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Giustizia razziale: risarcimenti per i discendenti degli schiavi?

Posted by fidest press agency su martedì, 15 giugno 2021

By Domenico Maceri. Il consiglio di amministrazione della Washington and Lee University ha deciso di non eliminare “Lee” dal nome dell’ateneo convertendo semplicemente a “Washington University”. L’università ha riconosciuto però che il nome Lee “può essere doloroso per coloro che continuano a soffrire del razzismo”. Gli studenti e i professori dell’università, sita in Virginia, avevano votato per il cambiamento perché il nome del generale confederato Robert E. Lee suggerisce legittimità alla schiavitù. Ricorda anche il tentativo di secessione dagli Stati Uniti facendo di Lee un “traditore” alla patria. Non merita dunque di essere celebrato, specialmente per l’angoscia che continua a causare agli afro-americani. Se Lee e il Sud avessero vinto la Guerra Civile la macchia della schiavitù sarebbe continuata molto più a lungo. I ricordi della schiavitù continuano ad avere effetti negativi sugli afro-americani e negli ultimi tempi si è cominciato a parlare di risarcimento per gli eredi degli schiavi i quali hanno sofferto effetti traumatici dal punto di vista psicologico e umano ma persino in termini economici. Anche quando gruppi di afro-americani sono riusciti ad avere successo economicamente in non pochi casi i loro beni sono stati distrutti. Ce lo ha ricordato il presidente Joe Biden nel suo recente discorso per l’eccidio avvenuto a Tulsa, Oklahoma, nel 1921. La sezione di questa città chiamata Greenwood era popolata da una fiorente comunità di afro-americani che per il suo successo era stata denominata Black Wall Street. In quell’anno, però, a causa di conflitti tra afro-americani e bianchi, Greenwood fu rasa al suolo, causando la morte a più di 300 dei suoi residenti e si calcola che più di 10 mila persone rimasero senza tetto. Dopo l’eccidio i sopravvissuti fecero richiesta di risarcimento alle compagnie di assicurazione senza però ottenere compensi.L’amministrazione di Biden sta lavorando su programmi che aiuterebbero gli afro-americani a comprare case ma ciò non sarebbe sufficiente per colmare le perdite storiche subite né il divario di ricchezza esistente. Secondo alcuni studi, il patrimonio di una famiglia afro-americana equivale solo al dieci percento di quello di una famiglia bianca. Il professore William Darity della Duke University, autore di un libro sulle riparazioni, ha chiarito in un’intervista al programma televisivo di sinistra Democracy Now che la famiglia afro-americana media ha un patrimonio di 840 mila dollari meno di una famiglia bianca. L’assistenza proposta da Biden aiuterebbe ma solo in parte poiché il possesso casa equivale solo al 25 percento del patrimonio totale di una famiglia tipica. Risarcire gli eredi degli afro-americani economicamente per i danni subiti nel corso della storia, secondo Darity, costerebbe 11 mila miliardi di dollari, cifra altissima e difficilmente giustificabile per gli elettori.Ciononostante l’idea di risarcire gli afro-americani per i danni subiti dai loro antenati continua ad aumentare in accettabilità. In un sondaggio del 2000 solo il 4 percento degli americani bianchi era favorevole ai risarcimenti. In un altro sondaggio del 2018, però, la cifra era salita al 16 percento e in uno più recente è arrivata al 30 percento. Ovviamente la maggioranza degli americani non vede il risarcimento necessario per danni subiti da generazioni precedenti. Si guarda al passato con occhi egoisti dal punto di vista psicologico, ricordando gli eroi e le glorie che riflettono l’America come se tutti gli americani attuali avessero partecipato agli eventi memorabili. Quando poi si ricordano le tragedie non si vuole assumere responsabilità per le malefatte degli antenati. Il fatto che le cose stiano migliorando va però visto con ottimismo. Ricompense monetarie per correggere o almeno minimizzare azioni abominevoli degli antenati sono già state messe in atto. In America i giapponesi americani internati fra il 1941 e 1944, vittime di discriminazione, hanno ricevuto 20 mila dollari di compensi, anche se non tutti sono stati coperti dalla legge del 1988. Il concetto di riparazione del governo per vittime di attacchi terroristici si è persino verificato anche se i responsabili venivano dal di fuori. Le famiglie di vittime degli attacchi dell’undici settembre 2001 hanno ricevuto compensi finanziari che non possono coprire le perdite dei loro cari ma hanno diminuito i loro disagi finanziari. Anche gli individui presi in ostaggio dagli iraniani fra il 1979 e il 1981 hanno ricevuto compensi. In questo caso si tratta di 10 mila dollari per ognuno dei 444 giorni di cattività, quindi un totale di 4,4 milioni di dollari a ciascuno dei 52 individui affettati.Altri Paesi come la Germania e la Francia hanno anche riconosciuto le loro responsabilità per eventi tragici. Riparazioni economiche sono state fatte dal governo tedesco a vittime dell’olocausto. La Germania ha anche riconosciuto i massacri tedeschi fra il 1904-1908 nell’attuale Namibia, Africa Sudovest, ed ha stanziato un miliardo di dollari per progetti a beneficio delle comunità dove risiedono gli eredi delle vittime. La Francia di Emmanuel Macron ha riconosciuto e chiesto scusa per la complicità negli eccidi in Ruanda nel 1994 in cui 800 mila persone persero la vita.Risarcimenti per i 40 milioni di eredi degli schiavi americani è ovviamente una situazione molto più complessa ma ha attirato l’interesse della politica. Nel 2019 un disegno di legge è stato introdotto alla Camera per creare una commissione che esplori possibili compensi ai discendenti degli schiavi. Il giornalista e scrittore Ta-Nehisi Coates ha anche scritto nelle pagine della nota rivista Atlantic che questi risarcimenti sono più che legittimi. Coates cita le penalizzazioni subite da afro-americani per le violenze avvenute nella schiavitù dei loro antenati. La situazione di povertà delle famiglie afro-americane, per Coates, è dovuta in gran parte alla discriminazione e al lavoro gratis contribuito dal 1619 fino alla Guerra Civile. Ma anche con la liberazione le leggi discriminatorie specialmente nel Sud del Paese hanno continuato ad aggravare la situazione svantaggiata degli afro-americani.La conclusione della Guerra Civile nel 1865 eliminò la schiavitù ma poco a poco il governo federale cedette e negli Stati del sud occorse un ritorno graduale ai tempi prima del conflitto. La discriminazione contro gli afro-americani continuò con violenza di vari tipi, linciaggi, e leggi segregazioniste sancite anche dalla Corte Suprema americana. Queste politiche contro gli afro-americani si sono ampliate in tempi successivi anche negli Stati del Nord dove non pochi afro-americani si trasferirono. In un certo senso dunque il “systemic racism” (razzismo sistemico) si espanse in tutto il Paese come ci dimostrano le continue morti di afro-americani in scontri con la polizia.Il presidente Biden nel suo discorso a Tulsa ha riconosciuto che nonostante tanti progressi l’America ha molta strada da fare per garantire pieni diritti a tutti i cittadini. Riparazioni finanziarie agli eredi degli schiavi non risolverebbero questi problemi ma confermerebbero ingiustizie avvenute nella storia americana tracciando un percorso per una società più giusta non solo per il nostro Paese ma anche come modello per il resto del mondo. Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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Odio razziale e antisemitismo, estremisti di destra rinviati a giudizio a Sassari

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 marzo 2021

Otto estremisti di destra sono stati rinviati a giudizio dalla Procura della Repubblica di Sassari. A individuarli sono stati gli agenti della Digos, che li ritiene appartenenti a “Ordine Ario Romano”, un gruppo neonazista e antisemita, e responsabili di incitamento alla discriminazione e alla violenza per motivi razziali, aggravati dal negazionismo.Gli estremisti di Ordine Ario Romano, finiti nella lente d’ingrandimento dell’Ucigos, erano soliti svolgere parte della loro attività sulle piattaforme Whatsapp e VKontakte.È proprio sulla rete social più estesa in Russia che le indagini hanno visto un loro punto di svolta. Gli approfondimenti condotti su un account hanno portato all’individuazione di un uomo di 40 anni, già noto alla autorità per le sue condotte estremiste.Dal 40enne, fondatore del gruppo neonazista, poi è stato possibile identificare gli altri membri di Ordine Ario Romano, sparsi in diverse zone d’Italia.L’uomo, inoltre, era impegnato in un’attività molto grande che promuoveva la figura di Adolf Hitler, nonché in una campagna antisemita, che si potrebbe riassumere con le stesse parole utilizzate dal gruppo neonazista: “minaccia giudea”.Campagna antisemita condita di incitamenti alla violenza contro gli ebrei e riportante di una lista formata da elenchi di cognomi ebraici “in modo da poterli facilmente individuare” e dall’indicazione dei tratti antropologici e somatici, ritenuti tipici della “razza ebraica”.La fucina di stereotipi antisemiti non poteva terminare senza un attuale caposaldo della retorica antiebraica: la negazione della Shoah.Un giorno, chissà dove e chissà quando, qualcuno sarà in grado di spiegarci come si possa negare una tragedia dell’umanità come la Shoah. Come si possa elogiare la figura di un personaggio, la cui sete di potere portò a milioni di morti, mettendo in ginocchio la Germania e il popolo tedesco.

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Oggi è la Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale

Posted by fidest press agency su domenica, 21 marzo 2021

E’ stata istituita dall’Onu in memoria del massacro di Sharpeville, in Sudafrica, avvenuto il 21 marzo 1960, quando 69 persone che manifestavano pacificamente contro l’apartheid furono uccise dalla polizia. Ogni anno in questo periodo, la Rete 21 marzo Mano nella mano contro il razzismo, in collaborazione con il mondo dell’associazionismo, organizza manifestazioni ed eventi coinvolgendo enti, istituzioni impegnate sul tema. Così come già lo scorso anno, l’emergenza legata al Covid-19 non permette di organizzare celebrazioni pubbliche. La Giornata resta tuttavia un’occasione preziosa per ribadire l’importanza del principio di uguaglianza tra esseri umani come fondamento della nostra società, sancito anche dalla nostra Costituzione e per ricordare a tutte le persone che subiscono episodi di discriminazioni razziali che non sono sole.L’appuntamento online “Io sono antirazzista” in diretta Fb sulla pagina di Rete 21 marzo, anticipa di un giorno la tradizionale Giornata. Appuntamento dunque sabato 20 marzo a partire dalle ore 15,00 per l’evento suddiviso in tre sessioni.Alle ore 15 , moderati da Ayoub Moussaid, portavoce della Rete 21 marzo dialogano sull’attivismo antirazzista di base Ivana Nicolic, attivista, coreografa e ballerina, Sueni De Blasi, attivista che partecipa con passione e consapevolmente alla vita politica e sociale della comunità e Janet Buhanza, presidente dell’Associazione Donne Africa Subsahariana e II generazione.Dalle ore 16 si svolgerà una sessione dedicata al confronto tra le istituzioni. Introdotta dalla giornalista Federica Tourn, Antonella Ferrero, responsabile ufficio Pari Opportunità e contrasto alle discriminazioni della Città Metropolitana di Torino presenterà il Nodo metropolitano contro le discrimazioni, organismo parte integrante della Rete regionale contro le discriminazioni in Piemonte, che svolge diverse attività quali l’accoglienza e la gestione dei casi di discriminazione e le attività di comunicazione e informazione sulle tematiche antidiscriminatorie. Al dibattito partecipano anche Juan Tafur, sidacalista della Funzione Pubblica della CGIL di Torino, e Stefano Chicco, referente dell’Ufficio Diritti della Città di Torino.Nell’ultima sessione, prevista per le ore 17 intervengono Dijana Pavlovic, attrice, mediatrice culturale e attivista per i diritti umani, Esperance Hakuzwimana Ripanti, scrittrice e speaker radiofonica italiana di origine ruandese e Federico Faloppa, insegnante di Storia della lingua italiana e Sociolinguistica nel Dipartimento di Lingue moderne dell’Università di Reading (Gran Bretagna). Modera Murat Cinar, fondatori del freepress mensile Glob011.Evento Facebook al link: https://www.facebook.com/events/437658320848589/

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Onu: repressione minoranze in Iran

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 settembre 2010

L’Assemblea Spirituale nazionale dei baha’i d’Italia ha appreso che una commissione ONU di esperti ha espresso la propria preoccupazione per la continua repressione delle minoranze etniche e religiose, fra le quali sono compresi anche i membri della Fede baha’i, in Iran.
Nelle sue conclusioni sui baha’i e altre gruppi minoritari, il CERD ha raccomandato all’Iran di «svolgere uno studio di alcuni membri di tutte queste comunità che permetta allo Stato di identificarne le particolari necessità e di formulare piani di azione, programmi e politiche pubbliche efficaci per combattere la discriminazione razziale e gli svantaggi in tutti i campi della vita pubblica per queste comunità». La raccomandazione è successiva a una serie di scambi il 4-5 agosto con una delegazione iraniana che si è presentata al Comitato per difendere la situazione dei diritti umani nel paese.
Non è la prima volta che il Comitato parla del trattamento subito dai baha’i in Iran. Nel 2003 in analoghe osservazioni conclusive, il Comitato ha riportato con preoccupazione «le notizie di discriminazioni a danno di alcune minoranze, che sono private di alcuni diritti… su basi tanto etniche quanto religiose».

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No alla discriminazione razziale nelle adozioni

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 maggio 2010

“Questa posizione della Cassazione pone una seria riflessione etica e sociale sulla quale tutti siamo chiamati a un assunzione di responsabilità. Le adozioni hanno lo scopo precipuo di dare una famiglia, una casa e un futuro di benessere a bambini che hanno il diritto di crescere in condizioni migliori. Per questo rimango perplesso quando, invece, alcuni adulti intelligenti e maturi che ambiscono al ruolo di genitori pretendono di scegliere il figlio da adottare, nella vana e immorale ricerca di una sorta di razza ariana”.  Il vicepresidente dell’Italia dei Diritti, Roberto Soldà, si pronuncia favorevolmente sul parere espresso di recente dalla Procura Generale presso la Corte di Cassazione, sollecitata da un esposto dell’associazione Amici dei bambini, in cui si dichiara contraria alla discriminazione razziale nelle adozioni internazionali dei minori, richieste da coppie italiane, a seguito del decreto con il quale il tribunale dei minorenni di Catania nel 2009 aveva concesso un’adozione a una coppia di coniugi che non voleva bambini neri o di etnia non europea.Riferendosi alla decisione sul merito che, a breve, dovrà essere presa dalle Sezioni Unite Civili della Suprema Corte al fine di stabilire un orientamento giurisprudenziale, Soldà dichiara: “Spero che si faccia immediatamente chiarezza sgombrando il campo da qualsiasi equivoco, considerata la delicatezza del tema in questione”. Poi, il numero due dell’organizzazione che fa riferimento ad Antonello De Pierro ammonisce: “A quei genitori che avrebbero intenzione di adottare solo bambini dal colore della pelle e dall’etnia selezionati voglio ricordare che, come la natura può generare un figlio biologico con determinate caratteristiche fisiche, così anche le pratiche adottive possono portare in dono bambini con peculiarità somatiche casuali, ai quali va riservato comunque tutto l’amore di cui necessitano senza alcuna discriminazione razziale”.

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Giornalisti e discriminazione razziale

Posted by fidest press agency su domenica, 2 maggio 2010

L’Unione europea ha assegnato il premio “Sì alle diversità. No alle discriminazioni” al quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung per l’opera di sensibilizzazione in materia di discriminazione. Un giornalista ungherese ha vinto il secondo premio, mentre un articolo finlandese ha ottenuto un premio speciale per l’attenzione posta al legame tra povertà e discriminazione. Tutti e tre i vincitori riceveranno una borsa per un viaggio di studio in un Paese UE di loro scelta. La Commissione europea sta per lanciare anche l’edizione 2010 del premio “Sì alle diversità. No alle discriminazioni”intitolato “Premio giornalistico UE – Insieme contro le discriminazioni”. Il concorso è aperto ai giornalisti web e a quelli della carta stampata che si occupano di discriminazione e diversità. Gli articoli devono essere stati pubblicati tra il 1° settembre 2009 e il 17 settembre 2010.
I Vincitori del premio 2009:  Kathrin Löther, una giovane studentessa di giornalismo tedesca, ha vinto il primo premio per il suo articolo “Das Lieben der Anderen” (“L’amore degli altri”), pubblicato sulla Süddeutsche Zeitung. L’articolo vincitore tratta il tema dell’amore tra le persone disabili, contribuendo a sensibilizzare su questo argomento con calore e umanità.  István Balla si è conquistato il secondo premio per il suo articolo riguardante le condizioni di vita dei bambini Rom “Mit látnak Budapestből a cigány gyerekek?” (“Che cosa vedono di Budapest i bambini Rom?”), apparso sulla rivista ungherese on line Figyelőnet.  Infine, Hanna Nikkanen ha ricevuto un premio speciale per “Kerrosten välissä” (“Incastrato nel mezzo”). Il suo articolo, comparso sul mensile Voima, narra la storia di un immigrato che affronta la povertà in Finlandia. http://journalistaward.stop-discrimination.info/  Nel frattempo è possibile inviare candidature per l’edizione 2010 del premio giornalistico. Il concorso è aperto ai giornalisti web e a quelli della carta stampata che si occupano delle problematiche relative alle discriminazioni basate su razza, origine etnica, religione, età, disabilità e orientamento sessuale. Gli articoli devono essere apparsi tra il 1° settembre 2009 e il 17 settembre 2010 su una testata on line o della carta stampata che abbia la sede editoriale principale in uno dei 27 Stati membri dell’Unione europea. La data di scadenza per presentare gli articoli attraverso il sito ufficiale del premio è il 17 settembre 2010.
Il premio giornalistico fa parte delle attività di sensibilizzazione della campagna dell’UE “Sì alle diversità. No alle discriminazioni”. La European Youth Press, lo European Journalism Centre e la Association of European Journalists sono partner di questa edizione del premio. Gli articoli premiati sono stati selezionati tra più di 500 articoli inviati da tutti i 27 Stati membri tra il novembre 2008 e la fine di agosto 2009. La giuria ha lodato l’elevata qualità degli articoli presentati. I tre vincitori europei riceveranno una borsa per un viaggio di studio in un Paese UE di loro scelta.

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Discriminazione razziale

Posted by fidest press agency su domenica, 21 marzo 2010

Roma, il 22 marzo, alle ore 9, presso l’Istituto Benedetto Croce (viale B. Bardanzellu 7), la Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco organizza un incontro con gli studenti di alcune scuole romane finalizzato a sensibilizzare i ragazzi sul diritto a non essere discriminati in base alla propria origine – un diritto riportato ormai in tutti i documenti internazionali sulla tutela dei diritti umani – e a dar loro l’opportunità di confrontarsi attivamente sulle problematiche più attuali e delicati ad esso connesse.  L’evento si pone a completamento degli incontri sulle tematiche dei diritti umani avvenuti nei mesi di dicembre e di febbraio, e vede il coinvolgimento della Scuola Media Statale Alberto Sordi, del Liceo scientifico e classico Benedetto Croce, del 126° circolo didattico Iqbal Masin e coro multietnico Sestavoce e della Scuola Media Statale Johann Joaquin Winckelman.  Il programma prevede l’esibizione di alcuni artisti – Thierry Valentini e Mustapha Mbengue e gli interventi dell’artista e filosofo Filomeno Lopes, di esperti di UNICEF (Daunia De Luca), della Caritas Diocesana di Roma (Miriam Lani e Serena Chiodi) e della Commissione Italiana UNESCO (Fabrizio Calabresi).

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