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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

Posts Tagged ‘razzismo’

Il Senato ha approvato la commissione contro odio, razzismo e antisemitismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 novembre 2019

Roma. E’ stata proposta dalla senatrice a vita Liliana Segre con 151 voti favorevoli e 98 astenuti (Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia). Commissione che sarà composta da 25 membri e che avrà compiti di osservazione, studio e iniziativa per l’indirizzo e il controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza nei confronti di persone o gruppi sociali sulla base della provenienza, religione, etnia, identità di genere, orientamento sessuale o di altre particolari condizioni fisiche o psichiche.
Un successo a metà, causa l’astensione dei maggiori tre partiti del centro destra. Astensione che è stata spiegata così dal leader della Lega Matteo Salvini:“Siamo contro il razzismo, la violenza, l’odio e l’antisemitismo senza se e senza ma. Non vorremmo che però qualcuno a sinistra spacciasse per razzismo quella che per noi è una convinzione, un diritto, ovverosia il ‘prima gli italiani’. Siamo al fianco di chi vuole combattere pacificamente idee fuori dal mondo però non vogliamo bavagli, non vogliamo uno Stato di polizia che ci riporti a Orwell”. Prima del voto il vice capogruppo vicario di Forza Italia Lucio Malan aveva detto:“Non condividendo taluni contenuti della mozione della maggioranza e ribadendo la massima solidarietà alla senatrice Segre per gli odiosi attacchi che subisce sulla Rete, Forza Italia si asterrà sulla mozione della maggioranza ma sin d’ora assicura il suo fattivo contributo ai lavori della istituenda commissione parlamentare”.Non tutti gli esponenti del centro destra, però, erano concordi sull’astensione. Fra questi le deputate di Forza Italia Mara Carfagna e Sandra Savino.Mara Carfagna ha scritto su Twitter: “La mia Forza Italia, la mia casa, non si sarebbe mai astenuta in un voto sull’antisemitismo. Stiamo tradendo i nostri valori e cambiando pelle. Intendo questo quando dico che nell’alleanza di centro destra andiamo a rimorchio senza rivendicare nostra identità”. Sandra Savino si è detta: “Sinceramente amareggiata per l’astensione espressa dal gruppo di Forza Italia al Senato sulla mozione proposta dalla senatrice a vita Luciana Segre. Di fronte al tema dell’odio razziale e dell’antisemitismo non ci sono ragioni o motivazioni politiche che tengano”. Sull’argomento è intervenuta anche la presidente della Comunità Ebraica di Roma Ruth Dureghello: “È stato un grande risultato istituzionale per il paese, di grande valore e importanza in un momento significativo finalmente si passa a prendere decisioni per attività importanti all’interno delle istituzioni. Sconcerta un po’ l’astensione di alcune forze politiche che riteniamo una scelta sbagliata e pericolosa. In questo momento c’è bisogno di unità, non si può lasciare spazio ad alcuna ambiguità né a insinuazioni su valori che sono fondanti”. Come detto dalla parlamentare Sandra Savino, di fronte al tema dell’odio razziale e dell’antisemitismo non ci dovrebbero essere logiche politiche. E invece…

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I prodromi dell’unità italiana e i veleni del razzismo e del classismo

Posted by fidest press agency su martedì, 27 agosto 2019

Così mentre, nel diciannovesimo secolo, si costruisce l’avvenire di una nazione s’inocula, al tempo stesso, un vecchio veleno, con le teorie razziali. E’ quello che la borghesia, costretta a difendersi dagli assalti proletari, rispolvera dall’antica contesa con la nobiltà e che ora si predispone a estenderne la portata contro le classi inferiori e così operando manifesta il primo tradimento dei propri rivoluzionari principi di eguaglianza. E’ il tempo in cui i rapporti sociali si snaturano. E’ soppresso il tempo libero per i lavoratori, s’instaura il divieto per i lavoratori di allontanarsi dalla città dove ha sede l’opificio, si mette in atto il genocidio dei bambini impiegati dall’industria. Nel 1840 l’industria serica lombarda sottopone al lavoro, spesso mortale, della torcitura quindicimila bambini poveri. I dati sono raccolti da Sacchi in un’inchiesta svolta con Ilarione Petitti verso la metà del secolo XIX. In Inghilterra è adottata una legge che vieta di recare assistenza alle famiglie povere nelle quali c’è anche un solo bambino sano e in grado di lavorare. Sono le parole di Balzac ne “Le illusioni perdute” ad indurre Lukàcs a scrivere: “non sono soltanto quelle delle energie nate dalla Rivoluzione e distrutte dalla Restaurazione. In senso più ampio sono quelle dei borghesi che inesorabilmente procedono alla capitalizzazione e allo sfruttamento capitalistico di tutti gli elementi umani, dall’arte al sentimento nazionale, dalla letteratura alla gloria. Tutto è ridotto o riducibile a merce, tutto acquista un suo valore economico, e tutto viene prodotto in scala industriale”. Ed è proprio lo sviluppo industriale, nella Francia balzacchiana, così avanzato da far cadere le illusioni che ancora si radicano in Italia. Sta di fatto che la letteratura italiana si rende interprete degli interessi industriali e si profonde a raccomandare agli operai “docilità” e “rassegnazione”. La stessa cosa la cercavano gli industriali istituendo il cosiddetto “Libretto di scorta” dove ciascun operaio doveva mostrare, all’atto dell’assunzione, che nei suoi precedenti lavori aveva fornito prova di “mitezza”. Mi suona oggi persino stonato il fatto che contraddicendo se stessa la borghesia, alla vigilia del ’48, chiese l’appoggio delle plebi, soprattutto di quelle operaie per una rivoluzione che si volle popolare e dove al suo interno si manifestava ben poca “docilità” per i poteri costituiti. Fu, infatti, un’arma a doppio taglio. Già nel 1842 David Levi scrisse il componimento poetico Fantasmi e lo definisce “la prima lirica socialistica che suona nella lingua italiana” mentre nel 1848 scese in campo per appoggiare politicamente il moto operaio tanto da preoccupare persino Giuseppe Mazzini. L’operaio non è più un essere inferiore, non è più il frutto del pregiudizio borghese. Fu un atto di consapevolezza nel rendersi conto che il Risorgimento non si sarebbe compiuto, né la nazione avrebbe potuto dirsi veramente unita, se le classi sociali non collaborano tra loro uscendo dal ghetto dei loro interessi particolari. Fu così vero che l’unità nazionale raggiunta rischiò di perdere la sua carica ideale nel momento in cui la borghesia industriale ed economica italiana cercarono in tutti i modi di cancellare il contributo offerto dal proletariato. Non era più possibile frenare la loro prepotente voglia di emancipazione rispolverando i vecchi temi letterari di “patria e onore, di sacrificio e dedizione”.
Indicativo, a mio avviso, è stato quanto ebbe a scrivere a proposito dell’Italia Fëdor Michailovic Dostoevskij: “Per duemila anni l’Italia ha portato in sé un’idea universale capace di riunire il mondo, non una qualunque idea astratta, non la speculazione di una mente di gabinetto, ma un’idea reale, organica, frutto della vita della nazione, frutto della vita del mondo per l’idea dell’unione di tutto il mondo, da principio quella romana antica, poi la papale. I popoli cresciuti e scomparsi in questi due millenni e mezzo in Italia comprendevano che erano i portatori di un’idea universale, e quando non lo comprendevano, lo sentivano e lo presentivano. La scienza, l’arte, tutto si rivestiva e penetrava di questo significato mondiale. Ammettiamo pure che questa idea mondiale, alla fine, si era logorata, stremata ed esaurita (ma è stato proprio così?) ma che cosa è venuto al suo posto, per che cosa possiamo congratularci con l’Italia, che cosa ha ottenuto di meglio dopo la diplomazia del conte di Cavour? È sorto un piccolo Regno Unito di second’ordine, che ha perduto qualsiasi pretesa di valore mondiale, cedendola al più logoro principio borghese — la trentesima ripetizione di questo principio dal tempo della prima rivoluzione francese — un regno soddisfatto della sua unità, che non significa letteralmente nulla, un’unità meccanica e non spirituale (cioè non l’unità mondiale di una volta) e per di più pieno di debiti non pagati e soprattutto soddisfatto del suo essere un regno di second’ordine. Ecco quel che ne è derivato, ecco la creazione del conte di Cavour!” In proposito Francesco Proto Carafa, duca di Maddaloni fu ancora più incisivo nel suo giudizio scrivendo che “Intere famiglie veggonsi accattar l’elemosina; diminuito, anzi annullato il commercio; serrati i privati opifici. E frattanto tutto si fa venir dal Piemonte, persino le cassette della posta, la carta per gli uffici e per le pubbliche amministrazioni. Non vi ha faccenda nella quale un onest’uomo possa buscarsi alcun ducato che non si chiami un piemontese a sbrigarla. Ai mercanti del Piemonte si danno le forniture più lucrose: burocrati di Piemonte occupano tutti i pubblici uffizi, gente spesso ben più corrotta degli antichi burocrati napoletani. Anche a fabbricar le ferrovie si mandano operai piemontesi i quali oltraggiosamente pagansi il doppio che i napoletani. A facchini della dogana, a camerieri, a birri vengono uomini del Piemonte.
Questa è invasione non unione, non annessione! Questo è voler sfruttare la nostra terra di conquista. Il governo di Piemonte vuol trattare le province meridionali come il Cortez ed il Pizarro facevano nel Perù e nel Messico, come gli inglesi nel regno del Bengala”.
E Luigi Einaudi ammette: “Sì, è vero, noi settentrionali abbiamo contribuito qualcosa di meno e abbiamo profittato qualcosa di più delle spese fatte dallo Stato italiano, peccammo di egoismo quando il settentrione riuscì a cingere di una forte barriera doganale il territorio e ad assicurare così alle proprie industrie il monopolio del mercato meridionale”.
Giustino Fortunato a sua volta scrivendo a Pasquale Villari sottolineava con amarezza il suo punto di vista: “L’Unità d’Italia è stata, purtroppo, la nostra rovina economica.
Noi eravamo, nel 1860, in floridissime condizioni per un risveglio economico, sano e profittevole. L’unità ci ha perduti. E come se questo non bastasse, è provato, contrariamente all’opinione di tutti, che lo Stato italiano profonde i suoi benefici finanziari nelle province settentrionali in misura ben maggiore che nelle meridionali”. (Riccardo Alfonso)

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Migrazioni. Oltre l’indignazione. Il razzismo nella storia d’Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 giugno 2019

Torino Giovedì 6 giugno, ore 18 Circolo dei lettori, via Bogino, 9 L’estate scorsa ha offerto innumerevoli occasioni per indignarsi: la chiusura dei porti italiani alle navi dei naufraghi; la criminalizzazione dell’attività umanitaria delle Ong; la vergogna dei lager libici; il cinismo dell’Italia e dell’Europa che fanno finta di non vedere e si trincerano nella loro fortezza. È necessario capire che cosa sta succedendo. Confrontarsi con la realtà. Per affrontare questi temi, la Scuola per la buona politica di Torino si è rivolta alle competenze di chi da anni si occupa di fenomeni migratori: demografi, giuristi, antropologi, storici, ma anche esponenti politici e giornalisti alle prese con la gestione concreta dell’accoglienza o con la sua rappresentazione mediatica. Giovedì 6 giugno ore 18, al Circolo dei lettori, con Gad Lerner e Marco Revelli, si conclude la serie di incontri con un appuntamento dal titolo Il razzismo nella storia d’Italia.
Perché tante persone, oggi, lasciano i loro Paesi? Si tratta di un fenomeno senza precedenti? Ha senso distinguere tra chi “ha diritto” e chi “non ha diritto” di emigrare, tra profughi e migranti economici? E, ancora: qual è l’impatto economico e demografico dell’immigrazione dall’Africa e dal Medio Oriente verso la vecchia Europa? Che cosa c’è di vero nella denuncia del business dell’accoglienza? È vero che stiamo diventando razzisti?

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Pace, Sant’Egidio: alle Fosse Ardeatine per ricordare tutte le vittime delle guerre, della violenza e del razzismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 Mag 2019

Domani, sabato 25 maggio, alle 11, un centinaio di rappresentanti delle Comunità di Sant’Egidio di 39 paesi da Africa, Asia e America Latina, che in questi giorni partecipano al convegno internazionale “Tutto può cambiare”, si recheranno alle Fosse Ardeatine per rendere omaggio alle vittime del crudele eccidio nazifascista compiuto durante la seconda guerra mondiale. I partecipanti deporranno una corona di fiori sul luogo della strage e sosteranno in silenzio per ricordare tutte le vittime delle guerre, della violenza, del terrorismo e del razzismo.

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Un convegno contro discriminazioni e razzismo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 marzo 2019

Torino 21 marzo 2019 alle 9, in Via Nizza 52, (presso il Dipartimento di Biotecnologie dell’Università degli Studi di Torino – sala Keplero). In occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale, si tiene un convegno promosso dalla Regione Piemonte, in collaborazione con Ires Piemonte, Unar e Rete. Sarà un confronto tra istituzioni e associazionismo sulle attività di prevenzione e contrasto del razzismo e delle discriminazioni in Piemonte.
Intervengono: Monica Cerutti (assessora Regione Piemonte), Agnese Canevari (dirigente Unar), Marco Sisti (direttore Ires Piemonte), Michela Malerba (presidente Ordine degli avvocati di Torino), Alessandro Maiorca (Asgi), Cesarina Manassero (Ordine avvocati di Torino), Gabriella Nobile (Mamme per la pelle), Antonella Ferrero, Federica Monaco, Oma Balep, Paola Colasanto, Sophia Livingstone e Alessandra Scotti (referenti di Nodi e Punti informativi della Rete regionale contro le discriminazioni in Piemonte), Ayoub Moussaid, Muna Khorzom, Ivana Nikolic e Esperance H. Ripanti (Rete 21 marzo – mano nella mano contro il razzismo) Durante il convegno sarà proiettato il cortometraggio “Io sono Rosa Parks” con la presenza del regista Alessandro Garilli.

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Su Rai3: Basta ebrei

Posted by fidest press agency su sabato, 2 marzo 2019

Neanche la figura di Primo Levi è riuscita a placare quel sentimento contro la diversità tanto in voga in Italia.Neanche la figura di un deportato nel campo di concentramento di Auschwitz è riuscita a proteggere gli ebrei dall’ennesimo insulto.L’episodio si è verificato nel programma Fahrenheit, su Radiotre, in cui si stava parlando del centenario della nascita di Primo Levi. A portarlo alla ribalta è stata la conduttrice Loredana Lipperini, la quale ha rivelato che in redazione erano arrivati questi messaggi: “basta con questi ebrei” e “dovete fare cultura, non politica”.Lipperini che poi ha scritto sul suo profilo Facebook:“Rispetto a qualche anno fa, un peggioramento: questi sms arrivavano quando parlavamo di rom. Dunque la platea dell’odio si allarga. Comunque li ho letti, li abbiamo pubblicati. Non è tolleranza, è esposizione della realtà. Questi sono ascoltatori di radio tre. Amano i libri e la musica, ma non vogliono sentir parlare di ebrei. Che piaccia o no, è la realtà, e penso sia indispensabile conoscerla. Per quanto mi riguarda, dismessi i panni della conduttrice, aggiungo: per combatterla”.La contestualizzazione dell’episodio ne aumenta la gravità: un programma per gli appassionati di letteratura e “non certo un catalizzatore di invasati ed estremisti, tantomeno uno sfogatoio di umori inaciditi”, come ha scritto Massimo Gramelli sul Corriere della Sera.Quanto accaduto è l’ennesima dimostrazione dell’antisemitismo dilagante che sta attanagliando anche l’Italia.
Non è una cosa nuova. L’allarme venne lanciato dal Sergio Mattarella, che nel discoro del suo insediamento parlò dell’odio antiebraico che stava infettando la nostra società.

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I prodromi dell’unità italiana e il veleno del razzismo e del classismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

Così mentre, nel diciannovesimo secolo, si costruisce l’avvenire di una nazione s’inocula, al tempo stesso, un vecchio veleno, con le teorie razziali. E’ quello che la borghesia, costretta a difendersi dagli assalti proletari, rispolvera dall’antica contesa con la nobiltà e che ora si predispone a estenderne la portata contro le classi inferiori e così operando manifesta il primo tradimento dei propri rivoluzionari principi di eguaglianza. E’ il tempo in cui i rapporti sociali si snaturano. E’ soppresso il tempo libero per i lavoratori, s’instaura il divieto per i lavoratori di allontanarsi dalla città dove ha sede l’opificio, si mette in atto il genocidio dei bambini impiegati dall’industria. Nel 1840 l’industria serica lombarda sottopone al lavoro, spesso mortale, della torcitura quindicimila bambini poveri. I dati sono raccolti da Sacchi in un’inchiesta svolta con Ilarione Petitti verso la metà del secolo XIX. In Inghilterra è adottata una legge che vieta di recare assistenza alle famiglie povere nelle quali c’è anche un solo bambino sano e in grado di lavorare. Sono le parole di Balzac ne “Le illusioni perdute” ad indurre Lukàcs a scrivere: “non sono soltanto quelle delle energie nate dalla Rivoluzione e distrutte dalla Restaurazione. In senso più ampio sono quelle dei borghesi che inesorabilmente procedono alla capitalizzazione e allo sfruttamento capitalistico di tutti gli elementi umani, dall’arte al sentimento nazionale, dalla letteratura alla gloria. Tutto è ridotto o riducibile a merce, tutto acquista un suo valore economico, e tutto viene prodotto in scala industriale”. Ed è proprio lo sviluppo industriale, nella Francia balzacchiana, così avanzato da far cadere le illusioni che ancora si radicano in Italia. Sta di fatto che la letteratura italiana si rende interprete degli interessi industriali e si profonde a raccomandare agli operai “docilità” e “rassegnazione”. La stessa cosa la cercavano gli industriali istituendo il cosiddetto “Libretto di scorta” dove ciascun operaio doveva mostrare, all’atto dell’assunzione, che nei suoi precedenti lavori aveva fornito prova di “mitezza”. Mi suona oggi persino stonato il fatto che contraddicendo se stessa la borghesia, alla vigilia del ’48, chiese l’appoggio delle plebi, soprattutto di quelle operaie per una rivoluzione che si volle popolare e dove al suo interno si manifestava ben poca “docilità” per i poteri costituiti. Fu, infatti, un’arma a doppio taglio. Già nel 1842 David Levi scrisse il componimento poetico Fantasmi e lo definisce “la prima lirica socialistica che suona nella lingua italiana” mentre nel 1848 scese in campo per appoggiare politicamente il moto operaio tanto da preoccupare persino Giuseppe Mazzini. L’operaio non è più un essere inferiore, non è più il frutto del pregiudizio borghese. Fu un atto di consapevolezza nel rendersi conto che il Risorgimento non si sarebbe compiuto, né la nazione avrebbe potuto dirsi veramente unita, se le classi sociali non collaborano tra loro uscendo dal ghetto dei loro interessi particolari. Fu così vero che l’unità nazionale raggiunta rischiò di perdere la sua carica ideale nel momento in cui la borghesia industriale ed economica italiana cercarono in tutti i modi di cancellare il contributo offerto dal proletariato. Non era più possibile frenare la loro prepotente voglia di emancipazione rispolverando i vecchi temi letterari di “patria e onore, di sacrificio e dedizione”.
Indicativo, a mio avviso, è stato quanto ebbe a scrivere a proposito dell’Italia Fëdor Michailovic Dostoevskij: “Per duemila anni l’Italia ha portato in sé un’idea universale capace di riunire il mondo, non una qualunque idea astratta, non la speculazione di una mente di gabinetto, ma un’idea reale, organica, frutto della vita della nazione, frutto della vita del mondo per l’idea dell’unione di tutto il mondo, da principio quella romana antica, poi la papale. I popoli cresciuti e scomparsi in questi due millenni e mezzo in Italia comprendevano che erano i portatori di un’idea universale, e quando non lo comprendevano, lo sentivano e lo presentivano. La scienza, l’arte, tutto si rivestiva e penetrava di questo significato mondiale. Ammettiamo pure che questa idea mondiale, alla fine, si era logorata, stremata ed esaurita (ma è stato proprio così?) ma che cosa è venuto al suo posto, per che cosa possiamo congratularci con l’Italia, che cosa ha ottenuto di meglio dopo la diplomazia del conte di Cavour? È sorto un piccolo Regno Unito di second’ordine, che ha perduto qualsiasi pretesa di valore mondiale, cedendola al più logoro principio borghese — la trentesima ripetizione di questo principio dal tempo della prima rivoluzione francese — un regno soddisfatto della sua unità, che non significa letteralmente nulla, un’unità meccanica e non spirituale (cioè non l’unità mondiale di una volta) e per di più pieno di debiti non pagati e soprattutto soddisfatto del suo essere un regno di second’ordine. Ecco quel che ne è derivato, ecco la creazione del conte di Cavour!” In proposito Francesco Proto Carafa, duca di Maddaloni fu ancora più incisivo nel suo giudizio scrivendo che “Intere famiglie veggonsi accattar l’elemosina; diminuito, anzi annullato il commercio; serrati i privati opifici. E frattanto tutto si fa venir dal Piemonte, persino le cassette della posta, la carta per gli uffici e per le pubbliche amministrazioni. Non vi ha faccenda nella quale un onest’uomo possa buscarsi alcun ducato che non si chiami un piemontese a sbrigarla. Ai mercanti del Piemonte si danno le forniture più lucrose: burocrati di Piemonte occupano tutti i pubblici uffizi, gente spesso ben più corrotta degli antichi burocrati napoletani. Anche a fabbricar le ferrovie si mandano operai piemontesi i quali oltraggiosamente pagansi il doppio che i napoletani. A facchini della dogana, a camerieri, a birri vengono uomini del Piemonte.
Questa è invasione non unione, non annessione! Questo è voler sfruttare la nostra terra di conquista. Il governo di Piemonte vuol trattare le province meridionali come il Cortez ed il Pizarro facevano nel Perù e nel Messico, come gli inglesi nel regno del Bengala”.
E Luigi Einaudi ammette: “Sì, è vero, noi settentrionali abbiamo contribuito qualcosa di meno e abbiamo profittato qualcosa di più delle spese fatte dallo Stato italiano, peccammo di egoismo quando il settentrione riuscì a cingere di una forte barriera doganale il territorio e ad assicurare così alle proprie industrie il monopolio del mercato meridionale”.
Giustino Fortunato a sua volta scrivendo a Pasquale Villari sottolineava con amarezza il suo punto di vista: “L’Unità d’Italia è stata, purtroppo, la nostra rovina economica.
Noi eravamo, nel 1860, in floridissime condizioni per un risveglio economico, sano e profittevole. L’unità ci ha perduti. E come se questo non bastasse, è provato, contrariamente all’opinione di tutti, che lo Stato italiano profonde i suoi benefici finanziari nelle province settentrionali in misura ben maggiore che nelle meridionali”. (Riccardo Alfonso)

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Immigrati e logiche razziste

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 agosto 2018

Gli eventi di questi giorni riguardo il razzismo e la xenofobia si stanno caricando di stereotipi dettati più da pregiudizi di natura politica che da sentimenti derivati da un pensiero popolare. Non dimentichiamo che da tre anni a questa parte sono sbarcati lungo le coste italiane e dalla Slovenia e Croazia non meno di seicentomila persone. Sono stati accolti in maniera confusa, relegati in luoghi per lo più inospitali e sfruttati per lavori in massima parte stagionali pagandoli male e con turni massacranti. Questa specie di trattamento ha logicamente creato malumori e risentimenti tra gli immigrati e la diversità culturale, religiosa, alimentare e la non conoscenza delle leggi italiane, ha fatto il resto. Ma se oggi gli esponenti del PD con tutta sfrontatezza si rendono paladini dei diritti degli immigrati come se in Italia vi fosse una diffusa cultura xenofoba dovrebbero per primi fare il mea culpa in quanto sono stati proprio loro a mettere brutalmente gli italiani davanti al fatto compiuto e nel peggiore dei modi. Perché oggi nessuno dice loro che se va bene il soccorso e la prima assistenza, cosa hanno fatto per evitare che l’accoglienza si trasformasse in un martirio per i nuovi venuti? Tutto questo potremmo chiamarlo in vari modi ma di certo è disprezzo per gli esseri umani. Hanno, alla fine, tirato gli italiani per i capelli spingendoli ad essere insofferenti per i nuovi venuti. Per rendere l’idea più chiara abbiamo rappresentata la situazione immaginando l’arrivo di un paio di passerotti che si posano sulla ringhiera del balcone di casa e ai quali si offre volentieri del cibo, ma se all’improvviso ne arrivano mille tutti in una volta la prima reazione è difensiva: si abbassano le tapparelle e il cuore batte forte. In queste due diverse situazioni è e resta solo una questione di numeri e di accoglienza ma se si continua a battere il tasto del razzismo è perché dobbiamo supporre che vi possa essere un fine recondito che è quello di voler mestare nel torbido per farci dimenticare i veri responsabili di questo andazzo e che noi potremmo anche chiamare di cinico sfruttamento dei più deboli e indifesi. (Riccardo Alfonso)

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Il vero razzismo è l’invasione dei migranti senza controlli

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 agosto 2018

“Carabinieri aggrediti e picchiati da migranti a Vittoria, nel Ragusano. Dove è finito Renzi? Dove è finita la sinistra, che ieri urlava al razzismo? Non ho letto o ascoltato parole di solidarietà verso i militari finiti in ospedale per arrestare uno spacciatore. E nemmeno di condanna verso un migrante delinquente”. E’ quanto afferma in una nota Edmondo Cirielli, Questore della Camera dei Deputati e responsabile Giustizia di Fratelli di Italia.“Ad oggi l’unico vero razzismo che esista in Italia è quello dei migranti che hanno invaso la nostra Nazione e continuano a delinquere, facendo i loro comodi, grazie alle politiche buoniste della sinistra” – continua – Cirielli. “Dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini, al netto dei tweet, ci attendiamo fatti concreti sulle espulsioni di delinquenti stranieri a qualsiasi titolo sul suolo nazionale e azioni di contrasto contro politiche migratorie che stanno minando la libertà degli italiani e il diritto a vivere in una Nazione sicura” – conclude il Questore della Camera.

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Presentazione del libro Storia vera e terribile tra Sicilia e America di Enrico Deaglio

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 luglio 2017

enrico-deaglioTrapani Venerdì 28 luglio 2017 Chiostro Ovest Complesso Monumentale di San Domenico Piazzetta San Domenico Trapani Ore 19:00 Ingresso Libero. Continuano gli appuntamenti con InChiostro d’Autore, la rassegna letteraria curata dal giornalista e scrittore trapanese, Marco Rizzo, e patrocinata dall’Ente Luglio Musicale Trapanese. Questa volta tocca ad un grande giornalista, Enrico Deaglio, e la sua inchiesta su razzismo e pregiudizio negli Stati Uniti dei primi anni del XX secolo, Storia vera e terribile tra Sicilia e America (Sellerio Editore), per ricordare quando i migranti eravamo noi.
L’incontro sarà raccontato in diretta su Twitter da @CasaLettori, che con i suoi 52.600 Follower è uno degli account Twitter dedicati ai libri più seguiti d’Europa. Media partner: Itacanotizie.it, Communico e Scuola del Fumetto Palermo Grafimated Cartoon.

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Gli immigrati e i razzisti

Posted by fidest press agency su domenica, 23 luglio 2017

“Secondo il Ministro dell’Interno Minniti non c’è un’emergenza migranti. Per l’84% degli italiani invece l’emergenza c’è eccome”. Lo dichiara l’On. di Forza Italia Sandra Savino. “Se questa non è istigazione al razzismo – prosegue la parlamentare azzurra – non so davvero cosa sia. La sinistra sta giocando col fuoco, se ne renda conto. Sta scaricando la propria debolezza internazionale e la propria incapacità di uscire dai propri schemi ideologici sui nervi delle persone, mettendo a dura prova il loro livello di sopportazione. E non si illuda, il PD: le uscite puramente elettorali fatte in questi mesi e sempre al traino di quanto il centrodestra dice da anni, non basteranno per recuperare la sintonia con il paese”.“L’emergenza c’è, e ha due facce: il flusso dei migranti e l’assenza del Governo”, conclude Sandra Savino.

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Razzismo politico e malessere sociale

Posted by fidest press agency su martedì, 18 luglio 2017

carcereLe recenti violenze che vanno ad aggiungersi a quelle antecedenti mostrano il segno di una incapacità totale da parte della politica di leggere il malessere da tempo emerso e che non trova via di sbocco se non facciamo quello che avremmo dovuto fare da tempo. Mi riferisco soprattutto al riordino della filiera giustizia. Il problema sta, infatti, tutto qui. Non sono le leggi che mancano manca semmai la volontà di permettere che esse diventino operanti in tempo reale. Da quanti anni battiamo lo stesso tasto? Sentenze che per passare in giudicato, in via definitiva, impiegano anche, se non oltre dieci anni dal fatto. Carceri sovraffollate e non si trova altra soluzione che passare ai condoni o alle amnistie. La ricaduta, a questo punto, nel tessuto sociale e nell’ordine pubblico con le vaste periferie delle grandi città abbandonate a se stesse, è inevitabile. E si grida al razzismo. In effetti è razzismo ma non quello espresso dai cittadini inermi ma dai politici che hanno permesso che si arrivi a tanto. Ora si dà la colpa a un magistrato che per decorrenza dei termini ha messo in libertà un delinquente. Dobbiamo stupircene? Dobbiamo gridare allo scandalo? Di certo no. Lo scandalo e lo stupore lo riscontro nell’ipocrisia dei politici che mostrano di meravigliarsi mentre non hanno fatto nulla per accelerare gli iter processuali, per avere più edifici penitenziari, per evitare il degrado ambientale, per evitare che la sicurezza dei cittadini sia solo un optional o un motivo di propaganda politica. Questa è la politica che semina vento e raccoglie tempesta. E’ la politica estranea ai cittadini, alla nostra cultura, è la barbarie della politica e dei loro esegeti (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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In Italia troppo razzismo al contrario

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 agosto 2016

Franco-Maccari-Coisp-300x213“Era pochissimo tempo fa quando, profeticamente, denunciavamo che sarebbero sorti gravissimi problemi di ordine e sicurezza se si fosse continuato ad insistere con l’indulgere in atteggiamenti buonisti ed ipocriti in merito alla questione dell’immigrazione clandestina ed, in particolare, all’eccessivo permissivismo ed all’assoluta mancanza di qualsiasi fermezza e severità verso gli irregolari che non hanno i requisiti per restare in Italia e soprattutto quelli che delinquono. Lo dicevamo perché da sempre registriamo gli umori ed i bisogni reali della gente, noi viviamo in strada ed al di là degli spot politico-istituzionali tocchiamo con mano la realtà di una cittadinanza che ha le sue necessità, le sue paure, le sue difficoltà, e che in questo momento storico sente lo Stato lontano, troppo dedicato a tutt’altro. Lo dicevamo perché consci del fatto che la convinzione di subire angherie ed ingiustizie esaspera gli animi fino alla reazione che, lucidamente, non si dovrebbe mai avere. Lo dicevamo perché conosciamo bene il senso di frustrazione profonda che si avverte quando il sistema dimostra che tutto è importante tranne te, e che chi è esasperato ma anche maltrattato o, peggio, ignorato, può finire per reagire fuori misura. Oggi leggiamo con sgomento di una spedizione punitiva messa in atto nel Catanese ai danni di tre immigrati, e con medesimo sgomento leggiamo, contemporaneamente, altre vicende gravissime in cui gli immigrati non sono vittime ma carnefici”.
Così Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, a commento di alcune notizie provenienti da varie zone del Paese. Dalla provincia di Catania, anzitutto, dove cinque giovani siciliani si sono resi responsabili di una gravissima aggressione ai danni di tre egiziani ospitati in un centro di accoglienza rei, secondo la loro versione, di averli offesi al mercato. Dal carcere di Pesaro, poi, dove un detenuto noto per il suo essere votato alla causa della Jihad e particolarmente violento, ha selvaggiamente aggredito un poliziotto spaccandogli il setto nasale.
A Frassinelle Polesine, in provincia di Rovigo, infine, secondo quanto riportato dalla stampa un richiedente asilo ha incontrato una ragazzina sulla pista ciclabile, qui l’avrebbe molestata verbalmente e fisicamente,facendo apprezzamenti pesanti e poi seguendola per un lungo tratto. La ragazzina è stata trovata in lacrime da alcuni passanti che l’hanno condotta dalla famiglia e poi dai Carabinieri, dove è scattata la denuncia e sono state avviate le indagini che hanno portato all’ordine di espulsione, firmato dal prefetto, nei confronti del richiedente asilo che è stato indirizzato in una struttura di Napoli. Sono spiccate nella vicenda le parole del Sindaco di Frassinelle, che ha detto: “Non è successo niente. Un richiedente asilo ha avvicinato una ragazza, le ha chiesto il numero di cellulare, ha fatto apprezzamenti positivi. Ad un certo punto le ha messo una mano sulla spalla. E’ forse una molestia? L’errore lo hanno commesso i familiari della ragazza: era consigliabile il silenzio assoluto. Se lo avesse fatto un ragazzo italiano tutto questo non sarebbe successo”. “Parole veramente scioccanti – si infuria Maccari – che confermano quel che denunciavo prima: il problema non è affatto che se la molestia l’avesse fatta un italiano non sarebbe successo nulla, ma che siccome l’ha fatta un immigrato richiedente asilo allora dobbiamo soprassedere per non sembrare razzisti! E’ clamoroso! Ci chiediamo se il Sindaco di Frassinelle si renda conto di rappresentare anche la giovane cittadina che è stata spaventata e molestata al punto da rimanere tanto scossa ed impaurita, o se sia troppo impegnato ad ambire a qualche poltrona un po’ più ampia! Ci chiediamo quanto ancora debba accadere perché la voragine che si sta aprendo fra la finta bontà di politici e Rappresentanti istituzionali che ‘accolgono’ solo a parole dai loro uffici dorati, da una parte, e la stanchezza dei cittadini troppo provati e troppo bistrattati, dall’altra, diventi completamente incolmabile. Quella voragine, per noi Appartenenti alle Forze dell’Ordine, significa una mole di potenziali situazioni di rischio gravissimo che se dovessero degenerare sfuggirebbero alla possibilità di controllo”.

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Razzismo al contrario

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 novembre 2013

Ho assistito ad una zuffa tra due automobilisti, uno bianco e l’altro nero, qualche parolaccia, un digrigno di denti, eppoi via ognuno per la propria strada.E’ andata bene mi sono detto, nessuno si è fatto male, i tribunali italiani notoriamente congestionati da tonnellate di carta vecchia e cause decennali ancore aperte, hanno evitato un sovraccarico dibattimentale.Di per se la violenza verbale usata da entrambi non è stata la causa che ha messo in moto la mia attenzione o preoccupazione, in fin dei conti accade ben di peggio persino nei salotti bene oppure negli spazi agguerriti di qualche trasmissione televisiva che ha un bisogno disperato di fare audience.Una discussione come tante, un diverbio per futili motivi, ma in questa scenetta c’era da attenzionare altro rispetto alla fisicità dei contenuti.C’era “altro” a fare la differenza, a creare un confine sempre più simile a un recinto di filo spinato, infatti il cittadino nero inveiva nei riguardi dell’altra persona, perché a suo parere, l’uomo bianco non ammetteva di avere torto, urlava e usava le parole come sassi, andava in scena una sorta di razzismo al contrario, a tal punto da passare dalla ragione al torto, se mai questa fosse stata dalla sua parte.Non si tratta di dare addosso a qualcuno perché ha la pelle diversa dalla mia, io non ce l’ho con i cinesi, i coreani, gli asiatici, perché mangiano i cani, io ce l’ho e di brutto anche, con tutti quelli che uccidono i cani e se li mangiano anche, mi pare diversa la sostanza.L’avversario dalla pelle chiara a sua volta additava lo straniero per arrogante e violento, fino ad apostrofarlo “brut negher”, insomma tra un bianco di merda e un negher di cacca, a più riprese si sono avvicinati e allontanati, fortunatamente senza fare uso delle mani o di altri corpi contundenti.Chi dei due stava cavalcando la tigre? Ho seguito l’alterco con una certa urticanza, perché davvero veniva voglia di prenderli a calci nel sedere entrambi, ma per evitare ulteriori dinamiche razziste-globalizzanti, ho desistito da ogni intervento, in controtendenza con la pratica del “vale tudo” appena recitata.La ragione stava chiaramente dalla parte del conducente che circolava al centro della propria carreggiata, il torto aveva domicilio in chi era posteggiato sbracatamente in doppia fila.Eppure l’ovvietà della norma infranta, del codice della strada, dell’educazione civica intesa come equilibrio e rispetto di atteggiamenti e comportamenti, soccombevano all’esposizione delle parole brandite come clave, per l’inossidabilità di culture sideralmente distanti, per la violenza insita in ogni forma di incomunicabilità, di conflittualità persistente derivante dal percepire l’altro come un pericolo, una minaccia, un portatore di ulteriore limitatezza umana, un invasore della propria libertà.Esiste e come il razzismo, permane e progredisce anche una sorta di razzismo al contrario, di illegittima autodifesa, ricercando una provocazione insopportabile a scatenare una reazione anche violenta e qualche volta incontrollata, si comunica sempre più sbrigativamente, in modo tendenzialmente emotivo e spesso violento, per cui chi sta nello spazio del rispetto reciproco, per una sua impreparazione educazionale, per una incapacità a gestire il proprio self-control, si ritrova a pagare un dazio non voluto né cercato, ma soccombente rispetto ai propri diritti calpestati.Gran brutta bestia il razzismo, ancora peggio se strumentalizzato, fino a farlo diventare una uscita di emergenza per i soliti furbi, siano essi residenti, resistenti, o imparentati con un qualche diritto di cittadinanza.(Vincenzo Andraous)

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Europa: Razzismo male sociale

Posted by fidest press agency su sabato, 5 Mag 2012

I paesi europei devono imparare a gestire la diversità o rischiano di perdere una ricca riserva di talenti economici, ha avvertito nel suo rapporto annuale la Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza del Consiglio d’Europa (ECRI). I tagli nel settore delle politiche sociali, minori opportunità di lavoro e il conseguente aumento dell’intolleranza nei confronti dei gruppi di immigrati e delle minoranze storiche più antiche rappresentano tendenze preoccupanti emerse dalle visite che l’ECRI ha condotto nei diversi paesi nel corso del 2011, rivela il rapporto. La retorica xenofoba fa ormai parte del dibattito generale e gli estremisti utilizzano con sempre maggior frequenza i media sociali per diffondere i loro punti di vista, mentre la discriminazione contro i rom continua ad aggravarsi. Jenö Kaltenbach, recentemente eletto Presidente dell’ECRI, ha dichiarato che i governi hanno bisogno di rendersi conto che l’azione antirazzista è di basilare importanza per la costruzione di una società forte. “È essenziale opporre resistenza al razzismo per preservare il futuro dell’Europa”, ha dichiarato. (fonte aiccre)

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Mostra fotografica “Auschwitz dopo Auschwitz”

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 gennaio 2012

Auschwitz I concentration camp

Image via Wikipedia

Torino Sarà inaugurata domani, martedì 24 gennaio, presso l’aula del Consiglio Provinciale (in piazza Castello 205). La mostra sarà visitabile sino a venerdì 3 febbraio, il lunedì, mercoledì e venerdì dalle 9 alle 14, il martedì e giovedì dalle 9 alle 18. Inoltre la Provincia patrocina e sostiene le iniziative programmate in numerosi Comuni del territorio e la mostra “Qui non ci sono bambini – Infanzia e deportazione. I disegno di Thomas Geve”, che sarà inaugurata giovedì 26 gennaio alle 18 al Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà, in corso Valdocco 4/A a Torino, rimanendo aperta al pubblico sino al 13 maggio. All’allestimento della mostra ha dato il suo sostegno il Comitato provinciale per la valorizzazione degli ideali della Resistenza, dei principi della Costituzione repubblicana, della pace, della solidarietà dei diritti umani e della libertà. Mercoledì 25 alle 18 al Cinema Nazionale di via Pomba, sarà inoltre proiettato il film “Thomas Geve. Nient’altro che la vita”, di Wilhelm Rösing, evento anche questo patrocinato dalla Provincia. “Le iniziative del Giorno della Memoria intendono sensibilizzare le giovani generazioni sulla necessità che mai abbiano a ripetersi gli orrori del nazismo, dell’antisemitismo e della Shoà. – sottolineano il Presidente della Provincia Antonio Saitta ed il Presidente del Consiglio Provinciale Sergio Bisacca – E’ un’occasione importante per una riflessione da parte delle giovani generazioni sui pericoli che, ancora oggi, incombono sulle nostre società democratiche. Razzismo, antisemitismo, xenofobia, paura e odio verso gli immigrati sono incubi che, da un momento all’altro, possono tornare a generare mostruosità come quelle che l’Europa dovette sopportare durante la Seconda Guerra Mondiale. L’esempio delle pulizie etniche durante la guerra nella ex Jugoslavia è troppo vicino per consentirci di abbassare la guardia”.

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Un nastro giallo contro il razzismo

Posted by fidest press agency su sabato, 17 dicembre 2011

Rome

Image by ryarwood via Flickr

Roma 18 dicembre ritrovo per la corsa è prevista alle ore 8 (il Centro commerciale apre alle 10), potranno partecipare anche coloro che non hanno corso nelle prime due tappe. La terza e ultima tappa della 40esima edizione di “Corri per il Verde” non poteva dimenticare quanto successo a Firenze. E allora domenica mattina al Parco delle Sabine, vicino al centro commerciale Porta di Roma, l’Uisp ha deciso di fornire a tutti i podisti un nastro giallo per correre contro il razzismo. In questo modo, assieme a Libera e a Legambiente Lazio, aderiremo alla campagna “Mettiti in giallo contro il razzismo” promossa dal Coordinamento Migrante in vista dell’appuntamento del 18 dicembre per la Giornata di azione globale contro il razzismo e per i diritti dei migranti, rifugiati e sfollati e raccogliendo firme per la campagna “L’Italia sono anch’io”.
“La campagna – spiega Gianluca Di Girolami, commissario della Uisp Roma – era prevista per il 10 dicembre, anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Noi lo onoreremo nella prima manifestazione organizzata dopo quel giorno e in vista dell’importante appuntamento del 18 per la Giornata di azione globale contro il razzismo per ribadire la nostra vicinanza alla comunità senegalese e a tutti i migranti. Quello che è successo a Firenze non va dimenticato e domenica raccoglieremo anche firme per la campagna “L’Italia sono anch’io”, per aderire alle due proposte di legge di iniziativa popolare per i diritti di cittadinanza” . Oltre all’impegno sociale, l’ultima tappa di Corri per il Verde 2011 non dimentica la tematica ambientale. La corsa si terrà al Parco della Sabine (ingresso da via Carmelo Bene), un parco attrezzato ancora praticamente inutilizzato. “Si tratta – continua Di Girolami – di uno spazio verde pianificato al tempo della costruzione del centro commerciale Porta di Roma. Una sorta di compensazione, un parco bellissimo con una vista stupenda, uno spazio giochi per bambini, un percorso benessere: tutto però è ancora nelle mani del privato anche se è previsto il passaggio al pubblico. Per fortuna è utilizzabile e difatti noi potremmo correrci attorno e farlo conoscere ai romani. Si tratta di una fase ulteriore alla prima “Corri per il Verde”: dalla difesa dei parchi a rischio cementificazione degli anni ’70 alla segnalazione di spazi inutilizzati come questo”. “Abbiamo aderito con convinzione alla storica Corri per il Verde, la migliore cura per la tutela dei nostri parchi è la fruizione attenta dei cittadini -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Stare assieme è anche un forte antidoto all’egoismo delle nostre città, lo sport e il verde sono certamente molto importanti anche per la qualità della vita in tal senso.”

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Europa: Discriminazioni e razzismo

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 novembre 2011

Andrea Riccardi

Image by Acli_Associazioni_cristiane_lavoratori_italiani via Flickr

UNAR, l’ufficio nazionale contro le discriminazioni razziali istituito in attuazione di una Direttiva europea presso la Presidenza del Consiglio ed operante presso il Ministero delle Pari Opportunità, negli ultimi anni ha fatto la sua parte con un lavoro concreto, sul territorio, in un dialogo costante e di pari dignità con tutti i soggetti, istituzionali e non, nazionali e locali. E Unar ha lavorato a fianco di immigrati, anziani, disabili, omosessuali, lesbiche, trans, cristiani, cattolici, musulmani per sciogliere nodi discriminatori e per la promozione concreta di una cultura dell’uguaglianza. Per questo, anche in considerazione del conferimento della delega alle Pari Opportunità al Ministro del Lavoro da parte del Governo in carica, numerose associazioni nazionali del terzo settore hanno deciso di prendere carta e penna e scrivere ai neoeletti ministri Elsa Fornero, Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali con delega alle Pari opportunità, Enzo Moavero Milanesi, Ministro degli Affari Europei, Andrea Riccardi, Ministro per l’ Integrazione e Antonio Catricalà, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. I presidenti di Acli, Arcigay, Telefono Rosa, Fish, Federazione Rom e Sinti Insieme e Enar chiedono ulteriore sostegno al percorso di autonomia dell’Ufficio già in atto e “la necessaria e tempestiva attenzione legislativa affinché sia indipendente non più solo nell’azione concreta del suo direttore – come riconosciuto anche dall’ECRI del Consiglio d’Europa – ma finalmente anche di diritto. Ce lo chiede l’Unione europea, ce lo chiede il Consiglio d’Europa. Soprattutto lo chiediamo tutti noi, come un segnale di cambiamento ulteriore che premi un impegno collettivo e positivo che ha visto per una volta una Istituzione e chi la rappresenta fianco a fianco con la società civile senza barriera alcuna lavorare insieme per la piena affermazione del diritto all’uguaglianza e della lotta a qualsiasi forma di discriminazione”. UNAR, secondo le associazioni, “ha avuto il coraggio di censurare e contrastare, spesso con successo nonostante l’ufficio fosse privo di poteri sanzionatori, provvedimenti e atti amministrativi insieme a dichiarazioni e comportamenti posti in essere anche da amministrazioni e rappresentanti di forze politiche di governo” e, in un momento di forte crisi “la piena affermazione del diritto all’uguaglianza e della lotta a qualsiasi forma di discriminazione”può grazie alle buone pratiche offrire un “importante contributo alla coesione sociale nel nostro Paese in un momento molto difficile della nostra storia che espone ancor più i poveri di diritti”.

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Razzismo in Europa

Posted by fidest press agency su martedì, 6 settembre 2011

razzismo

Image by ˙·٠ •●★Libera Strega ★●•٠·˙ via Flickr

Suona in tutta Europea sulla scia delle recenti atrocità commesse in Norvegia da Anders Behring Breivik, il campanello d’allarme per la minaccia della crescita di gruppi estremisti di destra. Una delle cause per cui questo preoccupante fenomeno sta trovando fertile terreno in questo particolare momento storico è la crisi economica che affligge quasi tutte le nazioni del Vecchio Continente. Il crescente timore è che gli elettori spaesati dalle difficoltà dei governi nell’affrontare la recessione, siano sempre più attratti da partiti di estrema destra, molti dei quali hanno costruito i propri consensi sulle politiche anti-immigrazione e sull’alimentazione dell’odio nei confronti dei musulmani e stanno ampliando i propri contatti anche attraverso internet dove sono presenti diversi forum di militanti e simpatizzanti di queste forze xenofobe. Basti pensare che nella ricca Norvegia, il partito del progresso di destra ha raccolto il 23 per cento dei voti alle ultime elezioni. E un recente sondaggio ha fatto emergere che la metà dei norvegesi è favorevole ad una forte limitazione dell’immigrazione. Questo non era ritenuto sufficiente per lo stesso Breivik, il quale riteneva che la deportazione forzata dei musulmani doveva e dovrebbe essere la politica adottata dal governo. Il trentaduenne norvegese ha reso noto il suo pensiero in un documento di 1.500 pagine che ha redatto prima di intraprendere la sua serie di omicidi e che ha inviato via mail ai suoi contatti da cui è stato possibile evincere i suoi rapporti anche con i gruppi di estrema destra inglese. Ma di tali organizzazioni e partiti ormai se ne trovano un po’ ovunque in Europa: oltre all’Inghilterra, per passare dai Paesi Bassi, alla Russia e sino all’Austria. Ciò che preoccupa alcuni esperti è che i neonazisti avrebbero imparato dagli errori del passato per costruire il sostegno pubblico all’interno dei principali partiti nazionali.
Nella circostanza tra gli esponenti delle varie nazioni sarebbero comparsi anche dirigenti della Lega Nord, componente fondamentale dell’attuale governo. È inutile dire che tale circostanza conferma l’interesse del partito della Padania, o almeno di una parte della sua classe dirigente, verso l’odiosa tematica del razzismo e dell’intolleranza. (Giovanni D’Agata)

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Italia: rischio razzismo

Posted by fidest press agency su sabato, 18 giugno 2011

“Anche in Italia i segnali d’allarme sul rischio razzismo vanno presi assai seriamente”. E’ la valutazione dell’europarlamentare del Pd, Debora Serracchiani sul rapporto, pubblicato oggi, della Commissione del Consiglio d’Europa contro il razzismo e l’intolleranza, in cui si sostiene che ‘in Europa il razzismo è ormai un fenomeno diffuso, consolidato e sdoganato, alimentato dai partiti di estrema destra in molti Stati europei, e dall’uso sempre più frequente di argomenti xenofobi da parte dei leader politici’. Secondo Serracchiani, che è membro della commissione Libertà civili al Parlamento europeo, “il razzismo resta un fenomeno in crescita e assai difficile da contrastare anche in Italia, dove un partito al Governo come la Lega nord continua ad alimentarlo e accreditarlo utilizzando strumentalmente il tema dell’immigrazione e fomentando paure e divisioni. Dovrebbe far riflettere sulla serietà della situazione anche la coincidenza dell’allarme lanciato oggi dal Consiglio d’Europa con le analoghe preoccupazioni espresse ieri, proprio nella sede della rappresentanza italiana della Commissione europea, da parte del presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti”. L’esponente democratica ha inoltre giudicato “gravissimo il fatto che gli Stati europei stanno perdendo terreno nella lotta contro il razzismo: per la prima volta non si guarda verso traguardi più avanzati di tolleranza e convivenza ma si considera un successo riuscire a contenere le derive più estremiste. Già una volta l’Europa è stata funestata dal flagello del razzismo e sarebbe una sciagura – ha concluso – se qualcuno non avesse imparato la lezione”. (Giancarlo Lancellotti)

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