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Ratzinger da cardinale a pontefice

Posted by fidest press agency su martedì, 12 luglio 2016

papa_ratzingerGli scandali che periodicamente colpiscono le strutture vaticane, hanno una origine ben chiara, che Papa Francesco tenta di neutralizzare, trovando ostacoli proprio in quelle strutture verticali che dovrebbero sostenete le innovazioni che Papa Francesco vorrebbe portare avanti. Tutto è partito con l’acquisizione, in un crescendo rossiniano, di potere da parte di Ratzinger. Da Cardinale si adoperò senza sosta per proiettare se stesso sul soglio di Pietro. Alla fine ci riuscì.
Ratzinger, dall’alto del trono di Pietro, propagandò, imponendo la sua personale visione di un Cristo diverso, dissolutore della soggettività umana, come improvvisata risposta al nichilismo e al relativismo, entrambi combattuti a parole, servendosi del peggior relativismo e del peggior nichilismo.
Gli aspetti più evidenti diventarono (e lo sono ancora, senza una decisa contrapposizione, che tarda ad arrivare) elementi dottrinali contro la Chiesa cattolica, specialmente da parte delle scuole di teologia islamica, coma l’Università Teologia “Zi Tuna” di Tunisi. E’ la ragione per la quale noi cattolici non siamo in grado di difendere i nostri principi religiosi, essendo stati stravolti dalla dottrina ratzingeriana. Bastano pochi esempi per chiairre il tutto:
a) La lectio magistralis di Ratisbona
b) Il battesimo di Magdi Allam la notte che ricordava la Resurrezione di Cristo, battesimo in pompa magna, trasmesso in mondo visione.
c) Il libro “Senza radici” scritto a quattro mani con l’ateo Pera.
d) La lettera “Crimen sollicitationis” rivolta ai vescovi americani, nella quale imponeva il silenzio sui casi di pedofilia; lettera che valse all’allora cardinale, una denuncia per “ostacolo alla giustizia, da parte di un tribunale del Texas.
e) Non vale la pena proseguire negli esempi, perché occuperemmo troppo spazio, senza concludere il nostro modesto parere.
La grandiosa semplicità dell’insegnamento di Cristo ha subito, con Ratzinger cardinale prima e Pontefice dopo, un dimensionamento umano attraverso una esegesi che rende elitaria la Fede, riservandola ai dotti che inseguono l’ipotesi di poter aggiungere qualcosa alle parole di Cristo.
L’attuale pontificato di Papa Francesco, nel quale in molti emerge il tentativo di indicare una continuità con il predecessore, in realtà ne rappresenta la negazione e la contraddizione, riaprendo un dialogo interiore che era stato sostituito da elucubrazioni para-scientifiche.
Attraverso lo studio del testo «Gesù di Nazaret» ho capito perchè il cardinale Ratzinger abbia condannato la Teologia della Liberazione, i preti operai ed abbia consentito, da Pontefice, la divulgazione delle lettere di Teresa di Calcutta, quasi a volerne esorcizzare l’intera vita dedicata agli emarginati del mondo, perché in quelle lettere Madre Teresa esprimeva il dubbio che solo i giganti dell’umiltà possono avere e che diventa la santità del dubbio.
Ho cercato di leggere prima e studiare dopo «Gesù di Nazareth» scritto da Benedetto XVI, ma iniziato quando era ancora il cardinale Ratzinger. Già dalla introduzione si evince la volontà di trasferire nel metodo dell’analisi storica la figura e l’insegnamento di Cristo, nel tentativo di realizzare una esegesi che in 2000 anni nessuno aveva chiesto e della quale nessun credente sentiva il bisogno. A pag. 11 si legge: «Se dunque la storia, la fatticità, in questo senso appartiene essenzialmente alla fede cristiana, quest’ultima deve esporsi al metodo storico. E’ la fede stessa che lo esige». Così attraverso il metodo dell’analisi storica dovremmo spiegare il senso più intimo della fede! Ma così il cattolicesimo cristiano più che una religione si ridurrebbe ad un evento storico, analizzabile nei fatti più che negli effetti.
Ampliando il discorso, il cattolicesimo cristiano diventerebbe un fenomeno transitorio come transitori sono tutti i fatti umani, più che una religione o la religione, più che un insegnamento universale, diventerebbe un momento storico dell’evoluzione del pensiero, analizzabile, valutabile e interpretabile come qualunque altro evento antropologico. Concetto ribadito anche in quel “Senza radici”, scritto a quattro mani con il. Prof. Marcello Pera, nel quale il cristianesimo finisce con l’assumere le caratteristiche che appartengono più all’antropologia che alla mistica e alla Fede.
Per trovare un conforto alle certezze di una Fede intima e semplice che ho sempre sentito interiormente, ho voluto rileggere per l’ennesima volta quell’ «Imitazione di Cristo» che ha sorretto la fede negli anni bui del Medio Evo, quando la Chiesa era «distratta» dalle lotte per le investiture, dal potere temporale, dalle crociate e dalla vita opulenta e, spesso, dissacrata e dissacrante, vissuta nelle stanze del Vaticano. Fu il monachesimo che consentì la verifica dell’antica promessa di Cristo «Non praevalebunt» attualizzandosi e proseguendo il suo itinerario, malgrado la Chiesa ufficiale. Desidero riportare qui alcune frasi di quel libro, del quale non si ama parlare, come se indicasse una via superata dal modernismo tecnocratico.
Ma accade che molta gente trae un ben scarso desiderio del Vangelo dall’averlo anche più volte ascoltato, perché è priva del senso di Cristo. Invece, chi vuole comprendere pienamente e gustare le parole di Cristo deve fare in modo che tutta la sua vita si modelli su Cristo. Che ti serve saper discutere profondamente della Trinità, se non sei umile, e perciò alla Trinità tu dispiaci? Invero, non sono le profonde dissertazioni che fanno santo e giusto l’uomo; ma è la vita virtuosa che lo rende caro a Dio. Preferisco sentire nel cuore la compunzione che saperla definire. (Imitazione di Cristo: cap. 1, libro 1°)
Colui che si conosce a fondo sente di valere ben poco in se stesso e non cerca l’approvazione degli uomini. Dinanzi a Dio, il quale mi giudicherà per le mie azioni, che mi gioverebbe se io anche possedessi tutta la scienza del mondo, ma non avessi l’amore? Datti pace da una smania eccessiva di sapere: in essa, infatti, non troverai che sviamento grande ed inganno. Coloro che sanno desiderano apparire ed essere chiamati sapienti.
(Imitazione di Cristo: cap. 2.1, libro 1°)
Non volerti gonfiare, dunque, per alcuna arte o scienza, che tu possegga, ma piuttosto abbi timore del sapere che ti è dato. Anche se ti pare di sapere molte cose; anche se hai buona intelligenza, ricordati che sono molte di più le cose che non sai.
(Imitazione di Cristo: cap. 2.2, libro 1) A queste parole, scritte da anonimi e ispirati credenti, bisogna aggiungere le parole di Cristo: Ti benedico Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. (Matteo 11, 25) (Rosario Amico Roxas) (articolo riportato non in forma integrale)

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New York Times: Ratzinger sapeva sulla pedofilia

Posted by fidest press agency su domenica, 28 marzo 2010

“Situazione incresciosa che poco alla volta sta emergendo con ritagli sempre più inquietanti. È importante che siano preservati i diritti delle vittime, trattandosi di bambini la cui dignità è stata calpestata”. Così Roberto Soldà, vicepresidente dell’Italia dei Diritti, commenta le accuse lanciate dal New York Times contro il Papa e l’attuale segretario di Stato vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone. Secondo i documenti in possesso del giornale nel 1996 l’arcivescovo di Milwaukee avrebbe inviato a Ratzinger, allora alla guida della Congregazione per la dottrina della fede, due lettere per denunciare il caso di padre Murphy, sacerdote che avrebbe abusato di almeno 200 bambini frequentanti una scuola per sordi nel periodo compreso fra il 1950 e il 1974.
Secondo il NYT l’attuale Papa non avrebbe risposto alle missive. Più tardi il suo vice di allora, il cardinal Bertone, avrebbe aperto un processo canonico segreto nei confronti di Murphy, che sarebbe però stato archiviato a seguito di una lettera di pentimento e scuse inviata da Murphy a Ratzinger. “Mi auguro che tutti i fatti relativi agli abusi sui minori perpetrati dalla Chiesa vengano alla luce al più presto – afferma l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro – I responsabili non dovranno risponderne solo da un punto di  vista morale,  ma anche e soprattutto da un punto di vista penale”.

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Ratzinger: sull’educazione e la cultura

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 ottobre 2009

Monsignor Luciano Monari, vescovo di Brescia  e vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, è l’autore del libro Servitori della verità. Riflessioni sull’educazione (Editrice La Scuola pp. 156, euro 9,50) . Il volume, vera sintesi del pensiero di papa Benedetto sull’educazione come servizio alla verità, sul rapporto con l’evangelizzazione, è diviso in due parti precedute da un’introduzione dello stesso Monari. La prima parte (“L’emergenza educativa”) palesa con nitidezza la situazione generale che caratterizza anche il nostro Paese con tutti i rischi di consolidamento per il processo di frammentazione in corso, assai pericoloso per le future generazioni: più che una diagnosi esasperata, una diagnosi profetica. E sulla scia delle riflessioni papali circa le cause della crisi educativa monsignor Monari avverte: “Non è solo questione di metodi, di regole; quello che manca è un atteggiamento chiaro, consapevole, personale di amore alla propria vita, di accettazione della vita dell’altro, di fiducia nel valore della vita umana stessa a prescindere dalle diverse situazioni in cui essa possa trovarsi”, e ancora: “Sarebbe però illusorio pensare che l’atto educativo dipenda solo dall’educatore… Il risultato effettivo dipenderà in ultima analisi dalla risposta libera delle persone. È questo il rischio dell’azione educativa: deve fare ogni sforzo per rendere possibile la maturazione delle persone; ma deve evitare ogni imposizione e consegnare gli esiti alla libertà e alla responsabilità dei singoli. E tuttavia non basta nemmeno la buona volontà individuale. Siamo davanti a un problema culturale, che riguarda la società stessa, i valori che la sostengono”. Ecco allora l’importanza della seconda parte dell’antologia (“Cristianesimo, cultura, università”), che presenta alcuni tra i testi più famosi di Benedetto XVI, quello letto all’Università di Ratisbona o non letto all’Università di Roma, o quello meno noto sul ruolo del monachesimo nella fondazione della cultura occidentale, ed altro ancora. Testi che costituiscono un elogio della ragione umana. Come conclude nell’introduzione monsignor Monari: “Disprezzare la ragione non è segno di devozione religiosa; al contrario: è spia di un ‘buco nero’ che può distruggere prima la fiducia nella verità, poi il desiderio del bene e infine il valore stesso dell’esistenza.

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