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Scoperta una molecola a base di rame contro i tumori

Posted by fidest press agency su martedì, 10 luglio 2018

I ricercatori Unicam Carlo Santini e Maura Pellei della Sezione di Chimica della Scuola di Scienze e Tecnologie, insieme ai colleghi Cristina Marzano e Valentina Gandin dell’Università di Padova e Marina Porchia e Francesco Tisato dell’ICMATE-CNR di Padova, hanno scoperto e brevettato una molecola a base di rame risultata estremamente efficace e selettiva verso alcuni tumori solidi. Frutto di una intensa ricerca multidisciplinare durata oltre 10 anni, il nuovo complesso di rame è stato progettato e sintetizzato presso i laboratori di Chimica Inorganica di Unicam e si configura come una potenziale e valida alternativa ai farmaci antitumorali a base di platino attualmente in uso clinico. Il brevetto è stato preso in licenza da una società americana, la SAPIR, che si occuperà dell’ampio programma di sviluppo clinico, prospettiva che rappresenta un importante traguardo per la ricerca condotta dagli studiosi di Unicam e Unipd, co-proprietari al 50% del brevetto licenziato ed apre ora nuovi scenari verso lo sviluppo di farmaci antitumorali più selettivi ed efficaci. Il rame infatti è un metallo endogeno, naturalmente presente in piccole quantità nell’organismo umano, ed è coinvolto in molteplici processi biochimici. “I nostri studi, pubblicati sulle principali riviste scientifiche internazionali, tra le quali Chemical Reviews, – hanno sottolineato i professori Santini e Pellei – hanno messo in evidenza la potenzialità dei complessi di rame come antitumorali. Il nostro composto possiede quindi tutte le caratteristiche per essere meglio tollerato dall’organismo umano, abituato a riconoscerlo più di altri metalli come il platino, che costituisce la base di analoghi farmaci antitumorali oggi in uso clinico, che sebbene efficaci sono anche molto tossici.”
Si tratta infatti di una molecola in grado di veicolare il metallo in maniera selettiva in sede tumorale. Una volta internalizzata, la nuova molecola è in grado di generare una complessa cascata di segnali che porta alla distruzione selettiva delle cellule tumorali, comprese quelle refrattarie alla classica chemioterapia. “Ci teniamo a sottolineare – proseguono i professori – che co-inventori del brevetto sono anche il prof. Giancarlo Gioia Lobbia, che purtroppo ci ha lasciati a dicembre 2016 e a cui vogliamo dedicare questo successo scientifico e la dott.ssa Grazia Papini, che ha completato il suo dottorato presso il nostro gruppo di ricerca in Unicam, e vogliamo ringraziare per il loro prezioso contributo la società dell’Università di Padova Unismart e la nostra Area Ricerca e Trasferimento Tecnologico, che ha visto la dott.ssa Simona De Simone impegnata in prima linea nel supportare Unismart nel corso delle trattative con SAPIR. La nostra principale soddisfazione è vedere concretizzata la possibilità di contribuire con il nostro lavoro di Ricercatori e di Chimici a migliorare la qualità della vita, in uno dei suoi aspetti fondamentali che è quello della salute”.“Si tratta di una ulteriore conferma dell’eccellenza del lavoro svolto dai nostri ricercatori – ha dichiarato con soddisfazione il Rettore Unicam Claudio Pettinari. Mi congratulo con i colleghi Santini e Pellei per il successo ottenuto dopo anni di intenso lavoro. Abbiamo dimostrato ancora una volta come la ricerca scientifica universitaria possa essere di beneficio per la comunità tutta, anche su tematiche di estrema importanza come la salute pubblica: un esempio virtuoso dunque di ricerca e trasferimento tecnologico”.

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Il ruolo del rame nell’Alzheimer

Posted by fidest press agency su sabato, 19 novembre 2016

alzheimer-cervelloMilano martedì 22 novembre, alle 11, all’Humanitas di Milano (building 7%8, sala E), la dottoressa Rosanna Squitti dell’Irccs Istituto Centro San Giovanni di Dio-Fatebenefratelli di Brescia, insieme alla dottoressa Maria Luisa Malosio, dell’Irccs Humanitas parleranno su «La maggior parte degli studi sul rame nella malattia di Alzheimer». Spiega la Squitti, «sono condotti da ricercatori Italiani in collaborazione anche con esperti internazionali come il Prof A.I Bush, la Prof Martha C. Morris e il Prof George G. Brewer, uno dei massimi esperti nella malattia di Wilson. I dati in nostro possesso hanno dimostrato che sulla malattia di Alzheimer e su altre patologie neurologiche, come Parkinson e Declino Cognitivo Lieve, considerato precursore dell’Alzheimer stesso, è evidente un disturbo nel metabolismo del rame».
In questi studi, il Fatebenefratelli di Brescia – all’avanguardia per la qualità e quantità di pubblicazioni sull’argomento – collabora con il professor Stephen G. Kaler, uno dei massimi esperti mondiali delle mutazioni genetiche che influiscono su tale metabolismo, che ha scoperto nuove mutazioni ed è impegnato in nuovi approcci di terapia genica. Aggiunge Squitti: «Il rame è un metallo essenziale, presente nella nostra dieta, ed è alla base della respirazione, della produzione dei globuli rossi e bianchi. Svolge delle funzioni vitali nel metabolismo dei muscoli del tessuto connettivo e scheletrico e soprattutto del cervello. I difetti nel metabolismo di questa sostanza influenzano malattie come le demenze, in particolare l’Alzheimer, e disturbi del movimento come il Parkinson».
Si sa che il rame è coinvolto nei meccanismi alla base della cascata “amiloidea”, cioè della serie di processi neuropatologici che coinvolgono la proteina beta amiloide che forma le placche nel cervello dei pazienti con Alzheimer, e portano alla morte dei neuroni, le cellule che formano il cervello. Gli studi condotti sia in laboratorio, sia sulla popolazione, hanno dimostrato come la dieta contenente un alto contenuto di rame associata a grassi saturi and trans insaturi abbia un effetto sul peggioramento dello stato cognitivo delle persone, pari a 19 anni aggiuntivi di invecchiamento, e sulla mortalità in generale.
Il motivo per cui il rame è coinvolto nella malattia di Alzheimer è che esso è un elemento altamente reattivo, catalizzatore o più semplicemente innesco di reazioni chimiche tra le quali primariamente quelle dello stress ossidativo, quando sfugge dal controllo delle proteine che ne regolano il metabolismo come ad esempio la ceruloplasmina. Questa proteina lega il 95% del rame in circolo mentre il rimanente 5%, detto rame ‘libero’ o rame ‘non-ceruloplasminico’ appunto, è un rame scambiabile tra le varie componenti proteiche del siero che, se supera certi livelli (1.6 micromolare), diventa altamente tossico. Nella malattia di Wilson questo tipo di rame sale a livelli dell’50-80%, provocando una malattia devastante, di cui il Prof Kaler e il Prof Brewer hanno contribuito a delineare alcuni tra gli aspetti più importanti. Nella malattia di Alzheimer raggiunge il 16%, producendo, con l’invecchiamento, un’accelerazione dei processi patogenetici della malattia. Infatti, la proteina beta-amiloide ha al suo interno una specifica sequenza che lega questo elemento e che ha come effetto la produzione di radicali liberi e stress ossidativo. In particolare, si genera una molecola pro-ossidante, l’acqua ossigenata, che reagendo a sua volta con i metalli produce dei circoli viziosi in cui si formano di continuo radicali liberi, che danneggiano le membrane delle cellule e le molecole del DNA.
Gli studi condotti dal Fatebenefratelli dimostrano che i livelli più alti di questo particolare tipo di rame correlano con i deficit sia di natura cognitiva, sia neurofisiologica e anatomica, come l’atrofia, cioè la morte dei neuroni che si evidenzia con indagini di Neuromaging del cervello, come la Risonanza Magnetica Nucleare, ma anche con i marker di malattia che sono presenti nel liquido cerebrospinale. «Questa nostra ricerca», precisa la Squitti, «ha dimostrato che i pazienti che al tempo iniziale avevano un valore di rame non-ceruloplasminico maggiore di 1,6 micromolare avevano triplicato il rischio di sviluppare l’Alzheimer, e la transizione da Mild Cognitive Impairement a demenza franca avveniva con una velocità più rapida (circa un anno e mezzo) rispetto ai soggetti con valori di rame non-ceruloplasminico normale (tempo di conversione di 4 anni)».

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Il ruolo del rame nell’Alzheimer: Kaler fa il punto a Brescia

Posted by fidest press agency su domenica, 2 ottobre 2016

alzheimer-cervelloI difetti nel metabolismo del rame hanno un ruolo in alcune malattie come il morbo di Wilson, la malattia di Menkes e l’Alzheimer: il professor Stephen G.Kaler, uno dei massimi esperti mondiali delle mutazioni genetiche che influiscono su tale metabolismo, sarà a Brescia il 5 ottobre alle 14 per una lezione magistrale all’Irccs Fatebenefratelli. Kaler è un esperto della malattia di Menkes, avendo scoperto nuove mutazioni ed essendo impegnato in nuovi approcci di terapia genica che hanno il sostegno della Presidenza Obama degli Stati Uniti. Kaler collabora con l’Irccs Fatebenefratelli negli studi sulla malattia di Alzheimer e su altre patologie neurologiche in cui è evidente un disturbo nel metabolismo del rame, come Parkinson e Declino Cognitivo Lieve, considerato precursore dell’Alzheimer. Come spiega la dottoressa Rosanna Squitti dell’Irccs Fatebenefratelli, che con Kaler ha partecipato nei giorni scorsi al X ‘International Meeting of Copper Reasearch’ a Sorrento 25-30 Settembre 2016, congresso internazionale sui disturbi legati al metabolismo del rame, «il rame è un metallo essenziale, presente nella nostra dieta ed è alla base della respirazione, della produzione dei globuli rossi e bianchi esvolge delle funzioni vitali nel metabolismo dei muscoli del tessuto connettivo e scheletrico e soprattutto del cervello. Oltre al Menkes e al Wilson, i difetti nel metabolismo di questa sostanza influenzano malattie come le demenze, in particolare l’Alzheimer, e disturbi del movimento come il Parkinson. Per queste ragioni, il confronto con Kaler è tanto importante per l’attività di ricerca sull’Alzheimer in corso all’Irccs».

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Allarme furti di rame

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 novembre 2011

92-minerali. Rame

Image via Wikipedia

I furti dei cavi di rame sono in aumento negli ultimi anni a causa del valore crescente di questo e di altri metalli e per tali ragioni il Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” hanno intrapreso una battaglia tesa a contrastare il dilagare di questo fenomeno criminale. Ma i ladri di queste “preziose” materie prime forse non hanno ancora compreso le gravi conseguenze di natura pubblica e sulla sicurezza dei cittadini che possono derivare dai loro crimini. Non è un esercizio di retorica, ma a causa di questi reati possono essere messe a repentaglio le vite umane di ignari cittadini solo per il fatto che il semplice furto dei cavi di rame possa disconnettere la rete telefonica e interrompere il servizio di emergenza radio e i sistemi di controllo del traffico aereo. Solo a guardare le notizie che vengono dai paesi d’Oltre Manica c’è tanto materiale da far accapponare la pelle: nei mesi scorsi Scotland Yard ha segnalato una serie di episodi che avrebbero potuto comportare eventi tragici a partire dalla Guardia costiera della Costa Sud, che ha perso le comunicazioni per trentasei ore dopo uno di questi furti, l’interruzione del sistema radio “Airwave” utilizzato dai servizi d’emergenza, compresi i servizi di ambulanza, dei vigili del fuoco e della polizia metropolitana e persino i cavi del controllo del traffico aereo all’aeroporto di Stansted, Essex. E in Italia? Non per essere menagrami, ma se si continuerà sulla scia di quanto sta accadendo un po’ dappertutto sul territorio nazionale con migliaia di chilometri di cavi che vengono estirpati ogni giorno ed intere località lasciate al buio o senza rete telefonica, probabilità che si verifichino eventi analoghi saranno alla nostra portata se non si prenderanno delle misure quanto più urgentemente possibile. Al di là delle misure che avevamo proposto replicando quanto stanno facendo altri Paesi dell’UE tra i quali per l’appunto la Gran Bretagna che sta valutando di istituire apposite licenze per i concessionari dei rottami di metallo vietando loro di pagare in contanti i fornitori e aumentando i poteri di polizia che consentiranno il ritiro delle licenze e la chiusura delle rivendite che non rispettano la legge, per Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” data la rilevanza sociale e pubblica dei furti di cavi della rete telefonica ed elettrica, ritiene improcrastinabile l’introduzione di un’apposita circostanza aggravante all’interno del nostro codice penale non essendo sufficienti quelle previste all’articolo 625.

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