Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘rapporto’

7° Rapporto Lef sull’Irpef

Posted by fidest press agency su domenica, 16 giugno 2019

Roma 19 giugno 2019 alle ore 10 alla Link Campus University nella sala dell’antica biblioteca In via del Casale San Pio, 44 l’associazione per la legalità e l’equità fiscale (Lef) presenterà il suo settimo Rapporto sull’Irpef: “Indagine conoscitiva sulla struttura dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (Anni d’imposta 2003-2017)”.
L’indagine viene condotta ogni anno per Lef utilizzando la banca dati delle dichiarazioni dei redditi ed è elaborata dal nostro ufficio studi guidato dall’ingegner Lelio Violetti, ex responsabile dell’Ufficio studi della Sogei, la società pubblica di gestione dell’Anagrafe tributaria. La sequenza degli studi elaborati da Lef offre ormai un’articolata serie storica e una descrizione aggiornata sull’andamento dell’Irpef nel periodo e sulla distribuzione del suo peso sulle diverse categorie di contribuenti. Anche dall’ultimo rapporto emerge l’estrema farraginosità e l’iniquità del sistema. Una situazione che l’introduzione della cosiddetta
‘Flat tax’ per le famiglie potrebbe ulteriormente aggravare. Seguirà una tavola rotonda moderata dal giornalista economico Luciano Cerasa Alla quale parteciperanno: Stefano Pisani, responsabile Analisi del rischio e ricerche per la tax compliance dell’Agenzia delle Entrate; Cristian Perniciano, responsabile Consulta delle professioni e delle politiche fiscali della Cgil; Anna Graziano, PhD Programme Manager del corso di laurea in “International Business Administration” e professoressa associata della Link Campus University

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Roma/about Rome | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Rapporto annuale 2018 di Aiuto alla Chiesa che Soffre

Posted by fidest press agency su sabato, 15 giugno 2019

Roma giovedì 20 giugno alle ore 10.30, presso la sede di ACS di Piazza San Calisto 16 (entrando a destra, IV piano) Interverranno: il cardinale Malcolm Ranjith, arcivescovo di Colombo, Thomas Heine-Geldern, Presidente esecutivo ACN-International, Alfredo Mantovano, Presidente ACS-Italia, e Alessandro Monteduro, Direttore ACS-Italia.

Posted in Roma/about Rome, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

4° Rapporto GIMBE sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 maggio 2019

Roma, 11 giugno 2019 – Ore 10.30 – 13.30 Sala Capitolare, Chiostro del Convento di Santa Maria sopra Minervapresso il Senato della Repubblica – Piazza della Minerva 38.Il Rapporto presenta un’analisi dettagliata della spesa sanitaria pubblica e privata, oltre che della spesa sociale e fiscale, e punta il dito sui fattori che minano la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale: dal progressivo definanziamento che sta trascinando il nostro Paese in fondo alle classifiche internazionali alle criticità per l’attuazione dei nuovi livelli essenziali di assistenza, dai miliardi di sprechi e inefficienze ai rischi di privatizzazione conseguenti all’espansione della sanità integrativa, dalla complicata governance Governo-Regioni-Aziende sanitarie che genera iniquità e diseguaglianze alle aspettative irrealistiche dei cittadini italiani.Dopo aver rivalutato la “prognosi” del SSN al 2025, il Rapporto suggerisce riforme di rottura e azioni di governance a tutti i livelli per attuare il “Piano di salvataggio del SSN”, elaborato dalla Fondazione GIMBE al fine di preservare alle future generazioni la più grande conquista sociale dei cittadini italiani: un servizio sanitario pubblico, equo e universalistico.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science, Roma/about Rome | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Ottavo rapporto di Deutsche Bank sui prezzi e gli standard di vita mondiali

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 maggio 2019

È stato pubblicato l’ottavo rapporto di Deutsche Bank sui prezzi e gli standard di vita mondiali, indagine che analizza l’andamento dei prezzi e la qualità della vita in tra 56 grandi città nel mondo, rilevanti per il mercato finanziario mondiale.
Complessivamente, i principali Paesi dell’Eurozona segnano un generale aumento nel livello dei prezzi. Anche l’Italia, con Milano, non fa eccezione a questo trend, riportando un aumento del +1,24% rispetto al 2018. Milano è alla 35° posizione a livello globale per qualità della vita.Milano nel 2019 è in assoluto la destinazione più costosa (1° posto) per un weekend, dove una notte in albergo 5 stelle con vista per due persone costa in media 961$ e due giorni interi compreso shopping e cene al ristorante possono costare fino a 2,706$, più contenuti risultano essere i prezzi per attività dedicate ad esempio al tempo libero come il cinema (10,6$), l’abbonamento mensile in palestra (100,2$) e una cena completa per 2 in un ristorante italiano (86,9,4$, +8% rispetto all’anno scorso).Milano è la città meno costosa per bere un cappuccino, ultima in classifica, dove la bevanda può costare un massimo di 1,7$. Economici a Milano anche i trasporti pubblici (38°) per i quali in media al mese si spendono 37,9$ contro i 179,5 $ di Londra, discorso diverso per il servizio taxi dove a Milano si classifica al 9° posto a livello globale con una tariffa di 22,3$ per una media di 8 km.
Roma è alla 40° posizione a livello globale per qualità della vita.Dall’analisi emerge che la Capitale, pur essendo tra le destinazioni più costose a livello globale risulta essere meno cara di Milano.Roma è al 6° posto tra le destinazioni più costose per un weekend, dove una notte in albergo a 5 stelle con vista per due persone costa in media 609$, e due giorni interi compreso shopping e cene al ristorante possono costare fino 1,926$, più contenuti risultano essere i prezzi per attività dedicate ad esempio al tempo libero come il cinema (8,9$), l’abbonamento mensile in palestra (73,5$, il -26,5% in meno rispetto al costo milanese) e una cena completa per 2 in un ristorante italiano (67,5$, ben il – 22,5% in meno rispetto a Milano).Roma è la città meno costosa per bere un cappuccino, terz’ultima in classifica, dove la bevanda può costare un massimo di 1,9$. Economici a Roma anche i trasporti pubblici (37°) per i quali in media al mese si spendono 40,1$ contro i 179,5 $ di Londra, e per il servizio taxi (21°) con una tariffa più bassa del -20% rispetto a Milano per una media di 17,8,$ per 8 km di corsa.
Tale andamento non si discosta molto nei maggiori paesi dell’eurozona: Ai primi 3 posti ci sono rispettivamente Zurigo, Wellington e Copenaghen, seguiti da Edimburgo (4°), Vienna (5°), Helsinky (6°), Francoforte (13°), Madrid (27°), Milano (35°), Parigi (36°)
Nel 2019 si riscontra un generale decremento del valore reale dello stipendio netto mensile nella maggior parte delle città Europee, Roma e Milano (-13% e – 10%), Oslo e Parigi (-11%), Amsterdam, Vienna e Madrid (-9%), Francoforte (-7%)
A livello globale invece: il maggior decremento si riscontra a Beunos Aires (-45%), a Istanbul (-31%), a Johannseburg (-26%) e a Mumbai e New Delhi (-22%). Se nella maggioranza dei Paesi nel 2019 il valore dello stipendio netto è sceso, negli Stati Uniti si è riscontrato un aumento del valore con in testa San Francisco (+31% ), seguito da Boston (+15%), New York (+12%) e Chicago (+11%).Al primo posto nella classifica mondiale degli stipendi più alti, San Francisco con 6,526 $, seguito da Zurigo con 5,896$ e new York con 4,612$. Le principali città europee si trovano in mezzo alla classifica: Francoforte (17°), Parigi (22°), Berlino (26°), Vienna (29°), Milano e roma (31° e 32°), in coda alla classifica Jakarta con 362$, Lagos 236$ e Il Cairo 206$.La peggiore città in cui vivere è Lagos (Nigeria). Lagos si aggiudica le ultime posizioni anche a livello di costi per l’acquisto di auto, jeans, vestiti e sigarette, risultando la città dove i prezzi sono i più bassi tra le città esaminate.

Posted in Spazio aperto/open space, Viaggia/travel | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Rapporto Onu su perdita biodiversità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 maggio 2019

Il rapporto sulla biodiversità pubblicato oggi dall’ONU lancia l’allarme sull’enorme perdita di specie a causa dall’impatto umano. Per le Nazioni Unite sono necessarie azioni urgenti per proteggere le foreste, gli oceani e occorrono cambiamenti radicali nella produzione e nel consumo di cibo.Il rapporto del Gruppo intergovernativo per la Biodiversità e i Servizi Ecosistemici (IPBES) avverte inoltre che un milione di specie sono a rischio di estinzione, più che in ogni altro momento nella storia umana.«Quanto emerge da questo rapporto è devastante. Nonostante il ruolo fondamentale della biodiversità nella conservazione della vita sul Pianeta, il prevalere degli interessi economici ha portato ad un tale sfruttamento delle risorse naturali da rischiare ora conseguenze irreversibili», afferma Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia. «Per mantenere le temperature globali sotto il grado e mezzo ed uscire dalla crisi climatica che stiamo attraversando, è urgente combinare una drastica riduzione delle emissioni di anidride carbonica con la conservazione della biodiversità, prestando particolare attenzione agli ecosistemi naturalmente capaci di immagazzinare grandi quantità di carbonio, come le foreste torbiere», conclude Borghi.
Il rapporto IPBES rivela che le attività umane hanno “significativamente modificato” la maggior parte degli ecosistemi terrestri e marini. Si afferma che il 40 per cento dell’ambiente marino globale mostra “gravi alterazioni” a seguito delle pressioni umane e che la “ricchezza e abbondanza” degli ecosistemi marini è in declino.
«I nostri oceani sostengono tutta la vita sulla Terra», afferma Giorgia Monti, responsabile della campagna mare di Greenpeace Italia. «Invece di saccheggiare i mari per ottenere profitti a breve termine, i governi dovrebbero mettere la sostenibilità al centro delle proprie politiche. Il rapporto ONU conferma infatti che i meccanismi esistenti per proteggere i nostri oceani non funzionano. Oggi solo l’1 per cento dei mari globali è protetto e non esiste uno strumento legale che consenta la creazione di santuari nelle acque internazionali».Per Greenpeace c’è bisogno di un accordo globale che protegga almeno il 30 per cento dei nostri oceani entro il 2030. Si tratterebbe di un’opportunità unica per i governi di lavorare insieme per salvaguardare la biodiversità marina, garantire la sicurezza alimentare a milioni di persone e avere oceani sani, ovvero una grande risorsa per contrastare i cambiamenti climatici.Il rapporto IPBES afferma infine che fattori come il cambiamento dell’uso del suolo, cambiamenti climatici e i livelli di consumo sono aumentati a livelli senza precedenti.
«Accogliamo con favore la richiesta di un’azione urgente per cambiare le nostre abitudini alimentari, in modo da ridurre il consumo di carne e latticini la cui produzione intensiva ha effetti negativi ormai ben documentati sulla biodiversità, i cambiamenti climatici e la salute umana», dichiara Federica Ferrario, responsabile della campagna agricoltura di Greenpeace Italia.Per Greenpeace dimezzare produzione e consumo di carne e prodotti lattiero-caseari entro il 2050 deve diventare una priorità a livello politico, dal momento che non c’è più tempo da perdere.

Posted in Estero/world news, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Cittadini e PA: un rapporto che migliora ma che ancora non soddisfa

Posted by fidest press agency su domenica, 5 maggio 2019

Più della metà della popolazione è tutt’ora convinta che il funzionamento delle strutture pubbliche non possa essere ritenuto soddisfacente. Confrontando tuttavia la recente rilevazione con quella analoga risalente al 2017, si registra un parziale miglioramento. La quota di coloro che ritengono che la PA funzioni “molto male” si riduce dal 17,9% al 10,2%. Analogamente si riduce la quota di coloro – la maggioranza – convinti che la PA funzioni “piuttosto male” (da 52,1% a 50,8%). Simmetricamente, aumenta la quota di chi si orienta su un giudizio moderatamente positivo (“piuttosto bene”) che passa da 24,3% a 33,2%. Le valutazioni improntate al maggior ottimismo (“molto bene”), rimangono del tutto residuali (3,1%). Guardando i dati nel loro complesso si può affermare che in soli 2 anni il perimetro dei giudizi negativi si è ridotto dai 3/4 ai 2/3 degli italiani. Le attese di cambiamento convergono su una PA leggera e “poco invasiva”. La spinta degli ultimi anni verso servizi e procedure digitalizzate è percepita solo in parte dalla popolazione. Complessivamente, più di un italiano su cinque è insoddisfatto del cambiamento in atto. Gli altri quattro ritengono che il processo di digitalizzazione sia ancora troppo limitato nella sua diffusione e nella sua incisività. Soltanto il 5,7% dei cittadini ritiene che questo processo sia già maturo e che la semplificazione cercata stia effettivamente avvenendo. Gli sforzi fatti sono ritenuti del tutto insufficienti per l’8,1% della popolazione. Per il 15% circa dei cittadini i cambiamenti avvenuti sono persino fonte di ulteriori difficoltà complicando ulteriormente la vita di chi si trova a richiedere questi servizi. La percezione di un cambiamento ancora molto limitato è spiegabile, almeno in parte, anche attraverso la mancanza di adeguata informazione relativamente ai servizi digitali già attivati dalla PA e del loro reale funzionamento. Soltanto il 9,2% si dichiara completamente informato mentre nel 53,4% dei casi l’informazione è carente o addirittura assente. Il 73,2 degli italiani si aspettava dalla digitalizzazione della PA un ritorno in termini di semplificazione, ma soltanto il 30,8% del campione ha dichiarato che grazie ai servizi online ha ottenuto un reale vantaggio. Lo stacco è molto alto anche per quanto concerne la velocità delle procedure: il 72,2% se l’aspettava, ma soltanto il 40,6% dichiara di averla riscontrata. L’interazione digitale non decolla anche a causa dei tanti “retaggi analogici” del Paese. Ancora oggi il 16% delle famiglie italiane non dispone di una connessione internet domestica. Nell’UE il dato medio è dell’11% ma siamo ben lontani dai valori espressi da Paesi come l’Olanda (2%), il Regno Unito (5%) e la Germania (6%). Più in generale si rileva una quota elevata di popolazione che continua (e continuerà in larga parte) a vivere in un mondo completamente “analogico”. Il confronto con i dati del 2008 mostra un netto miglioramento nella connettività per i giovani e le classi d’età centrali, ma fra i più anziani la quota dei “non digital” è altissima. Infine, esiste anche un problema di competenze digitali. L’ultima rilevazione effettuata dall’Istat, a fronte di un 28,3% di popolazione con competenze elevate e un ulteriore 35,1% con competenze di base (ossia il minimo indispensabile per connettersi e dialogare on line con la PA) segnala l’esistenza di un 33,3% della popolazione con competenze “basse” e un ulteriore 3,3% con competenze “nulle”.
In generale l’interesse dei cittadini per le innovazioni cresce là dove ne intravedono applicazioni in grado di migliorare la loro vita quotidiana. I nuovi dispositivi per la sicurezza urbana o per la sfera sanitaria sono attesi con impazienza da circa i ¾ dei cittadini. Decisamente minore (di poco superiore al 40%) l’interesse per le auto a guida autonoma, per gli assistenti domestici e la robotica. Si conferma, in sostanza, la diffidenza verso ciò che ha valenza sostitutiva del lavoro umano.
Agi Agenzia Italia, è una delle principali news company italiane. Dal 1950 affianca con i suoi notiziari il mondo editoriale, istituzionale, economico ed industriale. (fonte in abstract: http://www.agi.it)

Posted in Politica/Politics, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Il difficile rapporto tra Sindacati e intellettuali

Posted by fidest press agency su sabato, 16 marzo 2019

di Giuseppe Bianchi. Sono ormai sempre in numero minore gli intellettuali che si occupano del Sindacato e delle sue strategie. Non che i Sindacati si lamentino di questo disinteresse in linea con il depotenziamento degli uffici studi e la riduzione dei contatti con il mondo dell’Università e degli esperti da loro stessi praticati. Né la cosa deve stupire. C’è sempre stata nella cultura sindacale una linea di sospetto nei confronti degli intellettuali, spesso accusati di spingere il Sindacato al di fuori dei suoi confini tradizionali: tutelare i lavoratori sul posto di lavoro e nel mercato del lavoro. Questo atteggiamento di riserva si è rafforzato nelle fasi espansive dell’industrializzazione che ha consentito di potenziare l’autorità contrattuale del Sindacato con il miglioramento costante dei salari e delle condizioni di lavoro a favore degli iscritti. Il Sindacato, nei Paesi soprattutto anglosassoni di prima industrializzazione, poté svilupparsi in condizioni di relativa autosufficienza rispetto al mondo intellettuale vantando la sua qualifica di Sindacato del “pane e burro”.Diversa la storia del Sindacato in Italia. Il ritardo con cui è avvenuto il processo di industrializzazione ha da subito attivato un conflitto sociale centrato sui problemi occupazionali creati dal disallineamento tra una offerta di lavoro di mestiere ed una domanda che già scontava la parcellizzazione del lavoro prodotta dalle nuove tecnologie di produzione di massa.Un conflitto sociale la cui arena era la piazza più che l’azione contrattuale ostacolata a livello di settore e preclusa a livello aziendale. E nella mobilitazione di piazza erano i partiti della sinistra storica ad esercitare una funzione prevalente. Una fase, questa, in cui la componente intellettuale ha esercitato una funzione trainante nella progettazione di modelli alternativi allo sviluppo capitalistico.Questo coinvolgimento degli intellettuali nella vita sindacale ha proseguito nelle fasi successive di recupero dell’autonomia sindacale nei confronti dei partiti, in quanto il progressivo recupero di autorità contrattuale non è mai stato dissociato da obiettivi macro-economici di sostegno allo sviluppo economico e dell’occupazione, in un Paese sempre caratterizzato dalla fragilità delle strutture economiche e dalla instabilità delle istituzioni politiche. Si può concludere osservando come il Sindacato, nel corso del processo di industrializzazione, abbia prodotto le risorse intellettuali e le strategie di azione per il suo rafforzamento rappresentativo ed organizzativo, proponendosi anche come riferimento ideale per quanti aspiranti ad una società più giusta.Il fatto è che questo mondo è andato mutando sotto la spinta di cambiamenti (la globalizzazione finanziaria, la terziarizzazione dell’economia, le sfide tecnologiche) riproponendo nuove condizioni di sfavore per il lavoro. L’occupazione ed il livello di benessere dei lavoratori sono stati rimessi in discussione. Il quesito è se il Sindacato abbia rimesso in campo le risorse intellettuali e le strategie di azione in grado di fronteggiare la nuova situazione.La risposta è negativa al punto che non pochi studiosi preconizzano che il Sindacato, costola della società industriale, incontrerà difficoltà crescenti nella nuova società digitale, flessibile e diffusa. Lasciando da parte le profezie non mancano riscontri delle difficoltà già incontrate dal Sindacato nel fronteggiare le nuove sfide dell’economia post-industriale.La fase della concertazione sociale, aperta con la crisi 1992-1993, ha risposto ai problemi di breve periodo di contenimento dell’inflazione, ma la protrazione nel tempo della moderazione salariale è stata un anestetico che ha rallentato l’innovazione riformistica del Paese. Così come il protrarsi di un pluralismo conflittuale tra i Sindacati ha ritardato gli adattamenti necessari negli assetti contrattuali e nelle strategie di tutela dei lavoratori provocando un’ erosione dei diritti sociali, soprattutto nel mercato del lavoro, che si è andato progressivamente frantumandosi.
Per restare poi alla cronaca ha ragione il Prof. S. Fadda (Nota Isril n. 8-2019) a chiedersi perché il Sindacato di fronte alle proposte messe in campo dalla nuova maggioranza politica, reddito di cittadinanza e quota cento, orientate a ridurre povertà e disuguaglianza, non sia sceso in campo con proprie proposte in grado di fronteggiare le cause che sono alla base delle maggiori disuguaglianze e povertà e che risiedono nelle distorsioni strutturali delle politiche economiche e sociali perseguite soprattutto negli anni 2000. Nella recente manifestazione di S. Giovanni sono riemersi vecchi fotogrammi di un’ opposizione più motivata da ragioni politiche che sindacali.
Ciò che si vuole sottolineare, in conclusione, è che l’isolamento culturale del Sindacato ha portato ad un conservatorismo a favore degli interessi del lavoro più forti e rappresentati (lavoratori a tempo pieno e pensionati). Una estraneità nei confronti delle nuove dinamiche attivate dal rapporto tecnologie-professionalità-occupazione che ha rallentato le necessarie modifiche nell’organizzazione delle rappresentanze e nelle strategie di azione in un mondo del lavoro che si apre a una inedita varietà di regimi giuridici.Una proposta: perché i Sindacati non mettono in comune le scarse e disperse risorse destinate alla ricerca in un unitario centro di ricerca la cui missione sia quella di studiare i cambiamenti in atto nel mondo del lavoro dal lato della domanda e dell’offerta? Una precondizione per individuare condivise linee di azione. Un’occasione perché i Sindacati facciano pace con la loro storia per poi superarla in una nuova prospettiva di ricomposizione unitaria delle loro strategie. E’ di scarsa consolazione ricordare come i ritardi del Sindacato siano condivisi dagli altri attori (Governo ed imprese). Il risultato è la messa in discussione della nostra democrazia rappresentativa ad opera di un nuovo populismo digitale in cui la politica tende a identificarsi con lo Stato comprimendo l’autonomia vitale del pluralismo sociale. (fonte: isril.it)

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Rapporto SNPA sulla tutela del territorio

Posted by fidest press agency su martedì, 5 marzo 2019

Nel rapporto presentato lo scorso Febbraio dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) – dichiara in una nota il Presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – sono state messe in risalto alcune questioni estremamente importanti per la salvaguardia dei territori della Penisola; tra cui la continua erosione del suolo (2 m² al secondo), il pericolo frane (oltre 620.000 su un territorio di 23.700 kmq) e i crescenti livelli di smog. A questi numeri negativi vanno però affiancati quelli sull’avanzamento del biologico che vedono l’Italia come leader europeo del settore (+ 6,3% rispetto al 2016 e + 71% rispetto al 2010).Dati come questi – continua Tiso – evidenziano con chiarezza le scelte dei consumatori e i cambiamenti auspicati dai cittadini, i quali chiedono di abbandonare con forza e determinazione le logiche dell’agricoltura intensiva e agroindustriale per avvicinarsi a dei modelli più sostenibili come quelli proposti dall’agricoltura contadina. Perché si riesca ad andare in questa direzione però – conclude Tiso – non basta l’impegno degli operatori del comparto agroalimentare, ma serve anche una operazione di discontinuità rispetto alle amministrazioni precedenti e una presa di coscienza sull’importanza di vedere nell’agricoltura e nell’ambiente i pilastri di un nuovo modello di società.

Posted in Diritti/Human rights | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Rapporto Federcostruzioni: mercato interno ancora fermo

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 marzo 2019

La filiera delle costruzioni, considerando anche tutto l’indotto, mostra alcuni segnali di risveglio: positivi infatti i dati relativi al 2018, con una stima di crescita vicina allo 0,7-0,8%, anche se si è ben lontani dai valori pre-crisi: rispetto al 2009 si registra un -27,5% in termini di valore economico e una contrazione di 750 mila occupati (-21,7%).
I comparti che negli ultimi due anni hanno mostrato un significativo segno positivo sono quelli della riqualificazione degli immobili residenziali (+20,9%) e del commercio di macchine per il movimento terra (+14%), i soli in cui lo Stato ha introdotto sistemi di incentivazione. In un contesto di domanda interna ancora ferma, a trainare il mercato è l’export, che è passato dal 30% al 41% del fatturato totale.
Dopo 10 anni di crisi la filiera delle Costruzioni ha una produzione pari a 440 miliardi di euro (dati 2017, +0,8% sul 2016), impiegando 2,7 milioni di persone, il 12% circa dell’occupazione totale nazionale.Il settore delle costruzioni ha, quindi, un ruolo fondamentale nell’economia del Paese: un aumento di domanda di 1 miliardo di euro genera una ricaduta complessiva sull’intero sistema economico di oltre 3,5 miliardi di euro e 15.555 unità di lavoro in più. Un dato importante, da tenere conto negli investimenti strutturali del Paese, soprattutto se si considera che si contano circa 600 opere pubbliche bloccate per 39 miliardi, cui si aggiunge il Piano poliennale, per un totale di 220 miliardi di euro.
Sono questi alcuni dei dati che emergono dal Rapporto 2017-2018 di Federcostruzioni, divulgato in occasione della conferenza stampa di presentazione della prima edizione di SAIE Bari, la fiera biennale delle tecnologie per l’edilizia e l‘ambiente costruito 4.0 che da quest’anno raddoppia approdando il prossimo 24-26 ottobre 2019 nel capoluogo pugliese. Organizzato da Senaf, SAIE Bari è un evento professionale nato con l’obiettivo di diventare il punto di riferimento del Centro Sud Italia e del bacino del Mediterraneo.Per testimoniare l’importanza del settore e del nuovo appuntamento per il territorio sono intervenuti Alessandro Ambrosi – Presidente della Camera di Commercio di Bari e Presidente della Nuova Fiera del Levante –, Antonio Decaro – Sindaco di Bari e Presidente dell’ANCI –, Federica Brancaccio – Presidente di Federcostruzioni –, Luigi Perissich – Segretario Generale di Federcostruzioni – ed Emilio Bianchi – Direttore Generale di SAIE Bari.
Proprio Federica Brancaccio – Presidente di Federcostruzioni –, presentando il rapporto, ha commentato: “E’ necessario arrivare a sostenere, attraverso l’incentivazione e la semplificazione normativa, la ripartenza dell’intera filiera delle costruzioni e non solo alcuni comparti limitati”.Federcostruzioni, come sottolineato dalla Presidente, insieme alle sue associate, ha messo a punto alcune proposte concrete, tra cui quella per l’Edilizia 4.0, con un manifesto su cui il Ministro Toninelli aveva già espresso un suo formale apprezzamento, ma che ora occorre realizzare. Troppi cantieri sono ancora bloccati: “Occorre superare gli ostacoli burocratici che tengono ancora bloccati numerosi appalti pubblici già finanziati. ANCE ha calcolato che vi sono circa 600 opere bloccate per 39 miliardi, più un Piano poliennale per un totale di 220 miliardi euro; occorre, inoltre, eliminare i ritardi nei pagamenti”.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Rapporto annuale “Stop ai pesticidi”

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 marzo 2019

Sono state lanciate ombre preoccupanti sugli alimenti che giornalmente mangiamo.I campioni di frutta e verdura che non rispettano i limiti imposti dalla legge sono in numero decisamente ridotto (1,3% del totale) ma il grosso problema è dato da quegli alimenti che, pur in regola con la legislazione europea, presentano tracce del cd. multiresiduo.Il multiresiduo è un fenomeno per il quale i singoli valori dei pesticidi presenti non supera il limite di legge, ma la loro presenza simultanea può avere potenziali ripercussioni sulla salute umana.”Il Piano d’azione Nazionale adottato dal nostro Paese non è sufficiente – afferma il Codacons – servono interventi decisi volti a tutelare la salute dei cittadini. I dati sono preoccupanti, infatti solo il 36% della frutta sarebbe privo di pesticidi, mentre il 60% nonostante sia considerato regolare, presenta al suo interno uno o più residui chimici. Scriveremo al Ministero della Salute al fine di porre all’attenzione questa potenziale fonte di rischio per la salute umana, che non può essere sottovalutata”.

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Primo rapporto Fao sullo stato della biodiversità nel mondo

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 febbraio 2019

Il modello attuale di agricoltura, industriale ed estensivo, alla base dei nostri sistemi alimentari è al collasso, con gravi ripercussioni anche per la nostra salute. È questa la conclusione del rapporto Stato della biodiversità mondiale per l’alimentazione e l’agricoltura che la Fao ha pubblicato oggi illustrando prove preoccupanti rispetto al danno irreversibile e catastrofico sulla biodiversità del nostro pianeta, in particolare quella legata al cibo. Il rapporto denuncia, tra le altre cose, la riduzione nella diversità delle coltivazioni e delle razze da cui dipende la nostra alimentazione, la distruzione di habitat e terre destinate alle coltivazione e la gestione insostenibile delle risorse naturali.
«Sono anni che Slow Food denuncia questi pericoli e ogni tanto abbiamo avuto la sensazione di predicare nel vuoto. Oggi la situazione sta cambiando, ci pare che la gente sia più sensibile, ma forse non ci si rende conto della gravità del problema: un conto è una perdita, un conto è un collasso catastrofico. Dobbiamo sperare di essere ancora in tempo evitare questa estinzione di massa ma abbiamo bisogno dell’impegno di tutti, non solo della Fao e di Slow Food, ma di tutta la gente di buona volontà» commenta Piero Sardo presidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità.Il rapporto presenta una ricerca approfondita ed è il primo nel suo genere, ma il soggetto trattato è il cuore della missione di Slow Food. Dal 1996 l’associazione internazionale si batte per la salvaguardia del nostro pianeta: con l’Arca del Gusto, un catalogo di cibi a rischio di estinzione che ha da poco raggiunto il traguardo del 5.000esimo prodotto censito; con i Presìdi Slow Food che promuovono e tutelano agricoltori e produttori che lavorano in armonia con l’ambiente e che promuovono tecniche favorevoli alla biodiversità locale; con numerose campagne che denunciano l’insostenibilità dell’attuale modello di produzione. Slow Food lavora insieme alla Fao da molto tempo per definire e sviluppare un modello migliore per i consumatori, per i produttori e per il pianeta. Inoltre, il presidente di Slow Food Carlo Petrini è da diversi anni ambasciatore speciale della Fao in Europa per Fame Zero, ulteriore prova di affinità tra le due organizzazioni.Non resta più molto tempo. Abbiamo 10 anni per invertire lo stato attuale delle cose o si rischia un collasso totale e irreversibile. E questo cambio di rotta si può innescare rinforzando le conoscenze e le tecnologie moderne con i saperi tradizionali, ridefinendo il nostro approccio all’agricoltura e alla produzione di cibo, ponendo la tutela della biodiversità e l’ecologia al centro delle agende politiche. A ogni livello, dalle piccole produzioni fino ai governi, è necessario adottare regolamenti – come ad esempio le politiche agricole comunitarie in Europa – che proteggano la biodiversità alimentare e agricola.
Non dobbiamo perdere le speranze che lo stato attuale possa cambiare. Il successo dei progetti di Slow Food ne è la prova. Dobbiamo agire insieme, e dobbiamo agire subito, per salvare il nostro cibo, per salvare il nostro pianeta, per salvarci.

Posted in Estero/world news, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Presentazione Primo Rapporto Osservatorio Strategie Vaccinali

Posted by fidest press agency su sabato, 12 gennaio 2019

Roma Martedì 22 gennaio 2019, Ore 9,30 – 13Sala degli Atti Parlamentari, Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini” Piazza della Minerva, 38 L’Osservatorio Strategie Vaccinali presenta il 1° Rapporto sulle Strategie nazionali, risultato dell’attività di monitoraggio nelle diverse realtà regionali dei sistemi di attuazione del Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (PNPV), attraverso indagini specifiche sul piano regionale e con un quadro di dettaglio in ambito locale. Con l’approvazione del PNPV 2017-2019, ogni Regione è chiamata a sviluppare proprie strategie vaccinali, al fine di raggiungere gli obiettivi previsti. Diventa necessario, quindi, sviluppare un piano di azione per il monitoraggio a livello regionale. Da qui nasce l’idea di creare l’Osservatorio Strategie Vaccinali, un’attività di ricerca scientifica coordinata dal dott. Michele Conversano, Direttore del Dip. Asl di Taranto, e dal prof. Federico Spandonaro, direttore C.R.E.A. Sanità.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Scuola: Non porta buone nuove l’ultimo rapporto di Eurydice

Posted by fidest press agency su domenica, 23 dicembre 2018

Teaching Careers in Europe: Access, Progression and Support. La Carriera degli insegnanti in Europa: accesso, progressione e sostegno. Prima di tutto perché l’età media dei nostri insegnanti continua ad alzarsi: il 36% degli insegnanti delle scuole primarie e secondarie europee ha più di 50 anni, percentuale che in Italia si alza al 57%. Inoltre, i docenti dell’Unione Europea di oltre 60 anni si attestano al 9%, mentre in Italia si osserva ancora una volta la percentuale più alta, che in questo caso è addirittura doppia: il 18%. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): il paradosso è che in Italia vi sono decine di migliaia di docenti precari già formati e abilitati all’insegnamento, ma non essendo aperto il doppio canale una sempre più alta percentuale di posti da assegnare per le immissioni in ruolo rimane vuota. Il problema è nella mancata possibilità di proporre loro quelle cattedre: tutto si risolverebbe riaprendo le GaE. È un’operazione a costo zero: per realizzarla basterebbe che l’amministrazione e la politica si rendessero conto della sua ineludibilità.

Posted in scuola/school, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Primo Rapporto 2018 sull‘ictus in Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 dicembre 2018

L’ictus cerebrale rappresenta la prima causa di invalidità nel mondo, la seconda di demenza e la terza di mortalità nei paesi occidentali. E nonostante quest’ultima negli ultimi quindici anni sia diminuita, tutte le proiezioni indicano che, entro i prossimi venti anni, a causa dell’invecchiamento della popolazione, si verificherà un complessivo aumento di oltre il 30% del numero totale di casi di ictus nell’Unione Europea, come emerso anche dal rapporto “The Burden of Stroke in Europe”, condotto dai ricercatori del King’s College di Londra, che hanno esaminato dati e informazioni provenienti da 35 nazioni europee. Numeri, questi, che trovano conferma anche nel nostro Paese, dove ogni anno si registrano almeno 100.000 nuovi ricoveri dovuti all’ictus cerebrale, circa un terzo delle persone colpite non sopravvive ad un anno dall’evento, mentre un altro terzo sopravvive con una significativa invalidità. Pertanto, il numero di persone che attualmente vive in Italia con gli esiti invalidanti di un ictus ha raggiunto la cifra record di quasi un milione. Questo ed altri sono alcuni dei dati preoccupanti che emergono dalla lettura del “Rapporto sull’Ictus in Italia.In Italia, sottolinea il Rapporto, le persone che hanno avuto un ictus e sono sopravvissute, con esiti più o meno invalidanti, sono oggi circa 940.000, ma il fenomeno è in costante crescita, a causa dell’invecchiamento della popolazione. L’80% del numero totale degli ictus è rappresentato da ictus ischemici con una mortalità a 30 giorni di circa il 20% e del 30% a un anno, mentre la mortalità a 30 giorni dopo un ictus emorragico raggiunge il 50%. Questi sono sicuramente “numeri” che preoccupano, e che rappresentano l’impatto sociale ed economico che l’ictus ha sulla nostra società in termini impegno del SSN sia nella fase acuta che nella presa in carico della cronicità. Non vi sono solo i “costi diretti” della malattia, l’impegno economico che impoverisce le famiglie delle persone colpite da ictus è la spesa per la così detta “assistenza informale”, che consuma risorse e tempo. In Italia, si legge nel Rapporto, i costi diretti per il Servizio Sanitario Nazionale ammontano a circa 16 miliardi di euro all’anno, ai quali vanno aggiunti circa 5 miliardi di euro in termini di costi indiretti, calcolati principalmente come perdita di produttività. In questo contesto è prioritario promuovere sani stili di vita, considerato che gli studi epidemiologici condotti in questi anni hanno dimostrato la reversibilità del rischio, ossia che, riducendo i fattori di rischio, è possibile ritardare o ridurre il numero di eventi che si verificano nella popolazione. Quasi il 50% degli eventi cerebrovascolari potrebbero essere evitati attraverso l’adozione di stili di vita salutari e un controllo farmacologico nei soggetti ad elevato rischio cardiovascolare globale; ad esempio è dimostrato che l’abolizione del fumo assieme ad una attività fisica quotidiana (l’OMS raccomanda almeno 150 minuti a settimana) e un’alimentazione ricca di verdura, e frutta, cereali integrali, legumi e pesce, e povera di cibi ricchi di grassi saturi, colesterolo, zuccheri semplici e sale, aiuta a mantenere livelli fisiologici di pressione arteriosa, colesterolemia e glicemia. Un’analisi condotta dall’Istituto Superiore di Sanità negli anni passati, ha rivelato, infatti, che la prevalenza di condizioni di rischio è risultata maggiore nelle persone con scolarità più bassa (elementari e medie) rispetto a coloro che avevano scolarità superiore (diploma o laurea). Un motivo in più questo per sottolineare quanto sia importante implementare una corretta informazione da parte degli addetti ai lavori.Dal Rapporto emerge una disparità regionale nell’adozione dei Percorsi Diagnostici, Terapeutici e Assistenziali (PDTA), ovvero di quegli interventi complessi mirati alla condivisione dei processi decisionali e dell’organizzazione dell’assistenza per un gruppo specifico di pazienti durante un periodo di tempo ben definito. In tal senso l’Osservatorio Ictus Italia evidenzia, in linea con i dati del Rapporto di Cittadinanzattiva 2017 su “Ictus, le cure in Italia”, come ancora non tutte le Regioni italiane abbiano prodotto un PDTA formale: il Friuli-Venezia Giulia risulta essere la realtà che ha elaborato percorsi più completi; seguono con modalità differenti, Piemonte, Trentino-Alto Adige, Veneto, Toscana, Emilia-Romagna e Lazio. Mentre indietro appaiono Sicilia, Sardegna e Molise.
L’Osservatorio Ictus Italia si allinea all’”Action Plan for Stroke in Europe 2018-2030”, individuando quattro obiettivi prioritari da raggiungere nel prossimo decennio: ridurre il numero assoluto di casi di ictus nel nostro Continente del 10%; trattare il 90% o più delle persone colpite nelle Stroke Unit come primo livello di cura; favorire l’adozione di piani nazionali che comprendano l’intera catena di cura, dalla prevenzione primaria alla vita dopo l’ictus; implementare strategie nazionali per interventi multisettoriali di sanità pubblica che promuovano e facilitino uno stile di vita sano, riducendo i fattori ambientali (incluso l’inquinamento atmosferico), socio-economici ed educativi che aumentano il rischio di incorrere nella patologia.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Rapporto sull’ictus in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 dicembre 2018

Roma Martedì 18 dicembre – ore 10.00 Camera dei Deputati, Sala “Nilde Iotti” Palazzo Theodoli-Bianchelli, Piazza del Parlamento 19. Per la prima volta in Italia il Rapporto fotografa i dati sull’incidenza dell’ictus, relativi a mortalità, disabilità e fattori di rischio, esamina l’implementazione dei protocolli clinico-assistenziali e dei piani di cura, riabilitazione e reinserimento nelle diverse Regioni. Attraverso l’analisi dell’impatto socio-economico della patologia e la ricognizione delle best practices sulla prevenzione, il Rapporto delinea, inoltre, alcune proposte per un approccio coordinato e integrato alla prevenzione e nella cura, in linea con gli obiettivi definiti a livello comunitario.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science, Roma/about Rome, Uncategorized | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Rapporto tra economia circolare e sostenibilità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 novembre 2018

Parma giovedì 15 novembre alle ore 9 al Centro Sant’Elisabetta dell’Università di Parma (Campus Scienze e Tecnologie) sarà un’occasione di approfondimento su temi di assoluta attualità, guardando all’oggi ma soprattutto al futuro prossimo.Nel corso dell’appuntamento, organizzato dall’Università con il Circolo culturale “Il Borgo”, proporranno interventi Alberto Petroni, Coordinatore dell’Unità di Ingegneria meccanica e gestionale del Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell’Ateneo, Monica Cocconi, Delegata del Rettore e docente di Diritto dell’ambiente (“Un diritto per l’economia circolare”), Paolo Giandebiaggi, docente del Dipartimento di Ingegneria e Architettura (“Il recycle e la sostenibilità applicata all’architettura”), Chiara Allegri, Presidente dei Giovani Imprenditori della CNA Emilia Romagna (“L’economia circolare nella conoscenza e nelle competenze per i nuovi modelli organizzativi e lavorativi”), Lorenzo Frattini, Presidente regionale di Legambiente (“Economia circolare: il ruolo delle associazioni ambientaliste”), e Paolo Ganassi, Responsabile dei servizi ambientali di AIMAG (“Chiudere il cerchio per i rifiuti organici”).
Il passaggio verso un modello più efficiente nell’utilizzo delle risorse, a basse emissioni nocive e quindi resiliente rispetto al cambiamento climatico, costituisce la principale sfida, a livello internazionale, per conseguire una crescita economica sostenibile e inclusiva. In realtà non si tratta unicamente di una riforma del modello attuale ma di un vero e proprio cambio di paradigma, che impone mutamenti rilevanti nell’utilizzo delle risorse e nel ciclo di vita della produzione dei beni. Il nuovo paradigma viene qualificato, a livello nazionale ed europeo, come economia circolare, e trae origine dall’osservazione dei sistemi non lineari e complessi, in particolare quelli viventi: sistemi rigenerativi, evolutivi e termodinamicamente lontani dall’equilibrio.L’obiettivo è quello di puntare a una crescita economica che avvenga entro il paradigma della sostenibilità e della rigenerazione, ossia in cui i beni di oggi siano le risorse di domani: arrivare quindi a coniugare una risposta adeguata ed efficace alle attuali dinamiche ambientali e sociali accrescendo, al tempo stesso, la competitività del sistema economico e i suoi livelli occupazionali.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Università/University | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Presentazione del Rapporto PMI di Cerved

Posted by fidest press agency su domenica, 4 novembre 2018

Milano Giovedì 15 novembre alle 9.30 a Palazzo Mezzanotte (Piazza Affari 6) presentazione del Rapporto PMI di Cerved, in collaborazione con Borsa Italiana, un’occasione di dibattito e networking sullo stato e le prospettive della nostra economia.
Sono alcune migliaia le PMI italiane, in molti casi a gestione familiare, che hanno un potenziale di crescita non pienamente sfruttato e che potrebbero beneficiare di iniezioni di capitale esterno da parte di investitori istituzionali. Vere e proprie eccellenze che Cerved ha individuato incrociando i dati di bilancio contenuti nel suo enorme database con informazioni qualitative ottenute attraverso le proprie soluzioni di marketing evoluto, mappando così un ricco patrimonio imprenditoriale.
E’ uno dei contenuti esclusivi – insieme a bilanci, abitudini di pagamento, rischio di credito e demografia d’impresa, insomma la fotografia completa del tessuto economico italiano – che verranno illustrati a Osservitalia, l’appuntamento annuale di Cerved dedicato all’analisi delle Pmi italiane e alla discussione delle principali tematiche che le riguardano, quest’anno realizzato in collaborazione con Elite Borsa Italia.)
“Qual è lo stato di salute della nostra economia, in particolare delle piccole e medie imprese? Quale potrebbe essere l’effetto di un aumento persistente degli spread sulla loro redditività? Quante e quali sono quelle che potrebbero crescere aprendo il capitale a investitori istituzionali? Attorno a queste domande ruoterà la tavola rotonda che seguirà l’illustrazione del Rapporto Cerved PMI – spiega Valerio Momoni, Marketing, Product & Business Development Director di Cerved – cui abbiamo invitato esperti e protagonisti del mercato. Chiuderà la giornata un’intervista a Corrado Passera, Presidente esecutivo di SPAXS”.
Il Rapporto Cerved PMI ogni anno analizza 150.000 piccole e medie imprese. Cerved infatti è la data-driven company italiana che comprende nella sua offerta sofisticate soluzioni per l’analisi e la gestione del rischio di credito e dispone di un enorme patrimonio di informazioni sulle imprese. In particolare, nel Rapporto sono stati utilizzati i big data e le tecnologie dei grafi – attraverso la piattaforma Graph4You, che permette di individuare e illustrare graficamente i punti di contatto più nascosti tra 45 milioni di soggetti – per definire il ruolo delle famiglie nelle strutture proprietarie e di governo delle PMI e scovare quelle con performance finanziarie eccellenti che potrebbero aprire il loro capitale, magari perché vicine al cambio generazionale. I lavori della giornata seguono questo iter:
09:30 – Benvenuto e introduzione di Gianandrea De Bernardis, CEO di Cerved
10:00 – Presentazione Rapporto Cerved PMI 2018
L’andamento delle PMI – Valerio Momoni, Direttore Marketing & Sviluppo Prodotti Cerved
L’evoluzione del rischio – Guido Romano, Responsabile Ufficio Studi Cerved
Iniezioni di capitale nelle PMI familiari ad alto potenziale di crescita – Fabiano Schivardi, Luiss e Resp. Scientifico Rapporto Cerved PMI
11:30 – Tavola rotonda “Capitalismo familiare e crescita attraverso iniezioni di capitale esterno”, con Luca Peyrano, CEO di Elite, Giampiero Mazza, Partner di CVC Capital Patners,
Luca Pretto, CEO di Pasubio, Alessandro Cozzi, CEO e Founder di WIIT, Modera Andrea Cabrini, Class CNBC.
12:30 – Intervista a Corrado Passera, Presidente Esecutivo SPAXS, a cura di Andrea Cabrini, Class CNBC

Posted in Cronaca/News, Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Rapporto sullo stato mondiale della biodiversità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 ottobre 2018

La natura è la nostra unica casa e l’unica strada che abbiamo per salvarla (e salvarci) è lanciare un Global Deal per la natura e le persone capace di invertire il drammatico trend della perdita della ricchezza della vita sulla Terra, base del nostro benessere e del nostro sviluppo, agendo con urgenza per garantire in modo sostenibile l’alimentazione a una popolazione crescente, limitare il riscaldamento globale a 1,5°C e ripristinare i sistemi naturali che stiamo perdendo. È questa la richiesta del Living Planet Report 2018 del WWF (realizzato con il supporto di più di 50 esperti e in collaborazione con la Zoological Society of London) lanciato oggi a livello mondiale e che, sin dalla sua prima edizione del 1998, ha sempre fornito un’istantanea della biodiversità globale e dei suoi trend. Tutte le ricerche scientifiche dimostrano l’incalcolabile importanza dei sistemi naturali per la nostra salute, il nostro benessere, la nostra alimentazione, la nostra sicurezza. Globalmente è stato stimato che la natura offre servizi che possono essere valutati intorno a 125.000 miliardi di dollari, una cifra superiore al prodotto globale lordo dei paesi di tutto il mondo, che si aggira sugli 80.000 miliardi di dollari. L’Indice del Pianeta Vivente (Living Planet Index) è un indicatore dello stato della biodiversità globale, elaborato dal WWF e dalla Zoological Society of London, che ci segnala quindi lo stato di salute della biodiversità del nostro pianeta. Pubblicato per la prima volta nel 1998, per due decenni ha registrato l’abbondanza di 16.704 popolazioni di oltre 4.000 specie di mammiferi, uccelli, pesci, rettili e anfibi (gli animali Vertebrati) in tutto il mondo. L’Indice analizza i trend di queste popolazioni, selezionate in maniera scientifca, quale misura dei cambiamenti nella biodiversità. In questa edizione 2018, la ventesima del Living Planet Report, l’indice include i dati dal 1970 al 2014 e mostra un declino globale del 60% nella dimensione delle popolazioni di vertebrati che, in pratica, significa un crollo di più della metà in meno di 50 anni.
Le minacce che stanno minando le oltre 8.500 specie a rischio di estinzione, presenti nella Lista Rossa (Red List) dell’IUCN, riguardano soprattutto il sovrasfruttamento e le modifiche degli ambienti naturali, in particolare quelle dovute all’agricoltura. Delle piante e di buona parte degli animali vertebrati (mammiferi, uccelli, rettili e anfibi) che si sono estinti dal 1500 ad oggi, il 75% di queste estinzioni è stata causata dal sovrasfruttamento e dall’agricoltura. Altre minacce derivano dal cambiamento climatico, che sta diventando un driver crescente, dall’inquinamento, dalle specie invasive – che noi abbiamo spostato in tante aree del pianeta dove prima non esistevano e che fanno concorrenza a tante specie autoctone – dalle dighe e dalle miniere.L’impronta ecologica del nostro consumo. Negli ultimi 50 anni la nostra impronta ecologica, la misura del consumo delle risorse naturali, è incrementata del 190%. Creare un sistema più sostenibile richiede significativi e urgenti cambiamenti nelle attività di produzione e consumo.
Minacce e pressioni sul suolo. Nel marzo 2018 l’Intergovernamental Science/Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES) ha reso nota la valutazione sul degrado dei suoli (Land Degradation and Restoration Assessment) che dimostra come oggi meno del 25% della superficie terrestre sia ancora in condizioni naturali e come nel 2050, continuando con gli attuali andamenti di sfruttamento senza invertire l’attuale tendenza, la percentuale della superficie delle terre emerse in condizioni naturali si abbasserà al 10%.
Oggi, il degrado dei suoli mina il benessere di circa 3,2 miliardi di persone nel mondo. Inoltre, nell’era moderna, le zone umide hanno perso l’87% della loro estensione. Il degrado dei terreni include anche la perdita delle foreste, un fenomeno che nelle zone temperate è stato rallentato dalle operazioni di riforestazione ma che è andato accelerandosi nelle foreste tropicali. Un’analisi in 46 paesi in area tropicale e subtropicale ha dimostrato che l’agricoltura commerciale su larga scala e l’agricoltura di sussistenza sono state responsabili rispettivamente di circa il 40% e il 33% della conversione forestale tra il 2000 e il 2010. Il 27% della deforestazione è stata causata dalla crescita urbana, dall’espansione delle infrastrutture e dalle attività minerarie. Questo degrado esercita numerosi impatti sulle specie, sulla qualità degli habitat e sul funzionamento degli ecosistemi.
“In appena 50 anni il 20% della superficie delle foreste dell’Amazzonia è scomparsa mentre gli ambienti marini del mondo hanno perso quasi la metà dei coralli negli ultimi 30 anni. Il Living Planet Report 2018 richiama ad un impegno deciso per invertire la tendenza negativa della perdita della biodiversità. Il mondo ha bisogno di una Roadmap dal 2020 al 2050 con obiettivi chiari e ben definiti, di un set di azioni credibili per ripristinare i sistemi naturali e ristabilire un livello capace di dare benessere e prosperità all’umanità”. Dichiara la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi che conclude: “Per ottenere risultati è necessario intervenire subito già dalla 14° Conferenza delle Parti della Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD, Convention on Biological Diversity, che avrà luogo in Egitto) nel prossimo novembre. È fondamentale un accordo globale, ambizioso ed efficace per la natura e la biodiversità, come è avvenuto per il cambiamento climatico in occasione della Conferenza di Parigi nel 2015”.

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Primo rapporto 2018 AIDP – LABLAW su Robot e Intelligenza artificiale e lavoro in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 ottobre 2018

Roma 23 ottobre 2018 presso la sede del CNEL (Viale Davide Lubin, 2, Sala Parlamentino) alla presenza di numerosi direttori del personale e relatori istituzionali e associativi Presentazione primo rapporto 2018 AIDP – LABLAW su Robot e Intelligenza artificiale e lavoro in Italia. L’AIDP, la principale associazione italiana per la direzione del personale e LabLaw, tra i principali studi giuslavoristici italiani, hanno promosso il primo rapporto 2018 su Lavoro, Robot e Intelligenza artificiale in Italia a cura di Doxa.Inizio lavori ore 11.00 Saluti Tiziano Treu, Presidente CNEL Isabella Covili Faggioli, Presidente AIDP
Presentazione risultati rapporto AIDP-LABLAW DOXA 2018 Enrico Cazzulani, Segretario Generale AIDP
Il futuro delle relazioni industriali nell’epoca dei Robot Francesco Rotondi, Giuslavorista, Avvocato e Co-founder LabLaw
Robot e direzione del personale: la ricerca AIDP Umberto Frigelli, Coordinatore Nazionale Centro Ricerche AIDP
Intervento di Claudio Durigon, Sottosegretario al Ministro del lavoro (in attesa di conferma)
Dalle 11.45 alle 12.45
Tavola Rotonda: il l futuro del lavoro tra robot e intelligenza artificiale con:
Isabella Covili Faggioli, Presidente AIDP
Luca Failla, Giuslavorista, Avvocato e Co-Founder LabLaw
Marco Bentivogli, Segretario Generale Fim Cisl
Massimo Sumberesi, Head of Doxa Marketing Advice
Andrea Del Chicca, HR Director Ansaldo Energia
Chiusura lavori: ore 13.00

Posted in Roma/about Rome, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Rapporto Eurydice stipendi docenti UE

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 ottobre 2018

Gli insegnanti italiani guadagnano meno di tutti dopo i Paesi dell’Est: a fine carriera in Olanda, Austria e Germania prendono circa il doppio dei nostri. Gli stipendi degli insegnanti italiani sono i più bassi d’Europa dopo i Paesi dell’Est: lo rileva il rapporto “Teachers’ and school heads’ salaries and allowances in Europe 2016/17”, realizzato dalla rete Eurydice sugli stipendi di docenti e dirigenti in Europa e andato in pubblicazione in queste ore. Secondo Marcello Pacifico (Anief-Cisal) senza adeguati finanziamenti nella legge di stabilità non potrà essere recuperato neanche il 50% dell’inflazione, altro che allineare gli stipendi dei docenti italiani alle medie UE.Attraverso un’analisi comparativa abbinata a schede descrittive nazionali che illustrano i dati raccolti congiuntamente dalle reti Eurydice e OCSE/NESLI, il rapporto offre una panoramica comparativa sugli stipendi tabellari e le indennità nelle scuole pubbliche pre-primarie, primarie e secondarie di 41 sistemi educativi e compara le differenti condizioni e progressioni salariali: gli stipendi al netto dell’inflazione degli insegnanti all’inizio della loro carriera sono oggi inferiori in nove Paesi europei rispetto al 2009/10, anni immediatamente successivi alla crisi finanziaria. Tra questi Paesi figura anche l’Italia, visto che il misero incremento del 3,48% del 2018 è ora anche minacciato dalla mancata copertura nella prossima legge di stabilità e dalla riduzione nel prossimo biennio dello 0,4% indicata nel Def.

Posted in scuola/school, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »