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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘rapporto’

Presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 novembre 2021

Martedì 9 novembre, alle ore 10, sarà presentato a Roma, presso l’Auditorium V. Bachelet del TH Roma Carpegna Palace (via Aurelia, 481, Fermata Cornelia Metropolitana A), il Rapporto Italiani nel Mondo 2021 della Fondazione Migrantes.Giunto alla XVI edizione, questo progetto della Chiesa che è in Italia ha coinvolto anche quest’anno diversi autori, misurandosi con la crisi pandemica che ha coinvolto anche la mobilità degli italiani e la vita dei nostri connazionali residenti all’estero.L’incontro si terrà in presenza nel rispetto della normativa sanitaria vigente.Sarà comunque possibile seguire la presentazione in diretta streaming, sul canale YouTube e sulla pagina Facebook della Conferenza Episcopale Italiana. Inoltre dal pomeriggio del 9 novembre (fino al 12) il convegno “Gli italiani in Europa e la missione cristiana” che vedrà la partecipazione, tra gli altri, dei cardinali Gualtiero Bassetti e Anders Arborelius, di mons. Gian Carlo Perego e mons. Jean Kockerols.

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Il nuovo Rapporto Caritas su povertà ed esclusione sociale

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 ottobre 2021

Uno spaccato dei volti e delle storie di povertà in tempo di pandemia. È quanto emerge dal Rapporto di Caritas Italiana su povertà ed esclusione sociale che, facendo seguito ai 4 monitoraggi nazionali effettuati nel 2020, è pubblicato on line sul sito http://www.caritas.it. Alla vigilia della Giornata internazionale di lotta alla povertà, il Rapporto “Oltre l’ostacolo”, prende in esame: le statistiche ufficiali sulla povertà, i dati di fonte Caritas, il tema dell’usura e del sovra-indebitamento, la crisi del settore turistico, lo scenario economico-finanziario, le politiche di contrasto alla povertà. Come sottolinea il titolo, l’obiettivo è di cogliere e di evidenziare, a partire dalle situazioni e dalle storie incontrate sul territorio, elementi di prospettiva e di speranza. Esempi di risposta e resilienza, da parte di tanti attori, pubblici e private e in particolare delle comunità locali, capaci di farsi carico delle situazioni di marginalità e vulnerabilità affiorate nel corso della pandemia. Tale capacità spesso si è incrociata con le risposte istituzionali offerte a livello nazionale ed europeo, dando luogo ad una serie di triangolazioni positive, che hanno evidenziato l’importanza di lavorare in rete, assumendo responsabilità diverse ma condivise. Caritas e pandemia In linea con le statistiche ufficiali i dati rilevati dalle 218 Caritas diocesane sul territorio, espressione delle rispettive Chiese locali. In dodici mesi (nel 2020) la rete Caritas, potendo contare su 6.780 servizi a livello diocesano e parrocchiale, e oltre 93mila volontari a cui si aggiungono circa 1.300 volontari religiosi e 833 giovani in servizio civile, ha sostenuto più di 1,9 milioni di persone. Di questi il 44% sono “nuovi poveri”, persone che si sono rivolte al circuito Caritas per la prima volta per effetto, diretto o indiretto, della pandemia. Disaggregando i dati per regione civile si scorgono alcune importanti differenze territoriali che svelano quote di povertà “inedite” molto più elevate; tra le regioni con più alta incidenza di “nuovi poveri” si distingue la Valle d’Aosta (61,1%,) la Campania (57,0), il Lazio (52,9), la Sardegna (51,5%) e il Trentino Alto Adige (50,8%). Ma la crisi socio-sanitaria ha acuito anche le povertà pre-esistenti: cresce anche la quota di poveri cronici, in carico al circuito delle Caritas da 5 anni e più (anche in modo intermittente) che dal 2019 al 2020 passa dal 25,6% al 27,5%; oltre la metà delle persone che si sono rivolte alla Caritas (il 57,1%) aveva al massimo la licenza di scuola media inferiore, percentuale che tra gli italiani sale al 65,3% e che nel Mezzogiorno arriva addirittura al 77,6%. Siamo quindi di fronte a delle situazioni in cui appare evidente una forte vulnerabilità culturale e sociale, che impedisce sul nascere la possibilità di fare il salto necessario per superare l’ostacolo. Il 64,9% degli assistiti dichiara di avere figli; tra loro quasi un terzo vive con figli minori. Il dato non è affatto irrisorio se si immagina che dietro quei numeri si contano altrettante, o forse più, storie di povertà minorile che ci sollecitano e allarmano. Rispetto alle condizioni abitative, oltre il sessanta per cento delle persone incontrate (63%) vive in abitazioni in affitto, Il 5,8% dichiara di essere privo di un’abitazione, il 2,7% è ospitato in centri di accoglienza. Percentuali queste ultime che si legano chiaramente alla condizione Comunicato n.35 | 16 ottobre 2021 degli “homeless”, i cui numeri anche per il 2020 risultano tutt’altro che trascurabili. Le persone senza dimora incontrate dalle Caritas sono state 22.527 (pari al 16,3% del totale), per lo più di genere maschile (69,4%), stranieri (64,3%), celibi (42,4%), con un’età media di 44 anni e incontrati soprattutto nelle strutture del Nord. Delle persone sostenute dal circuito Caritas, oltre un terzo (il 37,8%) è supportato anche da alcuni servizi pubblici con i quali a volte le Caritas sui territori svolgono un lavoro sinergico e coordinato soprattutto in questo tempo di criticità. Una persona su cinque (19,9%) di quelle accompagnate nel 2020, dichiara di percepire il Reddito di Cittadinanza (RdC). Usura e sovraindebitamento Il capitolo su usura e sovra-indebitamento, curato dalla Consulta nazionale Antiusura “Giovanni Paolo II”, dimostra che già prima della pandemia almeno due milioni di famiglie sopportassero debiti non rifondibili a condizioni ordinarie. La vulnerabilità all’indebitamento patologico e all’usura si proietta sullo sfondo della recessione economica e della povertà assoluta, che hanno conosciuto un netto incremento a causa della pandemia. Basti pensare che nelle province dichiarate “zona rossa” per tempi più prolungati, il reddito si è ridotto di oltre il 50 per cento per un nucleo familiare ogni 20, mentre solo un piccolo gruppo di privilegiati (2,6%) ha visto aumentare il proprio reddito. Il settore turistico Il Rapporto contiene anche uno studio sugli effetti della pandemia su 4 aree di interesse turistico: Assisi, Ischia, Riva del Garda e Venezia. Bastano alcuni dati per ognuna di queste realtà a far comprendere il quadro della situazione. Solo ad Assisi città e frazioni, tra giovani laici e religiosi, la Chiesa locale ha messo a disposizione da giugno 2020 a inizio 2021 circa 7200 ore di volontariato per servizi assistenziali, empori e attività di distribuzione. A Ischia il 70% degli operatori del turismo non lavora. Nel 2019 la Caritas sfamava 500 famiglie, oggi sono 2500 famiglie e sono in aumento perché su circa 15000 lavoratori stagionali almeno il 50% non ha ricevuto nessun tipo di supporto economico. A Riva del Garda la crisi del turismo ha prodotto una fuga della manodopera, in gran parte straniera, ripartita verso i paesi di origine e mai più ritornata. Viene confermato un trend di crescita delle persone incontrate e aiutate da Caritas, con 302 nuclei familiari seguiti e un migliaio di persone coinvolte nel 2020, su una comunità di riferimento di circa 20.000 abitanti (dati in linea anche per il primo trimestre 2021. A Venezia lo scoppio dell’emergenza ha prodotto un crollo dei flussi turistici con in un calo di entrate di 2miliardi di euro. Per sostenere le famiglie, la diocesi ha istituito il Fondo San Nicolò, distribuendo circa 250.000 euro. Le Politiche di contrasto alla povertà Il focus sulle politiche di contrasto alla povertà riguarda in particolare sul reddito di cittadinanza (RdC), che ha complessivamente supportato 3,7 milioni di persone nel corso del 2020 a livello nazionale, ha interessato uno su cinque fra coloro che si sono rivolti ai centri e servizi Caritas nel 2020 e più della metà (55%) dei beneficiari di una indagine longitudinale sui beneficiari Caritas monitorati dal 2019 (pre-pandemia) al 2021. Viene presentata l’”Agenda Caritas per il riordino del RdC” che prevede un pacchetto complessivo di interventi con un mix di ampliamento e riduzione dei criteri di accesso e che ponga attenzione al processo di miglioramento/rafforzamento di servizi e azioni per l’inserimento lavorativo e per l’inclusione sociale, al fine di intervcettare al meglio la povertà assoluta. Oltre l’ostacolo Allargando lo sguardo al 2021 la fotografia che emerge dai primi otto mesi dell’anno (gennaio[1]agosto) è la seguente: – rispetto al 2020 crescono del 7,6% le persone assistite; – le persone che per la prima volta nel 2020 si erano rivolte ai servizi Caritas e si trovano ancora in uno stato di bisogno rappresentano il 16,1% del totale; – rimane alta la quota di chi vive forme di povertà croniche (27,7%); più di una persona su quattro è accompagnata da lungo tempo e con regolarità dal circuito delle Caritas diocesane e parrocchiali; – preoccupa anche la situazione dei poveri “intermittenti” (che pesano per 19,2%), che oscillano tra il “dentro-fuori” la condizione di bisogno, collocandosi a volte appena al di sopra della soglia di povertà e che appaiono in qualche modo in balia degli eventi, economici/occupazionali (perdita del lavoro, precariato, lavoratori nell’economia informale) e/o familiari (separazioni, divorzi, isolamento relazionale, ecc.). Dati questi che – come ha sottolineato il Presidente della Conferenza episcopale Italiana, card. Gualtiero Bassetti, lo scorso 27 settembre aprendo i lavori del Consiglio Permanente – si prestano a una lettura ambivalente. Da una parte, possono essere indice dei primi effetti positivi della ripresa; dall’altra, mostrano che ancora troppe persone continuano a “non farcela” e rischiano di vedere in qualche modo “cristallizzata” la propria condizione di bisogno. È dunque indispensabile che i benefici della crescita economica siano distribuiti in modo da ridurre quanto più possibile le disuguaglianze che si sono approfondite a causa della pandemia. Senza lasciare nessuno indietro. su http://www.caritas.it testo integrale, sintesi, video e altri materiali di approfondimento.

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II Rapporto dell’Osservatorio Patrimonio Culturale Privato

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 ottobre 2021

Roma L’evento si terrà martedì 26 ottobre alle ore 11 presso il Salone Spadolini del Ministero della Cultura (Roma), alla presenza del presidente Giacomo di Thiene (ADSI), del presidente Giorgio Spaziani Testa (Confedilizia), di un esponente di Confagricoltura e dei professori Luciano Monti e Fabio Marchetti (FBV). È prevista la partecipazione di un rappresentante istituzionale MiC. La presentazione del II Rapporto sarà possibile seguirla anche in streaming: il link d’accesso sarà fornito in successiva comunicazione. Dati i numeri contingentati della Sala, sarebbe opportuno avere conferma scritta qualora si abbia l’intenzione di partecipare fisicamente all’iniziativa. Focus dello studio saranno le attività economiche svolte nelle dimore storiche, l’analisi del loro stato manutentivo e la distribuzione geografica dei suddetti beni.

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Robeco pubblica il suo rapporto Expected Returns 2022-2026

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 ottobre 2021

Rotterdam. Robeco ha pubblicato l’undicesimo rapporto annuale “Expected Returns (2022-2026)”, una panoramica su ciò che gli investitori possono aspettarsi nei prossimi cinque anni per tutte le principali asset class, e le previsioni economiche post-pandemia. Mentre le economie di tutto il mondo si riprendono da una grande crisi globale, Robeco guarda al 2026 (la fine dell’orizzonte quinquennale del rapporto) con moderato ottimismo. La produttività del lavoro negli USA dovrebbe migliorare e siamo diventati più ottimisti su una spinta dal lato dell’offerta per l’economia globale rispetto all’anno scorso. Robeco prevede una ripresa della crescita della produttività, guidata dagli investimenti, che batta la modesta crescita del PIL pro capite del periodo espansivo del 2009-2019. Un’altra ragione a sostegno di prospettive positive sono i progressi tecnologici.L’ottimismo è però moderato. L’atipica dinamica a singhiozzo nel 2020-2021 ha spinto l’incertezza macroeconomica al suo livello più alto nella storia recente, superando i livelli raggiunti nel periodo di disinflazione nei primi anni ’80 e durante la crisi finanziaria globale del 2008. Attualmente ci si chiede se l’inflazione sarà transitoria o a lungo termine. Questo significa che gli investitori dovrebbero mantenere una mente aperta su come il panorama economico potrebbe svilupparsi nei prossimi cinque anni.Un altro motivo, forse ancora più convincente, per temperare l’ottimismo è la crescente consapevolezza della gravità della crisi climatica. Le temperature globali saliranno di almeno 1,5 ˚C sopra il livello preindustriale entro il 2040, causando eventi meteorologici sempre più estremi e maggiori rischi fisici nelle economie sviluppate. Robeco si aspetta che nei prossimi cinque anni gli investitori incorporino sempre più fattori di rischio climatico nelle loro decisioni di asset allocation. Per aiutarli, abbiamo introdotto un’analisi di come i fattori climatici potrebbero influenzare le valutazioni delle asset class in aggiunta ai fattori macroeconomici. A nostro parere, le considerazioni più importanti sono: La composizione delle asset class potrebbe essere influenzata dal cambiamento climatico più che dai rendimenti attesi, dato che Robeco prevede una maggiore emissione di titoli green in futuro. I mercati azionari emergenti e i mercati obbligazionari high yield consumano più carbonio rispetto ai mercati azionari sviluppati e ai mercati obbligazionari investment grade, il che metterà sotto pressione i prezzi dei primi. Gli investitori attivi possono aggiungere valore integrando la loro visione sul cambiamento climatico e su come le politiche, i regolamenti e il comportamento dei consumatori influenzeranno i profitti aziendali. Il disinvestimento massiccio dalle aziende di combustibili fossili può portare a un premio di rischio per il carbonio.

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Io sono cultura: presentazione rapporto 2021

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 agosto 2021

Mercoledì 4 agosto ore 11:00 – 13:00 in diretta streaming nell’ambito del Seminario estivo 2021 e Festival della Soft Economy. Partecipano all’appuntamento Dario Franceschini, Ministro della Cultura Andrea Prete presidente Unioncamere. Ermete Realacci Presidente Fondazione Symbola. Saluti Giorgia Latini, Assessore alla Cultura Regione Marche. Modera Paola Pierotti Architetto, giornalista PPAN. Presenta “Tema e Variazioni n° 139” Barnaba Fornasetti. Presenta la ricerca Giuseppe Tripoli Segretario generale Unioncamere. Il lavoro nasce dall’esigenza di raccontare il valore economico e sociale delle imprese che operano nel mondo culturale e creativo.Io Sono Cultura rappresenta una piccola rivoluzione perché Symbola e Unioncamere includono nell’analisi della filiera i dati dell’industria manifatturiera che si è lasciata contaminare da cultura e creatività per aumentare il valore dei prodotti.La diretta streaming si svolgerà dalle 11 alle 13 alla presenza del Ministro della Cultura Dario Franceschini.Dopo la presentazione è possibile scaricare la ricerca dal sito http://www.symbola.net

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Aiuto alla Chiesa che Soffre presenta il Rapporto Annuale

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 giugno 2021

Nel 2020 la fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), attraverso i suoi 23 uffici nazionali, ha raccolto 122,7 milioni di euro in donazioni per i cristiani perseguitati e poveri di tutto il mondo. Le offerte, provenienti da donatori privati, sono aumentate di 16,4 milioni di euro, facendo registrare un +15,4% rispetto al 2019. «ACS Italia, in particolare, ha ricevuto 5.292.153 di euro in donazioni, cioè il 20% in più rispetto all’anno precedente», commenta il direttore Alessandro Monteduro. «15.763 benefattori hanno inviato 38.914 donazioni, grazie alle quali abbiamo finanziato oltre cento progetti a tutela delle comunità cristiane minacciate e oppresse», aggiunge Monteduro. Grazie alle donazioni ricevute, ACS ha finanziato attività per un valore complessivo di 102,1 milioni di euro. A causa dei ritardi causati dalle restrizioni da coronavirus altri 20,6 milioni di euro saranno erogati entro la fine di giugno 2021. Il 79% dei fondi stanziati nel 2020 è stato speso per progetti, informazione, supporto mediatico e campagne di preghiera. In questo modo sono stati sostenuti un totale di 4.758 singoli progetti in 138 paesi diversi. Circa l’8% dei fondi è stato speso per l’amministrazione e il 12,5% per la sensibilizzazione e la ricerca di nuovi benefattori. Dall’inizio della pandemia ACS ha sostenuto 401 progetti legati al coronavirus per un valore totale di oltre 6,2 milioni di euro. Le iniziative hanno previsto, tra l’altro, la fornitura di DPI per sacerdoti e religiosi e aiuti finanziari urgenti.Circa un terzo (32,6%) del totale degli aiuti è andato all’Africa. «Siamo molto preoccupati, in particolare per i Paesi della regione del Sahel, dove c’è stata un’esplosione del terrorismo. La pandemia ha reso ancora più difficile la situazione dei profughi sfollati, e in molti casi la Chiesa è l’unica istituzione ancora rimasta a sostenere la gente», riferisce Heine-Geldern.Mentre per molti anni il Medio Oriente, e in particolare la Siria e l’Iraq, sono stati in testa nella lista dei Paesi sostenuti da ACS, nel 2020 questa regione ha ricevuto il 14,2% degli aiuti stanziati. «Questo ha avuto molto a che fare con la pandemia: molti progetti di ricostruzione strutturale si sono fermati perché era semplicemente impossibile fornire i materiali da costruzione necessari. Ma quest’area rimane comunque profondamente importante per noi», spiega il presidente esecutivo di ACS Internazionale.A seguito dell’esplosione del 4 agosto 2020 nel porto di Beirut, capitale libanese, ACS ha lanciato un programma di aiuti di emergenza per questo Paese, che ha la più grande comunità cristiana del Medio Oriente. In questo modo ha fornito aiuti alimentari di base subito dopo l’esplosione. I successivi progetti di aiuto si sono concentrati sulla ricostruzione del quartiere cristiano di Beirut, particolarmente colpito dall’esplosione. La fondazione ha sostenuto anche la riparazione di chiese e case religiose danneggiate in questa parte della città. Complessivamente ACS ha fornito quasi 4 milioni di euro in aiuti per il Libano nel 2020.L’Asia è stata un’altra regione prioritaria per ACS, con il 18% del totale degli aiuti. La maggior parte di questi – circa 5,4 milioni di euro – è andata all’India. L’intero continente è stato particolarmente colpito dalla pandemia e in molti casi la minoranza cristiana è stata privata dell’accesso agli aiuti forniti dallo Stato. In Pakistan, ad esempio, ACS ha fornito beni di prima necessità ai cristiani che hanno perso i propri mezzi di sussistenza a causa del coronavirus.Quanto alla tipologia dei progetti, al primo posto si collocano gli aiuti alla costruzione. 744 chiese, case parrocchiali, conventi, seminari o centri comunitari sono stati costruiti ex novo, ricostruiti, o ristrutturati dopo la distruzione causata da guerra o terrorismo. Tra i luoghi di culto vi è la cattedrale maronita di Sant’Elia nella città siriana di Aleppo, gravemente danneggiata da attacchi missilistici tra il 2012 e il 2016. Le offerte per la celebrazione delle Messe, per molti sacerdoti l’unica fonte di sopravvivenza, sono state pari a 1,7 milioni di euro. In tutto il mondo, un sacerdote su nove ha beneficiato di questa forma di sostegno. Quanto ai seminaristi, uno su otto in tutto il mondo ha ricevuto un sostegno da ACS per i propri studi e per sostenere il costo della vita nel seminario. In questo modo ACS ha aiutato circa 14.000 sacerdoti di domani.

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Rapporto ISPRA sui rifiuti speciali

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 giugno 2021

Il Presidente di FISE Assoambiente (Associazione delle imprese di igiene urbana, riciclo, recupero e smaltimento di rifiuti urbani e speciali ed attività di bonifica) – Chicco Testa, commenta così i dati del Rapporto ISPRA sui rifiuti speciali, presentato venerdì 11 giugno.“Sono molti i numeri che come ogni anno ISPRA pubblica nel Rapporto sui rifiuti speciali in Italia, vediamone alcuni. Primo: in barba ad ogni ipotesi di disaccoppiamento fra crescita economica e produzione di rifiuti, nel 2019 i rifiuti speciali aumentano del 7,3% rispetto al 2018, pari ad oltre 10 milioni di tonnellate (un terzo del totale dei rifiuti urbani per avere un’idea). Il PIL era cresciuto solo di qualche decimale. Un aumento importante che viene dopo una crescita registrata anche fra il 2017 e 2018, e che è prevalentemente generato dai rifiuti da costruzione e demolizione (+14%). Crescono i rifiuti non pericolosi, da 133 a 144 mln di tonn., i pericolosi sono sostanzialmente stabili intorno ai 10 milioni. Secondo: oltre un quarto dei rifiuti speciali sono “rifiuti da rifiuti”, per oltre 38,6 milioni, cioè scarti prodotti dalle attività di recupero e smaltimento e dalle attività di bonifica e risanamento ambientale. A questi vanno aggiunti i rifiuti del trattamento delle acque. Dopo quelli da costruzione e demolizione, i “rifiuti da rifiuti” sono il principale flusso di rifiuti nazionale. Dato su cui riflettere per impostare la nostra strategia di economia circolare. Terzo: rimaniamo un polo industriale europeo del riciclo con oltre due terzi dei rifiuti speciali che vanno ad operazioni di recupero. Ottima notizia, ma ci sono segnali di fragilità del sistema. L’export registra un aumento del 13,4% rispetto al 2018 e circa il 25% è diretto verso recupero energetico e discariche. Aumenta, anche se di poco, la discarica e gli stoccaggi assorbono l’11% del totale dei rifiuti. Un valore che segnala la difficoltà del sistema dei trattamenti finali nell’assorbire il flusso. Quarto: la produzione e gestione di rifiuti speciali si concentra nel Nord Italia dove si genera il 57,6% del totale dei rifiuti delle attività economiche. Circa 6.000 gli impianti di recupero di materia, 81 gli inceneritori e circa 300 le discariche (di cui 142 per soli rifiuti inerti), 173 gli impianti di compostaggio e digestione anaerobica. Nella sola Lombardia viene smaltito il 26% del totale rifiuti speciali italiani. Uno squilibrio territoriale nord-sud ancora molto forte. Quinto: praticamente non si incenerisce niente, vanno ad incenerimento 1,2 milioni di tonnellate e a coincenerimento 2 milioni di tonnellate. Ma esportiamo verso inceneritori europei. Sesto, la produzione di fanghi da depurazione civile aumenta di circa 280.000 tonnellate rispetto al 2018: segno che i processi di depurazione si stanno diffondendo ancora. Ma la maggior parte dei fanghi viene ancora oggi avviato a smaltimento e non a recupero. Bassissima la quota di rifiuti contenenti amianto trattati e gestiti. Vedremo l’anno prossimo gli effetti della Pandemia sulla produzione dei rifiuti e come il sistema italiano ha affrontato la crisi economica conseguente. Restiamo un distretto del riciclo importante a livello globale, ma per affrontare le sfide del prossimo decennio occorrerà prestare attenzione ai segnali di criticità che il Rapporto indica con chiarezza”.

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Rapporti fra vitamina D e COVID-19

Posted by fidest press agency su sabato, 22 Maggio 2021

Per divulgare le nuove conoscenze sulla vitamina D, che in realtà non è una vitamina, ma è molto simile ad un ormone, l’Accademia di Medicina di Torino, che in passato ha affrontato i rapporti fra vitamina D e COVID-19 diffondendo un articolato documento sottoscritto da 156 medici italiani (https://www.accademiadimedicina.unito.it/attivita/altro/317-vitamina-d-nella-prevenzione-e-nel-trattamento-del-covid-19-nuove-evidenze.html), organizza un corso nazionale di aggiornamento intitolato “La vitamina D: l’ormone della salute” che si svolgerà interamente per via telematica il 21, 22, 28 e 30 giugno, sempre dalle 17:30 alle 19; verranno illustrati, con la partecipazione, in qualità di docenti, dei maggiori esperti italiani sull’argomento, gli aspetti biologici, epidemiologici e clinici dell’ipovitaminosi D e come utilizzare la vitamina D per combattere le numerose malattie croniche dell’anziano. Per partecipare al corso, la cui adesione è gratuita fino ad esaurimento dei posti disponibili e che erogherà 12 crediti formativi., occorre iscriversi al sito del provider http://www.symposium.it/eventi Il corso rappresenta la 31ª edizione di un evento formativo di livello nazionale sulle malattie metaboliche dell’osso che da anni viene organizzato dal prof. Giancarlo Isaia, docente di Geriatria e presidente dell’Accademia di Medicina di Torino ed è il primo evento di una nuova iniziativa dell’Accademia di Medicina di Torino che intende organizzare eventi formativi di livello nazionale, sempre in modalità webinar e sempre con erogazioni di crediti ECM.

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Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 aprile 2021

Il Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo 2021, pubblicato dalla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) e giunto alla sua XV edizione, evidenzia che in una nazione su tre si registrano gravi violazioni della libertà religiosa. Secondo lo studio, presentato oggi ufficialmente a Roma e in altre grandi città in tutto il mondo, questo diritto fondamentale non è stato rispettato in 62 dei 196 Paesi sovrani (31,6% del totale) nel biennio 2018-2020. «In 26 di queste nazioni si soffre la persecuzione», dichiara Alessandro Monteduro, Direttore di ACS Italia. «Nove Paesi per la prima volta si sono aggiunti alla lista: sette in Africa (Burkina Faso, Camerun, Ciad, Comore, Repubblica Democratica del Congo, Mali e Mozambico) e due in Asia (Malesia e Sri Lanka). La causa principale è la progressiva radicalizzazione del continente africano, specie nelle aree sub-sahariana e orientale, dove la presenza di gruppi jihadisti è notevolmente aumentata», prosegue Monteduro. Violazioni della libertà religiosa si sono verificate nel 42% delle nazioni africane. Burkina Faso e Mozambico rappresentano due casi eclatanti. «Questa radicalizzazione non si limita tuttavia all’Africa. Il Rapporto – sottolinea Monteduro – descrive il consolidamento di un network islamista transnazionale che si estende dal Mali al Mozambico, dalle Comore nell’Oceano Indiano alle Filippine nel Mar Cinese Meridionale, il cui scopo è creare un sedicente califfato transcontinentale». Il Rapporto evidenzia una nuova frontiera: l’abuso della tecnologia digitale, delle cyber networks, della sorveglianza di massa basata sull’intelligenza artificiale (AI) e sulla tecnologia del riconoscimento facciale per assicurare un maggiore controllo con finalità discriminatorie. Questo fenomeno è evidente soprattutto in Cina, dove il Partito Comunista sta reprimendo i gruppi religiosi con l’ausilio di 626 milioni di telecamere di sorveglianza con tecnologia AI e con l’aiuto dei sensori degli smartphone. Anche i gruppi jihadisti stanno impiegando la tecnologia digitale per favorire la radicalizzazione e per il reclutamento di nuovi terroristi. In 42 Paesi (21% del totale), abbandonare o cambiare la propria religione può determinare gravi conseguenze legali e/o sociali, con uno spettro di possibili conseguenze che va dall’ostracismo familiare alla pena di morte. La ricerca di ACS denuncia anche l’incremento della violenza sessuale impiegata come un’arma contro le minoranze religiose, in particolare i crimini contro donne adulte e minorenni le quali vengono rapite, violentate e costrette a ripudiare la loro fede per abbracciare coattivamente quella maggioritaria. Il 67% circa della popolazione mondiale, pari a circa 5,2 miliardi di persone, vive attualmente in nazioni in cui si verificano gravi violazioni della libertà religiosa. Fra di esse vi sono quelle più popolose: Cina, India e Pakistan. Anche la persecuzione religiosa da parte dei governi autoritari si è intensificata. La promozione della supremazia etnica e religiosa in alcune nazioni asiatiche a maggioranza indù e buddista ha contribuito a intensificare l’oppressione ai danni delle minoranze, riducendone spesso i componenti a livello di cittadini di seconda classe. L’India rappresenta il caso più eclatante, ma tali politiche vengono applicate anche in Pakistan, Nepal, Sri Lanka e Myanmar. In Occidente si registra una diffusione della “persecuzione educata”, secondo l’espressione coniata da Papa Francesco per descrivere il conflitto fra le nuove tendenze culturali e i diritti individuali alla libertà di coscienza, conflitto a causa del quale la religione viene relegata nel ristretto perimetro dei luoghi di culto. Il Rapporto fa cenno anche al profondo impatto della pandemia da COVID-19 sul diritto alla libertà religiosa. A fronte di una tale emergenza, i governi hanno ritenuto necessario imporre misure straordinarie, applicando in alcuni casi limitazioni sproporzionate al culto religioso, specie se confrontate con quelle imposte ad altre attività secolari. In alcuni Paesi, come ad esempio il Pakistan e l’India, gli aiuti umanitari sono stati negati alle minoranze religiose. La pandemia è stata utilizzata specie nei social network quale pretesto per stigmatizzare alcuni gruppi religiosi accusati di aver diffuso o addirittura causato la pandemia.

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Infermieri: si allenta l’esclusività del rapporto di lavoro

Posted by fidest press agency su domenica, 21 marzo 2021

I dipendenti potranno vaccinare anche dopo il loro orario di lavoro ordinario, moltiplicando esponenzialmente l’offerta e abbattendo le attuali disuguaglianze nell’accesso ai vaccini anche in una stessa area geografica.Oggi infatti gli infermieri dipendenti sono circa 270mila e se solo un terzo di questi dovesse aderire alla campagna vaccinale (ma il numero sarà sicuramente maggiore), ci saranno almeno 90mila vaccinatori in più, in grado, in media, di eseguire 12 vaccinazioni ogni due ore e, quindi, con sole due ore al giorno per cinque giorni a settimana, si potrebbero aggiungere secondo le stime FNOPI a quelle già programmate anche oltre di 5 milioni di vaccinazioni in più ogni settimana. Disponibilità di vaccini permettendo naturalmente e con le necessarie garanzie e tutele legali per i vaccinatori.Questo il risultato dell’introduzione nel decreto Sostegni della previsione di allentare il vincolo di esclusività per gli infermieri dipendenti, dando seguito alla richiesta della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) che nei giorni scorsi ha prospettato e articolato tra le soluzioni possibili per un cambio di passo nella campagna vaccinale, proprio l’allentamento dell’esclusività per gli infermieri, da sempre vaccinatori nei centri vaccinali pubblici.
Grazie a questa nuova possibilità, sarà possibile aumentare la capacità vaccinale del Paese, garantire più equità di accesso ai vaccini e uscire il più rapidamente possibile dalla pandemia.“Accogliamo con soddisfazione la norma richiesta e proposta dalla nostra Federazione di superamento dell’esclusività al ministro della Salute Speranza, alla struttura commissariale del Generale Figliuolo e a tutto il Governo”, ha detto Barbara Mangiacavalli, presidente della FNOPI.
“Siamo certi che questa soluzione sarà in grado di mettere in sicurezza il maggior numero di cittadini possibile ben prima dei tempi finora immaginati”.“Gli infermieri dipendenti – aggiunge – hanno già manifestato la loro piena disponibilità a essere vaccinatori in molte Regioni se fosse stato rimosso lo scoglio dell’incompatibilità a prestazioni extra-azienda da cui dipendono. Gli infermieri ci sono e ci saranno sempre per scrivere la parola fine alla situazione che da oltre un anno vive il Paese e il mondo intero. Come hanno già dimostrato e dimostrano ogni giorno nella pandemia, dove sono i professionisti sempre accanto ai cittadini, a chi soffre, a chi altrimenti sarebbe solo”.

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Rapporto semestrale sulle aste immobiliari

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 febbraio 2021

Roma ll 23 febbraio 2021, alle ore 11 nella Sala Caduti di Nassirya del Senato, sarà presentato il Rapporto semestrale sulle aste immobiliari.L’elaborazione della rilevazione effettuata nel secondo semestre 2020 offre un panorama completo del numero delle abitazioni all’asta, del loro prezzo di mercato e della loro collocazione geografica.I dati verranno illustrati dal direttore del Centro Studi, Prof. Sandro Simoncini, e commentati dal Senatore Patrizio Giacomo La Pietra.

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Sciascia e il rapporto con la Fede

Posted by fidest press agency su sabato, 9 gennaio 2021

Anna Maria Sciascia, 74 anni, parla del rapporto del padre Leonardo con la fede in un’intervista esclusiva con Famiglia Cristiana, pubblicata nel numero in edicola. «Era profondamente cristiano nell’anima», confida ancora Anna Maria Sciascia: «Se in pubblico appariva taciturno e riservato, in famiglia si dimostrava allegro, ironico e grande affabulatore».Leonardo Sciascia nacque l’8 gennaio del 1921, pochi mesi dopo un altro grande scrittore come Gesualdo Bufalino (nato a Comiso il 15 novembre del 1920). I due si frequentarono a lungo, conferma la figlia al settimanale cattolico (che, accanto agli inediti tratti privati del grande scrittore, pubblica anche varie foto tratte dall’album di famiglia). «Anche se si erano conosciuti tardi, il rapporto tra mio padre e Bufalino era quello tra due vecchi amici con una forte affinità culturale e ricordi d’infanzia e giovinezza molto simili. Amicizia profonda ma non intima, come era quella con Stefano Vilardo, compagno di scuola e conoscitore di piccoli segreti così naturali e spontanei nell’adolescenza. Molti scrittori, artisti e fotografi frequentavano la nostra casa: Vincenzo Consolo, Renato Guttuso, Tono Zancanaro, Piero Guccione, Matteo Collura, Ferdinando Scianna, Domenico Faro e altri ancora… Penso che ad alcuni di loro mio padre abbia totalmente cambiato la vita».«Mio padre era profondamente cristiano nell’anima, come dimostrarono le parole che volle incise sulla sua tomba (“Ce ne ricorderemo, di questo pianeta”)», conclude Anna Maria Sciascia. «Due suoi libri furono particolarmente impregnati della sua visione cristiana: Recitazione della controversia liparitana dedicata ad A.D. e L’affaire Moro».

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Rapporto Svimez: economia e società del Mezzogiorno alle prese con il Covid

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 dicembre 2020

Il Rapporto Svimez sull’economia e la società del Mezzogiorno è stato presentato dal Direttore Luca Bianchi il 24 novembre di questo anno e discusso dal Presidente del Consiglio, dal Ministro per il Mezzogiorno e dall’economista Lucrezia Reichlin.Il Rapporto è calato in una realtà quanto mai incerta, sia per quanto riguarda l’andamento della pandemia e della crisi connessa, sia per quanto attiene alla disponibilità, nei tempi e nella quantità, delle risorse del Fondo Europeo Next Generation e ai programmi di impiego da parte del Governo. Comprensibile, pertanto, la decisione della Svimez di modificare la struttura del Rapporto, estendendo l’analisi al successivo periodo Covid, così da portare elementi aggiornati di conoscenza nel dibattito in corso sulla “ricostruzione del Paese”.La documentazione statistica fornita indica che ben prima del Covid l’Italia si stava allontanando dal resto dell’Europa in termini di crescita, così come il Sud si stava allontanando dal Centro-Nord. E che anche gli interventi di sostegno del Governo nel periodo Covid non hanno impedito che il Mezzogiorno pagasse un prezzo più elevato per il maggior peso nella sua economia dei settori più colpiti (turismo, commercio) e per la maggiore fragilità del mercato del lavoro, le cui categorie più deboli (precari, autonomi, lavoratori in nero) hanno minori possibilità di accesso alla tutela dei redditi fornita dallo Stato. Ma ora c’è un fatto nuovo che può determinare una svolta nella politica nazionale.Prima o poi le risorse europee saranno disponibili e il loro impiego nelle direttrici già individuate di uno sviluppo verde e digitale può costituire un’opportunità per un riallineamento del Mezzogiorno agli standard economici e sociali del Centro-Nord. Problema decisivo sarà la redistribuzione di tali risorse: quanta parte sarà destinata a investimenti aggiuntivi con cui dare una spinta supplementare alla crescita, e quanta parte sarà destinata a sostenere progetti già in cantiere, sostituendo – in tal caso – i prestiti del mercato con i prestiti più convenienti europei.Più alta sarà la quota degli investimenti aggiuntivi, maggiore potrà essere il beneficio che il Mezzogiorno potrà trarne. Il Rapporto Svimez sostiene tale giudizio con una simulazione econometrica che individua per gli investimenti aggiuntivi un moltiplicatore di reddito più sostenuto nel Mezzogiorno che nel Centro-Nord.Il rafforzamento della capacità produttiva del Mezzogiorno, in un contesto competitivo meglio attrezzato, favorirebbe una convergenza fra le due aree e, per questa via, un più accelerato percorso di crescita per il Paese.Non m’è dato sapere quanto peso abbiano, nella simulazione Svimez, variabili quali la qualità delle istituzioni pubbliche locali e la presenza di organizzazioni criminali, che da sempre condizionano la capacità di spesa pubblica del Mezzogiorno.I ritardi e le inefficienze nell’utilizzo delle risorse europee dei Fondi di Coesione non sono certo un buon viatico per quando le risorse da gestire saranno ben maggiori.Si pone allora l’interrogativo: su quali gambe istituzionali dovranno poggiare i nuovi progetti europei? Un dibattito è aperto nei paesi sull’assetto istituzionale più appropriato, con la proposta del Governo di una struttura piramidale facente capo alla Presidenza del Consiglio e sostenuta tecnicamente da esperti esterni. Una soluzione politica tecnocratica che porrebbe complicati problemi di coordinamento con le strutture operative delle amministrazioni centrali, regionali e locali, senza contare l’indebolimento della collegialità del Governo.Per quanto riguarda il Mezzogiorno, la sfida aperta dalla gestione dei progetti europei può costituire l’occasione per rafforzare la sua debole rete istituzionale promuovendo un più efficace funzionamento delle strutture di Governo locale e delle Pubbliche Amministrazioni. In funzione dei singoli progetti, individuare i centri di decisione, migliorare i meccanismi di coordinamento a livello politico e burocratico, valorizzare le risorse professionali esistenti e innescare nuove competenze esterne.Il ricorso, soprattutto nel Mezzogiorno, ai vari commissariamenti non ha dato i risultati sperati. Meglio investire sull’architettura istituzionale per la governance dell’utilizzo dei fondi europei quale perno per una modernizzazione dell’intero apparato pubblico del Mezzogiorno e del Paese. Gli investimenti sono importanti perché definiscono le opportunità di una collettività, ma sono le istituzioni e le regole condivise a realizzarle.

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Rapporto – “I territori e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile”

Posted by fidest press agency su domenica, 13 dicembre 2020

Roma, 15 dicembre 2020 ore 11:00. Nasce il Rapporto ASviS sui territori, il primo strumento misura e analizza il posizionamento di regioni, province e città metropolitane, delle aree urbane e dei comuni, rispetto ai 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. Il nuovo Rapporto “I territori e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile” è uno strumento unico e innovativo a disposizione dei decisori che, attraverso indicatori statistici, aiuta a comprendere se e in che misura le diverse aree del Paese si muovono su un sentiero orientato alla sostenibilità economica, sociale e ambientale, a soli 10 anni dalla scadenza fissata dal piano d’azione delle Nazioni Unite, firmato da 193 Paesi, Italia compresa.Il primo Rapporto ASviS sui territori arricchisce il lavoro di analisi che l’Alleanza svolge regolarmente e integra il Rapporto 2020 pubblicato l’8 ottobre. Offrendo una base informativa unica, il Rapporto intende stimolare quel processo di “territorializzazione dell’Agenda 2030” suggerito dall’ONU, dall’OCSE e dalla Commissione europea, proprio mentre il Governo sta elaborando il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) da finanziare con i fondi del Next Generation EU e si sta predisponendo l’accordo di partneriato per i fondi europei destinati ai diversi territori italiani.Il Rapporto contiene, oltre ai dati statistici, un’analisi delle disuguaglianze territoriali in Italia, con particolare attenzione al Sud e alle aree interne, e presenta le proposte elaborate dall’ASviS alla luce delle linee guida del PNRR per indirizzare il percorso di ripresa in una logica di sviluppo sostenibile. Inoltre, presenta casi concreti di buone pratiche messe in campo da attori istituzionali e non.L’evento di presentazione del Rapporto si svolgerà online sui canali dell’Alleanza e di Ansa.it, con la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni nazionali, regionali e locali. 11:00 – 11:20 Interventi di apertura: Roberto Fico, Presidente della Camera dei Deputati, Pierluigi Stefanini, Presidente dell’ASviS, 11:20 – 13:00 I territori e lo sviluppo sostenibile Introduce: Walter Vitali, Direttore di Urban@it, Coordinatore del Gruppo di Lavoro sul Goal 11 dell’ASviS Modera: Enrico Giovannini, Portavoce dell’ASviS Stefano Bonaccini, Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Anna Lisa Boni, Segretaria Generale di Eurocities, Ilaria Caprioglio, Sindaca di Savona, Michele de Pascale, Presidente dell’Unione Province d’Italia (UPI), Laura Lega, Segretario Generale dell’Associazione Nazionale dei Funzionari dell’Amministrazione Civile dell’Interno. Giuseppe Provenzano, Ministro per il Sud e la Coesione Territoriale.

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Il XXIII Rapporto PIT Salute conferma la debolezza dell’assistenza territoriale

Posted by fidest press agency su domenica, 6 dicembre 2020

“E’ arrivata puntuale la conferma, anche quest’anno, che l’elemento fragile del nostro sistema sanitario è l’assistenza territoriale” dice Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, intervenuto oggi alla presentazione del XXIII Rapporto PIT Salute realizzato da Cittadinanzattiva sulla base delle segnalazioni gestite dalle sedi del Tribunale dei diritti del malato, quest’anno esteso al periodo della pandemia . “Anche l’analisi condotta sull’andamento dei primi 9 mesi del 2020 mostra che le tendenze in atto da un quinquennio sono state accentuate dalla pandemia: le difficoltà nell’accesso alle prestazioni, la rinuncia alle cure e altri aspetti che anche la Federazione denuncia da tempo. E’ il caso, per esempio, delle difficoltà create ai pazienti dal fenomeno dei farmaci mancanti o non disponibili: un’autentica piaga”. Il rapporto ha anche messo in luce che i cittadini lamentano la difficoltà a ottenere informazioni e orientamento. “Il rapporto sottolinea che non c’è una presa in carico effettiva del paziente sul territorio” prosegue Mandelli. “Nei mesi del lockdown, i farmacisti di comunità sono stati il riferimento sempre accessibile e, come abbiamo detto da tempo, non si può rimandare oltre la creazione di una rete interprofessionale sul territorio, che veda il medico di medicina generale, il farmacista e l’infermiere collaborare per non lasciare mai solo il paziente”. In questo senso, è stato detto, le risorse della telemedicina e della telesorveglianza possono dare un apporto decisivo se inserite nel modello della farmacia dei servizi, che se fosse già operante potrebbe ridurre i disagi e migliorare significativamente l’assistenza ai cittadini, e non soltanto nelle fasi di emergenza come quella attuale. “Il rapporto PIT Salute anche in questa occasione si rivela uno strumento prezioso per prendere decisioni corrette sul futuro della nostra sanità” conclude il presidente della FOFI ”perché nasce dalle esperienze concrete delle persone e dalla vicinanza ai cittadini, che è alla base anche del forte e proficuo rapporto di collaborazione che da molti anni lega la nostra professione e Cittadinanzattiva”.

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8° Rapporto Irpef e prospettive di riforma – Premio Lef Tesi di laurea

Posted by fidest press agency su sabato, 5 dicembre 2020

7 dicembre alle ore 16:00, in streaming sulla piattaforma Zoom, l’Associazione per la legalità e l’equità fiscale (Lef) presenterà il suo ottavo Rapporto Irpef, predisposto con cadenza annuale dal proprio Ufficio studi, utilizzando la banca dati delle dichiarazioni dei redditi. Dopo l’illustrazione del Rapporto da parte del responsabile Lelio Violetti, interverranno il sottosegretario all’Economia Cecilia Guerra ed il consigliere della Corte dei conti Massimo Romano.Con l’occasione saranno anche assegnati i premi Lef tesi di laurea 2018-2019, riservati alle migliori tesi di laurea che hanno trattato argomenti coerenti con la diffusione e la valorizzazione della cultura della legalità e dell’equità fiscale.

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Un rapporto per raccontare l’Italia attraverso le connessioni

Posted by fidest press agency su domenica, 29 novembre 2020

Tra fragilità e risorse, sociali e ambientali e illustrare esperienze innovative che rispondono coniugando i due ambiti. Per leggere il mondo e la pandemia, la chiave è l’ecologia integrale. Ne sono convinte Caritas Italiana e Legambiente, che hanno presentato oggi online Territori Civili. Indicatori, mappe e buone pratiche verso l’ecologia integrale, un rapporto nato per contribuire alla definizione di una visione del futuro da costruire insieme, alla luce delle forti connessioni tra dimensione ambientale, economica e sociale. Vengono utilizzati 70 indicatori, basati non solo sui principali dati statistici disponibili ma anche sulle attività di ricerca svolte da Caritas italiana grazie ai suoi centri di ascolto e da Legambiente, con i suoi rapporti, da quello sull’ecomafia ai comuni ricicloni; mentre dall’analisi condotta in 12 Comuni emergono 36 nuove progettualità in cui i valori sociali e ambientali s’intrecciano, generando nuova economia, circolare e civile.Il rapporto Territori Civili intende cogliere e raccontare la dimensione sociale e quella ambientale in modo integrato, mettendo in luce, al contempo, anche le esperienze innovative nate sul territorio in grado di rispondere e coniugare i due ambiti. Un tema, quello dell’interconnessione tra degrado dell’ecosistema e degrado sociale, già nitidamente sottolineato da Papa Francesco nella sua Enciclica Laudato Si’, pubblicata cinque anni fa. “Non esistono due crisi separate, sociale e ambientale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale, per rispondere alla quale serve un approccio integrale, al fine di combattere la povertà e al tempo stesso prendersi cura della natura” (n.139) scriveva Papa Francesco. Parole che fecero indubbiamente da spartiacque nella consapevolezza delle forti relazioni che esistono tra povertà e questioni ambientali. Secondo l’approccio dell’ecologia integrale, che percepisce come fortemente interconnessi società, economia e ambiente (condividendo in tal senso molti punti con l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite) “l’analisi dei problemi ambientali è inseparabile dall’analisi dei contesti umani, familiari, lavorativi, urbani, e dalla relazione di ciascuna persona con sé stessa, che genera un determinato modo di relazionarsi con gli altri e con l’ambiente” (n.141).Il volume Territori Civili si divide in due parti. La prima, di taglio quantitativo, approfondisce connessioni e sovrapposizioni tra la dimensione sociale e quella ambientale, analizzando per ciascuna, fragilità e risorse presenti in ogni regione italiana, grazie a 40 indicatori sociali e 30 parametri ambientali. La seconda presenta un’indagine qualitativa realizzata su 12 comuni d’Italia e racconta 36 esperienze, che combinano l’ambito ambientale e quello sociale, valutate in base a 22 parametri. Un patrimonio importante, che racconta, in maniera significativa, la spinta culturale e la visione strategica che attraversa l’Italia da Nord a Sud. La prima parte del volume vuole fornire tracce utili per contribuire alla costruzione di possibili risposte nel solco dell’ecologia integrale, con la messa a fuoco delle risorse e del potenziale di ciascun territorio, nella consapevolezza di alcune evidenti vulnerabilità. Nella seconda parte del volume, Cagliari, Campi Bisenzio (Firenze), Lecco, Lucca, Marcianise (Caserta), Padova, Palermo, Pontecagnano (Salerno), Reggio Calabria, Taranto, Terni sono i 12 comuni di cui viene presentata l’indagine qualitativa. Grandi metropoli, città capoluogo di provincia e Comuni di medio-piccole dimensioni, individuati congiuntamente da Caritas Italiana e Legambiente, tra le tante opzioni possibili, partendo da esperienze maturate o in corso, grazie all’impegno delle stesse Caritas diocesane e dei circoli di Legambiente, ma anche tenendo conto di loro alcune peculiari fragilità sociali e ambientali. L’indagine è stata condotta sul campo, attraverso interviste grazie alle quali sono stati messi a fuoco punti di forza e di debolezza socio-ambientali delle dodici città casi-studio e, al tempo stesso, messi in risalto i percorsi progettuali attivi o in via di definizione con cui raccontare il percorso di innovazione sociale e ambientale del territorio osservato. Sono 36 le esperienze raccontate, che rappresentano solo alcune delle tante progettualità intercettate nei dodici casi-studio. Tra queste, ad esempio: “WOWNature” di Padova, i-Rexfo di Terni, “DACCAPO centro del riuso” di Lucca, “Impresa sociale Lavoro insieme s.r.l.” di Cagliari, “CRAMS” e l’Ostello “Parco Monte Barro” a Lecco, i progetti di reinserimento socio-lavorativo di Taranto, la “Green station” di Pontecagnano, i “Cantieri Culturali della Zisa” e il progetto “ECCO” – Economie Circolari di comunità a Palermo, il progetto “Con-tatto” della Caritas Diocesana di Caserta, le numerose iniziative nate nell’ambito del Distretto dell’Economia civile di Campi Bisenzio.

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Il rapporto da ricostruire fra democrazia politica e rappresentanze sociali

Posted by fidest press agency su domenica, 8 novembre 2020

Di Giuseppe Bianchi. Il tema dei rapporti fra democrazia politica e rappresentanza sociale che ci è stato proposto da Andrea Ciampani, prima con una sua pubblicazione (Giulio Pastore, Studium Ed.) e poi con un intervento nella Nota Isril n. 36 – 2020, assume nuova centralità per una coincidenza con la pandemia in atto, non certo auspicata dall’autore.Un accidente imprevisto, il coronavirus, che sottrae tale tema alle costruzioni giuridico-formali dell’accademia per divenire carne viva, sofferenza dei cittadini che chiedono alle istituzioni politiche e alle rappresentanze sociali una capacità di governo per uscire dalla crisi in atto. Crisi prima di tutto sanitaria.I cittadini hanno accettato, loro malgrado, le restrizioni alla libertà nel corso della prima fase della pandemia. Ora però si domandano se la politica ha fatto quanto in suo potere per prevenire la seconda ondata. Il tortuoso percorso delle decisioni del Governo, il palleggio di responsabilità tra Stato e Regioni, l’incomunicabilità tra maggioranza e opposizione hanno dato l’immagine di un sistema politico accartocciato su sé stesso, confuso nelle sue risposte alle inquietudini dei cittadini.Si dirà che le cose non vanno meglio negli altri paesi europei. Ma questa è la riprova di una generale stanchezza delle istituzioni democratiche messe alla prova dalle emergenze che si susseguono con sempre maggiore frequenza. D’altro canto non si può non osservare come la democrazia rappresentativa si sia allontanata da tempo dalla sua costituzione formale: il Governo che prevale sul Parlamento in nome di una incerta governabilità, i partiti – lo strumento della partecipazione democratica dei cittadini e della selezione della classe dirigente – in crisi da tempo, l’ammodernamento dell’apparato statale in permanente rinvio, mentre aumentano nell’assetto istituzionale i poteri di interdizione e la sovrapposizione di competenze che rallentano i processi decisionali.Ma la crisi sanitaria trascina con sé una non meno grave crisi economica e sociale. La sfida in atto è quella di salvare il salvabile con politiche di sostegno dei redditi alle imprese e ai lavoratori in difficoltà per le misure restrittive necessarie a contenere la diffusione del virus, ma nello stesso tempo è quella di sostenere uno sviluppo alimentato dal “green” e dal digitale per ridare slancio alla ripresa del reddito e dell’occupazione. Un’occasione irripetibile per il nostro Paese, si ribadisce, perché ingenti sono le risorse interne e quelle europee utilizzabili in progetti innovativi.C’è il ruolo dello Stato che deve attivare gli investimenti pubblici, ma c’è anche quello delle istituzioni di mercato che devono sostenere gli investimenti privati perché la combinazione degli uni con gli altri dia la potenza necessaria al motore della ripresa. E qui entrano in gioco finanza, imprese, lavoro e le rispettive rappresentanze, le cui decisioni sono regolate da reciproche convenienze realizzate sia nel confronto con il Governo che con le intese fra le parti sociali. Manca poco tempo alla presentazione da parte del Governo del piano Next Generation. Piano segretato dal Governo per non dare la stura alle rivendicazioni corporative degli interessi di parte.Si ripropone lo scenario di un Governo fragile e di parti sociali che non sanno più cogliere gli interessi comuni in un processo di crescita condivisa. Non occorre stupirsi, se si considera che l’attuale assetto istituzionale di governo e il sistema di relazioni delle parti sociali è stato ricostruito nella fase espansiva dell’industrializzazione del Paese. Una fase nella quale il reddito cresceva di anno in anno ed esistevano le condizioni politiche e di mercato che favorivano gli scambi sociali fra attori pubblici e privati. Ora il mondo è cambiato: non solo a causa della pandemia, ma anche per le prospettive, benché incompiute, della nuova economia digitale e di una competitività giocata su scala globale.Eraclito, tanti secoli fa, diceva che alcune cose si mantengono uguali solo cambiando.Mantenere uguale è il nostro stato di diritto, le nostre libertà sfidate da nuove forme di democrazia autoritaria. Perché ciò avvenga, occorre adattare le regole del gioco democratico ai cambiamenti strutturali che si prospettano. Il rapporto fra democrazia politica e rappresentanze sociali va riscritto. In che termini non so, ma almeno che sia inserito nell’agenda dei problemi da affrontare. (fonte: http://www.isril.it)

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Presentazione Rapporto Italiani nel Mondo

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 ottobre 2020

Roma.La storia del Rapporto Italiani nel Mondo (RIM) è iniziata nel 2006. Mentre l’opinione pubblica era concentrata sugli arrivi nel nostro Paese, la Fondazione Migrantes, grazie all’intuizione dell’allora direttore generale mons. Luigi Petris e del direttore dell’Ufficio per la Pastorale degli italiani nel Mondo, don Domenico Locatelli, ebbe l’idea di raccontare l’Italia che era partita per il mondo, o che non aveva mai smesso di farlo. In 15 anni il RIM ha fotografato un fenomeno con un incremento paragonabile a quello registrato nel Secondo Dopoguerra. Se nel 2006 gli italiani regolarmente iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE) erano 3.106.251, nel 2020 hanno raggiunto quasi i 5,5 milioni: in quindici anni la mobilità italiana è aumentata del +76,6%. Una crescita ininterrotta che ha visto sempre più assottigliarsi la differenza di genere (le donne sono passate dal 46,2% sul totale iscritti 2006 al 48,0% del 2020). Si tratta di una collettività che, rispetto al 2006, si sta ringiovanendo grazie alle nascite all’estero (+150,1%) e alla nuova mobilità costituita sia da nuclei familiari con minori al seguito (+84,3% della classe di età 0-18 anni) sia dai giovani e giovani adulti immediatamente e pienamente da inserire nel mercato del lavoro (+78,4% di aumento rispetto al 2006 nella classe 19-40 anni). Nel 2019 (gennaio-dicembre) hanno lasciato l’Italia ufficialmente 131 mila cittadini verso 186 destinazioni del mondo da ogni provincia italiana. Complessivamente, le nuove iscrizioni all’Aire nel 2019 sono state 257.812 (di cui il 50,8% per espatrio, il 35,5% per nascita, il 3,6% per acquisizione cittadinanza). Negli ultimi 15 anni (2006-2020) la presenza italiana all’estero si è consacrata euroamericana, ma con una differenza sostanziale. Il continente americano, soprattutto l’area latino-americana è cresciuta grazie alle acquisizioni di cittadinanza (+123,4% dal 2006) coinvolgendo soprattutto il Brasile (+221,3%), il Cile (+123,1%), l’Argentina (+114,9%) e, solo in parte in quanto la crisi è sicuramente più recente, il Venezuela (+47,4%). Oltre il 70% (+793.876) delle iscrizioni totali avute in America dal 2006 ha riguardato soltanto l’Argentina (+464.670) e il Brasile (+329.206). L’Europa, invece, negli ultimi quindici anni, è cresciuta maggiormente grazie alla nuova mobilità (+1.119.432, per un totale, a inizio 2020, di quasi 3 milioni di residenti totali). A dimostrarlo gli aumenti registrati nelle specifiche realtà nazionali. Se, però, i valori assoluti fanno risaltare i paesi di vecchia mobilità come la Germania (oltre 252 mila nuove iscrizioni), il Regno Unito (quasi 215 mila), la Svizzera (più di 174 mila), la Francia (quasi 109 mila) e il Belgio (circa 59 mila), sono gli aumenti in percentuale, rispetto al 2006, a far emergere le novità più interessanti. Per questi stessi paesi, infatti, si riscontrano le seguenti indicazioni: Germania (+47,2%), Svizzera (+38,0%), Francia (+33,4%) e Belgio (+27,3%). Per il Regno Unito, invece, e soprattutto per la Spagna, gli aumenti sono stati molto più consistenti, rispettivamente +147,9% e +242,1%. Le crescite più significative, comunque, dal 2006 al 2020, restando in Europa, caratterizzano paesi che è possibile definire “nuove frontiere” della mobilità: Malta (+632,8%), Portogallo (+399,4%), Irlanda (+332,1%), Norvegia (+277,9%) e Finlandia (+206,2%). In generale, però, lo sguardo degli italiani si è spostato anche a Oriente, più precisamente agli Emirati Arabi o alla Cina. Se nel 2006, stando ai dati ISTAT, il 68,4% dei residenti ufficiali all’estero aveva un titolo di studio basso – licenza media o elementare o addirittura nessun titolo – il 31,6% era in possesso di un titolo medio alto (diploma, laurea o dottorato). Dal 2006 al 2018 si assiste alla crescita in formazione e scolarizzazione della popolazione italiana residente oltreconfine: nel 2018, infatti, il 29,4% è laureato o dottorato e il 29,5% è diplomato mentre il 41,5% è ancora in possesso di un titolo di studio basso o non ha titolo. Se, però, rispetto al 2006 la percentuale di chi si è spostato all’estero con titolo alto (laurea o dottorato) è cresciuta del +193,3%, per chi lo ha fatto con in tasca un diploma l’aumento è stato di ben 100 punti decimali in più (+292,5%).Viene così svelato un costante errore nella narrazione della mobilità recente raccontata come quasi esclusivamente composta da altamente qualificati occupati in nicchie di lavoro prestigiose e specialistiche quando, invece, a crescere sempre più è la componente “dei diplomati” alla ricerca all’estero di lavori generici. Emerge, in modo evidente, la necessità che lo studio e l’analisi della mobilità sia sempre più centrata sui microcontesti e che il territorio venga letto mettendo in crisi i modelli dati per acquisiti a cominciare dall’egemonia del centro, e quindi delle metropoli, rispetto ai piccoli centri, ai borghi, a quei pezzi di territorio spesso abbandonati del tutto o quasi abbandonati che diventano luoghi dove, invece, è possibile intervenire per ridare loro vita. Il video del

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Presentazione del Rapporto Ca’ Foscari sui Comuni Italiani 2020

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 ottobre 2020

Oggi alle ore 11 in diretta streaming dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.Ai lavori interverranno, oltre al Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, il Presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico, il Ministro della Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone, il Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno, Achille Variati, il Presidente dell’ANCI, Antonio Decaro e il Presidente dell’UPI, Michele de Pascale. Il Rapporto, curato da Marcello Degni, è edito da Castelvecchi.

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