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Scuola: Docenti, i meno pagati dallo Stato

Posted by fidest press agency su sabato, 30 marzo 2019

La Ragioneria dello Stato, con il Conto annuale, sancisce quello che Anief sostiene da tempo: tra il 2011 e il 2018 il blocco dei contratti ha prodotto una perdita di quasi 1.900 euro a lavoratore. Se si pensa che il Governo precedente ha pensato di cavarsela con 85 euro medi di aumento, tra i 37 e i 52 euro netti, più degli arretrati-mancia di poche centinaia di euro, assume connotati più nitidi la pochezza degli stipendi di chi opera nella scuola pubblica. La stessa Ragioneria dello Stato dice: “è evidente la generalizzata riduzione del costo del lavoro”. Non c’è quindi nulla di cui meravigliarsi se poi i lavoratori della Scuola, docenti e personale Ata figurano i meno remunerati dello Stato. E le insegnanti sono anche quelle con l’età più avanzata in Europa. Marcello Pacifico (Anief): Serve una svolta, la docenza non si può valorizzare con le mance. E va collocata tra le professioni usuranti, facendola rientrare nell’Ape Social, senza le ingiuste decurtazioni applicate con ‘quota 100’. A tal proposito, solo tre giorni fa il Consiglio nazionale Anief, riunito a Roma ha indicato al Governo come reperire le risorse utili per garantire aumenti minimi mensili di 200 euro, per rispondere all’impoverimento degli stipendi e per predisporre il passaggio di livello funzionale del personale Ata: basterebbe utilizzare i risparmi di spesa già destinati dalla legge alla carriera del docente e al settore scolasticoSpulciando tra i conti annuali del Mef, per chi è impegnato quotidianamente sulla formazione delle nuove generazioni, si scopre che la scuola ricopre il 26,42% del costo complessivo del lavoro pubblico, ma è anche il settore con le retribuzioni medie più basse (28.440 euro annui, inferiori a quelle dei ministeri) e con un calo di oltre 800 euro in un solo anno. Inoltre, i lavoratori della scuola si contraddistinguono per l’età media più alta di tutta la PA: nel 2018 ha toccato i 52,3 anni, con le insegnanti risultate addirittura “tra le più vecchie in Europa”.
“Sugli aumenti di stipendio insoddisfacenti non avevamo dubbi – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – perché gli 85 euro di aumento medio lordo – con un incremento a regime del 4,85% – erano molto al di sotto dell’inflazione accumulata negli ultimi anni di blocco contrattuale, considerando che pure dopo gli incrementi il costo della vita continuava comunque a sovrastare i salari dei dipendenti della PA, alla luce degli 8 punti percentuali in più di costo della vita registrati tra il 2007 e il 2015. In questa situazione, è chiaro che l’aumento di 8 euro lordi, a partire dal prossimo 1° aprile, con un ritocco previsto da luglio 2019, non cambierà la sostanza delle cose”. Questi dati ci dicono anche che era addirittura in difetto la stima dei mille euro di potere d’acquisto perso negli ultimi anni dai lavoratori italiani. Mentre nello stesso periodo in Germania e Francia i salari sono aumentati. Inoltre, in Germania un maestro della primaria appena assunto percepisce 46.984 euro di media, per poi incasare anche più di 62 mila euro prima di andare in pensione, mentre in Italia nessun docente supererà mai 34 mila euro; alle scuole medie, il collega tedesco sfiora i 53 mila euro all’inizio e i 70 mila euro a fine carriera. Per non parlare del Lussemburgo, dove lo stipendio di un docente è quasi cinque volte più alto, ben al di sopra dei 100 mila euro l’anno. Delle cifre che in Italia percepiscono, almeno nella PA, solo i magistrati. “Certe cifre – continua Marcello Pacifico – ci confermano la bontà della nostra battaglia legale per il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2015-2018, al fine da recuperare almeno il 50% del tasso Ipca non aggiornato dal mese di settembre 2015 e i mancati arretrati dell’ultimo contratto rinnovato. In attesa di aumenti veri, pari a 200 euro a dipendente, rimane l’unica operazione possibile per chi vuole vedere giustamente aumentato il suo stipendio”.

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Scuola e Università, tutte le disposizioni del testo “bollinato” dalla Ragioneria di Stato

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 novembre 2018

Per la scuola sono previsti 400 insegnanti in più nei licei musicali, come risposta al commissariamento del Miur ottenuto dall’Anief (art. 53), ma anche il finanziamento per l’assunzione dei co.co.co. Ata siciliani (art. 54), il distacco agli Uffici Scolastici Regionali di 150 specialisti su innovazione didattica e digitale (art. 52), la ridefinizione del fondo per gli istituti (art. 64). Sempre per la scuola è in arrivo la riforma del reclutamento con il ritorno al “concorsone” e la ferma quinquennale prima di chiedere il trasferimento, l’abolizione del concorso riservato ai precari non abilitati con 36 mesi, la cancellazione degli ambiti territoriali (art. 58), le risorse per coprire l’indennità di vacanza contrattuale e per rinnovare il contratto (art. 34). Nuova ripartizione dei fondi anche per il settore universitario (art. 78), per il quale è prevista anche la copertura per l’assunzione di mille ricercatori a chiamata diretta (art. 32).

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