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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘rapporto’

“Le impietose cifre del “Rapporto 2019 sull’economia dell’immigrazione”

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 ottobre 2019

Gli studi della fondazione Leone Moressa, confermano che una delle emergenze del Paese è creare le condizioni per trattenere le migliaia di giovani che, delusi dalle prospettive professionali che l’Italia offre, varcano i confini e vanno all’estero, valorizzando il patrimonio di conoscenze che le università offrono. Non è solo una questione economica, ma di responsabilità sociale che il sistema delle imprese, l’università e la politica devono onorare, intraprendendo azioni mirate che facciano conoscere le opportunità che il sistema economico e industriale del Paese è in grado di offrire”.È questo il commento di Patrizia Fontana, Presidente di Talents in Motion, il primo progetto di Responsabilità Sociale con l’obiettivo di posizionare l’Italia come polo attrattivo nelle reti globali di circolazione del talento per migliorare l’attrattività e la competitività delle aziende attraverso l’integrazione del know-how dei talenti italiani e stranieri cui si rivolge. Persegue il suo obiettivo attraverso il primo e unico digital hub che mette in contatto talenti italiani e stranieri con le realtà italiane e con le opportunità che queste offrono. E al contempo sostiene la sinergia strategica tra aziende, università ed istituzioni in vista di un intervento concreto, efficace e di lungo raggio sui fabbisogni professionali, grazie ai tavoli tecnici del suo think tank. Il progetto conta già 30 aziende partner multinazionali, associazioni (Confindustria Digitale, per citarne una) e università.Secondo il rapporto mezzo milione di italiani ha deciso di spostarsi in altri Paesi negli ultimi 10 anni per ricercare opportunità professionali e di vita migliori. Questa “migrazione silenziosa” ha un costo per il Paese, calcolato in 1% del PIL. Tra le cause il livello di istruzione molto basso (solo il 27,6% dei giovani tra i 25 ed i 29 anni è laureato, 12 punti sotto la media UE) e le scarse opportunità occupazionali (occupazione dei 25-29enni al 54,6%, contro il 75% della media europea).In un Paese in cui gli sgravi fiscali impattano solo su chi sceglie di tornare, alla leva delle agevolazioni Talents in Motion intende affiancare alcune proposte ulteriori, improntate alla valorizzazione del capitale umano e della reputazione del Sistema Paese.
1. Realizzare un sistema di defiscalizzazione differenziato in base alla qualità delle posizioni e dei profili, oltre che alle esigenze espresse dalle imprese, e che possa applicarsi sia nell’ottica di agevolare il rientro in Italia che per trattenere i potenziali in atto di andare all’estero.
2. Contrastare i flussi in uscita favorendo la messa a regime di un sistema di valorizzazione reale per l’entry level dei giovani laureati.
3. Predisporre un secondo binario di incentivi fiscali direttamente rivolti a trattenere i talenti in Italia.
4. Procedere a una semplificazione normativa mediante creazione di visti d’ingresso specifici (modello USA) e velocizzazione delle procedure burocratiche per favorire la circolazione di capitale umano altamente qualificato in università e imprese.
5. Rispondere concretamente alla domanda di formazione e competenze garantendo un coinvolgimento paritetico, partenariale, continuativo e strategico (pianificazione strategica di breve, medio e lungo raggio) del fronte universitario e aziendale mediante una conferenza permanente filiera-formazione deputata alla diagnosi e all’intervento sui reali fabbisogni di professionalità. In questo senso, Talents in Motion ha già inaugurato lo scorso 2 ottobre a Milano i lavori del primo tavolo tecnico “Competenza VS Conoscenza” (https://www.talentsinmotion.org/it/risorse/think-tank-forum/milano-02-ottobre-competenza-vs-conoscenza.html?chId=33), nato per individuare e dar seguito ad azioni concrete per intervenire sul mismatch tra domanda aziendale e offerta universitaria.
Talents in Motion è un’associazione senza scopo di lucro, fondata e presieduta da Patrizia Fontana, nel cui consiglio direttivo siedono Salvatore Paparelli, vice president, Raffaele Fiorella, Giorgio Boggero e Simone Dominici.
https://www.talentsinmotion.org/

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Rapporto 2019 su islamizzazione Europa

Posted by fidest press agency su martedì, 10 settembre 2019

Roma Mercoledì 11 settembre alle ore 15 nella Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro presso il Senato della Repubblica, piazza Capranica 72, si terrà la presentazione del Rapporto 2019 sull’islamizzazione d’Europa realizzazione dalla Fondazione Farefuturo.Alla presentazione interverranno il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, il senatore di FdI e presidente di Farefuturo, Adolfo Urso e gli autori del rapporto tra cui il professor Francesco Alberoni, lo pschiatra Alessandro Meluzzi, il vicepresidente vicario del gruppo di FdI in Senato, Isabella Rauti, l’ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata e il presidente di Acmid, Souad Sbai.

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Rapporto Osmed sulla spesa farmaceutica

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 settembre 2019

Nel 2018 si assiste per il quarto anno consecutivo al calo della spesa farmaceutica a carico del Servizio sanitario nazionale sul territorio. Ma mentre l’anno prima era crollata la quota di spesa per farmaci acquistati dalle Asl e distribuiti direttamente dalle farmacie ospedaliere (DD) o attraverso le farmacie territoriali (DPC), nel 2018 ha subito un calo più marcato la “convenzionata”. A moderare questo calo e a consentire un po’ di ossigeno, sono state le maggiori entrate in farmacia dovute alle spese dei privati cittadini.
Nel 2017, a fronte di un calo dell’1,4% di tutta la spesa – pubblica e privata – nelle farmacie territoriali, la quota di spesa territoriale affrontata dalle Regioni, comprensiva sia della spesa convenzionata sia di quella in distribuzione diretta e per conto di classe A, era diminuita del 6,5% scendendo a 12,9 milioni di euro. Ma il crollo aveva interessato per lo più DD e DPC (-13,7%), mentre la convenzionata netta era diminuita solo dell’1,7%. Nel 2018, a fronte di un calo dell’1% di tutta la spesa – pubblica e privata – in farmacia, la spesa per DD e DPC si contrae del 3,6% meno dell’anno prima, mentre del 4,2% è la contrazione della convenzionata. In lieve calo pure le confezioni dispensate, dello 0,7%. Sommando i due canali, DD e DPC, lo scorso anno la spesa diretta delle Regioni presso le industrie è stata pari a 8,2 miliardi di euro e ha costituito il 41,4% della spesa totale del Ssn. Nelle Regioni, si sale in percentuale al 49,3% in Umbria fino a scendere al 29% della Valle d’Aosta, ultima.
Per oltre tre quarti del valore (78,2%, pari a circa 6,3 miliardi di euro) sono stati Asl e ospedali a distribuire i farmaci acquistati a livello regionale, mentre la Dpc ha caratterizzato il 21,8% della spesa, poco meno di due miliardi di euro. Nella ripartizione tra DD e DPC pesano in modo molto forte le scelte politiche delle 21 Regioni e il Rapporto registra ampia variabilità tra una Regione e l’altra. Per esempio, la distribuzione diretta in percentuale ammonta a oltre il 90% della spesa dei farmaci erogati con canali alternativi in Abruzzo, ma qui bisogna considerare che la DPC è stata introdotta solo lo scorso anno. La minor incidenza della DD diretta si presenta in Calabria (63,7%), Lazio e Trentino (66,9%) dove sono più incisive le farmacie territoriali. (fonte: farmacista33)

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Rapporto Osmed: cardiovascolari i farmaci più diffusi

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 agosto 2019

Antipertensivi e antiulcera regnano in farmacia, ma il maggior costo per il Servizio sanitario è ormai generato dagli antitumorali. Di tasca loro, gli italiani curano per lo più il raffreddore, il dolore fisico (passeggero, si spera), lo stress. Lo dicono i dati del “Rapporto nazionale Osmed 2018 sull’uso dei farmaci in Italia”, dell’Aifa, aggiornato allo scorso anno, quando si sono curati con medicinali 67 italiani su 100, il 71% delle femmine e il 62% dei maschi.
Il Rapporto dedica sezioni speciali agli ultrasessantacinquenni, il 98% dei quali ha più di una prescrizione, ai minori e alle donne in gravidanza, indicando per ciascuna classe d’età i farmaci più consumati. Per gli over 65 – che nella classe 80-84 anni hanno il picco di spesa, 782 euro a testa, e hanno assorbito il 70% delle dosi giornaliere -sono in testa i farmaci cardiovascolari (antipertensivi e statine) seguiti da antibiotici sistemici, Pppi e antidiabetici. Per i bambini i più usati sono gli antibiotici (46,6% degli under 18) seguiti da anti-asma (24,3%) e ormoni (8,4%). Nelle donne in gravidanza, considerando i dati dei certificati d’assistenza al parto in Emilia Romagna, Lazio e Puglia, sono più prescritti i farmaci relativi alla categoria terapeutica del sangue e organi emopoietici (55,9%) seguiti da antimicrobici per uso sistemico (41,9% e del sistema genito-urinario, inclusi ormoni sessuali (25,5%). Dei 21,9 miliardi spesi dal Ssn in medicine (8 quelli spesi dagli italiani di tasca propria), 10 sono stati erogati dalle farmacie e 11,9 da strutture sanitarie pubbliche. Ogni giorno sono state consumate 978,8 dosi ogni 1.000 abitanti, in crescita dell’1% circa rispetto al 2017. I farmaci più utilizzati sono stati quelli per l’apparato cardiovascolare ma in termini di spesa con 3,241 miliardi sono al secondo posto dopo gli antitumorali (5,569 miliardi). Questi ultimi, all’undicesimo posto per consumi, hanno un costo unitario molto superiore. Al secondo posto i prodotti per apparato gastrointestinale e metabolismo, 2,835 miliardi di spesa, tra cui inibitori di pompa per curare ulcera e reflusso. Terza piazza per i medicinali per sangue e organi emopoietici (2 miliardi di spesa), e infine i farmaci per il sistema nervoso centrale (1,782 miliardi), e la respirazione (1,166 miliardi). Dei 166 euro spesi dal Ssn per ogni italiano nelle farmacie, 49 sono andati all’apparato cardiovascolare, 33 al tratto digerente, 22 al Snc e 16 all’apparato respiratorio. Invece, dei 197 euro a cittadino spesi in acquisti diretti delle Regioni dalle industrie, 89 sono andati ad antitumorali-immunomodulanti, 35 ad antibiotici (contro 13 di spesa territoriale) e 26 a sangue ed organi emopoietici. Tra i farmaci somministrati direttamente dall’ospedale (3,1 miliardi di spesa) svettano anticorpi monoclonali, antivirali/anti-Hiv e fattori della coagulazione.
La spesa a carico del cittadino si compone per 5,4 miliardi di acquisti di medicine in classe C e di automedicazione e per altri 1,4 miliardi dell’acquisto privato di medicinali di fascia A. (dall’articolo di Mauro Miserendino su Farmacista33)

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Consip: pubblicato il secondo Rapporto di sostenibilità

Posted by fidest press agency su sabato, 10 agosto 2019

Oltre 12 miliardi di euro di acquisti – di cui 5 miliardi con contenuto “sostenibile” – sugli strumenti di e-procurement Consip, con vantaggi in termini di risparmio, efficienza, semplificazione e rapidità delle procedure. È il dato principale che emerge dal Rapporto di sostenibilità Consip 2018, che evidenzia anche:
· più di 700mila contratti dematerializzati attraverso la piattaforma elettronica, pari a 566 milioni di pagine non stampate e oltre 4.600 tonnellate di CO2 non immesse nell’ambiente
· oltre 800mila TEP (Tonnellate Equivalenti Petrolio), pari a 2 milioni di tonnellate di CO2 risparmiate per interventi di efficientamento energetico negli ultimi 10 anni
oltre 100mila imprese abilitate agli strumenti di e-procurement, di cui il 99% Micro, Piccole e Medie Imprese che hanno realizzato un fatturato per quasi 4 miliardi di euro (Mepa)
· un tasso di soddisfazione sull’utilizzo degli strumenti di oltre il 90% per le amministrazioni e di oltre l’80% per le imprese.
Affiancando il Bilancio economico-finanziario, il Rapporto racconta l’identità, il modo di lavorare, i risultati e le sfide dell’azienda, dando conto degli effetti sociali, ambientali ed economici generati da iniziative e progetti. Quattro gli ambiti in cui sono forniti indicatori numerici e fattuali:
1) la creazione di valore per il Paese, tramite la riqualificazione della spesa, la capacità di innovare, l’attenzione agli aspetti sostenibili e il contributo all’economia circolare
2) la capacità di ascolto dei principali interlocutori, pubbliche amministrazioni, imprese e tutti i soggetti istituzionali coinvolti
3) il rispetto delle regole e il continuo perfezionamento del modello di governance, controllo e sicurezza, per assicurare etica e integrità di comportamenti e attività
4) la centralità delle persone che con competenza, professionalità, esperienza e responsabilità rappresentano la chiave del successo aziendale.
Il Rapporto, elaborato tenendo conto del contributo ai 17 Sustainable Development Goals dell’Agenda ONU 2030, ha ricevuto l’attestazione del Global Reporting Index (standard internazionale per la rendicontazione sostenibile).

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Sicurezza, percezione della giustizia e rapporto con le forze dell’ordine

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 luglio 2019

Sono temi di grande attualità quelli affrontati in una indagine condotta da Altroconsumo che tra l’ottobre ed il novembre 2018 ha intervistato circa 1800 persone tra i 25 ed i 74 anni, allo scopo di tracciare un quadro del nostro senso di sicurezza e confrontarlo sia con inchieste precedenti, sia con i dati oggettivi che vengono annualmente forniti dal Ministero dell’Interno ma anche con i risultati relativi ad altri Paesi europei.
Confrontando i dati ufficiali forniti dal Viminale, delitti, furti, rapine e omicidi sono oggettivamente in calo, un trend che va avanti da diversi anni. Tutto ciò però si scontra con un’aumentata percezione di insicurezza da parte dei cittadini. Basti pensare che il 37% degli intervistati coinvolti nell’indagine Altroconsumo ritiene che ci sia un alto livello di criminalità nelle ore notturne nella propria città di residenza, il 19% di giorno. Un dato che, ad esempio, in Portogallo si ferma rispettivamente al 17% (di notte) e 8% (di giorno). Grande insicurezza anche per chi utilizza i mezzi pubblici: solo 1 su 4 vi si sente sicuro di giorno (1 su 6 di notte).
Tra le persone che percepiscono un maggiore senso di insicurezza troviamo le donne e le persone con più di 44 anni. Le differenze – oltre che di genere e anagrafiche – ci sono anche a livello geografico: chi vive in aree urbane ha più paura di chi abita in zone rurali; i cittadini del Centro, Sud e Isole si sentono meno sicuri di chi abita al Nord. Anche avere un basso livello di istruzione o una situazione economica non agevole aumenta la percezione di insicurezza.Un quadro complessivo che conferma quanto si riscontra anche in altri Paesi ovvero che c’è uno scarto tra la sicurezza oggettiva e quella percepita. Uno scarto che in Italia va incontro ad un trend di crescita.I dati ufficiali forniti da Ministero dell’Interno segnalano infatti che nel 2018 – rispetto al 2017 – i delitti sono diminuiti quasi del 9%, gli omicidi del 14% le rapine dell’11% e i furti di oltre l’8%. Nonostante ciò, confrontando i dati sul senso di insicurezza degli italiani oggi con l’inchiesta di 11 anni fa emerge che il senso di pericolo è in aumento. Ad esempio, coloro che si sentono insicuri in casa propria sono triplicati (4% nel 2007 VS 12% nel 2018); il 26% si sente insicuro di notte nel quartiere in cui vive (17% nel 2007); aumenta anche la percentuale di chi si sente insicuro di notte nella città in cui vive (38% 2018 VS 23% nel 2007). Il rapporto con le forze dell’ordine è anch’esso un tema delicato: secondo il 74% degli intervistati, il livello di vigilanza diurna nel proprio quartiere è inadeguato; se poi si parla di vigilanza nelle ore notturne, la percentuale aumenta all’85%. La poca efficienza non sembra però essere attribuita alla capacità delle forze dell’ordine, quanto ad una mancanza di risorse: il 54% degli intervistati ritiene infatti che il numero di agenti sia troppo ridotto e il 45% che siano costretti a lavorare in condizioni difficili, con infrastrutture ed equipaggiamento carenti Anziani e persone con un basso livello di istruzione tendono ad avere più fiducia nelle forze dell’ordine mentre c’è meno fiducia tra coloro che hanno un livello di reddito inferiore.Per quanto concerne la percezione del funzionamento della giustizia, ben pochi Italiani sembrano ancora credere nella magistratura: il 13% degli intervistati dice di non aver fiducia nel sistema giudiziario italiano. Il 78% del campione auspica che in caso di omicidi, i colpevoli scontino interamente la loro pena, senza condizionali, e il 67% vorrebbe un inasprimento delle pene per reati minori come furti e rapine.Con riferimento, alle esperienze vissute dal campione di intervistati, il 40% ha affermato di aver subito un crimine negli ultimi 5 anni, l’11% nell’ultimo anno, per quanto si tratti principalmente di reati minori. Eppure, guardando alle denunce, il 27% decide di non sporgerne perché convinto che non ne valga la pena, un segnale di mancanza di fiducia e di senso civico. (n.r. Sicuramente i dati, registrati dal ministero competente, sarebbero meno “ottimistici” se nel conto aggiungessimo quanti rinunciano a denunciare un illecito penale non fidandosi della giustizia per via dei suoi passaggi faraginosi e della sua lunghezza e quanto altro. Chiedetelo ai poliziotti che arrestano uno che delinque e spesso se lo ritrovano il giorno dopo a fare la stessa cosa e per giunta beffeggiandoli.)

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CINA 2019 Presentazione X edizione Rapporto annuale

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 luglio 2019

Roma lunedì 8 luglio sarà presentata nella Sala delle Conferenze Internazionali della Farnesina la decima edizione del nostro Rapporto annuale “Cina 2019. Scenari e prospettive per le imprese”. Il Rapporto elaborato dal Centro Studi per l’Impresa della Fondazione Italia Cina (CeSIF) è il più importante outlook sulla Cina attualmente esistente in Italia: presenta gli scenari politici, economici e di accesso al business in Cina, con un approfondimento sui settori di maggior interesse per le imprese italiane in Cina e lo stato attuale degli investimenti cinesi nel nostro Paese. L’evento è organizzato in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

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Primo Rapporto sull’Economia del Benessere

Posted by fidest press agency su sabato, 22 giugno 2019

Gli italiani si sentono bene e sono sempre più attenti alla cura di sé e alla propria immagine, tanto da aver destinato nel 2018 un totale di 43 miliardi di Euro all’acquisto di prodotti e servizi per il benessere. Questo il quadro che emerge dal Primo Rapporto sull’Economia del Benessere, un’indagine voluta da Philips e realizzata da DOXA, che accende i riflettori sugli stili di vita e le abitudini di consumo degli italiani per la corretta alimentazione, l’attività fisica, la cura del corpo, dello stress e del sonno.
Nel Lazio la spesa per il benessere ammonta a 4,7 miliardi di euro, dei quali il 43% è riservato alla sana alimentazione, il 21% alla cura del corpo e il 19% all’attività fisica.In generale, il 79% dei laziali valuta positivamente il proprio stato di salute, praticamente in linea con la media nazionale dell’80%. Tuttavia, secondo quanto emerso dalla ricerca, il Lazio è al contempo la regione d’Italia con la più elevato percentuale di cittadini che dichiarano di soffrire di disturbi e problemi fisici. Infatti, il 46% ha indicato di essere esposto a fattori di rischio come eccesso di peso, pressione alta, colesterolo alto e diabete, a fronte di una media nazionale del 41%.Il Lazio vanta però un altro primato: i rispondenti della regione sono i più sportivi d’Italia. Se a livello nazionale il 43% degli intervistati afferma di praticare attività sportiva – anche a livello amatoriale – almeno una volta a settimana, in Lazio la quota sale al 47%. In particolare, i laziali amano frequentare palestre e praticare la corsa, il nuoto, il calcio e la ginnastica. “L’impegno quotidiano di Philips, azienda leader nel settore dell’Health Technology, è quello di rendere migliore la vita delle persone mediante innovazioni tecnologiche significative”. spiega Simona Comandè, General Manager Philips Italia, Israele e Grecia. “Il concetto di Continuum of Care sintetizza bene l’obiettivo dell’Azienda di supportare la domanda di salute delle persone a partire dallo stile di vita sano e dalla prevenzione. Per queste ragioni Philips ha deciso di promuovere un monitoraggio ad ampio spettro – di cui oggi presentiamo la prima edizione – delle abitudini e dei pattern comportamentali adottati dagli italiani nella ricerca del proprio benessere psico-fisico, utilizzandoli quali punto di partenza concreto per sensibilizzare l’opinione pubblica su stili di vita consapevoli”. Oltre l’80% degli italiani valuta positivamente il proprio stato di salute, il 70% è sempre più attento alle scelte alimentari e più di uno su tre dedica almeno un quarto della propria giornata alla cura del corpo.Dati che si riflettono anche nel paniere di spesa in benessere, che per oltre il 40% è riservato alla sana alimentazione, per il 24% alla cura del corpo e per il 20% all’attività fisica.

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Rapporto 2019 sull’industria italiana dei quotidiani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 giugno 2019

Bologna “Il Rapporto sull’industria italiana dei quotidiani” – presentato nel corso della giornata di oggi durante Ediland Meeting 2019 – è la ricerca realizzata ogni anno dall’Osservatorio “Carlo Lombardi” per i quotidiani e le agenzie di informazione che raccoglie i dati più aggiornati del settore editoriale: vendite, pubblicità, panorama internazionale, occupazione e retribuzione poligrafiche, rete produttiva, anagrafe delle imprese del settore. A seguire alcuni degli infìdicatori chiave che emergono dalla ricerca di quest’anno:Il mercato dei lettori
Diffusione cartacea giornaliera 2018 – 2.229.676 copie giornaliere
Diffusione cartacea giornaliera 2017 – 2.370.542 copie giornaliere
Diffusione digitale giornaliera 2018 – 353.137 copie giornaliere
Diffusione digitale giornaliera 2017 – 323.869 copie giornaliere
Vendite media cartacea 2018 – 2.176.974
Vendite media cartacea 2017 – 2.355.498
Vendita media digitale 2018 – 197.537
Vendita media digitale 2017 – 204.858
Il mercato pubblicitario
Mercato pubblicitario italiano 2018 – 8.411 miliardi di eruro (+2%)
Mercato pubblicitario italiano 2017 – 8.249 miliardi di eruro
Fatturato pubblicitario quotidiani 2018 – 555.977 (-6,3%)
Fatturato pubblicitario quotidiani 2017 – 593.217
Mercato pubblicitario quotidiani 2018 – 598.593 (-6,1%)
Mercato pubblicitario quotidiani 2017 – 637.442
Quota mercato digitale 2018 – 478.423 (+4,5%)
Quota mercato digitale 2017 – 457.777
Quota mercato TV 2018 -3.799.382 (+0,6%)
Quota mercato TV 2017 – 3.776.316
Occupazione e retribuzioni poligrafiche e previdenza integrativa di settore
Numero poligrafici al 31/12/2018 – 3038 ( -256 rispetto al 31/12/2017)
Retribuzione annua lorda media 2018 (6° liv. per poligrafico – € 36.319,43 leggermente inferiore al 2017Numero dei pensionati al 31/12/2018 – 14.217 (-452 sul 2017)
Rapporto di dipendenza attivi/pensionati ( 1:5 circa)Anagrafe dell’industria italiana dei quotidiani
121 Testate quotidiane
79 Società editrici
58 Stabilimenti di stampa
54 Concessionarie di pubblicità
82 Agenzie di informazione

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7° Rapporto Lef sull’Irpef

Posted by fidest press agency su domenica, 16 giugno 2019

Roma 19 giugno 2019 alle ore 10 alla Link Campus University nella sala dell’antica biblioteca In via del Casale San Pio, 44 l’associazione per la legalità e l’equità fiscale (Lef) presenterà il suo settimo Rapporto sull’Irpef: “Indagine conoscitiva sulla struttura dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (Anni d’imposta 2003-2017)”.
L’indagine viene condotta ogni anno per Lef utilizzando la banca dati delle dichiarazioni dei redditi ed è elaborata dal nostro ufficio studi guidato dall’ingegner Lelio Violetti, ex responsabile dell’Ufficio studi della Sogei, la società pubblica di gestione dell’Anagrafe tributaria. La sequenza degli studi elaborati da Lef offre ormai un’articolata serie storica e una descrizione aggiornata sull’andamento dell’Irpef nel periodo e sulla distribuzione del suo peso sulle diverse categorie di contribuenti. Anche dall’ultimo rapporto emerge l’estrema farraginosità e l’iniquità del sistema. Una situazione che l’introduzione della cosiddetta
‘Flat tax’ per le famiglie potrebbe ulteriormente aggravare. Seguirà una tavola rotonda moderata dal giornalista economico Luciano Cerasa Alla quale parteciperanno: Stefano Pisani, responsabile Analisi del rischio e ricerche per la tax compliance dell’Agenzia delle Entrate; Cristian Perniciano, responsabile Consulta delle professioni e delle politiche fiscali della Cgil; Anna Graziano, PhD Programme Manager del corso di laurea in “International Business Administration” e professoressa associata della Link Campus University

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Rapporto annuale 2018 di Aiuto alla Chiesa che Soffre

Posted by fidest press agency su sabato, 15 giugno 2019

Roma giovedì 20 giugno alle ore 10.30, presso la sede di ACS di Piazza San Calisto 16 (entrando a destra, IV piano) Interverranno: il cardinale Malcolm Ranjith, arcivescovo di Colombo, Thomas Heine-Geldern, Presidente esecutivo ACN-International, Alfredo Mantovano, Presidente ACS-Italia, e Alessandro Monteduro, Direttore ACS-Italia.

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4° Rapporto GIMBE sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 Mag 2019

Roma, 11 giugno 2019 – Ore 10.30 – 13.30 Sala Capitolare, Chiostro del Convento di Santa Maria sopra Minervapresso il Senato della Repubblica – Piazza della Minerva 38.Il Rapporto presenta un’analisi dettagliata della spesa sanitaria pubblica e privata, oltre che della spesa sociale e fiscale, e punta il dito sui fattori che minano la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale: dal progressivo definanziamento che sta trascinando il nostro Paese in fondo alle classifiche internazionali alle criticità per l’attuazione dei nuovi livelli essenziali di assistenza, dai miliardi di sprechi e inefficienze ai rischi di privatizzazione conseguenti all’espansione della sanità integrativa, dalla complicata governance Governo-Regioni-Aziende sanitarie che genera iniquità e diseguaglianze alle aspettative irrealistiche dei cittadini italiani.Dopo aver rivalutato la “prognosi” del SSN al 2025, il Rapporto suggerisce riforme di rottura e azioni di governance a tutti i livelli per attuare il “Piano di salvataggio del SSN”, elaborato dalla Fondazione GIMBE al fine di preservare alle future generazioni la più grande conquista sociale dei cittadini italiani: un servizio sanitario pubblico, equo e universalistico.

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Ottavo rapporto di Deutsche Bank sui prezzi e gli standard di vita mondiali

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 Mag 2019

È stato pubblicato l’ottavo rapporto di Deutsche Bank sui prezzi e gli standard di vita mondiali, indagine che analizza l’andamento dei prezzi e la qualità della vita in tra 56 grandi città nel mondo, rilevanti per il mercato finanziario mondiale.
Complessivamente, i principali Paesi dell’Eurozona segnano un generale aumento nel livello dei prezzi. Anche l’Italia, con Milano, non fa eccezione a questo trend, riportando un aumento del +1,24% rispetto al 2018. Milano è alla 35° posizione a livello globale per qualità della vita.Milano nel 2019 è in assoluto la destinazione più costosa (1° posto) per un weekend, dove una notte in albergo 5 stelle con vista per due persone costa in media 961$ e due giorni interi compreso shopping e cene al ristorante possono costare fino a 2,706$, più contenuti risultano essere i prezzi per attività dedicate ad esempio al tempo libero come il cinema (10,6$), l’abbonamento mensile in palestra (100,2$) e una cena completa per 2 in un ristorante italiano (86,9,4$, +8% rispetto all’anno scorso).Milano è la città meno costosa per bere un cappuccino, ultima in classifica, dove la bevanda può costare un massimo di 1,7$. Economici a Milano anche i trasporti pubblici (38°) per i quali in media al mese si spendono 37,9$ contro i 179,5 $ di Londra, discorso diverso per il servizio taxi dove a Milano si classifica al 9° posto a livello globale con una tariffa di 22,3$ per una media di 8 km.
Roma è alla 40° posizione a livello globale per qualità della vita.Dall’analisi emerge che la Capitale, pur essendo tra le destinazioni più costose a livello globale risulta essere meno cara di Milano.Roma è al 6° posto tra le destinazioni più costose per un weekend, dove una notte in albergo a 5 stelle con vista per due persone costa in media 609$, e due giorni interi compreso shopping e cene al ristorante possono costare fino 1,926$, più contenuti risultano essere i prezzi per attività dedicate ad esempio al tempo libero come il cinema (8,9$), l’abbonamento mensile in palestra (73,5$, il -26,5% in meno rispetto al costo milanese) e una cena completa per 2 in un ristorante italiano (67,5$, ben il – 22,5% in meno rispetto a Milano).Roma è la città meno costosa per bere un cappuccino, terz’ultima in classifica, dove la bevanda può costare un massimo di 1,9$. Economici a Roma anche i trasporti pubblici (37°) per i quali in media al mese si spendono 40,1$ contro i 179,5 $ di Londra, e per il servizio taxi (21°) con una tariffa più bassa del -20% rispetto a Milano per una media di 17,8,$ per 8 km di corsa.
Tale andamento non si discosta molto nei maggiori paesi dell’eurozona: Ai primi 3 posti ci sono rispettivamente Zurigo, Wellington e Copenaghen, seguiti da Edimburgo (4°), Vienna (5°), Helsinky (6°), Francoforte (13°), Madrid (27°), Milano (35°), Parigi (36°)
Nel 2019 si riscontra un generale decremento del valore reale dello stipendio netto mensile nella maggior parte delle città Europee, Roma e Milano (-13% e – 10%), Oslo e Parigi (-11%), Amsterdam, Vienna e Madrid (-9%), Francoforte (-7%)
A livello globale invece: il maggior decremento si riscontra a Beunos Aires (-45%), a Istanbul (-31%), a Johannseburg (-26%) e a Mumbai e New Delhi (-22%). Se nella maggioranza dei Paesi nel 2019 il valore dello stipendio netto è sceso, negli Stati Uniti si è riscontrato un aumento del valore con in testa San Francisco (+31% ), seguito da Boston (+15%), New York (+12%) e Chicago (+11%).Al primo posto nella classifica mondiale degli stipendi più alti, San Francisco con 6,526 $, seguito da Zurigo con 5,896$ e new York con 4,612$. Le principali città europee si trovano in mezzo alla classifica: Francoforte (17°), Parigi (22°), Berlino (26°), Vienna (29°), Milano e roma (31° e 32°), in coda alla classifica Jakarta con 362$, Lagos 236$ e Il Cairo 206$.La peggiore città in cui vivere è Lagos (Nigeria). Lagos si aggiudica le ultime posizioni anche a livello di costi per l’acquisto di auto, jeans, vestiti e sigarette, risultando la città dove i prezzi sono i più bassi tra le città esaminate.

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Rapporto Onu su perdita biodiversità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 Mag 2019

Il rapporto sulla biodiversità pubblicato oggi dall’ONU lancia l’allarme sull’enorme perdita di specie a causa dall’impatto umano. Per le Nazioni Unite sono necessarie azioni urgenti per proteggere le foreste, gli oceani e occorrono cambiamenti radicali nella produzione e nel consumo di cibo.Il rapporto del Gruppo intergovernativo per la Biodiversità e i Servizi Ecosistemici (IPBES) avverte inoltre che un milione di specie sono a rischio di estinzione, più che in ogni altro momento nella storia umana.«Quanto emerge da questo rapporto è devastante. Nonostante il ruolo fondamentale della biodiversità nella conservazione della vita sul Pianeta, il prevalere degli interessi economici ha portato ad un tale sfruttamento delle risorse naturali da rischiare ora conseguenze irreversibili», afferma Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia. «Per mantenere le temperature globali sotto il grado e mezzo ed uscire dalla crisi climatica che stiamo attraversando, è urgente combinare una drastica riduzione delle emissioni di anidride carbonica con la conservazione della biodiversità, prestando particolare attenzione agli ecosistemi naturalmente capaci di immagazzinare grandi quantità di carbonio, come le foreste torbiere», conclude Borghi.
Il rapporto IPBES rivela che le attività umane hanno “significativamente modificato” la maggior parte degli ecosistemi terrestri e marini. Si afferma che il 40 per cento dell’ambiente marino globale mostra “gravi alterazioni” a seguito delle pressioni umane e che la “ricchezza e abbondanza” degli ecosistemi marini è in declino.
«I nostri oceani sostengono tutta la vita sulla Terra», afferma Giorgia Monti, responsabile della campagna mare di Greenpeace Italia. «Invece di saccheggiare i mari per ottenere profitti a breve termine, i governi dovrebbero mettere la sostenibilità al centro delle proprie politiche. Il rapporto ONU conferma infatti che i meccanismi esistenti per proteggere i nostri oceani non funzionano. Oggi solo l’1 per cento dei mari globali è protetto e non esiste uno strumento legale che consenta la creazione di santuari nelle acque internazionali».Per Greenpeace c’è bisogno di un accordo globale che protegga almeno il 30 per cento dei nostri oceani entro il 2030. Si tratterebbe di un’opportunità unica per i governi di lavorare insieme per salvaguardare la biodiversità marina, garantire la sicurezza alimentare a milioni di persone e avere oceani sani, ovvero una grande risorsa per contrastare i cambiamenti climatici.Il rapporto IPBES afferma infine che fattori come il cambiamento dell’uso del suolo, cambiamenti climatici e i livelli di consumo sono aumentati a livelli senza precedenti.
«Accogliamo con favore la richiesta di un’azione urgente per cambiare le nostre abitudini alimentari, in modo da ridurre il consumo di carne e latticini la cui produzione intensiva ha effetti negativi ormai ben documentati sulla biodiversità, i cambiamenti climatici e la salute umana», dichiara Federica Ferrario, responsabile della campagna agricoltura di Greenpeace Italia.Per Greenpeace dimezzare produzione e consumo di carne e prodotti lattiero-caseari entro il 2050 deve diventare una priorità a livello politico, dal momento che non c’è più tempo da perdere.

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Cittadini e PA: un rapporto che migliora ma che ancora non soddisfa

Posted by fidest press agency su domenica, 5 Mag 2019

Più della metà della popolazione è tutt’ora convinta che il funzionamento delle strutture pubbliche non possa essere ritenuto soddisfacente. Confrontando tuttavia la recente rilevazione con quella analoga risalente al 2017, si registra un parziale miglioramento. La quota di coloro che ritengono che la PA funzioni “molto male” si riduce dal 17,9% al 10,2%. Analogamente si riduce la quota di coloro – la maggioranza – convinti che la PA funzioni “piuttosto male” (da 52,1% a 50,8%). Simmetricamente, aumenta la quota di chi si orienta su un giudizio moderatamente positivo (“piuttosto bene”) che passa da 24,3% a 33,2%. Le valutazioni improntate al maggior ottimismo (“molto bene”), rimangono del tutto residuali (3,1%). Guardando i dati nel loro complesso si può affermare che in soli 2 anni il perimetro dei giudizi negativi si è ridotto dai 3/4 ai 2/3 degli italiani. Le attese di cambiamento convergono su una PA leggera e “poco invasiva”. La spinta degli ultimi anni verso servizi e procedure digitalizzate è percepita solo in parte dalla popolazione. Complessivamente, più di un italiano su cinque è insoddisfatto del cambiamento in atto. Gli altri quattro ritengono che il processo di digitalizzazione sia ancora troppo limitato nella sua diffusione e nella sua incisività. Soltanto il 5,7% dei cittadini ritiene che questo processo sia già maturo e che la semplificazione cercata stia effettivamente avvenendo. Gli sforzi fatti sono ritenuti del tutto insufficienti per l’8,1% della popolazione. Per il 15% circa dei cittadini i cambiamenti avvenuti sono persino fonte di ulteriori difficoltà complicando ulteriormente la vita di chi si trova a richiedere questi servizi. La percezione di un cambiamento ancora molto limitato è spiegabile, almeno in parte, anche attraverso la mancanza di adeguata informazione relativamente ai servizi digitali già attivati dalla PA e del loro reale funzionamento. Soltanto il 9,2% si dichiara completamente informato mentre nel 53,4% dei casi l’informazione è carente o addirittura assente. Il 73,2 degli italiani si aspettava dalla digitalizzazione della PA un ritorno in termini di semplificazione, ma soltanto il 30,8% del campione ha dichiarato che grazie ai servizi online ha ottenuto un reale vantaggio. Lo stacco è molto alto anche per quanto concerne la velocità delle procedure: il 72,2% se l’aspettava, ma soltanto il 40,6% dichiara di averla riscontrata. L’interazione digitale non decolla anche a causa dei tanti “retaggi analogici” del Paese. Ancora oggi il 16% delle famiglie italiane non dispone di una connessione internet domestica. Nell’UE il dato medio è dell’11% ma siamo ben lontani dai valori espressi da Paesi come l’Olanda (2%), il Regno Unito (5%) e la Germania (6%). Più in generale si rileva una quota elevata di popolazione che continua (e continuerà in larga parte) a vivere in un mondo completamente “analogico”. Il confronto con i dati del 2008 mostra un netto miglioramento nella connettività per i giovani e le classi d’età centrali, ma fra i più anziani la quota dei “non digital” è altissima. Infine, esiste anche un problema di competenze digitali. L’ultima rilevazione effettuata dall’Istat, a fronte di un 28,3% di popolazione con competenze elevate e un ulteriore 35,1% con competenze di base (ossia il minimo indispensabile per connettersi e dialogare on line con la PA) segnala l’esistenza di un 33,3% della popolazione con competenze “basse” e un ulteriore 3,3% con competenze “nulle”.
In generale l’interesse dei cittadini per le innovazioni cresce là dove ne intravedono applicazioni in grado di migliorare la loro vita quotidiana. I nuovi dispositivi per la sicurezza urbana o per la sfera sanitaria sono attesi con impazienza da circa i ¾ dei cittadini. Decisamente minore (di poco superiore al 40%) l’interesse per le auto a guida autonoma, per gli assistenti domestici e la robotica. Si conferma, in sostanza, la diffidenza verso ciò che ha valenza sostitutiva del lavoro umano.
Agi Agenzia Italia, è una delle principali news company italiane. Dal 1950 affianca con i suoi notiziari il mondo editoriale, istituzionale, economico ed industriale. (fonte in abstract: http://www.agi.it)

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Il difficile rapporto tra Sindacati e intellettuali

Posted by fidest press agency su sabato, 16 marzo 2019

di Giuseppe Bianchi. Sono ormai sempre in numero minore gli intellettuali che si occupano del Sindacato e delle sue strategie. Non che i Sindacati si lamentino di questo disinteresse in linea con il depotenziamento degli uffici studi e la riduzione dei contatti con il mondo dell’Università e degli esperti da loro stessi praticati. Né la cosa deve stupire. C’è sempre stata nella cultura sindacale una linea di sospetto nei confronti degli intellettuali, spesso accusati di spingere il Sindacato al di fuori dei suoi confini tradizionali: tutelare i lavoratori sul posto di lavoro e nel mercato del lavoro. Questo atteggiamento di riserva si è rafforzato nelle fasi espansive dell’industrializzazione che ha consentito di potenziare l’autorità contrattuale del Sindacato con il miglioramento costante dei salari e delle condizioni di lavoro a favore degli iscritti. Il Sindacato, nei Paesi soprattutto anglosassoni di prima industrializzazione, poté svilupparsi in condizioni di relativa autosufficienza rispetto al mondo intellettuale vantando la sua qualifica di Sindacato del “pane e burro”.Diversa la storia del Sindacato in Italia. Il ritardo con cui è avvenuto il processo di industrializzazione ha da subito attivato un conflitto sociale centrato sui problemi occupazionali creati dal disallineamento tra una offerta di lavoro di mestiere ed una domanda che già scontava la parcellizzazione del lavoro prodotta dalle nuove tecnologie di produzione di massa.Un conflitto sociale la cui arena era la piazza più che l’azione contrattuale ostacolata a livello di settore e preclusa a livello aziendale. E nella mobilitazione di piazza erano i partiti della sinistra storica ad esercitare una funzione prevalente. Una fase, questa, in cui la componente intellettuale ha esercitato una funzione trainante nella progettazione di modelli alternativi allo sviluppo capitalistico.Questo coinvolgimento degli intellettuali nella vita sindacale ha proseguito nelle fasi successive di recupero dell’autonomia sindacale nei confronti dei partiti, in quanto il progressivo recupero di autorità contrattuale non è mai stato dissociato da obiettivi macro-economici di sostegno allo sviluppo economico e dell’occupazione, in un Paese sempre caratterizzato dalla fragilità delle strutture economiche e dalla instabilità delle istituzioni politiche. Si può concludere osservando come il Sindacato, nel corso del processo di industrializzazione, abbia prodotto le risorse intellettuali e le strategie di azione per il suo rafforzamento rappresentativo ed organizzativo, proponendosi anche come riferimento ideale per quanti aspiranti ad una società più giusta.Il fatto è che questo mondo è andato mutando sotto la spinta di cambiamenti (la globalizzazione finanziaria, la terziarizzazione dell’economia, le sfide tecnologiche) riproponendo nuove condizioni di sfavore per il lavoro. L’occupazione ed il livello di benessere dei lavoratori sono stati rimessi in discussione. Il quesito è se il Sindacato abbia rimesso in campo le risorse intellettuali e le strategie di azione in grado di fronteggiare la nuova situazione.La risposta è negativa al punto che non pochi studiosi preconizzano che il Sindacato, costola della società industriale, incontrerà difficoltà crescenti nella nuova società digitale, flessibile e diffusa. Lasciando da parte le profezie non mancano riscontri delle difficoltà già incontrate dal Sindacato nel fronteggiare le nuove sfide dell’economia post-industriale.La fase della concertazione sociale, aperta con la crisi 1992-1993, ha risposto ai problemi di breve periodo di contenimento dell’inflazione, ma la protrazione nel tempo della moderazione salariale è stata un anestetico che ha rallentato l’innovazione riformistica del Paese. Così come il protrarsi di un pluralismo conflittuale tra i Sindacati ha ritardato gli adattamenti necessari negli assetti contrattuali e nelle strategie di tutela dei lavoratori provocando un’ erosione dei diritti sociali, soprattutto nel mercato del lavoro, che si è andato progressivamente frantumandosi.
Per restare poi alla cronaca ha ragione il Prof. S. Fadda (Nota Isril n. 8-2019) a chiedersi perché il Sindacato di fronte alle proposte messe in campo dalla nuova maggioranza politica, reddito di cittadinanza e quota cento, orientate a ridurre povertà e disuguaglianza, non sia sceso in campo con proprie proposte in grado di fronteggiare le cause che sono alla base delle maggiori disuguaglianze e povertà e che risiedono nelle distorsioni strutturali delle politiche economiche e sociali perseguite soprattutto negli anni 2000. Nella recente manifestazione di S. Giovanni sono riemersi vecchi fotogrammi di un’ opposizione più motivata da ragioni politiche che sindacali.
Ciò che si vuole sottolineare, in conclusione, è che l’isolamento culturale del Sindacato ha portato ad un conservatorismo a favore degli interessi del lavoro più forti e rappresentati (lavoratori a tempo pieno e pensionati). Una estraneità nei confronti delle nuove dinamiche attivate dal rapporto tecnologie-professionalità-occupazione che ha rallentato le necessarie modifiche nell’organizzazione delle rappresentanze e nelle strategie di azione in un mondo del lavoro che si apre a una inedita varietà di regimi giuridici.Una proposta: perché i Sindacati non mettono in comune le scarse e disperse risorse destinate alla ricerca in un unitario centro di ricerca la cui missione sia quella di studiare i cambiamenti in atto nel mondo del lavoro dal lato della domanda e dell’offerta? Una precondizione per individuare condivise linee di azione. Un’occasione perché i Sindacati facciano pace con la loro storia per poi superarla in una nuova prospettiva di ricomposizione unitaria delle loro strategie. E’ di scarsa consolazione ricordare come i ritardi del Sindacato siano condivisi dagli altri attori (Governo ed imprese). Il risultato è la messa in discussione della nostra democrazia rappresentativa ad opera di un nuovo populismo digitale in cui la politica tende a identificarsi con lo Stato comprimendo l’autonomia vitale del pluralismo sociale. (fonte: isril.it)

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Rapporto SNPA sulla tutela del territorio

Posted by fidest press agency su martedì, 5 marzo 2019

Nel rapporto presentato lo scorso Febbraio dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) – dichiara in una nota il Presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – sono state messe in risalto alcune questioni estremamente importanti per la salvaguardia dei territori della Penisola; tra cui la continua erosione del suolo (2 m² al secondo), il pericolo frane (oltre 620.000 su un territorio di 23.700 kmq) e i crescenti livelli di smog. A questi numeri negativi vanno però affiancati quelli sull’avanzamento del biologico che vedono l’Italia come leader europeo del settore (+ 6,3% rispetto al 2016 e + 71% rispetto al 2010).Dati come questi – continua Tiso – evidenziano con chiarezza le scelte dei consumatori e i cambiamenti auspicati dai cittadini, i quali chiedono di abbandonare con forza e determinazione le logiche dell’agricoltura intensiva e agroindustriale per avvicinarsi a dei modelli più sostenibili come quelli proposti dall’agricoltura contadina. Perché si riesca ad andare in questa direzione però – conclude Tiso – non basta l’impegno degli operatori del comparto agroalimentare, ma serve anche una operazione di discontinuità rispetto alle amministrazioni precedenti e una presa di coscienza sull’importanza di vedere nell’agricoltura e nell’ambiente i pilastri di un nuovo modello di società.

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Rapporto Federcostruzioni: mercato interno ancora fermo

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 marzo 2019

La filiera delle costruzioni, considerando anche tutto l’indotto, mostra alcuni segnali di risveglio: positivi infatti i dati relativi al 2018, con una stima di crescita vicina allo 0,7-0,8%, anche se si è ben lontani dai valori pre-crisi: rispetto al 2009 si registra un -27,5% in termini di valore economico e una contrazione di 750 mila occupati (-21,7%).
I comparti che negli ultimi due anni hanno mostrato un significativo segno positivo sono quelli della riqualificazione degli immobili residenziali (+20,9%) e del commercio di macchine per il movimento terra (+14%), i soli in cui lo Stato ha introdotto sistemi di incentivazione. In un contesto di domanda interna ancora ferma, a trainare il mercato è l’export, che è passato dal 30% al 41% del fatturato totale.
Dopo 10 anni di crisi la filiera delle Costruzioni ha una produzione pari a 440 miliardi di euro (dati 2017, +0,8% sul 2016), impiegando 2,7 milioni di persone, il 12% circa dell’occupazione totale nazionale.Il settore delle costruzioni ha, quindi, un ruolo fondamentale nell’economia del Paese: un aumento di domanda di 1 miliardo di euro genera una ricaduta complessiva sull’intero sistema economico di oltre 3,5 miliardi di euro e 15.555 unità di lavoro in più. Un dato importante, da tenere conto negli investimenti strutturali del Paese, soprattutto se si considera che si contano circa 600 opere pubbliche bloccate per 39 miliardi, cui si aggiunge il Piano poliennale, per un totale di 220 miliardi di euro.
Sono questi alcuni dei dati che emergono dal Rapporto 2017-2018 di Federcostruzioni, divulgato in occasione della conferenza stampa di presentazione della prima edizione di SAIE Bari, la fiera biennale delle tecnologie per l’edilizia e l‘ambiente costruito 4.0 che da quest’anno raddoppia approdando il prossimo 24-26 ottobre 2019 nel capoluogo pugliese. Organizzato da Senaf, SAIE Bari è un evento professionale nato con l’obiettivo di diventare il punto di riferimento del Centro Sud Italia e del bacino del Mediterraneo.Per testimoniare l’importanza del settore e del nuovo appuntamento per il territorio sono intervenuti Alessandro Ambrosi – Presidente della Camera di Commercio di Bari e Presidente della Nuova Fiera del Levante –, Antonio Decaro – Sindaco di Bari e Presidente dell’ANCI –, Federica Brancaccio – Presidente di Federcostruzioni –, Luigi Perissich – Segretario Generale di Federcostruzioni – ed Emilio Bianchi – Direttore Generale di SAIE Bari.
Proprio Federica Brancaccio – Presidente di Federcostruzioni –, presentando il rapporto, ha commentato: “E’ necessario arrivare a sostenere, attraverso l’incentivazione e la semplificazione normativa, la ripartenza dell’intera filiera delle costruzioni e non solo alcuni comparti limitati”.Federcostruzioni, come sottolineato dalla Presidente, insieme alle sue associate, ha messo a punto alcune proposte concrete, tra cui quella per l’Edilizia 4.0, con un manifesto su cui il Ministro Toninelli aveva già espresso un suo formale apprezzamento, ma che ora occorre realizzare. Troppi cantieri sono ancora bloccati: “Occorre superare gli ostacoli burocratici che tengono ancora bloccati numerosi appalti pubblici già finanziati. ANCE ha calcolato che vi sono circa 600 opere bloccate per 39 miliardi, più un Piano poliennale per un totale di 220 miliardi euro; occorre, inoltre, eliminare i ritardi nei pagamenti”.

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Rapporto annuale “Stop ai pesticidi”

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 marzo 2019

Sono state lanciate ombre preoccupanti sugli alimenti che giornalmente mangiamo.I campioni di frutta e verdura che non rispettano i limiti imposti dalla legge sono in numero decisamente ridotto (1,3% del totale) ma il grosso problema è dato da quegli alimenti che, pur in regola con la legislazione europea, presentano tracce del cd. multiresiduo.Il multiresiduo è un fenomeno per il quale i singoli valori dei pesticidi presenti non supera il limite di legge, ma la loro presenza simultanea può avere potenziali ripercussioni sulla salute umana.”Il Piano d’azione Nazionale adottato dal nostro Paese non è sufficiente – afferma il Codacons – servono interventi decisi volti a tutelare la salute dei cittadini. I dati sono preoccupanti, infatti solo il 36% della frutta sarebbe privo di pesticidi, mentre il 60% nonostante sia considerato regolare, presenta al suo interno uno o più residui chimici. Scriveremo al Ministero della Salute al fine di porre all’attenzione questa potenziale fonte di rischio per la salute umana, che non può essere sottovalutata”.

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Primo rapporto Fao sullo stato della biodiversità nel mondo

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 febbraio 2019

Il modello attuale di agricoltura, industriale ed estensivo, alla base dei nostri sistemi alimentari è al collasso, con gravi ripercussioni anche per la nostra salute. È questa la conclusione del rapporto Stato della biodiversità mondiale per l’alimentazione e l’agricoltura che la Fao ha pubblicato oggi illustrando prove preoccupanti rispetto al danno irreversibile e catastrofico sulla biodiversità del nostro pianeta, in particolare quella legata al cibo. Il rapporto denuncia, tra le altre cose, la riduzione nella diversità delle coltivazioni e delle razze da cui dipende la nostra alimentazione, la distruzione di habitat e terre destinate alle coltivazione e la gestione insostenibile delle risorse naturali.
«Sono anni che Slow Food denuncia questi pericoli e ogni tanto abbiamo avuto la sensazione di predicare nel vuoto. Oggi la situazione sta cambiando, ci pare che la gente sia più sensibile, ma forse non ci si rende conto della gravità del problema: un conto è una perdita, un conto è un collasso catastrofico. Dobbiamo sperare di essere ancora in tempo evitare questa estinzione di massa ma abbiamo bisogno dell’impegno di tutti, non solo della Fao e di Slow Food, ma di tutta la gente di buona volontà» commenta Piero Sardo presidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità.Il rapporto presenta una ricerca approfondita ed è il primo nel suo genere, ma il soggetto trattato è il cuore della missione di Slow Food. Dal 1996 l’associazione internazionale si batte per la salvaguardia del nostro pianeta: con l’Arca del Gusto, un catalogo di cibi a rischio di estinzione che ha da poco raggiunto il traguardo del 5.000esimo prodotto censito; con i Presìdi Slow Food che promuovono e tutelano agricoltori e produttori che lavorano in armonia con l’ambiente e che promuovono tecniche favorevoli alla biodiversità locale; con numerose campagne che denunciano l’insostenibilità dell’attuale modello di produzione. Slow Food lavora insieme alla Fao da molto tempo per definire e sviluppare un modello migliore per i consumatori, per i produttori e per il pianeta. Inoltre, il presidente di Slow Food Carlo Petrini è da diversi anni ambasciatore speciale della Fao in Europa per Fame Zero, ulteriore prova di affinità tra le due organizzazioni.Non resta più molto tempo. Abbiamo 10 anni per invertire lo stato attuale delle cose o si rischia un collasso totale e irreversibile. E questo cambio di rotta si può innescare rinforzando le conoscenze e le tecnologie moderne con i saperi tradizionali, ridefinendo il nostro approccio all’agricoltura e alla produzione di cibo, ponendo la tutela della biodiversità e l’ecologia al centro delle agende politiche. A ogni livello, dalle piccole produzioni fino ai governi, è necessario adottare regolamenti – come ad esempio le politiche agricole comunitarie in Europa – che proteggano la biodiversità alimentare e agricola.
Non dobbiamo perdere le speranze che lo stato attuale possa cambiare. Il successo dei progetti di Slow Food ne è la prova. Dobbiamo agire insieme, e dobbiamo agire subito, per salvare il nostro cibo, per salvare il nostro pianeta, per salvarci.

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