Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 25

Posts Tagged ‘rassegnazione’

La rassegnazione cristiana

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 settembre 2019

Le generazioni che hanno vissuto la pienezza della loro maturità gli anni che hanno composto il XIX ed il XX secolo sono state educate alla ricerca della “rassegnazione” di fronte ai tanti mali esistenziali legati alla povertà, alla sofferenza, alle ingiustizie e quanto altro. Da alcuni anni a questa parte questo sentimento è decisamente in crisi sia sotto il profilo della dottrina che della stessa pratica di vita cristiana. E’ una presa di coscienza sempre più forte e determinata. E’ la voglia di giustizia che sembra voler essere in perenne conflittualità con un modo di dividere l’umanità tra i più “fortunati” o se vogliamo più “furbi” e gli emarginati. La stessa carità si è trasformata in solidarietà, attraverso il volontariato, ed è diventata persino una parola tabù poiché significa per molti un modo d’offrire un’elemosina per mettere la coscienza a posto. E per molti cristiani tutto ciò è diventato una nuova consapevolezza, un nuovo concetto di Fede che si traduce in una missione intesa come servizio e che respinge al mittente ogni pretesa di attaccamento al potere e ai suoi privilegi. Ma non basta per dare forza a questo “movimento”. Occorre uno sforzo in più. Bisogna prestare più attenzione all’azione educativa prestata nell’insegnamento scolastico e in tutti quegli ambienti dove è possibile dialogare con le parti sociali: oratori, sindacati, volontariato, associazione di varia natura. Il tutto si deve tradurre in un itinerario metodologico secondo la scansione di una serie di tappe progressive, al cui interno si presuppongano ulteriori obiettivi intermedi. Tutto questo perché se si sconfigge la rassegnazione al suo posto non può e non deve subentrare la rabbia, la rivolta, l’anarchia. (Riccardo Alfonso)

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Il sonno dei giusti

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 gennaio 2012

Corso Italia, Cortina d'Ampezzo, Belluno, Vene...

Image via Wikipedia

Da anni gli italiani sembrano in letargo. Le passioni, le lotte, le rivendicazioni li hanno coinvolti ma da persone comodamente sedute in poltrona davanti ad un monitor televisivo o, al più, con quello del computer. Sta di fatto che se non dormono di certo sono imbambolati su quanto accade loro mentre sulle loro teste si addensa la cultura della rinuncia, della rassegnazione, del fatalismo, della disinformazione. E’ che in un certo senso si sentono in trappola. Il tutto è iniziato nel lontano 1989 con la caduta del muro di Berlino. Da quel momento l’Italia perse la centralità degli interessi occidentali e dei loro timori per l’avvento dei comunisti al governo del Paese, essendo il più forte partito di opposizione. Fu lasciata a se stessa e ben pochi se ne accorsero o, peggio ancora, finsero di non accorgersene, per lucrarvi. Nemmeno la giustizia di “mani pulite” servì a rinsavire i tediati italiani. Si lasciarono in questo modo trascinare nel sogno berlusconiano come se tutto si potesse risolvere con la bacchetta magica dell’imbonitore di turno. Del resto un’alternativa non sembrava a portata di mano. E ora un po’ tutti si chiedono sconsolati: che possiamo fare se non dormire? Almeno il sonno non ci è stato ancora tassato. Siamo stati, del resto, traditi da tutti. Persino il presidente della Repubblica osannando il sacrificio dei poveri italiani ha mostrato le sue preferenze in quanto ha escluso quelli che i soldi, e tanti, li hanno per davvero. Ora persino i sindacati sembrano propensi a cedere per quello che si vuol far passare per la salvezza del paese. Significa lasciare inalterati i costi della politica, la possibilità di spendere oltre 13 miliardi di euro per acquistare aerei di prestigio ma non di necessità, la possibilità di continuare gli sprechi che secondo la corte dei conti ci costano ben 70 miliardi di euro all’anno, significa prenderci in giro con il blitz del fisco a Cortina d’Ampezzo per cercare i “ricchi italiani” come se non li conoscessero, mentre aumentano le evasioni raggiungendo la cifra record di 200 miliardi di euro. E poi si negano 50 euro mensili ai pensionati per il riallineamento delle loro rendite all’ultima inflazione che ha portato ad una riduzione complessiva del potere d’acquisto del 40% e si umiliano le famiglie monoreddito aumentando tutto: dalla benzina, alla luce, al gas, con l’addizionale irpef, ecc. A questo punto non ci resta che continuare a dormire. L’alternativa sarebbe drammatica anche se salutare per tutti tranne, ovviamente, per il 10% della popolazione italiana che non dorme perché è troppo intenta a succhiare il sangue della povera gente, come una sanguisuga. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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La narcosi della politica italiana

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 maggio 2011

Una narcosi intesa come torpore che lascia al risveglio uno stato tra la rassegnazione e indifferenza. E’ quanto si sta verificando in questi giorni, ma che ha un back ground più distante nel tempo. Questa tendenza è frutto di un calcolo, di un processo di annichilimento delle volontà, nell’individuale e nel collettivo, che funge da succedaneo alle dittature non più riproponibili, almeno con i vecchi sistemi. I segnali sono evidenti. Li riscontriamo con il circa 40% dell’elettorato che diserta le urna. Lo notiamo in quanti restano nelle proprie nicchie nell’ambito della famiglia o al massimo nella vita di parrocchia. Lo registriamo nei comportamenti passivi di fronte ai grandi temi sociali e culturali.
Faceva osservare in proposito Domenico Pompili nel suo libro “Il nuovo nell’antico” (Edizioni Paoline): “La narcosi, per Mc Luhan, ci rende servomeccanismi dei sistemi che noi stessi abbiamo costruito e ci trasforma in “idioti tecnologici”, talmente immersi in uno stato onirico ed euforico, in cui la tecnologia sembra realizzare magicamente tutti i nostri sogni, da non renderci conto dei rischi che questo stesso ambiente comporta e da non saperne cogliere pienamente le opportunità, cosa che riesce solo se si è ben svegli.”
Manca in noi l’esigenza del “vigilare” non per precludere i indiscriminatamente un accesso agli estranei di una cultura secolarizzata in cui siamo immersi e siamo incapaci di comunicare se non agli addetti ai lavori. Vigilare per quei valori condivisi che formano la cultura dell’individuo e di un popolo e ne distinguono i caratteri. Ma come possiamo farlo se si abbassano i contenuti e si svilisce lo stesso significato della verità che si declassa con il subire processi di appropriazione e impoverendo, di conseguenza, la capacità di significare una rigenerazione e di indicarci insieme un significato e una direzione nel dare alla nostra esperienza un nome e una forma che ci aiutino ad orientare in modo consapevole la nostra esistenza in mezzo a ciò che ci accade? E’ questo il pericolo latente che oggi si manifesta con le esternazioni di chi dovrebbe svegliarci per renderci sempre più consapevoli del valore della vita nel suo impegno quotidiano ed invece ci addormenta con un sentire debole. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Il sistema capitalistico

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 febbraio 2010

Editoriale Fidest. E’ un sistema che sta degenerando. Se non ce ne liberiamo verremo annientati dalle sue logiche che riescono sempre di più a far attecchire nella mentalità dei suoi sostenitori l’idea del superuomo, dello sfruttamento, della violenza, della prevaricazione. Ci ha provato per la prima volta nel XIX Carlo Marx. Aveva intuito la necessità di trovare un governo mondiale alternativo al capitalismo incominciando a studiarne i possibili cambiamenti ma fu tradito dagli stessi uomini che avrebbero dovuto affiancarlo nell’impresa. Nacque solo nel XX secolo qualcosa di simile con il socialismo reale ma fu, alla fine, un insuccesso. Il tutto si dissolse dietro il polverone sollevato dalla caduta del muro di Berlino. I condizionamenti sono stati tanti. Si comincia dalla religione che predica la rassegnazione, per la sofferenza come martirio, per una futura redenzione. Si inizia dal proletario che ambisce solo di diventare un piccolo borghese, un servus servorum Dei. Si parte dalla rabbia anarchica per colpire i simboli ma non il sistema. Ci si avvale della ragione per asservirla alla disinformazione. I giovani oggi uccidono, derubano, stuprano perché il loro fine è quello di facili arricchimenti e di facili piaceri. Perché sanno che la prepotenza è l’unico modo per emergere, per distinguersi dagli altri, per sentirsi potenti, invidiati dai loro simili e imitati. Non esistono esempi nobili. Non si fa politica per il bene comune, per difendere i più deboli ma solo per cercare una strada per arricchirsi costi quel che costi. L’imprenditore senza scrupoli sa che è la strada più breve per raggiungere lauti profitti. I figli si sentono una risorsa e considerano i padri un fardello inutile. Colpisci a morte il tuo simile e gli sussurri: niente di personale sono affari. Ma chi, in questo marasma, avrà il coraggio di alzare la testa, di stringere la mano al suo vicino e di sorridergli e di offrirgli una parte delle sue ricchezze come atto dovuto e solidale in una società del bene in opposizione a quella del male? Pochi, molto pochi, sempre più pochi, forse nessuno. Ma quale potrebbe essere il sistema alternativo al capitalismo? Semplice. Un mondo dove il mangiare, il bere, l’alloggio, il lavoro, l’assistenza sanitaria sono e restano un bene primario e il cui accesso è dovuto a tutti senza condizionamenti di sorta. Diventano beni non economici perché salvavita, perché non hanno un prezzo, perché non sono commerciabili, barattabili, dipendenti dal proprio reddito. Lo stesso diritto alla vita deve anche significare il diritto ad una vita interamente offerta senza costrizioni di sorta. Che senso ha, infatti, vietare d’abortire per poi non permettere a chi è nato di vivere senza elemosinare un sorso d’acqua, un pasto decente, un’adeguata assistenza sanitaria, un lavoro e una vecchiaia serena sotto un dignitoso ricovero che ci sottragga dalle intemperie. Il diritto alla vita si intende per tutta la sua filiera, non per segmenti. Tutto questo è la negazione del capitalismo. Tutto questo diventerebbe una alternativa capace di restituire all’essere umano la sua dignità, il suo decoro, il suo lato più buono, la sua onestà. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Dovere di informare, diritto di sapere

Posted by fidest press agency su sabato, 3 ottobre 2009

Di cosa siamo liberi in questo paese? Di maledire i telegiornali di regime? Di masticare amaro per quotidiana la rassegna di interviste deferenti e di cronache ubbidienti al governo? Siamo liberi di non comprare i giornali che non ci piacciono, di tener spenta la televisione, di parlar d’altro? Non è libertà, questa: è rassegnazione. Contro questa rassegnazione, contro il vizio di voltarsi dall’altra parte, oggi Sinistra e Libertà è in piazza. Vogliamo che questo paese si riprenda la liberta di dire, di scrivere, di leggere, di avere opinioni. Libertà di essere informati: perché non lo siamo affatto. E non solo per colpa della stampa e dei tg di Berlusconi. Attorno a noi vediamo troppi giornali che si sono trasformati in un partito: e quando diventi la gazzetta di un segretario, poco importa che quel segretario sia di destra o di sinistra. E’ quello che rimproveriamo a Repubblica, giornale autorevole ma politicamente fazioso, convinto a torto che oscurare le ragioni della sinistra italiana sia buon giornalismo. (Claudio Fava)

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Viaggiare in aereo e perdere i bagagli

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 agosto 2009

Sara’ capitato di aspettare il bagaglio davanti al nastro trasportatore e, con un tonfo al cuore, constatare che la propria valigia non c’e’ o arriva con la maniglia divelta o il carrellino privo di ruote. Che fare? La prima cosa è quella di andare all’Ufficio oggetti smarriti (lost&found), presentare il proprio biglietto, il tagliando del bagaglio e compilare un modulo. Queste operazioni servono per avviare le ricerche del bagaglio perso. Il viaggiatore che vuole essere risarcito, per il bagaglio perso o danneggiato, deve presentare anche una denuncia alla compagnia aerea con la quale ha volato. Spesso si dimentica di effettuare questa operazione, confortati dalle assicurazioni degli addetti all’Ufficio oggetti smarriti che il bagaglio sara’ prontamente ritrovato e riconsegnato. Occorre pero’ fare attenzione ai tempi entro i quali fare la denuncia, poiche’ si rischia di non ricevere il risarcimento dovuto. La Convenzione di Varsavia stabilisce tempi e valori diversi in relazione ai voli nazionali e internazionali e prevede un rimborso a kg di bagaglio, indipendentemente dal valore del bene perduto (salvo il caso di maggiore dichiarazione di valore): * Per i voli nazionali la denuncia, alla compagnia aerea va presentata entro 3 giorni dall’arrivo per i danni ed entro 14 giorni per lo smarrimento; in caso di perdita, manomissione o danneggiamento, il risarcimento arriva fino ad un massimo di 222 euro per bagaglio; *Per i voli internazionali occorre presentare la denuncia entro 7 giorni dall’arrivo per i danni e 21 giorni per lo smarrimento. La compagnia aerea rimborsa 20 dollari per ogni chilo di bagaglio, fino ad un massimo di 20 kg. * Si puo’ chiedere anche il rimborso degli abiti acquistati, allegando ovviamente le ricevute e il risarcimento del danno “biologico” subìto, la cui quantificazione e’ lasciata alla valutazione del passeggero che, peravere soddisfazione, dovra’ con molta probabilita’ rivolgersi al Giudice di pace. (Primo Mastrantoni, segretario dell’Aduc)

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La concezione religiosa del Verga

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 agosto 2009

“Non c’è nel Verga la luce della Provvidenza manzoniana, ma il cieco Fato che domina inesorabile. La concezione religiosa è dunque quella di una religione di primitivi, una religione che induce ad accettare rassegnati la realtà cosi’ come essa è, che trova il suo tempio nel focolare domestico, che ha i suoi affetti più profondi nel rispetto per l’onore della famiglia, per la casa, per la donna, per la legge e per la tradizione, ma soprattutto  per quel patrimonio materiale di  tradizioni ataviche, di impegno morale a ris-pettarle, di vana superbia gentilizia. Verga nelle sue opere esprime una religione della rassegnazione, non della consolazione e della elevazione.” La spiritualità del Verga è dunque legata alla tipica tradizione della nobiltà contadina siciliana. Lo scrittore individua nello stesso progresso il prezzo che l’uomo paga   con indescrivibili sofferenze e, cosi’ facendo, viola quella legge del Destino che è regolatrice della vita umana.Un sentimento religioso che nel Verga risente le discrasie di una società capitalistica e la sua inca¬pacità di offrire una valida protezione all’uomo. D’altra parte gli squilibri tra il Nord ed il Sud, la contrapposizione tra le due zone e la diversa evoluzione seguita dal movimento proletario spingono gli scrittori naturalisti del meridione a non affron¬tare la complessità dei problemi industriali. Essi preferiscono tuffarsi nel proletariato contadino dal quale traggono ispirazione e ne assorbono la stessa concezione religiosa. Lo stato sociale e religioso del Verga si traduce magistralmente nei suoi due romanzi storici: I Malavoglia e Mastro Don Gesualdo. Essi rappresentano l’uomo con tutte le sue naturali aspirazioni e sag¬giano il modo come possono venir soddisfatte o no dalle leggi  della società borghese, da una società av¬viata verso l’industrialismo e dai miti del progresso borghese. E quando  Verga fa dire a Don Gesualdo: “Io difendo la mia roba, caro voi!” Nella “roba”  lo scrittore riassume l’insieme dei sentimenti, compreso quello religioso, che promana dalla generosità e devozione di gente semplice e mite per la quale gli eventi più grandi di loro sono colti con rassegnazione ma anche con un impegno morale a rispettarli. Fidest centri studi saggio di Riccardo Alfonso)

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Italiani: un popolo di rassegnati

Posted by fidest press agency su martedì, 28 luglio 2009

Lettera al direttore. Caro direttore, perché molti italiani, pur disprezzando Berlusconi, lo tollerano? Tante le risposte. Una è certamente: perché gli italiani sono particolarmente inclini alla rassegnazione. Siamo dei rassegnati dalla nascita. Ci rassegniamo a convivere con la mafia, a veder morire ogni giorno persone a causa di incidenti sul lavoro, a mangiare porcherie, a respirare porcherie; ci rassegniamo a non essere informati; a  vedere gente che spreca e si sollazza, e gente costretta a privarsi del necessario; ci rassegniamo a vedere in televisione spettacoli desolanti, donne dal volto deformato, e seni e sederi a profusione. Ci rassegniamo al fatto che ogni tre giorni in Italia una donna muore per le violenze subite da un uomo. Ci rassegniamo ad assistere ogni estate all’incendio di migliaia di ettari di bosco; al cemento che mangia la nostra bella terra;  a sentir dire e a veder fare cose che non diremmo e non faremmo mai. Ci rassegniamo a tutto. Ci rassegniamo al fatto che possiamo scrivere una lettera come questa,  vederla anche pubblicata magari, sapendo perfettamente che non serve a nulla, proprio a nulla. Ci rassegniamo ad abbaiare alla luna, come suole dire una mia cara amica. La cristiana santa eroica rassegnazione ci impedisce di impazzire. E’ la nostra salvezza. Rassegnarsi a Berlusconi non è davvero un problema per chi la rassegnazione ce l’ha nel Dna. (Renato Pierri)

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