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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 335

Posts Tagged ‘rapporto’

Un rapporto per raccontare l’Italia attraverso le connessioni

Posted by fidest press agency su domenica, 29 novembre 2020

Tra fragilità e risorse, sociali e ambientali e illustrare esperienze innovative che rispondono coniugando i due ambiti. Per leggere il mondo e la pandemia, la chiave è l’ecologia integrale. Ne sono convinte Caritas Italiana e Legambiente, che hanno presentato oggi online Territori Civili. Indicatori, mappe e buone pratiche verso l’ecologia integrale, un rapporto nato per contribuire alla definizione di una visione del futuro da costruire insieme, alla luce delle forti connessioni tra dimensione ambientale, economica e sociale. Vengono utilizzati 70 indicatori, basati non solo sui principali dati statistici disponibili ma anche sulle attività di ricerca svolte da Caritas italiana grazie ai suoi centri di ascolto e da Legambiente, con i suoi rapporti, da quello sull’ecomafia ai comuni ricicloni; mentre dall’analisi condotta in 12 Comuni emergono 36 nuove progettualità in cui i valori sociali e ambientali s’intrecciano, generando nuova economia, circolare e civile.Il rapporto Territori Civili intende cogliere e raccontare la dimensione sociale e quella ambientale in modo integrato, mettendo in luce, al contempo, anche le esperienze innovative nate sul territorio in grado di rispondere e coniugare i due ambiti. Un tema, quello dell’interconnessione tra degrado dell’ecosistema e degrado sociale, già nitidamente sottolineato da Papa Francesco nella sua Enciclica Laudato Si’, pubblicata cinque anni fa. “Non esistono due crisi separate, sociale e ambientale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale, per rispondere alla quale serve un approccio integrale, al fine di combattere la povertà e al tempo stesso prendersi cura della natura” (n.139) scriveva Papa Francesco. Parole che fecero indubbiamente da spartiacque nella consapevolezza delle forti relazioni che esistono tra povertà e questioni ambientali. Secondo l’approccio dell’ecologia integrale, che percepisce come fortemente interconnessi società, economia e ambiente (condividendo in tal senso molti punti con l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite) “l’analisi dei problemi ambientali è inseparabile dall’analisi dei contesti umani, familiari, lavorativi, urbani, e dalla relazione di ciascuna persona con sé stessa, che genera un determinato modo di relazionarsi con gli altri e con l’ambiente” (n.141).Il volume Territori Civili si divide in due parti. La prima, di taglio quantitativo, approfondisce connessioni e sovrapposizioni tra la dimensione sociale e quella ambientale, analizzando per ciascuna, fragilità e risorse presenti in ogni regione italiana, grazie a 40 indicatori sociali e 30 parametri ambientali. La seconda presenta un’indagine qualitativa realizzata su 12 comuni d’Italia e racconta 36 esperienze, che combinano l’ambito ambientale e quello sociale, valutate in base a 22 parametri. Un patrimonio importante, che racconta, in maniera significativa, la spinta culturale e la visione strategica che attraversa l’Italia da Nord a Sud. La prima parte del volume vuole fornire tracce utili per contribuire alla costruzione di possibili risposte nel solco dell’ecologia integrale, con la messa a fuoco delle risorse e del potenziale di ciascun territorio, nella consapevolezza di alcune evidenti vulnerabilità. Nella seconda parte del volume, Cagliari, Campi Bisenzio (Firenze), Lecco, Lucca, Marcianise (Caserta), Padova, Palermo, Pontecagnano (Salerno), Reggio Calabria, Taranto, Terni sono i 12 comuni di cui viene presentata l’indagine qualitativa. Grandi metropoli, città capoluogo di provincia e Comuni di medio-piccole dimensioni, individuati congiuntamente da Caritas Italiana e Legambiente, tra le tante opzioni possibili, partendo da esperienze maturate o in corso, grazie all’impegno delle stesse Caritas diocesane e dei circoli di Legambiente, ma anche tenendo conto di loro alcune peculiari fragilità sociali e ambientali. L’indagine è stata condotta sul campo, attraverso interviste grazie alle quali sono stati messi a fuoco punti di forza e di debolezza socio-ambientali delle dodici città casi-studio e, al tempo stesso, messi in risalto i percorsi progettuali attivi o in via di definizione con cui raccontare il percorso di innovazione sociale e ambientale del territorio osservato. Sono 36 le esperienze raccontate, che rappresentano solo alcune delle tante progettualità intercettate nei dodici casi-studio. Tra queste, ad esempio: “WOWNature” di Padova, i-Rexfo di Terni, “DACCAPO centro del riuso” di Lucca, “Impresa sociale Lavoro insieme s.r.l.” di Cagliari, “CRAMS” e l’Ostello “Parco Monte Barro” a Lecco, i progetti di reinserimento socio-lavorativo di Taranto, la “Green station” di Pontecagnano, i “Cantieri Culturali della Zisa” e il progetto “ECCO” – Economie Circolari di comunità a Palermo, il progetto “Con-tatto” della Caritas Diocesana di Caserta, le numerose iniziative nate nell’ambito del Distretto dell’Economia civile di Campi Bisenzio.

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Il rapporto da ricostruire fra democrazia politica e rappresentanze sociali

Posted by fidest press agency su domenica, 8 novembre 2020

Di Giuseppe Bianchi. Il tema dei rapporti fra democrazia politica e rappresentanza sociale che ci è stato proposto da Andrea Ciampani, prima con una sua pubblicazione (Giulio Pastore, Studium Ed.) e poi con un intervento nella Nota Isril n. 36 – 2020, assume nuova centralità per una coincidenza con la pandemia in atto, non certo auspicata dall’autore.Un accidente imprevisto, il coronavirus, che sottrae tale tema alle costruzioni giuridico-formali dell’accademia per divenire carne viva, sofferenza dei cittadini che chiedono alle istituzioni politiche e alle rappresentanze sociali una capacità di governo per uscire dalla crisi in atto. Crisi prima di tutto sanitaria.I cittadini hanno accettato, loro malgrado, le restrizioni alla libertà nel corso della prima fase della pandemia. Ora però si domandano se la politica ha fatto quanto in suo potere per prevenire la seconda ondata. Il tortuoso percorso delle decisioni del Governo, il palleggio di responsabilità tra Stato e Regioni, l’incomunicabilità tra maggioranza e opposizione hanno dato l’immagine di un sistema politico accartocciato su sé stesso, confuso nelle sue risposte alle inquietudini dei cittadini.Si dirà che le cose non vanno meglio negli altri paesi europei. Ma questa è la riprova di una generale stanchezza delle istituzioni democratiche messe alla prova dalle emergenze che si susseguono con sempre maggiore frequenza. D’altro canto non si può non osservare come la democrazia rappresentativa si sia allontanata da tempo dalla sua costituzione formale: il Governo che prevale sul Parlamento in nome di una incerta governabilità, i partiti – lo strumento della partecipazione democratica dei cittadini e della selezione della classe dirigente – in crisi da tempo, l’ammodernamento dell’apparato statale in permanente rinvio, mentre aumentano nell’assetto istituzionale i poteri di interdizione e la sovrapposizione di competenze che rallentano i processi decisionali.Ma la crisi sanitaria trascina con sé una non meno grave crisi economica e sociale. La sfida in atto è quella di salvare il salvabile con politiche di sostegno dei redditi alle imprese e ai lavoratori in difficoltà per le misure restrittive necessarie a contenere la diffusione del virus, ma nello stesso tempo è quella di sostenere uno sviluppo alimentato dal “green” e dal digitale per ridare slancio alla ripresa del reddito e dell’occupazione. Un’occasione irripetibile per il nostro Paese, si ribadisce, perché ingenti sono le risorse interne e quelle europee utilizzabili in progetti innovativi.C’è il ruolo dello Stato che deve attivare gli investimenti pubblici, ma c’è anche quello delle istituzioni di mercato che devono sostenere gli investimenti privati perché la combinazione degli uni con gli altri dia la potenza necessaria al motore della ripresa. E qui entrano in gioco finanza, imprese, lavoro e le rispettive rappresentanze, le cui decisioni sono regolate da reciproche convenienze realizzate sia nel confronto con il Governo che con le intese fra le parti sociali. Manca poco tempo alla presentazione da parte del Governo del piano Next Generation. Piano segretato dal Governo per non dare la stura alle rivendicazioni corporative degli interessi di parte.Si ripropone lo scenario di un Governo fragile e di parti sociali che non sanno più cogliere gli interessi comuni in un processo di crescita condivisa. Non occorre stupirsi, se si considera che l’attuale assetto istituzionale di governo e il sistema di relazioni delle parti sociali è stato ricostruito nella fase espansiva dell’industrializzazione del Paese. Una fase nella quale il reddito cresceva di anno in anno ed esistevano le condizioni politiche e di mercato che favorivano gli scambi sociali fra attori pubblici e privati. Ora il mondo è cambiato: non solo a causa della pandemia, ma anche per le prospettive, benché incompiute, della nuova economia digitale e di una competitività giocata su scala globale.Eraclito, tanti secoli fa, diceva che alcune cose si mantengono uguali solo cambiando.Mantenere uguale è il nostro stato di diritto, le nostre libertà sfidate da nuove forme di democrazia autoritaria. Perché ciò avvenga, occorre adattare le regole del gioco democratico ai cambiamenti strutturali che si prospettano. Il rapporto fra democrazia politica e rappresentanze sociali va riscritto. In che termini non so, ma almeno che sia inserito nell’agenda dei problemi da affrontare. (fonte: http://www.isril.it)

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Presentazione Rapporto Italiani nel Mondo

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 ottobre 2020

Roma.La storia del Rapporto Italiani nel Mondo (RIM) è iniziata nel 2006. Mentre l’opinione pubblica era concentrata sugli arrivi nel nostro Paese, la Fondazione Migrantes, grazie all’intuizione dell’allora direttore generale mons. Luigi Petris e del direttore dell’Ufficio per la Pastorale degli italiani nel Mondo, don Domenico Locatelli, ebbe l’idea di raccontare l’Italia che era partita per il mondo, o che non aveva mai smesso di farlo. In 15 anni il RIM ha fotografato un fenomeno con un incremento paragonabile a quello registrato nel Secondo Dopoguerra. Se nel 2006 gli italiani regolarmente iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE) erano 3.106.251, nel 2020 hanno raggiunto quasi i 5,5 milioni: in quindici anni la mobilità italiana è aumentata del +76,6%. Una crescita ininterrotta che ha visto sempre più assottigliarsi la differenza di genere (le donne sono passate dal 46,2% sul totale iscritti 2006 al 48,0% del 2020). Si tratta di una collettività che, rispetto al 2006, si sta ringiovanendo grazie alle nascite all’estero (+150,1%) e alla nuova mobilità costituita sia da nuclei familiari con minori al seguito (+84,3% della classe di età 0-18 anni) sia dai giovani e giovani adulti immediatamente e pienamente da inserire nel mercato del lavoro (+78,4% di aumento rispetto al 2006 nella classe 19-40 anni). Nel 2019 (gennaio-dicembre) hanno lasciato l’Italia ufficialmente 131 mila cittadini verso 186 destinazioni del mondo da ogni provincia italiana. Complessivamente, le nuove iscrizioni all’Aire nel 2019 sono state 257.812 (di cui il 50,8% per espatrio, il 35,5% per nascita, il 3,6% per acquisizione cittadinanza). Negli ultimi 15 anni (2006-2020) la presenza italiana all’estero si è consacrata euroamericana, ma con una differenza sostanziale. Il continente americano, soprattutto l’area latino-americana è cresciuta grazie alle acquisizioni di cittadinanza (+123,4% dal 2006) coinvolgendo soprattutto il Brasile (+221,3%), il Cile (+123,1%), l’Argentina (+114,9%) e, solo in parte in quanto la crisi è sicuramente più recente, il Venezuela (+47,4%). Oltre il 70% (+793.876) delle iscrizioni totali avute in America dal 2006 ha riguardato soltanto l’Argentina (+464.670) e il Brasile (+329.206). L’Europa, invece, negli ultimi quindici anni, è cresciuta maggiormente grazie alla nuova mobilità (+1.119.432, per un totale, a inizio 2020, di quasi 3 milioni di residenti totali). A dimostrarlo gli aumenti registrati nelle specifiche realtà nazionali. Se, però, i valori assoluti fanno risaltare i paesi di vecchia mobilità come la Germania (oltre 252 mila nuove iscrizioni), il Regno Unito (quasi 215 mila), la Svizzera (più di 174 mila), la Francia (quasi 109 mila) e il Belgio (circa 59 mila), sono gli aumenti in percentuale, rispetto al 2006, a far emergere le novità più interessanti. Per questi stessi paesi, infatti, si riscontrano le seguenti indicazioni: Germania (+47,2%), Svizzera (+38,0%), Francia (+33,4%) e Belgio (+27,3%). Per il Regno Unito, invece, e soprattutto per la Spagna, gli aumenti sono stati molto più consistenti, rispettivamente +147,9% e +242,1%. Le crescite più significative, comunque, dal 2006 al 2020, restando in Europa, caratterizzano paesi che è possibile definire “nuove frontiere” della mobilità: Malta (+632,8%), Portogallo (+399,4%), Irlanda (+332,1%), Norvegia (+277,9%) e Finlandia (+206,2%). In generale, però, lo sguardo degli italiani si è spostato anche a Oriente, più precisamente agli Emirati Arabi o alla Cina. Se nel 2006, stando ai dati ISTAT, il 68,4% dei residenti ufficiali all’estero aveva un titolo di studio basso – licenza media o elementare o addirittura nessun titolo – il 31,6% era in possesso di un titolo medio alto (diploma, laurea o dottorato). Dal 2006 al 2018 si assiste alla crescita in formazione e scolarizzazione della popolazione italiana residente oltreconfine: nel 2018, infatti, il 29,4% è laureato o dottorato e il 29,5% è diplomato mentre il 41,5% è ancora in possesso di un titolo di studio basso o non ha titolo. Se, però, rispetto al 2006 la percentuale di chi si è spostato all’estero con titolo alto (laurea o dottorato) è cresciuta del +193,3%, per chi lo ha fatto con in tasca un diploma l’aumento è stato di ben 100 punti decimali in più (+292,5%).Viene così svelato un costante errore nella narrazione della mobilità recente raccontata come quasi esclusivamente composta da altamente qualificati occupati in nicchie di lavoro prestigiose e specialistiche quando, invece, a crescere sempre più è la componente “dei diplomati” alla ricerca all’estero di lavori generici. Emerge, in modo evidente, la necessità che lo studio e l’analisi della mobilità sia sempre più centrata sui microcontesti e che il territorio venga letto mettendo in crisi i modelli dati per acquisiti a cominciare dall’egemonia del centro, e quindi delle metropoli, rispetto ai piccoli centri, ai borghi, a quei pezzi di territorio spesso abbandonati del tutto o quasi abbandonati che diventano luoghi dove, invece, è possibile intervenire per ridare loro vita. Il video del

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Presentazione del Rapporto Ca’ Foscari sui Comuni Italiani 2020

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 ottobre 2020

Oggi alle ore 11 in diretta streaming dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.Ai lavori interverranno, oltre al Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, il Presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico, il Ministro della Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone, il Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno, Achille Variati, il Presidente dell’ANCI, Antonio Decaro e il Presidente dell’UPI, Michele de Pascale. Il Rapporto, curato da Marcello Degni, è edito da Castelvecchi.

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Rapporto tra l’islamismo e la civiltà occidentale

Posted by fidest press agency su martedì, 20 ottobre 2020

Se non conosciamo l’islamismo di ieri è arduo poter comprendere quello odierno. Nel XIX secolo l’islamismo appariva come un vecchio corpo, quasi pietrificato, portatore di una religione in declino e ridotto a sopravvivere a sé stesso perpetuandosi in popoli privi di indipendenza e asserviti al colonialismo. Solo una fiammella resisteva memore della sua civiltà passata. Un focherello che era alimentato dalle classi pensanti, dall’intelligenza del mondo dell’Islam. Questo tenace revival seppe acquistare sempre più forza e determinazione e fu ben rappresentato dal libro di Bernard Lewis nella versione italiana in “L’Europa infedele e barbara”. L’intellighenzia araba si sentiva schiacciata dall’espansione coloniale dell’Occidente, a spese dell’Islam, tanto da sentirsi sollecitati dall’esigenza del suo ammodernamento. La spinta venne dal poeta indiano Iqbàl e il pensatore Amir Alì e in Egitto da Mohamed Abduh che fu uno dei più nobili nomi del pensiero religioso egiziano moderno e poi da Rashì Rida. Se passiamo al XX secolo dobbiamo registrare, accanto ad una spinta modernista, un ritorno all’Islam medioevale che possiamo definire come l’integralismo e il fondamentalismo. Come è potuto avvenire? Probabilmente dalla stessa crisi dell’Occidente. Ci siamo imbattuti in un secolo con due grandi guerre mondiali e altre regionali che hanno finito con il dissolvere e sbriciolare i valori tradizionali della cultura occidentale coinvolgendo lo stesso cristianesimo e facendogli perdere credibilità agli occhi dell’Islam. Ciò nonostante, il dialogo tra cristiani ed islamisti continua anche se da parte di questi ultimi rimane un pregiudizio difficilmente superabile. Resta, pur da questo mutato quadro un sottofondo costituito da una crisi di fiducia che è ancor più messo alla prova oggigiorno da profondi motivi politici ed economici e che può indurci a credere ad un illusorio avvicinamento puramente di superficie. È triste pensarlo ma il XXI secolo non sembra offrire motivi di novità per farci credere che si possa raggiungere un qualche risultato positivo con il lento passare del tempo. (Riccardo Alfonso)

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Rapporto Caritas su povertà ed esclusione sociale

Posted by fidest press agency su martedì, 20 ottobre 2020

Il rapporto di Caritas Italiana, pubblicato su http://www.caritas.it in occasione della Giornata mondiale di contrasto alla povertà, cerca di restituire una fotografia dei gravi effetti economici e sociali dell’attuale crisi sanitaria legata alla pandemia da Covid-19. I dati della statistica pubblica definiscono lo scenario entro il quale ci muoviamo: il nostro Paese registra nel secondo trimestre del 2020 una marcata flessione del Pil; l’occupazione registra un calo di 841mila occupati rispetto al 2019; diminuisce, inoltre, il tasso di disoccupazione a favore però di una vistosa impennata degli inattivi, cioè delle sempre più numerose persone che smettono di cercare lavoro. Sembra dunque profilarsi il tempo di una grave recessione economica che diventa terreno fertile per la nascita di nuove forme di povertà, proprio come avvenuto dopo la crisi del 2008. I dati dei centri di ascolto Caritas vanno proprio in questa direzione. Analizzando il periodo maggio-settembre del 2019 e confrontandolo con lo stesso periodo del 2020 emerge che da un anno all’altro l’incidenza dei “nuovi poveri” passa dal 31% al 45%: quasi una persona su due che si rivolge alla Caritas lo fa per la prima volta. Aumenta in particolare il peso delle famiglie con minori, delle donne, dei giovani, dei nuclei di italiani che risultano in maggioranza (52% rispetto al 47,9 % dello scorso anno) e delle persone in età lavorativa; cala di contro la grave marginalità. A fare la differenza, tuttavia, rispetto allo shock economico del 2008 è il punto dal quale si parte: nell’Italia del pre-pandemia (2019) il numero di poveri assoluti è più che doppio rispetto al 2007, alla vigilia del crollo di Lehman Brothers.In questo tempo inedito, gli interventi della rete Caritas sono numerosi e diversificati. Una vivacità di iniziative e opere realizzate anche grazie all’azione di circa 62mila volontari, a partire dai giovani impegnati nel Servizio Civile Universale. Sono 19.087 gli over 65 che si sono dovuti fermare per ragioni di sicurezza sanitaria e 5.339 le nuove leve (under 34), attivate in questo tempo di emergenza. Da Nord a Sud del Paese, continuano a non far mancare la loro prossimità e generosità verso i più poveri e i più vulnerabili e sono segnali della presenza di “anticorpi della solidarietà” che aiutano a diradare le nebbie della crisi in atto. Una crisi che, secondo i dati pubblicati da Banca d’Italia, nei mesi di aprile e maggio, ha provocato una riduzione di reddito per la metà delle famiglie italiane, anche tenendo conto degli eventuali strumenti di sostegno ricevuti; addirittura per il 15% del campione il calo è di oltre la metà del reddito complessivo. Caritas Italiana ha anche esaminato il funzionamento delle misure emergenziali disposte dal Governo in particolare di quelle volte a sostenere i redditi di famiglie e lavoratori, anche per individuare i difetti e le criticità da evitare in futuro. Da una rilevazione ad hoc condotta su un campione di 756 nuclei beneficiari dei servizi Caritas nei mesi di giugno-luglio 2020, il REM è risultata la misura più richiesta (26,3%) ma con un tasso di accettazione delle domande più basso (30,2%) rispetto alla indennità per lavoratori domestici (61,9%), al bonus per i lavoratori stagionali (58,3%) e al bonus per i lavoratori flessibili (53,8%). Quello che il Covid-19 ha messo in evidenza è il carattere mutevole della povertà e stiamo ora entrando in una nuova fase nel nostro Paese. Di fronte a una situazione “inedita”, occorrono strumenti di analisi e di intervento adeguati al mutato contesto.

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Primo rapporto in Ricerca e Innovazione

Posted by fidest press agency su sabato, 17 ottobre 2020

In Italia, le imprese dell’Information & Communication Technology investono (anno 2018) 2,6 miliardi di euro in Ricerca e Innovazione (R&I). Si tratta di un dato in crescita ma è ancora di molto sotto la media europea. E anche se il dato 2019 confermerà il trend positivo, per il 2020 rischiano di pesare gli effetti della crisi sanitaria. “I programmi di rilancio di cui si discute oggi, sulla base del Recovery Plan che adotterà l’Unione europea, assegnano un ruolo centrale al digitale e accentuano la priorità di rafforzare gli investimenti in R&S&I ICT, puntando su una solida collaborazione tra istituzioni pubbliche e attori privati con l’obiettivo di mantenere il passo con i paesi guida. Di più vuol dire, aumentare sensibilmente le risorse. Meglio vuol dire concentrare risorse ed energie su ambiti dove maggiori sono le possibilità di sviluppare massa critica e consolidare ecosistemi tecnologici di rilevanza almeno europea. Serve una strategia più ambiziosa per la R&S&I ICT, che valuti costantemente obiettivi, percorsi e orienti gli incentivi alle maggiori potenzialità” – Questo è l’appello lanciato da Marco Gay, Presidente di Anitec-Assinform, l’Associazione per l’Information and Communication Technology (ICT) di Confindustria, in occasione della presentazione del 1° Rapporto sulla Ricerca e Innovazione ICT in Italia in collaborazione con APRE, l’Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea. La presentazione è avvenuta alla presenza del Ministro dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi, in occasione della seconda giornata della Ricerca ICT organizzata dal MUR e da Anitec-Assinform.

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Rapporto di Cittadinanzattiva sulla cronicità

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 ottobre 2020

“Il XVIII Rapporto nazionale di Cittadinanzattiva sulle politiche della cronicità, mostra come la mancanza di una rete territoriale capace di prendere realmente in carico i pazienti affetti da malattie croniche, che anche la Federazione denuncia da tempo, ha significativamente pesato nella fase del lockdown e oltre” dice Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani. “E’ un dato che emerge dalle dichiarazioni delle stesse associazioni dei pazienti, che nel corso della pandemia si sono adoperate per sopperire alla difficoltà dei malati a contattare gli specialisti, o accedere a farmaci, presidi e dispositivi di protezione” prosegue Mandelli. “Concordiamo anche con i rimedi indicati, a cominciare dal completamento della digitalizzazione della sanità e al ricorso a servizi di prossimità, come la telemedicina, che possono migliorare la continuità dei percorsi di cura. E apprezziamo che ancora una volta si sottolinei l’importanza del ritorno sul territorio di tutti i farmaci che possono essere impiegati anche fuori dall’ospedale”. Per il rapporto, uno degli elementi centrali di questo approccio complessivo alla cronicità è la messa in rete delle farmacie con gli altri attori che tutelano la salute pubblica, soprattutto nelle aree interne dove i servizi sono rarefatti e spesso si è costretti a ricorrere impropriamente all’ospedalizzazione. Un’integrazione che, si legge sempre nel documento, andrebbe perseguita anche per quanto riguarda le campagne vaccinali. “Il coinvolgimento dei farmacisti e delle farmacie nelle campagne vaccinali sarebbe efficace nelle aree interne ma anche nei centri urbani, dove è sempre più evidente che la necessità di offrire alcune prestazioni a decine di migliaia di persone in tempi brevi – lo prova il caso dei test sierologici e dei tamponi – richiede soluzioni nuove e l’abbandono di schemi superati” conclude il presidente della FOFI.

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3° Rapporto I padroni della terra 2020

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 ottobre 2020

Roma Venerdì 16 ottobre 2020, ore 10.00 – 12.30 Sala Zuccari – Palazzo Giustiniani – Via della Dogana Vecchia, 29 su iniziativa della Senatrice Loredana De Petris e in collaborazione con FOCSIV sarà presentato il 3° Rapporto “I Padroni della Terra. Rapporto sull’accaparramento della terra 2020: conseguenze su diritti umani, ambiente e migrazioni”. Il Rapporto è realizzato nell’ambito del progetto Volti delle Migrazioni, cofinanziato dall’Unione Europea, e in collaborazione con GCAP Italia e CIDSE. Per il terzo anno consecutivo il Rapporto, ideato e realizzato da FOCSIV, analizza e focalizza il fenomeno dell’accaparramento delle terre – conosciuto come land grabbing, ossia il crescente impossessamento di grandi appezzamenti di terra fertili da parte di imprese multinazionali, finanza ed investitori immobiliari interazionali e Stati, a danno delle comunità di contadini locali e dei popoli indigeni- nel quadro della competizione globale per le risorse naturali, sempre più scarse. […]

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Rapporto “Covid-19 – Cambiamento nell’andamento dei sinistri”

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 ottobre 2020

La pandemia di Covid-19 è uno dei più grandi eventi dannosi della storia sia per le aziende sia per gli assicuratori. Non è solo l’entità dei sinistri ad essere senza precedenti. È probabile che l’andamento degli indennizzi e l’esposizione al rischio si evolvano e cambino sia nel medio sia nel lungo periodo a seguito della pandemia. Secondo quanto emerge dal nuovo rapporto “Covid-19 – Cambiamento nell’andamento dei sinistri” di Allianz Global Corporate & Specialty (AGCS), con la riduzione dell’attività economica durante le fasi di lockdown, gli indennizzi property e liability sono diminuiti, soprattutto nel settore dell’aviazione e del trasporto merci, ma anche in molti altri settori grazie a un numero inferiore di incidenti sul lavoro, sulle strade e nei luoghi pubblici. Le stime variano, ma secondo i Lloyd’s il settore assicurativo dovrebbe essere attualmente esposto per sinistri legati alla pandemia fino a 110 miliardi di $ nel 2020. AGCS ha riservato circa 488 milioni di € per i sinistri relativi al Covid-19, soprattutto per la cancellazione di eventi dal vivo e l’interruzione delle produzioni cinematografiche o di film nell’industria dell’entertainment. Le denunce di sinistro dovute a incidenti stradali, danni alla persona o infortuni sul posto di lavoro hanno subito un rallentamento a causa dell’aumento delle persone rimaste a casa e della chiusura temporanea di molti negozi, aeroporti e aziende durante i periodi di blocco in tutto il mondo. AGCS ha anche notato un impatto positivo sulla liquidazione dei sinistri negli Stati Uniti, dovuta alla sospensione dei processi e delle attività nei tribunali. Alcune parti attrici e querelanti sono stati più disponibili a negoziare accordi extragiudiziali invece di scegliere di aspettare a lungo prima di vedere accolta la loro richiesta in tribunale – una tendenza evidenziata anche in un’altra recente pubblicazione di AGCS sulle tendenze dei sinistri nella responsabilità civile. Nel frattempo, la crescita del lavoro da remoto avrà come conseguenza il fatto che in futuro le aziende potrebbero avere un patrimonio immobiliare più basso e meno dipendenti in loco, ma esisterebbe un corrispondente aumento dei rischi informatici e di quelli relativi alla responsabilità nei confronti dei lavoratori. Il Covid-19 ha anche rafforzato la necessità di digitalizzare la gestione dei sinistri.

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XIX Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes

Posted by fidest press agency su martedì, 6 ottobre 2020

Roma Giovedì 8 ottobre 2020 alle ore 11.00 Centro Congressi Auditorium Aurelia – via Aurelia, 796. L’evento si terrà in presenza e sarà possibile accedere all’Auditorium fino ad esaurimento dei posti debitamente distanziati nel pieno rispetto della normativa sanitaria. Per questo motivo è necessario raggiungere l’Auditorium almeno 30 minuti prima dell’inizio dell’evento. A tutti i partecipanti alla conferenza sarà poi richiesto di sottoscrivere un’autocertificazione e di sottoporsi alla misurazione della temperatura. Sarà comunque possibile seguire la conferenza anche in diretta streaming, tramite YouTube e Facebook della Conferenza Episcopale Italiana: https://www.youtube.com/ChiesaCattolicaItaliana. Intervengono: S.E. Mons. Stefano RUSSO Segretario Generale Conferenza Episcopale Italiana Sen. Stanislao DI PIAZZA Sottosegretario di Stato al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali con delega all’Immigrazione e alle Politiche di integrazione Igiaba SCEGO – Scrittrice Introduce e modera: Oliviero FORTI Responsabile Ufficio Politiche migratorie e Protezione internazionale Caritas Italiana Presenta i dati: Manuela DE MARCO Ufficio Politiche migratorie e Protezione internazionale Caritas Italiana Conclude: Simone VARISCO Redazione Rapporto Immigrazione Fondazione Migrantes.

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Sace presenta Rapporto Export 2020

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 settembre 2020

Ripartire superando le avversità della pandemia, oltre le chiusure protezionistiche e le tensioni geopolitiche che hanno segnato gli ultimi anni. Questo l’auspicio per una ripresa delle esportazioni italiane post lockdown lanciato con “Open (again)”, l’ultimo Rapporto Export di SACE, presentato in WebConference su SKY, con la partecipazione di Roberto Gualtieri, Ministro dell’Economia e delle Finanze, Luigi Di Maio, Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Oscar Farinetti, Fondatore di Eataly e Alessandro Profumo, Amministratore Delegato di Leonardo. Sono intervenuti per SACE l’Amministratore Delegato Pierfrancesco Latini, il Presidente Rodolfo Errore e il Chief Economist Alessandro Terzulli. Giunto quest’anno alla sua XIV edizione, il Rapporto annuale sull’export di SACE vede ancora una volta confermato il ruolo cruciale dei mercati esteri per l’economia nazionale, quale tratto distintivo del fare impresa in Italia.
In un contesto d’inedita avversità, in cui alle incertezze ereditate dal 2019 – Pil e commercio internazionale in rallentamento, escalation protezionistica e instabilità geopolitica – si sono aggiunte nel 2020 le conseguenze della pandemia Covid-19, le esportazioni italiane sono attese in forte contrazione per quest’anno con un -11,3%. Si tratta del ritmo di crescita dell’export più basso dal 2009, anno in cui le nostre vendite oltreconfine avevano registrato un -20,9% e che riporterà le esportazioni italiane intorno ai 422 miliardi di euro, un livello di poco superiore a quello registrato nel 2016. Nonostante la severità dello shock, SACE prevede una ripresa relativamente rapida già dal 2021 per le esportazioni italiane (+9,3%), caratterizzata anche da una componente di “rimbalzo statistico”, con una crescita media nei due anni successivi del 5,1%: un ritmo non trascurabile se si confronta con il 3% medio annuo registrato tra il 2012 e il 2019 e che permetterà alle nostre vendite di beni all’estero di raggiungere quota 510 miliardi di euro alla fine dell’orizzonte di previsione. Secondo queste previsioni, nel 2021 le esportazioni italiane di beni arriveranno al 97% circa del valore segnato nel 2019, un recupero pressoché totale dopo la caduta nel 2020.
La ripartenza presenterà un certo grado di eterogeneità, tanto per aree geografiche quanto per settori.
Europa avanzata e Nord America – che insieme rappresentano oltre il 60% delle vendite estere italiane – subiranno quest’anno la contrazione più marcata (con una flessione media dei Paesi europei dell’11,4% e di Stati Uniti e Canada del 9,8%) e un rimbalzo che, seppur rilevante, non permetterà di superare i livelli pre-crisi prima del 2022. Tra i settori a maggior potenziale: farmaceutica e alimentari e bevande negli Stati Uniti, primo mercato farmaceutico del mondo nonché secondo mercato di sbocco per alimentari e bevande italiani; apparecchiature mediche in Germania, uno dei mercati più dinamici in Europa occidentale; energie rinnovabili nel Nord Europa, dove il tema della sostenibilità è molto sentito.
Reattiva la risalita dell’export italiano di beni verso l’Europa emergente e l’area Csi dove, grazie anche a una flessione relativamente contenuta nell’anno in corso (-8,1%), le nostre vendite riusciranno a raggiungere e finanche a superare i livelli del 2019 già l’anno prossimo. E, come settori, vale la pena di menzionare quello degli apparecchi elettrici in Polonia, la cui ricerca di maggiore efficienza energetica sarà uno degli obiettivi del Governo entro il 2030; sanità in Russia, dato che il Cremlino continuerà a investire per garantire il benessere della popolazione; meccanica e infrastrutture in Ucraina e Uzbekistan.Ripresa più celere per il nostro export verso l’area Medio Oriente e Nord Africa – nonostante il calo del prezzo del petrolio – con un recupero pressoché totale già dal prossimo anno (+9,5%).
In Asia i venti della ripartenza soffiano ma con non poche difficoltà: le previsioni dell’export nel 2020 sono negative (-10,9%) e riflettono le stime sull’andamento del Pil della regione, che interromperà due decenni di forte crescita. Nonostante lo shock, si prevede un ritorno alla crescita per i Paesi asiatici già nel 2021, e un aumento dell’export italiano verso l’area del 9%.
In America Latina, nel 2020 le esportazioni verso le sei più grandi economie caleranno in media dell’8,2% ma nel 2021 è prevista una ripresa media del 7,5%. Data l’elevata incertezza riguardo l’evoluzione dell’emergenza sanitaria a livello globale, lo Studio di SACE simula anche due scenari di previsione alternativi, ovvero basati su assunti differenti e peggiorativi rispetto a quelli dello scenario base, in relazione alla durata e alla intensità dello shock sull’economia globale e, di riflesso, sulle esportazioni italiane. “Open (again)” contiene anche due focus che approfondiscono il tema delle Catene globali di valore (Cgv), processo organizzativo del lavoro nel quale le singole fasi della filiera di produzione vengono svolte da fornitori e reti di imprese sparse in diversi Paesi a seconda della convenienza economica e del grado di competenza e specializzazione delle aziende coinvolte.
L’Italia si colloca in una posizione di ritardo e, sebbene l’e-commerce continui a presentare da anni tassi di crescita a doppia cifra, l’export italiano viaggia ancora prevalentemente su canali tradizionali. Stando ai dati raccolti dall’Osservatorio Export Digitale del Politecnico di Milano, nel 2019 l’export italiano online di prodotti per consumatori finali in modo diretto o intermediato è aumentato del 15% e ha raggiunto un valore complessivo di 11,8 miliardi di euro, con l’industria della moda come principale settore di riferimento. Nello stesso anno, l’export digitale tra imprese ha rappresentato il 28% dell’export complessivo e ha fatto registrare un valore totale di 134 miliardi di euro, con i flussi maggiori concentrati nella filiera automobilistica, nonostante l’export complessivo di questo settore sia diminuito rispetto al 2018, anche come conseguenza della riduzione della domanda di componenti auto da parte della Germania, nostro primo partner commerciale. (abstract)

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Rapporto UNHCR: il coronavirus rappresenta una grave minaccia all’istruzione dei rifugiati

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 settembre 2020

In un rapporto pubblicato oggi, intitolato “Coming Together for Refugee Education”, l’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, prevede che, se la comunità internazionale non intraprenderà azioni immediate e coraggiose per contrastare gli effetti catastrofici del COVID-19 sull’istruzione dei rifugiati, il potenziale di milioni di giovani rifugiati che vivono in alcune delle comunità più vulnerabili al mondo sarà ulteriormente minacciato. I dati raccolti nel rapporto si basano sulle statistiche complessive inerenti alle iscrizioni al ciclo scolastico del 2019.In assenza di maggiore supporto, l’aumento costante e duramente conseguito del numero di iscrizioni a scuola, alle università, e ai corsi di formazione tecnica e professionale potrebbe invertire la tendenza – in alcuni casi in modo permanente –pregiudicando potenzialmente gli sforzi volti a conseguire l’Obiettivo di sviluppo sostenibile 4 relativo alla necessità di assicurare a tutti accesso a un’istruzione inclusiva, equa e di qualità. I dati relativi al 2019 raccolti nel rapporto si basano su informazioni provenienti da dodici Paesi che accolgono oltre la metà dei bambini rifugiati di tutto il mondo. Mentre la percentuale di iscrizioni complessive all’istruzione primaria è pari al 77%, solo il 31% dei giovani risulta iscritto all’istruzione secondaria. A livello di istruzione superiore, la percentuale di iscritti è solo del 3%.Pur non stando in alcun modo al passo delle medie globali, queste statistiche dimostrano che sono stati compiuti progressi. Le iscrizioni all’istruzione secondaria sono aumentate e fanno registrare nuove decine di migliaia di bambini rifugiati che frequentano la scuola, un incremento del 2% nel solo 2019. Tuttavia, la pandemia di COVID-19 ora minaccia di azzerare questi e altri risultati di fondamentale importanza. La minaccia nei confronti delle bambine rifugiate è di particolare gravità.
Per le bambine rifugiate, le possibilità di accesso all’istruzione sono già inferiori rispetto a quelle dei bambini e le probabilità che esse frequentino la scuola secondaria sono la metà. In base ai dati in possesso dell’UNHCR, il Malala Fund ha stimato che, per effetto della pandemia da COVID-19, la metà di tutte le ragazze rifugiate iscritte alla scuola secondaria non farà ritorno in classe quando gli istituti riapriranno questo mese. Nei Paesi in cui la percentuale complessiva di ragazze rifugiate iscritte alla scuola secondaria era già inferiore al 10%, tutte le ragazze sono a rischio di abbandonare gli studi per sempre, una previsione agghiacciante che avrebbe un impatto sulle future generazioni.
Adattarsi alle limitazioni imposte dal COVID-19 è stato duro, specialmente per l’85% dei rifugiati di tutto il mondo che vive nei Paesi in via di sviluppo o in quelli meno sviluppati. Telefoni cellulari, tablet, laptop, connettività, e perfino apparecchi radio spesso non sono immediatamente disponibili presso le comunità di sfollati. L’UNHCR, i governi, e i partner stanno lavorando instancabilmente per risolvere le criticità essenziali e assicurare continuità all’istruzione dei rifugiati durante la pandemia, sfruttando programmi di didattica a distanza, televisione e radio, e assicurando sostegno a insegnanti e assistenti per relazionarsi con gli studenti nel rispetto delle linee guida sanitarie.Il rapporto si appella a governi, settore privato, società civile e altri attori chiave affinché uniscano le forze per trovare soluzioni che rafforzino i sistemi educativi nazionali, creino collegamenti a percorsi didattici che consentano di conseguire un’istruzione qualificata e assicurino e tutelino finanziamenti dedicati. In assenza di tali interventi, avverte il rapporto, il rischio è quello di perdere una generazione di bambini rifugiati privati dell’istruzione.I rischi per l’istruzione dei rifugiati non si limitano a quelli causati dal COVID-19. Gli attacchi perpetrati ai danni delle scuole costituiscono una triste realtà in aumento. Il rapporto dedica particolare attenzione alla regione africana del Sahel, dove le violenze hanno costretto alla chiusura di oltre 2.500 scuole danneggiando i percorsi didattici di 350.000 studenti.

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Trump ed il suo rapporto attuale con la Cina

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 agosto 2020

Il presidente degli USA ha affermato che il suo rapporto con il Presidente cinese Xi Jinping si è sfilacciato sulla scia della pandemia di coronavirus e che non parla con la sua controparte cinese da molto tempo. Trump, che sta cercando la rielezione nelle elezioni statunitensi del 3 novembre, ha fatto della sfida alla Cina una parte fondamentale della sua campagna presidenziale del 2016 e ha pubblicizzato i suoi legami amichevoli con Xi durante gran parte del suo primo mandato. Ma le conseguenze dello scoppio della pandemia sono state peggiori del conflitto sul commercio. Le prime segnalazioni del virus sono emerse dalla Cina alla fine del 2019 e ora ha infettato più di 20 milioni di persone e ucciso almeno 735.369 in tutto il mondo, inclusi almeno 5,1 milioni di casi e almeno 163.160 morti negli Stati Uniti. I legami USA-Cina si sono anche sfilacciati per la repressione di Pechino ad Hong Kong e nel conteso Mar Cinese Meridionale. Non ha affrontato l’arresto del proprietario dell’Apple Daily di Hong Kong Jimmy Lai, uno dei più importanti attivisti della città. (Fonte: Partito Radicale)

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Il mondo ha sempre più fame

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 luglio 2020

È questa la principale conclusione del Rapporto sullo stato dell’insicurezza alimentare nel mondo, pubblicato dalle Nazioni Unite. Il Rapporto SOFI – State of Food Insecurity è da molti anni la fonte più autorevole su quanti abitanti del nostro Pianeta non hanno ogni giorno abbastanza di che nutrirsi, un trend che dal 2014 sta aumentando in termini numerici e in proporzione alla popolazione mondiale.Nel 2019 erano circa 690 milioni le persone che vivevano la fame come realtà quotidiana, ovvero l’8,9% della popolazione mondiale, mentre erano oltre 2 miliardi, il 25,9% della popolazione mondiale, le persone costrette a mangiare meno del necessario e a mangiare cibi con un valore calorico meno dell’indispensabile. L’obiettivo 2 degli SDGs (obiettivi di sviluppo sostenibile)“Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile” entro il 2030 si allontana sempre di più.Il tema della fame è il primo affrontato dalla Campagna “Dacci oggi il nostro pane quotidiano” che Caritas Italiana e FOCSIV hanno lanciato lo scorso 8 luglio. La diffusione del COVID19, e le misure di blocco adottate hanno reso questa situazione ancora più drammatica e le conseguenze della pandemia hanno causato un aumento delle diseguaglianze e una drastica diminuzione delle risorse essenziali per la sopravvivenza.Sempre il rapporto SOFI, stando ad una prima valutazione, indica come la pandemia potrebbe aggiungere tra 83 e 132 milioni di persone al numero totale di denutriti nel mondo entro la fine del 2020 a seconda dell’andamento dell’economia mondiale. Una pandemia ben peggiore di quella sanitaria, una pandemia della fame, che le stesse stime non riescono a disegnare e a rendere così reale come si sta evidenziando.Al momento possiamo avere solo una vaga idea del dramma che sta investendo l’intero Pianeta: quello degli ultimi e degli invisibili, le cui vite neppure rientrano nelle statistiche ufficiali. È ancora presto misurare il reale impatto di quanto è avvenuto e sta avvenendo, nei Paesi del ‘sud globale’, ma anche nelle nostre società ricche e industrializzate. Il grande paradosso è che, come evidenziato negli ultimi anni, con la fame aumenta anche l’obesità, in particolare quella degli adulti in tutte le regioni del mondo. Si tratta di una ‘piccola’ contraddizione, oppure di un sintomo preciso di una disfunzionalità del sistema?La fame non è stata causata dalla pandemia, ma questa ultima rende ancora più evidenti le contraddizioni del mondo nel quale viviamo. La fame non è mai un evento accidentale provocato dalla mancanza di cibo e di risorse, la realtà è che è la conseguenza della iniqua distribuzione e del cattivo uso del cibo e delle risorse. La vera riforma non dovrebbe essere quella dell’indiscriminato aumento della produzione, ma il frutto di un cambiamento radicale della gestione delle risorse e delle filiere alimentari, della valorizzazione dell’agricoltura legata ai territori e di quella familiare, sistemi di piccola scala. Sistemi che svolgono un ruolo imprescindibile per una gestione sostenibile del territorio, che già oggi produce il 70% del cibo disponibile sul Pianeta. Sono proprio quei piccoli contadini, tuttavia, che si trovano sempre più marginalizzati, espulsi dalla loro terra a causa dei sempre più diffusi del fenomeno dell’accaparramento delle terre, il cosiddetto ‘land grabbing’. Liberare il mondo dalla fame si può e si deve. Ma questo è un obiettivo raggiungibile solo attraverso percorsi di giustizia, il rispetto delle persone, la cura per il Pianeta.La campagna si avvale della partnership di AgenSIR, Agenzia DIRE, L’Osservatore Romano, Avvenire, Famiglia Cristiana, FISC – Federazione Italiana Settimanali Cattolici, TV2000, Radio INBlu, Radio Vaticana, Vatican News e di Banca Etica come partner finanziario.

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Rapporto Limelight Networks

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 luglio 2020

Mentre le persone trascorrevano la quarantena nelle proprie case, il consumo di video online ha permesso loro di passare il tempo attraverso nuove forme interattive di intrattenimento. Con i tradizionali campionati sportivi sospesi, quasi un terzo dei consumatori a livello mondiale e a livello italiano (31%) ha avuto la sua prima esperienza di e-Sport durante la pandemia. Con la cancellazione di molti altri eventi live, quasi la metà dei consumatori globali (44%; 39% in Italia) ha partecipato al suo primo concerto virtuale. E anche l’esercizio fisico sta diventando virtuale, dato che le strutture sportive hanno ancora accessi limitati. Infatti, a livello globale il 31% (23% in Italia) degli intervistati ha già partecipato a un corso di fitness online e un altro 24% (28% in Italia) ha in programma di farlo nel corso dei prossimi sei mesi.Ulteriori insight contenuti nella ricerca includono:
I video online riempiono il vuoto lasciato dalle limitate interazioni sociali dal vivo. A livello globale, nove persone su dieci (89%; 85% in Italia) usano le video chat per sentirsi più connessi, rispetto al 61% (60% in Italia) prima del COVID-19.
I consumatori utilizzano i video online per accedere a informazioni cruciali. La gran parte delle persone (70%; 69% in Italia) ha utilizzato i video online per rimanere informata, guardando i discorsi in diretta e le conferenze stampa durante la pandemia: il 44% (45% in Italia) in diretta sui siti di notizie, il 26% (24% in Italia) in diretta sui social media. Perfino i baby boomer (63%) si sintonizzano su notizie e informazioni online in diretta streaming.
Il lavoro da remoto e lo sviluppo professionale si basano sui video online. Poiché la pandemia ha costretto i consumatori a lavorare in smart working, il 79% (78% in Italia) delle persone concorda sul fatto che i video online contribuiscono allo svolgimento delle proprie attività quotidiane. Un terzo dei consumatori globali (33%; 34% in Italia) lavora per la prima volta da casa e afferma che i video online li abbiano aiutati a rimanere in contatto con i colleghi (24%; 23% in Italia) e a lavorare più efficientemente (36%; 43% in Italia). Più della metà (58%; 63% in Italia) ha utilizzato o prevede di utilizzare i video online per il proprio sviluppo professionale o per acquisire una nuova competenza. La maggior parte (83%; 82% in Italia) delle persone crede che l’apprendimento basato sui video continuerà anche nel mondo post-COVID.
La pandemia ha innescato un rapido aumento della telemedicina in tutto il mondo. Più di un quinto (22%; 20% in Italia) delle persone ha recentemente incontrato virtualmente il proprio medico. Ci si aspetta che questa tendenza duri anche dopo la pandemia, con un altro quarto (27%; 31% in Italia) degli intervistati a livello globale che prevede di partecipare ad appuntamenti medici online nei prossimi sei mesi. L’uso della telemedicina è più elevato in India, dove l’81% dei consumatori ha incontrato o ha in programma di incontrare virtualmente il proprio medico.
La ricerca “How Video is Changing the World” si basa sulle risposte di 5.000 consumatori di età pari o superiore ai 18 anni in Francia, Germania, India, Italia, Giappone, Scandinavia, Singapore, Corea del Sud, Regno Unito e Stati Uniti, che guardano un’ora, o più, di video online ogni giorno. La ricerca completa è disponibile qui.

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Rapporto di ACS sull’Iraq

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 luglio 2020

La fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre ha pubblicato il rapporto “Life after ISIS: New challenges to Christianity in Iraq”. Lo studio esamina le minacce che incombono attualmente sui cristiani iracheni tornati nelle loro case della Piana di Ninive dopo la drammatica persecuzione del 2014, riconosciuta internazionalmente come genocidio. Secondo il rapporto se la comunità internazionale non interverrà tempestivamente l’emigrazione forzata, nell’arco di 4 anni, potrebbe ridurre la popolazione cristiana dell’80% rispetto a quella precedente l’aggressione dell’ISIS. Ciò farebbe passare la comunità cristiana locale dalla categoria “vulnerabile” a quella critica di “a rischio estinzione”. Il 100% dei cristiani presenti nell’area avverte la mancanza di sicurezza e l’87% di loro aggiunge di percepire tale mancanza “moltissimo” o “notevolmente”. Le ricerche indicano la violenta attività delle milizie locali e la possibilità di un ritorno del sedicente Stato Islamico quali maggiori cause di timore. Secondo il 69% degli intervistati questa è la causa principale di una possibile migrazione forzata. La Shabak Militia e la Babylon Brigade, le due principali milizie attive nella Piana di Ninive con il supporto iraniano, suscitano le maggiori preoccupazioni. Tali milizie operano con il permesso del governo iracheno perché hanno contribuito alla vittoria sull’ISIS, tuttavia il 24% degli intervistati afferma che «le famiglie hanno subito gli effetti negativi dell’attività di una milizia o di altri gruppi ostili». «Molestie e intimidazioni, spesso legate alla richiesta di denaro», rappresentano le più comuni forme di ostilità riferite.Oltre alla mancanza di sicurezza i cristiani indicano disoccupazione (70%), corruzione finanziaria e amministrativa (51%) e discriminazione religiosa (39%) a livello sociale quali altrettante minacce che inducono alla migrazione. I contrasti fra il governo centrale di Baghdad e quello regionale del Kurdistan, aventi ad oggetto determinate aree a maggioranza cristiana, aumentano il senso di insicurezza.
Non ci sono solo ombre, ma anche luci confortanti. Secondo dati aggiornati ad aprile 2020 il 45% delle famiglie cristiane ha fatto ritorno nella Piana di Ninive, anche se in molti casi è tornata solo parte dei componenti, e nonostante un diffuso stato di segregazione dei nuclei familiari. Questa evoluzione complessivamente positiva è frutto del piano di recupero di lungo termine curato da Aiuto alla Chiesa che Soffre insieme ad altre Organizzazioni al fine di gestire la ricostruzione dei centri cristiani aggrediti dalla furia jihadista. La fondazione pontificia è attualmente impegnata in una nuova fase di tale piano, e cioè la ricostruzione delle strutture gestite dalla Chiesa nei centri cristiani della Piana. Delle 363 strutture interessate (34 totalmente distrutte, 132 incendiate e 197 parzialmente danneggiate), l’87% hanno anche funzioni sanitaria, di sostegno sociale ed educativa.

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L’1 per cento della popolazione mondiale è in fuga secondo il rapporto annuale dell’UNHCR Global Trends

Posted by fidest press agency su domenica, 21 giugno 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, rivolge oggi un appello ai Paesi di tutto il mondo affinché si impegnino ulteriormente per dare protezione a milioni di rifugiati e altre persone in fuga da conflitti, persecuzioni o violenze che compromettono gravemente l’ordine pubblico. Come dimostra il rapporto pubblicato oggi, gli esodi forzati oggi riguardano più dell’1 per cento della popolazione mondiale – 1 persona su 97 – mentre continua a diminuire inesorabilmente il numero di coloro che riescono a fare ritorno a casa.Il rapporto, inoltre, rileva come per i rifugiati sia divenuto sempre più difficoltoso porre fine in tempi rapidi alla propria condizione. Negli anni Novanta, una media di 1,5 milioni di rifugiati riusciva a fare ritorno a casa ogni anno. Negli ultimi dieci anni la media è crollata a circa 385.000, cifra che testimonia come oggi l’aumento del numero di persone costrette alla fuga ecceda largamente quello delle persone che possono usufruire di una soluzione durevole.
Il rapporto Global Trends mostra che dei 79,5 milioni di persone che risultavano essere in fuga alla fine dell’anno scorso, 45,7 milioni erano sfollati all’interno dei propri Paesi. La cifra restante era composta da persone fuggite oltre confine, 4,2 milioni delle quali in attesa dell’esito della domanda di asilo, e 29,6 milioni tra rifugiati (26 milioni) e altre persone costrette alla fuga fuori dai propri Paesi.L’incremento annuale, rispetto ai 70,8 milioni di persone in fuga registrati alla fine del 2018, rappresenta il risultato di due fattori principali. Il primo riguarda le nuove preoccupanti crisi verificatesi nel 2019, in particolare nella Repubblica Democratica del Congo, nella regione del Sahel, in Yemen e in Siria, quest’ultima ormai al decimo anno di conflitto e responsabile dell’esodo di 13,2 milioni di rifugiati, richiedenti asilo e sfollati interni, più di un sesto del totale mondiale.
8 dati essenziali sulle persone in fuga:
Almeno 100 milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle proprie case negli ultimi dieci anni, in cerca di sicurezza all’interno o al di fuori dei propri Paesi. Si tratta di un numero di persone maggiore di quello dell’intera popolazione dell’Egitto, il 14° Paese più popoloso al mondo.
Il numero di persone in fuga è quasi raddoppiato dal 2010 (41 milioni allora contro 79,5 milioni oggi).
L’80 per cento delle persone in fuga nel mondo è ospitato in Paesi o territori afflitti da insicurezza alimentare e malnutrizione grave – molti dei quali soggetti al rischio di cambiamenti climatici e catastrofi naturali.
Oltre i tre quarti dei rifugiati di tutto il mondo (77 per cento) provengono da scenari di crisi a lungo termine – per esempio quella in Afghanistan, ormai entrata nel quinto decennio.
Oltre otto rifugiati su 10 (85 per cento) vivono in Paesi in via di sviluppo, generalmente in un Paese confinante con quello da cui sono fuggiti.
Due terzi delle persone in fuga all’estero provengono da cinque Paesi: Siria, Venezuela, Afghanistan, Sud Sudan e Myanmar.
Il rapporto Global Trends considera tutte le principali popolazioni di sfollati e rifugiati, compresi i 5,6 milioni di rifugiati palestinesi che ricadono sotto il mandato dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (United Nations Relief and Works Agency/UNRWA).L’impegno a “non lasciare indietro nessuno” sancito dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile ora include esplicitamente i rifugiati, grazie a un nuovo indicatore sui rifugiati approvato dalla Commissione statistica delle Nazioni Unite a marzo di quest’anno.

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“Rapporto 2019 sugli investimenti internazionali in Francia”

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 giugno 2020

E’ stato pubblicato il 2 giugno scorso dall’agenzia nazionale Business France, analizza su base annua le dinamiche degli investimenti esteri in Francia. L’ultima edizione evidenzia la dinamicità degli investimenti esteri in Francia e colloca la Francia al 1° posto in Europa per gli investimenti esteri nelle attività industriali e di R&S. Nel 2019, la Francia ha attratto 1.468 nuove decisioni di investimento estero, con una crescita dell’11% rispetto al 2018 (1.323 decisioni). In media, sono 28 le decisioni di investimento registrate ogni settimana in Francia contro le 25 nel 2018; i posti di lavoro creati o mantenuti grazie a questi investimenti hanno registrato una progressione del 30%: 39.542 posti di lavoro nel 2019 rispetto ai 30.302 rilevati nel 2018. Questa dinamica positiva degli investimenti evolve in un contesto di fiducia del mercato. Secondo il barometro Business-France-Kantar, l’87% dei quadri dirigenti stranieri valuta la Francia come “attrattiva per gli investimenti esteri”. Gli investimenti esteri in Francia nel 2019 provengono da 58 Paesi diversi con una predominanza dei progetti generati dai Paesi europei (64% del totale). Nell’ordine si collocano: 1-Stati Uniti (16,2% dei progetti totali), 2- Germania (15,5%), 3- Regno Unito (12%) e 4- Italia (8%) Alcuni punti di notevole interesse emersi da quest’ultimo bilancio degli investimenti internazionali: Nel 2019, il 52% dei progetti registrati ha riguardato un nuovo insediamento in Francia (+3% rispetto al 2018). Il restante ha riguardato invece estensioni e acquisizioni. Gli investimenti con funzioni di produzione industriale e di R&S/ingegneria registrano la maggior crescita e contribuiscono rispettivamente al 26% (+19%) e all’11% (+22%) dei progetti investimenti internazionali in Francia. Tra i settori più dinamici oggetto degli investimenti: software e servizi informatici (21%), ingegneria e consulenza (10%), servizi finanziari (9%), filiera automobilistica (6%), trasporti e stoccaggio (5%), meccanica (5%), chimica e plasturgia (5%). Il 2019 ha visto concretizzarsi decisioni collegate alla Brexit a favore della Francia e in particolare della piazza finanziaria di Parigi. Un importante presenza italiana in Francia. Oltre 1.700 aziende francesi sono a capitale italiano e impiegano circa 63.000 persone su tutto il territorio nazionale. Il report di Business France sottolinea la dinamicità degli investitori italiani in Francia con una progressione del 26% del numero di nuovi progetti di investimento nel 2019 (118 nel 2019 / 94 nel 2018). Tali progetti di investimento consentiranno di creare o mantenere quasi 2.200 posti di lavoro (il 50% in più rispetto all’anno precedente) entro il 2021. La Francia si conferma come primo Paese di destinazione dei progetti d’investimento italiani avviati in Europa (43% dei progetti italiani – erano il 37% nel 2018), seguita dalla Spagna (9%) e dalla Germania (8%).

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Rapporto “Scuole aperte, Società protetta”

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2020

Anche la Città metropolitana di Torino con i tecnici della Direzione Edilizia scolastica ha partecipato attivamente al gruppo di lavoro coordinato dal Politecnico di Torino dedicato all’approfondimento tematico, in vista della Fase2, sul mondo della scuola che ha prodotto il rapporto “Scuole aperte, Società protetta”.”Un rapporto molto complesso che riguarda una realtà fondamentale per la ripresa quale è quella del mondo della scuola – commentano i consiglieri metropolitani delegati ai lavori pubblici Fabio Bianco e all’istruzione Barbara Azzarà – coinvolgendo famiglie, alunni, docenti, personale scolastico e tecnico, quindi un target in Piemonte di centinaia di migliaia di persone. I nostri tecnici hanno collaborato alla stesura del rapporto in considerazione della nostra responsabilità su centinaia di edifici scolastici degli istituti superiori di secondo grado nel territorio metropolitano”.Il rapporto affronta sotto il profilo tecnico e scientifico i grandi temi della prevenzione del rischio di trasmissione del contagio da #covid19 , prevede mappe e layout delle aule degli istituti superiori con 15 o 30 studenti, esempio collegati a buone pratiche e tutti gli interventi utili a programmare il ritorno sui banchi della popolazione scolastica in sicurezza.

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