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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

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Sospensione delle rate di mutui e prestiti

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2020

Secondo un’analisi prodotta da CRIF sulla base delle informazioni contribuite in EURISC, il principale Sistema di Informazioni Creditizie attivo in Italia, nelle prime settimane dopo l’entrata in vigore del decreto ‘Cura Italia’ (nel corso del mese di marzo) le famiglie italiane hanno presentato 162.307 richieste di accesso alla moratoria per la sospensione del pagamento dei propri finanziamenti rateali.
Di queste, circa 65.000 richieste riguardano mutui immobiliari ma sono state più di 55.000 quelle relative ai prestiti personali. A seguire, quasi 19.000 le richieste di moratoria sui prestiti finalizzati, 13.000 quelle sui mutui di liquidità mentre le restanti 10.000 si riferiscono a contratti di leasing e altri prodotti rateali. Dallo studio di CRIF emerge anche che i contratti relativi ai consumatori che sono stati sospesi grazie alla moratoria sono mediamente risultati essere più onerosi in termini di rata mensile e debito residuo, confermando la necessità da parte delle famiglie di sospendere il pagamento di rate che rappresentano un impegno significativo rispetto al budget disponibile. Ad esempio, per i mutui immobiliari per i quali è stata ottenuta la sospensione dei rimborsi grazie alla moratoria la rata media mensile è pari a 753 Euro mentre l’importo residuo ancora da rimborsare per estinguere il finanziamento è di 144.600 Euro. Per gli altri mutui la rata mensile dei contratti per i quali è stata ottenuta la moratoria è pari a 882 Euro contro i 384 Euro dei prestiti personali e i 238 Euro dei prestiti finalizzati.
Un’altra importante evidenza che emerge dallo studio di CRIF riguarda l’applicazione della moratoria a livello regionale: fatto 100 il totale nazionale, il 13,6% dei contratti che hanno beneficiato della sospensione delle rate nel mese di marzo riguarda consumatori del Veneto, che precedono quelli della Sicilia, che mostrano una incidenza del 12,7% sul totale, e quelli del Trentino Alto Adige, con il 12,2% malgrado la modesta incidenza dei contratti attivi sul totale. Seguono la Lombardia, con un peso del 10,1% sul totale, l’Emilia Romagna, con l’8,8%, il Piemonte, con l’8,6%, e il Lazio, con il 7,7%.
Ragionando in termini di numerosità dei contratti sospesi rispetto al numero di finanziamenti attivi, la media nazionale è pari allo 0,8%, con un’accentuazione evidente in Trentino Alto Adige, dove l’incidenza è addirittura pari al 4,7%. Più alta della media l’incidenza anche in Sicilia e in Veneto, entrambe con l’1,3%. Perfettamente in linea con la media nazionale l’Emilia Romagna, le Marche e la Val d’Aosta, mentre l’incidenza in Piemonte risulta pari allo 0,7% contro lo 0,6% della Lombardia.

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Conto bloccato per le rate del mutuo: un illecito che può anche diventare reato

Posted by fidest press agency su sabato, 22 febbraio 2020

Una cattiva, e indebita, prassi di taluni direttori di agenzia bancaria è quella di bloccare la disponibilità in conto per un ammontare pari a quello delle rate di mutui e prestiti che scadranno di lì a qualche settimana. Quello dei “blocchi dare” dei rapporti su cui si appoggiano le rate è un comportamento purtroppo diffuso nonostante la sua illiceità sotto più di un aspetto. Prima di tutto, la data di addebito effettivo della rata deve essere quella prevista dal contratto di mutuo, e nessun contratto può imporre che la somma debba essere presente sul conto in anticipo rispetto a tale data. Il cliente-debitore, infatti, è libero anche di versare contanti il giorno stesso.
Alla stessa maniera è irregolare, altro caso frequente, quando il conto viene bloccato a seguito di un mancato addebito della rata a causa della mancanza o insufficienza dei fondi. A quel punto, in molte agenzie il conto viene apposto il “blocco dare” in maniera da potersi appropriare delle somme in arrivo, in genere lo stipendio successivo. Non mancano le armi a disposizione dei clienti. La prima è quello dell’esposto alla Banca d’Italia, la cui presentazione, a differenza di ciò che in molti pensano, è agevole. E’ sufficiente infatti indicare in modo chiaro e sintetico il comportamento scorretto e, come ovvio, l’istituto bancario verso cui l’esposto è rivolto.
L’esposto si può presentare mediante consegna a mano, posta, ordinaria, fax, email, pec oppure email ordinaria con firma digitale. Destinataria può essere qualsiasi Filiale della Banca d’Italia, ma è meglio rivolgersi a quella di competenza del territorio dove l’intermediario ha la direzione generale. Esito dell’esposto è spesso la cessazione del comportamento scorretto da parte dell’agenzia, e se le segnalazioni sono numerose si può anche arrivare a delle sanzioni. Suggeriamo la strada dell’esposto alla Banca d’Italia perché la cattiva abitudine dei “blocchi dare” sta sempre più prendendo piede, ed andrebbe severamente censurata, nonché sanzionata, dalla Vigilanza. Per questo motivo i clienti non devono spaventarsi o lasciare correre, perché tante segnalazioni vogliono dire che il comportamento scorretto è pratica comune e non iniziativa di alcuni.
Nei casi più gravi si può addirittura prendere in considerazione una denuncia che può far emergere i reati di appropriazione indebita e di usura, dato che i recenti orientamenti della Cassazione in materia considerano valevole lo stato di difficoltà anche solo temporanea del debitore e non, come avveniva tempo addietro, il vero e proprio stato di bisogno. E l’articolo 644 del Codice Penale prevede, tra gli altri, che sono usurai i compensi e gli altri vantaggi comunque sproporzionati. (Anna D’Antuono, legale, consulente Aduc)

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Rinegoziazione mutui

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 maggio 2011

La proposta di rinegoziare i mutui per le famiglie meno abbienti è certamente utile, ma del tutto insufficiente e rischia di creare una “battaglia” tra poveri. Reddito ISEE di 30.000 euro per nucleo familiare, 150.000 euro di mutuo, non essere in ritardo con le rate – dichiara Pietro Giordano, Segretario Generale Vicario Adiconsum – significa aiutare un numero molto limitato di famiglie. Peraltro non è ancora chiaro se la rinegoziazione comporterà costi per i mutuatari. Le misure necessarie sono altre – continua Giordano – a partire da rifinanziamento del fondo di 20 milioni di euro per la sospensione delle rate e da soluzioni immediate per quei mutuatari che finiti i dodici mesi previsti, dal Piano Famiglia sottoscritto tra ABI e associazioni dei consumatori, difficilmente riusciranno a riprendere regolarmente i pagamenti.

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Casa: modalità per sospensione rate

Posted by fidest press agency su sabato, 6 novembre 2010

A partire dal 15 novembre 2010 è possibile presentare la domanda di accesso al Fondo di solidarietà per i mutui per l’acquisto della prima casa. Il regolamento di attuazione (Decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 7 giugno 2010, n.132, pubblicato nella GU del 18 agosto 2010, n.192 e in vigore dal 2 settembre) prevede che, a fronte della sospensione del pagamento delle rate del mutuo acceso per l’ acquisto della prima casa, il Fondo rimborsi all’istituto di credito interessato i costi sostenuti dal beneficiario per eventuali oneri notarili anticipati dalla banca stessa, e gli oneri finanziari pari alla quota interessi delle rate per le quali ha effetto la sospensione del pagamento da parte del mutuatario, corrispondenti al “parametro di riferimento” del tasso di interesse applicato ai mutui, al netto della componente di maggiorazione sommata a tale parametro. Per parametro di riferimento si intende, l’ Euribor nel caso dei mutui a tasso variabile o bilanciato, il tasso IRS in euro per ciò che attiene i mutui a tasso fisso, mentre per i mutui con opzione di scelta di tasso (fisso o variabile), il parametro di indicizzazione corrisponde a quello vigente al momento della presentazione della richiesta di sospensione.

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Mutui e sospensione rate

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 settembre 2010

Il 2 settembre è entrato  in vigore il decreto del ministero dell’Economia (132/2010) che ha dato attuazione alla norma che consente di ottenere la sospensione delle rate dei mutui prima casa per le quali si possa dimostrare che non si e’ in grado di far fronte. Un decreto arrivato con un ritardo di più di due anni nonostante diverse nostre iniziative civiche e parlamentari per la sua emanazione. La norma che ne aveva annunciato l’emissione e che aveva introdotto l’agevolazione costituendo un “fondo di solidarieta’”, infatti, è la Finanziaria del 2008. Ma siccome il famoso diavolo fa le pentole ma non i coperchi, il ministero ha colto un’ennesima occasione per non smentirsi: se si va al link fornito dal ministero stesso per tutte le informazioni… queste non ci sono, cosi’ com’è assente la modulistica e c’è anche scritto che è in corso di individuazione il “Gestore” del fondo a cui si attingerà per far fronte alle spese. Siamo senza parole. Dopo due anni per il decreto ora non si rispetta neanche la data di entrata in vigore. Se io contribuente ottempero al mio dovere anche con un ritardo di un giorno, l’Erario mi fa pagare penali e altro… ma, anche solo per dare il buon esempio, non sarebbe dovere dello Stato essere puntuale in quello che e’ il suo compito principale, cioe’ l’attuazione dei diritti dei cittadini? Sembra di no! Ed e’ proprio questa disparita’ di comportamento davanti a diritti e doveri, ben percepito dal cittadino medio, uno dei motivi per cui il medesimo cittadino si trasforma in suddito che, appena puo’, cerca di fregare lo Stato nemico e arrogante. In questo caso e’ la credibilita’ il danno principale, perche’ nello specifico della sospensione delle rate dei mutui per i bisognosi, visto il perdurare di due anni nella latitanza del ministero nell’approvare il decreto, la societa’ civile si era in parte gia’ organizzata per conto proprio: dallo scorso 1 febbraio e’ in vigore un accordo dell’Abi (Associazione Bancaria Italiana) con alcuni istituti di credito che si sono prestati volontariamente alla sospensione delle rate dei mutui in presenza di difficoltà documentate del mutuatario. (comunicato aduc)

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