Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 137

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Canone Rai. L’eterno problema irrisolto… che non sarà risolto

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 aprile 2022

Il fatto che entro la fine dell’anno le istituzioni dovranno decidere come dovrà essere pagato il cosiddetto canone Rai è occasione per ripensare il nostro sistema pubblico di informazione radiotelevisiva? Occorrerebbe volontà politica. Tutti i partiti (governo e opposizione) hanno tornaconto dalla spartizione Rai e, al momento, non sembra che vogliano rinunciare agli interessi di bottega, ovviamente spacciati per interessi collettivi. Il nostro sistema di gestione e finanziamento della Rai (circa 1.630 milioni di euro all’anno) è erede di un mondo che non esiste più, quando i partiti erano espressione viva dei cittadini e tutto passava attraverso essi. Oggi i partiti sono gruppi di potere e di “clienti” che, a malapena votati dalla maggioranza degli elettori, parlano a se stessi, tant’è che anche le massime cariche esecutive delle istituzioni sono affidate a persone a loro esterne e che, proprio per questo, ispirano maggiore fiducia e credibilità… anche agli stessi partiti. Le comunicazioni e le informazioni oggi hanno molteplici canali di distribuzione, soprattutto quelli della Rete, ma il nostro sistema pubblico si finanzia ed è impostato come quando c’era il monopolio. Tant’è che la Rai è oggi in abuso di posizione dominate con i suoi concorrenti (essenzialmente mercato pubblicitario) che non fruiscono del canone: tutti lo sanno, autorità di controllo incluse, ma fanno salti mortali per dire che invece è tutto a posto… essere Stato, sembra che dia diritto a violare leggi che, altrimenti, sono applicate – solo per loro – ai concorrenti Rai.I sommovimenti a cui assistiamo, anche di partiti (Lega) che in passato hanno fatto iniziative per l’abolizione del canone, sono sempre nella logica di una migliore spartizione del potere. E’ di questi giorni, per esempio, un’interrogazione della Lega per sapere se i paventati aumenti del canone siano dovuti al fatto che un nuovo collaboratore Rai percepisce un compenso di 50mila euro al mese. Iniziativa in teoria nobile ma ad orologeria, visto che questo collaboratore viene tirato in ballo perché politicamente inviso ai leghisti, e altrettanto non viene richiesto per tanti collaboratori e giornalisti a libro paga dell’informazione di Stato. Non si discute e non si propongono, per esempio, cambiamenti radicali che, di per sé, non potrebbero che mettere la parola fine a questa gestione Parlamento/partiti. Sembra che, più che informazione istituzionale, l’interesse sia per uno strumento di propaganda, gestito da fedeli, spaziando anche sullo spettacolo. Gli elettori alcuni fa (1995 – 4) furono chiamati ad esprimersi sul modello di gestione con un referendum, e indicarono al legislatore la privatizzazione. Considerazione=zero! Vari tentativi di confronti e cambiamenti parlamentari sono rimasti lettera morta… il fatto che tutti i partiti (che mirano alla propria sopravvivenza) sono equamente rappresentati in Rai ha, di fatto, comprato le loro politiche.La fine della riscossione del canone in bolletta elettrica, quindi, sembra che non porterà a nulla di nuovo. La maggiore rivoluzione potrebbe essere (come avviene in Svezia, Norvegia, Finlandia, Belgio, Olanda e Spagna) che i mille e seicento milioni e rotti necessari alla gestione, invece di riscuoterli direttamente fossero presi dalla fiscalità generale. Canone quindi abolito! Ma da qualche parte questi proventi andranno presi e non ci stupiremmo, per esempio, qualche balzello sulla benzina (fonte eterna delle fiscalità più varie…). E comunque resterà l’irrisolto ed eterno problema: l’informazione come strumento di esercizio di potere e consenso e non come servizio… magari affidato ad una gara di appalto…François-Marie Arouet http://www.aduc.it

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Con Rai Documentari alla scoperta del Pianeta Terra

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 gennaio 2022

Domenica 9 gennaio alle 15.35 su Rai Due. Al centro di “Mompracem l’isola dei documentari”, l’appuntamento domenicale di Rai Documentari a partire dalle 15:35 su Rai Due, il nostro pianeta, la Terra, risorsa insostituibile e preziosa che va salvaguardata. In apertura Rai Documentari presenta “Earth un giorno straordinario”, pluripremiato documentario prodotto dalla BBC girato nel corso di una sola giornata, dall’alba al tramonto, da un team di ben 100 operatori coordinati da tre registi. Con la voce narrante di Diego Abatantuono – che sostituisce Robert Redford nella versione originale – e attraverso le più innovative tecnologie di ripresa, il documentario rivela l’eccezionale potenza del nostro pianeta e della natura. Un viaggio alla scoperta di scenari stupefacenti: dalle isole più remote dell’Antartide alle giungle esotiche dell’Asia, dall’Australia al deserto africano, filmando più di 40 specie viventi. Nella rubrica di Barbara Gubellini una nuova “guerriera verde”: Liz Chaerty, leader indigena che ha contribuito in modo significativo alla salvaguardia della foresta amazzonica, in particolare delle foreste pluviali e dei fiumi nel Perù nord-orientale. Qui, nella zona di Loreto, dove è nata e vive tutt’oggi, fauna e flora crescono rigogliose: basti pensare che in un ettaro di foresta crescono molte più specie di piante che in un intero paese europeo ed esistono tribù che non sono mai entrate a contatto con altre civiltà. By Paola Ganapini

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Rai senza soldi…. Tranquilli… buon Pantalone non mente

Posted by fidest press agency su martedì, 30 novembre 2021

L’amministratore delegato della Rai, Carlo Fuortes, dopo le polemiche per le nuove nomine ai vertici dell’informazione Rai, in commissione vigilanza, oltre a difendere il modo di spartizione partitocratica in cui ha fatto queste nomine ha annunciato un po’ di tagli perché mancherebbero i soldi. Calma: tagli alle trasmissioni non al personale… ché queste quote sono già spartite. Mancanza di soldi che aveva già evidenziato quando aveva chiesto di estendere il canone anche a tablet e telefonini, oltre che di dirottare sulla fiscalità generale quella parte di canone che oggi finanzia alcune emittenti locali (il cosiddetto Fondo per il pluralismo) Insomma, gira e rigira, il dente duole sempre nello stesso punto: i soldi.Si percepisce che l’ad Fuortes è nuovo perché si pone dei problemi che, lì dove lui amministra, non esistono. Ve l’immaginate la Rai che non ha sufficienti soldi? E’ come se Alitalia e banca Mps non fossero mai esistite. Il pozzo senza fondi dei soldi di Stato, generoso nell’elargire anche ai più inefficienti miliardi e miliardi, dovrebbe tirarsi indietro di fronte al luogo per eccellenza del potere mediatico? Non accadrà mai… almeno finché la Rai sarà quel che è. Il problema, per noi e forse qualcun altro, è: come fare che la Rai non continui ad essere quel che è? Gli italiani hanno già chiesto con un referendum di privatizzarla e, di conseguenza, metterla sul mercato al pari degli altri suoi concorrenti, oggi penalizzati dal suo abuso di posizione dominante… e se fosse così… altroché glissare e non preoccuparsi per mancanza di soldi… ma buon Pantalone non mente.

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Perché la Rai è persa, senza speranza

Posted by fidest press agency su domenica, 21 novembre 2021

L’ad della Rai, Carlo Fuortes, tra le tanto vantate novità della sua amministrazione, si era particolarmente distinto per due: l’estensione del canone/imposta anche a media device e l’impegno ad una Rai indipendente dai partiti. Nel bel mezzo gli è piombata la bega della Commissione Ue che ha detto che non va bene la riscossione del canone tramite bolletta elettrica e che dal 2023 occorre cambiare. In attesa di accendere una nuova luce su questi tre problemi, il nostro ad ha fato nuove nomine nelle testate giornalistiche. A parte i contenti e gli scontenti, pur nella valutazione di specifiche professionalità di cui in qualche modo sembra che abbia tenuto conto, ci torna alla memoria l’impegno di Fuortes a tenere i partiti fuori dalle sue decisioni. Impresa titanica di per sé, visto che la lottizzazione non potrebbe non esserci nell’informazione/spettacolo di Stato. Ed è stata confermata non solo titanica, ma impossibile. La novità sembra che il cosiddetto manuale Cencelli che Fuortes ha utilizzato abbia fotografato più gli attuali poteri parlamentari in divenire che la composizione numerica: si sa (sondaggi) che il maggiore partito in Parlamento (M5S) è in notevole calo, come si sa che altri partiti oggi poco avvezzi col governo (FdI) sono in vorticosa crescita (sempre sondaggi), mentre altri di governo sono altalenanti. Il partito di Giovanni Conte (M5S), arrabbiato, ha fatto sapere che andrà in altre tv, gli altri tutti zitti (incassano e portano a casa). Ci scusiamo con chi legge per questa dissertazione sulla lottizzazione Rai, mediamente una delle tematiche più noiose quanto scontate del panorama dell’informazione di Stato… ma l’abbiamo riportata proprio per far capire (per chi avesse ancora dubbi e perplessità) la situazione comatosa in cui versa l’informazione che ognuno di noi paga con il canone. Tanto comatosa che l’ad Fuortes, per applicarla, non si è fatto scrupolo di procedere in modo contrario di come si era presentato dopo la sua nomina: “una Rai indipendente dai partiti”. Se aspiriamo a vivere in un Paese dove informazione e potere dovrebbero essere uno controllore dell’altro, rassegnamoci: la Rai è persa. E’ in quell’”altrove” estraneo alla possibilità che uno Stato ci possa informare sviluppandoci capacità critica. Alla Rai, oltre all’alimentazione professionale di se stessa e dei propri poteri, interessa essenzialmente formare sudditi.Lo slogan “la Rai si abbatte e non si cambia” è quantomai di attualità. Lo hanno chiesto gli italiani tempo fa con un referendum che chiedeva la privatizzazione, forse è il caso di procedere ad una nuova richiesta referendaria di cittadini, spettatori e contribuenti.

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Canone Rai non più in bolletta energetica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 novembre 2021

Sembra che la riscossione del canone Rai rimanga in bolletta elettrica solo fino alla fine del 2022. Oggi fa parte dei cosiddetti “oneri impropri” dei costi energetici. L’attuale metodo di riscossione lederebbe gli impegni presi in Ue con il Piano di ripresa e resilienza. La cancellazione dovrebbe avvenire con la riforma per rendere il mercato energetico al dettaglio più concorrenziale, levando oneri non legati al settore elettrico.Una bega per il Fisco che dovrà inventarsi un nuovo metodo per la riscossione di questa imposta per il possesso di un tv. Vista la sfrontatezza dei metodi utilizzati fino ad oggi, non ci sarà da stupirsi per quello che verrà inventato. Di certo non sarà occasione per ripensare tutto il sistema di informazione e intrattenimento di Stato, magari facendo fede ad un referendum che alcuni anni fa suggerì al legislatore che la Rai sarebbe meglio privatizzarla e farla concorrere al pari coi suoi avversari dell’etere generalista. Intanto, però, i contribuenti e i legislatori che ritengono vessatorio l’attuale sistema di radio-tv di Stato, possono cominciare ad organizzarsi per un eventuale referendum. Non per sostituirsi al legislatore, ma per aiutarlo a comprendere il danno che l’attuale regime provoca a libertà di informazione e all’economia di mercato. Per capirci sui tempi: nell’attuale “ingorgo” di scadenze istituzionali, una eventuale raccolta di firme referendarie non può partire prima del 2024. Tanto, nel frattempo, ci sembra difficile che la Rai venga meno ai propri presupposti monopolisti; anzi: ci sono tutte le avvisaglie per un peggioramento, anche e proprio in virtù del nuovo metodo di riscossione del canone che dovrà essere inventato. COMUNICATO STAMPA DELL’ADUC URL: http://www.aduc.it

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Imposta/canone Rai. Referendum per libera informazione e fisco non-predatore

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 novembre 2021

L’amministratore delegato della Rai ha bussato cassa e vorrebbe estendere il cosiddetto canone anche a telefonini, tablet e pc. In diversi gli hanno fatto notare che “non va bene”. Ma Carlo Fuortes insiste. Occasione perché l’unico partito non al governo, Fratelli d’Italia, si è erto a difensore dello status quo di contribuenti e utenti tlc. Il canone è, a singhiozzo, campo di battaglia (storico – di vari partiti, e il partito della Meloni si è buttato a capofitto per l’occasione, basta dire il contrario di chi è al potere, anche se nei fatti FdI in Rai ha le proprie “poltrone”. Nulla di cui stupirsi. Informazione e intrattenimento di Stato (governo e opposizione) funzionano così. Sembra che l’imposta/canone sia tra le più odiate dai contribuenti, immaginiamo, trasversalmente rispetto ai partiti che poi vengono mandati in Parlamento… ma questo non intacca il compatto partito unico padrone della Rai. Siamo quindi in uno dei casi in cui chi rappresenta gli elettori nelle istituzioni fa cose diverse da ciò che pensano e desiderano i propri elettori. Nulla di cui stupirsi. Riforme all’orizzonte a parte le richieste di soldi di Fuortes e – sempre il nostro – che dice di amministrare la tv di Stato senza farsi condizionare dai partiti… lui che è dov’è per decisione dei partiti? Nulla. Dobbiamo rassegnarci e, come fanno tante associazioni e simili, dimenticarci del problema in cambio di qualche boccone della torta? Anche perché in passato, visto che il Parlamento era sempre insensibile in materia e i cittadini avevano tentato dei referendum, questi ultimi non hanno dato effetto? No, non ci rassegniamo e rilanciamo per tre motivi: – i danni dell’informazione e intrattenimento di Stato sono sempre peggiori in una società dove la mediaticità è dominante per consapevolezza, consenso e salute mentale di ognuno; – i danni del trust/monopolio inquinano mercato mediatico e pubblicitario (unica fonte di introiti per i concorrenti Rai); – il Parlamento continua ad essere insensibile (o lo è col metodo FdI…) alle istanze dei cittadini e quindi è tempo di aiutarlo ad essere più attento e disponibile. Così come in questi ultimi e prossimi mesi è e sarà aiutato coi referendum giustizia giusta, cannabis, eutanasia e caccia. Referendum che nel metodo – la rivoluzione della raccolta firme con lo spid – sono diventati più accessibili, funzionali e consoni per l’aiuto degli elettori al processo legislativo. Occorre quindi mettersi a studiare come, facendo tesoro del passato dare il nostro contributo ad una informazione e un fisco non da sudditi.

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Canone/imposta Rai. Verso l’abolizione?

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 luglio 2021

Il Ddl Concorrenza, nei prossimi giorni in Consiglio dei ministri, dovrebbe eliminare le incrostazioni che frenano l’economia, impegno verso l’Ue contenuto nel Piano nazionale di ripresa e resilienza inviato a Bruxelles (pilastro dei 200 e passa miliardi di prestiti e sovvenzioni che l’Italia riceverà nei prossimi anni). Tra queste la cancellazione dell’obbligo per i venditori di elettricità di “raccogliere tramite le bollette somme che non sono direttamente correlate con l’energia” . L’imposta/canone Rai (9 euro mensili per dieci mesi) tra queste. Il Ddl dovrebbe essere approvato entro fine mese, ma per la sua operatività può slittare anche a fine 2022, e alcune novità potrebbero essere introdotte nell’esame parlamentare.Il cosiddetto canone (1,8 miliardi di euro all’anno) è finito in bolletta nel 2016, ed è l’imposta che si paga per il possesso di un tv per il servizio monopolista di informazione e spettacolo della Rai. Prima era tra le imposte più odiate e, di conseguenza, abbastanza evasa. Poi si è stabilizzata.La Rai è quello che è: gestita dai partiti del Parlamento, illegale perché viola norme Antitrust (abuso di posizione dominante: compete in un mercato, anche pubblicitario, in cui i suoi concorrenti non hanno canone), e perché, nonostante referendum e legge, continua a non essere privatizzata .Ora il Parlamento deve scegliere se tener fede agli impegni verso Bruxelles (e prendersi gli oltre 200 miliardi) o continuare con la gabola della riscossione tramite bolletta elettrica, inventarsi un’altra gabola (probabile) o far rientrare il finanziamento della tv di Stato nella fiscalità generale (difficile che venga ripristinato il vecchio metodo di esattori che rincorrevano evasori).Sulla gabola non osiamo “dare consigli” ma la creatività in materia non è loro assente. Sulla fiscalità generale (quasi 2 miliardi l’anno), nel caso, aspettiamoci di tutto (iva, benzina, rc-auto in prima fila).Rimane IL PROBLEMA che in Parlamento non vogliono affrontare. Nel 2021, ha ancora senso una tv di Stato così com’è? Informazione faziosa spartita tra i partiti in Parlamento, marchette a go-go dallo sport alle ballerine e ai notiziari, spese di gestione da baraccone pubblico (la vicenda Rai Play/ItsArt grida vendetta – 3) con un numero di giornalisti e tecnici e un rapporto produzione/costi da incubo. E’ possibile e credibile che in una democrazia economica la maggiore impresa Tlc sia dello Stato?Forse – FORSE – la cancellazione del canone in bolletta luce farà tornare i decisori (Parlamento e non solo) sulla via maestra di un’economia di mercato smettendo di violare le leggi e bandendo, per esempio, una gara per l’affidamento del servizio pubblico? Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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E’ questa la nuova Rai nuova con l’intervento di Draghi?

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 luglio 2021

E’ saltata l’assemblea Rai per l’approvazione del bilancio. Azionisti: ministero Economia 99,56% e Siae 0,44%. Quindi niente bilancio approvato e indicazioni nuovo ad e presidente. Per questi ultimi pendono i nomi di Carlo Fuortes e Marinella Soldi che, indicati dal premier Mario Draghi, godono di un certo lasciapassare (“al di fuori dei partiti”, “sopra le parti”… che per un ente gestito e controllato dai partiti, non è auspicio di chissà quale gestione – 1), che però è soggetto al vaglio del Consiglio dei ministri (con maggioranza due terzi) e della Commissione parlamentare di vigilanza (40 membri per la quale in questi giorni Camera e Senato sono chiamati a votare 4 consiglieri di propria competenza).Già questo potrebbe bastare per capire come, per quanto si parli di nuova gestione, quest’ultima è più che altro un modo di dire, essendo la realtà organica come sempre alle logiche dei poteri dei partiti nel Parlamento.Ma aggiungiamo alcune informazioni apprese dai media. Si vuole scalzare il rappresentate di Fratelli d’Italia in cda per sostituirlo con persona vicina al segretario Pd Gianni Letta. Ma sembra che Draghi non abbia intenzione di inimicarsi ulteriormente la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. Inoltre sembra che manchino i voti di Forza Italia e della Lega in Commissione di vigilanza e, per averli, si paventano nomine di direttori e altro in posti di responsabilità in Tg1, Rai1, Rai2 Rai Sport… a cui aggiungere la spartizione per il nascituro portale di informazione online e il canale in lingua inglese, molto sponsorizzato dalla Lega.Se chi legge è riuscito ad arrivare fin qui, oltre ad essersi stancato o incuriosito (i pastoni dei più importanti media nazionali sono pieni di queste notizie con tanto di nomi e cognomi), avrà avuto la conferma che la Rai è “cosa dei partiti”. Altro che “la Rai sei tu” o “la Rai di tutto e di più”. E’ informazione/intrattenimento di Stato, in regime di monopolio e abuso di posizione dominante (il cosiddetto canone che percepisce a differenza dei suoi concorrenti). Niente di nuovo, per carità. Importante è non farsi illusioni su ricette Draghi in materia. Almeno fino a quando non si sarà usciti dal non rispetto del referendum in cui gli italiani chiesero la privatizzazione, così come anche stabilito dalla legge Gasparri successivamente.Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Rai. Ora con ad e presidente nuovi… peggio di prima!

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 luglio 2021

Il premier Mario Draghi ha deciso: Marinella Soldi presidente e Carlo Fuortes amministratore legato (ad). Due nomi di prestigio e, come li presentano i vari media, al di fuori dei cosiddetti giochi dei partiti.Noi utenti/sudditi dell’informazione e intrattenimento di Stato ci poniamo alcune domande: Può un ente di Stato, espressione della politica dei partiti presenti in Parlamento, avere al timone due capitani che non hanno rapporti con il personale di bordo (i dipendenti Rai, tutti lottizzati)? Cosa farà la Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi (il controllore, il cui nome è esplicito!), a fronte delle decisioni dei nuovi capitani quando le stesse non saranno condivise? A queste domande rispondiamo con altrettanta domanda: un’azienda metterebbe a capo qualcuno che non è armonico all’impostazione aziendale, a differenza di tutto il personale e dei controllori che invece sono come dovrebbero essere?Crediamo che ci aspettino periodi di conflitti interni ed esterni, maggiori di quanti già fisiologicamente esistano.Siamo per questo contenti? Tutt’altro, visto che lo fanno con gli 1,8 miliardi di cosiddetto canone che noi contribuenti diamo loro per questo servizio, che è anche in violazione delle leggi antitrust (abuso di posizione dominante sui loro concorrenti che non hanno il canone).Purtroppo anche il premier Draghi dà il suo contributo al regime di sfascismo dei diritti e dell’informazione: il problema non è far finta che si possa governare la Rai con professionalità anti-aziendale e conseguente maggiore ingovernabilità, ma rispettando gli italiani (referendum) e la legge (Gasparri) che hanno stabilito che la Rai deve essere privatizzata.Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Dove va la Rai? Perché non si applicano le leggi?

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 luglio 2021

La nomina del nuovo amministratore delegato e del presidente della Rai è ancora in alto mare. E quand’anche il premier Mario Draghi deciderà, pur come si legge di qua e di là in sua totale autonomia, non dovrebbe succedere nulla. La Rai non è la Bbc! C’è sempre la commissione di vigilanza parlamentare che, strutturalmente divisa fra tutti i partiti presenti in Parlamento, ha come compito la spartizione. La sua situazione economia non è mai stata rosea (posizione finanziaria 2020: -523,4 milioni) ma una possibile ristrutturazione radicale avrebbe potuto esserci, la privatizzazione. Consigliata dagli elettori nel 1995 con un referendum, è stata recepita dall’art.21 della legge Gasparri del 2004: entro sei mesi (5/11/2004) avrebbe dovuto essere “avviato il procedimento per l’alienazione della partecipazione dello Stato nella Rai”, il collocamento in Borsa “di un’offerta pubblica di vendita” che, all’inizio, avrebbe dovuto essere di minoranza. Non una rivoluzione, ma far giocare l’informazione/intrattenimento di Stato nel mercato azionario, forse avrebbe calmato le tipiche arroganze dei partiti sulla gestione. Forse un primo passo. Sono passati più di 16 anni e referendum e legge Gasparri è come se non fossero esistiti col bello che, ogni tanto, si sente qualcuno parlare di privatizzazione come se non esistessero questi ben definiti paletti istituzionali. E’ evidente che la Rai resterà la Rai, coi gestori pubblici che la usano a loro discrezione politica ed economica. Per quest’ultima grida vendetta la “Netflix della cultura italiana”, ItsArt (rigidamente in lingua inglese… W l’Italy!), coi soldi dello Stato (Cassa depositi e prestiti), creatura del ministro della Cultura Dario Franceschini dove ci sono gli stessi contenuti che sono gratis su RaiPlay e con prezzi fuori mercato. Per la discrezione politica è sufficiente sintonizzarsi su uno dei tanti tg o gr o intrattenimenti vari, e si intuisce chi sono i gestori…. Della serie che per avere informazione presumibilmente indipendente è bene cercarla altrove e non su radio e tv che paghiamo con le nostre imposte.Potrebbe sembrare che il premier Draghi sia consapevole di questa situazione e, nel contempo, non se la senta di andare con mano pesante perché altrimenti il suo governo ne risentirebbe.Ma, da contribuenti e cittadini ci poniamo una domanda: Siamo sicuri che sarebbe una mano pesante quella di applicare la indicazione referendaria e la legge dello Stato? Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Perché è urgente privatizzare la Rai

Posted by fidest press agency su martedì, 18 Maggio 2021

In periodo di rinnovo del consiglio d’amministrazione della Rai, che ci dicono dovrebbe cambiare tutto, ci sembra invece opportuno ricordare che in materia non esistono mezze misure, ma solo soluzioni radicali che, tra l’altro sono state auspicate anche da un referendum vinto da chi ha perorato la privatizzazione del servizio pubblico radiotelevisivo. Occasione per tornare (1) in materia è una servizio andato in onda ieri 13 maggio su Rai2 e che riproponiamo. Non un servizio dei programmi dell’accesso, dove gli aventi diritto dicono quel che vogliono, ma una trasmissione, “Il Contrappunto”. Stiamo perorando la censura? Non ci sembra, visto che il problema che poniamo non è l’espressione di opinioni critiche su alcune normative di cui il telespettatore è stato informato, ma sulle falsità che hanno caratterizzato tutta questa trasmissione. Il contrario di quello che dovrebbe essere un servizio pubblico. E se qualcuno crede che queste cose siano correggibili, magari perché sta arrivando il nuovo cda o altre amenità del genere, è bene ricordare che vicende del genere sono all’ordine del giorno nella tv di Stato. Dipende solo da chi in un determinato momento è al Governo e al Parlamento (tutto inclusa l’opposizione), ché sono loro che decidono chi, come, dove e quando e, di conseguenza, non potrebbero che essere faziosi. La Rai non è possibile cambiarla. Tutti “ci mangiano” e nessuno la vuole cambiare. La Rai è un servizio di Stato e monopolista che si occupa di tutto, dalla culla alla bara, non un servizio di informazione istituzionale. Perciò va privatizzata e chiusa come servizio di Stato, affidando (solo) l’informazione istituzionale a chi vince una gara. E se le professionalità da essa finora sviluppate vogliono continuare ad esistere, che lo facciano nell’agorà del mercato, al pari coi loro concorrenti. Oggi invece la Rai è in abuso di posizione dominante perché, oltre a fruire come i suoi concorrenti del mercato pubblicitario, riceve anche il sussidio pubblico con quella bella che chiamano canone. Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Rai, Fedez e censura

Posted by fidest press agency su martedì, 4 Maggio 2021

Sembra che l’artista Fedez sia stato oggetto di un tentativo di censura preventiva da parte della Rai. Nel suo intervento in occasione del concertone del Primo Maggio trasmesso dalla Rai, ha difeso la proposta di legge Zan contro l’omofobia e attaccato i contrari. Ma poi ha anche diffuso la registrazione di una telefonata coi vertici Rai che cercavano di dissuaderlo da un intervento come quello che poi ha fatto. Reazioni: affievolimenti/smentite da parte delle maestranze Rai, nonché molti attestati di solidarietà e incitamento all’artista. Aria fritta! L’ente di Stato a cui è demandata l’informazione non potrebbe essere altrimenti. É espressione dei partiti in Parlamento, tutti. La libertà dipende dal proprio editore. Se quest’ultimo è tutto e il contrario di tutto, è ipocrita richiamare i principi fondanti quando si crede che questi siano lesi rispetto alle proprie interpretazioni degli stessi. Chi si oppone al ddl Zan lo fa in nome degli stessi principi di chi è favorevole, ed entrambi si sentono legittimati a pretendere dalla Rai. Il problema è che la Rai è “di tutto e di più”, intrattenimento di Stato. Non una mera emittente delle informazioni istituzionali, ma un monopolio di tutta l’informazione, in abuso di posizione dominante verso i propri competitor. E che per finanziarsi si fonda su una menzogna: chiama canone un’imposta obbligatoria per il possesso di un apparecchio tv o radio, anche se l’utente dovesse utilizzarli solo per i servizi della sua concorrenza. E’ preoccupante uno Stato che proclami libertà d’espressione per poi arrogarsi il monopolio di questa libertà, con “bastone e carota”: “bastone” facendosi pagare l’imposta da tutti, “carota” concedendo briciole ai propri concorrenti (si pensi al mercato pubblicitario, unico guadagno per i concorrenti ma non per Rai). L’alternativa c’è. Lo hanno anche detto gli italiani con un referendum alcuni anni fa: privatizzare la Rai, azienda fra le aziende. E affidare l’informazione istituzionale (solo questa) a chi vince un appalto. Chi si oppone? Tutti quei partiti che oggi si accapigliano per “Fedez sì, Fedez no”, ché gli sta bene così com’è perché la Rai è una mangiatoia per tutti. Ogni tanto tirano fuori la propria aria fritta, si fanno belli con gli elettori. E poi punto e a capo. Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Canone Rai. Combattiamolo a partire da noi stessi

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 febbraio 2021

Spesso “ci costringiamo” a pagare il canone Rai (imposta su possesso di un tv) anche quando non ci serve il tv: lo usiamo poco o vediamo altri canali, o addirittura non abbiamo l’apparecchio. Il canone è incluso nella bolletta della luce e… o non sappiamo come levarlo o ci fa fatica farlo.Aduc ha consigliato a Governo e Parlamento, impegnati nella riforma fiscale, di valutare la cancellazione del canone come iniezione di fiducia e prospettiva per contribuenti e mercato. Ma prima che questo “prezioso” consiglio venga considerato…. Siamo disposti a continuare a regalare alla Rai 90 euro l’anno? Se la risposta è sì!… ognuno si paga la propria pigrizia e ingiustizia. Se la risposta è no! … si può fare. Anche senza dover rinunciare a guardare Rai e altre emittenti: tutti abbiamo Internet a casa e tutto si può vedere in streaming (per il quale non c’è obbligo di pagare canone), e i nostri piccoli schermi di telefonino, tablet e pc sono collegabili anche a grandi schermi/monitor non legati all’antenna tv. Ovviamente, il Fisco non-amico che abbiamo ha ben pensato come scoraggiarci. Occorre fare un’autodichiarazione, da inviare ogni anno tramite raccomandata A/R all’Agenzia delle Entrate. Metodo incivile e arrogante, lo sappiamo. Ma al momento c’è solo questo. Una decina di euro e un po’ di fastidio a fronte dei novanta del canone e il pagamento di un servizio che spesso non ci serve e che, comunque, possiamo fruire altrimenti e gratis.Qui il modulo per l’esenzione: https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/Schede/Agevolazioni/Canone+TV/Dichiarazione+sostitutiva+canone+TV/?page=schedeagevolazioni Qui il canale web di Aduc sul canone: https://tlc.aduc.it/rai/ (comunicato stampa Aduc)

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Hi Emirates, arriva in Rai la docu-serie sul ruolo centrale delle donne negli Emirati Arabi

Posted by fidest press agency su sabato, 19 settembre 2020

Roma. La seconda stagione di “Hi Dubai”, che cambia il nome in “Hi Emirates”, parla del ruolo centrale delle donne negli Emirati Arabi Uniti, e andrà in onda anche in Italia, e sui canali emiratini Abu Dhabi Tv e Dubai One a partire dal 2 dicembre, giorno della festa Nazionale degli EAU.La serie è un tributo storico dedicato alle grandi donne del passato: dalla madre alla moglie del fondatore degli E.A.U., passando per altrettante donne di rilievo provenienti da tutti e 7 gli Emirati per giungere alle donne contemporanee.A produrre la docu-serie l’italiana Benedetta Paravia, autrice, produttrice e conduttrice del format crossmediale, in onda su TV, web e inflight, che è affiancata nella nuova Stagione dalla Contessa Patrizia Landini.“Abbiamo chiesto alla RAI di valutare la messa in onda del programma durante il periodo della festa nazionale degli Emirati Arabi Uniti, quindi il 2 dicembre prossimo, come omaggio al paese che ospiterà il prossimo Expo. Una data speciale, per sottolineare gli amichevoli rapporti tra l’Italia e gli EAU”, afferma Paravia.Benedetta Paravia, in arte Princess Bee, è considerata globalmente l’ambasciatrice del mondo arabo.Nel corso degli anni è stata fautrice di molti progetti coraggiosi, come nel 2006 quando ha scritto “Angels – una canzone per la Pace” per la quale è l’unica artista al mondo ad aver ricevuto il Patrocinio dell’UNESCO “per l’importanza fondamentale per la pace e la solidarietà tra i popoli”.Questa stessa canzone ha ottenuto anche il patrocinio della Santa Sede – Commissione Giustizia e Pace e gli auspici ed una medaglia dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.La canzone però fu in molti ambienti boicottata, proprio per i valori di cui è portatrice ed il video, girato negli studi di Cinecittà, è stato bannato su Youtube molteplici volte. Nel corso degli anni molte maestre delle scuole elementari e medie hanno scelto “ANGELS” per la recita di fine anno.Nel 2005, con il patrocinio del Ministero dell’Istruzione Superiore degli Emirati Arabi Uniti, Benedetta Paravia ha dato vita a “The Intercultural Project”, un programma educativo di formazione per studenti universitari emiratini e italiani, appositamente ideato per avvicinare le culture europea e araba in favore dello scambio interculturale e dell’integrazione.Da sempre promuove il dialogo interculturale per la comprensione delle diversità, combattendo discriminazione ed esclusione sociale.È cofondatrice e ambasciatore della Onlus A.N.G.E.L.S. – Associazione Nazionale Grandi Energie Latrici di Solidarietà, nata nel 2008 per l’assistenza sanitaria in Italia ai bambini malati provenienti da zone colpite dalla guerra ( http://www.loveangels.it ).Con la collaborazione del Governo italiano e delle autorità israeliane, nel 2008 la Paravia ha rinnovato l’orfanotrofio Al Amal di Gaza fornendo agli orfani le attrezzature di base necessarie al loro sviluppo psicomotorio.Nel 2008 ha creato un gioiello per beneficenza, chiamato “Fratellanza, figli dello stesso Padre“, che rappresenta i simboli delle 3 religioni monoteiste in ordine cronologico, per ricordare a ebrei, cristiani e musulmani la discendenza dal Patriarca Abramo.Per questo gioiello le fu espressamente chiesto da una Sceicca degli Emirati Arabi Uniti di rimuovere la stella di David in cambio di 2 milioni di dollari, ma rifiutò l’offerta, pertanto oggi la firma del trattato di Pace tra Emirati Arabi ed Israele ha per lei un significato molto profondo.Nonostante le polemiche sorte per la creazione del gioiello per la Pace, nel 2013 è stata nominata ambasciatore internazionale del Centro di Dubai Al Noor per bambini disabili (ora “per Persone Determinate”) e si è offerta volontaria raccogliendo donazioni per il centro. Nel 2017 è stata poi proposta per la nomina di Ambasciatore di Buona Volontà UNESCO per l’Italia.Dal 2018 produce la serie TV, web e inFlight “Hi Dubai” e “Hi Emirates”, dedicata alle donne del mondo arabo per spiegare in occidente come sia realmente organizzata la società di un’autentica nazione islamica come gli Emirati Arabi Uniti, paese che sta modellando la strada per una società più connessa e armoniosa.Qui Benedetta è considerata fattore chiave del “Rinascimento Globale Arabo” presentato per la prima volta nel 2019 dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman al Saud, movimento che pone la donna al centro della società del mondo arabo.Una donna italiana dalle mille risorse insomma, molto amata nel mondo arabo, tanto che i suoi sostenitori hanno creato un fan club con 740.000 followers, per informare attraverso i social di tutte le attività dell’effervescente italiana.

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Soddisfazione per approvazione unanime risoluzione didattica Rai

Posted by fidest press agency su martedì, 19 Maggio 2020

“Esprimiamo soddisfazione per l’approvazione unanime della risoluzione unitaria per il potenziamento dell’offerta didattica in Rai – affermano i parlamentari di FDI commissari di Vigilanza Rai, Federico Mollicone e Daniela Santanchè – in particolare, rivendichiamo le proposte su di un unico canale rivolto alla didattica, sul potenziamento dell’offerta per le classi primarie e sulla necessità di una piattaforma univoca potenziando RaiPlay, un modello che potremmo definire “RaiPlus”, che possa condensare i contenuti delle strutture Rai, in competizione con altri servizi come Netflix, sulle campagne informative per l’alfabetizzazione digitale delle nuove generazioni.”

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Coronavirus e informazione di Stato. Cara Rai, per favore, evitiamo…..

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 marzo 2020

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta alla Rai: “Siamo invasi e, nello stesso tempo, affamati di informazione. L’emergenza è tale che le cose cambiano da un’ora all’altra. Mediamente ci si affida solo a fonti istituzionali e/o chi si ritiene affidabile e autorevole. Tra queste fonti, ovviamente, non può non esserci la Rai che, è bene ricordarlo, è pagata da tutti noi contribuenti con la tassa di possesso (canone…) sull’apparecchio tv che abbiamo in casa e/o ufficio. Ieri domenica, tutti a casa e dove forse le abitudini tradizionali sono un po’ scombussolate, per cui il gradevole pranzo domenicale, visto che si mangia tutti i giorni a colazione, a pranzo e a cena a casa… è diventato un po’ meno tradizionale… capita di volersi aggiornare tramite il canale “ammiraglio” della Rai, col TgUno dell’ora di pranzo. Ci si collega alle 13,30 (grossomodo) e ci si deve – letteralmente – sorbire un cinque minuti abbondanti di pubblicità velocissime (e quindi più sgradevoli della media), intasate di messaggi diversi uno dall’altro, e che, quando stai tirando un sospiro di sollievo che sembrano finite e senti in anticipo nella testa la musichina della sigla del tg… ce ne sono ancora altre e sempre più turbinose. Superato questo fastidio ecco finalmente il TgUno.Ti informi, ascolti, vedi, generico ma importante per darti idea della situazione. Ad un certo punto, servizio su hotel che ospita malati. La giornalista inviata speciale: “pensate, questo hotel ospitava calciatori di serie A….” e poi informa sui pregi della vicenda. Cara Rai, per favore, evitiamo (il “noi” è d’obbligo visto che lo fai coi soldi di tutti noi) di propinarci questa roba. Sì, lo sappiamo, non è facile sapere cosa dirà il giornalista pinco o il giornalista pallo, agitato e in stato d’apprensione mandato al “fronte”…. Ma si potrebbe evitare. Anche perché, altrimenti, oltre a beccarsi gli improperi di chi ascolta (che in tanti crediamo non abbiano al centro dei loro modelli di vita i calciatori di serie A), la prossima volta le informazioni uno se le va a cercare altrove, ché forse hanno più credibilità. Grazie. Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Coronavirus e informazione di Stato. Cara Rai: ogni sera comunicateci 8 semplici dati

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 marzo 2020

Scrive Pier Luigi Ciolli: “Dalla RAI ci aspettiamo che, prima della cronaca, i conduttori comunichino 8 semplici dati”:
1. quante apparecchiature, tecnici e tamponi ci sono a disposizione per poter iniziare a mappare una determinata area e poi a cascata spostarsi nelle aree limitrofe in modo da scoprire il “nemico”, isolare i contagiati e far ripartire il lavoro;
2. quanti tamponi hanno eseguito a oggi per ogni singola persona perché nei dati attuali dicono siano conteggiati quelli ripetuti su una persona;
3. quanti sono tutti i morti in ognuno dei 7.914 comuni e quanti morti erano nello stesso periodo nel 2019 in modo da comprendere al volo l’impatto reale del virus sui cittadini;
4. quanti sono i medici, infermieri e tecnici di laboratorio in servizio alle ASL, in pensione, disoccupati e che possono essere inseriti in difesa della salute pubblica;
5. quanti sono i crematori, loro ubicazioni e capacità di trattamento, per capire ed evitare le fosse comuni;
6. quanti sono le tute complete a prova di virus da poter consegnare al personale di assistenza sanitaria
7. quanti sono le persone invalide nelle strutture e quante sono al domicilio che necessitano di assistenza medica e infermieristica per la loro patologia per non far mancare loro l’assistenza;
8. quanti controlli hanno disposto dei controlli affinché chi viene ricoverato non si veda occupato il proprio appartamento aggiungendo il dramma al dramma.
Oggi è partita la nostra LETTERA APERTA in merito ma chiunque intervenga per ottenere le risposte alle 8 domande, un grande applauso”. Pier Luigi Ciolli (Da: ADUC – Associazione Diritti Utenti e Consumatori)

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Fieg alla Rai: diffida all’utilizzo di immagini riconducibili a siti pirata

Posted by fidest press agency su domenica, 1 marzo 2020

Roma. “La FIEG prosegue nella sua azione di tutela dei contenuti editoriali e di monitoraggio degli utilizzi illeciti dei prodotti dell’attività giornalistica”: lo dichiara in una nota la Federazione Italiana Editori Giornali, riportando l’ultimo grave episodio che ha visto protagonista la RAI, diffidata dagli editori associati alla FIEG per aver mandato in onda, durante una trasmissione di punta del suo canale all news, immagini riconducibili a un sito web pirata.“In considerazione della illecita attività posta in essere da tale sito Internet, già rilevata anche in sede giudiziale dalla Procura di Milano su denuncia di una azienda associata” – si legge nella nota – “è stata tempestivamente sollecitata la RAI, concessionaria in esclusiva del servizio pubblico nazionale, a prestare una maggiore attenzione ai contenuti e ai messaggi veicolati durante le proprie trasmissioni televisive, al fine di evitare il ripetersi di episodi analoghi a quello denunciato, che di fatto si è tradotto nella pubblicizzazione, su un canale del servizio pubblico, di un sito web pirata. Qualora, poi, dalle verifiche attualmente in corso dovesse emergere che la RAI si serve di quel sito web, o in passato vi ha fatto ricorso, per ottenere le copie delle testate giornalistiche utilizzate nelle proprie trasmissioni, ogni editore potrà agire per la tutela dei propri diritti nelle opportune sedi giudiziarie”.“Occorre diffondere, a tutti i livelli, una maggiore consapevolezza dei fenomeni di pirateria digitale e dell’impatto che l’utilizzo non accorto dei contenuti editoriali, in spregio alla normativa vigente, determina non solo sulla sostenibilità del settore editoriale e dell’informazione professionale, ma anche sull’intera società”.

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Conferenza stampa Rai: “Il cantante mascherato”

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 dicembre 2019

Roma Mercoledì 8 gennaio Ore 12.00 Studio 5 – Studi Fabrizio Frizzi Ettore Romagnoli, 30 Conferenza stampa IL CANTANTE MASCHERATO Condotto da Milly Carlucci. Un programma di Milly Carlucci Giancarlo De Andreis e di Luca Alcini, Maddalena De Panfilis, Giovanni Giuliani, Francesco Saverio Sasso, Svevo Tognalini , Simone TroschelRegia di Luca Alcini Prodotto in collaborazione con Endemol Shine Italy Otto celebrità si esibiscono in performance canore in forma anonima nascosti dietro una maschera pittoresca e spettacolare. Condizione fondamentale è l’assoluta segretezza: la reale identità dei concorrenti verrà svelata in diretta soltanto al momento della loro eliminazione. A giudicare le esibizioni quattro giurati d’eccezione Patty Pravo, Ilenia Pastorelli, Flavio Insinna e Guillermo Mariotto – il televoto del pubblico e quello sui social. Intervengono: Teresa De Santis – Direttore Rai1 Maria Teresa Fiore – Vicedirettore Rai1 Milly Carlucci e i quattro componenti della giuria In onda su Rai1, venerdì 10 gennaio in prima serata.

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Rai: Presentazione della serie “La guerra è finita”

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 dicembre 2019

Roma Martedì 7 gennaio Ore 10.30 Casa del cinema Largo Marcello Mastroianni, 1 Presentazione della serie La guerra è finita
Con Michele Riondino, Isabella Ragonese, Valerio Binasco Regia di Michele Soavi Una produzione PALOMAR in collaborazione con RAI FICTION “La guerra è finita” inizia poco dopo la Liberazione, nei mesi in cui – dopo la tragedia dei campi di sterminio – i sopravvissuti tornano a casa. Tra questi, anche bambini e adolescenti che hanno visto e vissuto l’orrore. Questa storia parla di loro e di adulti coraggiosi che aiutano questi ragazzi a tornare alla vita. In un’Italia provata, miserabile, ridotta in macerie, i ragazzi scoprono il rispetto reciproco, la solidarietà, la voglia di giocare, studiare, lavorare, amare e raccontare la loro perduta umanità. Al termine della proiezione, ore 12.00 circa, conferenza stampa con il cast.Serie tv in quattro serate In prima visione su Rai1 da lunedì 13 gennaio ore 21.25

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