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Posts Tagged ‘rappresaglia’

24 marzo 1944: il massacro delle Fosse Ardeatine

Posted by fidest press agency su domenica, 24 marzo 2019

fosse ardeatine targadi Carlo Cipiciani. Ci sono storie che sembrano inventate. Come questa. Il 24 marzo 1944, il giorno dopo l’attacco contro l’11a compagnia del III battaglione dell’SS Polizei Regiment Bozen in via Rasella a Roma, dove restano uccisi 31 militari tedeschi e 2 civili (altri 10 soldati moriranno nei giorni successivi), per ordine di Adolf Hitler viene decisa una rappresaglia di 10 italiani per ogni tedesco ucciso.
Ci sono storie che sembrano incubi. Come questa storia di belve con sembianza umana, che parlano tedesco e dicono: “Punizioni esemplari”. La Convenzione di Ginevra del 1929 fa esplicito divieto per gli atti di rappresaglia nei confronti dei prigionieri di guerra. Ma al comando tedesco non importa. Ci si aggrappa ai codici di diritto bellico nazionali che consentirebbero la rappresaglia. Ma si violano anche quelli: non si aspettano le 24 ore di rito perché i responsabili si consegnino, non si indaga su eventuali responsabilità, non si risparmiano civili innocenti, non si fanno avvisi alla popolazione. Ci vuole una punizione esemplare, una rappresaglia.
Ci sono incubi che sono storia. Una punizione esemplare, una parola che mette i brividi, una regressione per la bestia umana che anima il nazismo già agonizzante. Hitler vorrebbe far saltare in aria un intero quartiere di Roma con tutti quelli che lo abitano, e per ogni poliziotto tedesco ucciso vorrebbe far fucilare da 30 a 40 italiani. Himmler dà ordine di cominciare ad organizzare la deportazione di tutta la popolazione maschile dei quartieri più pericolosi, famiglie comprese rastrellando le persone dai 18 ai 45 anni e solo per motivi logistici. Alla fine la decisione: 10 italiani per ogni soldato. Se sono partigiani prigionieri bene, sennò pazienza. Ebrei, comunisti, detenuti comuni, gente rastrellata per caso, testimoni scomodi. L’importante è che la belva umana sia sazia.
Ci sono incubi che durano da 66 anni. Herbert Kappler, ufficiale delle SS e comandante della polizia tedesca a Roma, già responsabile del rastrellamento del Ghetto di Roma e delle torture contro i partigiani nel carcere di via Tasso, comanda le operazioni, coadiuvato dal capitano Priebke. Un plotone di soldati tedeschi blocca l’accesso alla cava di arenaria, 4 camion portano 335 persone all’incrocio di via Fosse Ardeatine e via delle sette chiese. Arrivano 5 auto piene di SS armati di tutto punto. Scendono lentamente, molti di loro sono stati torturati. Le SS li spingono dentro la cava, cominciano le esecuzioni. I soldati lanciano bombe a mano nella cava, e si infierisce senza pietà anche sui corpi senza vita. Poi due serie di mine servono a nascondere o almeno a rendere più difficoltosa la scoperta di quest’eccidio. Anche le belva provano vergogna.
Ci sono storie che fanno orrore. Finita l’esecuzione, i tedeschi affiggono pure nelle vie di Roma un manifesto in cui il comando tedesco promette che se vengono consegnati gli attentatori non ci sarà nessuna rappresaglia (anche se su questa parte della storia abbiamo ricevuto alcuni messaggi da parte dei nostri lettori che ci dicono non sia vera). Per coprire le loro colpe. Ma anche la terra ha orrore, si ribella: i corpi senza vita emanano un odore così forte che i tedeschi sono costretti a tornare, il 25 marzo, per far saltare ancora la cava. E la voce si sparge sulle strade di Roma. In molti sanno cosa c’è lì sotto, alle Fosse Ardeatine. In molti fingeranno di non saperlo.
Ci sono storie che sembrano un sogno, un incubo, un orrore che non riesce a spegnersi dopo 66 anni (oggi 75). Ma è storia, sono accadute, proprio qui davanti ai noi. Ci sono 335 persone innocenti massacrate per vendetta, in mezzo all’assurda guerra dove milioni di uomini finirono in un camino solo perché ebrei. Storie di cui si è persa la memoria, che si preferisce non raccontare, perché ormai è passato. Storie di un passato che bisogna lasciarsi alle spalle.
E’ vero che tanto tempo è passato. E’ vero che altri incubi disumani compiuti da tanti compongono quest’assurda storia dell’uomo che si fa belva, parlando tedesco, italiano, russo, turco, inglese, serbo, arabo, israeliano e chissà quale altra lingua di questo mondo. Sarà. Ma anche per questo io resto qui, davanti a questa strada, e mi sembra di vederli tutti lì, i martiri delle Fosse Ardeatine. Antonio, Umberto, Aldo, Ilario, Cesare, Ugo, Giacomo, Enrico, Carlo e tanti altri. Muti davanti a noi. Il vento continua a soffiare su questa storia. Nella foto: la targa posta alle Fosse Ardeatine in ricordo dei martiri.

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La “rappresaglia” di Israele (fidest)

Posted by fidest press agency su sabato, 20 agosto 2011

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Image via Wikipedia

Oggi Il Sole24Ore titola in prima pagina “Israele. Razzi contro bus, 14 morti a Eilat. Rappresaglia su Gaza: 6 vittime”. La prima parte della frase e’ neutra, la seconda invece no, perche’ si usa la parola “rappresaglia”. Nella mente degli italiani il termine “rappresaglia” riporta alla seconda guerra mondiale, ed in particolare alle azioni dei nazisti contro la popolazione civile. Un termine che ha in se’ tutte le negativita’ attribuite. Inoltre, gli israeliani sono “morti” invece i palestinesi sono “vittime”. Nel caso di specie, ad una azione e’ corrisposta una reazione, se vogliamo mantenere l’asetticita’ dei termini. Oppure, si potrebbe titolare “Terroristi contro bus: 7 vittime e 26 feriti. Risposta israeliana: 6 morti.” Come si vede le convinzioni “politiche” degli editori e di giornalisti lasciano il segno. Noi vorremmo l’informazione sui fatti, per le opinioni ci sono appositi spazi dove chi scrive esprime la sua. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Un odio indistinguibile

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 giugno 2010

Primavera 1944: partigiani e fascisti tra Umbria e Lazio di Marcello Marcellini Tra la fine di marzo e i primi di aprile del 1944 alcuni battaglioni della Wehrmacht e delle SS Polizei effettuarono una feroce rappresaglia contro la brigata partigiana «Gramsci» che controllava una vasta zona dell’Appennino compresa tra le province di Terni e di Rieti. Dopo una decina di giorni squadre superstiti di partigiani soppressero fascisti o presunte spie. Quale fu la vera ragione di queste uccisioni? E perché la morte di un povero vecchio, ammazzato dai tedeschi durante un pattugliamento, fu fatta passare per la barbara esecuzione di un partigiano per mano di «criminali fascisti»? Quale fu il criterio di giudizio adottato dai magistrati che nel dopoguerra indagarono sugli omicidi?  I partigiani preferirono non parlare nelle loro memorie di queste uccisioni addebitabili, secondo alcuni storici, agli slavi della brigata in quanto «capaci di uccidere in ogni occasione a sangue freddo». Ma dalle carte esaminate dall’autore è emersa una realtà diversa. Pagine 220 Euro 16,00 Codice 14204T EAN 978-88-425-4592-7

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Anniversario sommossa popolare

Posted by fidest press agency su domenica, 3 gennaio 2010

Castellammare Del Golfo l’FNS ricorda la ricorrenza del 148° anniversario della grande sommossa della popolazione di, avvenuta appunto il 1° Gennaio del 1862. E ricorda anche la successiva rappresaglia del 3 gennaio dello stesso mese, nel corso della quale furono uccise sette persone innocenti, fra le quali la bambina Angela Romano di appena nove anni. Fu una enorme rivolta popolare contro il malgoverno italiano, contro la mala unità, contro la miseria, contro lo sfruttamento colonialista e via dicendo. E contro la classe politica pseudodirigente, che rappresentava  in loco il governo di Torino. Questa classe pseudodirigente era composta soprattutto da quei  borghesi locali (detti i Cutrara) che si erano arricchiti in Sicilia muovendosi e collaborando con i”vincitori” nelle  vicende- non limpide- della conquista anglo-piemontese-garibaldina del 1860. Oltre che fare un’analisi di quel tormentato periodo della storia della Sicilia, delle sue cause e delle conseguenza che ancora oggi piangiamo, i presenti hanno ricordato con emozione la rappresaglia effettuata,  il giorno 3 dello stesso mese, dalle truppe del Regio Esercito Italiano, che erano comandate dal generale Pietro Quintino,  e che fucilarono sette persone innocenti. Fra le quali una bambina di appena nove anni: Angela Romano. Nel rinnovare la protesta per il fatto che al Popolo Siciliano venga  negato il diritto alla verita’ storica , soprattutto sui fatti e sui protagonisti del Risorgimento Italiano, l’FNS ha preannunziato un documento di approfondimento di quei fatti di sangue che vuole essere anche un documento  di denunzia e di protesta sulla drammatica vicenda di Castellammare Del Golfo, che vasti settori della Cultura Ufficiale continuano a “classificare” come una vertenza a carattere prettamente sindacale.

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