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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘randomizzati’

Tempestività della riperfusione post-infarto

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 giugno 2010

Le linee guida pongono molta enfasi sull’importanza di una rapida riperfusione dei pazienti con infarto miocardico con sovraslivellamento ST (Stemi), specificando come accettabile un ritardo massimo di 30 minuti per la fibrinolisi e di 90 minuti per l’intervento percutaneo coronarico primario (Pci). Eppure esistono pochi trial randomizzati o registri specifici che permettano di valutare quanto influisca “nel mondo reale” la tempestività della riperfusione. È questo il motivo che ha spinto l’Agenzia di valutazione delle tecnologie e delle modalità di intervento in Sanità di Montreal a effettuare una valutazione sistematica dell’assistenza ai pazienti con Stemi per un periodo di sei mesi in 80 ospedali ai quali giunge oltre il 95% degli infartuati del Québec. Nel periodo studiato, su 1.832 soggetti trattati mediante riperfusione, 392 (21,4%) hanno ricevuto la fibrinolisi e 1.440 (78,6%) la Pci. La fibrinolisi è stata intempestiva (>30 minuti) nel 54% dei casi, la Pci (>90 minuti) nel 68%. Decessi o riammissioni per infarto acuto del miocardio a un anno sono avvenute nel 13,5% dei pazienti sottoposti a fibrinolisi e nel 13,6% dei soggetti Pci. Se i due gruppi di trattamento venivano riuniti, i pazienti trattati fuori dei tempi raccomandati  avevano un rischio aggiustato di morte a 30 giorni più elevato (6,6% vs 3,3%) e un aumento statisticamente non significativo di morte a un anno (9,3% vs 5,2%) rispetto ai soggetti trattati secondo le linee guida. I pazienti sottoposti a riperfusione oltre i minuti prescritti, inoltre, avevano un rischio maggiore di un outcome composto da morte o riammissione ospedaliera per scompenso cardiaco congestizio o infarto miocardico acuto a un anno (15,0% vs 9,2%). A livello dell’intera regione canadese, ogni 10% di aumento nel numero di pazienti trattati entro il tempo raccomandato risultava associata una riduzione della probabilità di mortalità complessiva a 30 giorni.  JAMA, 2010; 303 (21):2148-55 (fonte doctor news)

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Evidenze e rischio Alzheimer

Posted by fidest press agency su sabato, 8 maggio 2010

Le informazioni prodotte finora dalla ricerca di settore non permettono di definire in maniera adeguata i fattori di rischio e predittivi di malattia di Alzheimer o declino cognitivo. E’ il verdetto di una analisi effettuata da John Williams e collaboratori del Duke Evidence-based Practice Center di Durham (Stati Uniti) su 25 review sistematiche e 250 studi osservazionali e randomizzati. Secondo il report, integralmente accessibile sul sito dell’Agency for Healthcare Research and Quality, alcuni fattori risultano in effetti associati a un aumentato rischio di Alzheimer e declino cognitivo: diabete, fumo, depressione e allele epsilon 4 del gene dell’apolipoproteina E. Altri, come l’esercizio cognitivo e l’attività fisica, appaiono protettivi. Tuttavia, in entrambi i casi, il livello dell’evidenza è tale per cui si può parlare solo di potenziali associazioni con gli outcome cognitivi dell’età avanzata. Allo stesso modo, i fattori che non mostrano alcuna associazione con l’Alzheimer e il declino cognitivo potrebbero ancora giocare un ruolo importante nella terza età. Questi risultati – osservano gli autori del report – sono insufficienti per raccomandare interventi nell’ottica della prevenzione. E’ necessario quindi promuovere ricerche che non siano gravate dalle limitazioni metodologiche degli studi sin qui portati a termine, come per esempio il periodo di osservazione troppo limitato, il numero insufficiente di soggetti arruolati e le non ottimali misurazioni di esposizione ai fattori esaminati. (fonte doctor news)

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Più attività fisica a scuola

Posted by fidest press agency su domenica, 28 febbraio 2010

Lo svolgimento di speciali programmi di attività fisica, all’interno delle scuole, consentirebbe di ridurre l’eccesso di grasso, nonché di migliorare lo stato di salute fisica nei ragazzi. Lo ha verificato un trial condotto in Svizzera e apparso su British Medical Journal. Susi Kriemler dell’Institute of Exercise and Health Sciences, University of Basel e collaboratori hanno coinvolto 28 classi di 15 scuole elementari svizzere in un’indagine che ha voluto verificare l’efficacia di specifici programmi di attività fisica durante un intero anno scolastico. In particolare, oltre 500 ragazzi sono stati randomizzati a svolgere tre canoniche lezioni di educazione fisica più due lezioni aggiuntive ogni settimana; un breve intervallo di attività fisica al giorno ed esercizi fisici a casa, oppure ad astenersi dal suddetto programma (controllo). Nei ragazzi sottoposti a questo speciale protocollo, rispetto al gruppo controllo, l’indice che misurava i livelli di grasso corporeo è diminuito in maniera significativa (-0,12; p= 0,009). In questo gruppo, inoltre, sono migliorate sia le capacità aerobiche (0,17; p= 0,04), sia quelle legate allo svolgimento di attività fisica moderata-intensa a scuola (1,19; p<0,001) e durante l’intera giornata (0,44; p= 0,03). (L.A.)

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