanti condizioni la stessa campagna elettorale di questi giorni si è misurata.
Ora che i giochi sono compiuti mi è parso ovvio considerare che la vivacità impressa alla campagna elettorale da Berlusconi aveva la sua logica intenzione di fermare la voglia di cambiamento del Paese, mentre sull’altro versante il Pd continuava a restare nel guado paralizzato dai veti incrociati delle sue tante anime.
Ora l’occasione può venire dal movimento di Grillo e dal fatto che può essere considerata un’intesa, sia pure sui programmi, più adatta e capace di fermare i critici interni del Pd che sono fermi sullo statu quo.
Grillo, quindi, è il saggio mentore che come nella storia di Collodi vuol portare alla ragione chi l’ha persa per il regno dei balocchi, ma può essere rinsavito e reso virtuoso.
Auguriamocelo di tutto cuore nell’interesse del paese. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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L’avvocato del diavolo

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 dicembre 2011

English: Pizza Berlusconi, so-called ‘best piz...

Image via Wikipedia

Editoriale Fidest. Se Berlusconi fosse il diavolo di certo l’on.le Giuliano Cazzola sarebbe il suo avvocato. Si tratta di sicuro una difesa, a tutto tondo, di un uomo che la ragione lo indica indifendibile, ma che l’ardore del leguleio di turno punta e rilancia con il fervore di un neofita.
La ragione ci dice che i guai odierni sono la diretta conseguenza di una politica sbagliata avviata nel 2008 allorchè si negò la crisi e si propendette nel negarla provocando, in questo modo, un aggravamento della situazione e alla debacle di un esecutivo di invertebrati. E la situazione è da considerarsi ancora più grave per quel governo in quanto ottenne una maggioranza parlamentare molto elevata che gli avrebbe permesso porre mano da subito a riforme strutturali e al rilancio dell’economia. Ma c’è di peggio. Mentre si gridava ai quattro venti che era un governo che aveva posto le basi per la lotta all’evasione fiscale i fatti remarono contro. Si pensi, ad esempio, alla depenalizzazione del reato di falso in bilancio. Si voleva riformare la giustizia ma le sole leggi che passarono furono quelle ad personam. Si varò una legge per la riforma della scuola e ci ritroviamo con un sistema che penalizza fortemente la scuola pubblica e favorisce quella privata. Non si fece nulla per fermare la corruzione nella pubblica amministrazione facendo salire, di conseguenza, a detta della Corte dei Conti, il danno dai 4 miliardi di euro di 9 anni fa ad oltre 70 degli odierni. Si fecero rientrare i capitali esportati illegalmente con una penale irrisoria (1,50%) mentre la Gran Bretagna, per analoga manovra, pretese il 20%. Non si fece nulla per tassare i capitali italiani depositati in Svizzera mentre altri paesi europei avviarono accordi in tal senso nei confronti dei loro cittadini. Ma di là di tutto questo l’on.le Cazzola ci dovrebbe spiegare perché un governo che a suo dire ha funzionato bene si è dimesso dando il via alla formazione del governo Monti. Non solo. Afferma che gran parte dei provvedimenti adottati dall’attuale governo siano la naturale continuità del precedente. Ovvio, quindi, l’assurdità delle dimissioni se seguiamo questo filone di ragionamento. La verità, caro onorevole, che se è meritoria la sua difesa di parte, dato che gli avvocati difensori devono fare il loro mestiere, è pur sempre triste rilevare un così stridente rapporto tra ciò che è stato e ciò che si vorrebbe che fosse. Ma vi è qualcosa di più: l’arroganza di chi sbaglia ma pretende di avere ragione e se non ne è consapevole, nel proprio intimo, è davvero sconcertante doverne prendere nota. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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“Ragione e sentimento”

Posted by fidest press agency su domenica, 17 luglio 2011

Fossanova 17 luglio alle ore 19.30. E’ il titolo che il Quintetto Bottesini ha scelto per il suo concerto in programma all’Abbazia di uno degli appuntamenti di maggiore interesse e curiosità del Festival Pontino per la riscoperta della compositrice e pianista francese Louise Farrenc (1804-1875), della quale si ascolterà lo sconosciuto Quintetto op. 31 n. 2 scritto nel 1840, seguito dall’altrettanto raro Quintetto in do minore, composto dal britannico Ralph Vaughan Williams nel 1903.
Tra le poche donne compositrici nella storia della musica Louise Farrenc, nata Jeanne Louise Dumont, è una di quelle che raggiunsero la fama maggiore anche se poi la sua produzione è caduta nell’oblio. Parigina, nata e cresciuta in una famiglia di pittori e scultori, fu una grande pianista allieva di Muzio Clementi, Ignaz Moscheles, Johann Nepomuk Hummel e fu l’unica donna in tutto il XIX secolo ad ottenere nel 1842 la cattedra di pianoforte al Conservatorio di Parigi. Allo stesso organico è destinato anche il Quintetto in do minore di Ralph Vaughan Williams, compositore che ha giocato un ruolo fondamentale nel panorama musicale inglese del primo Novecento. La sua formazione al Royal College of Music, dove studia con due compositori di fede brahmisana come Charles Villiers Stanford e Hubert Parry, l’amicizia con Gustav Holst, gli studi in Germania con Max Bruch e a Parigi con Ravel, l’ammirazione per Stravinskij e per Hindemith, definiscono una complessa trama di influenze che Vaughan Williams sintetizza in un linguaggio molto personale nel quale confluiscono anche elementi della musica antica.
Il Quintetto Bottesini è nato dal desiderio dei suoi componenti – Alessandro Cervo violino, Federico Stassi viola, Anna Armatys violoncello, Roberto Della Vecchia contrabbasso e Linda Di Carlo pianoforte – incontratisi per la prima volta nel 2006, di valorizzare e approfondire lo studio del repertorio cameristico per archi e pianoforte dai capolavori classici e romantici fino alla musica moderna e contemporanea.
Il Quintetto si è esibito in diverse rassegne e festival in Italia e ha effettuato anche importanti tournées internazionali, dalla Polonia all’Ecuador, dal Venezuela al Giappone, ricevendo notevoli apprezzamenti da parte del pubblico e della stampa specializzata. Nel dicembre 2007 il gruppo è stato invitato a tenere un concerto in onore del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione di una sua visita di lavoro a Washington. In autunno sarà nuovamente ospite dei “Concerti del Quirinale” di Radio Tre.

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A gloria di Dio

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 luglio 2011

Molti oggi imputano alla religione certi tragici passaggi della storia, e in ogni caso le negano qualunque ruolo positivo nelle vicende dell’umanità. Per esempio, affermano che il cristianesimo ha ostacolato il progresso scientifico e offerto giustificazioni alla schiavitù. In realtà, al contrario, la scienza moderna è un prodotto della concezione cristiana del Dio unico, che attribuisce alla ragione un valore essenziale. La Chiesa cattolica ha poi avuto una parte rilevante nella diffusione dell’idea che la schiavitù fosse un abominio agli occhi di Dio e nella soppressione di questa pratica disumana in Occidente. In questo libro provocatorio, lucido e ben argomentato Rodney Stark si prefigge lo scopo di denunciare e smascherare gli errori e i pregiudizi degli storici, e di dimostrare come le idee su Dio abbiano plasmato la storia e la cultura moderna dell’Occidente, costituendo l’indispensabile premessa di molte delle sue più importanti conquiste. Rodney Stark – Lindau – 2011 – pp. 560 – € 28,00 scontato 25,20.

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Scienze, Ragione e Fede

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 maggio 2011

Roma 28 maggio, alle ore 17.30, presso il centro convegni “Bonus Pastor” (via Aurelia, 208), S. E. Card. Camillo Ruini, Presidente del Comitato per il progetto Culturale della CEI, terrà una con conferenza pubblica dal titolo “Scienze, Ragione e Fede. Un rapporto sempre in costruzione.”
Al termine della conferenza avrà luogo la presentazione del volume di J. Ratzinger – Benedetto XVI, “Fede e Scienza. Un dialogo necessario”, un’antologia di scritti a cura di U. Casale, edito da LINDAU. Interverranno il prof. Giovanni Jacovitti dell’Università “La Sapienza” di Roma e il prof. don Umberto Casale della Facoltà di Teologia di Torino. L’evento si svolgerà nell’ambito del IV° Workshop, “Aspetti filosofici e teologici del lavoro scientifico”, promosso dal DISF Working Group, un programma di formazione interdisciplinare finalizzato ad accrescere la cultura umanistica, filosofica e teologica, di giovani laureati che operano in particolare nel settore della ricerca scientifica. Il rapporto tra Fede e Ragione è stato e continua a rappresentare uno dei temi guida del Magistero di Benedetto XVI, in continuità con la riflessione teologica già contenuta negli scritti universitari di Joseph Ratzinger. La conferenza di S. E. il card. Camillo Ruini ed i successivi commenti all’opera curata da U. Casale si propongono di enucleare i punti essenziali di questo importante rapporto. Il DISF Working Group, attività sorta nel 2005 opera in stretta sinergia con il Centro di Documentazione Interdisciplinare di Scienza e Fede e il Portale internet http://www.disf.org, diretti da Giuseppe Tanzella-Nitti, già curatore – con Alberto Strumia – del Dizionario Interdisciplinare di Scienza e Fede (Città Nuova e Urbaniana University Press, Roma 2002).

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La signora di Fatima

Posted by fidest press agency su domenica, 3 aprile 2011

Lettera al direttore. Dal 9 al 13 maggio si terrà a Roma un conferenza su Fatima. Sembra impossibile come ancora oggi, all’inizio del terzo millennio, uomini colti, intelligenti, abituati anche a sottili ragionamenti, possano rinunciare alla ragione, qualora si trovino davanti a “verità” stabilite in passato da uomini della Chiesa. Si dà per scontato che la signora immaginaria di Fatima, colei che avrebbe consigliato a tre bimbetti di tenere il cilicio sulle teneri carni solo di giorno e non di notte, colei che avrebbe terrorizzato i piccoli con tremende visioni infernali, colei che avrebbe ritenuto giusto il sacrificio di due bimbetti, ai quali avrebbe preconizzato la morte prematura  (Giacinta morì tra atroci sofferenze), si dà per scontato, dicevo,  che fosse realmente la Madre di Gesù, la donna che si preoccupava dei commensali rimasti senza vino, la donna che vediamo sofferente ai piedi della croce, e di conseguenza si crede a tutte le corbellerie che l’analfabeta pastorella Lucia attribuì alla Madonna. Anche nella Chiesa, però, esistono persone che alla ragione non rinunciano facilmente. Nel 1959, Giovanni XXIII prese visione del terzo segreto di Fátima, e non volle divulgarlo. Uomo buono, intelligente e concreto, avendo certamente intuito la verità, vale a dire che si trattava di una ridicola mistificazione, preferì tacere, evidentemente per non creare divisioni in seno alla Chiesa, e per non deludere milioni di fedeli. Giovanni Paolo I, nel marzo del 1978, prima di essere eletto, quand’era ancora patriarca di Venezia, andò a trovare suor Lucia, la pastorella sopravvissuta, ed uscì sconvolto dal colloquio. Il fratello, Edoardo Luciani, attribuì il motivo di tanto turbamento al fatto che la monaca gli avrebbe predetto l’elezione a papa, e la morte poco tempo dopo. Ma è una tesi inverosimile, anche perché papa Luciani, non mostrò assolutamente, in seguito, il comportamento di una persona che sa di dover lasciare questo mondo da un momento all’altro. Ed inoltre è difficile che la monaca avesse ancora l’incoscienza di fare predizioni di morte, come aveva fatto da piccola con i poveri cuginetti. E’ probabile invece che anche  Luciani, parlando con la suora, si fosse reso conto della verità. (Renato Pierri P.S. Per approfondire l’argomento, si legga il mio libro “Il quarto segreto di Fatima”, edito da Kaos Edizioni)

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A.G.E.: scuole italiane nella bufera

Posted by fidest press agency su martedì, 7 dicembre 2010

Da un comunicato dell’Associazione genitori: “In molte scuole italiane si ripete, come già da anni, l’esperienza studentesca di occupazioni, assemblee permanenti, scioperi. Da genitori, di fronte agli episodi, talora violenti, che iniziano a coinvolgere le scuole, chiediamo a tutti gli studenti di agire sempre documentati, informati, cercando le fonti corrette e non limitandosi agli slogan. Chiediamo che il legittimo diritto di opinione e manifestazione sia sempre contenuto nella dinamica educativa propria della scuola, caratterizzata da legalità, dialogo, impegno nella ricerca. Per questa ragione è opportuno che dirigenti e docenti accompagnino sempre gli studenti, educandoli all’assunzione di responsabilità e al rispetto dei diritti di tutti, delle strutture e degli ambienti. Gli istituti e le classi non possono essere mai abbandonati nelle mani di pochi studenti. I dirigenti scolastici e i Consigli d’Istituto, in queste situazioni, debbono in modo particolare intensificare la vigilanza spettante alla loro funzione istituzionale, coinvolgendo i genitori, soprattutto in presenza di minori. Le domande sul futuro della scuola e dell’università, la pluralità di pensiero, le preoccupazioni dei giovani devono essere condotte all’interno di una “palestra di cittadinanza”, qual è la scuola: possono, pertanto, essere individuate diverse modalità democratiche di partecipazione e persino di protesta, però non autolesive del diritto/dovere di studio e formazione proprio degli studenti.
L’A.Ge. – Associazione Italiana Genitori – seguendo con attenzione e continuità l’evolversi delle norme e dei provvedimenti sulla scuola, ha in più occasioni segnalato problemi, chiesto correzioni, evidenziando, quando presenti, anche scelte condivise e positive. Complessivamente, da tempo, anche noi andiamo chiedendo che il Paese investa di più nel sistema scolastico ed universitario, proprio perché, nelle fasi di crisi economica, è necessario pensare al futuro, alla formazione delle nuove generazioni.  I necessari e maggiori investimenti nell’istruzione e formazione non devono, però, essere mai disgiunti dalla valutazione del sistema scolastico e, a nostro parere, anche dei docenti stessi.   È necessaria, in altre parole, una politica di sistema, in linea con le scelte europee, rispondente alla sfida della complessità e alla domanda educativa, che sappia coniugare quantità e qualità, promuovendo efficacia, ma all’interno di comunità scolastiche che siano centri di ricerca e di dialogo, aperti al territorio e alle famiglie”.

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Tatiana Lawresz Lisiecka:Autobiografia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 dicembre 2010

Forte dei Marmi La mostra allestita nel “Museo Ugo Guidi” di Forte dei Marmi – Via M. Civitali 33 a Vittoria Apuana – e presso il Logos Hotel – Via Mazzini 153, sarà inaugurata Sabato 11 DICEMBRE alle ore 16 al MUG. A cura di Filippo Rolla.  “Nella mostra dal titolo Autobiografia di Tatiana Lawresz Lisiecka affiora uno studio del linguaggio corporeo percepito come strumento comunicativo della condizione umana. Questa ricerca è orientata ad analizzare ed indagare l’universo umano, che da anni l’artista rappresenta nelle sue opere d’arte, dai minimi particolari agli aspetti più coinvolgenti, dai sentimenti ai comportamenti, dalla ragione alla follia che giorno dopo giorno si generano nella parte più intima e segreta di ognuno di noi ed affiorano nei volti dell’esistenza. E proprio da questa accurata analisi, hanno origine i disegni e le sculture di Tatiana che nascono da un’inevitabile necessità interiore di rappresentare l’esperienza umana attraverso la forma disegnata e scolpita.” (Filippo Rolla) (guardiani)

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Berlusconi: una gioventù che non muore

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 novembre 2010

Lettera al direttore Io lo capisco. Capisco Silvio Berlusconi, anche se, confesso, non mi è mai stato simpatico. Chi di noi da giovane non ha messo consapevolmente da parte la ragione per fare qualcosa a vantaggio di una bella ragazza? Chi di noi da giovane non ha fatto persino qualche sacrificio per avere questo piacere? Berlusconi è come se fosse sempre giovane. Quando decise di telefonare alla questura di Milano, sapeva perfettamente che si stava comportando in maniera irragionevole, ma il piacere di fare qualcosa per una bella fanciulla in quel momento era più forte della ragione. Aiutare una persona giovane e bella, solo perché è giovane e bella, dà piacere, ed è un piacere che rientra nella sfera sessuale; se non altro fa pregustare, almeno con l’immaginazione, piaceri più concreti. Non è facile da giovani rinunciare ai piaceri sessuali. E Berlusconi è come se fosse sempre un giovanotto. Io quindi non me la prendo con lui se il nostro Paese da molto tempo è come una nave senza timoniere, me la prendo con coloro che continuano a non capire che un giovanotto non può fare il presidente del Consiglio. Non so, può darsi anche che all’estero ci prenderebbero ancor più in giro, però penso che come Presidente della Repubblica, certamente farebbe meno danni. (Renato Pierri)

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Morte intrauterina

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 settembre 2010

Perdere un bambino durante la gravidanza purtroppo non è un evento raro e deve essere considerato un vero e proprio lutto. In questi giorni i media si sono interessati a diversi casi di morte intrauterina avvenuti in alcuni ospedali italiani, sollevando spesso il sospetto di episodi di malasanità. “Sembra che improvvisamente ci sia una epidemia di morti intrauterine” ha commentato la dott.ssa Claudia Ravaldi psichiatra e psicoterapeuta, fondatrice e presidente di CiaoLapo Onlus “quando la vera ragione è che normalmente nessuno ne vuole parlare. Negli ultimi 10 anni il tasso di nati-mortalità in Italia si è infatti assestato intorno al 3 per mille nati, una percentuale buona, rispetto ad altri paesi industrializzati, ma purtroppo stabile.” Ciò significa che nonostante il progredire della scienza e il miglioramento della assistenza di base alle donne in gravidanza, rimane una percentuale significativa di donne che perdono i loro figli nella seconda metà della gravidanza, senza alcun motivo apparente.
La malasanità ovviamente esiste e come medici siamo i primi a combatterla e denunciarla, ma non dobbiamo trascinare nel calderone mediatico eventi clinici drammatici ma purtroppo spesso imprevedibili, con conseguenze nefaste sui genitori. Ma non ci sono dunque cause per queste morti? “In circa un terzo dei casi” spiega la dott.ssa Ravaldi “nonostante le indagini approfondite, non sarà rilevata alcuna causa di morte, ma solo una combinazione di fattori di rischio materni, paterni o del bambino. Gli studi internazionali in particolare indicano tra i fattori di rischio materni il sovrappeso e l’obesità, il fumo di sigaretta, l’utilizzo di alcol o sostanze d’abuso, il diabete, l’età materna avanzata (sopra i 35 anni) o giovanile (sotto i 20), alcune malattie del sistema immunitario, e l’alterazione di fattori della coagulazione. Non tutti questi fattori si possono controllare, ma ciò che le madri possono fare in prima persona per prevenire questi eventi è modificare il loro stile di vita (alimentazione, alcol e fumo in particolare) ed eseguire il conteggio attivo dei movimenti fetali (dalla 28° settimana di gravidanza in poi non dovrebbero mai scendere al di sotto di 10 in una mezz’ora in cui il bambino è sveglio e solitamente attivo), rivolgendosi al ginecologo non appena i movimenti cominciano a diminuire”.

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Berlusconi alle corde?

Posted by fidest press agency su sabato, 18 settembre 2010

Il caso “Berlusconi” fa riflettere. Le sue insistenze per avere subito un provvedimento che lo affranchi dai suoi guai giudiziari lo rendono nervoso e persino aggressivo. Rosario Amico Roxas chiedendosi la ragione di tanta ansietà ci espone la situazione nell’intento di portare luce a una vicenda che, a suo avviso, rappresenta un limite, se non oltre, di decenza istituzionale. Il tutto, per Rosario, incomincia nel “ 1970 allorchè Dario Azzaletto, figlio di Giuseppe (fiduciario di Andreotti in Sicilia), diviene socio della banca Rasini. Sempre nel 1970, il procuratore della banca Luigi Berlusconi (padre del cavaliere) ratificò un’operazione destinata ad avere un peso nella storia della Rasini: la banca acquisisce una quota della Brittener Anstalt, una società di Nassau legata alla Cisalpina Overseas Nassau Bank, nel cui consiglio d’amministrazione figurano nomi destinati a divenire famosi, come Roberto Calvi, Licio Gelli, Michele Sindona e monsignor Paul Marcinkus.
Quando il giornalista del New York Times, Nick Tosches, chiese a Sindona (poco prima della misteriosa, ma non troppo, morte di quest’ultimo): «Quali sono le banche usate dalla mafia?». Sindona rispose: «In Sicilia il Banco di Sicilia, a volte. A Milano una piccola banca in Piazza dei Mercanti». L’unica banca presente a Piazza dei Mercanti, al tempo, era inequivocabilmente la Banca Rasini. La Banca Rasini risulta, inoltre,  anche nella lista di banche ed istituti di credito che gestirono il passaggio dei finanziamenti di 113 miliardi di lire (equivalenti ad oltre 300 milioni di euro nel 2006) che ricevette la Fininvest, il gruppo finanziario e televisivo di Berlusconi, tra il 1978 ed il 1983, da ignoti benefattori, per cui il cavaliere, interrogato in proposito al processo Dell’Utri come persona informata dei fatti, si avvalse della facoltà di non rispondere. Il giornale inglese The Economist cita ripetutamente la Banca Rasini nel suo noto reportage su Silvio Berlusconi, sottolineando come, ad avviso dei recensori del reportage, Berlusconi abbia effettuato transazioni per mezzo della banca. È stato invece accertato che Silvio Berlusconi ha registrato presso la banca ventitré holding come negozi di parrucchiere ed estetista. Anche per fare chiarezza su questi fatti nel 1998 l’archivio della banca è stato messo sotto sequestro”. A questo punto c’è da chiedersi quali sono i timori del cavaliere sui risvolti di queste faccende? “Non riguardano – afferma Rosario – le piccole operazioni, per quanto discutibili, dalle quali si è salvato con prescrizioni, oppure “per intervenuta modifica della legge sul falso in bilancio”, oppure con sanatorie, condoni o perdoni acquistati (Previti fu molto attivo in quegli anni).  I timori riguardano ben altri intrecci dove si incontrano mafia, politica, affari, Vaticano e P2; lì dentro ci sono morti, dispersi, scomparsi, banda della Magliana, il bandito De Pedis sepolto in Sant’Apollinare. La coincidenza vuole che in tutte queste circostanze, appare l’ombra del cavaliere”. “Lo scivolone – precisa Rosario – in un modesto processo di corruzione, come nel caso Mills, potrebbe aprire varchi nella difesa dai quali uscirebbero moltissimi segreti di Stato che ancora incombono sull’Italia come  irrisolti oppure coperti dal segreto di Stato”. E’ questo il back ground che riaffiora oggi e rende agitati i sonni del Cavaliere. (Rosario Amico Roxas)

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Brunetta e l’autocritica

Posted by fidest press agency su sabato, 11 settembre 2010

“Ai tanti Bersani, Epifani e compagni vari che si adontano per le mie parole sui fatti di Torino non è mai passato per la testa di fare un poco di autocritica pensando alla loro storia, alla loro ideologia, alle macerie sotto cui sono rimasti dopo il crollo del muro di Berlino, alla loro incapacità di  diventare realmente socialdemocratici e riformisti così come a quella di riconoscere i loro avversari come tali senza demonizzarli e irriderli, al loro arrivare sempre in ritardo con gli appuntamenti della storia, al loro storicismo d’accatto del tipo “avevamo torto ma avevamo ragione ad aver torto”  mentre i loro avversari “avevano ragione ma avevano torto ad aver ragione?”

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Il vescovo di Otranto e la messa funebre

Posted by fidest press agency su domenica, 15 agosto 2010

Lettera al direttore. Il vescovo emerito di Otranto, Vincenzo Franco, ha dichiarato: “Non darei la comunione a Vendola perché ostenta la sua condizione perversa e malata di omosessuale praticante”. Ed ha avuto il coraggio di aggiungere: “Se muore un gay certamente me ne dolgo e prego per lui, ma non posso celebrare una messa funebre per la semplicissima ragione che è morto senza pentimento”. Il vescovo somiglia molto a San Paolo, e per niente a Gesù. Così va il mondo della Chiesa. San Paolo, infatti, riguardo agli omosessuali, ma anche riguardo alle donne, faceva discriminazioni che Gesù non ha mai fatto. Il vescovo di Otranto, dando pubblicamente del perverso e del malato ad un omosessuale, non ha calpestato solo il Vangelo, ma anche la ragione. Doppio peccato. Qualora dovesse morire senza pentimento (Dio non voglia!), stando alla sua affermazione, sarebbe giusto gli fosse negata la messa funebre. Vale forse la pena ricordare al buon vescovo che il Gesù del Vangelo non negò il pane spezzato neppure all’apostolo traditore. (Elisa Merlo)

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Rai: La via del cuore la via della ragione

Posted by fidest press agency su domenica, 18 aprile 2010

Mercoledì 21 aprile ore 12.00 Sala B viale Mazzini, 14 Conferenza stampa per la presentazione del programma di Rai Educational BIG  La via del cuore la via della ragione ideato e condotto da Annalisa Bruchi e Silvia Tortora  Cuore e ragione: due stati d’animo per raccontare le facce di un stesso profilo. Due giornaliste e due modi di intervistare per far emergere il vissuto di  un personaggio celebre. Ritratto inedito di 20 protagonisti del nostro tempo,  in un’intervista a fuoco incrociato.  Interverranno: Giovanni Minoli, Direttore di Rai Educational Annalisa Bruchi, Silvia Tortora, Lino Jannuzzi  In onda su Raitre, giovedì 22 aprile ore 1.10

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Maria Moneti Codignola: Ipazia muore

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 aprile 2010

Milano 20 aprile alle ore 18.00 presso la Sala delle Colonne della Banca Popolare in piazza Meda, 4, «Reset» e la casa di distribuzione Mikado organizzano il dibattito dedicato alla storia della protagonista: Ipazia – Una donna per la libertà, la scienza, contro ogni fondamentalismo. Introdurrà il direttore della rivista Giancarlo Bosetti. Parteciperanno: la medievalista Maria Teresa Fumagalli Beonio Brocchieri, la studiosa di diritto romano Eva Cantarella, lo scrittore Umberto Eco, che ha dedicato a Ipazia anche alcune pagine del suo Baudolino e il teologo Vito Mancuso. Al centro dell’attenzione la libertà della conoscenza, della ragione, del pensiero scientifico e filosofico delle voci femminili contro ogni forma di oppressione e sottomissione. Parteciperà alla tavola rotonda anche il regista spagnolo Alejandro Amenábar.

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Fede nella ragione, ragionamenti sul credere

Posted by fidest press agency su martedì, 13 aprile 2010

Le domande più frequenti sull’esistenza tra fede e ragione.  Chi vuol vivere pienamente dev’essere anzitutto capace di interrogarsi consapevolmente riguardo alla questione se si debba fondare il senso della propria esistenza solo su ciò che è verificabile oppure sull’ipotesi che vi sia un senso ulteriore, o persino un Senso Ultimo. L’autore, Matteo Rampin, medico psichiatra, analizza nel testo Fede nella Ragione, ragionamenti sul credere edito da Marcianum Press le domande più frequenti che l’uomo si pone sull’esistenza e, in una prospettiva della ragione, offre interessanti riflessioni.  Domande come queste tendono oggi a essere soffocate da un nichilismo banalizzato che non ha più nulla di eroico né di tragico, e che spinge al disimpegno e alla rinuncia a pensare; ma l’uomo è tale perché si interroga, e si interroga perché ha la ragione: è dunque guardando alla ragione che ci si deve interrogare sulle questioni del senso.   La ragione rende problematica l’idea di Dio: non solo le principali religioni sostengono verità contrarie all’esperienza sensibile (a cominciare dalla resurrezione dei morti), ma la neurobiologia ipotizza che il bisogno di senso sia solo un precipitato casuale del processo evolutivo, per cui (se è vero che l’uomo tende biologicamente a costruirsi l’illusione di un senso che non esiste) tutte le domande sul “senso del senso” cessano di avere interesse. Tuttavia, ancora una volta, chi afferma che non vi è un senso non può  addurre prove irrefutabili a sostegno della sua ipotesi: anche oggi, dopo secoli di pensiero fondato sulla ragione scientifica, si deve constatare che né l’esistenza né l’inesistenza di Dio sono dimostrabili razionalmente. Si arriva, con questo, all’umiliazione della ragione in ogni possibile discorso sul credere? La scelta decisiva circa la questioni del senso esula irrimediabilmente dalla razionalità?   Il messaggio cristiano propone una risposta valida anche per l’uomo contemporaneo: afferma che è possibile verificare nella pratica diretta e concreta l’attendibilità del Vangelo. Chi accetta di sperimentare l’annuncio cristiano può “mettere alla prova” l’ipotesi che sia possibile uno scaturire di senso anche laddove un senso non appare, che sia possibile amare e a lasciarsi amare anche nella profondità dell’abisso della sofferenza e dell’ingiustizia, che si possa diventare persone più compiute e costruire un mondo più umano.  Si tratta di una proposta che non umilia la ragione, e sulla quale possono convenire serenamente credenti e atei: chi mette alla prova la verità  del messaggio cristiano può legittimamente parlarne, confutandolo o accettandone la validità. (Martina Voghi)

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La ragione delle parole e quella dei fatti

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 aprile 2010

Lettera al direttore Papa Ratzinger durante la Messa del Crisma celebrata ieri a San Pietro, ha detto: che i cattolici non possono accettare le ingiustizie elevate a “diritto” e a leggi, prima fra tutte “l’uccisione di bambini innocenti non ancora nati”. Vorrei intanto far notare come per dare maggiore risalto alla gravità del “delitto”, si ricorra, magari inconsapevolmente, a piccole furbizie linguistiche. L’embrione, infatti, si chiama embrione e non bambino. E l’aggettivo “innocente” è superfluo, tranne che non esistano embrioni colpevoli. Sembra che l’aborto sia un problema che riguardi soprattutto gli uomini, e segnatamente gli uomini della Chiesa. E del resto è abbastanza naturale, giacché da tempo immemorabile gli uomini hanno tenuto sotto controllo il corpo delle donne. La Chiesa non si accorge che così facendo, si allontana sempre più e dal Vangelo e dalla gente, e soprattutto dalle donne, che definisce disinvoltamente assassine,  qualora esse  abortiscano anche per estrema necessità. Gesù predicava l’amore per le persone, la Chiesa predica l’amore per l’embrione, e se n’è fatta un’ossessione, così come si è fatta un’ossessione della procreazione artificiale, e delle unioni fra omosessuali, del testamento biologico, e via di seguito. Ma c’è proporzione tra il fiume di parole su questi argomenti, e le parole  a favore dei 100 milioni nel mondo di bambine costrette a lavorare, o sfruttate nel commercio sessuale minorile? C’è proporzione tra il parlare della Chiesa a favore dell’embrione, e il parlare a favore delle donne che nel nostro Paese sono maltrattate, ferite, e uccise dagli uomini? (Attilio Doni Genova)

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