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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘rappresentanza’

FCA Melfi, il 30 agosto USB al ministero del Lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 11 agosto 2018

Il 30 Agosto, alle ore 12.00, una rappresentanza dell’USB Basilicata e dello stabilimento FCA di Melfi incontrerà a Roma una delegazione del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.Il tavolo avrà come oggetto di discussione le condizioni di lavoro all’interno dello stabilimento lucano in una fase delicata come quella attuale per le lavoratrici e i lavoratori FCA di Melfi.
I contratti di solidarietà a rotazione richiesti dall’azienda per far fronte alla cessazione del modello Grande Punto, che inevitabilmente ha abbassato il livello produttivo, devono trovare un giusto equilibrio rispetto alla condizione di lavoro in cui versano le lavoratrici e i lavoratori chiamati a produrre le altre due vetture realizzate a Melfi (Suv).Come USB siamo convinti, ed è ciò che riporteremo al tavolo ministeriale, che ripristinando i minuti di pausa tagliati da anni e riducendo al massimo le criticità attualmente presenti sulle postazioni di lavoro all’interno dello stabilimento si otterrebbero dei benefici per tutti e si ridurrebbe il numero di esuberi dichiarati dall’azienda.Ridurre il numero di esuberi significherebbe innanzitutto una garanzia occupazionale maggiore, un rientro economico significativo per le lavoratrici e i lavoratori di Melfi e un miglioramento della qualità del lavoro rispetto alla condizione attuale.L’incontro al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali è solo l’ultimo appuntamento in ordine di tempo, ed una tappa importante, a fronte del lavoro che USB sta portando avanti da anni, impegno che ha come unico fine riportare un livello di lavoro, e di vita, dignitoso all’interno della fabbrica automobilistica lucana.

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Composizione del PE: riduzione del numero dei deputati dopo le elezioni europee

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 giugno 2018

Il numero di deputati sarà ridotto da 751 a 705 dopo le elezioni di maggio 2019 46 dei 73 seggi britannici rimarranno liberi in vista di un eventuale allargamento dell’UE. 27 seggi del Regno Unito saranno ripartiti tra 14 Paesi sottorappresentati, tra cui l’Italia.
Con il ritiro del Regno Unito dall’Unione europea, Il Parlamento europeo ridurrà il numero di deputati da 751 a 705, lasciando spazio ai nuovi Paesi che potrebbero aderire in futuro.
Oltre a ridurre le dimensioni del Parlamento europeo, da 751 a 705 rappresentanti eletti, la Plenaria ha approvato mercoledì una proposta di ridistribuzione dei seggi, per porre in riserva 46 dei 73 seggi che si libereranno in seguito al ritiro del Regno Unito.I 46 seggi in riserva potranno, in parte o nella loro totalità, essere assegnati ai nuovi Paesi che aderiranno all’Unione europea o rimanere liberi, riducendo così le dimensioni del Parlamento. I restanti 27 seggi saranno ridistribuiti tra i 14 Paesi dell’Unione che sono leggermente sottorappresentati, per compensare le attuali disparità in Aula.All’Italia, toccherebbero 3 seggi in più (da 73 a 76).

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Le istituzioni e i personaggi che le rappresentano

Posted by fidest press agency su sabato, 30 dicembre 2017

corte costituzionaleIn questi ultimi tempi si sentono spesso affermazioni espresse in modo solenne: Difendere la Costituzione, Rispettare la Costituzione, Riaffermare i valori della Costituzione, ecc. ecc., ma senza mai segnalare un’anomalia tutta italiana e proprio interna alla Corte Costituzionale, cioè all’organo che ha l’importante compito di garantire l’applicazione dei principi e degli articoli della nostra Costituzione. Infatti, tra le tante cose sbagliate fatte da Napolitano vi è stata anche quella di nominare, quando era Presidente della Repubblica, Giuliano Amato, cioè la persona che nella sua precedente carriera politica non si era fatto alcuno scrupolo di attuare, nel 1992, due salassi che di costituzionale avevano ben poco: la minimum tax per gli esercenti attività commerciali, arti e professioni, ed il prelievo forzoso (notturno) del 6 per mille dai conti correnti degli italiani. Tanto per la cronaca di quel periodo, chi era a capo della Banca d’Italia che ci fece perdere 63 mila miliardi di lire? Il nostro Carlo Azeglio Ciampi il quale, da Presidente della Repubblica, nominò nella Corte Costituzionale un altro inventore di tassazioni minime ben poco costituzionali, Franco Gallo. Quindi, alla scadenza del mandato di Gallo, fu “normale”, per Napolitano, nominare Amato nella Corte Costituzionale affinché questo importante organo non si privasse di un esperto in tassazioni ben poco costituzionali. Questa è l’Italia, dove si danno incarichi senza guardare il curriculum, ma è proprio così che la vogliamo? Io no. (Gennaro (Roberto) Ceruso) (n.r. Comprendiamo l’amarezza del nostro lettore. Di là di quanto ci ha esposto vorremmo fare un discorso più generale. Assistiamo da tempo a una sistematica denigrazione delle istituzioni che ci preoccupa. Noi abbiamo avuto sempre un incondizionato rispetto per il ruolo istituzionale che esercitano: parlamento, presidenza della repubblica ecc. Ma ciò che sta accadendo da alcuni anni a questa parte pare che ci sia un disegno macchiavellico per darci delle incertezze. E per quanto la circostanza non di conforta, di certo, notiamo che anche altrove nel mondo sta accadendo la stessa cosa. In passato sono stati gli uomini e le donne a dare dignità alle figure che hanno saputo proporci per offrire a tutti una garanzia al di sopra delle parti. Ora, sembra, che stia accadendo il contrario. Non è facile bloccare questa involuzione. Non si fermerà se noi non prendiamo coscienza che nel mondo vi sono solo due partiti: quelli dell’essere e quelli dell’avere e che quest’ultimi, pur essendo una minoranza, stanno schiavizzando tutti gli altri.)

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Che genere di rappresentanza? Le leggi elettorali italiane alla prova delle pari opportunità

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 novembre 2017

urne-voteRoma Mercoledì 22 Novembre 2017, ore 9:30 Dipartimento di Scienze Politiche, Aula 1B Via Gabriello Chiabrera 199. Quali meccanismi di equilibrio di genere saranno in vigore alle prossime elezioni politiche? Come si inseriscono nel contesto delle altre norme elettorali italiane (soprattutto quelle regionali) e quanto sono in linea con la giurisprudenza costituzionale in materia? A pochi giorni dall’approvazione e promulgazione della nuova legge elettorale politica, l’occasione è buona per una riflessione generale sul rispetto del principio di pari opportunità tra uomini e donne (sancito dall’art. 51, comma 1 della Costituzione) nella formazione delle assemblee elettive, per una migliore qualità della rappresentanza e della democrazia. Il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Roma Tre, con il Laboratorio Multimediale e di Comparazione giuridica, propone una giornata di studi sul tema, aperta agli studenti e a tutti gli studiosi interessati. Dopo gli interventi introduttivi del prof. Francesco Guida (Direttore del Dipartimento) e della prof.ssa Roberta Adelaide Modugno (Coordinatrice del Curriculum di Studi di Genere del Dottorato in Scienze Politiche), avrà inizio un workshop coordinato dal prof. Salvatore Bonfiglio, con alcuni interventi predeterminati (Maria Grazia Rodomonte, Paolo Scarlatti, Gabriele Maestri) e la possibilità per altri studiosi di dare il loro contributo. Concluderanno la giornata le riflessioni del prof. Massimo Siclari.

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La Commissione europea nomina il nuovo capo della rappresentanza regionale a Milano

Posted by fidest press agency su sabato, 2 settembre 2017

european commissionBruxelles. Massimo Gaudina è il nuovo capo della sede di Milano della rappresentanza della Commissione europea in Italia. Massimo Gaudina, di nazionalità italiana, assumerà il proprio incarico il 1º settembre 2017. Con 30 anni di esperienza, di cui 20 nell’ambito della comunicazione istituzionale dell’UE, rappresenterà la Commissione europea e incoraggerà il dibattito sulle questioni europee, principalmente nell’Italia del Nord. Negli ultimi otto anni Gaudina è stato capo dell’unità Comunicazione presso il Consiglio europeo della ricerca (CER) a Bruxelles. In tale veste ha pianificato e coordinato la strategia di comunicazione del CER, promuovendone gli inviti a presentare proposte e le storie di successo. Tra il 2007 e il 2009 ha lavorato presso la direzione generale della Comunicazione della Commissione, dove è stato responsabile dei partenariati con gli Stati membri sulle azioni di comunicazione, del progetto “Spazi pubblici europei” (spazi aperti al pubblico negli edifici della Commissione europea dei vari Stati membri, dove i cittadini possono approfondire le loro conoscenze sull’UE) e delle iniziative rivolte ai giovani e alle scuole. Tra il 2004 e il 2007 ha lavorato presso la rappresentanza della Commissione europea a Roma e, tra le mansioni svolte, ha organizzato le celebrazioni per il 50º anniversario dei trattati di Roma e lanciato lo Spazio pubblico europeo presso i locali della rappresentanza.
Massimo Gaudina ha iniziato a lavorare per la Commissione europea nel 1994 come responsabile della comunicazione e prima di allora ha lavorato come giornalista in Italia.
Laureatosi in Scienze politiche all’Università di Torino, Gaudina, oltre all’italiano che è la sua lingua madre, parla correntemente inglese, francese, spagnolo e ha una conoscenza di base dello svedese.
La Commissione europea ha uffici di rappresentanza nei 28 Stati membri, affiancati da uffici regionali a Barcellona, Belfast, Bonn, Cardiff, Edimburgo, Marsiglia, Milano, Monaco di Baviera e Breslavia. Gli uffici di rappresentanza permettono alla Commissione di essere presente negli Stati membri dell’UE, collaborando con le autorità nazionali e le parti interessate e informando i media e l’opinione pubblica sulle politiche dell’UE. Le rappresentanze hanno inoltre il compito di informare la Commissione in merito agli sviluppi di maggior rilievo negli Stati membri. Dall’inizio della Commissione Juncker i direttori delle rappresentanze sono nominati dal Presidente e fungono da suoi rappresentanti politici nello Stato membro di distaccamento.

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I cattolici ed il partito che intese rappresentarli in politica

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 agosto 2017

STURZO.Don Luigi SturzoDue sono i momenti che ci sembrano caratterizzare questo rapporto. Il primo deriva dal successo elettorale del 18 aprile del 1948 che segnò l’inizio della centralità democristiana nel sistema politico italiano, ma questa stagione fu molto breve. Seguì la sconfitta elettorale delle elezioni politiche del 1953. A questo punto ci si chiese, come fece Gianni Baget Bozzo, se la Dc non avesse tradito la sua vocazione di partito cristiano per diventare un partito totalmente pragmatico e interessato solo al potere. Il dibattito che ne seguì implicò due aspetti specifici. Il primo che si considerò scontato era quello che la DC avesse abbandonato il modello di cristianità mentre non si poteva dire la stessa cosa riguardo alla idealità cristiana espressa dagli esponenti della Dc. La Chiesa con tutte le sue organizzazioni cattoliche aveva appoggiato la Dc sia nel 1948 sia nel 1953 eppure in termini di consensi elettorali la situazione era cambiata. Cosa voleva dire? Che la Dc doveva camminare con le sue gambe per segnare una maggiore autonomia dalle strutture del mondo cattolico. Da qui ebbe inizio un lungo processo che se per entrambi vi era il comune denominatore del contrasto al comunismo, a distinguerli erano le risposte più laiche e meno religiose da mettere in campo trattando gli aspetti della politica e del governo del Paese. Da qui, se vogliamo, partì la maturazione di un modo diverso d’impostare i problemi della comunità politica puntando ad una separazione dei ruoli secondo il dettato evangelico di dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. E tutte le volte, come accadde con il referendum sul divorzio, dove la Dc, guidata per l’occasione da Fanfani, si schierò con le gerarchie religiose ne uscì sconfitta o duramente colpita. (Riccardo Alfonso direttore del centro studi religiosi e filosofici della Fidest)

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I diritti dei militari e il voto al Parlamento europeo

Posted by fidest press agency su martedì, 29 novembre 2016

nato2A Cura di ASSODIPRO Da Euromil e Parlamento Europeo. Giorni fa i membri del Parlamento europeo hanno votato  una mozione per una risoluzione del Parlamento europeo sull’Unione europea per la difesa, presentata dalla commissione per gli affari esteri. Di fronte ad un nuovo contesto finanziario e della sicurezza, le forze armate europee sono tenute a collaborare  per addestrare e lavorare di più e meglio insieme. L’UE dovrebbe quindi attivare questo processo sviluppando la sua politica di difesa comune. La risoluzione adottata include l’elemento essenziale EUROMIL che, vale a dire è un passo importante per una futura Unione europea per la difesa. In particolare, il testo, nel § 12, “invita gli Stati membri, in particolare, a riconoscere il diritto del personale militare di formare e aderire ad associazioni professionali o sindacali e  a coinvolgerli in un dialogo sociale con le autorità. Invita, inoltre, il Consiglio europeo a compiere passi concreti verso l’armonizzazione e la standardizzazione delle forze armate europee, al fine di facilitare la collaborazione del personale delle forze armate sotto l’ombrello di una nuova Unione europea per la difesa”.
Da notare che la prima volta che il Parlamento europeo ha invitato gli Stati membri a concedere ai militari il diritto alla libertà di associazione è stato nel 1984, nella sua risoluzione sui diritti dei membri delle forze armate di costituire associazioni. Da allora, il Parlamento europeo  ha più volte richiamato la necessità che siano tutelati i diritti e le libertà dei militari.
natoAnche se l’adozione della risoluzione di cui al §12 è un passo importante per EUROMIL, l’organizzazione ricorda che, per quanto riguarda il diritto di associazione, vada assicurato che il personale militare debba godere pienamente dei propri diritti e  libertà fondamentali, e tutto ciò deve essere contemplato sia nelle rispettive normative che nella pratica quotidiana pur nel rispetto delle competenze di ciascuno Stato membro. EUROMIL quindi ringrazia i membri del Parlamento europeo, che hanno sostenuto il personale delle forze armate europee negli ultimi anni e sinceramente auspica che gli Stati membri dell’UE adottino la risoluzione recentemente approvata! Detto paragrafo, va ricordato, è stato approvato a larga maggioranza dall’assemblea plenaria (421 voti a favore, 190 contrari), anche con il voto favorevole di quasi tutti i parlamentari italiani, sia di maggioranza che di opposizione. Hanno infatti votato favorevolmente tutti i parlamentari eletti nel M5S, e del Partito Democratico. Spiace invece rilevare che due leader di partito, eletti a Strasburgo, abbiano invece votato contro: trattasi di Matteo Salvini (Lega Nord) e Raffaele Fitto (Conservatori e Riformisti). Come Assodipro invitiamo il Governo Italiano ed i partiti ad essere coerenti con il voto espresso al parlamento europeo SUL PUNTO DIRITTI SINDACALI PER I MILITARI. Adeguandosi cosi in modo pieno anche a trattati internazionali e sentenze della Corte Europea e a quelli che sono diritti concessi in molti paesi Europei.

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Attacco al diritto di rappresentanza

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 agosto 2015

palazzo chigiOra, dopo la riforma del mercato del lavoro che ha liberalizzato i licenziamenti, il governo lavora ad una legge sulla rappresentanza sindacale. Proprio in questi giorni Renzi parla di sindacato unico.Ormai il disegno di Renzi è così trasparente che solo gli stolti non l’hanno capito. A Renzi va stretta la democrazia.Vuole il sindacato unico, la scuola sotto controllo, i lavoratori ingabbiati e il Parlamento di ‘nominati’. Insomma un regime sul modello fascista. Pensare al sindacato unico equivale a pensare all’esatto contrario del sindacato riformista e unitario, nel quale il pluralismo delle idee è garanzia di dialogo e democrazia.Un altro evidente attacco alla Costituzione. L’art. 39 parla chiaro: l’organizzazione sindacale è libera. Eventuali cambiamenti devono partire dall’interno, non ci deve essere ingerenza da parte della politica. Resta il fatto che per Renzi il sindacato sta diventando inutile.E’ ancora in vita solo per siglare i contratti. Quando i contratti verranno sostituiti da norme e leggi (come il Jobs Act, che ha affondato lo Statuto dei Lavoratori, ma ne arriveranno altri) anche i contratti e i sindacati non serviranno più.E così il sindacato diventerà un organo dello Stato e non uno strumento di persone libere di associarsi. (Ciro Verrati Vice Segretario Nazionale di Democrazia Atea)

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Per il partito che non c’è

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 maggio 2012

I satrapi della politica sono in questi giorni generosi nelle loro sentenze sul modo d’intendere la politica e d’interpretarla a beneficio del popolo degli elettori, ma hanno un grosso difetto d’origine: parlano per la continuità del sistema e non per un suo superamento prefigurando un modello diverso d’affrontare il rapporto società civile e la sua rappresentanza istituzionale.
L’opinione pubblica invece è di tutt’altro intendimento anche se venendo meno una proposta credibile potrebbe essere tentata a disertare le urne o a votare come ha fatto in passato tradendo soprattutto lo spirito del nuovo che serpeggia nell’aria.
Ma se dessimo corpo ad un partito che oggi, purtroppo, non è intravedibile dobbiamo dire che esso dovrebbe fondarsi su un programma logicamente condivisibile ma tremendamente rivoluzionario. Un movimento fondato su due diritti complementari tra loro: il diritto alla vita e il diritto a viverla.
Siamo stati sempre molto sensibili all’idea che non vi debbano essere ostacoli di alcun genere per assicurare la natività, ma siamo molto scarsi sull’altro diritto che gli fa da corollario che è quello, a mio avviso altrettanto importante se non di più che è di continuare a vivere. Quel diritto disatteso che fa morire milioni di bambini e le loro madri in tutto il mondo per mancanza di assistenza sanitaria e di fame, quel diritto che latita impedendo a milioni di esseri umani di non avere un lavoro con il quale fondare una famiglia e sottrarsi alla miseria, quel diritto che tollera nazioni che coltivano il razzismo, l’apartheid, l’avidità delle classi privilegiate, quel diritto che garantisce l’istruzione ma non offre sbocchi adeguati nel rispetto della cultura, quel diritto che non permette a tutti d’alimentarsi e d’avere un tetto sotto cui ripararsi. Quel diritto che da un senso allo stesso diritto alla vita che è l’inizio di un percorso che la civiltà, il progresso, la cultura dovrebbero insegnarci a renderci consapevole di una continuità che non si può e non si deve interrompere. Quel partito non c’è e quel che è peggio non è nell’agenda politica non solo dell’Italia ma anche nelle restanti parti del mondo. Quel diritto che ci permette di guardare il futuro con più serenità e senso di giustizia. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Diritti: rappresentanza militare

Posted by fidest press agency su martedì, 24 gennaio 2012

Bisogna restituire ai militari il diritto di scegliere democraticamente i propri rappresentanti. Pertanto, in occasione del Decreto Milleproroghe chiedo al Governo di rigettare gli emendamenti presentati da alcune forze politiche e finalizzati ad allungare il mandato degli organismi di rappresentanza militare a tutto il 2012. Si tratterebbe della terza proroga imposta, nonostante la netta contrarietà del personale militare, che più volte ha richiesto di non mantenere più in carica l’attuale Cocer interforze e i vari Consigli di rappresentanza militare. Peraltro, il Governo, a seguito dell’approvazione di un Ordine del giorno, si era impegnato ‘a valutare l’opportunità di non concedere ulteriori proroghe del mandato’ e a ‘porre in essere ogni utile azione che consenta di procedere al rinnovo degli organismi’. Il Governo deve agire coerentemente con l’impegno preso, perché non c’è giustificazione alcuna per continuare a impedire a 400 mila cittadini che servono lo Stato di potersi scegliere chi li deve rappresentare.

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No proroga consigli rappresentanza militari

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 gennaio 2012

“Dal novembre del 2009, con i 6 deputati radicali, conduciamo una solitaria lotta politica per affermare i diritti dei militari ai quali, fino ad oggi, con ben due provvedimenti di proroga dei Consigli della rappresentanza militare, è stato impedito di poter liberamente esercitare il diritto di voto per il rinnovo dei medesimi Consigli.Ieri nell’ambito dell’esame del decreto milleproroghe da parte delle Commissioni riunite I^ e V^ della Camera dei deputati sono stati respinti gli emendamenti presentati da UDCpTP, IdV e PdL, tesi a prorogare fino al 31 dicembre del 2012 – per la terza volta consecutiva – il mandato dei Cocer e per questo vogliamo ringraziare i deputati del PD, della LEGA e dell’UDC che con il loro voto contrario hanno permesso una inversione di tendenza, aiutandoci ad impedire che agli oltre 350.000 cittadini in divisa, dell’Esercito, della Marina, dell’Aeronautica, dell’Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza fosse nuovamente impedito quellfondamentale momento di confronto democratico che attendono da due anni.Accogliamo con favore la dura presa di posizione del Cocer della Guardia di Finanza che schierandosi apertamente contro l’ennesima violenza del “diritto” e dei “diritti” ha dimostrato di saper degnamente rappresentare il personale del Corpo. Adesso però la mobilitazione dovrà continuare, perché il pericolo che vi siano nuovi attentati ai diritti e al diritto non può essere escluso e per questo motivo invitiamo tutti i cittadini militari a farsi promotori e attori del cambiamento che è appena iniziato.” Partito per la tutela dei Diritti di Militari e Forze di polizia (Pdm)

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Aboliamo le province: voto popolare

Posted by fidest press agency su sabato, 9 luglio 2011

In un comunicato l’Idv dichiara: “Dopo il voto di martedì 5 luglio, con cui una maggioranza trasversale portatrice di interessi di casta ha bocciato la nostra proposta di abolizione delle Province, noi non ci arrendiamo. Entro settembre, torneremo a raccogliere le firme tra la gente per un disegno di legge di iniziativa popolare: tutti insieme dobbiamo cancellare la parola ‘Province’ dalla Costituzione. Servono 50mila firme, ma siamo sicuri che in tanti ci darete una mano e alla fine saranno molte di più. E’ giunto il tempo di un nuovo patto, una rappresentanza reale, tra politica e cittadini, in cui quest’ultimi si muovono in prima persona.
C’è una parte della politica che vuole rimanere Casta e farà di tutto per mantenere i suoi vecchi e assurdi privilegi. Però, c’è anche chi immagina una nuova e diversa architettura dello Stato. Siamo convinti che non si debba rinunciare alle battaglie giuste, anche se difficili. Quella contro gli sprechi è una di queste. Il nostro lavoro di opposizione in Parlamento va in tale direzione: dopo la mozione per abolire le Province, proporremo di dimezzare le auto blu, il numero di parlamentari e cancellare i vitalizi di deputati, senatori e consiglieri regionali. Ma l’avventura dei referendum ci ha insegnato, se mai ce ne fosse stato bisogno, che l’azione in Parlamento non basta. La strada maestra è quella che passa attraverso i cittadini, fuori dai palazzi. Per questo, dobbiamo organizzare tutti insieme la raccolta di firme. In tanti direte: “Perché non facciamo altri referendum?”. Purtroppo lo strumento referendario, in questo caso, non si può utilizzare, perché per abolire le Province bisogna agire sulla Costituzione e non si possono sottoporre a referendum abrogativi le norme della Carta. Ma la raccolta firme sarà solo l’inizio. Sono convinto che quest’iniziativa, come è successo con i referendum, sarà la battaglia di un’intera società civile e non solo di una forza politica. E, grazie alla mobilitazione della cittadinanza attiva, che ha segnato i momenti più significativi della nostra storia recente, vincerà tutta l’Italia. Da qui partiremo, con chi ci vorrà stare, con altre proposte e altri referendum perabbattere finalmente i costi della Casta. La raccolta di firme ufficiale, tra documenti da presentare e gazebo da organizzare, partirà in autunno”.

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Rappresentanza di genere

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 maggio 2011

“L’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri di un disegno di legge che introduce disposizioni finalizzate ad assicurare le pari opportunità per l’elezione dei consigli comunali e provinciali costituisce un passo in avanti importante per l’uguaglianza dei diritti nel nostro paese. E’ importante, comunque, che l’impegno non resti a metà strada e che trovi conferma con l’attenzione dell’Esecutivo sulla proposta di legge che riguarda la partecipazione femminile nei CDA e nei consigli di sorveglianza delle società quotate”. Così Alessia Mosca, deputato del PD, promotrice della proposta di legge bipartisan sulle cosiddette “quote rosa”, segretario della Commissione Lavoro e vice presidente di Trecentosessanta, l’Associazione di Enrico Letta.

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Susanna Camusso all’Università di Pavia

Posted by fidest press agency su martedì, 10 maggio 2011

Pavia il 12 maggio, alle ore 17, il Segretario generale della CGIL Susanna Camusso terrà nell’aula Magna dell’Ateneo pavese una lectio magistralis sul tema “Con voce di donna: leadership e rappresentanza”. L’incontro è organizzato dal Dipartimento di Studi Politici e Sociali e dal Centro “Studi di genere” dell’Università di Pavia e si inserisce nel programma del 650° della fondazione dello Studium generale di Pavia. Susanna Camusso è nata a Milano nel 1955. Comincia la sua attività sindacale nel 1975 coordinando le politiche delle 150 ore e diritto allo studio per la FLM di Milano, la categoria unitaria dei metalmeccanici. Dal 1977 dirige la Federazione Impiegati Operai Metallurgici (FIOM) in una zona di Milano per poi cominciare a seguire le politiche del gruppo Ansaldo. Nel 1980 entra nella segreteria Fiom di Milano e nel 1986 in quella regionale della Lombardia. Dal settembre del 1993 alla fine del 1997 è in segreteria nazionale della FIOM con la responsabilità del settore auto prima e, in seguito, della siderurgia. Nel dicembre del 1997 viene eletta segretaria generale della Federazione Lavoratori Agro Industria (FLAI) Lombardia, incarico che ricopre fino all’elezione a Segretario Generale della CGIL Lombardia nel luglio del 2001. Eletta in Segreteria confederale il 16 Giugno 2008, dal 3 novembre 2010 è segretario generale della CGIL

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Festival d’Europa

Posted by fidest press agency su sabato, 16 aprile 2011

Roma 27 aprile 2011, ore 12 via IV Novembre 149, Sala Lorenzo Natali presso la sede della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea presentazione del primo festival d’Europa che si tiene a Firenze dal 6 al 10 maggio 2011 Intervengono: Antonio Tajani, Vice Presidente della Commissione Europea Carlo Casini, Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Parlamento Europeo Josep Borrell, Presidente Istituto Universitario Europeo Modera: Lucio Battistotti, Direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea
Il Festival d’Europa è una iniziativa senza precedenti ideata e promossa dall’Istituto Universitario Europeo che ha come partner organizzativi il Parlamento europeo, Commissione europea e Dipartimento Politiche europee della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Convegni e seminari, mostre, spettacoli, concerti, rassegne cinematografiche, eventi culturali nelle piazze, che culmineranno nella ‘Conferenza sullo Stato dell’Unione’ a cui interverranno tra gli altri il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, il presidente del Parlamento europeo, Jerzy Buzek, il ministro degli Esteri, Franco Frattini, il vice presidente della Commissione europea, Antonio Tajani. Parteciperanno anche il Presidente della commissione Affari Costituzionali del Parlamento europeo, Carlo Casini e la Commissaria europea all’Istruzione, la Cultura, il Multilinguismo e la Gioventù, Androulla Vassiliou. E’ prevista anche una Notte Blu europea, fra il 7 e l’8 maggio, ed eventi per diffondere informazioni al pubblico sull’UE. Ha fatto parte del programma una serie di lezioni su temi comunitari tenutasi nelle scuole della provincia di Firenze.

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In nome di tutte le minoranze

Posted by fidest press agency su sabato, 16 aprile 2011

La storia dell’umanità è piena di esempi dai quali trarre l’amara constatazione che non sono state sempre e comunque le maggioranze dei consensi e del potere, che ne è derivato, a militare dalla parte della ragione, della giustizia, della libertà. Sovente questa prerogativa è appartenuta solo alle minoranze e che per loro stessa natura sono diventate opposizione ad un sistema di governo, ad una rappresentanza parlamentare, ad una volontà popolare conquistata con i numeri. Ma va anche detto che le stesse minoranze non hanno saputo, spesso, nel momento in cui sono diventate maggioranza restare tenutarie dei precetti assunti e dei valori espressi in precedenza. A questo riguardo, se partiamo dalla storia del XX secolo, possiamo dire che lo spirito guida di una minoranza che ha assunto un potere, negli stati in cui si è espressa, ci ha mostrato il rovesciamento dei valori di cui si pensava portatrice, sia pure accettati in premessa da un supporto popolare dotato di una buona dose di pressapochismo, Lo dobbiamo alla conquista del potere dei leninisti in Russia, dei nazisti in Germania, dei franchisti in Spagna, dei fascisti in Italia. Tutte situazioni diverse che hanno un loro comune denominatore essendo partite da una consenso popolare minoritario. Tutti questi movimenti hanno dimostrato di non saper reggere il confronto popolare se non con una spirale di violenze, di disinformazione, di prevaricazioni. Tutti si sono proclamati maggioranza con la presunzione che il destino loro assegnato non prevedesse l’esistenza di oppositori poiché al loro stesso interno potevano soddisfare anche le aspettative delle minoranze. Alla fine ci siamo resi conto come il capitalismo fosse in grado di esprimersi anche con una dittatura così come il marxisimo trovare una sua devianza con lo stalinismo e l’imperialismo di marca comunista. Se è stata questa l’eredità che abbiamo ricevuto dalle minoranze del XX secolo, l’antitodo che siamo riusciti in qualche modo ad utilizzare per evitare ricadute del genere, nel secolo che stiamo vivendo, è stato quello di dotarci di adeguati contrappesi e, soprattutto, fondando i nostri rapporti in alleanze politiche coinvolgenti più stati e dotandoli di rappresentanze comuni come lo è oggi l’Unione Europea. Ciò non di meno i rischi involutivi non mancano sorretti da strumenti di disinformazione di massa che lasciano apparire ciò che non è e che ci lasciano persino indifferenti al cospetto di situazioni che dovremmo considerare inaccettabili in condizioni normali. E il trasformare l’anormalità in normalità, l’immoralità in moralità, l’ingiustizia in giustizia è una mistificazione nei termini che le minoranze dovrebbero denunciare con forza ma che alla prova dei fatti si rendono meno credibili di chi accusano per il semplice motivo che riescono solo a contrapporre una gestione del potere non sui valori ma sui compromessi, non sulle certezze ma sulle ambiguità. E il timore di finire dalla padella nella brace rende esitante, per non dire diffidente il “popolo sovrano”. Questo fa delle minoranze, alias opposizioni, il ventre molle delle democrazie, di tutte le democrazie che si considerano compiute in quanto l’alternanza non segna il diverso ma la continuità di un regime dal quale il popolo non può che subirne il danno e non certo il vantaggio. Se a questo punto ci limitiamo al caso italiano ci appare evidente che Berlusconi e i suoi compagni di cordata sono così convinti della inconsistenza di una opposizione che non hanno trovato di meglio, per darla in pasto agli illusi, di costruirne una di propria iniziativa. Così abbiamo un Pdl, lega e frattaglie varie maggioranza ed una opposizione fatta dal Fli, Udc e altri. E il gioco è fatto. Il regime ha trovato il suo antidoto per l’eternità. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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L’Europa va al Festival del giornalismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 aprile 2011

Palazzo dei Priori, Perugia, Umbria, Italy.

Image via Wikipedia

Perugia “Raccontare l’Europa nei media, con serietà e semplicità, emozionando ma anche divertendo”. In nome di questo motto la Rappresentanza in Italia della Commissione europea partecipa in qualità di partner istituzionale all’edizione 2011 del Festival internazionale di giornalismo di Perugia. La Rappresentanza ha infatti deciso di allargare e consolidare la propria collaborazione con la manifestazione perugina – che vede riuniti nello splendido capoluogo umbro i massimi esponenti del giornalismo internazionale ed europeo – puntando ad approfondirne e rafforzarne la dimensione europea. A tal fine la Rappresentanza – insieme all’Associazione giornalisti Scuola di Perugia (AGSP) – promuove una serie di eventi dedicati all’Europa e al modo in cui viene percepita dai mass media e dall’opinione pubblica. In particolare, il programma comprende:
1. Il workshop “Scrivere d’Europa”: inizio previsto alle 11.30 di venerdì 15 aprile presso l’Hotel La Rosetta. Parteciperanno: Gian Paolo Accardo e Gabriele Crescente, giornalisti di “Presseurop”, Lucio Battistotti direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, Federica Cocco, direttrice del sito d’informazione OWNI, Michele Cerqua, sempre di OWNI, e Marco Zatterin, giornalista de “La Stampa”.
2. Workshop “Parlare d’Europa”: inizio previsto alle 11.30 di sabato 16 aprile presso l’Hotel La Rosetta. Parteciperanno: Anguel Beremliysky, addetto stampa della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, Tiziana Di Simone, giornalista di Rai GR Parlamento, Gigi Donelli e Gardenia Trezzini, giornalisti di “Euranet” e Thierry Vissol, consigliere speciale per i media e la comunicazione della Rappresentanza in Italia della Commissione europea. http://www.festivaldelgiornalismo.com/post/18133/
3. “Europe: the Insider View”: inizio previsto alle 11.00 di domenica 17 aprile presso la sala dei Notari (Palazzo dei Priori). Parteciperanno: Emma Bonino, vice-presidente del Senato, Antonio Tajani, vice-presidente della Commissione europea, Lucio Battistotti, direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, Anna Piras, giornalista di Rai Parlamento e Marco Zatterin, giornalista de “La Stampa”.
Al termine del dibattito si svolgerà la cerimonia di premiazione dei vincitori del Premio di giornalismo, organizzato dalla Rappresentanza in Italia della Commissione UE e dall’Associazione Giornalisti Scuola di Perugia, con la partecipazione di Roberto Chinzari, giornalista del TG2 e segretario dell’AGSP. http://www.festivaldelgiornalismo.com/post/16815/
Da venerdì 15 a domenica 17, a partire dalle 9.30, l’European Corner ospiterà una rassegna della stampa europea: http://www.festivaldelgiornalismo.com/post/20976/

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Medaglia alla Fondazione Cosso

Posted by fidest press agency su domenica, 3 aprile 2011

Castello di Miradolo esposizione aperta fino al 26 giugno (il martedì, mercoledì e giovedì dalle 14 alle 18 – mattino aperto su prenotazione per gruppi e scolaresche – e venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 19. Lunedì chiuso). La mostra Protagoniste Dimenticate è stata Inaugurata dal Presidente della Provincia di Torino Saitta che ha consegnato nella mani della presidente della Fondazione Cosso, Maria Luisa Cosso, una medaglia del Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, come premio di rappresentanza per il valore culturale dell’esposizione. L’esposizione, è un progetto della Fondazione Cosso, curata da Silvia Cavicchioli e Daniela Magnetti,  il catalogo è di Daniela Piazza Editore. Il nuovo percorso espositivo della Fondazione Cosso, al Castello di Miradolo, a San Secondo di Pinerolo, nell’ambito delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, è dedicato alle donne che sono state “protagoniste invisibili” del Risorgimento e che, a pari diritto di personaggi maschili ben in evidenza, sono state importanti figure nella nascita dell’Italia. I visitatori saranno “accompagnati” nel percorso di visita da una protagonista d’eccezione: Giulia Molino Colombini, personaggio eclettico dell’Ottocento piemontese, che spazia dalla letteratura alla poesia, dall’impegno civile all’educazione, legata a doppio filo con Miradolo e con la provincia torinese e dotata di forza e capacità che l’hanno portata agli onori della ribalta nazionale. Grazie all’allestimento multimediale a cura di Maurizio Fedele e Roberto Galimberti, la Colombini diviene l’ideale protagonista di un racconto tratto dalle pagine delle sue opere e dal carteggio con Gioberti, che segue le tappe più significative della sua vita: i luoghi, gli incontri, le parole, soprattutto, seguono i temi presentati nel percorso espositivo e tracciano una via soggettiva all’interno delle possibili letture che la mostra intende offrire, cercando di cogliere le passioni, i dubbi, il coraggio e le speranze di una tra le tante donne protagoniste della mostra, le cui vicende sembrano essersi smarrite tra le pieghe della storia.Donne che hanno avuto un peso e un’influenza nei momenti cruciali della realizzazione dello Stato unitario. Storie di protagoniste che non possono essere dimenticate. Oltre alla già citata Giulia Molino Colombini, abbiamo la giurista Lidia Poët, di Traverse, in val S. Martino (attuale val Germanasca), che nel 1881 si laureò in legge all’Università degli Studi di Torino, prima donna in Italia, ma le fu precluso l’accesso alla professione di avvocato. Il suo impegno civile e sociale, in difesa non solo dei diritti delle donne, ma anche degli emarginati, dei minori, dei carcerati, la rese celebre in tutta Europa. La garibaldina Rosalie Montmasson, moglie di Francesco Crispi, sua fedele e devota compagna e unica donna nella spedizione dei Mille di Garibaldi. L’attrice Adelaide Ristori, friulana ma che visse e lavorò a Torino per la compagnia teatrale del Regno di Sardegna e portò le opere di Pellico e di Alfieri in giro per il mondo. Recitò in 334 città, 33 stati, 5 continenti senza mai smettere di perorare la causa italiana. Tra il 1874 il 1875 compì quello che venne definito “il giro del mondo” in venti mesi e dodici giorni, dando 312 rappresentazioni e percorrendo complessivamente 69.947 km. Nicolina Dolce Buniva e il suo impegno per la salute, che mise in atto la prima campagna piemontese di vaccinazione su larga scala.  E poi Olimpia Rossi Savio, Costanza d’Azeglio, Giulia Colbert Falletti di Barolo e tante altre donne del Risorgimento piemontese, “protagoniste invisibili” che, a pari diritto di personaggi maschili ben in evidenza, sono state importanti figure della storia risorgimentale del nostro paese.Intero € 7,00, ridotto € 5,00 (gruppi, convenzionati, studenti fino a 26 anni, over 65, militari), ridotto bambini sotto i 14 anni € 3,00. Gratuito per i bambini fino a 6 anni e i titolari dell’Abbonamento Musei (medaglia, medaglia, castello)

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Direzione regionale D.C. Terzo Polo Centro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 marzo 2011

Milano 24 marzo 2011, alle ore 18.00, in Via Lecco n. 22 (I° piano) dove è stato aperto il nuovo ufficio di rappresentanza del partito si terrà una riunione della Direzione regionale della Democrazia Cristiana della Lombardia. Sarà presente all’incontro anche il Segretario politico nazionale della D.C. Angelo Sandri.

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Cento anni di lotta per i diritti delle donne

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 marzo 2011

Il Presidente Buzek ha dichiarato nel corso di una cerimonia speciale per commemorare i cento anni di lotta per i diritti delle donne: “Ci sono troppe poche donne nel Parlamento europeo, il 35%, non è sufficiente, anche questo se è un po’ di più che nei parlamenti nazionali. Spetta ai parlamenti nazionali garantire una maggiore rappresentanza nel Parlamento europeo. Gli Stati membri dovrebbero quindi adottare le decisioni giuridiche pertinenti per aumentare la presenza delle donne nel PE”. La necessità di ridurre il divario retributivo tra i sessi, avere più donne in posizioni decisionali e aumentare il tasso di occupazione femminile sono tra i punti chiave del progetto di risoluzione che accompagna la relazione annuale per il 2010 sulla parità tra donne e uomini nell’Unione europea, elaborata da Mariya Nedelcheva (PPE, BG). Solo il 3% delle grandi aziende europee sono presiedute da una donna. Gli Stati membri dovrebbero quindi adottare misure efficaci, quali le quote, per garantire una maggiore rappresentanza delle donne nelle principali società quotate e nei consigli di amministrazione delle imprese in generale, dicono i deputati, citando la Norvegia come un esempio positivo, seguita da Spagna e Francia.Il divario di retribuzione tra uomini e donne è in media pari al 18% nell’Unione europea e in molti casi arriva al 25%, osservano i deputati che invitano gli Stati membri ad attuare correttamente la normativa sulla parità di retribuzione per pari lavoro. La risoluzione sulla povertà femminile, presentata da Rovana Plumb (S&D, RO), rileva che quasi 85 milioni di persone nell’UE vivevano sotto la soglia di povertà nel 2008, cosi come il 17% di tutte le donne nell’Unione europea.Secondo la risoluzione di Edite Estrela (S&D, PT), la terza a essere approvata martedì, tutti dovrebbero poter beneficiare di sistemi sanitari e di assistenza sanitaria a prezzi accessibili. Devono essere prese meglio in considerazione le esigenze specifiche dei gruppi vulnerabili quali donne, pazienti anziani, migranti privi di documenti e minoranze etniche nella formulazione delle politiche economiche e sociali europee.

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